Perché continui ad andare in F5? (Grotte 95, 1987)

di S. Sconfienza

Le attuali esplorazioni del Collettore Nord di F5 e la “nostra” speleologia hanno un forte elemento in comune: una incerta e contraddittoria tensione verso l’elitarismo.

La speleologia d’esplorazione che ci vantiamo di praticare indugia continuamente tra il superbo compiacimento di sé e della cerchia ristretta a cui si rivolge e il tentativo – per lo più goffo – di uscire da questo isolamento, cercando di coinvolgere più persone in queste esperienze.

Ma questa speleologia – come l’Abisso Saracco – non paga in proporzione agli sforzi, non è prodiga di risultati concreti e immediati, è fredda, faticosa, non attira il neofita.

Simbolo di questa dicotomia è Jo Lamboglia, sempre più il motore di queste esplorazioni: Jo è sempre più solo in questa impresa, ha perso anche i compagni di Nizza che due anni fa lo aiutavano, ha un atteggiamento quasi sdegnoso verso chi non apprezza i tesori di questa grotta, ma al tempo stesso desidera e ha bisogno di qualcuno con cui condividere il lavoro.

Il 1987 ha visto F5 continuare a crescere, più lento ma continuo; lento, perché le zone da esplorare sono sempre più lontane e faticose e si è sempre in meno a lavorarci: Jo, rimasto solo, e pochi di noi, con qualche saltuario e occasionale.

Intorno al Collettore Nord si è terminato quest’anno di rilevare tutto l’esplorato, la miriade di gallerie al di sopra del ramo attivo, che, vista parzialmente e frettolosamente, rischiava di creare solo confusione, dando l’impressione fallace di grandi prosecuzioni ovunque e mascherando i veri punti chiave della grotta.

Le varie diramazioni fossili si sono rivelate quali un esteso ed ininterrotto livello di gallerie che sovrastano il collettore e di cui l’attivo non è altro che un ringiovanimento per lo più scomodo da percorrere.

L’esplorazione del Collettore Nord è alquanto faticosa e non estremamente gratificante, ma sicuramente importantissima conoscitivamente: si tratta dell’unico collettore percorribile nella zona, forse l’unica carta attualmente in nostro possesso per cercare di assemblare un’area tra le più disgregate del Marguareis, in proporzione alla profondità che in essa si è raggiunta.

Eliminati quasi tutti i dubbi significativi lungo l’attivo, non resta adesso che risalirlo ad oltranza, con la speranza di collegare “perlomeno” idrologicamente le cavità note sul versante Sud-Ovest del Marguareis e chissà – forse anche zona O. In questa direzione questa stagione si è guadagnato un centinaio di metri, tra meandri e pozzi risaliti, e ci si è fermati a trenta metri di altezza di un grosso pozzo ascendente, con una galleria visibile sulla parete opposta.

Ma le novità più consistenti dell’87 provengono dalla zona di collegamento tra il fondo -480 e il Collettore Nord: le gallerie CMS, già sommariamente viste da Lucien nel ’79, sono letteralmente esplose, fornendo due nuove vie per accedere al Collettore, attraverso ambienti modello “Beaucoup-D’air”, spesso spalancati verso l’alto.

Resta ancora da fare un bilancio, riordinando i dati raccolti e i dubbi ancora aperti.

Potrei qui elencare tutti i punti interrogativi rimasti, ma non si tratta – posso certamente essere smentito – di prosecuzioni in grado di risolvere l’esplorazione di questo abisso. Il rischio inoltre sarebbe quello di acuire una coscienza a corto raggio e di non vedere ogni cosa come segmento del tutto.

Durante le tante lunghissime uscite dall’Abisso Saracco, ovvero i momenti in cui penso di più e meglio, quando i movimenti sono meno affrettati, più calmi e tesi a non sprecare inutilmente le energie, una domanda è andata via via emergendo dalla marea informe dei dati: dove va l’aria dentro la grotta?

F5 si comporta da ingresso alto, ovvero aspira aria (d’estate) verso le zone in esplorazione; il Collettore Nord non trascina a valle solo acqua ma anche notevoli quantità di aria, raccolta dagli ingressi lungo le pendici del Marguareis; le tre vie percorribili verso il Collettore non fanno che ributtare aria verso il Saracco e persino il ramo ’84 tra F5 e F33 soffia in direzione del sifone a -480.

Tutta quest’aria pare convergere nel grosso salone sopra al sifone, lo stesso salone dove nell’85 l’arrampicata di Carrieri ci ha condotti alle Gallerie CMS e da lì al Collettore Nord. E guarda caso questo salone è enorme, difficilmente valutabile in altezza.

Se ne deduce che, con buona probabilità, arrampicare verso la sommità del salone consentirà di trovare una via per seguire l’aria diretta all’esterno.

Ma diretta verso dove? F33 o Labassa? O entrambe?

Sono abbastanza convinto di trovare un collegamento verso l’Abisso dei Passi Perduti, un collegamento che, by-passando la zona dove la circolazione di questa grotta fa inversione, giustificherebbe la potente e continua corrente d’aria in uscita che percorre la sua parte alta.

Mi pare però improbabile che il bilancio d’aria possa andare in pareggio con il solo contributo negativo di F33. Pertanto l’ipotesi di incontrare lassù anche il modo per riprendere il cammino verso Il Basso (fratellino simpatico di Labassa?) è molto plausibile.

Lo si vedrà – chi ci sarà, perlomeno – nel 1988, magari armando perché no anche F33, se il ghiaccio che talvolta ostruisce i primi pozzi lo permetterà.