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GROTTE

anno 33, n. 103 - maggio-agosto 1990

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

sommario

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Lettera al Presidente

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Il caso Salvatori

3

Notiziario

6

Attività di campagna

8

Il campo estivo a Pian Ambrogi

11

Considerazioni e risultati del campo

13

Noi ragazzi dello zoo Carnino

17

Vene: al di là del 5° sifone

22

Sogno di una Grigna di mezza estate

25

Del trattato di Viozene

25

Pirataggio libero

27

I rami del Pozzo del Pentivio

30

Un sogno chiamato... Donna Selvaggia

32

Brasil 90

34

The acid house

35

The sweet house

37

Recensioni

 

 

Supplemento a CAI-UGET Notizie n. 11 del mese di dicembre 1990

Spedizione in abbonamento postale Gruppo III

Pubblicità inferiore al 70%.

Direttore responsabile: Leo Ussello

(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13.10.73)

 

Redazione:

Giovanni Badino, Donatella Bregolato, Giampiero Carrieri, Marziano Di Maio,

 

Laura Ochner, Riccardo Pavia, Loredana Valente

 

Foto di copertina di B. Vigna (Gallerie principali dell'Arma del Lupo sup.)

Bozzetti di Simonetta Carlevaro

Stampa: LITOMASTER,

Via Sant'Antonio da Padova 12

 

 

Stampato con il contributo della Regione Piemonte (Legge regionale 69/81)

Spedito ai soci SSI con il contributo di questa Società

 

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Lettera del presidente

Attilio Eusebio


     È la penultima o l'ultima volta che sotto questo titolo leggete qualcosa a cura del sottoscritto. Già, perché finalmente con un ultimo guizzo di energia e stufo come non mai, in una calda serata di luglio ho vomitato quello che pensavo di una parte del gruppo e sono riuscito a dimettermi.

     La storia è lunga ma va detta perché spero che il gruppo ne tragga insegnamenti positivi: da un po' di tempo vi era in GSP molta tensione; come capita in tutte le strutture aggreganti, ed esaltate dai cambi generazionali, si erano differenziate varie tendenze. Erano emerse diverse versioni di problemi analoghi ed alcune fazioni avevano sviluppato una speleologia alternativa.

     Così il sottoscritto cercava, pur non avendo la politica nel sangue, di mediare, di evitare scontri che non potevano far bene alla struttura. Tutto ciò fino a quando, sulle ultime polemiche per il Libero, c'è stato scontro e ci si è detto quasi tutto quello che pensavamo.

     Liberi anche noi finalmente da ipocrisie ci siamo chiariti.

     Sul momento ero perplesso, ora a distanza di mesi devo riconoscere che è stato positivo, prima di tutto per me, ma soprattutto per il gruppo intero.

     Per alcuni giorni l'aria era da "massacro di San Valentino" poi ancora alcuni chiarimenti ed il clima è migliorato: il campo è andato, dal punto di vista umano, benissimo ed attualmente vi è perfino quello spirito di collaborazione che da tempo mancava.

     Per il futuro si vedrà...

 

 


Il caso Salvatori

Attilio Eusebio


     Riceviamo questa nota dal Delegato del 1° Gruppo del Corpo Naz. Soccorso Alpino e Speleologico e molto volentieri la pubblichiamo.

     Attonito ed un po' assonnato, in una delle classiche riunioni fiume di delegati del compianto CNSASS, stavo rimuginando tra i pensieri miei quando una voce, dall'altra parte della sala, inizia uno strano discorso; frasi celebri si alternano a vuota retorica, citazioni di principi universali di tolleranza e solidarietà servono per mascherare il veleno che sta sputando su chi per quei principi si è sacrificato.

     Salvatori, naturalmente, il caposquadra umbro, patron di Costacciaro ed illuminato apostolo degli INS, sta facendo lezione, pontifica sul come, dove, quando e perché di un incidente, e sta citando quello che lui conosce meglio naturalmente, il Veliko Sbrego: la televisione e le comari lo hanno informato bene, meglio di quanto non faranno poco dopo per quello successo sul territorio di sua competenza.

     Attonito dicevo, perché non potevo crederci, in quei dieci minuti ho sentito frasi che non avrei mai immaginato che qualcuno potesse pensare; offese pesanti nei confronti di chi, e c'erano anche molti dei nostri, ha fatto di tutto per salvare la vita di un compagno.

     Il primo impulso è stata la rabbia, cieca e violenta, poi mi sono calmato, abbiamo cercato di capire il perché, abbiamo chiesto spiegazioni e sono arrivati ancora insulti. Ancora attese per capire, poi si è fatto un passo gravissimo, unico - probabilmente, si sono chieste le dimissioni ed in alternativa l'espulsione dal CNSASS di questo individuo, più per lui che per noi.

     Se fosse coerente le avrebbe date da un pezzo lui stesso, ma si sa la patacca fa comodo, fa prestigio e la storia non è ancora finita...

 

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Notiziario

 


Le novità esplorative dall'Italia

     Lombardia: nel "Prefond di Punta dell'Orto" (Brescia) una disostruzione ad opera dell'Associazione Speleologica Bresciana ha permesso di trovare (per ora) 1200 m di galleria (-200). Ci sono solo tre pozzi ma in compenso tante strettoie tra cui spicca un cunicolo allagato lungo trenta metri e largo trenta cm...

Nella "Grotta Maddalena" (Como), il GS Cai di Varese ha portato a casa altri 1000 m di topografia. Lo sviluppo reale della grotta supera ormai i 5500 m ed essa continua tranquilla.

Buco del Nido (Sondrio): il GG Novara Cai, insieme a speleo - autonomi di Como sembra aver quasi terminato l'esplorazione di questa interessante cavità che si apre nei marmi di Campodolcino (SO): recentemente è stato superato il sifone (ex terminale) ed è stato raggiunto un nuovo fondo su frana. Non c'è neanche un pozzo ma in compenso oltre 1000 m di galleria. Sul ghiacciaio dello Scerscen (Sondrio), il Gruppo Grotte Milano CAI-SEM sta esplorando alcune grotte che si trovano in una fascia locale di calcari. Una ha raggiunto i 500 m di sviluppo. Il GS CAI Varese ha trovato sul Campo dei Fiori (Varese) due nuovi mini-abissi: "Via col vento" e "Totò" entrambi chiusi a circa -140.

Sul Monte Pilastro (Grigna Settentrionale) infine il P1 o Abisso Fatelodavoi ha 170 m di profondità e 4 ore di strettoie tra andata e ritorno! Ad Orione invece continuano ad aggiungersi rametti laterali, mentre si sta scavando un cunicolo con aria feroce a -250. Entrambe ad opera del Gruppo Grotte "I Tassi" Cai Cassano.

     Friuli: una novità è "Viva Zio", che si trova sul Foran del Muss del Monte Canin; è un abissetto abbastanza verticale che a -245 si collega con l'abisso Morning. Esplorazione del Gruppo Grotte "Associazione XXX Ottobre". Sempre del GTS sono le esplorazioni alla grotta "Ricoveri Cantore", cavità labirintica sub orizzontale di 900 m di sviluppo che si trova sull'altopiano del Pal Piccolo.

Risorgenze del Timavo: un pool di speleo sub triestini e cecoslovacchi sta esplorando una serie di gallerie sommerse. Per ora sono stati topografati oltre 1000 m fino a -60 ove è stata raggiunta una grande sala allagata nella quale è piuttosto difficile orientarsi.

     Molise: ancora novità dal Pozzo della Neve ad opera di "Speleologi Romani" (il Gruppo di Tullio). Il fondo è stato ritopografato e conferma -1045. Una arrampicata abbastanza impegnativa ha portato alla scoperta di un grande meandro esplorato per ora per 1500 m che si pone tra lo stesso Pozzo della Neve e Cul di Bove.

     Liguria: il Buranco di Bardineto, grazie allo svuotamento di un sifone a una dozzina di metri dall'ingresso è stato esplorato per oltre 2000 m di sviluppo. Una disostruzione ha portato all'esplorazione del Buranco della Paglierina (600 m s. reale, -140). Inoltre una colorazione ha permesso di accertare la risorgenza del Buranco Rampiun. Il tutto ad opera del Gruppo Speleologico Savonese.

     Toscana: una nuova grande cavità è la Grotta Milazzo, in Garfagnana di fianco alla Galleria del Cipollaio. Conosciuta come un pozzo da 30 stoppo, è stata lungamente (200 m) disostruita dal Gruppo Speleologico Faentino. Le esplorazioni, proseguite in collaborazione con il Gruppo Speleologico Versiliese hanno portato per ora alla scoperta di circa 10 chilometri di condotte (-280 m) con tre fiumi interni, saloni, concrezioni ecc.

     Trittolemo: così si chiama il nuovo abisso del Gruppo Speleologico Fiorentino. Anche lui si trova sul Grondilice. Forse collegherà con Olivifer, per ora è profondo 450 m. In caso di collegamento il sistema passerebbe a -1350!

Infine nell'Abisso dei Tarzanelli (Valle Arnetola) l'Associazione Speleologica Comasca, il Gruppo Grotte "I Tassi" Cai Cassano e uno speleologo del GGM sono arrivati sul fondo: -550 m, 24 pozzi, stop su sifone al livello di base. A detta degli esploratori sembrava di esplorare una ...fotocopia!

(A. Buzio)

 

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Dal Marguareis

     All'abisso Valmar sono proseguite le esplorazioni da parte di Jo Lamboglia ed altri speleo individuali. Sono stati raggiunti due fondi: uno a -400 che probabilmente può continuare oltre una strettoia, ed uno a circa -430, con un pozzo di oltre 200 metri (la verticale più lunga del gruppo del Marguareis).

Un altro probabile -1000

     È l'abisso di Malga Fossetta (Altopiano di Asiago): esso è fermo su un pozzo stimato sui 20 metri a 980 m di profondità.

Boy Bulok -1370

     Il gruppo di Sverdlovsk con speleologi inglesi ha trovato prosecuzioni vaste nelle prime parti di Boy Bulok, dopo un traverso sul primo, quasi unico, pozzo. Una serie di risalite ha portato il dislivello totale a -1370 m. Continuerà ancora: riusciremo ad esplorarlo prima che l'Uzbekistan diventi Repubblica Islamica?

Grosse novità dal Canin slavo

     Durante un campo di quest'estate è stato esplorato un nuovo abisso ubicato circa 150 metri a monte del Veliko Sbrego. Un'eventuale giunzione delle due cavità porterebbe a una profondità totale sui 1350 metri. Ma la notizia importante di questo nuovo abisso è che esso possiede la verticale interna più lunga del mondo: 385 m. Per discendere questo pozzo sono state impiegate tre punte e usati 500 metri di corda.

Soccorso Speleologico

     Siamo stati in molti sull'Altopiano di Asiago per un motivo o per l'altro, chi per la riunione dei Delegati, chi per quella della Commissione Tecnica, chi per lo stage organizzato dal 4° Gruppo. E abbiamo scoperto che è un bel posto. Abbiamo fatto esperienza per l'analogo corso che siamo poi andati a organizzare in settembre alla Balma (ne parleremo sul prossimo bollettino) evitando gli errori e i difetti del primo.

     Rifugio Marcesina è il nome del luogo che ci ha ospitato. Lo cito perché le prestazioni del locale non dipendono dai quadri del 6° Gruppo e per proteggere eventuali malcapitati dagli inconvenienti cui siamo andati incontro. Si mangia poco, ad ore incerte e soprattutto a prezzi che hanno immediatamente rilanciato le quotazioni di Venezia e del Danieli per l'organizzazione del prossimo corso.

     Poi passiamo alle pecche per così dire "tecniche" dello stage, che si riducono essenzialmente a una: il non aver prearmato le grotte, fatto che ha costretto la squadra a una notevole perdita di tempo che si è ripercossa a catena sull'efficacia del recupero, sulle tempistiche dei pasti e sulle discussioni a fine esercitazione. Tutte pecche che alla Balma ci hanno permesso, evitandole, di fare uno splendido corso: beato chi c'era.

     È in via di organizzazione lo stage che si terrà in Sardegna nel luglio 1991 a cura dell'8° Gruppo CNSA/SS. Questa volta per tenere i volontari a casa ci toccherà legarli.

A proposito di CNSA, da poco esso ha cambiato nome e si chiama Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

(Ube)

Aumentano quelli che ci vogliono leggere

     Pur con sensibile ritardo (e cioè quando il n. 102 era già stato consegnato alle poste) molti altri soci SSI hanno comunicato di voler continuare a ricevere il nostro bollettino, che abbiamo ugualmente inviato accollandoci gli oneri dell'affrancatura normale in luogo dell'abbonamento postale.

