1

pagina
originale

 

GROTTE

anno 35, n. 110 - settembre-dicembre 1992

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

sommario

2

La parola al Presidente: Delfino o tonno?

3

Notiziario

10

Attività di campagna

14

Nei Reseaux di PB

18

De Mottera

19

Le dimenticate Masche

21

     Descrizione delle cavità esplorate

27

     Inquadramento del settore

29

     Nella valle delle Masche

32

     Prima osteria

34

     A proposito di Sono Velenoso

37

Una discesa al Ceki Due

42

P.B. Che dire??

43

Attività biospeleologica 1992

48

La Più... Statistiche e dati per gli speleo-datati

55

I mercoledì culturali

57

Recensioni

 

 

Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 3 DEL MESE DI APRILE 1993.

SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE GRUPPO III

PUBBLICITÀ INFERIORE AL 70%.

Direttore responsabile: Leo Ussello

(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)

 

 

Redazione:

Giovanni Badino, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio,

 

Attilio Eusebio, Daniele Grossato, Laura Ochner,

Riccardo Pavia.

 

Foto di copertina di A. Eusebio (Aven de Portalerie, Grands Causses)

Bozzetti di Simonetta Carlevaro

Stampa: La Grafica Nuova, Via P. Tommaso 12H, Torino

Stampato con il contributo della Regione Piemonte (Legge regionale 69/81)

 

2

pagina
originale

 

Caro lettore che ricevi questo bollettino senza mandarci pubblicazioni in cambio, che tu sia singolo o gruppo, socio SSI o no: questa nota ti riguarda direttamente.

Se tu ti culli, ignaro, nella convinzione di poter ricevere il prossimo numero di questo strepitoso bollettino senza fare alcunché, farai bene a darti una sveglia: se non ci mandi dei soldi non te lo manderemo più. Mai più. Se invece ci mandi il contributo continuerai a riceverlo regolarmente.

Su, fai uno sforzo e vai all'Ufficio Postale

 

 

La parola al Presidente: Delfino o tonno


Daniele Grossato

     La mia speleologia è cominciata nel 1988, frequentando il 31° Corso di Speleologia del GSP CAI-Uget, senza aver avuto prima nessuna seria esperienza di montagna. Non avevo la più pallida idea di cosa fosse un chiodo da roccia o una doppia, non sapevo sciare e parole come geologia, topografia e autosicura non rientravano nel mio lessico.

     Beh, non ho imparato ad arrampicare, sugli sci sono contento quando cado poche volte e anche se non sarò mai un esperto, ora, per lo meno, so distinguere una roccia calcarea da un impermeabile (a grandi linee, anzi grandissime), so usare gli strumenti da rilievo e non vedo più le grotte come ambienti ostili, bensì come luoghi familiari, che inducono tranquillità e in cui mi sento a mio agio (quasi sempre). Se aggiungo a tutto questo il fatto che il mio nome non è legato a nessuna grande esplorazione speleologica ne ricaviamo un perfetto sconosciuto, probabilmente più tonno che delfino.

     Il GSP attualmente gode di buona salute ed assumerne la presidenza dopo il lungo e salutare mandato di Poppi ("Poppi è il miglior presidente che il GSP abbia mai avuto": Marziano Di Maio) un po' mi spaventa. Tuttavia ho fiducia nella mia semplicità, in quella altrui e nel comune desiderio che il GSP continui a rimanere una struttura viva, in armonia con gli altri gruppi speleologici (al di là dei dissapori personali) e con una sua ben solida filosofia soprattutto indirizzata al carattere esplorativo che è poi quello, a mio avviso, che gratifica in maniera assoluta l'essere speleologi.

 

3

pagina
originale

 

Notiziario

Assemblea di fine anno 1992 del GSP

     Si è tenuta venerdì 18 dicembre 1992 con il consueto ordine del giorno.

     Il Presidente uscente Attilio Eusebio ha riassunto l'attività esplorativa svolta, che nella nostra regione ha interessato in particolare la Tana della Volpe, il Mongioie (anche con il campo estivo), Piaggia Bella (Reseau B), le Masche, la Mutera, il Cappa, il Bacardi-Artesinera, il Ballaur; a suo giudizio non si è però lavorato con ordine e razionalità. Fuori regione vanno citate le attività nell'abisso Orione, nel Canin sloveno, a Olivifer e Malga Fossetta. All'estero si è esplorato in Venezuela, Brasile e Patagonia. Si è svolto il 36° Corso di Speleologia, sotto la direzione di D. Grossato, U. Lovera ed E. Pesci, e si è collaborato al corso tenuto ad Aosta dal gruppo locale; a chiusura del corso GSP si è svolto ancora una volta uno stage nel Midi francese (Grands Causses).

     Venendo alle relazioni delle sezioni, si e svolto un normale lavoro per l'Archivio (C. Balbiano), l'apertura e chiusura della sede (D. Bregolato, B. Barisani, D. Grossato), i rapporti con l'Uget (U. Lovera), la Segreteria (D. Bregolato con l'aiuto di V. Bertorelli), le pubbliche relazioni (G. Badino e P. Terranova). È proseguito il lavoro di riordino della Biblioteca (L. Bozzolan con la collaborazione di M. Taronna, V. Bertorel!i e E. Cappai). V. Martiello e D. Girodo hanno curato la manutenzione della Capanna, sostituendo recentemente la porta del locale invernale.

     Per il bollettino Grotte M. Di Maio ha ricordato gli aspetti positivi (buon livello degli articoli e 160 pagine nei tre numeri dell'anno: 20 in più del precedente) ma anche le prospettive tutt'altro che rosee: calo di tiratura (non avviene più la spedizione ai soci SSI, ma solo ai gruppi associati alla stessa), esito poco confortante della campagna per acquisire lettori che contribuiscano alle spese, aumento rilevante delle spese di spedizione e onere finanziario complessivo sempre elevato. Sono in corso altre iniziative per cercare di allargare la fascia dei lettori e per contenere le spese di stampa con innovazioni tecniche e cambiando tipografia.

     Per il Catasto B. Vigna ha lamentato la non collaborazione degli imperiesi, che non forniscono dati e rilievi delle cavità da essi esplorate in Piemonte. Si è effettuata una divisione del lavoro tra i vari gruppi, con i torinesi ad occuparsi del Marguareis lato Piaggia Bella, i cuneesi delle Carsene, i novaresi dell'Alto Piemonte, i giavenesi della provincia di Torino. Entro due anni sarà pronta la cartografia regionale completa in scala 1:10.000, per cui sarà opportuno posizionare per tempo gli ingressi delle grotte.

     D. Grossato ha esposto la situazione del Magazzino, che grazie a un costante impegno si presenta ordinato ed efficiente oltre che discretamente dotato. Per i materiali speciali F. Cuccu si è soffermato sulla necessità di usare con maggiore cura le batterie del trapano: su 5, una manca e 3 sono in riparazione. Di strumenti da rilievo sono disponibili tre giochi completi (più uno nuovo di riserva).

     E. Pesci riguardo al materiale didattico ha ricordato che è avvenuta la stampa di dispense e la duplicazione di diapo; anche Carrieri ha selezionato e duplicato diapositive per la lezione di carsismo interno. Lezioni sono state tenute in magazzino (i "mercoledì culturali") su vari argomenti, permettendo così di utilizzare al meglio i locali sociali, ancora migliorati e tenuti in perfetto ordine (resp. F. Cuccu).

     L'attività biospeleologica (A. Casale) è riportata più avanti su questo bollettino. Dopo che L. Valente ha illustrato le principali voci di entrata e di uscita e la situazione

4

pagina
originale

 

finanziaria, si è discusso sulla differenziazione di quota tra membri effettivi e aderenti, ma alla fine è stata riconfermata una quota di 50.000 lire uguale per tutti. I simpatizzanti verseranno 15.000 per avere diritto al bollettino.

     La Volpe d'Argento, restituita da E. Pesci, è stata assegnata a V. Martiello che se l'è aggiudicata dopo ballottaggio con P. Terranova e D. Grossato.

     Per il 1993 sono stati riconfermati responsabili F. Cuccu per i locali sociali, C. Balbiano per l'archivio, B. Barisani con D. Grossato e D. Bregolato per l'apertura e chiusura della sede nelle riunioni del venerdì, L. Valente per la tesoreria, B. Vigna con R. Pavia per il catasto e la gestione degli strumenti da rilievo, nonché per la documentazione dei dati speleologici, M. Di Maio per il bollettino, V. Martiello con D. Girodo per la Capanna, D. Bregolato per la segreteria con l'aiuto di V. Bertorelli, G. Badino e P. Terranova per le pubbliche relazioni, L. Bozzolan per la biblioteca. Per il magazzino, al riconfermato D. Grossato è affiancato G. Fanchini. Responsabile del materiale didattico sarà G. Carrieri. A. Eusebio si occuperà dell'amministrazione. Dell'AGSP continueranno a far parte A. Eusebio (presidente), D. Grossato e U. Lovera.

     Come si era deciso lo scorso anno, A. Eusebio ha gradualmente passato le consegne della presidenza del gruppo a D. Grossato, che è stato dunque eletto Presidente per il 1993. Sarà coadiuvato da un Esecutivo composto dalle stesse persone del 1992 e cioè da G. Carrieri, A. Eusebio, D. Girodo e B. Vigna.

     L'Esecutivo ha proposto, e sono stati eletti, 21 membri effettivi per il 1993. Gli aderenti che hanno versato la quota sociale nel 1992 e che sono stati nominati per il 1993 sono 43.

Membri effettivi

Giovanni Badino, via S. Francesco da Paola 17, 83.97.605

Valentina Bertorelli, c/o Bonaventura, v. San Secondo 58, 59.36.42

Donatella Bregolato, via Venasca 7, 43.32.725

Lorenzo Bozzolan (Z), via San Rocco 2 , 21.54.60 oppure 66.125.69

Roberto Chiabodo (Arlo), via Brusà, Valdellatorre, 96.80.165

Giampiero Carrieri, corso Peschiera 281, 72.14.74

Franco Cuccu (Fof), via Rossini 14, 888.459

Marziano Di Maio, via Cibrario 55, 75.12.53

Attilio Eusebio (Poppi), corso Correnti 37,321.807

Paolo Giaccone (Piccino), via Bologna 17, Collegno, 78.032.66

Beppe Giovine, via Brusà, Valdellatorre, 96.80.411 (lav. 81.94.300)

Domenico Girodo, via Alpi Cozie, Avigliana, 93.02.53

Daniele Grossato, via Cialdini 41, 44.74.859

Uberto Lovera (Ube), via Tonale 16, 61.33.47

Andrea Manzelli, corso Francia 167, 74.82.40

Vincenzo Martiello (Spàssula), via Veglia 18, 32.42.029

Pierclaudio Oddoni (Cagnotto bello), via Santhià 2, 23.02.67

Riccardo Pavia, via San Paolo 84, 38.55.010

Elio Pesci, via Vicenza 27, 43.74.667, lav. 71.81.417

Pierangelo Terranova, via Rovereto 12, Pino Torinese, 81.11.432

Bartolomeo Vigna (Meo), via S. Bernolfo 53, Mondovì, 0174/55.21.23

5

pagina
originale

 

Membri aderenti

Carlo Balbiano d'Aramengo, via Balbo 44, 88.71.11

Piergiorgio Baldracco, via Boccardi 28, Pino Torinese, 84.15.15

Barbara Barisani, via Fratelli Carie 31, 59.00.34

Simonetta Bettuzzi (Sincro), via Martignacco 121/5, Udine, 0432/54.08.07

Rossella Cabula, v. Carrieri

Marilia Campaiola, v. Terranova

Patrizia Cannonito, via Pignari 6, Saluzzo, 0175/47.165

Emilio Cappai, via Saccarelli 11, 74.96.516

Simonetta Carlevaro, v. Chiabodo

Achille Casale, corso Raffaello 12, 650.88.84

Adriano Cerovetti, via S. Chiara 56, 43.10.425

Eliana Cerutti, 62.28.61

Agostino Cirillo, Pordenone, 0434/40.552

Danilo Coral, 52.11.308 (lav. 99.51.663/4)

Piercarlo Curti, v. Cannonito

Pietro D'Acunto, via Belfiore 49, 650.84.10

Daniela Enrici Baion, v. Cerovetti

Giovanni Fanchini (Piattola), via Monfalcone 19, 36.20.56

Ermes Fusetti, via Coppino 120/11, 216.89.73

Carlo Garelli (Uccio), via Fabbriche 15, 38.55.341

Adriano Gaydou, via Baltimora 15, 36.51.60

Emanuele Ghiotti, strada S. Margherita 188, 81.95.078

Andrea Giuso, corso Grosseto 167, 25.55.65

Andrea Gobetti, strada Reaglie, 89.99.087

Jo Lamboglia e Kathy, Tour 21, route de Turin, Nice, 093/84.46.78

Consolata Lusso, via dei Mille 34, 81.23.330

Laura Ochner, via Baltimora 160/8, 30.72.42

Massimo Pagano, 83.98.055

Margherita Pastorini, v. Vigna

Piero Piccolo, 29.86.13

Roberto Plutino, 68.80.04

Ivano Quagliotti,

Lucia Rattalino, via Verdi 19, Cavagnolo, 91.51.691

Sergio Roggero, corso Giulio Cesare 25, uff. 55.15.305

Paola Rossetti, 79.05.86

Marco Scofet, regione Vigne 23, Villarbasse, 95.22.10

Walter Segir (Papà), via Brandizzo 65, Volpiano, 98.84.529

Massimo Taronna, str. Castiglione Alto 1, Castiglione Tor., 96.07.186

Loredana Valente, v. Eusebio

Paolo Vieta, via Salbertrand 41, 76.10.85

Manlio Vineis, via Alpignano 8, 76.25.44

Carlo Zampogna, 65.09.829

Walter Zinzala, corso Francia 207, Collegno, 780.22.87

6

pagina
originale

 

Il Ballaur si salva dall'Osservatorio

     Al lettore attento di grotte non sarà sfuggito un articolino dolente (Grotte 102) che narrava di un rischio mortale che stava correndo il Pian Ballaur; che, per chi non lo sapesse, e la propaggine orientale del massiccio del Marguareis, dove si aprono gli ingressi alti del Complesso di Piaggia Bella: insomma, e la Torre del Santuario della Speleologia Marguareisiana. C'era un progetto di mettere un osservatorio astronomico, e vi erano già stati fatti trasporti in elicottero in vista di installarvi una stazione automatica per verificare il "seeing", cioè la visibilità astronomica. Chi scrive, ricercatore di uno degli istituti che partecipavano a questa follia, sa benissimo che il solo installare la stazioncina (e solo lì) avrebbe posto un'ipoteca grossa come il Ballaur stesso sulla scelta finale del sito per installare l'osservatorio che, sia chiaro, in sé è una struttura opportuna. Il lettore attento sa che il Marguareis è un posto bellissimo ma che ci piove un casino, tanto che è il picco di precipitazioni del Piemonte: è quindi un luogo ideale per metterci l'Osservatorio Astronomico Della Provincia Di Cuneo, ma il prezzo era alto.

     Insomma: la scelta di metter cupoloni sul Ballaur e di renderlo carrozzabile, sarebbe stata una catastrofe sia per gli speleologi che per gli amici astronomi: e dico amici sul serio, perché molti di loro lo sono davvero.

     Sembrava una pericolosissima operazione di sfondamento in cui gli astronomi venivano spinti a suicidarsi per far aprire una carrozzabile in un parco.

     Il lettore attento e che ci conosce sospetta che la strada sino al Ballaur, semplicemente, non sarebbe stata fatta: un santuario è un santuario; anch'io, difatti, penso sia così, ma il costo sarebbe stato molto alto.

     Abbiamo operato parecchio nella difesa: non so se a causa di questo (c'era parecchio di sotterraneo e mormorato, nella storia), fatto sta che il rischio sembra definitivamente sventato. Ora l'osservatorio, se si farà (e lo spero vivamente), si farà nelle zone infinitamente più asciutte dei tratti più settentrionali delle Alpi cuneesi.

     È andata bene, insomma: voglio dire però che mi è rimasto un velo di amarezza. Vado tanto in giro per il mondo, ma il Ballaur è il Ballaur, e tutte le sue infinite storie: ecco, a tratti mi è sembrato che solo pochi in gruppo si fossero spaventati alla prospettiva della strada e delle cupole. A tratti mi è sembrato che fosse una difesa del bel tempo andato. Pazienza. Pian Ballaur continuerà torreggiare libero nel vento, custodendo i suoi reticoli di pozzi che si precipitano in PB, e dei quali conosciamo una minima parte.

(Giovanni Badino)

 

Nuove disposizioni per la Capanna

     Anche alla Capanna Saracco-Volante ci si dovrà adattare alle nuove norme per la conduzione dei rifugi. Precise disposizioni, infatti, sono state emanate dalla Commissione Centrale Rifugi per l'adeguamento dei rifugi alle norme minime di prevenzione incendi e alle altre norme igienico-sanitarie che ricordiamo qui appresso:

     - divieto assoluto di posizionare nell'interno dei rifugi, locali invernali e bivacchi qualsiasi bombola a gas. Anche quella in funzione deve essere posta all'esterno e collegata all'apparecchio utilizzatore mediante tubi;

     - divieto di usare ovunque, anche nei locali invernali e bivacchi, qualsiasi sistema di illuminazione a fiamma libera. Si dovrà vietare ai frequentatori l'uso di lampade proprie non in regola;

7

pagina
originale

 

     - l'uso di fornelli a gas propri, per il riscaldamento dei cibi, è consentito unicamente in luoghi appositamente attrezzati;

     - divieto di fumare nei locali di pernottamento e in quelli in cui si consumano cibi;

     - gli estintori devono essere posizionati in punti ben visibili e accessibili e venire revisionati alle scadenze previste;

     - controllare la scadenza dei prodotti farmaceutici;

     - controllare ed eliminare dal rifugio tutti i cibi con data di conservazione scaduta.

Nuove dall'AGSP

     AGSP: in ambito Associazioni Gruppi Speleologici Piemontesi vi sono alcune novità, i gruppi presenti infatti sono diventati ben sette; ai precedenti (Torino, Biella, Cuneo, Novara e Giaveno) si sono aggiunti Pinerolo e Borgosesia. Stiamo diventando una grande famiglia.

     La presidenza purtroppo è sempre nelle mani di A. Eusebio che dopo vari tentativi non riesce a trovare nessun sostituto. Anche in ambito nazionale ci stiamo finalmente muovendo: Gianni Cella è il rappresentante (ufficialmente designato) in ambito SSI a rappresentanza dell'Associazione stessa. Anche la Commissione Catasto si muove e pare intenzionata a recuperare il passato in tempi brevissimi, speriamo...

     Sempre AGSP, dopo il Parco Regionale della Val Pesio la collaborazione è nata anche con quello del Fenera, speriamo sia positiva per entrambi.

     L'AGSP o meglio il GSBi per tutti organizza nel mese di marzo il primo incontro regionale tra gruppi piemontesi finalizzato principalmente a vedere insieme tecniche di progressione e di esplorazione (quasi un corso di secondo livello, insomma). Per chi fosse interessato ad avere informazioni di qualunque tipo pubblichiamo gli indirizzi dei gruppi piemontesi (manca per ora quello Valsesiano ma provvederemo presto).

G.S. Piemontese CAI-Uget, Galleria Subalpina 30, 10123 Torino

G. Speleologico Alpi Marittime CAI, piazza Galimberti 13, 12100 Cuneo

Gruppo Grotte Novara CAI, vicolo Santo Spirito 7, 28100 Novara

Gruppo Speleologico Biellese CAI, v. Pietro Micca 13, 13051 Biella

G. S. Giavenese "Eraldo Saracco" CAI, v. XX Settembre 37, Giaveno TO

G. S. Valli Pinerolesi CAI, c/o Federico Magrì, v. Stefano Fer 29, Pinerolo, TO.

(Attilio Eusebio)

 

L'incontro dei medici del Soccorso

     Al rifugio albergo "La Balma" di Prato Nevoso si è svolto nei giorni 2-3-4 ottobre 1992 il terzo Incontro Nazionale Speleologico per medici volontari del CNSAS, organizzato dalla Commissione Medica Speleologica e dal 1° Gruppo della Delegazione Speleologica. Si è trattato soprattutto di un incontro di aggiornamento, al quale hanno partecipato quasi tutti i componenti della Commissione stessa, nonché vari rappresentanti della Commissione tecnica, convenuti anch'essi da tutta Italia; era presente altresì il Responsabile Nazionale della Sezione Speleologica. Nuove tecniche e attrezzature sono state sperimentate nel corso di due esercitazioni all'Artesinera e a Bossea, mentre il maltempo ha impedito le prove con l'elicottero.

