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GROTTE

anno 38, n. 119 - settembre-dicembre 1995

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

sommario

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Notiziario

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Attività di campagna

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Grigna '95

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     Diario di un campo troppo breve

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     Descrizione delle cavità minori

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     Grigna = Due?

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     Poltergeist

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     Cronologia esplorazione Poltergeist (LC1775)

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L'altra faccia del Marguareis

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Cao Bang '95 II° Spedizione Speleo in Vietnam

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Natale in Sardegna

 

 

Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 3 di aprile 1996.

SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE

GRUPPO III PUBBLICITÀ INFERIORE AL 50%. - TORINO

Direttore responsabile: Emanuele Cassarà

(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)

Redazione:

Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio,

 

Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner,

Riccardo Pavia, Massimo Taronna

 

Foto di copertina: Giovanni Badino (Colorazione nel ghiacciaio Moreno - Patagonia)

Bozzetti di Simonetta Carlevaro

Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino

Fotografie di: G. Boldrini, D. Bonucci, G. Carrieri, A. Eusebio, D. Grossato, L. Imperio, P. Pezzolato, G. Polletti.

 

 

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Notiziario

Assemblea di fine anno 1995 e inizio anno 1996 del GSP

     Il 15 dicembre 1995 si sono congiuntamente tenute le assemblee di fine anno vecchio e di inizio anno nuovo, con il consueto ordine del giorno.

     Il Presidente Daniele Grossato ha brevemente accennato alla proficua attività del 1995. Un corso di speleologia, il 38°, assai frequentato (ben 18 allievi si avviano ora a diventare provetti speleologi e quindi membri aderenti) ha contribuito ad incentivare l'attività stessa. In primavera si sono effettuate battute, che hanno preceduto l'exploit estivo: A11 e i due campi estivi separati, il primo alle Carsene e il secondo in Grigna, che hanno fruttato rispettivamente Parsifal (-280 e 3,6 km di sviluppo) e Poltergeist (-435), permettendo altresì ai giovani di crescere, specie il campo in Grigna, e ai meno giovani di migliorare ancora. Meno rilevante è stata l'attività autunno-invernale, soprattutto dal punto di vista delle battute esterne, così necessarie nell'economia di un gruppo speleologico. Complessivamente il livello del gruppo presenta buone prospettive per il futuro.

     Si è poi passati all'esame delle attività delle varie sezioni, con proposte per il 1996 che erano già state abbozzate nell'ultima riunione dell'Esecutivo.

     Per i rapporti con l'AGSP (in cui il gruppo è rappresentato da A. Eusebio, Presidente, e da D. Grossato e U. Lovera consiglieri), A. Eusebio ha riassunto i fini e l'attività dell'Associazione. D. Grossato è intervenuto per sottolineare i problemi sorti dal taglio dei finanziamenti regionali e per auspicare una partecipazione dei più giovani nella rappresentativa. Questa per ora è rimasta riconfermata qual era.

     Per l'Amministrazione, A. Eusebio ha delineato le voci principali attive e passive del bilancio, sottolineando anche lui i sacrifici imposti dalla mancanza dei fondi regionali, ma anche i buoni risultati economici della Capanna e soprattutto del Corso, principale fonte di introiti per il GSP. La principale voce di spesa ha riguardato, come al solito, le pur indispensabili pubblicazioni. Per il 1996 D. Grossato e S. Bettuzzi sostituiranno l'oberatissimo A. Eusebio e L. Valente, che manterrà comunque la gestione della Tesoreria, preparando tra l'altro un'apposita modulistica per i rimborsi.

     Ordinaria amministrazione per il servizio di apertura e chiusura sede in cui il riconfermato G. Fanchini sarà affiancato dall'affidabile I. Cicconetti, e per l'Archivio che C. Balbiano ha curato di spostare in magazzino dove c'è più spazio, ma dove però la consultazione è scomoda nei mesi invernali. È stato proposto il ritrasferimento dell'archivio stesso nella sede di Galleria Subalpina sistemando in magazzino la biblioteca: ciò dovrebbe risolvere i problemi logistici e di collocazione. È stata inoltre auspicata una maggiore interazione tra l'archivio (in cui Bozzolan può dare una mano) e la sezione Biblioteca.

     Quest'ultima, di cui è stato riconfermato responsabile L. Bozzolan, ha ultimato la catalogazione dei volumi; restano da catalogare le riviste. Per tale lavoro e per altri futuri, L. Bozzolan sarà affiancato da G. Fanchini.

     Per la Biospeleologia rimane responsabile A. Casale, la cui relazione annuale insieme ad altri articoli rinviati per problemi tipografici (ormai siamo condizionati anche noi da ottavi e sedicesimi) verrà pubblicata sul prossimo numero 120.

     Ha funzionato molto bene la redazione del Bollettino, di cui sono usciti i consueti 3 numeri, di cui 2 molto corposi. Sono state ridotte un po' le spese, nonostante

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l'aumento del costo della carta. Permane il cronico problema delle inadempienze di quasi tutti gli autori degli articoli nel consegnare i medesimi entro i termini fissati. Si è rilevata la necessità di ringiovanire l'organico della redazione, iniziando con il sostituire qualche redattore ultimamente poco solerte nel fornire al Gruppo un adeguato livello di presenza e di attività: della questione si occuperà il comitato di redazione, che peraltro già dal n. 118 ha incluso tra i suoi membri M. Taronna. Suo malgrado, e in dispregio ai propositi di ringiovanimento, M. Di Maio è stato riconfermato responsabile.

     Quanto alla Capanna, F. Belmonte è disponibile alla riconferma dell'incarico, che ha svolto con cura. Verrà comunque affiancato da D. Girodo e, con particolare riferimento alla Commissione Rifugi dell'Uget di cui fa parte, da V. Martiello. È stata segnalata la necessità di acquistare una stufa, indispensabile nei mesi invernali.

     Urge un riaggiornamento del Catasto. Molti lavori sono stati fatti in AGSP, com'è giusto, ma servirebbe una maggior collaborazione del gruppo, più per gli aggiornamenti che per le grotte nuove, come sottolineato dal responsabile B. Vigna che spera nella formazione di un gruppo di lavoro motivato e numeroso. Per il momento a B. Vigna è stato affiancato M. Taronna. In futuro i due coordineranno il gruppo che dovrà "decollare" non appena il lavoro sarà stato impostato.

     Per il Magazzino è da rilevare l'abbondanza, insolita, di materiali di ogni tipo. Sono da acquistare le sacche per i trapani. Verrà tenuta sotto chiave l'attrezzatura da disostruzione che purtroppo sparisce troppo in fretta. I. Cicconetti, A. Cotti, D. Coppola, P. Fausone e A. Molino sono stati affiancati nella gestione del magazzino da E. Serra e M. Campaiola. Si è proposto il deposito di un mazzo di chiavi collettivo del magazzino in luogo prefissato da utilizzare solo in caso di emergenza; lo stesso discorso vale anche per una chiave della Capanna.

     La latitanza di G. Carrieri quanto a materiali didattici è piaciuta all'assemblea (anche perché non c'è molto da fare) e lo stesso è stato riconfermato.

     Anche la sezione materiali speciali è stata inglobata nel magazzino (con la speciale attenzione di P. Fausone e la collaborazione di F. Cuccu), come pure sono stati affidati ai magazzinieri i locali sociali, dato il ridotto carico di lavoro che la loro gestione dà.

     Per gli strumenti da rilievo, B. Vigna ha sottolineato la necessità di acquistare eclimetri e la bontà dell'idea di affidarli a persone prefissate. I 4 giochi sono affidati a Carrieri, Eusebio, Taronna e Vigna.

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     Nella segreteria B. Barisani e S. Bettuzzi sono dimissionarie. Alla riconfermata E. Serra è stata affiancata V. Marchionni. S. Bettuzzi si è dichiarata comunque disponibile a fornire un aiuto "esterno" alla gestione.

     I rapporti con l'Uget sono tenuti da A Eusebio, M. Di Maio e U. Lovera, più D. Grossato come presidente del gruppo che in caso di sua indisponibilità delegherà un membro dell'Esecutivo.

     Ultimate le relazioni delle sezioni si è passati a eleggere i membri effettivi e aderenti per il 1996. In virtù di 9 nuovi eletti e di 3 che sono passati aderenti, i membri effettivi da 24 sono saliti a 30. Più attivo è stato il ricambio tra i membri aderenti, che da 49 dell'anno precedente sono passati a 59.

MEMBRI EFFETTIVI

Badino Giovanni v. S. Francesco da Paola 17, 8123089 - (0330-683492)

Banzato Cinzia c.so Duca degli Abruzzi 84, Strambino, 0125-637393

Belmonte Francesco (Cesco) G.F. Re 6, Condove, 9643783

Bertorelli Valentina v. Nizza 71, 6699244

Bozzolan Lorenzo (Z) v. S. Rocco 2, 215460

Campaiola Marilia v. Rovereto 12, Pino Torinese, 8112061

Carrieri Giampiero v. Bergera 10/F, 721474 - (0360-411126)

Chiabodo Roberto (Arlo) v. Brusà 6, Valdellatorre, 9680165 (0360-297713)

Cicconetti Igor p.zza Rebaudengo 10, 2464483

Coppola Diego v. Piria 17, 4730013

Cotti Alberto (Alby) v. Settimo 57/a, S. Mauro, 8225010

Cuccu Franco (Fof) v. Rossini 14, 888459

Di Maio Marziano v. Cibrario 55, 751253

Eusebio Attilio (Poppi) c.so Monte Cucco 131, 3850737- (0330-471953)

Fanchini Giovanni (Piattola) v. Monfalcone 19, 362056

Fausone Paolo s. da F. di Cambiano, Moncalieri, 6614051

Girodo Domenico (Mecu) v. Alpi Cozie, Avigliana, 930253

Grossato Daniele v. Trana 17, 4334613

Ingranata Massimiliano (Max) v. Martiri della Libertà 27, 8197360

Lovera Uberto (Ube) v. Tonale 16, 613347

Manzelli Andrea (Manzo) c.so Francia 167, 748240 - (0335-255964)

Martiello Vincenzo (Spazzola) v. Veglia 18, 351610

Molino Antonello (Enos) v. Baretti 7, La Morra, 0173-33357- (658050)

Oddoni Pierclaudio (Cagnotto) v. Santhià 2, 858117

Pozzo Riccardo (Loco hombre) v. Biglieri 36, 6671712

Serra Enrica (Iena) v. 4 Novembre 41, Condove, 9643572

Taronna Massimo (Super) v. Redipuglia 6, Gassino Torinese, 9601255

Terranova Pierangelo vedi Campaiola

Ubertino Alberto v. Addis Abeba 31, Biella 015-777086 - (0335-6009058)

Vigna Bartolomeo (Meo) v. S. Bernolfo 53, Mondovì, 0174-552123

MEMBRI ADERENTI

Alfano Silvia (Tette di marmo) v. Marzobotto, Settimo Tor., 8950040

Balbiano Carlo v. Balbo 44, 887111

Baldracco Giorgio v. Baltimora 160/b, 307242- (0336-216162)

Baldracco Vittorio vedi Baldracco Giorgio

Baldin Piergiorgio v. Castellamonte 21, Banchette, 0125-613449

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Barbanera Dario v. Toti 14, Borgaretto, 3581771

Barbetta Nicola v. Bardonecchia 108, 747337

Barisani Barbara v. Fratelli Carle 31, 590034

Beratto Rosanna Fraz. Fondo, Traversella, 0125-749124

Bertoldo Elena (Margherita) Località Cotonificio 5, Robassomero, 9235865

Bettuzzi Simonetta (Synchro) vedi Grossato

Bonino Roberto v. Manzoni 5, Rivoli, 9535189

Cabula Rossella vedi Carrieri

Capello Sara v. Pastrengo 66, Moncalieri, 6066683

Carlevaro Simonetta vedi Chiabodo

Casale Achille c.so Raffaello 12, 6508884

Coral Danilo v. S. Chiara 39, 5211308

Curti Carlo v. Pignari 6, Saluzzo, 0175-47165

De Almeida Isabel (Beu) l.go Dora Napoli 10, 853048

Dinice Daniela v. Aldo Moro 6, Trofarello, 6490036

Dondero Elena (Debodah) v. Bogino 8, 889659

Fanfani Andrea v. Vivanti 8, 3488849

Frau Stefano v. Coppino 116/8, 0360-620270

Galasso Enrico v. Groscavallo 16, 4331483

Garelli Carlo v. Fabbriche 15, 3855341

Gatti Cristina v. Beaulard 43, 387095

Gatti Renzo 350293

Gaydou Adriano v. Baltimora 15, 365160

Giaccone Paolo (Piccino) v. Bologna 17, Collegno, 7803266/0434-550670

Giovine Beppe v. Rossetti 21, Ciriè, 9211021 - (0330-461481 )

Gobetti Andrea s.da Reaglie, 8993873 (Matraia: 0583-402296)

Grassi Maurilio v. Po 22, 8123452

Jo Lamboglia e Kathy Tour 21, route de Turin, Nice, 093-844678

Lusso Consolata v. dei Mille 34, 8123330

Mantello Andrea v. Pacinotti 2, 482179

Marchionni Maurizio v. Cavalleri, Carmagnola, 9723287

Marchionni Valentina (Lurida) vedi Marchionni Maurizio

Martinoli Daniela vedi Bonino

Miccoli Mario p.za Btg. Cervino 23, Aosta, 0165-236593

Ochner Laura vedi Baldracco

Pastorelli Michele v. Plana 61, uff: 5647139

Pastorini Margherita vedi Vigna

Pavia Riccardo v. S. Paolo 84, 3855010

Piepoli Davide v. Guido Reni 96/188, 3091764

Rava Elena v. 25 Aprile 109/19, 6613007

Rho Valerio l.go Po Antonelli, 835511

Romondia Giuseppe v. L. Gramegna 18 2160050

Satta Loredana vedi Barbanera

Scofet Marco Regione Vigne 23, Villarbasse, 952210 - (0360-948004)

Segir Walter (Papà) v. Padova 9/a, Volpiano, 9884529

Soressa Luigi v. Bianchi 3, 7491279

Stringani Vittorio v. Colonna 23, 202068

Tesi David (Vaporetto) v. Città di Gap 30, Pinerolo, 0121-323215

Trivero Marco (Incrodetor) v. Rivette 26, Ciriè, 9207176

Urgnani Jacopo v.le Gramsci 21, Vinovo, 9654271

Valente Loredana vedi Eusebio

Zappulla Pierluigi Fraz. Masio 105, Poirino, 9453987

Zinzala Walter c.so Francia 207, Collegno, 4152015 (0360-564846)

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     Per l'Esecutivo, l'idea della numerosità si è rilevata vincente, e si intende riproporla per il futuro. Il dimissionario L. Bozzolan è sostituito da A. Cotti. Gli altri membri saranno i riconfermati G. Carrieri, I. Cicconetti, A. Eusebio, D. Grossato, M. Ingranata, U. Lovera, M. Taronna, B. Vigna.

     Quanto alla presidenza, viene riconfermato Presidente D. Grossato, che tuttavia esprime il desiderio di essere sostituito entro il 1997, sia per motivi personali, sia perché ad avviso di molti componenti del GSP un presidente dovrebbe durare in carica da un minimo di 3 anni ad un massimo di 5. A. Eusebio si mostra d'accordo e chiede che ci si organizzi per cambiare il regolamento del gruppo, onde limitare la riconferma a presidente ad un massimo di 5 volte consecutive.

     Per il 19961a quota sociale è stata portata da 50.000 a 60.000 lire con l'approvazione della maggioranza.

     Si è letto e discusso voce per voce, con particolare attenzione, il bilancio preventivo, che dopo aver pagato l'ultimo bollettino si chiuderà in passivo. La situazione economica nel complesso è abbastanza grave.

     Per l'assegnazione dei materiali ai membri del gruppo, si è proposto di concederli a chiunque ne faccia richiesta, previa disponibilità e dopo accertata la serietà di intenti dei richiedenti. Rimane il problema dell'assegnazione a chi fa uso del materiale per scopi individuali, senza "aprire" al gruppo la propria attività. Data l'ora tarda si è stati costretti a riaggiornare la discussione.

     L'assemblea si è conclusa con il ballottaggio per l'assegnazione dell'annuale Volpe d'Argento. Tra i finalisti A. Cotti, U. Lovera e P. Terranova, si è imposto A. Cotti con la sua prodigiosa invenzione tecnica: il montaggio del discensore a "+".

 

Carlo Felice Capello 1904-1995

     A fine ottobre scorso è mancato a Torino Carlo Felice Capello, lo studioso che tra la fine degli anni '30 e i primi '50 ha fatto fare un balzo in avanti alla conoscenza dell'idrografia e morfologia carsica e delle grotte del Piemonte, passate dalle poche decine alle più di cento descritte e rilevate. Per triplicare di nuovo le grotte della regione ci vollero poi 10 anni di lavoro del GSP, cioè si dovette aspettare l'elenco catastale del 1964, che ne contava 422.

