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GROTTE

anno 39, n. 120 - gennaio-aprile 1996

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

sommario

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Notiziario

12

Attività di campagna

13

Corsi e ricorsi

15

La Valdinferno

40

Disagio

41

Venezuela

43

Honduras

54

Attività biospeleologica 1995

58

Caudano

59

Friches touristiques

60

Recensioni

62

Ultime grida dalla savana

 

 

Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 6 di luglio-agosto 1996.

SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE

GRUPPO III PUBBLICITÀ INFERIORE AL 50%. - TORINO

Direttore responsabile: Emanuele Cassarà

(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)

 

Redazione:

Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio,

 

Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner,

Massimo Taronna, Francesco Vacchiano.

 

Foto di copertina: Giampiero Carrieri (Il carso a torri di Halong Bay - Vietnam)

Bozzetti di Simonetta Carlevaro

Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino

Fotografie di: V. Bertorelli, A. Casale, A. Eusebio, M. Sivelli, B. Vigna, G. Villa

GSP su Internet: HTTP://WWW.ARPNET.IT/~GSPELE

Email: GSPELE@ARPNET.IT

 

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Rinnovo della quota per Grotte

Caro lettore, per motivi tecnici non abbiamo potuto inserire nel bollettino

scorso, ultimo del 1995, il modulo di conto corrente postale.

Lo troverai qui ora, e se già hai provveduto a inviarci il tuo obolo per noi

prezioso (importo invariato, 20 mila lirette), lo puoi utilizzare compilandolo in

modo chiaro.

 

 

Notiziario

     Il 17 gennaio nella sala della Circoscrizione 3 di Torino si è svolta la presentazione del 39° Corso di speleologia, proiettando "Salto nel buio" e il film sulla discesa del Rio La Venta.

     Il 21 gennaio il GSP ha organizzato l'ormai annuale gita speleologica estesa a tutti i soci CAI-UGET. Quest'anno è toccato alla Grotta delle Vene (Viozene-CN) accogliere i 60 partecipanti, tutti soddisfatti e propensi alla partecipazione al corso speleo che è iniziato qualche settimana più avanti.

     Il 28 marzo nella sede di Galleria Subalpina si è tenuta l'annuale assemblea dei soci CAI-UGET che ha eletto C. Balbiano vicepresidente del sodalizio per il triennio 96-99.

     Dal 21 giugno al 12 luglio il GSP organizza il1 1° corso di torrentismo nell'ambito CAI-UGET: 4 lezioni teoriche e 3 uscite pratiche, in forre delle Alpi Marittime francesi. La partecipazione si prevede piuttosto numerosa, anche perché il torrido inizio estate dà la giusta motivazione per cercare refrigerio nelle acque dei torrenti

     Chi al posto di Piattola? La domanda, ad una prima semisuperflua lettura, potrebbe sembrare completamente idiota. Ma se approfondite la questione scoprirete che è completamente idiota.

     Meo Vigna è incinto, ufficialmente da tre mesi ma in realtà tutti sanno che è almeno al 5° mese (e si vede). Margherita sembra non preoccuparsene più di quel tanto, ma a noi un po' dispiace perché vomita spesso.

     Elenco delle persone che si sono incrodate ad un cambio attacco durante un'esercitazione CNSASS:

- omissis (volontario occasionale)

- Super in arte Massimo Taronna nuovo indirizzo V.S. Giuseppe 12 bis, Castiglione Torinese, telef. 960 12.55

- omissis

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Bernardo Chiappa

     Lo scorso 14 marzo 1996 è scomparso improvvisamente all'età di 63 anni Bernardo Chiappa, dal 1980 presidente del C.S.I.F. (Circolo Speleologico Idrologico Friulano di Udine). In gioventù partecipò a molte esplorazioni ma, come accade a molti, non riuscì ad adattarsi al cambiamento tecnico apportato dall'avvento delle corde. La speleologia, però, era tutto per lui e continuò a dare il suo apporto stimolando sempre i giovani nelle esplorazioni. Appassionato anche di biospeleologia, durante un'escursione nella Grotta di S. Giovanni d'Antro nelle valli nel Natisone (UD), riuscì a scoprire una sottospecie nuova di Anophthalmus che gli venne dedicata. Bontempone quale era, gradirebbe sicuramente che concludessi dicendo che ci mancherà moltissimo, ma ci mancheranno di più le scorpacciate di funghi e mirtilli che raccoglieva e generosamente ci offriva.

Synchro

L'abisso BIBLIOTECA: il punto sull'esplorazione

     Dopo circa un anno di intensi lavori di riordino e catalogazione la biblioteca del gruppo comincia ad avere un aspetto meno sconosciuto.

     Riprendendo il lavoro fatto dal mio predecessore abbiamo catalogato tutti i libri e riportato i dati su un archivio informatico presente nel calcolatore in sede; tale archivio è un data base di Lotus in cui sono stati creati dei campi per la catalogazione.

     Ogni libro riporta sul dorso un numero di catalogazione progressivo (CAT) ed è stato allocato negli scaffali seguendo la progressione di tale numerazione, ogni 10 libri è stato inserito un separatore con la numerazione decadale dei volumi compresi tra i due separatori. Per la consultazione dei volumi sono disponibili due elenchi ordinati per argomento e per località. In essi, oltre ad altri dati (l'autore, l'anno, la rivista) è presente il CAT con il quale è possibile rintracciare il volume interessato.

     Naturalmente usando le meraviglie dell'informatica è possibile fare ricerche su singole parole o lettere e risalire al famoso CAT.

     Attualmente sono stati classificati 1633 volumi su un totale di circa 2000; il più antico risale al 1869,di Antonio Stoppani che tratta di geologia. Ci sono volumi in quasi tutte le lingue europee che trattano dei più svariati argomenti connessi o no alla speleologia. Per chi fosse interessato è possibile avere un dischetto con il file della biblioteca sia in versione per Lotus 123 che per Excell.

     Discorso invece appena incominciato per le riviste e i bollettini che il gruppo riceve per posta; sono tantissimi e giungono da diversi posti d'Italia e del mondo (consultando il libro della posta ricevuta ci si rende conto della quantità di materiale). Abbiamo iniziato a riordinare i principali ricollocandoli per ordine degli armadi ed in seguito si vuole impostare un discorso di catalogazione su PC simile o migliore a quello fatto per i libri.

     Il lavoro da fare è ancora molto ma vale la pena di dedicarci del tempo per avere un migliore uso della biblioteca.

Lorenzo Bozzolan (Z)

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Laboratorio Magazzino (MGZ)

Non si tratta di aggiungere o togliere alcunché all'orgoglio di nazione.

Ma da un incontro anche talvolta uno scontro nasce un germe di creazione.

Invenzione, attrazione, genetico evolversi ce lo ricorda la storia racchiuso nel

sangue il destino è confondere per migliorarsi.

...

Africa Unite, "Alba Meticcia"

     Cosa volesse dire gestire il MGZ di un gruppo speleo come il nostro non ci fu subito chiaro. Un anno fa quando mi venne data questa carica insieme con Igor, Alberto, Paolo e Diego pensavamo di cavarcela con l'impegno di una seratina al mese dove tra una battuta e una birra avremmo dovuto lavare qualche corda e dare, volendo, una scopata per terra; magari fosse stato così!

     La realtà del MGZ, più che dagli ex magazzinieri, ci venne fatta capire da chi faceva attività da molto più tempo di noi e già dopo le prime riunioni incominciammo a digerire i problemi di spit, placchette, fix e moschettoni, prendemmo confidenza con corde e sacchi da punta, punte da trapano e materiali da disostruzione, scoprimmo le gioie del carburo e dei bulacchi. Poi con il tempo è aumentato anche il coinvolgimento delle persone (soprattutto di sesso femminile e questo è bello!) e dai problemi dei materiali per l'attività di gruppo ci siamo allargati a macchia ai locali sociali affrescando muri qua e là, organizzando un impianto stereo, togliendo e spostando mobili ed elettrodomestici ma principalmente pulendo lo sporco di chi pensa che il MGZ sia un posto dove arrivare di corsa, fare del casino con materiali e fogli o pubblicazioni varie, strafogarsi una birra senza cagare neanche una lira e andarsene come il vento.

     L'assegnazione da quest'anno ai magazzinieri di materiali speciali come trapani e batterie ha contribuito ancora di più a responsabilizzarci e così quando veniamo cazziati per qualcosa che non funziona incassiamo meglio e ci sforziamo di cercare nuove soluzioni ai problemi.

     Quello che ci piacerebbe è che la gestione del MGZ coinvolgesse a rotazione sempre più persone, soprattutto quelle uscite dagli ultimi corsi di speleologia perché è comunque un'occasione per crescere insieme, misurandosi con idee spesso diverse dalle tue. Sarebbe bello poi se dalle pagine di Grotte uscissero ancora articoli sul MGZ, per un confronto anche specifico su quello che si può fare per migliorare le cose e per far rendere conto a chi legge dei nuovi fuochi che agitano il gruppo.

     Così al grido Savoia di "Prima tacuma prima finima" è giusto ringraziare e ricordare i nomi di Marilia e Jena nuovi arrivi nelle file dei magazzinieri e quelli di Sara e Elena che ci hanno più volte aiutato e sopportato.

Antonello Molino (Enos)

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Pakistan

Tra i pagani in una delle nostre province, scorre un

fiume che chiamano Indo. Questo fiume che sgorga dal

Paradiso, distende i suoi meandri in bracci diversi ...

la lettera del prete Gianni, XII sec.

     Così autorevolmente indirizzati abbiamo deciso di organizzare un secondo viaggio in Paradiso, laddove sgorga l'Indo, ovvero nella Valle Hunza, nei luoghi che già ci videro tre anni or sono.

     La spedizione avrà caratteristiche simili alla precedente: due squadre, una glaciale e l'altra terrestre, non troppi materiali perché non abbiamo ancora un obiettivo certo.

     Al momento attuale il ghiacciaio prescelto è il Baltoro dato che alletta molti la prospettiva di uscire da un buco avendo il K2 come panorama; nel caso questioni logistiche ce lo impedissero (lì vicino indiani e pakistani si sparano) si ripiegherà sul Biafo. Per la parte calcarea l'attenzione è puntata sulla Shimshal Valley, incantevole luogo che abbiamo scoperto possedere il massimo potenziale calcareo della galassia, 4500 m. Se questa soluzione non dovesse dare i risultati sperati, sposteremo le operazioni a nord di Chitral nella Karambar Valley e in altre vallate vicine.

     I partecipanti saranno come di consueto un'abile accozzaglia di piemontesi e orientali e al momento è prevista un'entusiasmante abbondanza di personaggi di tipo femminile.

Ube Lovera

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Speleocomicologia

     Il pezzo di Speleocomicologia pubblicato sul bollettino Grotte n° 118 (pag. 42) ha avuto per epilogo le due lettere qui riprodotte. Ai lettori il giudizio.

Lettera di Mario Cargnel

"A tutela della nostra onorobilità, siamo costretti

a denunciare alla Magistratura il sig. Marziano Di Maio

per calunnie e diffamazione."

 

     L'imputato ha risposto a Cargnel con una garbata lettera personale in cui gli ha fatto notare che:

     A) l'articolo su Grotte conteneva commenti in chiave umoristica ad asserzioni dello stesso Cargnel, tali da essere offerte su un piatto d'argento a chi voglia fare speleocomicologia, e anche provocatorie, dal momento che certe "verità inconfutabili" non sono affatto tali e accettarle significherebbe falsare la storia;

     B) Cargnel sia nella sua pubblicazione e sia in questa sua risposta fa invece con molta serietà considerazioni gravi (vedasi tra l'altro l'accusa di furto "con valentia" del Corchia);

     C) la Magistratura, anche ammesso che non abbia di meglio da fare, potrebbe essere interessata più alle affermazioni del punto B che a quelle del punto A;

     D) se Cargnel ha prove da produrre, le esibisca finalmente;

     E) se la diffamazione consiste nei richiami al fascismo, va però considerato che Cargnel per l'ennesima volta è venuto a vantare certe partecipazioni e certe compagnie venatorie senza minimamente prendere le distanze dal fascismo (e neppure dalla caccia agli elefanti).

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Al Sig Marziano Di Maio

Gruppo Speleologico Piemontese CAI. - UGET

Galleria Subalpina, 30

10100 TORINO

Verona, 5 Marzo 1996

Sig. Marziano,

     leggendo la tua "Speleocomicologia", relativa all Preta 1962, "superspedizione", riaffermo quanto ho scritto sulla "Mia Africa", allora ero fotografo del Governo gen.le A.O.I. (dove il fascismo c'entrava come i cavoli a merenda) e su "Vita di Mario Cargnel sulle vette e negli abissi". Ciò che affermo sono verità inconfutabili che procurano assai fastidio ai denigratori della nostra attività. Ciò è ovvio, come uomini. Come speleologi, Marziano, credo di aver sempre detto e avuto alta considerazione per Voi e alto rispetto. La Vostra defezione del 1962 è una piccola ombra sulla Vostra attività speleologica, da noi veronesi sempre apprezzata e plaudita. Tuttavia gli archivi del Gruppo Falchi con le Vostre lettere del 1961 e 1962, testimoniano i fatti. Alla nota riunione dell'ottobre 1961 di Torino, vennero sancite decisioni basilari. Erano presenti, tra i molti altri, l'amico Beppe Dematteis ed Eraldo Saracco per il G.S.P. CAI - Uget, Marino Vianello - Alpina Giulie di Trieste (già con noi alla Preta negli anni 1958/59 e 60), Giancarlo Pasini di Bologna, i Prof.ri Bertolani di Modena e altri.

     Dopo le decisioni adottate, ci fu un notevole diverbio tra Pasini e Vianello perché quest'ultimo aveva dichiarato dl non voler partecipare con i triestini alla esplorazione alla Preta per l'inaffidabilità dei bolognesi di Pasini. Precedentemente i bolognesi, appunto del Pasini, avevano "con valentia" rubato Corchia ai triestini di Valter Maucci.

     Pertanto oggi a ben 34 anni di distanza, sarei assai felice di avere un amichevole dibattito con il "rossastro" Marziano Di Maio, per confutare quanto Egli si permette di scrivere nella sua "Speleocomicologia". Noi a Verona crediamo di aver effettuato della buona Speleologia. Dopo di noi, guarda caso, nessuno ha più voluto (o potuto?), avanzare e ulteriormente esplorare e rilevare cavità come Vallesinella nel massiccio del Brenta, Calgeron in Valsugana, Bus del Lum del Cansiglio, Spurga dele Cadene di Valdadige, proprio sotto la Spluga della Preta. Lo scrivente Mario Cargnel che nel 1961 ha pregato Eraldo Saracco di scendere nelle grotte su scaletta assicurato con fune di sicurezza, dichiara che sarebbe assai felice che con l'alta tecnologia e l'ardimento degli speleologi del GSP permettesse loro di aggiungere altre significazioni a quelle già da noi conseguite 20 / 30 /40 anni or sono.

     Noi ricordiamo, oggi come ieri, i bravi Eraido Saracco, i Violante, e Gianni Ribaldone che praticando magistralmente l'alpinismo e la speleologia hanno perduto la vita.

     Spero vivamente che questo "contraltare" della Speleocomicologia del Di Maio, trovi ospitalità nei prossimi numeri di Grotte del torinese G.S.P.

 

Cav. Mario Cargnel

Via XX Settembre n. 24

37129 VERONA

Tel. 8000275

e Via N. Mazza n. 52

37129 VERONA

Tel. 8003189

Il tutto pc. Presidenza G.S.P. - A. Pavanello, C. Balbiano D'Ar.

 

P.S. Sig. Di Maio Marziano,

     chi avrà l'amabilità di leggerci, giudicherà chi tra noi è più bravo a scrivere libelli

 

Mario Cargnel

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L'innocenza di Salvatori

     Anche in questo caso la storia prosegue, all'immacolato amico perugino non sono piaciuti i nostri punti di vista pubblicati sul bollettino Grotte n° 118 (cfr. pag. 5 e 39), così ha scritto al Presidente della nostra Sezione CAI chiedendo di pubblicare la sentenza del ricorso del Comitato del Convegno Tosco Emiliano, circa la sua espulsione dal CAI. In realtà aveva chiesto la pubblicazione solo della parte riportata in corsivo: la redazione di Grotte ha ritenuto che fosse più corretto pubblicarla integralmente ben rendendosi conto di andare controtendenza contribuendo a divulgare notizie non parziali. Ci sono piaciuti infatti alcuni passi iniziali che fanno riflettere sull'andamento della vicenda. Analogamente siamo rimasti stupiti che il Comitato di Coordinamento Tosco Emiliano (feudo di Rossi) abbia espresso una sentenza su un caso umbro, regione appartenente al Convegno CMI. ... provi quindi il lettore a comprendere questa apparente incoerenza. Se non la scoprite troverete la soluzione sul prossimo numero di Grotte. Ah, stavo per dimenticare, accanto alla sentenza abbiamo anche pubblicato la lettera che Salvatori ha inviato al nostro Presidente di Sezione. Come per il caso precedente ai lettori il giudizio.

