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GROTTE
anno 37, n. 114 - gennaio-aprile 1994
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
sommario
Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 6 di Luglio 1994.
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE
GRUPPO III PUBBLICITÀ INFERIORE AL 70%. - TORINO
Direttore responsabile: Emanuele Cassarà
(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)
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Redazione: |
Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio, |
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Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner, Riccardo Pavia. |
Foto di copertina: Ube Lovera (Nel ghiacciaio Malbec 2 - Patagonia)
Bozzetti di Simonetta Carlevaro
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Stampato con il contributo della Regione Piemonte (Legge regionale 69/81)
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Notiziario |
Vietnam
Anno 2° dell'era speleo-transregionale del G.S.P. Dopo l'esperienza pakistana dell'estate '93 ci riproviamo. Quest'anno l'obiettivo si è spostato più a oriente. Vietnam, chilometri di celluloide ci hanno mostrato l'epopea del bravo soldato americano in lotta con lo sporco comunista. Loro non l'hanno vinto, noi sì (grazie, Cavaliere...). Il gruppo interessato si presenta numeroso: una quindicina di loschi individui raccattati da ogni parte d'Italia sembrano intenzionati a percorrere qualcuno dei grandi sistemi sotterranei che sembra esistano in molti territori del Vietnam Centrale e Settentrionale.
Gli ultimi in ordine di tempo sono stati gli australiani, a gennaio di quest'anno. una decina di persone che in sei settimane hanno esplorato numerose grotte (tra cui la principale di oltre 5 km di sviluppo) in una regione verso il confine cinese.
Le nostre intenzioni sono simili (naturalmente speriamo di fare anche meglio...), dopo i contatti presi con i geologi dell'Università di Hanoi sembra che la spedizione si possa fare (anche se agosto non è il periodo più adatto: piove!).
L'intenzione è quella di dividerci in due a squadre che opereranno in regioni diverse del Vietnam Settentrionale; le potenzialità sono enormi, staremo a vedere...
L'osservatorio del Ballaur
Sembrava chiuso il discorso dell'osservatorio astronomico da costruire in cima al Ballaur, e cioè nel posto più piovoso e nebbioso di tutta la provincia di Cuneo. Ma così non è: colui che ha avuto la bella idea e che la porta avanti con accanimento, non demorde (è un senatore della Lega Nord, di Mondovì). La Provincia ha fatto svolgere un'indagine preliminare, dalla quale è risultato idoneo il sito della Gardetta in Val Maira; tale ente privilegia la Gardetta anche perché la spesa per la viabilità sarebbe esigua (una strada c'è già), al contrario del Ballaur. Ma il senatore vuole un'opera per il Monregalese, mentre la Gardetta è nel Cuneese... Speriamo in bene.
Margherita è incinta, Brunella anche e Toto, per solidarietà con i padroni, sta aspettando un cucciolo (ma è un gattino). I criceti piangono perché non possono avere altri figli. Meo va ai congressi, Margherita no, Toto nemmeno. Volete saperne di più? telefonategli! 0174-552123
Per una Margherita (Vigna) che aspetta un cucciolo, un'altra già l'ha avuto: si tratta del figlio di Margherita Coppa e (probabilmente) Filippo Ciquera. si chiamerà Giuseppe.
Per dimostrare al mondo che non siamo razzisti facciamo qualche annuncio anche per i cuneesi: anche la signora di Giorgio Dutto aspetta un figlio.
E anche la grande Daniela Frati ha partorito una figlia (Sara). Il padre sarebbe tal Marco Marantonio, da Savona o forse (dice Speleo CAI) da Torino. non ci crediamo assolutamente.
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"Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava. Scoprimmo (a notte alta questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. Bioy Casares ricordò allora che uno degli eresiarchi di UQBAR aveva giudicato che gli specchi e la copula sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini."
J.L. Borges. Finzioni: Tlön, Uqbar, Urbis, Tertius
Ma mica è finita qui coi figli: anche Jojo Lamboglia e Cathy hanno partorito: sembra che sia un maschio e che dovrà avere molta pazienza.
Dopo lunga gestazione ha visto la luce il film del Soccorso Speleo. Hanno finito per esserne registi Riccardo Pavia e Valentina Bertorelli: nonostante che entrambi siano scoppiati il film è venuto bello.
Di nuovo tesi i rapporti fra speleo e cavatori apuani. Il fatto che le cave alte del Monte Corchia inquinassero l'acquifero ha indotto l'USL a farle chiudere. I cavatori, per rappresaglia, hanno chiuso la montagna a escursionisti e speleologi. Per migliorare, poi, la rappresaglia hanno smontato il bivacco L. Lanzoni, ammonticchiandolo a lato: gesto ostile ma, diciamolo, simpatico. Affatto simpatico, invece, è stato che qualche coglione abbia poi dato fuoco a tutto quanto e sembra che loro adesso lo stiano "coprendo". Speriamo in tempi migliori.
Lettera di De Martin
La lettera aperta inviata al Presidente Generale del CAI ha avuto una risposta personale al GSP ed ufficiale sullo Scarpone, qualcosa pare essere cambiato, non ci facciamo molte illusioni ma staremo a vedere...
Di seguito pubblichiamo la lettera ricevuta in GSP.
Ho valutato attentamente quanto da Voi esposto nella lettera del 2 febbraio: sono certo che la disponibilità a corresponsabilità più ampie nell'ambito dello Speleo-CAI sia un fatto positivo. Questo anche per quanto riguarda la rivista in questione.
Sono certo che imminenti scadenze statutarie Vi permetteranno di esaudire a questa legittima aspettativa e sono pertanto lieto di poter contare fin da ora su un contributo complementare.
Il confronto fra idee e progetti è sempre il motore per iniziative più aggiornate e più rispondenti alle aspettative del Sodalizio nel suo insieme.
Per la collaborazione tecnica a Speleo-CAI ho incaricato Alessandro Giorgetta di seguire da vicino lo svilupparsi di azioni che mirino comunque al miglioramento qualitativo e non solo d'immagine della rivista stessa.
Resto a disposizione per eventuali necessità.
Con i migliori saluti
(Roberto De Martin)
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Attività di campagna |
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a cura di D. Grossato |
6 gennaio 1994. Grotta della Dronera (Mondovì, CN). M. Ingranata , M. Miola e M. Paradisi (GSG), B. Vigna. Prosegue la disostruzione della fessura sopra il camino
7 gennaio. Grotta Gualtiero-Savi (Carso, TS). D. Grossato, M Scofet accompagnati da Maci, Max e altri della CGEB più G. Zamparo (UD). Giro turistico in questa grande e concrezionatissima grotta esplorata qualche anno fa dai triestini della Boegan.
9 gennaio. Grotta della Dronera (Mondovì, CN). M. Ingranata, M. Miola e M.Paradisi (GSG), B. Vigna. Superata la fessura e risalito il camino per 7 m. Altra strettoia.
16 gennaio. Grotta della Barmassa (Limone Piemonte). V. Bertorelli, D. Grossato, B. Vigna. Raggiunta troppo tardi la grotta con gli sci. Forte aria aspirante all'ingresso.
Puerto Escondido (Val Brembana, BG). G. Carrieri con M. Zambelli e altri del GGM più M. Favergian. Discesa al fondo (250 m) e rilievo della parte terminale della grotta. Iniziata risalita in un ramo laterale, trattasi di un arrivo con piccolo rivolo d'acqua. Stoppo alla base di un pozzetto.
Rio Martino (Crissolo, CN). D. Girodo e U. Lovera riservano quest'uscita ai potenziali futuri volontari del CNSAS
29-30 gennaio. Grotta degli Scogli Neri (Giustienice, SV). C. Cavallo e L. Massa (GSBolzaneto), M. Campaiola, F. Cuccu, D. Grossato, U. Lovera, A. Mantello, M. Scofet, E. Rava, B. Vigna. Tentativi di risalite nella zona della Voragine ma trapani e batterie hanno dato problemi.
Vallone di Barchi (Eca, Val Tanaro, CN). Battuta solitaria di A. Gaydou ai piedi del Bric Berengero. Nulla di interessante da segnalare.
13 febbraio. Buranco di Bardineto (SV) e Arma Pollera (SV). Prima uscita del 37° corso.
27 febbraio. Grotta del Caudano (Frabosa Soprana, CN) e Arma Pollera (SV). Seconda uscita del 37° corso.
6 marzo. Battuta con gli sci sopra Limone Piemonte. Trovati e segnati diversi buchi aperti nei pressi di Monte Jurin e Punta Mirauda tutti da scavare! G. Carrieri, A. Eusebio, D. Grossato, B. Vigna.
Abisso Artesinera (Prato Nevoso). G. Fanchini, D. Girodo con M. Miola e Michele (GSG) Ennesimo tentativo di trovare la giunzione con l'abisso Bacardi in cima alla risalita della "narco". Ennesimo buco nell'acqua.
13 marzo. Alle paretine di Borgone di Susa per la terza uscita del 37° corso. Molti partecipanti (inutile ricordarne il nome).
20 marzo. Battuta con gli sci in zona M. Mongioie di D. Girodo, R. Richiardone (GSG), B. Vigna. Giro effettuato: Viozene-Pian Rosso-Pian dell'Oglio-Bocchin d'Aseo-Mongioie-Scaglie-Pian Rosso. Segnati diversi buchi soffianti. Da verificare se è già segnato un pozzo aperto situato ad ovest dei contrafforti che si trovano sulla destra salendo verso il Passo delle Scaglie.
Monte Balur (Roaschia, Val Gesso, CN). Battuta solitaria di P. Oddoni che segnala alcuni buchi soffianti nella neve.
Porlezza (CO). G. Carrieri, M. Favergian, M. Zambelli (GGM). Discesa di una nuova forra in ambiente carsico che forse meriterebbe una battuta.
27 marzo. Abissi Marelli e Scondurava (Campo dei Fiori, VA). Quarta uscita del 37° corso.
1-4 aprile. Stage francese che conclude il 37° corso in Ardèche. Tre grotte per gli allievi: Aven Peyeral, Gouffre Rochas, La Cocalière. Un mare di gente.
10 aprile. A. Gaydou in battuta sulla parete nord di Punta Scalabrino. Visti tre buchi in parete.
17 aprile. Battuta in zona Colme. Trovato un P15 con fondo da disostruire ed altri buchi soffianti. D. Grossato, V. Martiello, R. Richiardone e Michele (GSG), B. Vigna.
Domusnovas (CA). W. Zinzala ospite di una esercitazione CNSAS della squadra di Iglesias.
24-25 aprile. Saragato (Alpi Apuane). G. Carrieri, G. Guidotti (GSF), Matteo Rivadossi (GSBrescia), M. Zambelli,
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M. Favergian e R. Bregani (GGM). Completata l'esplorazione di un ramo "secondario" del C.B. (circa -600 m) a -750 m
Abisso Specchio Magico (Pania Secca, Alpi Apuane). Quest'uscita ha prodotto la scoperta di un meandro nuovo e la chiamata del soccorso per Mecu (D. Girodo) ridere o piangere? Fatevi raccontare se già non lo sapete!
Abisso di Vigant (Borgo Vigant, UD). Speleo-turismo in questa grotta dal maestoso ingresso. Troppa neve per andare sul M. Canin. D. Grossato, V. Martiello, M. Trivero con Moreno (USP) e G. Zamparo (UD)
Vallone di Barchi (Eca, Val Tanaro, CN). A. Gaydou presso Case Villaretto trova un pozzetto da 10 m con aria in prossimità di una faglia.
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37 = 1 (Ovverossia apologia di un nuovo corso) |
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Domenico Girodo |
Avrei dovuto consegnare il codesto articoletto
per la fin del quarto mese,
ma già si sa il tempo e soprattutto la voglia
mi colsero male in arnese...
S.B. Comunication (Libro della Pazienza)
Di numero quello trascorso dovrebbe fare 37, siccome però iniziò nel lontano febbraio '94, nel crepuscolo e nello sfascio della prima repubblica, ed è terminato ad aprile '94 nella radiosa alba della Seconda, credo sia doveroso, e nel farlo me ne onoro, dedicare questo corso alla "rinascita democratica" del Bel Paese; se ne deduce quindi, cari ex-allievi, che il corso che avete brillantemente frequentato e con onore portato a termine, non è il trentasettesimo ma il numero 1!