     Dunque Capello, pur operando da solo o con pochi e sporadici aiuti, ha svolto un lavoro enorme. Lo ha poi raccolto nell'opera Il fenomeno carsico in Piemonte edita dal CNR in 3 volumi (1950, 1952, 1955), che per noi in quegli anni furono una bibbia. Specialmente il secondo volume (Le Alpi Liguri) dove c'era un disegno del primo tratto di Piaggia Bella e molte grotte con punti interrogativi, alcune destinate a diventare famose come Caracas (allora Gesa 'd Bac), il Lupo, il Biecai, ecc.

     Che cosa spingeva Capello a cacciarsi sottoterra? Difficile dirlo. Laureato in chimica, non fa il chimico, ma, avendo anche seguito i corsi di geologia e geografia fisica, fa il glaciologo, il meteorologo, l'idrologo e a partire dal 1936 lo speleologo. Comincia con un articolo del 1937 sulle grotte del Seguret-Pramand (Oulx) e finisce nel 1955 col terzo volume del fenomeno carsico in Piemonte. La brusca fine si spiega col tragico fallimento della spedizione a Piaggia Bella nel 1955, da lui organizzata e diretta, con grande dispiegamento di mezzi e di aiuti (CNR, Esercito, ecc.). Ad essa, assieme ai fortissimi triestini e ai blasonati genovesi dell'Issel, fummo ammessi anche noi. Colorammo con la fluorescina alla confluenza con i Piedi Umidi e bivaccammo colà per controllare analoga colorazione che i triestini dovevano fare nel Gaché. Ma invece dell'acqua verde arrivò la notizia che Lucio Mersi era caduto.

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     Seguì rapida ritirata, lunghe attese per il recupero della salma e molte polemiche. Qualche tempo dopo Capello mi disse che avrebbe per sempre rinunciato alla speleologia e così fu.

     Dal 1952 aveva la cattedra di Geografia alla facoltà di Magistero di Torino. Si occupò ancora di glaciologia, valanghe, morfologia periglaciale, geografia e cartografia storica. Non credo che Capello avesse una grande passione per le grotte. Le esplorava per raccogliere dati e osservazioni scientifiche, questa era la sua vera passione, che lo portò ad accumulare una massa enorme di informazioni analitiche su aspetti prima poco noti della geografia fisica regionale. Era un metodico e un analitico. Molto riservato, fu con noi, allora giovanissimi, comprensivo e incoraggiante. Quando nel '58 realizzammo il nostro sogno del '55, ci parve giusto dare il suo nome alle bellissime cascate che scoprimmo in fondo a P.B., dopo aver forzato il "FIN" dei francesi.

Beppe Dematteis

Paolo Gobetti speleologo

     I giornali hanno tratteggiato, dal più al meno, la figura e l'opera di Paolo Gobetti, mancato a Torino il 25 novembre 1995 a 70 anni d'età. La Rivista della Montagna, di cui era redattore, in un prossimo numero ne rievocherà la passione per l'alpe, non solo roccia neve cime ma anche cultura alpina. Belle parole ("Torino perde uno dei suoi uomini migliori") ha scritto il nostro CAI-UGET Notizie, che l'ha ricordato come amico di montagna, alpinista antico, uomo colto, gentile e generoso, più volte nella giuria del Film-festival di Trento di cui è stato anche presidente, socio UGET dal 1957.

     Ma noi sappiamo che ha fatto anche speleologia e il GSP si onora di averlo avuto tra i suoi membri, sia pure a un'età allora inconsueta per chi andava in grotta; se avesse iniziato da giovane avrebbe fatto certamente grandi cose. In Gruppo è venuto nel 1971 (Andrea era ormai al sesto anno di GSP) quando in agosto ha partecipato a due campi: al Mongioie e poi alla Colla dei Signori: aveva quasi 46 anni. Lo conoscevo già come grintoso scialpinista, infaticabile percorritore di montagna anche su roccia; era un duro (con Carla aveva fatto un raid molto spartano in Lapponia trascinando una pesante slitta); l'esplorazione l'aveva nel sangue, aveva scritto un libro appassionante sulle esplorazioni polari e il suo sogno (purtroppo irrealizzato perché nessuno di noi se l'è sentita di partecipare) era di ripetere la traversata della Groenlandia di Nansen.

     In grotta si è potuto vedere quanto fosse coriaceo, deciso, determinato. Superare le difficoltà lo esaltava, i disagi non lo disarmavano, si vedeva che si divertiva persino quando c'era da stringere i denti. Aveva anche tutta la stoffa, ovviamente, per adattarsi al nostro ambiente di gente dallo spirito libero, ribelle ai conformismi e luoghi comuni, un po' selvaggia: insomma speleologi. Me lo vedo ancora all'abisso dei Gruppetti di cui eravamo i primi esploratori, e alla Colla dei Signori con l'intera sua famiglia a sistemare i ruderi della casermetta per farne il quartier generale del campo. Quell'anno è pure sceso nell'abisso Volante con la squadra che ha armato la parte finale. L'anno successivo lo ricordo in agosto in Piaggia Bella, eravamo in tre con Andrea, a esplorare un affluente ai Piedi Umidi; a inizio settembre con Andrea e altri al Fin francese; a fine settembre a chiudere il conto con i Gruppetti malgrado la neve alta; neve e maltempo non l'hanno dissuaso neppure quando in dicembre con i faentini siamo andati verso il fondo di PB. Il 1973 è stata poi la sua annata speleologica più proficua. Appassionato com'era a ricercare documentazione e a trasferirla su pellicola ("fare storia per immagini" come diceva lui), dalla Resistenza

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e dal lavoro operaio è passato alla speleologia, e quell'anno si è presentato al campo estivo di Piaggia Bella con una sua troupe di 4 persone e con l'attrezzatura per riprese cinematografiche e, grande novità, per videotape. Ogni tanto rivediamo quelle riprese per farci un bagno di gioventù, con interviste a personaggi del GSP di allora e del passato, con la telecronaca della prima esplorazione al Deneb, o la disostruzione della Gola del Visconte, la vita del campo, la preparazione delle discese, le calate e risalite su corda e su scaletta, un flash su un pezzo di storia del GSP fatto tra l'altro mettendo a repentaglio una costosa cinepresa fino a -320 nelle profondità di PB. Quella volta ha trovato anche il tempo per prender parte alle esplorazioni in PB: era con noi quando Alberto Rosso è precipitato dalla cima del camino Ratti a -275, incredibilmente con poco danno.

     Quasi cinquantenne, era giunto nel pieno della sua stagione scialpinistica e alpinistica, e trovati i compagni giusti si è poi lasciato portare, come mai prima, da queste attività condotte alla grande. Non si risparmiava. Era l'ultimo a rinunciare, se si doveva tornare indietro per maltempo o eccessive difficoltà. Con lui e i suoi compari l'adrenalina si sprecava. Cercava le soluzioni eleganti. Una volta, fatto un bel 4000 in sci al mattino, per passare il pomeriggio è andato a farne un altro da un'altra parte, e un terzo l'indomani nonostante i 2700 metri di dislivello del giorno prima: ma non credo sia stato l'unico exploit del genere. Ha vissuto al riguardo anni esaltanti, fino a quando problemi cardiaci sono venuti a complicargli la vita. Ha continuato a andare in montagna moderando molto l'impegno, senza non poteva stare.

M. Di Maio

Grotte virtuali

     Ci siamo: come già annunciato sul numero scorso di grotte, anche il GSP ha fatto il grande salto e si è gettato nei meandri di Internet. Si tratta di una fase ancora primitiva, che sviluppa praticamente giorno per giorno. Al momento è solo in italiano, mentre sarebbe importantissima una traduzione in inglese e perché no, in francese. Per accedere alle pagine in rete, occorre collegarsi all'indirizzo:

http://arpnet.it/~gspele/

ed entrerete alla pagina di benvenuto, da cui è possibile visitare tutte le varie aree (legislazione, appuntamenti, catasto, software, altri collegamenti in Italia, pubblicazioni e altro ancora).

     Il servizio è nato grazie alla disponibilità del Comune di Torino, che nell'ambito di un progetto rivolto alle associazioni presenti sul territorio, ha offerto la possibilità di creare delle proprie pagine di presentazione e di inserirle in rete.

     Chiunque sia interessato a collaborare (in particolare cerco traduttori e persone che mi passino notizie o vogliano creare le schede di presentazione per le grotte più importanti del Piemonte) sono molto bene accetti.

     Nel frattempo cresce anche la speleologia virtuale nel resto d'Italia; diverse federazioni o gruppi si sono inseriti nel corso di questi mesi, e parallelamente è aumentato il materiale reperibile, sia per quantità che per contenuti.

     È anche nata una mail list automatica dove tutti gli speleologi con un proprio indirizzo e-mail possono iscriversi; questo è un forum di discussione e di comunicazione, molto più tempestivo di quanto non siano i bollettini sociali.

     Per iscriversi occorre inviare un messaggio a:

     speleoit-request@telemar.it

con la parola SUBSCRIBE come messaggio (e non importa quale subject).

     In questo modo sarete inseriti nella lista; a conferma dell'iscrizione verrà inviato

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un messaggio di ricevuta. A questo punto potrete mandare un messaggio alla lista, che verrà automaticamente diffuso tra tutti gli iscritti. Questo lo si fa utilizzando il seguente e-mail: speleoit@telemar.it

     Come primo messaggio è gradita una breve vostra presentazione, corredata anche del vostro indirizzo di e-mail, in modo che gli altri possano inserirvi nel loro indirizzario.

Massimo Taronna (gspele@arpnet.it)

 

Progetto Ala Dag -Turchia

     Si tratta di un progetto SSI denominato Ala Dag, a lungo termine, e prevede una prima fase di esplorazioni preliminari geografiche, geologiche e geomorfologiche sul massiccio Ala Dag, Monti Tauri, Turchia.

     È stato deciso di costituire una associazione (tipo La Venta) per la gestione del progetto. L'associazione curerà l'organizzazione e la logistica delle spedizioni, la formazione e gestione di un magazzino locale egli aspetti informativi e informatici.

     Tutto ciò che riguarda la spedizione è consultabile in Internet al seguente indirizzo:

http://www.tvol.it/speleo/ala_dag.html

     La pagina è tenuta costantemente aggiornata da Luca Libralesso (luca.lib@tvol.it). Inoltre se si è interessati, è possibile, compilando l'apposito modulo in essa contenuto, essere inseriti nell'indirizzario per tutte le comunicazioni inerenti il progetto. Il potenziale della zona è notevole, superando anche i 1700 m tra zona di assorbimento e risorgenza.

     Il programma di massima per l'estate è il seguente:

- dal 10 al 30 giugno contatti con la speleologia locale e prime ricognizioni sulle strade di accesso;

- dal 1 al 31 luglio prospezioni esterne ed eventuali esplorazioni soprattutto nelle zone di assorbimento;

- dal 1 al 31 agosto continuazione nelle zone in alta quota e inizio delle esplorazioni nelle sorgenti;

- dal 1 al 20 settembre chiusura dei vari campi di lavoro ed inizio sintesi.

Massimo Taronna

 

Nota

     Abisso Sardu, Attività biospeleologica 1995, articoli sulla biblioteca, sulle radio ricetrasmittenti, su un sistema di comunicazione su doppino telefonico, recensioni, Casola '95 ed altro ancora: tutto ciò si è dovuto rinviare alle pagine del prossimo bollettino n. 120 per motivi tipografici e anche per non squilibrare troppo la consistenza di questo numero rispetto al seguente. Ce ne scusiamo con gli autori e con i lettori.

 

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Attività di campagna

a cura di Massimo Taronna

2-3 settembre 1995. Parsifal (Conca delle Carsene). R. Pozzo, D. Girodo, M. Ingranata, M. Vigna, P. Terranova, F. Faggion (GSAM), G. Dutto (GSAM), C. Silvestro (GSAM), Marina (GSAM), Dario (GSAM), W. Calleri (GSAM). Finita la risalita all'inizio della galleria dell'Incredulo, che porta ad un sifone sospeso.

Poltergeist (Grigna). U. Lovera, C. Banzato, D. Grossato, G. Fanchini. Rivisto il fondo a -295 m. Forzata una strettoia e scesi successivi P24, P8 e parzialmente un pozzo valutato 100 m.

9-10 settembre. Parsifal (Conca delle Carsene). M. Vigna, F. Cuccu, R. Pozzo, U. Lovera, I. De Almeida, E. Serra, R. Pavia, M. Taronna, M. Campajola, G. Dutto (GSAM), F. Faggion (GSAM), Dario (GSAM), Birillo, Agostino. La squadra del fondo esplora le "Gallerie dell'orientale". Fermi su pozzo da 30 m, in meandro/spaccatura, con aria. Iniziata disostruzione al fondo delle Gallerie dell'Incredulo.

Piaggia Bella (Marguareis). G. Balestra (GSG), F. Belmonte, R. Ricchiardone (GSG). Tentativo, fallito per la presenza di troppa acqua, di disostruire definitivamente il sifone di fango tra Piaggia Bella e il Solai. Riviste abbastanza accuratamente le Gallerie Fossili. C'è una risalita da fare al fondo del meandro e da rivedere una strettoia subito prima.

16-17 settembre. Parsifal (Conca delle Carsene). W. Calleris (GSAM), G. Carrieri, A. Cotti, D. Grossato, C. Silvestro (GSAM), M. Vigna, Aldo con la donna. Daniele, Giampiero, Alberto e Chiaretta scendono al fondo per continuare dove si è arrestata la punta precedente. Viene sceso un P25 una strettoia alla base viene passata da Chiaretta, ma dietro c'è solo una saletta toppa. Meo con gli altri cuneesi raggiungono il ramo Caviglia e scendono un P93. Si fermano su un pozzo valutato 30 m, molto bagnato.

22-23-24 settembre. Abisso Sardu (Zona del Biecai). I. Cicconetti, D. Coppola Rilevato e disarmato il ramo Pippi.

Arrapanui (Conca delle Carsene). Esercitazione di soccorso

Poltergeist (Grigna). G. Carrieri, G. Fanchini, M. Faverjan, M. Zambelli. Raggiunto il fondo (-430 m). Grosso salone alla base del P85, con grossa frana. Effettuato il rilievo.

29-30 settembre, 1° ottobre. Abisso Sardu (Zona del Biecai). S. Capello, I. Cicconetti, P. Fausone. Esplorato il ramo "Fino all'alba", che riporta in "Santa Esmeralda". Fatto il rilievo e disarmato fino al traverso sul pozzo del sacco giallo (sarebbe la quarta via). Restano da recuperare le corde dei primi due pozzi.

1° ottobre. Parsifal (Conca delle Carsene). C. Banzato, M. Campajola, S. Carlevaro, A. Cotti, U. Lovera. Raggiunto il ramo Caviglia per esplorare il pozzo su cui ci si era fermati la volta precedente. La grotta chiude su sifone. Disarmato fino all'omino con i capelli dritti.

Vallone di Roccia Bianca (Bossea, Val Corsaglia). A. Gaydou. Trovato l'inghiottitoio del Rio Roccia Bianca (Case Tetti del Formaggio).

Rio Martino (Valle Po). I. Cicconetti, P. Fausone, V. Marchionni. A gironzolare.

6-7 ottobre. Innominata (Vallone del Marguareis). D. Girodo, M. Taronna. Breve disostruzione nella galleria trovata nella zona dei camini. Dopo circa 50 m in una sala perdiamo tutta l'aria, fino a quel momento forte. Da effettuare una risalita. Trovato un nuovo camino nella zona dei camini che ascende inclinato. Nel pentivio iniziale raggiunto l'a monte. Forte aria, ma occorre risalire.

Envie (Valle Po). Festa di fine campi estivi. 50 torinesi, 15 cuneesi più altri.

14 ottobre. Capitano Paff (Grigna). I. Cicconetti, G. Fanchini, P. Fausone, V. Marchionni, E. Serra. Disarmo da Ali Bhutto (escluso) fino alla base del P100. Restano 350 m da disarmare e da recuperare alcuni sacchi lasciati in grotta

14-15 ottobre. Poltergeist (Grigna). D. Grossato, M. Ingranata, G. Zampano (UD), Moreno (USP). La finestra sul P85 finale è un grosso arrivo. Tornati sul fondo per setacciare la mega frana finale, senza risultato. Iniziato il disarmo.

20 ottobre. Vallone di Roccia Bianca (Bossea, Val Corsaglia). C. Gatti, A. Gaydou, C. Oddoni, E. Rava, L. Soressa. Disostruzione di un inghiottitoio attivo, con aria soffiante forte. Da continuare.