 

Attilio Eusebio

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Costacciaro 21 aprile 1996

Presidente Sezione CAI Uget

Galleria Subalpina, 30

10123 TORINO

e p.c.

Antonio Rossi

presidente Commissione Centrale Speleologia

Via F. Bacone 12/2

41100 MODENA

 

     Nell'ultimo numero di "Grotte", rivista del Gruppo Speleologico della V/s Sezione, vi sono affermazioni sulla mia persona (radiazione da socio CAI) non corrispondenti al vero.

     La prego, Signor presidente, di provvedere a comunicare con lo stesso mezzo e con la stessa ampiezza quanto invece è la realtà, la quale può essere facilmente desunta dall'allegata delibera del Comitato di Coordinamento Tosco Emiliano Romagnolo {che annulla pienamente la decisione di radiazione della Sezione CAI di Perugia). Chiedo che in particolar modo venga pubblicato testualmente quanto è evidenziato {in corsivo N.d.R.) nel documento allegato.

     Con l'occasione mi preme rimarcare lo squallido comportamento di alcuni soci del CAI Uget Torino che, per motivi a me incomprensibili vista l'inesistenza di contatti diretti, da anni portano avanti una campagna calunniosa e distruttiva della speleologia del Club Alpino Italiano. Di questi ineffabili personaggi si può solo dire che in essi la stupidità e arroganza è pari all'inconcludenza tecnico-esplorativa-scientifica. Quando questi sedicenti "speleologi" capiranno che il CAI è una struttura democratica e non un'arma contundente contro ogni forma di dissenso? Quando, questi sedicenti "volontari" del CNSAS, comprenderanno che il problema della differenza di opinioni non si affronta puntando a distruggere chi non la pensa allo stesso modo ma attuando invece, magari in competizione, la realizzazione di quanto si ritiene giusto? Dalla parte di questi ridicoli "signori degli abissi" non c'è la referenza della benché minima realizzazione, avendo speso la loro vita speleologica solo nell'affannosa ricerca del potere fine a sé stesso, dell'affermazione della propria immagine a spese del lavoro altrui e nell'azione corrosiva per abbattere e denigrare chi invece, umilmente, tenta di contribuire concretamente alle fortune del Sodalizio. Ma che razza di soci CAI sono questi membri del GSP?

     Cordiali saluti

Francesco Salvatori

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     Il Comitato di Coordinamento del Convegno Tosco Emiliano-Romagnolo riunito a Firenze il 9 marzo 1996, composto da:

- Romano FRASCA

Presidente

- Oscar TAMARI

Vice Presidente

- Brunetto CONTI

Segretario f.f.

- Gian Carlo CERRI

 

- Angelo TESTONI

 

sul ricorso di Francesco SALVATORI, socio della Sezione di Perugia,

contro il Consiglio Direttivo della Sezione di Perugia, in persona del Presidente,

avente ad oggetto la richiesta di annullamento della delibera del Consiglio direttivo del 22.06.1995, con cui il Salvatori veniva radiato dal CAI ai sensi degli art. n. l0 dello Statuto e n. 19 del Regolamento Generale,

ha pronunciato la seguente

deliberazione

     Anzitutto va affrontato il tema della regolarità del procedimento che la parte ricorrente ha posto come premessa a tutte le altre argomentazioni, poiché in esso è insito il diritto alla difesa ed al contrario delle idee, che al di là di ogni considerazione di pura ritualità, deve stare alla base delle azioni di un'organizzazione improntata a principi di democrazia, anche nel momento della repressione di comportamenti illeciti.

     Il Consiglio Direttivo della Sezione di Perugia nella seduta del 6.06.95 ha esaminato la posizione del socio Salvatori, "decidendo all'unanimità che esistevano fatti cosi gravi da comportare la radiazione" e convocando il socio per il giorno 22.06.95 "per rendere eventuali dichiarazioni in merito alle contestazioni": ha quindi formulato un giudizio preliminare senza aver confrontato gli atti in suo possesso con le eventuali controdeduzioni del socio e prima che questo venisse informato dell'apertura di un procedimento nei suoi confronti. Le contestazioni, costituite da cinque punti ben dettagliati, sono state riportate in una comunicazione indirizzata a Salvatori soltanto in data 13.06.95: quindi è stata necessaria un'intera settimana per passare dalla decisione assunta alla sua trasmissione, su argomenti che erano stati ampiamente dibattuti e si presume documentati da parte del Consiglio Direttivo. Altri tre giorni sono stati poi necessari per procedere alla semplice spedizione, infatti la raccomandata indirizzata a Salvatori risulta inoltrata in data 16.06.95. Il tutto è pervenuto a Costacciaro dopo i normali tre giorni delle Poste e cioè in data 19.6.95 a soli tre giorni dalla data della convocazione. Anche senza prendere in considerazione il fatto che la raccomandata è stata ritirata dalla moglie di Salvatori, come risulta dalle ricevute depositate presso l'Ufficio postale di Costacciaro, e che il Salvatori stesso era momentaneamente assente per l'organizzazione di un'importante manifestazione nazionale in programma il 25.06.95, non si capisce come il Consiglio Direttivo, che ha avuto bisogno di ben dieci giorni per inoltrare la sua comunicazione, potesse pretendere che il socio sottoposto a procedimento disciplinare fosse in grado di organizzare una qualche difesa in soli tre giorni. Infatti il Salvatori ha chiesto un rinvio e l'acquisizione di alcuni documenti a mezzo raccomandata inviata solo il 21.06.95, che naturalmente non è giunta in tempo utile; ma non sarebbe potuta arrivare comunque in tempo anche se spedita lo stesso giorno 19.06.95, dati tre giorni già verificati come necessari per la consegna da parte delle Poste. Nessun dubbio ha invece avuto il consiglio Direttivo nella seduta del 22.06,95 quando, constatata l'assenza del Salvatori, ne ha deliberato la radiazione, confermando tutte le motivazioni evidenziate nella precedente riunione.

     Su tali argomenti è tornato il Presidente della Sezione di Perugia dinanzi al Comitato, per ribadire che il Consiglio Direttivo avrebbe certamente concesso un rinvio se solo fosse stato richiesto, anche con una semplice telefonata. Certamente Salvatori ha sbagliato a non presentarsi per richiedere un rinvio e, se impossibilitato per l'organizzazione della citata manifestazione nazionale, a non comunicare telefonicamente; ma questo va collocato nel clima di tensione che già da tempo si era instaurato tra la Sezione di Perugia o meglio il suo Gruppo Speleologico, e il Centro Nazionale di Speleologia di cui Salvatori era il direttore.

     L'esame dei tempi dimostra una fretta ingiustificata da parte del Consiglio Direttivo nel portare a conclusione il procedimento; con gravi limitazioni del diritto di difesa, non tanto da un punto di vista formale quanto piuttosto sotto l'aspetto di una ricerca di soluzioni che mirino all'interesse dell'associazione più che all'affermazione della propria autorità e prestigio.

     Nel merito il provvedimento disciplinare si basa su cinque punti:

l) conflittualità con la Delegazione Umbra,

2) irregolarità nei rapporti col Gruppo Speleologico CAI Perugia e con il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico,

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3) richiesta diretta di contributi agli Enti Pubblici,

4) irregolarità nei bilanci,

5) mancato rispetto dell'accordo in otto punti concordato col Vice Presidente Generale Bianchi.

     Occorre innanzi tutto precisare che gran parte di tali punti sembrano esulare dalle specifiche competenze della Sezione, riguardando rapporti con soggetti diversi. Ed è proprio l'intreccio di tali soggetti che rende difficile l'esame puntuale delle varie contestazioni. Ci si trova di fronte ad una situazione di grandi anomalie, con una presenza continua di organi Centrali e Periferici ad influire o determinare il quadro entro cui si colloca la vicenda, tanto da riportare la risoluzione della vertenza ad un ambito superiore a quello del comitato di Coordinamento.

     A di là degli specifici soggetti istituzionali appare evidente il coinvolgimento dell'intero ambiente speleologico del CAI in un confronto "ideologico" dove lo strumento disciplinare non può essere piegato al fine di soffocare il dissenso, perché la figura carismatica di Salvatori è il simbolo ed il motore del Centro nazionale di Speleologia e questo a sua volta è il punto di riferimento e di forza di tutta la speleologia CAI.

     I fatti esaminati e le reazioni che essi hanno determinato dimostrano la necessità di un intervento quanto mai attento e responsabile dell'Organo di Governo Centrale dell'Associazione e bene ha fatto il Consiglio Centrale ad avviare un'inchiesta formale sull'intera vicenda in esame e sui fatti successivi.

     Occorre rimuovere tutte quelle anomalie che di volta in volta rendono legittimi o illegittimi i comportamenti a seconda della chiave di lettura che si sceglie. Non può un Regolamento Sezionale o quello di una sua articolazione, com'è il Gruppo Speleologico CAI Perugia, non adeguarsi allo Statuto dell'Associazione, anche se in passato ha ottenuto l'approvazione del Consiglio Centrale (art. 26 comma 3 del RG); non può un Gruppo Speleologico avere autonomia di bilancio al di fuori di quello della Sezione né delegare ulteriormente tale responsabilità a soggetti diversi; non possono esistere parti di bilancio o bilanci separati che sfuggono all'obbligo di trasmissione alla Sede Centrale (art. 26 comma 1 del RG); non può un Centro Nazionale di Speleologia essere riconosciuto come Centro Polifunzionale del CAI e poi dover rispondere del proprio operato ad un Gruppo Speleologico locale e non all'Organo Tecnico Centrale.

     Tenuto conto che parte delle contestazioni mosse al Salvatori esulano dall'ambito di stretta competenza della Sezione (punti l, 3 e 5), che il punto 2 ha già trovato risposta nella deliberazione del Collegio dei Probiviri del 14.10.95, che il punto 4 non può essere che in minima parte addebitato al Salvatori, visti gli ulteriori sviluppi della vicenda che sono a tutt'oggi in corso con il coinvolgimento anche di soggetti esterni all'Associazione, si ritiene opportuno astenersi dal giudizio nel merito degli specifici addebiti, rimandando tale compito all'Organo Centrale. Infine non è stato possibile accertare tramite i verbali del Consiglio Direttivo della Sezione di Perugia se vi fosse stata la volontà di approfondire l'esame di tutti gli aspetti di una vicenda tanto complessa né se fosse stata avanzata l'ipotesi di una sanzione più lieve, che avrebbe dato significato al provvedimento senza trasformarlo in uno strumento di soluzione autoritaria di un dissenso interno al Gruppo Speleologico e di liquidazione di fatto del Centro Nazionale di Speleologia, né se si fosse ipotizzato di sospendere il giudizio per dare a Salvatori quella facoltà di difesa che i tempi troppo ristretti non gli avevano di fatto consentito.

     Nulla di più è risultato dal dibattimento e certamente in questo senso non è andata la scelta dell'atto impugnato; di tale conclusione deve prendersi atto, per disporre l'annullamento, così come richiesto dal reclamante.

Pertanto

il Comitato di Coordinamento del Convegno TER, all'unanimità, annulla il provvedimento disciplinare impugnato.

Firenze 9 marzo 1996

Il Presidente

Roberto Frasca

 

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Attività di campagna

a cura di Massimo Taronna

21 gennaio 1996. Grotta del Caudano (Frabosa Sottana). Uscita sociale, con circa 60 partecipanti.

28 gennaio. Congiuntivite (S Anna di Collarea). M. Vigna, F. Vacchiano, M. Taronna, F. Cuccu. Non è una grotta, con tutta la buona volontà che uno ci può mettere.

11 febbraio. Prima uscita del 39° corso di Speleologia. Buranco di Bardineto, Pollera e Bardineto. Folta partecipazione di istruttori e aggregati, con circa 30 allievi.

25 febbraio. Seconda uscita del 39° corso di Speleologia Buranco e Pollera.

2-3 marzo. Grotta delle Arenarie. Esercitazione per gli aspiranti volontari del CNSAS.

10 marzo. Borgone (Val di Susa). Esercitazione in palestra del corso di speleologia.

10 marzo. S.Anna di Collarea (Val Roburentello). M. Vigna, R. Ricchiardone, Nando (GSG). Scavo al buco della Rivoera, non si passa nonostante aria molto forte. Battuta e ritrovamento di un buco soffiante.

16-17 marzo. Orso di Pamparato. Esercitazione per gli aspiranti volontari del CNSAS.

24 marzo. Monte Bracco (Valle Po). Esercitazione in palestra del corso di speleologia

31 marzo. Val d'Inferno, M. Antoroto. M. Vigna, U. Lovera, A. Eusebio, F. Cuccu, M. Taronna F. Belmonte. Battuta esterna, senza risultati.

6-7-8 aprile. Toiranese (SV). M. Vigna, M. Pastorini, F. Cuccu, D. Dinice, M. Taronna, E. Solera, F. Belmonte, A. Eusebio, L. Valente, R Ricchiardone (GSG), Nando (GSG). Battute nella zona del Gioco di Toirano. Rivisto il Buranco di S. Pietro, senza risultato.

14 aprile. Donna Selvaggia, Omo inferiore, Arenarie. Uscita del corso di speleologia.

13-14-15 aprile. Marguareis. D. Grossato, D. Girodo, C. Curti, M. Taronna, R. Pozzo, A. Eusebio, V. Martiello, C. Silvestro (GSAM). Battuta scialpinistica. Partenza il 13 da Limone Piemonte, con arrivo alla Capanna Morgantini passando per i pendii della Cima della Fascia, ancora pericolosamente carichi di neve. Visti diversi buchi aperti sul fondo della Conca delle Carsene (zolla in cui teoricamente dovrebbero esserci solo ingressi bassi) e uno sotto la Fascia. Bilancio della prima giornata: un ferito (Spazzola scorticatosi per una scivolata sulla neve, uno sci rotto, quello di Mecu, e una fondata nomination per la Volpe d'Argento, quella di Loco Hombre). Il 14 siamo immobilizzati alla Morgantini a causa della nebbia (visibilità di circa 1 m). Il 15 giornata stupenda; decidiamo di scendere su Tenda (il programma originario prevedeva di raggiungere la Capanna Saracco-Volante). Bellissima discesa nel tratto iniziale, a cui seguono una dozzina di km a piedi, particolarmente massacranti per chi ha solo gli scarponi da sci

25-28 aprile. Trieste. Stage del corso di speleologia. Grotte: Noè, Fessura del Vento, San Canziano, Grotta Gigante. Visitata la "Valle dei Gamberi" in Slovenia.

Sardegna. Esercitazione del Gruppo Lavoro Disostruzione del CNSAS.

Grotta di Bossea. B. Vigna, M. Pastorini e Brunella. Giro turistico e rilevamenti idrogeologici.

 

 

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Corsi e ricorsi

Ube Lovera

     E rieccoci ascrivere amenità sul trentanovesimo corso, che peraltro è stato identico agli altri trentotto. Triade di direttori (Taronna, Ingranata, Lovera), solita divisione in due parti, imbrago compreso nel prezzo. Solite grotte con qualche difficoltà in più dovuta alla assidua presenza di neve, costante e perenne e al tempo, sempre e comunque schifoso. Qualche difficoltà in meno invece dovuta a un'ottima collaborazione da parte degli istruttori, regolarmente abbondanti, e da parte dei magazzinieri. In alcune occasioni ho avuto la sensazione di vedere in atto meccanismi ormai entrati a far parte dell'inconscio collettivo. Il corso che dopo trentanove tentativi riesce automaticamente. Poi più cautamente scopro che l'abbondanza di istruttori è probabilmente dovuta alla fame di abisso a cui ci ha ridotto il maltempo e che l'efficienza dei magazzinieri è legata al fatto che sono in cinquanta.

     Ciò che comunque mi interessa dire è che quali siano stati i motivi, è andata bene. Siamo persino riusciti a rendere relativamente snelle le squadre e umane le ore di freddo becero in attesa sotto i pozzi.

     Poi, grande novità, siamo andati a est, in sessanta. Abbiamo scoperto che anche lì e non solo in Francia si possono fare gli stage, che ci sono le grotte, che c'è anche dei vini. Abbiamo usato le une e gli altri.

     Abbiamo inoltre scoperto che le grotte stanno pure in Slovenia e che ci puoi andare se ti porti appresso i documenti. Lì vicino c'è anche una città che si chiama credo Trst (ma alcuni ci mettono delle vocali in mezzo) e se per caso sei fesso e ti sei portato dietro poche cose, beh lì puoi trovare materiali, carburo e gente disponibile a fornirteli, che ti accompagna agli ingressi e se ne ha voglia scende in grotta con te e poi verifica che ne sia uscito e poi ti porta in giro a mangiare e anche a bere. Così succede che, incredibilmente, anche se mi riesce difficilissimo parlare bene dei triestini (soprattutto quelli targati Boegan), ora mi tocca ringraziarli e dire che torneremo dalle loro parti e che se hanno delle cose in contrario, sarà meglio che lo dicano subito.

