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GROTTE
anno 37, n. 116 - settembre-dicembre 1994
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
sommario
Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 3 di aprile 1995.
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE
GRUPPO III PUBBLICITÀ INFERIORE AL 70%. - TORINO
Direttore responsabile: Emanuele Cassarà
(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)
Pubblicità inferiore al 50%
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Redazione: |
Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio, |
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Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner, Riccardo Pavia. |
Foto di copertina: Ube Lovera (Nel ghiacciaio Malbec 2 - Patagonia)
Bozzetti di Simonetta Carlevaro
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Stampato con il contributo della Regione Piemonte (Legge regionale 69/81)
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Notiziario |
Assemblea di fine anno 1994 e inizio anno 1995 del GSP.
Si sono tenute congiuntamente il 12 gennaio 1995 con il consueto ordine del giorno. Si è innanzitutto data relazione sommaria dell'attività del 1994: riassunta dal Presidente uscente Grossato. Le esplorazioni, a parte la spedizione in Patagonia (v. numero 114) e uscite scialpinistiche per localizzare buchi soffianti, si sono ravvivate intorno a giugno soprattutto con le ricerche e le disostruzioni sulle Colme. In luglio si è lavorato alle gallerie sul fondo di PB. Abbastanza fruttuoso è stato il campo estivo, specie con le prosecuzioni degli abissi Hippy Cannelunghe e Gonnos, con l'abisso Sardu che entra già tra le nostre cavità superiori al km di lunghezza, nonché con l'acquisizione d'un buon amalgama con le ultime leve.
Contemporaneamente si è svolta una spedizione in Vietnam con cui si sono verificate le potenzialità speleologiche di quel paese, stabiliti contatti con i locali e gettate le basi per un prossimo ritorno. In autunno da ricordare le punte ad A 11 (oltre 300 m di gallerie nuove e promettenti sviluppi) e i lavori sulla Mirauda (Miranca, Miraggio). Nel complesso un bilancio soddisfacente e di buon auspicio. Tra le altre attività, il 37° Corso diretto da L. Bozzolan, F. Cuccu e D. Girodo, e il riuscito Convegno Margua '94.
Riguardo ai programmi esplorativi per il nuovo anno, andranno inclusi senz'altro ricerche ai Biecai e esplorazioni in A 11, nonché l'approfondimento di conoscenze su zone note e la ricerca di nuove, come quelle in Savoia e in Grigna. Vigna ha suggerito di redigere una lista di lavori di varia entità da svolgere quando mancano alternative più concrete.
Si è poi data relazione dell'attività delle varie sezioni, di cui sono stati nominati i responsabili, che hanno avanzato proposte di massima per il 1995.
Ordinaria amministrazione per l'Archivio, per il quale si è suggerito di acquisire nuovi dati essenziali e documentazione fotografica che rischia di andare perduta se conservata privatamente, nonché di esaminare possibilità di miglioramento ai fini dell'utilizzazione pratica. È stato confermato responsabile C. Balbiano.
Per l'incarico di aprire e chiudere la sede (svolto da Barisani e Grossato, e poi da Bozzolan), vengono nominati G. Fanchini e D. Grossato. Da fine corso a fine estate le riunioni potrebbero essere spostate in magazzino.
Per la Tesoreria e l'Amministrazione, Eusebio ha comunicato che il taglio dei finanziamenti della Regione e dell'Uget ha provocato un deficit di bilancio superiore ai 4 milioni, per ora fronteggiato con l'attivo della situazione patrimoniale. In particolare, sono state ingenti le spese di magazzino. Sono stati riconfermati L. Valente per la Tesoreria e A. Eusebio per l'Amministrazione. La quota sociale rimarrà invariata, ma verrà inasprita la lotta contro l'evasione.
La relazione di attività della Biospeleologia (A. Casale) è pubblicata su questo bollettino.
Per la Biblioteca (resp. L. Bozzolan, riconfermato) è proseguito il lavoro di catalogazione al computer, che se la collaborazione sarà adeguata dovrebbe essere ultimato entro il 1995. Le pubblicazioni sinora registrate sono 1760. È grave il problema dello spazio, cui di potrà ovviare spostando una parte del materiale in magazzino, in armadi da procurare.
Per il Catasto e gli strumenti da rilievo, B. Vigna (riconfermato) segnala la situazione precaria dell'aggiornamento catastale e della registrazione delle cavità trovate nell'estate. Ovviamente le trascuratezze riguardano anche gli altri gruppi piemontesi, per non
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parlare del GS Imperiese che rifiuta di fornire i dati relativi a moltissime cavità della parte piemontese delle Liguri. È necessario riposizionare le cavità sulle nuove carte in scala 1:10.000 della Regione, e non è lavoro facile. Vanno ricontrollati dati ormai superati da nuove scoperte, e per questo è indispensabile la collaborazione di alcune persone: oltre a Vigna, se ne incaricheranno D. Bregolato, G. Fanchini, D. Grossato e M. Taronna. Riguardo agli strumenti, essi sono a posto e funziona altresì il sistema di distribuzione delle 4 musette da rilievo.
Per il bollettino Grotte, M. Di Maio (riconfermato) fa presente il notevole impegno profuso dai redattori, che si sono riuniti una quindicina di volte, e in particolare di A. Eusebio che si occupa della grafica. I tre numeri hanno totalizzato 180 pagine, contro le 188 ( e non 118 come per errore risulta sul boll. 113) de11993; la spesa continua a essere ingente malgrado il lavoro eseguito in economia, e se la situazione finanziaria non migliorerà sarà necessario qualche sacrificio: si è parlato a questo proposito di far passare la periodicità da quadrimestrale a semestrale. La quota per gli esterni al Gruppo per ricevere il bollettino è stata portata a 20.000 lire.
Si continua a raccogliere materiali didattici (resp. G. Carrieri, riconfermato), aggiornando. Eusebio comunica che l'AGSP ha in progetto la revisione e la stampa di dispense dei corsi.
Ordinaria amministrazione per la Segreteria, in cui B. Barisani sarà affiancata da S. Bettuzzi e E. Serra.
I locali sociali, un po' trascurati nel '94, saranno un salotto nel '95 secondo quanto promesso dal responsabile (riconfermato) U. Lovera.
Sul Magazzino ha relazionato V. Martiello, responsabile con G. Fanchini, A. Mantello e M. Scofet. Come al solito, molto materiale giace in varie grotte ancora armate. Fanchini e Martiello hanno rinunciato al reincarico, anche se il secondo sarà disponibile a dare una mano. L'esecutivo ha incaricato I. Cicconetti, A. Cotti, P. Fausone e A. Molino, che a loro volta cercheranno collaboratori eventuali.
Viene esposta la situazione dei materiali speciali, per i quali sono incaricati F. Cuccu e U. Lovera (riconfermati) più F. Belmonte.
Per la Capanna Saracco-Volante (resp. D. Girodo, V. Martiello e M. Scofet) sono stati eseguiti vari lavori di manutenzione e di miglioramenti, e se ne prospettano altri per l'anno nuovo. Al posto di Martiello (che però continuerà a mantenere i rapporti con la Commissione Rifugi dell'Uget) è incaricato F. Belmonte.
Per i rapporti con l'Uget rimangono confermati i consiglieri in carica Di Maio, Eusebio, Grossato e Lovera.
Infine A. Eusebio, presidente dell'AGSP nel cui consiglio sono anche Grossato e Lovera, sottolinea il buon funzionamento dell'Associazione. Ultima iniziativa è stata quella di collaborare con il Parco naturale del Pesio per corsi e stages naturalistici e speleologici.
La Volpe d'Argento è stata assegnata a V. Martiello che concorreva con U. Lovera.
Si è passati a eleggere su proposta dell'Esecutivo i membri effettivi e aderenti per il 1995, che sono risultati rispettivamente 24 e 49 e che sono elencati più avanti.
L'Esecutivo '94 ha tenuto non molte riunioni, ma l'impegno dei singoli è stato fattivo. Nell'intento di trovare per il futuro maggior collaborazione nella base, si è pensato di ampliare la rosa designando, oltre ai riconfermati L. Bozzolan, G. Carrieri, A. Eusebio, D. Grossato, U. Lovera e B. Vigna, anche Igor Cicconetti, Massimiliano Ingranata e Massimo Taronna.
Presidente è stato riconfermato Daniele Grossato, che nell'accettare ha però espresso
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il desiderio di essere sostituito non troppo tardi.
MEMBRI EFFETTIVI
Giovanni Badino v. S. Francesco da Paola 17, 81.23.089 (0330- 68.34.92)
Valentina Bertorelli v. Nizza 71, 66.99.244
Lorenzo Bozzolan (Z) v. S. Rocco 2, 21.54.60
Marilia Campaiola, v. Rovereto 12, Pino Torinese, 81.12.061
Giampiero Carrieri c.so Peschiera 281 , 72.14.74 (0360-41 .11 .26)
Igor Cicconetti p.za Rebaudengo 10, 246.44.83
Roberto Chiabodo (Arlo) v. Brusà 6, Valdellatorre, 96.80.165 (0360-29.77.13)
Franco Cuccu (Fof) v. Rossini 14, 88.84.59
Marziano Di Maio v. Cibrario 55, 75.12.53
Attilio Eusebio (Poppi) c.so Correnti 37, 32.18.07
Giovanni Fanchini (Piattola) v. Monfalcone 19, 36.20.56
Paolo Giaccone (Piccino) v. Bologna 17, Collegno, 78.03.266
Domenico Girodo (Mecu) v. Alpi Cozie, Avigliana, 93.02.53
Daniele Grossato v. Trana 17, 43.34.613
Massimiliano Ingranata (Max) v. Martiri della Libertà 27, 81. 71.182
Uberto Lovera (Ube) v. Tonale 16, 61.33.47
Andrea Manzelli (Manzo) c.so Francia 167, 74.82.40
Vincenzo Martiello (Spazzola) v. Veglia 18, 35.16.10
Claudio Oddoni (Cagnotto Bello) v. Santhià 2, 23.02.67
Riccardo Pavia v. S. Paolo 84, 38.55.010
Marco Scofet Regione Vigne 23, Villarbasse, 95.22.10
Massimo Taronna (Super) v. Redipuglia 6, Gassino Torinese, 96.01.255
Pierangelo Terranova vedi Campaiola
Bartolomeo Vigna (Meo) v. S. Bernolfo 53, Mondovì, 0174-55.21.23
MEMBRI ADERENTI
Carlo Balbiano v. Balbo 44, 88.71.11
Piergiorgio Baldracco vedi Ochner
Vittorio Baldracco vedi Ochner
Cinzia Banzato c.so Duca degli Abruzzi 84, Strambino, 0125- 71.30.36
Nicola Barbetta v. Bardonecchia 108, 74.73.37
Barbara Barisani v. Fratelli Carle 31, 59.00.34
Francesco Belmonte (Cesco) G. F. Re, Condove, 96.43.783
Elena Bertoldo, Località Cotonificio 5, Robassomero, 92.35.865
Simonetta Bettuzzi (Sincro) vedi Grossato
Donatella Bregolato Briaglia, Mondovì, 0174-56.33.22
Rossella Cabula vedi Carrieri
Patrizia Cannonito v. Pagliari 6, Saluzzo, 0175-47.165
Simonetta Carlevaro vedi Chiabodo
Achille Casale c.so Raffaello 12, 65.08.884
Roberto Cassulo v. Bertolotti 19, Rivarolo, 0124-42.40.12
Agostino Cirillo Pordenone, 0434-40.552
Diego Coppola, v. Piria 17, 47.30.013
Danilo Coral v. S. Chiara 39, 52.11.308
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Alberto Cotti v. Settimo 57/A, S. Mauro, 82.25.010
Carlo Curti vedi Cannonito
Daniela Dinice v. Aldo Moro 6, Trofarello, 64.90.036
Paolo Fausone strada F. di Cambiano, Moncalieri, 66.14.051
Carlo Garelli (Uccio) v. Fabbriche 15, 38.55.341
Renzo Gatti
Adriano Gaydou v. Baltimora 15, 36.51.60
Matteo Gillardi v. Milano 8, Settimo Torinese, 800.00.373
Beppe Giovine v. Rossetti 21, Cirie, 92.11.021 (0330-46.14.81)
Andrea Gobetti Matraia , Lucca, 0583-40.22.96
Maurilio Grassi v. Po 22, 81.23.452
Jo Lamboglia e Kathy Tour 21, route de Turin, Nice, 093-84.46.78
Consolata Lusso v. dei Mille 34, 81.23.330
Andrea Mantello v. Pacinotti 2, 48.11.90
Antonello Molino (Enos) v. Baretti 7, La Morra, 0173-33.357
Laura Ochner v. Baltimora 160/b, 30.72.42
Michele Pastorelli v.Plana 61, uff. 56.47.139
Margherita Pastorini vedi Vigna
Elio Pesci v. Piacenza 27, 43.74.667
Lucia Rattalino vedi Oddoni
Elena Rava v. 25 Aprile 109/19, 66.13.007
Giuseppe Romondia (Vito Catozzo) v. L. Gramegna 18, 21.60.050
Walter Segir (Papà) v. Brandizzo 65, Volpiano, 98.84.529
Enrica Serra (Iena) v. 4 Novembre 41, Condove 96.43.572
David Tesi (Vaporetto) v. Città di Gap 30, Pinerolo, 0121-32.32.15
Marco Trivero (Incrodator) v. Rivette 26, Cirié, 92.07.176
Loredana Valente vedi Eusebio
Paolo Vieta v. Salbertrand 41, 76.10.85
Manlio Vineis v. Alpignano 8, 76.25.44
Pierluigi Zappulla fraz. Masio 105, Poirino, 94.53.987
Walter Zinzala c.so Francia 207, Collegno, 41.52.015 (0360-56.48.46)
Notizie sociali
Farai bene ad appoggiarti con i gomiti sulle ginocchia in modo saldo se stai leggendo Grotte dove pensiamo. Walter Zinzala e Madama Gaioni, concubini da tremila anni, si sono sposati. Perché? Boh. C'è di più. Anche Z e Macchinetta si sono sposati ma non basta: il matrimonio con la panettiera è stato fatto con la pagnotta già in forno. L'erede arriverà a fine aprile.
Mica è finita qui. Dopo Marantonio che ha dimostrato che la speleologia savonese è riproducibile, adesso è toccato al secondo grande mercenario, Giampiero Carrieri che, con l'aiuto indispensabile di Rossella Cabula, ha prodotto Valentina Carrieri. Sarà scoppiata come la Valentina di gruppo? Vedremo nei prossimi anni. Benvenuta Valentina!
Più volte abbiamo pubblicato in questo notiziario che Margherita, moglie di Meo, era incinta. Era falso, lo riconosciamo, ma non riuscivamo a non ripetere questo scherzo infinito. Ora è vero: Margherita è proprio incinta. L'erede arriverà l'agosto prossimo.
