Valdinferno – TAO 1997 – 2016

Un viaggiatore che, trovandosi a percorrere la Val Tanaro in direzione opposta al corso delle acque, superi l’amabile località di Garessio giungerà in breve alla frazione di Trappa. Lì non potrà fare a meno di notare, volgendo lo sguardo a sud-ovest, una parete punteggiata di ingressi: si tratta della porzione terminale della dorsale Rocca d’Orse – Monte Antoroto.

Queste imponenti morfologie a pieno carico attirarono l’attenzione di Carlo Felice Capello già negli anni ’50, che ne descrisse alcune delle cavità più vistose e importanti.

tao-2 Da quegli evidenti indizi di carsismo, nei decenni seguenti, si è passati ad una conoscenza dell’area più organica, ma che continua ad essere caratterizzata da strutture di notevoli dimensioni che chiudono dopo poche decine di metri di sviluppo su altrettanto ragguardevoli riempimenti detritici o, più spesso, concrezionali. Questo tema ricorrente è presente in tutte le cavità della zona: Omo Inferiore, Cinghiali Volanti, Donna Selvaggia, Grai, Tao.

Quest’ultimo, rinvenuto nel 1997 sui pendi meridionali della succitata dorsale, è l’unico, oltre ad un breve tratto dell’Omo Inferiore, ad aver consentito un ampio scorcio sulla porzione attiva del sistema i cui limiti tuttora non sono ancora chiari.

tao-1Il superamento della strettoia, sovente sifonante, a -385 nel 2010 ha permesso di accedere ad un livello fossile, subito sfondato su un collettore di discreta portata che scorre in un’alta forra, a tratti disagevole. Il torrente che sgorga da un lago-sifone, dopo 750 metri di pozze, rapide e cascate si getta in un altro lago-sifone terminale, raggiunto nell’autunno 2015. La quota di 680 m slm, cinquanta metri appena sopra il fondovalle, suggerisce che un ulteriore approfondimento sia improbabile.

Negli ultimi due anni alcune risalite effettuate nelle zone fossili hanno portato alla scoperta di gallerie di dimensioni ciclopiche (Galleria Kathmandu) e di altri freatici, di dimensioni minori, ma finemente cesellati di meravigliose concrezioni (Eccheccentriche, Giardini di Sherazad) che si inoltrano nel ventre di R.ca d’Orse. Questi rami però, per quanto accuratamente ispezionati, non sembrano lasciare speranze di prosecuzioni. Il tema è ricorrente: strutture ciclopiche chiuse su riempimenti altrettanto ciclopici.

Le esplorazioni però proseguono in altre zone dell’abisso, l’ignaro viaggiatore farà bene a restare in zona.

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