Valle dei Gamberi, Slovenia (foto M. Taronna)

     L'altra parte del corso, oltre a noi, sono stati loro, gli allievi, in numero di trentadue all'inizio e venticinque circa alla fine. Speriamo che non si fermino tutti. Erano identici a quelli di tutti i trentotto corsi precedenti, solo

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un po' più giovani, forse un po' più simpatici di altre volte, sicuramente nel complesso un po' più donne (nel senso di più numerose). Sicuramente abbiamo fatto un altro carico di disadattati, scoppiati, curiosi, entusiasti, poeti, stregoni, pazzi, cornuti, ecc. La solita gente alla deriva dell'universo: si vedrà.

     Vi forniamo ora l'elenco dei personaggi che hanno frequentato la seconda parte del corso e di seguito, separatamente per facilitare la consultazione, anche quello delle signorine. Auguri.

Amodei

Marco

Via Monti 25

Torino

6689056

Bena

Emanuele

Via S.Ambrogio 28

Torino

796266

Bertok

Carlo

Via Marsigli 80

Torino

702857

Collivasone

Lorenzo

Via Fossati

Torino

3835960

Domenis

Lorenzo

P.zza De Amicis 76

Torino

678906

Fausone

Marco

Via di Cambiano 11

Moncalieri

6614051

Franco

Dario

.Cso Trapani 107

Torino

388859

Guasco

Giuseppe

P.zza Montanari 162

Torino

323790

Macello

Emanuele

Via Ortensia di Piossasco

Pinerolo

0121/72244

Milanese

Nicola

C.so Potenza 192

Torino

212765

Olivero

Andrea

C.so Francia 7

Torino

4331211

Peruccio

Andrea

C.so Rosselli 45

Torino

3186222

Porone

Carlo

Via Schina 5

Torino

484998

Rubat Ciagnus

Dario

Via Fiore 37

Caselle

9914503

Salaspini

Davide

Via Sommeiller 28

Pinerolo

0121/323336

Scarzella

Mario

Via Baretti 45

Torino

6692282

Valsania

Davide

Via Mazzini 28

Torino

5213296

Bona

Raffaella

Via Lamarmora 38

Torino

500291

Dalmaviva

Maria

Via Goito 4

Torino

6507212

Franconeri

Sabina

Via Ciriè

Torino

5213275

Mangione

Viviana

Via Verolengo 68

Torino

2160765

Mortara

Giulia

St. Maiole 26

Moncalieri

6472784

Neirotti

Emanuela

Via Veronese 134

Torino

2200329

Novelli

Elisabetta

Str. Visone 6

Moncalieri

6812290

Vercellotti

Stefania

Via Borgaro 105

Torino

259616

 

 

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La Valdinferno

Attilio Eusebio

     Uno dei drammi che affligge la speleologia piemontese è la cronica assenza di aree esplorative a bassa quota che possano rendere interessante l'inverno speleologico; queste zone dovrebbero essere promettenti, non lontane e di facile accesso - tipo il Carso per i triestini.

     In realtà non è che non ce ne siano ma sono piccole e con gli anni le abbiamo già rivoltate un certo numero di volte.

     Così siamo sempre, da una parte, alla ricerca di nuove zone e dall'altra a cercare di restringere l'inverno speleologico, inserendo una serie di primavere-autunni in cui lavorare nelle aree di media quota.

     La Valdinferno si colloca in questo contesto, troppo impervia ed in quota per lavorarci in inverno, troppo "limitata" e vegetata per dedicarci l'estate (stagione tradizionalmente destinata ai carsi alpini marguareisiani o contigui): le stagioni intermedie sono dunque l'ideale per cercare nuove grotte o prosecuzioni in cavità già note. La relativa vicinanza e la facilità relativa di accesso fanno sì che periodicamente - ogni due o tre anni - ci torniamo con la speranza del colpo grosso.

     In questa nota si vuole fare il punto delle conoscenze raccogliendo i contributi di tutti quelli che hanno lavorato e soprattutto pubblicato i dati.

Garb dell'Omo inf. (foto A.Eusebio)

     La necessità di fare il punto nasce da due convinzioni. La prima, più personale, è che in Valdinferno - come si usa dire - ci sia qualcosa di grosso che finora ci è sfuggito e sebbene la somma dei metri di sviluppo a catasto, suddivisi in più di 40 grotte, superi abbondantemente i 5 km manca ancora il colpo grosso. La seconda, più oggettiva, considera che le pubblicazioni ove sono contenute le informazioni sono "antiche" e oggi pratica-

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mente introvabili: diventa quindi una necessità ed un dovere, verso chi non sa, raccogliere almeno l'essenziale rimandando ai più attenti le ricerche specifiche.

     La speranza naturalmente è di invecchiare rapidamente questo scritto.

La geografia

     La Valdinferno, situata in provincia di Cuneo, è una laterale sinistra della Val Tanaro in Comune di Garessio con un'area di 8-10 km². L'asse vallivo è orientato circa E-W .A sud è limitata dalla dorsale Rocca d'Orse-M.Antoroto, ad Est dalla Val Tanaro, a Nord ed a Ovest dalla dorsale M.Antoroto - M.Berlino - Costa di Maggio.

     Il versante orografico destro, dove affiora la serie carbonatica, ha morfologia a balze con elevate pendenze nelle quali cengie inclinate si alternano a salti rocciosi di decine di metri; il versante sinistro e la parte sommitale a Sud di Bec Ronzino presentano morfologie più dolci ed una estesa copertura quaternaria.

Gli accessi

     Quattro sono le possibilità di accesso:

     1. dal fondovalle Tanaro, poco dopo Garessio, salendo con una strada asfaltata in sinistra orografica verso la frazione Valdinferno fino intorno a quota 1000 m slm;

     2. dal fondovalle Tanaro, in corrispondenza della frazione di Trappa, si sale con una carrareccia, in destra orografica verso la frazione di Pian Bernardo a quota 946 m slm;

     3. dalla città di Ormea si sale verso la Colla dei Termini con una carrareccia parzialmente asfaltata fino intorno a quota 1500/1600, di qui si prende una pista subpianeggiante che conduce fino alle pendici di Bec Ronzino;

     4. dal fondovalle Tanaro salendo alla frazione di Eca si può raggiungere con comoda mulattiera la zona dei Grai e del versante meridionale di Rocca d'Orse.

     L'accesso su Valdinferno è ottimo per la zona bassa del Rio delle Surie e le grotte tipo Omo inferiore; quello verso Pian Bernardo per la zona Nord di Rocca d'Orse e la Donna Selvaggia; l'accesso lato Ormea è eccellente per la parte alta, tuttavia pone qualche problema logistico per scendere verso la Valdinferno.

Carta con la posizione geografica della Valdinferno

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Geologia

     Come una gran parte dei fenomeni carsici del Piemonte meridionale anche questa zona vede affiorare le sequenze litologiche tipiche del Brianzonese. Dal basso in alto in zona sono presenti i porfiroidi e le quarziti (impermeabile) su cui poggia la serie carbonatica (dolomie e calcari triassici, calcari bianchi e grigi giuresi e calcari arenacei del Cretaceo).

     La serie descritta risulta deformata a grande scala da fenomeni plicativi che provocano raddoppi chilometrici suborizzontali, in particolare sono ben evidenti le ripetizioni tra i calcari bianchi del Giura ed i calcari arenacei scuri del Cretaceo.

     Il versante destro della valle è così costituito da una grande piega chiusa ad asse E-W, suborizzontale che ha raddoppiato la sequenza litologica, dalle quarziti fino ai calcari cretacei.

     Una importante dislocazione tettonica (faglia probabilmente) è localizzata lungo l'asse della valle del rio Garella, separando i termini impermeabili in sinistra orografica dalla sequenza calcarea in destra.

Il carsismo

     Il fenomeno carsico è localizzato tra i 1900m della Cresta dell'Antoroto e i 650 m slm della Val Tanaro. Le forme superficiali assumono in Valdinferno un aspetto irrilevante. Al contrario quello ipogeo presenta una intensità non evidente nella situazione geomorfologica attuale. In superficie infatti le litologie calcaree affioranti non possiedono fenomeni superficiali degni di nota e il carso è spesso coperto da coltre erbosa o da detriti.

     La morfologia attuale della Cresta di Rocca d'Orse -M. Antoroto è caratterizzata da un versante Sud a franapoggio mentre i versanti Nord sono costituiti da balze e ripidi pendii con accentuati fenomeni di arretramento del versante. Questi mettono

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in evidenza la presenza di un importante sistema carsico ormai smantellato. Testimonianza di questo sono le imponenti condotte freatiche visibili nelle falesie calcaree, alcune delle quali percorribili per lunghi tratti, altre chiuse dopo pochi metri da concrezioni e detrito.

     La presenza di queste numerose cavità, localizzate su tre livelli leggermente degradanti da W verso E, a quote comprese il primo tra i 1700 e i 1500m slm, il secondo intorno ai 1200m, ed il terzo inferiore ai 1000m con evidenti morfologie a pieno carico, consente di ipotizzare l'esistenza, in questa zona, di un carsismo profondo complesso polifasico ormai fossile. Caratteristiche comuni di questi antichi sistemi sono i condotti freatici semicircolari di grandi dimensioni (diametro 5-6 m) ad andamento subverticale, con forme di corrosione tipiche, lungo i quali l'acqua scorreva probabilmente da Nord verso Sud. La presenza della importante dislocazione fragile, prima descritta, lungo l'asse della valle attuale ha certamente favorito il drenaggio delle acque dalle zone impermeabili site più a Nord verso il massiccio calcareo.

     L'esistenza in quest'area di relitti di complessi sistemi carsici profondi posti a quote elevate con orientazioni assai variabili (da Est-Ovest fino a Nord-Sud) rispetto agli attuali fondovalle è collegabile alle osservazioni svolte in altri massicci delle Alpi Liguri dove esistono situazioni analoghe.

     Questi dati dimostrano l'esistenza di un antico carsismo profondo probabilmente

Grotte sup. e inf. Dell'Omo - rilievi del Capello

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precedente alle ultime fasi glaciali importanti ormai in parte smantellato dall'erosione o ripreso da ringiovanimenti più recenti, più o meno importanti .

     Nelle cavità della Valdinferno gli approfondimenti recenti sono di scarsa importanza speleogenetica e per lo più costituiti da pozzi impostati su evidenti diaclasi in corrispondenza di arrivi secondari che intersecano la antica rete freatica. L'esempio più significativo è presente nella grotta dell'Omo inferiore dove una grande spaccatura verticale, orientata E-W, mette in comunicazione una rete freatica superiore con i livelli inferiori.

     I limiti dell'antico sistema carsico della Valdinferno sono mal definiti, le cavità presenti costituiscono infatti solo alcuni relitti dell'intero complesso, ormai in parte smantellato o occluso da concrezioni e depositi clastici.

Arma della Fea - rilievo del Capello

     L'attuale circolazione delle acque sotterranee è limitata a poche cavità e solo nell'Omo inferiore si ritrovano due piccoli corsi d'acqua. Le risorgenze conosciute sono localizzate lungo l'alveo del rio Garella dove affiorano le acque della cavità prima descritta e lungo la Val Tanaro dove, nei pressi dell'abitato di Trappa, sembrano esistere alcune sorgenti in subalveo.

Arma delle Berte - rilievo del Capello

Storia delle esplorazioni

     Le prime descrizioni esaurienti con rilievi organici delle più importanti e vistose grotte della dorsale Rocca d'Orse M.Antoroto furono del Capello (1950-52) che riprese anche i molteplici lavori dei suoi predecessori, successivamente Re ed Odasso (1956-60) compirono in varie estati molte prospezioni ed esplorazioni, anche notevoli per quei tempi senza mezzi.

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CAVITA' VALDINFERNO destra orografica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n° catasto

nome

prof.

sviluppo

quota ingr.

coord.

Pi/Cn

 

(m)

(m)

(m)

32TMP

 

 

 

 

 

 

120

Arma inferiore dei Grai

-82

600

1020

17609190

123

L'Arma o Arma della Fea

13

94

1580

14989338

124

Arma delle Panne

24

71

1150

17829210

137

Garbo dell'Omo superiore

27

330

1620

15029330

138

Garbo dell'Omo inferiore

171

1500

1100

15809324

145

Arma sup.dei Grai

6

33

1066

17659197

150

Grotta dell'Orso di Bec Ronzino

-12

100

1650

15649275

179

Pozzo - Grotta dell'Omo

10

6

1650

15709295

180

Arma Sgarbà

20

37

1500

14989326

181

Grotta della Donna Selvaggia

-234

600

1125

17009300

182

Arma della Fea o di Rocca d'Orse

26

157

1340

17189268

183

Grotta delle Berte o delle Coie

55

170

1180

17759452

184

L'armuss

0

25

1170

17849452

185

L'armussin

2

10

1170

17909452

186

Arma Bianca

9

30

1000

17949200

187

Arma Nera

17

150

950

17969190

229

Garbo del Falcone

9

23

1200

16809305

230

Tana dei Mecca

0

15

1200

15929314

231

Grotta o garbo degli animali

-26

170

1620

15609274

232

Cunicolo di attraversamento A

0

6

1615

15619275

233

Cunicolo di attraversamento B

1

12

1615

15619275

234

1° cunicolo sotto grotta Orso

0

6

1640

15669270

235

2° cunicolo sotto grotta Orso

0

10

1640

15669270

236

Garb dell'Omo medio

-20

96

1460

15279312

237

Buco delle Foglie - Gr. sotto Omo medio

3

15

1455

15269312

238

Buco del Pavè - Gr. fianco Omo medio

3,5

12

1460

15239310

239

Garbo Giovannini

2

16

1660

15369288

240

Grotta o Garbo della Bella

4

67

940

16599328

252

Grotta Pian Bernardo

-28

50

1160

17449297

253

Garbo dell'Orsa

5

43

695

18149130

254

Bocca del Forno

1

6

1150

16209309

255

Tana Bassa

0

10

945

16809330 ?

256

Garbo dell'Assunta

10

15

1170

16319305

257

Garbo chiuso A

0

8

1620

15149298

258

Garbo chiuso B

0

9

1620

15149298

259

Tana delle Surie

30

140

1720

14849297

260

Galleria delle Surie

1

13

1715

14929298

263

Pozzo sull'Antoroto

-11,5

11-5

2010?

13469359

271

Arma occ.dei Grai

5

5

1015

17509185

272

Pozzo dei Grai

-32

50

1180

17709224

319

Gr. a Est della gall. Surie o Ab. Tomorrow

-30

220

1720

14969299

750

Grotta 1° delle Surie 13

13

30

1760

15129282

751

Grotta 2° delle Surie

-20

50

1760

14829296

874

Tana del ragno

1,5

15

1000

16929320

 

Tana del Balcone

 

 

1280?

17259300 ?

 

Garbo della Poltrona

2?

6?

1050?

 

 

Garbo dell' Aquila

 

4?

 

 

 

Buco a chiocciola

 

40?

1635

 

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Carta topografica della Valdinferno con l'ubicazione delle grotte

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VALDINFERNO: versante orografico destro (vista da Case Balbi)
da Grotte n 14, 1960. Modificato: il numero riportato è quello del Catasto - A/B/C sono buchi che Re (1960) segnalava
ancora da vedere, D - Garbo dell'Aquila, E - Garbo della Poltrona, F - Tana del Balcone, N - Buco a Chiocciola


     Re contattò in quegli anni il GSP, quest'ultimo discese e raggiunse nel Garbo dell'Omo inferiore la profondità di -144m.

     A questa esplorazione di dettaglio seguirono molti anni di oblio, la zona veniva vista ma non si trovava nulla di clamoroso.

     Nel 1982 il GSP iniziò una campagna di risalite all'Omo (Ramo degli sciacalli) che riportò in una zona di condotte ben presto chiuse da sifoni. Rimane un po' misteriosa l'attività degli speleo di Ormea e Garessio che in quegli anni trovano l'abisso Tomorrow..

     Nel 1984 in una fortunata discesa al Garbo della Donna Selvaggia, il GSP trovò la via giusta scendendo in due punte fino al grande salone di -190.

     Negli anni successivi proseguirono le esplorazioni: prima il GSP poi il GSGiaveno raggiungono alla Donna Selvaggia la profondità di 259m. Periodicamente inoltre il

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GSP prosegue le risalite all'Omo inferiore scoprendo nel 1988 e 1990 due nuovi rami ascendenti (cfr. Bibliografia).

Le grotte

     Nell'area sono al momento conosciute oltre cinquanta grotte, ma ne esistono altre minori, ed alcune zone sono ancora da rivisitare, soprattutto nella parte più occidentale della valle. Le cavità in genere sono ad andamento suborizzontale; di ognuna si danno una breve descrizione, ripresa dalla bibliografia, il rilievo (ove esistente anche se incompleto o parziale -senza scala o Nord) ed una valutazione delle possibilità esplorative. Per gli itinerari di accesso e i dettagli sono indispensabili l'articolo di Re e il "Monregalese" (Rif. bibliografici: 14 e 8).