Non solo Margherita è incinta. Anche Loredana Valente aspetta. Sostiene che sia stato tal Attilio Eusebio. L'erede arriverà a fine giugno. E tu, lettore, penserai: ma li conoscete gli anticoncezionali? Certo che li conosciamo, ma noi siamo papalini.
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È morto Mario, il ragno di Danilo Coral.
Era una migale tropicale che tutti i giorni veniva alimentata con un pezzettino di carne. Poi in seguito ad un colpo di freddo preso mentre era al cesso si e ammalata e non è più guarita.
È morto Mario, il ragno di Danilo Coral. W Mario.
Novità dal Piemonte
Gli amici di Cuneo (GSAM) proseguono il loro momento di gloria. Dopo Arrapanui, abisso marguareisiano trovato quest'estate, è ora la volta della Grotta delle Camoscere, risorgenza ubicata in Val Pesio che drena, con ogni probabilità, il settore della Labiaia. Il superamento di una strettoia ha portato a nuove gallerie con profondi bacini d'acqua. Lo sviluppo attuale, dice Dutto, è prossimo a 1 km con dislivello positivo di + 100 m.
Da parte degli amici di Imperia (GSI) è stata conclusa l'esplorazione nel ramo della Finestra dell'abisso Joe Gru sulle Colme, a -301. La grotta è stata disarmata.
Ancora il GSI, dopo aver disostruito in estate Omega 3, con punte di settembre-ottobre ha portato il rilievo a -407 m. L'esplorazione continua (attualmente -430) su meandri e pozzi.
Piaggia Bella -950
Speleo francesi del Dipartimento delle Alpi Marittime si sono immersi nel sifone finale già esplorato fino a -40 scendendo fino a -65 con il sifone che continua a scendere.
La profondità totale passa così da -925 a -950.
Buone nuove dall'Est
Beccuccio e Company hanno trovato un nuovo ramo ad Egidio: una finestra sullo "Zlatrog" (P385) li ha condotti attraverso una serie di pozzi fino a circa -500!!!
La nuova esplorazione udinpordenonese all'abisso P2 si è conclusa con un tuffo nel "Comici".
Il primo incontro sulle Tecniche di Spedizione all'Estero
Nei giorni 25-26-27 novembre 1994 si e svolto a Casola Valsenio il Corso/Incontro sulle Tecniche di Spedizione all'Estero. Nel suo genere è stato il primo mai svolto ed ha permesso di rompere il ghiaccio con "spedizionieri della Féd. Française de Spéléologie e inglesi. Anche solo per questo sarebbe stato interessante, ma è stato soprattutto lo scambio di opinioni, le osservazioni sulle zone, il fatto di confrontare le tecniche e le "ideologie", che lo ha reso qualcosa da ripetere con regolarità.
Giancarlo Zanelli
È prematuramente mancato a Serralunga di Crea Giancarlo Zanelli (Zeta kappa). Entrato in gruppo trent'anni fa, si era appassionato soprattutto ai problemi esplorativi e idrologici delle Fontanelle e Turbiglie, e a battere la Val Maira. Radio amatore (la sua sigla, I 1 Z K, gli aveva originato il soprannome), aveva cercato di risolvere l'annosa questione delle comunicazioni in grotta e specie di quelle sui grandi pozzi. Aveva cercato innanzitutto di alleggerire il pesante armamentario dei telefoni militari di recupero che
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usavamo allora, ma poi ha lavorato a un progetto più ambizioso: non più comunicare via cavo con gli scomodi fili da tendere, ma via radio utilizzando come convogliatori d'onda le nostre scalette. Memorabili sono rimasti i ritrovi fatti dal Gruppo nella sua cascina di Serralunga, bivaccando nel fieno sotto gli effetti canori del prodotto delle sue vigne. È convissuto con i suoi mali con forte serenità e minimizzando, e fino all'ultimo si è saputo godere la vita.
Nuovi responsabili CNSAS
Cambio al vertice del Soccorso Speleo: il nuovo Responsabile Nazionale è Paolo Verico, il vice il sempre vostro Attilio Eusebio (Poppi).
A.A.A. Gnocco fritto cercasi
Un'amicizia iniziata grazie ad un "gnocco fritto" può essere paradossale, ma in alcuni casi funziona.
È infatti in questo modo che abbiamo potuto fare la conoscenza al campo estivo del '94 (su alla Conca del Biecai), di due simpaticissimi emiliani: Snoopy e Daniele.
Ovviamente non ci hanno conquistati solo con le loro interessanti qualità culinarie (gnocchi fritti a go go), ma bensì con la loro simpatia, le loro gag, da fare invidia alla migliore compagnia teatrale, ed il loro amore (comune a tutti noi) per le grotte. Grazie a tutto questo ci siamo ritrovati a inizio ottobre, in quel di Reggio Emilia per uno scambio di visita, ma soprattutto per un incontro "eno-gastronomico", che si è poi rivelato molto interessante.
A parte la loro sede, che ha suscitato un'invidia tremenda (pareva una sala operativa del Kremlino), durante la prima serata di permanenza a Reggio, ci siamo limitati ad un mega "Pizzone" ed una birra.
A ciò ha fatto seguito una tranquilla serata in sede, caratterizzata dal solito "tran-tran" post cena e da un imprevedibile "Luciano" che non accortosi del cambio di regione ha pensato che qui gli alberi si trovassero sotto le mentite spoglie di comodi dormiben, provvedendo così a lasciare i suoi "umidi" regali ad uno sconcertato emiliano.
Il giorno seguente (sabato) abbiamo visitato due grotte nei gessi, molto interessanti, situate nella Val Secchia. La prima grotta, il Tanone grande della Gaggiolina, di facile percorribilità (visto anche l'elevato numero di partecipanti: 18), proponeva un ambiente abbastanza ampio intervallato da semplici passaggi (arrampicatine) e da alcune strettoie orizzontali, nelle quali scorreva un piccolo torrentello che alla fine della grotta, ha visto la maggior parte di partecipanti immergervisi dentro per un bagno ristoratore o ripulente (a scelta) degli stessi.
La seconda grotta, Grotta del Tanino, visitata da pochi, non ha impegnato molto tempo, ed infatti, a metà pomeriggio eravamo già in abiti "civili", pronti a visitare la "Pietra si Bismantova", caratteristico altopiano di circa un chilometro di diametro situato in mezzo alla pianura tra Reggio Emilia e Mantova. grazie alle sue pareti a strapiombo alte circa un centinaio di metri, innumerevoli alpinisti, rocciatori e speleologi, si trovano spesso a sfruttarne gratuitamente le caratteristiche.
Dopo esserci recati per depositare zaini e affini nella "succursale" della sede degli speleo emiliani, un grande cascinale del 1600, ci siamo indirizzati al ristorante, ove partecipare ad una delle tante cene in compagnia degli amici speleo. Devastante! Credo sia sufficiente questo aggettivo per descrivere il bordello, i danni, le risate, la mangiata stratosferica e le innumerevoli cazzate, che hanno caratterizzato la nostra cena!
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Il seguito, tenutosi nel suddetto cascinale, è stata una continua sorpresa: "Danza del Ventre" e concerto caratteristico per l'uso di strumenti medioevali, quali la ghironda. La domenica mattina, dopo un lento riacquisto di forze mentali e fisiche, siamo stati accompagnati a visitare le sorgenti di acqua salata delle Fonti di Poiano.
Dopo un leggero spuntino pomeridiano a base di circa "160 gnocchi fritti", abbiamo iniziato a percorrere la strada del ritorno, che per alcuni era soltanto l'inizio di una poco gradita sorpresa in PB. (vedi incidenti).
Nonostante tutto, grazie agli "emiliani", abbiamo passato un week-end indimenticabile, speriamo solo che decidano di ricambiare la visita al più presto, magari con la scusa di assaggiare qualche saporito piatto piemontese.
(Enrica Serra)
CAI
Gli affezionati lettori ricorderanno, come alcuni mesi fa affrontammo, con la tradizionale pacatezza, questioni inerenti i rapporti tra la speleologia e il CAI. Alcuni articoli, qualche recensione, le cartoline di Nebbia e la conseguente lettera al Presidente del CAI sono caduti mestamente nell'oblio e l'unica reazione è stata una cortese risposta del presidente medesimo che in perfetto stile neo berlusconiano o vetero democristiano (che sono ovviamente la stessa cosa), con la quale ci comunicava che teneva ben altri cazzi a cui pensare. Anche da Speleocai qualche novità: cessate le polemiche gli ultimi numeri ospitano solo gli annunci dei corsi (tutti insegnano tutto a tutti gli altri, ricordate?) ed in questo modo ora Speleocai è finalmente identico a tutti i bollettini sezionali del nostro amato sodalizio.
Ora da più parti si sollecita la nostra partecipazione alle varie commissioni e convegni senza che questo peraltro susciti il nostro entusiasmo. È indubbio che molti organismi abbiano bisogno di rinnovamenti e di essere resi più aderenti, sto pensando per esempio alla Commissione per la speleologia del CAI, alle realtà attuali. D'altra parte non sarà la presenza di una sola persona credibile a mutare la sostanza della commissione. E se invece dalle varie regioni uscissero dei nominativi di persone serie, simpatiche, attive, intenzionate a dare l'assalto al cielo? Pensiamoci gente, pensiamoci.
Natale in Sardegna
Ospiti degli amici sardi abbiamo girato qua e là l'isola come viene descritto nella Attività di Campagna. In questa sede vogliamo ringraziare Francesco Sanna e tutti gli speleo del Gruppo Grotte Nuorese che ci hanno ospitati nel loro stupendo rifugio nella valle della Lanaittu; Silvestro, Angelo e tutti gli amici dello Speleo Club Domusnovas compagni di avventura che ci hanno messo a disposizione la casa di campagna di Sa Duchessa, e ancora gli speleo di Gonnos e in particolare la dolce "Angelica".
A tutti, naturalmente, l'invito a venire nelle nostre grotte.
Indirizzi dei Gruppi appartenenti all'AGSP
GRUPPO SPELEOLOGIGO PIEMONTESE
CAI UGET TORINO
Galleria Subalpina 30 10134 TORINO
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GRUPPO SPELEOLOGICO ALPI MARITTIME
CAI CUNEO
Corso IV Novembre 14 12100 CUNEO
GRUPPO GROTTE NOVARA
CAI NOVARA
Vicolo Santo Spirito 7 28100 NOV ARA
GRUPPO SPELEOLOGICO BIELLESE
CAI BIELLA
Via Pietro Micca13 13051 BIELLA
GRUPPO SPELEOLOGICO GIAVENESE
'ERALDO SARACCO' CAI GIAVENO
Via XX Settembre 37 GIAVENO (Torino)
GRUPPO SPELEOLOGICO VALLI PINEROLESI
CAI PINEROLO c/o Magrì Federico
Via Stefano Fer 29 PINEROLO (Torino)
Sardegna sotterranea: grotta di Su Guano (foto A.Eusebio)
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Attività di campagna |
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a cura di Daniele Grossato |
3-4 settembre 1994- A11 (Marguareis). D. Girodo, D. Grossato, P. Terranova. L'intento è di arrivare sul fondo con un canotto per capire se c'è una prosecuzione transitabile al di là del sifone (o lago?). Purtroppo l'enorme quantità d'acqua ci blocca a -600. Si dirotta l'obiettivo sul pozzo inesplorato dopo la strettoia sopra il punto G. Si tratta di un P8 alla base del quale un cortissimo meandro sfocia in un altro pozzo stimato 20 m. Niente corde! Quindi Mecu prepara l'armo di partenza.
Prima Osteria (Conca delle Masche, Val Ellero). C. Banzato, I. Cicconett, R. Cassulo, B. Vigna. Mega disostruzione demenziale nel cunicolo finale piuttosto allagato restano: da scavare ancora 5 m poi ... forse si passa.
Grotta di Lisio (Lisio, Val Mongia). A. Gaydou, M Grassi. Tentativo di disostruzione sul P15 fallito! Roccia imposta massiccia.
10-11 settembre. Piaggia Bella (Marguareis). C. Banzato, G. Fanchini, U. Lovera, A. Mantello, M. Scofet. Tornati al ramo che porta sopra le gallerie Suicide si ultima una risalita che ci fa trovare in cima una fettuccia da doppia: che sia l'arrivo dell'artiglio sinistro di Caracas? Ube dopo quest'uscita ha giurato di non entrare mai più in grotta con Mantello (detto anche 'O malamente) e Scofet insieme! Possiamo dargli torto?
18 settembre. Capanna Saracco-Volante (Marguareis). Lavori di fine estate organizzati dal "gestore-Cerbero" Mecu. Fof termina l'alloggiamento esterno delle bombole del gas mentre Cesco perfeziona la disposizione dei neon alrinterno del rifugio. Il contascatti del telefono non funziona più! F. Belmonte, F. Cuccu, D. Girodo, D. Grossato, E. Serra, Aldo e Gabriella (GSBolzaneto).
25 settembre. Caprie (Val di Susa) Esercitazione di squadra CNSAS.
Buco delle Radio (Marguareis). G. Fanchini ed A. Mantello. Un giro turistico-conoscitivo (e umido) nelle gallerie di Sud-Ovest da parte di una strana coppia: Piattola e 'O malamente.
1-2 ottobre. Grotta del Tanone (Reggio Emilia) F. Belmonte, S. Bettuzzi, M. Campaiola, S. Carlevaro, R. Cassulo, R. Chiabodo, S. Garis, D. Grossato, A. Manzelli, E. Serra, P. Terranova. In grotta nei gessi a ricambiare la visita che gli amici di Reggio Emilia e Carpi ci hanno riservato ad agosto Semplicemente adorabile Snoopy nel ruolo di cicerone. Magistralmente organizzata la festa in un cascinale del 600 con tanto di ghironda-concert e danzatrice del ventre.
Qualcuno in zona Biecai a disarmare (solo il primo pozzo) e chiudere alfa B19, si scende e si rileva alfa B24 alfa B25, alfa B31 e alfa B32; ritornando dalla Conca delle Masche viene scoperto un nuovo pozzo di una quindicina di metri con aria da scendere. Altri controllano vari buchetti quasi tutti chiusi da neve sul Ballaur (Marguareis). C. Banzato, V. Bertorelli, F. Cuccu A. Eusebio, U. Lovera, M, Trivero, B. Vigna. Quest'uscita rimarrà famosa per la comparsa dell'unico esemplare vivente di "Animalone-rosso".
3 ottobre. Tre francesi, non più in verde età, decidono di rifare la traversata Caracas-PB ottenendo gli stessi risultati della prima volta: l'intervento del soccorso alpino e speleologico. Tutti (o quasi) i volontari del 1° Gruppo nella notte hanno raggiunto la capanna Saracco-Volante. Per fortuna nostra i malcapitati si erano solo perduti in sala Besson...
