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GROTTE

anno 39, n. 121 - maggio-agosto 1996

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

sommario

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Sonni tranquilli

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Notiziario

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Attività di campagna

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Carsene '96

20

La quadratura del campo: 3.14

22

In "coppa" al Cappa

25

Innominata

33

Carsene '96: un tentativo di riordino

45

Il sistema carsico del Pesio

50

Due grotte

56

Pakistan

63

Recensioni

 

 

Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 9 di novembre-dicembre 1996.

SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE

GRUPPO III PUBBLICITÀ INFERIORE AL 50%. - TORINO

Direttore responsabile: Emanuele Cassarà

(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)

 

Redazione:

Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio,

 

Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner,

Massimo Taronna, Francesco Vacchiano.

 

Foto di copertina: Giampiero Carrieri (Il carso a torri di Halong Bay - Vietnam)

Bozzetti di Simonetta Carlevaro

Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino

Fotografie di: A. Eusebio, G. Giovine, M. Taronna, B.Vigna, Archivio GSP, Sped. PAKISTAN '96.

GSP su Internet: HTTP://WWW.ARPNET.IT/~GSPELE

Email: GSPELE@ARPNET.IT

 

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Sonni tranquilli

Daniele Grossato

     Ci sono i fuori-classe che hanno la speleologia dentro l'anima, sono in grado di trovare molto abilmente le prosecuzioni (in grotte italiane e non) e fanno funzionare bene innanzitutto il cervello. Si curano poco dei gruppi speleo ed hanno una leggera puzza sotto al naso (speleo elitari); ci sono gli ottimi gregari a cui piace andare in grotta e possono permettersi d'affrontare anche gli abissi più impegnativi, hanno contatti con alcuni speleo di altre regioni, ma la loro anima non è ricca di speleologia e non trovano spesso prosecuzioni (anche perché forse non ci vanno poi molto in grotta), a loro tuttavia si deve principalmente il lavoro di battuta e quindi le eventuali scoperte di nuove grotte (speleo provinciali); ci sono gli introversi che magari sono tecnicamente validi ma si dedicano unicamente al loro gruppo speleo (rifiutando decisamente qualunque apertura con speleo anche solo della propria regione) e lavorano esclusivamente in zone carsiche vicino a casa con risultati appena appena mediocri (speleo paesani); ci sono infine i simpatizzanti, la cui anima è pregna di chissà quante belle cose tranne la speleologia, la maggior parte delle volte in grotta rappresentano una palla al piede però ci sono a tutte le feste e alle riunioni di gruppo, soprattutto durante il periodo del corso (speleo turisti).

     La percentuale di ognuna di queste "categorie di speleo" all'interno di un gruppo ne determina il carattere: un carattere elastico, variabile, che si trasforma in base ai periodi storici, in base alle persone che ne tirano le fila e soprattutto in base alla percentuale di "vecchi" che continuano ad interagire con il gruppo.

     È un discorso lungo e complesso ed io non voglio correre il rischio di annoiarvi quindi rimando ogni ulteriore elucubrazione ad un livello verbale con chiunque avesse voglia di eventuali approfondimenti... In realtà tutto quanto sinora scritto voleva trovare una collocazione dell'attuale stato di salute del GSP che io reputo discreto ma che si sposta sempre più (vuoi per sfiga, vuoi per limitazioni di tipo soggettivo) verso una bassa qualità del grado esplorativo. Un'intensa attività interessa il GSP (quest'estate addirittura tre campi: Pakistan, Carsene e Cilento) che tuttavia è inversamente proporzionale ai risultati ottenuti. Naturalmente queste sono considerazioni personali riferite a questi primi otto mesi del 1996 ma un po' mi preoccupano..., ed è inevitabile il ricordo di quanto ho letto sul GSP degli anni 50-60: a quell'epoca erano i migliori e spaccavano sul serio il culo ai passeri. Un ritorno di gloria esplorativa è ritornato a fine anni 70 e per tutti gli anni 80... Attualmente siamo piuttosto lontani dal GSP di quegli anni, sarà il progresso? Sarà che siamo più gracili nel fisico e nella mente? Sarà che c'è meno da esplorare? (Non ci crede neanche Caccamo!). Sarà che siamo più svaccati e meno determinati? Sarà che è un momento passeggero? ...Mah!

     L'unica cosa che vi posso assicurare è che la notte io dormo sonni tranquilli e questa è una gran bella cosa.

 

 

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Notiziario

Corsi di perfezionamento tecnico

     Una serie di serate di prima estate è stata dedicata a lezioni interne di aggiornamento tecnico dei soci GSP. Grosso modo la quindicina di persone interessate è stata suddivisa in due gruppi che hanno discusso di tecniche speciali e di autosoccorso in una serie di tre serate ciascuno. L'esperimento è stato interessante e va proseguito. Altre informazioni sul prossimo bollettino.

Un corso di torrentismo

     Il primo corso di torrentismo organizzato all'interno del GSP è fallito per mancanza di allievi. Ne è stato motivo, probabilmente, il poco tempo a disposizione per pubblicizzarlo. Ritenteremo con i debiti accorgimenti.

Maddaspeleo '96 IV Incontro Gruppi Speleologi Piemontesi

     Biella, Torino, Novara e Giaveno (poi toccherà a qualcun altro). Nelle ultime stagioni, a scadenza annuale, la fine della primavera è stata caratterizzata da incontri speleologici dove, anche solo il "guardarsi in faccia", rappresentava un attimo di unione, fondamentale spesso, per mettere le basi su quelle che saranno le successive esplorazioni estive. Gli incontri speleologici ed in particolare quelli piemontesi, rappresentano ormai una tradizione che si sta consolidando sempre più; vuoi per il carattere prettamente tecnico e specifico delle ore calde, vuoi per l'animo ardente enogastronomico della sera. Il programma come sempre particolarmente nutrito (quello delle ore calde) ha interessato vari argomenti direttamente legati alla speleologia scientifica ed esplorativa quali il CATASTO SPELEOLOGICO trattato da Sella (GSBi), il RILIEVO TOPOGRAFICO Taronna (GSP) e TECNICHE D'ATTREZZAMENTO CONNESSE CON LE PROBLEMATICHE DI PROGRESSIONE IN GROTTA Lovera (GSP). Uno sguardo particolare è stato rivolto alla situazione della strada che dal Col di Tenda dà accesso al Marguareis per la quale è prevista la regolamentazione dell'accesso, il che pregiudicherebbe il passaggio a chi la usa a fini speleologici.

     A riguardo non bisogna dimenticare che il Marguareis rappresenta uno dei territori mitici, maggiormente interessati dalla storia della speleologia italiana e continentale e che il futuro ha ancora tanto da offrire. L'A.G.S.P. attualmente riveste una funzione fondamentale per la tutela dei "diritti degli speleologi" nei rapporti con gli Enti Italo/Francesi promotori dell'iniziativa. Nelle due giornate di incontro si è parlato ovviamente di attività in corso nei vari Gruppi Piemontesi. Il fulcro è rappresentato dalla zona Conca delle Carsene (particolarmente attivi i Torinesi, Biellesi e Cuneesi) dove sono tutt'ora in corso esplorazioni e quest'anno è previsto un campo estivo da organizzarsi fra i vari gruppi affiliati all'A.G.S.P. Per il gruppo Giavenese una rapida carrellata sull'attività esplorativa in corso nella zona Masche (alta Val Ellero) e zona S. Caterina/Pecora (Val Tanaro sopra Ormea).

     È coinvolgente nonché rassicurante concludere che c'è lavoro veramente per tutti. Agli argomenti particolarmente tecnici si sono affiancati momenti distensivi. La proiezione audiovisiva di diapositive in dissolvenza sulla spedizione in Vietnam presentata da Carrieri come sempre ha messo in evidenza che la speleologia non è fatta solo di Piemonte o Italia ma sempre più frequenti sono le esplorazioni in altri

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continenti dove c'è un mondo ancora da scoprire.

     Divertenti filmati serali (P.B. 93-G.S.Giavenese e Speleovideo box-G.S.Piemontese) si sono conciliati coi fumi di bacco dove, in un caso, provvidenziale è stato l'intervento di Beppe... Nel complesso il risultato dell'incontro non può che ritenersi positivo e qui di seguito riporto le note tecnico/logistiche che ne hanno caratterizzato lo svolgimento.

     DATA 25-26 Maggio 1996

     ORGANIZ. A.G.S.P. e, per quanto riguarda l'ospitale accoglienza logistica, Gruppo Speleologico Giavenese.

     LUOGO Borgata Maddalena Comune di Giaveno.

     ISCRITTI 132 Speleologi di cui 33 Torinesi, 26 Giavenesi, 25 Cuneesi, 13 Pinerolesi, 4 Biellesi, 3 Novaresi, 6 Valdostani, 9 da gruppi vari piemontesi, 7 Friulani, 5 Liguri, 1 Lombardo.

     QUOTE £ 40.000 compresa di cena del sabato, pernottamento, colazione, pranzo della domenica.

     £ 25.000 solo cena, pernottamento, colazione.

     £ 25.000 solo pranzo.

     ENOCONSUMI 55 litri vino bianco 50 di vino rosso 46 di birra

     FINI STATISTICI Morti 1 (il sabato sera)

          Resuscitati 1 (quello morto il sabato sera)

          Feriti quasi tutti

          Dispersi 0

          Persi tutti

     Scherzi a parte su tutto si è distinta la riuscita dell'incontro (con orgoglio non dimentico alcune telefonate dei giorni successivi di compiacimento fattemi da vari gruppi) ed in merito voglio ringraziare l'appoggio fornitoci dal Comune di Giaveno e dalla nostra Sez. C.A.I. di Giaveno che immancabilmente ci sono vicini nelle occasioni più importanti.

     Un grazie particolare a tutti i componenti dei Gruppo Speleologico su tutti i fronti organizzativi, ed in merito voglio ricordare che non è stato facile soddisfare 132 persone quando la previsione più ottimistica sugli iscritti si aggirava sulle 80/90 unità.

     Buon lavoro ai colleghi speleologi che organizzeranno il prossimo incontro ... il 1997 è vicino ... arrivederci ...

LA SPELEOLOGIA È

FATTA ANCHE DI TUTTO

QUESTO. È COMPITO

NOSTRO IMPEGNARSI

IN MODO CHE SIA COSÌ.

Mauro Paradisi (G.S.G.)

 

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Ariano Bentivoglio

     Se n'è andato a 74 anni di età Ariano Bentivoglio, uno dei fondatori nel 1956 del GS Città di Faenza che più tardi unificandosi con il GS Vampiro avrebbe dato vita al GS Faentino CAI. Come i compianti co-fondatori Peroni e Leoncavallo, alle grotte è arrivato dopo altre esperienze, dal paracadutismo al volo a vela, dall'alpinismo all'escursionismo (era pioniere dell'Unione Operaia Escursionisti IT.) e al ciclismo. Dopo gli entusiastici slanci iniziali, animatore del gruppo con Giovanni e portato per la scienza (ha diretto per vari anni l'Osservatorio meteorologico Bendandi), ha guardato alle grotte con occhio più scientifico, poi dal 1961 con i suoi è uscito dal terreno di casa della Vena del Gesso per affacciarsi in campo nazionale e conoscere altri carsismi e altri speleologi. Ci siamo appunto incontrati nel 1963 alla Preta, ricordo lo scetticismo di tanti giovani al sentir parlare di speleologi faentini ultra quarantenni, un'età giudicata a quel tempo da matusalemme della speleologia.

     In tempi in cui le grandi esplorazioni avevano bisogno di validi gregari, è stato un uomo d'appoggio di lusso, sia per le doti organizzative e sia per la forza fisica; di lui come di Zimelli non si possono dimenticare le sicure nei pozzoni con tirate da veri argani umani. È stato tra i fondatori più entusiasti del soccorso speleo. Più avanti negli anni ha moderato il suo impegno col Gruppo per altri interessi, tra cui il podismo (più volte ha corso la 100 km del Passatore, le mezze misure forse non sono fatte per i Romagnoli...). È poi caduto in un fatale decadimento psicofisico, al quale deve aver contribuito la morte dell'amico fraterno Leoncavallo, e allora si è isolato in silenzio tra le sue mura, contento di ricevere solo pochi intimi nei momenti in cui usciva un po' dal suo letargo. Oltre alla sua amicizia ne ricorderemo la gentilezza e l'affabilità, Ariano era un gran signore.

M.D.M.

Mario Cargnel

     Nei primi giorni di novembre 1996, è morto lo speleologo veronese Mario Cargnel, aveva 82 anni. Animatore del Gruppo Grotte Falchi di Verona di cui era ancora presidente, Cargnel è stato a suo modo un protagonista della speleologia degli anni 1950/60, svolgendo intensa attività nelle cavità del Veronese e del Trentino; apparteneva a quella generazione che aveva come cultura la "Lotta con l'Alpe" e le grotte non si esploravano, ma venivano "duramente conquistate...".

     Basta leggere qualche sua pubblicazione e ci si rende conto di come la sua prosa fosse enfatica, infatti, per lui non esistevano normali discese in grotta, ma si compivano "gesta epiche negli sconosciuti e perigliosi ipogei carsici..." Decisamente abbiamo sempre avuto una idea molto diversa sul come andare in grotta, ma ci siamo sempre rispettati riuscendo anche a diventare amici.

     La sua visione organizzativa era faraonica, concepiva Super-spedizioni, tende comando, addetti stampa, ecc., una gerarchia pressoché militare, noi eravamo soprattutto un gruppo di amici. Non ci ha mai perdonato di non aver partecipato alla spedizione Preta '62, e di esserci poi andati l'anno seguente senza la sua macchina organizzativa. Ma a parte gli eccessi di questa sua mentalità, va riconosciuto a Cargnel il merito di aver risvegliato l'interesse della speleologia italiana per la Spluga della Preta, per non parlare della consistente attività svolta dal G.G. Falchi in quegli anni.

     Da molto tempo era ammalato ed aveva anche subìto un intervento che gli aveva leso le corde vocali, non ci vedevamo da anni, però ogni tanto mi arrivava una sua pubblicazione o gli auguri natalizi. Il suo linguaggio d'altri tempi mi faceva sorridere

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ed allo stesso tempo mi faceva rispettare una persona ancora entusiasta a parlare di grotte. L'ultima pubblicazione riguarda il Bus de la Lum che viene definito "uno dei baratri carsici più profondo e insidioso d'Italia...".

     Con Cargnel sparisce un altro personaggio di quella speleologia molto retorica che per forza doveva stabilire il record e comunque dare un immagine "eroica" di persone e fatti normali.

Lelo Pavanello

Non c'è più Commissione Centrale

     Siamo felici di annunciare che i figuri che pretendevano di rappresentare la speleologia del CAI a livello centrale si sono (sono stati?) dimessi. Non c'è più Commissione Centrale. Le notizie buone non sono finite qui: e finalmente evidente che il CAI Centrale ha cominciato ad osservare sul serio la situazione della speleologia del CAI. Era ora, benvenuti a bordo. Da adesso a livello centrale potremo solo migliorare.

Progetto Rio La Venta - Spedizione in Messico

     Tra la metà di gennaio e la fine di marzo '97, avrà luogo la spedizione del Progetto Rio La Venta in Messico. È possibile aggregarsi per un periodo a scelta, compatibilmente con le finalità della spedizione stessa. Considerata la varietà degli obiettivi, di varia difficoltà, non viene richiesto un curriculum di spedizioni all'estero o grandi attività in Italia, ma piuttosto una buona capacità speleologica, buon senso e logicamente la capacità di convivere con altre persone in condizioni di spedizione. Sono ricercati anche coloro che sono in possesso di conoscenze archeologiche, per collaborare con gli archeologi ufficiali agli scavi. Per informazioni e adesioni contattare l'Associazione La Venta (tel. e fax: 0422/320981).

M. Taronna

     Come per le precedenti volte anche nel caso che vedete a lato (quello destro) non valgono i commenti, crediamo che ogni lettore sia in grado di capire da solo, noi riportiamo solo la lettera ricevuta. Grazie.

 

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GUGLIELMO RONAGHI

ISTRUTTORE S.N.S. - C.A.I.

PRESIDENTE DELLO SPELEO CLUB VALCERESIO

Binago (CO) via Val di Rame, 4 - 22070

Tel. abitaz. 031/800710 - fax 031/94005

Tel. uff. 0331/798185., - 02/40099739-745

Binago, 14/11/1996

Al Consiglio Direttivo

della Sezione CAI-UGET Torino

Galleria Subalpina, 30

10123 TORINO

Al Presidente della SSI

Sig. Giovanni BADINO

c/o Sezione CAI-UGET Torino

Galleria Subalpina, 30

10123 TORINO

e, p.c.

Al Presidente Generale CAI

Dr. Roberto DE MARTIN

via Millan, l5/b

39042 BRESSANONE (BZ)

Al Commissario Straordinario

Per la Speleologia

Ing. Giacomo PRIOTTO

Corso Milano

28025 GRAVELLONA TOCE (VB)

Non conosco TIERRA ma ho visto quello che ha scritto su Internet della Sezione CAI-UGET di Torino e spero di non conoscerlo mai.

Io sono un poliziotto e quindi svolgo il mio lavoro al servizio della collettività, con rischio tutti i giorni; ho usufruito di due giorni di Permesso per partecipare, venerdì scorso, a Sansepolcro, all'Assemblea degli Istruttori di Speleologia CAI poiché sono I.S., e sabato ho partecipato all'Assemblea dei Gruppi Grotte CAI.

Sono tornato a casa di notte per tenere il mattino successivo la quarta uscita del Corso di Speleologia e poi ho ripreso di nuovo il lavoro lunedì. Ho buttato molto del poco tempo libero che ho per preparare la mozione che ho presentato con altri 3 Gruppi Grotte lombardi all'Assemblea di Sansepolcro, perché so quanta fatica ci vuole per migliorare e per portare i giovani alla speleologia. Appena posso vado in grotta ad allargare strettoie, esplorare, fotografare e rilevare.

Quel signore di TIERRA si diverte su Internet con depravazioni elettroniche, vomita sul CAI e dice che quelli che scrivono mozioni sono sturasifoni. E poi non è il solo, perché sempre Internet e la vostra rivista "Grotte", che una volta era davvero bella, sono pieni di porcate scritte dai vostri soci, da BADINO a EUSEBIO e in giù; e tutti quei signori vorrebbero rappresentare il CAI. Si vede che le grosse Sezioni come il CJ\I-UGET di Torino possono dire e fare tutto quello che vogliono a danno e beffa di chi lavora.

Va bene, imparerò a sgorgare sifoni dai rifiuti come i vostri.

Distinti saluti.

I.S. CAI Guglielmo Ronaghi

 

P.S.: vi rimando la mia mozione sturasifoni e i vostri rifiuti.

 

 

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W le Donne

     Novità dalla Grigna; l'abisso W le Donne è stato approfondito. Il 15 agosto si è svolta una punta intergruppo (Gianni Guidotti, Daniele Bassani "Conan", Graziano Ferrari, Matteo di Livorno e Maria Rosa Cerina), per uscirne 48 ore dopo. Sul fondo precedente, Gianni Guidotti, munito di muta stagna, ha passato il precedente limite, una strettoia sotto cascata. Al di là ha trovato un P15 seguito da uno stretto meandro che poco dopo sifona. Il sifone non sembra essere (fortunatamente! secondo Gianni) passabile in immersione. La profondità della grotta diventa così di 1170 m.

M. Taronna

L'Album delle figurine Panini

     È partito il grande editoriale noto come Fondazione Album delle figurine Panini del GSP, progetto storico di grande profondità di cui sono responsabili gli ideatori Ube Lovera e Pierangelo Terranova. Con Page Maker e tanta pazienza si è iniziato a costruire l'Album, raccogliendo più informazioni possibili su tutti quelli che sono passati per il Gruppo dalla sua fondazione a oggi; certamente non si pensa di riuscire ad aggiornare il lavoro prima di un paio d'anni.

Speleo Cai

     Evviva. È uscito il numero 16 di Speleo Cai. È quasi interamente dedicato a noi e al nostro socio Badino. Leggetelo perché merita e perché è l'ultimo.

Varie

     Luca Massa si è sposato, coronando un sogno che, per conquistare Lei, lo aveva spinto fino in Patagonia.

     Nell'estate 96 Max ha rimesso sul mercato il 33% del capitale della società I.E.N.A. S.p.A. Da ultime note di agenzia (nov.96) pare che l'azionista abbia ripreso la maggioranza delle azioni.

     Brunella, figlia di Meo e mamma Margherita, è incinta.

