La fortuna ci salverà? (Grotte 149, 2008)

di Marziano Di Maio

Qual è lo stato di salute della “più vecchia rivista speleologica d’Italia”, di questa che è stata definita (G. Badino) “una memoria inestimabile per l’intera speleologia”?

Sul n.100 del 1989, e sono passati quasi vent’anni, dopo una compiaciuta constatazione che l’andamento del bollettino era su un livello più che buono, si concludeva dicendo che si sperava di mantenerlo. Lo si è mantenuto, senz’altro riguardo alla grafica, all’impegno redazionale e bene o male anche nei contenuti.

Il bollettino si mantiene miracolosamente sui binari. Riesce ad uscire e con ritardi contenuti nonostante la palla al piede di fattori negativi concomitanti che non si riesce a debellare. Se non ci fossero, si avrebbero larghi benefici in termini organizzativi e di risparmio di stress di chi è incaricato della redazione.

Il cruccio principale è dato dalla pigrizia nello scrivere, sovrana, cronica, endemica. Su questo siamo rassegnati al punto da non più reagire, e dopo decenni di illusioni che sono solo momentanee non è più il caso di sperare. Gli articoli vengono alla fine consegnati quando proprio l’attesa è giunta allo stremo, ma non è poi detto che siano corredati dai previsti rilievi e foto. Per la verità dopo sofferta attesa non è neppure detto che l’articolo promesso arrivi, perché l’autore nel frattempo ha giudicato che non è più d’attualità, oppure l’ha pubblicato da un’altra parte: questo non è un caso isolato e tu devi avere un bell’amore per il bollettino per non mandare tutti a quel paese…

Però, miracolo, alla fine Grotte esce. Al ginnasio un prof di religione citava sempre il Cottolengo, dove c’era da mangiare solo per pochi giorni ma in extremis una qualche provvidenza interveniva e non si è mai digiunato. Anche il bollettino: non hai quasi niente in mano, poi tutto ad un tratto si materializzano articoli piovuti dal cielo e lo riempi. La provvidenza c’è.

Meccanismo da oliare è poi la lavorazione grafica. Chi impagina, ed è sempre Attilio Eusebio alias Poppi che adesso ha pure sulle spalle la presidenza Uget, può iniziare solo se ha tutti gli articoli con i dovuti rilievi, foto ecc., ma manca sempre qualcosa, oppure i rilievi sono da rendere presentabili, o le foto scadenti da sostituire o altri inghippi che non stiamo ad elencare. Non manca neppure l’inconveniente degli articoli spediti per via telematica che misteriosamente non arrivano al destinatario. I tentativi di affiancare Poppi con qualcuno che gli allievi il lavoro, si scontrano con il fatto che lui può utilizzare all’uopo solo ritagli di tempo libero che quasi sempre ricadono di festa.

Altro problema del bollettino è quello del responsabile. Quel tale ha deciso per questa vita di restare analfabeta di informatica e perciò gli articoli, specie quelli arrivati all’ultimo momento, sovente gli passano sulla testa e li legge poi sulle bozze, bozze che a quel punto non possono essere corrette più di tanto. È anche un tipo restio a prendere per la cravatta gente di 40-50 anni quando non si decide a consegnare o non mantiene le promesse, quando si dimentica o finge di essersi dimenticato, quando consegna articoli infarciti di errori perché non ha neppure riletto il testo (ma questo passi, l’importante è che ci sia l’articolo). È uno che patisce a vedere menefreghismo e trascuratezza.

In tempi passati le preoccupazioni maggiori erano date dalla penuria di lira, e meno male che il Gruppo nei suoi bilanci ha sempre privilegiato il bollettino come il suo figlio prediletto e tuttora la voce di spesa più importante è quella per Grotte. Adesso che mamma Regione ci dà un aiuto, resta il fastidio di dover sempre sollecitare gli articolisti, di continuare a spostare in avanti il termine ultimo di consegna (già sapendo che non sarà l’ultimo), di veder trascorrere invano le settimane e i mesi senza che si esaudisca il piacere di ricevere gli articoli.

Certamente, i tempi cambiano e non hanno preso una buona piega. Molti valori cui si era abituati non valgono più universalmente. C’è crisi in un quadro sociale generale. Anche la speleologia paga il suo dazio. Venendo a noi, all’albero continuano a seccare rami e non arriva nuova linfa. Sembra sparito il piacere di trovarsi al venerdì, quelli che non si fanno vedere non amano più il Gruppo? O non si fanno vedere perché oggi si comunica senza guardarsi in faccia? Il bollettino risente di questa situazione, ma se vuole vivere si deve adattare, ed è dura. Crisi passeggera? Speruma, dicono in Piemonte.

Vent’anni addietro parlando di bollettino si era scritto che “il responsabile purtroppo è ancora il medesimo”. Quel “purtroppo” oggi va elevato al quadrato o al cubo. Il responsabile non è contento perché tra le altre cose non sa se per la sua parte debba sentirsi colpevole o meno. E il bollettino non è contento che il responsabile sia sempre quello.

Il bollettino per altro gioisce di essere arrivato a mezzo secolo, ma fa notare che la longevità oltre che un merito è anche fortuna. È un merito perché se si è campati 50 anni qualcosa si sarà pur fatto. E credere nella fortuna è un buon pilastro per rimanere ottimisti.

Buon compleanno, intanto.