Fuse o non Fuse?

Complice la siccità invernale, abbiamo deciso di andare a rilevare le Fuse, grotta esplorata dal gruppo imperiese, il cui rilievo è andato perso nei meandri spazio-temporali. Situata vicino alla più famosa grotta delle Vene, condivide con essa il ruolo di risorgenza del sistema del Mongioie (Val Tanaro). Il rilievo è stato completato in tre uscite (17-24-31 gennaio 2016), per un totale di circa 1 chilometro di rilevato.

Galleria Principale - foto di Meo
Galleria Principale – foto di Meo

Inverno particolare, caldo e secco, quindi il buon Meo tira fuori dal cappello un vecchio coniglio: perché non andare alla grotta delle Fuse di cui non esiste un rilievo aggiornato pubblicato (si vocifera di un paio di chilometri di sviluppo, con possibilità di prosecuzione), ma normalmente molto bagnata o addirittura chiusa da sifoni.
Al grido di “Armiamoci e partite!” (l’astuto monregalese si defila), ci presentiamo all’ingresso la seconda domenica di gennaio. Squadra nutrita (Ube, Greg, Ago, Ruben, Michele, Stefano e me medesimo più gli altri eventuali che l’Alzheimer mi fa scordare) che si gode il tepore all’esterno della grotta.
Poi… Splendida grotta, consigliatissima come prima uscita di corso!!! A parte gli scherzi l’unica cosa positiva è che non ci siamo bagnati, cosa che sembrava essere data per certa.
La grotta si può dividere in due sezioni: dall’ingresso fino alla discesa sull’attivo è una merda strettina, ma mai decisamente stretta, in cui raramente si sta in piedi e spesso si striscia attorcigliandosi come bisce attorno ai massi.
Un simpatico sifoncino di sabbia avrebbe potuto onorevolmente porre termine alla nostra riesplorazione, ma per la gioia dei numerosi futuri speleorincoglioniti è stato riaperto (forse fino al prossimo disgelo). Qui l’aria è decisamente forte e fastidiosa, aspirante.
Incredibile il lavoro di consolidamento nel tratto iniziale effettuato presumibilmente dagli imperiesi, con tanto di putrelle d’acciaio e cementificazione delle frana.
Dall’attivo, breve ma bel tratto che finisce su due sifoni, si risale in una grotta diversa, più ampia e con tratti a morfologia freatica, impostata su quella che sembra essere una grande faglia. Spesso la via è interrotta da grandi frane, per cui ci si muove su livelli diversi.
Si giunge quindi in una sala alta, sempre impostata sulla frattura tettonica, dove una biforcazione ci obbliga a dividere il gruppo. L’aria è sempre sensibile, e si infila dietro una strettoia con latte di monte nel ramo che sale, abbandonando la frattura, su cui Ube ha lavoricchiato.
In quattro scendiamo nuovamente (questo è il punto dell’infame corda ad anelli!) e seguendo la spaccatura tettonica arriviamo al punto in cui decidiamo di iniziare a ririlevare. Ignoriamo prosecuzioni e bivi, tanto abbiamo capito che ci tocca tornare. Sicuramente il rilievo era già stato fatto anni prima, probabilmente da due squadre diverse (ad una prima parte con caposaldi e frecce segnati in giallo segue il resto della grotta con segni in vernice rossa).
In uscita avviene l’incredibile sorpasso della squadra rilievo ai danni della squadra embolo, che è riuscita a perdersi per due volte. La prima volta Ube finisce su livelli più bassi, con aria decisa, che sembrano continuare. Da rivedere sicuramente.
L’attrezzatura praticamente non serve, tutto è più o meno arrampicabile o disarrampicabile aiutandosi con gli spezzoni di corda posizionati in loco. Simpatico il pozzetto armato con corda dotata di piacevoli anelli ogni 50 cm, un encomio ha chi ha fatto l’armo!
Usciamo con clima siberiano, negli ultimi metri la grotta aspira in maniera disumana aria polare, ma di questo ce ne eravamo già accorti nel sifoncino di sabbia, dove l’aria ci azzannava ferocemente.
In settimana viene steso il rilievo e si vede che siamo praticamente sotto le Vene, credo una settantina di metri più in basso.