Pubblicità

     "Manza il potere" chi è intenzionato ad avere la cassetta del Rap di Flumen può telefonare al numero 011-8112061 oppure lasciare un mail a Super su Internet.

 

 

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Attività di campagna

a cura di Massimo Taronna

4-5 maggio. Capanna Saracco-Volante (Conca di Piaggia Bella - CN). U. Lovera, F. Belmonte, I. De Almeida. Visita post invernale.

Parco del Carnè (RA). M. Taronna, D. Girodo, A. Eusebio, G. Giovine. Incontro Commissioni Tecnica e Medica del CNSAS

11-12 maggio. Donna Selvaggia, Omo Inferiore (Val d'Inferno CN), Mottera (Val Corsaglia - CN). Ultima uscita del corso di speleologia.

18-19 maggio. Donna Selvaggia (Val d'Inferno - CN). Esercitazione di soccorso CNSAS.

25-26 maggio. Giaveno (TO). Incontro regionale AGSP, organizzato dal Gruppo Speleologico Giavenese (GSG).

1-2 giugno. Pian della Fioba (MS). D. Girodo, M. Taronna. Stage della Commissione Tecnica del CNSAS con esercitazione di recupero svolta in forra.

2 giugno. Pareti sopra il Pis del Pesio (Valle Pesio - CN). F. Cuccu, A. Cotti, I. Cicconetti, M. Vigna, D. Grossato, A. Ubertino, più diversi cuneesi (GSAM). Calata di 50 m effettuata da Ubertino (guidato a distanza con radio e binocolo) sopra le pareti del Pis del Pesio, dove si vedeva un buco dal Gias degli Arpi. Occorre disostruire, ma non c'è aria: si sente un forte rumore d'acqua che potrebbe essere quella del Pis del Pesio.

8-9-10 giugno. Abisso Saragato (Alpi Apuane). G. Badino, G. Carrieri, M. Taronna, G. Guidotti (GSF), L. Piccini (GSPF), V. Malcapi (GSF). Giovanni e Valentina fino a -500. Effettuano un rilievo termometrico uscendo. L'altra squadra raggiunge un terzo fondo, circa a -1050 chiuso su sifone.

9 giugno. Scarasson, parete Nord (Vallone del Marguareis, Valle Pesio - CN). C. Banzato, D. Girodo, R. Ricchiardone (GSG), M. Chiri (GGP), F. Faggion (GSAM). Visita all'ingresso dell'Innominata che risulta chiuso da neve. Ci si sposta al buco raggiunto l'anno scorso posto a circa 10 m dalla base della parete dello Scarasson. Dopo la strettoia che si finisce di allargare c'è una saletta a cui segue una nuova strettoia. Non sembra essere molto promettente. Sotto il Pic de l'Aigle viene disostruita una frana su meandro. Un "leggero" lavoro di disostruzione e si passa.

10 giugno. Conca delle Carsene (Valle Pesio - CN). D. Grossato, S. Bettuzzi, R. Chiabodo, S. Carlevaro, F. Cuccu, A. Cotti, P. Terranova, M. Campajola, V. Martiello. Disostruzione di un buco poco distante da Parsifal, denominato "Subdolo", ma chiude poco dopo. Sulla strada del ritorno si cercano i buchi siglati qualche settimana fa da Meo, Ube e Cesco, ma se ne trova solo uno che risulta essere Pi Greco.

14 giugno. Val Corsaglia (CN). F. Cuccu, P. Fausone, A. Cotti, N. Milanese, S. Franconeri. Prove tecniche dei nuovi manzi da 6 cm. Battuta esterna a Rocce Bianche, dove si trova un buco che dovrebbe entrare in Bossea, pieno di acqua e detrito. Trovato un cavernone molto grande sul versante orografico destro del letto del ruscello. Aria assente e tutti i cunicoli visitati chiudono.

15-16 giugno. Specchio Magico (Pania Secca - Alpi Apuane). D. Girodo, F. Vacchiano, D. Grossato, E. Serra, M. Scarzella. A -300 Franz termina un traverso iniziato da Super l'anno precedente. Al termine vengono scesi due pozzi (P10 e P20 circa) che chiudono in frattura. Si esce disarmando fino a -200.

16 giugno. Colla Termini (Val Corsaglia - CN). M. Vigna, M. Pastorini, U. Lovera, C. Banzato, P. Terranova, M. Campajola, C. Gatti, S. Alfano, A. Cotti, I. Cicconetti A. Ubertino, F. Cuccu, M. Taronna, L. Soressa. Scesi alcuni buchi siglati Omega (Omega 4, Omega 15, etc) tutti aspiranti. La zona è molto carsificata. Cominciato ad aprire un buco sul sentiero, siglato GSP MCMXCVI. Roccia molto fratturata. per cui la disostruzione risulta difficoltosa.

Val Corsaglia, zona Case Pianazzi, costa Gure Becchetti (CN). A Gaydou, I De Almeida. Iniziata la disostruzione di un buco soffiante, a quota 1180.

22,23-24 giugno. Grotta Matajur (Jurin, Limone Piemonte - CN). P. Oddoni, L. Rattalino, I. De Almeida, N. Milanese. Finalmente si entra. Scesi 2 pozzi e fermi su un altro da scendere.

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23 giugno. Conca delle Carsene (Val Pesio - CN). F. Belmonte, V. Mangione, E. Novelli, F. Faggion (GSAM). Tempo pessimo, con grandine e pioggia. Scesi due buchi, uno vicino a "Subdolo" che chiude in frana, l'altro posto sulle pareti di fronte, che chiude su meandro molto stretto con poca aria. L'unica cosa "trovata" è stato Ico, che si aggirava al Pian delle Gorre solo e desolato.

23-24 giugno. Colla Termini (Val Corsaglia - CN). M. Vigna, D. Girodo, D. Coppola, A. Molino (solo il 23), U. Lovera, F. Cuccu, M. Taronna, E. Solera, R. Pozzo (due giorni). Domenica 23 battute nei pressi della Colletta. Rivisti numerosi buchi già segnati. In corrispondenza di una paretina una calata ha permesso di scendere un pozzo-meandro non segnalato, profondo circa 15 m e chiuso da frana con aria. Il 24 tempo pessimo, per cui si torna a casa.

29 giugno. Buco dei Puffi (Case Pianuzzi, Val Corsaglia - CN). A. Gaydou. Continuata la disostruzione. Vista una sala sul fondo.

29-30 giugno. Grotta Matajur (Jurin, Limone Piemonte - CN). P. Oddoni, L. Rattalino. I. De Almeida, N. Milanese, M. Scofet, V. Stringani. Sceso un grande pozzo ci si ferma circa a -150 m. Da vedere alcune finestre lungo la verticale.

Conca delle Carsene, Vaccarile (Valle Pesio - CN). F. Cuccu, D. Dinice, R. Pozzo, E. Bena, D. Rubat Ciagnus. Battuta la zona dal Vaccarile a colle del Carbone. Nessun risultato interessante.

Malga Fossetta (altipiano di Asiago). U. Lovera, P. Terranova, G. Badino, M. Taronna. Scesi fino a circa -800, dove viene effettuata una colorazione. Al ritorno Giovanni rileva le temperature dal campo posto a -600, fino all'ingresso.

La Maddalena (Morterone, Val Taleggio, Lecco). D. Grossato, D. Girodo, V. Martiello, A. Manzelli, S. Uggeri e il Corvo (GS Varese). Al fondo di un ramo secondario viene iniziato da Mecu un traverso in cima ad una risalita, non finito per prematuro decesso della batteria. Nel frattempo Manzo e il Corvo trovano circa 50 m di meandro che conduce in una sala di discrete dimensioni in cui occorre effettuare una risalita di una decina di metri.

3 luglio. Buco dei Puffi (Case Pianazzi, Val Corsaglia - CN). M. Vigna, M. Pastorini, A. Gaydou. Dopo aver disostruito 10 m di galleria (terriccio), si entra nel freatico con strettoia e probabile sala alle spalle. Si sente l'eco.

7 luglio. Parsifal (Conca delle Carsene, Valle Pesio - CN). F. Cuccu, E Neirotti, Urru (GSAM), G. Balestra con la mitica Kariola (GSG). Posizionato il cavo elettrico per l'esercitazione di soccorso di domenica prossima. Urru da inculare, mentre la Kariola è risultata essere OK. Fof è molto entusiasta di Picchi (grandonna!).

Arrapanui (Conca delle Carsene, Valle Pesio - CN). D. Girodo, A. Cotti, R. Pozzo, G. Dutto (GSAM). Scesi a -300 dove si effettua una risalita in libera dei due grossi camini che salgono. Sceso il pozzo da 25 m e trovati altri 50 m di pozzetti. Fermi su un meandro strettino, ma non troppo.

Parsifal (Conca delle Carsene, Valle Pesio - CN). A. Eusebio, P. Terranova, M. Campajola, M. Scarzella. Vengono effettuate risalite su un ramo a 50 m.

13-14 luglio. Grotta Matajur (Jurin, Limone Piemonte - CN). P. Oddoni, M. Dalmaviva, L. Collivasone. Dopo una risalita la grotta continua su due pozzi paralleli. Sceso il primo, che porta ad una sala con prosecuzione da vedere.

Parsifal (Conca delle Carsene, Valle Pesio - CN). Esercitazione di Soccorso del 1° Gruppo, con la presenza del Gruppo Lavoro Disostruzione. Purtroppo l'esercitazione si trasforma in soccorso vero e proprio a causa di un incidente occorso ad uno dei membri del GLD.

20-21 luglio. Zona dello Jurin (Limone Piemonte - CN). P. Oddoni, I. De Almeida, V. Stringani, E. Neirotti, Silvina (BI). Battuta esterna. Visti alcuni buchi toppi, e uno con possibile prosecuzione.

21 luglio. Parsifal (Conca delle Carsene, Valle Pesio - CN). Viene effettuato un traverso nel ramo del Tacchino Volante, in cima al primo pozzo della via alternativa che porta al salone da cui parte il Geriatrico Viene raggiunta una bella condotta, di due metri di diametro che stringe in una strettoia-sifone di fango con aria soffiante. Segni di disostruzione ci fanno capire che qualcun altro ci ha già preceduti (scopriremo che si tratta di Fof, arrivato per una via alternativa). Il ramo è molto interessante perché punta direttamente verso la Conca. Scendendo viene fatto un altro traverso a metà del secondo pozzo, che finisce, per mancanza di materiale, sotto una finestra da raggiungere (nel corso del campo estivo si arriverà in questo punto dalla finestra).

24 luglio. Grotta Matajur (Jurin, Limone Piemonte - CN). P. Oddoni, V. Stringani, I. De Almeida, Silvina (BI). Trovata prosecuzione nella sala "Sbo", da disostruire. Raggiunta una finestra sul pozzo che accede alla sala

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"Sbo". Viene inoltre sceso un pozzo di circa 20 m che riporta alla suddetta sala.

27 luglio - 18 agosto. Gias dell'Ortica, Conca delle Carsene (Valle Pesio). Consueto campo estivo del GSP. Maggiori dettagli nel presente numero di Grotte

2-3-4 agosto. Monte Canin. F. Belmonte, A Cirillo (USP), Sergio e Ettore (GSPGC). Il 1° giorno battuta esterna nella zona dell'Infrababa. 2° giorno: disostruzione esterna di S1 (Slebe1). Sceso un P15, cui seguono due saltini. Fermi su un pozzo valutato 30 m. 3° giorno battuta esterna: scesi un paio di pozzi chiusi e visti molti altri.

24-25 agosto. Biecai e Capanna Saracco-Volante (Conca di Piaggia Bella, Val Tanaro, CN). F. Cuccu, M. Taronna, D. Girodo. Saliti da Rastello e dormito al Rif. Mondovì (Fof e Super). Il giorno dopo si sale alla capanna per verificare alcuni particolari in previsione del futuri lavori. In zona Biecai, verso Piccola Piaggia Bella sarebbe interessante tornare.

30 agosto. Monte Canin, Passo Slebe. F. Belmonte, A. Cirillo (USP), Sergio (GSPGC). Continuata l'esplorazione di S1. Sceso il 2° pozzo di circa 30-35 m. Trovato un altro pozzo e sceso per circa 25-30 m. Fermi per mancanza di materiale su un pozzo valutato 40-50 m con aria forte.

30-31 agosto, 1° settembre. Grotta Labassa (Valle Tanaro - CN). G. Carrieri, M. Taronna, L. Sasso (GSI), Paolo Ramò (GSI), A. Menardi (GSI), F. Nicosia (GSI). Una risalita di circa 20 m poco prima del sifone finale, effettuata 6 anni fa dai belgi, permette di raggiungere grossi ambienti freatici che bypassano il sifone. Al di là ci attendono bellissime condotte, per circa 600 m, che portano, seguendo il torrente ad un nuovo lago-sifone (con acqua molto mobile e senza fango). Poche decine di metri prima una breve e facile arrampicata conduce a grandi ambienti freatici fossili, di circa 20 m di diametro che dopo un centinaio di metri scendono su un lago. Poco prima del sifone precedente si diparte un'altra galleria che viene seguita fino ad un pozzo non sceso per mancanza di materiale ed a una piccola risalita che conduce ad un altra condotta. La corrente d'aria presente induce all'ottimismo.

 

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Carsene '96

Diario di campo

D. Grossato

     Il campo alle Carsene dell'anno scorso oltre a regalarci Parsifal e l'Innominata ha anche lasciato dei buchi molto grossi riguardo alla descrizione delle zone e delle cavità minori ma soprattutto ci ha fatto capire che per lavorare metodicamente in quella zona occorre avere per le mani un supporto cartaceo molto più completo e preciso di quello che esiste attualmente. Su questa scia abbiamo organizzato un secondo campo alle Carsene con tre ambiziose mete da raggiungere:

     1. Lavorare sistematicamente a Parsifal; 2. Battere bene le zone basse della conca attenendosi alla divisione delle zone fatte dai cuneesi e curandosi di risiglare, posizionare e rilevare tutti i buchi; 3. Lavorare nella zona delle pareti nord del Marguareis in esterno e continuare l'esplorazione (nonché il rilievo) dell'Innominata. Tutto questo in costante comunicazione via radio con i cuneesi alla Morgantini per tentare di coinvolgerci reciprocamente nelle rispettive attività.

Pic de l'Aigle



Le gallerie di Parsifal

     Vediamo un po' com'è andata: lo faremo attraverso il diario di campo che per quanto noioso e faticoso da leggere rimane pur sempre una testimonianza scritta dei lavori svolti, e in futuro potrebbe risultare molto utile a tutti coloro che decideranno di andare a

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curiosare nella conca delle Carsene.

Sabato 27 luglio. Inizia il campo con la partenza da Torino dei materiali, per fortuna c'è gente a sufficienza: Ube, Pierangelo, Arlo, Alby, Giulia, Consolata, Davide, Nicola, Fof, Sabina, Cesco, Mecu, Picchipettola (Emanuela), famiglia Giovine, Giorgetto e Laura con Bering. Giunti al parcheggio della Morgantini si procede al trasporto di parte dei materiali alla capanna con il taxiconca di Giorgetto e si preparano i sacchi per l'elicottero (due alle macchine e uno alla Morgantini).

Domenia 28 luglio. Durante la notte si aggiungono Max, Iena, Lurida (Valentina) e Blumun (Trumun). È prevista una schiarita del tempo per le 15.00, l'appuntamento con l'elicottero è alle 17.00. Fof arpiona Sabina battendola costantemente e se la porta al gias dell'Ortica per ricevere l'elicottero in piazzola. Come mai solo due persone quando ne servivano molte di più? Fof e Sabina sono gli unici che ci possono rispondere. Comunque il tempo si guasta e l'elicottero salta. Si comincia a preparare la strada per il taxiconca che in un punto delicato si ribalta procurando un'incazzatura furibonda di Giorgetto. Nel tardo pomeriggio tornano a Torino Max, Iena, Ube, Alby, Giulia, Arlo, Mecu, Pierangelo, Giorgetto, Laura e Bering, Cesco, Picchipettola.

Lunedì 29 luglio. Fof e Sabina si alzano alle sette per aspettare l'elicottero. Nel primo pomeriggio Igor arriva inaspettatamente dal passo del Cros e Fof capisce che la sua intimità è finita. Verso le 14.00 arrivano anche Valentina e Blumun che continuano la vana attesa. Igor va alla Morgantini a recuperare cibo e una tenda e ritorna in tarda serata. Dall'altra parte Nicola, Consolata ed Enrica stanno per 10 ore in zona macchine: l'elicottero non è arrivato... chissà cosa hanno fatto per evitare la noia!

Martedì 30 luglio. Arriva alla Morgantini la famiglia Vigna (Toto compreso). Igor torna al lavoro "duro" e Davide, stanchissimo e spossato dalle ardue fatiche, riparte per Torino. Nel pomeriggio finalmente arriva l'elicottero e quindi il materiale (Lurida: "Non ci posso credere!"). Nell'ultimo viaggio l'elicottero trasporta Enrica colpita da un mal di pancia insostenibile e Consolata che aveva espresso la richiesta di cambiare pettinatura. Tra quelli che partono dalla Morgantini Susy arrivata alla frana decide di rompersi un polso e di procurarsi un livido da guinness dei primati sotto una chiappa indovinate che posizione aveva assunto? Mentre Beppe corre con Susy all'ospedale di Cuneo i sopravvissuti iniziano a montare il campo.

Mercoledì 31 luglio. Finalmente si può cominciare a fare attività.

1. Parsifal: Sabina, Fof, Nicola, Lurida e Blumun. Disceso un pozzettino all'inizio del Tacchino volante che purtroppo torna sulla via del fondo. Allargata una strettoia si scende una via in zona Lochner: due brevi pozzi quindi un meandro che porta su un traverso già conosciuto

2. Meo e Consolata vanno in battuta nella zona alta del Vallone dei Greci e individuano tutti i buchi visti in primavera con la neve

Giovedì 1 Agosto. Tutti i presenti al campo in battuta nel vallone dei Greci a scendere i buchi visti ieri. Krynos: dopo P15 iniziale tra la neve e la parete una strettoia da allargare. Cinghios: aperto il meandro d'ingresso ci si ferma su una strettoia al di là della quale pare ci sia un piccolo saltino. Arrivano al campo Alby e Mario.

Venerdì 2 agosto

1. G. zero: Valentina, Blumun, Alby, Mario. Passata la strettoia finale (circa -50) si giunge ad un pozzetto ostruito da frana, di là si intravede un ambiente più largo.

2. Cinghios: Fof, Meo, Mario, Sabina. Dopo una discreta opera di scavo si passa una fessura e si finisce in una grossa frattura ostruita da frana, l'aria è forte ma il lavoro da fare risulta troppo lungo. Meglio dedicarsi ad altro e dichiarare Cinghios chiuso.

3. Krynos: Beppe, Bernard, Jo Lamboglia. Manzata la strettoia sotto al pozzo d'ingresso si entra in un meandro di modeste dimensioni con forte aria aspirante. Dopo qualche metro una piccola frana ostruisce il passaggio.

Nel tardo pomeriggio Fof e Meo cominciano a disostruire un buco vicino al campo che verrà poi dimenticato mentre Beppe e Bernard di ritorno da Krynos danno un'occhiata a ICF 31, un vecchio buco segnato dai francesi negli anni '60: si scende per circa 10 m e al fondo chiude con una strettoia che non fa venire nessuna voglia di lavorarci. Aria assente.

Nicola torna a Torino da dove ripartirà per la Grecia.

Sabato 3 agosto. Massiccio arrivo di persone che alla spicciolata raggiungono il campo e montano le tende. Giampiero, Super, Maurilio (di Pinerolo), Daniela (donna Cesira), Giorgetto, Laura con Bering, Lorenzo (Bradipo, per gli amici Brady), Terranova family, Iena, Sara, Max, Betta con Stefania e Viviana a formare la pattuglia coccodè. Mecu, Daniele, Spazzola, Roberto (Ken).

L'attività è rivolta esclusivamente a Parsifal perciò, a parte i nuovi arrivi ci si divide in due squadre: 1. Meo, Beppe Jo L., Bernard. Discesa una serie di pozzi prima dell'Omino coi capelli dritti (P12, P10, P7), quindi un meandro riporta nel salone del ramo delle Caviglie. In questa stessa zona è stata esplorata una condotta di

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circa 60 m che porta su un meandro lungo 25 m al termine del quale si trova un camino da risalire (si intravede una finestra a 10-15 m d'altezza). Sulla via del ritorno, poco dopo il Lochner, Bernard continua la risalita iniziata dal Tierra e si ferma a 5 m da una bella finestra. La risalita è da completare con un piccolo traverso. 2. Fof, Mario, Alby, Sabina. Visto e setacciato quasi tutto il ramo del Geriatrico: nulla di particolarmente interessante da segnalare a parte un meandro sfigato che parte dal fondo del ramo ed esplorato solo in parte. Rilievo ancora da eseguire.

