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GROTTE
anno 27, n. 86 - sett.-dic. 1984
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
SOMMARIO
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Notiziario |
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Attività di campagna |
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Chi si rivede: F 5, ovvero un articolo lunghetto |
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Tutti alla grotta del Gatto |
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Artesinera mon amour |
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Al Colle della Navonera |
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Castlèt |
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Torcibouc |
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Speleologia in Lucania |
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Appunti di geologia e carsismo sul M. Coccovello |
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Le grotte |
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Diario del campo |
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Ventimila leghe sotto il Corchia |
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Valinor |
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N 2 |
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La Custreta |
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Attività biospeleologica 1984 |
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Recensioni |
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Pubblicazioni ricevute |
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Redazione: |
Marziano Di Maio |
(resp.) |
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Giovanni Badino |
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Alberto Gabutti |
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Laura Ochner |
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Elio Pulzoni |
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Foto di Copertina (Abisso O 5, Marguareis) di Giuliano Villa Bozzetti di Simonetta Carlevaro |
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Stampa: LITOMASTER, Via Sant'Antonio da Padova, 12 |
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Notiziario |

Assemblea di fine anno 1984 del G.S.P.
Con il consueto o.d.g., si è svolta il 14 dicembre, e ne riportiamo le note più salienti.
Lovera ha dato relazione dell'attività svolta, tra cui l'organizzazione del 27° Corso di speleologia, le esplorazioni del Garb della Donna Selvaggia, della rana della Volpe, dell'abisso Generatore in Apuane, del Suvlaki, il campo estivo con gli abissi Armaduk e Drake, e poi altre al Fighiera, al Marcel, F 33, F 5, ecc.
Per il magazzino, Masciandaro e Sconfienza fanno rilevare come vi sia molto materiale in giro.
Il bollettino Grotte (Di Maio) ha visto l'uscita di 4 numeri (i 3 normali più un numero speciale per il trentennio di fondazione del Gruppo), con un nuovo primato in spessore di pagine. E' in corso di riorganizzazione l'indirizzario, su nuove schede. E' emersa una buona possibilità per la pubblicazione a stampa e si accelereranno le operazioni in questo senso.
Biblioteca (Villa): è quasi ultimato il nuovo elenco delle pubblicazioni in dotazione.
Catasto (Villa): anche questo lavoro è quasi ultimato, insieme alla bibliografia 1983. E' stato redatto anche un elenco alfabetico di tutte le cavità catastate.
Strumenti da rilievo (Vigna): viene ribadito ancora una volta che chi utilizza un gioco di strumenti è tenuto a riconsegnarli puliti e in ordine.
OPS (Vigna): si cercherà di raccogliere tutte le informazioni utili presso coloro che hanno svolto attività specifica.
Capanna (Guala e Badino): in particolare, Badino relaziona sul progetto di ampliamento e sul relativo preventivo, presentati in novembre all'UGET e agli organismi competenti.
Archivio (Garelli): da metà anno si è lavorato per reimpostare tutto su schede, divise in una quindicina di zone per facilitare la consultazione. Mentre il lavoro di compilazione delle schede va avanti, è in corso anche un inventario completo di tutto l'esistente (lucidi, copie, disegni, ecc.).
Ordinaria amministrazione per Segreteria (Barisani) e Tesoreria (Valente), mentre per la Speleobiologia (Casale) una relazione esauriente è pubblicata sul presente numero del bollettino.
Per l'AGSP una breve relazione è svolta da Eusebio.
Vengono confermati i responsabili dei vari incarichi.