Suvvia, sorridete! Cosa sono quelle faccette rosse? Non c'è nulla di che vergognarsi. Anzi dovete essere orgogliosi, poiché sappiate che con questa piccola abiura e con il consenso Divino, potremo scoprire 1000000 (un milione) di nuovi abissi! Coloro che desidereranno continuare ad impegnarsi per lo sviluppo della nostra Famiglia, e che inizieranno a frequentare con noi i siti ipogei, non dovranno pagare la rata '94 del nostro Club. Dello stesso sgravio potranno beneficiare coloro i quali nel '93 percorsero meno di 10000000 (dieci milioni) di metri di corde nei pozzi e traversi delle nostre Patrie grotte. Ovviamente gli altri dovranno sopperire al mancato gettito con un aumento del 35% della propria rata annuale. Nell'ottica di rinnovare la competitività, saranno previsti ulteriori sgravi per coloro i quali, nel '94, percorreranno più di 75000000 (settantacinque milioni) di metri di corde (sono escluse le attività ipogee condotte al di fuori dei confini Nazionali). I benefici derivanti da questi ritocchi in ambito finanziario, porteranno nelle casse del nostro Club un ammontare di parecchie decine di miliardi di B£ (Buoni Lira), portando il decennale deficit negli accettabili valori dei Paesi Produttori di manioca!
Nel campo dell'assistenza sanitaria, si andranno a costituire società private per l'assistenza del medico in grotta, assicurazioni a partecipazione diffusa per il rimborso spese da sostenere nei casi di intervento delle truppe scelte dei Parà-Speleo (operano da oltre tre mesi su tutto il Territorio Nazional-Federale) e nei casi indicati dal Garante per la Speleologia (Es.: rifocillazione coatta nei casi in cui il trasporto e la deambulazione all'esterno, sarebbe dannosa sia per lo speleo-psico-infortunato sia per la comunità).
L'assistenza potrà essere garantita dalle trattenute bisettimanali operate direttamente sul buono-stipendio dei prestatori d'opera, mentre chi temporaneamente (la settimana
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del prelievo) non avesse la possibilità di garantire la propria presenza in qualsivoglia opificio, studio televisivo, supermercato, ecc., potrà impegnarsi nel riordino del magazzino, nel lavaggio delle corde e nella lucidatura dei moschettoni, nelle modalità e quantità previste dai regolamenti vigenti.
Avrete notato che s'è parlato di Club non di gruppo, perché le disposizioni parlano chiaro: "... evitare inoltre la dissertazione in pubblico ricorrendo ad un linguaggio che mortifichi il singolo ... badare all'uso di termini localistici ... ma che esalti l'esclusività dell'individuo e la socialità della Nazional-Federazione" [*], quindi cari colleghi, quello che avrete l'onore di far parte, sarà Club Forza Speleo.
Poiché la dettagliata esposizione del corso che abbiamo svolto ha preso molto spazio, non mi addentro oltre nelle interessanti novità che ci riguarderanno prossimamente e, nell'ottica del pluralismo e dell'alternanza, passo la parola, anzi la penna, agli altri condirettori, che forniranno un bell'elenchino con i vostri nomini ed i relativi indirizzetti.
Elenco degli allievi iscritti alla seconda parte del corso:
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Barbetta Nicola |
Via Bardonecchia 108 (To) 011 747337 |
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Belmonte Francesco |
G.F.Re 6 Condove (To) 011 9643783 |
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Bertoldo Elena |
Localita' Cotonificio 5 Robassonero (To) 011 9235865 |
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Bordone Alberto |
Via Venezia 11 Sangano (To) 011 9087605 |
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Caresio Valter |
Corso Torino 141 Rivarolo (To) 0124 28044 |
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Cavanagh Samuel |
Via Rossini 14 (To) 011 888459 |
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Cellini Piero |
Via Gaidano 112 (To) 011 3114546 |
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Cellino Paolo |
Str. Val Salice 227/7 (To) 011 8610052 |
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Coppola Diego |
Via Piria 17 (To) 011 4730013 |
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Cordiali Laura |
Regione Carpice 24 Moncalieri (To) 011 6467141 |
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Cotti Alberto |
Via Settimo 57/A S. Mauro (To) 011 8225010 |
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Dinice Daniela |
Via A. Moro 6 Troffarello (To) 011 6490036 |
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Fausone Paolo |
Str. F. Di Cambiano Moncalieri (To) 011 6614051 |
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Garis Giorgia |
Str. Val Salice 227/7 (To) 011 8610052 |
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Longo Paolo |
Via Bussoleno 2 Collegno (T o) 011 4051739 |
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Mauro Velleda |
Viale Cadore 33 Rivalta (To) 011 9047586 |
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Nastase Esmeralda |
Via F. Gonin 23 (To) 011 3094909 |
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Rocci Roberto Daniele |
Via Susa 36 Chiusa S. Michele (To) 011 9644253 |
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Romondia Giuseppe |
Via Luigi Gramegna 18 (To) 011 2160050 |
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Serra Enrica |
Via 4 Novembre 41 Condove (To) 011 9643572 |
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Tesi David |
Via Citta Di Gap 30 Pinerolo (To) 0121 323215 |
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Trivero Marco |
Via Rivette 26 Ciriè (To) 011 9207176 |
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Turco Roberto |
Via Kennedy 18 Ciriè (To) 011 9203775 |
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Zappulla Pierluigi |
Fraz. Masio 105 Poirino (To) 011 9453987 |
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Zuccon Alessandro |
Viale Cadore 33 Rivalta (To) 011 9047586 |
Post Post P.S. Giuro che c'è tutta (o quasi) l'acrimonia possibile in quanto scritto ... Questa volta se qualcuno vorrà trovarvi qualche malizia, avrà sicuramente l'occasione buona per farlo !
[*] S.B. Comunication (Del commuovere le platee)
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Il punto di vista degli allievi |
In una piovosa serata di dicembre ("no era gennaio", "che cazzo dici, era febbraio") ebbe inizio la misteriosa avventura nel mondo ipogeo.
Un'orda di barbari invase da ogni angolo d'Europa l'esclusiva ed elegante sede del CLUB FORZA SPELEO. Con urli di battaglia e squilli di tromba incontrammo per la prima volta gli eroi guerrieri subalpini reduci da mille imprese ma impreparati al nostro arrivo.
Lo scontro fu cruento e il numero di vittime elevato. In onore dei caduti in battaglia riporteremo qui di seguito l'elenco delle eroiche vittime:
GIOVANNI BADINO: la vacca sacra
GREGORIO BALESTRA. ribattezzato Edward mani di forbici
GIAMPIERO CARRIERI: l'uomo over-drive
ROBERTO CHIABODO (ARLO): visto poco e quel poco ubriaco (Ardèche)
DANILO CORAL: Assurdancetourix (vedi Asterix, le avventure)
FRANCO CUCCU (FOF). il troll malefico - l'usuraio senza parole - console onorario del GSP nei paesi d'oltre cortina - ufficiale vincitore del Colopasta d'Oro 1994, nonostante le proteste
EUSEBIO ATTILIO (POPPI); l'oratore delle pietre, pietrificante
BEPPE GIOVINE: il Grande Puffo
DOMENICO GIRODO (MECU): mens sana in corpore sano, l'unica mosca bianca del GSP
DANIELE GROSSATO: The President, de che?
UBERTO LOVERA (UBE): basic istinct - un uomo chiamato capello
ANDREA MANZELLI (MANZO): noi sull'orlo del baratro, lui sull'orlo del Wyoming
VINCENZO MARTIELLO (SPAZZOLA): shitman
CLAUDIO ODDONI: CAGNOTTO bello!
LORENZO BOZZOLAN: miZterioso eZploratore ZilenZioso a cui è sparito lo Zaino. L'inZoZtenibile leggereZZa dell'eZZere
PIERANGELO TERRANOVA. anagrafe ufficiale soprannomi GSP
BARTOLOMEO VIGNA (MEO): il maestro dalle mille parole. "Che lo sforzo sia con te"
RICCARDO PAVIA: l'incubo della Babbit
Riserve:
MARCO SCOFET (SCROFET): e ANDREA MANTELLO: "amici miei" ce l'ano rotto
GIOVANNI FANCHINI (PIATTOLA): l'uomo che quando piovevano cervelli ha aperto l'ombrello.
Con arduo sprezzo del pericolo e con fede incrollabile (tric e branca) noi allievi speleo del 37° corso (forse) abbiamo mantenuto alto l'onore delle nuove leve.
Speranzosi di nuovi "scontri" e nuove discese in trincee (vedi buchi fangosi) vi ringraziamo dell'attenzione, degli insegnamenti, della pazienza, dei soprannomi e delle stronzate a cui siamo stati sottoposti in questi bellissimi due mesi.
STOP!
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Saragato |
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Giampiero Carrieri |
Quella sera tutto faceva pensare che saremmo andati in Mottera. Al gruppo speleo tirava un'aria di svacco: nessuno sembrava intenzionato a seguirmi nell'idea di un bel giro in Mottera ma, tutto sommato, non me ne importava un gran chè, ero già d'accordo con Marco e Marc che sarebbero arrivati da Milano il giorno successivo.
Alle 8 di sabato mattina squilla il telefono. "chi cazzo rompe a quest'ora? "Pronto! Ciao sono Marco, svegliati e prepara lo zaino c'è un cambiamento di programma: siamo in tre e stiamo partendo per il Saragato. Vieni?"
Sulla strada di cava che sale da Gorfigliano al Passo della Focolaccia scendiamo un paio di volte per spingere la macchina di Marc, certo le salite sono ripide, ma anche l'auto non è un gran chè.
Sopra i 1000m di quota comincia a vedersi qualche chiazza di neve, più in alto il paesaggio a poco a poco scolorisce sempre più; sotto il Pisanino le cave hanno continuato a macinare marmo, tanto? Poco? È passato un po' di tempo dall'ultima volta che ho messo piede da queste parti ma in realtà non mi sembra che sia cambiato nulla. Il tempo, solo il tempo scorre in un modo diverso: è mezzogiorno, quattro ore fa ero a casa, a Torino ed ora sono qualche centinaio di metri sotto la Focolaccia vent'anni più indietro, quando cercavo e sognavo abissi con Giuliano.
Dovevano già essere in grotta ma invece eccoli là con lo zaino sulle spalle pronti a partire: Gianni, Matteo, XXX, un paio di signorine e qualche accompagnatore. Baci e abbracci, anche noi ci prepariamo e poi via, una mezz'ora nella neve, e siamo davanti al grande abisso.
Destinazione campo base (-600 circa) e da là verso un nuovo ramo che sembra intenzionato ad aggiungere un nuovo fondo all'ormai complessa grotta.
Prima che ci mettessero il naso gli energumeni di Firenze, il Saragato era un tranquillo abisso apuano, sì conteneva un bel pozzo di oltre 200m , ma in tutto la grotta non raggiungeva i -400m, poi la svolta: un traverso demente che parte poco sopra la metà del grande pozzo e porta su pozzi paralleli: c'è sempre qualche pozzo parallelo, basta avere la voglia e la capacità di raggiungerlo.
Già, pozzi, pozzi e ancora pozzi, grande complicata, tremendamente "Apuana". Inutile descriverli: sempre uguali e sempre diversi, unici. Quando ne percorri tanti sei stufo, vorresti cambiare musica: gallerie, sifoni o, forse semplicemente smettere di andare in grotta. Forse prima o poi capiterà ma la miscela di sensazioni che continua ad offrirmi e sufficientemente appagante per continuare ancora.
Campo base. Gianni lungo la discesa ci ha spiegato dove partono questo e quel ramo: nomi e posti difficili da focalizzare per chi come me non li ha vissuti in prima persona. Qui, come da tradizione speleologica più che consolidata, la classicissima sosta per bere un the e decidere le prossime mosse.
In origine l'idea era dividerci in un paio di squadre (siamo in sette qui sotto; più che sufficienti per fare varie cose) ma, inevitabilmente, la voglia di fare mucchio prevale e così si trovano degli ottimi pretesti per fare un'unica squadra.
La via che percorriamo parte in fondo alla sala che ospita il campo base: un breve e stretto pozzetto a cui segue un traverso su pozzo e poi su, in risalita per raggiungere una frana attraverso cui sgusciare (non senza difficoltà per il sottoscritto) ancora in
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ambienti vasti. Si risale ancora: una settantina di metri rispetto al campo base; poi finalmente ecco la cercata via parallela che comincia a scendere verso il basso.
L'esplorazione e iniziata qualche settimana fa. Gianni e compagni si sono fermati sull'ennesimo pozzo, nulla di eccezionale, ma andava armato...
Si scende rilevando: ramo estremamente tranquillo che scende monotonamente con inclinazione media di una trentina di gradi, intervallato da pozzetti. Non ha storia: si pianta attorno a -750 m, niente aria.
Io ed i Milanesi togliamo il disturbo: quello scellerato di Rino (Dotto"rino" per gli amici) deve essere per il pomeriggio di domenica a Milano, quindi è meglio alzare i tacchi in fretta.
Unica nota della risalita è il grande traverso sul pozzo da 200m: come da abitudine unica corda lanciata in orizzontale, brivido, orrore, lesione. Sarebbe meglio doppiarla, la prossima volta che metto piede qui sotto, se non lo ha già fatto qualcun altro, lo faccio io.