Domenica 4 agosto. Nuovi arrivi: Igor, Diego, Elena (Deborah), Gobetti family, Steinberg con figlioletta, Nicola (quando i suoi amici l'hanno criticato perchè si sarebbe portato chili e chili di fagioli in Grecia e quindi avrebbe prodotto quantità immani di gas putrido, lui si è incazzato insultandoli e decidendo di tornare al campo: luogo ideale dove scaricare i gas putridi. Non fa una grinza!).

1. Pareti nord del Marguareis: Super, Daniele, Tierra, Mario, Bernard. L'idea è di battere le zone alte soprattutto alla ricerca di buchi in parete. Il tempo non è clemente e una fastidiosissima nebbia sale dalla Val Pesio fin dal primo pomeriggio, ad intralciare il nostro programma. Raggiunto l'ingresso dell'Innominata Bernard comincia un traverso, prima in libera e poi mettendo tre spit, fino a spostarsi di 30 m per raggiungere una grossa spaccatura (abitata da volatili rumorosi) lasciata perdere in passato per privilegiare l'Innominata. Viene sceso uno scivolo su neve per 15 m, poi una frana blocca la via. Si inizia uno scavo e si apre un piccolo varco mentre l'aria aspirante aumenta, ma un grosso masso scivola lento e pericoloso ad occludere parzialmente il nuovo passaggio: al di là un saltino stimato 3-4 m attende.

2. Zona 6: Giampiero, Mecu, Spazzola, Max, Ken, Viviana, Betta, Stefania. Visti e segnati vari buchi tra cui 6.1, Sucos, Strunz. Poche le speranze.

3. Zona 3: Fof, Giorgetto, donna Cesira. Disostruito un buco, non segnato: fermi su saltino di 6 m con forte aria soffiante. Da non dimenticare!

4. Zona 8: Marilia, Lurida, Blumun, Iena. Segnato e visto Boh!: un saltino di 7 m al fondo presenta neve e ghiaccio ma c'è aria soffiante debole. Da rivedere. Sceso Teschio: pozzetto in libera che termina su ghiaccio chiuso!

5. Meo e Maurilio disostruiscono una dolina poco distante dal campo: si scende per 3 m ma occorre continuare a manzare

     Lasciano il campo Jo Lamboglia, Sabina (con grande tristezza di Fof), Deborah, Sara, Spazzola, Max, Ken, Consolata (sconsolata dal fatto che mancavano 49 giorni al ritorno di Badino).

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Lunedì 5 agosto. Molti decidono di dedicare la giornata a Parsifal e così si formano varie squadre con diversi obiettivi:

1. Super, Fof, Nicola, Lorenzo a monte del Tacchino volante a scavare un sifone di fango oltre il quale un pozzetto chiude su strettoia con aria soffiante. Super risale il pozzo da cui partono le gallerie a -50, dopo 10 m desiste perché chiude.

2. Meo, Beppe, Bernard, Lurida, Blumun. Dopo il Lochner Bernard termina la risalita iniziata dal Tierra: totale 50 m, quindi si incontra un bel gallerione inclinato in salita (4 m di diametro) che curva a destra di 90°, incontra da un lato a sinistra una frana e a destra un pozzetto (10-12 m) che viene risalito e chiude su frana sospesa. L'impressione è di essere a pochi metri dall'esterno. Sempre dopo il Lochner si fa una risalita di 5-6 m per entrare in una condotta che dopo 15 m circa incontra un pozzo di una decina di metri non sceso e poco dopo chiude inesorabilmente.

3. Giampiero, Maurilio, Diego nel meandro a valle del Geriatrico arrampicano tre piccole risalite (in corrispondenza di altrettanti arrivi) che si rivelano tre merde: finiscono tutte su piccole condotte senza aria. Si attraversa il pozzo prima del bivio del Geriatrico quindi si scende un P25 che termina in una galleria. Sia a monte (più promettente) che a valle termina su sifone da disostruire.

4. Alby, Igor, Marilia, Iena al fondo del Geriatrico per vedere due meandrini: il primo è un by-pass, il secondo chiude malamente. Viene tutto rilevato. Viene sceso un P10 sulla via del geriatrico (vicino al caposaldo 20) che chiude su terra. Uscendo si completa il rilievo anche di un pozzo visto due giorni prima.

5. Daniele, Mecu, Mario, Viviana, Stefania, Betta: Krynos. Entrano solo Mecu e Viviana (gli altri girellano fin quando non comincia a piovere) che allargano la strettoia dove si era fermata l'ultima punta e riprendono il meandro fermandosi poco dopo su un altra strettoia da manzare, stavolta.

6. Tierra con Pruel e Sonny a segnare buchi fino ad esaurimento bombola di vernice.

Martedì 6 agosto

1. Beppe, Meo, Blumun, Lurida. Scendono a Krynos ma al momento di manzare scoprono di aver lasciato le punte del trapano al campo. Valentina torna indietro mentre gli altri tre vanno a Sigma: scendono un P24 e disostruiscono il fondo ma non si passa, è intasato da frana. Vista una piccola diramazione laterale che finisce su un pozzetto ascendente.

2. Nicola e Alby fanno la terza punta a G zero: quasi arrivati al fondo del già visto, forse domani...

3. Fof, Andrea, Giorgetto, Giampiero, Super a 3.14. Si tratta di uno scivolo iniziale che dopo circa 3 m intercetta una spaccatura: si scende per 5 m e parte uno scivolo detritico con un saltino di 2 m. Si arriva ad una sala (5 m per 5) con pavimento lapideo. Di lì le pietre cadono a lungo in un buchetto con forte aria soffiante. Bisogna manzare e si sarebbe fatto se Fof non si fosse fidato di chi doveva prendere le punte del trapano... Giornata sfigata per i trapani!

4. Paolo e Lorenzo hanno continuato lo scavo della dolina dietro il campo ma c'è ancora molto da fare: aria soffiante.

5. In molti al Buco del Fortino a manzare ma non si passa. Non c'è aria.

6. Mecu, Daniele, Tierra, Mario e Bernard al Denver. Bernard con Mario inizia un traverso su un pozzo del Barraja che poi si trasforma in una risalita ed è a tutt'oggi da ultimare. Gli altri tre a cercare la giusta via per Escampobariou che questa volta verrà ritrovata senza eccessivi ritardi.

Mercoledì 7 agosto Nuovi arrivi o ritorni al campo: Patrizio ed Eric (GSPinerolo), Giulia con la sua amica Chiara (Zinnona cocker), Cesco, Ubertino e Piccino.

1. Super e Fof a 3.14 passano la frana al fondo e iniziano a scendere un pozzo ma la batteria muore dopo due fix.

2. Giorgetto e Andrea vanno in battuta esterna dalla punta del Duca fino allo Strolengo. In corrispondenza di una cengia dell'alta valle dei Greci, lato Val Pesio è stato segnato un buco (7.10) in parete con forte aria da disostruire (è necessario un solo manzo).

3. Diego, Alby, Marilia ritentano la fortuna a G zero. Trovano un meandrino nuovo lungo 15 m e profondo 3 m che chiude su strettoia brutta. Sul fondo un'altra strettoia lunga 3-4 m con forte aria è allargabile ma si tratta di un lavoro piuttosto lungo al di là di questo un pozzo stimato 10-15 m (è in realtà il limite dell'esplorazione del 1984). Disarmo in uscita.

4. Nicola, Maurilio, Brady vanno a Parsifal per continuare lo scavo nel sifone di fango a monte del Tacchino volante. Si avanza di un paio di metri e la volta va decisamente verso il basso. Da continuare, anche perché è stato lasciato del materiale in grotta.

5. Beppe, Meo, Bernard a Krynos: disostruita la strettoia dove si era fermato Mecu si raggiunge un meandro che scende per circa 30 m di lunghezza, seguito da un P10, lo si scende ma è toppo quindi lo si attraversa in partenza e si prosegue sul meandro fino a sbucare su un altro pozzo (P15) non sceso. Forte aria aspirante

6. Igor, Paolo, Giulia, Pruel, Ico (GSAM) e Zinnona cocker in battuta nei pressi del Baban. Trovano un buco e lo manzano ma occorre continuare.

7. Daniele, Mecu, Mario. Giornata di relax a segnare buchi in zona 6.

Partono definitivamente dal campo Bernard, Giampiero, Betta, Viviana e Stefania.

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Giovedì 8 agosto.

1. 3.14: Super, Fof, Nicola, Daniela. Allargato ulteriormente l'ingresso del pozzo si scende fino a -100 circa con fondo chiuso su detrito. Uscendo si rileva. C'è ancora qualche traverso da fare in cima alla via dei Canti.

2. (Mattina) Igor, Paolo Marilia, Pruel, Steinberg: Visto buco già segnato dai cuneesi vicino al campo. Manzata la frana d'ingresso si filtra in una piccola saletta al fondo della quale si scava per un paio di metri. Toppo da frana con discreta aria soffiante.

3. (Pomeriggio) Igor e Paolo tornano al buco sul Baban visto ieri. Manzano e passano la strettoia finale ma continua ancora nello stretto ... Discreta aria soffiante.

4. Alby e Diego in battuta nella zona compresa tra cima Fascia e il monte Jurin. Non viene segnalata nessuna grotta, solo in basso sono presenti dei buchi segnati dai cuneesi.

5. Parsifal: Beppe, Brady, Eric, Patrizio. Si è eseguito il rilievo della risalita fatta da Bernard l'ultima volta, quindi sono stati provati dei contatti radio con l'esterno dove Meo e Maurilio sono riusciti a localizzare una zona in frana con forte aria uscente che è potenzialmente un altro ingresso di Parsifal. Il tentativo di scavo ha chiarito che si tratta di un lungo e paziente lavoro. Scendendo verso valle, a 40 m dalla zona del collegamento è stato trovato un buco con forte aria soffiante: iniziata la disostruzione ma è da finire.

6. Giorgetto e Andrea in battuta al fondo della conca delle Carsene hanno visto una serie di pozzi allineati (tra cui uno segnato 6.1) con buona corrente d'aria uscente. Sicuramente lì sotto c'è una grossa galleria inclinata: significativo il fatto che togliendo delle pietre da un paio di quei buchi l'aria aumenta sensibilmente. A circa 10-15 m da 6.1 c'è un pozzo aperto non segnato e non scendibile in libera caratterizzato dalla presenza di un ometto grezzo li vicino: sul fondo non c'è neve, è assolutamente da vedere. Tornando al campo, vicino a Strunz è stato visto un buco segnato GSAM ma non siglato: c'è una fessura da manzare dove certamente nessuno è passato.

7. Krynos: Mecu, Lurida, Daniele. Superato il punto dove si erano fermati Beppe e Meo si attrezza un traverso di 3-4 m. Segue una piccola saletta sfondata che immette in un P15: disceso. Al fondo l'aria si perde in più direzioni, si tenta uno scavo dopo un'arrampicatina ma chiude malamente. Risalendo sono state viste tutte le finestre sul P15 fino allo spit di partenza: nulla di fatto. Rimane da manzare la strettoia al fondo e da fare il rilievo.

8. G28: Ubertino e Tierra. Pulizia della frana iniziale e discesa del P30 si può facilmente continuare, aria media soffiante.

9. Perdus; G. Dutto (GSAM), Blumun, Giulia. Disarmo totale della grotta mentre Ico e Zinnona cocker se ne stanno stretti stretti, avvolti con "due calde coperte", in una tenda fuori dalla Morgantini.

Venerdì 9 agosto Ritorna Max e in nottata arriva anche Deborah.

1. Parsifal: Super, Ubertino, Tierra e Churru, Tiziana, Spissu del GSAM. Al fondo del ramo dell'Incredulo per tentare lo scavo "pesante" che a lungo era stato rinviato. Dopo ore e ore di lavoro si è capito che si tratta di un ringiovanimento: un pacco tremendo!

2. Krynos: Alby, Meo, Patrizio, Eric. Disostruita e passata la strettoia sul fondo si arriva su un grosso pozzo: finalmente un'ottima notizia! Si è iniziato a disostruirne l'imboccatura ma il bogolo ha fatto solo 4 fori da manzo. Eseguito il rilievo in uscita.

3. Fof, donna Cesira, Giorgetto, Laura, Andrea. Battuta in bassa zona 6: segnato, disceso e rilevato 6.50 e 6.51. Nulla di particolare da segnalare.

4. Marilia, Cesco, Piccino, Giulia, Maurilio, Zinnona cocker. Battuta in alta zona 6. Visti e siglati vari buchi dei quali uno particolarmente interessante (Clitos): un pozzo di 15 m che si scende in libera, al fondo una strettoia da manzare con forte aria. Tornanti al campo qualcuno va a manzare il buco del Fortino: si scende un saltino di 3 m e si vede una spaccatura poco larga ma transitabile da aprire con i manzi.

5. Zona 7: Blumun, Diego, Mecu, Daniele, Lurida e Mike (GSAM). Diego scende M2 (Ibernos), un buco visto dal GSP trent'anni fa e dato per chiuso a -10 su ghiaccio (tra l'altro è uno dei buchi segnati questa primavera con la neve). Si tratta di una serie di pozzi fino a terminare in un laghetto di ghiaccio a circa -50. Fine della corda ma non della grotta, per fortuna. Tutti gli altri provvedono a fare la poligonale di una ventina di buchi risiglandoli.

6. G28: Paolo, Igor, Iena. Scesi fino al

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fondo (-40) ma chiude su spaccatura molto stretta lunga un paio di metri, con forte aria soffiante. Sceso secondo fondo (-20) che termina in una sala che prosegue su meandrino intasato da frana.

Sabato 10 agosto Ritorna al campo Spazzola con Simonetta e Syncro. Arriva anche Paoletta dalla Toscana. Lasciano invece il campo: Ubertino, Paolo, Steinberg, fam. Giovine, Giulia, Zinnona cocker, Patrizio.

1. Krynos: Beppe, Nicola, Andrea, Maurilio. Proseguito la disostruzione ad imboccatura pozzo (recuperando la punta nella roccia lasciata da Meo) e sceso circa P25. Fermi su un terrazzo causa fine corde con ancora, a stima almeno 80 m di pozzo da scendere.

2. Giorgetto, Laura, Fof, donna Cesira, Super, Mecu, Brady, Blumun, Eric, Lurida. Battuta in zona 4-6-7. Scesi una dozzina di buchi chiusi da neve, ghiaccio o frana. Tutti i buchi sono stati rilevati (compreso la poligonale esterna) e segnati o risiglati.

3. Zona 6: Fof, Meo. Sceso due buchi di cui uno molto interessante (sulla dorsale di C6): si tratta di un cunicolo di 2 m che porta ad una strettoia da allargare (bastano 2 manzi) seguita da un pozzo stimato circa 20 m con forte corrente d'aria alternata. Il buco forse si collega con C6.

4. Ibernos: Diego, Igor, Max, Iena, Deborah. Riarmato fin dove era stato visto ieri. Dal lago di ghiaccio un saltino di 2 m porta su un meandro che dopo 2-3 m diventa intransitabile: poca aria. Occorre tornare per fare il rilievo.

5. Buco del Fortino: Paolo, Pruel. Manzata strettoia a 4 m dall'ingresso: di là un saltino non sceso per mancanza di corde.

Domenica 11 agosto Lasciano il campo Daniele, Syncro, Simonetta, Cesco, Maurilio, Laura, Eric, Giorgetto, Piccino e Deborah.

1. Krynos: Meo, Alby, Lurida, Trumun. Raggiunto il punto dove si sono fermati ieri riarmando opportunamente. Si scende per circa 40 m sino ad arrivare ad un restringimento del pozzone (tipo clessidra) che fa da imbuto per l'immane frana sovrastante: molto pericoloso! Ora la profondità è di circa 120 m. Si risale disarmando.

2. Super e Nicola a 3.14 armano due traversi: il primo a -10 e il secondo a -50: chiudono entrambi su frana.

3. Denver: Mecu, Marilia, Iena, Max. Mecu termina il traverso-risalita alla sommità di Escampobariou e atterra in galleria. Si esplora per 200 m in meandro, zone di frana, condottine e gallerie. La situazione è complessa, ci sono molti bivi e risalite da fare. Si esegue il rilievo di quasi tutta questa nuova parte.

4. Igor e Pruel al buco del Fortino scendono un saltino di 2 m, disostruiscono una strettoia e finiscono in una saletta con strettoia da manzare. Debole aria soffiante.

Lunedì 12 agosto

1. Krynos: Super, Nicola, Spazzola. È stato cambiato l'armo del pozzone (Enola-gay) per cercare di evitare la frana ma il tentativo fallisce: nulla di fatto!

2. Igor e Pruel scendono un pozzo a cielo aperto segnato CSM (vicino al campo verso il gias dell'Ortica) per circa 20 m. Sul fondo c'è una frattura stretta con debole corrente d'aria pare che di là allarghi un po' ma non è convincente!

3. Strolengo: Fof, Andrea, Tierra, Paoletta: Viene raggiunto l'ingresso su facili cengiette, non si può certo dire che sia largo! Giunti al fondo si constata che non ce n'è. Al ritorno Paoletta rimane bloccata in un passaggio stretto (già risultato pericoloso all'andata) sotto una frana... Qualche attimo di panico ma poi tutto finisce bene.

Martedì 13 agosto Si mettono in piedi ben tre punte per Parsifal.

1. Meo, Spazzola e Nicola a scavare nel ramo a monte del Tacchino volante: mega scavo ma non ce n'è! Si scende allora in un fratturone lì vicino e ci s'infila in un meandro per circa 70 m che chiude su concrezione e pietroni. L'aria è forte, soffiante e con due manzi si può passare. Da oltre la strettoia si vede un meandro largo.

2. Super, Dario (GSAM) e Paolo Testa (GSBi) rilevate le gallerie di Giampiero (zona Geriatrico), poi siamo risaliti alle gallerie del Tacchino volante a raggiungere la zona vista da Fof (gallerie della Libertà) e abbiamo ricominciato a rilevare fino al punto x.

3. Fof con Ciurru e Paolo Belli (GSAM) al fondo della via dei Canganceiros: allargato la strettoia dalla quale passa una grossa quantità d aria fredda ma non abbastanza! Occorrono ancora 2-3 ore di lavoro. Al di là pare si allarghi...

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4. Krynos: Diego, Alby, Igor. L'armo fatto ieri è inadeguato! Scendiamo nuovamente fino all'inizio dell'imbuto e giudichiamo troppo pericolosa la prosecuzione della discesa. Bisogna discutere per trovare una soluzione di armo che ci permetta di non lasciarci la pelle Enola-gay è stato spazzolato con una grossa luce ma non ha finestre.

5. Zone 5-6: Mecu, Iena, Marilia, Tierra, Pruel con Calleris e Chesta (GSAM). Continua il lavoro di rilevamento e posizionamento di buchi.

Lasciano il campo Blumun, Lurida, Marilia e Diego.

Mercoledì 14 agosto Arrivano al campo Christophe e Odette, ritorna Mario e se ne va Meo con famiglia (direzione Corsica).

Non è rimasta molta gente: una dozzina di persone. Si decide che oggi è una giornata di relax così si va alla capanna Saracco-Volante (Fof. Iena, Max, Spazzola, Alby, Nicola, Mario) che viene trovata aperta (è stata forzata la solita finestrella del magazzino) con V. Bertorelli e R. Pavia che ospitavano un tot di persone provenienti dal Matese, da Bologna, Lucca e Trieste. Si rientra in tarda serata con buoi e nebbia.

"Famiglia Tierra, Gobetti e Christophe passando per agili cengiette e faticosi ghiaioni raggiungono la capanna via colle del Pas (gli altri sono passati dal colle dei Signori) completando la manovra aggirante a tenaglia della quarta armata GSP. Successo totale, resa degli occupanti, ricco bottino di cibarie. Brace passata per le armi. Stop. Tierra."

Giovedì 15 agosto Ritornano al campo Marilia, Daniele, Picchipettola assieme a Z con Gregorio e Maria (GSG). Per contro se ne vanno Alby, Iena e Max.

Tierra e Andrea sono andati di nuovo alla capanna Saracco-Volante.

1. Parsifal: Spazzola, Nicola, Mario. Si scava e si passa una strettoia a monte del Tacchino volante. Di là una sala di 4 m per 2 con una risalita che non viene terminata: molta aria soffiante.

