Nebbia (Grotte 107, 1991)

di Domenico Girodo

Ricordi: fumo e nebbia che il calore della musica evapora dai meandri più profondi della mente, stillicidio mentale di concrezioni encefaliche fragili ed effimere, da spolverare ogni tanto, da rivedere con gli amici per evitare che lo stivale del tempo, prima o poi, le schiacci sotto il fango del “giavvisto” o del “giaffatto”…

Nebbia

Autunno! i colori dei boschi sono veramente incredibili. La strada ritagliata nel bosco è un serpentello tropicale che dal fondovalle si snoda su fino al colle; due tornanti e “paff!”: la nebbia.

– Cosa vuoi che sia, un paio di ore di sole si scioglierà! –

Le previsioni sono buone e fa ancora abbastanza caldo, e poi: – Checcefffrega, il sentiero l’abbiamo già fatto n+1 volte ed anche se non è ben tracciato, basta fidarsi dell’istinto –

– Val Pedro – sacchi e sacchetti ed in capo a 20 minuti siamo all’ingresso della grotta.

– Visto: facile no!

…Bella grotta, c’era anche qualcosina di nuovo da vedere, i soliti compari con cui conquistare il mondo, insomma proprio una bella punticina. Naturalmente sei degli ultimi ad uscire, perché è giusto che sia così.

Toh! Le stelle, che spettacolo: visto e stravisto ogni volta che lo riguardi da “vicino”, quel cielo, è sempre più bello, e di nebbia neanche l’ombra. Un morso al panino avanzato all’entrata, una cicca e: – Beh! ragazzi io mi incammino, incomincio ad avere freddo: ci vediamo alla macchina!! –

100 metri e come passo il colle mi ritrovo a galleggiare in un fantastico budino di nebbia. Poco male, basta tenersi in piano fino al canalone, giù fino all’altro piano e poi non dovrebbe essere difficile: 1 minuto che cammino?, 3 minuti?, 10? Del canalone neanche l’ombra, anzi l’ombra come concetto in sé, proprio non esiste più: la luce dell’acetilene penetra nel “budino” per ben tre buoni metri e diffonde in modo perfettamente uniforme una fosforescenza giallognola capace appena di creare la mia silhouette per terra!

L’alternativa dell’elettrico è ancora peggio: un bell’effetto speciale con cui si potrebbe giocare a Guerre Stellari, se ci fosse almeno un socio! Già e stragià, sono da solo; va be’, vuoi l’avventura? E adesso goditela! Dunque se non ho visto il canalone vuoi dire che ero troppo alto, quindi bisogna abbassarsi: giù per la massima pendenza.

Facile adirsi: pochi passi e poi il dubbio: Non c’erano dei salti di roccia da ‘ste parti? Brr! nessuna voglia di finirci sopra (o peggio sotto!) e quindi devio a sinistra (si fa per dire, perché ormai sopra e sotto, destra e manca sono un concetto piuttosto astratto)…

…Bisogna arrendersi all’evidenza: mi sono perso! Sarà meglio continuare ascendere fino a trovare la strada e poi risalirla fino al colle, sperare che la nebbia se ne vada o aspettare gli altri? Decisione eroica:

– Goobioo! Goobioo! – Niente; finché c’è voce c’è speranza:

– Goobiooo! Goobiooo! – e finalmente risponde come un eco:

– Goobiooo!: Dove sei? – Domanda tra le più intelligenti che uno può fare, ed a cui la risposta altrettanto assennata non può che essere:

– Sono qui – e quindi: – Anch’io –

– Bellissimo, allora siamo nello stesso posto! –

Vai con le fregnacciate e dopo un po’ i compari appaiono in tutto il loro splendore (si fa per dire, non c’è da montarsi la testa). Rapido consulto, congratulazioni reciproche per essere arrivati tutti nello stesso posto seguendo gli stessi ragionamenti, e poi si continua insieme.

Altri venti minuti e finalmente l’idea più geniale che mai avesse folgorato cervello umano negli ultimi 5-6 (mila) anni, illumina i rimasugli cerebrali del socio:

– Come fare ad orientarsi nella nebbia e di notte? Basta usare la bussola! –

Prima credi sia una battuta di basso contenuto umoristico, e invece quando vedi che quello che ha “cacciato” fuori da chissà dove è proprio il prezioso strumento che indica sempre il NORD, vorresti picchiarlo e baciarlo, o meglio farlo baciare dall’altro e riempirlo di botte…

Due conti, una leggera deviazione di 180° (l’ISTINTO, sic!) e la diritta via è ritrovata!

…Ogni giorno passato è un qualcosa di più che è andato a prendere posto nel cervello, in un angolino buio e remoto, che salterà fuori al momento opportuno, per farti sentire vivo, anche nei momenti di maggiore noia; in qualche remoto angolo del cervello, buio come questa notte senza luna, lucido come sono lucide queste stelle che brillano ad una distanza inconcepibile.

Quante cose sono inconcepibili! Questa stessa storia di grotta ed amici strani, questa storia fatta solo più di grotte, dove ti vedi solo più con gente che va in grotta, dove non c’è più spazio per gli amici “normali”…

Questa storia che è la tua vita, che vorresti diversa, molto più completa, fatta di molte altre più cose, ed invece “ridotta” a questa allucinante, fantastica corsa senza traguardi.