8

pagina
originale

 

Speleoclaps '92

     Nei giorni 13-14-15 novembre 1992 si è tenuto a S. Quirino di Pordenone l'incontro speleo-cultural-gastronomico Speleoclaps (per chi non lo sapesse, i claps in friulano sono i sassi), organizzato ottimamente dall'Unione Speleologica Pordenonese. Benché la manifestazione sia stata ben poco pubblicizzata, vi hanno partecipato 131 speleo e ciò testimonia come il desiderio di ritrovarsi sia molto vivo.

     Le attività dei tre giorni sono state innumerevoli.

     Proiezioni: un filmato sul Gorgazzo del Centro Sommozzatori di Pordenone e diapositive su recenti attività della Federazione Speleologica Triestina e del GSPCG di Reggio Emilia.

     Mostre fotografiche e non: Ipogea '92 (F.S. Triestina), Grotte nei gessi (GSPCG Reggio Emilia), Biospeleologia (Laboratorio di biospeleologia di Vittorio Veneto), Grotte Italia (esposizione di materiale inviato da vari gruppi nazionali, dell'U.S. Pordenonese), Rilievoconcorso (esposizione di rilievi di un concorso organizzato dal GSPCG), Speleoclaps bimbi (mostra di disegni di alunni delle elementari, dell'U.S. Pordenonese).

     Attività ricreative: "Genesis" (spettacolo teatrale a trama speleologica organizzato dal GSPCG); Gran Pamper (curato da personaggi rappresentativi della F.S. Triestina); gara di abilità nel lancio di uova marce (contro il presidente) curata dall'U.S.P.; escursioni in grotta e sui monti della provincia curate dalla stessa U.S.P.

     Esposizione e vendita di materiali tecnici: iniziativa realizzata in collaborazione con la rivista Alp, con L Ochner (Torino), Steinberg (Firenze), Repetto (Genova), Nadir (Reggio Emilia) .

(Paolo Giaccone)

Proiezioni

     "Salto nel buio" di B. Vigna, "Speleologia glaciale" e "Speleologia nel mondo" di G. Badino sono stati proiettati in serate al CAI di Pinerolo (Vigna), CAI Faenza (Badino) e alla Giovane Montagna di Torino (Badino e Vigna).

Oltre il sifone a Su Palu

     Il 5-6 dicembre 1992 una robusta schiera (22 partecipanti) di speleologi sardi provenienti dai gruppi di Cagliari, Dorgali e Sassari (più due elementi di gruppi "continentali") si sono addentrati nella grotta di Su Palu (Urzulei) allo scopo di superare un sifone e verificare nuove possibilità esplorative. La fatica necessaria per il trasporto dell'attrezzatura speleosubacquea (ben alleviata dalla bellezza e dall'immensità della grotta) ha dato i suoi frutti: enormi gallerie proseguono oltre il sifone, e a quanto pare esiste la concreta possibilità di bypassare il muro d'acqua che ha consentito solo ai due speleosub di accedere alla parte inesplorata del complesso.

     All'uscita dalla grotta un'ultima piacevole sorpresa: un gruppo di amici (da Sassari e Oliena) veniva a darci una mano, mentre l'aria ci portava incontro, oltre al profumo della macchia mediterranea, l'aroma meno poetico ma ben più appetitoso delle braciole che ci attendevano al campo.

(Emilio Cappai)

9

pagina
originale

 

Nuove scoperte ai Piani del Tivano

     Questa volta sembra proprio che gli speleologi lombardi abbiano fatto centro. Superato l'ennesimo sifone (molte volte chiuso... e qualche volta transitabile) alla grotta Stoppani, ai milanesi e compagni si sono parate di fronte centinaia e centinaia di metri di gallerie di notevoli dimensioni che si dirigono proprio al centro della Matassa; ormai sono realistiche le possibilità di fare di Tacchi-Zelbio, Niccolina e Stoppani un unico complesso carsico di oltre 20 km di sviluppo.

(G. C.)

Il Comitato organizzatore invita a prenotare gli Atti di Asiago

     Stanno per uscire gli Atti del Congresso internazionale "Alpine Caves: alpine Karst system and their environmental context", tenutosi ad Asiago dall'11 al 14 giugno 1992. È possibile prenotarli inviando apposita richiesta alla Segreteria del Congresso, c/o Roberto Zorzin, via Riva S. Lorenzo 1, 37121 Verona (tel. 045/80.32.140), unendo fotocopia del versamento della relativa quota (40.000 lire per copia, spese postali a carico del destinatario) effettuato sul cc 2810/5/24 della Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno Ancona, coordinate ABI 06355, AB 11708, c/o Agenzia di Piazza Isolo, 37129 Verona, intestato a A.C.A.K.S.E.C. (non saranno accettati assegni personali).

 

Il 36° Corso

     Quest'anno il corso di speleologia del GSP, il 36°, sarà organizzato dal 5 marzo al 25 giugno, sotto la direzione di Attilio Eusebio, Vincenzo Martiello e Pierangelo Terranova. Esso sarà ancora articolato in due parti (alla seconda accederanno gli allievi giudicati idonei), con 8 lezioni teoriche al venerdì sera e 4 uscite domenicali in grotta nella prima parte (più una facoltativa in palestra) e altrettanti lezioni e uscite nella seconda (più una serata conclusiva).

 

Precisazioni

     Non poche sono le lamentele che i sempre poco sensibili redattori di Grotte hanno suscitato nel precedente centinaio di numeri.

     La produzione di ognuna delle tre o quattromila pagine uscite sinora, in realtà e stata una grossa fatica per molti e il dimenticare di citare tutti i collaboratori, benché riprovevole, ha certo alleggerito un po' testo e redazione. La redazione del resto pubblica il materiale che le viene consegnato, senza malizia alcuna, cercando di migliorarne qualità e comprensione. Altro non fa.

 

Abbiamo recuperato la nostra anzianità

     Come i lettori avranno notato, dal n. 107 al 109 il numero del bollettino non è più stato riportato in copertina, ma nascosto tra le righe del sommario. Ciò è stato causato da una decisione delle Poste di Cuneo, secondo cui indicare il numero era indice di pubblicazione autonoma e cioè in contrasto con la condizione di "supplemento", condizione che avevamo scelto per fruire dell'abbonamento postale. Ora che anziché in provincia di Cuneo siamo passati a spedire il bollettino a Torino, sono state riconosciute le nostre ragioni e possiamo di nuovo fregiare il periodico con il numero d'ordine.

 

10

pagina
originale

 

Attività di campagna


a cura di D. Girodo e D. Grossato

 

6 settembre 1992. Prima Osteria (Masche, Mongioie). D Girodo, M Paradisi (GSG), M Scofet, B Vigna. Mega disostruzione per diverse ore nella condotta al fondo del P15 iniziale. Si riesce finalmente a passare, dopo un paio di strettoie il tutto esplode in un reticolo di condotte freatiche viste in modo parziale per 300-400 metri di sviluppo. L'aria è buona (slurp). Nel frattempo Valentina, Enrico di Verona e Ube girellano in zona all'esterno.

12-13 settembre. Piaggia Bella (Marguareis). A Eusebio, G Fanchini, U Lovera. In esplorazione in punta a RB si percorre un suo affluente prima delle gallerie allagate. Di lì un meandro si dirige verso Omega 5: chiude su strettoia ma ha molta aria (e un pipistrello morto). Appena sopra l'arrivo un pozzetto ci porta su un alto meandro che "ritorna" verso RE e ci fermiamo su un pozzetto da scendere. Poppi rileva quanto visto (200 metri) e si infila nell'allagatoio ma per continuare a percorrerlo occorre una pontonnière.

Lo Sgarro. (Masche, Mongioie). V Bertorelli, S Carlevaro, P Oddoni, M. Rizzo. Superata la strettoia in frana iniziale e sceso un P25 armato con l'unica corda in possesso. Ci si ferma su un nuovo pozzo stimato 20-30 metri. Di lì si vede anche un meandro che parte in direzione Ballaur. È ancora da scendere un pozzo di circa 20 metri prima della frana.

Prima Osteria (Masche, Mongioie). A Gobetti, M Monteleone e A Pedicone Cioffi di Roma, R Richiardone e F. Vacchiano (GSG), B. Vigna. Si esplorano tutte le possibili condotte a fianco del ramo principale. Arrampicate e traversate lungo il canyon finale risultano senza esiti. Rilevata tutta la cavità.

Cappa (Carsene, Marguareis). D. Girodo, D. Grossato con R. Pozzo e A. Ubertino (GSBi). Entrati dal Denver si arriva tutti sul fondo, dove, dopo aver girovagato un po' pers figatissimi condottini, ci si divide: Riccardo e Daniele proseguono verso il fondo vero e proprio (Lungo ramo degli Eroi) e lo trovano stupendo; Domenico e Alberto tornano sopra il P100 finale, compiono un traverso alla sua partenza e raggiungono un ramo fossile già visto dai francesi. Viene iniziata una risalita che dovrebbe portare ad un altro piano di gallerie.

20 settembre. LoSgarro (Masche, Mongioie). V. Bertorelli, S. Carlevaro, R. Chiabodo, G. Fanchini, U. Lovera, F. Vacchiano (GSG). Forzata strettoia a -40, scesi successivi P17 e P12, quindi un meandro conduce su un P45 bellissimo (da fotografia) al fondo del quale vi è una strettoia con aria da allargare. Piattola e Franz rilevano.

27 settembre. Biecai e Serpentera (Val Ellero). Battuta dei coniugi Vigna che "guardano" alcuni buchetti in zona Rocche Biecai e nel vallone soprastante tutti chiusi! Esplorata una cavità segnalata dai cacciatori sopra Pian Marchis con forte corrente d'aria. Si tratta di un P9 che conduce su una grossa spaccatura tettonica chiusa da ciclopici massi.

2-3-4 ottobre. Rifugio della Balma (Prato Nevoso). Il 1° Gruppo ha ospitato una riunione nazionale della Commissione Medica del CNSAS. Il cattivo tempo ha caratterizzato la "tre giorni", tuttavia. con un numero appropriato di volontari in appoggio, i medici hanno potuto ugualmente provare alcune loro tecniche "specifiche" in due grotte: Artesinera e Bossea. I piemontesi G. Badino, G. Balestra, V. Bertorelli, G. Carrieri, R. Chiabodo, F. Cuccu, A. Eusebio, D. Girodo, D. Grossato, U. Lovera, R. Pavia, B. Vigna

17-18 ottobre. V. Bertorelli, R. Chiabodo, G. Fanchini, U. Lovera, M. Scofet in due squadre sul Mongioie: la prima all'E 16 a disarmare il pozzo iniziale, la seconda a Lo Sgarro sulle Masche per un disarmo totale in solitaria di Piattola (per il quale ha ricevuto i doverosi cazziatoni).

The Porker (Prato Nevoso). G. Carrieri, A. Eusebio, D. Girodo, M. Oteri, M. Primolan. Dopo aver disostruito la frana instabile a -15 Uilma si infila in una strettoia in discesa con pochissima aria: di lì non si passa. No. Punto

e a capo. All'esterno si scende un P10 toppo (rilevato) e si scava inutilmente una dolina senz'aria.

Zona Cars (Val Ellero). Meo Vigna, solingo, in battuta alla base delle pareti orientali del Cars fino verso il rifugio Comino. Trovata unicamente una condotta di pochi metri senza aria. In serata effettua il recupero delle macchine "disastrate" di Valentina e Scrofet a Pian Marchis, sulla strada sterrata dopo Rastello.

24-25 ottobre. Mottera (Val Corsaglia). F. Michelis e Massimo (SCT), G. Carrieri, D. Grossato, M. Primolan, P. Terranova, M. Zambelli (GGM). In visita alle gallerie dove hanno lavorato i belgi (nei pressi della Sala Bianca) oltre il pozzo a T

In battuta nella zona alla della Valdinferno (Garessio) senza nulla trovare: V. Bertorelli, E. Cappai, A Eusebio, E. Fusetti, E. Ghiotti, U. Lovera, A. Manzelli.

11

pagina
originale

 

1 novembre. Grotta di Bossea (Val Corsaglia). Meo non è mai pago delle sue fotografie e ciclicamente cattura adepti per i suoi tour fotografici; sono andati con lui: D. Bregolato, F. Vacchiano (GSG), E. Fusetti, E. Ghiotti, M. Taronna.

Nei pressi della Rivoera (S. Anna di Collarea, Cuneo), F. Cuccu, M. Oteri e R. Richiardone (GSG) effettuano prove tecniche di disostruzione.

7-8 novembre. In battuta in Valdinferno (Garessio) passando per il sentiero del rifugio Savona. Trovato un pozzetto di 8 metri con un'impraticabile strettoria sul fondo, da rivedere con materiale disostruttivo. Per raggiungerlo bisogna salire verso destra oltre il colletto che separa la Valdinferno dalla Val Casotto a circa 1850 metri di quota. Si trova nella centrale delle tre doline orientate come la Valdinferno. V. Bertorelli, S. Carlevaro, R. Chiabodo. F. Cuccu, A. Eusebio, L. Valente e pargoli.

Mottera (Val Corsaglia). Mentre si rivela senza esiti l'arrampicata nei pressi del Ramo delle Pattine, Ube e Piccino forzano e passano una strettoia dopo la Sala Bianca: l'aria si infila in alto, bisognerà arrampicare. In uscita Danilo ha pensato bene di scivolare su un saltino andando a spiaccicarsi sulla fredda pietra qualche metro più in basso, risultato: bernoccolone sulla fronte e due costole incrinate. Bravo! E. Cappai, G. Carrieri, D. Coral, P. Giaccone, U. Lovera, P. Oddoni.

Abisso Modonutti-Savoia (Canin, Sella Nevea). A -450 si scende un P10 inesplorato, ci s'infila in un meandro e si arriva sul bordo di un nuovo pozzo che risulterà essere un P65 in vuoto molto bagnato. Sul fondo una breve arrampicata (in discesa) porta sull'orlo di un altro pozzo che però presenta due spit in bella vista: siamo ricaduti sulla via del fondo (-805). L. Bozzer (CSIF), G. Zamparo (UD), D. Grossato.

Da segnalare una battuta dei coniugi Vigna alla Navonera (Val Corsaglia). Visitata la zona di Cresta tra la Colla della Navonera e Cima di Nascio, dove era stata segnalata la presenza di un pozzo inesplorato. Trovata unicamente una grossa frattura chiusa.

14-15 novembre. Grotta delle Vene e Arma del Lupo inf. V. Bertorelli, F. Cuccu, R. Chiabodo, D. Girodo, D. Grossato, U. Lovera, A. Manzelli, V. Martiello, R. Pavia, W. Segir, B. Vigna, W. Zinzala. Esercitazione (l'ultima dell'anno) del 1° Gruppo del CNSAS con le delegazioni di Torino, Cuneo, Biella, Novara, Giaveno, Savona, Imperia e Genova.

Da segnalare un'altra battuta domenicale dei coniugi Vigna alla Navonera (Val Corsaglia) nella zona bassa questa volta trovata una condottina di una ventina di metri chiusa da strettoia. Rilevata.

21-22 novembre. Mottera (Val Corsaglia). G. Carrieri, D. Grossato, U. Lovera, V. Martiello, M. Scofet, M. Taronna. Allargata ulteriormente la strettoia dopo la Sala Bianca si eseguono due risalite che chiudono inesorabilmente, l'aria si perde in microfessure. Al ritorno dal campo base si scendono un P15 e un P20 (il cui armo approssimativo costerà a Spazzola la Volpe d'Argento edizione 1992) che permettono di by-passare alcuni traversi. In fase d'uscita Giampiero, Ube e Massimo "aprono" una nuova via diretta tra il vecchio campo base e il pozzo a T.

In battuta alla Colla dei Termini (Alpe degli Stanti). F. Cuccu, G. Fanchini, P. Giaccone e B. Vigna "rivedono" un buco fatto dal GSP & SCT nel 1970 senza esiti, quindi disostruiscono e segnano GSP 92 un buco che si apre a destra di un inghiottitoio franoso: presenta molta aria ed è da allargare.

24 novembre. Grotta Nuova di Rio Garrafo (Acquasanta, Ascoli). Tre speleo anconetani accompagnano Badino in visita guidata a questa grotta che ha la particolarità della presenza di acqua solforosa al suo interno. Fenomeni iper-carsici notevoli. Molto alta la temperatura.

25 novembre. Colla dei Termini (Alpe degli Stanti). G. Carrieri, A. Cirillo (USP), F. Cuccu, P. Terranova. Fruttuosa battuta che ci segnala un interessante buco con forte aria fermo su un pozzo in strettoia da forzare.

6-7 dicembre. Piaggia Bella (Marguareis). V. Bertorelli, G. Fanchini, D. Grossato, U. Lovera, S. Roggero con L. Massa, i fratelli Cavallo e Francesco (CAI-Bolzaneto), Maci e Aldo (CGEB), G. Zamparo (UD). In punta ad RB Ube trova uno stretto laminatoio in salita che dopo cinquanta metri sfocia in una galleria. Il ramo procede per 450 metri con la solita direzione 30° Nord a cui si è abituati in PB. L'esplorazione termina su un pozzo inclinato, stimato 20 metri, per mancanza di corde, Al ritorno si rileva l'intero ramo.

8 dicembre. Mottera (Val Corsaglia). G. Badino, G. Carrieri, M. Zambelli (GGM). In giro nei rami dei belgi a ripercorrere zone conosciute. Prelievi di temperature sulle sezioni delle gallerie.

13 dicembre. Grotta della Torre dei Saraceni (Ormea). D. Grossato, U. Lovera, B. Vigna. Ririlevata l'intera grotta (il rilievo originale è andato smarrito) che ha la particolarità di avere due ingressi (non molto distanti tra loro). È un -40 circa con discreta circolazione d'aria e un salone finale di venti metri per trenta. Vani i tentativi di trovare cose nuove.

12

pagina
originale

 

15 dicembre. Grotta di Rio Martino (Crissolo). G. Badino aggiunge tre ore al suo tempo totale di permanenza in grotta per provare diversi tessuti per le tendine di Soccorso. La relazione completa prossimamente su Speleo Soccorso.

20 dicembre. Congiuntivite (S. Anna di Collarea). R. Richiardone (GSG). B. Vigna. Si proseguono i lavori di disostruzione e da un'ennesima fessura si intravvede qualcosa di largo: siamo alla strettoia n 154530.

27-28 dicembre. Codula Sa Mela (Urzulei, Nuoro). F. Cuccu e i gonnesi non riescono ad entrare in grotta causa l'eccessiva presenza d'acqua, quindi disostruiscono un inghiottitoio che si trova nei pressi; vane speranze.

Monte Tambura (Alpi Apuane). E. Chiomento (GS-CAI Verona), U. Lovera. Battuta sulla vetta e sui canaloni circostanti con una temperatura glaciale. Complessa e curiosa è la situazione e necessita di ulteriori visite

27-28-29 dicembre. Ceki 2 (Canin sloveno) Triestini a gogò, G. Badino, D. Moretti (AN). M. Sivelli (BO). Vedi articolo.

 

 

Attività del GS Giavenese "E. Saracco"

a cura di D. Girodo

(viene elencata l'attività non riportata in precedenza tra le uscite del GSP)

1-2 settembre. Serpentalis, Mosè, Ocarina e Opa (Masche, Val Ellero). Ultime esplorazioni del campo estivo (V. articolo sulle Masche su questo bollettino).

3 settembre. Battuta tra Biecai e Colla del Pas. R. Richiardone, A. Gobetti e famiglia, D. Frati. Giro tranquillo dal rifugio Mondovì al Lago Rataira. Viene ritrovato un buco visto due anni prima da Andrea e Sir Bis, da scavare. Sulla sinistra orografica del lago vengono segnalati alcuni pozzetti con aria molto forte. Da scenderli.

5 settembre. Sono Velenoso (Brignola). M. Ingranata e F. Vacchiano. Dalla Saletta delle Colate viene iniziata una risalita-disostruzione interrotta per esaurimento delle batterie. Aria aspirante.

6 settembre. Ca' di Palanchi (Masche, zona Camoscio). M. Oteri, R. Richiardone. Rilevato circa 100 metri di condotte La parete su cui si affaccia la Ca' di Palanchi è costellata di altri buchi e buchetti non ancora raggiunti..

12 settembre. Rio Martino (Crissolo). M. Paradisi, A. Maupas, F. Vacchiano, M. Ferraro, A. Colombo. Prima uscita a sfondo cine-speleologico. Il filmino, realizzato con l'ausilio di batterie e faretti di R Pavia sarà proiettato alla presentazione del corso.

20 settembre. Grotta delle Vene (Val Tanaro). R. Richiardone, G. Balestra, M. Paradisi. Né corso, né gita; che si va a fare alle Vene? Si svuota il bidè, con una gomma dalla portata opportuna ed un po' di pazienza (un'ora perché si svuoti quel tanto che basta per passare senza bagnarsi); al di là 25 metri di condotta terro-acquosa adducono ad una strettoia in parte disostruita da cui proviene un "torrente" d'aria. Non si passa ancora per cedimento fisico della prolunga elettrica.