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Appunti patagonici |
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Ube Lovera |
...Un viaggio si affronta sapendo pilotare, assumendo informazioni circa la rotta
conoscendo le possibilità del nostro battello, conoscendo le condizioni
meteorologiche, rifornendosi di quello che può servire, senza contare troppo
sull'appoggio di altri battelli che eventualmente ci accompagneranno...
Il libro dei cinque anelli
Miyamoto Mushahi 1584-1646
Di ghiacciaio in ghiacciaio torniamo in Patagonia dove giungiamo con un volo KLM di poche storie. Buenos Aires ci causa prima un collasso estetico-sessuale all'aeroporto, quindi un coma etilico a casa di Enrique Lipps, teutonico ospitalissimo speleologo argentino di consorte marchigiana. Ci accorgiamo nel contempo che a causa dei prezzi stellari in Argentina potremo mangiare solo se qualcuno ce lo offre; scopriremo fortunatamente in seguito anche un altro modo. Nel successivo salto verso Rio Gallego, un minuto dopo esserci tolte le scarpe veniamo sorpresi da una hostess congestionata con quello che diventerà un tormentone - "Señor señor por l'amor de dios...".
Partiamo in tre, Badino, Terranova e il sempre vostro con l'obiettivo di saggiare le possibilità logistiche e operative per una prossima spedizione, sui due versanti dello Hielo Continental Sur Patagonico e dintorni. Microspedizione dunque e tanto per sgombrare il campo non ho idea se sia stata di gruppo. Non ci è stato detto e non ce lo siamo chiesti: i materiali erano personali, le persone tutte GSP, gli sponsor, pochi e recalcitranti, di La Venta. Speriamo che segua a queste righe un lungo e acceso dibattito onde poterci chiarire su questo importante punto. E quando sarà finito, fatemi sapere.
Calafate, quella che nei ricordi era una piacevole cittadina è diventato l'orrido girone dantesco dei mercanti veneziani. qualunque servizio vi verrà offerto a costi inimmaginabili con la cortesia di un cetnico. Viene messa a punto la seconda fase del manuale di sopravvivenza e una nota giovanile si propone ai vostri eroi, la spesa proletaria. La patta della salopette di Piero regolarmente ricolma di cibo trafugato dai due supermercati è stata più volte oggetto dei languori giovanili da parte delle fanciulle argentine. La cucina,
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integrata dai soliti liofilizzati, era prodotta su una pregevole pentola, va da sé rubata all'ostello che ci ospitava. Questo ci ha offerto al prezzo di 12 $ giornalieri a testa una stanza con 4 letti (con relativo compagno di cella) dotata di bagno esterno frequentato quanto Porta Nuova il pomeriggio del 31 luglio.
Unica cosa piacevole è stato incontrare Elvio Gaido, prossimamente in Italia e prossimamente sposo.
Diventiamo operativi: Giovanni si scatena per le consuete ricerche procurando contatti con gendarmeria, prefettura, pro loco, presidente della repubblica, azienda di soggiorno, agenzie di viaggi, associazione casalinghe, esercito, farmacista... Un passaggio di 150 km verso il ghiacciaio Upsala, nostra meta primaria, ci viene proposto per 450 $ (765.000 £): l'offerente, inviato a farsi fottere, ci va.
Ghiacciaio Perito Moreno, Argentina: schema delle rilevazioni speleologiche.
La Venta, febbraio 94
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Saltiamo via da Calafate un radioso mattino mentre una macchina e una nave ci portano sui bordi del Perito Moreno, colossale ghiacciaio che entra direttamente nel Lago Argentino. Dopo 4 ore di camminata non terribile possiamo scaricare i fardelli in una lingua di morena tra bosco e ghiacci. Appena fuori dal bosco riceviamo la visita di due bestiole: condor. Li abbiamo distinti dai passeri per la geometria aliena delle ali, perché non cinguettano e perché oscuravano la vallata.
Discussioni si sono avute tra l'ammiraglio e i cambusieri addetti agli approvvigionamenti relativamente alla parsimonia di questi ultimi, cosa che sono in grado di confutare da posizioni di assoluta imparzialità portando in prova gli accurati calcoli delle calorie effettuati in proposito e l'asciutto fisico da fotomodelli che i componenti la spedizione possono attualmente vantare.
Tenda, una in tre. Piero viene gentilmente invitato a lasciare scarpe e calzini fuori, poi anche piedi e polpacci, fino alle ginocchia
Il giorno successivo tentiamo la penetrazione nel ghiacciaio direttamente dal campo. Una fascia laterale crepacciata ci farà perdere due otre ore per raggiungere le zone camminabili dove troviamo torrenti e ingressi. Piero scende subito Itamar Franco (dedicato al presidente brasiliano fotografato con grande successo in compagnia di una "ballerina" chiaramente sprovvista di mutande) fino a esaurimento corde, poi continuando la ricognizione individuiamo i Malbec e Monterin. Il ritorno attraverso un ampio giro ci porterà a un km e mezzo dal campo.
La mattina del 2° giorno proviamo l'aggiramento a valle: la zona Lovekraft ci accoglie con i suoi innominabili orrori di crepacci, vette e guglie affilate e abissi inconosciuti. Sul ghiaccio uno di noi, non faccio nomi ma non è Piero, si sente a suo agio come una lumaca a Porta Palazzo il sabato mattina. Quattro ore sull'orlo della morte ci inducono alla ritirata. Sul ritorno incrociamo un inghiottitoio.
"Per 'e Palummo" con relativo torrente, e Nebbiolo, il suo fossile, sceso fino a esaurimento corde. In totale una settantina di metri di profondità di grotta blu, da scendere emozionati in tre salti, traversando qua e là per togliersi dagli stillicidi. Sotto di noi un'altra decina di metri e un ulteriore pozzo, blu scuro. Pare che sia la grotta più profonda dell'Argentina. La giornata si completa con Perlana e Maradona, inghiottitoi troppo attivi, prima del ritorno al campo.
3° giorno. Decidiamo di attraversare direttamente la zona crepacciata: ci va bene e dopo un'ora siamo fuori diretti verso i Malbec (1\4) e Monterin.
Vari km di canyon ghiacciato sparano un paio di metri cubi al sec. di gelida acqua dentro Malbec 1 (nome del vino argentino che Enrique ci ha iniettato in vena a B.Aires) che scendiamo, complice il terrore, solo
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parzialmente. Malbec 3, fossile, dopo un p.15 ci regala l'esplorazione più folle degli ultimi anni. Un piccolo lago traversato in artificiale ci porta in galleria: l'aria blu, spessa, mozza il fiato e il senso della profondità e restiamo là ciechi a barcollare con le mani tese. Quando la luce entra direttamente dall'esterno lame rosa tagliano il ghiaccio.
Meandreggiamo per un po' nella galleria fino a un laghetto seguito da un pozzo molto bagnato, troppo per le nostre attrezzature. Poi tocca a Monterin, immenso inghiottitoio che da una condotta a -5 spara nel vuoto un tubo d'acqua immenso. Guardiamo con apprensione. Scendiamo invece il suo analogo fossile, un pozzo da 45 m. che prosegue in meandro con assai acqua.
Ritorno: con poco tempo, sulle tracce della via già percorsa inseguendo i dati del satellitare che è uno straordinario oggetto per segnare le coordinate dei buchi o le vie di fuga dal ghiacciaio. Ottimo per costruire topografie lo è un po' meno se devi ritrovare la strada velocemente. Scendere Perlana ci ha fatto tardare assai, altro tempo lo impieghiamo a risalire per una chilometrata buona il torrente di Malbec, non traversabile. Quindi andiamo a perderci nella regione crepacciata, sbagliando di pochi metri un paio di passaggi chiave, tra creste affilate e profondi scivoli a buio incombente, rischiando anche qualcosa più del necessario. Buio, un po' di vento e di pioggia. È fatta. Ci mettiamo addosso tutti i vestiti (non molti), facciamo un inventario delle provviste (niente), quindi è la volta di tre fotografie un po' tristi e costruendo un the aspettiamo l'alba.
Nel ghiacciaio Monterin (foto G. Badino)
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Al mattino ritorno al campo, smontaggio, sentiero, nave, Calafate.
Ipotesi operative. Dal lato argentino è possibile puntare su tre obiettivi: Perito Moreno, grande e molto bello, che logisticamente assai comodo rende possibile spostare uomini e cose sul ghiacciaio e sui suoi bordi con pochi minuti di elicottero.
Glacier Marconi, piccolo, è quello ispezionato nel '91. Più scomodo operativamente è però esattamente posto sotto il Fitz Roy ed esteticamente non è poco. Ghiacciaio Upsala, il più scomodo e lontano, ma anche il più grande. Non è stato possibile sorvolarlo. Critica la scelta del periodo: a fine febbraio la temperatura non si è nemmeno sognata di scendere sotto lo zero e questo se è positivo dal punto di vista del comfort è peraltro sconsigliato per scendere buchi.
Materiali: i chiodi da ghiaccio al titanio sono splendidi, veloci da mettere e da togliere, sicuri: poi una volta un intero armo con tre attacchi in ghiaccio ottimo decide di uscire dalle sedi durante una risalita di Piero. Boh!
Riusciamo il giorno successivo a schiodarci da Calafate, in aereo direzione Rio Turbio, poi taxi fino a Porto Natales (Chile) con l'obiettivo di raccogliere dati sulle Torri dei Paine.
Dei doganieri: impossibile trasportare tra Argentina e Cile qualunque derrata alimentare, animale o vegetale, causa di innominabili malattie che ha naturalmente sempre l'"altro". Ne hanno fatto le spese due immensi salami, di nazionalità invero argentina, regalo di Enrique, e un fedele pezzo di parmigiano, nostro compatriota e compagno di viaggio fin da Torino. Onore ai compagni caduti.
Porto Natales: cercheremo per alcune ore una definizione soddisfacente per l'alloggiamento che l'ospitale albergatore cileno ci stava offrendo: sordida stamberga, ciabula in spagnolo. Aggettivo che verrà oltremodo utile anche per la successiva sistemazione. Da qui si raggiunge la grotta del Megalodon, grande antro profondo 300 me largo 100, noto per il ritrovamento, sul finire dell'800, di una specie di giga coniglio risalente a 10000 anni fa. Buono per il bollito. Sempre a Porto Natales è possibile visitare l'unico esemplare di barbiere affetto da morbo di Parckinson. Giovanni e Piero ne sono usciti più scossi che dalla notte sul ghiacciaio.
Viene poi la volta di Punta Arenas, cittadona ancora più a sud, per saggiare le possibilità di spedizionare oltre lo stretto di Magellano.
In proposito la Marina Cilena, contattata ha garantito appoggi; l'aereo per i sorvoli ha costi simbolici, il Parco De Agostini, incontaminato e abbandonato luogo oltre il 53° parallelo offre grandi possibilità e grandi ghiacciai pianeggianti, lo stretto di Magellano e Capo Horn, là a due passi regalano spunti per storie di ghiaccio e di mare.
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Dis-appunti |
Girando i dintorni di Punta Arenas attraversiamo un punto che indica l'equidistanza tra i due estremi geografici del Cile; ciò accade perché i locali hanno simpaticamente incluso nel loro territorio nazionale una fetta di Antartide che parte dal Polo Sud con un angolo di 30°. Il ridicolo della questione è appena attenuato dal fatto che l'Argentina rivendica i medesimi territori. Guai in vista?
Dispute territoriali anche nella regione del Lago Argentino, un po' più a nord, circa la zona del Fitz Roy. Ovviamente in Cile riguardo a certe isole è rigorosamente riconosciuto il toponimo Falkland.
Ci è stato spiegato che gli indios avevano accolto assai volentieri la recinzione delle loro terre da parte dei coloni e l'introduzione delle pecore, - guanacos molto più lenti -.
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Fondamentale come al solito l'opera dei missionari, soprattutto salesiani, nei confronti degli stessi indios essendo in pochi anni riusciti a battezzarli quasi tutti prima di sterminarli a colpi di vaiolo.
Pinguini: sono grosse uova sode bicolori delle quali condividono anche la vitalità e pare l'intelligenza. Abitano nelle pinguinere, grandi prati in cui penseresti di trovare al più delle pecore e invece eccoli, i pinguini, accoccolati in piccole buche, probabilmente legati, alcuni sicuramente impagliati pronti alla fucilazione quotidiana dei flash dei turisti.
Nandù. Si celano come puma alle macchine fotografiche fino a quando un incauto riesce a farsi sorprendere: allora si gettano a migliaia direttamente sotto le ruote della tua macchina. Via di mezzo tra uno struzzo e una gallina, hanno l'agilità del primo e l'arguzia della seconda.
Puma. Gattone visto a Calafate, lungo un paio di spanne che promettevano di diventare in breve tempo assai di più. Cercavano di venderselo.
Terranova: visto da quaggiù non sembra neanche tanto meridionale.
Badino: stranamente sembra meridionale anche visto da qui.