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     Vari lettori ci hanno ancora manifestato i loro apprezzamenti, che ci confortano e di cui li ringraziamo: M. Bonini, O. Carallo, L. Caramazza, V. Carini, D. Capolongo, T. Carta, E. De Beni, F. Del Vecchio, M. Ferrari, G. Lazzarini, M. Loreti, A. Naseddu, M. Notartomaso, V. Pasinetti, Leo Piccini (che si vanta di essere "uno dei pochi che riesce a sopportare le chiacchiere e le beghe che stampate, comprese quelle di Giovanni"), M. Ravagnan, A. Roncioni, M. Scutellà e i gruppi speleo Gualdo Tadino, Valli Pinerolesi, Ruvese e Salentino. Pur essendo soci SSI, ci hanno voluto ugualmente versare la quota S. Cattabriga e M. Rizzoli.

     Per una deplorevole svista, sul numero scorso citando una toccante lettera ricevuta abbiamo menzionato un Leonardo Zanellato che in realtà è l'amico Busellato: ce ne scusiamo molto con l'interessato.

Di tutto un po'

     Poppi Eusebio, benché oberato dalle cariche e dal lavoro continua a trovare il tempo per prolificare. Lo nominassimo Presidente della Repubblica? Il prossimo pargolo nascerà a dicembre. Sarà femmina, finalmente una vergine in GSP!

     La fama delle brasiliane è assolutamente immeritata: l'intera spedizione Brasil 90 è andata in bianco (eccetto, ovviamente la coppia Flavio-Silvia in luna di miele).

     A nulla è valsa l'esplorazione di Lambaterie (balere a lambada) sparse in tutto il Brasile; a nulla sono valsi disperati tentativi e vane trappolone tese a sapute ragazze che diffidavano orribilmente degli italiani per la loro, meritata, fama.

     Là o ci si sposa o niente.

     Abbiamo un altro ingegnere, e meccanico per giunta; è toccato a Elio "Pile" Pesci che va ad aggiungersi alla schiera dei laureati improbabili. Ma sarà poi vero che le lauree le sorteggiano?

     Achille Casale in cattedra: ha vinto brillantemente il concorso di professore di prima fascia di Zoologia ed è stato chiamato a ricoprire l'incarico all'Università di Sassari.

     Paolo Velo, colonna del GS Sacile, ha compiuto il balzo e si è sposato. Lo diciamo perché sulle sue frequenti visite a Torino ha avuto modo di stringere legami fraterni con molti di noi e perché, anche lui, ha cercato di tenere segreto il suo matrimonio.

     Perché l'ha fatto? Dice perché era vergine. Certo che, se è vero, ha fatto bene, non ti capita tutti i giorni.

     Alberto Gabutti è in rotta di avvicinamento: lavorerà a Berna a partire dal 1991.

     Il 10 luglio Meo Vigna ha proiettato il suo fotodocumentario a Venezia presso la locale sede dei Verdi Arcobaleno.

     Nuovo numero telefonico dei Terranova (Pier Angelo, Marilia, Pruel, Sonny): 81.11.432.

Il telefono alla Capanna

     Attenzione! Prendete le vostre agende. Fatto? Bene, aprite la lettera C. Scrivete: Capanna Saracco-Volante, località Piaggia Bella (Marguareis), tel. 0174/390.190.

 

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Attività di campagna

a cura di Barbara Barisani


     13 maggio 1990, Abisso Bacardi. D. Bregolato, G. Carrieri, F. Cuccu, D. Grossato, U. Lovera, A. Manzelli, P. Terranova, W. Zinzala e allievi. Uscita del Corso. Ripetute le risalite già viste da M. Dematteis e Badino (chiudono in strettoia). Percorso il ramo della Goccia Persa fino al salone; soffia aria non molto forte.

     Artesinera. V. Bertorelli, A. Colombo, C. Maniezzo, V. Martiello, R. Pavia, S. Sconfienza e allievi. Uscita del Corso. Non è stato possibile tentare la giunzione con il Bacardi, perché la grotta era allagata.

     Donna Selvaggia. Giavenesi hanno continuato l'esplorazione dopo il pozzo a -214, fino ad una condotta otturata con sabbia. V. articolo più avanti.

     Zona dell'Orso (Pamparato). B. Vigna ha trovato un nuovo buco con aria forte.

     20 maggio, Garb dell'Omo inf.: G. Badino, M. Oddoni, P. Giaccone, P. Torta e Manlio. Esplorato il sifone terminale e altre risalite.

     Val Corsaglia. D. Bregolato, R. Cabula, G. Carrieri, F. Cuccu, C. Curti, A. Eusebio, D. Grossato, M. Scagliarini, M. Scofet, M. Viarisio, B. Vigna. Esplorato un buco in parete: si tratta di una condotta forzata che chiude dopo 15 metri.

     27 maggio, Cainallo-Valle dei Mulini (Grigna). R. Cabula, S. Carlevaro, G. Carrieri, R. Chiabodo, F. Cuccu, R. Pavia, M. Scagliarini, S. Sconfienza, P. Terranova. Battute le due zone senza trovare niente di notevole.

     3 giugno, Piccolo Pas (Marguareis). D. Bregolato, M. Campajola, F. Cuccu, P. Dacunto, D. Grossato, U. Lovera, V. Martiello, P. Oddoni, M. Pavese, P. Terranova, F. Tesi, M. Viarisio. Scavato dentro e fuori il C3.

     10 giugno, A17 e A18 dei Gruppetti (Mongioie). M. Biscontin, G. De Michelis, P. Giaccone, P. Oddoni, F. Renato. Nell'A17 è stato disceso un pozzo di circa 20 m, che chiude in frana. Nell'A18 v'è da scendere in un pozzo sui 30 m.

     Piccolo Pas. D. Bregolato, A. Colombo, F. Cuccu, A. Eusebio, D. Grossato, V. Martiello, M. Pavese, S. Sconfienza, B. Vigna. Continuato a scavare nel C3 dentro e fuori.

     Balma di Rio Martino. P. Cuniberti con Toni, Raffaele e Pietro. Giro fino alla Zampa d'Elefante.

     Buchi sopra il C3. A. Eusebio ha continuato le esplorazioni e ha eseguito una poligonale del C3.

     16-17 giugno, Abisso dei Caprosci. La squadra piemontese del Soccorso speleologico CNSA ha provato il recupero da -250 con contrappesi e argano.

     23-24 giugno, Porte di Ferro di PB. G. Badino, G. Carrieri, P. Giaccone, M. Scofet. Continuata l'esplorazione di gallerie con aria forte, con direzione in parte nord, in parte est, con molte biforcazioni.

     Zona della Brignola. V. Bertorelli, F. Cuccu, U. Lovera, F. Tesi, B. Vigna. Disceso un buco segnato GSI, probabilmente Excalibur. Trovata una condotta vicino ai Caprosci, che chiude dopo un meandro e una saletta. Vi sono altre condotte forzate da esplorare.

     Zona Omega. D. Bregolato, M. Campajola, S. Carlevaro, R. Chiabodo, D. Grossato, C. Maniezzo, M. Pavese, E. Pesci, P. Terranova, M. Virgallito. Elio è sceso in Omega 38. Circa 100 m più in alto è iniziato lo scavo di un buco che aspira. Battuta in zona S2 delle Saline.

     Gruppetti. A. Gaydou ha topografato tutti i buchi della cresta sovrastante il campo. Visti buchi nuovi.

     30 giugno-1 luglio, Arma delle Mastrelle. F. Cuccu, T. De Fazio, C. Maniezzo, M. Pavese,

E. Pesci. Rilevato il pozzo del Pentivio; soffia forte.

     Altopiano di Asiago. Riunione SS/CNSA ed esercitazione: G. Badino, V. Bertorelli, A. Eusebio, U. Lovera, F. Tesi.

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     3-4 luglio, Valle Maira. B. Vigna ha battuto zone alte fin oltre il confine. Visto un grosso inghiottitoio chiuso. Eseguita una colorazione.

     6 luglio, Zona dell'Artesinera. A. Gaydou ha disostruito una strettoia in un buco forse già noto. Segue un pozzo di 15-20 m.

     7 luglio, Arma delle Mastrelle. A. Colombo, D. Grossato, V. Martiello, P. Terranova. Rilevata

una galleria nuova dopo il pozzo di 50 m risalito da Badino.

     Mongioie. A. Bianco, S. Bessone, F. Cuccu, A. Gobetti, G. Nobili, C. Oddoni, M. Oddoni, L. Rattalino, M. Viarisio e Janez. I pozzi a neve sotto la cima sono ancora chiusi. Trovato il buco visto dall'aereo.

     C54. V. Bertorelli, U. Lovera, M. Pavese, B. Vigna. Lavori di disostruzione. Gli stessi il giorno seguente hanno disostruito alle Saline un pozzetto visto a giugno, che chiude; visitato un altro buco con aria forte, chiuso da frana.

     15 luglio, Garb dell'Omo inf. P. Cubiberti, C. Maniezzo, V. Martiello, M. Pavese, M. Virgallito. Giro e disarmo di qualche risalita.

     Caudano. F. Cuccu, M. Dematteis, A. Eusebio. Sopralluogo in vista dei lavori per rendere turistica la grotta.

     22 luglio, Marguareis. D. Bergolato, F. Cuccu, A. Eusebio, D. Grossato, V. Martiello. Battuta

tra il Castello delle Aquile, il Canalone dei Pancioni e le Navette. Visti diversi pozzetti, tutti chiusi.

     Zona dell'Artesinera. P. Giaccone, A. Gaydou, C. Oddoni. Esplorato un buco a -50, già visto anni fa.

     C54. T. De Fazio, U. Lovera, A. Manzelli, M. Pavese. Non si è ancora riusciti a superare la strettoia.

     4-18 agosto, campi estivi a Pian Ambrogi e Piaggia Bella: per l'attività e i partecipanti si vedano le relazioni su questo bollettino.

     4 agosto, Aven Rochas (Ardèche). A. Gaydou con speleo dello SC Ballians. Disarmo e foto.

     10 agosto, Grotta A. Male (Assergi, AQ). M. Vineis e altri. Discesi P8 e P20 fino al lago De Marchi. Cercato il cunicolo di uscita dell'acqua (necessitano bombole). Molti pipistrelli.

     10-11 agosto, Valgrande di Vernante e Vallone degli Alberghi. A. Cerovetti, D. Enrici-Baion, M. Rizzo, M. Scagliarini. Battuta la zona sopra i laghi. Trovati pozzi da esplorare e buchi con aria da disostruire.

     11-12-13 agosto. Zona di Pietrasecca (Abruzzo). M. Vineis ha lavorato a disostruire l'Inghiottitoio di Val de Varzi, ha cercato la prosecuzione nell'Inghiottitoio della Luppa, e ha attrezzato una risalita nell'Inghiottitoio dell'Ovito fino ad un canalino fossile, che chiude dopo poche decine di metri.

     17 agosto, Zona dell'Artesinera. A. Gaydou e T. Martorana. Esplorato un pozzo in faglia, già visto da altri, situato circa 200 ma sud dell'abisso dell'Artesinera.

     19 agosto, Ballaur. Beppe Dematteis, 3 Gobetti, A. Guiffrey. Battuta nel vallone sotto le pareti nord-occidentali del monte: disceso un buco (10 m) con fondo in ghiaccio, visti 5 buchi in parete (chiusi), trovato un buco soffiante (da disostruire) verso il lago Rataira.

     20 agosto, Buco sulle Saline. Beppe Dematteis, A. Gobetti, A. Gozzi con F, Dobrilla (GSF). Disostruzione oltre il limite precedente, ma bisogna allargare ancora.

     22-23 agosto, Abisso Libero. A. Gobetti e F. Dobrilla (GSF). Prearmo fino a -250.

     24 agosto, Marguareis. A. Gobetti e F. Dobrilla (GSF). Battuta sulla Via dei Pancioni: visti alcuni buchi.

 

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Il campo estivo a Pian Ambrogi

B. Vigna


     Quest'anno il Gruppo ha addirittura organizzato un campo estivo all'estero, più precisamente in territorio francese, in una zona denominata Pian Ambrogi. In realtà si è trattato del solito campo al Marguareis, questa volta allestito ad alcune centinaia di metri dal confine italiano, in prossimità del rifugio del CMS. Il programma di massima era allettante, si trattava di battere gli scoscesi versanti settentrionali, che risultavano essere quasi del tutto inesplorati, localizzati tra la Conca delle Carsene e la Punta Marguareis.

