Il corso visto da un allievo (Grotte 111, 1993)

di Maurilio Grassi

Il 36.mo corso di speleologia, tenuto a Torino dai Docenti del Gruppo Speleocratico Piemontese, al quale abbiamo partecipato come Cavie e che ci ha visto in balia di Istruttori sadici regrediti alla fase anal-orale, si è concluso in data 13/06/93 senza vittime sacrificali; e questo, tenuto conto dell’attenzione, della cura, dell’affetto e della sollecitudine dimostrata dai suddetti Istruttori, può essere annoverato nella storia (più che della speleologia) della teologia, quale prova definitiva ed inconfutabile dell’esistenza di Dio e del Suo carattere buono e misericordioso.

Dovendo raccontare la nostra avventura, sarà quindi opportuno cominciare con l’accennare all’emozione che ci prese nell’accedere a quell’esclusivo e raffinato club che è indubbiamente il GSP; ed è inutile nascondere il nostro turbamento allorché per la prima volta, superando l’ampia diaclasi di accesso alla Galleria Subalpina e costeggiando una cengia su un P.5, ci introducemmo nella strettoia che dava accesso ai locali del CAI.

Ed è altresì inutile nascondere anche l’imbarazzo provato nell’accedere ad un ambiente che trasudava nobiltà sabauda, aulica compostezza, forbito linguaggio; ma i nostri timori di trovarci di fronte ad aristocratici altezzosi furono subito dissipati dalla benevolenza con cui il duca Cuccu di Viozene-Mongioie ci accolse col suo compassato accento francese di Chambery, mettendoci subito a nostro agio. Il camerlengo annunciò quindi il conte Attilio Eusebio de’ Grai, gentilhomme de chambre, che nelle ovattate stanze di corte aveva acquisito l’abitudine di sussurrare con un filo di voce appena percettibile le sue eleganti considerazioni…; per non parlare degli altri nobiluomini che con passo felpato si aggiravano fra i tendaggi settecenteschi, scambiandosi sottili ed argute facezie e discettando di problemi di Stato.

Il marchese Terreneuve, col suo caratteristico accento di Versailles, cominciò a spiegarci le prime regole di iniziazione, pretendendo immediatamente una tassa di iscrizione al corso sufficiente a ripianare il deficit INPS. Pagammo comunque con gioia e spontaneità, anche perché ci fu sottilmente adombrato che in caso contrario saremmo stati scaraventati fuori dalla finestra senza discensore. E così cominciammo ad abituarci all’ambiente, che ricordava molto l’Opus Dei, almeno a giudicare dal grande ritratto di Lefebvre che campeggiava nella c.d. Sala di Lourdes ove si svolgevano le riunioni, e dalla predilezione circa l’argomento dell’Immacolata Concezione su cui amavano soffermarsi frequentemente e con garbo i nobili sabaudi che ivi si incontravano.

Il corso si è sviluppato nell’arco di circa tre mesi, durante i quali abbiamo imparato a godere con serenità le bellezze della natura, a gustarci con calma gli spettacoli del Creato, a sottrarci ai ritmi nevrotici della società moderna, ad evitare l’affanno della fretta inutile e dannosa.

La nostra domenica-tipo era infatti impostata su ritmi naturali, salutari, fisiologici, a dimensione umana: sveglia alle quattro del mattino, 12m e 30s per colazione, lavarsi, preparare zaino di 65Kg., prendere la macchina e trovarci alle 04h 16m 235 e 68centesimi in una delle piazze più affascinanti di Torino, P.zza Giosuè Pascoli; attesa per 15s e tre decimi, poi partenza con non più di tre macchine in cui venivano stivati venti allievi, una decina di istruttori, quaranta fra zaini e sacchi, oltre a quattro tonnellate di Camille, che uno di noi doveva settimanalmente acquistare per avere una consistente speranza di mangiarne due confezioni all’uscita dalla grotta; indi, a 180 Km/h, trasferimento al casello di Ceva (non se ne comprende la ragione topologico-geografica, ma per raggiungere qualunque grotta sita nell’Europa centro-meridionale bisogna uscire a quel casello); poi 90 km di strada sterrata a 140 km/h, sosta in piazzola finale per 3s e quattro decimi, zaino in spalla, sei ore di cammino a passo di bersagliere su viottoli con pendenza del 400%, arrivo all’entrata maestosa della grotta, sosta di tre decimi di secondo, ingresso da strettoia di 14 x 9 cm., quindici ore di marcia interna a 190 passi al minuto, sosta di sei decimi di secondo, ritorno immediato con gli allievi residui, 10 sec. e 26 centesimi per cambiarsi, casello Ceva 220 km/h, birreria obbligatoria fino alle tre di notte, rientro a Torino (255 km/h) degli ulteriormente residui allievi, che nel frattempo cominciano a manifestare i primi sintomi di crisi mistica, e prendono a declamare “Veni Creator Spiritus…” in crescendo melismatico. (“Cantus Firmus”- G. Badino, Abb de Cluny).