8-9 ottobre. Piaggia Bella (Marguareis). C. Banzato, A. Cotti, D. Girodo, D. Grossato, U. Lovera. Fallita per pigrizia la punta ad A-11 ci giochiamo il jolly ed andiamo a recuperare il materiale lasciato dai tardoni francesi la settimana scorsa.
Battuta e discesa di alcuni buchi nel settore Mirauda-Jurin (Limone Piemonte). F. Belmonte, M. Campaiola, I. Cicconetti, D. Dinice, A. Eusebio, G. Romondia, E. Rava, E. Serra, P. Terranova, B. Vigna. Ritrovato un buco segnato durante una battuta primaverile con gli sci e già visto dai monregalesi negli anni settanta sul fondo Igor riesce a passare una lunga e bagnata strettoia (-40) fermandosi su un grosso pozzo! Miranca vi piace come nome?
16 ottobre. Miranca (Mirauda, Limone P.). F. Belmonte, S. Bettuzzi, M. Campaiola, F. Cuccu, A. Eusebio, A. Gaydou, R. Gatti, D. Grossato, U. Lovera, A. Molino, E. Rava, G. Romondia, E. Serra. Marilia scende in un bel tubo di calcare bianco per circa 30 m, al fondo si infila in un meandro che poco dopo sprofonda in un pozzetto da scendere. Mentre succede questo la maggior parte della gente sta battendo la zona. Ube (il solito rottinculo!)
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scende lì vicino un pozzo stimato 15-20 m con aria, che ha solo bisogno di un paio di manzi. Miraggio vi piace come nome?
23 ottobre. Orrido di Foresto (Val di Susa). Si comincia a preparare l'esercitazione nazionale di sforramento che si terrà ai primi di dicembre studiando gli armi e provando le tecniche.
30-31 ottobre - 1 novembre. Saliamo alla Capanna in sette. Visto lo svacco del post-arrivo decidiamo che il primo giorno sarà soft. Quindi andiamo tutti sul Ballaur a minare un buco con forte aria: dodici manzi non bastano! OK! Gli altri due giorni sono dedicati alle grotte.
A-11 (Marguareis). D. Girodo, D. Grossato, A. Manzelli. Punta snella! Si arriva di corsa ad armare il pozzo su cui ci si era fermati due mesi fa. È un P25 circa toppo! Però una finestra poco sopra il fondo ci porta direttamente in un meandro altissimo, completamente fossile. Un paio di traversi, qualche passaggio in frana e ci troviamo di fronte una bella galleria freatica inclinata verso il basso, piuttosto grande. È la galleria Ghedd-Ube. Ci fermiamo poco dopo su un traverso da fare: abbiamo finito i materiali.
Piaggia Bella (Marguareis). F. Belmonte, U. Lovera, E. Serra, F. Vacchiano (GSG). Terminata la risalita in zona Mistral: in cima c'è la scritta "GSP 86". Boh!!! Si ripiega in una condotta che va in direzione Solai. Anche lì si arrampica: niente scritte stavolta ma chiude. Inesorabilmente. In culo!
Dolina degli Zottazzi (Colla Termini, Ormea). I. Cicconetti, F. Cuccu, A. Eusebio, P. Fausone, L. Valente, B. Vigna. Sembrava la solita giornata sfigata in cui giri giri e non trovi nulla se non micro fratture, invece quasi sulla via del ritorno Paolo trova un pozzo aperto con un'aria davvero notevole. Si tratta di un P25 con una frana sul fondo da scavare. Blob vi piace come nome? Nel settore verso i Lamazzi ritrovato un P15 già esplorato dai genovesi, con aria forte ma chiuso al fondo da una ciclopica frana ed un buco con molta aria da aprire.
6 novembre. Envie (Cuneo). Giorgetto Baldracco ospita gentilmente a casa sua l'assemblea di fine anno del CNSAS piemontese. Ovviamente tutti i volontari sono intervenuti. Purtroppo sono i giorni dell'alluvione.
12 novembre. Orrido di Foresto (Val di Susa). Continuano i preparativi ad opera di alcuni volontari in vista dell'esercitazione nazionale CNSAS.
Nell'orrido di Foresto (foto G. Badino)
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19-20 novembre. Una ventina di membri del GSP ha dedicato questo week-end agli aiuti in zone duramente colpite dall'alluvione. Alcuni in Val Tanaro a ripulire il fiume che dà il nome alla valle dall'accumulo di tronchi d'albero e vegetazione varia, altri ad Alessandria a svuotare cantine stracolme di fango.
Zona Vignolo (Val Grana, Cuneo). G. Carrieri, D. Dinice, A. Eusebio U. Lovera, L. Valente. Tentativo di scavo in un buco dall'aria molto calda: inutile! È un buco sfigato.
25-26-27 novembre. Casola Valsenio (Ravenna). Si svolge il primo corso sulle spedizioni speleologiche organizzato dalla SSI. Hanno partecipato: G. Badino, V. Bertorelli, G. Carrieri, U. Lovera.
Pozzo Blob (Zottazzi, Ormea). F. Cuccu, A. Eusebio, D. Grossato, M. Pastorini, E. Rava, G. Romondia, B. Vigna. Si scava tutto il giorno riuscendo a scendere di pochi metri. Continua a stringere e l'aria si fa lieve. In esterno Meo e Daniele battono lì intorno. Risultato: meno di zero! Una delle tante giornate sfigate.
Vallone degli Alberghi (Palanfrè, Cuneo). F. Faggion (GSAM), G. Fanchini, D. Girodo, giavenesi a go-go. Divisi in due gruppi i "nostri" scendono alcuni buchi visti il mese scorso (nel vallone verso il Frisson e nella parte alta della valle). Chiudono tutti su frana, ma l'aria è molto forte. Salendo (lato sinistro del vallone) Piattola trova un buco con aria da allargare.
2-3 dicembre. Orrido di Foresto (Val di Susa). Esercitazione nazionale di sforramento CNSAS. Oltre ai volontari della squadra piemontese sono intervenuti da ogni parte d'Italia i componenti della Commissione Tecnica del CNSAS.
Miranca (Mirauda, Limone P). E. Bertoldo, I. Cicconetti, R. Gatti, G. Fanchini. Alla base del P35 raggiunto ad ottobre si esplora un meandro attivo con discesa di tre saltini in arrampicata. La sfiga che ci perseguita fin dal mattino, non ci abbandona e così il meandro diventa impraticabile. Qualche possibilità di trovare vie fossili superiori? Mah...
8-9-10 dicembre. Anche quest'ultimo week-end lungo dell'anno, grazie all'assenza di neve e al bel tempo viene sfruttato per salire sul Marguareis e precisamente alla capanna Saracco.Volante. Sabato ci si divide in due squadre: la prima composta da C. Banzato, F. Belmonte, D. Girodo, U. Lovera, E. Serra, M. Taronna, P. Testa (GSBi), torna sul Ballaur a manzare il solito buco sul versante Omega con scarsi risultati. Sulla via del ritorno viene sceso un P40 poco distante, già spittato, con molta aria. La seconda squadra comprendente G. Badino, A. Cotti, D. Grossato, R. Richiardone (GSG), A. Ubertino (GSBi) entra ad A-11. Rapida discesa verso le gallerie Ghedd-Ube. Poco prima di arrivarci viene manzata una fessura che ci permette di by-passare una strettoia merdosa e il P8. Mentre si riarmano meglio i vari traversi Ubertwingo e Giovanni rilevano. L'esplorazione ci riserva ancora traversi e passaggi in frana, ma alla fine ci fermiamo su un pozzo. Vengono disegnati sulla parete due rombi neri. Queste buone notizie inducono a fare un'altra punta e così domenica sera C. Banzato, F. Belmonte, D. Girodo, U. Lovera, E. Serra, M. Taronna, P. Testa (GSBi) entrano anche loro ad A-11. Dai rombi neri si scende in arrampicata (bisognerà metterci una corda!) e tralasciando delle partenze verso l'a monte si arriva su un P40. La base è il fondo della grotta, quindi si arriva sul lago e/o sifone. Questa nuova via per il fondo è più veloce e molto meno bagnata.
Barmassa (Limone Piemonte). A. Gaydou, E. Rava. Uscita semi-turistica con ri-rilievo termometrico e rivisitazione di una condotta, dopo la cascata, che potrebbe by-passare il laghetto finale. Aria soffiante forte.
18 dicembre. Zona Mirauda (Limone Piemonte). C. Banzato, U. Lovera, A. Manzelli, B. Vigna. Disostruzione di Miraggio. Sceso un P15 circa con una strettoia sul fondo da allargare che dà su un pozzo stimato una ventina di metri. Aria forte.
Miranca. M. Campaiola, M. Taronna, G. Vanzetti (GSAosta). Nonostante la siccità la cavità risulta sempre attiva. Si effettuano delle risalite nella parte terminale della grotta senza scoprire ulteriori prosecuzioni. Disarmo completo.
26 dicembre -1 gennaio. Una nutrita compagine del GSP, con amici di Sacile e Pordenone si reca in Sardegna. Hanno partecipato, in ordine di sbarco: famiglia Eusebio, Rava con Gianguido, Gaydou, Chiabodo, Carlevaro, Imperio, Andrea e Moreno del GSS (Pordenone), famiglia Vigna con Giuliana, Grossato, Bettuzzi, Lovera, Cinzia, Ingranata, Antonello, Igor, Manzelli, Badino, Serra, Belmonte, Cotti.
Prima tappa nel vallone di Lanaittu (NU). In un paio di giorni infiliamo 2 giretti in grotta (Su Guano e la maestosa Su Bentu, percorsa anche via laghi da una squadra di mutanti), l'angolo culturale alle rovine preistoriche di Tiscali e un giro di conoscenza della zona di assorbimento. Scendiamo poi nell'Inglesiente per la festa di Capodanno; non ci lasciamo scappare l'occasione di visitare la grotta/miniera di Rolfo e le dune sabbiose di Piscinas. Ancora nel viaggio di ritorno rimbalziamo tra resti nuragici e incantate cantine sociali! Capodanno intenso dunque anche quest'anno, pieno di sbronze, giri, storie, gente... e come poteva non esserlo in Sardegna, meta sempre gradita sia per il semplice turismo che per impegnativi giri in esterno speleo a livelli avanzati. Splendida l'accoglienza riservataci e l'ospitalità delle grotte visitate. Visto che ci siamo divertiti e che la nostra natura di visionari ci fa sognare grotte da batticuore, abbiamo già in programma altri sbarchi e carovane (Pasqua '95), speranzosi stavolta di andare in grotta sul serio... sarà finalmente partita la reazione a catena, è stato il sasso gettato nello stagno?
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CNSAS a Foresto |
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G. Badino e A. Eusebio |
Nei giorni 2-3-4 dicembre 1994 si è tenuto al Rifugio Amprimo, in Val di Susa, il 1° Incontro Nazionale delle Commissioni Tecniche e Mediche del CNSAS, finalizzato a migliorare la qualità degli interventi e il livello di integrazione delle attività delle Sezioni Alpina e Speleologica.
L'argomento trattato ha riguardato le problematiche tecniche e mediche del soccorso in forra. Si tratta di un tema sul quale ha lavorato negli ultimi anni la Commissione Tecnica della Sezione Speleologica che ha finito per creare, l'anno scorso, una commissione particolare dedicata solo a questo, la Commissione Forre.
Nei due giorni dell'incontro sono state effettuate per la prima volta le misurazioni dirette dei carichi applicati alle attrezzature tipiche del soccorso in ambiente montano. Più specificamente le misure hanno riguardato le situazioni del soccorso in forra che, a causa di difficoltà sue tipiche, può obbligare a sistemi d'armo estremi: teleferiche su corde normali o anche iperstatiche (kevlar).
Le misure sono state eseguite con un sistema portatile di rivelazione elettronica (celle di carico-centralina di acquisizione) recentemente acquisito dalla CT della Sezione Speleologica.
Si è trattato di una serie di misure preliminari in condizioni operative. L'obiettivo a breve termine è la messa a punto di un programma di misure atto a definire quali sono le condizioni di lavoro dei materiali durante reali condizioni di operazione. Ciò permetterà di operare in modo più omogeneo sulla scelta dei materiali della "catena di sicurezza" che caratterizza qualsiasi operazione del CNSAS. D'altra parte permetterà anche una più concreta istruzione tecnica dei volontari se verrà utilizzato, come auspichiamo, durante i corsi di tecniche di soccorso.
Queste nostre prime misure hanno però dimostrato che è necessario acquisire i dati in modo continuo e con inserimento in memoria. Suggeriamo quindi un completamento del sistema con l'acquisto dell'attrezzatura necessaria.
In collaborazione con la Squadra Piemontese del 1° Gruppo della Sezione Speleologica è stata realizzata e data ulteriore messa a punto alla tecnica di estrazione diretta di un ferito dal fondo di una forra sino sulla sommità di una delle pareti laterali, manovra detta "di sforramento". La manovra appare estremamente utile ma va sottolineato che:
1) la sua semplicità è solo apparente e per questo il personale che opera deve essere ben addestrato a farla;
2) deve essere vista come un completamento dello sviluppo delle tecniche di trasporto di ferito in forra, attualmente ancora in corso;
3) richiede un buon livello di conoscenza del territorio sovrastante la forra: vie d'accesso, qualità della roccia, corrispondenze interno-esterno.
L'esercitazione pratica in forra si è svolta all'interno dell'Orrido di Foresto. È stata collaudata la nuova Barella Canyon, messa a punto dalla Commissione Forre con la collaborazione della Commissione Medica della sezione speleo. Di fatto essa rappresenta uno straordinario balzo in avanti per questo tipo di recuperi per le sue doti di galleggiabilità
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ed ermeticità. Queste caratteristiche permettono un trasporto molto più veloce, agevole e sicuro di quanto si era costretti a fare in precedenza con le barelle di tipo speleologico che obbligavano a stare sempre fuori dell'acqua: teleferiche estreme etc. Il trasporto è anche molto più confortevole per il ferito.
Abbiamo constatato ancora una volta come in questo tipo di recuperi siano assolutamente indispensabili comunicazioni efficienti. Le radio attualmente utilizzate non sembrano però ancora adeguate sia per la frequenza di lavoro che per la loro permeabilità all'acqua.
Tutte le manovre effettuate sono state documentate in video e pellicola a livello professionale. Da questi materiali contiamo di trarre documentazioni adatte alla divulgazione.
Parte di queste riprese sono state rese possibili dalla presenza di un elicottero messo a disposizione dal Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese che qui ringraziamo sentitamente.
All'incontro hanno partecipato oltre trenta tecnici e otto membri della CM speleologica provenienti da tutta Italia.
Dobbiamo però rammaricarci di avere constatato un quasi totale disinteresse dei membri delle Commissioni Tecnica e Medica della Sezione Alpina per quest'incontro: vi hanno partecipato in minima parte, due tecnici della prima per l'intero periodo e un medico della seconda per la sola giornata di sabato. Questo nonostante che data, programma e localizzazione dell'incontro fossero stati definiti due mesi prima proprio in funzione delle esigenze della parte alpina.