2. Denver: Mecu, Super, Alby, Igor, Christophe. Riparte l'esplorazione nella zona dopo Escampobariou e dà i suoi frutti: dopo aver esplorato e rilevato il ramo Fleurs du mal (chiude!) al punto T si scende in libera per circa 30 m e si arriva in una condotta che dopo 15 m diventa un ambiente di frana con grossi blocchi. Filtrando tra i blocchi si sbuca a metà di un pozzo da scendere. Stima 50-60 m. L'aria dal punto T è soffiante.

La sera Spazzola estrae dal suo "frigo" 2 kg di salsiccia che vengono subito piazzate su una griglia sopra una profumata brace di pino. Ottima!

Venerdì 16 agosto Il campo si ripopola in prossimità dello sbaraccamento di domenica, infatti ritornano Beppe, Susy, Laura, Giorgetto, Maurilio, Eric.

1. Parsifal: Fof, Picchipettola, Churru e Gianfri (GSAM). Al fondo della via dei Canganceiros per continuare lo scavo in zona Miniera. Vengono allargati tre pezzi di meandrino con forte aria ma passa solo Picchi e lo dà per chiuso. Conviene andare a scavare nella galleria a metà del pozzo della Foca. Arrivati al campo troviamo la gente pronta a muoversi causa il nostro eccessivo ritardo.

2. Zona 6: Spazzola, Mecu, donna Cesira, Mario, Nicola, Z. Segnati e posizionati buchi in direzione gias dell'Ortica. Z scende un P18 toppo segnato 6.57. Tentativo di aprire 6.56 ma la frana gigantesca che lo occlude ci fa desistere.

3. Denver: Tierra, Daniele, Paolo Testa. Scendiamo il pozzo su cui si sono fermati ieri: si tratta di un P60 che stringe gradualmente. A metà c'è un grosso arrivo e di fronte una finestra da vedere. Tierra mette l'ultimo spit spostando così l'armo dall'acqua, aggiunge una corda e arriva al fondo del P60. C'è una frana da cui il Tierra filtra facilmente sbucando alla sommità di un pozzo che decide di sondare con il piantaspit. Stima 10 m, e la nostra punta finisce lì. Si rileva il P60 e si esce.

Sabato 17 agosto

1. Krynos: Beppe, Nicola, Igor. Constatata la super pericolosità della frana completamente instabile di Enola-gay. Si esce disarmando tutto tranne due traversi (50 m di corda).

2. Parsifal: Marilia, Z, Spazzola. A monte del Tacchino volante si fa una risalita di circa 10 m e si arriva alla base di un grosso pozzo (50-60 m). Si vede chiaramente una finestra a circa 10 m d'altezza. L'aria nella sala del pozzone si perde ma nel meandro di merda da cui si arriva è soffiante, molto forte.

3. Innominata: Super, Mecu, Mario, Christophe, Andrea. Trovato un pozzo nella zona del fondo con forte aria soffiante stimato circa 30 m: è da scendere. Viene completato il rilievo di tutta la grotta.

Ultimi arrivi durante la giornata comprendono Diego e Deborah più Cesco con tanto di torte, pasticcini e svariate bottiglie di "buon" vino per festeggiare il suo compleanno che coincide con la festa di fine campo. Altrettanto fanno i cuneesi alla capanna Morgantini con i francesi.

Domenica 18 agosto Smontaggio globale del campo avendo cura di ripulire il solito lerciume che qualcuno si è lasciato dietro. Una splendida azione alla cui regia stavano Gregorio (con la sua incredibile carriola a cingoli per portare i materiali oltre la frana) e Giorgetto (con il Taxi-conca per far arrivare i materiali alle macchine) ci ha permesso di avere tutta la roba alle auto per le 14.00. A quel punto abbiamo accettato di buon grado l'invito a pranzo offertoci dai cuneesi e quindi abbiamo invaso la loro capanna riempiendola di canti e

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di noi stessi: è stato molto piacevole. In prima serata tutti i materiali vengono scaricati in magazzino e termina ufficialmente il campo alle Carsene.

 

Brevi considerazioni finali

Obiettivi: a Parsifal si sperava di ottenere di più. Il confronto fra la quantità delle punte e i risultati ottenuti è sicuramente sproporzionato. Il discorso del catasto si è rivelato molto più ampio del previsto, per cui risulta ancora parziale. La zona nord del Marguareis è stata visitata con meno frequenza di quella che si pensava, quindi anche lì occorreranno altri lavori.

Partecipanti: leggermente inferiori alla stima della vigilia ma pur sempre un numero considerevole. Complessivamente sono passate per il campo 61 persone con una punta massima di concentrazione di 40.

Esplorazioni: 500 m di rilievo nuovo a Parsifal e altrettanti al Cappa. Una miriade di buchetti e il -120 (Krynos) che ci ha lasciato con l'amaro in bocca.

Materiali: i bogoli si sono comportati malissimo e ad un certo punto del campo abbiamo avuto carenza di corde e moschettoni. Abbondante il carburo.

Socialità: un quieto vivere anomalo per un campo GSP. Non ci sono stati grossi scazzi e si è sempre respirata aria d'allegria. Strano, ma vero.

Vino: il vino tra i più cattivi che abbia mai bevuto. Ne sono stati portati 100 litri, metà rosso e metà bianco. Il primo è stato bevuto nell'arco di tutto il campo (mai successo che 25 litri di vino durassero tanto), il secondo è stato rovesciato sull'erba prima di smontare il campo.

Verso Scarasson e Pic de l'Aigle

 

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La quadratura del campo: 3.14

Massimo Taronna

     Carsene, Carsene, sempre Carsene. Questo è stato per lo più l'orizzonte del campo estivo; solo pochi indipendenti si sono dedicati ad altri territori, forse molto meno promettenti.

     Tra questi Fof e Giorgetto, che hanno dedicato alcune giornate a girare nella zona del Baban (in zona 3 secondo la suddivisione per aree della Conca, ma speleologicamente altro, in quanto drena le acque provenienti dal Colle del Carbone). Molta aria, svariati segni esterni (condotte troppo presto chiuse, meandri precocemente intasati o decisamente stretti), fino ad arrivare in un canale-forra, le cui pareti sembrano testimoniare una genesi sotterranea.

     Il posto ha tutte le caratteristiche per riservarci delle sorprese; scomodo da raggiungere, con una breve arrampicata intermedia, facilmente soggetto a cadute pietre, ripido, tanto ripido e con tanta, troppa aria che esce alla base di una paretina, in centro al canale.

     La disostruzione iniziale è insolitamente agevole, perché basta togliere qualche zolla di erba e muschio insieme ad un po' di pietre. Nel frattempo l'aria aumenta, diventa vento, fredda e umida.

     L'eccitazione è tanta, occorre mettere in movimento qualcun altro. Il 6 agosto entriamo Giampiero ed io. L'ingresso non è un bel posto; siamo circondati da roccia marcia, intensamente fratturata.

     In libera si scende un breve pozzetto in frattura e l'ambiente cambia subito. Le pareti si allargano, sopra di noi vediamo massi sospesi. Per uno scivolo di pietre arriviamo ad una saletta, anche questa ingombra di blocchi e macigni. L'aria arriva da sotto i nostri piedi, le vie possibili in alto e di fianco sembrano riportare all'esterno. Cominciamo a scavare e a spostare pietre, finché le nostre forze lo consentono. Purtroppo siamo privi di ausili chimici, per cui ad un certo punto obbligatoriamente desistiamo.

     Ritorno con Fof il giorno dopo; cominciamo ad approfondirci tra i blocchi e vediamo occhieggiare il promettente nero dell'ignoto. Lanciamo pietre che sembrano fermarsi dopo poco, fino a quando cominciamo a contare per qualche secondo. Pozzo, sembra grande, con forte eco. E aria, tanta.

     I potenti mezzi GSP decidono che per oggi hanno dato abbastanza (non è vero, maledette batterie), per cui dobbiamo nuovamente rimandare la tanto agognata esplorazione.

     Terza punta (tranquilli, un -1000 lo esaurisco solo in 250 puntate); alla coppia precedente si aggiungono Nicola, forza fresca di corso, e Daniela. Ricominciamo a lavorare, non molto tranquilli per la verità. Abbiamo intuito di essere sospesi sul pozzo stesso, per cui la paura è quella di togliere il cuneo che tiene fermo il tutto.

     Poi, finalmente, si passa. Strettoia (bravo Fof) e blocchi incombenti, poi un po' di sano vuoto.

     L'ambiente mi colpisce: si tratta di una forra altissima, larga dai 40 cm ai 3 m, con vari livelli sospesi, come quello da cui siamo entrati. L'aria non si sente più, le sezioni sono dell'ordine delle decine di metri.

     Atterriamo su uno scivolo di ciottoli, che permette di spostarsi di qualche metro. Subito dopo il meandro si stringe e si riapre il vuoto sotto di noi. Altro salto e nuovo

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3.14 - rilievo

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pavimento detritico; nel punto in cui il meandro si stringe nuovamente si apre un altro salto, che permette di scendere ancora qualche metro, per poi chiudere definitivamente. Usciamo rilevando, domandandoci quanto si estende la forra nell'interno della montagna e soprattutto da dove arrivi l'aria micidiale che si sente all'ingresso.

     L'ultima punta vede Nicola e me impegnati in traversi a vari livelli della forra, rallegrati dalla mancanza della chiave per stringere i fix, che vengono così tirati a mano. Purtroppo ci si arresta sempre contro la frana, un muro che sembra precludere l'esplorazione.

     Alla fine della storia usciamo convinti che tutta l'aria arrivi dalle zone più profonde, dove non sarebbe male effettuare ancora un ultimo traverso.

     Prima di cominciare a smontare le frane!

     La grotta è stata denominata 3.14. Si trova a circa 1840 m di quota, in un canalone che scende verso la Valle Pesio. La profondità è di 91 m, per uno sviluppo di 126 m.

 

 

In "coppa" al Cappa

Domenico Girodo

...Siediti lungo il fiume

ed aspetta di veder passare

il cadavere del tuo nemico ...

     Come citazione forse non ci azzecca molto e di certo non era proprio scritta così; peraltro non so nemmeno a chi attribuirla, o meglio qualche idea ce l'ho pure, ma non ho alcuna voglia di sbattermi a verificarla per cui preferisco evitare di azzardare nomi e se vi sta bene, bene, altrimenti ... fate finta di non averla neanche letta.

Una punta per ricordare.

     La macchina sale lentamente lungo i tornanti del Margua'; è notte e c'è nebbia ma Paolo guida con prudenza e il resto della marmaglia se la dorme della grossa. Siamo in 5, diretti al Cappa a vedere se riusciamo a finire una risalita iniziata con Ubertino solo 36 mesi prima (vola il tempo !!). Una risalita effettuata dopo avere attraversato il pozzo Escampobariou e che mi sembrava promettesse bene, ma di acqua sotto terra ce n'è passata parecchia ed occorre rivederla con altri occhi. La via di accesso è il solito Denver (non tanto solito dall'ultima ed unica volta che c'ero stato i Biellesi l'hanno decisamente trasformato e stento a riconoscerne l'ingresso) con il suo bel P40 iniziale. La risalita del 18 la ricordo bene ma poi... nebbia. Ribecchiamo la via e non abbiamo più grossi problemi fino al termine dei pozzi dove la memoria cerca qualche particolare che illumini le tenebre dell'oblio, ma nisba! Dopo qualche tentativo a vuoto riacchiappiamo la diritta (sic!) via che si era smarrita e fino al Campo Biellese ci arriviamo ma poi "la" galleria diventa "le" gallerie, "i" meandri ecc. ecc., per cui si procede ad esclusione (cioè si ri-esplora) direzione dopo direzione, infilandoci nei posti meno ovvi, guardando in ogni dove ... salvo che nella direzione giusta. Con le pive nel sacco si rimanda tutto al campo.

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Campo '96.

     Confabulando con il Loco mi faccio un'idea di dove ho sbagliato ma per evitare di ripetermi vorrei che entrasse con me qualcuno certo del fatto suo, invece riesco a trascinare il buon Daniele (che in quanto a memoria è peggio del sottoscritto), il frivolo Tierra (che non ha mai visto il Cappa), il novello Mario ed il potente Bernard del Martel. Questi ultimi si fermano poco oltre il rio Baraja, nei pressi del salone Reseau d'Octobre: nella punta precedente avevo notato che, sopra il primo salto che adduce al salone, l'aria spariva e, al di là di un traverso da farsi, sembrava di intravedere "del nero" ... Per fortuna questa volta trovo la strada al primo colpo e in poco tempo siamo sul pozzo Escampobariou: poiché non credevamo in noi stessi non ci siamo portati nulla e ritorniamo indietro. I due soci lasciati ad arrampicare sopra il Reseau d'Octobre hanno finito i materiali e se ne sono tornati per i fatti loro: al campo scopriremo che hanno fatto una risalita al di là della quale ne parte un'altra ...

     In una seconda punta, con Marilia, Max e Iena, siamo un po' più baldanzosi e ci portiamo un tot di materiali per finire la risalita che mi ricordavo ancora lunghetta. Ebbene no: anche questa volta la memoria mi fa difetto (per fortuna questa volta!) e dopo un paio di tentativi, debitamente assicurato, riesco a fare in libera due metri che mi portano sulla sommità della tanto agognata. Una bella cicca mentre aspetto Marilia e poi ... galleria, o meglio, a destra galleria (in salita tra grossi blocchi di frana) a sinistra meandro. Decidiamo per questo (l'aria è "giusta") anche se non è tutta quella lasciata sul bordo dell'Escampobariou. Dopo solo 20 metri il meandro atterra in galleria che subito si divide in altre tre direzioni. a sinistra, dopo un breve tratto, si verticalizza in un condottino praticamente senza aria; davanti chiude dopo qualche metro; a destra continua: grande (3 x 5). Purtroppo non per molto in quanto dopo qualche decina di metri punta verso l'alto dove sembra finisca anche buona parte dell'aria; sulla destra però un passaggio basso adduce ad un nuovo sistema di galleriotte (punto T). Lo seguiamo sia sul ramo in salita (fermandoci sullo stretto, dove parrebbe finire l'aria) sia sul ramo che porta in basso: all'ennesima biforcazione Marilia punta in basso e si ferma su un salto, io seguo quello orizzontale che però chiude dopo qualche decina di metri stretti. Non benissimissimo ma comunque soddisfatti, rileviamo fino alla sommità della risalita. Visto che abbiamo ancora carburo diamo anche un'occhiata alla parte che avevamo saltato pie' pari e ci arrampichiamo senza troppo entusiasmo sulla frana. Marilia si infila sulla sinistra e procede per una ventina di metri ancora tra blocchi e si ferma su una arrampicata; io continuo sulla frana fino a che questa mi sembra ragionevolmente stabile e poi torno indietro. Entrambi poco entusiasti dell'ambiente (non c'è traccia d'aria, ma occorrerà rivedere la zona in modo più minuzioso) ritorniamo verso le gallerie Favouio rilevando fino sulla sommità dell'Escampobariou.

     Terza puntata (ehm, punta). Partiamo dal campo in quattro (Cicconetti, Coppola, Taronna ed il sottoscritto), anzi in cinque perché all'ultimo si aggiunge Christophe, del Martel, arrivato in mattinata. Raggiungiamo veloci il salone Favouio e facciamo "merenda-sinoira" dopodiché ci dedichiamo all'ignoto: con Max e Christophe esploriamo il ramo sinistro (Fleurs du mal) che parte dal quadrivio e che, dopo tortuosi condottini e sali-scendi vari (circa 130 m), chiude in modo ignobile. Rileviamo esultando ogni volta che il "tiro" supera i 2 metri! L'unica amenità della zona è un cespuglio di aragoniti di dimensioni e bellezza veramente notevoli. Nel frattempo Alby ed Igor rivedono i passaggi che portano in alto sui rami intravisti la punta precedente con Marilia: si spingono oltre i passaggi su cui ci eravamo arrestati ma

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poco oltre gli ambienti verticalizzano e non sono transitabili per le esigue dimensioni. Fatto il punto della situazione tentiamo verso il basso: dal punto T prendiamo il ramo di sinistra e dopo un saltino fatto in libera armiamo un pozzo di una ventina di metri. Mentre qualcuno arma, Max arrampica un paio di metri e si affaccia su di un grosso ambiente meandreggiante (è tuttora da vedere). Dopo il pozzo percorriamo in salita una serie di gallerie franate: dove queste si inerpicano bruscamente troviamo un passaggio minuto che porta ad affacciarsi su una "forra" di notevoli dimensioni. Siamo senza corde e torniamo indietro rilevando il dovuto e collegando il tutto alla sommità dell'Escampobariou.

     Il penultimo giorno di campo Grossato, Terranova e Testa ripartono all'attacco e scendono la "forra": quasi 50 metri ben frazionati per evitare un rugio d'acqua, qualche saltino. Quando stanno per attrezzare un altro pozzo l'unico (doppio sic!) piantaspit sfugge ad una mano maldestra e sonda il suddetto prima che questo possa essere disceso. Un po' scornati (ma chi è causa del suo mal, scorni se stesso) tornano in tempo per la festa di fine campo che tutti i mali lenisce.

Una punta numerosa.

     Il campo è finito e le ferie pure ma la voglia di fare c'è e quindi mettiamo su una punta di tutto rispetto. Pozzo, Ingranata, Vacchiano, Dutto, Faggion, Testa, "Piantin" ed il sottoscritto. All'ingresso però quest'ultimo cambia idea e lascia ai compari l'ardire. Max, "Piantin" e Loco (che, minato dalla solita sfiga, ha deciso che il posto migliore per dar sfogo ai batteri pakistani è proprio in esplorazione e a 6 ore dall'ingresso) scendono il pozzo sondato dal piantaspit di Daniele ed un successivo P30 (stimato); non rilevano ma notano almeno due finestre facilmente raggiungibili. Giorgio ed il resto della banda (quasi) si calano invece un po' prima dell'Escampobariou, sul P17 lì "fermo" da anni. Riescono ad attraversarlo e, bagnati fradici ma con "vento in poppa", si calano su un altro pozzo e si arrestano per mancanza di materiali.

     Che dire di tutto sto' movimento?? Troppo per troppo poco ovvero se si facesse il conto delle ore/uomo impiegate per i metri esplorati il costo sarebbe elevatissimo, ma si sa non siamo ragionieri e la monetizzazione del tempo libero la lasciamo fare a chi della propria vita dà un valore che non ci interessa. Per contro si sono migliorati armi decennali ed una generazione completamente nuova ha ora la conoscenza di un luogo che può dare ancora molti frutti, basta provarci e chissà che non salti fuori qualcosa di bello ?

 

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Innominata

A. Eusebio & M. Taronna

Cronaca di una scoperta

     2 agosto 1995: il campo è iniziato da qualche giorno e decidiamo di ampliare la zona in cui effettuare le battute.

     Siamo in 5, Ube, Meo, Cinzia, Carlo ed io; ci dirigiamo verso il vallone del Marguareis, in prossimità delle pareti dello Scarasson, meta di precedenti battute all'inizio dell'estate. Qui, a metà di un ripido canalino che porta ad un praticello sospeso sotto il Pic de l'Aigle (il Pralot), Carlo e Meo trovano un ingresso di 3 x 2 m, con fortissima aria soffiante. Prevedibile il delirio del buon Meo, tenace propugnatore della causa Scarasson, che si lancia nel meandro iniziale fermandosi su un salto. Riunito il gruppo e salutato Carlo, si entra per cercare di scoprire cosa ci attende. Dopo aver percorso il meandro iniziale un salto ci conduce ad una saletta, la Sala delle 5 Vie, sempre con aria forte. Decidiamo che la grotta c'è, e torniamo a portare la lieta novella al campo.

     Naturalmente il giorno successivo non mancano gli aspiranti punteros; ad accollarsi l'onere dell'esplorazione (e il culo dell'avvicinamento) sono Ube, Cinzia, Meo e il vostro narratore, con l'ausilio degli orientali Emanuela, Federico e Agostino. Un primo ramo chiude dopo breve, alla base di un P9, dove una

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frana con aria discreta aspirante impedisce la prosecuzione.

     Tornando alla Sala delle 5 Vie ci dividiamo in due gruppi; una breve arrampicata e con Agostino raggiungo il meandro più alto, che purtroppo dopo qualche decina di metri stringe. Aria buona (aspirante), ma decisamente inferiore a quella del resto della grotta. L'altra parte del gruppo si infila nella frana che ingombra la sala e riesce a raggiungere un nuovo meandro discendente, con molta più aria. Saltino, frana, meandro, saltino, meandro, saltino, ...azzo la corda è finita.