     Purtroppo le speranze di trovare qualcosa di buono non sono state appagate: la zona è risultata infatti povera di cavità e soprattutto di difficile accesso dati i ripidi e scoscesi canaloni. In Pian Ambrogi è stato invece scoperto un buco, percorso da una violenta corrente d'aria, estremamente ben piazzato per raggiungere il mitico collettore che drena le acque dell'inghiottitoio omonimo verso il Pis del Pesio. Ma ancora una volta è andata buca: nonostante la caparbietà degli scavatori (circa 150 ore-uomo di lavoro) non si è riusciti a superare la frana finale. D'altra parte è soltanto durante il campo estivo che è possibile realizzare disostruzioni del genere, a volte appaganti, che invece sono scarsamente attraenti se spezzettate nei pochi fine settimana in cui si può operare in queste zone.

Diario del campo

     Sabato 4 agosto vi sono l'arrivo e la sistemazione dei partecipanti con relativo codazzo di bambini, amici, animali, ecc. Si installa il solito tendone che fungerà da comodo locale adibito agli usi più svariati: sala mensa, discoteca, bordello, dormitorio, bisca, ecc.

     La domenica in mattinata, Daniela, Donatella, Beppe, Manzo, Poppi e Meo battono i versanti meridionali di Cima Scarason; con scarso successo sono disostruiti alcuni buchi con poca aria. Nel pomeriggio Poppi, Donatella, Claudio e Caporale ritornano in zona per terminare uno scavo. Meo e Margherita scoprono un buchetto con discreta corrente d'aria localizzato sulle falesie occidentali di Pian Ambrogi.

     Lunedì 6 iniziano i lavori di disostruzione al Buco degli Orecchioni (Paleo-inghiottitoio di Pian Ambrogi), trovato il giorno precedente dai Vigna. AI primo turno di scavo partecipano Ube, Fof, Poppi, Meo, Valentina, Carlo, Mauro, Monica. Dopo alcune ore si riesce ad entrare in un cunicolo franoso percorso da una violenta corrente d'aria, seguito da un saltino di pochi metri e da saletta in frana. I più sono ottimisti, con un po' di fortuna e voglia di scavare si passerà.

     Sui versanti settentrionali del Castello delle Aquile, numerosi canaloni sono discesi da Maurilio, Spazzola, Paola, Manzo, Claudio, Ivo, Italo, Antonella e Leonora, ma viene scoperto soltanto un pozzo di 20 metri, già visto dai francesi, che chiude inesorabilmente. Verso sera si scatena una tipica "urissa" marguareisiana con grandine e pioggia, mentre al riparo del tendone si consuma un combattuto Capitano Paf: Claudio ed Italo non sopravvivono.

     Martedì 7 continua il brutto tempo. Nel pomeriggio durante una schiarita Poppi, Meo, Paola, Spazzola, Pier, Xavier e Jo disostruiscono alcuni pozzetti localizzati sui versanti occidentali di Pian Ambrogi e sul margine dei pianori sovrastanti. I Giavenesi al gran completo (Andrea, Domenico, Mauro e Michele) iniziano i lavori di disostruzione nella frana finale del Buco degli Orecchioni.

     Mercoledì 8 ancora pioggia mentre suona la sirena del primo turno di scavo al solito buco con Spazzola, Poppi, Andrea e Maurilio; nel tardo pomeriggio parte il secondo turno con Fof, Domenico, Walter, Jo e Meo. La disostruzione procede bene, anche se cominciano i primi problemi riguardanti la discarica del materiale, che ha ormai colmato la prima saletta.

     Giovedì 9 il solito Jo, Pier, Gegène, Spazzola e Andrea scendono nell'Abisso Valmar per rilevare le gallerie a -370; usciranno a notte fonda. In alta zona Navela viene disostruito ed esplorato un meandro scoperto il giorno precedente dai due "amanti diabolici": partecipano Ube, Valentina, Domenico, Fof, Monica e Ivo, ma la cavità assai concrezionata chiude a -20. Al

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Buco degli Orecchioni scendono a disostruire Maurilio ed Elio, mentre Meo, Walter e Riccardo continuano le battute nella zona di Pian Scevolai. Claudio disostruisce e discende un pozzo a neve con forte aria localizzato tra F5 ed F33.

     Venerdì 10 Valentina, Ube, Fof e Monica armano l'Abisso della Scovola fino sull'attivo, mentre Meo e Walter battono i versanti occidentali di Cima Scarason e i canaloni di Punta Straldi, scoprendo solo una fessura con forte aria. Agli Orecchioni continuano lo scavo Poppi, Claudio, Elio e Maurilio.

     Sabato 11 ancora lavori nel solito buco, dove ormai nell'instabile frana è scavata una galleria di oltre 6 metri di profondità, puntellata con tronchi e assi; la squadra formata da Beppe, Walter, Meo, Paola, Daniele, Mauro e due francesi raggiunge uno stretto ambiente, tettonico, dove la forte corrente d'aria si perde in esigue fratture e tre grossi blocchi: si decide di abbandonare lo scavo. Riccardo e Maurilio scavano in alcuni pozzi in zona, mentre Poppi, Donatella, Domenico, Spazzola, Elio, Andrea e Jo si recano in zona Baban (bassa conca delle Carsene) dove discendono Bab20, 21 e 22 ed esplorano Bab3 fino ad uno stretto meandro. Durante il ritorno scoprono vicino alla Capanna Morgantini un buco con discreta aria, da aprire.

     Domenica 12 viene armato sino al fondo l'abisso della Scovola da Elio, Daniele, Domenico e Andrea, che disostruiscono la strettoia finale ma non riescono ancora a passare. Riccardo, Donatella, Paola e Meo ritrovano in zona Straldi un vecchio buco siglato CMS-GSP, con forte corrente d'aria ma che dopo una quindicina di metri diventa troppo stretto anche per lo smilzo Riccardo. Maurilio e Spazzola continuano lo scavo nel buco vicino alla Morgantini.

     Lunedì 13 Riccardo e Meo allargano la strettoia al pozzo CMS-GSP fino ad esaurimento delle batterie del trapano, mentre Ube e Valentina battono i ripidi canaloni di Punta Straldi. Fof, Donatella, Arlo, Simonetta, Paola e Pilotti scendono diverse cavità nel Pian della Scovola senza trovare nulla di buono.

L'ingresso dell'abisso CMS-GSP (foto B. Vigna).

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Nel Paleoinghiottitoio di Pian Ambrogi (foto B. Vigna).

     Martedì 14 Elio e Piccino scendono nel pozzo CMS-GSP, ma sbagliano meandro ed allargano un passaggio non utilizzabile. Spazzola, Pierangelo e Maria Rosa (GGN) raggiungono il fondo dell'abisso della Scovola, dove la novarese riesce a superare la strettoia finale e a percorrere un fangoso e bagnato meandro fino ad un saltino di pochi metri. Daniele e Donatella vanno in battuta nella zona della Morgantini.

     Mercoledì 15 Elio e Xavier ritornano al pozzo CMS-GSP: questa volta non sbagliano il passaggio ma allargata finalmente la strettoia si arrestano dopo poco su una frattura verticale difficilmente transitabile. Alla Scovola, Domenico, Andrea, Claudio e Duccio attraversano sulla partenza del secondo pozzo nelle gallerie fossili dove la cavità cambia sensibilmente direzione ma raggiungono un meandro chiuso dopo pochi metri. Donatella, Daniele, Spazzola e Schroeder vanno in battuta sui versanti settentrionali del Bric dell'Omo, scendono fino nella conca delle Carsene ed esplorano alcuni buchetti alla base dei paretoni.

     Giovedì 16 riposo generale al campo, mentre Piccino e Nuccio tentano e falliscono il rilievo del pozzo CMS-GSP .

     Venerdì 17 scendono alla Scovola Elio, Jo ed un ragazzo francese, ma sono costretti ad arrestarsi sul penultimo pozzo della cavità per indisposizione del transalpino. Donatella, Daniele, Spazzola e Paola rilevano alcuni buchi scoperti durante il campo.

     Sabato 18 si smobilita e si torna a casa.

     Hanno partecipato: V. Bertorelli, D. Bregolato, S. Carlevaro, R. Chiabodo, A. Colombo, F. Cuccu, P. Giaccone (Piccino), D. Girodo, D. Grossato, U. Lovera, C. Maniezzo, A. Manzelli, V. Martiello (Spazzola), M. Pavese, R. Pavia, E. Pesci, L. Pilotti, P. Torta, M. Viarisio; con le loro famiglie P.C. Curti, A. Eusebio, B. Giovine, M. Pastorini, W. Segir, P.A. Terranova, L. Valente, B. Vigna; inoltre Mauro "Schroeder" e Michele di Giaveno, Duccio "Caporale", Maria Rosa Cerina del GG Novara, Ivo, Italo, Antonella, Leonora e i francesi Jo Lamboglia, Gegène, Pier e Xavier.

 

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Considerazioni e risultati del campo

A. Eusebio


Considerazioni

     Come sempre ci sarebbe molto da dire rischiando di raccontare le solite cose.

     Si potrebbe narrare degli scavi abominevoli senza risultati fatti qua e là, di quel buco con tanta aria e tante pietre ormai senza speranza, della pioggia che per alcuni giorni ci ha accompagnati e perché no, delle feste e della spensierata (?) allegria che si respirava quest'anno.

     Come sempre dunque un campo di lavoro con fatiche inenarrabili e poche grotte, per scelta naturalmente, perché al campo si va per cercarle.

     Questo lo abbiamo fatto per quindici giorni, abbiamo vagato per il Marguareis con blandi risultati ma con moltissimi giovani, attivissimi ed interessati, e con la speranza che crescano alla svelta.

     Questo volevo dire: diversamente dagli altri anni vi erano tante nuove speranze e in tutto il campo si respirava un'armonia come poche volte era successo.

     Insomma abbiamo trovato poco ma, come dice Fof, siamo diventati "uno prossimo all'altro".

Risultati

     Come si diceva i risultati sono stati scarsi; si sono viste varie cosette interessanti, sparse qua e là per il Margua ma nulla di clamoroso, comunque è opportuno descriverle lo stesso.

Pozzo X1. È sul versante settentrionale del Marguareis tra il Castello delle Aquile e la Cima Armus, a quota 2445 m slm (32TLP94759275). Profondità circa 30 m. Il fondo è occupato parzialmente da neve, assenza di corrente d'aria, disceso a fine luglio (Cuccu-Eusebio). La cavità era già stata esplorata in precedenza da ignoti. Poche le possibilità di prosecuzione, collegate essenzialmente a scavi a fondo pozzo. Rilievo e descr. A. Eusebio.

BAB22. Cavità situata nella conca tra il Bric Bassa del Carbone e il colle verso il M. Jurin, alcune centinaia di metri a Nord di Colle del Carbone, circa a quota 1960 (32TLP90759515). Cavità con forte corrente d'aria, costituita da un inghiottitoio chiuso da detrito con buone possibilità di prosecuzione attraverso una energetica disostruzione. Si comporta da ingresso inferiore. Descriz. e rilievo A. Eusebio.

BAB21. Cavità situata nelle vicinanze della precedente, a poche decine di metri (32TLP90759515) alla stessa quota; si tratta di un pozzo diaclasi, con forte corrente d'aria, profondo circa 7-8 m che stringe al fondo. La corrente d'aria sale da una frattura laterale collegata con ogni probabilità ad una serie di doline soffianti poco distanti. Rilievo e descr. D. Bregolato, J. Lamboglia.

BAB20. Pozzo meandro situato nelle vicinanze della due precedenti cavità, alla stessa quota (32TLP90759515). Profondo 7-8 m, è chiuso da detrito, senza corrente d'aria. Rilievo e descr. D. Girodo (G.S. Giavenese).

Abisso Farfallon (32TLP91259295, q. 2175). La cavità si apre nella parte alta delle Carsene a pochi metri dal sentiero che percorre la vallata, un centinaio di metri sulla destra orografica della Morgantini.

     Il buco iniziale era poco più grande di una tana di marmotta e si apriva tra terra e roccia. La strettoia d'ingresso (ostruita in origine solo da terra) è seguita da una saletta, da questa si scende di 3-4 metri tramite un saltino. Alla base di questo arriva un'altra piccola condotta impostata sullo stesso giunto di strato che probabilmente corrisponde a dei buchi toppi presenti all'esterno. La galleria prosegue per alcuni metri fino ad arrivare alla sommità di un pozzo meandro con due massi incastrati che si discende (5-6 metri). Si arriva alla base del pozzo quasi completamente toppo di pietre. L'aria arriva di lato tra queste. Una volta aperto uno stretto

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Pozzo X1, BAB20, BAB21, BAB22, P. A di Pian Ambrogi, Grotta Farfallon (rilievi)

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passaggio si esce alla sommità di un pozzetto di 3-4 metri di diametro e profondo 7-8, circolare, la base del quale è ostruita da pietre. L'aria arriva da una condottina in roccia impercorribile che parte in orizzontale alla base del pozzo. Un altro ramo torna indietro di alcuni metri nella direzione di questo, ma chiude su passaggi impraticabili e non ha aria. Descrizione E. Pesci.