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22 ottobre. Chiusa Pesio (Valle Pesio). F. Cuccu, A. Eusebio, D. Grossato, B. Vigna. Raggiunto un buco 200 m sopra il Pis del Pesio, in direzione Passo del Duca. Sfigato.

28-29 ottobre. Poltergeist (Grigna). G. Badino, A. Cotti, I. De Almeida, R. Pozzo. Disarmo totale di Poltergeist, a cura di Loco Hombre e Alby. Giovanni, malgrado un blocco di pietra ricevuto in testa, riesce a uscire sulle sue gambe. Rilievo termometrico di Poltergeist e Mastro Splinter.

18 e 19 novembre. Capitano Paff (Grigna). D. Coppola, G. Fanchini, D. Grossato, V. Martiello. Disarmo fino alla base del P100 (Testa o croce)- Usciti con -15°.

Cima Palone meridionale (Grigna). I. Cicconetti, A. Molino. Battuta esterna fino alla cima, senza risultati. Risalita all'Amara Euchessina. Dopo circa 5 m chiudeva anche lei.

19 novembre. Val Corsaglia (Rocce Bianche). F. Cuccu, E. Dondero, A. Eusebio, A. Gaydou, M. Marchionni, B. Giovine. Scavato il buco di Gaydou. Secondo Meo ci sono 400 metri di pozzi e 2 km di gallerie prima di arrivare a Bossea.

26 novembre. Esercitazione CNSAS a Foresto (Val Susa).

23 dicembre. Esercitazione CNSAS alla Arma del Lupo inf. (Val Tanaro).

26 dicembre - 4 gennaio 1996. Sardegna. S. Bettuzzi, A. Eusebio, C. Gatti, M. Pastorini, E. Solera, L. Soressa, M. Taronna, Simonetta, L. Valente, B. Vigna più figli vari. Campo speleoturistico, tra la valle di Lanaittu e Cala Gonone. Visitate le seguenti grotte: Su Guano, Voragine di Tiscali, Bue Marino e altre ancora. Escursione a Cala Luna e battuta nel Supramonte di Orosei.

26-31 dicembre. Alburni (Campania). C. Banzato, I. Cicconetti, D. Coppola, A. Cotti, P. Fausone, U. Lovera, M. Ingranata, E. Serra, D. Tesi, Aldo. Scesa la Grava di Campolongo (50 m); esplorato un meandrino a -20 che dà su pozzi inesplorati Visti numerosi ingressi di grotte in Alburni, ma il tempo pessimo non ha permesso di svolgere attività. Possibilità di campo estivo.

 

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Grigna '95

     Il campo in Grigna è nato sia dalla voglia di alcuni di calpestare calcari diversi da quelli delle usate Alpi Liguri, sia dalla prospettiva di continuare il lavoro intrapreso negli anni passati da singoli, familiarizzandolo a un gruppo più ampio e trasmettendo, così, delle conoscenze. In realtà, l'idea di due iniziative parallele - oltre a questa, quella più tradizionale alle Carsene - si è rivelata vincente, raddoppiando i risultati a parità di partecipanti totali, ma è stata accolta a prezzo di un po' di sabaudo scetticismo. Gli obiettivi delle ricerche sulla Grigna non sono peraltro dissimili da quelli di tante altre zone: ci sono un tot di abissi semiverticali piantati nel calcare, qualche centinaio di metri di gallerie nella regione delle risorgenze e il problema di accedere al freatico più a monte.

     Ciò che qui rende il problema mistico è tuttavia lo spessore effettivo del potenziale carsico (oltre 2 Km !) e il fatto che quasi tutti gli abissi noti sono (erano) a quote alte. Cambia invece, rispetto ad altre zone, il modo di cercare: è stato il mio primo campo senza bombolette di vernice rossa per marcare i buchi a difesa di quelli della tribù della vernice gialla, ma suppongo che ben altri fossero i motivi dello scetticismo di cui sopra: quasi nessuno conosceva il territorio e, poi, cosa avrebbe prodotto la mancanza di coloro (vedi Meo, Giorgetto e Poppi) che tipicamente trovano le grotte? E cosa avrebbe prodotto la mancanza dell'acqua? Sarebbe bastata la benzina del generatore? E quella dell'entusiasmo?

 

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Diario di un buon campo troppo breve

Giovanni Fanchini

     Premetto di aver tenuto il diario non in virtù di particolari capacità - l'unica unanimemente riconosciutami è quella di inguaribile spaccapalle - ma per il solo fatto di essere stato al campo per tutta la sua durata. Vorrei comunque riuscire ad offrirne uno spaccato della vita e delle motivazioni, oltre che un elenco di buchetti e questioni speleologiche.

     Il primo approccio con la Grigna è in due giorni di fine luglio: salita al Rifugio Bogani, pre-contatti con il gestore per il trasporto dei materiali e giro turistico per il Circo di Moncodeno, curato da zio Giampiero. Ad una prima occhiata, appare subito che c'è molto da lavorare. Si decide che ci si accamperà alle Foppe: le grandi gallerie freatiche che drenerebbero tutta l'acqua del Circo verso Fiumelatte e il Lago di Como dovrebbero passare proprio sotto questa zona, insolitamente piacevole per chi è abituato alle ben più desolate lande del Margua e del Mongioie, e ogni buco soffia una quantità d'aria impressionante. Tra l'altro, W le Donne termina poco sopra... Più anomalo, a tavolino, il secondo approccio: il data-base (elenco aggiornato di tutte le grotte del Moncodeno, con posizionamento su incredibili carte geomorfologiche 1:1000) stuzzica l'olfatto dei più, che in lunghi viaggi sulla scrivania, cercano di fiutare il buco che davvero proseguirà. Poi, finalmente...

     3 Agosto - Primo pomeriggio: arrivano al Vo di Moncodeno gli apripista Diego, Alby, Piattola, Max e Manzo. Code a Lecco? No grazie: metà del viaggio, i cinque l'hanno passata cercando di uscire da Torino ( vedi lavori in Corso Vercelli ). Stabiliti i contatti con "boganaro" e relativo mulo - che, come da copione già collaudato, ribalterà parte del carico - i nostri salgono a installarsi in Foppa Occidentale. In serata il primo incontro alla vodka con gli amici del GSVarese accampati in Foppa Grande.

     4 Agosto - Mattinata ancora dedicata alla salita dei materiali, al riempimento di neve dei sacchi argentati per la produzione dell'acqua e al varo, in luogo del tradizionale gias, di un'elegante tensostruttura alternativa, battezzata Azzurra 95, in virtù delle provate attitudini veliche. Nel pomeriggio, tutti in battuta nei dintorni! Si rivedono 1749 (ancora toppo da neve) 1765, 1750 e 1751.

     5 Agosto - I nostri eroi stanno, infine, partendo per un giro che dovrebbe portarli lontanissimo, quando vengono fermati dall'arrivo del mulo, con l'ultimo carico di gruppo e dall'annunciata presenza di Giampi, Cesco e Jena al Bogani. Baci e abbracci, poi Giampi e Piattola, con Conan tornano al 1751, mentre Diego, Alby e Max scendono ulteriormente il 1750. Nel pomeriggio, giunge al campo il grosso dei partecipanti, più un enorme carico semovente che rivela trarre la sua energia motoria dal sottostante Spazzola. Diego e Max fanno un giro

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in zona Nevaio (visto il 1867) e danno un'occhiata al 5107, appena sopra il campo. Entrambi necessitano di disostruzione. Manzo e Giampi entrano a Capitano Paff, per una revisione degli armi in vista delle esplorazioni, con stillicidio di Wyoming dal P85. In serata, un temporale consiglia il rientro in porto di Azzurra 95 e obbliga la frazione di partecipanti scesa per il secondo trasporto di materiali personali, a una salita in notturna in compagnia dei varesini Sandro e Fogna.

     6 Agosto - La mattinata è trascorsa a cercare invano di liberarci della varesina Erika (in arte Sveglia) e a costruire un nuovo gias all'insegna della tradizione, fatto salvo per l'aria condizionata soffiante al suo interno (0,2 °C, Badino dixit). Lo stesso gias è subito collaudato perché ricomincia a piovere! Solo a pomeriggio inoltrato, l'attività può riprendere. Igor, Piattola e Paolo tornano al 1751 mentre Mecu rivede sopra il campo il 1771, detto Katunga. Chiama in suo aiuto Elena e disostruiscono alla base. Al termine dell'ennesimo temporale, possono entrare a esplorare la prosecuzione Igor e Alby, fra il tifo dell'intera forza campo assiepata all'ingresso. Ancora Mecu trova l'ingresso del 1772, con meno aria del precedente. Alla sera, grande festa nel gias e Capitano Paff con i varesini.

     7 Agosto - Igor, Diego, Alby e Daniele entrano a Capitano Paff (non il gioco, l'abisso) in tempo per beccarsi la piena mentre armano il P35 sulla via nuova: sarà per la prossima punta, sfiga permettendo! Cesco, Sara, Paolo, Elena e Piattola tornano al 5107. Successivamente Piattola ed Elena tentano inutilmente di scavare il fondo del 1747, rivedono senza novità il 1933 e aprono il Buco presso la Frattura Grande. Intanto, Paolo e Sara vanno in Bregai, dove vedono il 1588, da disostruire. Mecu e Max, rilevafo Katunga, salgono in zona Marrons Glacès, visitando 1972 e 1862, entrambi notati aspiranti, contrariamente alle descrizioni. Manzo e Spazzola trovano un buco nuovo in parete, in prossimità del 1768. In serata, il solito temporale.

     8 Agosto - A Capitano Patf, oggi è il turno di Mecu, Spazzola, Piattola e Max: i primi due disarmano la via vecchia, che trovano pessima, gli altri due scendono la via nuova fino a una sequenza di pozzi stimata una cinquantina di metri e rilevano. Fuori piove tutto il giorno. Soltanto Sara e Paolo riescono ad andare al 1862. Il povero Cesco comincia a presentare i sintomi di una strana malattia.

     9 Agosto - Sincro, Daniele Manzo e Jena, di battuta all'Uvala scendono 1982, 1992 e successivamente rivedono 1938, 1803 (senza novità) e 1944. Sara, Igor, Alby e Paolo salgono al buco trovato da Spazzola e Manzo in data 7/8: Igor allarga una strettoia, ma deve uscire per necessità fisiologiche e viene sostituito da Alby. La squadra uscita da Capitano Paff raccoglie le stanche membra di un lacero mendicante: è Badino che sta cercando il campo dalle parti del Rif. Brioschi. Igor prima e Piattola poi, separatamente notano un interessante buco appena sopra il campo (Lord Kelvin). Piattola chiama in suo aiuto Daniele, ma non si riesce a passare: le batterie danno i primi segni di peggioramento; il povero Cesco anche.

     10 Agosto - Gran lavoro a Lord Kelvin prima Daniele e Piattola si cimentano nella disostruzione dell'ingresso, poi, a più riprese, Elena, Piattola e Max scendono il P50. Nel pomeriggio entrano Mecu e Spazzola a controllare una finestra con le consuete, notevoli acrobazie da parte del primo. Al buco di Spazzola e Manzo scavi e preparazione per la disostruzione. La grotta conferma le sue interessanti proprietà lassative: a farne le spese stavolta è Alby, che torna di corsa anzitempo al campo a purificarsi. Con lui Igor e Paolo: la cavità viene chiamata Euchessina. Nel frattempo Diego, Manzo ed Enos, appena arrivato da La Morra, insieme con Graziano, vanno in battuta nel Canalone dei Cicos, dove rivedono 1778 e 1773, nonché 1776 e 1787 senza alcuna novità. Piacevoli sorprese, invece, al 1775: completamente ostruito da una ciclopica frana oltre quindici anni fa, viene trovato aperto e violentemente soffiante. Vicino al campo vengono rivisti senza novità 1977 e 1930, da Max e Piattola con Nicola di Vicenza. Cesco pare avere la polmonite e si opta preoccupati per il suo trasporto a valle: la diagnosi dei medici

Trasporti

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solleverà metà del campo, terrorizzando l'altra metà: è varicella.

     11 Agosto - Abbonati a Euchessina, Igor, Alby e Paolo proseguono i lavori fino a una microsala definitivamente chiusa. Escono rilevando, alquanto delusi, per cui la cavità è ribattezzata L'Amara Euchessina. Cattive nuove anche per Daniele e Piattola a Lord Kelvin, che chiude pochi metri sotto al P50. Così, il morale si abbassa rapidamente Elena, Jena e Manzo, beato tra le donne, rivedono il 1533. Ancora Jena ed Elena in azione al 1931, poi Jena sente il bisogno di un buco tutto suo e inizia a scavare una dolina proprio sotto alle tende, incitata da innumerevoli varesini. Più contenuta, Elena cerca di aprire il proprio frigorifero. Un tot di persone va al 1775, ribattezzato per la sua pericolosità Poltergeist, che Enos e Badino scendono sino alla frana terminale: innumerevoli le cose da rivedere. In serata si constata il definitivo forfait delle batterie (colpa del generatore, scopriremo poi). D'ora in avanti, tutti a spit! Ci si consola con una mega-festa: allieta la serata la band del GSVarese.

     12 Agosto - Il campo inizia a svuotarsi, con un po' di delusione per i risultati al momento non eclatanti. A dare la scossa ci pensa Giampi che, arrivato alle 12 da Torino, alle 14 è già infoibato a Capitano Paff con Conan e Filippazzi. Invece, Mecu e Daniele girano e rigirano a Poltergeist fino a trovare la mitica sala del Corno di Ghiaccio, punto cruciale con molte possibilità di prosecuzione. Elena e Piattola rivedono il 1756. Per il resto, i tentativi di curarsi il fegato dai guasti della sera precedente si protraggono fino a pomeriggio inoltrato, quando Paolo, accompagnato da Igor Spazzola ed Enos, trova un paio di pozzi (Spaccatura di Paolo e Buco presso la spaccatura di Paolo) in prossimità del 1751. Infine, gli stessi con Piattola, danno un occhiata al Buco nella Foppa

Interno-esterno della zona delle operazioni (Grigna)

Da "Grotte e Abissi della Lombardia (modif.)

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Occidentale. In serata, Mecu e Daniele vengono sostituiti a Poltergeist da Max e Spazzola.

     13 Agosto mattina - È il momento decisivo quando parte del materiale come da copione, è già sceso a valle, peschiamo in un colpo solo i due jolly: a Capitano Paff, Giampi e soci hanno proseguito l'esplorazione della via nuova, scendendo tre salti di una quindicina di metri l'uno, fino a un pozzone di oltre 100 m, parente stretto di Alì Bhutto e, anche a Poltergeist, Max e Spazzola si sono fermati su un P100 I frutti di tanto lavoro sono arrivati in un colpo solo! Peccato che molti compagni siano già partiti e altri debbano partire proprio adesso.

     13 Agosto. Igor e Paolo si dirigono a Poltergeist dove iniziano l'attrezzamento del P100, che, diligentemente, ripuliscono di massi e detriti pericolanti. La successiva punta notturna di Piattola e Elena con Conan, scenderà fino a -300 anche se, oltre al fondo, sembrano interessanti i molti interrogativi lasciati strada facendo. Badino, con Graziano, torna a Capitano Paff per un monitoraggio della temperatura di acqua e aria della grotta. Anche l'intestino pigro di Elena ritrova la puntualità disarmando L'Amara Euchessina.

     14 Agosto - Si termina lo smontaggio del campo e, caricate le ultime masserizie sul mulo e sulle proprie spalle, per le 15, si è tutti a valle

     NB. Per le cavità indicate in neretto, si rimanda agli specifici articoli di descrizione.

Hanno partecipato al campo, in ordine di arrivo Diego Coppola, Alberto (Alby) Cotti, Giovanni (Piattola) Fanchini, Max Ingranata, Andrea (Manzo) Manzelli, Giampiero Carrieri (nei fine settimana), Francesco (Cesco) Belmonte, Enrica (Jena) Serra, Elena Bertoldo, Simonetta (Sincro) Bettuzzi, Daniele Grossato, Igor Cicconetti, Sara Capello, Paolo Fausone, Domenico (Mecu) Girodo, Enzo (Spazzola) Martiello, Giovanni Badino, Antonello (Enos) Molino.

     Probabilmente, la scelta azzeccata è consistita nel mettere il campo in una zona magari poco capiente, scomoda, ma strategica: la grotta migliore che avremmo potuto trovare, sarebbe stata quella sotto le tende e Poltergeist, a un quarto d'ora da esse è, vuoi per la quota inferiore, vuoi, soprattutto, per la buona posizione, un'ottima candidata a portarci dove i grandi abissi del Moncodeno per ora non vanno. D'altronde, il non essere costretti a lunghi giri, ci ha permesso di muoverci anche a mezzogiorno - alla faccia di Sveglia e dei cavalli col campanaccio - senza gravi danni per la mole di attività svolta, che resta elevata, certo anche per la buona operatività di tutti i partecipanti, il 60% dei quali ha anche lavorato in grotta, a Capitano Paff.