     Arriviamo a sabato 5. Quattro figuri rimettono i loro stanchi piedi sulle perfide pietraie che conducono all'Innominata. Sono Meo, Cinzia, Ube e il sempre vostro cantastorie; la posse dell'Innominata. Corde molte, tanto la grotta va avanti. Ricomincia la solfa del saltino seguito dal meandrino a cui segue ... Basta, inutile raccontarla. Finalmente il Pozzo dell'Illusione, forse la grotta decide di cambiare e cominciare ad essere un vero abisso. Un P38 in tiro unico, finalmente grande, ma il fondo chiude.

     Si impone un doveroso momento di raccoglimento, onde elevare una prece al Visconte (ma la sua giurisdizione arriva anche in queste remote lande?), e scopriamo una finestra a qualche metro di altezza. Raggiungerla è affare di un istante; subito dopo ci accoglie la solita frana ridente, che sembra aspirare tutta l'aria

     L'8 agosto vede all'opera la posse (orfana di Meo) con l'inserimento di Agostino e Isabeu. Cinzia, dotata di un fisico invidiabile, riesce a passare un meandro piuttosto stretto che ci evita la frana contro cui ci eravamo arrestati la volta precedente. Entra in azione la mazzetta e poco dopo tutti sono dall'altra parte. Qui cambia la grotta; grandi frane e saloni, con camini che si perdono nel buio e portano giù vagonate di aria. Cominciamo a gironzolare, cercando di trovare il passaggio in cui tutta questa aria viene portata via. Finalmente un meandro piuttosto basso e stretto ci restituisce l'ottimismo. Passiamo e troviamo un livello freatico, purtroppo presto interrotto da frane. Occorre una disostruzione pesante, per cui si esce.

     La scoperta di Parsifal interrompe le punte all'Innominata; 10 minuti di avvicinamento contro 2 ore sono una tentazione decisamente irresistibile. Purtroppo finora della grotta non è stato ancora fatto il rilievo, a parte un settore centrale rilevato da Meo.

     L'ultima punta del '95 ci vede in due. Domenico ed io decidiamo che l'Innominata non vale una festa, anche se di fine campo. Entriamo la sera del 6 ottobre, con la carota delle gallerie davanti agli occhi, molto carichi per effettuare la disostruzione. Il lavoro è breve, ma quello che ci attende è una tortura, tra passi del giaguaro e contorcimenti vari. Una saletta interrompe il supplizio ma ci blocca anche definitivamente. Il resto della punta è una lunga attesa nel dormiveglia, attanagliati dal freddo siberiano che contraddistingue la grotta a cui resistiamo grazie alla provvidenziale tendina di emergenza, confidando nel sorgere del sole all'esterno. Prima di uscire alla Sala delle 5 Vie raggiungiamo il meandro a monte, dove ci arrestiamo contro una breve arrampicata.

     Fine delle esplorazioni; l'inverno ridiventa padrone del territorio, bloccando fino ad estate inoltrata l'accesso all'Innominata.

     La prima punta che si riesce ad effettuare viene fatta il penultimo giorno del campo di questa estate. Il 16 agosto entrano Andrea, Domenico, Christophe (CMS), Daniele ed io, per quella che ricorderò essere la punta più gelida della mia carriera. Viene fatto il rilievo di tutto il ramo principale. Sul fondo, nella zona dei grandi camini, una risalita in libera (la Seraccata del Freney) permette di raggiungere un pozzo parallelo, sceso fino a metà per mancanza di corde. Grande entusiasmo di Andrea, ma la circolazione

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dell'aria non convince.

     Fine agosto: il 31 salgono Domenico e Fof. Vogliono scendere il pozzo trovato la volta precedente, ma una strettoia a metà della discesa blocca il tenace sardo, che nulla può contro l'angusto passaggio. Decidono di continuare la risalita a monte, che regala qualche decina di metri di bel meandro, fino ad un grosso camino dove si arresta l'esplorazione. Li attende l'ennesima notte all'addiaccio. Il giorno dopo troveranno un pozzo di 10 m di diametro 100 m sulla verticale dell'ingresso, ad oggi non sceso.

     Il 14 e 15 settembre ci troviamo nuovamente all'ingresso; la new entry è Poppi, con l'idraulico monregalese Meo, Domenico e nuovamente il sottoscritto. Viene rilevato tutto il rilevabile che mancava all'appello, malgrado diversi tentativi di ribellione alla corvée. Alla Seraccata del Freney si finisce di scendere il pozzo e si percorre per qualche metro un meandro, che chiude irrimediabilmente su fango. Nel corso della punta viene anche deciso di candidare l'Innominata alla Palma d'Oro per la grotta più brutta del Marguareis.

     All'esterno effettuiamo ancora una poligonale per posizionarla in carta, come gentilmente vi offriamo in questo pregevole numero di Grotte.

     Se ci torno? Nooooo!!

(MT)

PROFILO SCHEMATICO
Interno-Esterno dell'abisso Innominata
Pareti Nord Marguareis - Val Pesio

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Descrizione morfologica

     Posizionata sul versante Nord del Marguareis a quota 2020m slm circa, alla base di una cengia ghiaiosa ed inclinata che piomba sulla Val Pesio con un salto di una quarantina di metri, si apre l'ingresso di Darkover o Innominata, abisso che, a Dio piacendo, scende alcune centinaia di metri.

     Agli scopritori (Meo e Balbiano) non sembrò vero: il ritrovamento di cavità importanti sul Marguareis è un rito che si ripete alcune volte in un anno, ma in genere si tratta di ingressi sfigati, aperti in modo casuale e del ritrovamento di vecchie grotte visitate in passato, raramente si ritrova un ingresso di così ampie dimensioni sconosciuto.

     Questa è la realtà de "L'Altra Faccia Del Marguareis" e non devo essere io a ricordare al lettore l'enorme potenzialità del Tutto.

     L'ingresso è dunque costituito da una caverna in discesa larga 3-4m e lunga una decina, percorsa da una feroce e gelida corrente d'aria (ingresso basso), che immette un uno stretto meandro nei calcari neri. Dopo una decina di metri il primo pentivio (Sala delle 5 vie) in corrispondenza di un saltino di 7.5 m. sulla sinistra, in alto, un arrivo porta aria (ingresso alto) e immette in un bel meandro che risalito per una quindicina di metri porta alla base di un grosso e articolato ambiente da risalire.

     Sulla sinistra, alla base del pozzetto parte la prima via ovvia, un meandro antico, con concrezioni sparse, si chiude dopo poco alla base di un pozzetto di una decina di metri. La quarta via è ora sopra di noi, di fronte all'imboccatura del pozzo sceso in precedenza, una super-risalita immette in meandro sfigatissimo che si restringe via via. La quinta è la via buona, dopo una serie di passaggetti in frana inizia una serie "infinita" di saltini menosissimi con sprofondamenti in vari punti e traversi senza storia che portano in bel meandro asciutto e ventoso con qualche arrivo sparso.

     La via è senza possibilità di errore e due restringimenti intermedi aumentano il "disgusto" che tuttavia è di breve durata, in una mezz'oretta si arriva infatti sull'orlo di un salto di 17 metri alla cui base la grotta cambia direzione: da Sud-Ovest si dirige ora verso Nord (verso l'esterno).

     Cambia anche la morfologia, la cavità si verticalizza, al P17 precedente - unico punto con acqua di tutta la grotta - segue un bel P7, e dopo alcuni metri di meandro un grandioso P38 (Pozzo dell'Illusione). È questo uno dei fondi della grotta a -142 che a detta degli esploratori è una pentola.

     Pochi metri dalla base del pozzo, dietro una cengia, uno stretto e sinuoso meandrino conduce in complessi ambienti di frana. La morfologia è fortemente condizionata dalla presenza di fenomeni di crollo che mascherano le originarie strutture: certamente si tratta di un gruppo di pozzi coalescenti che hanno raggiunto un ipotetico livello di base, anche se sospeso e articolato.

     Da questa zona, che sembra imparentata con alcune regioni di PB a soffitto piatto e blocchi sospesi, dimostrazione comunque di una certa attività tettonica, si dipartono dei piccoli freatici suborizzontali. Questi sfigati, ma percorsi da forte corrente d'aria (verso ingressi bassi), si dirigono verso Nord e si piantano dopo un centinaio di metri in frane che paiono di origine esterna. La presenza di moscerini pare convalidare questa ipotesi.

     Ritornando ai saloni di frana, da qui si dipartono più vie quasi tutte senza reali speranze esplorative e sviluppo minimo, almeno attualmente; l'unica che ha permesso di approfondirsi si ritrova dalla parte opposta dei saloni, dove una breve ma intensa risalita (Seraccata del Freney) conduce alla sommità di due grandiosi salti (P12 e

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Abisso dell'Innominata - pianta

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Abisso dell'Innominata - sezione

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P12). Alla base un alto meandro nel calcare nero, dopo pochi metri, immette su un bel pozzo (P10) da meandro che alla base chiude tristemente in un lago di fango .

     È questo il punto più profondo attualmente della cavità a -173 (1847 m slm).

Stratigrafia e struttura

     La grotta posizionata circa 200 metri sopra il contatto con il substrato impermeabile (porfiroidi e conglomerati) attraversa la parte medio inferiore della Formazione delle Dolomie di San Pietro dei Monti (Trias medio-superiore). La stratificazione inizialmente immerge verso Sud di qualche decina di gradi mentre nella zona del fondo gli strati assumono giacitura suborizzontale.

     Dal punto di vista strutturale all'interno della cavità si riconoscono molto chiaramente due sistemi di fratture subverticali sulle quali si è impostato il fenomeno carsico; la prima orientata con asse N70/250 circa (ha una variabilità di circa 10-15 gradi) risulta subparallela alle pareti ed è tagliata da un sistema più recente con asse N-S che è parallelo ai canaloni che "affettano" le pareti del Marguareis. Per entrambi i sistemi la carsificazione risulta omogenea e non sono presenti differenze significative né morfologiche né speleogenetiche.

Le correnti d'aria

     La grotta è percorsa da una fortissima corrente d'aria, naturalmente gelida. All'ingresso la cavità si comporta da ingresso basso, dopo alcune decine di metri, in corrispondenza del pentivio si ha un notevole arrivo d'aria da un arrivo; l'aria in parte esce dall'ingresso ed in buona parte prosegue verso il basso. Un nuovo arrivo d'aria è sul pozzo da quindici: anche qui si hanno immissioni d'aria da ingressi alti. Nella zona del salone le correnti diventano estremamente variabili, una componente molto forte si dirige verso le gallerie che tendono ad uscire disperdendosi nella sala finale (ingressi bassi), un'altra parte risale senza dubbio verso i molteplici camini che sono presenti in zona.

     Attualmente l'ipotesi più accreditata - in considerazione anche delle recenti esplorazioni e della violenza della corrente d'aria fa prepondere per una circolazione relativamente "epidermica"; dove i collegamenti non sono con grotte più profonde o lontane ma tra ingressi a varie quote relativamente vicini e prossimi alle pareti.

Evoluzione speleogenetica e prospettive esplorative

     Nel campo delle ipotesi la cavità si comportava, secondo l'immaginario collettivo, da inghiottitoio delle acque che venivano raccolte nel Vallone del Marguareis e drenate verso il basso, cioè verso una ipotetica risorgenza.

     Non è chiaro se la grotta appartenga al bacino della Foce o a quello del Pis del Pesio o se ancora vada per i fatti suoi ad alimentare qualche sorgente nel detrito del versante Nord del Marguareis. Tuttavia l'ipotesi più accreditata è che quest'area rappresenti l'estremo lembo nordorientale del bacino del Pesio; non vi è a questo proposito nessun elemento oggettivo determinante se non la favorevole situazione geologica e morfologica.

     Inoltre se la prima parte della grotta è senza dubbio una zona di assorbimento (pozzi e meandri) con resti di freatici sparsi, non altrettanto si può dire per le parti più profonde che hanno una genesi sicuramente più complessa. In prima battuta va verificata la variazione morfologica e di direzione in corrispondenza del P15, qui la

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grotta infatti gira brutalmente verso Nord e si approfondisce di circa 70 metri con spostamenti trascurabili.

     La parte finale, con quota intorno ai 1880-1900 m slm (caso strano), si colloca in corrispondenza di un tipico livello di carsificazione del Marguareis, del resto sono presenti gallerie freatiche di 0.5-2 metri di diametro che con ogni probabilità portavano acqua verso l'interno della montagna. Più difficile da spiegare sono i grandi ambienti di frana se non si ammette la contemporanea presenza di un livello temporaneo di base con la relativa vicinanza dell'impermeabile (ed i relativi disturbi tettonici) e la coalescenza di grandi arrivi dall'alto.

     Se tutto questo è vero due sono i principali obiettivi da raggiungere:

     1) Verificare nella zona del P13 se esiste una continuità del meandro che ci ha portati fino lì e che magari ci può portare ancora verso il centro della montagna.

     2) Cercare di filtrare nelle frane finali per raggiungere il contatto con il substrato cristallino, posizionato probabilmente alcune decine di metri sotto l'attuale fondo e lungo il quale è facile e bello immaginare grandi gallerie percorse da un bel torrentello. Sognate gente!

(AE)

Interno-Esterno dell'abisso Innominata

 

 

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Carsene '96: un tentativo di riordino

Massimo Taronna

     Uno dei principali obiettivi che ci eravamo dati era quello di cominciare a risiglare e riposizionare le miriadi di buchi che si aprono nella conca. Molto lavoro in questo senso è già stato effettuato dai cuneesi (GSAM), principalmente per le zone prospicienti la Capanna Morgantini. La nostra intenzione era quella di occuparci delle zone 6 (dove solo 10 buchi risultavano risiglati) e 7 (qui addirittura vi era solo un buco risiglato).

     Trattandosi di un primo tentativo numerose sono state le difficoltà emerse, che in parte si riflettono sul presente lavoro. Principalmente è mancata una preparazione preliminare dei vari membri del gruppo che hanno svolto il lavoro, al fine di uniformarne le osservazioni; inoltre il coordinamento (mea culpa) avrebbe dovuto essere più incisivo ed alcune cose occorreva rivederle immediatamente dopo il termine del campo stesso.

     Un problema particolare è l'identificazione dei vecchi buchi, spesso corredati di sigle illeggibili. Ho cercato di fare uso del buonsenso, riportando come data di scoperta il 1996 solo per quelle cavità che ragionevolmente possono essere definite nuove. Vengono qui riportati tutti i buchi rivisti, trovati o risiglati (nei casi migliori con il piantaspit, per avere una scritta più persistente) durante il campo estivo.

     Tutte le cavità qui segnalate sono comprese nel comune di Briga Alta, e i posizionamenti (coordinate UTM) sono riferiti alla Carta Tecnica Regionale Sez. 243040 - Cima della Fascia.

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- Zona 4 -

A cura dello GSAM sono state numerate le grotte fino al n° 38. Non sono stati attribuiti i numeri 4 e il 37 Il 16, 17, 18 e 19 sono stati attribuiti a buchi mai più ritrovati

4/12

Coord.: 9240 9326

Sigla precedente: B3

Anno scoperta: 1988

4/13

Coord.: 9245 9329

Sigla precedente: B4

Anno scoperta: 1988

4/39

Coord.: 9243 9328

Anno scoperta: 1996

Profondità: -11

Circolazione aria discreta: soffiante

Fondo: strettoia e neve

Rilievo: 1996

Note: da rivedere con meno neve. Siglato con piantaspit. Inf. D. Salaspini

4/40

Coord.: 9244 9329

Anno scoperta: 1996

Note: nulla di più conosco di questo buco. Sicuramente è stato siglato, vista l'esistenza del posizionamento.

4/41

Coord.: 9230 9326

Anno scoperta: 1996

Profondità: -15

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: ghiaccio

Rilievo: 1996 (M. Taronna)

Note: Da rivedere con meno ghiaccio. Si tratta di una grotta interessante.

Sigla con piantaspit.

4/42

Coord.: 9250 9326

Sigla precedente: GSAM '90

Profondità: -17

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: fessura

Note: siglato con piantaspit.

 

 

4/43

Coord: 9249 9326

Profondità: -6

Circolazione aria: assente

Fondo: frana

Rilievo: 1996

Note: buco già conosciuto (GSAM?). Siglato con piantaspit. Inf. V. Marchionni.

4/41 - 4/43 - rilievi

 

- Zona 6 -

Risultavano risiglate le grotte fino al 6/10. Come si può vedere dal numero raggiunto (6/57), molto lavoro è stato fatto, anche se non mancano i problemi (una poligonale di posizionamento non mi è stato possibile utilizzarla perché non si collegava ad un punto noto).

G35

Profondità: -15

Circolazione aria: assente

Fondo: Neve

Note: pozzo già conosciuto, posto in mezzo ad un prato, di scarso interesse. Inf. G. Carrieri. Non sono riuscito a capire su quale bollettino era stato segnalato (negli aggiornamenti dello GSAM non c'è).

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Carta topografica delle Carsene

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6/1

Profondità: -13

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: frana

Rilievo: 1996 (M. Campajola)

Note: buco già conosciuto. Non dovrebbe essere il buco siglato 6/1 dallo GSAM.

6/4

Coord.: 9232 9339

6/7

N° catasto: PI CN 3156

Coord.: 9168 9416

Profondità: -15

Circolazione aria: assente

Fondo: neve

Note: pozzo a neve, già segnalato, di scarso interesse. Inf. G. Carrieri.

6/10

Coord.: 9237 9342

Quota: 1895

Profondità: -17

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: frana

Rilievo: 1996 (D. Salaspini)

Note: sigla con piantaspit

6/11 Boh!

Coord.: 9240 9342

Profondità: -20.2

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: ghiaccio e neve

Rilievo: 1996 (V. Marchionni)

Note: Da rivedere con meno neve. Siglato con vernice rossa (sic!) e piantaspit.

6/12 Teschio

N° catasto: PI CN 853

Coord.: 9237 9340

Sigla precedente: G27

Anno scoperta: 1984

Quota: 1935

Profondità: -8

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: ghiaccio e detrito

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

Note: sigla con piantaspit e scritta "Teschio" con vernice rossa (sic!)

 

6/13

Coord.: 9248 9335

Anno scoperta: 1996

Sviluppo: 13 m

Profondità: -6 m

Circolazione aria: assente

Fondo: ghiaccio

Rilievo: 1996 (D. Girodo)

Note: sigla con piantaspil

6/14

Coord.: 9246 9335

Quota: 1890

Sviluppo: 7 m

Profondità: -2

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: strettoia

Rilievo: 1996 (D. Girodo)

Note: Aperto dallo GSAM ma non siglato, chiude su 2-3 m di meandro stretto. Sigla fatta con il piantaspit.

6/15

Coord.: 9247 9332

Sigla precedente: 6.52

Note: altro buco di cui ho carenza di informazioni. Sicuramente siglato.

6/16

Coord.: 9248 9329

Profondità: -6

Circolazione aria: scarsa, soffiante

Fondo: masso incastrato

Rilievo: 1996 (V. Marchionni)

Note: un masso blocca il passaggio; dietro sembra che allarghi.

6/16 bis

Anno scoperta: 1996

Quota: 1960

Profondità: -8

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito

Rilievo: 1996 (B. Vigna)

Note: pozzetto senza particolare interesse. È stato erroneamente siglato 6/16, ma rispetto al precedente questo si trova quasi sul crinale che separa la zona 6 dalla zona 7 (Vallone dei Greci). Sigla in vernice nera.

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6/17

Coord.: 9249 9330

Sigla precedente: Buca del Bam

Profondità: -14.5

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: detrito

Rilievo: 1996 (V. Marchionni)

Note: l'aria proviene tutta dal fondo. Sigla con piantaspit.

6/18

Coord: 9244 9326

Note: buco già conosciuto. Siglato a piantaspit.

6/19 Chirinicapa

Coord.: 9262 9322

Sigla precedente: 1

Anno scoperta: 1989

Profondità: -13

Circolazione aria: forte soffiante

Rilievo: 1989

Note: da rivedere. Si tratta di uno dei buchi visti dal CMS. Sigla a piantaspit.

6/20 Sucos

Profondità: -5

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: frana

Note: spaccatura tettonica. Siglato con vernice rossa. Inf. G. Carrieri.

6/21

N° catasto: PI CN 620

Sigla precedente: G18 ex 4C

Anno scoperta: 1984

Quota: 1931

Profondità: -32 m

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: fessura

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

6/22

Note: nessuna informazione disponibile. Sicuramente siglato.

6/23 Clitos

Note: nessuna informazione disponibile. Sicuramente siglato.

6/24 Strunz

Profondità: -4

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: strettoia

Rilievo: 1996 (D. Girodo)

Note: buco interessante per la forte aria.