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120 Pi - ARMA INFERIORE DEI GRAI

     Grande galleria in discesa con alcuni arrivi sulla sinistra. Un pozzo di 25 m conduce attraverso alcuni stretti passaggi ad un grande salone lungo 70 m e alto 40 m. Al fondo (-82) si trova un lago che raccoglie le acque di stillicidio. Nel 1969 una squadra del GSP ha risalito una finestra nel salone e ha potuto percorrere circa 200 metri di condotte chiuse da concrezioni e fessure. La genesi della cavità è legata alla corrosione chimica ad opera di acque che la occupavano interamente con moto relativamente lento. I saloni sono giunti alla morfologia attuale per crolli degli interstizi che suddividevano vari condotti di minori dimensioni. La cavità sembra funzionasse da risorgenza valchiusana di un bacino carsico con livello di base posto assai più in alto di quello attuale, forse collegato con l'attuale Valdinferno. Sono presenti depositi di ossa di Ursus. (Sviluppo 600 m; disl. -82 m). Possibilità esplorative al momento attuale scarse. Bibliografia: 1 - 2 - 3 - 7 - 8 - 13.

123 - L'ARMA o ARMA DELLA FEA

     Ingresso molto ampio a cui segue una grossa galleria lunga 94 me larga fino a 25 con substrato in detrito. Rivisitata di recente, è stato risalito un camino secondario senza speranze. Bibliografia: 2 - 3 - 8.

124 - ARMA DELLE PANNE

     Cavità ascendente costituita da una galleria sottopressione, rettilinea, molto larga rispetto all'altezza. Presenta numerosi massi di frana cementati da abbondanti concrezioni che provocano anche l'ostruzione della grotta. (Sviluppo 71 m; disl. + 24 m). Meriterebbe una visita più attenta. Bibliografia: 2 - 3 - 8.

Arma Nera di Rocca d'Orse - rilievo del Capello

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Arma inf. dei Grai - rilievo

137 - GARB DELL'OMO SUPERIORE

     Galleria ascendente lunga 205 metri con ampio ingresso e numerose diramazioni. (Sviluppo 330 m; disl. + 27 m). Anche per questa cavità una visita non sarebbe male. Bibliografia: 2- 3 -8-13-14.

138 - GARB DELL'OMO INFERIORE

     La cavità si presenta nella sua parte superiore come una galleria prima fortemente discendente fino ad un salone dal quale si diparte un condotto orizzontale che chiude in concrezioni. La morfologia di questa prima parte è chiaramente freatica successivamente modificata da processi clastici.

     Dal salone un pozzo di 57 metri, interpretabile come un ringiovanimento del sistema, mette in comunicazione con i rami inferiori, quindi una galleria in frana conduce ad una sala e di qui fino ad un ramo attivo. In questo punto il torrente è seguibile a monte per un tratto di poche decine di metri fino ad una strettoia forzata nel 1988; a valle si incontra prima un altro affluente sulla sinistra idrografica e si giunge quindi ad un sifone, termine

Garb della Donna Selvaggia (foto B. Vigna)

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ultimo della cavità (-144).

     Nel 1982 il GSP ha iniziato una serie di risalite in vicinanza del P57 che ha condotto gli esploratori in una grande forra orientata E-W. Risalita per circa 50 m di dislivello si è nuovamente incontrato un livello di condotte sottopressione, analoghe a quelle site nella prima parte della cavità che, attraverso un pozzo e una galleria discendente conducevano ad un sifone morto. Nel 1988, sempre il GSP , superò l'a-monte del torrente risalendo fino oltre l'ingresso pozzi ed una galleria inclinata chiusa de detriti.

     La cavità rappresenta, come la maggioranza delle grotte presenti in questa zona, i resti di un sistema freatico molto antico, ma essa è l'unica che ha subito un approfondimento importante e percorribile. Restano ancora dei punti interrogativi. Bibliografia. 1 - 2 - 3 - 4 - 8 - 9 - 10 - 13 - 14.

145 - ARMA SUPERIORE DEI GRAI

     Si apre sullo stesso versante della 120 Pi. È formata da un basso cunicolo in leggera salita chiuso dopo 31 m da detrito proveniente da rami ascendenti. Lieve corrente d'aria. Da rivedere. Bibliografia: 3 - 8.

150 - GROTTA DELL'ORSO DI BEC RONZINO

     A un breve cunicolo segue una piccola sala, poi una galleria e di nuovo una sala; a metà della galleria precedentemente descritta si apre un condotto lungo 62 m. La genesi della cavità è legata a evidenti fratture N 30° e N 120°. La cavità termina su sifone interrato (sviluppo 100 m; disl. -12 m). Rivista nel 1994 non sembrò degna di nota. Bibliografia: 2 - 3 - 8 - 14.

179 - POZZO - GROTTA DELL'OMO

     Vicino alla 137 Pi. Caverna di 10 m x 6 m con un ingresso inferiore e uno superiore a pozzo. Chiusa da detriti. Bibliografia. 2 - 3 - 8.

180 - ARMA SGARBA'

     La cavità è formata da un ampio portale che immette in una caverna ascendente; verso l'alto pare continuare (da esplorare), verso il basso chiude in una modesta sala (sviluppo 37 m; disl. +20 m). Da rivedere. Bibliografia: 2 - 3 - 8 - 14.

181 - GARB DELLA DONNA SELVAGGIA

     Dall'ampio ingresso si risale una conoide di detriti che si congiunge con l'arrivo dell'ingresso superiore a pozzo (P30). Una stretta fessura dalla parte opposta del salone conduce ad un breve condotto e un pozzo sui 30 m, termine della cavità fino a quest'anno.

     A metà del P30 nella primavera '84, una squadra GSP trovò pendolando, una condotta sottopressione del diametro di 4-5 metri fortemente inclinata con molteplici concrezioni, che conduce ad una serie di pozzi da 42, 5, 30 metri e quindi in un salone fiabesco formato dalla coalescenza di più camini.

     Da qui una difficile risalita di 20 metri si rimmette attraverso una fessura in un condotto che immette in un nuovo salone di crollo. Gli ambienti diventano ora molto complessi; un'altra sala e una serie di condotti con alcuni pozzetti costituiscono un problematico fondo a -195.

     Forzando il fondo salone sono stati raggiunti, per ora, altri due fondi a quota -227 e -259 percorsi da una leggera corrente d'aria. La grotta è percorsa da una forte

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Garbo dell'Omo inferiore (138 Pi-CN) - pianta

Garbo dell'Omo inferiore (138 Pi-CN) - sezione

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corrente d'aria non costante che inverte sul secondo pozzo; in tutta le cavità si riconoscono i caratteri tipici della morfologia freatica e solo raramente si notano approfondimenti gravitazionali. Bibliografia: 2 - 3 - 5 - 6 - 8 - 11 - 12 - 13 - 14.

182 - ARMA DELLA FEA

     Si tratta di un'ampia galleria che si divide dopo alcune decine di metri per immettersi in un salone di grandi dimensioni, al fondo, sulla destra, si trova una fessura in salita, sulla sinistra si entra in una saletta e poi in una stretta galleria fossile lunga circa 50 m. Da rivisitare. Bibliografia: 2 - 3 - 8.

183 - GROTTA DELLE BERTE

     Due grandi ingressi immettono in vari corridoi che conducono ad un gran cavernone con diramazioni verso l'alto (sviluppo 150-170 m; disl. + 55 m). Da rivisitare assolutamente. Bibliografia. 2 - 3 - 8.

184 - L'ARMUSS

     Caverna con ampio ingresso triangolare (10 m) che si restringe verso l'interno. In fondo una piccola nicchia nel soffitto è forse in comunicazione (da esplorare) con l'esterno. Lieve corrente d'aria. Bibliografia: 3 - 8.

185 - L'ARMUSSIN

     Cavità vicina al Garbo delle Berte, senza interesse particolare: Bibliografia: 2.

186 - ARMA BIANCA

     Caverna spaziosa con due ingressi, andamento ascendente, lunga 30 m, con substrato di terriccio e detrito. Bibliografia: 2 - 3 - 8.

187 - ARMA NERA

     Galleria subpianeggiante con ampio ingresso a cui segue un cunicolo con diramazioni e slarghi (sviluppo 150 m, dislivello +17m). Bibliografia: 2 - 3 - 8.

229 - GARB DEL FALCONE

     Ampia galleria in forte salita chiusa dopo una ventina di metri. La grotta è formata dall'unione di piccoli condotti freatici poi approfonditi. Da rivedere. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

230 - TANA DEI MECCA

     Androne di 40 m circa, profondo 12 m e alto 15 m. Al fondo si trovano due stretti budelli (da esplorare).

     Bibliografia: 3 - 8 - 14.

231 - GROTTA o GARBO DEGLI ANIMALI

     Grande forra con due ingressi in direzione costante (N ~ 90) per 120 metri, interrotta da un salto di 11 m. Il substrato è fangoso con varie pozze d'acqua, chiude in fessura. Debole corrente d'aria (sviluppo 170 m; dislivello -26 m). Bibliografia: 3 - 8 - 14.

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Grotta degli Animali (231 Pi/CN) - Grotta della Bella (240 Pi/CN) - Arma della Fea (182 Pi/CN)

rilievi

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Grotta dell'Orso (150 Pi/CN) - 184 Pi/CN - Garb dell'Omo medio (236 Pi/CN)

Buco delle Foglie (237 Pi/CN) - 238 Pi/CN - Bocca del Forno (254 Pi/CN) - 259 Pi/CN - rilievi

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Grotta di Pian Bernardo (252 Pi/CN) - 253 Pi/CN - 255 Pi/CN - 750 Pi/CN - 751 Pi/CN

rilievi

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232 - CUNICOLO DI ATTRAVERSAMENTO (A)

     Cunicolo orizzontale lungo 6 metri che attraversa la cresta. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

233 - CUNICOLO DI ATTRAVERSAMENTO (B)

     Cunicolo di 12 m, orizzontale, con una breve diramazione. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

234-235 CUNICOLI SOTTO LA GROTTA DELL'ORSO

     Si tratta di due brevi condotti impostati su diaclasi dirette N130°E che si fanno impraticabili a pochi metri dall'ingresso. Bibliografia: 8.

236 - GARB DELL'OMO MEDIO

     Cavità di andamento discendente, formata da acqua circolante sottopressione dall'interno all'esterno. Presenti morfologie di corrosione. Assente corrente d'aria. Chiusa da concrezioni, alcuni camini sono stati risaliti di recente ma senza risultati. (sviluppo 96 m disl.-20 m). Bibliografia: 3 - 8 - 14.

237 - BUCO DELLE FOGLIE

     Galleria sottopressione lunga 6 m intasata da foglie. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

238 - BUCO DEL PAVE'

     Piccola cavità ascendente impostata su diaclasi (sviluppo 12 m) con morfologie di crollo. Recentemente sono state forzate varie fessure ma la progressione si è bloccata dopo pochi metri. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

239 - GARBO GIOVANNINI

     Cavità fossile di scarso sviluppo (18 m), impostata su diaclasi, chiusa da detriti. Bibliografia: 3 -8 - 14.

240 - GROTTA DELLA BELLA

     La grotta è formata da un unico condotto orizzontale percorso da ruscello di modesta portata che è risalibile per alcune decine di metri fino ad una fessura intransitabile. In alto un condotto sottopressione è chiuso da detriti esterni. La cavità sembra legata a perdite subalverari del Rio Garella (sviluppo 67 m; disl. +4 m). Bibliografia: 3 - 8 - 14.

252 - GROTTA PIAN BERNARDO

     Dolina a pozzo con pareti molto ripide ed abbondante vegetazione, segue una galleria che termina in due ambienti. Un ramo chiude in concrezioni, l'altro risalito di recente (1984) conduce ad una forra ascendente in via di esplorazione. Il substrato è formato da detrito di varie dimensioni e da concrezioni. Deboli stillicidi (sviluppo 50 m; dislivello -28 m). Bibliografia: 3 - 8 - 14.

253 - GARBO DELL'ORSA

     Cavità ubicata in Val Tanaro, poco al di sopra del fondovalle, vicino a Isola Perosa. Si tratta di una cavità fossile lunga 43 m, articolata su due piani, di cui quello superiore più esteso ed impostato su interstrato ed allargata da acque circolanti sottopressione. Bibliografia: 8.

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Arma delle Panne (124 Pi/CN) - Arma sup. dei Grai (145 Pi/CN) - Galleria delle Surie (260 Pi/CN)

rilievi

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186 Pi/CN - 229 Pi/CN) - 239 Pi/CN - 257 Pi/CN - 258 Pi/CN - Pozzo dei Grai (272 Pi/CN)

rilievi

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254 - BOCCA DEL FORNO

     Galleria ellittica lunga 6 m. Re vi effettuò nel 1959-60 scavi e trovò a 15 cm di profondità resti di un focolare. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

255 - TANA BASSA

     Condotto sottopressione di limitatissimo sviluppo (6-7 m) che chiude in fessura. Debole corrente d'aria. Da rivedere. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

256 - GARBO DELL'ASSUNTA

     Grotta ascendente, all'ingresso segue un camino di circa 10 m, quindi due rami ancora verticali. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

257 e 258 - GARBI CHIUSI A e B

     Ripari sotto roccia di scarso sviluppo dove si riconoscono segni di circolazione di acqua sottopressione. Bibliografia: 3 - 8 - 14.

259 - TANA DELLE SURIE

     Grotta con ampio ingresso a forra, con pavimento in detriti; dopo pochi metri chiude in un cunicolo. Da rivedere. Bibliografia: 3 - 8.

260 - GALLERIA DELLE SURIE

     Galleria di 13 m in leggera salita legata a erosione meteorica. Da rivedere. Bibliografia: 3 - 8.

263 - POZZO SULL'ANTOROTO

     Pozzo verticale profondo 11.5 m con sezione ellittica di 2.5x1.2m. Può essere disceso senza l'uso di una corda. Bibliografia: 8.

271 - ARMA OCC. DEI GRAI

     Cunicolo di 5 m rivolto a W, residuo di un antico condotto freatico chiuso da riempimento. Bibliografia: 2 - 3 - 8.

272 - POZZO DEI GRAI

     Cavità discendente impostata su frattura. Ad un salto di 3 m seguono un ripido pendio e un pozzetto, alla base del quale la grotta termina con un laghetto. Abbondanti le concrezioni. (sviluppo 50 m; disl. -31 m). Bibliografia. 3 - 8 - 14.

319 - GROTTA A EST DELLA GALLERIA DELLE SURIE O ABISSO TOMORROW

     Grotta esplorata dagli speleologi di Garessio ed Ormea, non risulta che esista il rilievo. Le note a catasto citano due ingressi e la presenza di un ruscello interno. La progressione si è arrestata su strettoia.

750 - GROTTA 18 DELLE SURIE

     Cavità di scarso sviluppo, discendente, con due rami, entrambi chiusi da strettoia. Bibliografia: 3.

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751 - GROTTA 2a DELLE SURIE

     Cavità ad andamento discendente, ingresso ampio a cui seguono uno stretto meandro, un pozzo e una sala. Attraverso una risalita di pochi metri si giunge nuovamente in gallerie e meandri presto chiusi in fessure. Risulta ubicata in corrispondenza della 259 ma ne differisce per descrizione. Bibliografia: 3.

874 - TANA DEL RAGNO

     Cavità posta in prossimità della 255, cunicolo senza particolarità.

TANA DEL BALCONE

     La cavità è stata esplorata da Odasso e Re nel 1960 ( Bibliografia: 14), l'ingresso posizionato circa 250 a Est del garbo della Donna Selvaggia immette in una galleria di interstrato leggermente in discesa. Da rivedere.

GARBO DELLA POLTRONA

     Si accede alla cavità dalla confluenza del Rio Varavà e Garella, risalendo quest'ultimo in sin. orografica fino al dosso che scende dalla grande poltrona confinante a spigolo con la Garumba delle Vacche. Da qui si risale il Rio Garella (quota 950m) per un centinaio di metri, arrivando alle prime rocce, a Est si trova l'ingresso, rotondo, diam. 2m. La cavità scende a 30° con molto fogliame. Da rivedere per una eventuale disostruzione; Bibliografia: 14.

GARBO DELL'AQUILA

     Foro ascendente diam. 1.5 m, situato sugli ultimi 35 m del paretone dove è ubicata la Tana dei Mecca, nel 1960 Re trovò segni di nidificazione delle aquile. La prima ed unica osservazione fu di Odasso, che calato da un gruppo di cacciatori per prendere gli aquilotti, non riuscì ad avvicinarsi a più di 4-5 m. Attualmente non è stato raggiunto. Bibliografia: 14.

BUCO A CHIOCCIOLA

     Ubicata in prossimità della grotta dell'Orso fu percorsa da Re, Odasso ed Angelino nel 1959. La cavità è abbastanza articolata e tortuosa, sicuramente da rivedere. Bibliografia: 14.