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     Comunque, ci sono stati i lunghi giorni di magra, di cui è doveroso farsi una ragione: forse, essa va cercata nella durata del campo, già breve, e che si è ulteriormente ridotta in fase di preparazione: si è arrivati, in pratica, a meno di una settimana. Infine, quasi nessuno di noi conosceva la Grigna e solo alla fine, quasi per caso siamo riusciti a sintonizzarci su questi luoghi... Ora che, forse, il Visconte di qua ci ha presi un po' più in simpatia, l'importante è tornarci spesso, anche passato il primo entusiasmo. Poltergeist non è invincibile, le code a Lecco, neppure. Ce la faremo?

 

 

Descrizione delle cavità minori

Giovanni Fanchini

Nuove cavità

L'Amara Euchessina - L'ingresso di questa stimolante cavità è situato su di una paretina, in prossimità del 1768. Segue un P20 circa, al termine del quale una strettoia dà in una microsala, dove uno scavo (10/8) ha permesso di scendere due altri pozzetti intercalati da una strettoia "ad S". Alla base, si giunge in una saletta definitivamente chiusa.

Quota.2005 - Rilievo: I. Cicconetti, A. Cotti, P. Fausone - Aria: circolazione locale. Termine: detrito. Sulla piantina: A.

Lord Kelvin - L'ingresso è tra i massi del fondo di una piccola dolina sul bordo della Foppa Occidentale e adduce a un meandrino interamente ghiacciato che dopo pochi metri, a valle, sprofonda in un P50, per buona parte rivestito di ghiaccio e con grande deposito di neve sul fondo. Da qui un meandro e un P5 portano in una saletta definitivamente chiusa, dove si perde l'aria. Una finestra, raggiunta (10/8), ha permesso di scendere un pozzo parallelo, senz'aria, che attraverso tre altre finestre riporta sul P50 (11/8).

Quota: 1880 - Dislivello: -60. Sviluppo in pianta. 9. Rilievo: G. Fanchini. Aria: soffia forte. Termine: detrito. Neve e ghiaccio: grandi depositi. Sulla piantina: B.

Amara Euchessina - rilievo

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Lord Kelvin, Spaccatura di Paolo, Buco nella Foppa Occidentale - rilievi

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Spaccatura di Paolo - Ampio pozzo-frattura da rivedere con meno neve, situato in prossimità del 1752. Quota. 1925. Dislivello: -12. Rilievo: G. Fanchini. Aria: soffia. Termine: fessure tra neve e roccia. Neve: grosso deposito sul fondo. Sulla piantina: C.

Buco presso la Spaccatura di Paolo - Pozzetto a pochi metri dal precedente, con neve sul fondo.

Quota: 1922. Dislivello: -8. Aria: non avvertita. Termine: neve e detrito. Neve: deposito sul fondo. Sulla piantina: D.

Buco nella Foppa Occidentale - Pozzetto-frattura con massi incastrati, che sul fondo stringe, completamente ostruito da detrito.

Quota: 1870. Dislivello: -6. Sviluppo in pianta: 3. Rilievo: G. Fanchini. Aria: soffia. Termine: detrito. Neve: assente. Sulla piantina: E.

Buco presso la Frattura Grande - La disostruzione di una dolina ha permesso di accedere a un pozzetto di sei metri. Deprimente, ma forse fattibile, lo scavo dell'attuale fondo.

Quota: 1893. Aria: soffia. Termine: detrito. Neve: assente. Sulla piantina. F.

Katunga o Pozzo del Mugo 1771 Lo/Lc - rilievo

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Revisioni con novità

1533 - È stato trovato praticamente privo di neve e disceso fino a -25 circa, dove, nel tentativo di ripulirlo da massi e detrito pericolanti, è stato ostruito da una colossale frana. È forse presente un pozzo sottostante, ma lo scavo si presenta complesso e pericoloso. Sensibile aria soffiante. (Descr. Bertoldo - Serra, 11/8).

1750 - Al di sotto del limite esplorativo si è aperto un P8 terminante con una fessura tra ghiaccio e roccia. Buona aria soffiante. Sarebbe opportuna la chiusura invernale dell'ingresso. (Descr. Coppola - Cotti - Ingranata, 4-5/8).

1751 - Asportato il tappo di detrito e tronchi che occludeva l'ingresso, si è sceso il pozzo e superata la strettoia terminale, fermandosi tuttavia, dopo pochi metri, in un cunicolo completamente ostruito da detrito. (Descr. Cicconetti - Fanchini - Fausone).

1756 - Ridisceso un pozzo in prossimità di questa cavità, già spittato e con essa comunicante mediante un tappo di neve. A -30 prosegue con una fessura tra neve e roccia. Da rivedere con meno neve. (Descr. Bertoldo - Fanchini, 12/8).

1765 - Rivisto il cunicolo sul fondo: è ostruito dopo 5 m. Aria soffiante. (Descr. Fanchini, 4/8).

1771 (alias Katunga) - Alla base del pozzo, una strettoia soffiante, disostruita, ha consentito di scendere alcuni pozzi, fermandosi da un lato su fessura impenetrabile, dall'altro alla base di un camino, risalito senza ulteriori prosecuzioni. (Descr. e rilievo: Girodo, Ingranata, 6/8).

1773 - È stato trovato completamente ostruito da neve. (Descr. Coppola, Manzelli, Molino 10/8).

1778 - Rivisto un cunicolo laterale tra detrito e volta, che risulta tuttavia quasi subito ostruito da detriti: lo scavo è un lavoro da negri. (Descr. Coppola , Manzelli, Molino, 10/8).

1803 - Ridisceso controllando un meandro che diparte da un pozzo laterale: diventa impraticabile dopo pochi metri e due pozzetti . (Descr. Grossato, Manzelli, Serra, 9/8).

1862 - Un saltino di un paio di metri porta in una saletta, da cui partono due pozzi "a occhiali" di una quindicina di metri, terminanti entrambi in una seconda microsala. Un successivo pozzo-fessura di 5-6 metri, richiederebbe sul fondo un pesante lavoro disostruttivo. (Descr. Capello, Fausone, 8/8).

1931 - Due esili strettoiste, Jena e Elena, proseguono per alcuni metri l'esplorazione di un cunicolo, fermandosi sull'ennesimo restringimento. (Descr. Bertoldo, Serra, 11/ 8).

1944 - Contrariamente alle descrizioni, che la segnalavano priva di neve, la cavità viene trovata ostruita da questa odiosa sostanza. (Descr. Grossato, Manzelli, Serra, 9/8).

I nuovi eroi .....

1972 - In questa cavità, precedentemente inesplorata, vengono discesi un pozzo

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inclinato e due successive spaccature parallele, entrambe chiuse da detrito a -20 circa dall'ingresso. Al momento dell'esplorazione, la grotta risultava aspirante. (Descr. Girodo, Ingranata, 7/8).

1982 - Pozzetto di 5m, ostruito da neve. Aria assente. (Descr. Grossato, Manzelli, Serra, 9/8).

1992 - Pozzo di 8m, occluso sul fondo da neve. Aria assente. (Descr. Grossato, Manzelli, Serra, 9/8).

5107 - Disostruito un pozzetto vicino, che si rivela collegato. Il fondo è ostruito da neve e detrito. Discreta aria soffiante. (Descr. Belmonte, Fausone, Fanchini).

 

Grigna = Due?

Alberto Cotti

     3 agosto: comincia a tutti gli effetti il campo in Grigna, con la partenza di quattro speleo a svolgere la funzione di pre-campo preparatorio (per i particolari del campo vi rimando al diario dello stesso, certamente più preciso e dettagliato).

     Vi piace la statistica (ragionata ma non troppo)?

     "Due" sono state le macchine che hanno aperto la "spedizione".

     "Due" sono stati i muli coinvolti in questa storia: il primo non c'entrava nulla e noi, chiaramente, per mezz'ora l'abbiamo scambiato per il nostro.

     "Due" sono stati i viaggi macchina-campo che ognuno di noi (o quasi) si è dovuto fare per portare su la quintalata di materiale personale.

     "Due" volte, poi, è stato montato il gias, giacché la prima costruzione - peraltro maestosa e ardita - è rovinata a terra dopo il terzo giorno di pioggia; il secondo gias, invece, era aerodinamico, è vero, ma internamente aveva una temperatura di 4° centigradi.

     "Due" sarebbero dovute essere le lampadine per l'illuminazione notturna, ma una è morta dignitosamente in compagnia del primo gias.

     Ed a proposito di pioggia "Due" erano le ore di sole che, quotidianamente, il cielo ci regalava... dalle sei alle otto di mattina, quando il campo era ancora immerso in sonni profondi, e del sole non se ne faceva nulla. È proprio con la pioggia e con l'ingegnoso sistema dei sacchi argentati per lo scioglimento della neve (gentilmente procuratici dai varesini) che abbiamo ottenuto acqua a volontà, scampando dalla minaccia dei "Due" litri pro-capite giornalieri.

     "Due" grotte sono state scoperte ed esplorate fino al fondo - Katunga e L'Amara Euchessina - senza contare le decine e decine di buchi scesi e disostruiti, né Poltergeist abisso di oltre 400m di cui ancora non si è visto il fondo (scaramanzia).

     Passando ai personaggi possiamo dire che Piattola "Due" volte ha dovuto montare la tenda, non perché la prima volta fosse sbilenca, ma perché Max e Igor hanno pensato bene di installargli il generatore, con relativi gas di scarico, a circa un metro dall'ingresso... e cosa dire di Sveglia - personaggio femminile del gruppo di Varese? - Beh!, "Due" sono state le persone intimamente coinvolte con lei; Spazzola e Igor: il primo faceva per finta, non per fedeltà, ma per decenza, il secondo faceva (e fa) sul serio, anche perché né fedeltà né decenza lo riguardano.

     Solamente "Due" volte Cesco ha ammirato le creste della Grigna: quando è arrivato e ha montato la tenda, e quando, svariati giorni dopo è uscito dalla stessa, in direzione Ospedale di Lecco per "varicella". E Giorgione - o Palla da Flipper - del

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Gruppo di Varese, per ben "Due" volte ha rischiato la salute... con Iena che minacciava di pestarlo per averle ammaccato una gamba e... con il nostro presidente Daniele che per calmarlo lo ha placcato stile football, trascinandolo fuori dal gias.

     In conclusione, un gran bel campo, ma voglio ancora lasciarvi "Due" flash, due immagini, a ricordo della "spedizione": Andrea Manzelli, al secolo Manzo, che vestito con tuta intera blu, telo termico a mo' di mantello e pantaloncini corti rossi si guadagnava il titolo di Superman-zo e Giovanni Badino, al secolo presidente della SSI, che veniva inneggiato a squarciagola dal Gruppo Speleo di Varese, a riconoscimento della sua carica, con un "Suca Badino! Sucaci il belino...".

 

Poltergeist

Giovanni Fanchini

Descrizione geomarciologica

     La grotta si apre sul fianco destro orografico del Canalone dei Cicos, pochi metri sopra il sentiero. L'ingresso è quanto resta di una dolina, sprofondata per il cedimento della soletta ghiacciata che la sosteneva. Ghiaccio, massi e detrito residui assistono amorevolmente e, talora, accompagnano la discesa dello speleologo bisognoso di affetto lungo il P70 iniziale. Il fondo del pozzo-toboga (-80 circa dall'entrata) è, guarda caso, ostruito da ciclopica frana, il cui tentativo di disostruzione non ha sortito gli effetti sperati, malgrado l'elevata portata della corrente d'aria. Finestre si aprono, tuttavia a varie altezze. La più evidente permette di accedere, tramite una spaccatura, a un secondo toboga, all'incirca parallelo a quello d'ingresso: un P4 e un P15 sono intervallati da una saletta dove troneggia una caratteristica concrezione di ghiaccio (Sala del Corno). Qui, un budello sulla destra

Storie di campi

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è a sua volta tagliato da una più ampia sequenza di pozzi inclinati. Questi retrovertono fino a portarsi sotto la Voragine Nightmare (1770 Lo Lc), a soli 10 metri dal fondo di quest'ultima, la cui frana terminale è la probabile, generosa dispensatrice dei "cioccolatini" sul successivo P100 (Freddy Krueger) che ne è la naturale continuazione. Alla partenza di quest'ultimo si osservano le ultime tracce di ghiaccio. Attraversando per intero la base del pozzone (ellittico, 18x10 metri di sezione massima) si perviene a una verticale mai scesa, mentre penetrando in un cunicolo tra i detriti del fondo, si è quasi subito alla partenza del P32. Questi interseca, alla base, un interessante meandro (Meandri per Caso, quota 1730m slm) suscettibile, forse, di ulteriori prosecuzioni, sia a monte che a valle. La grotta che, dalla Sala del Corno, aveva mantenuto la direzione 20°-30° N, si concede ora un giro d'orientamento, che continuerà fino a -330 (1630m slm). Una buca da lettere costituisce l'attacco di una nuova sequenza di pozzi (P41 e P26), sino ad un ampio fondo, per intero occupato da detrito fine, in corrispondenza di un importante arrivo dall'alto.

     La corrente d'aria, soggetta a frequenti inversioni fin dalla partenza del Freddy Krueger e nettamente aspirante a Meandri per Caso, ritorna adesso ad essere chiara e soffiante, sia pure con portate inferiori a quelle dell'ingresso. Qui hanno avuto termine le esplorazioni portate avanti durante il campo (-300). La prosecuzione è offerta da un meandrino, anch'esso in parte occupato da detrito e disostruito, e dalla successiva strettoia verticale, ora transitabile senza alcuna difficoltà. La strettoia dà direttamente su un ampio P25 (Svegliati), alla cui base si entra in un grosso meandro transitabile a più livelli e percorso da un ruscelletto capace di simpatiche metamorfosi in caso di piena. Il tutto sprofonda dopo pochi metri in Cuesta Verde, l'enorme P85 che costituisce il termine attuale delle esplorazioni (-430, 1530 m slm), non certo della grotta: semmai sorge il problema di come seguirla nel suo folle volo verso il basso tra sempre più deliranti passaggi: una frana difesa da proiettili litici di formato automobilistico, dove la pietra rotola per 20-30 metri, e un'aerea finestra spalancata sul niente aspettano...

Problemi e prospettive

     Oltre al tratto terminale, senza dubbio il più allettante a breve scadenza, molti interrogativi sono stati lasciati lungo tutto il percorso, specie nella parte compresa tra -200 e -270. L'intera grotta andrebbe comunque rivista con molta cura, anche per via della sua posizione, proprio sopra ad accertate gallerie freatiche e non distante dall'eventuale collettore di tutta la Grigna.

     Un altro quesito riguarda l'aria, più forte all'ingresso che in profondità, anche se lo scompenso si è attenuato con lo scioglimento di molto ghiaccio in settembre. un attento esame delle numerose vie parallele e dei camini nei primi cento metri potrà dire qualcosa di più. Interessante anche l'inversione della corrente nel tratto intermedio che potrebbe rivelare collegamenti con regioni ipogee più basse. Occorre, infine, precisare che è pericoloso percorrere in ore del giorno molto calde o in caso di piogge il tratto di grotta compreso tra l'entrata e il fondo del P100, tutto sovrastato da grossi massi intrappolati in una matrice di ghiaccio.

 

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Cronologia esplorazione Poltergeist (LC 1775)

a cura di Daniele Grossato

10 Agosto: la scoperta

     Ero arrivato in Grigna da un giorno con l'intenzione di passarne ancora un paio prima di ripartire nel bel mezzo del campo estivo GSP. Le novità in termini di scoperte non erano molto buone se si escludeva L'Amara Euchessina, Katunga, il pozzo di Piattola e alcuni buchi con aria debole ma con abbondanza di neve e ghiaccio all'interno.

     In questo clima di sconforto generale il pomeriggio del 10 agosto Manzo, Diego e il sottoscritto decidiamo, catasto alla mano, di andare a vedere una zona ricca di cavità, più o meno interessanti. Presi alcuni generi di conforto (neanche dovessimo stare via tre giorni) ci muoviamo dalle Foppe Occidentali verso la vetta della Grigna. Mezz'ora dopo arriviamo nei pressi del suggestivo ingresso di Nightmare e dopo una breve sosta ricominciamo a camminare in direzione del Vallone dei Cicos. Arrivati a metà dello stesso intravediamo un piccolo canalino avvolto in una leggera nube di vapore che andava aumentando via via che il canalino saliva. Increduli molliamo gli zaini a terra e in un istante, attraverso quel gelido soffio d'aria, siamo alla sommità di un fantastico ingresso naturale che si apre ai piedi di una frana instabile di grandi dimensioni.