 

6/25

Anno scoperta: 1996

Profondità: -10

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: neve

Rilievo: 1996 (D. Girodo)

Note: Pozzo a neve. Sul montrucchio a Est del campo, sopra il mugo (ometto). Poco interessante Siglato con piantaspit e vernice rossa.

6/26

Anno scoperta: 1996

Quota: 1900/1920

Profondità: -3

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: strettoia

Rilievo: no

Note: Cavità non catastabile, 3-4 m a E di 6/25. Da scavare (grossi pietroni da togliere). Dietro la strettoia c'è un probabile P5 (inf.: M. Scarzella)

6/30

Sigla precedente: Ac (GSP 95)

Profondità: -14

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: detrito

Rilievo: 1995 (G. Giudice)

Note: Spaccatura Siglato a piantaspit.

6/31

Sigla precedente: GSP84

Profondità: -2

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: strettoia

Note: Dolina, situata poco prima della cresta che divide le zone 7 e 6. Da disostruire con manzi, la pietra rotola per qualche metro, nello stretto. Non catastabile. Inf. D. Girodo

6/32

Anno scoperta: 1996

Profondità: (-)-10

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: detrito

Rilievo: no

Note: Pozzo da scendere, senza necessità di disostruzione. Sigla in vernice rossa. (inf.: Mario)

6/33

Profondità: -6

Circolazione aria: assente

Fondo: strettoia e neve

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6/10 - 6/11 - 6/13 - 6/14 - 6/16 - 6/16 bis - 6/17 - 6/24 - 6/25 - 6/34 - 6/53 - 6/54 (rilievi)

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Note: Probabile inghiottitoio semi-attivo. Inf. D. Girodo.

6/34

Sigla precedente: GSAM e pipistrello (ex 4/36)

Anno scoperta: ?

Quota: 1890

Profondità: -12

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: strettoia e ghiaccio

Rilievo: 1996 (D. Salaspini)

Note: il fondo è costituito da una strettoia tra due pareti ricoperte di ghiaccio, oltre il quale si intuisce uno scivolo di 2-3 m. Siglato a piantaspit. In base alla suddivisione proposta dallo GSAM il buco è in zona 6, anziché essere in zona 4.

6/35

Profondità: -7

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: frana

Note: si tratta di una cavità già segnalata. Sigla in vernice rossa. Inf. T.S.

6/36

Coord. 9244 9334

Profondità: -10

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: detrito

Note: cavità già segnalata, siglata 4/36 ma si trova in zona 6. Stretta Sigla in vernice rossa. Inf. T.S.

6/37

Profondità: -20

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: neve

Note: Pozzo già segnalato. Siglata con piantaspit. Inf. M. Scarzella.

6/38

Sigla precedente: GSP82

Anno scoperta: 1982

Profondità: -12

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: detrito

Rilievo:. 1982 (?)

Note: Sulla stessa direttrice di 6/37, da G0. Sigla in vernice rossa, (segnalazione Terranova). Potrebbe trattarsi di uno dei pozzi (probabilmente N2) trovati durante il campo estivo del 1982 (Grotte n° 79).

 

6/39 Arraspatos

Profondità: -7

Circolazione aria: assente

Fondo: strettoia

Note: 100 m da G0, verso Krynos. Caratteristica collinetta erbosa. Probabilmente si tratta di una cavità già vista, forse disostruita. Sigla in vernice rossa. Inf. P. Terranova

6/40 Buco del Fortino

Coord.: 9194 9408

Anno scoperta: 1996

Circolazione aria: poca soffiante

Fondo: strettoia

Note: disostruito nel corso del campo. Pozzo-meandro, che chiude su strettoia.

6/41 Dolina di Meo

Coord.: 9184 9398

Anno scoperta: 1996

Circolazione aria: forte soffiante

Fondo: frana

Note: iniziata la disostruzione, per circa 6-8 m. Si tratta di una spaccatura-meandro da svuotare, ingombra di sassi. Inf. M. Taronna.

6/42

Coord.: 9187 9389

Sigla precedente: CMS

6/43

Coord.: 9190 9378

Anno scoperta: 1996

Profondità: -8

Circolazione aria: assente

Note: Inf. F. Belmonte e P. Terranova.

6/44

Coord.: 9189 9371

Circolazione aria: assente

Note: buco di Pierangelo.

6/45

Coord.: 9197 9370

6/46 Clito

Coord.: 9212 9366

Circolazione aria: debole soffiante

Note: cavità già segnalata (tracce di vernice rossa illeggibili)

 

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6/47

Catasto: PI CN 3094

Coord,: 9210 9364

Sigla precedente: 5.24

Anno scoperta: 1968

Quota: 1950

Sviluppo: 29

Profondità: -19

Fondo: frana

Rilievo: 1983

Note: pubbl. Mondo Ipogeo 14.

6/48

Buco di Giampiero

6/49

Sigla precedente: GSAM

Profondità: -8

Circolazione aria: forte soffiante

Note: da allargare. Siglato con piantaspit. Inf. D. Girodo.

6/50 Krynos

Anno scoperta: 1996

Note: la cavità è in corso di esplorazione. Per il momento un P100-120 dannatamente franoso ha indotto un momento di riflessione, ma ne riparleremo. Sigla in vernice rossa.

6/51

Coord.: 9175 9417

Aria: discreta soffiante

Note: buco già conosciuto, probabilmente disostruito. Era il mio frigo durante il campo

 

6/52

Coord.: 9170 9418

Sigla precedente: G28

Anno scoperta: 1984

Quota: 1850

Note: siglato con piantaspit

6/53

Coord.: 9180 9422

Anno scoperta: 1996

Sviluppo: 10 m

Profondità: -4

Circolazione aria: debole soffiante

Rilievo: 1996 (D. Girodo)

Note: siglato con piantaspit.

6/54

N° catasto: PI CN 856

Coord.: 9178 9427

Sigla precedente: G30bis

Anno scoperta: 1984

Quota: 1865

Profondità: -12

Fondo: neve

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

Note: con buone probabilità è G30bis. Siglato con piantaspit.

6/55

Coord.: 9183 9417

Profondità: -6.5

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: strettoia

Rilievo: 1996 (M. Taronna)

Note: cavità utilizzata come frigorifero durante il campo, di scarso interesse. Siglata a piantaspit.

6/30 - 6/55 - 6/57 (rilievo)

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6/56

Coord.: 9171 9425

Anno scoperta: 1996

Aria discreta: soffiante

Note: disostruzione di Greg - Catastabile? Siglato con piantaspit.

6/57

Coord.: 9162 9422

Anno scoperta: 1996

Profondità: -18

Circolazione aria: assente

Fondo: fango e detrito

Rilievo: 1996

Note: siglato con piantaspit.

 

- Zona 7 -

Sono stati attribuiti i numeri da 7/2 a 7/23

7/2

Coord.: 9306 9356

Sigla precedente: G15

Anno scoperta: 1984

Quota: 2040

Profondità: -10

Circolazione aria: assente

Fondo: neve

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/3

Coord: 9307 9340

Sigla precedente: GSP

Profondità: -8

Circolazione aria: assente

Fondo: frana

Rilievo: 1996 (D. Grossato)

Note: Vicino a 7/2. Grossa frana sul fondo.

7/4

Coord.: 9307 9350

Sigla precedente: GSP

Profondità: -5

Circolazione aria: assente

Fondo: frana

Rilievo: 1996 (D. Grossato)

Note: Molto vicino a 7/3.

 

7/5

Coord.: 9309 9350

Sigla precedente: ICF29

Anno scoperta: 1987

Profondità: -11

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito

Rilievo: 1987

Note: non sono riuscito a reperire il rilievo. Si tratta comunque di un ritrovamento importante, in quanto non se ne sapeva più nulla.

7/6

N° catasto: PI CN 843

Coord.: 9302 9357

Sigla precedente: G14

Anno scoperta: 1984

Quota: 2040

Profondità: -10

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/7

N° catasto: PI CN 862

Coord.: 9297 9356

Sigla precedente: G00

Anno scoperta: 1984

Quota: 2050

Profondità: -7

Circolazione aria: assente

Fondo: strettoia

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85), 1996 (D. Grossato)

Note: Vicino a G0. Nell'ultimo aggiornamento dello GSAM è considerato in zona 6.

7/8

N° catasto: PI CN 842

Coord.: 9301 9366

Sigla precedente: G13

Anno scoperta: 1984

Quota: 2040

Profondità: -8

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85), 1996 (D. Coppola)

Note: posizionato tra 7/9 e 7/6.

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7/9

N° catasto: PI CN 841

Coord.: 9291 9372

Sigla precedente: G 12

Anno scoperta: 1984

Quota: 1930

Profondità: -10 m

Circolazione aria: assente

Fondo: neve

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/10

Note: Buco con forte aria soffiante, verso la Val Pesio, da disostruire. Non catastabile. (inf. G. Baldracco).

7/11

N° catasto: PI CN 824

Coord: 9290 9376

Sigla precedente: PiGreco (ingresso alto)

Anno scoperta: 1981

Quota: 2035

Profondità: -194

Rilievo: 1987 (Grotte n° 95)

 

7/12

Coord.: 9286 9376

Anno scoperta: 1996

Sviluppo: 7,5 m

Profondità: -4 m

Rilievo: 1996

7/13

N° catasto: PI CN 825

Coord: 9284 9374

Sigla precedente: Ro

Anno scoperta: 1981

Profondità: -22 m

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito - ghiaccio

Rilievo: per l'aggiornamento dello GSAM esiste, ma non so dove (non c'è su Grotte n° 85)

7/14

N° catasto: PI CN 826

Coord: 9282 9376

Sigla precedente: Sigma

Anno scoperta: 1981

Quota: 2035

7/3 - 7/4 - 7/8 - 7/12 - 7/15 - 7/21 - 7/23 (rilievi)

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Profondità: -22 m

Fondo: frana

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/15

N° catasto: PI CN 587

Coord.: 9294 9378

Sigla precedente: M3

Anno scoperta:

Quota: 2040

Profondità: -10 (-6 altrove)

Circolazione aria: assente

Fondo: strettoia e frana

Rilievo: 1996 (D. Grossato)

Note: Poco sotto PiGreco in direzione di 7/17. Molto vicino ad una grossa dolina chiusa da neve e frana.

7/16 Cochise

N° catasto: PI CN 586

Coord.: 9300 9374

Sigla precedente: M2

Quota: 2060

Profondità: -10 m

7/17

N° catasto: PI CN 837

Coord.: 9304 9386

Sigla precedente: G8

Anno scoperta: 1984

Quota: 2025

Profondità: -22 m

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: detrito - neve

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

 

7/18

N° catasto: PI CN 836

Coord.: 9303 9388

Sigla precedente: G7

Anno scoperta: 1984

Profondità: -10 m

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo detrito: -neve

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/19

Coord.: 9303 9390

Anno scoperta: 1996

Profondità: -5

Circolazione aria: discreta soffiante

Fondo: strettoia e neve

Note: La strettoia non è disostruibile. Sigla con vernice rossa. Inf. D. Girodo.

7/20

N° catasto PI CN 834

Coord.: 9301 9392

Sigla precedente: G5

Anno scoperta: 1984

Profondità: -5

Circolazione aria: assente

Fondo: detrito

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/21

Coord.: 9305 9395

Anno scoperta: 1996

Profondità: -6

Circolazione aria: assente

Fondo: strettoia.

Alluminio - Cinghios (rilievi)

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Rilievo: 1996 (D Grossato)

Note: Grossa frattura che stringe verso il fondo, vicino a 7/22.

7/22

N° catasto: PI CN 833

Coord.: 9305 9396

Sigla precedente: G4

Anno scoperta: 1984

Quota: 2035

Profondità: -7

Circolazione aria: assente

Fondo: frana

Rilievo: 1984 (Grotte n° 85)

7/23

Anno scoperta: 1996

Profondità: -5

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: frana

Rilievo: 1996 (V. Marchionni)

7/24

N° catasto: PI CN 821

Sigla precedente: Teta

Anno scoperta: 1981

Quota: 2035

Sviluppo: 50 m

Profondità: -34 m

Circolazione aria: debole soffiante

Fondo: neve - detrito

 

G28 (rilievo)

 

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Il sistema carsico del Pesio

Visione di un sistema carsico sulla base dei quattro elementi fondamentali: la terra, l'acqua, l'aria ed il fuoco.

Meo Vigna

Da principio era il caos.

Poi il Visconte mise mano agli elementi e fece ordine.

La prima ad apparire fu la terra: grandi rilievi si sollevarono,

forze immani piegarono e spezzettarono le montagne.

L'acqua venne subito dopo scavando in superficie ed in profondità

e delineando complessi reticoli sotterranei.

Fu quindi il momento dell'aria: man mano che l'acqua si ritirava

grandi masse d'aria incominciarono a filtrare dalle estese gallerie

fino ai più piccoli interstizi.

Migliaia di anni più tardi il fuoco della acetilene

incominciò ad illuminare una piccola parte

di questi estesi sistemi sotterranei.

La terra

     L'assetto litologico e strutturale di un massiccio carbonatico condiziona ovviamente lo sviluppo dei reticoli carsici ma, mentre si può facilmente ricostruire sulla base degli affioramenti la situazione superficiale, ben più difficile risulta definirne in profondità le diverse geometrie.

     Il sistema carsico che fa capo alle sorgenti del Pesio si sviluppa all'interno di un esteso settore compreso tra i versanti occidentali del M. Marguareis e quelli orientali di Cima Fascia. Le aree assorbenti principali sono localizzate in corrispondenza della conca delle Carsene, della zona di Pian Ambrogi e del settore Scevolai, in territorio francese. Tentiamo, sulla base dell'assetto geologico strutturale, di definirne i confini.

     Il limite settentrionale della struttura è facilmente identificabile in corrispondenza del contatto tra le rocce del basamento ed i calcari sovrastanti. I litotipi impermeabili immergono verso Sud-Ovest con una inclinazione compresa tra 20 e 45° e costituiscono una importante soglia che ha condizionato e condiziona tuttora la circolazione profonda delle acque. Tale contatto si sviluppa dalla base delle pareti del Marguareis verso Ovest fino alle sorgenti del Pesio, localizzate nel punto più depresso di questa struttura, per poi salire in direzione del Monte Jurin. Ben più difficile risulta identificare sulla sola base geologica i confini orientali ed occidentali. Una serie di faglie, a basso angolo, con direzione circa Nord-Sud sembrano smembrare l'intera struttura, interessando anche la geometria del basamento impermeabile che a sua volta condiziona la circolazione e la direzione profonda dei flussi idrici. Una prima serie di faglie si svilupperebbe a partire dal settore a sinistra delle pareti dello Scarasson (guardando il massiccio) verso Sud, dividendo il settore Navela da Pian Ambrogi, costituendo quindi lo spartiacque sotterraneo tra il sistema del Pesio e quello della Foce, Una

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seconda serie di discontinuità, piuttosto articolata, si estenderebbe dalla Bassa del Carbone, verso il gias dell'Ortica dirigendosi poi verso Sud, in direzione di colla Piana, presso il rifugio Morgantini. Tale discontinuità dovrebbe rappresentare il limite occidentale del sistema, confinante con i sistemi appartenenti alle sorgenti del Vallone di S. Giovanni e della Barmassa, localizzate in Val Vermenagna. Nel settore della conca delle Carsene non credo che tale faglia giochi un ruolo determinante come spartiacque sotterraneo, se non a notevole profondità, in corrispondenza del contatto calcari-basamento impermeabile. Mi sembra infatti strano che le acque assorbite nella zona della Cima Fascia non defluiscano verso il Pesio, ma, fino a prova contraria (certezze si avranno solo attraverso le esplorazioni sotterranee o i tracciamenti), l'assetto geologico suggerisce tali ipotesi.

L'acqua

     L'acqua penetra in profondità seguendo una sola legge: quella della gravità. Non sempre il sistema carsico coincide con quello idrogeologico, soprattutto nelle zone di confine (vedi l'abisso Gaché idrogeologicamente appartenente al sistema dell'Ellero ma collegato via cavità con il sistema di Piaggia Bella). In ogni caso le informazioni provenienti dall'analisi idrogeologica sono molto utili per la conoscenza del sistema. Le acque provenienti dalle aree assorbenti del settore considerato tornano alla luce attraverso una serie di sorgenti dando origine al torrente Pesio. L'emergenza principale è localizzata una trentina di metri più in basso del Pis del Pesio: le acque percorrono la cavità omonima ma ad una ventina di metri dall'ingresso, ubicato su una parete strapiombante, abbandonano il condotto principale e seguendo una serie di fratture poco carsificate raggiungono il piede del versante. In occasione di portate elevate gran parte del flusso fuoriesce dalla grotta originando una imponente cascata. Una seconda sorgente, con una portata di poco inferiore, è localizzata sulla sinistra orografica, ad una distanza di circa 400 m, sul fianco di un vallone denominato gorgia del Fournace. Tale emergenza dovrebbe corrispondere alla fantomatica "sorgente Pesio 18" indicata dagli speleo francesi. Il tracciamento eseguito dal sottoscritto insieme ai biellesi con immissione del colorante nel torrente Barraja, nell'abisso Cappa, ha mostrato un arrivo contemporaneo del tracciante in tutte le sorgenti indicando la presenza di una estesa zona satura presente nella parte terminale del sistema. Tale indicazione viene confermata anche dalla medesima quota (1445 m slm) dei sifoni del Pis del Pesio e del Cappa. Gli altri tracciamenti eseguiti da francesi ed italiani all'inghiottitoio di Pian Ambrogi e presso la Capanna Morgantini forniscono interessanti informazioni relative ai limiti del sistema ma lasciano ancora in sospeso numerosi interrogativi: i settori Navela, Pian della Scovola, Castel Frippi-Scevolai appartengono ancora al sistema del Pesio? Nella zona Navela i numerosi abissi terminano su strettoie a quote comprese tra i 1800-1700 m senza incontrare corsi d'acqua di una certa importanza. L'abisso della Scovola, prossimo al settore di zona F (appartenente al sistema della Foce) scende fino ad una quota di 1565 m. Noi sappiamo che tra gli abissi F5-A11 e Labassa dovrebbe esistere una estesa zona sifonante ad una quota di circa 1600 m. Quindi le acque della Scovola si dirigono verso il settore delle emergenze della Foce seguendo un tragitto del tutto diverso individuabile tra Cima di Pertega-Rocca del Ferà, oppure prendono direzione Nord verso il Pesio. Solo una estesa campagna di tracciamenti risolverà tutta una serie di interrogativi.

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Mappa con interno-esterno delle Carsene

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L'aria

     Anche le correnti d'aria possono fornire interessanti indicazioni per la conoscenza del sistema ma nei complessi carsici molto estesi risulta difficile l'interpretazione di tutti i dati per la possibile esistenza di più circuiti in parallelo.

     Nel settore della conca delle Carsene la circolazione sembra essere piuttosto semplice: sulla dorsale dei monti delle Carsene e aree limitrofe sono localizzati gli ingressi alti (abissi Serge 2261 m, Straldi 2201 m, Cappa 2148 m, Valmar 2110 m, Perdus 2221 m, Shukpa-chan 2360 m, Rangipur 2200 m). Anche lungo la dorsale che separa il vallone dei Greci dalla conca si trovano ingressi alti (abissi Pigreco 2035 m e Krinos 2030 m), poi troviamo l'abisso Arrapanui, a 2028 m, localizzato a metà strada tra la Morgantini e il Gias dell'Ortica. Da una quota prossima ai 2000 metri in giù si trovano gli ingressi bassi del sistema (abissi Denver 2000 m, Diciotto 2024 m, 2-2 1856 m più numerosissime doline soffianti e cavità di minor importanza). Nell'abisso Parsifal (1850 m), con ingresso caratterizzato da debolissima circolazione, transitano grossi volumi d'aria, provenienti da ingressi alti, che si dirigono verso ingressi ancora più bassi ubicati sui versanti sovrastanti il settore delle sorgenti ma non ancora individuati. Nel settore francese i dati delle circolazioni forniscono delle interessanti ipotesi che sembrano confermare alcune situazioni sopra accennate. L'abisso Trou Chou-Fleur (2155 m), vicino all'inghiottitoio di Pian Ambrogi funziona ancora da ingresso alto

Il Pis del Pesio

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mentre i vicini abissi Trou des Parisiens (2210 m), Khaza d'Dum (2200 m), Navela (2200 m) localizzati sui versanti occidentali del Marguareis, e divisi dal sistema del Pesio da una probabile dislocazione, si comportano tutti da ingresso basso. Soltanto l'Aven de l'ail (2325 m) si comporterebbe da ingresso alto, accompagnato da tutta una serie di altri ingressi simili presenti lungo la dorsale del Marguareis. Il settore Navela, sulla base delle correnti d'aria potrebbe appartenere quindi al sistema della Foce.