Garbo di Piancavallo (Val Tanaro, Gola delle Fascette). C. e F. Lussiana, M. Oteri, Uilma, M. Ferraro. Capitanate dal buon Claudio, tre intrepide donne affrontano il mostruoso (blob?) fango che caratterizza la cavità e la giudicano divertente ma poco significativa per portarci il corso.

27 settembre. Cava di Moline (Monregalese, Moline). R Richiardone, M. Oteri e S. Magnabosco. Girovagato per la zona alla ricerca dell'ingresso; una volta trovato si constata la mancanza pressoché totale di aria.

11 ottobre. Buranco di Bardineto (SV). Prima uscita di corso.

24 ottobre. Cava di Moline (Monregalese, Moline). R. Richiardone e M. Oteri. Si scava all'ingresso e si procede per 10 metri Nessuna speranza di continuare: la draga (parente del drago) ci metterà poche settimane a mangiarsi tutta la zona.

25 ottobre. Rio Martino (Crissolo). Seconda uscita di corso.

7 novembre. Congiuntivite (Monregalese, S. Anna di Collarea). R. Richiardone e M. Oteri. Eseguito il rilievo.

Buco sul sentiero per la grotta della Fenice (S. Anna di Bernezzo). S. Magnabosco e S Ruga; esplorato il buco,

13

pagina
originale

 

che si addentra nella montagna per circa 20 m con cunicolo, saletta, strettoia (forzata), cunicolo che prosegue e altra saletta .Qui un tasso ha sconsigliato di continuare e per non disturbarlo si è usciti di corsa.

21 novembre. Venantur (Marguareis, Pian Solai). R. Richiardone e M. Oteri. Si lavora sulla strettoia del fondo che termina con un P8. 2/3 dell'aria aspirata all'ingresso, passano di lì. La grotta viene disarmata completamente.

22 novembre. Orso di Pamparato (Pamparato). Terza uscita di corso

Cava di S. Lucia (Villanova Mondovì). C. Lussiana e M Ferraro. Visti due buchi nella cava il primo, dopo aver superato un lago di fango si congiunge con la ex grotta turistica, il secondo chiude su strettoia sabbiosa. Nessuna traccia di corrente d'aria.

29 novembre. Garbo della Donna Selvaggia (Valdinferno). Quarta uscita di corso.

6-7 dicembre. Mottera (Val Corsaglia). M. Primolan, G. Balestra, D. Girodo, R. Richiardone, M. Ingranata, M. Scofet (GSP). Entrati con alcuni componenti dell'SCT, si prosegue fino al pozzo a T, poi ci si divide i padroni di casa eseguono alcune risalite sopra il pozzo della Volpe (pardon di Spazzola); gli altri proseguono per la Sala Bianca. Di qui si attraversa 10 metri a sinistra dell'armo eseguito sopra la sala e si raggiunge un condottino fossile privo d'aria che però adduce ad un nuovo ambiente (terroso) di cui Renè risale circa 20 metri per poi fermarsi per mancanza di corde. In uscita Greg e Maria si accompagnano a un Badino misuratore di temperature e dispensatore di the. Nota tecnica (di Massimiliano): la Mottera fa cadere i denti.

8 dicembre. Gravere (Valle di Susa). Battuta di R. Richiardone e M. Oteri, con ritrovamento del buco mostrato a Renato da Gili (Pianezza) tre anni prima. Aria soffiante notevole.

13 dicembre. Artesinera (Prato Nevoso). Quinta e ultima uscita di corso.

Buco senza nome di Gravere (Valle di Susa). C. e F. Lussiana. Visto l'ingresso del buco che si apre in una lente di calcescisti e segnalato da Renè per la forte aria soffiante.

20 dicembre. Bric della Rivoera (S. Anna di Collarea). D. Girodo, M. Oteri, P. Stefenino (XL), M. Ferraro, C. e F Lussiana. Rivisti alcuni buchi sulla cresta del bric e quelli scavati l'anno precedente (i Do-Do). Scavato ancora un po' un buco visto da Claudio e Mauro qualche mese prima: c'è aria e tanta frana. Trovato altro buco soffiante (con allegata carogna) nei pressi di baita abbandonata se non fosse per la cosa l'aria si potrebbe dire buona.

25 dicembre. Gravere (Valle di Susa). R. Richiardone, M. Oteri e Tarcisio al buco trovato l'8 dicembre.

27 dicembre. Grotta delle Vene (Val Tanaro). M. Miola, M. Ingranata e B. Vigna (GSP). Il bidè è pieno; si innesca la gomma per poterlo svuotare e nel frattempo Michele si lancia in arrampicata artificiale sopra il salto di 6 metri che si incontra prima del primo sifone. Un 15-16 metri et oplà: condottino di 30 m che si succhia l'aria che non può al momento passare dal bidè; peccato che poi stringa su fessure impraticabili; e soprattutto peccato che venne già visto da uno sconosciuto quanto abile predecessore che tale risalita la fece in libera e poi fissò placchetta e spit sulla sommità per la discesa in doppia!

Buco di Gravere. C. e F. Lussiana, R. Richiardone, Tarcisio, M. Ferraro. Scavato sul fondo da dove proviene la gran massa d'aria, si prosegue per qualche metro. All'esterno vengono trovati altri buchetti e fesurse con aria

29 dicembre. M. Fiocca (Apuane). R. Richiardone, M. Oteri, A. Gobetti, D. Frati, Marchino e Alberto aprono un buco che si rivela di scarso sviluppo, e ne trovano altri due ma tutti toppi.

30 dicembre. Monte Altissimo (Apuane). Battuta di R. Richiardone con A. Gobetti, D. Frati. U. Lovera e Enrico di Verona. Forzato il fondo del Buco della Catacomba, che però dopo alcuni metri si restringe (fortissima aria soffiante).

 

14

pagina
originale

 

Nei Reseaux di PB


Ube Lovera

"Sognare di trovarsi in una grotta e di avanzare precedendo diritto significa progredire nella virtù religiosa, diritto sulla strada dell'Islam; non orientarsi nella grotta vuol dire invece insicurezza nella fede islamica. Chi sogna di essere in una grotta, di mangiare e bere, otterrà benessere nella vita terrena

Muhammad Ibn Sirin

     Capanna: è Daniele il primo ad arrivare a rispondere al telefono che ormai suona da ore. Fuori il vento spara sulla faccia la poca neve caduta e fa ululare i fessi che non si sono portati le moffole fin dentro la grotta.

     A Torino e Mondovì nevica, in Liguria piove assai, è il 9 dicembre e questo aiuta molti amici a diventare nervosi. E noi prudenti.

     Già da un mese era deciso che in quei giorni saremmo stati a PB; l'ampio preavviso rende la squadra numerosa: torna Giacomo da Udine, torna Maci da Trieste accompagnato da Aldo, si aggiungono due Cavallo e un Costi da Bolzaneto e il meticcio Massa. A Torino la gente sgomita; c'è Daniele, c'è Valentina, c'è Piattola che per non essere lasciato a casa promette di rilevare tutto quello che esploreremo, c'è il sottoscritto. All'ultimo si aggancia Sergio.

     Poppi, zoppicante, rinuncia; Giovanni conta i presenti e fila in Mottera. Dodici. Se le slavine funzionano come le comete facciamo una strage.

     Appuntamento all'albergo Mongioie sabato pomeriggio e naturalmente nevica. Rinviamo la salita e mutiamo i programmi: non più campo interno ma solo una punta, possibilmente lunga. L'indomani mattina saliamo con poca neve in terra e molto sole dappertutto.

     Alle 18 inizia la discesa, soliti percorsi: questa volta mi sembra importante l'eleganza sui movimenti, la danza. In tre ore siamo a RB per thè e pasticcini, ce ne vorranno altrettante per arrivare alla sala successiva all'Allagatoio, alla quale dovremo deciderci a dare un nome così saprò come cazzo chiamarla. Qui scorre uno scarno affluente, cui segue però un grosso meandro, ben limitato dall'acqua (maledizione anche lui senza nome), che nelle due direzioni propone pozzi da scendere.

     Scissione, orientali più Sergio verso valle con la speranza di trovare un'alternativa fossile al menoso strisciare nell'Allagatoio; i genovesi risalgono l'affluente mentre ai restanti tocca l'amonte.

     L'esplorazione è fatta mediamente di grandi giri inutili premiati in genere solo dal freddo e dall'acqua fino quando il Visconte o PB stessa o l'astuzia consentendo di superare un ostacolo non aprono la strada alla periodica indigestione di gallerie. Il trucco è essere presente quando Allah dà inizio alla festa. Era già successo a primavera quando una risalita sullo stesso RB ci aveva regalato le regioni che ora stiamo percorrendo; non era servita né fede né sagacia, sufficiente seguire l'acqua e forzare certi passaggi sul Reseau: complessivamente l'intelligenza esplorativa di una trota. Giapponesi nel meandro, pozzo da 10, ancora meandro, poi uno scivolo li riporta nell'Allagatoio, però ampi spazi neri spiano dall'alto, da rivedere. I genovesi seguono l'affluente fino a giungere in zone ampie ma conosciute.

15

pagina
originale

 

Complesso di piaggia Bella - RB - ramo Amanti Diabolici - pianta

16

pagina
originale

 

Complesso di piaggia Bella - RB - ramo Amanti Diabolici - sezione

17

pagina
originale

 

     Verso monte il pozzo da scendere si rivela essere quello appena risalito dalla parte opposta e traversato. Si girovaga, una risalita per una doccia sfigata ci porta in un grande salone sospeso sopra i pozzi ascendenti già visti con Poppi. Allora avevamo anche tentato inutilmente di risalirne uno incastrati in una fessura; ora siamo lì sopra, in un ambiente di frana con continui sprofondamenti e finestre che mettono in comunicazione le varie verticali.

     Ora tocca ad Allah. Dalla parte opposta si apre una frattura, in gran parte ostruita da un masso concrezionato; subito la diaclasi si inclina e ci propina 50 metri di percorso scomodo, ascendente, a volte sospeso. "Laminatroio" concordiamo con Daniele in vena di battesimi. Piattola sta grandinando da ore, sta cioè liberando a ogni passo ghiaia del diametro compreso tra 1 e 50 cm; Valentina lo insulta, anche questo da ore.

     Freatico grande che però subito si intasa, occorre strisciare; Valentina e Daniele ora sono avanti: nuovamente prevale il tettonico fino ad un bivio, l'unico; in basso nuovamente lui, RB, percorribile per un tratto. Una condotta, un sifonetto di sabbia, una risalita vengono superati fino a un saltino in cui giochiamo la nostra unica corda. L'assemblea decide che Diamanti Diabolici sarà il nome del ramo.

     Scendiamo, dopo ovviamente ci tocca riprendere quota, quindi la via si impenna tanto da farci temere di aver infilato un'altra grotta affluente di PB. Scarsa fiducia in Allah; ancora frattura, filtriamo in un livello che sembra un po' meglio degli altri per pochi metri, fino a una galleria concrezionata, aragonite e altro, che dopo poco sprofonda in un pozzo sui 30 m. La condotta sembra continuare dall'altra parte di un traverso non impossibile; fingiamo anche di non vedere che forse si può scendere poco più indietro lungo la frattura.

     Quasi 400 m di spostamento circa rettilineo sarà il responso topografico che è filato quatto quatto fino ai sotterranei di Omega 5. Al rientro al campo troviamo gli altri un po' scossi dal freddo ma vivi; Carlo reduce dalle trenta ore di attesa in Preta minimizza.

     Ritorno, nuovamente la danza, meno elegante questa volta. In Sala Bianca, dalla temperatura e dall'aria capiamo che l'ingresso è aperto e che fuori non splende un sole tropicale. Perché neanche ad Allah è lecito chiedere troppo. Poi ci immergiamo fuori al vento, al telefono.

     Dunque non male. Risalendo RB abbiamo visto come la grotta non abbia nessuna intenzione di lanciarsi verso l'alto alla ricerca degli ingressi che forano la cresta dal Ballaur, e che anzi da essi è ben poco impressionata. Continua a scivolare sull'impermeabile per inoltrarsi profondamente in zona Omega. E se volesse regalarci un altro ingresso?

     Lo stesso torrente procede senza indecisioni; riceve uno stillicidio dalle Mistral (che però in piena diventa un fiume), un piccolo arrivo nella zona del campo (dopo l'Allagatoio), qualche goccia negli ultimi tratti esplorati. Unica eccezione nei saloni, di esplorazione francese, che precedono le risalite; qui con un traverso abbiamo preso RE, grosso meandro con molta aria e poca acqua (piena a parte). Punta verso nord e potrebbe riguardare la zona ancora sconosciuta connessa con C1, Puerpera, ecc.

     Problema: detto meandro è ostruito da un'insuperabile gotica frana composta da romanici pietroni; il discorso sarebbe chiuso se una trentina di metri più in alto, sulla sommità di una risalita, non occhieggiasse tra i massi uno spazio nero che, Allah permettendo, potrebbe sorvolare tutto il cataclisma di RE. Richiede 4 o 5 fix, fa schifo ma non dimentichiamolo.

 

18

pagina
originale

 

De Mottera


Ube Lovera

     Giugno. Da un'esercitazione di Soccorso dirottata per questioni meteorologiche da W le Donne alla Mottera, nasce una serie di punte, quattro, in quest'ultima; anche se non ancora premiate da grandi risultati, mi sono sembrate assai utili.

     Il potente GianPiero ha spinto, tirato, premuto nutrite squadre, torinesi e non, via via sempre meno restie fino ad ottenere una discreta conoscenza collettiva; ora è necessario concretizzare.

     Sia chiaro che non siamo diventati i Massimi Conoscitori Assoluti; d'altronde se la nostra cultura fosse adeguata, le grotte mica ci toccherebbe esplorarle, le faremmo. In ogni caso qualche risultato già l'abbiamo ottenuto: riallacciati rapporti e collaborazione con tanaresi, Fabrizio in testa; inoltre molti torinesi hanno percorso la grotta a distanze ragguardevoli dall'ingresso e migliorato la loro operatività.

     Spazzola attraverso l'armo di un pozzo ha potuto finalmente guadagnarsi la sua prima felliniana "Volpe d'Argento", concessa unanimemente "alla carriera" (maggiori ragguagli si possono ottenere dall'interessato, dallo scrivente - a pagamento - o dalla volpe - se ci riuscite -).

     Abbiamo passeggiato nell'unico meandro al mondo provvisto di pattine di moquette a protezione delle concrezioni. Abbiamo trovato una prosecuzione nei rami fossili sopra all'attivo, zona Sala Bianca (circa cinque ore dall'ingresso); una fessura con aria poi allargata, una frattura concrezionata seguita da una risalita. La continuazione di questa storia ci proietterà in fetide fessure fangose nonostante il resto della Mottera sia composto esclusivamente da grandi gallerie: quando ci si è portati...

     Abbiamo altresì compiuto considerazioni sul fatto che le grotte possano definirsi tali solo se adeguatamente orizzontali. Conosco vezzosi abissi che al confronto di certe gallerie fanno la figura di un cabarettista di fronte a un attore shakespeariano.

     Proseguendo, abbiamo incontrato amici bresciani reduci da una vicenda in Preta conclusasi con trenta ore di attesa alla base di un pozzo. Esercitato umorismo. Gran zuccata di Danilo a seguito di non felice arrampicata e grave mutamento morfologico della cavità con intervento di ripetuti fenomeni graviclastici. Uscita con sapiente e discreta scorta dei numerosi elementi CNSAS presenti.

Risalite, di GianPiero, nelle regioni vicine al campo dei belgi, senza esito; risalite, giavenesi, sopra Sala Bianca di esito ancora incerto. Forzato un passaggio sull'attivo - zona primo campo base - che se non ha regalato un solo metro di esplorazione, ci permette però di evitare un certo numero di saliscendi e traversi su corde che così brutte avevo visto solo a Ulivifer.

     Tutto questo movimento interno ha in più spinto altri, vedi Meo, a gironzolare fuori, sopra il percorso della grotta e dove la grotta ancora non arriva trovando buchi e buchetti che ancora attendono visite, magari invernali. Notizie sul prossimo bollettino.

 

19

pagina
originale

 

Le dimenticate Masche


Renato Richiardone (GSG)

     Il campo '92 quest'anno, come del resto anche il campo '91, ha avuto come interesse principale il Mongioie. Come sempre è durato due settimane, nelle quali bisogna ammettere che non sono mancate le grandi scoperte.

     La zona meno battuta, che invece poi si è rivelata la più fruttuosa, è stata la valle delle Masche. Bistrattata da tutti forse a causa delle leggende che si raccontano su questi posti fantastici circa le streghe che si aggirano nella valle a spaventare i margari, ma forse ancor di più per le leggende raccontate dagli speleo circa l'impossibilità di discendere grotte al di sotto dei 60 metri causa il ghiaccio e il pochissimo dislivello della valle rispetto alle risorgenze, senza far conto però del dislivello notevole in salita verso il Gaché o le Saline.

     Gli unici a credere in questa zona e a rendersi conto che la cosa più importante comunque era il dislivello in salita, durante il campo sono stati Arlo, Simonetta, Beppe e i fratelli "Cagnotto" e più tardi, finiti i lavori sul Mongioie noi: Andrea Gobetti e Giuliana, Renato Richiardone, Mario Canavese (Mariolino), Daniela Frati del GSAV, Maria Oteri, Anna Pedicone Cioffi, Maurizio Monteleone, Saverio Bessone (Janez) e Michela, Meo Vigna, Valentina Bertorelli.

     È doveroso ringraziare Mariolino e Beba, gestori del rifugio Mondovì, e il loro aiutante Daniele, per le loro conoscenze della zona, e per la gentilezza e ospitalità. Persone come loro se ne trovano veramente poche.

L'attività

     Martedì 25 agosto viene smontato il gias "puiana marsa" e ci si trasferisce nelle vicinanze del rifugio Mondovì.

     Il giorno seguente si parte in direzione Masche, devo ammettere con molta curiosità, perché è la prima volta che vedo questa valle su cui avevo comunque sentito pareri discordanti. Con me Andrea, Maria, Maurizio, Anna, Janez, Michela ed il jolly della giornata, conoscitore di questa zona, Mariolino

     La zona è piena di buchi soffianti, il primo trovato è "Clarino", una condotta di circa 10 metri disostruita in pochi minuti. Purtroppo ci ferma una curva molto stretta per ora impassabile ma con aria molto forte

     Successivamente Andrea scende un pozzo di 6 o 7 m denominato "Fagotto". Poco vicino scopriamo un pozzo di circa 15 m (purtroppo senza aria) chiamato "Sax".

     Nel pomeriggio Mariolino ci porta a vedere "il pozzo di Cagnotto"'; Anna riesce a scendere per 10 m circa e si ferma su un secondo pozzo dall'ingresso molto stretto.

     Prima di avvicinarci al passo delle Masche dal sentiero avevamo visto delle condotte in parete; cerco di avvicinarmi per rendermi conto delle difficoltà per poi raggiungerlo. Nel percorso trovo un condottino, il "Traverso", alla base delle pareti, ma sono impossibilitato ad entrare per mancanza di illuminazione.

     Nel frattempo gli altri iniziano a scavare una serie di tre buchi soffianti molto vicini tra loro. L'unico però che ci permette di accedere all'interno è l'ultimo (Prima Osteria); entra Anna e si ferma su un pozzo di 20 metri. Inutile dire che questa scoperta porta il morale del campo alle stelle.

     Nessuno ha mai preso l'iniziativa di dividere questa valle in zone e questa ci sembra l'occasione propizia per iniziare questo lavoro: è giovedì 27. Cominciamo quindi a fare dei capisaldi e a suddividere la zona in tre parti: 1) zona Pino, 2) zona Camoscio, 3) zona Vallette.

     Anna e Maurizio entrati in Prima Osteria allargano a martellate la strettoia d'ingresso; passate un paio d'ore ci chiamano ed insieme scendiamo il primo pozzo, ma siamo costretti a fermarci su un imbuto di pietre che ha quasi completamente riempito una condotta.

     Decidiamo quindi di dividerci: Andrea e Maurizio traversano il pozzo e trovano 40 metri di condotte freatiche mentre Anna ed io continuiamo a scavare sul fondo. Dopo notevoli sforzi Anna riesce a costruirsi 2 metri percorribili sulla frana nella condotta, attraversa un passaggio su di un masso rompischiena, percorre tre metri di strettoia di cui uno strettissimo, dopodiché le passo una corda e scende un pozzo di 5 metri sul cui fondo trova un arrivo ed una condotta con forte aria. Ritorna con il sorriso sulle labbra, cosa inconsueta dopo aver passato 6 metri di strettoia; siamo tutti stanchi ma contenti perché capiamo che quella è la via giusta, infatti Anna si è fermata su

20

pagina
originale

 

un altro pozzo di 20 metri.