A causa di ciò il confronto tecnico non è stato esteso come era auspicabile e quello medico è mancato in modo quasi completo per l'assenza di un interlocutore medico
Cella di carico utilizzata per le prove (foto A. Eusebio)
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corrispondente da parte alpina. Comunque nell'occasione la CM speleologica ha analizzato ed esposto ai tecnici le problematiche mediche tipiche degli incidenti in forra. Abbiamo anche constatato l'assenza di un qualsiasi rappresentante della soccorso alpino di zona alla presentazione delle tecniche di recupero in forra.
Ciò nonostante il giudizio generale che diamo di quest'incontro è ampiamente positivo. Riteniamo quindi auspicabile che questa linea di ricerca congiunta fra i settori medico e tecnico del CNSAS venga portata avanti con forza.
(GBad)
In un clima particolarmente delizioso - poche decine di gradi sottozero - il sempre "vostro Badino" ha organizzato, complice la "pinacoteca" del CNSAS (n.d.a. i Quadri), all'inizio di dicembre 1994 una mega-esercitazione nazionale, dove le commissioni tecniche e mediche del Soccorso, alpine e speleologiche avrebbero dato il meglio di sé. Il tutto con la presenza di osservatori stranieri, elicotteri ecc....
Tutti noi - volontari e "pinacoteca" del 1 ° Gruppo - siamo lì, allineati e coperti, con la divisa della festa.
A "noi" tocca la manovra di sforramento, la gestione della logistica e dulcis in fundo, le prove con le celle di carico.
Il luogo che accoglie i nostri corpi a dormire e mangiare è delizioso (Rifugio Amprimo sopra Bussoleno) e l'ospitalità del gestore (Max De Michela di antica impronta speleo) è senza dubbio superiore alla media e soprattutto di molto superiore a quanto noi meritassimo.
Tutto ciò premesso, a parte il freddo atroce e la segnaletica curata da Badino, il resto funziona.
L'esercitazione vera e propria si svolge dall'altra parte della valle, versante sud, baciato dal sole, nel, sopra e attraverso l'orrido di Foresto.
Il programma si divide in due parti: al mattino più o meno presto, comunque quando il ghiaccio non si è ancora sciolto, ci si getta in acqua meglio con la "muta" ed i pattini per provare un po' di manovre ed una nuova barella studiata da Astigo ed i suoi. Nella seconda parte, quando la brezza pomeridiana comincia a fischiare, ci si sposta, appesi, attraverso l'orrido - e questa è la manovra strumentata con le celle di carico che abbiamo preparato noi del 1° Gruppo e che verrà naturalmente benissimo.
Tutto bene quindi e il bollettino ufficiale riporta solo trionfi ed un lungo elenco di partecipanti, come già detto prima da prode GBad.
Chiudiamo così la parte buffa di cronaca e parliamo dei problemi: in realtà molte cose non sono andate come avrebbero dovuto. La parte tecnica più o meno ha funzionato, in forra si comincia a capire come far muovere una squadra di recupero e soprattutto come gestire un intervento e la "storia" delle celle diventerà quanto prima eccezionale sia per i risultati sia come elemento qualificante.
Quello che non è andato è stata la partecipazione, vergognosa quella della Commissione Medica Alpina rappresentata da un solo medico per meno di una giornata e quella della Commissione Tecnica Alpina organizzatrice e promotrice ufficiale del meeting (due tecnici credo).
Poiché so per certo che il buon Giovanni ha rotto a tutti, e so anche che molti, se lo avessero saputo sarebbero venuti, la responsabilità della quasi totale assenza degli "alpini" va ricercata nei coordinatori e "irresponsabili" delle Commissioni che non hanno ritenuto importante l'incontro e non hanno nemmeno informato gli altri. Il perché non lo so ma ritengo questo un fatto gravissimo.
(AE)
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L'incidente a Piaggia Bella |
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Attilio Eusebio |
Una bella passeggiata per il Ballaur... un tranquillo week-end di autunno... le cinque di domenica sera... gli ultimi saluti al Rifugio Mondovì... poi una doccia ...
Invece no!!!
Ci trovano anche lì ed è subito casino, sembra infatti che un gruppo di francesi si siano persi a Piaggia Bella, non si sa dove, non si sa come. Così molliamo tutto e partiamo alla ricerca.
Un debole tentativo di salire in elicottero è presto frustrato dalla bruma serale.
Le uniche informazioni arrivano dalla gendarmeria francese che informa il Soccorso Italiano. In realtà i francesi, su pressione delle famiglie dei tre speleo, avevano richiesto l'intervento dei VVFF di Cuneo, questi correttamente avevano "passato" l'informazione al 118 e quindi a noi.
La notizia è un po' paradossale ma tre speleo d'oltralpe sono smarriti da oltre 60 ore nella Carsena di Piaggia Bella. Joel Roy, René Carlin e Dany Beranger - questi sono i loro nomi - volevano così festeggiare il cinquantesimo anno di uno dei tre con la traversata Caracas-Piaggia Bella.
Non che la richiesta fosse ingiustificata, il ritardo era enorme, dovevano uscire di grotta al sabato mattina: ora sono le 17 di domenica - oltre 30 ore!!. Il venerdì inoltre, poco dopo l'ingresso in grotta dei tre malcapitati, un temporale grandioso aveva spazzolato il Marguareis, mandando in piena un po' tutte le grotte.
Così avevamo tre dispersi, una volta si sarebbe detto di età prossima alla pensione (ora non si sa) in una zona qualunque della grotta, forse vivi forse no, entrati circa 60 ore prima...
Non avevamo molte alternative, le ipotesi che andavano per la maggiore li vedevano o appesi su qualche pozzo di Caracas o appollaiati sui vari terrazzini: nessuna pareva disperare sulla loro salute.
Gioco forza riarmare quindi Caracas che non vede discese serie da almeno quindici anni e che continua - vedi l'incidente del luglio scorso - ad avere armi coetanei ai volontari, almeno dei più vecchi. Riarmarlo voleva dire rispittare completamente un 450.
Parallelamente - anche senza crederci troppo - formiamo una squadra che entra da Piaggia Bella, sperando nel quasi miracolo che fossero rimasti senza luce da qualche parte vicino all'ingresso.
E fortunatamente sarà questa la soluzione: in realtà i tre, sconvolti dalla punta, avevano abbandonato tutti i materiali compresi gli imbraghi in qualche posto della Sala Besson, poi avevano cercato la strada per circa 24 ore, ma inutilmente, fino all'arrivo dei soccorritori, che lentamente li hanno accompagnati fuori. Loro saranno fuori prima che arrivi tutta la squadra che reduce dai successi emiliani stava ritornando in patria.
Tutto è bene quel che finisce bene, ci resta solo una tonnellata di materiali da riportare alle macchine e in magazzino.
Riflessioni
Certo è che due incidenti, nello stesso luogo, con dinamiche in qualche modo simili, entrambi a speleo stranieri, ripropongono alcune riflessioni che periodicamente si accompagnano alle statistiche degli incidenti.
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Colpisce che si tratti di "non italiani" non tanto per la nazionalità in sé, della quale poco importa, ma per "lo stile un po' naif" che i nostri colleghi speleo hanno nell'affrontare le loro imprese.
Sembra così importante sottolineare la differenza di approccio che forse esiste tra le varie scuole, così come l'assenza di incidenti targati "Italia" - speriamo che duri - mi rasserena sull'attività di prevenzione e sul livello tecnico che trasmettiamo agli allievi dei corsi ed ai tecnici del Soccorso.
Non dovrei dirlo ma mi stupisce come, di fatto, molte volte la fase iniziale degli incidenti, l'allertamento per esempio, sia collegata ad una serie di coincidenze favorevoli che hanno dell'incredibile. Comunque è necessario che il Soccorso se ne preoccupi, ed oltre agli aspetti tecnici - sacrosanti - ed alla preparazione dei volontari, debba evolversi strutturalmente e proseguire verso una maggiore apertura con l'esterno.
Filosofia a parte, per questo ultimo intervento e ancora di più per il precedente si è trattato di due "grossi" incidenti che hanno messo a dura prova con buoni risultati la struttura intera del 1° Gruppo.
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Controlla chi ti segue |
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Giovanni Badino |
Le grotte sono invariabili ma ciò che vi cerchiamo dentro e quanto ne conosciamo cambia, la speleologia evolve, la gente muta, e questo dà a chi è legato ai vecchi schemi l'impressione che tutto sia finito, che non valga più la pena di continuare.
Un tempo la speleologia era un fatto di squadra, poi divenne di individui, ora ci sono segnali di un ritorno ad aspetti "di squadra" non più per necessità tecniche ma per il piacere di farlo: l'evoluzione tecnica e l'innalzamento della preparazione media degli speleologi fanno sì che ci si possa permettere di trovarsi in dieci a meno cinquecento senza doversi rassegnare ad attese mortali.
Vorrei spezzare una lancia a favore di questa Nuova Speleologia cercando di seppellire una tendenza perversa che la contrasta: quella del "si salvi chi può".
Scena Uno. La grotta è attrezzata da tempo, le discese si succedono. Un punto è attrezzato male ed è scomodo e lento da superare. I principianti si incrodano. Pierino ogni volta che lo riesce a superare dice a sé stesso ridacchiando "ce l'ho fatta, gli altri trovino lungo". Se lo critichi perché non ha rifatto l'armo ti dirà: "ma non siamo mica la San Vincenzo, hanno solo da imparare a superare i cambi, o le corde tese". Ne risulta un rallentamento globale delle discese, una riduzione della spinta per i principianti, che accumulano tensione scendendo, e un aumento dei rischi. Perché? Perche passato Pierino passati tutti, per Pierino.
Scena Due. Stesso che nel caso precedente, ma le corde hanno danni. Pierino in fondo al cuore non se la sente di rifare l'armo perché non si sente all'altezza: l'attrezzamento è stato fatto dai soliti e ha paura di esserti criticato sul rifacimento. Per lui l'armo non è una cosa che va controllata e rimessa a punto in ogni discesa, come è, ma qualcosa di caratteristico delle grotte: tant'è che lui le ha sempre viste armate. L'unico rifacimento ammissibile è fare un nodaccio in corrispondenza delle lesioni quando divengono eccessive. Quanto a Pierino ogni volta che supera un punto pericoloso tira il fiato e si
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concentra sulla prossima difficoltà. Perché? Perché lui è solo. Passato lui passati tutti.
Scena Tre. La squadra risale, in ultimo sta uno bravo, Pierino gli sta di fronte. Non c'è bisogno che Pierino lo aspetti perché quello dietro è bravissimo e quindi, pensa Pierino, immortale ("forse lo diventerò anch'io col tempo...", pensa risalendo faticosamente). Fatto sta che quello dietro è condannato ad una solitaria senza averne l'attrezzatura e soprattutto senza saperlo, mentre Pierino risale tranquillo, sicuro del fatto che se gli capita qualcosa l'altro lo raccatta. Di aspettare l'ultimo non gli passa neanche per l'anticamera del cervello: passato Pierino passati tutti. Per Pierino.
Volevo dire a Pierino alcune cose. In grotta (ma anche fuori, e anche in avvicinamento, in auto) si va insieme: se sei da solo vai da solo (ed è bellissimo, se te lo scegli), in due vai in due, in tre vai in tre e così via. Una difficoltà d'armo continua a riguardarti anche se l'hai superata, perché toccherà ad altri.
Smetti di scappare, Pierino.
Nessuno deve rimanere staccato. Ogni Pierino deve controllare che quello che gli sta dietro stia effettivamente venendo innanzi, foss'anche il più bravo speleologo della Terra; e questo vale sia dentro che fuori, sia in discesa che in salita.
Smetti di scappare, Pierino.
La frequenza con la quale ci si ferma a controllare che l'altro stia arrivando è legata effettivamente alle capacità del seguente e soprattutto al tipo di grotta: a volte non deve essere staccato di più di dieci metri, a volte (gran pozzi in sequenza in gran grotta) sono tollerabili anche duecento metri di dislivello.
Ma chi sta davanti è responsabile che chi lo segue non abbia problemi.
Se costui non arriva entro un tempo ragionevole chi è davanti torna indietro, senza preoccuparsi di avvisare coloro che stanno ancora più avanti: essi stessi, non vedendolo arrivare, torneranno indietro. Ne guadagneranno in allenamento.
"Ma si perde tempo!". "Perdere" per che cosa? Se esci un'ora prima farai delle cose molto più intelligenti di quelle che fai lì sotto?
Questa diffusione di responsabilità si scontra con l'idea che "passato io passati tutti", che è molto vicina a "si salvi chi può", idea che hanno le persone che non sono sicure di avere sufficienti mezzi fisici e tecnici. Tant'è che chi agisce come ho detto:
"Controlla Chi Ti Segue",
"Rifai Gli Armi Sbagliati"
È in genere solo la gente più abile, che ha superato l'idea che le grotte siano percorsi nei quali scendere e poi risalire. Sono invece posti dove stare, andando eventualmente su e giù a controllare Pierini.
Smetti di scappare, Pierino. Guardati dietro.
Controlla chi ti segue.

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Ritorno ad A 11 - Cuore di Pietra |
Prima di uscire - molto, molto lentamente -
la grotta ci fa un ultimo regalo:
su uno scivolo di calcare nero,
troviamo appoggiato un ciottolo bianco,
tutto lavorato dall'acqua, a forma di cuore.
È Cuore di Pietra. Nel cuore del Marguareis...
(Stefano)
Breve riassunto delle puntate precedenti
Nell'estate del 1966 Giorgio Baldracco e Piero Babini trovano una dolina-inghiottitoio nella zona A del Marguareis. Vi scendono e si fermano a -40 su strettoia, l'aria è soffiante, violentissima. Con la vernice gialla all'ingresso verrà scritto "A 11".
Per anni il buco viene dimenticato da tutti e solo nella mente di Giorgetto rimane impresso a lettere infuocate. Infatti è proprio lui, che dopo ben 13 anni (nel 1979), riesce a convincere qualcuno a tornarci. Viene armato a spit il pozzo iniziale e si comincia la disostruzione... ma gli ottimi risultati che si stavano ottenendo in zona O spostano l'interesse della gente, così per la seconda volta A 11 cade nel dimenticatoio. E per la seconda volta Giorgetto macina dentro di sé la curiosità di scoprire cosa ci può essere al di là di quella strettoia... e passano di nuovo gli anni.
"Non c'è il due senza il tre" recita uno stravagante proverbio e qui capita a fagiolo: nell'agosto del 1988 Giorgetto, con Gobetti e Cerovetti, si attrezza di tutto punto per effettuare una "massiccia disostruzione" e stavolta il suo senso di precognizione ha avuto ragione. Adriano passa la strettoia e si affaccia su quello che poi sapremo essere un P30, il primo di una lunga serie di pozzi.