La nomina dei membri aderenti e l'elezione dei membri effettivi è preceduta da una discussione circa i criteri di valutazione da seguire. L'esecutivo infatti ha già dibattuto l'argomento ma preferisce rimettersi al giudizio dell'assemblea, tenuto conto che, a parte un elenco di persone da proporre con
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sicurezza come membri effettivi (che l'esecutivo stesso ha individuato), esistono casi dubbi: effettivi del 1984 che non hanno svolto molta attività; aderenti che ne hanno svolto abbastanza da essere effettivi, ma forse finalizzandola più a interessi personali che a quelli del Gruppo; altri che non fanno attività di punta ma danno un fattivo contributo nelle mansioni burocratiche e organizzative.
Gaydou propone per vari motivi di opportunità di abolire la distinzione tra effettivi e aderenti. Dopo discussione si vota tale proposta, che viene respinta (1 voto favorevole e 2 astensioni).
Si passa quindi alla nomina dei membri aderenti (che sono 43), e alla votazione su scheda degli effettivi per il 1985: ne vengono eletti 24.
Membri effettivi:
Giovanni Badino: v. Scatti 7/5, Savona, 019-28452; v. S. Francesco da Paola 17
Piergiorgio Baldracco: v. Boccardi 28, Pino Tor.se, 84.15.15
Barbara Barisani, v. Baltimora 54, 39.80.46
Gianfranco Buscatti, v. Ghigo 4, Polonghera (CN), 97.44.88
Roberto Chiabodo (Arlo), c. Emilia 32, 23.56.04
PierCarlo Curti, c. Orbassano 255/F, 35.77.61
Marziano Di Maio, v. Cibrario 55, 75.12.53 (lav. 83.97.333)
Attilio Eusebio (Poppi), v. Arquata 13/13, 50.35.98
Alberto Gabutti (Lucido), v. Galliari 32, 65.02.655
Uccio Garelli, v. Caraglio 7, 37.44.90
Beppe Giovine, str. Druento 366, 10040 Savonera (To), 42.40.130 neg. 42.40.356
Giorgio Guala Molino, v. Parenzo 55/C, 73.41.06
Uberto Lovera (Ube), v. G. Bosco 18, Moncalieri, 605.27.65
Nino Masciandaro, 1° Maggio 2, Moncalieri, 606.97.09
Gianni Nobili, v. Bardonecchia 123, 72.78.10
Riccardo Pavia, v. S. Paolo 84, 38.30.10
Rosalinda Rambaldi, vedi Buscatti
Stefano Sconfienza, v. Castelgomberto 38, 36.24.97
Walter Segir (Papà), v. Brandizzo 65, Volpiano, 98.84.529
Patrizia Squassino, v. Madama Cristina 11,68.53.15; Garessio (CN) 0174-81518
Loredana Valente, v. Guala 5/5, 61.22.05
Meo Vigna, v. Bianzè 6, 55.67.632; v. San Bernolfo 61, Mondovì, 0174-42258
Giuliano Villa, regione Gèrbole 66, Volvera, 98.56.133
Walter Zinzala, piazza Scipione l'Africano 2, 89.02.47
Membri aderenti:
Claudio Alternino, v. Agnelli 66, 36.18.06
Paolo Arietti, v. Cavour 3, Brusasco, 91.51.220
Saverio Bessone, c. Sommeiller 4, 65.12.73
Mario Bianchetti, v. S. Giacomo in Monte 20, Trieste, 040-72.36.80
Alessandro Bianco, v. Alessandria 3, Settimo Tor.se, 800.42.11
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Giuseppe Borgo (Gechi), v. Roma 4, Piea (AT)
Patrizia Cannonito, v. Sagra S.Michele 136, 70.23.01
Simonetta Carlevaro, str. Commenda 215, Druento, 98.44.048
Achille Casale, c. Raffaello 12, 650.88.84
Gabriella Cevenini, v. Matteotti 134, Serravalle Sesia (VC)
Ivano Di Ciolo, c/o Giannecchini, v. Verdina 18, Camaiore (LU)
Piergiorgio Doppioni, v. Barbaroux 18, 54.98.95
Riccardo Francone, piazza Hermada 10, 83.72.52