     Bastarono pochi attimi attorno a quell'enorme bocca che eruttava aria fredda per far esclamare a Diego. "Se quello che abbiamo visto poco fa era Nightmare questo non può essere che Poltergeist, il fratello cattivo!"

     Io e Manzo approvammo subito e poco dopo, recuperati gli zaini, ci avviammo tutti a darne notizia ai nostri compagni, fantasticando sulla via del ritorno, su quello che sarebbe diventato di lì a poco un nuovo abisso della Grigna.

A. Molino

11 Agosto: il primo fondo

     Si comincia ad attrezzare il pozzo iniziale: dapprima Enos (alle sue primissime esperienze d'armo) e quindi Badino che si ferma al fondo (-70) e riferisce che una strettoia con una frazione d'aria rispetto all'ingresso chiude il capitolo.

12 Agosto: la sala del corno di ghiaccio

     Mecu e Daniele arrivano sul fondo davanti alla fessura (sfigatissima) che soffia parecchia aria. La neve li accompagna sempre. Si guardano intorno. Iniziano una scavo ma è troppo una merda.

     Per la strettoia ci vogliono un bel tot di manzi quindi risalgono iniziando il rilievo e badando bene a controllare ogni zona buia ed ogni curva nascosta. A metà pozzo Mecu, dopo una piccola risalita, trova la prosecuzione.

     Davanti a loro c'è la sala del corno di ghiaccio (non è una sala vera e propria, è piuttosto piccola, però al centro presenta una bellissima stalagmite di ghiaccio). Tralasciano il pozzo che parte nel ghiaccio oltre il corno scegliendo una via con più aria: armano un pozzetto e quindi un P15 al fondo del quale una piccola arrampicatina porta su un'altra fessura, con aria, sfigata almeno quanto quella precedente. Col cuore pesante ma ottimisti decidono di guardare l'orologio: sono passate poco più di otto ore dall'ingresso. Vino e cibo li chiamano a gran voce dal campo.

D. Grossato

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12 Agosto: "un pozzo da 300..."

     È sera. Dopo un'ottima cena ma soprattutto dopo il racconto di Mecu, partiamo io e Spazzola per continuare là dove gli altri si erano fermati.

     Spazzola scende modificando leggermente l'armo mentre io aspetto a metà del pozzo d'ingresso, in questo modo ho tutto il tempo di osservare meticolosamente la maestosa frana congelata, davanti e sopra di me. Fa veramente cagare!

     Subito dopo la sala del corno di ghiaccio scendiamo il saltino armato da Daniele e Mecu. Prima del P15, sulla destra, c'è un altro pozzo con partenza stretta. L'armo è complicato per via della roccia marcia, comunque lo attrezziamo e al fondo si presenta uno scivolo largo circa otto metri con una frana in sospensione di discrete dimensioni. Provo a muovere qualche masso che si infila nel pozzo rimbalzando rumorosamente per un bel po' di tempo. Allibiti e spaventati ci guardiamo in faccia:

     "Siamo sopra qualcosa di molto grosso!"

     A detta di Spazzola è un pozzo da 300... (in realtà, ridimensionato un pelo, sapremo poi che risulterà un P100). Dopo tre ore di pulizia decidiamo di uscire e, arrivati al campo, svegliamo sistematicamente tutti quanti...

M. Ingranata

13 Agosto: un'insolita "presenza"

     Ultimi giorni del campo e primi di esplorazione di Poltergeist. È mattina, in grotta entriamo io e Paolo raggiungendo velocemente la zona esplorativa. Davanti a noi uno scivolo con tre saltini di qualche metro e poi una cosa indefinibile: il buio tra il buio, il nulla, il pozzone! Proviamo a sondarlo con una pietra ma non si sente nessun tonfo. Seconda pietra: idem. Paura, paura, paura..., terrore! Iniziamo ad armare sulla parete che sembrava migliore ma il ghiaccio e la roccia marcia ci impongono di ricominciare e ripetere l'operazione più e più volte fino a trovare roccia quasi buona ed armare dove non ti piace. Scendiamo sul primo terrazzino e sentiamo una presenza intorno a noi. È lui: Poltergeist. Suggestione? Paura? Chissà! Sta di fatto che ogni tanto ci ricordava la sua "presenza" bersagliandoci il casco con pietre e ghiaccio.

     Sul terrazzino è meglio liberare tutto ciò che si muove, così svuotiamo tutto nel pozzo. Le pietre più piccole non si sentono arrivare sul fondo ma i grossi massi fanno veramente impressione: rimbalzando su terrazzini si buttano nel vuoto, iniziano a frullare e dopo alcuni secondi un tonfo lontano ti gela la schiena. Andiamo avanti a scaricare per qualche ora... Finalmente decidiamo di piazzare un fix ed eccola la mia solita allucinazione, uditiva questa volta:

      "Paolo, io sento un treno in galleria!"

     "Anch'io! Credevo di essere il solo..."

     Andiamo avanti con il nostro lavoro: placchetta, moschettone, nodo sulla corda...

     "Paolo, senti anche tu odore come di pop corn?"

     "Si, ma com'è possibile?"

     Non ce lo siamo mai spiegati: forse era Poltergeist!

     Arrivati alla partenza vera e propria del P100 per nostra sfortuna o fortuna terminiamo il materiale. Lasciamo tutto lì per la punta successiva, eccetto la mia punta del trapano (chiedete a Giampiero).

I. Cicconetti

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13-14 Agosto: la punta senza punta

     Il campo è ormai vuoto, sorvegliato da tre sole tende. Capitano Paff è fermo su mega-pozzo (sempre e solo Ali Bhutto, si scoprirà in seguito) e Poltergeist, per non essere da meno, ci ha regalato anche lei il centone. La sorte ( i componenti e l'ordine delle squadre erano stati decisi con largo anticipo) ha favorito Conan, Piattola, Elena e Giampiero che ora si trovano a -90, con Nightmare che ridacchia proprio sopra alle loro ignare teste, ma anche con trapano e batterie già in loco, nonché ampia scorta di ferraglia, corde e, soprattutto, di pozzi da scendere. Ahimè, i quattro, clienti fessi di un venditore pacconaro, non hanno letto bene la classica clausolina scritta in piccolo: il trapano c'è, come da contratto manca la punta! All'udire la lieta notizia, Giampiero schizza fuori a svegliare quelli della squadra precedente, scaldandosi nell'annunciare al mondo che non è incazzato. Gli altri si scaldano a spit. Conan l'ottimista, si è portato dietro gli orari dei traghetti del Lago di Como, e tanto basta. Persino Elena è insolitamente loquace, almeno finché il freddo non la convince ad uscire. Così, pozzo dopo pozzo, uno spit a testa, eccoci in due a -300. Un passaggio stretto dovrebbe essere allargato e una finestra occhieggia invitante a -270, ma i materiali sono finiti. L'uscita ci permetterà di gustare l'ultima leccornia preparata da Spazzola per Sveglia (tè al peperoncino!) e, per quanto mi riguarda, gli ultimi sprazzi del campo su una montagna, la Grigna, cui mi sono rapidamente affezionato.

G. Fanchini

25-26 Agosto: la squadra Niù Generèscion

     Ormai era tutto pronto per la squadra GSP Niù Generèscion: Paolo "Fusone", Diego, chi scrive e (purtroppo) una rappresentanza del gruppo di Varese nella persona di Sveglia (Erica). "Prendiamoci tre giorni, così possiamo dormire al Bogani ed entrare in grotta riposati." Immaginatevi com'è andata...

     Giunti all'ingresso, come di consueto: venerazione del dio di tutte le grotte, disegni di guerra sui visi e poi giù verso il centro della terra (forse sto esagerando...). Mentre aspettiamo Sveglia alla sala del corno di ghiaccio scendiamo il pozzo ghiacciato dietro il corno: ha poca aria e stringe gradualmente. Non abbiamo raggiunto il fondo.

     Si arriva al P100. Diego cambia la corda che raschia in un punto (e continuerà a raschiare). Dopo il libera tocca a me: due cambi e poi giù nel vuoto per 70 metri, provando l'ebbrezza del discensore che non frena ma che fuma.

     Al fondo del pozzo ci concediamo un tè ma proprio mentre mescoliamo lo zucchero, l'imprevisto: un rumore lontano, in alto, molto in alto e poi un frullo inconfondibile. "PIETRA!!!" urla Paolo ed è subito caos. Tutti fuggiamo velocemente contro le pareti e... Sveglia? Immobile, anche dopo il tonfo della pietra (per fortuna) lontana da lei.

     Finalmente al fondo (-300), a base pozzo, c'è il cunicolo (con poca aria) e la strettoia. Dopo un manzo il sottoscritto s'infila ma rinuncia e non trova la prosecuzione che proprio lì quelli della punta successiva si gusteranno. Chissà a cosa pensavo quel giorno.

I. Cicconetti

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2-3 Settembre: la strettoia

     Un viaggio in gheddumobile, una notte sui prati del Cainallo, la sosta d'ordinanza al Rifugio Bogani, due chiacchiere con Conan e Internet che entrano a Maestro Splinter, e poi Ube, Cinzia, Daniele e chi scrive sono in grotta! Qualche più che giustificato commento ad armi non proprio perfetti (del resto il posto non era di quelli facili, ve lo giuro...) ed eccoci a caccia! Ube si lancia nella finestra a -270, ma da sotto lo vediamo salutarci da un camino: niente da fare! Io intanto mi sono infilato nel cunicolo reso accessibile dalla Sveglia-band nella punta precedente. l'aria frulla nel poco spazio tra volta e detrito. Venti metri e poi il tutto sale a ramificarsi in improbabili condottini nei quali mi contorco invano, ma l'aria è sparita. Così torno un po' indietro e raspo a caso tra i sassi del fondo: qualcosa rotola per un metro in una fessura che ha fatto capolino. Mah! Tento con l'ultima carta, piccola piccola. Nuovo rotolìo. Poi silenzio. Infine, inaspettato, un tonfo! C'è il pozzo! Provo a passare, ma devo lasciare il campo ad Ube prima che anche i miei melmosi ammassi di colesterolo possano scendere altri due pozzi per poi sfogarsi a scaricare pietre per pulire un baratro insondabile che Daniele non riuscirà a scendere che parzialmente per mancanza di materiali. Poltegeist continua! E mai, nessuna grotta ho sentito tanto mia.

     Soltanto all'uscita, il risveglio: quanti, prima e più di me, hanno lavorato per capire dove andarla a cercare, per scoprirla, per perderla, per ritrovarla? Riuscirò mai a vincere il mio orgoglio, la mia solitudine?

G. Fanchini

22-23 Settembre: Cuesta Verde

     Dopo varie peripezie (leggi: una punta naufragata sul nascere e una nella pioggia e nel letame delle stalle del Cainallo) rieccoci finalmente a Poltergeist! Oltre a Giampiero e al sottoscritto ci sono il franco-longobardo Marc Faverjon e il longobardo-zulu Marco Zambelli. Gran lavorìo sul pozzo iniziale per renderlo meno franoso e altrettanto alla partenza del P100 per migliorare (o quasi) gli armi. Infine, un altro paio d'ore verranno dedicate a consentire ai posteri più ragionevoli transiti alla strettoia a -300. Ahimè, tanto febbrile operare fa storcere il naso alla grotta, che al fondo del pozzone sceso per metà da Daniele, ci fa trovare soltanto un pozzetto (toppo, pare) e uno scenario da post-guerra termonucleare o, se preferite, da... film Poltergeist. Il più piccolo sasso in bilico ha le dimensioni di una lavatrice, Cuesta Verde è il suo nome più adatto. La pietra rotola per una ventina di metri, ma quando Giampi e io proviamo a seguirla, altre di ben diversa mole ci corrono dietro, facendomi rimpiangere l'ippica, la casa e le pantofole. Spero soltanto che la prosecuzione sia altrove, magari in qualche finestra del pozzo o nel meandro sovrastante.

G. Fanchini

14-15 Ottobre: ma è proprio vero che chiude?

     Sabato 14 alle tre del pomeriggio abbiamo appuntamento al Bogani con Giacomo Zamparo e Moreno Dorigo (rispettivamente di Udine e Pordenone). Siamo in molti e come da programma ci dividiamo in due squadre: la prima, più numerosa, a Capitano Paff dove inizierà un disarmo dalla sommità di Alì Bhutto. La seconda, nelle persone di Max, Giacomo, Moreno e il sottoscritto a Poltergeist per tentare di "prendere" la finestra sul P85 finale.

     È una splendida giornata di sole, sembra quasi estate. Prepariamo accuratamente

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Abisso Poltergeist - rilievo

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i materiali, tra cui un potente faro alogeno di Vaporetto, e quindi ci godiamo gli ultimi raggi del sole in compagnia di un paio di bottiglie.

     Con l'oscurità arriviamo all'ingresso. La temperatura è decisamente autunnale, quindi ci diamo tutti un gran daffare per cambiarci velocemente..., tranne Moreno, che super sorridente e in maglietta diceva: "Se sta bén!"

     In discesa ricontrolliamo con il faro tutte le finestre sui pozzi: non ci dicono niente di nuovo! Allora raggiungiamo abbastanza agevolmente Cuesta Verde, il P85 finale. Giacomo si prepara, scende e grazie ad un gancio, prelevato e modificato al Bogani, in men che non si dica riesce a raggiungere la finestra (circa 25-30 m dal fondo). Appena possibile lo raggiungo e la mia euforia si spegne immediatamente di fronte ad un arrivo di grosse dimensioni, senza finestre visibili da quell'angolazione.

     Decidiamo di andare sul fondo, nella speranza di trovare qualcosa che sia sfuggito alla punta precedente; effettivamente la mega frana terminale è impressionante sia per la mole che per la pericolosità. Ci abbiamo girellato per circa tre ore (compreso il tempo per un tè) e ne abbiamo ricavato solo momenti di panico. Io sono certo che la prosecuzione è lì, magari in un posto del cazzo... che ti fa paura solo a guardarlo... comunque in un ambiente di quel genere ci deve essere!

     Portiamo tutti i materiali due pozzi sopra Cuesta Verde iniziando così il disarmo.

D. Grossato

29 Ottobre: il disarmo

     A tre metri dall'ingresso Alby, Loco Hombre e Isabel si stavano fissando stupiti; per un attimo nessuno fece nulla, poi Loco, svelto, si portò sull'orlo della verticale. Badino aveva cacciato proprio un bell'urlo. Eseguite alcune indicazioni, che giungevano da 15 m più in basso, Loco lo aiutò ad uscire; Poltergeist aveva scaricato una manciata di "regalini" più un bel "regalone" dritto dritto sul casco di Giovanni.

     Così, con un po' di timore e un bel disarmo da fare, io e Loco ci infiliamo in Poltergeist senza la compagnia di Giovanni e Isabel. Una sosta sul fondo per un tè ed un rilievo termometrico (acqua e aria a 0,3° C circa), quindi cominciamo a filare corde nei sacchi.

     Dopo tredici ore dall'ingresso siamo usciti con tre sacchi a testa e ad aspettarci fuori c'erano nebbia e neve, che altro non han fatto se non farci perdere la strada e farci incazzare. Scarichiamo i sacchi sul sentiero (che verranno recuperati il giorno dopo) e arriviamo finalmente al Bogani. Tre litri di birra sono serviti a riappacificare il corpo e lo spirito.

     Poltergeist è ora un capitolo chiuso da metri di neve, ma resta il ricordo di un P100 che scarica da solo. Arrivederci Poltergeist!

A. Cotti

 

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L'altra faccia del Marguareis

Massimo Taronna

L'incontro

"La nostra attenzione è tutta per la parete, che ormai si vede, ma non è illuminata è tetra e opprimente, proprio come l'avevo immaginata. Lo sognavo questo incontro così violento. Lo volevo Pensavo che sarebbe stato bello vederla così, con le sue tinte più fosche. Quando le ombre salgono dal bosco verso l'alto e tutto sembra diventare del medesimo colore nel silenzio più profondo, le pareti sembrano brutte e cattive."

(A. Gogna, "Un alpinismo di ricerca")

     Stiamo risalendo, in una grigia mattina di primavera, il vallone del Marguareis, incitati da un Meo particolarmente euforico. Improvvisamente usciamo dal bosco, e finalmente possiamo ammirare la nostra meta, la parete nord-est dello Scarason. L'incontro mi fa venire in mente le parole di Alessandro Gogna, il primo salitore di questa parete, agevolato dalla luce livida che ci circonda. Questo è l'inizio di una passione, parzialmente distratta dalla scoperta dell'Abisso Parsifal nella Conca delle Carsene, che ci ha accompagnato per gran parte dell'estate e che ora vive delle speranze e dei progetti accumulati in questo lungo inverno. Qui occorre riconoscere a Meo la bontà della sua testardaggine. Era dal primo campo da me fatto con il GSP, nel 1992, che mi parlava di buchi sulle pareti del Marguareis e delle cime limitrofe. Per tanti motivi non se ne era fatto nulla; poi la decisione.