     Venerdì 28 Da qualche tempo ci incuriosiva andare a dare un occhiata al Pis dell'Ellero e il pomeriggio, anche se era stato deciso di non fare nulla e di dedicare la giornata a tutto riposo. essendo usciti da grotta verso mezzanotte, ci incamminiamo verso questa risorgenza. Arrampicando sulla cengia d'ingresso sento un forte frescore, e questo ci convince a tornare al rifugio a prendere una corda di sicura per entrare. Un'ora dopo io Anna e Daniela Frati di Lucca che si era aggiunta a noi la sera precedente entriamo. Parecchi e difficili sono i metri da fare in contrapposizione su acqua, ad un certo punto la forte aria così invitante all'ingresso svanisce completamente; cerco di risalire un camino e trovo da dove proviene. Daniela continua in solitaria in contrapposizione sul secondo lago e si accorge che l'acqua proviene dal suo interno e capisce che la portata è troppo grande per tentare qualsiasi tipo di prosciugamento del sifone.

     Sabato 29. Andrea, Daniela ed io andiamo a cercare un buco (denominato poi Serpentalis) indicatoci da Mariolino. Scavato l'ingresso questo prosegue per circa 8 metri e scende poi in una frana con un saltino finale di 2 metri

     Poco distante trovo un altro buco (Mosè) anche questo da disostruire a mano all'ingresso, e ci regala anche lui una condottina di 8.5 m; scende in frana grossa dove al fondo c'è un salto di un paio di metri.

     Le peripezie continuano con il percorso della via della cascata bianca da noi aperta e sicuramente da non più ripetere Per sveltire il racconto vi narrerò solo di un passaggio eseguito con corda da disostruzione con sicura a spalla e dato che la corda era corta l'assicurato era costretto a legarsi in parete con una mano, mentre l'assicuratore aveva i piedi sull'ultimo appoggio prima del salto di roccia. Compagno di sventura un palanchino di circa 10 kg di proprietà del rifugio. In ogni modo alla fine si arriva in cima, ma le nubi nere che comunque hanno coperto il cielo ci avvisano dell'arrivo di un tremendo temporale. Bisogna quindi cercare un riparo: poco più in là Andrea vede un buchino (Cà di Palanchi) alla base della parete con aria forte e soffiante, inizia a scavare e di li a 5 minuti siamo tutti dentro, anche perché comincia a piovere. Non ci rimane quindi che trascorrere il tempo esplorando, dato che per nostra fortuna siamo capitati in gallerie freatiche. Dopo 80 m di gallerie risbuchiamo in parete, ci accorgiamo però che un ramo entra in direzione della montagna con aria molto forte ma da disostruire da detriti. Ritorniamo all'ingresso ma piove ancora. decidiamo quindi di esplorare anche la zona a valle di circa 15 metri.

      Uscendo e vedendo che comunque piove ancora, e non ha intenzione di smettere decidiamo di lasciare il palanchino da 10 kg all'ingresso principale per poi riprenderlo successivamente (pioggia permettendo e ladri non passando). Dato il morale alto per i ritrovamenti, la sera in rifugio si decide di far festa grande

     Domenica 30. Arrivano anche Meo e Valentina. Meo ed io rileviamo Prima Osteria mentre Valentina, Andrea e Daniela allargano a martellate Sax. Più tardi Valentina entra in Prima Osteria e con Meo provano ad allargare la strettoia di Anna ma niente da fare. Io invece con Andrea e Daniela ci spingiamo in perlustrazione fino alla zona Alfa, non riuscendo però a trovare nulla

Vallone delle Masche (foto B. Vigna).

21

pagina
originale

 

     Lunedì 31. Sveglia terrificante all'alba delle 8, anche perché avevamo preso l'abitudine di non avviarci prima di mezzogiorno. Daniela, Andrea ed io accompagnati da Mariolino che ci fa da guida ci dirigiamo verso la grotta dell'Orso. Poco dopo andando verso le pareti ci imbattiamo in una condottina neppure catastabile. Sotto le pareti Daniela entra nel condottino (il Traverso) nel quale 5 giorni prima non ero potuto entrare causa mancanza di illuminazione; procede per 11 m poi vede luce esterna, purtroppo è strettissimo quindi è costretta a ritornare indietro

     Troviamo anche il buco dell'Orecchio ma è toppo. Poco più in là Mariolino vede un buco alla base delle pareti alte ma è chiuso. Proseguendo, sempre Mariolino risale una parete sulla quale si apre un buco, ma è l'ennesimo fallimento della giornata in quanto chiude anch'esso. La giornata è quasi finita, decidiamo quindi di ritornare verso il campo, notiamo però qualcosa di strano: delle pietre astutamente posizionate quasi a nascondere qualcosa. Ci avviamo e spostando qualche masso scorgiamo il nostro palanchino di 10 kg lasciato all'ingresso di Cà di Palanchi qualche giorno prima e poco a lato una scritta gialla; così non vediamo alternative che discendere il buco che il nostro palanchino aveva disostruito. Credevo che le liti tra gruppi fossero cose vecchie, ricordi; purtroppo sono attualità che riguardano anche noi che siamo ai primi anni di speleologia, tra i poggi con la suddivisione delle zone con confini a proprio piacere per definirsi la proprietà di cavità. In questo modo è inevitabile che i rapporti più o meno buoni comunque si incrinino.

     Martedì 1 settembre. La voglia di scoprire nuove grotte è troppo forte ed infatti il nuovo giorno mi trova pronto ed attivo alle 8.30 e da solo parto per andare a segnare Mosè e Serpentalis. Verso le 10.30 raggiungo gli altri e nel giro di mezz'ora siamo tutti pronti per le Masche ed in particolare per i due buchi segnati poco prima. Per primo visitiamo Mosè nel quale Daniela riesce a passare ma accerta anche che sotto è un'enorme frana. Più tardi con innumerevoli sforzi riusciamo ad allargare Serpentalis ma anche questo chiude in frattura franosa.

     Mercoledì 2. Andrea, Daniela ed io come consuetudine ci dirigiamo verso le Masche. Andrea discende Sax con il suo pozzo da 15 m e ne constata la chiusura a -16 m. Sul Colle della Vipera, in zona Pino, scendo 5 metri in una spaccatura ma stringe. Poco dopo troviamo un classico sprofondamento di quelli comunque chiusi (Ocarina); sul fondo c'è un angolo che non ci convince, quindi Daniela scende i 5 m e lancia una pietra che si infila e va giù per parecchi metri. Scendo anch'io assicurato da Andrea e con Daniela disostruiamo. Racimolando imbrago da roccia, due jumar ed attrezzatura varia dopo aver passato una strettoia di 22 m, riesco ascendere un pozzo di 25 m ma la corda è corta e non riesco ad arrivare fino in fondo, mancano un paio di metri, ma vedo che c'è solo ghiaia e quasi sicuramente è tutto toppo (ma non si sa mai).

     Al tramonto siamo sotto le pareti alte e mi accingo a risalire in artificiale il paretone per raggiungere una condottona (Opa), purtroppo il bellissimo tramonto che si gode non basta a placare la delusione dei soli 8 metri di condotta.

     Giovedì 3. Daniela, Andrea con tutta la sua famiglia ed io partiamo per la Capanna e nel tragitto battiamo la parte bassa di zona Alfa con diversi pozzetti soffianti. Andrea ritrova un insperato buco visto ma non disostruito due anni prima. Io arrivo fino al lago Rataira e mi godo uno dei migliori paesaggi che abbia mai visto.

     Il campo si avvia alla conclusione. Almeno per me è stata un'esperienza costruttiva anche perché ho finalmente conosciuto questa zona tralasciata fino ad ora un po' da tutti ma che in pochi giorni ha già dato 13 rilievi e che ancora promette molto. Sicuramente torneremo ora che abbiamo un'idea di quanto può ancora dare questa valle.

 

 

 

Descrizione delle cavità esplorate


a cura di Renato Richiardone (GSG)

     Nota: per le prime 11 cavità qui elencate, la descrizione è di A. Gobetti, D. Frati (GSAV) e R. Richiardone (GSG). I disegni sono tutti dello stesso R. Richiardone.

     Serpentalis. Quota 1898 m slm, sviluppo 11 m, dislivello -5 e +5 m. Cavità della destra orografica del Pis dell'Ellero, alla base delle pareti basse. Si sviluppa per alcuni metri in frattura e finisce in frana con aria incerta. Ril. R. Richiardone.

     Mosè. Q.1905, svil. 15, disl. -3 e +3. Situata a 20 m dal precedente, dopo alcuni metri chiude in frana con aria incerta. Ril. R. Richiardone.

     Clarino. Q. 2090, svil. 12, disl. -1,5. Condotta sotto pressione, esplorata sino a una curva troppo stretta dopo una precedente allargata. Aria sensibile soffiante. Ril. R. Richiardone.

22

pagina
originale

 

     Fagotto. Q. 2095, svil. 8, disl. -5. Cavità che si sviluppa a fianco di una dolina e che si interrompe in frana sotto la stessa. Aria soffiante. Ril. A. Gobetti.

     Traverso. Q. 2120, svil. 11, disl. +3. Condotta a sezione tonda, abbastanza stretta che dopo 10 m esce in parete. Ril. D. Frati (GSAV).

     Opa. Q. 2185, svil. 8, disl. nullo. Condottone in parete raggiunto in artificiale dal basso. Chiude in terra. All'ingresso ha un meandrino largo 10 cm e lungo almeno 2 m, in cui la voce fa un notevole rimbombo; niente aria né in esso e né nel condotto. Ril. R. Richiardone.

     Sax. Q. 2105, svil. 20, disl. -14. Pozzo-frattura, a salti, senz'aria. Ril. A. Gobetti.

     Orso. Q. 2061, svil. 9, disl. nullo. Condotta sotto pressione intasata al fondo da massi; aria assente. Ril. R. Richiardone.

     Ladri di Palanchi. Q. 2025, svil. 19, disl. -15. Pozzo di 15 m chiuso da detrito non scavabile e senza aria. Ril. R. Richiardone.

     Ocarina. Q. 2170, svil. 32, disl. -30. Salto di 5 m con pavimento in terra, che a lato si riapre e sprofonda in un P25 chiuso sul fondo da detrito. Aria assente. Ril. R. Richiardone.

     Ca' di Palanchi. Q. 2020, svil. 110, disl. -2,5 e + 15. Condotta freatica che nel lato a valle stringe dopo una decina di metri, mentre a monte dopo 90 m sbuca in parete. Circa a metà, un ramo si dirige verso l'interno della montagna e si intasa completamente di detrito forse disostruibile. Molta aria soffiante. Ril. R. Richiardone e M. Oteri.

     Pozzo di Cagnotto. Q. 2133, svil. 10, disl. -10. Pozzo-fessura molto stretto che continua con altro pozzo anch'esso stretto. Debole aria soffiante. Descr. e ril. A. Pedicone Cioffi (SCR).

     Prima Osteria. Q. 2090, svii 340, disl. -72 e +5. L'ingresso disostruito porta ad un P16 che sul fondo ha un imbuto di frana molto stretto superato da una persona sola che dopo un P5 si è fermata su un P20. Traversando il primo pozzo ci si immette in un livello fossile costituito da 40 m di gallerie freatiche per ora ferme su una "zeta" che dietro si riapre. Il tutto con forte corrente d'aria soffiante. Descr. B. Vigna (vedi anche art. in queste pagine), ril. e dis. R. Richiardone e B. Vigna.

     Nel vallone delle Masche sono stati esplorati altri quattro buchi, di cui è stato steso il rilievo non strumentale. Sono i seguenti.

     Lo Sfregio. Pozzo profondo una quindicina di metri, con saletta di crollo e passaggio da allargare. Sensibile corrente d'aria. Espl. C. Oddoni, agosto 1992.

     Asterisco. Pozzetto di 9 metri con sensibile corrente d'aria. Espl. U. Lovera, 20.9.1992.

     L'Insulto. Un saltino di 2 m porta ad un ampio ambiente. Espl. U. Lovera, 1992.

     L'Oltraggio. Q.2200 (Casio). Meandro di 8-10 m con saltino interrotto da frana. Sensibile corrente d'aria. Espl. V. Bertorelli, 1992.

     Altre cavità sono state trovate (o ritrovate) sul versante NE della Cima delle Saline, nel settore in cui spicca il placcone di calcare bianco visibile dal Gias Bellino guardando verso lo spigolo delle Saline, sotto il passo omonimo che dà sulle Masche. Anche di essi esiste un rilievo non strumentale.

     S7. Q. 2245 (Casio). Pozzo di 20 m con fondi collegati in frana, che chiude su frana successiva. Corrente d'aria assente. Segnato S7 dal GSI. Rivisto da R. Chiabodo e C. Oddoni, 1992.

23

pagina
originale

 

Mosé, Serpentalis, Traverso, Opa, Orso - rilievi

24

pagina
originale

 

Ca' di Palanchi, Ocarina, Ladri di Palanchi - rilievi

25

pagina
originale

 

Sax, Clarino, Pozzo di Cagnotto, Fagotto - rilievi

26

pagina
originale

 

S9, S7, T2, Lo Sfregio, asterisco, L'oltraggio, L'insulto - rilievi

 

27

pagina
originale

 

     S8. Q. 2240 (Casio). Pozzo segnato dal GSI, impostato sulla medesima frattura in cui si aprono S7 e S9. Con neve, non disceso.

     S9. Q. 2235 (Casio). Segnato anch'esso dal GSI; pozzo di 10 m con lieve corrente d'aria sul fondo. Scavo deprimente. Rivisto da S. Carlevaro e R. Chiabodo, 1992.

     T2. Q. 2205 (Casio). Pozzo di 18 m con sensibile corrente d'aria soffiante, sul fondo intasato da pietrisco. Scavo ragionevole. Espl. S. Carlevaro e R. Chiabodo, agosto 1992.

     T3. Buchetto con ingresso stretto, situato 15 m più in basso della frattura di S9-S8-S7, su frattura parallela a destra (ometto). Non sceso, sondato sui 6-7 m. Corrente d'aria non rilevante. S. Carlevaro e R. Chiabodo, 1992.

     MØ. Q. 2210, pozzetto di 8-10 ma una trentina di metri a sinistra della frattura S9-S8-S7, proprio sotto il colletto delle Masche su una dorsale. Non sceso. S. Carlevaro e R. Chiabodo, 1992.

Le Masche: inquadramenti

 

 

 

Le Masche: inquadramento del settore


Bartolomeo Vigna

     Nelle parlate locali le masche sono entità misteriose, femminili, alle quali è attribuito tutto ciò che accade di misterioso, di strano, di fuori dal normale. Talvolta possono essere omologate alle streghe, con sembianze umane e difatti nelle vallate delle Alpi Liguri (e Marittime) fanno dispetti e nelle notti di luna ballano su quelle montagne che hanno la cima piatta, i "balaù" o ballaur. Proprio sulla cima del Pian Ballaur (Cian Balaù), convergono appunto due Valloni delle Masche: uno sul versante di Carnino e l'altro dalla Val Ellero e quest'ultimo con le sue grotte è l'oggetto di queste ricerché del GSP .

     La conca delle Masche appartiene a un vasto ed ancora in gran parte sconosciuto sistema carsico che fa capo alle sorgenti del Pis dell'Ellero, confinante ad oriente con il massiccio del M. Mongioie e ad occidente con quello del M. Marguareis.

     Dal punto di vista idrogeologico il limite della struttura in oggetto è facilmente riconoscibile in quanto delimitato sia ad est che ad ovest da importanti linee tettoniche e dal contatto con il basamento impermeabile. Verso sud lo spartiacque sotterraneo viene grosso modo identificato con una blanda anticlinale con asse E-W che interessa l'intera struttura, in prossimità dello spartiacque superficiale tra la Val Ellero e la Val Tanaro.

     Una colorazione effettuata dagli speleologi nizzardi nel 1956, alla base del P127 nell'abisso Gaché, ha accertato un collegamento diretto via acqua con il Pis dell'Ellero, mentre al contrario le esplorazioni speleologiche hanno dimostrato l'appartenenza di questa cavità al Complesso di Piaggia Bella. Il Gaché costituisce quindi un tipico esempio di cavità corrispondente ad uno spartiacque ipogeo tra due importanti sistemi carsici. Il dislivello tra l'ingresso dell'abisso e le sorgenti è di oltre 700 metri, con una distanza in linea retta di circa 2,5 km. La concentrazione del tracciante e le velocità misurate dimostrano l'esistenza di un importante collettore sotterraneo ancora da scoprire.

     Le esplorazioni speleologiche effettuate negli anni passati non avevano apportato importanti contributi relativi al carso profondo di questo settore. Durante fugaci campi estivi del GSP, del GSI e del Bolzaneto, erano state esplorate oltre un centinaio di cavità

28

pagina
originale

 

Schema della suddivisione delle zone nel Vallone delle Masche, e localizzazione delle cavità.

1 )Prima Osteria. 2) Clarino. 3) Sax. 4) Fagotto. 5) Pozzo di Cagnotto. 6) Ocarina 7) Ca' di Palanchi. 8) Opa. 9) Traverso. 10) Ladri di Palanchi. 11) Ca' di Bagasce di sopra. 12) Ca' di Bagasce di sotto. 13) Orso. 14) Lo Sgarro. 14 bis) Serpentalis e Mosè. 15) L'Oltraggio. 16) L'Insulto. 17) Asterisco. 18) Abisso Gaché. 19) Abisso Essebue. 20) Sorgenti dell'Ellero.

29

pagina
originale

 

ad andamento prevalentemente verticale, generalmente chiuse da imponenti depositi di ghiaccio e neve e di profondità assai ridotte. Il pozzo più profondo del settore, l'Alfa 16, sfiora appena i -80 metri.

     Per lunghi anni questa zona è stata in gran parte trascurata: troppo poco considerata, forse perché era convinzione dei più che non si potesse accedere in profondità a causa dei riempimenti nevosi, snobbata perché la fatidica profondità dei -1000 non poteva essere raggiunta.

     Quest'anno sono state individuate sinora una serie di cavità ad andamento suborizzontale, a testimonianza dell'esistenza di un'importante fase di carsificazione preglaciale e di alcune grotte ad andamento prevalentemente verticale, ancora in fase di esplorazione, che potrebbero raggiungere il collettore principale.

 

 

 

Nella valle delle Masche


Roberto Chiabodo (Arlo)

     Settembre 1987. Reduce dai 45 gradi dell'estate turca, vado al Mongioie dove il GSP in agosto ha piazzato il campo. Siamo in parecchi: Poppi, Stefano, Loredana, Trota, Vallardi, Meo, Margherita, Manzelli, Gabutti , Pigi e Mauro con rispettive consorti del G.G. Pinerolo.

     Su suggerimento di Poppi e Meo, esperti conoscitori delle zone limitrofe al massiccio, andiamo in battuta nel vallone delle Masche, piccolo plateau di doline e lapiaz visto solo sporadicamente alla fine degli anni '60 dal GSP e più recentemente del GSI di Imperia, ma tuttora piuttosto misterioso e avaro di grotte.

     La zona che si apre ai piedi del versante N-O della cima delle Saline è molto interessante poiché si tratta del principale bacino di assorbimento del Pis dell'Ellero, le cui acque sgorgano in parete a poche centinaia di metri dal rifugio Havis o Mondovì.

     Ci sparpagliamo alla ricerca di qualche buco interessante; io e Gabutti troviamo diversi buchi che sigliamo ZOT non avendo ben chiaro come la zona sia stata suddivisa dai nostri, pochi, predecessori.

     ZOT 1 - Pozzo di 35 m frazionato a -20 su un terrazzo di ghiaccio e con neve al fondo. Lateralmente un meandrino di 3 m da disostruire, con aria, che dà su un pozzo sui 15 m.

     ZOT 2 - serie di tre pozzetti (7, 12, 20) fermo su strettoia che dà su un saltino di 5 m. Debolissima corrente d'aria.

     ZOT 3 - Pozzetto di 6 m toppo da neve.

     ZOT 4 - Meandro ostruito da un macigno; al di là si intravvede una saletta e la partenza di un salto.

     ZOT 5 - Pozzo valutato sui 15 metri non sceso.

     ZOT 6 - Tre pozzetti allineati sulla stessa frattura con profondità valutata dagli 8 ai 15 metri. Da scendere.

     ZOT 7 - Tre pozzetti allineati sulla stessa frattura. Da scendere.

     Ma le giornate di settembre sono notevolmente più corte e manca il tempo per recuperare altre corde e scendere ZOT1 , il buco più promettente, e così decidiamo di rimandare al prossimo week-end.

30

pagina
originale

 

     La domenica successiva nessuno dei presenti la volta precedente riesce a salire: ci mandiamo Gianni Nobili e altri, ma le nostre "precise" indicazioni non gli permettono di trovare lo ZOT1.

     La zona viene dimenticata nuovamente per anni.

