New Crolls

di Pierangelo Terranova

(Tratto da Grotte n. 168)

La tenso-struttura di Casola o di Flumen stillava gocce di alcol. Riprendevamo fiato, tra un ballo sfrenato e l’altro, al bancone salumi fornito di un Gruppo Speleo Pugliese o di un’Associazione Grotte Triestina, ora chi si ricorda?
Erano quattro o forse cinque anni fa…
E la musica? Forse R&B, forse R’n’R, forse Ska?
Anche quella, ne abbiamo sentita tanta che… Il Giovinotto Esploratore che mi accompagnava nello sbevazzo pestava furioso mani e pugni sui fusti
vuoti di birra all’immortale tempo di un 4/4; la batteria da trapano gli si accavallava nella mente con quella che aveva lasciato a casa di legno e pelle.
Io seguivo assorto.
Ad un tratto diede forma ai suoi pensieri:
“Certo savebbe bello fave qualcosina anche noi, no?”
Sì, concludemmo assieme, sarebbe stato molto bello…

Quando la batteria, quella di legno e pelle, fu montata nel mio “salotto” rimaneva poco di altro: Donda tutto contento impugnò le bacchette, Zeta in composta camicia a quadrettoni pizzicò un primo dubbioso armonico accordo… era arrivato mezz’ora prima con un suo amico dall’okkio spiritato e dalle mani costantemente in tiro fosse per svisare o per sbunnare… un certo Chen.
Sullo sfondo sistemava arcigno il proprio marcissimo amplificatore una Colonna della Speleologia, sicuramente, ma comunque una colonna, tal
Daniele, bassista per disciplina mentale.
Tierra osservava e…
Inizio lento (!), sicuro (!!), possente (!!!), il pattern
melodico che tenemmo per sette ore quella volta e che abbiamo tenuto senza concessioni alle mode e alla dodecafonia per cinque anni: la melodiosa ritmica del Giro di Do si sparse per la stanza.
Quella sera, quando finimmo, eravamo nati.
Il Nuovo Croll fu – poi – un’invenzione di Franz, Chen andava e veniva dai suoi stati di coscienza, il Syd Barret che era in lui finì per trionfare.
Orfani dello svisatore eravamo nella merda ma…il Roscio Maldido si prese bene e con lui la sua armonica, il blues del Centro Jazz se lo portò
appresso.

I primi pezzi, attinti a piene mani dal Canzoniere speleo, Rock dell’Olonese in testa, sono piatti e rozzi, (gli ultimi pezzi di qualche giorno fa lo sono ancora, quindi non ci preoccupiamo troppo).
Spuntano Ikooccupatorappo, Baccaglio, Sacconi e Bogoloni, Panettiera is Running (testo composto da me per lui, suonato da lui per me, i casi della vita).
E nasce Frontiera da immaginare, non voluto e sottomesso pezzo scritto in stile Giovanni Lindo, che la Musa della Musica mi perdoni l’accostamento indegno, ma che – via – sta un po’diventando l’anthem marguareisiano per eccellenza.
Basso, due chitarre, voce, batteria: fossimo stati più bravi, dai Beatles in poi tutti ci avrebbero acclamato. Ma… mancava qualcosa? Cosa?
Odore di jungla, la spiaggia del Gozier si allunga bianca nella notte di Cavoretto, rullano ritmi caraibici, sincopi si mischiano al fumo di ottimi bumburubumbumbum: questo pensi, questo senti mentre ‘sto rastone estrae dal saccone verde un grande tamburo indigeno. Il ritmo di attorciglia, si suddivide mischiandosi all’occidentale batteria. Timidamente,
come nel suo carattere, ma in modo deciso, (come nel suo carattere) Diego si aggiunge a noi reduce da un’esperienza interessante e incompiuta con l’ottimo ensamble tropico-punk dei Clorofilla. Il sound si complica. Da un irresistibile articolo di Adriano G. su Astri & Disastri delle spedizioni messicane, nasce La Venta, più di un maldipancia sonoro per
chiunque si fa onore in terre lontane.
Ahò, i pezzi sembrano diversi, più fichi. Mentre ci agitiamo, freddo cane o caldo torrido che sia, stretti l’uno all’altro nella saletta prove messaci a disposizione dal nostro primo Marcio Mercenate, il Grande Taberna con le sue ottime piante e le sue furie motociclistiche, un’idea pazzesca prende piede in noi:
forse potremmo fare un CONCERTO DAL VIVO.