Adriano Gaydou, v. Baltimora 15, 36.51.60
Giulio Gecchele, str. San Felice 130, Pino Tor.se, 84.04.21
Michele Gecchele, str. San Felice 130, Pino Tor.se, 84.04.21
Paolo Gecchele, str. San Felice 130, Pino Tor.se, 84.04.21
Alma Girauao, v. Colautti 17, 25.53.67
Andrea Gobetti, str. Reaglie, 89.04.21
Roberto Guiffrey (Armando Pozzi), v. Santa Croce 14, 41.503.41
Consolata Lusso, v. Camerana 4, 5177.37; Asti 1141-21.62.21
Franca Maina Villa, vedi Giuliano
Susanna Martinuzzi, v. Puccini 34, Trieste, 040-81.05.30
Franco Mellano, v. Bergera 10/A, 79.16.86
Beppe Minciotti, v. Sgulmero 33, Verona, 045-97.25.45
Carla Minetti, v. Feletto 40, 23.68.41
Laura Ochner, v. Baltimora 160/b, 30.72.42
Claudio Oddoni, c. Monte Cucco 146, 704.722
Mario Oddoni (Cagnotto), v. Urbino 15, 48.84.35
Alessandro Parodi (Theina), v. Gramsci 14, Torre Pellice, 0121-91221
Margherita Pastorini, v. Bianzè 6, 55.67.632
Gloriana Pavese, v. Oberdan 125, 61.99.000
Marco Perello, v. Feletto, 35, 27.09.82
Luisella Pilotti, v. S.Gillio 47, Pianezza, 96.75.796
Claudia Rossi, v. Magenta 50, 55.64.96
Walter Ruggeri, v. Tripoli 123, 35.04.54
Marco Scambelluri, v. Graglia , 36.47.45
Roberto Serra, c. Raffaello 11, 68.32.31
Sergio Serra, c. Raffaello 11, 68.32.31
Annamaria Sguayzer, v. Scursatone 59/B, Castiglione T., 960.67.22
Franco Talarico, v. Ivrea 10, Montaldo Dora
John Toninelli, c. Regina Margherita 205, 47.11.70
Franco Traversa, v. Ivrea 106, Montaldo Dora, 0125-55.12.72
E' stato poi riconfermato presiàente Attilio Eusebio, ed eletti Dell'Esecutivo Giovanni Badino, PierCarlo Curti, Ube Lovera, Stefano Sconfienza, Meo Vigna e Giuliano Villa .
Un po' di tutto
C'è stato il Convegno del Soccorso Speleo a Trieste, ai primi di novembre. Serviva a tastare il polso della situazione: eccolo.
Certi Gruppi van bene, altri sono al limite dell'esistenza: in media siamo in acque cattive con segni di miglioramento.
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Quel che abbiamo visto con sconforto sono sia l'attaccamento alle problematiche del soccorso che il livello di interesse riscosso dalla speleologia. Gran parte dell'attività speleologica sta morendo, e a Trieste lo si è visto: solite facce, soliti maniaci, sempre più vecchi o acidi e pochi.
Accanto a questo disinteresse crescente (parliamo, ripetiamo, di speleologia: la parte "soccorso" di questa, tanto quanto, se la cava) sta il fatto che questi vecchi diventano sempre più esperti e fan "rendere" quel poco che rimane. Ma se non riusciamo a trovare nuovi esploratori, nuove leve un po' decise, rimarremo in pochi a popolare le grotte, e i convegni nazionali si potran tenere, a rotazione, in casa di ciascuno.
Specifichiamo meglio cosa è successo a Trieste.
Un giorno per esercitazioni di soccorso, disertate da quasi tutti i Gruppi, eccetto in sostanza uno. Un giorno dedicato alle autorità. Forse sarebbe stato meglio dedicarlo invece al Soccorso stesso che ha più bisogno di lavoro che non di autorità. Un giorno alle relazioni. Orribilmente poche e dei soliti: Vanin e l'argano (bello). Steinberg e la barella (bella), Steinberg-Badino e la Badinberg (imbrago per rendere pieno di maniglie e spallabile un ferito leggero).