Paleo-inghiottitoio di Pian Ambrogi. Si apre ad una ventina di metri dalla conca di Pian Ambrogi sul versante est. Si tratta in realtà di un'enorme opera di scavo seguendo l'aria forte che ne esce. All'ingresso seguono un cunicolo inclinato e un saltino di due metri che porta su una saletta. Per giorni e giorni lo scavo è proseguito approfondendo in verticale per una quindicina di metri: in pratica si è costruita una miniera con travi a puntellare via via la frana continua che sta sopra e sotto. Forzata infine una strettoia, si giunge al fondo su una frattura tettonica attraverso cui fuoriesce l'aria. Descrizione D. Bregolato.

 

 


Noi ragazzi dello zoo di Carnino

S. Sconfienza


     In barba ai modernismi che vorrebbero abbandonare il Marguareis per nuovi e più polposi obiettivi, prosegue imperterrita l'Era dei Campi Estivi nella Terra Promessa del GSP.

     Insensibili persino al vento di innovazione che sta spostando il centro delle operazioni marguareisiane sul versante nord-occidentale, alcuni nostalgici tradizionalisti hanno perpetuato anche quest'anno il Sacro Rito del Campo a Piaggia Bella.

     Forse non c'è più il clima di attivismo operativo di qualche anno fa, l'età si fa sentire e i nuovi ruoli assunti nel mondo civile dai vecchi eroi - chi scrittore di chiara fama e padre di famiglia, chi manager di successo - hanno trasformato la loro atavica furia esplorativa in un più umano bisogno di riposo.

     Pertanto il resoconto dell'attività, una volta depurato dei racconti di svacchi e bagordi, gloriose partite a pallone (GSP - GS Bolzaneto: andata 5-4, ritorno 10-6) e epici scontri notturni a "Labirinto Magico", è presto fatto.

Merlino Incantatore

     Trovata nel 1984 dal CAOS (la Compagnia Alpi Occidentali Speleologia di Andrea Gobetti & C.), questa grotticella fu esplorata da Jean François, Icaro e Andrea, che lasciarono intentate alcune risalite e uno scavo sul fondo.

     La grotta è stata risiglata poi (1989?) dal GSS, il quale ha provveduto a trasformare in un'autostrada la strettoia iniziale e ad attrezzare a spit tutte le verticali (nel 1984 si era scesi a nut).

     Ci siamo tornati questa estate.

     Il Merlino si trova sul versante occidentale del Dorso della Mucca, la dorsale che separa Pian Solai e le Mastrelle dal vallone che scende alla Chiusetta. L'ingresso è uno sfondamento nella terra alla base di alcuni caratteristici lapiaz inclinati e si apre a quota 2045, quattrocento metri a Ovest del Venantur.

     Dieci metri di meandro - compresa la ex-strettoia allargata dai Savonesi - portano al primo pozzo (P .30), una verticale piuttosto stretta e con una particolare sezione a quadrifoglio. Il successivo saltino di 6 m (dove l'uso di una corda favorisce il normale invecchiamento di chi lo scende) immette in una gallerietta, dove iniziano i reperti di resti del mitico Animalone Blu (vedi settore Ricerche Paleontologiche). La si percorre per pochi metri, fino a un grosso ambiente sfondato da un P.12. Sceso questo salto ci si trova nella galleria finale (direzione Nord-Sud), 40 ma valle e 40 a monte di un meandro a saltini, tutto arrampicabile.

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     La prima punta si dedica allo scavo del fondo (-82), una saletta con il pavimento in fango mollo (tipo risucchia-stivali). Il lavoro, effettuato da Agostino, Andrea, Maurizio, Anna e Igor sotto lo sguardo spiritato di una gigantografia di Totò Schillaci, si racconta con i suoi risultati: tre metri cubi di fango asportato, una lunga trincea scavata e una minuscola fessura messa in luce, subito distintasi per l'aria che aspira. La fangosissima vicenda ha guadagnato alla grotta il soprannome di "Merdino Infangatore".

     10 agosto: la seconda visita al Merlino è dedicata dal duo Andrea-Stefano all'amonte della galleria finale, la quale si arresta sotto due camini. Il primo viene risalito in bello stile dal Gobetti, fin sotto una frattura intasata di frana. Sulla seconda salgo io in semi-artificiale, con ampio uso di nut, cordini, cliff-hanger e staffe. Superato un tratto leggermente aggettante, sbuco in una saletta, dove, aspettando Andrea, metto in atto il classico "Scherzo della Scritta Retrodatata", ovvero scrivo ad acetilene su una parete: "CAOS 84"! Il gonzo mi raggiunge e subito abbocca: infatti lo sento sciorinare una sequela di improperi ai danni di J. François e domandarsi incredulo come abbia fatto l'arrampicatore svizzero a salire fin lì senza piantare uno spit né lasciare tracce...

     Ah, dimenticavo di dire che anche la Risalita del Fantasmino si esaurisce in strettoie.

Buco di Topo Aureliano

     È morto Aureliano, il topo del rifugio: dopo essere sfuggito per anni ai tranelli più ingegnosi e ad ogni sorta di veleno, gli è stata fatale la più classica delle trappole, la gabbietta con sportellino a molla.

     Fallito il tentativo di esportare la belva in un altro rifugio, causa decesso dell'interessato, si è dato degna sepoltura al tenace avversario e si è subito cercato una grotta da dedicargli.

     Ora pare che il Buco di Topo Aureliano abbia già il suo ingresso, e questo grazie a Paoletta che lo ha trovato in un canalino nei pressi di Deneb. La quota (2355) e la posizione lo pongono in interessante equilibrio tra i due collettori noti della zona: i Piedi Umidi e i Reseaux.

     La première è stata opera di Paoletta, Enrico e Lorenzo "Z": ridimensionando le prime entusiastiche stime di profondità, il nuovo pozzo si è accorciato fino a circa 25 m e ci ha introdotti in un meandrino tortuoso, con il miraggio - al di là di una indispensabile disostruzione - di un ambiente spazioso.

     Merita insistere.

Ferragosto al Meandro dei Narti

     Revival di gran lusso per il ferragosto piaggiabelliano. Roberta, Pierre detto il Parigino e Jean Paul Soumier attraversano alcune tra le zone più remote di P.B. Sono accompagnati da tre abitanti del luogo - Andrea, Armando e Stefano - ognuno a far da cicerone nelle varie tappe di questo lungo pellegrinaggio sotto la Montagna Sacra.

     Armando, che ne aprì la via, ci guida sulle corde del traverso Bo-Derek-ca-s'-gava-'l-tampax.

     Andrea, che le risalì impavido, fa strada su per le gallerie Gary Henning, fino al passaggio del Gran Vento di Sabbia: un classico tubo di Venturi, per i fisici, ma a noi ragazzi dello Zoo di Carnino piace chiamarlo "Pietra da Cilum".

     Ancora Armando davanti nell'approfondimento del Lady Fortuna, il pozzo della giunzione P.B. - Gola: qui un suo urlo rivolto ai compagni fu udito dalla squadra nella sottostante Gola del Visconte e diede inizio all'incredibile Rendez-vous.

     Stefano si perde nei ricordi, quando sbuchiamo nella Sala Rousseau: sette anni fa lui e Caiunno la attraversarono di corsa, urlando a squarciagola, pochi minuti prima che Piaggia Bella e Gola del Visconte fossero collegate.

     Ancora Stefano, che vi scoprì la sua vocazione da topografo, fa strada lungo le quiete gallerie della Gola, fino alla spiaggia del Sifone dei Piedi Umidi.

     L'obiettivo dell'esplorazione - una galleria laterale lungo le risalite dei Narti - profuma vagamente di pretesto per tornare in queste regioni e come tale esaurisce rapidamente il suo compito, rivelandosi la base di un grosso pozzo ascendente.

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Merlino Incantatore (rilievo)

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     Rimane quindi tutto il tempo per:

- mostrare a Jean Paul i passaggi chiave della sua imminente integrale Gache-Fondo P.B.- Gaché;

- dormire placidamente al Sifone dei Piedi Umidi, sotto i vecchi teli termici della campagna 1986;

- trovare un dente di animale preistorico vagando per il Salone Gabriello Chiabrera;

- uscirsene senza fretta, domandandosi perché la furia esplorativa abbia dimenticato così presto questa zona, che è stata dal 1983 al 1986 la chiave di volta del settore nord-orientale di Piaggia Bella.

Parentesi paleontologica

     Grandi scoperte per la paleontologia ipogea questa estate.

     Anzitutto si sono rinvenuti, sparsi per le gallerie del Merlino da -50 a -80, i resti del mitico Animalone Blu (cosiddetto dal colore del sacco nel quale è stato trasportato verso la notorietà). Si tratta del cranio con mandibola, costole, vertebre e varie ossa degli arti di un grosso carnivoro dal muso lungo (ce l'avrei anch'io, se mi portassero fuori in un sacco...). Nelle notti marguareisiane la sua identità ha oscillato a lungo dall'orso bruno alla tigre dai denti a sciabola, ma ad un esame più esperto si è rivelato essere un cinghiale.

     Interessante il sito della scoperta: una galleria il cui primitivo accesso è ormai totalmente ostruito da un riempimento. L'età dell'Animalone ci farebbe quindi sapere quando il passaggio era ancora aperto e percorribile da un grosso animale.

     Il nostro amore per la scienza è sconfinato, pertanto siamo disponibili a vendere queste ossa al più qualificato e generoso offerente, sia esso un laboratorio universitario o un museo di paleontologia, oppure anche una fabbrica di cibo per cani o una mensa aziendale.

     Assai più oscura è la vicenda del dente della Gola del Visconte. In questo caso il ritrovamento, avvenuto alla profondità di -330, interessa un grosso molare a forma di ocarina, che apparteneva ad una specie, finora sconosciuta, di mastodontico erbivoro: lo Stegosauro Sconfienzensis.

     Qui la storia si tinge di giallo, con il furto perpetrato dal noto ladro di reperti Giuliano Villa, il quale si è appropriato del prezioso molare dopo aver convinto tutti che si trattava di un dente di vacca.

     Le indagini proseguono.

Ragazzi dello Zoo di Carnino (in ordine di apparizione):

Andrea, Giuliana e Marianna, Beppe (Dematteis), Igor, Stefano, Maurizio e Anna, Agostino, Bruno e Paoletta, Mario (Lazzarini), Lorenzo e Macchinetta, Roberta (De Cristofaro), Armando, Renzo (Gozzi), Enrico e svariati altri (da Roma, Versilia, Firenze, ecc.).

 

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Vene: al di là del 5° sifone

Serge Delaby (CSARI)


     Quando eravamo ancora neofiti in fatto di immersioni, le esplorazioni al di là del sifone della grotta delle Fate in Toscana ci avevano fortemente entusiasmanti. Ma un divieto del comune ci ha poi costretto ad abbandonare la scalata dell'imponente cascata della "Fulminazione" in quella grotta.

     In cerca di nuove avventure acquatiche, abbiamo trovato l'amico P. Gerbino che ci ha parlato delle Vene e dei suoi tre sifoni. Tre anni più tardi, ecco la grotta completamente rilevata e l'esplorazione portata al di là d'un quinto sifone sotto una cascata. E noi ritroviamo qui lo scenario delle Fate.

Storia delle esplorazioni italo-belghe

     Nel 1967 gli speleosub del GSP avevano superato il secondo sifone ed esplorato il collettore che porta al terzo. Era stata messa in luce una parte del reticolo fossile, si è fatto un tentativo nel terzo sifone, ma non si sono fatti rilievi topografici. In data che non ricordo F. Vergier aveva operato un tentativo nel terzo sifone progredendo al suo interno per 120 metri. I nostri obiettivi erano dunque di rilevare le parti già note a monte del secondo sifone e di ripartire quindi da zero con le esplorazioni da lì in avanti.

Marzo 1986

     Nella prima uscita organizzata nel marzo 1986, ci avviciniamo incerti alla meta con le racchette ai piedi sotto un sole invernale, lenti per il peso del materiale. Delle tre persone della squadra, solo due sono i sifonisti (Serge Delaby e Serge Tournay), mentre Davide Berlingeri (GSS) è d'appoggio logistico).

     Oltre il secondo sifone siamo in un altro universo. Superiamo le gallerie uniformi interrotte da un piccolo passaggio stretto, contrassegnate abbondantemente da tracce umane. Poi la galleria si fa ampia, intersecata ogni tanto da profondi solchi torrentizi e ogni tanto da grandi sale di frana; non vi sono più tracce di passaggio umano. La risalita del torrente porta dopo 500 metri sul terzo sifone. Solo una "tramoggia" a due terzi del percorso costringe gli speleologi a chinarsi. Tranne un piccolo affluente impraticabile e un ramo fossile, nessun altro arrivo è stato notato. AI ritorno è stata eseguita una parte del rilievo topografico.