Visitato veliero inglese datato inizio secolo arenato giustamente a Punta Arenas; grande disponibilità della Marina Cilena: ne consegue che dopo i contatti con militari argentini, cileni e brasiliani, tutti di fama invero sinistra, la più grossa testa di cazzo è risultata essere la doganiera isterica che ci ha stracciato le frattaglie in partenza, a Caselle.
Riguardo alle signorine in Argentina ci è stato spiegato che sono considerate utilizzabili se pesano più di trenta Kg, diversamente si rimedia mettendo pietre nelle tasche. In Brasile invece, più contenuti, vanno bene se proiettano ombra.
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Per una nuova logistica |
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Giovanni Badino |
Patagonia! Vi siamo andati per trovare nuovi territori e nuove storie da intessere in futuro: ebbene, abbiamo incontrato gli uni e le altre eppure mai ci saremmo aspettati di trovare anche una nuova concezione della logistica.
È andata così. In quell'immondo posto che è Calafate mi occupavo di corteggiare tutte le autorità locali, anche le più improbabili, in cerca di appoggi, passaggi gratuiti, promesse, indirizzi, permessi, mentre Ube Lovera e Pierangelo Terranova (di nascita geograficamente lontana ma estremamente uniti nell'ideazione) meditavano sulle necessità della logistica negli imminenti, rischiosi giorni che avremmo passato sul Perito Moreno.
L'ambiente
"Cinque giorni, tre persone, fanno circa quindici giorni" pensavano, "Patagonia, freddo, vento terribile e Capo Horn. Velieri che passano disalberati all'orizzonte, indios avvolti in strati di pellicce, scaldarsi a fuochi incessanti per sopravvivere. Grande fatica sotto gravi pesi nel nevischio, dormire sul ghiaccio, nel vento, stanchi e spossati. Discese vertiginose e dispendiose all'interno del ghiaccio, immani fiumi, camminate senza fine
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nell'aria ululante. Freddo, giga calorie che se ne vanno". Questo pensavano e dicevano, meditando su che cosa comprare (o rubare) nei sordidi supermercati di Calafate.
Generali
"Sai cosa possiamo comprare Piero?" avrà certamente detto Ube, disteso sul letto a castello al compagno rovesciato al piano superiore, "Intanto compriamo un chilo, dico un chilo di pane. Poi per la pastasciutta, dunque...". "Ma non c'è la pastasciutta, Ube". "Ma che cazzo ne so, la pastasciutta c'è quasi sempre ma ci vuole il sale. Le ho sempre viste insieme: ogni volta che ho mangiato la pasta aveva il sale. Perciò comperiamo abbastanza sale, in modo da compensare il fatto che non c'è pasta. Sì, comperiamone mezzo chilo". Piero, di certo, annuiva, almeno per quel che glielo permetteva il cuscino, in rispettoso silenzio.
"Ah sì, e poi mezzo litro d'olio di semi innominabili in bottiglia di plastica fragile. Questo ci servirà per condire". "Condire cosa, guagliò" gli avrà detto Piero. "Ma che cazzo ne so, condiscici quel che vuoi. Ah: il mangiare, sì il mangiare. Puoi condirci il pane, se proprio hai fame" avrà risposto Ube, un po' infastidito.
I pasti
Avranno poi proseguito definendo i dettagli. "Tu poi rubi una scatoletta di aringhe e così, col chilo di pane, siamo a posto per tutti i pranzi sul ghiacciaio. Per le colazioni comperiamo un barattolo di latte in polvere e un barattolo da 2 etti di marmellata. Così , col chilo di pane, siamo a posto per tutto il periodo".
"E la sera?" avrà chiesto Pierangelo, rammentando i tradizionali ritmi nutrizionali. "Ah, la sera, già...", gli avrà risposto il Logistico, ammutolendo. "Idea!" avrà poi proseguito, mentre intanto di sopra Piero, che non aveva resistito alla rievocazione dell'oscurità serale, si era riaddormentato. "Per la sera abbiamo il chilo di pane, poi i liofilizzati. Minestre liofilizzate, unico calore della giornata: le mangeremo tremando nel vento notturno sul ghiaccio. Ogni busta per dar da mangiare a noi tre richiede di bollire due litri d'acqua. Sai cosa facciamo? Compriamo una pentola da un litro, così risparmiamo peso".
Emergenze
Piero continuava a dormire. Il silenzio del piano di sopra avrà instillato qualche dubbio ad Ube che allora deve aver pensato. "Sah, esageriamo. comperiamo anche una confezione di gallette. Ah, inoltre abbiamo due etti di parmigiano e il salame che ci ha regalato Enrique. Insomma, c'è davvero troppo, davvero troppo. Anzi a Giovanni ci dirò: guarda, ho calcolato per tre persone per cinque giorni (quanto faceva, l'avevo scritto sul foglietto, dove cazz, ah, eccolo: fa quindici) cioè quindici (devo riuscire a ricordarmelo a memoria senza foglietto) giorni totali, ho raddoppiato tutto ed ecco qui, sono questi sacchetti". E si sarà rimesso a dormire.
Quello ci siamo portati, e questo scrivo ora per ricordarlo e per far sì che chi vuole andare in Patagonia abbia dei criteri per selezionare i cibi. E gli amici.
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La Venta '94 |
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Giovanni Badino |
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Italia Americana |
L'Italia sta salpando verso l'America Latina: questo evento mi ha spinto a proseguire l'esplorazione di quel vasto e splendido continente; ciò mi permetterà di essere avvantaggiato su quanto capiterà qui, dato che e già capitato là. Quello che si va configurando (da vari anni, per la verità) come nostro paese guida è indubbiamente il Brasile al quale ci legano molte cose fra le quali le comproprietà incrociate di Rede Globo (il network televisivo del padrone del Brasile. Non sai chi è? Male, la cosa ti riguarda parecchio, si chiama Roberto Marinho) e di, oibò, Fininvest. Questo mi dà su di te un vantaggio enorme e ti suggerisco sin d'ora di tenermi buono se non vuoi finire male.
Il Brasile, insomma, è il paese guida, ma è solo lui? Per saperlo e perfezionarmi ancora sono andato anche in Messico, con la scusa di cercarvi grotte. Arrivavo dall'Argentina, paese guidato dalle teorie di Friedmann, caposcuola dei Chicago Boys (Non sai chi sono? E' un lusso che non puoi permetterti, ti riguarda molto da vicino soprattutto se non hai nessuna specializzazione o manchi di aggressività nei confronti del tuo prossimo) che già hanno guidato il Cile nei decenni in cui c'era un governo serio e affidabile, che ora guidano certi paesi dell'Est e che stanno per uscire allo scoperto in un altro, indovina quale.
Venivo dall'Argentina, dico, dove come status symbol puoi permetterti un caffè (costa tremila lire. Come dici? Ah, quanto guadagna un operaio: se è tanto fortunato da aver lavoro guadagna sulle cinquecentomila, ma a te che ti frega? Per ora non ti riguarda e questo è un articolo di grotte). Sto qui in Italia cinque giorni e poi riparto, diretto in Mesoamerica.
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Spedizione in Chiapas |
Devo dire che non ne ho visto gran che: avevo pochissimo tempo. Siamo finiti proprio nell'estremo sud del Messico, proprio dove quei bastardi campesinos stanno rompendo i coglioni al Partito Rivoluzionario Istituzionale (scommetto che non ci credi che si possa chiamare così, ma fai male). Lo stato è il Chiapas, dove i romani vanno da un decennio e dietro loro ora si succedono speleologi italiani.
Lì Tullio si sta preparando una satrapia per la vecchiaia. Per intanto ha organizzato la spedizione con tanti di quegli appoggi locali che se li sfruttasse per contrabbandare droga diventerebbe ricco in una settimana. Abbiamo un'intera casa, molte camere d'albergo, una macchina, due furgoni. Il secondo giorno di calura spendiamo pure tre ore gratuite di sorvolo a localizzare entrate e strutture carsiche esterne intorno al canyon del Rio La Venta. ("Canyon" dico, anzi "cañon", la parola spagnola da cui viene la prima, che è inglese. "Cañon" è parola che nasce nel Messico all'inizio dell'800; all'inizio la si trova come "callon" dal callis latino - strada stretta, come la "calle" spagnola o veneta -, poi la pronuncia tipica messicana passa da "ll" a "ñ".).
Un mucchio di appoggi, insomma. tutto gratis, gratis. basta che qualcuno che si è guadagnato una credibilità da spendere, la spenda per trovarli; è gratis per chi gli va via insieme, per lui no. In questo caso per me era ultragratis, ma questo non mi fa dimenticare che ci sono dei problemi: si sta formando l'idea di aver diritto a soldi e materiali dato che si fa una spedizione speleo. No: gli sponsor non appoggiano una spedizione in quanto
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tale, comprano un ritorno da questa spedizione sulla base di promesse che gli fa qualcuno a cui credono (per questo c'è chi è pieno di sponsor e chi non riesce a farsi dare un moschettone). Ma questo fa sì che costui debba renderne conto e debba lavorare come uno schiavo per non sputtanarsi spesso rastrellando dagli altri poco appoggio e, a volte, molta invidia. Che fare? Mah! Ora come ora, mi sembra, selezionare parecchio i partecipanti e chiarire sempre, il più possibile le cose: ma è troppo poco.
Torniamo alla zona. Si tratta di un vastissimo altopiano carsico tagliato da vari fiumi, grandi e profonde forre, all'interno delle quali sgorgano i fiumi che si inabissano nell'altopiano qualche centinaio di metri più in alto.
Ci dividiamo in tre gruppi: uno, del quale fa parte Vale, si dedicherà a ricerche archeologiche in un settore a monte nella gola, altri staranno sull'altopiano navigando in foresta sino a costruzioni Maya delle quali si ha notizia da tempo e sino ad alcuni "sotanos" localizzati dall'aria. Infine noi che, in otto, che per un paio di settimane percorreremo la gola a raccattare grotte.
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Il Castillo del rio La Venta |
Abbiamo fatto campo in due punti principali.
Il primo, raggiunto già nel primo giorno grazie all'elicottero del governatore del Chiapas e a poche ore di viaggio sul canotto e su una grande, enorme svolta del fiume. Su di essa incombe un gran cavernone, a settanta metri d'altezza. Duecento metri oltre, alla stessa altezza, una gran massa di concrezioni muscose fa cadere un discreto ruscello.
L'obiettivo del campo è appunto localizzare grotte nel settore (ce ne sono alcune ma sono piccole) e raggiungere i buchi lassù. Di questo mi occupo io, su trapano a motore
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Ryobi: è un'esperienza sconvolgente. La parete viene abbastanza in fuori e ciò mi costringe a tenere posizioni obbligate e faticose col sole che mi batte addosso, il trapano che pesa, vibra sul braccio teso, mi spara gas di scarico direttamente nell'affannata bocca. Ho solo un po' di riposo quando Geppino mi sostituisce per qualche chiodo. A fine giornata sbuco lassù e: sorpresa! Ci sono muretti a secco, accurati: non sono il primo ad essere arrivato in cima alla risalita ma mai mi è capitato di esserne così soddisfatto.
Negli emozionanti giorni successivi capiremo che quella struttura e un'antica fortificazione Maya dalla quale si poteva controllare l'accesso alla parte a monte della gola. Il cavernone forse faceva da caserma per una guarnigione che poi si disponeva sui lunghi ed isoipsi camminamenti laterali, anch'essi lavorati in modo accurato ma assurdamente aereo; da quello di sinistra si poteva anche andare a prendere acqua. Ma non si poteva andare in grotta perché, come abbiamo scoperto Fossile ed io traversando sin laggiù, l'acqua esce da fessure: nel settore non ci sono grotte. La salita al cavernone era certamente fatta tramite scale ove possibile ed una impalcatura che superava il tratto strapiombante: ne sono rimaste tracce.
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In grotta |
Dopo qualche giorno ci spostiamo a valle: la parete è ancora attrezzata per chi tornerà a fare il film; piove, ma la gioia è grande per i risultati delle elezioni nel frattempo avvenute nella Nostra Patria.
Riaccampiamo qualche chilometro più a valle, in corrispondenza di una grossa sorgente da sinistra. Nel '90 è stata denominata El Ocote, ma questo nome d'albero designa l'altopiano sulla destra idrografica e quindi questa denominazione può ingenerare confusione, e verrà cambiato. La sorgente sgorga da una breve valletta, che in realtà probabilmente era un enorme scavernamento poi crollato, in cima alla quale c'è l'ingresso di una grotta che i sei della spedizione precedente avevano percorso per un paio di centinaia di metri.