Un po' di storia

     Questa zona del Marguareis, dal punto di vista speleologico, è sempre stata piuttosto defilata rispetto ad altre aree, sostanzialmente per motivi legati all'accesso piuttosto faticoso e alla repulsione che queste pareti di roccia marcia e spesso strapiombante emanavano. A parte alcune battute nelle zone più prossime ai rifugi degli speleologi (sostanzialmente sulle creste) e nei canaloni del Marguareis stesso, il resto della valle non era stato oggetto di grande attenzione.

      Eppure la struttura geologica sembra essere di quelle promettenti. Il fondovalle e il versante destro orografico sono costituiti da quarziti. Al disopra, sul versante sinistro (e costituiscono le pareti vere e proprie, alte circa 400 m), troviamo i calcari; il piano di contatto si immerge verso sud-ovest, quindi la direzione di drenaggio delle acque è quella giusta per portarci nel cuore delle Carsene.

Le battute

     L'11 giugno '95 saliamo per la prima battuta. Siamo carichi di attrezzatura di arrampicata, per raggiungere un buco a circa 40 metri di altezza, segnalato a Meo da un alpinista suo amico. Il primo intoppo nasce alle macchine; il trapano non salirà con noi, in quanto fra tutti abbiamo la bellezza di n.1 fix! Il secondo inconveniente è dovuto alla nebbia che ci avvolge dopo qualche ora e non ci permette di cercare il buco segnalato, che comunque vista la pessima qualità della roccia sarebbe stato di accesso assai problematico. Ci facciamo comunque un'idea del posto, a cominciare dal gran culo che richiede come avvicinamento (con la fregatura finale di una merdosa pietraia). Troviamo alcuni buchi con aria alla base delle pareti, e quella che ci sembra essere una finestra a circa 7-8 metri di altezza, resa irraggiungibile da una tempestiva grandinata che in pochi minuti ci fa ripiombare in inverno. La domenica

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Disegno della catena del Marguareis e posizione delle principali cavità
(tratto da "Marguareis", guida alpinistica di Sandro Comino, 1972, modificato)

successiva, abbandonata qualsiasi velleità di arrampicare in libera, saliamo muniti finalmente del trapano.

     Viene raggiunta la finestra, che però non nascondeva il pozzo tanto desiderato. Mentre mi guardo attorno sento una forte differenza di temperatura tra i piedi e la testa, dovuta alla fortissima aria che esce da un buco posto qualche metro più in alto. Qui parte un condottino, quasi subito impraticabile. Iniziamo a far pascolare i nostri manzi, ma le proibitive condizioni di lavoro dovute alla fortissima corrente d'aria gelida uscente unite allo scarso abbigliamento di cui siamo muniti fanno sì che la disostruzione non venga completata. Riusciamo comunque a intravedere, dopo una curva, che l'ambiente si allarga, cosa su cui stiamo sognando ancora oggi.

     Il 25 giugno decidiamo di portare la nostra attenzione sulla testata del vallone, in corrispondenza delle pareti del Marguareis. Questa è l'occasione per la battuta più affollata dell'anno, ma i risultati sono inversamente proporzionali al numero dei partecipanti. È presente ancora molta neve, che ostacola le battute nei punti dove il versante si fa più ripido, ma comunque la soluzione più ragionevole sembra essere quella di calarsi dall'alto.

Il campo estivo

     Un mese è passato, la posizione del campo è tale da permettere un avvicinamento più agevole, sappiamo che i buchi ci sono e aspettano una nostra visita.

     Il 2 agosto ci muoviamo in cinque, con l'intenzione di vedere la zona sottostante il Castello delle Aquile, che a giugno era ancora ingombra di neve ma aveva fatto intravedere delle strutture interessanti.

     Qui Meo ha la prima forte emozione di questo campo (per sapere qual è l'altra andatevi a rileggere Grotte 118); su una cengia-canale che porta verso il Pralot lui e Balbiano trovano un buco di 3x2 m, con una corrente d'aria furibonda. È l'ingresso dell'Innominata (talvolta chiamata Darkover). Un meandro di una ventina di metri

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porta fino ad un pozzo di 7 m che porta ad una sala. Qui le possibilità che si presentano sono diverse (oggi sappiamo che qui arrivano o partono almeno 5 vie). Muniti solo di elettrici e senza altre corde non possiamo che ritirarci con il morale alle stelle.

     Quattro punte permetteranno di raggiungere l'attuale fondo, costituito da una zona dove arrivano 5-6 camini di notevoli dimensioni e di grande altezza, e da cui parte un livello freatico. Aria sempre molto forte, con estesi fenomeni di crollo legati al rilassamento delle pareti. La grotta è in fase di esplorazione (solo un tratto è stato per il momento rilevato), con la limitazione dovuta all'accesso, molto lungo e possibile solo pochi mesi l'anno, vista la quota e l'esposizione, ma le potenzialità sono notevoli, sia a monte che a valle.

Cosa resta da fare

     La zona è praticamente ancora da battere e ciò che è stato trovato, in un periodo di tempo limitato, fa ben sperare. Numerose cenge e canaloni attendono ancora una nostra visita; quello che spesso è problematico è l'accesso, che richiede a volte tecniche alpinistiche oppure calate in parete, il tutto per un fronte di oltre 2 chilometri. Proprio l'inaccessibilità (o presunta tale, come nel caso dell'Innominata) fa presagire interessanti sviluppi, memori anche del famoso buco nella neve visto e fotografato da Giorgetto durante un volo aereo, ma mai chiaramente posizionato e quindi rintracciato. Occorre un lavoro sistematico, che forse solo un campo estivo, con il suo appoggio logistico, può consentire.

 

 

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Cao Bang '95 II° Spedizione Speleo in Vietnam

Giampiero Carrieri

Premessa

     Dopo la prima spedizione (agosto 94) che, per motivi climatici (periodo monsonico), non ci aveva permesso le grandi esplorazioni equatoriali che tutti si aspettavano, avevamo più volte parlato della possibilità di tornare in Vietnam alla ricerca di grotte. Nel 94, durante le nostre ricerche nel distretto di Nguien Bihn, avevamo solamente sfiorato una grande area carsica (Dong Mu plateau) che doveva essere molto interessante.

Tratto di fiume nel compl. Di Can Yen

     La certezza delle potenzialità di quella zona ci è arrivata da Marc Faverjon ed Anne Cholin che nella primavera del 95 visitano le province di Cao Bang ed Ha Giang tra cui i distretti di Thong Non Nguien Bihn e Bao Lac entro i quali è compreso il Dong Mu plateau. La loro attività speleologica è limitata dalle problematiche logistiche che devono affrontare (sono solamente in due, viaggiano in moto, non hanno una guida che parli vietnamita), nonostante ciò esplorano e rilevano circa 1.5 km di grotte localizzandone alcune piuttosto interessanti.

     L'area carsica è molto estesa (circa 480 kmē) ma, contrariamente alle nostre informazioni, Marc ed Anne ci assicurano che sono presenti diverse piste percorribili con "fuoristrada". Questa è l'informazione che toglie ogni dubbio sulla possibilità di una seconda spedizione: durante "Casola 95" tiriamo le somme su tempi e modi ed a metà dicembre lasciamo in nove l'Italia diretti ad Hanoi.

Donne di etnia Thao

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Il carsismo in Vietnam

     Le principali regioni carsiche del Vietnam sono tutte localizzate nel Nord del paese su un'area totale di 50.000 kmē, circa un quinto di tutto il territorio, sviluppandosi all'interno dei calcari Paleozoici e Mesozoici che costituiscono il prolungamento naturale dei carsi della Cina Meridionale (Yunnan e Guangxi). La loro formazione ed il loro sviluppo dipendono da molti fattori, i principali dei quali sono: il clima, la litologia, la tettonica e neo tettonica.

     I movimenti tettonici e neo tettonici interferiscono sulle strutture geologiche, la fratturazione delle rocce carbonatiche e sullo sviluppo delle aree carsiche. Queste differenze si manifestano a livello di forme, paesaggio e loro grado di evoluzione.

     I carsi del Vietnam del Nord sono tutti compresi in zone fortemente sollevate per movimenti neo tettonici, localizzate lungo il confine con il Laos (Trung Son) e a Nord di Hanoi. Il paesaggio carsico mediamente si sviluppa a quote comprese tra 500 e 1500 m s.l.m. con forme tipicamente tropicali: coni, pinnacoli e torri.

La speleologia in Vietnam

     A partire dai primi anni novanta speleologi inglesi, belgi e australiani si sono interessati al Vietnam. Prima di allora, e per tutti gli anni ottanta, solo qualche universitario, generalmente dell'Est Europeo, si era avventurato nelle grotte vietnamite: Ungheresi (1983) e Cecoslovacchi (1984) hanno effettuato qualche ricognizione sommaria, più che altro evidenziando, da quanto si legge nei resoconti pubblicati, le potenzialità speleologiche di questo paese.

     Nel 1989, con una spedizione bulgara, inizia effettivamente l'attività speleologica degli stranieri. Da allora si sono susseguite spedizioni inglesi, belghe, australiane e francesi. Un quadro di sintesi delle diverse spedizioni speleo in Vietnam è riportato nel

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seguito.

     La speleologia come l'intendiamo dalle nostre parti non esiste ancora in Vietnam ma molte grotte sono conosciute e frequentate da sempre. Analogamente ai loro vicini delle province cinesi di Guangxi, Guizhou e Yunnan, i contadini vietnamiti sfruttano le grotte per scopi agricoli: "miniere" di fertilizzanti (il guano dei pipistrelli), riserve idriche a scopo irriguo etc.

     Dal punto di vista scientifico l'università di Hanoi, alla quale ci siamo appoggiati sia nel 94 che quest'anno, ha nel suo organico un gruppo di ricercatori (geologi) che si dedicano allo studio del carsismo e quindi, seppure in modo molto parziale, anche alle grotte. Nel 1995 l'interesse di alcuni tra loro ha portato alla nascita dell'associazione speleologica vietnamita (Vietnamese Caver Research Association: VCRA) che, oltre agli aspetti scientifici, cura i contatti con tutti gli stranieri che intendono svolgere attività speleologica in Vietnam.

     Chi volesse organizzare spedizioni speleologiche in quel paese può farlo prendendo contatti con il presidente dell'VCRA:

Dr PHAM KHANG Senior Officer

Ministry of science, technology and environment - National Environment Agency

Office: 39 Tran Hung Dao, Hanoi, Vietnam - Tel: 0084 4 243322 Fax: 0084 4 251518

Home: D2 - Room215 - Giang Yo, Hano, Vietnam - Tel 0084 4 351923

 

La provincia di Cao Bang

Aspetti generali

     Quella di Cao Bang è una delle 21 province del Vietnam Settentrionale; localizzata nell'estremità Nord del paese al confine con la Cina (Guangxi Province), è compresa tra 22°10' - 23°10' Nord e 105°10' - 106°50' Est. È suddivisa in 12 distretti che da W verso E sono: Bao Lac, Ba Be, Thong Nong, Nguyen Binh, Ngan Son, Ha Quang, Hoa An, Thach An, Tra Linh, Quang Hoa, Trung Khanh e Ha Lang.

     La popolazione della provincia è sparsa sul territorio soprattutto in paesini a prevalente vocazione agricola: il 70% del prodotto interno è rappresentato da agricoltura (prevalentemente riso) e da allevamenti (per lo più maiali). Anche i capoluoghi di distretto sono piccole cittadine che raramente superano i 5.000 abitanti.

     Cao Bang è il capoluogo della provincia omonima. Dista 272 km da Hanoi, tutti percorribili su strada più o meno asfaltata. Le strade vietnamite non sono certamente paragonabili a quelle italiane. è necessario prevedere almeno 8 ore di macchina per andare da Hanoi a Cao Bang.

     La cittadina (circa 30.000 abitanti) non offre nulla di particolare a parte le minoranze etniche che caratterizzano tutta la fascia montuosa del Vietnam Settentrionale: T hai, Nung, Dao e Meo.

     In generale il paesaggio della provincia di Cao Bang è marcatamente segnato dalle grandi strutture geologiche che attraversano da NW a SE tutto il Vietnam Settentrionale. Si possono distinguere tre catene montuose (da W a E): Nui Phia Ya, Canh Cung Ngan Son e Ha Quang-Tra Linh. Il principale corso d'acqua (Song Bang

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Ubicazione delle grotte esplorate durante la spedizione "Cao Bang 95". I numeri vanno riferiti alle tabelle: "Elenco delle cavità esplorate" riportate in appendice all'articolo.

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river) nasce in Cina e, mantenendo anch'esso una prevalente direzione di scorrimento NW-SE, attraversa il capoluogo per superare nuovamente il confine Vietnam - Cina all'estremità SE della provincia.

     L'altitudine media è compresa tra 500 e 1000 m s.l.m. ma le cime maggiori sfiorano i 2000 m s.l.m. (Nui Phia Da - 1980 m e Nui Phia Oac - 1930 m).

     Il clima è tipicamente tropicale con due stagioni: l'inverno e l'estate. L'inverno è piuttosto secco (prevale il monsone di NE con precipitazioni scarse ed irregolari) caratterizzato da temperature che in gennaio possono scendere al di sotto dei 10°. L'estate è più umida (monsone da SE) con temperature che spesso superano i 30°. La piovosità annuale è compresa tra 1600 e 2000 mm quasi tutta concentrata nel periodo estivo (i mesi più piovosi sono luglio e agosto).

Le aree carsiche

     Le principali aree carsiche sono localizzate nella parte N ed E della provincia di Cao Bang e coprono circa il 40% del territorio. Sono riconoscibili tre grandi massicci: Nui Phia Va nel NW, Thong Nong -Nguyen Binh -Bao Lac (Dong Mu plateau) nel centro N, e Tra Linh -Trung Khanh ad E-NE.

     I primi due massicci e parte del terzo presentano il tipico carso a coni con doline e uvale a fondo piatto che si sviluppano, tra 700 e 1000 m s.l.m. (con punte massime a 1800 m s.l.m.), nei calcari del Carbonifero Superiore e del Permiano Inferiore (di spessore 700 -1000 m).

     In genere le aree carsiche sono orientate NW -SE ed hanno estensioni di una ventina di km di lunghezza, che si alternano a zone non carsiche dove prevalgono formazioni di origine continentale (scisti argillosi Permo -Triassici).

     Nel distretto di Trung Khanh le quote sono comprese tra 500 e 800 m s.l.m., il rilievo è generalmente accentuato (carso a torri) ed interessa i calcari del Devoniano Medio di spessore 600 m.

     Un discorso a parte lo merita il carsismo del distretto di Ba Be, forse il più conosciuto di tutta la provincia per l'interesse turistico che riveste l'area: laghi, fiumi e cascate sono la principale attrattiva, ma esistono anche alcune grotte scavate nei calcari Devoniani.

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La spedizione Cao Bang '95

Diario di viaggio

     Alla spedizione hanno partecipato nove speleologi provenienti da diverse regioni: Lazio, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. A questi si sono aggiunti due universitari dell'Istituto di Geologia dell'università di Hanoi che, sebbene non speleologi, si sono rivelati molto utili nell'ottenimento dei necessari permessi (la provincia di Cao Bang confina con la Cina e le tensioni tra i due paesi non si sono ancora del tutto esaurite) e per comunicare con le popolazioni locali.

Elenco dei partecipanti

BA = Benassi Andrea (Speleo Club Roma)

CS = Candida Stefano (Gruppo Speleologico Sacile)

CG = Carrieri Giampiero (Gruppo Speleologico Piemontese)

IL = Imperio Luca (Gruppo Speleologico Sacile)

PP = Pezzolato Paolo (Commissione Grotte E. Boegan)

PG = Polletti Giovanni (Speleo Club Roma - Speleo Club de la Seine)

PR = Pozzo Riccardo (Gruppo Speleologico Piemontese - Gruppo Speleologico Biellese)

PE = Preziosi Elisabetta (Gruppo Speleologico "Pipistrelli" Terni - Speleo Club de la Seine)

SE = Stenner Elisabetta (Commissione Grotte E. Boegan)

L'area di ricerca

     Nel 94 le nostre attenzioni erano state rivolte più o meno a tutte le diverse aree carsiche della provincia di Cao Bang. Quest'anno invece abbiamo concentrato tutta l'attività speleologica nel Dong Mu plateau.

     Il Dong Mu plateau è una grande area carsica che presenta le tipiche morfologie tropicali (carso a coni con presenza di numerosi polje tra cui il principale è quello che ospita il villaggio di Dong Mu), è compresa tra il fiume Song Gam e il confine Cina - Vietnam a N, la pista Cao Bang - Nguyen Binh - Bao Lac a E e S, il fiume Song Tse Lao ad E.