     Agosto 1991. Torno alle Masche un pomeriggio di fine campo con Simonetta C. e Beppe G.; mi sono ricordato di quel buco e sono sicuro di ritrovarlo. Nella nebbia e sotto alla pioggia continuo ad indicare agli altri il luogo dove si apre: vaghiamo per ore. Sono arrabbiato, non mi ricordo assolutamente nulla del luogo e oltretutto la vernice che avevo usato per siglare è sicuramente stata cancellata dal tempo.

     Il campo è finito, per me non è mai cominciato ma mi prometto che la prossima estate

dedicherò il mio campo estivo alla ricerca di ZOT1 e alle Masche.

     Agosto 1992. Dieci giorni di campo per me e Simonetta: tutte le mattine, mentre gli altri si sparpagliano chi alla Brignola, chi alle Scaglie, chi a NgoroNgoro, noi due soletti saliamo alle Masche.

     Vediamo molte cose interessanti e ci facciamo un'idea sul posto più idoneo dove i vari buchetti possono scendere e sul lavoro fatto dal GSI, ma di quei pozzi dell'87, nessuna traccia.

     Solo l'ultimo giorno di campo, of course, Cagnotto ci accompagna; troviamo un meandro con l'ingresso bloccato da un macigno, al di là si intravvede una saletta. Solo più avanti riconoscerò in esso ZOT 4.

     E arriviamo a questo settembre e più precisamente al pomeriggio del 5. Siamo io, Simonetta, Valentina, Ube e i veronesi Enrico C. e Alessandro: andiamo ad aprire lo ZOT 4 ribattezzato l'Oltraggio.

     Vista l'inutilità dei tentativi per togliere il macigno, ci scaviamo attorno: passa Valentina e dopo una decina di metri il meandro sprofonda in un saltino ostruito da frana, la debole corrente d'aria non ci convince ad iniziare un serio lavoro di disostruzione. Decidiamo che è meglio scendere al rifugio dando un'occhiata in giro. A poche decine di metri dall'Oltraggio, Valentina trova un pozzo che valutiamo sui 30-40 me altri buchetti interessanti. L'indomani di buon'ora risaliamo. Alla compagnia del giorno precedente si aggiunge Cagnotto. Anche lui, arrivato in zona, trova un pozzo sui 30-40 metri, è praticamente lo stesso. Lo arma, scende e si ferma su un terrazzo di ghiaccio a -20 dove trova uno spit vecchio non più di cinque anni: al fondo un meandrino laterale stretto dà su un pozzo sui 15 m.

     Scendo con Enrico e cominciamo a martellare la fessura. Qualcosa mi ronza nella testa, posso essere così imbecille da non ricordarmi proprio nulla? Dopo un paio d'ore di lavoro a temperatura polare riusciamo ad allargare in modo sufficiente da far passare due persone esili; usciamo, tocca a Simo e a Vale. Passate. Vale arma e discende il pozzo, che risulta essere di 17 m, e si ferma in una saletta di 7x4 m alla partenza, tra blocchi, di un salto sui 10 m. Escono e il buco viene battezzato Lo Sgarro.

     A casa il ronzio è sempre più forte e quando trovo nel mucchio di diapositive sparse e mischiate la dia dell'ingresso di ZOT1 ho la conferma: sono imbecille. Dopo 5 anni finalmente lo abbiamo ritrovato. Il suo nome ora è Lo Sgarro.

31

pagina
originale

 

Lo Sgarro - rilievo

 

32

pagina
originale

 

Prima Osteria


Bartolomeo Vigna

     All'imbocco del Vallone delle Masche, sulla destra orografica, è localizzata una serie di condottini a pieno carico, in gran parte ostruiti da terra e massi. Lo scavo di uno di questi ha permesso di accedere a un interessante sistema, solo in parte esplorato, caratterizzato da una serie di condotte freatiche in parte sventrate e tagliate dagli approfondimenti vadosi, denominato Prima Osteria.

Breve storia delle esplorazioni

     Durante il campo estivo '92 alle Masche, Renato, Andrea, Mariolino, Maurizio, Anna, Maria e Janez trovano una serie di buchi soffianti all'ingresso della conca e iniziano a scavare. Dopo diversi collegamenti acustici decidono di concentrare il lavoro sul buco più basso. Verso sera Anna riesce a passare e a discendere il primo pozzo. Il giorno successivo i coniugi Monteleone completano la disostruzione e con Andrea e Renato esplorano i rami fossili alti e il ramo principale fino ad un cunicolo da disostruire. Dopo lungo scavo Anna riesce a forzare una selettiva strettoia, seguita da un P5, e si arresta su un secondo pozzo profondo una ventina di metri.

     La domenica seguente Renato e Meo rilevano i rami alti, poi insieme a Valentina iniziano la disostruzione del cunicolo superato da Anna, prima eliminando un grosso masso, e poi trasportando i detriti più grossolani in zone più ampie.

     Una settimana dopo si ritorna con idonea attrezzatura cantieristica: assi, seghe da legno, secchielli, esperti capimastro (Scofet), ecc. Vengono estratti quasi dieci quintali di detriti accumulati alla base del pozzo precedente, che si accorcia di circa 2 metri. Tocca a Domenico, Meo, Mauro e Scofet entrare per la prima volta nelle viscere delle Masche: il Vigna dovrà come al solito essere accompagnato fuori in pieno stato delirante, ma anche gli altri suoi compagni non usciranno in condizioni migliori. Si esplora il ramo principale della cavità fino ad uno stretto condotto parzialmente colmato da detriti.

     Passano sette giorni e si ritorna con la speranza di raggiungere il mitico collettore Gaché-Pis d'Ellero. Maurizio e Anna si sciroppano 1600 km, Franz si passa una seconda notte consecutiva in grotta (quella precedente l'ha visto come primo attore a Rio Martino), Andrea, Renato e Meo usciranno moralmente un po' abbattuti: tutte le finestre e gli altri passaggi non portano a nulla di buono, ad eccezione del condotto finale che dopo lunga disostruzione, in futuro, potrà dare i suoi frutti.

Descrizione

     La prima parte della cavità e caratterizzata da una saletta di crollo che dà adito a un pozzo di una quindicina di metri. Attraversandolo a metà altezza si perviene ad un complesso reticolo di cunicoli suborizzontali, percorsi da una violenta corrente d'aria, parzialmente ostruiti da intransitabili strettoie. Sul fondo del pozzo una condotta inclinata che è stata del tutto svuotata (quasi una tonnellata di ghiaia e terra riportate alla base del primo salto), conduce ad un pozzetto di 5 metri. Verso l'alto si raggiunge un tortuoso meandro nel quale confluiscono stretti arrivi parzialmente chiusi da concrezioni; verso il basso un arieggiato passaggio orizzontale permette di giungere a belle condotte con grosse scallops e fondo di sabbia.

33

pagina
originale

 

Abisso Prima Osteria - rilievo

34

pagina
originale

 

     La cavità prosegue poi rettilinea, impostata lungo un'importante discontinuità con orientazione NNE, con una tipica morfologia a pieno carico, parzialmente approfondita da stretti ringiovanimenti. In corrispondenza di un approfondimento più spazioso si discende un salto di una ventina di metri fino ad una galleria orizzontale, sempre impostata lungo la medesima discontinuità.

     L'aspetto è quello tipico di una forra, alta mediamente oltre 20 metri, con una larghezza variabile intorno al metro. Dopo una settantina di metri le esplorazioni si sono fermate su un lungo condotto, parzialmente colmo di ghiaia e fango, percorso da violenta corrente d'aria, che interseca lateralmente la galleria che diventa intransitabile lungo strettissime ed alte fessure.

 

 

 

A proposito di Sono Velenoso


Massimo Taronna

     - Com'è fuori?

     - Siamo completamente immersi nella nebbia!

     - Proviamo a dormire ancora un po', magari si apre.

     Fine settembre, domenica; dovremmo effettuare l'ennesima punta a Sono Velenoso, ma le condizioni meteorologiche lo sconsigliano decisamente, e tutti prevedono l'arrivo di una perturbazione pazzesca (in effetti in serata a Genova ci saranno 2 morti per lo straripamento di un torrente). Di comune accordo Franz, Massimiliano ed io decidiamo di tornare a casa, tanto la grotta ci aspetterà.

     "Lei" è una buona grotta; non ci sono strettoie disumane da passare, infernali budelli fangosi in cui strisciare o gelidi pozzi in cui un interminabile stillicidio penetra fino alle ossa. L'unico suo vezzo è di far intravedere le sue grazie, di illudere lo sfigato speleo, e poi di negarsi sul più bello, e solo una frequenza costante viene premiata.

     L'ingresso viene trovato il 19 aprile, durante una battuta con gli sci effettuata da Daniele, Domenico e Meo, sul versante sud-est della Brignola, a circa 2400 metri di quota.

     Il 4 e 5 luglio la Brignola è sottoposta ad assedio (16 partecipanti), allo scopo di vedere tutti i buchi segnati nel corso della precedente uscita. Il sabato viene ufficialmente "sverginato" Sono Velenoso, con la discesa del pozzo d'ingresso e del successivo. Da qui, lanciando alcune pietre, giunge una rassicurazione sulle buone intenzioni della nascente grotta, come ci conferma l'espressione beata di un eccitatissimo Meo.

     La domenica, decisamente agguerriti, entriamo Meo, Daniele, Spazzola, Donatella ed io. A Daniele, accompagnato da Spazzola, viene lasciato l'onore della prima discesa del pozzo, come regalo di compleanno, mentre noialtri miseri tapini passeremo il nostro tempo a battere i denti a causa della forte aria presente (- Buon segno! - ci dice Meo per consolarci).

     Alla base del pozzo ci si deve purtroppo arrendere di fronte alla dura realtà delle frane, e si esce poco convinti sulle future possibilità di continuazione rappresentate da un'ipotetica finestra da andare a vedere.

     Finalmente arriva l'atteso periodo del campo. Mentre tutti sono lanciati in battuta,

35

pagina
originale

 

sognando di trovare un mitico ingresso che li porti dritti dritti alle Vene, Domenico e io partiamo lunedì 3 agosto per Sono Velenoso. Ancora alla partenza fervevano le discussioni - iniziate il giorno precedente - sulla strada migliore per arrivare all'ingresso, onde evitare il canalone ripido e pietroso che chiaramente rappresentava la via più diretta. Altrettanto chiaramente seguiremo questa strada, fonte di continue imprecazioni durante la salita, ma di grande divertimento durante la discesa.

     Giunti rapidamente sul fondo, rimango impietrito dall'improvvisa follia di Domenico, che si lancia masochisticamente verso la frana, iniziando a spostare blocchi. Vinto un ragionevole timore iniziale (comunque imponendoci di non starnutire per evitare crolli improvvisi) partecipo anch'io all'operazione; infatti una nera fessura soffiante si presenta molto invitante, anche se da minare. Amante della vita comoda decido che le pietre è meglio portarle in posti più larghi e così facendo, un masso improvvisamente svela il suo segreto.

     Guardandoci in faccia molto perplessi ci infiliamo cautamente dentro la nuova cavità così gentilmente offertaci, e sorpresa! Un nuovo pozzo, piuttosto ampio, si offre alla nostra bramosia di discese, con bene auguranti echi da parte delle tonnellate di pietre lanciate per sondarlo (tanto bisogna fare pulizia). Apro le danze io, e questo sarà un momento difficilmente dimenticabile: il primo pozzo armato in esplorazione!

     Al primo pozzo ne segue un secondo, tutti impostati lungo faglie parallele. Qui giunti ci fermiamo per carenza di corde, rassicurati dalla presenza di un nuovo pozzo.

     Comunichiamo via radio con il campo dicendo di non aver trovato nulla, e questa linea viene tenuta (con mooolta difficoltà!) fino all'incontro serale nel tendone, dove l'annuncio delle novità scatena una invereconda manifestazione di affetto nei nostri confronti, condita da lancio di ortaggi e lattine (naturalmente piene).

     L'indomani, aizzatissimi, stracarichi di corde e con la partecipazione di Meo e Valentina (offertisi per il rilievo) scendiamo il nuovo pozzo. Al fondo (-142) ci attende (chiaramente! altrimenti perché entrare con 150 metri di corda?) una schifosissima frana, sotto la quale per un momento vengo cortesemente invitato a rimanere (leggi improvviso crollo con me sotto). Usciamo piuttosto sfiduciati, anche per l'incomprensibile circolazione dell'aria; infatti in quel punto la grotta non è più aspirante, ma diventa soffiante.

     Un giorno di riposo permette a Domenico e me di ripartire per l'esplorazione, accompagnati da Z. L'obiettivo è di effettuare un traverso a metà del pozzo posto a circa -75, per arrivare alla base di un camino dove secondo Meo sale l'aria. Inizio il traverso (- Tanto tu arrampichi! -) e dopo 4 fix la batteria va in corto (N.B.: batteria rimessa in funzione dal Politecnico di Torino) ma fortunatamente sono fuori dal traverso. Pianto uno spit per sicurezza (i blocchi incastrati a 10 metri d'altezza non sono molto tranquillizzanti), solo previo corso accelerato di "spittologia" a due voci (però si sono fidati, visto che dopo l'hanno utilizzato per scendere). Qui un'instabile frana ci invita a salire verso l'alto, seguita da un camino, naturalmente toppo. Scendiamo nuovamente alla base del pozzo, dove un arrivo laterale offre qualche speranza (buona aria aspirante). Si forza una strettoietta e il prode Z parte in esplorazione. L'urlo di trionfo ci risolleva il morale; infatti ci attende un pozzo di una trentina di metri che ci deposita al fondo del Sala delle 3 barbe, dove terminiamo per il momento l'esplorazione.

     Il 7 agosto siamo nuovamente all'opera Meo, Franz e Valentina ed io. I primi due si impegnano nel rilievo, mentre Vale ed io allarghiamo una strettoia, forse non abbastanza, visto che Franz non riuscirà poi a passarla. Dopo alcuni saltini e uno scivolo si apre un bel pozzo, che purtroppo ci deposita su una nuova strettoia. Questo è attualmente il fondo della grotta (-183), in quanto non abbiamo ritenuto utile forzare la strettoia perché presentava aria soffiante.

36

pagina
originale

 

     Due giorni dopo all'ingresso ci presentiamo in quattro: Domenico, Ubertino, Piattola ed io. Piattola è in vena di generosità, e comincia sin dal primo pozzo ad offrire carburo alla grotta (gli si sviterà il serbatoio del carburo per 3 volte e per 3 volte si rifarà la risalita finale - giusta punizione!). Ci portiamo in cima al pozzo che porta nella Sala delle 3 barbe, dove nei giorni precedenti era stato visto un buchetto promettente. Riusciamo a disostruire uno scivolo proprio in cima al pozzo che ci conduce in una saletta. Da qui parte in strettoia un altro pozzo, parallelo al precedente, non disceso. A qualche metro da terra un altro accumulo di massi franati esercita una folle attrazione su di noi (ma non è bello disostruire stando sotto ai blocchi!). Altra salettina, frana, breve passaggio in risalita e arriviamo alla base di uno splendido camino, ansiosi di cominciarne la risalita, ma ....

     Il Politecnico colpisce ancora! Anche la seconda batteria ripristinata in quel luogo di sventura va miseramente in corto, per cui ci avviamo poco baldanzosamente verso l'uscita. Qui Piattola avrà nuovamente la possibilità di esibirsi, meritandosi il soprannome di Stuka per i micidiali proiettili litoidi che lasciava altruisticamente cadere al suo passaggio.

     Il martedì 11 Domenico e Ubertino attaccano la risalita, interrompendosi a tre metri dalla fine per esaurimento batterie (!!!) .

     L'indomani Andrea ed io partiamo con l'intenzione di completare la risalita, con batterie e bogolone. Peccato che in grotta non ci sia il trapano (e dirle certe cose?), per cui accompagnato dall'inesauribile repertorio di canti speleologici di Andrea mi faccio una bella sauna piantando spit tra latte di monte e roccia marcia. Ad esaurimento spit ci dirigiamo verso l'uscita. La risalita viene finalmente conclusa l'indomani da Daniele, Spazzola e Piattola, e chiaramente non conduce da nessuna parte.

     Il campo è ormai al termine, e gli entusiasmi verso Sono Velenoso si sono notevolmente raffreddati.

     Ci pensa il G.S.G. a riavviare le esplorazioni. Franz e Massimiliano all'inizio di settembre scendono fino alla Sala delle 3 barbe e iniziano una risalita in prossimità della strettoia sul pozzo che porta a -183, notando anche un possibile passaggio ostruito da un blocco.

     Queste sono le due attuali possibilità di sviluppo di Sono Velenoso; in particolare il passaggio ostruito dal blocco (con buona aria aspirante), appare molto promettente.

     Che la storia non si interrompa qui?

     Il rilievo di Sono Velenoso è stato pubblicato sul numero scorso del bollettino, a pag. 17.

 

 

37

pagina
originale

 

Una discesa al Ceki Due


Giovanni Badino

     Quant'e che sento parlare degli speleologi triestini? Una vita. Ricordo che quando entrai nel gruppo di Savona alcuni dei soci si vantavano di essere stati in Carso, invitati da sicchessò che gruppo di là. Narravano stupefatti di un tale che aveva attrezzato da solo (era a scale, all'epoca) un P108, salendolo e scendendolo in solo una mezz'ora: mi narravano che, per di più, quelli erano solo gli allenamenti di costui che sperava, col tempo, di entrare in CGEB. Nella Commissione. Anzi, Comision.

     E quanto tempo è che saltuariamente, vado in Canin? Una vita, e con la CGEB. O meglio, in genere con alcuni miei vecchi amici, il più assiduo dei quali si chiama Mario.

     La prima volta non la ricordo ma sarà stata di sicuro al Gortani. Comunque, ridendo e scherzando, credo che da allora siano passati quindici anni, quasi l'età delle nuove leve triestine.

     E quant'è che sento parlare del versante di là del Canin? Da allora. Delle risorgenze bassissime? Da allora.

     Da allora salivi sul Canin e sognavi che al di là dello spartiacque apparente (quello vero è interno e passa in posti bizzarri, senza riguardo per i sacri confini della Patria) chissà quali cose erano cadute nelle mani degli "Sciavi", gli Schiavoni. (Che non è un insulto, sai. I latini lo schiavo lo chiamavano "servus" e se ne procuravano razziando ovunque. Nell'Alto Medio Evo, invece, il serbatoio umano nel quale attingere divennero soprattutto i Balcani e le popolazioni che appena vi si erano stanziate sostituendo i germani che vi avevano sostituito i latini - Vi si erano stanziate da pochissimo e in modo confuso, guarda il casino ora -. Quelli, forse perché molti si chiamavano con finale in -slav (una radice che all'incirca significa "rinomato, famoso"), furono chiamati Slavi, parola che col tempo e l'abitudine divenne il nuovo termine per servus, "sclavus". Schiavo. In inglese, tuttora, "schiavo" e "slavo" si dice allo stesso modo: "slave". Gli slavi non persepiscono il doppio senso peggiorativo (perché per essi "slavo" suona appunto "glorioso, famoso").

     Il grosso del Canin, insomma, e nelle mani di una particolare tribù degli Schiavoni. In tempi recenti, invece di limitarsi a deprecare questo fatto speleologicamente poco rilevante, un po' di speleologi ha deciso di vedere cosa conteneva la montagna.

     I risultati sono stati, diciamo così, notevoli.

     Potrei dire molto su questo e sulla scuola esplorativa triestina, ma Grotte, il bollettino degli occidentali, non è adatto. Dico quel che ho visto. Un paio d'anni fa ho visto il Veliko, ed era grande, splendido, ma noi eravamo tristi, dimentici dell'abisso.

     Poi seppi di un nuovo abisso. Apprezzo molto nelle grandi esplorazioni portate avanti da amici il fatto che mi ci invitano in modo quasi automatico. Ceki, dicevo. Si approfondisce, vieni. Macché, fra contrattempi e lavori mai che ci riuscissi, neanche all'ultima succulentissima che è arrivata a 1370, ingrandendo davvero anche la pianta di ciò che si conosce.

     Beh, dopo Natale ce l'ho fatta, per quanto il periodo apparisse improbabile. Non sono andato al fondo fondo, né ho esplorato gallerie: ma non essendo una storia mia non ci tenevo molto. Ci tenevo a ritornare coi miei amici in Canin, vedere la realizzazione di antichi sogni, misurare qualcosa, vedere gran pozzi.

     L'ho fatto. C'era Lazzaro tornato su da un abisso di malattia, c'era Michele Sivelli, era molto tempo che non scendevamo insieme.

38

pagina
originale

 

     Adesso racconto cosa abbiamo fatto. In un altro articolo dedicato alla meteorologia narrerò alcuni dettagli delle misure, perché si capisca che, là sotto, non perdevamo tempo: penso uscirà sul prossimo numero di Grotte.

     Poi dirò di alcuni errori che abbiamo fatto: errori importanti, ne andava della nostra vita. Dobbiamo smetterla di farli. Possiamo.