Giugno 1986

     La stessa squadra si ritrova al primo sifone per constatare la dura realtà primaverile: lo scioglimento delle nevi che in questa grotta dà luogo a una piena imponente di vari metri cubi al minuto.

Agosto 1986

     La terza uscita beneficia della collaborazione del CSARI: i nostri compagni per l'occasione sono trasformati in sherpa per il trasporto del materiale subacqueo fino al punto d'immersione: un peso che per ogni speleosub varia dai 15 kg per il secondo sifone ai 25 kg per i sifoni successivi. Purtroppo la squadra di punta è indebolita dall'assenza di Davide chiamato a servire la patria. Viene ultimato il rilievo del tratto tra il secondo e terzo sifone.

Marzo 1987

     Già nella prima uscita avevamo visto 100-200 metri d'un ramo fossile. Non me ne ricordavo già più, quando mi ritrovo nuovamente alle Vene accompagnato questa volta da Marc Preumont che a quell'epoca non si immergeva ancora. Dunque vado al di là del secondo sifone da solo. Una mezz'ora più tardi, abbandono nel ramo fossile la mia "pantonière-marboré", specie di combinazione stagna che permette di attraversare sifone e lago all'incirca all'asciutto. Il ramo fossile (n.d.r. bypassando il 3° sifone) consiste essenzialmente d'una vasta galleria, ogni tanto a blocchi di frana e ogni tanto con argilla, e il tutto intercalato da tratti da arrampicare.

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     Dopo un 400 metri conduce infine su una serie di strettoie fangose. L'esplorazione di questi passaggi molto stretti richiede parecchio tempo, senza peraltro che vi intravveda la minima prosecuzione. Mentre deluso ritorno verso l'attivo, all'improvviso arrivo a un incrocio a Y da dove partono due gallerie di uguale ampiezza. Tento invano di raccapezzarmi su quale sia delle due la galleria da dove sono arrivato, ma ho i ricordi confusi ed anche le tracce di passaggio non sono chiare. Un inizio di panico si impossessa di me, acuito da 6 ore di solitudine e dall'illuminazione che sta morendo. Alla fine, decido di seguire la galleria di sinistra, che dopo 100 metri porta in un gran salone con molto caos di blocchi e in cui si percepisce lo scrosciare d'un corso d'acqua.

     Una arrampicata in discesa di alcuni metri permette di raggiungere un torrente. L'a-valle di questo sfocia in una fessura impraticabile, mentre l'a-monte porta ad una cascata di 3 m seguita immediatamente da un sifone, il quarto di questo sistema.

     Esco e ritrovo Marc in ansia dopo 9 ore da quando mi ero immerso nel secondo sifone.

Agosto 1987

     La scoperta d'un torrente nel marzo 1987 ha rilanciato decisamente le esplorazioni alle Vene. Non sapevamo però se si trattasse del corso d'acqua principale o d'un grosso affluente.

     La prima punta dell'agosto 1987 ha pertanto uno scopo essenzialmente topografico. Così il ramo fossile (400 m) e il torrente vengono rilevati da Serge e J.C. Delaby. Ogni diramazione evidente è setacciata ma nessuna sembra interessante. Riguardo ai risultati del rilievo e dell'esame delle portate, il corso d'acqua all'uscita del quarto sifone sembra essere lo stesso in entrata nel terzo.

     La seconda punta ha quindi l'obiettivo di superare il quarto sifone. La squadra, composta da S. Delaby e Yves Morot raggiunge ben presto lo scopo, superando il sifone lungo ... 4 metri. Quali gravosi trasporti per così poco! Oltre il sifone il torrente continua...

Agosto 1988

     Le esplorazioni al di là del quarto sifone riprendono soltanto un anno più tardi, con una squadra composta da Christian Van Rossum, Marc Preumont e il sottoscritto.

     La morfologia della cavità cambia completamente. Terminano le gallerie suborizzontali di uguale larghezza e altezza (4x4) e con blocchi di frana. L'evoluzione diventa verso una sezione larga in media un metro e di altezza difficilmente valutabile ma sempre superiore a tre metri. Il dislivello si fa molto più accentuato e qua e là si notano affluenti.

     Dopo 300 m di percorso accidentato (alcune risalite in arrampicata e cascate) si raggiunge un quinto sifone. Sono esplorati piani alti che però divengono ben presto impraticabili.

     Due giorni dopo la stessa squadra continua il rilievo e opera un tentativo di immersione nel quinto sifone, peraltro infruttuoso.

Dicembre 1989

     Una punta invernale con 4 speleosub (S. Delaby, M. Preumont, José Leonard, Alexandre Devries), 2 sherpa (Vincent Van Eeden e D. Berlingeri), 50 kg di materiale sub e 18 ore di grotta permettono al sifonista di punta (S. Delaby) di superare finalmente il quinto sifone, lungo 60 m e profondo 25. Questo sifone relativamente profondo e con una scarsa visibilità costituisce il primo ostacolo serio della grotta.

     Al di là, una corta galleria porta sotto una cascata forse d'una trentina di metri. Dalla sinistra orografica arriva un notevole affluente. Le esplorazioni per ora si arrestano qui. Tornando indietro è completato il rilievo del ramo alto tra quarto e quinto sifone.

Il rilievo

     A valle del secondo sifone il rilievo topografico è stato eseguito dal GSP tra gli anni 1955 e 1987. A partire da tale sifone lo hanno realizzato gli speleologi del CSARI nel corso delle uscite dal 1986 al 1989: ne viene data qui una sintesi nelle tabelle.

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     La grotta attualmente si sviluppa su 4500 metri di gallerie, dalle quali più di metà oltre il secondo sifone. Il dislivello totale è di +153 m (stima 160 m).

Le prospettive

     Il futuro delle esplorazioni consisterà necessariamente nelle arrampicate per risalire i vari pozzi ascendenti. L'esserci dotati d'un perforatore con batteria Spit ci dà alquante possibilità di superare questi ostacoli, i più interessanti dei quali sono la cascata del termine attuale e il camino a valle del quinto sifone. La lunghezza della cavità e soprattutto la lentezza del trasporto del materiale (attrezzatura sub, perforatore ecc.) ci imporranno senz'altro l'installazione d'un campo interno.

Gallerie non sommerse

tratto

lunghezza

dislivello

note

dall'entrata al 1° sifone

900

+ 2

 

dal 1 ° al 2° sifone

275

+12

 

rami superiori

225

+36

 

rami di John

790

-23

 

tot. fino al 2° sifone

2190

+36, -23

 

dal 2° al 3° (attivo)

542

+30

+ 12 quota 2° s.

idem, tratto stimato

70

-

stima

dal 3° al 4° (fossile)

397

+73

+ 30 quota 3° s.

idem, continuazione

65

+45

+39

idem, tratti vari

100

-

stima

dal 4° al 5° (attivo)

264

+113

+67 quota 4° s.

idem, rami sup.

386

+130

 

idem, rami sup. stim.

150

(+140)

stima

dopo il 5° sifone

50

-

stima

Totale dopo il 2° sifone

2024

+130

 

Gallerie sommerse

sifone

lungh.

profond.

note

30

-10

visibilità buona

40

-6

ottima visibilità

120

-28

non superato CSARI (Vergier)

4

-1

superato in apnea

60

-25

cattiva visibilità

tot.

254

-28

la temperatura dell'acqua è di +3,5°C

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Grotta delle Vene (rilievo)

 

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Sogno di una Grigna

di mezza estate

 

 

R. Pavia


     Il campo in Grigna di quest'estate è stato scarso di partecipanti, ma molto eterogeneo per quanto riguarda i luoghi di provenienza. Tre persone di Torino (Carrieri, Pavese, Pavia), uno di Milano (Zambelli), uno di Como (Mantonico), uno di Imperia (Meda) e tre belgi dello CSARI (Delaby, Van Eeden e Thibault).

     Il programma originale è un campo sotterraneo a W le Donne, attorno a quota -900, zona delle gallerie freatiche; un nodo di importanza basilare per le future esplorazioni. Ma i programmi vengono seguiti nel lavoro e nello studio. Noi che ci divertiamo, decidiamo di cambiare idea.

     Rivisitiamo un paio di buchi profondi un centinaio di metri: la Taculera, ubicata sul versante della Val Cugnoletta e nota da tempo immemorabile, e un'altra grotta con un bellissimo fusoide di 70 metri. La prima chiude su fessura a -85 e la seconda su meandro stretto a -120.

     Dopo questo piccolo antipasto passiamo al primo piatto: Preparazione H. Questa grotta, trovata da D. Basola all'inizio dell'estate, ha una storia corta ma molto intensa, soprattutto per quanto riguarda il nome. Fu chiamata originalmente Première Fois, storpiata poi involontariamente da chi scrisse il nome sull'ingresso in Première Foie che significa "Primo fegato". Inorriditi al pensiero di dare ad una grotta la denominazione della principale ghiandola del corpo umano e dei mammiferi in genere, decidemmo di virare nel contesto medicinale: Preparazione H. È il nome di una pomata ed è compito del lettore poco erudito informarsi sulla sua azione terapeutica.

     L'abisso si apre sulla cresta di Piancaformia, a circa 500 metri di distanza da W le Donne e 150 metri più a valle. Le prime esplorazioni si erano fermate, dopo una serie di pozzi e saltini, alla quota di -210 m, su una strettoia.

 

Panoramica della zona del circo di Moncodeno, dove si aprono gli abissi W le Donne e Preparazione H (foto G. Carrieri).

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Abisso Preparazione H - 5102 LoCo (rilievo)

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Il Vallone del Nevaio nella Grigna Settentrionale (foto G. Carrieri).

     Decidiamo di entrare scaglionati in due squadre a poca distanza una dall'altra. La prima ha il compito di effettuare la disostruzione e continuare l'esplorazione fino a che non giungeranno i rinforzi a dare il cambio. Il metodo della staffetta in teoria è molto intelligente, peccato che alla fine ci troveremo tutti ammassati nella zona della strettoia. Questo è stato causato dal lavoro più lungo del previsto e dall'iniziativa dei bastardi del primo turno che non vogliono uscire.

     Discendiamo un paio di pozzetti ed un bel P35. AI fondo una frana occulta inesorabilmente ogni possibile prosecuzione. Nemmeno "spazzolando" metro dopo metro le pareti del pozzo troviamo la via. Chissà dove si infogna l'aria. Non affatto paghi del risultato (-292), decidiamo di disarmare la grotta per dedicarci al prossimo capitolo della storia.

     Il secondo piatto è allettante: la grotta è Capitano Paff, un buco suggerito dal Bini l'anno scorso e fermo a -170 circa. L 'ultima esplorazione era di Marantonio & C.

     Scendiamo, sempre in due squadre (quella da armo e poi quella da rilievo), questa volta praticamente insieme perché ci vogliamo bene. A -10 c'è subito una strettoia che allarghiamo parzialmente. Proseguendo, scendiamo in una serie di pozzetti, oltrepassiamo un meandro stretto e dopo un altro paio di salti giungiamo ad una seconda strettoia. Questa si presenta come un'angustissima fessura orizzontale in parete a tre metri d'altezza. Dopo due ore di lavoro, martellando appesi ad una corda, il passaggio diventa autostradale. Continuiamo a discendere una sequenza di meandri e pozzetti fino al primo pozzo degno di tal nome: 70 metri di verticale, i primi 20 su una spaccatura che diventa un bel fusoide ellittico. Alla base ci sono due rami: un pozzo di 40-50 metri ed un meandro. Nell'imbarazzo della scelta, optiamo per il meandro che si presenta anche piuttosto asciutto. Altro pozzo sui 20, poi un bel meandrone ed infine un pozzo di 24 metri. Da qui in breve arriviamo in una galleria con aria spaventosa.

     Ancora pochi metri di meandro e poi ecco la voragine che per ora fermerà la nostra punta: 100 metri di profondità e larghezza non stimabile perché fuori dalla portata degli elettrici.

     La grotta sotto il pozzo ovviamente continua, ma esula dal nostro scopo raccontare cosa fa. Lo saprete la prossima volta.

 

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Del "Trattato di Viozene"

A. Eusebio


Ora sia il tuo passo

più cauto: a un tiro di sasso

di qui ti si prepara

una più rara scena

E. Montale

     Rara scena, già, imperiesi e torinesi, intorno ad un tavolo senza litigare e con l'intenzione di non farlo più: non è davvero un fatto frequente.

     La polemica relativa all'esplorazione del Libero, o meglio del curioso pirataggio fatta da alcuni di noi, era al culmine.