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Garbo dell'Assunta - Garbo della Donna Selvaggia (181 Pi/CN) - rilievi

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Buco a Chiocciola - Tana del Balcone - rilievi

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Bibliografia

(1) BALBIANO C. - AGSP (1993), Le grotte del Piemonte, Ed. Via dalla Pazza Folla, Cassolnovo, 99-115.

(2) CAPELLO C.F. (1952), Il fenomeno carsico in Piemonte. Le Alpi Liguri. Pubbl. CNR Tipog. Mareggiani. Bologna, 87-104.

(3) EUSEBIO A. e VIGNA B. (1985), La Valdinferno, Speleologia n° 12, 20-24.

(4) EUSEBIO A. (1990), Omo sapiens, Grotte n° 102, 15-18.

(5) GABUTTI A. VIGNA B. (1984), Garb della Donna Selvaggia, Grotte n° 85, 10-12.

(6) GIRODO D. (1990), Un sogno chiamato ... Donna Selvaggia, Grotte n° 103, 30-31.

(7) GOBETTI A. (1970), Arma dei Grai, Grotte n° 41, 17-19.

(8) Gruppo Speleologico Piemontese (1970), Speleologia del Piemonte - Parte II. Il Monregalese. Memoria IX RSI Como, 47-69.

(9) LOVERA U. (1988), Riomo, Grotte n° 96, 23-24.

(10) LOVERA U. (1988), Ancora all'Omo, Grotte n° 97, 20-21.

(11) PARADISI M. (1993), Perabruna - Donna Selvaggia, Boll. G.S.G. Pertus n° 1, 12-15.

(12) PAVIA R. (1987), Selvaggia Donna, Grotte n° 95, 20-21.

(13) Regione Piemonte - Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi (1995), Atlante delle Grotte e delle aree carsiche piemontesi, Torino, 206.

(14) RE C. (1960), Grotte di Valdinferno (Garessio - Cuneo), Grotte n° 14, 7-17.

L'Arma della Fea, 123 Pi/Cn (foto A. Eusebio)

 

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Disagio "The dark side of the sud"

Alberto Cotti

     Una palma, una torre medioevale, acqua limpida, sole.. La foto è come tante altre, ma questi particolari risaltano... "Grecia ? Spagna ?" Ti chiede invadente l'opuscolo che hai in mano. "Italia del Sud, Mediterraneo da scoprire", conclude lo slogan - Assessorato alla Promozione Turistica.

     Cadono dall'alto, veloci, fitte; gonfie gocce d'acqua fanno "splash" e si spaccano in mille parti sul calcare in Alburni; la cabina della fermata della corriera di S. Angelo a Fasanella è occupata da Paolo e Aldo, stretti nei sacchi a pelo... umidi. "Troppa acqua in grotta, niente da fare" dice Ube guardando la risorgenza in piena degli Alburni.

     Ci proviamo in Cilento, due giorni dopo. Sospesa in alto, a metà fra i paesi di Piaggine e Rofrano, la dolina di Campo Longo riceve litri di acqua dal cielo e ce la restituisce dentro, in grotta, alle partenze dei pozzi; ma risalendo troviamo dei rami asciutti, ci attirano, forse non sono mai stati visti. Fuori è mattina; è ora di smontare il campo... cadono dall'alto, veloci, fitte; gonfie gocce d'acqua fanno "ploch" sui nostri vestiti; venti minuti, ed è finita, saliamo in macchina, calda, comoda... rotta... giù tutti a spingere; bestemmie, scivoloni, urla e acqua, acqua, acqua che non fa più nessun rumore su di noi. Piove da cinque giorni. Mentre spingo mi viene in mente un "depliant" pubblicitario, mi pare di ricordarlo diverso... Mah...

     Bagnati, noi, i nostri vestiti, i sedili, le tende, il cibo, abbiamo conosciuto "The dark side of sud" fatto di splendidi paesaggi naturali e di grande disponibilità e gentilezza dei suoi abitanti, rare qualità che difficilmente altrove si incontrano.

     Ah, comunque, Assessorato alla Promozione Turistica, torneremo, fottiti!! Ci siamo divertiti lo stesso.

     Hanno partecipato dal 26.12.95 al 2.1.96: Ube Lovera, Cinzia Banzato, Alberto Cotti, Antonello Molino, Paolo Fausone, Enrica Serra, Diego Coppola, Igor Cicconetti, Max Ingranata, David Tesi, Aldo Lamberti + Pierangelo Terranova, Marilia Campaiola, Sonny e Pruel Terranova.

 

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Venezuela

Giovanni Badino

     Dal 23 febbraio al 7 marzo 1996 l'Associazione La Venta ha organizzato la spedizione Tepui 96, di cui hanno fatto parte 14 italiani e 2 venezuelani.

     Le operazioni si sono svolte interamente sulla piattaforma Aonda, sull'Auyantepui, all'interno della quale erano stati lasciati molti lavori in sospeso dalla Tepui 93.

     All'interno della grande Sima Aonda abbiamo proseguito le esplorazioni e fatto il rilievo della diramazione "Alì Primera", una sorta di grotta nella grotta.

     Si tratta di una serie di circa 800 metri di gallerie che attraversano l'intera piattaforma ad una profondità di circa 350 m, percorse da un torrente che, in questo periodo di grandi piogge, trasportava circa 1 mc/s.

     Parallelamente abbiamo disceso altre cavità: Fummifere Acque (Sima Aonda 3), ferma a -290 circa tre anni fa, è stata portata a -330. In realtà, però, era in essa che riponevamo le maggiori speranze di grandi profondità, deluse.

     Altra delusione relativa in O' Trespolo (Sima Aonda 4), una fenditura lunga 200 m nella quale speravamo di raggiungere il livello di base: macché, chiude a -80 su un livello attivo sospeso.

     La botta più bella è stata invece nella Sima del Bloque, una fenditura molto periferica percorsa da aria fortissima. Una serie di pozzi ha portato alle gallerie di Alì Primera a -305, giunzione che ha trasformato il complesso Aonda-Bloque nella più profonda fra le grotte in quarzo note, -383 m.

     Poi una grotta sub-orizzontale, la Cueva de la Cascada, vicino alla base della cascata che cade dalla piattaforma superiore: si sviluppa per 500 m parallelamente alla parete.

     La cascata, del resto, è stata colorata con 800 g di fluorescina: l'acqua è proprio quella di Alì Primera, il tempo di percorrenza è di circa 6 ore in quelle condizioni di media piena.

     E poi abbiamo fatto misure di temperatura, sia con registratori in posizione fissa per due settimane, sia con strumenti ad alta precisione lungo le grotte, e poi misure di carico di sali dissolti nelle acque, catture di insettacci interni ed esterni...

     Insomma, un buon lavoro avversato dalla brevità del periodo disponibile e da una meteorologia veramente fetida (ha piovuto in modo quasi incessante) ma favorito dal fatto che si trattava di una squadra incredibilmente forte, la migliore che abbia mai visto in azione nella mia vita. E devo dire che anche dal punto di vista umano è andata straordinariamente bene.

     Ma lamento il fatto che non mi sono divertito per nulla. I problemi organizzativi dell'andare in quella zona, ora inclusa nel World Heritage fra le riserve integrali dell'umanità sono stati terribili. Abbiamo iniziato partendo troppo tardi, mal intendendoci con i venezuelani, facendo saltare la spedizione prima di partire, recuperandola per le orecchie con un volo improvviso laggiù di un organizzatore, rifacendola quasi saltare quando ormai eravamo giù in quattro a preparare l'arrivo degli altri dieci, recuperandola per le orecchie grazie a Jorge Freyre. Un casino in cui ho collezionato infinite ore di attesa in hotel spiacevoli o alla sede dell'ente nazionale dei parchi in una città, Caracas, che ora odio. Timori di non farcela a rispettare gli impegni lassù, sotto la pioggia, di non finire i lavori. Ansie di farcela, di non far saltare tutto all'ultimo minuto. Che palle.

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     Si tratta di zone inaccessibili, sì. Esplorazioni che costano cifre astronomiche (una spedizione così costa un'ottantina di milioni, trenta dollari al metro rilevato) sono state fatte a costi economici personali irrisori. Tutti i partecipanti erano felici, i rapporti coi venezuelani, così difficili all'inizio, alla fine erano da fiaba: ma io non ne potevo proprio più. Ma come ha fatto quel francese a ridenominare "Caracas" l'entrata di PB che si chiama "Chiesa di Bac"? Che si vergogni!

     Prima della spedizione ne ho fatto un'altra, appena citata, piccolissima. Un giorno di fine gennaio, col preavviso di 12 ore ho scoperto che dovevo andare a dipanare casini burocratici a Caracas: via subito. Tono De Vivo forse sperava che io non dicessi il motivo di questa partenza improvvisa: eh già, che non lo dico! Lo dico, invece: toccava a lui andare ma il giorno della partenza il nostro Marco Polo ha scoperto che aveva il passaporto scaduto, e mi ha fottuto. Ora almeno ho la soddisfazione di sputtanarlo; ma lui, di sicuro, si aspettava che lo facessi. L'arrivo laggiù era alle 7 del mattino e, grazie alla gentilezza di Jorge che mi era venuto a prendere, avevo sperato di riuscire a tornare indietro con l'aereo del pomeriggio: otto ore a Caracas mi sembravano già troppe. Lo sono, infatti, ma una parte delle grane si è spostata al giorno dopo e io sono rimasto incastrato in quel buco sino all'aereo successivo, dopo tre giorni di solitari ristoranti ed hotel.

     Di buono c'è stato che in uno di questi giorni sono andato con Urbani, Lagarde e Carreno negli immediati pressi di Caracas. Le acque che essa vomita si incanalano in quella che un tempo doveva essere una bellissima gola, ma che ora, come dire, è un po' inquinata dagli iceberg di schiuma. Certo sorprende passare d'improvviso da quartieri affollati a una regione calcarea tagliata da un cañon selvaggio, le cui propaggini occultano appena le case. Questo tipo di transizioni, brusche in un modo che per un europeo è inconcepibile, sono assai frequenti nelle città americane che spesso sono "sovrapposte" al paesaggio senza avere con esso nessuna interazione. È quasi come se i loro dintorni naturali (sempre indomiti ed estranei, in confronto ai paesaggi "domati" circostanti le città europee) non ci fossero se non come spazi vuoti in cui espandere la linea delle case.

     L'attraversamento della forra è interessante, avviene su antiche vie di una centrale idroelettrica che, quasi un secolo fa, riforniva una Caracas che non doveva essere neppure parente dell'attuale. A valle della forra ci si inerpica su un pendio riarso dove abbiamo beccato il primo serpente corallo che abbia mai visto da vicino, sino ad un bell'ingresso. Immette in un ripido sistema di gallerie che sbucano sulle sottostanti pareti del cañon dopo circa cento metri di dislivello. Le gallerie sono ingombre di guano di pipistrello, polveroso e terrificante per chi, come me, teme l'istoplasmosi. Ma non c'è. Grotta abbastanza bella e molto interessante.

     Vi abbiamo posizionato dei sensori digitali di temperatura ed umidità analoghi a quelli che, quindici giorni dopo, avremmo messo nei Tepui.

     Un giro interessante, insomma, che mi ha fatto pensare che sia valsa la pena di stare qualche ora di più a Caracas.

     Naturalmente dopo due settimane ero di nuovo lì, dato che, avendo io trattato la burocrazia due settimane prima, era opportuno che continuassi. Insomma, per passare un totale di dieci giorni a Caracas e tre a Los Roques (bellissimo atollo) ho rinunciato ad andare in Patagonia a salutare il Glaciar Viedma. Questo, come il lettore avrà capito, mi pesa ancora adesso.

     Ma voglio qui ringraziare sinceramente soprattutto Jorge Freyre, senza il quale non avremmo potuto fare nulla, e così pure il vecchio amico Franco Urbani, il nuovo amico Joris Lagarde e tutto il resto della speleologia venezuelana.

 

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Honduras '95

Valentina Bertorelli

Premessa.

     Il movente della spedizione è stato l'interesse speleologico suscitato nei partecipanti da parte di M. Sivelli, che nel '93 durante un viaggio solitario in America centrale si è procurato delle carte geologiche sulle quali figuravano affioramenti calcarei molto estesi in diverse regioni dell'Honduras (Catacamas, S.ta Barbara, Olancho).

     In seguito ad approfondite ricerche bibliografiche, risultava che la regione della Mosquitia era praticamente ignorata dal mondo della speleologia: tranne le esplorazioni di R. Finch (speleologo del Tennessee) nei dipartimenti di Catacamas e S.ta Barbara, solo sporadiche citazioni da parte del geografo tedesco K. Helbig e archeologi honduregni, riportavano l'attenzione su avvistamenti di grotte avvenuti nel corso dei loro studi lungo la riva destra del Rio Patuca e sulle Montanas de Colòn nell'interno della foresta pluviale, altri studi non erano stati svolti.

La scelta

     In Italia avevamo ancora dei dubbi sulla zona in cui poteva avere luogo la nostra spedizione, non sapevamo quali problemi sarebbero potuti insorgere: le aree con più evidenti morfologie carsiche (per l'appunto Catacamas e S.ta Barbara) erano già oggetto di esplorazioni altrui, e la Mosquitia completamente inesplorata, presentava maggiori difficoltà in tutti i sensi: mancanza di strade, mezzi di comunicazione, qualsiasi tipo di assistenza logistica e di soccorso; oltre alla presenza dei Tawahkas, popolazione indigena di cui ci erano

Condotta sottopressione (foto M. Sivelli)

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ignoti i costumi, il grado di ospitalità e/o aggressività nei confronti di turisti-invasori, il nome stesso dell'area che presagiva la presenza massiccia di fastidiosi insetti da cui è difficilissimo proteggersi.

     A causa dei problemi politico-territoriali non ancora del tutto raffreddati specialmente nelle aree di confine con il Nicaragua, non era neppure proponibile che portassimo con noi delle radiotrasmittenti.

     Era quindi indispensabile effettuare una sorta di pre-spedizione per sondare la situazione direttamente in loco.

Tegucigalpa

     Il terzo mondo si sa, si manifesta soprattutto nelle capitali, qui è più evidente il contrasto sociale, camion sgangherati riversano in città migliaia di disperati in cerca di fortuna, i loro bambini vendono caramelle ai cugini più ricchi e all'ora di cena sniffano colla per calmare i crampi della fame.

     Noi, esasperati dal maleodore dell'inquinamento che raggiunge concentrazioni allarmanti, utilizziamo le mascherine altrimenti destinate a proteggerci dal rischio di istoplasmosi.

     Dopo i primi contatti con l'IHAH (Istituto Honduregno di Antropologia e Historia), cerchiamo di contattare altre istituzioni locali che potevano aiutarci nell'intento di instaurare un rapporto collaborativo e di impatto morbido con le popolazioni indigene; per questo necessitavamo di tutte le informazioni su esperienze precedenti analoghe alla nostra, se ce ne erano state e quali problemi, se ne erano emersi. Tramite l'IHAH veniamo a conoscenza della FITH (Federazione Indigena Tawahkas de Honduras), che molto gentilmente ci invita ad un congresso sullo sviluppo sostenibile della minoranza Tawahkas al quale partecipano alcuni dei loro rappresentanti "politici". Apprendiamo durante il congresso di trovarci di fronte ad una popolazione geneticamente quasi pura, fuggita durante la colonizzazione spagnola nei territori che oggi occupa, in lotta da molti anni per il riconoscimento di una terra che ancora non ha ottenuto; e nonostante gli Stati Uniti, il Canada e molti paesi europei continuino ad investire fondi per la difesa e lo studio della Biosfera Tawahkas altrettante (forse le stesse) potenze minacciano la sopravvivenza di questo piccolo mondo per sfruttarne le risorse di petrolio, legname, e magari un giorno anche l'acqua e l'ossigeno.

     Il nostro obiettivo diventa rovente.

     Cosa cercano nelle grotte questi qua? Minerali preziosi? Tesori segreti? Reperti archeologici? Per noi diventa difficile spiegare. Troppi occhi sulla riserva la rendono terribilmente preziosa e irraggiungibile.

     I tempi si dilatano, le difficoltà si moltiplicano, il motore per la barca non c'è più, le guide pretendono parcelle da dentista, il motorista ha il monopolio sui trasporti e noi facciamo la parte dei ricchi interessati.

     Fissare una data di partenza, stabilire la durata minima del campo, calcolare i costi complessivi o pianificare l'operazione, in generale, era difficilissimo, in dettaglio assolutamente impossibile.

     È il 19 dicembre, tenendo conto che Mario e Marinella devono rientrare in Italia con il volo del 10 gennaio da S.P.S., che qualcuno deve ritornare a Tegus per recuperare altri sei provenienti dall'Italia e che in mezzo ci sono le feste natalizie, il tempo stringe e la possibilità di raggiungere le Montanas de Colòn in tempi ragionevoli sembra tramontare. Il morale è basso e la tensione notevole, ma alla fine

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Carta dell'Honduras e localizzazione della zona della spedizione Honduras '95

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il motore funziona, le guide sono disponibili, il prezzo è un po' caro ma la data è stabilita in una sorta di contratto scritto: il 21 dicembre si parte.