Dunque ne parlerò.

     Ma ecco, ora inizio l'articolo normale. Inizio con "Il giorno...", con "L'abisso..." o con "Invitato da..."?

Meglio il secondo. Via.

     L'abisso Ceki Due è sito nella parte slovena del Canin. Si apre su una cresta, che presto rientrerà nel nostro racconto, direttamente al di sopra di Bovez, la Plezo d'anteguerra. Vi si perviene dall'abitato o direttamente con un paio d'ore (belle abbondanti) in salita o con un altro paio d'ore di via in costa dopo essere stati trasferiti in quota dagli impianti funiviari.

     È ubicato nello stesso, amplissimo circo che contiene, sul lato opposto, l'entrata dell'abisso Veliko Sbrego. Ci piace anzi notare che, avendo i due abissi in comune la risorgenza, sono lo stesso abisso (ach, non c'entra con la cronaca, m'è sfuggito).

L'abisso Ceki Due si apre a quota 2030: essendo la risorgenza intorno a quota 400 la potenzialità massima risulta essere circa 1600 metri

     Il giorno (!) ventisette dicembre siamo pervenuti in un numero che non ricordo (ma intorno ai dieci) all'ingresso. Preme all'Autore sottolineare che occorrono i ramponi per arrivarci sennò si rischia di prendere delle vie direttissime su Bovez.

     Gran giornata tersa, scricchiolio della neve sotto le punte. Non eravamo i primi: in grotta già erano scesi da ventiquattr'ore i più fanaticamente esplorativi (Beccuccio, Scarno, Pupi da Ancona, Borghi), diretti al fondo.

     L'ingresso è sul bordo di una dolina ripida, schiaffata su una cresta ed adiacente ad un'altra, più vasta; la cresta è tutta sforacchiata di doline e buchi soffianti: anzi un po'

39

pagina
originale

 

come avviene al Corchia, il motivo per cui essa stessa si è formata e probabilmente il fatto di essere piena di buchi che drenano acqua impedendole di rodere la roccia all'esterno. Inversione del rilievo, credo si chiami.

     Ci cambiamo nella seconda, più comoda. Un breve consulto ci convince a lasciare gli zaini lì fuori: per precauzione metto i bastocini legati a far da "balise" in modo che, se nevica, possa ritrovare lo zaino.

     Già cambiati scopriamo con irritazione che il trattino di cresta sino all'ingresso, una decina di metri, e impercorribile senza ramponi: decidiamo di metterli sugli stivali: gli scarponi rimangono, abbiamo deciso, nella seconda dolina. Ho dei dubbi, forti. Ma tant'è il tempo è bello e ventoso e sono dieci metri.

     I dubbi mi vengono rinfocolati da Michele che, indifferente alle nostre scelte, si cambia nella prima dolina e si presenta all'ingresso con lo zaino: lo porterà giù.

     L'abisso Ceki Due inizia con un vasto pozzo di settanta metri.

     Michele fuori della grotta non lascia, semplicemente, nulla. Io e gli altri, praticamente, tutto. In fase di uscita o riesco ad arrivare allo zaino, e divento qualcosa, o torno sotto ad aspettare la bella stagione.

     Sole, caldo, neve gelata da ramponi. Va bene così.

     Entriamo.

     La grotta è un susseguirsi di pozzi che io trovo molto belli ma che tutti i miei compagni sembravano disapprovare. Ora: a me quelle grotte piacciono. A me Ulivifer piace. Mi piace Ceki. Mi piace la prima parte di W Le Donne, mi piace anche l'Artesinera e anche Essebue mi piace. A me non piacciono le grotte con le concrezioni e odio quelle col fango. Tu dici cazzo che belle concrezioni e io dico, mah! Invece i pozzi mi piacciono, mi piace il precipitare giù.

     Faccio una marea di foto nelle ore che passiamo a perdere quota verso il campo. Mi aiuta una top model giuliana che non solo si tiene in testa il mio flash ma che ogni tanto mi palpa per sentire se sudo di più a destra o a sinistra (ho addosso un sottotuta sperimentale asimmetrico. Non ti anticipo nulla perché già ti romperò abbastanza le palle in futuro su questa storia. Riesco a resistere alle molestie sessuali di Betti e alle sue offerte su aerei cambi in tenebrosi pozzoni ("puoi venire", mi mormorava da sotto...) ed arriviamo al campo. C'è un gran tendone fatto di teli termici, molto bello. Siamo a -900, neanche a metà del viaggio per arrivare al fondo. I primi quattro non sono ancora tornati e svacchiamo in loro attesa, dato che i miei compagni sono intenzionati ad attendere i primi per sostituirli in una seconda punta.

     Dopo un po', infatti, quelli arrivano con la notizia che la piena delle scorse settimane ha trascinato via tutto. Hanno potuto proseguire in salita ma gli ultimi tratti sono divenuti impercorribili e non c'è più materiale: la seconda punta è inutile. Crisi: qui da dormire non ce n'è per tutti...

     Michele ed io lasciamo quatti quatti la zona e i tentativi di inscatolamento nel tendone e filiamo giù. Un po' oltre i millecento, all'acqua, e prima di entrare nei rami fossili, siamo soddisfatti ed iniziamo il tedioso lavoro del rilievo termometrico. In risalita troviamo il tempo di perderci: Michele si alza in una grossa galleria da cui arriva praticamente tutta l'aria che poi sale verso l'ingresso del Ceki: la temperatura è diversa da quella di questa zona, bel colpo, è una roba davvero importante, è la grande entrata bassa. Si tratta probabilmente di un ingresso in parete o di un finestrone in un gran pozzo esterno, sennò si sarebbe chiusa per la neve.

     Qualche ora dopo siamo di nuovo al tendone. Ci facciamo l'ennesimo thè considerando preoccupati che sono oltre le quattro del mattino, gli altri devono tornare all'esterno al mezzogiorno e che dunque devono smettere di dormire: siamo intenzionati anche noi ad

40

pagina
originale

 

uscire a quell'ora ma con le lente misure da fare e folla sui pozzi... Il campo, in effetti si sveglia ed iniziano le partenze, sempre più numerose mentre fuori certo si schiara ed appare il sole: troppa gente, troppo dipanata. Non ci vogliamo essere né io né il biondo e ci mettiamo a dormire, insieme con altri due.

     Poca la storia ormai, che riprende a scorrere una dozzina di ore dopo: e quella di una lenta risalita con lunghe soste, lente sospensioni del termometro in posti idioti dai quali stare lontani e cui avvicinarsi sonnolenti con l'elettrico; sino a fuori. Con un sincronismo incredibile e in parte casuale anche gli ultimi due che erano rimasti giù con noi riemergono.

     Il sole è bello, caldo, l'aria immobile.

     In lontananza si stendono il mare e la linea dell'Istria.

     Vado nella seconda dolina e trovo lo zaino: io però l'avevo lasciato sul margine di una trincea scavata nella neve, ora è su una superficie piatta. Che abbia fatto vento? (e se te lo portava via, fottendosene dell'aggancio ai bastoncini, e te lo tirava giù dalla parete, eh idiota? dice una voce in me). Ci avviamo e poco lontano sulla linea della cresta, all'ennesima dolina ci sono orme verso un buco, tracce di pernottamento, orme di stamattina.

     Ah, ieri l'uscita è stata dura.

     Sì, sapremo, tanto che nessuno si è ammazzato solo perché tutti erano abbastanza smaliziati ed alcuni lo erano molto. Questo fatto ha permesso a tutti quanti, tolto Sivellon, di infilare una serie di cappelle mostruose riuscendo però a tornare giù a scriverne.

     Giù ci raccontano infatti che la squadra di ieri e uscita granata e con un vento tanto terrificante che l'avanzata sulla cresta era difficilissima: si rischiava di essere lanciati giù dalla parete. Vasco, a cui stava capitando, ha rimediato saltando dall'altra parte e fischiando giù per una ventina di metri sin in una dolina. Per Lazzaro, che ha scarsa mobilità su un piede, l'avanzata era impossibile e stava saltando giù: si è salvato solo perché tenuto da Mario che aveva forza ed una picca ben piantata. Ma a quel punto hanno rinunciato a tentare di percorrere il resto della cresta (cento metri?), e hanno

41

pagina
originale

 

dovuto bivaccare fuori: né potevano rientrare in grotta perché per riuscire a togliersi l'imbrago ghiacciato uno era stato costretto a tagliarlo.

     Bello, no? Se capitava a persone più medie o appena meno attrezzate saltava fuori il morto.

Qualche commento

     Che vorrei che, almeno a Torino, venisse letto con attenzione.

     Materiali esterni. Tutti i presenti erano ben attrezzati: specificamente, ben più attrezzati dello speleologo torinese medio. Tutti con ramponi e con picche e bastoncini o entrambi (Michele). Nella capitale subalpina ora si è acquisito il fatto che se nevica ci sono dei rischi, ma non ancora che sulla neve ghiacciata si scivola, eventualmente per parecchio. E inoltre: sono un assertore degli scarponcini in grotta, ma bisogna ricordare che fra Ottobre e Aprile usarli fuori in montagna è da idioti; ci vogliono gli scarponi da alpinismo.

     Infine: in ogni squadra ci deve essere una pala, di quelle da sci-alpinismo. Anche lì non l'avevamo e ci spiaceva, e ci dicevamo che bisogna averla. ci scavi una trincea, ci fai una trüna ("e cussa ca l'è na trüna?"), e con le valanghe ci puoi far dell'altro che però non capiterà più e allora non lo dico.

     Materiali dentro. Quando iniziai ad andare in Marguareis Baldracco mi spiegò che nelle stagioni fredde occorreva sempre portarsi un paio di guanti ben oltre l'ingresso. La sottolineatura dell'opportunità di questa precauzione la ebbi con Bonelli in un'uscita notturna dal Solai, in Aprile. per risalire il pozzo iniziale contro il vento gelido che vi veniva aspirato ci congelammo entrambi le dita delle mani. Era Aprile, nota bene, lettore: era speleologia primaverile, non invernale, che è ben più pericolosa.     Chiacchierando delle nostre cappelle con gli altri, dopo il Ceki, Mario ha detto che sì bisognava fare "alla vecia: passamontagna, guanti e scarponi dentro". Proprio così: e aggiungo che i veci erano più esperti di noi e che inoltre stiamo giocando col fuoco; tant'è che anche al Marguareis sembra che non usi più portarsi i materiali da esterno dentro la grotta. Due triestini che erano lì al Ceki e venti giorni prima erano venuti a PB coi torinesi, mi hanno riferito ghignando che quella volta alcuni sabaudi non avevano neppure guanti, di nessun tipo, per l'uscita.

     Tu trovi che a PB non servano guanti e scarponi e duvet perché ritieni che la Capanna sia vicina all'ingresso del Pa? Se ti capiterà di cercarla con tempo molto brutto ti convincerai che l'hanno tolta, e avrai sempre più freddo.

     Quella dei "veci" è la configurazione minima e presenta un notevole vantaggio: non vi si ghiacciano gli scarponi, come invece sono ghiacciati a me, tanto che all'uscita faticavo a rimetterli.

La cosa più seria, però, ed è quella che va fatta, è quella scelta da Michele (che si è assolutamente fottuto delle nostre scelte idiote, che ci confermavamo l'un con l'altro): s'è portato alla base del p70 lo zaino con dentro tutto, anche un sacco a pelo.

     Dipanati. La prima squadra è uscita dal Ceki dipanata: il risultato è stato che in genere si sono esposti all'esterno uno a uno, allontanandosi a gruppetti.

     Si faceva tardi, c'era un vento enorme, faceva molto freddo, non si poteva stare fuori. Dunque l'errore è stato uscire sgranati, è stato non ammassarsi tutti alla base del primo pozzo: fatto quello le azioni conseguenti "errate" (andar via dalla cresta uno a uno per portarsi sottovento) erano scelte obbligate.

     Le squadre devono risalire col passo del più lento: tutto qui. Se i più veloci si annoiano possono portarsi un mazzo di carte oda leggere.

 

 

42

pagina
originale

 

P.B. Che dire??


Attilio Eusebio

     Perché parlare di Piaggia Bella proprio ora? Cosa c'è di nuovo da dire? Beh francamente non moltissimo, e le novità sono già contenute nei vari articoli apparsi sui bollettini, tuttavia questa volta vorrei illustrarvi l'andamento delle esplorazioni nella Conca, niente di più. Meglio di me parla il grafico, ma due commenti vale la pena di farli.

     Allora...a dicembre 1992, il Complesso di Piaggia Bella raggiunge i 33500 metri, in quest'ultimo anno si sono aggiunti circa 1500 m, tutti su R.B. e pare, dico pare che continui alla grande, staremo a vedere.

     I commenti dicevo: bene le esplorazioni di Piaggia Bella, come tutte quelle dei grandi sistemi si è evoluta in molti anni, dal 1944 circa quando Capello ne percorse le parti iniziali fino ai giorni nostri.

     Ma le vere esplorazioni cominciano negli anni cinquanta (prima fase) soprattutto sotto la spinta francese, triestina e perché no anche torinese, all'inizio dell'attività dei nostri predecessori, così dal 1955 al 1958 (quando PB diventa -689 ) lo sviluppo accertato è di 7200 m.

     Lunga stasi, il GSP si dedica al Gaché, e nel 1962 raggiunge il fondo a -558. La seconda fase dal 1967 al 1973 vede all'opera una nuova generazione, soprattutto francese - il motore è naturalmente Fighiera - e lo sviluppo dichiarato è intorno ai 16 km (2a fase).

     Ancora stasi di esplorazioni, si va, si fa qualcosa ma il risultato stenta ad essere clamoroso, finalmente nel 1979 si scopre Belladonna e la 3a fase ha inizio.

     Questa con alti e bassi dura da 12-13 anni con parziale rinnovamento degli esploratori, ma sempre generosa di risultati: l'anno eccezionale è stato il 1983 con S2, Gola del Visconte, Essebue e Filologa. Poi il solito tran-tran, a volte va bene a volte no. Quello che possiamo dire è che le zone in cui esplorare si fanno sempre più lontane.

     Ultima nota, e prendiamola per quel che vale, dei 33,5 km esplorati l'area GSP ne ha fatti circa 17, il GSI intorno ai 4, il resto lo hanno fatto i francesi. A bientôt.

 

Complesso di Piaggia Bella: andamento delle esplorazioni negli anni

 

 

43

pagina
originale

 

Attività biospeleologica 1992


Achille Casale

     L'appuntamento annuale con il bollettino Grotte mi coglie ogni volta impreparato: un anno passa con una velocità incredibile, a mano a mano che gli anni si accumulano questa velocità pare aumentare ulteriormente. Per chi, come il sottoscritto, non ha l'abitudine di tenere un'agenda o un diario della propria attività quotidiana, un appuntamento fisso quale è questo resoconto rappresenta pertanto una buona occasione di riepilogo e di bilancio, ottenuto per lo più controllando appunti, località e date del materiale raccolto, lavori messi in cantiere e (talora) completati, flaconi, provette e preparati microscopici smistati o semplicemente accatastati.

     Ecco dunque in breve, ancora una volta, una sintesi dell'attività biospeleologica svolta nel corso dell'anno che se n'è andato, articolata, come di consueto, per settori geografici visitati.

Alpi Occidentali

     Nulla di particolare dalle nostre vecchie, super-esplorate, ma sempre impareggiabili Alpi del Piemonte, alle quali torno sempre con immutato entusiasmo, approfittando dei giorni estivi di vacanza a Limone o delle brevi permanenze a Ivrea.

     In agosto, come di consueto, ho visitato o rivisitato qualche buchetto delle Carsene (rese sempre più inaccessibili da crolli e frane della strada militare, sul versante di Limone), e ho scavato letteralmente, a colpi di zappetta, qualche nuova cavità nell'"Ambiente sotterraneo superficiale" delle faggete della Val Grana.

     Alcune di queste uscite sono state allietate dalla compagnia di Augusto Vigna, che abbandonata la millenaria Roma migra ogni anno ai suoi quartieri di estivazione in quel di Sambuco. E ancora con Augusto, ma questa volta fra le mura della capitale, in primavera abbiamo dedicato alle nostre Alpi Occidentali il sacrificio umano... di noi stessi; giornate e nottate trascorse barcollanti a terminare un lavoro di sintesi sulla Carabidofauna di quest'area così complessa: una faticaccia che tuttavia ci ha dato grandi soddisfazioni, non solo e non tanto per la mole di lavoro (sulla cui qualità saranno altri a esprimere giudizi), ma per la rievocazione e la rivisitazione di tante montagne e di tante grotte del Piemonte, dove Carabidi quali Duvalius, Agostinia, Doderotrechus e Sphodropsis la fanno da padrone da millenni, ignari del fatto che qualcuno possa interessarsi a loro, o alle cavità che li ospitano.

Alpi Orientali

     In giugno, grande convergenza di speleologi su Asiago per il Congresso Internazionale di Speleologia, organizzato con fatica e grande impegno dai nostri amici veneti.

     Non sono in grado di esprimere giudizi sulla qualità e sui risultati ottenuti nelle sezioni dedicate alla speleologia fisica ed esplorativa, per la scarsa (confesso!) mia partecipazione ai lavori svolti su tali argomenti.

     La tavola rotonda dedicata alla Biospeleologia, alla cui organizzazione erano stati incaricati, come membri del Comitato Scientifico del Congresso, ancora Augusto Vigna e chi scrive, si è risolta sostanzialmente in un incontro informale, simpatico e in fondo assai produttivo, fra vecchi amici italiani e non (immancabile il sempre entusiasta Lucien

44

pagina
originale

 

Genest da Grenoble), con un dibattito sullo "stato dell'arte" attuale e sulle prospettive della nostra disciplina, e con gradevoli racconti di nuove esplorazioni e scoperte. l'impareggiabile Zanon da Milano, che con il suo "picon" riesce a cavar fuori i troglobi più straordinari scavando nelle viscere della terra, ci ha anche raccontato le sue avventure e le emozioni provate trascorrendo giorni e notti, da solo, in fondo alla Spluga della Preta per vedere come passa il tempo l'Italaphaenops dimaioi nel suo regno sempre uguale.

     Da segnalare poi la bellezza di un documentario realizzato da Caoduro e colleghi sugli animali troglobi allevati nel laboratorio di biospeleologia ricavato nei sotterranei di Verona (vedi precedente relazione biospeleologica 1991).

     E come di consueto abbiamo approfittato di questa occasione congressuale per una visita alle belle foreste e alle trincee dell'Altopiano di Asiago, per vedere Orotrechus e Speluncarius nel loro ambiente naturale. Sulla via del ritorno, con Claudio Ghittino il sottoscritto ha poi ritentato la fortuna nelle profondità dei Lessini alla vana ricerca di Lessinodytes caoduroi, mentre romani e vicentini realizzavano più proficue raccolte di materiale vivo nelle grotte presso Monte di Malo, per rimpinguare gli allevamenti dei laboratori dell'Università di Roma.

Sardegna

     La regione in cui più opero, ormai per il terzo anno consecutivo, accenna a perdere il suo fascino speleologico e biospeleologico, che ben conoscono tutti coloro che periodicamente sentono il bisogno di ritornarci con rinnovato piacere.

     Con l'appoggio degli amici del Gruppo Speleologico Sassarese, ed in particolare di Giuseppe Grafitti, Mauro Mucedda e Davide Pala, ho avuto ancora modo di ritornare in luoghi del Nuorese nei quali è nota e si è sviluppata la biospeleologia sarda: i Supramonti di Oliena e di Urzulei (in quest'ultimo, in un'escursione allietata da grandi spiedini di

Vasche concrezionate di calcare nelle foreste del Parco Naz. di Uanglong, 3200m (Cina, Sichman settentrionale) (foto A. Casale)

45

pagina
originale

 

salsicce fra i lecci secolari, sono state accertate due nuove stazioni di Sardaphaenops supramontanus), la Valle del Lanaitto, le grotte di "Scavi Taramelli" e "Pisanu" presso Dorgali. E poi ancora belle salite alle grotte del Monte Albo (chi l'avrebbe detto che a poche centinaia di metri c'era la prigione di Farouk... ?), e belle discese a Su Palu.

     Un'uscita sempre piacevole, e ormai classica, è quella che organizzo ogni anno alla grotta di Su Guanu presso Pozzomaggiore, che vede una grande partecipazione di studenti e di docenti nell'ambito del Laboratorio di Biologia Sperimentale della Facoltà di Scienze. E per spiegare speciazione, selezione, adattamento, ecosistemi e tante altre cose, quale può essere un laboratorio migliore di una grotta in cui sono facilmente osservabili grandi colonie di Chirotteri e relativo guano, zecche parassite di Chirotteri, Insetti guanofili e saprofagi (compresa una specie endemica di Batiscino: Ovobathysciola grafittii)), e Artropodi predatori che vagano sulle pareti e sul pavimento della cavità?