Il fuoco

     Le esplorazioni sotterranee hanno messo in luce l'esistenza di una complessa evoluzione polifasica dei sistemi carsici delle Alpi Liguri con la formazione di numerosi orizzonti preferenziali di carsificazione legati al progressivo approfondimento dei livelli di base. Il sistema del Pesio ne costituisce sicuramente uno degli esempi più rappresentativi e le recenti esplorazioni (abissi Arrapanui e Parsifal) sottolineano l'importanza di tali orizzonti.

     Partendo dall'alto incontriamo un primo livello freatico compreso tra i 1900 ed i 1800 m di quota. Negli abissi del Cappa, dei Perdus, del Valmar troviamo a tali altezze una serie di condotte a pieno carico, generalmente di dimensioni ridotte, caratterizzate anche dalla presenza di infiorescenze aragonitiche soprannominate "oursins". Nella parte più settentrionale del massiccio questo orizzonte si rinviene ad una quota compresa tra i 1780 ed 1800 m nell'abisso Parsifal, con una serie di ampie e sviluppate gallerie (rami del Tacchino volante, Alì Papà e i 40 meandroni, del Dromedario), che terminano a pochi metri dalle pareti Nord. I probabili ingressi, non ancora individuati costituivano sicuramente le paleoemergenze di tale orizzonte. Tra i 1700 ed i 1600 m di quota è presente il livello più esteso, presente in quasi tutti i principali abissi del sistema. Negli abissi del Cappa, Straldi, Arrapanui, Parsifal esso è rappresentato da estesi condotti, con sviluppo di diversi Km. A tale quota nei Perdus sono stati rinvenuti solo piccoli condotti, nel Penthotal si trova la galleria finale chiusa da un sifone (sospeso?) ma sicuramente saranno le future esplorazioni che permetteranno di estendere questo reticolo per gran parte del sistema. Infine ad una quota di 1450 m si trova l'orizzonte più basso costituito da una estesa rete di condotti sifonanti, intransitabili per i comuni esploratori. Ma attenzione, una cinquantina di metri più in alto nel Cappà si trova ancora un importante livello (la lunga strada degli eroi). Forse anche a tali altezze, circa 1500 m, è possibile scoprire ulteriori prosecuzioni.

 

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Due grotte

Giovanni Badino

Di che si tratta

     Sono sempre più convinto che i rilievi termometrici delle grotte profonde, cioè la misura delle distribuzioni di temperatura lungo di esse, siano degli strumenti notevoli per determinare la struttura delle loro regioni sconosciute e capire i flussi di energia delle parti note.

     In questo articoletto presenterò un po' di risultati di quest'estate. Il testo di riferimento, continuamente implicito, è il mio "Fisica del Clima Sotterraneo" che consiglio di leggere con pazienza a chi sia interessato a questi argomenti.

Due esempi

     Facciamo un esempio: prendiamo un lungo tubo che va da cima a fondo in una montagna senza avere diffluenze o affluenze. Le masse d'aria che vi migrano subiscono processi abbastanza regolari, non si mescolano con altre e dunque la loro variazione di temperatura con la quota è di grande regolarità (almeno negli "usuali" limiti strumentali di 0,1°C, in realtà una precisione ardua da ottenere). In pratica nel grande carso alpino la variazione è fra 3 e 4°C ogni chilometro di dislivello.

     Altro esempio: consideriamo un reticolo di tubi che riempiono un monte, una rete tridimensionale di gallerie e pozzi che abbiano molti sbocchi lungo il fianco della montagna. In questo intrico noi, a priori, possiamo pure conoscere una sola via e dunque il rilievo di questa cavità potrà assomigliare molto a quello della precedente. Sembrano simili perché in un caso non c'è nulla da scoprire lateralmente, mentre nell'altro non siamo stati ancora capaci di scoprirlo.

     Quest'estate ho avuto modo di eseguire misure in due cavità di analoga profondità, di analoga struttura nelle prime parti ma che sembrano corrispondere proprio ai due tipi suddetti.

Discesa a Malga Fossetta

     Una è stata Malga Fossetta, una discesa che desideravo fare da tempo e che, grazie alla gentilezza degli amici di Schio che l'hanno esplorata, ho potuto realizzare con Terranova, Lovera e Taronna.

     Un inciso è d'obbligo. Si è trattato di una discesa arrapantissima ma che ha coinvolto una squadra la cui età media era 37 anni, a fronte di un apparente arrivo di giovani virgulti in gruppo negli ultimi anni. Perché nessuno di loro è venuto? Qualcosa sta cambiando, anche se non è ovvio capire che cosa. Ridotta attrazione dei "cimenti personali" nelle attuali leve cresciute davanti ad uno schermo? Spirito di branco che spinge a partecipare solo se gli altri vanno? Scarsa cultura sui "grandi abissi"? Affermarsi di una speleologia soft? Incapacità nostra di rendere attraenti queste discese? Insufficiente livello tecnico comunicato ai nuovi? Boh.

     Sta di fatto che il risultato è questo, e che i "record" personali di profondità sono tornati ai livelli degli anni '60; se la cosa perdurerà sarà necessario intervenire.

     Il programma includeva il tentativo di superare una diramazione a meno novecento e rotti, con più squadre che si sarebbero succedute.

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     Con una guida indigena noi costituivamo la seconda squadra.

     La grotta è un succedersi di pozzi medi e di brevi tratti sub-orizzontali, a tratti complessi. Una grotta in genere piccola ma che si protende in profondità in un modo spiegabile solo con la perseveranza di chi l'ha pazientemente esplorata e vi ha avanzato strettoia dopo strettoia, per anni.

     L'attrezzamento è in genere ottimo eccetto a valle dello stretto meandro Carioca, a circa -700, proprio dove la prudenza suggerirebbe di raddoppiare la cautela: ma il meandro non è di ovvio superamento e lui, al solito, suggerisce di dimezzare i sacchi...     In zona meandro incontriamo la prima squadra, in risalita, che ci comunica che la strettoia finale è più ostile di quanto sembrava: inutile tornare laggiù, per ora. Avanziamo lo stesso sino ai novecento, in una zona in cui la grotta si stringe e orizzontalizza. Lì lanciamo un chilozzo di fluorescina e poi prendiamo a risalire.

Il rilievo termometrico

     La stesura del rilievo termometrico con l'impiego del nuovo strumento elettronico di cui mi sono dotato è divenuta semplice. Sta diventando chiaro che un buon rilievo termometrico deve avere almeno tre o quattro stazioni ogni cento metri di dislivello. Con strumenti a vetro per avere l'equilibrio termico occorre aspettare una quindicina di minuti, il che rendeva angoscianti le risalite. Con questo strumento invece ogni sosta si limita a meno di cinque minuti e il rallentamento diviene quasi insensibile, anche se per non avere interferenze termiche devo chiudere la coda, lontano dagli altri.

Grafico

T-aria (triangoli) e T-acqua (quadrati) in Malga Fossetta, giugno 96.

Quote topografiche. Precisione T ±O. 1°C.

ANOMALIE: Freddo a Q 850-950 (errore topografico). Caldo a Q 1300-1400 (lieve: zona fossile o arrivi da entrate poco più basse). Freddo a Q 1600-1650 (arrivi da nevai). Caldo a Q 1670-1750 (aria in entrata),

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     Dopo qualche ora emergiamo senza problemi su questo meraviglioso altopiano di Asiago.

     Ringrazio dunque gli amici di Schio (in particolare Cesare Raumer) per la loro gentilezza e passo a discutere i risultati.

Grafico

Differenza fra quota topo e alti metrica. Durata della misura 12 ore, Malga Fossetta. Lo scostamento fra gli 850 e i 950 appare significativo, ed è coerente con una lieve anomalia della temperatura in quella zona.

 

     Il grafico mostra l'andamento delle temperature dell'aria e dell'acqua in funzione dell'altitudine sul livello del mare. Dall'ingresso, a quota 1750, la temperatura va scendendo con la profondità dato che le parti più epidermiche stavano sentendo il calore dell'esterno. Dal punto di vista meteo la grotta inizia a -100 quando la temperatura diventa minima. Da lì, l'aria va scaldandosi pian piano man mano che si scende, in modo regolare.

     I quadratini danno la temperatura dell'acqua, quando c'era. Si tratta di temperature sistematicamente più basse di quelle dell'aria circostante per un effetto ancora non spiegato ma che ritengo dovuto all'innescarsi di processi di evaporazione-condensazione causati dalle correnti d'aria. Un debole punto a favore di quest'ipotesi è che in questa grotta, particolarmente profonda e con un flusso d'aria molto ridotto, la differenza fra le temperature dei due fluidi è molto minore dell'usuale mezzo grado che si ha nelle grotte molto ventilate.

     Balza all'occhio che le variazioni delle temperature sono molto regolari; vediamo di approfondire il solo grafico dell'aria.

     L'aria, in effetti, è più sensibile alle variazioni locali di quanto sia l'acqua e dunque è un indicatore di prosecuzioni più sensibile, anche se più bizzoso, della rigidissima

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acqua.

     Si vede che la curva è ben approssimabile con una retta dato che la temperatura tende a salire con la profondità di 3,43 °C/km, Si tratta di un valore maggiore di altri abissi più "acquatici" come quelli del Canin (circa 3.0 °C/km), ma è abbastanza tipico del carso alpino.

Anomalie

     Le possibili prosecuzioni sono indicate dalle anomalie, cioè dagli sbalzi attorno alla retta. L'elenco di esse è in riquadro, ma si tratta comunque di piccoli sbalzi che corrispondono ad una grotta con poche diffluenze e, quelle poche, entranti alla stessa quota dell'ingresso principale: una "grotta-altopiano", direi.

     L'anomalia più vistosa è verso il fondo. L'aria appare scaldarsi meno di quel che ci aspettiamo. Vediamo con un altro grafico se corrisponde ad un arrivo d'aria anomalo.

     Il grafico successivo mostra gli scostamenti fra le misure topografiche datemi dagli amici di Schio e quelle che ho preso con un altimetro,

     In genere lo scostamento fra le due è sui dieci metri di quota, cioè "zero" dato che è minore dei limiti strumentali. L'unica eccezione, di nuovo, si ha verso le parti profonde dove appare una anomalia (un netto scostamento fra le due misure) anche in questa grafico che, naturalmente, è indipendente da quella della temperatura.

     L'interpretazione più probabile dei dati è chiara: sia il poco affidabile altimetro che l'affidabilissima (in questo caso di singola colonna d'aria in movimento) termodinamica dell'aria indicano che i rilevatori della grotta hanno sovrastimato di trenta o quaranta metri le quote dell'ultima parte.

     Ma non c'è da preoccuparsi: la correggeranno a iosa con le future, pazienti esplorazioni.

Grafico

Malga Fossetta. T aria e interpolazione.

Tolti i dati delle parti epidermiche. Quote topo forse imprecise a 8-900 m

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Un altro caso: il Saragato

     Sin qui il lettore sarà piacevolmente sorpreso e penserà che abbiamo a disposizione un nuovo strumento d'indagine, capace addirittura di correggere i rilievi. Ma è vero?

     Di massima sì, solo che si tratta di uno strumento molto complicato da usare: vediamo un altro clamoroso esempio.

     Un mesetto prima di Malga Fossetta, in maggio, ero andato con Guidotti, Malcapi, Piccini, Carrieri e Taronna in Saragato (di nuovo età media sui 35 anni...). Era una discesa sfigata, per me, perché gli altri si sarebbero fermati sotto ma io non avevo il lunedì libero; ma mi premeva lo stesso andare per rompere un incantesimo che, da anni, mi impediva di accettare i ripetuti inviti di Gianni in quella grotta. E poi volevo testare un imbrago nuovo, molto strano che forse, lettore, ti attraverserà la strada fra qualche tempo.

     Sono dunque andato, almeno a dare una prima occhiata alle temperature del buco e a fare una discesa senza storia fermatasi per me e Vale intorno ai seicento, a metà del meandrone.

     Dell'armo non parlo. Dico solo che il mitico traverso sul P220, che consiste in quasi trenta metri di corda tesi su una ventosa oscurità echeggiante, è armato in modo ragionevolissimo, al contrario di quanto mi era stato detto: una corda così messa è semplicemente inusuale, non pericolosa né difficile da passare una volta che ti insegnino come fare (grazie Vale).

     Del resto degli attrezzamenti, invece, non parlo: però in risalita, fra una termometrata e l'altra li abbiamo un po' migliorati. La grotta è, insomma, molto facile e molto bella, oso dire da ultime uscite di corsi ben fatti, ma prima andrebbe attrezzata. Ora la concentrazione di chi scende non è rivolta alla grotta ma al superamento degli enigmi tecnici guidottiani; se il visitatore è anima semplice ne esce coi nervi a pezzi.

Un rilievo abortito

     Vediamo i grafici di temperatura d'aria e d'acqua, tenendo a mente quelli che abbiamo appena visto della grotta veneta: è roba da strabuzzare gli occhi.

     Quelle che ho designato come "curve tipiche" sono le curve teoriche attese per masse d'aria in quelle condizioni, cioè l'andamento che avrebbe una "Malga Fossetta" in Tambura.

     E ora guardate le misure: sono un casino.

     Prima vediamo l'aria, La regolarità di andamento è solo apparente e risulta dalla miscelazione di varie colonne entranti avarie quote. La cosa diviene evidente a -500 ove l'aria che arriva da una diffluenza, con a monte e a valle ("Il Gigante") è molto più fredda e corrisponde ad una colonna d'aria entrata un centinaio di metri sopra l'ingresso attualmente noto. A valle di quel punto i flussi in discesa si miscelano e si sistemano ad una temperatura intermedia.

     Ma anche nelle zone più a monte appaiono sbalzi spiegabili da fenomeni di miscelazione di questo genere nonostante che gli arrivi d'aria non siano visibili in quegli ambienti enormi.

     In pratica quel che accade è che via via che seguiamo la nostra colonna d'aria essa tende a scaldarsi come in Malga Fossetta ma qui arrivano masse d'aria da entrate progressivamente più alte dell'ingresso principale che, arrivando più fredde, pareggiano il conto.

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     L'acqua ha ancora un'altra storia. La sua enorme capacità termica le permette di "ricordare" le temperature di zone diverse e attraversare fuori equilibrio diverse colonne d'aria: e di flussi d'acqua ce ne sono un mucchio.

     Siamo di fronte ad una "grotta-montagna", cioè ad un reticolo tridimensionale di cui per ora è nota solo una via o poco più.

Grafico

Saragato - giu 96 - quote provvisorie. La storia dell'aria appare poco legata a quella dell'acqua. Ci sono almeno tre colonne d'aria a quote 0, -250, -500. La colonna di -500 sembra entrare a Q 1600-1630.

 

Conclusioni

     È evidente che in queste condizioni la misura che ho fatto è stata totalmente inadeguata. Dovevo infittire moltissimo le stazioni, misurare tutte le acque che incontravo e approfondirmi molto di più per riuscire a "prendere regolarità" da utilizzare per valutare anomalie altrove: così com'è una anomalia enorme si sovrappone all'altra e si capisce ben poco.

     Lo farò la prossima volta, ma è già evidente che l'analisi di una situazione di questo genere, benché molto più eccitante di quella tipo Malga Fossetta, è molto, molto più complessa.

     Sì, abbiamo un nuovo strumento per capire la struttura delle grandi grotte ma trovare gli schemi generali per interpretarne i dati darà ancora molto lavoro. Ma già così spero di averti fatto intravedere, lettore, un nuovo strano modo di esplorare l'interno delle montagne.

 

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Pakistan

Francesco Vacchiano

Esordio

     Il 31 luglio cinque oscuri personaggi lasciavano Torino per un qualcosa che pomposamente potremmo definire pre-spedizione logistica alla spedizione speleologica nella valle di Shimshal (e dintorni). Pakistan, agosto 96. Contemporaneamente lasciava Verona un personaggio ancora più oscuro, poiché ancora sconosciuto alla tribù torinese, ma che ben presto si sarebbe imposto alla loro attenzione, in quel di Rawalpindi Cantonment, Pakistan. Una settimana più tardi altri oscurissimi personaggi lasciavano come un sol uomo Torino, Cuneo, Giaveno, Trieste e Lubljana (Slo) per arrivare in un'assonnata e piovosa mattina di agosto nel suddetto medesimo luogo detto prima.

Intrigo

     "Un posto che si chiama "Anwar Cafe" avrà certamente il caffe", dice Loco con un ragionamento che non fa una grinza. Infatti l'unica bevanda calda disponibile in tutto il Pakistan è il té, al quale possono poi accompagnarsi latte, zucchero o, ... sale, variamente combinati. Dunque per i caffeinomani duri e puri non ce n'è, e le spiegazioni sul contenuto simil-caffeinico del té non tengono proprio. Del resto non ce n'è nemmeno per gli etilisti convinti, essendo il Pakistan un paese fieramente islamico e dunque libero dalla piaga dell'alcool. Così, una volta esaurite

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le scorte portate da casa ("Mi raccomando, che ognuno si guardi dall'avere la borraccia vuota...") si comincia ad andare ad acqua e ci si consola pensando ai nostri amici spelei delle Carsene, che tanto non se la passano meglio (del resto l'indirizzo del vinaio era stato loro fornito proprio da Ube, che non sopportava l'idea che qualcuno potesse bere meglio di lui ... ma soprattutto di più...).

Il bazaar di Rawalpindi è ricchissimo di facce strane e curiose, ma i più strani e curiosi siamo proprio noi con il nostro abbigliamento inconsueto e i nostri modi stravaganti. Arlo in particolare, capellone ed adorno di orecchini, suscita l'ilarità dei ragazzetti (e ovviamente s'incazza), mentre Chiara, unica donna in pre-spedizione, smuove affetti ed istinti, sia quando veste all'occidentale, sia quando indossa l'abito femminile tradizionale acquistato per l'occasione (rosso e sgargiante, tipico abito da sposa...).

     Comunque tutti sono molto gentili, anche se ci vedono un po' come dei grossi limoni da spremere, e quindi su ogni prezzo c'è da contrattare (ma qui è la prassi per tutti...). Del resto siamo dei veri ricconi e con i nostri soldini risparmiati liretta per liretta potremmo fare letteralmente i nababbi, se non fosse per l'agenzia alla quale ci rivolgiamo per guide e autobus, che ci suca gran parte dei fondi. Scopriremo in seguito che avremmo potuto tranquillamente bypassarla e muoverci esclusivamente su mezzi pubblici, senza il "pizzo" faraonico a mister Mubarak, il grasso e maneggione proprietario.

     Mubarak ci organizza il viaggio originalegarantitoricaricabbileennon tutto compreso (anche la fregatura...) con pullman che sa lui e sosta dove pensa lui, ma a noi, viaggiatori esclusivamente no-alpitur, va comunque bene e siamo a bocca aperta nello sconfinato paesaggio lungo la KKH (riempirsi la bocca prego e pronunciare con enfasi "Karakorum Highway"). Questa è la strada che, sviluppandosi da Islamabad alla Cina, attraversa (o tange) giusto due posticini interessanti:

     a) i luoghi dove ha predicato il Buddha, vicino alla città di Taxila, dove si trova il primo stupa (il tempio buddista) della storia (inchino);

     b) i luoghi della conquista di Alessandro Magno, e dell'impero Moghul qualche tempo dopo ("à la guerre...");

     c) la valle dell'Indo, culla di un'altra grande religione (quella Indù, chiaro) e posto da delirio. Il fiume in piena ha una potenza impressionante, ma la cosa più incredibile è la luce che c'è, che esalta i colori della terra (siamo praticamente in un deserto), delle montagne (anche il Rakaposhi, over 7000 e il Nanga Parbat, la montagna assassina over 8000) e del cielo (pensierino poetico);

     d) le tre imponenti catene montuose della zona. Avete già sentito parlare di Karakorum, di Himalaya e di Hindu Kush? E del Pamir di Marco Polo? (Che fa quattro, ma è un po' più in là...)

     I quattro personaggi locali che ci accompagnano fino a dove si può andare tramite strade più o meno decenti meritano un po' di attenzione:

     Alì Rahman, guida. Già noto agli italici spedizionieri che sono stati qui tre anni fa (cioè Ube), rimasti impressionati dalla competenza e dall'ospitalità di questo piccolo grande uomo. Sulla prima ci ricrederemo a Shimshal (il suo paese) quando s'incazzerà per sostenere che il nord è in direzione opposta all'ago della bussola, mentre sulla seconda cambieremo idea quando ci presenterà il conto...