I trasporti

     Da Milano a S.Pedro Sula, sui voli internazionali la compagnia Iberia non pone limiti di extra-carico, sicché lo sforzo per rientrare negli ordinari venti chili è stato utile soltanto allo scopo di effettuare una spedizione "leggera" ed agile nei movimenti: venti chili non sono comunque pochi per qualsiasi spostamento a piedi, e considerato che dovevamo ancora integrare il carico con scorte alimentari e con attrezzature da campo, erano persino troppi.

     A Tegucigalpa (capitale culturale dell'H. 241 Km a sud di S.P.S.), molto tempo è impiegato a capire quale zona fosse possibile raggiungere, con quali mezzi, che generi alimentari e medicinali o sieri anti-ofidici avremmo dovuto procurarci in città.

     In un consulto con l'IHAH e con le guide l'ipotesi iniziale di raggiungere in aereo Wampusirpi e successivamente risalire 35 km di Rio Patuca in barca è esclusa: gli unici disponibili sono aerei privati, costano carissimi e non sempre la partenza è garantita, o per mancanza di carburante, o per guasti al motore, o con altri problemi inventati opportunamente per aumentare drasticamente i prezzi del servizio

     L'unica via praticabile è quella di raggiungere da Tegus in autobus la località Danlì, da qui ancora in autobus fino a Nueva Palestina e poi in camionetta gli ultimi 20 km per Arena Bianca, imbarcadero sul fiume.

     Non mancano i disagi: la strada non è asfaltata per l'ottanta per cento del tragitto per cui le quattro ore previste a percorrere i primi cento chilometri sono diventate sette. A Danlì dobbiamo acquistare 90 galloni di benzina per l'imbarcazione, che serviranno a garantirci andata e ritorno (!) sul fiume.

     Totale ore di viaggio: undici.

Arena Blanca

     È paragonabile ai Murazzi del Po, a Torino: un bar, una tettoia per ripararci nella notte, molti animali che razzolano indisturbati (tra i quali la mucca da cui è stato munto il secchio di latte in seguito alla mia innocente richiesta di caffè macchiato), gente colorata da diversa etnia: i Tawahkas, l'antropologa quebekiana Kendra, noi.

     Sul fiume, che in alcuni tratti supera i cento metri di larghezza, si scorgono al buio dei pipantes ancorati con delle funi alla spiaggia bianca

     Il pipante è un'imbarcazione lunga sei metri e stretta uno, ricavata da un unico tronco di Cedro o Caoba, svuotato e riempito con sacchi di riso, fagioli, bagagli e passeggeri; è spinta da un motore fuoribordo e guidata da un motorista in collaborazione con un pipantero (timoniere con lungo bastone).

     Per oltre 200 km, nonostante il favore di corrente, sono occorsi tre giorni per raggiungere Krausirpi, il più popoloso villaggio Tawahkas (circa 400 individui).

     Questo lento viaggio a pelo d'acqua (acqua sotto ma anche sopra e dentro grazie ai numerosi acquazzoni che aumentavano sempre più man mano che ci si inoltrava nella foresta pluviale), ha avuto un fascino straordinario, capace di farmi dimenticare la scomodità di essere seduta su un tronchetto di bambù incastrato per traverso a meno di quindici centimetri dal fondo fallato della barca.

     La velocità di 10-15 km/h permette di vedere lungo le rive del Patuca il paesaggio trasformarsi progressivamente, dai campi coltivati e i verdissimi pascoli con le

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mucche, ai boschi tagliati o bruciati per l'avanzamento dei campesinos verso la terra di nessuno; dalle case di mattoni alle capanne improvvisate dai cercatori d'oro con tanto di muta bombole maschera e cappello di paglia, dai bambini col setaccio che trascorrono gli anni ad imparare a trovar pagliuzze alla mancanza totale di intervento umano, la Biosfera.

     Al buio ci accolgono gli abitanti di Krautara, una sosta per dormire, la seconda sul fiume, cui siamo costretti dal "portal de el infierno", pericoloso passaggio tra le rocce calcaree affioranti nell'ultimo tratto di fiume che separa questo poverissimo villaggio da Krausirpi.

     Dopo la notte passata in una scuoletta di legno, tra ragni dalle dimensioni di una rana e ranocchi del peso di un pollo, la mattina alle sei felicemente riaccomodiamo le natiche ancora deformate ciascuno sul proprio bambù, nel pipante.

     L'alba è già passata e il villaggio Krausirpi ci accoglie con grande agitazione (aspettavano i parenti per il Natale).

Krausirpi

     Ci sistemano ottimamente in una capanna appena costruita, di proprietà del FITH.

     Come le altre abitazioni è una struttura sospesa su pali profondamente infissi nel terreno, a mo' di palafitta, per il gran fango che deve scorrere durante la stagione delle piogge. Ora siamo nel periodo secco, per fortuna ci sono poche zanzare e nessuna sanguisuga, in compenso abbondano le zecche.

     È il 24 dicembre, e nonostante la relativa fretta siamo lieti di partecipare al rito natalizio che consiste nel cucinare una mucca intera e distribuirla a tutti i presenti dopo la messa di mezzanotte. Non mancano canti e danze tradizionali ai quali assistiamo fino

L'ingresso di Susunwas Pan (foto M. Sivelli)

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a tarda notte.

     Non esiste l'elettricità: l'illuminazione notturna è a candele oppure con torce a batterie per gli spostamenti, e subito le nostre lampade a carburo suscitano lo stupore e guadagnano la simpatia degli indigeni che ne approfittano per illuminare meglio le operazioni di cucina.

     Il 25 è dedicato (per le guide) a smaltire la sbronza non si sa da che cosa visto che è proibito l'alcool, e l'unica bevanda leggermente alcolica reperibile è birra in lattine troppo cara per le loro finanze e troppo leggera per ubriacare.

     Il 26 tutto il villaggio è da Kendra: festeggia un anno e mezzo di permanenza a Krausirpi, vissuto in una capanna con un computer a pannelli solari, qualche libro, moltissimi appunti, i suoi studi sui Tawahkas, una confezione di siero anti-Botrops che ci consegna molto generosamente, visto che nessun ospedale di città, neanche quello militare, era stato in grado di fornircelo.

     Il 27, ulteriori e inaspettate contrattazioni sull'affitto del motore e sulla benzina necessaria ai brevi spostamenti sul Patuca per raggiungere l'affluente Sutawala; variazioni (leggi aumenti) della paga delle guide che ritenevano indegno il prezzo stabilito dal FITH, rifiutando di accompagnarci a quelle condizioni, ci stavano quasi esasperando.

     Dopo interminabili contrattazioni otteniamo tre guide: Don Dionisio, un anziano molto esperto; Dionigio, di età media sempre borracho; Angel, il più giovane molto bravo; e a caro prezzo tutto il resto.

     Il 28, increduli riusciamo a partire.

Campo 1°

     Camminiamo per sei ore lungo un sentiero molto calpestato, che seguendo una importante frattura orientata NO-SE, attraversa per intero il massiccio di Colòn fino ad Anris Tara, collegando il Patuca con il Rio Coco, attuale confine con il Nicaragua. Siamo circondati dagli animali, ne avvertiamo la presenza senza poterli vedere, ma le guide individuano tutto quel che si muove e sono pronti a cacciare con i loro fucili "fin de siècle".

     Sette giorni di campo durante i quali effettuiamo diverse ricognizioni, raggiungiamo la vetta del Cerro Kirisne per avere una conferma visiva, dall'alto, del luogo in cui ci troviamo, a fatica traduciamo ogni dettaglio sulle carte al 50mila, le uniche di cui disponiamo.

     Spesso ci troviamo sperduti nella fitta vegetazione, forse per volontà delle guide che temono l'avvicinamento al Nicaragua considerato estremamente pericoloso per le aggressioni dei "ladrones", e anche per la reale difficoltà di conciliare le nostre esigenze esplorative con le asperità del territorio.

     Per questo motivo abbiamo dovuto rinunciare al nostro obiettivo principale individuato sulle foto aeree: un gruppo di doline ampie e profonde, distribuite su un esteso bacino di assorbimento elevato tra i 200 e i 400 m, delimitato a sud dalla valle del Coco.

     Ridimensionati gli intenti, ci limitiamo a perlustrare il versante nord-occidentale del Cerro Kirisne, i cui rilievi presentano in vari punti accentuate morfologie di assorbimento le cui sorgenti alimentano affluenti sinistri al Sutawala.

     Risalendo i due bracci del Sutawala, con scorrimento alternato dal subalveo alla superficie, raggiungiamo delle splendide cascate di travertino, ma purtroppo, a parte i numerosi inghiottitoi a pozzo dislocati lungo l'alveo, stretti, taglienti, inesorabilmente

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Susunwan Pan (Honduras) - rilievo

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intasati da detrito e vegetazione, non abbiamo trovato cavità accessibili.

     Importante affluente di destra del Sutawala, il Karas, che raccoglie le acque assorbite dal bacino del Cerro Kemado posto sulla sua destra orografica, ha permesso di esplorare due paleosorgenti con ampie sale di corrosione purtroppo chiuse da colate di concrezionamento.

     È l'ultimo affluente di sinistra del Sutawala a regalarci qualche soddisfazione: il Tubalaia. Alla base di una parete rocciosa lunga 400 metri, cinque imponenti ingressi con morfologie freatiche, si articolano nella montagna per alcune decine di metri con condotte alte in media un paio di metri e larghe uno e mezzo, al termine di una di queste una saletta con qualche stalattite è riuscita finalmente a trasmettere il fascino dell'esplorazione sotterranea ad Angel, la guida giovane, i cui occhi da quel momento hanno brillato di una luce diversa, sembrava entusiasta.

     Qualche coppia di chirotteri, sospesa nel sonno, e molti amplipigi sono stati fotografati, qualche esemplare dei secondi è finito nel barattolo al creosoto di S. Bassi.

     A poche decine di metri dalle parete calcarea, un lago di una cinquantina di metri di diametro, formato dalla sorgente valclusiana del Tubalaia, mi cimento nella pesca col filo e ne ricavo un bel pesciotto-gatto che mi sono mangiata a cena.

     Angel molto più abilmente ne ha presi altri sei, così ce ne sono stati per tutti. Spesso durante i rientri dalle battute ci è capitato di incontrare degli animali, i Tawakas cacciano senza colpa, per nutrirsi, quindi anche per noi le cene sono state sempre molto ricche, a base di watusa, chancio di monte, pava o gallina selvatica, con fagioli, riso e yucca per contorno.

     Il giorno 4 gennaio arriva in un battibaleno, abbiamo appuntamento con Don Aurelio (il motorista) alla confluenza tra Sutawala e Patuca, la pioggia più abbondante del solito insiste per tutta la notte e ancora alle cinque di mattina quando dobbiamo smontare il campo rendendo l'operazione più pesante che mai.

     La stanchezza e l'urgenza di muoversi conferiscono toni drammatici da profughi alla partenza.

     Camminiamo cinque ore con gli zaini inzuppati, ogni tanto gli stivali scompaiono inghiottiti dal fango: cominciamo ad assomigliare a dei piccoli Viet-Kong.

     Finalmente appare il Patuca e il fettone di cielo che lo sovrasta ci regala un solleone tutto tropicale.

     Salutiamo dall'arena ghiaiosa i nostri amici che scivolano lontani sul lento pipante, e restiamo lì, Sandro, Michele, Claudio, Angel, Don Dionisio ed io, storditi dalla stanchezza e dal caldo, ad asciugarci davvero per la prima volta dopo sette giorni.

     Piantiamo le tende e sparpagliamo tutto il materiale al sole, compreso il riso, sull'arena in mezzo al fiume, e per due giorni ci rilassiamo. Gli effetti della pioggia dei giorni precedenti si fanno notare anche sul Patuca che intorno all'una comincia a salire vistosamente e alle 15 avrà completamente cancellato l'isolotto sabbioso, su cui eravamo rimasti solo io e Claudio con i materiali, mentre gli altri erano in cerca di un posto per il campo nuovo sul Cucutingni, affluente del Patuca, un km a monte del Sutawala.

     Costruita una balsa (zattera di emergenza), per un soffio riusciamo a trasportare tutto sulla riva e poi con diversi trasbordi, al campo poco distante.

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Mortaio da riso a Krausirpi (foto V. Bertorelli)

Campo 2°

     È molto più grande del primo, in un'ansa del Cucutingni, attraversato periodicamente da un simpatico lagartino (cucciolo di coccodrillo), e frequentato da numerosi socievoli colibrì.

     Costruiamo insieme alle guide una grande capanna di legno e foglie di copertura, da utilizzare come quartier generale. Qui vicino, simile a quello di Anris Tara, c'era un antico sentiero, ora abbandonato, che portava ad Auasbila, ma utilizzato principalmente da raccoglitori di resina del chicle, da cacciatori e per l'approvvigionamento di Cedro e Caoba.

     L'11 gennaio arrivano gli altri. Franz, Marco Menicucci, Ape, Donello, Vittorio Lega, Gianni Guidotti, Paolo Carrara.

     Portano nuove scorte di cibo, parte dei materiali da noi lasciati a Tegus e soprattutto nuove forze, quelle che a noi cominciavano a mancare.

     Si rendono conto al primo sguardo del grado di aggressività dell'ambiente e sostituiscono subito gli indumenti balneari con altri dalle lunghe maniche, brache spesse, calzettoni e scarponi.

     Velocemente si organizzano tre gruppi con obiettivi diversi: pianificare il ritorno risolvendo la questione carburante che nel frattempo è aumentato del 40% e valutare l'opportunità di un campo avanzato.

     A questo scopo un gruppo ritorna a Krausirpi e degli altri due, uno effettuerà una ricognizione di 2-3 giorni sul versante S-W del Cerro Kirisne impossibile da raggiungere dal Sutawala, e dove sono evidenti delle doline a quota 700-850m slm.

     L'altro tenterà di raggiungere attraverso una ventina di chilometri di "sentiero" lungo un'importante frattura orientata 170°N la paleovalle sul versante del Rio Coco, obiettivo precedentemente abbandonato per i timori delle nostre guide.

     In quest'ultimo gruppo siamo Paolo, Gianni, Sandro, io e la guida anziana Don Dionisio.

     Ben presto ci troviamo in zone prive di sentiero nella selva secca o su ripide pareti che ci costringono a correggere continuamente la nostra direzione. Arriviamo così ad una frattura secondaria sul fondo della quale si spalanca un ampio salone di frana (abitato dai pipistrelli) che permette l'accesso ad un sottostante piccolo ambiente di formazione carsica molto concrezionato ma purtroppo chiuso.

     Fuori una colonia di scimmie urlanti ondeggiando paurosamente sui rami ci osservava incuriosita.

     Procedendo in direzione sud verso

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la paleovalle ci troviamo in fondo ad una grande depressione fitta di boschina secca che ci costringe a tornare a monte.

     A notte finalmente troviamo un torrente adatto per accamparci e il valico di separazione tra i due versanti che avremmo dovuto attraversare molte ore prima. La mattina seguente dopo tre ore di macete ci affacciamo sul passo ma i tempi di marcia, la stanchezza e l'evidente mancanza d'acqua sul versante a frana appoggio ci impongono la ritirata.

     Durante il ritorno incontriamo il secondo gruppo che ci racconta di non aver trovato altro in fondo alle doline che pozzetti impostati lungo fratture e sfondamenti più ampi ostruiti da grosse quantità di materiale terrigeno.

Campo 3°

     Ovvero il ritorno in massa verso il Nicaragua.

     Una seconda gita in quell'inferno verde, con più giorni a disposizione, tende e con il sentiero tracciato almeno per metà, non potevamo non farla.

     Siamo in sei più le guide Angel e Nazario.

     Dopo un giorno di cammino raggiungiamo il campo sotto il passo, ultima risorsa d'acqua nota. Altro giorno di cammino e fissiamo il secondo campo in un posto senz'acqua (risolviamo con il besuco de agua: liana dalla quale è possibile ricavare un litro e mezzo circa di acqua per ogni metro), ma che per la distanza e per la quota potrebbe già essere la paleovalle cercata. Il terzo giorno ricerca dell'acqua, che ci assicureremo solo raggiungendo il Rio Awalwas, affluente del Coco a due ore di cammino. Intanto scopriamo di essere già nella paleovalle e che le doline attraversate sono proprio quelle identificate sulle foto aree. A parte la suggestione di questi bei crateri verdi, profondi più di cento metri, nessuna possibilità di accesso al mondo ipogeo nonostante i numerosi pozzi tutti perfettamente intasati da terriccio e vegetazione (idem come esplorazione del secondo gruppo).

     Una piacevole sorpresa interrompe la tristezza del rientro: sopra la grande depressione a poche centinaia di metri dal passo, sul versante nicaraguense, diverse cavità alla base di pareti. Esteriormente simile ad una forra, impostata su frattura, Kalga Pan si sviluppa verticalmente con pozzi di 15 m circa, e termina su un laghetto sifone nel quale sguazza un pesce bianco su cui Menicucci si tuffa senza successo.

