Una volpe in capanna

Il seguente scritto è frutto della pigra penna di Ube Lover, e, giusto per non fare nomi, tratta delle vicende di Manzelli Andrea che con questa performance vinse la Volpe d’Argento. .

Camminare solitari, in un pomeriggio assolato, sul consueto sentiero che porta alla Capanna – percorrere sudando il primo tratto, che, per ragioni aliene alla ragione e alla geografia, viene definito pianeggiante – arrivare alla base delle Mastrelle, pensando all’attrezzatura speleo, obbligatoria, e ai tre bottiglioni, assolutamente facoltativi, che aggravano lo zaino – raggiungere ansimando il Buco delle Mastrelle dove, da ventiquattro ore gli amici stanno decidendo se e quando entrare, dedicandosi nel frattempo a molti tra i loro migliori vizi – festeggiare con loro – ripartire, alleggerito di un bottiglione e, terminata la salita, fermarsi presso un altro fantasioso compare attendato in Pian Solai – trascorrere con lui parte della notte, valutando che un sacco a pelo, in tale circostanza, sarebbe stato assai più utile dei due bottiglioni superstiti – riprendere il cammino alle prime luci, quando il freddo è diventato intollerabile – giungere in vista della Capanna.

Distrarsi.

Piegare, senza alcun senso, verso sinistra – imboccare il sentiero che porta alla base della Chiusetta, barattando dieci minuti di percorso ascendente con cinquecento metri di discesa – raggiungere perplessi la Chiusetta – tornare quindi alla base delle Mastrelle per affrontarne, per la seconda volta in poche ore, la salita – salutare gli amici ancora fermi all’ingresso, ancora incerti sul da farsi, ancora deiditi ai medesimi vizi – dare imbarazzate spiegazioni – posare lo zaino a terra, rompendo con quel gesto uno dei due fedeli bottiglioni – raggiungere il compare attendato, convinto che l’assenza fosse dovuta a disfunzioni fisiologiche – spingersi con fatica alla Capanna ed esporre, per la prima di innumerevoli volte, questo racconto.