     Idrologicamente è interessata da un modesto numero di corsi d'acqua perenni, i principali dei quali sono i già citati fiumi che ne delimitano i confini a N ed E: in particolare il fiume Song Gam, scorre a quote comprese tra 350 e 250 m slm incassato tra ripidissimi pendii che raggiungono quote superiori a 1700 m slm.

     Più in generale tutta la fascia N ed W del Dong Mu plateau è compresa oltre 1000m slm (altezza massima 1724m slm) e degrada verso E per raggiungere le quote 300-200m slm del fiume Song Tse Lao.

     L'area è parzialmente attraversata da piste percorribili con mezzi 4x4 di cui le principali sono la citata Cao Bang - Nguyen Binh - Bao Lac (80 km) e la Cao Bang - Thong Nong - confine con la Cina (70 km di cui 20 percorribili su asfalto).

     La popolazione (sono presenti diverse minoranze etniche) è sparsa un po' ovunque sul territorio anche se, ovviamente, è maggiormente concentrata lungo le poche fascie pianeggianti (piane fluviali e maggiori polje), sede anche delle vie di comunicazione. La distribuzione della vegetazione risente naturalmente della presenza antropica: le fasce pianeggianti sono intensamente coltivate a riso o mais mentre la foresta è preservata pressoché intatta solamente nella parte più interna del plateau.

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Il Pozzo di Mucai, ...freddo tropicale                                R. Pozzo

 

     Non importa la latitudine, credo. L'acqua che ti entra a cascata nel colletto della tuta ti infradicia e ti toglie le forze in Marguareis come in Vietnam, specie se stai aspettando i compagni in un terrazzino di un pozzo da 130. E, nonostante la temperatura di circa quindici gradi, quando sei bagnato e stai fermo per molte ore, il freddo, tropicale, è più o meno come quello "alpino".

     Del resto siamo venuti qui per fare speleologia, e non è proprio il caso di lamentarsi se invece delle solite gallerie venti metri di diametro, lunghe chilometri, col loro bel torrente che vi scorre dentro, stiamo esplorando una grotta verticale, con tutti gli orpelli tecnici del caso (tipo traversi da paura, pozzi profondissimi e tanti. tanti spit, ben battuti alla "vecchia").

     Gran bel posto, dunque. Ci troviamo all'interno di un dolinone inghiottitoio nei pressi del "passo muffa", così denominato per via di una certa grappa di riso che produce il contadino che abita lì vicino, coltivando sì il riso, ma anche svanate altre erbette del genere "ricreativo", buone per farci il sugo o per farcire il maiale di capodanno.

     Un piccolo torrente penetra nella grotta che sprofonda subito in una serie di pozzi arrestandosi, a livello dello strato impermeabile, in una strettoia in frana da cui non proviene aria, trecento metri più in basso. Da quel che sappiamo si tratta della maggiore verticale vietnamita. Ma la cosa interessante è che verticali di questo genere, facilmente anche molto più profonde, visto il potenziale calcareo di alcuni rilievi (oltre mille metri), sono ben più che probabili: noi ci siamo limitati (sto usando un eufemismo) a controllare che i "buchi" che interrompono i fiumi sulle carte fossero veramente grotte - e ogni volta ne saltava fuori almeno una mezza chilometrata - risorgenze o inghiottitoi. Eventuali battute esterne, sulle creste delle tette giganti (ops, volevo dire dei famosissimi coni calcarei che caratterizzano il carso tropicale) "daranno in futuro profondissime sorprese. Mucai Shaft, per esempio, è stato trovato per caso, mentre la squadra autodefinitasi della "bassa manovalanza"(Andrea, Stefano, Luca e Giovanni) stava appunto dirigendosi verso un inghiottitoio segnalato sul cinquantamila

     La grotta è stata esplorata nel giro di quattro punte, con gran dispiegamento di materiali (qualcuno finito accidentalmente in fondo molto prima che vi giungessero gli esploratori), "forze armanti" e pazienza certosina. Da segnalare infine la fantasia leggermente deviante, dei battezzatori di questi luoghi che, ad onta dell'etica anticoloniale elaborata a Casola l'anno scorso, hanno chiamato i pozzoni "Gabriel Pontello" e "Moana", in memoria delle due celebri pornostar, nonchè supporti "mitici"dell''autoerotismo di un'intera generazione di speleologi.

 

Le esplorazioni

     Da un punto di vista logistico, non potendo certamente pensare ad un'esplorazione sistematica di un'area carsica che supera 480 kmē di estensione in un periodo così breve, abbiamo scelto di fare base in due località dotate di un certo numero di comodità. Thong Nong, capoluogo dell'omonimo distretto, e Tin Tuc, piccolo centro minerario localizzato ad una decina di km a N di Nguyen Bihn.

     Il periodo di ricerca è stato suddiviso tra queste due basi da dove, quotidianamente, si partiva con i mezzi 4x4 verso gli obiettivi prefissati.

     Le ricerche si sono fortemente basate sulle evidenze morfologiche di inghiottitoi o risorgenze che apparivano sulle carte topografiche 1:100.000 e/o 1:50.000 della zona. Una volta localizzato in carta un punto potenzialmente interessante il lavoro pratico è consistito nel verificarlo sul terreno. Di fatto abbiamo controllato quasi tutti i principali punti visibili sulle carte, scoprendo che circa l'80% di essi era interessante speleologicamente.

     La relativamente elevata densità di popolazione fa sì che anche all'interno del plateau siano presenti piccoli gruppi di case o capanne collegati tra loro da numerosi sentieri che rendono facilmente accessibili anche le zone più remote. Grazie a questi sentieri, le necessità di aprirsi una pista nella foresta a colpi di machete, sono limitate tutto a vantaggio del maggior tempo dedicabile all'esplorazione sotterranea.

     Durante i 14 giorni di effettiva attività abbiamo esplorato 50 tra grandi e piccole grotte per una lunghezza totale che supera 13 km. In genere si è trattato di cavità a

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sviluppo prevalentemente orizzontale con circolazione idrica perenne, o di trafori idrogeologici.

     Il tempo ci ha spesso imposto di non accanirci verso una certa grotta con il risultato che alcune esplorazioni sono state palesemente parziali.

     Le principali grotte esplorate sono: il complesso Ban Chang-Rang Khieo-Ban Ngam (oltre 4.1 km di sviluppo totale), Na Kep-Pac Bo (2.2 km), Lung Nuong Nua (1.4 km) e Mu Cai shaft (300 m di profondità).

Sezione sviluppata del Mu Cai Shaft o abisso Gabriel Pontello (P = -300m).

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Traversata Na Kep-Pac Bo: gallerie con sorpresa                 R.Pozzo

 

     Sappiamo che il fiume che scorre lungo la valle di Tin Tuc, piccolo villaggio minerario ai confini con la Cina, si infila improvvisamente nella montagna stringendosi in una gola dalle pareti a picco. Il nostro obiettivo è quello di verificare se la risorgenza si trovi nella valle di Nguyen Bihn, sull'altro Iato della montagna, e precisamente nella grotta che un anno fa Giampiero, Ube e Giovanni hanno esplorato per un tratto, bloccati poi da una piena che li ha sorpresi a valle di un sifone.

     Considerata l'impraticabilità della forra d'ingresso, decidiamo di entrare dall'alto, da quello che ci sembra essere un vecchio inghiottitoio fossile

     Percorriamo la grotta per un centinaio di metri, fino ad arrestarci sulla sommità di un pozzo, profondo altrettanti. Si sente il rumore dell'acqua, molto forte, che scorre più in basso: siamo effettivamente sopra il punto in cui il fiume viene inghiottito dalla montagna dall'esterno.

     La discesa del pozzo ci porterà via due giorni due punte per l'armo e una per il disarmo, alle quali partecipano Fox, Betty, Giovanni e chi scrive. Occorrerà piantare 32 spit (a mano, visto che il trapano non ce lo siamo portato), per attrezzare un mega traverso che dalla cima del pozzo ci porti fuori dalla forra, sul fondo della quale è impossibile la progressione (A dire il vero un tentativo di procedere a nuoto tra i flutti è stato fatto, ma la corrente era talmente forte che avrebbe spazzato via il malcapitato Fox, sputandolo all'esterno del monte, se non fosse stato assicurato alla corda, L'abbiamo perciò "ripescato" quasi subito (L'esecuzione del traverso è un capolavoro di arte armatoria: acrobazie da circo nelle posizioni più impensate, sfruttando ogni minimo appiglio delle pur lisce pareti della forra per scendere in diagonale il punto più stretto della gola. L'abilità e l'esperienza di Fox che ha alle spalle anni di funambolismi in grotte e pareti di mezzo mondo è stata determinante (nota: e con questa sviolinata, caro il mio Fossile, le cene che mi devi a Trieste diventano inesorabilmente due!).

     "Liberaa", urla dal buio. È il segnale che l'ultimo chiodo è stato piantato. Dovrebbe aver raggiunto il fondo. Ci caliamo anche noi, atterrando nel bel mezzo di un lago. Il fiume, riacquistata una pendenza regolare, scivola tranquillo sottoterra, con le sue belle anse in una galleria quasi circolare del diametro di una quindicina di metri. La grotta, come ci auguravamo, continua e alla grande.

     Ma ecco la sorpresa: oltre il lago, dietro la prima curva, ci imbattiamo in una pala di bambù, alta sei metri e azionata da un argano rudimentale. Vicino ci sono attrezzi da scavo: zappe, picconi, scalette e piatti per la ricerca dell'oro. Più avanti, una luce fioca da lampada a petrolio: sdraiati sulla paglia, in una nicchia in parete, due minatori vietnamiti, calzoncini corti e ciabatte infradito, sgranano gli occhi.

     Ci guardiamo increduli e stupiti: noi occidentali convinti di "conquistare l'ignoto", i 'padroni di casa" che mai si sarebbero aspettati di incontrare i marziani sul posto di lavoro. Ci togliamo dal reciproco imbarazzo scambiandoci sorrisi, tavolette di cioccolata e sigarette alla menta.

     Li abbiamo meravigliati, ma siamo ospiti; e come fanno tutti i vietnamiti con chiunque passi da casa loro, anche i nostri amici minatori tirano fuori da un angolo della nicchia un vassoio con bricco e tazzine e ci preparano il thè, bevanda a quanto pare specifica di chi frequenta !e grotte, indipendentemente dal perché lo faccia e dall'angolo di mondo in cui si trovi.

     Ci parliamo a gesti e a sorrisi. Riusciamo a capire che l'entrata della grotta (entrata per loro, per noi è l'uscita che cercavamo) si raggiunge in tre ore di cammino.

     I cercatori d'oro - troveremo altri bivacchi improvvisati lungo il percorso - fanno turni di una settimana. Risalgono il fiume sotterraneo e lavorano sodo setacciano le sabbie aurifere, "coltivano" il greto del torrente formando cumuli con i ciottoli di scarto e deviando il corso d acqua in canali artificiali, alla stessa maniera dei loro colleghi di superficie che all'esterno hanno "colonizzato" tutto il corso del fiume. Il paesaggio è tra i più suggestivi.

     Rileviamo i due chilometri di grotta che ci separano dall'uscita (si, è proprio la risorgenza esplorata l'anno scorso) e torniamo indietro prendendo un sacco di fotografie. Una bella esplorazione, naif.

Grotte minori nell'area di Tin Tuc

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Posizionamento planimetrico del complesso Ban Chang - Rang Khieo - Ban Ngam (L=4100 m)

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Il traforo di Ca Nyen: un serpente lungo quattro chilometri

     Una canna di bambù con una ruota in fondo. Un bastoncino di traverso per fare il manubrio, ed ecco la motocicletta più potente e veloce che c'è, per correre scalzi sui sentieri in mezzo alle risaie che circondano l'abitato di Ca Nyen. È il giocattolo preferito di tutti i bimbi del posto. Ci circondano, ci interrogano con gli occhi vispi e con il sorriso. Sono irresistibili (provate a chiedere a Papa Giovanni Polletti XXIVl!). Il nostro giocattolo preferito, invece, sono le grotte, ma non per questo ci rifiutiamo di fare una gara con gli splendidi chopper indigeni.

     La nostra meta è la grotta Ban Ngam, ampia risorgenza che si apre a poca distanza dal villaggio. Il lago che si forma all'esterno della grotta è "vissuto" dai locali sotto diversi aspetti: è il lavatoio dove le donne fanno il bucato, è lo spazio di gioco dei bambini, è la riserva idrica del paese, è la fonte di energia elettrica, ottenuta per mezzo di piccole turbine azionate dall'acqua incanalata, che illumina tutte le capanne e alimenta le radioline a transistor o i modernissimi dispositivi per il karaoke.

     Perlustriamo prima il cavernone di accesso alla cavità dopo un centinaio di metri sembra sifonare. Usciamo convinti più dal rilievo topografico che ha fatto Marc questa primavera, che dai nostri occhi sbadati. Scopriremo più avanti che il presunto sifone non è del tutto tale: un minuscolo spiraglio tra acqua e roccia permette infatti di superare l'ostacolo e... Ma andiamo con ordine.

     Ci dividiamo in due squadre per controllare due inghiottitoi dell'ipotetico traforo idrogeologico di Ca Nien, posti dall'altra parte della montagna.

     Il primo è la grotta Ban Chang, che si apre sul fondo di un'immensa valle cieca (polje) già esplorata da Marc. Si spera che, data la stagione secca, sarà possibile oltrepassare il sifone che, a mezzo chilometro dall'ingresso, chiude la cavità. Speranza vana. Ma l'avventura merita ugualmente di essere raccontata "Ehi, gapo, - fa il Carrier più acquatico (perchè dicono dotato di pinne) dei tre - qui, volendo si può andare avanti a nuoto, sembra continui. Mi butto".

     Appena m'immergo, la voce, è il caso di dire tremula, di Betta sibila un "Non-ti-muovere-ho-visto-un-serpente-di-due-metri-tuffarsi-nell'acqua". Segue dietrofront rapido con contorno di psicosi collettiva: d'improvviso tutti vedono serpenti dappertutto, tra i ciottoli, arrotolati sulle stalattiti, ogni ramoscello, ogni ombra diventa istantaneamente il più velenoso e lungo rettile della terra.

     Il sifone è un sifone, non c'è secca che tenga.

     Del resto la grotta fa 20/25° , molti di più che all'esterno. Logico che ci vengano a svernare i serpenti. E non solo quelli. L'antro si rivela essere un vero e proprio zoo. Ecco l'elenco che ha stilato Giampiero: ragni, migali, scolopendre, rane, pipistrelli, chiocciole, antilopi, giaguari, narvali e pettirossi.

     Il secondo buchetto da controllare è un enorme sfondamento pozzo-doliniforme (Rang Khieo) ubicato un duecento metri più in alto dell'antro delle serpi. Ci vanno Fox e Betty.

     Bardati di tutto punto, con machete, corda da cento, trousse d'armo e set da rilievo, si risparmiano il lavoro di disbosco e la calata, e fanno il colpaccio. Trovano un sentierino che li porta in fondo alla dolina per comodi gradini fino all'imbocco di una gran caverna. Gli abitanti del vicino villaggio dunque conoscono il segreto della montagna e vi penetrano abitualmente, forse per rifornirsi d'acqua. Fox e consorte percorrono un lungo tratto di galleria dalle dimensioni sbalorditive, che si avvita a spirale in discesa, e intercetta il fiume sotterraneo. L'amonte sifona poco più in là: è il sifone del serpente, visto da dietro. L'a valle prosegue per chilometri, fino a sfociare all'esterno, nel laghetto della risorgenza di Ca Nyen. Il giorno appresso i nostri rilevano in corsa tutto quello che si riesce, oltrepassano a nuoto lo pseudo sifone, sbucano fuori, sul primo pomeriggio, in mezzo ai bambini festanti e allo stupore generale; fanno marcia indietro; gallerie e fiume; dolina; uscita. Aggirata la montagna dall'esterno, ritornano a Ca Nien, giungendo puntuali all'appuntamento con l'altra squadra sul far della sera. Il giorno dopo ancora, la faccenda si ripete più o meno uguale, solo con qualche speleologo in più. Si finisce il rilievo, si documenta il tutto con fotografie, si esce tardissimo, ma con un bottino di oltre quattro chilometri di traversata.

R. Pozzo

 

Prospettive future

     Le esplorazioni speleologiche nel Dong Mu plateau ad oggi effettuate (nostra prespedizione agosto 94, francese nell'aprile 95, questa spedizione) hanno sommariamente riguardato il 15-20% del suo territorio. Il "cuore" del plateau a tutt'oggi non è ancora stato visitato da nessun speleologo, fatta salva una "puntata" dì Marc ed Anne (da Bao Lac al villaggio di Dong Mu a piedi in giornata: 20+20 km).