Vi facciamo varie puntate. Dopo un primo tratto molto concrezionato e fossile una discesa porta sul fiume, un roba di portata di uno o duemila litri al secondo. Da lì si attacca su per gallerie con l'acqua: unici ostacoli un paio di risalite (la seconda, lungo una serie di cascatone, e davvero abbastanza spettacolare), l'enorme, insopportabile scivolosità della roccia su cui si cammina e sorprendentemente delle sabbie mobili. Lo so che dirai "ma dai, fatti furbo, ma ti credi Indiana Jones" eppure ci sono. C'è finito Tullio: si tratta di un laghetto innocuo, col fondo di sabbia; in certi punti come ci metti i piedi ti comincia a succhiare in un modo stranissimo, ma che non fa affatto ridere se ce li metti entrambi. Ho aiutato Tullio ad uscirne (ho l'impressione che senza aiuto credo sarebbe stato ancora lì, a meno che la sabbia non sia poco profonda) e poi ho mandato avanti un piede a curiosare: ho faticato a recuperarlo.
Ma basta con gli aneddoti: in questa grotta abbiamo fatto foto, misure meteo, catture di baboie, rilievi per oltre due chilometri e vi abbiamo scoperto pure un mucchio di roba Maya dato che era usata come tomba. La realtà è che all'inizio ogni coccio ti emoziona, alla fine interi vasi ti incuriosiscono solo un po': ci si abitua proprio a tutto.
Solo Tullio trova di più: nella sabbia delle vaschette, all'entrata, ha trovato un grosso bracciale d'oro massiccio che si è tenuto, sostenendo che doveva studiarlo. Lì per lì mi sono lasciato convincere a non dire niente a nessuno ma poi mi sono pentito vedendolo gridare "sono ricco, sono ricco!" una volta usciti insieme dal cañon: colgo questo articolo per denunciare la cosa.
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L'uscita |
E viene il giorno che l'ottava compagnia in due si scema: gli altri fanno ancora la puntata conclusiva in grotta, Tullio ed io ce ne andiamo lungo il resto del Rio, attraverso posti di bellezza struggente. sopra di noi pareti verticali piene di vegetazione e di giochi di luce, cascate che scendono da chissà dove, spiaggette avvolte da acque di smeraldo profondo, una grotta nella quale entra il fiume per un mezzo chilometro con un portale di 150 m (è il più alto del mondo? Tradizionalmente lo è quello della Casa de Pedra, San Paolo, 168 m: dunque se le misure sono giuste non lo e; eppure mi ha dato l'impressione di una maggiore altezza: ma, come certi nostri abissi, sinché non vengono rimisurati non si può dir nulla di certo). E poi altre risorgenze enormi, certo altre grotte, chissà quante: e che bello essere fra quelli che, spero, là torneranno ad esplorarle.
In due giorni arriviamo in fondo alla forra del Rio La Venta e sbuchiamo nei tratti navigabili verso il lago di Malpaso: contiamo molto sul trovare qualche pescatore che ci porti per i venti chilometri restanti ma, ahimè, è Pasqua... Passiamo sette ore a remare sul canottino sino al lago; lì ci accampiamo in un punto d'appoggio dell'ennesimo istituto col quale Tullio è in buoni rapporti. La mattina navigando sul lago con la barca di detto istituto incrociamo una barca in panne e guarda: sono Patrizia (Sig.ra Ugo Vacca) e il cognato di Tullio. Il mio primo viaggio in Messico è finito.
La velocità del viaggio non mi ha permesso di capire se stiamo facendo rotta verso lì o verso il Brasile. Ma, a proposito di quest'ultimo paese, vorrei concludere facendo presente che quelli che vivono nelle favelas in realtà non hanno voglia di lavorare e spesso sono poco intelligenti perché sono negri. No, non lo sto dicendo per farmi ridurre la pena, la penso proprio così.
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Relazione biospeleologica 1993 |
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Achille Casale |
Anno tutto europeo per chi scrive, senza fughe in paesi esotici. Il fatto di abitare in un paese "lontano", che l'Ati non contribuisce certo ad avvicinare, e forse sintomi incipienti di vecchiaia, mi hanno dissuaso dall'affrontare viaggi troppo avventurosi: l'esperienza cinese dell'anno precedente, d'altro canto, deve aver giocato un ruolo determinante in questa decisione. Ecco dunque, come di consueto, una breve relazione delle principali ricerche biospeleologiche svolte, sul terreno e a tavolino, divise per aree geografiche.
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Alpi Orientali |
In maggio, breve "toccata" nei Lessini in occasione dell'inaugurazione del Laboratorio di Biospeleologia nelle gallerie presso l'ostello della gioventù di Verona, con la partecipazione straordinaria di Marziano Di Maio, Augusto Vigna Taglianti, Sandro Ruffo e di altri veterani del mestiere. Il piacere di osservare tutta la fauna cavernicola dei Lessini viva e vegeta nelle teche del Laboratorio (Italaphaenops incluso), amorevolmente accudita da Gian Franco Caoduro, ha compensato ampiamente l'apparente azoicità delle grotte e delle gallerie di cava della zona in quel periodo. Ancora nelle Alpi Orientali, in luglio, ho avuto modo di visitare alcune piccole grotte nella zona di Rovereto, approfittando delle vacanze, da quelle parti, di mia figlia. Pochi reperti, ma di un certo interesse.
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Bulgaria e Grecia |
In giugno, Pier Mauro Giachino e Dante Vailati, nell'ambito dei programmi di ricerca dei musei di Scienze Naturali di Torino e di Brescia, hanno rinnovato un bellissimo "tour" biospeleologico in Grecia e Bulgaria, con reperti di eccezionale interesse attualmente ancora in studio. Come approfittarne, dato lo scarso tempo a mia disposizione in quel periodo? Semplice! Volo Torino-Zurigo e Zurigo-Sofia, con appuntamento a casa di Vassil Gueorguiev, dell'Istituto di Zoologia dell'Accademia delle Scienze di Bulgaria, uno dei padri della speleobiologia bulgara. E così, realizzato felicemente l'appuntamento, e caricati sul furgone il giovane "Bobi" Gueorguiev e un eccellente ricercatore dell'Istituto, specialista di Crostacei di acque sotterranee, siamo partiti alla volta dei monti balcanici coperti di foreste e percorsi da lupi, orsi, e talora da animali umani assai meno raccomandabili dei precedenti: una sera, usciti alla ricerca di cibo da un monastero dove si pernottava, Dante e il sottoscritto, scambiati per "tzigani" (molto amati nella zona), hanno scampato fortunosamente l'investimento da parte di un camionista ubriaco, fermamente intenzionato a spalmarci su un muro presso il quale soddisfacevamo sacrosanti bisogni. In un'altra zona, il raggiungimento di una grotta in parete ha comportato l'attraversamento di uno stretto ponte e di una non meno stretta (ma lunga!) galleria della trafficata linea ferroviaria, schivando per pochi secondi treni pronti a triturarci. Amenità a parte, le esplorazioni sono state molto interessanti, particolarmente per un neofita della Bulgaria come il sottoscritto (Pier Mauro e Dante erano già veterani di alcune delle zone visitate). Presso il villaggio di Ginci, si è visitata la grotta "Dinevata Pest", località tipica del Trechino Pheggomisetes globiceps breiti. Nel dipartimento di
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Vratza, una bella camminata all'interno di faggete secolari ci ha portato, a circa 1000 m di quota, nei sistemi assorbenti di un formidabile altopiano carsico, dove in grotte non sempre comode ("Barkite" 14, 16 e 18), vagano come formiconi il Pheggomisetes bureschi e il rarissimo Pheggomisetes radevi, strani Irudinei fluttuanti nelle acque sotterranee e non succhiatori di sangue, Niphargus e mitiche Batiscie. Deludente invece la visita alle grotte della zona di Trojau (Jalovitza e Toplja), uniche località di un Leptodirino veramente straordinario, la Genestiella gueorguievi, descritta da PierMauro qualche anno fa. Solo miseri resti fluitati sulle pareti ci hanno ricordato l'esistenza dell'animale.
Salito sull'aereo del ritorno, ho lasciato PierMauro e Dante di partenza per le assolate piaghe greche, dove nei giorni successivi, fra "ambiente sotterraneo superficiale" e grotte sconosciute, hanno completato una serie di raccolte fra le più interessanti degli ultimi anni.
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Sardegna |
Terzo anno di permanenza in Sardegna e terzo anno di visite (o rivisite) nelle grotte della bellissima isola. Con gli amici del Gruppo Speleologico Sassarese sono continuate le ricerche biospeleologiche in zone poco note (Supramonte di Baunei, fra le altre) o più note (Sassarese, Dorgalese, Supramonte di Urzulei) con risultati variabili ma spesso molto interessanti. Molti reperti sono in studio e saranno oggetto di lavori futuri da parte di diversi specialisti.
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Alpi Occidentali |
Mai deludenti le Alpi Occidentali, dove sia le grotte, sia gli animali che ci vivono riservano ogni anno qualche sorpresa. In agosto solita rimpatriata con Angelo Morisi, Pier Franco Cavazzuti ("Franco Polo" reduce dalla sua terza spedizione in Cina) e altri amici nelle terre del Marguareis. Dopo alcuni anni di assenza, sono risalito alla Capanna dove non ho trovato Andrea (che era infoibato in Piaggia Bella), ma ho trovato invece qualche Duvalius pecoudi all'ingresso del Caracas. Infine, con gioiosa sorpresa, le grotte (da contarsi sulle dita di una mano) del nostro Canavese hanno fruttato, grazie alla perseveranza del giovane Lana, un Coleottero Leptodirino molto specializzato appartenente a un nuovo genere e a una nuova specie, la cui descrizione è in stampa da parte di Pier Mauro. La cosa più piacevole, per chi scrive, è che la scoperta ha confermato un mio reperto di alcuni misteriosissimi resti, in ambiente sotterraneo superficiale in Val Chiusella, avvenuto molti anni fa. era una "Canavesiella", di una specie diversa da quella cavernicola, mai più ritrovata nonostante gli sforzi accaniti dei due canavesani bacarozzari: Pier Mauro e il sottoscritto.
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"News" |
È uscita la bellissima monografia di Pier Mauro Giachino e Dante Vailati sulle Anemadinae, Coleotteri Colevidi legati all'ambiente sotterraneo (1993, monografie di "Natura Bresciana", 18, Mus. civ. Sci. nat. Brescia, 314 pp., 465 figg.). Impreziosita dai disegni insuperabili di Dante, l'opera, fra specie nuove di mezzo mondo, ci porta attraverso vicende paleogeografiche e paleo climatiche antichissime, dai tempi del Gondwana a oggi. Per il 1994, invece, si annuncia un evento importante per i biospeleologi: dal 28 agosto al 2 settembre si terrà un "International Symposium of Biospeleology" a Firenze, organizzato dal Centro Studio per la faunistica ed ecologia tropicali del CNR. Gente da tutte le parti, dunque, a raccontarci qualcosa sulla vita nelle grotte.
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Piaggia Bella nuda |
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Giovanni Badino |
Le viste principali che si fanno per disegnare le grotte sono tre: la pianta (vista dall'alto), la sezione (connessione di tutte le proiezioni di ogni galleria sul piano locale di sviluppo principale) e sezioni trasversali (proiezione della galleria perpendicolarmente al suo andamento).
La pianta fa capire dove si va, la sezione come è fatta la grotta, le sezioni trasverse cosa ci si vede e come si è formata.
È notevole sottolineare che la pianta, che altro non è che una proiezione della grotta sul piano orizzontale, viene fatta con una piccola perdita di informazione e senza nessuna arbitrarietà. La sezione, invece, sacrifica allo spettacolo un mucchio di dati e lascia al disegnatore molto arbitrio sulla scelta delle "direzioni principali". Per questo, in genere, la pianta di una grotta è più utile alle esplorazioni di quanto sia la sezione, che però è più spettacolare.
Piaggia Bella, pianta
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Piaggia Bella sul piano 0° - 30° - 60°
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Piaggia Bella sul piano 90°, 120° e 150°
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Il rimedio sarebbe sostituire la sezione con delle proiezioni su piani verticali. Il loro difetto è che se ne devono fare molte, su molti piani via via ruotati. in passato questo non veniva fatto perché era un lavoro inumano, ma la diffusione dei PC ora lo ha reso un problema di facile soluzione.
Farle dà un po' di lavoro, insomma, ma credo si debba andare in questa direzione: le proiezioni verticali sono ricchissime di informazioni esplorative, come la proiezione orizzontale che chiamiamo "pianta". Questo articolo vuole dimostrarlo e spiegare che farle non è neanche molto complicato.
Come disegnarle? È essenziale mettere un mucchio di chilometri di gallerie ma chi ha ancora i taccuini di campagna di rilievi vecchi di vent'anni? Io no. Tu li hai ancora? Bravo. Ma ce l'hai la voglia e il tempo di rimetterti a elaborarli? Non credo. Ma per fortuna quel che ci serve non è proiettare il rilievo intero: ci basta proiettare un suo riassunto, uno schema.