     C'era un po' di senso di colpa nei torinesi, ma senza esagerare, del resto si era agito così come ultima conseguenza di una serie di scazzi tra noi e loro, con torti e ragioni che nessuno sa bene dove stanno. Poi il buon senso ci ha preso la mano ed ha condotto, in una domenica di luglio, entrambe le parti in quel di Viozene, per parlarne insieme, per considerare se da quel gesto di eleganza relativa poteva sorgere qualcosa di diverso.

     Così fu, come tutti ormai sanno; ora Imperia e Torino hanno deciso di collaborare, dimenticando vecchi rancori, si proverà a fare grotte insieme. Si inizierà naturalmente dal Libero, ma i programmi di regime sono ormai molto più ambiziosi, si parla già di PB-Labassa e non è che l'inizio.

     Ora, pare proprio, cari torinesi, bisognerà trovare qualcun altro con cui litigare.

 

 


Pirataggio libero

S. Sconfienza


"E te lo voglio di' che so' stato io.

So' tant'anni che me tengo 'sto segreto..."

(Lando Fiorini?)

     Che LIBERazione. Finalmente posso svuotare il sacco. Perciò grazie a:

-

il Comune di Briga Alta, per la compiacente complicità;

-

il Ristorante Mongioie, per aver ospitato la firma del Trattato di Viozene;

-

Phantaspeleo e Tullio Bernabei, per i premi che sicuramente vorranno conferirci quale "Miglior Atto di Pirateria" (mica premieranno il CSR per Cul di Bove, no?);

eccovi in esclusiva la versione integrale della Vera Storia del Pirataggio al Libero.

Tutto ebbe inizio per noi in una notte buia e tempestosa dell'estate 1989. Sotto il tendone del Campo alla Colla dei Signori, l'accumularsi di screzi fatti e torti subiti portò a concepire l'idea goliardica di una incursione al "proibitissimo" Abisso Libero.

"E un giorno come gli altri,

ma forse con più rabbia in corpo,

Pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto."

(Francesco Guccini)

     Nessuno credo immaginasse che la vicenda - e il Libero - avrebbe avuto una tale prosecuzione...

     La fortuna volle infatti che quel giorno la Provvidenza fosse dalla nostra parte: così Enrico di Verona, che questa storia ha fatto balzare agli onori della cronaca nera speleologica, scoprì la Via attraverso la frana terminale.

     Qualche giorno dopo avvertimmo del fattaccio i "nemici" imperiesi. Eppure per tutta l'estate

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la prosecuzione in fondo al Libero non diede più segni di vita: forse l'informazione non venne creduta, forse a Imperia pensarono a uno scherzo, oppure semplicemente il passaggio non fu trovato, nonostante la freccia da noi lasciata. Fatto sta che a settembre le ricerche nella frana finale vennero ufficialmente sospese dal GSI e questa fu la goccia che fece traboccare la nostra curiosità...

     Partì così la Seconda Spedizione di Pirataggio. Ecco l'equipaggio: Enrico, comandante; Valentina, nostromo; Beba, ai pezzi; chi scrive al timone; Gianni (FI) e Stefania (VR), ignari marinai, all'oscuro dei loschi obiettivi e sempre sul punto di ammutinarsi.

     Superata la frana, dopo una lunga serie di passaggi tortuosi, scendemmo un primo saltino (P. 7), passammo sotto a un grosso pozzo ascendente (40-50 m?), fino a una sala dal cui soffitto scrosciava una notevole cascata. L'esplorazione si arrestò sul pozzo successivo, la cui partenza - faticosamente disostruita nell'ennesima frana - faceva intravedere i problemi idrici che vi avremmo incontrato.

     Sospensione dell'attività in grotta e gran lavorio di quella diplomatica e spionistica. Si preferì aspettare un momento più adatto per comunicare tutto agli Imperiesi: l'attrito era particolarmente forte e stava addirittura coinvolgendo la convivenza nella squadra di Soccorso.

     Nelle vacanze natalizie si decise - sempre in gran segreto - un ultimo sopralluogo: sul ponte di trinchetto i soliti pirati (Enrico ed io), più due marinai orientali, Agostino (PN) e Enrichetto (VA). La storia e i taccuini dei topografi raccontano come andò: la grotta divenne verticale, oltre che ampia, con una sequenza di un P.7, un P.27 e un P.12 bagnati, seguiti da un P.33 alluvionale. Per fortuna un traverso provvidenziale ci condusse ad un pozzo parallelo, miracolosamente asciutto. Fine delle ostilità a -400, davanti a un meandrino da allargare.

     All'esterno prese definitivamente il sopravvento l'ala cospiratrice e una cappa di silenzio cadde su tutta la storia, anche in GSP; questo fino a luglio, quando si è deciso di fornire il dossier-Libero agli Imperiesi - prima di darlo alle stampe. Al di là delle più rosee aspettative, il vivace scambio di idee che ne è seguito - oltre ad arricchire la SIP - ha sfornato l'ormai noto Trattato di Viozene, con cui si è dato inizio ad una esplorazione congiunta del Libero e, forse, ad altre più ampie collaborazioni.

Piratare, che passione

     Se non ve ne siete accorti, quella che avete appena letto è tutt'altro che un'accorata confessione di un pentito. Anzi. Vuole essere - censura della redazione permettendo - un velato incitamento alla delinquenza speleologica. Perché?

     Primo, perché non mi sono mai divertito tanto, neppure l'anno scorso a Cul di Bove.

     Secondo, perché "ci si può pentire anche di essersi pentiti" (Ibn-Sawi-al-Muin).

     Qualcuno dei lettori, con minore senso dell'umorismo, in questo momento sarà allibito. Ma come? Torino e Imperia si sono rappacificate e uno degli artefici del Trattato di Viozene getta benzina su un fuoco quasi spento?

     È vero. Avrei potuto scrivere una elegia di questo riavvicinamento (che è effettivamente un buon risultato), un'ode sdolcinata alla diplomazia e al trionfo del Buon Senso, proponendo Ramella e Eusebio per il Premio Nobel della Pace.

     Ma mi sembrava troppo banale adattarmi così al tono di regime, come il lieto fine di ogni film americano. Avrebbe dato a questa "svolta" troppa serietà, più di quanta essa meriti.

     Quello che mi spaventa è estendere il nostro moralismo anche al gioco e al divertimento. Perché la Speleologia è un gran gioco: chi tra noi lo ha dimenticato ha bisogno forse che la vita gli dia qualcosa di più serio da fare.

     Ma peggio ancora è chi confonde queste storie con le questioni davvero serie: il Soccorso, per esempio.

     Perciò sforziamoci tutti di non sprecare la nostra etica dove non ce n'è bisogno, conserviamo i giusti sentimenti, come lo sdegno e la rabbia, per le occasioni che li meritano: scandalizziamoci piuttosto per i giochi di potere fatti sulla pelle della gente o per gli insulti gratuiti a chi ha cercato in tutti i modi di salvare un nostro compagno al Veliko. Non per il pirataggio del Libero. Vi prego.

 

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I rami del Pozzo del Pentivio

G. Badino


     Le discese alle Porte di Ferro sono strane. Ufficialmente sono leggere, c'è poco da camminare per arrivarci e la grotta non è profonda. Tutte le volte parti per queste leggere punte e quasi tutte le volte esci piatto perché la grotta è più difficile di quanto vuoi credere, e il numero di ore che vi rimani, poi, è sempre il doppio del previsto.

     Ci vai quasi quando non hai voglia di andare in grotta ("stiamo poco") perché nessun'altra grotta tanto vicino alle auto, ha così tante cose, ricche, da esplorare. Entri, e lei ti aggancia nei suoi surreali problemi.

     È un lavoro che va avanti da anni, è il lavoro del superamento del fondo di Piaggiabella: problema, ora sappiamo, che era assurdamente difficile. Ti ricordi di quanto PB chiudeva nel Canyon Torino? Ti ricordi della risalita di Doppioni subito sopra il sifone? Fu la mia prima discesa coi piemontesi. E le tremende risalite dell'Olonese Volante? Uh, se ti ricordi! E poi con Ube e Riccardo lo sbucare nelle Porte di Ferro? Ricordi che scrivevi che erano i posti più remoti dell'universo, o qualcosa del genere? Ora pochi anni dopo scrivo che è vicino alle macchine ma che là continuiamo a perderci.

     Strano, ma un giorno ne ricostruirò il dettaglio della storia: ora è presto, continua a scorrere ed io continuo a non capire quale è la struttura intima di quelle regioni che ho percorso un'infinità di volte: continuo a non riuscire a pensarle, ecco tutto, e allora esploro alla cieca lentamente, cerco il bandolo a tentoni.

     Ma la storia di questa caccia dell'avallo del Torino forse è già più bella e strana di quella del Fighiera.

Nella zona del Pozzo del Pentivio (foto G. Badino).

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     Quest'anno vi ho vagato alcune volte. Il problema al solito era un pozzo da risalire che, al solito, era assai più alto del previsto.

     È il pozzo del Pentivio, una gran torre ascendente da cui cade una cascatella. Ma il meglio di tutto è che dalle due strettoie che vi immettono esce una valanga d'aria: arriva da entrate basse. Basse: significa che entriamo in regioni nuove del Marguareis, e forse pure in Labassa anche se le mie speranze sono assai maggiori.

     La salita è alla cieca, bagnata, siamo vicini all'esterno, i dubbi che si tratti di un sistema per trovare un nuovo, stupido ingresso hanno rimandato per un paio d'anni questa salita ed ora trattengono molti dal venire.

     La prima volta sono con Balestra e Colombo. Il pozzo, come dicevo, si rivela tossico: quando finisco le due batterie e (insieme!) i chiodi e le corde sono fradicio e ad un trentacinque metri di altezza su pareti troppo crostose di concrezione per non essere angoscianti.

     La volta successiva ad alcune facce nuove si aggiungono Zambelli, Mantonico e la famiglia Lovera. Alcuni vanno a scavare alle Cheschifo, altri mi appoggiano nel pozzo. Guadagno ancora una quindicina di metri, un po' aggettanti, faticosissimi, supero un tratto con un lamone semistaccato chiodando in fondo ad una fessura, al limite della mia portata, un chiodo ogni cinquanta centimetri, ma là almeno la roccia è roccia.

     Sbuco su un terrazzo: abbozza una galleria e subito chiude in frana, ma butta aria. Strano, ha verso contrario dell'atteso. Boh, ci sarà stata inversione notturna; fisso le corde e chiedo agli altri di salire: la salita deve continuare ma l'assicuratore ora è troppo lontano.

     Guardo intanto se riesco ad allargare il blocco e, incredibile, basta poco lavoro perché quel che sembrava un muro da minare diventi una facile strettoia. Di là c'è galleria, anzi, gallerie, un reticolo di freatico con violenta corrente d'aria, metri di gallerie intersecantisi ma che tendono ad infognare. Non sono le mie, mi dico.

Nelle gallerie di Re Mida (foto G. Badino)

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     Mentre gli altri le esplorano io riprendo a salire, un camino subito dopo la strettoia, facile. La speranza che mi faccia superare il tetto sopra il terrazzo con un bypass si realizza: in cima al camino un meandrino risbuca sul pozzo che ora è abbastanza coricato, ma la zona è presa in pieno dalla cascatella.

     Impossibile stare in due qui, riprendo a trapanare innalzandomi su lame e blocchi in bilico, più d'uno casca giù (minchia le corde!), faccio un errore incredibile per affrettarmi l'attraversamento del diedro dove piomba l'acqua: esco in libera, traverso su sfasciumi e finisco per trovarmi accoccolato in posizione terribile, su blocchi in bilico, lontano dall'ultimo chiodo. Recupero il trapano lentamente (se la batteria è scarica devo saltare indietro, penso) e riesco, ma al limite, a mettere un fix e ad assicurarmi.

     Sono fradicio e, ora, impressionatissimo, tremante. La fretta mi ha indotto in un errore da principiante, mi arrabbio. Continuo su anche per farmi passare l'angoscia di quel passaggio, altri dieci metri, poi fixo (voce del verbo fixare, neologismo) su roccia finalmente ottima, il pozzo continua vasto, e torno giù.

     Le gallerie, effettivamente, infognano. Per di più, scendendo, scopriamo che inversione notturna non c'è stata ma che, anzi, quelle gallerie sono un altro dei posti da dove se ne va via l'aria. L'intero pozzo è tenuto in pressione e l'aria sfugge dalle strettoie di base e da quelle gallerie a +50. Strano. Da dove arriva l'aria?

     La volta successiva c'è anche Carrieri, oltre a Piccino e Scofet. Con una azione splendida Piccino mette una seria ipoteca per vincere il trofeo Volpe d'Argento. Quale? Chiedetemelo, a voce la racconto.