Poi discussioni sul Soccorso: nonostante tutto sono state interessanti e, un po', chiarificatrici. ma non ne abbiamo tratto nessuna rassicurazione sui nostri destini. Ridicola l'assenza di un Gruppo in toto, la Sardegna: tutti i soccorritori dell'isola erano impegnatissimi.
Dopo la giunzione Fighiera-Antro del Corchia è toccato a quella inversa, ma dal Meinz. Si apre così una via che, con gran fatica si potrebbe tenere aperta per i traversisti: chissà come andrà a finire.
Sempre dal Corchia novità dalle cave alte. La cava della Cooperativa Levigliani ha enorme desiderio di tagliare la cresta del Corchia e passare dall'altra parte, ma ci sono grossi movimenti per impedirlo; si sono mossi i vari enti protezionistici fra cui quelli speleologici. Problema difficile, o perennemente presente ogni volta che una zona viene dichiarata parco o area protetta: quelli che la sfruttano per vivere, cosa devono fare? Tanto più difficile in quanto costoro sono amici, da sempre solidali con noi. Per ora la cava è bloccata ma, ad annusare l'aria in giro a Levigliani, la cresta prima o poi cadrà. I cavatori hanno anzi disseppellito un vecchio spettro, creato in passato da stupide alchimie di speleologi: il Corchia turistico.
Infatti, dicono, siamo d'accordo che il monte contiene speleologicamente un tesoro: perché dunque non renderlo pubblico visto che appartiene alla collettività, e non solo agli spe-
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leologi; quella stessa collettività che ci arresta i lavori perché deturpanti? Difficile strada: il futuro è buio.
Quelle puzzole dei Perugini han trovato una grotta sul Monte Cucco, ma ne sono gelosissimi e non dicono dov'è per non invitarci nessuno dei simpatici mosconi che aspettano sempre ci sia qualcosa da mangiare gratis. Abbiamo sentito dire che è già rilevata per alcuni chilometri e profonda quasi mezzo.
Mah! Comunque per sapere dov'è basterà leggere "Gli abissi italiani" ed. Zanichelli: fra le righe ci sarà sicuramente scritto.
Ci è giunta voce che il nostro socio Badino Giovanni si sta intensamente occupando del fenomeno carsico dei rilievi lucchesi.
Partiti verso il Messico gli speleologi triestini fra i quali il socio Mario Bianchetti (sic). Vi staranno sei mesi in caccia di cavità, nel quadro di una spedizione polacca. Mieteranno risultati analoghi a quelli, fortunatissimi, dei romani'?
E' in preparazione la spedizione che vedrà nel prossimo agosto i migliori speleologi dell'Italia occidentale sui rilievi austriaci. Auguri.
Non abbiamo notizie su Sivelli.
Abbiamo notizie su Carrieri.
Il nostro presidente ha catturato con un colpo di mano la Segreteria e la Cassa dell'AGSP. Le disponibilità finanziarie dei coniugi Eusebio è ora di alcune decine di milioni.
E' partito ed operativo il lavoro sull'Atlante regionale, spinto dalla nuova segreteria dell'AGSP; agonizza invece quello su P.B.
Il nostro socio G. Badino ha partecipato con particolare successo personale, alla trasmissione Film-Dossier condotta dal famoso giornalista Piero Angela. Appariva tra i più autorevoli esploratori del secolo. Mr. Badino, I suppose!
Il nostro socio Beppe Minciotti è diventato Capo del IV Gruppo dello speleosoccorso. Attualmente sono nostri soci anche il caposquadra del II, il caposquadra del I, il capogruppo del I, il responsabile nazionale e il Presidente della repubblica.
Un po' più di 40 gli allievi del 28° Corso di speleologia. Che palle.