Sarebbe, ovviamente, meglio mettere le forme delle gallerie ma il 90% dell'utilità di queste proiezioni (ma il 2% del lavoro...) stia nelle direzioni principali delle gallerie: ad un primo livello è ampiamente sufficiente produrre delle sintesi proiettando la sola poligonale.
Quelle mostrate nelle pagine seguenti sono le proiezioni del Complesso di Piaggia Bella viste da varie direzioni, così come lo vedrebbe un'osservatore per il quale le gallerie note fossero opache e filiformi e la roccia trasparente.
Il lettore non creda che io abbia ritopografato Piaggia Bella: mi sono messo sul disegno della pianta, ne ho localizzato 94 punti principali e li ho messi in un Data Base, in questo caso un Excel per Macintosh.
A questo punto però nasceva un problema: come disegnare le diramazioni con semplici programmi per graficazione, in questo caso KaleidaGraph? c'è infatti un problema piccolo ma grave: tu metti in una tabella i punti 1, 2, 3, etc sino al poniamo, 7 dove c'è una diramazione. Prosegui lungo essa con 8, 9, 10: qui, supponiamo, è finita e tu devi tornare all'11 che è il successivo del 7 sul ramo principale. Se lo fai ti viene una spezzata che fa 6, 7, 8, 9, 10 e poi 11, cioè si inventa una rettilinea galleria che dal fondo del ramo va al punto dopo la biforcazione. Noi sappiamo bene che questa, in genere, non c'è.
Per rimediare sono ricorso al trucco di tabellare anche il ritorno dalla diramazione, in questo caso la sequenza; ...6, 7, 8, 9, 10, 9, 8, 7, 11. Il programma ridisegna sui punti precedenti, nessuno se ne accorge e il risultato è ottimo.
Il primo dei grafici è la proiezione zenitale, cioè la pianta come appare nella semplificazione dei 94 punti. Gli altri sono le proiezioni ruotate a scatti di 30°, azimut da 0 a 150, cioè dal lato Mongioie.
È stato un lavoro di poche ore per guadagnarsi il piacere di essere il primo a vedere nuda la parte nota di Piaggia Bella!
Sarebbe bello se anche altri si mettessero a produrre questi disegnini per accompagnare le sezioni classiche: chissà quante cose inattese si noterebbero! Credo che, anzi, ancora più interessante sarà fare proiezioni da direzioni qualsiasi dello spazio in modo da vedere con un colpo d'occhio i comportamenti dominanti.
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Problemi di psicopatologia: mi è andato in pappa il cervello ovvero: Il Morbo di Alzheimer |
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Pierangelo Terranova |
"Le escursioni in zone inesplorate dell'intelletto causano alcune notevoli difficoltà dovendosi rapportare tutti i giorni con una realtà che mi ha superato...". Questo pensavo mentre correvo come un matto sulla mia mountain bike per le stradine di Costacciaro, mettendo sotto pedoni di ogni classe sociale: bambini con laquilotto del CAZ, speleo barbuti, squinzie osannanti.
Cullandomi nel mio essere italico, non m'ero ad esempio accorto di un gruppo di vecchiette, da me puntualmente arrotate! Ma la colpa è ovviamente del cervello, troppo iper-ossigenato per essere vero.
Il bello è che, dopo aver così seminato il panico e la distruzione, un gruppo di omuncoli (circa il 100% degli speleologi italiani) mi ha tirato di brutto giù dalla bici e mi ha fraccato di botte, non senza prima avermi sbeffeggiato e sputacchiato! Mezzo rincoglionito dalle botte, fra 'sta torma di scippatori, bari, mignotte e scemi del villaggio solo all'ultimo mi sono accorto di una figura eterea, bianchissima, una donna dallo sguardo dolce ma nello stesso tempo fiero. E intelligente, quasi come me.
Giacevo per terra, fra i pezzi della mia bicicletta con i quali mi avevano ben bene saccagnato e solo con sforzo riuscii ad accorgermi di lei.
"Franz, Franz" - mi mormorò porgendomi una copia di Duemila Grotte da usare come cuscino - "perché, Franz, mi fai questo? Eri uno dei miei figli prediletti, la luce del tuo eroismo rifulgeva nel Baratro ed il Gitzmo cantava la tua gloria. Eri l'orgoglio dell'italica speleo-stirpe e mo' si a' chiavica e 'll'uommene. Ce n'est pas possible! Cosa ti è successo?"
* * * * * * * * * *
La Dama rifulgeva come di alabastro, drappeggiata in una tunica di candido nylon, una corona di beccucci le cingeva il capo ed allora, di colpo, capii.
Lei si chinò su di me dolcemente e mi mormorò con voce soave: "Sì, Franz, hai visto bene. Io sono la Speleologia. Vengo a sapere, vengo per capire ed ancora ti chiedo. perché mai tanta incazzatura? Ti sta sulle palle Paolo Forti? Hai più che ragione. Consideri Badino un genio idiota? Perfetto. I Triestini sono una massa di bruti? Naturale. I Piemontesi ed i Fiorentini degli elitari del cazzo? Sì.
Va tutto bene, ma tu, tu mio adorato figliolo perché spendi tanto inchiostro della tua biro e tante cellule del tuo fegato ad incazzarti?
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Pensa a quando hai iniziato tutto ciò: tutti venivano da te a frequentare i tuoi corsi. Eri così bravo, così simpatico, così associazionistico. Soprattutto eri così umile! Lo eri tanto da pensare di star facendo qualcosa per gli altri, non per te stesso.
Parli di tafani, di omuncoli, di microdracula, di parassiti. Dai troppo credito a te stesso. Qui nessuno ti si incula di pezza. OK hai fatto un bel lavoro e tanto altro ne farai.
Ma stà attento a credere che ciò costituisca un diritto alla divinità, all'infallibilità, al costante e totale riconoscimento da parte degli altri.
Altrimenti te li lascerai dietro, i tafani, ronzanti & felici.
Tu andrai veloce, oh sì, andrai velocissimo, li staccherai tutti e ti presenterai al traguardo. Solo."
* * * * * * * * * *
La Dama svanì, tra bagliori metallici e rumore di trapani, io stetti un attimo immobile guardando il sole giallo nel cielo azzurro. Mi alzai a fatica, e tra le rovine mie e della mia bicicletta trovai un piccolo tafano, verdino.
Gli grattai dolcemente l'aluccia, me lo tenni un attimo sul dito e nei suoi occhi multipli vidi 1.000 Franz che mi sorridevano.
Poi ronzando volò via e io mi rimisi al lavoro.

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Specchiologia |
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Ube Lovera |
Da una recente e oziosa esperienza brasiliana apprendo come qui il termine 'speleologia' venga confuso con 'specchiologia' in modo da risultare di significato incerto nonché per certi versi fonte di stupore.
Certo di offrire un chiarimento, alla luce inoltre delle nuove tendenze che la speleologia moderna va delineando, intendo proporre al lettore un nuovo strumento di analisi.
Della SPECCHIOLOGIA (a) possiamo distinguere due distinte correnti:
a1) riflessione dell'immagine all'interno delle cavità
a2) comparazione tra speleologia calcarea e glaciale.
Entrambe le specialità sono nella loro fase iniziale causa la scarsità di dati relativi abissi posti sulle superfici glaciali, ma possiamo dire che se a1) è strettamente connesso alla corrente filosofica dell'estetica affrontando problemi relativi alla riflessione della propria immagine per opera delle pareti ghiacciate, a2) tratta una questione squisitamente tecnica di confronto tra materiali usati nelle due attività (dualismo dialettico tra spit e chiodi da ghiaccio ecc.).
Altro ramo in espansione è quello denominato SPETTROLOGIA (b) a sua volta ripartito in:
b1) importanza degli spiriti in speleologia
b2) importanza dello spirito in speleologia
b3) importanza dell'umorismo in speleologia
dove b1 che ha il suo massimo esponente nel torinese D.Coral, indaga sull'importanza dell'elemento demoniaco e rituale nell'esplorazione di cavità mentre b2 insiste sulla necessità di una preparazione teoretica e culturale, b3 affronta l'interessante questione del rilievo che la cazzata ha sempre avuto nel settore.
Esiste inoltre da qualche anno una diversa corrente di b che chiameremo
b4) che considera il ruolo che certi amici che diremmo distratti hanno nel corso delle recenti ricerche.
Ancora diversa la disciplina definita SPEROLOGIA (c) partita in:
c1) contributo della speranza
c2) contributo della fantasia
c3) contributo dell'ottimismo
A c1 fanno riferimento con attenzione praticamente tutti coloro che cercano attraverso attenti studi di attenuare gli influssi del parametro tecnicamente definito sfiga. c2 concentra ricercatori di provenienza sinistrorsa (la fantasia al potere). c3 e invece appannaggio esclusivo di un altro studioso torinese, certo Meo Vigna.
Ancora distinte sono ulteriori specialità meno articolate che vantano comunque vasta eco tra gli iniziati.
SPERMOLOGIA (d). Studia il susseguirsi dei rapporti sessuali tra speleologi con particolare interesse alla trasmissione di virus conseguenza di tali relazioni. Pubblica, con tiratura invero assai limitata, il periodico 'orgasmigramma'. Da non confondere con Spermolosia di cui è vate incontrastato l'altro torinese R. Pavia.
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ESPERTOLOGIA (e). Rivaluta il ruolo dell'anzianità sostenendo che più vecchi e rincoglioniti si è e più le grotte sono contente. Torino ha sviluppato un'intera scuola che vanta decine di esponenti.
SPELLOLOGIA (f)
f1) Ricerca sopra le cavità sottostanti Spello, ridente cittadina umbra
f2) Affine alla zoologia, ricerca tracce di Orso Spellus, peraltro con grandi difficoltà.
SPENTOLOGIA (g)
g1) Indaga e sperimenta riguardo la forma e le dimensioni dei contenitori per il the in grotta.
g2) Scienza affine all'alchimia riunisce studiosi che introdotti ai fondamenti della chimica e della fisica si dedicano allo studio dei gas di acetilene e del barattolo che li produce.
SPRECOLOGIA (h). Vanta origini medio-orientali e presenta approfondimenti sulla necessità di ottenere dalla minima quantità di materiale il maggior numero di capi di abbigliamento ipogeo. Massimi esponenti Ochner e Steinberg.
SPESSOLOGIA (i).
i1) Declama i vantaggi di un fisico robusto e si oppone decisamente ad a1.
i2) Sostiene l'importanza di un'attività intensa, frequenti i casi di fanatismo.
SPOMPOLOGIA (l). Di significato oscuro e alieno e curata da un esiguo numero di iniziati.
SPERDOLOGIA (m). Praticata con successo da chi incurante del magnetismo terrestre e dei punti cardinali si affida, al ritorno dalle esplorazioni, esclusivamente al caso.
SPEDOLOGIA (n).
n1) Specula sulle caratteristiche dimensionali degli arti inferiori.
n2) Si occupa delle indagini carsiche nell'area dell'antica Pedona, oggi B.go S.Dalmazzo.
n3) Tratta dei tempi di permanenza degli esseri animali posti superiormente a elementi riscaldanti affinché altri esseri ne traggano sostentamento (cfr. cottura).
Connessa con i1.

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Soccorso Speleo dalla fase mitica all'approccio scientifico |
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Maurilio Grassi |
Imprescindibile dovere di ogni speleologo è quello di collaborare, ciascuno al proprio livello di possibilità, allo sviluppo, al rafforzamento, al miglioramento delle tecniche del Soccorso: il presente vuoi essere un contributo all'approfondimento teorico di tale aspetto della nostra attività.
Innanzi tutto occorre prendere atto che l'incidente avviene in genere in un momento in cui non siamo psicologicamente preparati ad esso: sono infatti molto rari i casi in cui l'incidente ci trova del tutto consapevoli e mentalmente pronti, e questo si verifica praticamente solo quando tagliamo la corda al compagno che sta salendo un p.450 o quando gli diamo una vigorosa e amichevole (sebbene rude) pacca sulle spalle sull'orlo di un P.560 o un P.56 (ma basta anche un P.5,6 e in casi particolari un P.0,56...). (G. Badino - "Tecniche di botta").
Ciò chiarito, è bene precisare subito che, come è stato notato dai più fini psicologi del nostro tempo ("Speleopatologia della vita quotidiana" - G.Badino, S.Freud), talvolta ci rifiutiamo di accettare l'accaduto, e lasciamo che la nostra mente si rifugi nei meandri più contorti del nostro inconscio ("Itinerarium mentis in Geo" - Padre Attilio da Marguareis, Doctor Badinus Subtilis).