     Saliamo tutti alle gallerie, poi, mentre Piccino e Scofet le passano al setaccio riprendo a salire col Giampiero che mi assicura. Breve storia: ancora quindici o venti metri, abbastanza facili e sbuco in cima al pozzo ad una ottantina di metri dalla base. Gran sala in salita, fisso la corda, Giampiero sale. Rapida risalita su blocchi, breve passaggio in salita e poi gran ambiente di crollo, l'acqua arriva da passaggi deludenti pochi metri più in su, da raggiungere trapanando. Ma sembra che abbiamo perso l'aria. Non ci siamo mica. Mah, torneremo, ora occorre ricostruire l'allucinante armo del pozzo.

     Tocca a Giampiero, mentre io sonnecchio: passa poco e si mette a gridare che è alle gallerie. Bello sforzo, penso, son lì sotto! Impiego un po' a capire che parla di altre gallerie accanto alle prime, che lui ha incrociato scendendo.

     Un punto per lui. Iniziano strette e poi entriamo in vasti ambienti con aria forte cui dedichiamo un paio di rapidissime ore vagando a ricostruire i flussi d'aria e a superare passaggi, alcuni in modi che deluderebbero chi ci considera ottimi e prudenti tecnici.

     Le gallerie tirano a Nord e a Nord-Est, cioè tornano indietro.

     Sono ambienti complessi, con altri pozzi da risalire, ringiovanimenti, strane intersezioni, belle. Il flusso d'aria che portano è notevole anche se forse non è tutto quello che tiene in pressione il Pozzo. In sostanza esso ha intersecato là un piano di gallerie del quale noi la volta precedente avevamo individuato un frammento a valle ed ora il grosso a monte. Il mio sospetto, e la mia speranza, è che su quella quota il pozzo serbi ancora sorprese.

 

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Un sogno chiamato...

Donna Selvaggia

 

 

Domenico Girodo (GS Giavenese)


     Valdinferno! Già il nome... E quello della grotta? Mitico: Donna Selvaggia! È stata 1a mia, non dico prima, ma quasi certamente seconda discesa in pozzi, e come ogni prima cosa è indimenticabile.

     ...Passa il tempo, si consumano le rotelle del discensore (e non solo quelle) e si torna sul fondo dell'abisso, o quasi sul fondo. Infatti c'era ancora una strettoia che ci separava dal punto più basso, ma essa era stata superata solamente, pare, da un essere filiforme che dopo tre giorni di assoluto digiuno era stato iniettato dall'altra parte. Mazzetta e scalpello, scalpello e mazzetta, e tra un dito pesto e l'altro ci si trafila sul pozzo su cui la strettoia si apre.

     Fondo! "Beh, adesso ci siamo, un the e una cicca e poi via". No, niente! "Quella finestra (termine architettonico per definire un buco nero) cosa sarà mai?" In un amen dimentichi il the e la sigaretta e già pensando all'aldilà (l'aldilà della finestra naturalmente) ti ci butti dentro a pesce e come tale ci rimani incastrato.

     Cosa ci potrà essere: un pozzo? un meandro? un salone? ...Tanta fantasia e poca esperienza: va bene saltare il the, ma se ti fumi comunque la sigaretta e guardi il fumo che stagna lì come nebbia d'inverno, è probabile che qualunque continuazione ci sia al di là, non porti molto lontano!

     E invece ti sfasci le dita tirando via quei millimetri di pietra di troppo anche per il rachitico di turno. "Vai che l'ignoto ci attende". E giù a sognare acqua che scorre e il freatico e l'attivo. 40 metri di sogni dietro un po' d'acqua e poi ti svegli e capisci che l'esplorazione è già finita: tanto per cambiare la cavità è toppa.

Esplorando le nuove gallerie della "Donna Selvaggia" (foto Meo Vigna)

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Grotta della Donna Selvaggia - Prosecuzione oltre quota -214 (rilievo)

 

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Brasil 90

I. Meghini e G. Badino


     L'ipotesi di una puntata speleologica nel continente latino si era fatta strada all'indomani di un incontro con Giovanni Badino a Pasqua. Così è nata "Brasil 90", spedizione in Sud America frutto della collaborazione tra il Gruppo di Sacile, la Commissione Grotte "E. Boegan" di Trieste e il GSP CAI-UGET di Torino. L'organizzazione del viaggio è stata curata da Luca Imperio. In Brasile era ad attenderci Giovanni che già aveva preso a suo tempo proficui contatti con la realtà speleologica locale.

     In Brasile si sono formati due gruppi: uno triestino con partecipazione torinese (Badino), l'altro sacilese con in più Flavio Tesi del GSP. Questo ci ha permesso di conoscere due diverse situazioni esplorative.

     Nel Mato Grosso, nell'area della Serra di Bodoquena, hanno concentrato le loro ricerche Guido Sollazzi, Paolo Pezzolato, Savio Spartaco e il Giovanni, coadiuvati nel loro lavoro dallo speleologo brasilero Armando. La zona, impervia e selvaggia, ha riservato alcune novità, ha permesso l'osservazione e lo studio di cavità che rendono l'area speleologicamente interessante.

     Gli altri sono andati nello Stato di S. Paulo. Il grande capo Imperio, Giorgio Bettega, Iacopo Meghini, Flavio Tesi e Wmarley. Quest'ultimo ci ha guidati in alcune grotte a esplorare e rilevare. Per la cronaca è stato topografato l'Abisso Juvenal che detiene il record di profondità di quel paese con i suoi -252 m. Parecchie le difficoltà incontrate, soprattutto nelle disperate ricerche di nuovi buchi in zone interamente coperte da vegetazione tropicale.

     Va rilevata la grande attenzione mostrata da alcuni brasiliani per la speleologia. Là l'attività è molto limitata, in quanto ostacolata dagli alti costi del materiale speleologico, dalle distanze notevoli che separano le residenze degli speleologi dalle grotte e dallo stupido campanilismo che rovina e compromette i rapporti tra i gruppi.

     Queste particolarità sono emerse anche in occasione di uno stage organizzato da Giovanni per dare ai locali la possibilità di conoscere, con un corso di 1° livello e con alcune lezioni sulle tecniche elementari di soccorso ipogeo, i fondamenti della sicurezza in grotta.

     Il bilancio al termine di questa avventura è positivo, specie se si tiene conto delle difficoltà incontrate, del lavoro svolto e della realtà che siamo venuti a conoscere.

(Iacopo Meghini)

 

     La spedizione parte per caso: una sera da ciucchi a casa mia mi mostro imprudentemente entusiasta delle possibilità esplorative di quel paese ed entusiasmo il gruppo di giapponesi che è lì ad ubriacarsi. In Brasile io ci dovevo andare per lavoro e così ecco che organizzata negli ultimi millisecondi parte la spedizione. Per dove? Spiegarlo è complicato, ma è il nucleo di quest'articolo: i dettagli della spedizione li avrete sul prossimo, almeno spero.

     Il Brasile è grande, parecchio grande. La cartografia (al 100000) esiste in linea teorica ma residui dei governi militari fanno si che sia, di fatto, non disponibile. Bisogna lavorare su scale del milione (difficilissimo da trovare) in su: mappe, in genere, politiche!

     Dove siano i calcari è dunque questione di tradizione orale e di averli visti direttamente.

     Gli speleologi giù praticamente non hanno una cultura esplorativa; come molti dei nostri hanno esclusive preoccupazioni escursionistiche, ed anche i pochi che fanno esplorazione la intendono trovare la nuova grotta vicina a quell'altra, vicino casa, o il nuovo ramo di quella lontanissima. In pratica ci sono assidue gite nelle zone del Sud dello stato di San Paolo (la zona Betarì e Ribeira), pochi che vi esplorano ed una loro sezione più ricca e "vecchia" che una volta ogni uno o due anni fa una spedizione. Dove? Ovviamente dove le grotte si sa già che ci sono, cioè la regione del Sao Vincente nello stato di Goias di cui ho già scritto sul Grotte 97.

     Chi cerca zone nuove? Nessuno.

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     Capita che si sappia da geologi che han visto una grotta in una certa zona e allora, se non è sulla Luna, ci sarà prima o poi una visita leggera che di massima tornerà delusa e sicura che là non c'è nulla.

     Di fatto la situazione si è cristallizzata così e i miei sforzi ad articoli sulle loro riviste e di corsi di tecnica e di soccorso sono riusciti, per ora, solo a costruire un gruppetto scorre lato di speleologici tecnicamente preparati. Ma la cultura esplorativa, ahimè, è altra cosa.

     Ora poi la direzione della SBE ha accentuato i caratteri protezionistici (in questo sono più avanzati di noi) ma sembra non interessata a coordinare gli sforzi di esplorazione del territorio.

     Beh, io in Betarì e Goias sono già andato e la trovo una attività infinitamente meno interessante del cercare nuove zone. Anche qui in Italia, del resto, mi diverto di più a tentare di entrare in una nuova zona del monte perché della singola galleria, sarà l'età, ma non me ne frega gran che.

     Ergo il mio programma, adesso che in Brasile circolo nettamente meglio della maggior parte dei Brasiliani, è localizzare nuove regioni di grotte succulente.

     Attraverso il Brasile, nel centro, è distesa una sequenza di catene calcaree che lo interessa per uno sterminio di chilometri. La prima massa grande (lunga duecento e larga una cinquantina di chilometri) è la Serra de Bodoquena, che è dunque la più accessibile. Quello era il mio obiettivo in solitudine quest'estate, e dunque ho proposto che divenisse l'obiettivo della spedizione. L'altissima probabilità di non trovare nulla ci ha però convinti di puntare su due zone e la seconda prescelta è stata la zona del Betarì assieme ad uno dei pochi (Wmarley, si scrive così) che la stanno esplorando con cura, appoggiandolo nel suo lavoro.

     Avremmo così ottenuto il risultato di "annusare" la Bodoquena, migliorare i rapporti coi locali, aiutarli nelle esplorazioni in casa loro, far prendere a molti di noi confidenza con un Brasile ben diverso dall'iconografia puttanesca dominante e divertirci molto, portando a casa pure del materiale.

     È andata così: anzi in Bodoquena abbiamo localizzato una regione di grotte che nella scala brasiliana sono grandi, e molto belle.

     Come condizione per avere un forte appoggio dei locali avevo chiesto che poi organizzassimo un corso di tecniche per i brasiliani e ne abbiam fatti due, uno di progressione e uno di soccorso.

     Bel giro di insetti foreste ragni grotte, ci potrei scrivere un libro, o almeno un articolo lungo ma poi faccio arrabbiare Fabrizio da Roma, ed ho paura che disdica l'abbonamento a Grotte. Ma non è stato facile convincere italiani e brasiliani che bisognava andare, alla cieca e con anzi le solite motivazioni contrarie delle tradizioni orali (c'è già andato uno e ha detto che non c'è nulla...), che bisognava spingersi a 1500 km di distanza a guardare senza probabilmente trovare nulla.

     È andata che abbiamo trovato delle grotte, e possiamo raccontare che ci è andata bene. Eppure io conservo la convinzione di fisico sperimentale che anche se non ne avessimo trovate ci sarebbe andata bene lo stesso perché ora conosciamo quel remoto altopiano matogrossese.

     Eppure ho una cattiva sensazione: che non tutti l'avrebbero pensata così, e che anzi l'eventuale presenza di sponsor avrebbe fatto condannare come fallita quella che in realtà era un'ottima ricognizione speleologica che non aveva trovato grotte. Un altro punto negativo per la caccia allo sponsor: i "negative results", così fecondi in Fisica, nella speleologia esplorativa sponsorizzata sono un suicidio: non devi cercare cose nuove, devi andare sui giornali perché sei sceso profondo. Bella roba.

(Giovanni Badino)

 

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The acid house

P. Terranova


     Ma sì! E scriviamola finalmente 'sta recensione sulla rivista delle riviste, sul fiore all'occhiello, sull'organo ufficiale della Italiansko Speleologiska Societetskii.

     Alle soglie del 3° millennio, altro magazine non v'è così denso di cultura, sport, avventura: sto parlando naturalmente di Spelun... oops, no! di

"Speleologia"!

     Facciamola come le scimmie, che ridono degli uomini al di là della gabbia; facciamola cattiva, così otteniamo almeno questi risultati:

     1) Sul prossimo numero "Grotte" viene recensito pessimamente;

     2) Badino si prende una cazziata al prossimo Consiglio;

     3) Tullio "nasa" che il trend della rivista è in ribbasso ed i prossimi articoli li dirotta su Airone;

     4) facciamo incazzare come jene un mucchio di persone fra i quali Grimandi, Burri, ecc. (perché proprio loro? macchenesò, così per dire cattiverie, argh! argh!).

     Detto questo, passiamo agli elementi oggettivi ed imparziali di giudizio, per i quali io e tutto il GSP (responsabilità oggettiva) siamo già fuori da premi e finanziamenti vari: tanto a noi ci rifornisce il cartello di Medellin.