     Ulac Pan ha un ingresso molto bello, piccole cupole di corrosione sul soffitto, l'andamento orizzontale con diverse diramazioni di cui una termina in un profondo laghetto dove è stato trovato il Tisanuro troglobio, sorta di gamberetto sbiadito, ora sotto il microscopio di A. Casale.

     La terza grotta, la più spettacolare ch'io abbia vista in vita mia, Susunwas Pan (grotta del pesce gatto) si spalanca su un ingresso di proporzioni da S. Sofia di Costantinopoli. Ha la forma di un'enorme bocca di pescecane, con stalagmiti che pendono per due otre metri. Nell'interno, un lago sifone occupa metà sala, l'altra metà è un cumulo di sabbia con impronte di felino di media taglia (Ocelote).

     Nell'acqua plotoni di pesci gatto che Angel con un colpo di machete fa rimbalzare in aria e con un secondo colpo secco, infilza.

     Ben nascosta, ma non abbastanza per sfuggire all'occhio attento di Paolo Carrara, una ciotola fuori dall'ingresso stuzzica la nostra fantasia archeologica e le leggende delle guide. Due giorni di sosta in questo luogo ameno dedicati al rilievo.

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Cerro Wampù

     Contemporaneamente, da un'altra parte, un altro gruppo composto da cinque persone più Dionigio, sta esplorando alla ricerca di una grotta sul Cerro Wampù. Precedentemente segnalata da una delle guide come pozzo dal quale esce fumo, non viene ritrovata, in compenso altre due cavità prendono l'interesse dei nostri amici: la Cueva de la Pava e la Cueva del Kahkatingni.

     La Cueva de la Pava ad andamento verticale è costituita da due pozzi ellittici raccordati da breve meandro e chiude in strettoia.

     La Cueva del Kahkatingni presenta il maggiore sviluppo tra tutte quelle esplorate: tre ingressi verticali raccordati da condotte freatiche perfettamente ellittiche alte fino a 1.70 m che si ricongiungono in più punti. Raggiunge il livello di falda che forma sul fondo un limpido specchio d'acqua.

     La spedizione si è svolta tra il 9 dicembre e il 3 febbraio, è durata in totale 57 giorni di cui 29 nella foresta.

In totale si sono esplorate 10 grotte.

Partecipanti:

C. Appoloni (Vicenza), S. Bassi (Faenza), V. Bertorelli (Torino), P. Carrara (Lucca), F. De Grande (Bologna), S. Donello (Modena), M. Gondoni (Bologna), G. Guidotti (Firenze), V. Lega (Faenza), M. Menicucci (Livorno), R. Setti (Modena), M. Sivelli (Bologna), M. Vianelli (Bologna).

     Un particolare ringraziamento all'ing. Viglino console dell'Honduras, ad Andrea Manzelli, ad Achille Casale, a Cristina Orlandini, alla Società Speleologica Italiana, e a tutti quanti hanno appoggiato la spedizione, per la loro gentile collaborazione.

     Riferimenti bibliografici possono essere reperiti a Bologna, presso la biblioteca della Società Speleologica Italiana.

Isoletta sul Rio Patuca (foto V.Bertorelli)

 

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Attività biospeleologica 1995

Achille Casale, Pier Mauro Giachino, Enrico Lana

     Buon segno! anche quest'anno, come per la prima volta nel 1994, la relazione sull'attività biospeleologica porta tre firme. Spero che la Biospeleologia piemontese, lungi dal languire o dal rischiare l'estinzione per sopravvenuti limiti di età dei suoi cultori (o per emigrazione insulare di qualcuno di loro...), continui a vivere con rinnovato entusiasmo e ottimi risultati. I reperti interessanti e le occasioni di indagine non mancano mai, neppure nelle apparentemente notissime grotte pedemontane; ma esplorazioni extra-italiane e extra-europee proseguono; e molti lavori, pubblicati o in stampa, fanno conoscere agli addetti ai lavori, o a chi è semplicemente curioso di quanto c'è di vivo anche nel sottosuolo, almeno alcune fra le novità (non tutte, purtroppo: le giornate non sono di 48 ore) che si vanno accumulando nel corso delle ricerche sul terreno.

     Secondo la tradizione ormai collaudata, la relazione sintetica è articolata per aree geografiche.

Alpi Occidentali

     In marzo, Enrico Lana ha visitato la Balma di Rio Martino, raccogliendo alcuni esemplari di Ischyropsalis alpinula che confermano la presenza di notevole dimorfismo sessuale all'interno della specie, fenomeno raro entro questo genere di Opilioni. Ha poi visitato la grotta dell'Orso di Ponte di Nava, raccogliendo alcuni esemplari di Plectogona angustum e di Lithobius sp. da mostrare ai Congressisti convenuti a Frabosa Soprana nell'ambito del Convegno internazionale sul monitoraggio ambientale in grotte turistiche. Interessante, e nuovo per Ponte di Nava, è stato il reperto di un esemplare dell'ortottero Petaloptila cf. andreinii.

Lidorikiou, Grecia (foto A. Casale)

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     In aprile, ancora Enrico ha visitato nuovamente la cavità Balm Chanto (Roure, Val Chisone), rilevando la presenza di Aranee Linyphiidae, Pseudoscorpiones (Roncus sp.), Bathysciola pumilio e Sphodropsis ghilianii; poi alcune grotticelle tettoniche sul Monte Bracchetto (Envie; rilevata la presenza di Sphodropsis ghilianii).

     In maggio, ha visitato la grotta dei gessi di Monticello d'Alba (Araneae Linyphiidae molto depigmentati, anoftalmi); successivamente l'abisso Artesinera (Sphodropsis ghilianii e Crossosoma cf. cavernicolum, elementi tipici dell'area l'abisso Bacardi. anche qui, Crossosoma cf. cavernicolum, Trichoptera, e un reperto di particolare interesse, ovvero Sphodropsis ghilianii a -340 m. La presenza di questa specie clasifila, regolarmente troglofila, ma legata all'ambiente sotterraneo superficiale nel reticolo di fessure delle "ciapere", soprattutto di alta quota, costituisce la dimostrazione biologica che a quella profondità la grotta è prossima alla superficie esterna. La conferma viene anche dalla presenza di Trichoptera (gen., sp.), e da abbondantissime ossa semiconcrezionate di Chirotteri.

     Durante l'estate, Pier Mauro ha visitato la Ghieisa d'la Tana (Angrogna, Val Pellice) e i sotterranei di Vernante. Questi ultimi sono stati visitati anche da Achille, in agosto; oltre alla già ben nota ma sempre interessante fauna di queste cavità artificiali, è stata nuovamente riscontrata da entrambi la presenza del raro Stafilinide Blepharrymenus mirandus.

     Altre ricerche estive sulle Alpi occidentali: in luglio, Enrico Lana ha visitato il Garb della Donna Selvaggia (Crossosoma, Duvalius gentilei, di cui uno a -195 m). Achille, con Claudio Ghittino, è ridisceso nel sempre balordissimo (da trovare, e da fare) Buco di Valenza (Crissolo); la grotta è stata rivisitata pure da Enrico Lana il 13 settembre: in entrambe le visite, reperti di Doderotrechus ghilianii ghilianii, Crossosoma semipes, Ischyropsalis sp., Araneae Linyphiidae.

     Ancora in luglio e ancora nella zona del Monviso, Achille ha fatto qualche ricerca nel dedalo di fessure che si nascondono sotto i coni di deiezione che salgono dal Pian della Regina: reperti del raro Carabide (endemico delle Alpi Occidentali) Nebria gagates, che si conferma come un regolare abitatore di questi ambienti poco esplorati.

     Da agosto in poi, Lana ha totalizzato una serie di visite nelle seguenti grotte: Tana della Dronera (Vicoforte Mondovì); reperti di Sphodropsis ghilianii, Trichoniscus sp., Araneae Linyphiidae), Grotta della chiesa di Santa Lucia (Villanova Mondovì); reperti di Plectogona sp., Pseudoscorpiones: Roncus sp., Araneae Linyphiidae, Buddelundiella sp.), Grotta sup. dei Dossi (Villanova M.); reperto interessantissimo di Parabathyscia, probabilmente dematteisi, introdotta in loco, come a Bossea, da "fughe" dal laboratorio biologico installato un tempo nella grotta; oltre agli autoctoni Plectogona sp. e Polydesmus sp.), grotta di Chiabrano (Perrero, Val Germanasca); cavità tettonica segnalata dagli amici di Pinerolo, con reperti di Dellabeffaella cf. olmii, Sphodropsis ghilianii e Ischyropsalis sp.) e infine grotta di Lussito (Acqui Terme), bellissima grotticella dal punto di vista biospeleologico (reperti di Trichoniscus sp., Araneae Linyphiidae, Petaloptila cf. andreinii).

     In Valle d'Aosta Enrico ha visitato il 9 settembre la Borna du Ran (Valsavarenche); visitata 25 anni prima e con intenti analoghi da Achille con F. Franco: come passa il tempo...): reperti di Ischyropsalis dentipalpis e Araneae Linyphiidae. Lo stesso giorno, ricerca alla Borna d'la Glace (La Salle, Chabaudey): stessa fauna.

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Sardegna

     L'ormai insulare Achille ha visitato qualche cavità interessante con gli amici del GSS. Da segnalare la grotta di Monte Maiore, nel Sassarese, sito privilegiato per grandi colonie di Chirotteri di numerose specie, e alcune grotte del Supramonte di Baunei. I dati che mano a mano si vanno accumulando, soprattutto grazie all'opera dell'infaticabile Giuseppe Grafitti, saranno (speriamo presto!) oggetto di un nuovo Catalogo aggiornato della fauna cavernicola di Sardegna.

     Nel frattempo, Achille è stato eletto nel collegio dei probiviri della Federazione Speleologica Sarda.

Corsica

     Nella seconda metà di luglio, Pier Mauro ha effettuato un tentativo di salita alla grotta U Chernipede (Corte) per cercare Parabathyscia. Il tentativo si è risolto senza successo, per l'impossibilità di reperire la grotta. Altro tentativo nella grotta Glacière de Brando: trovata la grotta, ma nessuna Parabathyscia.

Grecia

     Proseguono in Grecia le ricerche in ambiente sotterraneo superficiale e in grotta nell'ambito delle campagne congiunte dei Musei di Scienze Naturali di Torino e di Brescia.

     In giugno, nel corso di 27 giorni, PierMauro, Dante Vailati, Mauro Daccordi e Pierluigi Scaramozzino hanno indagato, mediante esche interrate, ambienti di media e alta quota nei seguenti massicci: Panaiko, Erimanthos, Aroania, Killini, Parnitha, Pendeli, Dirfi (isola Eubea), Elikon, Parnassos, Kallidromo, Iti, Vardousia, Timfristos, Lakmos, Athamanon, Vermio, Paiko, Askio, Smolikas, Timfi. Sono state visitate grotte sul Parnassos (pozzo a 1450 m, e Korikio Antro, presso Delfi), sul monte Vermio (pozzetto in quota) e sul Timfi (pozzetto a neve a 1450 m). I risultati, come negli anni precedenti, sono stati eccellenti: per i Coleotteri, sono da segnalare cinque specie nuove di Duvalius, tre di Speluncarius, e un nuovo Winklerites (Carabidae), oltre a quattro specie nuove di Cholevidae Leptodirinae di generi diversi. Le descrizioni sono in stampa, in attesa nel 1996 di nuove sorprese dall'inesauribile Grecia.

Sudafrica

     Con Augusto Vigna Taglianti, Roberto Argano (Università di Roma "La Sapienza"), Marzio Zapparoli (Università di Viterbo) e Stefano Zoia (Università di Milano), Achille ha visitato in febbraio una serie di ambienti di altissimo interesse in questo magnifico paese, dalle rive dei due Oceani alle formazioni "mediterranee" del Capo, dalle foreste costiere umide alle alte montagne del versante rivolto verso l'Oceano Indiano. Le indagini, nell'ambito dei progetti di ricerca sulle biodiversità in aree extra-paleartiche, sono state condotte totalmente all'esterno (i Carabidi Trechini, e gli Scatirini ciechi, da quelle parti stanno in foresta).

     Da segnalare tuttavia la visita alla grotta turistica Cango Cave, nei monti del Karroo: grotta fossile, calcinata, in calcarei antichissimi, sede di frequentazioni umane, la cavità presenta un ramo turistico fatto di grandi ambienti e di gallerie fruibili da turisti panzuti con sacchetto di patatine e bottiglie di birra. Ad un certo punto della grotta, però, una simpatica e smilza guida "di colore" (lo stesso della grotta a luci

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spente), invita chi se la sente a seguirlo nella parte "difficile", priva di impianto di illuminazione, dove c'è da strisciare, contorcersi e sporcarsi un po'. I "giovani" Marzio e Stefano non si sono tirati indietro (i tre rimanenti della banda, che qui non nomino, si sono defilati elegantemente...), e tutto si è concluso con un'esperienza molto divertente, che potrebbe essere presa ad esempio per qualche valorizzazione turistica di casa nostra, dove autostrade interne di cemento, ascensori, tunnel artificiali, ponti, fari, camminamenti, ringhiere, e talora adeguate tangenti, sono da sempre la parola d'ordine per portare il turista nel mondo sotterraneo. Tornati seri, constatavamo come sia veramente singolare l'assenza di fauna cavernicola specializzata nelle grotte sudafricane (è noto qualche Ortottero, e poco d'altro). I "precursori" epigei, analoghi ai nostri, ci sarebbero tutti (Carabidi Trechini e Scaritini, Colevidi, Isopodi, Diplopodi, Chilopodi, e chi più ne ha più ne metta). Anche i fattori climatici sarebbero favorevoli. Evidentemente, la storia di queste antiche faune, evolutesi sui massicci pre-cambriani più vecchi della terra, è andata diversamente: ennesima dimostrazione che i fattori storici, paleogeografici e paleoclimatici, sono stati talora preminenti su quelli ecologici, recenti, nel condizionare presenze e assenze di determinate comunità animali sia in superficie, sia nel sottosuolo.

Altre attività

     In febbraio si è svolto a Frabosa Soprana il Simposio internazionale sul tema "Grotte turistiche e monitoraggio ambientale", i cui atti sono stati prestampati sotto la supervisione di Arrigo Cigna. Variegata, anche se ristretta (forse a causa della sede un po' lontana e ancora innevata, oppure del periodo scelto?) la partecipazione di specialisti convenuti da varie parti d'Italia e d'Europa, e anche dalla Cina. Gli scriventi, con Angelo Morisi del GSAM di Cuneo, hanno presentato una relazione dal titolo "Attività antropica, fauna ipogea e biomonitoraggio, dai precursori allo speleoturismo".

     Achille e Pier Mauro, con Augusto Vigna Taglianti e Dante Vailati, hanno dato alle stampe due corposi lavori su Carabidi ipogei di Grecia, in corso di pubblicazione rispettivamente sul Bollettino del Museo di Storia Naturale di Verona (volume dedicato agli ottanta anni del Prof. Sandro Ruffo, decano dei biospeleologi italiani) e su Fragmenta Entomologica (Roma).

     Achille, con F. Weber e E. Rusdea, ha portato all'International Carabidologist Meeting di Helsinki (settembre) alcuni dati sui ritmi indotti in Carabidi microftalmi sottoposti a condizioni sperimentali di luce e oscurità.

     Con V. Gueorguiev (Sofia), Achille ha descritto un nuovo genere di Carabidi Trechini afenopsiani di grotte dell'Albania; ancora dalle grotte dell'Albania, frutto di recenti spedizioni biospeleologiche del Museo di Sofia, vengono alcuni eccezionali Leptodirinae in studio a Pier Mauro.

     Infine, sia Achille sia Pier Mauro sono fortemente impegnati, con tanti altri malcapitati, nell'organizzazione di simposi e nella preparazione di comunicazioni su entomofauna sotterranea nell'ambito del prossimo XX° International Congress of Entomology, che vedrà arrivare nell'agosto 1996 un migliaio o più di specialisti da tutto il mondo in quel di Firenze. Auguri, a noi, e a tutti gli altri!

 

     Errata corrige: su Attività biospeleologica 1994 (boll. 116) il nome di battesimo di Enrico Lana per un errore di interpretazione del manoscritto è divenuto Franco (pag. 36) e l'autore della foto dello Pseudoscorpione (pag.39) non è P.M.Giachino ma lo stesso Enrico Lana. Ce ne scusiamo.

(correzione già effettuata sull'originale n.d.i.)

 

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Caudano

Ube Lovera

     Stiamo percorrendo l'amena valle che da Villanova Mondovì sale verso le imperscrutabili vette dove nei nevosi anni settanta entusiasti sciatori e psicolabili architetti, tutti genovesi, diedero vita a quei due gioielli di urbanistica che si chiamano Artesina e Prato Nevoso. Qui negli ultimi tempi qualcosa è cambiato: la neve perlopiù scarseggia, i turisti disertano e nelle due nostre località abbondano solamente le agenzie immobiliari, aperte nel titanico tentativo di rifilare ad altri i ruderi barcollanti di una speculazione edilizia ventennale.