     Shabbir Husain, aiuto-guida. Affibbiatoci dall'agenzia, in realtà si tratta di una guida turistica, più a suo agio con jeep e alberghi che con sentieri e ponti sospesi...

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In realtà è il più studiato, parla bene inglese (almeno per me) e conosce le lingue del posto e la loro storia. Con lui si fanno bei discorsi, che spaziano dalle tradizioni locali alla religione, al rapporto fra Islam e resto dei mondo...

     Khan, soprannominato "omino verde" per il suo abito in tinta e l'aria dimessa. È "sardar", cioè signore, capo, dei portatori. Taciturno e spesso sorridente si rivelerà alla distanza. Quando camminiamo chiude sempre la fila, aspetta gli ultimi e parte per ultimo (ben dopo di me, dunque...).

     Ho l'impressione che la figura del sardar dei portatori sia un sapiente frutto del Mubarak-pensiero, inventata appositamente per noi: in realtà lui è il vero aiuto-guida, mentre Shabbir ci è stato appioppato a forza dall'agenzia perché così si fa;

     l'autista, il più sconcertante. Guida come un folle, usando il clacson per segnalare i sorpassi in curva, così che in un paio di occasioni sfiora il frontale, anche se ben presto ci abituiamo a questo "drive-style" usato da tutti i pakistani e riusciamo addirittura ad addormentarci, inconsapevoli...

     Shimshal è la nostra meta, la Shangri-la del mito, che mantiene tutte le promesse: siamo quasi a tremila metri e camminiamo tra il grano (del resto il grano l'hanno inventato proprio in queste zone... mooolto tempo fa...), in una luce da sogno. I bambini del luogo sono tutti intorno a noi. Incuriositi guardano come al circo (domanda: siamo i clown, i trapezisti o le bestie feroci?) da dietro il muretto del luogo in cui i porters shimshalesi ci hanno fatto accampare: questo posto lo chiamano giardino, ma qui è tutto un giardino meraviglioso. Qualche adulto li scaccia a parole (e a pietrate) ma loro ritornano impassibili a spiarci divertiti, segno che i metodi educativi tradizionali non hanno effetti così diversi dai nuovi...

     Ci vogliono due giorni di cammino per arrivare fino a qui, passando per sentieri

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scavati nella roccia, ghiaioni, deserti con oasi allegate, ghiacciai, valichi, guadi, teleferiche e ponti sospesi. In compenso lo spettacolo appena arrivi è fantastico e ancor prima del paese c'è la nipote di Alì che viene a salutare il parente. Peccato che fotografare le donne qui non sia bello...

     Dei circa venti portatori tra i quindici e i cinquant'anni che sono con noi, tutti simpatici e fieri, spiccano senz'altro due figure del tutto speciali: Karim il buono e Sana Khan il folle. Il primo è assolutamente gentilissimo: sempre in movimento per qualcosa o qualcuno, sempre all'opera per cucinare per i compari, ma spesso anche per noi, o per aggiustare qualche oggetto, o per aiutare in un guado eccetera. Il secondo è indubbiamente pazzo, ma "ddiio quant'èbbello" (voce di Simonetta con un sottofondo di grugniti arleschi). È diverso da tutti gli altri per via della barba nera, degli occhi verdi e del turbante nero che porta in testa, ma soprattutto perché è ipercinetico, si muove di continuo, trasporta carichi pesantissimi e canta da solo, corre, si lancia con la corda fra i denti sui cavi delle teleferiche che percorre a testa in giù, gioca e ride, balla facendo dei gesti singolari che fanno ridere tutti (locali e non). In breve: un fuoriclasse. Per noi diventa subito Paolo Rossi, anche se dopo un po' preferiremo chiamarlo Barabba perché sì.

     Perché noi siamo sempre così attratti dai devianti?

     Solo e sempre cavernoni. La roccia gialla di Zatghur Ben (che vuol dire, ovviamente, roccia gialla), un incantevole vallone laterale della valle di Shimshal, presenta numerosi buchi neri, più o meno facili da raggiungere (in genere meno). Rischiamo la vita, giàssai, per raggiungerne otto, ma il risultato è sempre identico: chiude, chiude, chiude ... e via così.

     Beh, abbiamo fatto solo quattro ore di cammino partendo all'alba per essere qui (Loco, Manuela, Icio ed il vostro, con Alì e l'"omino verde". È giorno di riposo per gli altri e per i porters, questi ultimi ricongiunti alle loro famiglie di Shimshal, dopo i tre giorni spesi per venirci a prendere a Dutt, luogo dove arriva l'ultima strada e dove si passa un'improbabile teleferica (Dutt vuol dire, indovina, teleferica).

     Camminare in morena è pallosissimo. Se penso che sarà ciò che faremo nei prossimi giorni mi viene male. Del resto l'altra metà di noi, quelli che sono andati a cercare grotte sul calcare di un'altra valle laterale, saranno destinati a vagare su ghiaioni ripidissimi per buchi inesistenti, ma ciò durante i saliscendi di questo ottimisticamente detto sentiero non lo so ancora...

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     In otto (lista: NandoCinziaUbeManuelaBiriglioArloSimoeio) abbiamo puntato sul ghiacciaio del Verjerab, uno dei più grandi della zona, ma poi abbiamo ripiegato su un ghiacciaietto vicino (circa 50 km di ghiaccio e pietre detti "Khurdopin"), perché il primo era troppo lontano da raggiungere per i giorni a disposizione. In compenso il posto è bello (sulle rive di un lago in parte asciutto) e abbastanza comodo per raggiungere due-ghiacciai-due: il suddetto Khurdopin e lo Yukshin Gardan, che confluiscono maestosamente giusto dietro il campo. Il secondo vuole tre ore di su e giù in morena per farci vedere i suoi inghiottitoi (ma alcuni buchi interessanti si trovano già strada facendo), mentre il primo vuole solo un'ora e un po', anche se ci castiga poi con un urfido canalino vomitapietre per accedere al ghiaccio vero e proprio. I buchi che scenderemo e che rileveremo nei giorni successivi sono qui, in una lente di ghiaccio bianco lunga alcune centinaia di metri e larga una settantina che affiora dal ghiacciaio ricoperto circostante.

     Sembra una gigantesca balena bianca che emerge di tanto in tanto da un mare grigio e tempestoso (faremo la fine di Pinocchio?) Sì. Biriglio-Geppetto scende un p25 bello bello, mentre Cinzia, Manuela e Ube seguono il bel meandrone sagomato dall'acqua prima di sprofondare, identificando altre zone interessanti.

     Pensare che siamo in un mondo di acqua fa un po' impressione da qui giù, anche se la bellezza del luogo scaccia le paure della prima volta. Ebbene sì, poiché per me e Simo si tratta del battesimo. Ci siamo franzamente un po' agitati quando dopo l'armo Nando ed Ube hanno ricoperto i chiodi da ghiaccio di neve "perche-si-potrebbero-sfilare", ma ora non ci pensiamo troppo, immersi in un mondo azzurro e ovattato, piacevole e fresco. Il pozzo termina presto (solo una decina di metri) e il meandro che ne segue esce entro breve in un altro punto del ghiacciaio, proprio in corrispondenza di un altro inghiottitoio (che potrebbe ragionevolmente essere il fossile di quello sceso ieri da Birillo), ma è troppo stretto e umido per infilarcisi.

     Come è ancora stretto e, dopo un po', sifonante, il meandro dove mi infilo con Nando, anche lui al primo incontro con l'interno di un ghiacciaio. Strettoie nel ghiaccio? Cerrtamennte. All'esterno Ube gira alla ricerca di altre zone interessanti, mentre un giovane portatore dal nome assolutamente impronunciabile, il solo che ci abbia seguito sul ghiaccio, è un po' sconcertato, ma comunque incuriosito da ciò che facciamo. Il giorno precedente avevo capito da un discorso strano fatto da Shabbir che i portatori in fondo in fondo pensavano che noi cercassimo l'oro, molto abbondante, a quanto pare, nella zona di Shimshal... pardon, volevo dire Klondike!

     Non credo che potremo più prendercela con i locali per la vaghezza e imprecisione delle loro informazioni, loro almeno hanno la scusante della cultura differente! Siamo nel luogo in cui Carrieri e Badino hanno detto di aver visto "le Apuane", nella scorsa spedizione. Evidentemente erano in acido. Le montagne di qui non sono l'impero dei cavatori e il delirio degli speleo, bensì le solite altissime cime guarnite di ripidi ghiaioni, dove di grotte non se ne parla, o meglio, se ne parla e basta... Stavolta ci agitiamo vicino a Darkot, a qualche centinaio di chilometri da Shimshal, in quattro (Giorgio, Claudia, Loco e il vostro umile scriba) dopo la divisione del possente gruppo italiota, che ha portato Birillo, Manuela, Chiara, Icio e Dorotea in questo momento al cospetto di sua maestà Nanga Parbat, per un trekking fino al campo base; Cinzia, Maria, Ube, Nando e René al cospetto dei principali tappetai di Peshawar: Arlo e Simonetta al cospetto dei datori di lavoro in Italia.

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     Il posto è uno dei più fantastici che abbia mai visto. Di fronte al campo c'è un ghiacciaio basso basso che sembra toccarci, poco distante una forra di quelle "se-ci-cado-dentro-muoio" e dietro di noi lo stereotipo della montagna, un perfetto triangolo dal nome improponibile. I miei compari sono in fila davanti a me (ma non sono l'ultimo, giuro...) e camminano, camminano, camminano...

     Giorgio, passo deciso, senza compromessi, di colui che sa dove sta andando e vuole arrivarci rapidamente. Le gambe un po' arcuate alla John Wayne e il cappello dei marines che sembra ovviamente cow-boy gli danno l'aria di uno che ha perso il cavallo in un remoto rodeo, e spera di trovarlo. Naturalmente nel posto sbagliato, dove tuttalpiù potrà rimediare qualche onesto somaro. Qui abbondano con il loro raglio straziante.

     Claudia è sempre sorridente, anche quando come ora è stanca. Il suo passo è inesorabile come la telecamera che porta sempre a tracolla, the private eye of memory... Anche se sarà comunque difficile rendere la vita e le emozioni del luogo. Lei, del resto, lo dice chiaramente, tra un cerotto e l'altro per Loco.

     Loco cammina sui sentieri con i sandali, per via dei voluminosi scarponi che gli hanno fagocitato i piedi. Già sbilanciato normalmente da sembrare in balìa delle correnti, ora sembra essere più che mai senza appoggio, accentuando il suo portamento senza certezze. Dopo ogni lunga falcata non sai se arriverà ad appoggiare il piede per il passo successivo senza inciampare o perdere l'equilibrio o cosa.

     E poi c'è la guida, Alì: piccolo, con il baffo scurissimo e i piedi a papera (tanto che alcune sue orme sono del tutto perpendicolari al sentiero). Con il bastoncino da trekking in mano, che spesso rotea nell'aria, sembra davvero Charlot (contesto: "La febbre dell'oro" naturalmente).

     E io? Amici, chi scrive avrà pure qualche privilegio, no?

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Scioglimento

     Questa voce che taglia la campagna mentre sorge la luna è il muezzin che canta Allah Akbar, mentre ci apprestiamo a una cena+notte in un albergo lungo la strada di casa. Peccato che l'albergatore si sia dimenticato muri e soffitto: ha incaricato due ragazzetti di recuperare quattro letti in paese (Yasin) e un tavolo, li ha sistemati in un campo vicino alla sua casa ed ha apparecchiato. Ora siamo qui a mangiare rice&chicken gettando ogni tanto degli sguardi preoccupati alle nubi che si addensano vicino alla montagna. Cielo a pecorelle... ma questo non vale qui, come non valgono molte nostre cose, e la stellata da manuale di astrofisica che si dispiega verso mezzanotte è di quelle da remember. Cara mamma, non voglio tornare...

Epilogo

     E' davvero finita anche questa storia. La figurina dell'album (panini, ovviamente) li vede tutti e quattordici sul pulmino dell'hotel, senza più un filo d'aria, Giorgio sopra il tetto. Flash.

     Un'altra figurina li ritrae all'aeroporto, impegnati nel superamento di uno a caso degli undici ("11") controlli previsti. Flash.

     E poi in volo. Un volo rapidissimo nella nostra percezione, in cui mangiamo, dormiamo e ci ubriachiamo con il rosso-Bordeaux-BritishAirways. Ed è davvero tutto. Potrei finire con una sintesi stringata dei chilometri esplorati, ma forse sarebbe troppo stringata per non cadere nel ridicolo. Potrei finire con il riflesso sinistro della pista londinese da cui stiamo per decollare, o con i saluti di Luca, il fratello di Claudia, che viene a trovarci all'aeroporto di Heatrow evi resta bloccato per due ore per "rischio attentati" (sarà per gli avanzi di formaggi al gas nervino che gli abbiamo lasciato?), o con lo sguardo arcigno dei due businessman tra i quali sono incastrato, evidentemente stupiti che da qualcuno possa emanare un tale spiacevole odore (oh my god!). Potrei finire, e così faccio, con le parole che Paco Ignacio Taibo II mette in bocca all'anarchico Tomas Wong, in quest'eccellente compagno di viaggio che è stato "Ombre nell'ombra"..

     "Io non sono di qui. Non appartengo alla terra dove sono nato; e nella vita si impara, impara chi vuole imparare, che nessuno appartiene alla terra dove è nato, dove l'hanno messo al mondo. Che nessuno è di nessun posto. Alcuni cercano di mantenere l'illusione e si costruiscono nostalgie, sensi di possesso, inni e bandiere. Tutti apparteniamo ai luoghi dove non siamo stati prima. Se esiste nostalgia, è per le cose che non abbiamo mai visto, per le donne con cui non abbiamo mai dormito, e per gli amici che ancora non abbiamo avuto, per i libri non letti, per i cibi nella pentola ancora non assaggiati. Questa è la vera e unica nostalgia" .

 

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Recensioni

Atlante delle Grotte e delle Aree Carsiche Piemontesi a cura della AGSP - Regione Piemonte, 1995, 206 pp, Torino.

     Questa pubblicazione, realizzata in collaborazione con gruppi speleologi della regione, dimostra che il denaro pubblico (in questo caso quello della Regione) può essere speso bene. Con questo "Atlante" il Piemonte si situa tra le regioni che non solo hanno esplorato e studiato le loro grotte, ma che hanno anche saputo fornire una sintesi utile ed efficace di queste conoscenze.

     Il primo elenco catastale della regione (pubblicato nel 1959) contava in tutto 189 grotte: in questo libro sono descritte ben 150 grotte superiori ai 500 metri di sviluppo e/o ai 100 di profondità. Sono la punta di un iceberg che corrisponde a un patrimonio regionale di 2000 grotte oggi conosciute. Chi come me ha fatto i primi passi su questa strada non può che essere soddisfatto di come si è proseguito.

     Il libro, come dice il titolo, è un atlante: vi potete trovare le principali grotte, ordinate da N a S, per aree vallive e, all'interno di esse, per sistemi carsici. Di questi ultimi si dà una breve descrizione geo-idro-morfologica, sovente accompagnata da cartine topografiche e da schemi idrogeologici efficaci; si parla poi delle esplorazioni e si menzionano gli accessi. Seguono le grotte di ogni sistema carsico, quasi tutte illustrate dal rilievo e accompagnate da qualche cenno descrittivo, con rinvii a un elenco "bibliografico" che, pur essendo "essenziale", conta 149 citazioni. All'inizio c'è un breve inquadramento del fenomeno carsico della regione. Si poteva fare di più e meglio? Come sempre la risposta è sì. Il mio parere di osservatore esterno (anche se indulgente per i motivi suddetti) è che la descrizione poteva essere più pertinente. Com'è noto non è possibile descrivere esaustivamente alcun oggetto, per cui la descrizione buona non è quella completa, ma quella che sa scegliere i caratteri pertinenti agli scopi che si prefigge. A. Eusebio dice nell'introduzione che l'Atlante si rivolge sia agli speleologi, sia agli utenti professionali (tecnici, amministratori pubblici): siamo sicuri che a tal fine il ricco materiale documentario disponibile sia stato usato nel modo migliore?

     Ad esempio ho trovato una sproporzione tra lo spazio dedicato alla storia delle esplorazioni (dei sistemi carsici e poi di nuovo delle singole grotte) e il resto. Anche perché questo aspetto così divertente della speleologia, qui finisce per ridursi a una specie di pubblico registro dei gruppi speleologici che hanno esercitato lo ius primae noctis: una noia per il lettore, a cui caso mai interesserebbe sapere cosa s'è fatto e cosa s'è provato. Ma allora occorrerebbe fare un altro libro (un atlante delle emozioni e dei sentimenti speleo?). Se lo scopo era di dare a ciascuno il suo bastava relegare

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tutto in appendice. Avrei preferito invece veder citati gli autori dei rilievi: non solo per rendere omaggio a dei benemeriti, ma perché si tratta di lavori tecnico-scientifici che in una pubblicazione seria come questa devono avere i loro autori responsabili.

     Inoltre, pur mantenendo il pregevole stile sintetico dell'opera, si poteva attingere alla ricca documentazione esistente per rendere la descrizione delle cavità meno sbrigativa in tema di geologia e geomorfologia, aggiungendo magari anche temi del tutto assenti (salvo che per un generico cenno nell'introduzione al volume) quali meteorologia, biologia, paleontologia, archeologia, etnografia.

     Altro squilibrio che ho notato e quello tra la trattazione esauriente e sistematica delle Alpi Liguri (160 pagine su 183) e quella sbrigativa di tutto il resto, dove mancano le utili introduzioni per sistemi carsici. È vero che per il Pugnetto non sarebbe il caso, ma per il M. Fenera o Rio Martino e soprattutto i grandi sistemi tra Maira e Vermenagna avrebbero meritato qualcosa di più (che stranamente c'era nella precedente pubblicazione regionale del 1986, di cui questa vuol essere un approfondimento). È vero che non tutti contengono grotte delle dimensioni minime suddette, ma si poteva anche fissare una dimensione minima per i sistemi carsici, così da includervi almeno tutti i maggiori, anche tenendo presente il titolo dell'Atlante che parla di grotte, di "aree carsiche" (a proposito: perché dividere le aree per valli, quando è noto che i sistemi carsici non corrispondono ai bacini idrografici superficiali?).

     Si dice che bisogna diffidare dalle recensioni che cominciano con gli elogi. Per non rafforzare troppo questo luogo comune mi fermo qui. Anche perché mi rendo ben conto che pretendere la perfezione da un lavoro di benemeriti volontari è cattiveria pura. Ma migliorare è sempre possibile.

Beppe Dematteis

 

     Mi sarebbe piaciuto dare a Beppe una risposta ben più articolata ed affrontare quelle problematiche da lui citate che forse fanno la differenza tra la speleologia di allora e quella - in progress - di adesso, ma esigenze di spazio non permetterebbero la pubblicazione immediata, molte risposte le darò quindi direttamente a lui. In parte ha certamente ragione per quanto riguarda la fretta che traspare dal libro ma chi ha collaborato è ben conscio che in due mesi non si poteva fare di più. Due sono comunque gli appunti più fastidiosi, il primo riguarda la questione dei rilevatori, osservazione che è già arrivata da altre parti e che continuo a non condividere, per ogni grotta c'è una bibliografia abbastanza dettagliata, chi vuole saperne di più se la vada a vedere e soprattutto la grotta non è di nessuno, non è del gruppo speleo che ha lavorato per anni nelle varie zone, anche se è un riferimento culturale, ma a maggior ragione non è di chi, magari per caso, ha tenuto una rondella durante un rilievo. Lo dico a ragion veduta; di quanto pubblicato ho rilevato più di 20 km e non mi sento diverso se, in una pubblicazione di questo tipo, c'è o meno il mio nome. Il secondo punto riguarda l'impostazione: un atlante naturalmente non è e non deve essere una pubblicazione specialistica (e continua a dirlo il sottoscritto che può avere la tendenza a farlo) né tantomeno un romanzo d'appendice, è e deve essere poco più di un elenco completo e dosato delle conoscenze in quella regione o area. E proprio perché dosato non si è parlato di zone che, almeno per ora, di grotte ne hanno poche e di circuiti carsici associati ancora meno. Infine mi sia ancora consentito, in questa mia controrecensione, di non approvare il tono saccente dell'amico Beppe, perché se è vero che siamo benemeriti volontari, nel nostro piccolo pensiamo di essere professionali e preparati e di avere le competenze giuste.

Attilio Eusebio