Venendo ad aspetti più tecnico-scientifici, è opportuno chiarire subito che la storia della speleologia può essere divisa in due grandi ere: pre- e post- 36.esimo Corso GSP; tale e tanta è stata infatti la messe di risultati scientifici raggiunti in questi tre mesi, da giustificare la suddivisione di cui sopra: ad esempio dati 20 allievi, 7 grotte, 5 pozzi per grotta, 4 frazionamenti per pozzo, la speleologia classica riteneva che fossero possibili 20x7x5x4=2800 modi diversi di incrodarsi: la formula era stata trovata dal Nobel Badino dopo diversi anni di studio matto e disperatissimo, e la sua completa dimostrazione può leggersi in “Formule Matematico-speleologiche Ipercomplesse” (G. Badino, K. Goedel, G. Peano); ebbene il corso ha mostrato che tali modi assommano invece a circa 5000, dando quindi inizio alla c.d. speleologia quantistica (“Curvatura dello spazio-tempo e dei meandri della Pollera” – G. Badino, A. Einstein, W. Heisenberg). Se ne elencano qui alcuni tipi, a scopo esemplificativo: 1) incrodamento triplo carpiato a destra, con moschettone d’armo inserito nel croll (l’allievo è sopravvissuto per aver fatto voto di baciare Rijna sulla bocca); 2) torsione frattale della longe di staffa con aggancio al prepuzio, sollecitato a trazione per 18 KiloNewton (l’allievo si salva per aver recitato “Laudato sie mi Signore cum tucte le Tue creature, alle quali dai sustentamento cum la longe” (G. Badino, S. Francesco); 3) incastro dello stivale dx nel croll di sinistra, mentre ci si trova allongiati col solo tubo dell’acetilene (l’allievo si salva recitando: “Della desolazione e della carestia ringrazierai Yhawh” – (Bibbia, libro di Giobbe – G. Badino, Dio e a.). Anche nell’ambito della terminologia, gli studi condotti in occasione del corso suggeriscono alcune revisioni che vengono qui proposte per il progresso ulteriore della speleologia mondiale post-36.mo-corso-gsp:

ANASTOMOSI : tecnica erotica a cui si dedicava in giovinezza la mamma dell’istruttore che ci ha mollato al penultimo frazionamento per uscirsene a prendere il thè;

STRETTOIA ESTREMA o SELETTIVA : qualunque passaggio che si presenti più disagevole dell’ingresso alla biglietteria delle grotte di Castellana;

DIACLASI : movimento peristaltico dell’intestino che si verifica sull’orlo di un qualunque P.>= 15;

POZZETTO CON SALTINO : passaggio diretto dal primo all’ottavo girone dell’inferno, con 45 frazionamenti in vuoto pneumatico, e del quale si può agevolmente vedere il fondo con il semplice utilizzo dello Hubble Space Telescope;

Speleologi Torinesi Ricercatori (di) Orifizi Nelle Zone (di) Inghiottimento : la sigla definisce adeguatamente l’insieme degli esimii istruttori, che tanto si sono prodigati per noi;

DIAPOSITIVE : tecnica di tortura adottata dalla Gestapo a Varsavia nel 1944, ripristinata dalla Gsp (leggi ghesepe’) in Torino nel 1993 per far sì che gli allievi attendessero l’uscita della domenica come una liberazione;

SETTIMO – NON RUBARE : comandamento opzionale, comunque ignorato dalla Ghesepe’ ogni qualvolta ci ha “venduto” libri, moschettoni, bloccanti, ecc. (“Tavole della Legge” – G. Badino, Mosé – ed. Sinai)

PIETRA !!!! : unica parola della lingua italiana che in grotta venga pronunziata più frequentemente di quanto non ricorra qualunque tipo di invocazione a Nostro Signore;

PIETRA !!!! : stranissimo ed inspiegabile paradosso fisico per il quale un qualunque oggetto che cada in un pozzo (moschettone, sacco, bottiglia, testicolo, stivale, maniglia, allievo, acetilene, delegato speleologico, ecc.) viene trasformato in un aggregato metamorfico di composti di silicio subito prima di giungere sul massiccio facciale di chi, alla base del pozzo, si accinge invariabilmente a gridare: “COSAAA ??!!??” (“Il c.d. Paradosso Speleologico”, G. Badino, B. Russel)

USCITA : la zona più bella della grotta (la più schifosa è l’ENTRATA) attorno alla quale, verso le sei di sera, si sente intonare il “Te Deum” (G. Badino, Beatus Thomas Aquinas) o si vedono allievi dedicarsi alla meditazione Vipassana (“Sati Pattana Sutra”- G. Badino, Gotama Buddha);

GRAZIE RAGAZZI ! : espressione di riconoscenza che tutti gli allievi del corso indirizzano a chi ci ha dedicato tempo, interesse, attenzione, introducendoci (forse immeritatamente) in un mondo magico e meraviglioso, e consentendoci anche di misurarci con le nostre paure, i nostri limiti, le nostre frustrazioni e i nostri sogni (quest’ultima definizione è stata redatta dal sottoscritto come ultimo tentativo di farsi restituire almeno una parte del capitale speso per l’iscrizione al corso…).