Non appena osserviamo quindi che il compagno sta scendendo a velocità uniformemente accelerata lungo la retta che congiunge l'orlo del pozzo con il centro di massa della terra, e verificato che, giunto ai piedi del suddetto pozzo, l'impatto dà luogo ad una frana di circa 250.000 mc, ebbene ci si deve porre il problema: siamo in presenza di un incidente speleologico? È molto utile in questi casi valutare tutti assieme la questione, proprio per evitare decisioni emotive; ed è quindi opportuno che la decisione in proposito sia presa a maggioranza. Naturalmente, è preliminare a tale decisione una pronuncia sul metodo di voto: maggioritario o proporzionale? La questione e sempre appassionante e normalmente darebbe luogo a interessanti dibattiti, se non fosse per la presenza di qualche superficialone emotivo, che sul più bello comincia a distrarre il consesso cercando di attirare l'attenzione sui rantoli che provengono dal fondo (e che sono sempre un buon segno...). Inutile dire che il rompiscatole non ha capito nulla delle regole base del soccorso, non rendendosi conto della delicatezza della questione e dell'importanza nodale di una corretta risposta al quesito sopra posto.
Ipotizziamo dunque che con qualche metodo democratico (consigliato dalla Comm.Spel.Naz. il doppio turno con ballottaggio a distanza di una settimana, con possibilità di richiedere da parte di un terzo dei votanti un referendum abrogativo entro tre mesi), si sia stabilito che SI È IN PRESENZA DI UN INCIDENTE SPELEOLOGICO.
Ebbene non questo il momento di farsi prendere dal panico...Ricordate che bisogna STARE CALMI, capito? Acquisire la necessaria calma, lungi dall'essere una perdita di tempo, è proprio il presupposto per poter intervenire razionalmente e con efficienza... A questo punto le tecniche per raggiungere la calma della mente sono varie: in uno dei testi più' recenti ed aggiornati si consiglia di respirare, possibilmente continuando a far battere il cuore: si tratta di una tecnica molto, molto avanzata, studiata da un giovane e promettente speleologo mentre si faceva una solitaria in un luogo chiamato poi, in
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ricordo dell'evento, "Grotta di Pugnetto". Ed a questo proposito è opportuno ricordare che gli esseri umani si dividono in tre grandi categorie: 1) chi non fa speleologia; 2) speleologi che prediligono le solitarie; 3) speleologi che prediligono le fidanzate degli speleologi che prediligono le solitarie, approfittando del fatto che queste signore, in genere - e per motivi tuttora in fase di studio -, non si sentono molto realizzate.
Per tornare alle tecniche di relax, esse sono comunque le più varie: c'è chi preferisce un bridgino, chi una scopa, chi si accontenta di un vibratore, chi si rilassa facendosi un tè alla violetta, chi facendosi la Violetta.
Ripetesi che questa è una fase cruciale per i successivi sviluppi, e quindi non dovete farvi distrarre assolutamente DA NULLA; evitate dunque di cadere nel tranello in cui sprofonda il principiante, che magari si emoziona nel vedere il compagno infortunato giacere in una pozza di liquido rosso.. ."Il sangue !!" grida il neofita angosciato, ignorando il poverello che invece è normale riscontrare in grotta pozze d'acqua in cui si sviluppa il "Penicillum Rubrum", con la sua caratteristica colorazione
Del pari lo speleologo di non vasta esperienza potrebbe farsi prendere dal panico osservando fuoriuscita di sostanza gelatinosa grigio-biancastra dalla parete laterale del cranio dell'infortunato. "Perde materia cerebrale!!" la solita incompetente diagnosi dell'inesperto, ignorando egli che sulla base delle osservazioni scientifiche più recenti, è stato ormai inconfutabilmente dimostrato che non si è mai riscontrato negli ultimi quattrocento anni un solo caso di speleologo dotato di materia cerebrale ("Homo Speleus: anello mancante fra l'Archeopterix e l'Australopitecus?" - G.Badino, C.Darwin).
A questo punto siamo tutti più calmi, ci siamo rilassati, siamo ormai nelle condizioni migliori per poter intervenire con tempestività. Occorre quindi dare un'esatta valutazione dell'incidente. Come tutti sappiamo gli incidenti si classificano, in ordine di gravità crescente, secondo la scala Badino-Mercalli-Richter:
1) incidente che non richiede alcun intervento
2) incidente che richiede intervento non urgente
3) incidente che richiede intervento urgente
4) incidente che richiede intervento urgentissimo
5) incidente che non richiede alcun intervento
Ammesso che a questo punto non si sia ancora arrivati al livello 5) (cosa che si concede per puro spirito polemico, essendo praticamente assurda), occorre ora intervenire ipotizzando il caso 4).
Prima regola d'intervento: l'infortunato deve essere comodamente sdraiato, in un posto asciutto, aerato, ventilato, molto consigliata la salubre aria marina, ricca di iodio; inoltre un ambiente accogliente ricco di concrezioni, di cristalli multicolori il più indicato anche per lo spirito; consigliatissima la temperatura di un soleggiato pomeriggio primaverile in Scandinavia, sebbene anche la finissima sabbia delle Maldive non sia affatto controindicata. Il ferito va inoltre scaldato e alimentato. Sotto il primo profilo raccomandato un delicato massaggio, ed in proposito occorre sfatare una diffusa ma errata credenza popolare, secondo cui il massaggio migliore e più confortante è quello praticato da una avvenente speleologa, che abbia adeguatamente approfondito l'argomento (G.Badino -"Tecniche di potta"). chiunque abbia un minimo di esperienza speleologica, infatti, sa bene che dopo tre quarti d'ora dall'ingresso della grotta non è più possibile distinguere Fof da Marilia, entrambi divenuti attraenti come una stalattite mal riuscita o come un mezzo speciale dell'Azienda Municipale Raccolta Rifiuti Solidi Urbani.
Quanto all'alimentazione, essa deve essere casereccia ed invitante, completa e digeribile: vitel tonnè, filetto di bue al pepe verde, evitando tuttavia un eccesso di acidi
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urici (G.Badino - "Tecniche di gotta"), lattuga fresca e fragole per il necessario apporto vitaminico, l'immancabile "Sole-24 ore" con un buon caffè...
È questo il momento per una decisione fondamentale: quanti devono rimanere col ferito, e quanti devono uscire per chiedere soccorso? Regola base conosciuta da ogni speleologo è quella che prevede accanto al ferito COME MINIMO un compagno che lo sorregga, altri due che lo tengano al caldo, ALMENO tre che si occupino del cibo caldo, NON MENO DI quattro che lo intrattengano con barzellette, (che siano facili, molto facili da capire), sketch, cori di canzoni popolari, proiezione di affascinanti diapositive, che per fortuna non mancano mai presso i più seri gruppi speleo, e la cui visione si rivela utilissima per il ferito irrecuperabile, che a questo punto affronta sereno, direi anzi desideroso, la strettoia terminale oltre la quale noi speleofili siamo attesi da un budello terminale, freddo, fangoso, umido, solitario, buio, inutile, vuoto, assurdo, irreversibile, fatale, eterno, inesorabile, disperato, insignificante (Hans Kung Fu, Badinus Angelicus - "Speleoteologia negativa"), mentre i comuni mortali si ritrovano, leggeri ed eterei, su sterminati, fioriti, tiepidi, asciutti, accoglienti, assolati Campi Elisi... (Il perché' gli speleologi preferiscano la prima soluzione è oggi ampiamente spiegato in "Speleopsicopatonecrocoproclaustrofilia" - Kraft Ebig, Jh.Badyn).
Ribadita dunque, non ci stancheremo mai di ripeterlo, l'importanza dell'aspetto psicologico del soccorso, assicuriamoci che MAI MENO DI DIECI speleologi rimangano con l'infortunato, per non pregiudicarne irreparabilmente la salvezza.
Ipotizziamo ora che la squadra sia composta da più di dieci speleologi, perché' in caso contrario, come può ricavarsi da una semplice operazione aritmetica che dovrebbe essere alla portata anche del lettore medio di "Grotte", non ci rimane se non la consolazione di aver contribuito a sdrammatizzare, pur nel nostro piccolo, l'annoso problema dell'eccessivo incremento demografico a fronte di risorse sempre più limitate.
E dunque immaginiamo che la spedizione sia stata organizzata strutturando un'agile squadretta esplorativa di una sessantina d'individui, compresi donne e bambini, nonché la quota obbligatoria d'invalidi civili, vedove di guerra, impiegati statali e sindacalisti.
Rimangono allora una cinquantina di persone, o comunque sedicenti tali, che si accingono finalmente a partire per dare il fatidico ALLARME.
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Parte seconda: la Salvezza |
E così possiamo assistere all'inizio di quel meraviglioso spettacolo che sempre appare il Soccorso Speleologico, quella possente, collaudata, perfetta macchina che rappresenta la sintesi di tante volontà, tutte tese ad una meta più alta, ad uno slancio supremo, ad un generoso, altruistico sacrificio di tanti giovani, coralmente votati ad una finalità umana più sublime, più nobile, più disinteressata, più eterea, e che ad ogni buon conto permette di fottersene del lavoro per cinque o sei giorni, tramite la previsione di permessi completamente retribuiti, comprese ferie, tredicesima e festività, e con recupero del riposo settimanale in occasione del Natale o della Pasqua, anche ad ogni effetto pensionistico.
La squadra è dunque uscita dalla grotta e si affolla nella valle sottostante in cerca di un telefono.
E qui è opportuno affrontare una volta per tutte il problema dell'allarme: ognuno di noi ha infatti in dotazione un cartellino giallo, nel quale sono segnati duemilaquattrocentonovantacinque numeri da comporre in caso di incidente. La procedura è tuttavia sempre la stessa, per esperienza ormai consolidata, e può essere cosi' descritta:
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1) primo numero telefonico; voce cavernosa dalla cornetta."...Qui risponde la segreteria telefonica del dott... In questo momento non sono in casa. Non so quando tornerò. Non so se tornerò. Non c'è bisogno che lasciate alcun messaggio. Dopo il consueto segnale acustico potete abbassare la cornetta."
2) Altro numero telefonico; altra voce altrettanto schifosa: "Qui è l'abitazione del dott.... (Il livello culturale dei componenti del CNSAS è molto elevato - n.d.r.) ...E dai, ti prego, lascia il tuo nome... ti scongiuro, non abbassare la cornetta, lasciami un messaggio, un pensierino qualunque!.. Ne ho tanto bisogno, credimi... Non farmi soffrire cosi', come quando da bambino i miei compagni mi cacciavano dal gruppo, la maestra mi usava come bacchetta da dare sulle mani dei cattivi, e mia mamma faceva finta di non conoscermi all'uscita della squola (sic. nonostante l'oralità del messaggio, non e' difficile capire che è stata pronunciata una <q> invece di una <c>...)
3) Terza telefonata, mentre comincia ad aleggiare un vago senso di frustrazione: questa volta nessuna sgradevole voce, ma ti devi sciroppare tutto il terzo movimento della Nona di Beethoven, l'andante poco mosso del secondo concerto Brandeburghese di Bach, sia nell'edizione di Karajan, sia nell'interpretazione di Glenn Gould, quindi tutto il "Du bist meine Freude, schoene Jesus" di Buxtehude. Quando poi attacca la "Passio secundum Mattheum", abbassi la cornetta, anche perché' ti accorgi che il numero cominciava curiosamente con quattro zeri, e che hai quindi sperperato l'eredità (che ti aveva lasciato lo zio kuwaitiano) in una telefonata al confronto della quale la hot-porno-l ne 000144-70661636-8462737 (Australia del sud-ovest) appare come un servizio sociale gratuito del comune di Napoli nei confronti dei disoccupati invalidi esenti da ticket.
4) quarta telefonata con gli ultimi spiccioli che ti rimangono. solita voce sensuale ed invitante, che attacca. "...Sì, avete ragione, lo sappiamo, il dott.... e ladott.ssa... non sono mai in casa... Sì, è vero, ci rendiamo conto che, facendo parte tutta la famiglia (domestica compresa) del Soccorso Speleologico, dovremmo forse curare di più la nostra reperibilità .... ma non fatevi scrupoli in questo senso: a giugno saremo forse di ritorno, e senz'altro ci faremo vivi. Lasciate pure le vostre bestemmie dopo il consueto segnale acustico..."
Poiché analogo spettacolo si verifica, immancabilmente, per tutti i residui duemilaquattrocentonovantuno numeri del prezioso cartellino, la situazione da rosea comincia a diventare di color marroncino...
Ma a questo punto un eventuale lettore non speleologo, e quindi dotato di un minimum di capacita' logica, potrebbe chiedersi se sia possibile che in una squadra di sessanta individui, di cui alcuni umani, non vi sia neanche un componente del Soccorso. La verità, caro lettore, è che TUTTI i componenti della squadra fanno parte del Soccorso Speleologico, ma del pari TUTTI sono ben consapevoli del fatto che l'unica remota possibilità che il compagno incidentato possa continuare a pagare la quota sociale di iscrizione al GSP (iscrizione che, data la sua entità, ormai si effettua direttamente presso il caveau della Banca d'Italia per facilitare il versamento dei lingotti), è che in qualche modo possa intervenire il Centro Nazionale di Speleologia di Costacciaro, o in subordine l'Ufficio Speleologico Regionale dei VV.FF.