Valdieri 1999: il palco non c’è e infatti non ce lo meritiamo, il gruppo cui facciamo da spalla è circa cento milioni di volte più bravo di noi, l’attrezzatura confusa, i ruoli anche. Le liriche? Chi se le ricorda.
I tempi di entrata, concetto a noi ignoto. Vestiamo abiti inconsulti e c’è chi sbava sui microfoni per il troppo vino (io). Però – sorpresa – la gente balla. Balla! Balla con i New Crolls! Incredibile!
Il ragazzone sorridente col ricciolo da Supermen sentì parlare dei NC, mentre guardava i legnetti nell’auletta di Petro, in mezzo a quella tribù a noi così affine che sono i Geologi e sempre – siempre! – col dente avvelenato per via di un certo meccanismo sociale che dirotta tutte le loro più affascinanti colleghe verso noi Speleo… anche lui ex Clorofilla, entra con la sua esuberante presenza e il suo piccolissimo sax verde ruggine.
Il cacio sui magri maccheroni dei nostri pezzi inizia a piovere, copioso. Caporale, leggeremo un dì sull’Enciclopedia Mondiale dei 100 migliori gruppi Rock della storia della Musica apporta quella cosa che si chiama swing che assiste e integra i chitarroni in fase solista e che soprattutto, smuove immediatamente, inderogabilmente il culo di chi ascolta. Franz – alle prese con canto, chitarra e armonica – reclama giustamente un secondo encefalo per poter gestire il tutto correttamente. Si piazza anche a fare il compositore e da lui o da sue idee vengono fuori Escampobaiou, la cover di Brigante e, soprattutto, La banda della Val Pesio, che gli procura una condanna a morte da parte dei repubblichini, i quali poi, in tempi più recenti, passano la mano alla polizia inglese…

Peccato che Tierra abbia autonomia vocale per circa un quarto d’ora… i compagni si dicono se non è il caso di mettere il Tierra nel Polmone d’Acciaio, o di trovarlo un Polmone d’Acciaio. Detto fatto.
Il punk è la sua casa, l’urlo la sua fede, Marcolino.
Anche grazie a lui i New Crolls iniziano a veleggiare verso lidi a questo punto distanti da quanto originariamente pensato. Il feeling col compagnone di sconquassi Donda è ottimo, il Muro Vocale che innalza è solidissimo, forse pure troppo. Con lui si mette in movimento l’ala più Rock dei NC:
viene fuori Cuore di Pietra, pezzo duro, puro e (per me) incantabile dove addirittura GranitoDan si agita pestando sul suo basso. Sempre sulla stessa linea compare l’incompiuta e satanica Mercanti nel Tempio. Alluvione tocca il nervo scoperto del sistema idro-politico e si compiace di flautini piccoli piccoli e di voci tonanti.
Le nuove versioni delle canzoni cominciano a diventare se non più complesse almeno più articolate e ci procurano ingaggi in luoghi per noi inimmaginabili: suoniamo a Bora 2000 e Corchia 2001. Solo a vedere 500 e pussa persone che ballano al suono della tua musica ti fa venire veramente i brividi! Riusciamo a non andare per vergogna a Tolone al congresso dei Francesons.
Per voci più morbide, da un vecchio e sconclusionato rap scritto qualche anno prima, arriva la Bossanova di Uno spit in più, poi ci mettiamo tutti i dreadlocks e facciamo Ombelico del Margua e addirittura scomodiamo il grande Astor Piazzolla per un remake del suo Libertango: E adesso spiegami perché. E adesso spieghiamoci perché, visto che stiamo diventando una grande orchestra non dovremmo inserire uno spalpitante violino nel nostro confondibile sound. Il Doktor Jekill-Mr Hide dei NC è pronto alla bisogna: Enrico Eu tanto si nasconde nelle retrovie dei NC spizzicando frecce dal suo difficile arco, quanto poi spadroneggia a condurre SambePinkBand in girùla per l’universo antagonista. Unico vero polistrumentista del gruppo, potrebbe anche cantare, e saremmo a cinque, ma il suo innato senso del basso profilo lo condurrà – fino a tempi recenti, con NST – a limitare le sue interpretazioni, restando pertanto un solido punto di riferimento complessivo dei NC: normalmente i pezzi che piacciono a lui si rivelano poi i migliori, come cazzo sarà?
Intanto, oh, oh, oh, come i Rem, come i Muse, come i Castellina Pasi, i New Crolls si allargano: con lungimirante senso dell’arte i Fratelli Fusi ci concedono un grosso spazio della loro Marcia Reggia, con grande contentezza del cane Alfio che può così fare paura a qualcuno come da anni non gli capitava più. El Pauso diviene quindi la base delle nostre suonate, sempre e comunque allietate da consumi di liquidi & fumidi che Mick Jagger ci fa una pippa. Spesso e volentieri le prove devono essere interrotte per collasso psico-fisico dei musicisti. L’attrezzatura si perfeziona grazie anche ai prestiti di Maurone Geologo, col quale raggiungiamo un semplice accordo: “io do le casse e il mixer e voi vi impegnate a non guardare mai più una geologa”.
Ci potrebbe stare, no? Ma la Musica, vedete, la Musica è Oltre Queste Cose e quindi una Geologa che Canta è fuori dall’accordo, no? E se canta bene? La tiriamo dentro! E’ così che quindi, un coretto lì, una canzone qua la Mara può intonare e stonare con noi i meravigliosi pezzi sembrando un Angelo Caduto dal Cielo. Le sue azioni sono in aumento, la paura del microfono sta passando lieve e insomma, ne ascolteremo delle belle dalla Bella.
Qui, per rendere fino in fondo omaggio al femminile che non c’era in noi, due simpatiche pischelle, la Bruni e la Marian, ci forniscono un piccolo e fresco capolavoro testuale cui le nostre scarse capacità non hanno ancora il giusto rilievo: Punta Notturna. Sentire per credere.
Insomma, ce la godevamo. Eravamo arrivati.