Inizia l'esplorazione... e in poco più di due mesi viene raggiunto il fondo, che da rilievo risulterà essere -680. In questo frangente ha partecipato alle varie punte un notevole numero di speleo, molti dei quali provenienti da regioni extra-piemontesi. Il rilievo dell'abisso viene eseguito da varie persone, ma è Stefano Sconfienza che lo assembla e lo disegna ed è lui che comincia a porsi interrogativi seri su eventuali prosecuzioni.
L'anno seguente (1989), grazie ad una finestra sul P67, dopo il P110, vengono scoperte una serie di gallerie piuttosto complesse tra -300 e -500. Purtroppo gli entusiasmi scemano poiché ogni via nuova chiude oppure ritorna su quella vecchia. Viene rilevato un ulteriore mezzo chilometro di grotta e Stefano dice che lo aggiungerà al più presto a quello già pubblicato. A novembre A 11 viene disarmato, ma solo parzialmente (il mitico disarmo alternativo di Elio Pesci: un pozzo si e un pozzo no!).
Arriviamo al 1990, anno in cui A 11 non vede speleologi e che verrà tristemente ricordato per la tragedia della Chiusetta: scompaiono nove amici, tra cui Stefano, che però ci lascia in eredità una cartellina con tutti i dati del rilievo completo e un interessantissima descrizione (molto precisa) dei punti più significativi per cercare eventuali prosecuzioni.
Arriviamo, per così dire, ai giorni nostri.
Nel settembre del 1993 finalmente decidiamo di riarmare A11. Partiamo con l'idea di
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prendercela piuttosto comoda facendo attenzione a migliorare, dove ce ne fosse bisogno, i vari armi "strani". Con nostro stupore scopriamo che la grotta è attrezzata fino alla sala dell'Immatricolata Concrezione. Beh, tanto di guadagnato! Molti cambi vengono perfezionati e nonostante le tre punte si arriva solo a -600: l'acqua non ci permette di raggiungere il fondo.
La prima punta significativa di questo ritorno ad A 11 è datata 3-4 settembre 1994:
Tre Ragazzi immaginari
Pierangelo Terranova
Fila la R4 sulla Strada Reale verso Cuneo, imbocca la Val Vermenagna (sì, si chiama proprio così) ai 200 all'ora e mantiene velocità costante su per le curve della sassosa Margua Highway.
Piccola Punta di Fine Estate, solo tre persone per un giro ad A-11: proprio lui, A 11 il Dimenticato, terreno di caccia preferito di zio Sgunfia prima di fare speleonivologia alla Chiusetta.
Da tempo questo abisso giaceva in letargo, sotto il peso delle strettoie iniziali, dei 500 metri di pozzi, del mitico "Boffirio" (sacco da canyon ricolmo di corde, collocato giusto al fondo), dei falsi disarmi.
Nel corso dell'altro inverno, ha visto un paio di veloci incursioni guidate dallo Sceicco, giusto per riprendere confidenza con gli ambienti e riarmare orrori straccia-corde, ma niente di realmente decisivo. Cosa è successo di tanto importante quest'estate, allora?
È successo che i Francesi sono entrati allargando spietatamente la prima strettoia (che ora è un'autostrada) giungendo velocissimi al lago finale, traversandolo bravamente in canottino ed arrivando al cospetto di un alto scivolo, lucido di viscidissimo fango. Lago nero, pareti nere, fango nero: troppo anche per i Francesi, che sono filati via con la notizia.
La qual notizia giunge a Torino nella calma leggermente affaticata del fine calura estivo, producendo in risposta questa punta. Qualche corda, martellatore e bogolo, canottino, cospicue riserve alimentari; squadra sottile ma decisa. E poi abbiamo la Mappa...
La Mappa è uno schizzo autografo di Stefano conservato accuratamente in questi anni, sul quale sono riportati gli Ultimi Enigmi di A11, una ricchissima abbuffata di punti chiave da riguardare: guidaci, tu, Mappa delle Meraviglie!
Non vi descrivo la Discesa, l'Acqua nelle Mutande ed il resto, ma quando si è così furbi da aspettare la coda di una perturbazione per entrare in grotta... Con la pioggia che c'è sui pozzi, ti saluto mio bel laghetto! Così ci dedichiamo alla Mappa.
Il punto "G", ad esempio, in un'ansa del meandro sui -550. Questo posto ci stuzzica il velopendulo: meandrino asciutto, strettoia non mistica (che i due piccioni Daniele & Domenico fanno passare a me, celebre strettoista...), pozzetto, pozzaccio da 25, preparato per la discesa da Mecu il Verticale. La prima impressione è quella di un posto strano ed interessante, vedremo.
Torniamo fuori, io ovviamente strippando dietro i due "ragazzi immaginari", ma infine proprio come i due deposito la stanca carcassa sul prato. Sono anch'io un Ragazzo Immaginario e cedo la penna a loro per la continuazione. Ma prima canto la canzone della nostra risalita:
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Chiudo gli occhi
saldamente
impaurito di ciò che il mattino porta con sé
aspettando un domani
che non arriva mai,
nel profondo,
il senso vuoto
è tutto ciò che la notte mi ha lasciato....
The Cure, "Three Imaginary Boys"
Dopo circa due mesi (31 ottobre -1 novembre) entriamo nel vivo dell'esplorazione: la scoperta delle gallerie.
Le gallerie Ghedd'Ube (parte prima)
Domenico Girodo
A causa di Ube avevamo mancato ad una punta, circa a metà ottobre. Eravamo saliti in tre, Daniele, Alberto ed il sottoscritto, passando dalla Chiusetta, e poi su dritti per il vallone di A11. A metà strada, sul sentiero che va dalla Capanna al Corno di Mezzavia, avremmo dovuto avere il rendez-vous con Ube, consegnargli il materiale che ci aveva richiesto di portargli (era in Capanna da qualche giorno, e non era da solo ...) e poi proseguire per la nostra "missione". Avremmo. L'Ube in realtà lo trovammo dove stabilito, ma ahimè la sosta si protrasse più del giusto e la "coscienza collettiva" ci impose di non lasciarlo "tutto da solo", quindi rinunciammo alla punta per una serata di solidarietà in Capanna.
Nei meandri di A11 (foto P. Testa)
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La "coscienza collettiva" non sempre viene tirata in ballo per boicottare le punte, a volte anzi, serve ad aizzarle. Con il Tierra avevamo lasciato in sospeso un pozzo, praticamente già armato: "Basta ritornare lì, metterci una corda e scenderlo". Il fatto che siamo un gruppo di senzadio è assodato da tempo difatti nemmeno questa "divina" prospettiva riesce a smuovere la massa. Ma tant'è, se il gioco si fa duro... ecco che ricompare il mitico Viet-Manz, ennesimo soprannome del noto Andrea Manzelli e la punta ed il divertimento sono alla fine assicurati.
Credo, sbagliando, che possa essere l'ultima punta di quest'anno (31 ottobre 1994, N.d.A.). Sono aizzatissimo, lo stesso e non credo di sbagliarmi, i due companieros. In Capanna la serata viene rallegrata da una sfida tra l'uomo e la bestia, tra l'intelligenza e la fame più cieca, ovverosia da una battuta di caccia casalinga agli ultimi (magari!) discendenti di topo Aureliano: con la solita scalcagnata trappola passano a miglior vita ben tre (3) topastri saccheggiatori di provviste nonché dispensatori di cacche e di urina mefitica. Al mattino, confortati dall'effimera ma gloriosa vittoria dei contendenti bipedi, ci accingiamo finalmente ad andare in grotta.
Le solite due strettoie, il P100, il traverso sul P70, l'Immatricolata Concrezione, tutto ritorna alla mente solo man mano che scendo, come sempre; come mi succedeva quando ritornando da arrampicare dalla valle dell'Orco, i soci passavano le ore a discutere sul passaggio tal dei tali che viene prima del tal altro e dopo quell'altro ancora, che avevo superato anch'io da "primo", ma che non mi veniva proprio in mente, o perlomeno, stava nella mia mente ben confuso con tutti gli altri, senza soluzione di continuità. Come sempre, anche adesso, prima di entrare in grotta tutto è confuso, poi man mano che scendo il filo, i fili della memoria si riannodano ed i passaggi li ritrovo come li avevo lasciati ...
P50 Nero, pozzo con pendolo, giù, giù fino alla fine dei grandi salti, meandro, ancora i due pozzetti e finalmente il punto G. Ci siamo un po' distaccati l'un dall'altro ed io sono davanti, da solo: so che devo stare basso per evitare un passaggio che la volta prima m'ha fatto tribolare; lo evito, ma questa volta sto "troppo" basso ed il punto G non lo vedo, so che è da queste parti, ma proprio non riesco a vederlo. Arriva Daniele e me lo indica: giusto due metri sopra di me. Ancora la strettoia orizzontale ed il successivo P8 e finalmente il pozzo da scendere. Il cuore mi batte più veloce di prima e la gola sembra arsa da una sete impossibile da alleviare. L'arretrato è già in posto, fisso la corda che cade perfettamente nel vuoto ed inizio a scendere buttando giù quel po' di roba che si potrebbe staccare accidentalmente.
È un bel pozzo di una trentina di metri, squarciato su un lato da un meandro che si perde nel buio. Arrivo a qualche metro dal fondo ed intuisco che probabilmente la via buona sarà un terrazzetto che sta alla mia altezza, raggiungibile con un bel pendolo, che ora però mi è diventato impossibile da fare. Raggiungo perciò il fondo, verifico che in basso chiude, o perlomeno così mi pare e chiamo Daniele, avvertendolo che gli riserverò una sorpresina a metà strada. Curioso, l'amico abbocca, ma quando capisce che la sorpresa sta nel doversi lasciare "spendolare" come un novello Tarzan, non è più molto entusiasta. Dopo qualche tentativo a vuoto finalmente riesco a farlo atterrare sul terrazzo, fissa la corda e mi recupera. Scende Manzo e poi mentre i due risistemano un po' meglio il pendolo, vado avanti sul "fondo" del meandro. "Fondo" in realtà per la maggior parte costituito da blocchi incastrati che costituiscono un livello intermedio percorribile senza troppe difficoltà fino ad un salto di qualche metro; tiro giù i blocchi più instabili e scendo con una corda che striscia mica poco, ma al momento mi accontento. Qualche metro nello stretto, una arrampicata che mi riporta alla quota di prima e poi mi tocca divincolarmi tra i blocchi di una nuova zona di frana. Finalmente ne esco e mi ritrovo in una stupenda
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galleria, quasi rotonda e con tanto di scallops.
Torno indietro al galoppo e quando Manzo e Daniele sono a tiro di voce, urlo delle gallerie che ci aspettano. Dapprima non capiscono, poi non ci credono ma alla fine cedono e si precipitano anche loro a verificare. Non è uno scherzo di cattivo gusto e neppure un'allucinazione collettiva. No le gallerie ci sono davvero ed il nome non può che essere Colonnello Ghedd'Ube.
Percorriamo una trentina di metri e ci fermiamo su uno sfondamento non percorribile senza corda di sicura. Buttiamo giù qualcosa nello stomaco e con l'ultimo spezzone che abbiamo appresso eseguiamo il traverso per poi, purtroppo, doverci fermare su un altro "crepaccio". OK. Per ora la festa finisce qui, ci accontentiamo ed usciamo soddisfatti.
Le gallerie Ghedd'Ube (parte seconda)
Daniele Grossato
La neve, causa maggiore dei nostri immobilismi nei periodi autunno-invernali, tarda a manifestarsi quest'anno; e se la nostra componente sciistica la invoca speranzosamente, quella speleologica ride con l'augurio che arrivi il più tardi possibile, se non arriva proprio ancora meglio! Con le risate che riecheggiano per la Val Tanaro giovedì 8 dicembre saliamo alla capanna Saracco-Volante. Venerdì mattina i soliti attacchi di poltronismo e una colazione-pranzo lunga e corposa fanno sì che riusciamo a muoverci solo verso mezzogiorno. Alle due del pomeriggio l'ingresso di A 11 è già in ombra, la temperatura scende tempestivamente, ma noi siamo già cambiati e pronti ad entrare. Io apro la fila, dietro di me Renè Richiardone e a seguire: Ubertwingo l'infamone, Giovanni Badino, Alberto Cotti (detto Alby). Piccola sosta alla sala dell'Immatricolata Concrezione e arriviamo piuttosto celermente al punto G. Mentre gli altri preparano un thè, io e Renè andiamo ad allargare la fessura che ci permette di evitare una strettoia un po' tossica e un saltino di 6-8 m: sono sufficienti due manzi.
Mentre Giovanni e Ubertwingo iniziano a rilevare, Alby si aggiunge a noi e in meno di un'ora arriviamo al crepaccio dove ci si era fermati l'ultima punta. Con il trapano completiamo l'armo in men che non si dica, quindi scendo: il pozzo-crepaccio di circa 20 m al fondo presenta un'arrampicatina (in discesa) che dà su un pozzo; lo lascio perdere e torno indietro urlando che occorre attraversare in alto. Così Renè fa un bel traversone con sei o sette fix e, come volevasi dimostrare, la galleria continua. Proseguiamo e l'ambiente continua a rimanere uguale: galleria inclinata in discesa intervallata da passaggi in frana, micro saltini da arrampicare e crolli costanti del pavimento. Ci spostiamo di un centinaio di metri (durante i quali attrezziamo ancora un paio di traversi) e arriviamo su un pozzo che non riusciamo però a scendere, siamo senza corde!
La bussola ci conferma che questa nuova via viaggia parallela al ramo del fondo. Il nostro lavoro deve quindi essere indirizzato sull'orizzontale a cercare gallerie che scavalchino il lago-sifone finale, e non sul verticale che ci farebbe certamente piombare sul fondo. Dico questo perché lungo tutte le Ghedd'Ube abbiamo tralasciato parecchi pozzi... anche se non è detto che non meriti andare a guardarli.
Pausa cibo, quindi decidiamo di ritornare! Si incamminano tutti, io e Giovanni rimaniamo per ultimi. A qualche metro da dove ci siamo fermati un pozzo-spaccatura attira l'attenzione del Badinho (occhio esperto, cuore caldo). Scende arrampicando, tralascia una galleria che va a monte e finisce sul fondo del pozzo che ci ha fermato..., mentre aspetto che ritorni io disegno sulla roccia due rombi neri: chi verrà dopo di noi saprà l'esatto punto dove scendere.
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Abisso A-11 Cuore di Pietra - rilievo
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È piacevole arrivare in capanna, soprattutto perché le novità da riferire sono succulente, ma anche perché ci aspetta una bella pastasciutta fumante...