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     La zona è difficile perché raggiungibile solamente a piedi, i sentieri sono scarsi, così come l'acqua mentre la foresta ne ricopre buona parte.

     Le carte topografiche, per questa zona, non riportano punti di particolare interesse quali grandi pozzi o inghiottitoi anche se la morfologia generale lascia presupporre la possibile esistenza di estesi reticoli di gallerie al di sotto di coni e doline.

     Le difficoltà di un'eventuale spedizione nel centro del Dong Mu plateau, aumentano se si pensa alla necessità di poter comunicare con popolazioni che, molto spesso, non parlano il Vietnamese e che non riescono a capire per quali motivi un gruppo di occidentali dovrebbe essere interessato alle grotte presenti sul loro territorio; più facile è invece credere che gli occidentali siano interessati alle coltivazioni di papavero da oppio, presenti in microcampi sparsi nella foresta e grande motivo di diffidenza da parte dei contadini locali verso gli stranieri (coltivare papaveri da oppio è vietato e si rischiano pene molto severe).

     Da non dimenticare poi che bisogna portarsi tutto sulla schiena (niente animali da soma o portatori). Difficile quindi immaginare future spedizioni che si dedichino alla ricerca di grotte da quelle parti, difficile ma certamente accattivante e con buone prospettive di grandi successi.

     Per quanto riguarda i 9 protagonisti di questa avventura se ne è discusso: alcuni sarebbero disponibili ad addentrarsi nel Dong Mu plateau, altri pensano piuttosto ad una terza spedizione da effettuarsi in un'altra grande area carsica (oltre 800 kmē) della provincia di Ha Giang, ad W della provincia di Cao Bang.

     Nei prossimi mesi se ne parlerà ancora, per ora abbiamo prenotato i biglietti aerei per il prossimo viaggio: arrivederci Vietnam.

Profilo schematico della traversata Nam Kep-Pac Bo

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Bibliografia speleologica

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Meteorosok Vietnamban - Karszt ex Barlang 1983 (1/2 pagina)

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Kras Vietnamu - J.Vasatko - Ceskoslovensky Kras - N 35 1984 (7 pagine)

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The development of karst landscape in Vietnam - P. Khang - Acta Geologica Polonia, Vol. 35      N 3-4 1985 (18 pagine)

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Karstmorphological and speleological observations in Vietnam - G.Szentes - The British Caver, vol. 101 spring 1987 (11 pagine)

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Some remarks on the Karst in Vietnam, expecially in the Thanh Hoa Province - V.Cilek - The British Caver, vol. 105 summer 1988 (4 pagine)

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Some remarks on the Karst in Vietnam, expecially in the Thanh Hoa Province - V.Cilek - Speleoforum 88 - Czec Speleological Society (3 pagine)

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Evolution of Tropical Karst and caves in the Red River delta Region - G.Szentes 10 International Congress of Speleology - August 1989 (3 pagine)

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North Vietnamese Karst - I.V. Kachcovskij - 10 International Congress of Speleology - August 1989 (1/2 pagina)

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Resoconto (in cirillico) della spedizione bulgara 1989)

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Vietnam - Speleologie N37, 1990 (1/2 pagina)

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Die langsten und tiefsten Hohlen Sudostasien Stand 1988 - H.Kusch - Die Hohle 1990 (4 pagine)

Profilo schematico del complesso Bang Chang - Rang - Khieo - Ban Ngam

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Presentation des regions karstiques du Vietnam - P. Khang - Karstologia N°18, 2° semestre 1991

·

The caves of Phong Nha & Hang Toi (Quang Binh) - H.Limbert - The International Caver 2 1992 (6 pagine)

·

Caving on the Ho Chi Minh trail - T. Jarrat - Journal of the Bristol Exploration Club - july 1992 (8 pagine)

·

Vietnam 1992 Return to the river caves of Quang Binh - H.Limbert - The International Caver 5 1992 (7 pagine)

·

Caves in the province of Lang Son, Vietnam T. Allen international Cavers 9 1993 (4 pagine)

·

Belgian - Vietnamese speleological expedition Son La 1993 AA 1993 (30 pagine)

·

Going underground - M. Thorton - The West magazine, April 1994 (4 pagine)

·

Vietnam - A cavers paradise H. Limbert - International Cavers 12 1994 (8 pagine)

·

Cao Bang 94. La prima spedizione speleo italiana in Vietnam. G.Carrieri - Speleologia N°32 Marzo 1995 (9 pagine)

·

Dong Mu 95 Expedition Speleologique au Vietnam A. Cholin, M.Faverjon Societé Cevenole de Spéléologie et de Préhistoire, Féderation Française de Spéléologie. Octobre 1995 (25 pagine)

 

 

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Cronologia del campo

17 dic

BA, CS, IL, PG, PE

Dall'Italia ad Hanoi

18 dic

BA, CS, IL, PG, PE

Logistica: contatti con l'Università di Hanoi

19 dic

BA, CS, IL, PG, PE

CG, PP, PE, PR

Logistica: acquisto cibi e stoviglie, affitto fuoristrada

Dall'Italia ad Hanoi

20 dic

Tutti

Logistica: conclusione acquisti, affitti, etc

21 dic

Tutti

Traferimento Hanoi - Cao Bang (290km per 8h di auto su strada asfaltata)

22 dic

Tutti

Logistica: acquisti cibi freschi, permessi polizia.

Nel pomeriggio trasferimento Cao Bang Thong Nong (50km per 3h: 20km di asfalto + 30km sterrato)

23 dic

CS, IM, PG

Esplorazione fino a quota -50m di Mu Cai Shaft (abisso Gabriel Pontello)

 

BA, CG, PR

Esplorazione di: Phia Tac (1 e 2)

 

PP, SE

Esplorazione di: Khuoi Hco (1, 2 e 3), Thang Tha (1 e 2) e dei primi 100m di Ban Bua (risorgenza di rio Brandolin)

24 dic

BA, CS, IM, PG

Mu Cai Shaft: esplorazione da -50m a -200m

 

CG, PR, PE, SE

Esplorazione di Ban Rhic (1 e 2) e di Lang Rioh

25 dic

CG, PP

Ban Bua: esplorazione acquatica per circa 400m

 

PR, PE

Esplorazione di Coc Cang e (parziale) di Pac Thay

 

BA, CS, IM, PG

Riarmo di Mu Cai Shaft (piantati oltre 20 spit)

26 dic

CG, PR, PE

Bang Chang: visita della grotta (trovata ed esplorata nell'aprile 95 da M.Faverjon + A. Cholin); esplorato piccolo ramo laterale

Esplorazione dei primi 500m circa di Rang Khieo

 

PP, SE

Ritorno alla base dal riarmo di Mu Cai Shaft

 

BA, CS, IM, PG

 

27 dic

BA, CS, Pc, SE

Esplorazione in traversata di Rang Khieo + Bam Ngam (sistema Bang Chang-Bang Ngam)

 

CG, IL, PP, PG, PR

Completata l'esplorazione di Mu Cai Shaft

28 dic

Tutti

Rientri dalle esplorazioni del 27 dic riposo generale

29 dic

CS, CG, PP, PG, PR,

SE

Completata l'esplorazione del sistema Bang Chang - Bang Ngam

 

BA, IL, PE

Esplorazione parziale di Mu Cai Cave 1 e 2

30 dic

CS, CG, PP

Ban Bua: esplorati ulteriori 50m circa fermi alla base di uno scivolo ascendente

 

PE, SE

Esplorazione di Na Dong

 

BA, CS, IL, PG

Esplorazione dei primi 100m di Dong Chang (Il Guerriero del Serpao)

31 dic

CG, PP, SE

Completata l'esplorazione di Dong Chang

 

BA, IL, PR, PE

Completata l'esplorazione di Pac Thay

01 gen

Tutti

Trasferimento Ntong Nong - Cao Bang - Nguien Bihn (Cao Bang - Nguien Bihn: 80km di sterrato per 2.5h di auto)

Un po' di statistiche

Numero di partecipanti alla spedizione

10-11

9 italiani + 1-2 accompagnatore vietnamita

Giorni di attività esplorativa

14

 

Giorni di trasferimento (escluso viaggio aereo)

6

Percorsi circa 1500km

Numero di cavità esplorate

50

 

Lunghezza totale delle cavità esplorate (km)

13.1

Di cui rilevati strumentalmente oltre 11.9km

Cavita più estesa (km)

4.1

Complesso Bang Chang - Bang Ngam: 3.6+0.5 (km)

Cavità più profonda (m)

300

Mu Cai Shaft (ahisso Gabriel Pontello)

Carburo utilizzato (kg)

50

La resa è inferiore a quella del carburo venduto in Italia

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02 gen

Tutti

Trasferimento Nguien Bihn - Tin Tuc (20km di sterrato per 1 h di auto)

03 gen

BA, CS, CG, PP, PG, SE

Esplorazione parziale di Nam Kep 1 e 2

 

IL, PR, PE

Esplorazione di Cao Thi 1a e 1b

04 gen

CS, CG

Inghiottitoio di Canh Cong ed esplorazione parziale di Luong Luong Nua 1

 

PP, PG, PR, PE

Continua con difficoltà l'esplorazione di Nam Kep 2 (20 spit per 100m di profondità)

05 gen

CG

Rientro ad Hanoi dal Vietnam

 

PP PG PR

Terminata l'esplorazione di Nam Kep 2 fino alla congiunzione con Pac Bo

 

PE SE

Esplorazione di Coc Thoc

 

BA CS IL

Esplorazione parziale di Lung Nuong Nua 1

06 gen

PP PR PG SE

Terminato rilievo e disarmo di Nam Kep 2 - Pac Bo

 

CS IL PE

Completata esplorazione di Lung Nuon" Nua 1

07 gen

PE SE

Esplorazione di Lung Nuong Nua 2 e Cac Leou 1

 

BA LI PP PR

Esplorazione di Nui Lang Nuong 1 e 2

 

CS PG

Esplorazione di Lang Chang

08 gen

LI PE SE

Completata esplorazione Lung Nuong Nua 2

 

BA CS PP PG PR

Visita alla grotta-tempio di Tin Tuc

09 gen

Tutti

Rientro ad Hanoi

15-20 gen

Tutti

Turismo (A Long Bay -Hue) e rientro in Italia

 

Il tratto finale della traversata Na Kep - Pac Bo

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Le grotte esplorate dalla spedizione

Elenco delle cavità esplorate durante la spedizione: Cao Bang 95

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LA SPELEOLOGIA IN VIETNAM

Spedizione

Anno

Provincia

Principali risultati

 

 

 

 

Bulgari

1989

Quang Ninh

5.7km di rilievi tra cui: Hong Luong (1.2km)

 

 

 

 

Inglesi

1990

Quang Binh, Ninh

Binh, Hoa Binh,

Quang Ninh

20 km di rilievi tra cui: Toi (4.5 km), Phong Nha (3.3 km) nella Quang Binh P.: Na Lon (3.0 km) nella Ha Son Binh P. e Hanh (1.3km) nella Quang Ninh P.

 

 

 

 

Inglesi

1992

Quang Ninh

28 km di rilievi tra cui: Vom (13.9 km), Pong Nha 7. 7 km, Toi 5.2 km, Rue Mon (2.8 km) e Ruc Carung (2.8 km)

 

 

 

 

Inglesi

1992

Lang Son

13.5 km di rilievi tra cui Ca Cave(3.3 km)

 

 

 

 

Belgi

1993

Son La

10 km di rilievi tra cui: Doi (1.4 km)

 

 

 

 

Australiani

1994

Hoa Binh

Khoang Cave (5 km).

 

 

 

 

Italiani

1994

Cao Bang

Prespedizione: 3 km di rilievi

 

 

 

 

Australiani

1995

Hoa Binh

Ha Giang

Una grotta verticale (prof.>250m) nella P. di Ha Giang - Grotte orizzontali nella P. di Hoa Binh

 

 

 

 

Francesi

1995

Cao Bang

Prespedizione: localizzazione di alcune interessanti grotte nei distretti di Tra Lhin c Thong Nong - 1.5 km di rilievi

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Natale in Sardegna '95

Attilio Eusebio

     Il perche è un misto di percezioni sottili, di sensazioni indescrivibili e anche di emozioni che è difficile trasmettere a chi non c'è stato: vuoi per il clima, per gli odori della macchia mediterranea, per salutare i tanti amici che abbiamo nell'isola, per divertirsi a percorrere grotte da favola e anche per ripercorrere, magari con sopite speranze, le strade che i nostri "padri spirituali" hanno seguito fino a metà degli anni sessanta.

     Tutto questo miscuglio fa crescere la voglia di tornare.

     Daniele e Meo la pensavano allo stesso modo.

     Poi per chi vive in mezzo alla nebbia e al casino spezzare il lungo inverno, con un giro in zone calde (o quasi) e tranquille, rinfranca lo spirito e la mente.

     Certo la Tirrenia non aiuta, il servizio è quello che è - carro bestiame - e la spesa altissima non è certo al pari del servizio. Comunque si va.

     Siamo in tanti, alle famiglie Vigna-Pastorini ed Eusebio-Valente, si accompagnano le coppie Daniele-Sincro, Super-Elena e Spazzola-Simonetta e due single dichiarati Cristina e Gigi ex-allievi.

     Il programma di sabauda ispirazione è ferreo: grotte, grotte e ancora grotte.

     Così sbarchiamo sull'isola il 26 tutti o quasi - manca Meo che arriverà due giorni dopo - e "quasi" la vettura di Daniele, che avendo dimenticato i biglietti a Torino riesce ad imbarcarsi saltando al volo dentro la stiva.

     La destinazione è il rifugio del Gruppo Grotte Nuoro nella valle di Lanaittu gentilmente messoci a disposizione dagli amici di Nuoro (che qui ringraziamo infinitamente) dove incrociamo triestini e faentini. Giro turistico e fotografico a Su Guanu senza risultati di rilievo e alla necropoli di Tiscali.

     Si va in esplorazione invece alla Voragine di Tiscali, sul fondo si disostruisce, tra pietre e fango, e si filtra in un ambiente strettino con una debole corrente d'aria. Il presidente va avanti fino ad una saletta. Qui un condottino stretto chiude ogni speranza.

Cala Fuili

     Il 29 abbandoniamo Lanaittu e ci dirigiamo in quel di Calagonone, in una bellissima casa a prezzo modico: il giorno seguente si sale

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a curiosare verso il Supramonte di Urzulei seguendo le teorie del famoso idrogeologo Vigna sulla formazione delle cavità al contatto tra graniti e calcari. Nella zona di Is Grottas si rivedono alcuni buchi, in uno di questi il sempre nostro idrogeologo si ferma su un pozzetto interessante anche se già spittato con una debole corrente d'aria - sicuramente da rivedere. Nel pomeriggio si va a trovare Leo Fancello a Dorgali che ci indica un paio di mete per i nostri giri.

     Una di queste è una grotta bellissima, dal nome difficile che nessuno di noi ricorda, posizionata nella Codula Fuili, dove andremo due giorni di fila, il primo a cercare di aprire, senza convinzione, una strettoia ed il secondo a far foto con i bambini. In questo secondo giro il buon Meo scopre un condottino stretto con aria che pare proseguire ma non si passa: così propone di mandarci un bambino legato per i piedi (per ricuperarlo nel caso si incastrasse), poi fortunatamente il buon senso prevale, il meandro resta "vergine" e il "telefono azzurro" non squillerà, almeno per ora, a causa nostra.

     Dopo una tranquilla festicciola di fine anno con Corrado Conca e gli speleo di

Grotte di Sardegna

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Thiesi il primo dell'anno si va a Cala Luna dove i grottoni entusiasmano il già citato idrogeologo folle che il prossimo anno vuole stabilirsi lì.

     Daniele, Spazzola e le rispettive signore partono verso il continente, mentre i restanti, muniti di mute, canotti, macchine foto, ecc... si dirigono al Bue Marino senza conoscerne la strada di accesso e le varie problematiche collegate.

     Ma si sa la fortuna aiuta gli audaci così dopo molto girare con il mare che sta diventando agitato troviamo l'ingresso (non che sia difficile da trovare, è abbastanza grosso e visibile, ma se non si sa dove eè...): una rapida escursione di poche ore permette di fare un giro acquatico fantastico con fotografie anche belle e di suscitare in noi tutti, ma soprattutto nel folle idrogeologo, un entusiasmo senza pari.

     L'uscita al tramonto, con mare calmo, temperatura primaverile e assenza di vento completa positivamente il giro.

     Con questa uscita turistica si completa l'attività speleologica sull'isola, come accade spesso non abbiamo trovato nulla di nuovo, del resto non era nei programmi cercarlo, ma ci siamo fatti una bella idea delle zone e qualcosa mi dice che ritorneremo.