     Ma per un veterano del Golfo di Orosei, l'uscita più entusiasmante, a distanza di 22 anni, non poteva che essere quella organizzata al Bue Marino con Davide Pala e con gli amici romani (Augusto Vigna con Pietro, Marina Sbordoni, Elvira Dematteis e Vezio Cottarelli), e con l'appoggio e l'ospitalità eccellenti degli amici dorgalesi. Scopo primario della visita era la ricerca di un Crostaceo segnalato molti anni fa di una grotta di Corsica e della grotta del Bue Marino (il Talitride Orchestia remyi). Come spesso accade in questi casi, la ricerca del gamberetto non è stata fruttuosa, ma è stata compensata dalle interessantissime "pescate" di Vezio nelle acque profonde dei laghi dolci della grotta. Dal canto mio, ho apprezzato molto il rivedere qualche Speomolops vagante sulle grandi spiagge interne: quattro esemplari raccolti vivi e riposti in thermos, pur fra rovesciamenti di canotti, botte e cadute varie, sono giunti felicemente ai laboratori di Roma, dove ancora oggi, a distanza di molti mesi, vivono e si rimpinzano beati.

Cina

     L'annuale esperienza esotica, nel '92, si è realizzata in un angolo remoto della Cina, nel nord della provincia del Sichuan, quasi al confine con in Gansu. E le avventure non sono mancate.

     Dopo un Congresso Internazionale di Entomologia a Pechino a fine giugno, a cui hanno partecipato quasi tremila persone (chi l'avrebbe detto che tanti Cinesi erano interessati ai bacarozzi?), abbiamo raggiunto Chengdu (sono circa 4 ore di volo), "piccolo capoluogo" di quasi 10 milioni di abitanti. Miracoloso appuntamento con Franco e Liliana Cavazzuti, di ritorno da una provincia confinante, e poi con Augusto Vigna, Emanuele Piattella, Cavazzuti, famiglie, autista e guida locale, siamo partiti per farci tre giorni di furgone su stradine già semidistrutte dal monsone (che nei giorni precedenti aveva fatto qualche centinaio di morti), con passaggi dai 2000 ai 4000 m, per raggiungere i favolosi parchi del Panda Gigante.

     La visita di queste montagne, purtroppo ormai in gran parte deforestate, è un'esperienza che consiglio (dopo l'Amazzonia) a chiunque sia interessato all'ormai familiare "biodiversità": per vedere come Conifere di molte specie, Betulle, e centinaia di specie di Rododendri, possano convivere a 2500-3000 metri con Orchidee e grandi farfalloni tipici di flore e faune tropicali. Il carsismo nella zona è straordinario, con pareti calcaree che si elevano per migliaia di metri, risorgenze enormi, fiumi che scorrono formando vasche di calcare per chilometri su dislivelli di 700-800 m (v. foto).

     Abbiamo purtroppo visitato una sola grotta a quasi 4000 metri di quota, sotto un tempio buddista, frequentata dai pellegrini locali, nella quale non si sono ottenuti reperti degni di nota. Interessanti sono state invece le raccolte in foresta e nei pascoli di alta

46

pagina
originale

 

quota. Nel frattempo, un "colpo di coda" del monsone sommergeva o faceva crollare tutte le strade ancora percorribili della regione, bloccandoci, in teoria a tempo indeterminato, fra montagne e foreste inaccessibili. Fortuna ha voluto che la nostra sorte, condivisa da un gruppo di Cinesi di Taiwan, mettesse in moto con notevole efficienza (basta pagare!) le forze armate di Chengdu, che con due possenti elicotteri militari sono giunte tempestivamente a prelevarci e a portarci, con un volo incredibile su montagne inesplorate coperte di nubi e di foreste, fino al punto di partenza. Le notizie telefoniche dall'Italia, a distanza di un mese, davano comunque ancora l'autista e il furgone bloccati fra le montagne...

     Avventure a parte, abbiamo constatato come spedizioni leggere per scopi non strettamente "turistici" stiano diventando possibili in gran parte del territorio cinese, previo contatto con guide capacissime e poliglotte che si vanno sempre più organizzando. La nota dolente, come al solito, è rappresentata dai costi non proprio irrilevanti.

     L'esperienza in Cina mi faceva comunque riflettere su un complimento, rivoltomi anni fa da Giovanni Badino proprio su queste pagine, in un articolo rievocativo dell'attività del GSP. Scriveva Giovanni che "Achille provinciale non lo è mai stato". Oggi, in tempi di vetero-localismi e provincialismi mascherati dalla sempre sacrosanta "riscoperta delle proprie radici", sono in grado di apprezzare molto di più quel complimento, rivoltomi da uno speleologo che passa con la massima indifferenza dagli abissi del Marguareis alle grotte gelate dell'Asia Centrale e ai carsi tropicali del Brasile: al mio ritorno dalla Cina, in un pacco di estratti inviatimi dal massimo specialista giapponese di Carabidi cavernicoli mondiali, ho trovato la descrizione di un incredibile nuovo genere di Trechini afenopsiani appena scoperto in una grotta della Cina meridionale. E nel lavoro in causa il grado di specializzazione dell'animale è confrontato, fra tutti quelli possibili, proprio con quello di un ...Sardaphaenops !

     Lasciamo dunque i provincialismi, e i ristretti confini umani, a chi non si occupa di grotte e di animali di grotta: per comprendere qualcosa di carsismo e di biospeleologia, regioni, nazioni e continenti sono veramente una cosa sola.

Altre attivita'

     PierMauro Giachino, con alcuni colleghi torinesi e con Dante Vailati del Museo di Storia Naturale di Brescia, ha esplorato in primavera numerose grotte di Grecia e di Bulgaria, nell'ambito dell'attività di ricerca del Museo Regionale di Scienze Naturali, attività sulle quali si sono abbattute le ire del Ministro Costa. I reperti sono stati interessantissimi e sono attualmente in studio.

     Ancora con Pier Mauro, e con Mirto Etonti del Gruppo Grotte "S. Marco" di Venezia, abbiamo appena descritto uno straordinario nuovo Orotrechus afenopsiano delle grotte ghiacciate di alta quota del Feltrino (v. figura).

     A settembre, con Weber e collaboratori dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Münster, abbiamo portato ad un Congresso Internazionale in Belgio i dati rilevati sull'eco-fisiologia e sui ritmi circadiani di un cavernicolo di casa nostra: lo Sphodropsis ghilianii della Tana della Dronera, che in allegra brigata, dopo aver superato senza problemi lo scomodo viaggio postale fino a destinazione, campa attivissimo da due anni nei laboratori germanici, con grande soddisfazione di chi se ne prende cura.

     Altre cose sono in cantiere o in programma: ne riparleremo alla prossima puntata.

47

pagina
originale

 

Orotrechus theresiae Casale, Giachino, Etonti, nuovo Carabide Trechino afenopsiano scoperto nelle grotte ghiacciate delle Vette Feltrine (disegno di Dante Vailati)

 

 

48

pagina
originale

 

La Più... Statistiche e dati per gli speleo-datati


Attilio Eusebio

     Per le vostre ennesime notti insonni la A. Eusebio folgoration vi trasmette un nuovo giochino statistico. Scherzi a parte ho cercato di raccogliere tutti i dati fondamentali dei meno-cento piemontesi e marguareisiani (francesi compresi) inserendoli nelle varie specifiche tabelle sul modello di quelle già fatte dal sottoscritto in tempi passati e da Ramella & C sul bollettino GSI.

     L'aggiornamento è a dicembre 1992, mancano tuttavia ancora i risultati GSP nella campagna tardo-autunnale nel vallone delle Masche (Val Ellero) dove c'è un -150 che prosegue tranquillo.

     Le fonti dei dati sono le solite: i bollettini piemontesi (Grotte, Mondo Ipogeo, Labirinti e Orso Speleo), quelli francesi (CDS06, ecc), quelli liguri (GSI e GSBolzaneto), la rivista Speleologia e alcune monografie tra cui "Il complesso carsico di Piaggia Bella". I dati mancanti sono stati estrapolati dal Catasto.

     Naturalmente non ho inventato nulla ma ho ripreso il lavoro fatto più volte (Grotte n° 99, 1989; Grotte n° 79, 1982; Sintesi delle conoscenze sulle aree carsiche piemontesi, AGSP-Regione Piemonte, 1986) si tratta solo di un aggiornamento poderoso.

     Spero di non aver dimenticato troppo e spero anche che gli errorini mi saranno perdonati (giuro che non c'è malizia).

Commenti

     Chi più ne ha più ne metta, a me vengono in mente queste considerazioni:

a) Le grotte piemontesi più profonde di 500 m sono ben 9;

b) Lo sviluppo di Piaggia Bella si aggira intorno ai 33500 m;

c) 35 grotte piemontesi hanno uno sviluppo superiore al chilometro;

d) La somma delle "più lunghe" ci porta a oltre 130 km di condotti e pozzi,...auguri;

e) I menocento sono ben 109 di cui 75 sul Marguareis; nel 1982 erano 69 in tutto di cui 47 sul Marguareis e così via (cfr. a proposito l'allegato grafico dell'andamento delle scoperte negli anni 1982, 1986, 1988,1992).

Auguri e buon divertimento.

 

 

CMS - Centre Mèditerranèen de Spèlèologie di Nizza e Tolone; GSP - Gruppo Speleologico Piemontese CAI-Uget Torino; GSM - Gruppo Speleologico Marchigiano di Ancona; GSBi - Gruppo Speleologico Biellese CAI Biella; GSI - Gruppo Speleologico Imperiese CAI; CM - Club Martel di Nizza; GSAM - Gruppo Speleologico Alpi Marittime CAI di Cuneo; GSBolzaneto - Gruppo Speleologico Bolzaneto di Genova; GSB - Gruppo Spel. Bolognese; GSF - Gruppo Spel. Faentino; ACT - Abîme Club Toulon; ACN - Abîme Club Niçois; SCV - Speleo Club de Vallauris; CCDF - Camping Club de Paris; CGEB - Commissione Grotte E Boegan, Trieste; SCT - Speleo Club Tanaro di Garessio e Ormea; GSG - Gruppo Speleologico Giavenese CAI, Giaveno; GGDebelijak - Gruppo Grotte Debelijak di Trieste; SCS - Speleo Club di Saluzzo; GGM - Gruppo Grotte Milano; GSCuneese - Gruppo Spel. Cuneese poi GSAM

 

49

pagina
originale

 

Diagramma grotte-anni

Panoramica del massiccio del Marguareis (foto A. Eusebio)

50

pagina
originale

 

I MENOCENTO PIEMONTESI

n° catasto

nome

quota (mslm)

profondità (m)

Sviluppo (m)

sistema carsico

anni espl.

Gruppi espl.

1

296/7-675 Pi

Complesso della Mutera

1305

+500

10000

Alpe Stanti-Mutera

1961-1990

GSP, SCT, vari

2

----

Abisso Ngoro-Ngoro

2150

-470

1800

Mongioie-Vene

1991

GSP, vari

3

873 Pi/Cn

Abisso Bacardi

1785

-430

4500

Cima Artesinera-Stalla Buorch

1985-1991

GSAM, GSP, vari

4

197 Pi/Cn

Abisso Artesinera

1870

-355

1000?

Cima Artesinera-Stalla Buorch

1973-1990

GSP

5

943 Pi/Cn

Abisso Omega 11 - Omega X

1850 ca

-342

-------

Alpe Stanti-Mutera

1987

SCT

8

906 Pi/Cn

Abisso dei Caprosci

2435

-307

-------

Cima Brignola-Vene

1987

GSI

7

907/908Pi/Cn

Complesso C1-Regioso

2150

-306

6000

Cima Revelli-Regioso

1986

GSI

8

209 Pi/Cn

Abisso delle Frane

2220

-300

-------

Mongioie-Vene

1958-1987

GGDebeljak, GSI

9

-------

Abisso Baygon

-------

-295

-------

Mongioie-Vene

1987

GSP

10

-------

Abisso M16

2580?

-280

-------

Mongioie-Vene

1992

GSI, vari

11

869 Pi/Cn

Abisso Dolly

1775

-275

1400

Mondolè-Artesina

1981

GSP

12

-------

Abisso Joe Gru

-------

-264

1000

Mongioie-Vene

1992

GSI

13

181 Pi/Cn

Garbo della Donna Selvaggia

1125

-259

1000

Valdinferno

1987-1990

GSP-GSG

14

403/4/5 Pi/Cn

Complesso A7-A20-Gruppetti

1984

-230

1750

Mongioie-Vene

1987

GSP, GSBi

15

192 Pi/Cn

Abisso Ciuaiera

1755

-216

-------

Antoroto

1961

GSP

16

114 Pi/Cn

Tana del Forno

1045

-204

1500?

Turbiglie-Galliani

1884-1990

GSP-GSAM

17

-------

Abisso R5

-------

-200

-------

Cima Revelli-Regioso

1992

GSI, vari

18

108 Pi/Cn

Grotta di Bossea

836

+184; -15

2640

Prato Nevoso - Bossea

1956-1990

GSAM, GGM, GSP

19

289 Pi/Cn

Abisso di Perabruna

2080

-197

-------

Antoroto

1967

GSP

20

1001 Pi/Cn

Grotta di Riomartino

1530

+188

2500

Valle Po

1988

GSP, SCS, vari

21

-------

Abisso Sono Velenoso

2375

-183

-------

Cima Brignola - Vene

1992

GSP, GSG

22

138 Pi/Cn

Garb dell'Omo inferiore

1100ca

171

1500

Valdinferno

1990

GSP

23

-------

Buco dello skilift

1720

-165

500

Mondolè - Artesina

1991

GSP-GSG

24

-------

Abisso Big Jim

-------

-164

-------

Mongioie-Vene

1990

GSI

25

103 Pi/Cn

Grotta delle Vene

1550

155

4700

Mongioie-Vene

1987

Vari

26

-------

Abisso Mauro Ezio Gola

1025

-151

-------

Valdieri

1988

GSAM

27

2509 Pi/Cn

Grotta delle Arenarie

760

-144

3000

Monte Fenera

1980

GSBi

28

-------

Abisso Big Sur

2200

-143

Mongioie-Vene

1990

GSP

29

321 Pi/Cn

Pozzo di Antonio

1370

-125

-------

Val Tanaro

1970

GSP

30

-------

Pozzo C10

-------

-110

-------

M. Rotondo

1991

GSI

31

1013 Pi/Cn

Abisso di Benesì

873

-108

-------

M. Tamone-Bernezzo

1955

GSCuneese, GSP

32

419 Pi/Cn

B11 o Pozzo del Rappello

2140

-105

125

Mongioie-Vene

1970

GSP

33

116Pi/Cn

Garb del Mussiglione

1692

-105

1000

M. Mussiglione

1981

GSP

34

-------

Pozzo V3 o Alien

-------

-100

-------

Valle Stura

1976

GSI

 

51

pagina
originale

 

LE PIU' LUNGHE PIEMONTESI (superiori a 1000m)

nome

Sviluppo (m)

zona carsica

anni espl.

1

Complesso di Piaggia Bella

33500

Marguareis

1944-1992

2

Complesso Conca delle Carsene

12200

Marguareis

1953-1989

3

Labassa

12000

Marguareis

1984-1991

4

Complesso della Mutera

10000

Val Corsaglia

1961-1990

5

Complesso C1-Regioso

6000

Val Tanaro

1986

6

Complesso F5-F33

5000

Marguareis

1965-1987

7

Grotta delle Vene

4700

Mongioie

1987

8

Abisso Bacardi

4500

Cima Artesinera

1985-1991

9

Grotta del Caudano

3200

Val Maudagna

1981

10

Grotta delle Arenarie

3000

Monte Fenera

1980

11

Grotta di Bossea

2640

Val Corsaglia

1956-1990

12

Grotta di Riomartino

2500

Valle Po

1988

13

Arma del Lupo inferiore

2200

Val Tanaro

1980

14

Abisso Libero

2000 ?

Marguareis

1988-1990

15

Abisso Valmar

2000 ?

Marguareis

1988-1991

16

Abisso OFreddo

1900

Marguareis

1988

17

Abisso Ngoro Ngoro

1800

Mongioie

1991

18

Complesso A7-A20-Gruppetti

1750

Mongioie

1987

19

Tana del Forno

1500 ?

V. Roburentello

1884-1990

20

Abisso Ferragosto (E103)

1500 ?

Marguareis

1981-1991

21

Garb dell'Omo inferiore

1500

Valdinferno

1990

22

A11-Cuore di Pietra

1500ca

Marguareis

1988-1989

23

Abisso Dolly

1400

Mondolè

1981

24

Abisso della Filologa

1400

Marguareis

1983

25

Abisso 6C (John Beluschi)

1350

Marguareis

1974-1987

26

Grotte del Bandito

1025

Val Gesso

1988

27

Abisso dei Perdus

1000 ca

Marguareis

1959-1974

28

Aven Marcel

1000 ?

Marguareis

1971-1984

29

Abisso Artesinera

1000?

Val Maudagna

1973-1990

30

Garbo della Donna Selvaggia

1000

Valdinferno

1987-1990

31

Garb del Mussiglione

1000

M. Mussiglione

1981

32

Abisso F3 - Volante

1000

Marguareis

1964-1986

33

Complesso O3-O4-O5

1000

Marguareis

1982-1986

34

Carsena del Ferà

1000

Marguareis

1957-1990

35

Abisso Joe Gru

1000

Mongioie

1992

 

La parete nord del Marguareis (foto A. Eusebio)

52

pagina
originale

 

I MENOCENTO MARGUAREISIANI

n° catasto

nome

Quota (m slm)

profondità (m)

sviluppo (m)

sistema carsico

nazione

anni espl.

gruppi espl.

1

Complesso di Piaggia Bella

-925

33500

Foce

Italia

1944-1992

Vari

190 Pi/Cn

Abisso R.Gachè

2525

-638

(2000)

692 Pi/Cn

Abisso Essebue

2525

-405

(1000)

895 Pi/Cn

Abisso S2 (Carciofo)

2357

-370

(3900)

161 Pi/Cn

A. Caracas (Chiesa di Bac)

2297

-415

(2000)

687 Pi/Cn

A. Gola del Visconte

2272

-330

(3600)

162 Pi/Cn

A.Jean Noir (dei Pensieri)

2246

-310

(700)

690 Pi/Cn

Abisso dell'Indiano (Velchan)

2223

-250

689 Pi/Cn

Buca delle radio

2170

160 Pi/Cn

Carsena di Piaggia Bella

2157

-556

638 Pi/Cn

Abisso Solai

2033

-195

(1000)

987 Pi/Cn

Arma delle Mastrelle

1927

-130

2

Complesso Conca delle Carsene

-759

12200

Pis del Pesio

Italia

1953-1989

Vari

199 Pi/Cn

Abisso Straldi

2201

-614

1953-1987

CMS-GSP-GSM

616 Pi/Cn

Abisso Cappa

2148

-706

1968-1992

Vari

651 Pi/Cn

Abisso 18 o Mimoso

2024

-180

1982

GSP-CMS

-----

Abisso Denver

2000

-130

1988

GSBi

3

638 Pi/Cn

A11-Cuoredi Pietra

2260ca

-680

1500ca

Foce

Italia

1988-1989

GSP

4

948 Pi/Cn

Labassa

1890

-546

12000

Foce

Italia

1984-1991

GSI + vari

5

222 Pi/Cn

Abisso dei Perdus

2221

-539

1000ca

Pis del Pesio

Italia

1959-1974

CM-CMS-GSP-GSAM

6

694 Pi/Cn

Abisso Ferragosto (E103)

2150

-509

1500?

Foce

Italia

1981-1991

GSBolzaneto

7

Complesso F5-F33

-507

5000 ca

Foce

Italia

1965-1987

Vari

602 Pi/Cn

Abisso Eraldo Saracco - F5

2122

-507

1965-1987

GSP,GSB,GSF

726 Pi/Cn

Abisso dei Passi perduti F33

2060

-415

1976

GSP, CMS, ACT

8

24-78

Abisso Penthotal

2130

-500

1500 ?

Pis del Pesio ?

Francia

1981-1990

GSP, ACN

9

-----

Abisso Libero

2525

-500

2000 ?

Foce ?

Italia

1988-1990

GSI, GSP

10

Abisso Valmar

2110

-480

2000 ?

Pis del Pesio

Italia

1988-1991

Vari

11

621 Pi/Cn

Abisso 6C (John Beluschi)

1907

-445

1350

Pis del Pesio

Italia

1974-1987

CMS, GSAM

12

24-80

Aven Joel

2149

-432

2600

Foce

Francia

1981-1987

CM, SCV, vari

13

618 Pi/Cn

Aven Marcel

2175

-428

1000 ?

Pis del Pesio

Italia

1971-1984

Vari

14

24-14

Trou Souffleur

2140

-420

850

Foce ?

Francia

1962-1975

CM, vari

15

24-108

Trou des Parisiens 24CF41

2230

-413

750

???