Ecco di nuovo il fondo
Domenico Girodo
Sabato 9 dicembre al mattino, come al solito, c'è da litigare sull'ora di entrata: troppo presto, no troppo tardi, alla fine decidiamo che l'ora giusta è quando siamo pronti (in realtà facciamo due conti per evitare di uscire in piena notte) ed alla fine riusciremo ad entrare nel primo pomeriggio. Con me scendono Massimo, Ube, Cinzia, Cesco, Iena e Paolo (GSBi). Questi ultimi quattro è la prima volta che affrontano l'abisso e sono un po' timorosi. Ci aspettiamo alla base del P30 sottostante la seconda strettoia e poi giù, aspettandosi qua e là verso il fondo. Solo un piccolo intoppo (una corda annodata a metà di un pozzo in vuoto) fa perdere un po' di tempo ma nulla di drammatico. I compari che ci hanno preceduto hanno provveduto ad allargare una strettoia (già utilizzata per far passare i sacchi) e che ci permette di by-passare un pezzo rognoso che precede il P30 che porta alle gallerie Ghedd'Ube. Non si è certo scoperto l'acqua calda, ma ogni fatica risparmiata è un sollievo. Arriviamo dalle parti dove ci eravamo fermati nella punta di novembre. Sospetto che i giovani punteros siano sullo stancuccio, Ube ne conviene e schizza in avanti da solo a dare un'occhiata per vedere dove si son fermati i nostri predecessori. Noi buttiamo qualcosa sotto i denti e ci gustiamo la galleria che viene illuminata in distanza dall'Ubaldo: lo spettacolo è notevole e la tentazione di lasciarsi andare alla fantasia che possa portare distante è grande, anche se, obiettivamente, l'inclinazione che la caratterizza qua e là non lascia molto da sperare. Quando Ube ritorna decidiamo di dividerci: in avanti Massimo, Paolo ed il sottoscritto, gli altri inizieranno a risalire con calma. La mossa dovrebbe velocizzare l'uscita di tutti quanti e ne siamo felici. Lasciandoci, Ube, è contrastato da due sentimenti opposti: quello dell'esploratore, che brama l'ignoto e quello del lupo innamorato che fortissimamente sente il richiamo della lupacchiotta ed alla fine sarà quest'ultimo a prevalere sul primo.
Noi, invece, poveri lupi randagi senza lupacchiotte nei paraggi, non abbiamo alcuna difficoltà a scegliere: la strada è unica. Arriviamo quindi ai Rombi Neri (ennesima interruzione) dove la strada si biforca: attraversando in orizzontale con un virtuoso (per me che son corto, almeno) passaggio in libera si perviene ad una arrampicatina che adduce ad un meandro non disceso, scendendo (in libera, ovviamente) ci si ferma su un salto di pochi metri anche qui non disceso. Arrivando fin qua sistemiamo un po' meglio gli armi piazzati da Renè e gli altri; puntiamo tutti e tre sul meandro inesplorato anche perché ci sono già un paio di fix che aspettano, montiamo le placchette e mentre Paolo mi assicura faccio un traversino e scendo in una spaccatura, Massimo invece torna un po' indietro e si infila in basso (Rombi Neri), scende e si ferma ad attrezzare il salto non disceso.
Io faccio la traiettoria della pietra, arrivo sul "fondo" del meandro (-15 dalla partenza), sento la voce di Massimo e infatti qualche metro più in là lo scorgo, novello Michelangelo preda di chissà quale frenesia creativa (più modestamente sta piantando uno spit); lo lascio alla sua creatura e proseguo oltre. Finisce la corda, ma riesco a proseguire in libera, purtroppo sempre perdendo quota; ancora una ventina di metri in spaccata piuttosto facile ma ora su pareti fangose e mi fermo sempre sullo stesso meandro che ora picchia decisamente in basso scampanando: mi sembra di sentire rumore di acqua: faccio zittire i già poco loquaci companieros e confermo, c'è una cascatella che parte più
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o meno all'altezza da cui mi son fermato ma un "tot" più avanti, non raggiungibile in libera. Torno indietro e con Massimo decidiamo il dafarsi: non abbiamo più corda, non possiamo scendere l'ultimo pezzo in libera ma neanche ritornare indietro a mani praticamente vuote, perciò disarmo il pezzo che ho appena disceso (occhio che la partenza di questa discesa, dove c'erano i due fix lasciati da Daniele e Co., lo considero comunque un punto estremamente importante e sicuramente da rivedere ....), raggiungo Paolo ed insieme ci caliamo dai Rombi Neri fino ad arrivare a Massimo, che nel frattempo, ha piazzato l'ultimissi-missi-missimo spezzoncino rimastogli e ci sta aspettando.
Da qui con una faticosa attraversata-strettoia (a mo' d'egizio, tanto per intenderci) raggiungiamo il punto su cui mi ero fermato, piazziamo un paio di spit, e Massimo si infila giù per il meandro. Ancora un frazionamento che ci fa sospirare e poi, pluff, acqua: come sospettavamo siamo atterrati di nuovo sull'attivo. Saremo stati abbastanza fortunati da passare il Lago-sifone o no? Massimo ci aspetta ed insieme avanziamo senza troppa speranza: facciamo qualche decina di metri e su un'enorme duna di fango ci sono delle impronte e dopo un altro po' il Lago-sifone (a dispetto di Ube e fino a prova contraria o perlomeno fino a quando mi spiegherà perché si ostini a considerarlo Sifone-punto-e-basta, io mi ostinerò a chiamarlo Lago-sifone). Lasciando perdere la sfiga di non esserci passati sopra, consideriamo che tutto sommato passare dalle Ghedd'Ube è più comodo che non dalla via tradizionale e poi, magari illudendoci, ci sembra di vedere in distanza due condotti che occhieggiano sulla " riva opposta ...
Sulla sommità della Duna di fango ritroviamo una corda ed una pietra dalla forma di cuore lasciato da chi ci precedette ... Ritorniamo indietro facendoci un tea poco prima delle grandi verticali, e proseguiamo
Nelle nuove gallerie (foto P. Testa)
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un po' distaccati gli uni dagli altri. Spingi e tira, spingi e tira arrivo alla Sala dell'Immacolata Concrezione, mi fermo davanti alla corda successiva e per poco mi viene uno "s-ciupun": si sta muovendo, come se qualcuno la stesse discendendo, o peggio, risalendo. "Goobio" urlo e purtroppo "Goobio" risponde Ube fermo da qualche parte nel pozzo soprastante. Non siamo bagnati come le volte precedenti, ma di aspettare proprio non ne avevo voglia. Già mi vedo lunghe attese tremolanti sulle corde, ma un paio di tea aspettando Massimo prima e Paolo poi (poi-poi), diluiscono i tempi e di conseguenza l'uscita sarà lenta ma non lentissima.
Fuori ci aspetta un sole non troppo caldo ma che ci impedisce di fare concorrenza alla Findus. Camminando verso la Capanna, qualcuno chiacchiera, qualcuno stringe i denti, ma per tutti il solito pensiero: a quando la nuova punta ?
L'ultima punta
Renato Richiardone
6-7 gennaio 1995. Partecipanti: Ube, Carrieri, Terranova, Taronna, Bertorelli, Richiardone.
L'ultimo riposo prima della punta è in Capanna. Abbiamo sentito il bisogno della stufetta, soprattutto alla sera ma anche al mattino: al risveglio ci sono 3° C, sotto lo zero s'intende. Manca l'acqua e quella imbottigliata è completamente ghiacciata: Super se ne porta una bottiglia sotto le coperte ma al mattino solo tre dita sono liquido, il resto è allo stato solido.
All'ingresso di A11 sfruttiamo l'ultimo sole per cambiarci (temperatura: -10°C), poi finalmente tutti dentro a cercare qualche grado col segno +. A -500 (metri dall'ingresso), ovvero al "punto G" ci dividiamo, io e Ube per la prima volta in esplorazione insieme, scendiamo la via vecchia, per disarmarla e per recuperare Bof-firio (un rotolone da 150 metri di corda). Per evitare "Pesci-ate" (vedi Grotte n. 98), andiamo fin sul fondo dove, poco prima del sifone, ci rincontriamo con gli altri, scesi nel frattempo dalle gallerie Ghedd'Ube. Con tre laser scrutiamo il lago: dalla parte opposta ci sono due buchi di circa un metro di diametro che occhieggiano a circa quattro metri dal pelo dell'acqua, uno qualche metro più in alto. Sembra la classica finestra dove ti affacci e di là vedi di nuovo l'acqua, comunque sia molto presto ci metterò il naso ...
Mi avevano parlato male della via vecchia, ma la poltiglia di fango su cui sei costretto continuamente a scivolare mi fa riconsiderare il giudizio: è sicuramente peggio.
Prima di disarmare la via vecchia, io e Ube andiamo a vedere l'a-monte del canyon, fermo su un P5 mai sceso, sotto c'è un ambiente grande e aria che arriva da ingressi bassi, secondo un ragionamento di Ube tutto quadra.
Finito il disarmo ed in parte lo "scollamento" del fango di dosso, arrivati al Punto G, decidiamo di inoltrarci per le Ghedd'Ube, andiamo cioè incontro gli altri che dovrebbero arrivare a momenti. Sull'orlo del P30 mi sporgo e a destra, in alto, non mi sembra male: Ube che di "ghëddu" se ne intende, da tempo ne evidenziava l'importanza e va a finire che questa è la volta buona. Super e Carrieri iniziano la risalita. Alle 24 decidiamo di iniziare ad uscire, e man mano che risaliamo rivediamo praticamente tutti gli armi, e parecchie corde che iniziavano ad essere lesionate vengono sostituite. Si esce con il sole e con i soliti -10°C.
Bibliografia:
Grotte (GSP CAI-Uget) numeri 98, 99, 101.
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La Mirauda |
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Bartolomeo Vigna |
Alle estreme propaggini occidentali delle Alpi Liguri, in corrispondenza della dorsale che divide la Val Vermenagna dalla Val Pesio, è ubicata l'area carsica della Mirauda, un settore ancora oggi poco conosciuto, disertato dagli speleologi anche a causa della relativa distanza dalle zone normalmente esplorate. L'area assorbente principale si raggiunge da Limone, attraverso la pista che porta agli arrivi della seggiovia del Cros e successivamente seguendo un sentiero (2 ore a piedi) che si snoda verso la Cima del M. Melasso.
La zona si può raggiungere anche dal Pian delle Gorre, in Val Pesio, lungo il tragitto che porta al Gias del Vaccarile (3 ore a piedi). La situazione stratigrafica dell'area è caratterizzata da una serie di lembi flyscioidi affioranti lungo la dorsale principale, sovrascorsi sulla sottostante serie carbonatica, intensamente deformata dalla tettonica duttile e fragile. Sul versante della Val Pesio, ad una quota di circa 1800 metri si trova il basamento impermeabile che, per giacitura, condiziona il flusso sotterraneo verso la Val Vermenagna. In questa zona, nel punto più basso della struttura, si trova la risorgenza principale dell'area, la grotta della Barmassa. La cavità è stata esplorata per una lunghezza di circa 150 metri fino ad un sifone che, dalle ultimissime prospezioni, risulta essere di soli pochi metri di lunghezza.
Il potenziale di carsificazione delle grotte esplorate è di circa 500 metri di dislivello. Il carsismo superficiale è in parte condizionato dalla situazione stratigrafica sopra descritta. Una serie di piccoli corsi d'acqua alimentati dai depositi flyscioidi semi-impermeabili, scorrono dalla dorsale verso i calcari e vengono inghiottiti in corrispondenza di una serie di perdite subalveari generalmente non transitabili. Tutte le cavità presenti nella zona sono degli inghiottitoi fossili o in parte ancora attivi che drenano in profondità le acque provenienti dalle suddette perdite.
I primi esploratori della Mirauda furono gli speleologi del CAI di Mondovì che alla fine degli anni '70 organizzarono un campo in grotta, esplorando una serie di cavità, ma senza lasciare documentazione alcuna. Agli inizi degli anni '80 il GS Savonese effettuò una serie di prospezioni in zona esplorando due interessanti cavità: l'abissetto della Mirauda, chiuso al fondo a -143 da un tappo di argilla, e l'inghiottitoio della Mirauda, profondo una settantina di metri e fermo su una lunga frattura tettonica. Ambedue le cavità sono percorse da violente correnti d'aria con circolazione da ingresso alto. Nello stesso periodo anche i cuneesi del GSAM lavorarono in zona esplorando una grotta denominata Mir 1. Successivamente, confrontando il rilievo di questo inghiottitoio con quello della Mirauda si scoprì che i due gruppi avevano esplorato la stessa cavità.
La zona cadde quindi nel dimenticatoio fino alla primavera del 1994, quando una squadra del GSP, durante una battuta con gli sci scoprì una serie di buchi soffianti. Nell'autunno successivo iniziarono le esplorazioni con la scoperta di due nuove grotte, l'abisso Miranca (3113 Pi/Cn) ed il Pozzo Miraggio (3114 Pi/Cn).
Nella prima cavità è stato raggiunto il fondo a -150 m circa, fermandosi su una stretta fessura tettonica (vedi articolo successivo). Nel pozzo Miraggio più scavi hanno permesso di raggiungere, ad una profondità di una decina di metri, una strettoia, ancora da allargare e percorsa da una forte corrente d'aria, che si affaccia su un salto di circa 15 metri.
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Miranca: storia di ordinaria esplorazione |
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Igor Cicconetti |
Nell'inverno 93-94 in una escursione sci-alpinistica furono individuati e segnalati una serie di buchi soffianti molto promettenti sul Pian della Mirauda, nei pressi di Limone.
Tutto rimase inesplorato fino a quando... in una grigia mattina di autunno una "piccola" squadra di più di dieci persone decise di andare ad indagare. Lo spirito della squadra non era molto alto, c'era una gran voglia di svaccare sotto il sole, ora presente; la voglia venne più tardi, quando nelle vicinanze di un buco si sentì odore di ...abisso.
La grotta fu subito denominata Miranca per il ritrovamento di un'anca di bovino all'ingresso (un teschio ne presidia l'entrata); penetrando nella sala iniziale attraverso uno scivolo abbastanza stretto, si giunge al primo pozzo, dove avvenne la conferma che il luogo era già stato visitato, data la presenza di spit, dal Gruppo Speleo Monregalese (secondo Meo). Questo pozzo, stimato sui 12-13 m, presenta una partenza non molto larga che porta su un terrazzino, situato sulla sua metà. Armato e sceso il salto, arrivammo in una piccola sala che conduce: attraverso un corto meandro, ad una grande sala ostruita sul fondo da una frana. Filtrando tra i massi si scende fino al secondo pozzo (P8) anch'esso già attrezzato. Scendendo ancora si arriva fino ad una strettoia non segnalata in precedenza dai cuneesi. Aria: poca (in confronto all'entrata). Iniziò così un'accesa discussione su chi dovesse infilarsi nella strettoia. Vado io, no vai tu; andrei io se non fosse bagnata; per me chiude! andammo avanti per alcuni minuti. Toccò a me: con il casco in mano e con tanta paura andai a fare quello stimolante bagno nella strettoia, ma dopo pochi metri ero già fuori. Mi trovavo in un comodo e largo meandro. Proseguendo per esso, dopo una curva mi trovai davanti il vuoto, il buio di un profondo; pozzo. Aizzato tornai indietro per raccontare tutto, ma era tardi, c'era solo più Meo che mi disse: "Usciamo, è tardi!".