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a pag. 7, 8, 15, 254,4200, apprendiamo che la SSI ha 40 anni e 40 soci, e basta con le incensazioni;

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a pag. 9: azione! Tutto su Boy Bulok e Felstivalbarnaja (salvo la FAME e la biondina russa, eh?);

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a pag. 27, raccappriccianti nozioni sulla malaria encefalica che in Filippine ha colpito metà della spedizione (l'altra metà, venendo da Milano, ne era affetta dalla nascita);

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a pag. 35 eseguenti, Leo - non potendo pubblicare i suoi lavori sulle Memorie della Soc. Geologica Italiana per manifesta sub-scientificità - sceglie di azzerarci le gonadi con un articolo sul carsismo delle Apuane che neanche il vocabolario;

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a pag. II dell'"inserto-giallo-copiato-da-Spelunca" le uniche VERE notizie del numero: i nuovi Soci!

primo: è nuovo socio SSI Lucia Terranova di Milano (anca ti terùn?). Se giovane e carina non potrà non darmela!

secondo: in Piemonte siamo di più.

Il noto egemonismo snobbistico del nostro Gruppo ha partorito in risposta 2 mostri 2: il G.S. CRAL CRT (vedi nota precedente per quanto riguarda i rapporti tra il nostro Presidente e la donna del Capo dall'altra parte) ed il patetico G.S. Valli Pinerolesi presumibilmente sponsorizzato da Parmalat.

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a pag. XI dello stesso inserto Buzio cerca amici per vacanze particolari: astenersi indecisi e mercenari. Sbaglia solo nel riportare l'indirizzo: in questi casi si mette il Fermoposta o Patentauto (come lo so? Come lo sapete Voi!).

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a pag. XV, una cosa da grattarsi le palle fino a strapparsele viene contrabbandata per fumetto super-divertente: meglio ancora se letta con il necrologio dello svizzerotto morto nelle gorges, nella pagina a lato...

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a pag. 41 di nuovo GRANDE SPELEO: un'entusiasmante articolo su una delle esplorazioni BA-SI-LA-RI del secolo: si calcola infatti che il bacino sia almeno il doppio del cesso di casa mia!

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da pag. 50 il corno di Aquilio tiene banco per 5 estenuanti pagine di sapore orwelliano: lunghe file di speleo laceri trascinano esausti sacchi di spazzatura e portano mazzi di banconote a Sai Baba- Troncon. Shocking!

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a pag. 60 i Belgi (di sicuro chiamati in Italia da qualcuno per fregare qualcun'altro: ormai si usa, sapete, è il gioco dell'estate) prendono i montarozzi di Frosinone per il Matese e credono di esplorare Cul di Bove.

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Quando si accorgono dell'errore violentano tutte le baffute ciociare ed anche Tullio, il quale - nasando il solito trend del mercato - cercava di comprargli il servizio foto a 2 sterline.

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a pag. 64 il rilievo ornato di belle piantine e letterone, nonché il frustrante tentativo di fare lo scienziato rivelano senza ombra di dubbio la presenza di Calandri...

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ma, nemici miei, LA PERLA del numero và attribuita al grande MBANI, noto rapper nero del Bronx newyorkese: una reale, palpitante descrizione di un fist-fucking che fa sbrodolare le signorine di Castle City. Wow! Taste the beat!

     Questo e tanto altro potrete leggere sulla NOSTRA rivista, dopo che per 40 anni abbiamo tentato al Vostro servizio di diventare più belli e più potenti che pria, nel filo ideale della tradizione che dal Colonnello Gariboldi (pag. 40) arriva fino a Francesco Salvatori. E sempre LEI, a distenderci i nervi ed il muscolo toroidale, la più bella di tutte:

"Spelunca"!

 


The sweet house

P. Terranova


     Okkéi, okkéi: ho capito. "Ai sensi dell'art. 2 della legge sulla stampa, bla, bla" "Il mio cliente non intende adire le vie legali ma...", "Caro Attilio sono rimasto francamente sconcertato da...".

RITRATTO TUTTO!

     Anzi, per rendere più evidente il mio sincero pentimento ve la faccio di nuovo 'sta recensione sulla rivista delle riviste, sul fiore all'occhiello, sull'organo ufficiale della Italiansko Speleologiska Societetskji.

     Alle soglie del 3° millennio, altro magazine non v'è così denso di cultura, sport, avventura: sto parlando chiaramente NON di Spelunca ma di

"Speleologia"!

     Facciamola come gli uomini, che ridono benevolmente delle scimmie al di quà della gabbia; facciamola buona, così otteniamo almeno questi risultati (scherzo, eh?):

1)

Sul prossimo numero "Grotte" viene recensito ottimamente;

2)

Badino si prende un encomio solenne al prossimo Consiglio;

3)

Tullio comprende giustamente che il trend della rivista è in rialzo ed i prossimi articoli per Airone li dirotta su Speleologia;

4)

facciamo contenti un mucchio di persone fra i quali Grimandi, Burri, ecc. (perché proprio loro? massicchelosò, perché sono i migliori!).

     Detto questo, passiamo agli elementi oggettivi ed imparziali di giudizio, per i quali io e tutto il GSP (responsabilità oggettiva) ci consideriamo di nuovo in corsa per premi e finanziamenti vari: il cartello di Medellin? oh, acqua passata.

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solo a pag. 7, 8,15, 254,4200, apprendiamo che la SSI ha 40 anni e (mi sembra) 40.000 soci; questo dato certo confortante non deve distoglierci dall'umile ed assidua cura del nostro gregge;

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a pag. 9: azione! Tutto su Boy Bulok e Festivalbarnaja (dove si è mangiato a crepapelle e le russe erano due e more);

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a pag. 27, grande spedizione in Filippine, nessun problema sanitario soprattutto per i settentrionali...

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a pag. 35 eseguenti, Leo - scegliendo di pubblicare i suoi lavori sulla nostra bella rivista - ci allieta la mente con un magistrale articolo sul carsismo delle Apuane che il vocabolario neanche serve, tanto è chiaro e comprensibile;

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a pag. II dell'ormai tradizionale ma sempre innovativo "inserto giallo" i sempre interessanti verbali del Consiglio ed i nuovi Soci!

Desidero, in particolare, segnalare:

la Sig.na Lucia Terranova di Milano (di probabili ascendenze meridionali come lo scrivente). A Lei desidero augurare la migliore delle attività speleologiche da ripercorrere - come in un sogno - con bande di nipotini sulle ginocchia...

Due simpatici Gruppi si affacciano sulla scena piemontese: il G.S. CRAL CRT (vedi nota precedente per quanto riguarda i rapporti tra il nostro Presidente e la donna del Capo dall'altra parte) ed il G.S. Valli Pinerolesi.

A loro posso assicurare che avranno la massima collaborazione nell'ambito del noto collettivismo scevro da ogni ingiusto senso di superiorità che contraddistingue tradizionalmente il nostro Gruppo.

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a pag. XI dello stesso inserto Buzio cerca amici/amiche per vacanze speciali: quanti giovani speleo piemontesi vorranno aggregarsi al bravo Alberto per vivere le avventure che solo la speleo di esplorazione può dare?

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a pag. XV, una cosa DIVERTENTISSIMA: un fumetto super sulle piene!

Certo, alla pagina prima c'è un poverino morto ma la speleo, si sa, è fatta così: oggi a me, domani a te...

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a pag. 41 di nuovo GRANDE SPELEO: un'entusiasmante articolo su una vivace esplorazione di un complesso carsico di una certa importanza locale (Nota: va bene così?).

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da pag. 50 il corno di Aquilio tiene banco per 5 interessanti pagine di sapore reediano (Nda: da J. Reed "dieci giorni che sconvolsero il mondo"): lunghe file di speleo sorridenti trascinano energicamente sacchi di reperti e collaborano fattivamente, sotto la guida del bravo ed infaticabile Troncon, all'edificazione delle nuove conoscenze sul massiccio.

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a pag. 60 gli amici Belgi (di sicuro chiamati in Italia nel quadro di una più ampia convergenza di strategie esplorative) scelgono di dedicarsi ad una misconosciuta ma interessante area carsica nei dintorni di Frosinone. Anche qui, sospettiamo la collaborazione del bravo ed infaticabile Tullio per quanto riguarda l'organizzazione della spedizione.

Arrivederci amici Belgi, magari in Matese!

-

a pag. 64 il bravo ed infaticabile G. Calandri presenta alcune note di rilevanza scientifica sulle importanti grotte liguri: le informazioni sono completate da un preciso e nitido rilievo.

-

ma, amici miei, lo scritto che mi sembra più riuscito di questo numero và attribuito a BANI Marco, bravo ed infaticabile leader della speleologia umbra; una reale, palpitante (Nda: che faccio, ci posso mettere anche "lirica"? sì?) lirica descrizione di una esplorazione che ha guadagnato al Gruppo una certa notorietà a livello regionale. Wow! That's Caving!

     Questo e tanto altro potrete leggere sulla NOSTRA rivista, dopo che per 40 anni hanno tentato al Vostro servizio di diventare più belli e più intelligenti che pria, nel filo ideale della tradizione che da E. Boegan (pag. 40) arriva fino ad Andrea Gobetti. E sempre LEI, a distenderci i nervi e TUTTI i muscoli, la più bella di tutte:

"Spelunca"? NOO!

Alp? NOO!

BENZI': SPELEOLOGIA!

 

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Recensioni

M. Di Maio


     Federazione Speleologica Veneta, Grotte del Veneto (a cura di P. Mietto e U. Sauro), Regione Veneto e La Grafica Editrice, 1989. Volume rileg. di grande formato, 414 pag. con oltre 250 illustr. a col. e circa 130 rilievi, disegni e cartine.

     Monografie speleologiche regionali ormai se ne sono già pubblicate diverse in Italia, ma quelle corpose e illustrate sono un'eccezione: se non andiamo errati questa è la seconda, ed è passato più d'un quarto di secolo da quando nel 1964 è uscita Grotte della Sardegna di Furreddu e Maxia. Ora è stata edita questa formidabile opera che riguarda il Veneto, regione che (ammesso che ve ne fosse bisogno) svela così tutta la sua ricchezza di aree carsiche (sono 26 i gruppi montuosi con carsismo) e di grotte note che vanno ormai verso le quattromila. Ma ingente è anche l'interesse scientifico e culturale, quest'ultimo dovuto all'eccezionale frequenza dell'uso delle caverne fatto in passato per attrezzare ripari fortificati e per insediare i caratteristici eremi e santuari.

     Autori principali sono Paolo Mietto che ha curato la morfologia carsica superficiale e Ugo Sauro che si è occupato delle grotte, ma vari altri specialisti hanno collaborato sia per il testo che soprattutto con foto, disegni e tutti i rilievi. La stesura dei capitoli sui vari argomenti speleologici è molto accurata, ma soprattutto è ben riuscito l'amalgama delle varie parti, con un sapiente dosaggio della materia, cosicché la monografia si presenta armonica ed equilibrata. Grande pregio del volume (anche per i profani) sono le belle foto a colori e soprattutto quelle di paesaggi carsici, sovente deliziose. Oltre al carsismo e alle grotte, alla storia della speleologia veneta e a informazioni scientifiche, molto opportunamente i curatori sono stati sensibili ai problemi dell'inquinamento e hanno dato adeguato risalto agli aspetti culturali stendendo i capitoli sull'utilizzazione delle grotte e sul turismo culturale. Completano l'opera una ricca bibliografia e l'indice analitico.

     Lode e merito agli autori, ma anche alla Regione Veneto che ha dato il suo fattivo contributo e che ha consentito di ridurre notevolmente il prezzo di copertina. Ecco la prova di cosa si possa fare quando si riceve un adeguato sostegno pubblico. La Regione non lesina aiuti alla speleologia veneta, questo si sa; altre regioni invece hanno decurtato o addirittura azzerato i fondi elargiti, con la scusa dei tagli fatti dallo Stato ai finanziamenti regionali: ma forse questi tagli il Veneto non li ha subiti? Quando c'è la volontà di intervenire, i mezzi si trovano, e nei nostri casi si tratta in fin dei conti di bazzecole.

 

I soci della SSI o del CAI possono ottenere il volume al prezzo speciale di 45.000 lire (più 4000 per la spedizione) richiedendolo a La Grafica Editrice, via A. Volta 17, 37050 Vago (Verona).

 

 

 

È già in cantiere il prossimo bollettino. Si parlerà tra l'altro di:

     - Capitano Paff, abisso che sta entrando in competizione con W le Donne: chissà chi vincerà;

     - Big Sur, nuova cavità del Mongioie destinata (forse) a dare molto;

     - Novità sul Libero che prosegue;

     - Brasile: prosegue la carrellata iniziata su questo numero;

     - Articoli di tecniche generali.