Ma torniamo a noi. Abbiamo lasciato la squadra nella cabina telefonica, dove peraltro cominciano a verificarsi i primi casi di soffocamento, ed è a questo punto che il solito incompetente affaccia l'idea di raggiungere la più vicina caserma dei carabinieri, per riuscire a dare l'allarme; ma i compagni, con pazienza e professionalità, gli ricordano che la PRIMA regola da imparare consiste nel NON ALLONTANARSI MAI dall'apparecchio telefonico, che rappresenta l'unico, esile contatto col Soccorso, contatto necessario per
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consentire alla meravigliosa organizzazione di mettere in moto la sua potente struttura d'intervento rapido. E quando il tapino, richiamandosi ad una logica aristotelica ormai superata dalle più aggiornate logiche del "Terzo Incluso", si accinge ad osservare che è perfettamente inutile continuare a restare presso una cabina telefonica, dato che non si è riusciti a contattare nessuno, il popolo speleologico insorge com'un sol uomo, e, messo alle strette sotto il profilo neuro-cerebrale, reagisce come sa, cominciando cioè a saltare ritmicamente, ed emettendo un gutturale, potentissimo mantra ."CHI-NON-SALTA-PERUGINOÈ...CHI-NON-SALTA-PERUGINOÈ...".
Non rimane quindi che p(ovare l'unico numero telefonico del Soccorso che sia sempre accessibile e ben organizzato, perché. impostato su una centralina di ottocento linee parallele, in grado di smistare automaticamente un numero sterminato di chiamate contemporanee. e cioè la sezione "Grande Pampel" del gruppo speleologico Triestino, strutturata per intervenire entro mezz'ora in una qualunque parte d'Italia, anche tramite Defendini, per fornire a chi venisse a trovarsi in CSA (Crisi Speleologica d'Astinenza) la razione di sopravvivenza di una gradevole bevanda, per la quale i monaci triestini sono giustamente famosi presso le più rinomate comunità terapeutiche, E DELLA QUALE ORA, SIGNORE E SIGNORI, SVELIAMO PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO GLI INGREDIENTI:
1) una parte di latte totalmente scremato della Weight Watchers
2) tre di biscotti Plasmon
3) una di destrosio rettificato materno
4) quattro di omogeneizzati di vitello e parmigiano
5) tre di miele di api vergini
6) due di estratto di pappa reale Mellin
7) quattromilaottocentododici di Vodka
8) ottantaseimiladuecentodiciotto di coca, ero, crak e dietil-amide dell'acido lisergico.
Entro venti minuti, dunque, il Grande Pampel è pronto, e la squadra di soccorso, che ormai era in preda ai noti fenomeni di ipersudorazione, dilatazione pupillare, ristagno, crampi addominali, extrasistoli e visioni angeliche, può abbandonarsi all'oblio bacchico, le cui nebbie si diraderanno solo una settimana dopo.
E cosi' ancora una volta una vita umana, un nostro compagno di avventure, ha potuto essere salvato grazie allo slancio generoso di tanti giovani disinteressati e dediti solo al bene comune!
(Il GSP sente di dover nuovamente ringraziare il Branco Giovani Esploratori della Confraternita "Agnus Dei Ora Pro Nobis" di Viozene Inferiore, e il loro Padre Spirituale, lo scolopio don Camillo Giuseppetti, per la pazienza e disponibilità che hanno sempre manifestato nei nostri confronti, e per la competenza ogni volta dimostrata nell'aiutare il prossimo in difficoltà. Num. Tel.. 0174/35688 L'APPARECCHIO NON È DOTATO DI SEGRETERIA TELEFONICA).
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Occhi bianchi sul pianeta Nebbia |
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Pierangelo Terranova |
Riassunto della puntata precedente (continuazione da Grotte n. 113). Durante un raduno nazionale sul Pianeta Nebbia la Società dei Liberi Speleologi riceve un attacco da parte di Umbro-spie che tentano di insinuarsi nel Calcolatore Centrale. Solo un Mago potrà salvare il Popolo Cavernicolo dalla normalizzazione...
Giù nel cyber-speleo-spazio
Intanto il tempo congiurava contro gli uomini del Festival.
Giù nella Speleo-Matrice gli spazi di comunicazione iniziarono a restringersi. Un gigantesco ganglio di sfiga (un Anti-tafano da combattimento 12.0) si stava formando, sviluppato telematicamente dal Mainframe Centrale del Clan Alpino Yazuka (CAY) nel laboratorio sotterraneo di Narni-Amelia.
Occorreva agire. e subito: collegati dal sacro tamtam del Festival, chiusi nel cerchio inviolabile dello SpeleoBar, i tre Prescelti presero dalle mani del Voodoo Chileof Matraia, la pozione che doveva cambiare la loro vita.
In stato di allucinazione, iniziarono a sondare i dati egli eventi del Pianeta Nebbia, alla

ricerca di informazioni sul nemico.
"Dammi i dati sui Festeggiamenti Tribali". Il mainframe della manifestazione lampeggiò:

Cercarono tra l'archivio dei 10 milioni di individui presenti, nelle quote dei 158 abissi menoduemila esistenti, nei titoli giacenti sugli undici stand editoriali, nel cervello di Paolo Forti, sottoposto ormai agli studi degli scienziati come quello del vecchio Lenin.
Si spostarono poi sulle immagini. "Sessione 2. FILE. Media. Key word. Film. Dammi i dati"
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Sganciarono SpeleoCaz: roba veramente buona di prima dei modem.

Il programma entrò in connessione asincrona cartacea alla Rete Centrale del Festival. Ed iniziò a lavorare, con metodo.
Le ultime ore del Festival scorrevano tumultuosamente verso la conclusione dei lavori. Frenetiche sarabande concertatorie, jam session nelle toilettes degli spazio-porti, from Genesis to Revelation.
Le informazioni tornarono a moltiplicarsi: il Sacro Pipistrello confondeva il suo volo con immagini di pianeti lontani, e gadget post-atomici.
Rapidamente accadde il prevedibile: a molti anni-luce di distanza, Istruttori Nazionali cominciarono a comportarsi da Liberi Speleo.
"Bene così" - interpolò Meovigno - "Dammi la situazione Riunioni, Contatti e Incontri":
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Presto fu chiaro che il Sistema era tornato a livelli accettabili di aggregazione e di tensione. SpeleoCaz distruggeva in maniera definitiva problemi & barriere.
Negli immensi saloni della Corporazione dei Sotterranei, le dimostrazioni di scienziati, maghi & fattucchieri erano all'apice, quando si introdusse un Fatto Nuovo. Una residua anomalia. piccola, ma interessante.

Meovigno guardò sconcertato i due compagni, interattivi con lui: "Qui non entra. Cusa fuma?"
"Sa bagassa!.......". "Prova di nuovo, Meo" - invitò impaziente Gross:
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"NON ENTRA!". "Cambia Password" - incitò Captain Fof - "ammazza il padrone!".
Il lampo della comprensione folgorò l'uomo di Mundvì, che tanto conosceva sulle segrete storie dei Sotterranei. Meovigno digitò, con dita incredule, un'ipotesi assurda eppure possibile:

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C'erano proprio sopra. A man from Savona. Che disponesse della chiave del sistema. Erano in pochi.
Un sudore freddo scese di colpo sui tre Savoiardi: il doppio gioco è un gioco molto difficile....
"Sessione 3. FILE: Umani. Key word: Savona - Ducato dei Liguri. Livello: Tribù.
Dammi i dati":

"Codici 999.... Questi sono solo guerrieri! Non hanno accesso alla totalità delle linee strategiche !".
"Ancora, cerca di nuovo!"
"OK, vado. Sessione: continua. Livello: Nazionale. Dammi i dati".
Quasi con sforzo, il sistema lampeggiò:

Il Pascià dei Sotterranei
Nei livelli nobili intanto le iniziative liturgiche stavano procedendo secondo lo schema pre-fissato.
Il Pascià dei Sotterranei, Johannes I°, attorniato dal codazzo di cortigiani visitava le diverse parti del sistema.
Era splendido: sontuose tuniche Patagonia ne nascondevano le membra virilmente erette, mentre morbidi calzari Salomon ne ricoprivano gli alluci soavi. Uomo d'azione, un tempo, ora stava cadendo mollemente nell'ozio e nella lussuria.
Levitando a 20 cm da terra, grazie all'energia fornitagli dalla fresca investitura, si attardava in astuti commenti sulle pubblicazioni in vera carta vendute dalla Corporazione dei Mercanti del Sapere.
La Favorita di turno, avvolta in caldi boa di micro-fibra e pile umano, guardava annoiata il panorama: "Caro, hai ancora due incontri e quattro riunioni. Ma poi sarai tutto per me, nevvero?"
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Visitò infine i preparativi per l'ultima manifestazione in programma. Ed era lì, alla Festa del Fuoco, che i nodi sarebbero venuti al pettine.
La processione si mosse lenta verso gli attendamenti regali, protetta da un nugolo di mercenari centro-italiani. il Gran Consiglio della ICS, i dignitari del Pascià, poi gli eroi dei viaggi inter-speleologici ed infine la folla dei nullafacenti.
La Jumar-speleo, nell'ombra, si mosse anche lei.
Cafolli Manor. gli attendamenti del Pascià splendono di mille acetilene.
Profumi di Oriente e porno-video di Canale 5.
Con quel casino, non fu difficile saltare tutti i controlli. Ed arrivare all'harem del Pascià. Entrarono in tre, tecnica collaudata.
Captain Fof di protezione, Gross il Boss a destra, Meovigno a sinistra.
Lo beccarono sul più bello: Johannes I°, Pascià dei Sotterranei, aveva ancora l'uccello dentro e quella di sotto strillava come un'oca.
"Giannizzeri di Samarcanda, a me!"
I pretoriani del Pascià, che attendevano fuori, si catapultarono nelle stanze impugnando i Ryobi d'ordinanza per il servizio oltremare.
Lame di bottiglia nella notte, mentre si facevano abbattere per proteggere il loro signore.
Con le tute strappate, i tre Savoiardi bloccarono le uscite dell'alcova: "Omaggi Pascià. Sei tu il nostro uomo. O dovremmo forse dire: il nostro Replicante".
Dalle pareti divelte dall'esplosione entrava la sottile pioggia acida dei giorni di autunno. I rumori attutiti della enorme moltitudine che si dirigeva verso la Festa del Fuoco.
Il gracchiare dei collegamenti inter-speleo-galattici.
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Epilogo |
Johannes 1° guardò gli uomini della sua ex-tribù con lo sguardo penetrante ed ispirato: "Replicante SAV1. Nome di battaglia. Joe. A rapporto.
Sono un modello autonomo: ho sviluppato esperienze personali di tipo umano.
Ma ora, ho in corso una procedura di semi-disattivazione.
Faccio partire un nastro pre-registrato con le informazioni in caso di rilevazione della mia vera identità".
bzzz. ..clic.
"Oggi è il 2 novembre 1993. Sono il Professor Paolo Forti.
Questo replicante mi appartiene: lo avete trovato, bravi. Chiunque voi siate.
Procedo a spiegare le ragioni: il Festival. L'ho fatto per il Festival.
Perché viva, è necessaria la competizione.
Ho passato io le informazioni a Darkekko, per continuare a lottare con lui.
Aizzare le Grandi Tribù alla lotta.
Per aggregare il mio Popolo.
E ripetere per sempre questi tre giorni di pace, amore & musica".
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L'acqua copriva il replicante da testa a piedi, come solo i Tepuy o la piena a Ulivifer avevano saputo fare.
Le incerte luci dei falò dell'Ultima Festa ne illuminavano solo una parte del corpo.
Sembrava un film.
La voce della Leggenda, la voce di Paolo Forti continuò: "Ho paura dell'appallamento del mio Popolo.
Con l'Infamone del CAY, era uno scherzo trovare nuovi stimoli. Ma senza di lui?
Chi ha più informazione, può condurre il gioco.
Chi fa una guerra, può cantare la propria vittoria.
Ma colui che distrugge l'idea di "guerra", distrugge il concetto stesso di "nemico".
E il nostro Popolo si fonderà come una pallina odorosa su un accendino".
La voce registrata si passò una mano sonica sulla coscienza, come per scacciare un'ombra.
Ed il Replicante prese un'ultima volta il controllo.
"Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginarvi. Bottiglie da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di GranPampel, e ho visto i raggi-Joint balenare nel buio vicino alle porte dello SpeleoBar. E se nessuno ci riprova il prossimo anno, tutti quei momenti andranno perduti nel tempo.
Come sguardi nella Nebbia".
Joe Bady, mod. Fexus 6 combat
(Ridley Tierra, Blame Runner, 1993)