     Più giù, verso valle, altri paesini, coinvolti nel grande affare turistico solo per via del traffico che settimanalmente ne intasa le strette strade. Fra questi Frabosa che non potendo vivere di solo raschera ha fortunatamente trovato il modo di convogliare parte dei turisti di passaggio verso la grande attrattiva locale: Il Caudano.

     Speleologicamente il Caudano non vola altissimo: se ne viaggia per 3200 m di sviluppo e 35 di dislivello, come detta 'l'Atlante delle grotte piemontesi' (compratelo gente, compratelo) per gallerie discrete di colore marrone intenso, e veniva abitualmente usato per le prime uscite dei corsi, così per fare vedere ai neofiti come non sono fatte le grotte. Quanto alle concrezioni, beh quelle se le sono portate via nel corso di un centinaio di anni i numerosi visitatori alla faccia di generazioni di cancelli e barriere messe a guardia della grotta.

     L'operazione del Comune di Frabosa è quindi una cosa seria: vuole portare agli occhi di tutti cotanta meraviglia realizzando la più brutta grotta turistica del globo. Ovviamente se qualcuno degli amministratori si fosse degnato di investire diecimila lire visitando una delle varie grotte già aperte al pubblico l'idea sarebbe morta subito, ma invece si è preferito, scartata l'idea di scoperchiare la grotta, convogliare alcune centinaia di milioni per i lavori di realizzazione dell'impianto elettrico che attualmente risulta così impostato:

     Numero n. pali in legno sistemati lungo la galleria principale a distanza adeguata, sormontati ciascuno da un riflettore e uniti da un cavo elettrico di un paio di cm di diametro che corre a vista, qua e là;

     numero n. cabine elettriche di plastica grigia alte 1,5m per 1 m per 0,60 sistemate artisticamente lungo il percorso dei futuri spettatori paganti.

     Per compensare il danno ecologico il Comune, però, in attesa dell'apertura al pubblico concede le chiavi solo a gruppi di una decina di persone allo scopo di evitare danni all'ambiente ipogeo.

     In aggiunta, all'esterno, è in progetto la costruzione di un ponte e di un parcheggio per agevolare convenientemente i visitatori.

     Una descrizione precisa del macello chiederebbe una penna manzoniana per cui invitiamo caldamente i lettori a una visita della grotta allo scopo di conoscere un chiaro esempio di mancanza di senso del ridicolo.

     Posto che ce n'è abbastanza per incazzarsi come caimani, avremo voglia di intervenire?

 

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Friches touristiques

Adriano Gaydou

     Il termine "friche touristique", coniato da C. Gauchon in occasione del Simposio internazionale di Bossea sul monitoraggio dell'ambiente ipogeo (1995), si riferisce allo stato di abbandono in cui vengono lasciate le grotte turistiche dopo la cessazione di questa attività, senza aver cura di rimuovere le attrezzature e ripristinare lo stato naturale. È molto deprimente vedere in quelle grotte, oltre ai normali rifiuti lasciati dagli speleologi meno sensibili, vecchi impianti di illuminazione fuori uso, rugginosi cavi penzolanti, passerelle in legno ormai marcescenti, che oltre tutto sono anche fonte di pericolo per il visitatore occasionale.

     Vorrei citare alcune nostre grotte turistiche o semi turistiche dove sarebbe necessario un buon lavoro di pulizia. Mi rendo conto che le grotte che sono state turistiche non sono certamente gradite dagli speleo veri (quelli con il pelo sullo stomaco, per intenderci) che trovano molto più appagante scendere nei grandi abissi, ma non dimentichiamo che anche le grotte minori, buone per i papalotti con famigliola, son pur sempre cavità naturali che vanno rispettate. Non mi pare il caso di buttare alle ortiche un patrimonio che ci appartiene come speleo e soprattutto come uomini, quindi ragazzi cerchiamo di darci una bella mossa, organizziamo un buon lavoro di ripristino, visto che altri non lo fanno.

     Grotta di Rio Martino: nonostante l'impegno di alcuni speleo di buona volontà che in diverse riprese si sono dati da fare a ripulire la grotta, e nonostante la solita opera di sensibilizzazione, sembra sempre che non sia stato fatto niente, perché non appena sono usciti gli speleo che hanno fatto pulizia, i cosiddetti turisti si danno subito da fare per riportare la cavità allo stato di letamaio com'era prima.

     Buco di Valenza: da anni il ponte in tronchi che collega il pozzo dell'Inglese al resto della grotta è marcio e decisamente pericolante, ma nonostante ciò la gente continua a passarci sopra come se niente fosse. Molti anni fa questo ponte era già stato sostituito, gettando nel pozzo i resti di quello vecchio, nonostante la vicinanza dell'uscita. Anche gli armi dei pozzi sono obsoleti, fatti molti anni fa con chiodi a pressione ormai un po' ballerini. Vi sono alcuni buoni spit messi da Cagnotto, ma molti sprovveduti scendono ancora sui chiodi vecchi rischiando la pelle.

     Grotta dei Dossi: lo stato di abbandono è vergognoso, anche se corre voce di imminenti lavori di riapertura. I vecchi impianti di illuminazione sono ancora al loro posto ormai arrugginiti, e sul pavimento vi sono rottami d'ogni genere, dalle bottiglie rotte alle lampadine flash. Anche la piccola stazione biologica è fuori uso e gli animaletti sono scomparsi: forse si vergognavano dell'ambiente in cui erano costretti a vivere.

     Grotta del Caudano: nonostante si parli di grossi finanziamenti avuti per "valorizzare" turisticamente la grotta, il lavoro effettivamente svolto consiste sinora nella messa in posa della fanaleria elettrica, che pare sia costata ben 400 milioni. Si dà il caso che i valorizzatori non abbiano ancora pensato di rimuovere i mattoni e i resti delle passerelle in legno piazzati in occasione della spedizione "700 ore sottoterra" del 1961 e mai rimossi. Forse gli interessati aspettano nuovi grossi finanziamenti per questo lavoro.

 

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Recensioni

Fisica del clima sotterraneo, di Giovanni Badino. Memorie Ist. It. di Spel, 7, Serie II; Commissione Naz. Scuole di Speleologia. Vol. di 137 pag., Bologna 1995.

     Un handicap di partenza per le scienze speleologiche è dato dal fatto che gli studiosi dovrebbero essere, oltre che sagaci osservatori di certi fenomeni, anche valenti e collaudati esploratori ma se già non è facile possedere uno dei due requisiti, si sa che è ben raro arrivare ad averli entrambi. Per questo il progresso della speleologia, rispetto ad altre scienze, è alquanto più lento. Prendiamo per esempio la climatologia ipogea, che di suo è già abbastanza complessa da presupporre non comuni conoscenze di base alle quali aggiungere poi perspicacia e intuito per venire a capo di cause ed effetti: ebbene, essa aveva sinora vivacchiato nella non lunga storia della speleologia senza che qualcuno riuscisse a penetrare un po' a fondo in questo argomento importantissimo per la genesi delle cavità e per la stessa attività esplorativa. Basta vedere quanto è povera in quantità e soprattutto in qualità la bibliografia mondiale al riguardo, che dà addirittura un'impressione di superficialità, si può ben dirlo adesso, dopo aver visto questo lavoro di Giovanni.

     Lavoro che è decisamente senza precedenti: per la prima volta si apre un capitolo nuovo su certe conoscenze, vengono indicate strade da percorrere per verifiche e approfondimenti, gettate le premesse per la soluzione dei numerosi interrogativi ancora da risolvere. Una quantità di conoscenze inedite ha di botto sollevato di un bel gradino lo scibile in proposito: dall'analisi delle trasformazioni che subiscono le particelle d'aria dentro le montagne, alle temperature delle grotte; dal calcolo delle resistenze delle fessure al moto laminare, all'introduzione di una endo-atmosfera standard; dall'energetica dell'interno delle montagne, alle condensazioni; dalla circolazione d'aria nei sistemi complessi, ai modelli elettrici per chiarire i processi di carica e scarica delle cavità... Intuito e genialità del teorico e una lunga esperienza pratica di esplorazioni di grandi sistemi sotterranei alpini ed extra europei si sono supportati a vicenda per giungere a risultati esaltanti. L'amico Cigna, fisico anche lui e che di meteorologia ipogea si era occupato, nella presentazione del libro parla senza mezzi termini di una svolta, di un salto di qualità molto netto in questi studi, di una "rivoluzione intellettuale", e mette d'ufficio l'autore tra i grandi della speleologia. Venendo al testo, data la materia si tratterà forse di un libro per fisici smaliziati?

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Non proprio. Certamente le pagine sono piene di formule ed equazioni (ma anche di schemi e grafici che aiutano), però le spiegazioni dei fenomeni e le conclusioni sono comprensibilissime ed è ciò che conta: al profano interessa intanto sapere che certi fenomeni avvengono e quali ne sono le cause, e può sorvolare sulla dimostrazione matematica o su quale sia la formula da applicare per quel caso specifico. I nove capitoli, più un decimo di applicazioni pratiche e di questioni aperte, contengono tutte le conoscenze che sono state raggiunte sull'appassionante argomento. Decisamente di strada se ne è fatta moltissima da quando cercavamo di capire qualche rudimento sul libro del Trombe e da quando Claude Fighiera ci insegnava a fiutare le correnti d'aria per rendere più redditizie le nostre esplorazioni.

Marziano Di Maio

Speleologia di spedizione, a cura di G. Badino e T. Bernabei, Commissione Naz. Scuole di Speleologia, ediz. SSI, Bologna 1995.

     Anche gli speleologi finalmente si sono dati a organizzare spedizioni extraeuropee, e con una certa intensità, favoriti (come dice Badino nella presentazione) dall'alleggerimento dell'attrezzatura, dalla facilità con cui si possono oggi raggiungere paesi lontani e dal fatto di non essere più giovani squattrinati. Il Consiglio della SSI, del quale fanno parte ben tre membri de La Venta, un'associazione nota proprio per queste spedizioni, ha avuto l'idea di un corso-incontro di 3° livello e l'ha concretizzata il 24-27 novembre 1994 a Casola Valsenio: una decina di esperti (6 della stessa La Venta) più altri interlocutori sotto la direzione di Bernabei hanno relazionato e dibattuto su come si progetta e si organizza una spedizione, il prima e il dopo, il reperimento delle informazioni geologiche e d'altro genere, le ricognizioni, i problemi medici, di comunicazione, di soccorso, di trasporto dei materiali, l'esperienza di spedizioni francesi e inglesi, le ricerche idrogeologiche, le filosofie di comportamento. Insomma è venuta fuori una mole di notizie e consigli, cui vanno aggiunte le informazioni e problematiche su varie zone carsiche del mondo che sono emerse nella discussione. Tutto questo è riportato in 167 ricche pagine con foto in b.n.: nella prima parte gli interventi, nella seconda le discussioni. A proposito delle regole di comportamento quando si va per grotte in altri paesi, si è colta l'occasione (e ciò è estremamente qualificante per il corso-incontro) per stilare un documento noto come la Carta di Casola. I suoi 5 articoli riguardano i rapporti con la speleologia locale, il comportamento con le popolazioni locali, quello rispetto all'ambiente fisico, la serietà di documentazione e la diffusione dei risultati.

Marziano Di Maio

 

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Ultime grida dalla Savana

Best cave groups and magazine of the quarter

Pierangelo Terranova

Premessa

     Da oggi curerò per voi la rubrica antropologico-culturale di Grotte, presentando in ogni numero una rivista e la tribù che la produce.

     Vi informo peraltro che la mia scala di valutazione non terrà molto in considerazione il valore tecnico-scientifico dei risultati o le performances esplorative descritte (cose delle quali, nonostante i miei 20 anni di speleo, continuo purtroppo a non capire un cazzo...). Quello che valuterò, e che mi attizza, è il "valore letterario dell'opera": un concetto per cui si può scrivere anche di un ignobile bucodiculo ma con stile personale, conoscenza della sintassi e creatività antagonista. Chiaro?

     Su questo profondo senso estetico del Profondo, presenterò di volta in volta i coraggiosi speleo-writers che, affrancandosi dal "cavernese" ("...infiggo un tassello auto perforante e mi calo nell'ortovacuo...."), abbiano cantato l'immortalità della lingua italiana e della fiction. Magari sarà anche il pretesto per esplorare insieme l'anima migrante del movimento speleo.

     Y ahora vamos a lejer.

"Notiziario" SCR Roma

     Tanto per cominciare bene, vi presento la recensione di un bel speleo magazine. Voi sapete che mi riesce molto meglio sparare veleno sulla tribù speleo piuttosto che tesserne le lodi, ma quando ce vo' ce vo'.

     D'altronde, il leggendario SCR non ha certo bisogno di presentazioni: è sempre stato una fucina di talenti, tra i quali ad esempio io. Il loro libello in particolare si era già imposto alle mie solleticazioni nel precedente numero con la mitica "Non ci voglio entrare lì dentro" dello Sterbini, un nome di punta nel panorama degli Italian-punk-cave-writers. La liricità straziata della condizione di uomo schiavo del vizio della grotta ancora mi rintrona, se ce le avessi, le ovaie.

     Questo bollettino dalle uscite piuttosto skizo è comunque l'undicesimo della serie (edizione dicembre '94, anche se descrive con straordinaria premonizione esplorazioni '95: boh.....), e già si apre con un buon pezzo di vago sapore brechtiano, insomma con sfiga & tristezza pre-inserite, a pag. 5. "Ho fatto un sogno". "Grigie atmosfere di intrallazzo col potere" ed un Badino che recita meravigliosamente la parte del Secondo Cattivo, che gli sta a pennello...

     A pag. 12 segnalo il massimo della freshness letteraria centro-italiana con "Il giro di Peppe" di Bombman Peppe Paris, secco-breve e con due gocce di Marciostura come piace a me: "Non c'è che dire: una bella botta di culo".

     Anche lui, se ci riprova con la penna, potrebbe contendere il titolo di Bukowsy degli inferi a "Storie di ordinaria Speleologia", pag. 20, di M Barbati. Il pupo, differentemente dai pupi GSP, ha studiato grammatica italiana ed è in grado di manipolare bene la retorica dell'avventura a fini di presaperilculo (l'oggetto è, direi

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ovviamente, il CSR, the most sconvolts in underground Lazio, non a caso i prediletti di Andrea Gobetti ed i miei: ma sulla loro epopea torneremo nei prossimi numeri).

     Un'altra caratteristica positiva del notiziario Scr deriva inoltre direttamente dal particolare ambiente nel quale la rivista prospera (!). Nella stralunata editoria speleo laziale - che abbonda in proposte editoriali un anno e va in vacanza quello successivo - ogni uscita di un qualsivoglia bollettino è giustamente presa dai cave-writers regionali come l'ultimo treno per Yuma: si ha quindi il piacere di leggere, oltre alle firme dei padroni di casa, anche il nome di alcuni local heroes che ci descrivono una variegata serie di cazzute esplorazioni. Si va dall'abisso Shish Mahal dei Latini (saluti al grande Zintonio!) al Capodafrica dell'Asr '86 del minimalista R. Hellgas, di cui vi riporto in integrale il muto colloquio telefonico con l'Amico Che Spinge In Grotta A Soffrire: un pezzetto a metà tra "le mille luci di Testaccio" di Jay Maclnerney e le intercettazioni dei telefonini di Cuore:

Amico: "....L 'inghiottitoio a SE di Pozzo Comune......domenica l'abbiamo stappato....."

RH: "!!!!" (inizio a sentire puzza di abisso)

Amico: "Bisogna solo levare un po' di fango e si passa"

"...." (torno a sentire puzza di sola).

     Altre nominèscìon per "Alien 3", stralunata avventura semi-metropolitana dalle influenze bulgakoviane di Piero Festa di area SR (come si direbbe in politichese), già noto per essere stato il vero amore messicano di una nostra socia, da cui è stato tratto il best-seller "il Maestro e Valentina". Altro doveroso omaggio al Paolo Turrini, il nostro amato Killer, che aspettiamo sul Margua questa estate magari in compagnia di Baby Killer, misteriosa nuova leva dello sciitismo romano (?). Faccio infine violenza alla mia premessa (mai valutare tecnicamente i lavori!) per segnalare il poderoso studio di Alberta Felici e Giulio Cappa sugli ipogei artificiali del Lazio: trenta e passa pagine di passione e competenza scientifica.

     Che dire d'altro? Lo SpeleoClub è una strana e multiforme bestia che riesce ad integrare Giovanni Polletti e Stefano Soro, detto il Findus dell'Appennino (Genepesca?), la gaia scienza di Felici & Cappa (amiconi di Marziano, Boegan e Martel), il carisma dei Mecchia Brothers e l'integralismo dei Killer. Un gruppo che si avvale come guest-artist della Banda Monteleone e che ha i suoi cantori nella triade Sterbini-Barbati-Paris mi sembra destinato ad allargare sempre di più l'area della propria coscienza.

     Come dicono i CSI, "c'è tanto da imparare", anche per noi.