La seconda esplorazione movimentò anche gente più esperta, portando alla discesa del pozzo, stimato sui 35 m Poi l'esplorazione si fermò su un misero P5.
Passata un po' d'acqua sotto i ponti (anche sopra per l'alluvione) venne organizzata un'altra punta: all'insegna della sfiga. Nebbia, guasti meccanici, polizia e Gaydou (si rifiutò di utilizzare il fuoristrada) ci fecero ritardare di molto l'entrata in Miranca. L'esplorazione iniziò con la discesa del P5 arrivando su un meandro attivo. Andando aventi scendemmo un P10 attrezzandolo; ancora altri salti insignificanti e poi l'inaspettato: il meandro stringe fino a pochi cm. Era tardi e concludemmo così l'esplorazione considerando che ci aspettava una seconda dose di sfiga.
L'ultima visita purtroppo non ha portato nulla di nuovo determinando l'impossibilità di passaggio di alcune vie.
La grotta è lì sul Pian della Mirauda, sola, disarmata e senza rilievo. Aspetta solo noi per trasformarsi in abisso...
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Tane, buche e buchetti |
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Attilio Eusebio |
Ovvero del nostro girovagare alla ricerca di abissi e nuovi complessi carsici.
Tra le tante zone dove ci dibattiamo nervosamente ve ne presentiamo alcune: si tratta di ritorni periodici a scavare in buchetti e grottine con le note speranze.
Ci dedichiamo in questo caso a settori ubicati in vicinanza (!?) del rifugio La Balma, sul Mondolé, a pochi passi da quel luogo di delizie noto come Prato Nevoso, località nella quale il connubio ambiente - antropizzazione ha trovato la sua massima espressione.
In queste zone, negli ultimi quindici anni, d'estate e d'inverno, ritorniamo periodicamente con la nostra guida locale - un tal Meu Vigna da Mondovì. Egli conosce assai bene la zona e pare abbia trovato una fonte di eterna giovinezza in quei luoghi che moltiplica le forze e le energie.
In zona sono presenti grandi abissi (Bacardi, Artesinera, Dolly, ecc.) ma la chiave del sistema, o meglio dei sistemi resta ancora da trovare.
Così periodicamente ci avventuriamo.
Zona Rocche del Seirasso
Assai marginale all'area del Mondolé, tanto che non è neanche su quella montagna ma su quella di fronte: si tratta di una piccola lente di calcari posizionata tra quarziti e porfiroidi nella zona delle Rocche di Seirasso. La grotta più nota qui è la Grotta Ettore Allegro, una risorgenza a quota 1945 ca., con portate assai variabili ma mediamente di alcuni litri al secondo. La grotta si sviluppa per circa 250m, per una quarantina di dislivello. Esplorazione datata 1955. Prima o poi dovremo tornarci.
Abbiamo girato invece la zona di assorbimento, estesa per una decina di ettari già alcuni anni fa (circa 10) trovando varie grottine non catastabili, senza speranze, per lo più su paretine infide e di origine tettonica, fino ad un inghiottitoio, a quota 2130m nel quale si perde un bel torrentello che arriva dalle quarziti. Disceso per una ventina di metri in un ramo fossile ci siamo piantati su fango.
Il potenziale è minimo: 200m circa, la distanza poco più di 500m.
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Dati catastali: |
Inghiottitoio del Seirasso 3115 PI/CN 32TMP01209680 quota 2130m s.l.m., sviluppo 30m, prof. -20m. Aria sensibile. Attivo. |
Zona del Mondolè
Ritornando al settore del Mondolé sono stati esplorati molti buchetti, quest'oggi parliamo della zona di Costa Lausera, dorsale posta praticamente di fronte al rifugio La Balma, distante da questo una ventina di minuti a piedi.
Nella zona "alta" sono presenti alcuni buchetti che si comportano da ingresso alto, ritrovati in un inverno nel quale nevicava ancora, per la ben nota caratteristica di fare i buchi nella neve.
La zona" bassa" non si sa bene dove sia, un solo buco, posizionato circa 150m sotto la cresta ha queste caratteristiche, ma i bilanci delle masse d'aria non quadrano assolutamente. Allo stesso modo non sappiamo dove possa andare l'acqua ivi infiltrata. Così siamo ancora alla ricerca del bandolo della matassa. Hic sunt leones.
Tra i vari buchetti discesi segnaliamo:
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Buco sl Mondolé V10A (3112 Pi/Cn), Abisso Porker (3109 Pi/Cn) - rilievi
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Abisso Porker (3109 Pi/CN 32TMP01909905, quota 1840, sviluppo 30m, prof. -15m). La grotta si presenta percorsa da una forte corrente d'aria da ingresso alto. Dopo un pozzo spaccatura di una decina di metri si arriva in una condotta freatica: a monte una colata di fango chiude ogni speranza, a valle una frana con aria preclude il passaggio. Calcari del Trias.
Pozzo V10A (3112 Pi/CN 32TMP01759880, quota 1855, prof. 11 m). Pozzo ubicato poco sotto la cresta di Costa Lausera, già sceso nel 1979 non presenta possibilità di prosecuzione, il fondo è costituito da ghiaia, aria assente.
Abisso Totigno o P40 di Meo 3110 Pi/CN 32TMP01959870, quota 1800m, prof. 40m circa: ubicato alla confluenza di due vallette raccoglie l'acqua di un impluvio impostato nel flysch. Al suo interno sono presenti vari sacchetti di nailon che danno una idea di cosa succede nei periodi di piena. Aria forte all'ingresso (ingresso alto) che si perde in fessure.
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Condanne |
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Ube Lovera |
Una pagina per raccontare di come, fantasiosi e creativi come siamo, armati sempre di idee nuove e intenzioni originali, ci ritroviamo ad entrare, sempre e comunque in quell'antro a nome Piaggia Bella. Che peraltro a sua volta pone non poche resistenze a svelare i suoi segreti. A parte le lontane puntate sotto la zona Omega (Amanti Diabolici hanno inspiegabilmente chiamato quei rami) quest'anno si è distinto per una serie di discese tese principalmente a due scopi: trovare un passaggio sensato verso il Solai (e possibilmente oltre) e raggiungere, verso valle, il livello delle gallerie Mistral.
Inizia tutto quando con inedita brigata si tenta armati di indomito entusiasmo, di entrare in Mastrelle: un tappo di neve alto e largo quanto l'ingresso e probabilmente profondo quanto la grotta ci impedisce l'avanzata. Poco male - si dice - e infatti il 5 giugno si ritenta (Banzato, Cassulo, Cotti, Grossato, Lovera, Martiello, Ubertino). Questa volta l'accesso si presenta sgombro da neve ma piuttosto ingombro di sacchi; prende quota l'ipotesi trattarsi di francesi che avendo armato la grotta in vista di una traversata, stanno ora effettuandola. La visione di noi 7 bloccati alla base dell'80 disarmato, in attesa dei soccorsi rende poco attraente la discesa e PB un ottimo rifugio. Qui a un'ora dall'ingresso, nei dintorni delle Galleries Fossiles uno strano meandro da un paio di anni attende di rivederci. Una risalita ci porta a una saletta provvista di scritta USP 86 (Agostino troverò poi in una piega della memoria), seguita da un condottino in salita e successivo P.20 da scendere, con aria, mentre più in basso un attivo si spegne dentro un laminatoio troppo stretto.
Viene luglio e A 11 diventa il nostro obbiettivo: il 3 luglio (Campaiola, Girodo, Grossato, Lovera, Vacchiano) il solito nevaio blocca le macchine prima di Pian Ambrogi, una bottiglia di nebbiolo aperta dentro lo zaino quieta il mio personale ardore e i cinque metri di neve che coprono l'ingresso della grotta smorzano quello collettivo. E allora? PB naturalmente. Si va a mettere altra carne al fuoco ne "l'amonte" delle Mistral cercando conferme all'utopia che vuole i Reseaux essere l'antico "a monte" di Filologa per trovare
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una galleria che, superando Paris Côte d'Azur, porti i fantasiosi esploratori a sorvolare le risalite che i giavenesi stanno conducendo al Wang Wei una chilometrata abbondante da noi. Si risale fino all'esaurimento, ovviamente precoce delle batterie, e questo è un film già visto.
La settimana successiva è ancora PB, la lunga punta in punta a Reseau B raccontata sullo scorso bollettino da penna assai più acuta e indiscreta della mia (Banzato, Girodo, Grossato, Ingranata, Lovera, Pesci, Terranova).
A fine mese mentre progettiamo partenze per altri lidi è un tale di nome Keith a riportarci sulle solite frane. Dio stramaledica gli inglesi.
Viene settembre e consci delle arcane maledizioni, in molti tentiamo una domenica di buchetti tra Masche, Alfa e Biecai (11 settembre: Banzato, Fanchini, Lovera, Mantello, Scofet). Una telefonata tardodomenicale ci rispedisce il 3 ottobre in PB a ripescare tre francesi fessi persi da tre giorni tra le sue spire.
Nelle settimane seguenti ci tocca quindi un'altra discesa ai Piedi Umidi, all'arrivo di Caracas a cercare materiali scomparsi, recuperare quelli abbandonati dai francesi, perdersi esageratamente nelle Camelot (9 ottobre: Banzato, Cotti, Girodo, Grossato, Lovera).
C'è quindi ancora il tempo per un ritorno alle Fossiles dove inseguendo la chimera di un passaggio tra Solai e PB più sensato del conosciuto e fetido budello, siamo sbarcati in una grande frattura orientata 220 gradi che porta qualche l/min. d'acqua nonché aria da ingressi alti, nonché placchette e anelli di fettuccia per discese in doppia che non ha messo nessuno. Se fosse l'Artiglio Sinistro di Caracas non dovrebbe essere qui. Chi ha voglia di continuare a risalire per vedere dove porta?
In ultimo ci scappa ancora un salto a Mistral (1 novembre: Belmonte, Lovera, Serra, Vacchiano) dove riusciamo a terminare la risalita per trovare l'ennesima scritta fantasma (GSP 86 questa volta), piovuta letteralmente dal cielo, o forse dal Cammello.
Blob: l'ingresso (foto A. Eusebio)
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Blob degli Zottazzi: cronaca di una battuta |
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Paolo Fausone |
Finalmente, dopo molto tempo e per la prima volta dopo il Corso, riesco ad avere una domenica libera; l'idea di andare in grotta mi esalta, ma purtroppo i programmi sono ben diversi dalle mie aspettative: il gruppo va in battuta. Un po' deluso mi aggrego ai "battitori".
Per tutta la mattina apprendo da Meo il modo in cui si affronta una battuta cioè fumando quelle 10-20 sigarette al minuto. I risultati purtroppo sono insoddisfacenti: si ritrovano buchi già visti in precedenza, ne scendiamo uno con una discreta aria che risulta essere inesorabilmente chiuso.
La stanchezza del pomeriggio comincia a farsi sentire e sinceramente non vedo l'ora di tornare alle macchine.
Verso le 16.00, spinto da chissà quale motivo, ritorno indietro per osservare l'altro versante della montagna. Come d'incanto vedo un buco sotto una roccia, infilo la testa e constato che si tratta di un bel pozzo.
Non avendo esperienza non so se correre eccitato verso gli altri o essere più cauto, opto per la seconda alternativa, forse esagerando un po' tanto che Poppi quasi non mi crede.
Quando ho visto Poppi e Fof esaltarsi e quando ho visto Meo correre giù come un pazzo dalla montagna, dopo aver ascoltato in diretta con la radio una pietra cadere nel buco, ho capito che potevo aver trovato qualche cosa di buono.
Mentre Igor armava e io mi vestivo, Meo si cimentava nello studio della circolazione dell'aria fumando da distanze sempre maggiori sigarette su sigarette.
Finalmente scendiamo il fatidico buco: si tratta di un bel pozzo di circa 25 m che purtroppo chiude su frana, c'è aria e bisogna scavare.
Il buco è stato chiamato Blob perché in una successiva uscita è stata trovata sul fondo una sostanza non ben identificata.
Devo dire che le battute cominciano a esaltarmi!
Abisso Blob (3111 Pi/Cn) . rilievo
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Attività biospeleologica 1994 |
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Achille Casale e Pier Mauro Giachino |
È una cosa buona e giusta, come diceva quel tale, che ogni qualche decennio avvengano delle evoluzioni. Per esempio, uno di noi (A.C.) è ben lieto che dopo 25 anni, in Piemonte, si possa lavorare e scrivere di biospeleologia in due (o più), visto che l'anagrafe non perdona, e gli impegni di vario genere (non speleologici) neppure. Ed entrambi gli scriventi possono anche raccontare dell'attività di un terzo, Enrico Lana, che sta lavorando con energia straordinaria sia sul terreno, sia in laboratorio. Se dunque il nuovo deve avanzare, che avanzi! E se son rose (come diceva quell'altro tale) fioriranno.
Alpi occidentali
Ricerche qua e là sulle nostre vecchie Alpi occidentali; e i risultati non mancano mai! Achille ha visitato in estate qualche piccola grotta sopra Limone, e qualche sotterraneo artificiale; nei sotterranei di Vernante le popolazioni di diverse specie ipogee sono risultate in buona salute. In settembre Augusto Vigna ha accompagnato il Prof. F. Weber, dell'Università di Münster, nei medesimi sotterranei, a raccogliere qualche Duvalius carantii vivo che è poi giunto in perfetta forma (insieme con gli Speomolops sardous del Bue Marino fortunosamente trasportati in thermos da Achille) nei laboratori della teutonica Accademia. In primavera, A.C. ha visitato con l'attivissimo ed entusiasta Tiziano Pascutto di Biella alcune cavità tettoniche sopra Borgofranco d'Ivrea. in esse la fauna non risulta specializzata, ma sono presenti numerosi elementi di un certo interesse, fra cui il Carabide Sphodropsis ghilianii.
Niphargus della Tana di Morbello, AL (foto E. Lana)
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Lana alla grotta della Cava del Massucco (Rassa, Val Sorba) ha raccolto vari Polidesmoidi, Ischyropsalis (Opilioni), e l'interessante Leptodirino Archeoboldoria doderoana, noto di Oropa e di qualche grotta della Val Sesia; alla grotta del Maletto (= Büra dal Salé), sopra Carema, ha raccolto un Archeoboldoria ancora in studio, forse nuova per la scienza, oltre a Alpioniscus, Oxychilus e Sphodropsis ghilianii. Ancora Lana alla Custreta, al Boo d'la Faia, alla grotta del Maletto e alla Balm-Cianto ha raccolto Opilioni del genere Ischyropsalis probabilmente inediti.
