Anche il silenzio ha un cuore (Grotte 84, 1984)

di Gloriana Pavese

Bene, quando quella sera all’ultima riunione ufficiale del corso il Presidente chiese se qualcuno aveva qualcosa da dire, critiche, conclusioni da trarre, tra gli allievi il silenzio fu totale.
Si sbaglierebbe però ad attribuire il silenzio di quella sera a codardia o a indifferenza perché si trattava di articolare parole su ciò che è stato il corso di speleologia o meglio su ciò che questo aveva svelato a occhi nuovi.
E gli occhi nuovi di questa gente nuova avevano lanciato lo sguardo su pozzi lucidi d’acqua, stalattiti tentacolari come meduse ridenti, meandri fangosi e scivolosi; le loro orecchie tese avevano sentito con timore:

“CLAC! CLAC!” (tuffo al cuore, sul maillon si è assestato il discensore)
“INCRODATO!” (sei senza fiato e sulla corda intrappolato)
“LIBERA!” (e cominci a volare piano con maniglia alla mano)

e i loro corpi avevano strisciato sulla pancia, scivolato con la schiena, erano rimasti appesi nel vuoto, avevano poggiato i piedi su brufoloni calcarei (che “speriamo non si rompano sennò son fatto”) sperimentando movimenti diversi, divertenti e faticosi, con la curiosità come amica in questo che forse era un gioco. FORSE.

Forse era un sogno, come quando nel buio sotterraneo le ore sfocavano e il tempo si fermava a guardare il lento procedere dei passi, per poi trovarsi proiettati di nuovo là, fuori dal sogno, sotto il sole e nell’aria profumata.
E nel silenzio erano implicite le emozioni delle quali non è facile parlare in riunioni ma che invece si svelano molto semplicemente nelle prime ore dopo un giro in grotta.
O forse nessuno si è accorto che gli occhi cerchiati appesi sulle nuove facce assonnate e spettinate là a Levigliani, fuori dal Corchia, mandavano lampi?