Poi un giorno arrivò un musicista. Sguardo furbetto, leggio pieghevole e … spartiti alla mano! Gli spartiti! Hanno fatto gli spartiti! Luca non è più bravo di noi. No, è – semplicemente – un professionista, che quindi pensa, agisce, suona come un professionista: con lui la sezione fiati semplicemente esplode diventando probabilmente – ma ce lo dicono tutti – il settore portante dei NC, quello che ci caratterizza come gruppo e che ti strappa via dalla sedia.
Caporale e il suo saxino crescono in maniera esponenziale vicino a Luca e al suo saxone. Gli altri di noi che non ne sanno di musica si adeguano godendo. Saracenia e Avigliana sono banchi di prova importanti e anche se ancora caciaroni e confusionari bhe, c’è qualcosa sotto che ci può stare.
Questa estate – infine – ritorniamo alla Terra Promessa: povero di mezzi e di corde vocali il concerto al Colle dei Signori ci fa ancora venire la pelle d’oca per la bellezza del posto e per l’incredibile ardore e calore dei nostri irriducibili fans che ci concedono di tutto e di più a livello musicale per poi riprenderselo dai noi per il “tiro” che ci mettiamo dentro. Finiamo letteralmente spalmati sull’erba con le ugole, le dita e le braccia a pezzi a cantare e suonare quello che capita. Grazie di tutto ragazzi e un piccolo particolare pensiero da parte mia a Mauro “Scaglia” Scagliarini che se la sarebbe goduta un mondo…
Ehi, forse NC dopo cinque anni stiamo SUONANDO MUSICA!!! Ci vorrebbe un pezzo, un pezzo solo da arrangiare un po’ bene no? Magari due pezzi no?
(Flasssssshbackkkk)
Sono in un bosco, vestito come mamma mi ha fatto (male), rischio di bruciarlo per tutte le zampe che mi sto facendo. Cammino avanti e indietro sotto i larici e mi dico che – a me – la speleologia “mi ha aiutato ner sociale”. E pure la musica. E che se non venivo fino a qui che facevo nella vita. E che ho migrato sì ma che ne valeva la pena e che il mio pianeta è cambiato e che ora che sto qui le vorrei raccontare agli altri “ste cose che…”
Ci si sveglia in uno studio di registrazione, Sir Nino Siracusa Tazzoli fa segno agli altri tamarroni amici di starsene zitti, parte il clock, e finalmente Migro! Ed il resto è oggi con la solita vecchia premessa/ promessa che ci facciamo e che facciamo anche a voi:

Ma poi rimane
La cosa più importante
Sbloccarvi al Pogo
Al ritmo del bloccante
Dodici anime
Cento stili diversi
Tutte le volte
Finiamo sempre sversi

Migro [Studio]