Sempre Lana (capodanno 1994), alla Büra dell'Arnodera (Susa), ha raccolto Sphodropsis, Araneidi Linifiidi e Gasteropodi del genere Oxychilus; alla grotta dell'Alpe Ravinella (Val Strona) Ischyropsalis sp., Sphodropsis e Diplopodi Craspedosomatidi; nella zona di Oropa e alla Borna du Ran (Valsavarenche) ancora Ischyropsalis e Linifiidi; alla Tana di Morbello (AL) acquatici (in parte in allevamento a Bossea, in parte fortunosamente giunti in thermos a Sassari, nei giorni dell'alluvione, con trasporto aereo di A.C.), oltre a Niphargus, Trichoniscus e Polidesmidi. Infine da segnalare, nei sotterranei militari del Monte Bavarione (Verbania), Sphodropsis, Ischyropsalis (ora vivi a Bossea), Diplopodi, e uno Pseudoscorpione cavernicolo specializzato (Neobisium?).
Il Canavese ha poi fruttato un genere nuovo e due specie nuove di Leptodirini (quelli che un tempo si chiamavano Batiscini...), di questo si dirà oltre ("varie").
In settembre P.M.G., Lana e Scaramozzino hanno visitato la grotta dei Partigiani di Rossana (CN), per raccogliere Parabathyscia dematteisi da allevare nel laboratorio sotterraneo della grotta di Bossea. In questo laboratorio, riattivato per la parte biologica da Lana, P.M.G. segue due sottotesi di laurea sull'allevamento di Leptodirini. Nella grotta dei Partigiani lo stesso Lana ha raccolto pure Sphodropsis ghilianii e Holoscotolemon vjgnai.
Alpi Orientali
In novembre visita di P.M.G., G.F. Caoduro, M. Daccordi e L. Toledano alle Grandi cave di Valpolicella e al Buso dell'Arena (M. Lessini). Reperti interessanti, ma del celebre Lessinodytes nessuna traccia.
In giugno Lana è sceso nella Spluga della Preta, raccogliendo Italaphaenops dimaioi e altre interessanti specie tipiche dei Lessini. Si è poi recato a Trieste presso Fabio Stoch per imparare le tecniche di raccolta di fauna acquatica in grotta; sta ora applicandole in Piemonte, dove questa fauna è assai poco conosciuta.
Grecia
A fine maggio A.C., quasi morto dopo l'esperienza d'organizzare in Sardegna il Convegno nazionale della Società italiana di Biogeografia, si è recato per una settimana nell'isola di Creta. Ha visitato la parte iniziale dell'inghiottitoio di Tzani presso Omalos, unica località nota di Duvalius sbordonii e di altri interessanti elementi ipogei. Ha poi trovato e visitato un altro inghiottitoio sull'altopiano di Lassithi, nella parte orientale dell'isola, e nevai di alta quota in tutti i massicci e nelle gole di Samaria. Probabilmente a causa della stagione troppo precoce (o troppo tarda? Chi ci capisce qualcosa del Mediterraneo?), non ci sono stati reperti interessanti di fauna sotterranea.
Buonissimi risultati invece in giugno, da parte di PierMauro e Dante Vailati, nell'ambito delle missioni organizzate dei musei di Scienze naturali di Torino e di Brescia. Sono stati visitati numerosi massicci (Lidorikiou, Aroania, Killini, Parnitha, Elikon, Parnassos, Kallidromo, Iti, Vardoussia, Pindos, Karava, Kamvounia, Paiko, Askio, Smolikas, Timfi);
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in alcuni sono state individuate e visitate grotte, ed è stata rilevata interessantissima fauna sotterranea. Particolarmente, in una grotta del monte Serekas (Akarnania) è stata trovata una nuova specie di Duvalius, di grande interesse biogeografico, attualmente in stampa, insieme con altri elementi ipogei ancora in studio. Vano invece il tentativo di salire sull'altopiano di Astraka (Tinfi), impedito dal maltempo.
Sardegna
Continua l'attività di A.C. in Sardegna, con gli amici del GSS. Da ricordare, in luglio, la visita ai rami interni del Bue Marino, per prelievi di Speomolops vivi attualmente in studio presso i laboratori delle Università di Münster e di Roma. Un progetto CEE, presso l'Istituto di Zoologia dell'Università di Sassari, ha consentito a Mauro Mucedda e collaboratori il proseguimento di fruttuosissime ricerche sui Chirotteri sardo-corsi. In maggio, in occasione del Convegno Nazionale della Società Italiana di Biogeografia a Olbia, organizzata da Achille, PierMauro ha visitato qualche grotta del Nuorese. Sempre vani, finora, i tentativi di ritrovare Patriziella nuragica nella grotta Sa Ucca 'e Mammuscone, sua località tipica e unica conosciuta.
Costa Rica
In settembre-ottobre A.C. ha visitato foreste e montagne di questo straordinario paese. Il progetto di esplorazione biospeleologica di alcune grotte del Parco Nazionale di Barra Honda, interessato da un vasto carsismo tropicale, è fallito per le continue piogge (si era nel periodo più piovoso dell'anno, in un paese dove si raggiungono in molte regioni i 6000 mm annui!). Le grotte erano rese inaccessibili dalla portata delle acque.
Discesa d'un pozzo lungo la strada sul M Parnassos, Grecia (foto P.M. Giachino)
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Varie
In settembre, Congresso Internazionale della Société de Biospéologie a Firenze, a cui hanno partecipato gli scriventi. Magnifica la sede (Castello di Montycifoni) e interessanti gli interventi. Nell'occasione è stato presentato il primo volumone dell'"Encyclopédie" biospeleologica curata dal Laboratorio di Moulis. A.C. e P.M.G. hanno curato il capitolo relativo alla Grecia. Numerosi i contributi in stampa o stampati in varie sedi. Da segnalare il nuovo genere di Leptodirini Canavesiella, descritto da PierMauro, con due nuove specie: casalei, raccolta anni fa da A.C. in Valchiusella, in ambiente sotterraneo superficiale e mai più ritrovata, e lanai., raccolta da Lana nelle grotte Boo d'la Faia e La Custreta (Valle dell'Orco). Esemplari vivi di quest'ultima sono in allevamento nel laboratorio di Bossea.
A.C. ha studiato e descritto un nuovo genere e una nuova specie di Trechini cavernicoli di Albania, scoperto nel corso di una missione bulgara. Nuove specie di Duvalius di Grecia sono in stampa, da parte degli scriventi, di Dante Vailati e di Augusto Vigna Taglianti.
Uno Pseudoscorpione eucavernicolo specializzato, cavità del M. Bavarione, Verbania (foto E. Lana)
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Trapani, connettori e batterie |
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Franco Cuccu |
"Mamma mia! Arriverò troppo tardi al thé del cappellaio"
(Bianconiglio da "Alice nel paese delle Meraviglie")
Il GSP, come la maggior parte dei gruppi, ha adattato il trapano BOSCH GBH 24 per l'uso di una alimentazione diversa da quella originale. Generalmente si usano due batterie al piombo da 6.5 Ah con cui si riescono a piantare 30-35 fix M 8 contro i 15-20 delle batterie originale, ma sono pesanti (5 kg), scomode da trasportare e da collegare al trapano A renderle più leggere non si siamo riusciti; a renderle trasportabili e connesse al trapano in modo sicuro, sì. Non pensiamo che sia l'assoluto, ma è risultato il sistema più funzionale in due anni di prove, sia del GSP che del 1° Gruppo all'interno del Gruppo Lavoro Disostruzioni del CNSAS, anche se sono un sostenitore della fantasia al potere.
Potrebbe non essere stupido adottare in tutti i gruppi lo stesso sistema, rendendo così il trapano a prova di Angelica. lo vi dico cosa abbiamo fatto noi, voi fate come cazzo volete. Il contenitore per le batterie è stagno e viene ricavato da un tubo di polietilene del diametro di 125 mm; spessore 5 mm ed altezza 33 cm. Viene chiuso all'estremità con due tappi dello stesso materiale, resi stagni da due guarnizioni oring. Il blocco della chiusura avviene tramite due tiranti filettati m 6; in questo modo il pacco batterie è
Trapano e batterie (foto A. Eusebio)
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Disegno 1: schema del gruppo batterie
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ispezionabile in qualsiasi momento. Dentro questo tubo le batterie vanno messe in posizione verticale e il vuoto che rimane riempito con schiuma poliuretanica (disegno 1). Il connettore è un amphenol c 16, quadripolare, stagno IP 65, che lavora a temperature da -40° a +85°, corrente max 10 Ah, ed ha un cappuccio di protezione a tenuta stagna. Il connettore femmina va sul pacco batterie, il maschio sull'utilizzatore, in modo da poterlo cablare in funzione del suo voltaggio: 12 o 24 V, visto che il pacco batterie esce a 12 V (guarda il disegno 2, ci sono gli schemi). Al trapano abbiamo tolto la slitta, le lamelle e sostituito l'impugnatura originale con quella del BOSCH UBH S20 (dotata di un anello che si può usare al posto del cinghiaggio in arrampicata: l'assenza della slitta lo rende facile da contenere nei sacchi). Abbiamo fatto uscire dall'impugnatura 2 m di cavo bipolare 2x1.5 in gomma (dis. 1), collegato il connettore, e adesso lo proponiamo ai lettori di Grotte in regola con l'abbonamento.
Risposte alle vostre domande.
No, le batterie originali non si buttano: esiste una slitta di collegamento. Per i manzi usate un maschio come da dis 2.
Quanto costano queste modifiche?
Per le batterie, il contenitore, i connettori, i ricambi per il trapano, il costo equivale a settantacinque preservativi di marca.
A queste prove ha collaborato l'agente piemontese per la Liguria Luca Massa. Bacioni dall'Astuto Sardo, Fof.
nbsp;Particolare dell'adattamento del trapano (foto A. Eusebio)
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Disegno 2: collegamento dei connettori
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Come preparare articoli e rilievi da pubblicare su Grotte |
Articoli
Queste poche regole servono essenzialmente ad evitare che la redazione si senta in diritto di trasformarsi in Commissione Censura con grandi scazzi degli autori.
1) Titolo. liberissimi di scrivere un titolo che non ha nessuna attinenza con il contenuto dell'articolo.
2) Sottotitolo: se avete messo un titolo alla cazzo, per favore aggiungete un sottotitolo che faccia capire di cosa si parla nell'articolo.
3) Autore: scrivete il nome dell'autore (o degli autori).
4) Ermeticità: sappiamo che molti autori ci tengono moltissimo a non far capire nomi, luoghi, etc. etc. Liberissimi di farlo, ma per cortesia, mettete una riga (all'inizio dell'articolo) che rimandi all'Attività di campagna.
5) Redazione: la redazione legge gli articoli prima della pubblicazione, se ci sono correzioni o suggerimenti la redazione li discuterà con l'autore.
6) Formato: potete scrivere l'articolo dove vi pare (carta, incisione su marmo, registrato su nastro, ecc.;) ma se consegnate una stampa più un dischetto (3" 1 /2) in formato Word (DOS o MAC) siamo felici.
7) Tenete conto che il bollettino è impaginato utilizzando Page Maker per MAC.
Rilievi
Queste poche regole per consegnare un rilievo pronto per l'uso fanno risparmiare tempo alla redazione e denaro al GSP ed in più il Bollettino ne acquista in bellezza.
1) Mettere sempre la scala metrica.
2) Mettere sempre il nord vicino alla pianta.
3) Usare dei caratteri non troppo spessi perché rimangono male (non usare caratteri tridimensionali o altre stranezze. fanno schifo e non sono creative).
4) Indicare se è possibile la quota assoluta dell'ingresso (q... s.l.m.), serve molto di più di quanto voi pensiate.
5) Mettere la profondità dei pozzi sia sulla sezione che sulla pianta, facilitano la lettura del rilievo.
6) Mettere le profondità di tanto in tanto sulla sezione e sulla pianta.
7) Incorniciate il rilievo con un tratto non troppo spesso (sennò è di gusto macabro).
8) Il formato dei disegni (cornice compresa) deve essere riportato per la pubblicazione a 13x18 cm.
9) Oltre al nome della grotta scrivere l'anno o gli anni di esplorazione, i gruppi che hanno esplorato, ecc., il nome dei rilevatori (opzionale).
10) Se conoscete il numero di catasto mettetelo accanto al nome della grotta (non fa schifo).
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Comunicato stampa
M
arguareis 1995:t
raversata del carso d'alta quotaAlpi Liguri-C.ma Marguareis
8-12 luglio 1995
Il parco naturale dell'Alta Valle Pesio e Tanaro in collaborazione con l'Associazione dei gruppi Speleologici Piemontese (AGSP) organizza il primo stage-vacanza alla scoperta del massiccio carsico del Marguareis, delle sue grotte e del suo ambiente naturale, che coniuga aspri paesaggi con dolci altopiani a 2000 m.
La traversata si snoda lungo 5 giorni partendo dalla Valle del Pesio per concludersi nell'alto Vallone del Tanaro. Le tappe sono previste in Rifugi e Capanne Scientifiche del Club Alpino Italiano. L'accompagnamento verrà condotto dai guardiaparco e dagli speleologi esperti della zona.
La partecipazione è prevista per una età minima di 16 anni (il comitato organizzatore si riserva di escludere la partecipazione di soggetti non aventi l'idoneità fisica necessaria). La quota d'iscrizione è di £ 380.000 e comprende i trasferimenti in pulmino, i trasporti del bagaglio pesante, vitto e alloggio oltre agli interventi didattici degli accompagnatori ed il prestito dell'attrezzatura speleologica necessaria per le visite previste dal programma.
All'atto dell'iscrizione dovrà essere versata una caparra di £ 100.000, la differenza di £ 280.000 dovrà essere versata entro il 10.06.1995, come conferma di partecipazione.
Per informazioni rivolgersi all'ufficio del Parco a Chiusa di Pesio (CN), Via S'Anna 34, tel. 0171/734021 fax 735166.
Programma di massima
Primo giorno. Ritrovo a Chiusa Pesio, sede del Parco, e trasferimento in pulmino al Piano delle Gorre. Itinerario: a piedi dal Piano delle Gorre alla Capanna Morgantini attraverso la Conca delle Carsene (dislivello 1200 m).
Secondo giorno. Itinerario: a piedi dalla Capanna Morgantini alla Capanna Saracco-Volante attraverso la C.ma Marguareis (dislivello 600 m).
Terzo giorno. Itinerario: escursione nella grotta di Piaggia Bella (dislivello -300m).
Quarto giorno. Itinerario: a piedi dalla Capanna Saracco-Volante al Rifugio Mongioie attraverso il Vallone di Carnino (dislivello 800 m).
Quinto giorno. Itinerario: a piedi dal Rifugio Mongioie a Viozene e visita in pulmino alla Gola delle Fascette. Visita alla grotta dell'Orso di Ponte di Nava e rientro in pulmino a Chiusa di Pesio.