Francia

1987-1988

GSP-CCDFParigi

16

691 Pi/Cn

Abisso della Filologa

2022

-405

1400

Foce

Italia

1983

GSP

17

-----

Abisso Ofreddo

2350

-400

1900

Foce

Italia

1988

GSP

18

24-61

G. Khazad'Dum (des Quattre)

2200

-393

-----

???

Francia

1978-1984

CM, CMS, ACT

19

-----

Gouffre Serge

2261

-356

-----

Pis del Pesio

Italia

1974-1978

CM, SCV

20

24-110

Buco della Scovola

1985

-355

1150

Foce ?

Francia

1989-1990

GSP

21

601 Pi/Cn

Abisso C.Volante o F3

2189

-342

1000 ?

Foce

Italia

1964-1986

GSP, vari

22

24-27

Gouffre des Trois (des echelles)

2052

-340

1000 ?

???

Francia

1976-1990

CM, vari

 

53

pagina
originale

 

23

24-46

Trou Chou-Fleur

2155

-308

500??

???

Francia

1973-1975

CM,CMS,ACT

24

615 Pi/Cn

Abìsso Tranchero (4-5)

2150

-292

800

Pis del Pesio

Italia

1967-1984

CMS, GSAM

25

924 Pi/Cn

Gouffre Fondant (8-5)

2135

-264

-----

Pis del Pesio

Italia

1971-1981?

GSAM, vari

26

159 Pi/Cn

Voragine del Biecai

2108

-255

350

Val Ellero

Italia

1955

GSP

27

Complesso O3-O4-O5

-235

1000

Foce ?

Italia

1982-1986

GSP

926 Pi/Cn

Abisso O3

2379

927 Pi/Cn

Abisso O4

2370

928 Pi/Cn

Abisso O5

2353

28

Abisso Scarasson

-230

300?

Pis del Pesio

Italia

1960-1974

CM, CMS

773 Pi/Cn

Abisso 8C

2115

221 Pi/Cn

Abisso 7C

2100

29

686 Pi/Cn

Abisso dei Piedi Secchi

2275

-220

-----

Foce

Italia

1973

GSP-CMS

30

-----

Abisso Shukpan Chan

2360

-215

-----

Pis del Pesio

Italia

1986-1988

ACN

31

656 Pi/Cn

Abisso Omega 5

2425

-215

300

Foce

Italia

1971-1972

GSP, CMS

32

24-7

Aven de Navela

2220

-207

-----

????

Francia

1952-1975

CMS, ACT

33

685 Pi/Cn

Abisso Deneb

2276

-200

275

Foce

Italia

1973

GSP-CMS

34

824 Pi/Cn

Pozzo Pi Greco

2035

-194

-----

Pis del Pesio

Italia

1981-1987

GSP

35

535 Pi/Cn

A Sodoma e Gomorra A28

2270

-180

300

Foce

Italia

1980

GSP, CGEB

36

808 Pi/Cn

Abisso Sir Francis Drake

2240

-175

260

Cima Fascia

Italia

1984

GSP

37

Carsena del Ferà

-174

1000

Foce

Italia

1957-1990

GSP, vari

202 Pi/Cn

Carsena del Ferà

2155

-----

2° ingresso

2171

-----

3° ingresso

2175

-----

4° ingresso

2185

38

949 Pi/Cn

Abissotto della Mirauda

2060

-170

300

Mirauda

Italia

???

GSS

39

612-613Pi/Cn

F15-F16 Pozzo dei 3 Gìovanni

2130

-156

-----

Foce

Italia

1966

GSP, GSF

40

693 Pi/Cn

Abisso Armaduk

2139

-152

400

Foce

Italia

1983-1984

GSP, vari

41

-----

Aven la Martine

2100

-150

-----

Pis del Pesio

Italia

1974

CM

42

978 Pi/Cn

Abisso Nevado Ruitz

1928

-150

700

Foce

Italia

1985-1986

GSP

43

761 Pi/Cn

Abisso Rangjipur (1-5)

2200

-145

Carsene

Italia

1974

GSP-GSAM-SCT

44

-----

Abisso della Puerpuera

2565

-140

-----

Foce

Italia

1982-1991

GSP-GSG

45

-----

Aven du Chardon

1990

-135

-----

????

Italia

1986-1988

ASSCA Nancy

46

24-56

Aven de l'ail

2325

-135

300

????

Francia

1978-1990

Vari

47

898 Pi/Cn

Pozzo Velasquez S5

2285

-127

-----

Foce

Italia

1982

GSI

48

755 Pi/Cn

Abisso Carbonè 2-25

2000

-121

-----

Pis del Pesio

Italia

1974

GSAM

49

899 Pi/Cn

Pozzo Arapaho S24

2057

-120

-----

Foce

Italia

1983

GSI

50

541 Pi/Cn

Pozzo A20

2320

-120

250

Foce

Italia

1980

GSP

51

977 Pi/Cn

Abisso Venatur

2100

-120

200

Foce

Italia

1986

GSP

52

550 Pi/Cn

Pozzo A16

2320

-120

130

Foce

Italia

1978

GSP

53

24-38

Aven de l'Armuse

2360

-119

-----

Pis del Pesio ??

Francia

1966-1973

CM

54

896 Pi/Cn

Abisso Peter Pan S18

2386

-119

-----

Foce

Italia

1983

GSI, vari

55

756 Pi/Cn

A. San Minorde 8-15

2100

-115

75

Pis del Pesio

Italia

1977-1982

GSAM

56

617 Pi/Cn

Gouffre Goiran - Straldi 2

2150

-110

-----

Pis del Pesio

Italia

1967-1974

CM

57

763 Pi/Cn

Pozzo 2-2

1856

-109

-----

Pis del Pesio

Italia

1967

GSAM

58

158 Pi/Cn

Abisso di Serpentera

2176

-108

-----

Val Ellero

Italia

1959

GSP

59

24-31

Aven Le Gaspì

2065

-107

-----

????

Francia

1964

CM

60

752/3/4 Pi/Cn

9-10/20/30 Pertus d'le Masche

2090

-101

107

Pis del Pesio

Italia

1971-1983

GSAM

61

-----

Aigle aux Onions

2300

-100 ca

-----

????

Francia

??

??

 

54

pagina
originale

 

LE PIÙ PROFONDE PIEMONTESI (inferiori a -400m)

nome

profondità (m)

sviluppo (m)

zona carsica

anni espl.

1

Complesso di Piaggia Bella

-925

33500

Marguareis

1944-1992

2

Complesso Conca delle Carsene

-759

12200

Marguareis

1953-1989

3

A11 - Cuore di Pietra

-680

1500 ca

Marguareis

1988-1989

4

Labassa

-546

12000

Marguareis

1984-1991

5

Abisso dei Perdus

-539

1000 ca

Marguareis

1959-1974

6

Abisso Ferragosto (E103)

-509

1500 ?

Marguareis

1981-1991

7

Complesso F5-F33

-507

5000 ca

Marguareis

1965-1987

8

Abisso Libero

-500

2000 ?

Marguareis

1988-1990

9

Complesso della Mutera

+500

10000

Val Corsaglia

1961-1990

10

Abisso Valmar

-480

2000 ?

Marguareis

1988-1991

11

Abisso Ngoro Ngoro

-470

1800

Mongioie

1991

12

Abisso 6C (John Beluschi)

-445

1350

Marguareis

1974-1987

13

Abisso Bacardi

-430

4500

Cima Artesinera

1985-1991

14

Aven Marcel

-428

1000 ?

Marguareis

1971-1984

15

Abisso della Filologa

-405

1400

Marguareis

1983

16

Abisso Ofreddo

-400

1900

Marguareis

1988

 

Panoramica del Marguareis (foto A. Eusebio)

 

 

55

pagina
originale

 

I mercoledì culturali


Giovanni Badino

     Mi sembra che la base di esistenza di un gruppo grotte non sia tanto nel suo magazzino, né nella sua attività, quanto piuttosto nella sua capacità di trasmettere le conoscenze che esso contiene. Letto in questo modo diventa semplice capire perché siano necessarie molte persone, molte esperienze, e perché certi gruppi grotte neo formati abbiano una tale facilità a svanire nel nulla.

     Vuoi dire questo che un gruppo coincide con la sua capacità di fare corsi? No. I corsi di speleologia sono il modo più evidente e razionalizzato per trasmettere due palle su tecniche e movimenti elementari, dopo di che...

     Dopo di che, in genere, ci si trova circondati da gente che in grotta sa a malapena spostarsi e non sa quasi nulla di speleologia. Dopo di che, dunque, la speranza di miglioramento si trova appesa alle dirette esperienze individuali (tanto varrebbe essere da soli, allora), a rari corsi di livello maggiore, quando ci sono (ma i torinesi li snobbano: chi ha fatto il corso GSP non ha più nulla da imparare...) e soprattutto alle tradizioni orali: racconti fatti davanti a profondi te, altri narrati per stare svegli sulla strada del ritorno a casa mentre sul sedile dietro ronfano, frammenti di spiegazione in riunione. Eppure quel che rimane da comunicare è la parte essenziale, è la conoscenza del territorio, sia fisico (questa o quella grotta), sia storico (chi ha fatto quello, e come), sia culturale (come si fa o cos'è quello).

     A Torino e in giro ho visto negli ultimi anni che, se da una parte il livello tecnico medio è migliorato, dall'altra è cresciuta la convinzione che la speleologia coincida con la tecnica elementare di progressione; la cosa è grave: se l'apprendimento viene limitato ai corsi alla lunga, pian piano, la speleologia la faranno non tanto degli speleologi ma dei vecchi, saccenti ex-allievi di remoti corsi di speleologia elementare. Guardati attorno, lettore, e vedrai che qua e là già succede.

     Per questi motivi bisognava fare qualcosa prima che analfabetismo di ritorno e arteriosclerosi rendessero inaccessibili le conoscenze sepolte nella testa dei vecchi irriducibili.

     Prima di tutto occorreva capire quali fossero le esigenze dei soci, ed allora ho preparato e distribuito un questionario in cui si proponevano un mucchio di lezioni e si richiedeva di segnare quali fossero l'interesse (nullo, poco, medio, tanto, tantissimo) e quale l'urgenza. L'analisi l'ho poi suddivisa per classi di età speleologica in modo da capire sia di quale tipo sia di quando avevamo fatto cappelle didattiche.

     Le classi di età erano: anni 0, anni 1,2 o 3, anni 4,5,6,7, oltre.

     Sono stati compilati 25 questionari: vediamo un po' i risultati.

     La prima serie di domande verteva su: questioni esplorative per il GSP.

     L'interesse suscitato dal "Monte Corchia" è medio, in tutte le classi di età, molto alto invece quello dei problemi delle "Porte di Ferro", cioè l'attuale parte finale di Piaggia Bella, è alto anche quello di "Altre questioni in Piaggia Bella".

     Le "Altre questioni sul Marguareis" suscita un buon interesse, specie nei compilatori di media età speleologica. La popolarità di "Carsene", "Zone calcaree piemontesi classiche", "Zone calcaree piemontesi esotiche", invece, è simile a quella del Corchia: media.

56

pagina
originale

 

     Pure medio e l'interesse del "Grignone" che continua a non suscitare l'entusiasmo subalpino. Le "Regioni carsiche lombarde" comunque, non interessano praticamente a nessuno: la speleologia lombarda dorma pure sonni tranquilli, per i torinesi il Ticino "l'è trop largh". L'Appennino, invece, non è ritenuto troppo alto dato che l'interesse che suscitano le "Regioni carsiche liguri" è medio alto, soprattutto fra i nuovi arrivati, e anche le Alpi sono ritenute valicabili dato che l'Alta Savoia è pure di interesse medio-alto eccetto che per vecchi snob.

     La seconda serie di domande riguardava invece delle questioni esplorative culturali.

     I calcari del Veneto sono poco interessanti, e di medio interesse per tutte le fasce di età i calcari in Italia. Poco interessanti anche le distribuzioni dei calcari in giro per il mondo. La speleologia glaciale, invece, suscita un disinteresse diffuso fra i vecchi (lo sapevo già) ma nelle classi minori raccoglie sia entusiasti, sia detrattori.

     L'interesse a sentirsi dire dove sono e come sono fatte le "Grandi cavità a portata di mano" è medio: decisamente non è lo speleo-escursionismo il collante che tiene insieme il GSP. Né il "Carso" suscita particolari emozioni probabilmente perché "nbellesì aie 'l Cars e 'l Carsin". Più fortunate (medio-alto) le Apuane in generale, ma scarso è l'interesse per calcari di centro Italia e di Sardegna. Invece è molto alto l'interesse per la "Speleogenesi" e ancor di più per un po' di "Geologia per speleologi": solo i vecchi snobbano.

     La terza serie di proposte era sulle tecniche di grotta.

     Le "Caratteristiche meccaniche dei materiali" suscitano un grandissimo interesse; solo i vecchi, che ci sono invecchiati appesi, le trovano poco interessanti. Ciascuno è soddisfatto dell'imbrago ("Imbraghi") che ha (anche se in genere ha provato solo quello) e non gliene fotte niente di sentisene descrivere varianti, invece la sezione "Trucchi" suscita un interesse diffuso ed altissimo.

     Che cosa si debba "Mangiare" la gente è sicura di saperlo e non vuol sentirselo spiegare. Come si faccia ad "Organizzare una spedizione in luogo lontano" è cosa che il piemontese medio non vuol sapere: suppongo pensi che se gli toccherà di partecipare ad una, lo farà di sicuro su un carro armato, organizzata dall'Esercito.

     I "Nodi", invece sono interessantissimi per tutti tranne i vecchi, ed è spasmodica l'attesa di qualcuno che insegni come cazzo si fa a "Salire in artificiale" e a "Disostruire".

     Anche "Primo intervento medico" e "Autosoccorso" suscitano grande interesse (il secondo, al solito, non fra i vecchi), medio-alto è l'interesse di sentirsi raccontare storie e tipi di "Incidenti in grotta", ma altissimo è l'interesse per gli "Incidenti in montagna", chissà perché...

     La questione che, in assoluto, suscita più interesse (più di quella dei trucchi!) è quella del "Rilevamento": il motivo può essere il desiderio di tutti di approfondire questo arduo tema geografico oppure perché siamo stati ridicolmente insufficienti nell'insegnare queste cose in passato. Io opto per la seconda ipotesi.

     Interessa molto anche il "Disegno delle grotte", cioè la restituzione dei rilievi, e la "Meteorologia sotterranea": della "Fotografia", invece, frega diffusamente poco, come poco anche dei "Tracciamenti".

     Questo era il quadro come appariva l'anno scorso, molto "torinese" (benché i soci GSP siano per lo più dei bastardi immigrati): l'immagine di uno speleologo discretamente preparato, adagiato sulle proprie ricche zone e sulla sua buona fama, soddisfatto di sé più del dovuto e con tendenza ad occultare le proprie ignoranze, poco incline alle novità. Bugia nen, insomma.

57

pagina
originale

 

     Già allora avevamo abbozzato qualche tentativo di partire ma lo scarso entusiasmo del Gotha e il carico di impegni lavorativi che avevo in quel momento li ha spenti prima di iniziare.

     Quest'anno, d'accordo col neopresidente, ce l'abbiamo fatta: abbiamo stabilito che tutti i mercoledì sera, verso le 21.30, si sarebbe tenuto in magazzino un incontro su temi prefissati.

     Siamo partiti a rompere il ghiaccio con un paio di incontri sui trucchi (imbraghi, discensori, bloccanti improvvisati, manovre speciali, autosoccorsini) facendone anche esercizi pratici su un sasso sinché l'accorciamento delle giornate non ci ha ricacciato in casa.

     A quel punto ho imperversato con quattro incontri sulla meteorologia delle grotte; con quella (nonostante la sua oggettiva difficoltà) siamo riusciti ad ottenere una presenza media superiore a quella della riunione del venerdì e soprattutto il fatto che i Mercoledì Culturali sono entrati nell'abitudine. Allora, come speravamo, anche altri si son decisi a spiegare cose e ci sono state due notevoli puntate sulla stabilità meccanica delle grotte (Poppi e Giampiero), e due di Meo a spiegare come e perché sia utile lo studio idrogeologico di una risorgenza carsica.

     Proseguiremo con questioni di "Rilievo", normali e speciali (satellitari, programmi di elaborazione etc) e poi ci inoltreremo nel comunicare e far comunicare le sterminate conoscenze di territori ipogei e di questioni lasciate in sospeso che troppi di noi custodiscono nella testa.

     Sta andando bene, insomma, e ne sono proprio contento: in qualche momento, negli ultimi anni, ho avuto l'impressione che, per pigrizia e disorganizzazione, stessimo uccidendo la scuola di speleologia "torinese", che credo sia di gran lunga la maggiore in Italia.

     E tanto sono più contento che ai Mercoledì Culturali vadano sempre più partecipando gente di altri gruppi dei dintorni: e questo, forse, il segnale migliore. Spero, in particolare, che ci siano anche quando parleremo dei problemi esplorativi lasciati in sospeso.

 

 

 

Recensioni

Speleo sportive dans les Garrigues Nord-Montpellieraines di P. Labadie e F. Vasseur. Ed. Edisud, Aix en Provence, 1992, 119 pagine.

     Si tratta dell'ennesima guida della collana Edisud sulla "France profonde", ormai giunta al volume n. 9. Alle più note Pierre Saint Martin e Marguareis seguono zone meno note ma altrettanto valide, che il GSP usa abitualmente come sede dei vari stages dei corsi.

     L'idea di queste guide è naturalmente molto valida e con l'esperienza gli editori hanno sicuramente migliorato e standardizzato grafica e contenuti.

     In questo caso si parla di una zona poco a Nord di Montpellier, che scopriamo avere più di 5000 grotte in meno di 4500 kmq (indice di carsificazione tra i più elevati del globo).

58

pagina
originale

 

     Si alternano descrizioni di grotte più o meno profonde, al massimo -407 (Aven de la Capitelle) con complessi carsici tuttavia di notevole sviluppo (13 km all'Aven de la Leicasse).

     È naturalmente anche la patria dei sifonisti, una decina di sifoni superano infatti i 65 m di profondità fino ai -93 nel Gouffres des Cent Fonts, con sviluppi notevoli, una dozzina superano i 300 m, fino agli 800 m della Exsurgence de Gourneyrais.

     Nulla di clamoroso o di unico, almeno ad una lettura superficiale, ma sicuramente un ambiente vario che vale la pena, uno stage o l'altro, di essere visitato; la guida propone una trentina di grotte, molto varie, dai profondi pozzi fino alle gallerie freatiche, suddividendole in cinque grandi zone: le Causses de Blandas, il Larzac meridionale e la Seranne, il Ranc de Banes, i monti di Saint-Guilhem ed infine le Garrigues.

     Le descrizioni, come sempre molto attente (anche se bisognerebbe provarle per esserne certi), sono precedute dai capitoli introduttivi di raccomandazioni, speleo-soccorso, rifugi, ecc. e da una decina di utili pagine di carstologia.

     Ogni scheda di grotta consta infine di vari paragrafi (accesso, storia delle esplorazioni, descrizione, scheda d'armo, karstologia, note e bibliografia) che ne fanno un'esauriente descrizione.

     La conclusione non può che essere positiva; anche le dimensioni e la grafica sono ottime, il costo poi, intorno alle 22000 lire italiane, è davvero concorrenziale.

 

 

Bollettino Gruppo Speleologico CAI Bolzaneto, Genova, 1991, n. 3, 32 pagine.

     La voglia di recensire il bollettini di qualche gruppo mi viene quando il suo contenuto, la forma e qualsivoglia dettaglio riesce ad emergere dalla mediocrità. Questo è il caso del bollettino degli amici del Bolzaneto di Genova che hanno fatto uscire un prodotto di elevato valore.

     Le dimensioni, quelle di un A4 (21x29,7 cm), permettono di far risaltare la bella foto di copertina che non può non attrarre; così si passa ai contenuti.

     L'impostazione, mi perdonino gli amici genovesi, è quella classica, che discende dal nostro Grotte (almeno credo) con editoriale in testa, elenco soci, notiziario, attività di campagna e così via. Comunque, sarà perché mi sembra di riconoscere la struttura di casa mia, mi ci sono trovato bene.

     Ho apprezzato oltre modo la chiacchierata su Labassa e PB, i vari articoli esplorativi e soprattutto la bella monografia "Caving in Britain". A me ignorante dell'argomento ha veramente chiarito molte cose.

     Due suggerimenti mi permetto di darli: avrei voluto vedere oltre all'interessante articolo sull'E 103 anche una chiacchierata un po' più globale su come la grotta si poneva nel Marguareis, una illustrazione geomorfologica, un interno-esterno e così via. L'altro è un problema temporale, si parla infatti di esplorazioni e problemi che sono di quasi due anni fa.

     Ma a parte questi due dettagli l'opera e lo sforzo che si vede dietro è pregevole. Speriamo continuino.

Attilio Eusebio