Sifone a monte - foto di Meo
Sifone a monte – foto di Meo

I vari bivi incontrati e il permanere delle ottime condizioni meteorologiche fanno si che la domenica successiva si presenti all’ingresso una squadra numerosa: ben 11 partecipanti (e sì, c’è anche il monregalese!), se volete sapere tutti i nomi dovete aspettare un futuro numero di Grotte, ma alcuni vi verranno svelati nei prossimi paragrafi.
Innanzitutto poca aria aspirante all’ingresso, che nel corso della punta ha invertito la circolazione, complicando la comprensione dei punti meritevoli di allargamento (in effetti fuori faceva decisamente più caldo rispetto alla scorsa settimana).
Poi è stata acclarata l’inutilità dell’esplorare le zone prossime all’ingresso (vero Ilaria?), a parte svariati massi non c’è altro…
Il grosso del gruppo si dirige nel ramo dove Ube si era fermato la volta scorsa. Allargata la strettoia al di là chiude. Per il resto lascerei la parola a chi c’è stato (in primis Igor, lanciatosi in un epico corpo a corpo con la grotta di cui portava i segni ancora la sera in pizzeria). La cosa strana è il ritrovamento di numerosi semi, indicatori della prossimità della superficie esterna.
Un’altra squadra ligure-piemontese raggiunge il punto di inizio del rilievo della volta scorsa; in tre si spostano avanti e altri due (Ruben e il vostro narratore) riprendono il rilievo.
La squadra apripista alla fine scende nuovamente sull’attivo che percorre per un tratto piuttosto lungo e che a valle termina su un sifone e a monte su cascate.
La particolarità è che questo livello è praticamente alla stessa quota del primo tratto attivo raggiunto, e si trova all’estremità ovest della grotta (mentre il primo è all’estremità est), per uno spostamento in pianta tra i due sifoni di circa 300 m. La bizzarria è che nell’attivo di destra l’acqua scorre verso est, nell’attivo di sinistra scorre verso ovest, quindi in direzioni opposte tra di loro.
Altra particolarità è che, dopo avere bypassato il sifone tramite una condotta più alta, arriviamo in una sala dove riemerge l’acqua del sifone per poi andare a sbattere contro una parete e lì dividersi in due flussi distinti, uno verso un nuovo sifone e l’altro sotto una parete.

Galleria attiva verso valle - foto di Meo
Galleria attiva verso valle – foto di Meo

Terza domenica consecutiva e terza ed ultima punta.
Sembra un convegno di speleodinosauri (siamo ritornati al GSP degli anni ‘90, il più giovane, Vittorio, comincia anche lui ad avere i capelli bianchi).
Concentriamo le ricerche sul secondo attivo ritrovato la domenica prima. La prosecuzione a monte del secondo ramo attivo in corrispondenza della cascata che si infila tra i massi non viene neanche tentata (e sì che Meo aveva anche portato la muta per Ube…), ma la poligonale del rilievo plottata in tempo reale ci fa capire che il suddetto ramo piega in direzione sud, tirando ad uscire dalla montagna, anziché entrarci come era ragionevole attendersi.
Circolazione dell’aria tipicamente estiva, la grotta ha sputato fuori aria tutto il giorno. Probabilmente, come sostiene Giampiero, gli ingressi da cui entra l’aria sono poco al disopra degli ambienti rilevati.
Uscendo viene anche rilevato il ramo trovato da Ube in occasione dell’uscita della squadra embolo, quando si persero la prima volta. Bel freatico, percorso da una discreta corrente d’aria, che si sposta verso ovest prima di piegare improvvisamente in direzione nord.
Fermati dove diventa più stretto, dopo circa 13 m sembra allargare nuovamente, ma il lavoro da fare è lungo (anche se facile) e poi prima o poi si andrebbe nuovamente a sbattere contro la linea tettonica su cui si sviluppa tutto il resto della grotta.
Come ha detto Giampiero, “alcune grotte hanno delle possibilità, questa non le ha!” .

Nota finale
Il rilievo è stato completato direi al 90%, per uno sviluppo complessivo di circa 950 m. La metodologia usata ha visto l’impiego del DistoX, inizialmente con dati riportati in maniera tradizionale sul taccuino di campagna, ma dalla seconda punta è stato interfacciato con un tablet, ottenendo in tempo reale indicazioni su come si sviluppava il suo andamento.
Sotto il profilo esplorativo l’utilità è innegabile, così come la velocità e l’accuratezza del lavoro.

Articolo di Super

Località: Viozene – Ormea
N. catastale: 3058 PI/CN
Longitudine: 7°45’4.98″E*
Latitudine: 44° 9’1.76″N
Datum: WGS84

Interno-Esterno
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