| Un disarmo bestiale (Grotte 101, 1989) |
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| Scritto da S. Sconfienza, U. Lovera, R. Ferrein | |||
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Ci sono poche cose che non ho ancora fatto insieme a Ube Lovera: il Sesso è sicuramente una di queste, a patto che non valgano i "rapporti-per-interposta-persona"; un'altra consisteva - almeno fino all'8 ottobre - nel perdersi nella bufera, usciti di grotta, e vagare per la montagna un numero considerevole di ore.
Alcuni prodi partono alla volta di O-Freddo: Stefano, Andrea Colombo, Andrea Manzelli, Riccardo, Claudione, Daniele e Ube. Il programma è ovviamente ambizioso, disarmo totale dei due rami della grotta ed esplorazione della terza misteriosa via nominata "Galleria dell'arco". Senza infamia né lode l'operazione: 4 verso "Salto nel buio" e quindi alla "Galleria dell'arco" (ricade senza fantasia nei rami sottostanti), 3 al ramo che prosegue oltre le "Black China" a rubare corde in quelle strette e gelide regioni. Giusto il tempo di notare che i due fondi e l'ingresso portano tutti aria al fondo delle "Black China" e siamo pronti per la ritirata. Disarmo epico; un'infinità di corde che, riempiti otto sacchi, finiscono ammatassate e intrasportabili. Quindi tempi molto lunghi, resi ancor più lunghi da una "Bestia" di carne ed ossa alto 1,90 x 120 di torace (Claudione, n.d.aa.), che ha provato, senza riuscirci, a tappare tutte le strettoie di "O-Freddo". Ora non pensate di trovare, al posto di queste, dei piccoli trafori del Frejus; immaginatevi piuttosto che cosa risponderà "la Bestia" al prossimo che gli dirà che a parte due o tre strettoiette il resto della grotta è "largo". In capo a una ventina di ore siamo comunque tutti sotto il p. 50 prossimo all'ingresso. Dall'alto cala la voce di Daniele: "bufera". Recuperiamo con un po' d'ansia le restanti corde e quindi ammucchiati contro l'ingresso ci apprestiamo a scegliere il primo bivio della vicenda: aspettare l'indomani o tentare di raggiungere le macchine? Precedentemente si era svolta alla Colla dei Signori un'altra interessante operazione: lo sgombero di n. 4 automezzi ad opera di 3 persone, in perfetta contemporanea alla transumanza di qualche centinaio di pecore mediante utilizzo di giovane pastore sardo seminudo. Dopo qualche ora, rivestito il pastorello, le auto giungeranno a Carnino. In allarme il Soccorso Speleo, preallarme per Soccorso Alpino ed elicottero di Savigliano. Intanto usciamo, il più è fatto direste voi, ma non sembra pensarla così la sfiga nera che ci perseguita. Infatti fuori nevica, anzi nevica e tira vento. Siamo ancora dentro, ma già il vento ti gela la tuta, non per niente si chiama "O-Freddo"! Decidiamo di abbandonare i sacchi che ci renderebbero difficile la risalita del canalino e di partire a razzo prima che la neve ci blocchi.
Siamo fuori dal canalino, increduli per avercela fatta, ma ancora con gli zaini da recuperare nella dolina, senza i quali non avremmo molte possibilità di cavarcela.
Ah, cosa darei per una bussola. E pensare che in uno dei sacchi abbandonati dentro a O-Freddo c'era una trousse da rilievo!
Così puntuale arriva la tentazione di un riparo per la notte: una grotticella asciutta, in fondo a una dolina. Probabilmente sopravviveremmo, ma senza sacchi a pelo non sarebbe uno scherzo. Ennesimo conciliabolo a due (con Ube) e prevale la linea sciita: avanti ad oltranza. Fra le mille cadute e le soste per aspettare chi non ce la fa più, Claudio comincia a lamentarsi per le mani e i piedi che non sente più, ed è lì che come ultima soluzione chiede "Pisciami negli stivali!", parole che in un altro contesto potrebbero sembrare deliranti. Passa altro tempo, interminabile, prima che si plachi il vento e sparisca la nebbia. Davanti a noi, come un miraggio, appare il profilo inconfondibile del Ferà: nonostante tutto, ci ritroviamo quindi sulla strada giusta. Molti altri passi, ancora giù fino: a uno strano semicerchio: è il riparo costruito dai genovesi del Bolzaneto di fronte all'E 103. E la prima buona notizia da molte ore; aumentano le probabilità di portare a casa oltre la pelle anche certe dita non coperte da guanti e certi piedi avvolti solo da stivali. Quasi immediatamente troviamo il sentiero che porta alla Capanna, poi avvistiamo la Chiusetta, altri passi ancora e tocca a Carnino, con Giorgio, Fof e Donatella. Un'ultima telefonata blocca i soccorsi guidati dal nostro glorioso Capogruppo un istante prima della partenza. A dormire, tutti.
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