Nelle migliori edicole è appena uscito il primo fascicolo
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della collana enciclopedica "Racconti" del nostro socio G. Badino. In omaggio con il primo numero la copertina del primo volume con la foto dell'autore.
Heyerdal, Badino, Piccard , Hillary, Desio hanno rappresentato l'esplorazione a Film-Dossier, ai primi di novembre. Non abbiamo però capito l'assenza di Amstrong, Colombo e Marco Polo. Boh, sarà la scarsa professionalità di Piero Angela.
Disastro speleologico a Roma: la coppia per antonomasia della speleologia di laggiù si è disaccoppiata. Un altro punto di riferimento che cade, ne siamo sinceramente dispiaciuti.
Stefano Sconfienza si è laureato; si fa chiamare ingegnere ed è già più noioso di Walter Segir.

Nelle pagine seguenti pubblichiamo per documentazione, e in omaggio agli amici francesi dell'ACN e CMS, i rilievi di due nuovi grandi abissi marguareisiani, Kazad' Dûm e Marcel, da questi esplorati di recente. Con piacere inoltre notiamo che ci hanno citati fra gli esploratori del Marcel, ma per correttezza dobbiamo precisare che il nostro unico merito è stato di constatare che chiudeva.
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Gouffre Khazad' dum - rilievo
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Aven Marcel - rilievo
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Attività di campagna |

1-2 settembre 1984, F 5: Chiabodo, Gecchele, Guala, Masciandaro, Sconfienza, Vigna, Villa; armato sino al P. 150 compreso. Visti buchi sopra l'F 5 e trovato un P.60. Gli stessi con Pastorini: visto F 6 che dopo una strettoia prosegue con un P.5.
Zona Fascia: scoperto l'abisso Sir F. Drake: Eusebio, Lovera, Traversa, Valente.
8-9 settembre, F 5: Carlevaro, Gabutti, G. Gecchele, Masciandaro, Sconfienza, Villa; armato sino al fondo -485. Sceso il P.60 che si ricollega al vecchio fondo.
Abisso Drake: Chiabodo, Eusebio, Lovera, Pilotti, Talarico, Traversa, Valente; esplorazione sino al fondo.
Zona Fascia: Giovine, Pastorini, Vigna; battuta sul versante destro del vallone, dalla Morgantini al Gias dell'Ortica. Trovato e sceso (chiude) un buco con aria soffiante.
15-16 settembre, abisso Dolly: Badino, Lovera, Traversa, Vigna; esplorata diramazione al Ramo dei Berserk che chiude.
Piaggia Bella: Buscatti, Mellano, Rambaldi, Segir, Zinzala; rifatte in parte le risalite nei rami di Itaca.
Abisso Gortani: Squassino con Bianchetti, Martini e Sussan; entrati nonostante la pioggia, Squassino pendola sul 60 e lo arma fuori dall'acqua. Sussan pendola sul 118 e si bagna, e non si continua.
22-23 settembre, Abisso Gortani: Squassino con Bianchetti e Martini; si sistema il Gortani per l'attacco invernale e si decide che non si torna più finché dura il monsone.
F-5: Badino, Eusebio, Giovine, Lovera, Pavia e Serra raggiungono il fondo-sifone -485 ed esplorano alcune possibilità di superamento. Alternino, Guala, Pastorini, Pilotti, Valente e Vigna fino a -300 a far foto.
Lupo Superiore: Buscatti, Joe Berge, Lusso, Maina, Rambaldi, Villa.
24 settembre, Grotta del Torcibouc (Limone P.): Bianco e Gaydou; esplorazione e rilievo.
29-30 settembre, Buco in parete sopra Conca Prevala (Alpi Giulie): Squassino e Glavina; è una finestra clamorosamente grande e chiusa. Esplorazione di un abisso nuovo vicino al Rifugio Gilberti; rilievo fino a circa -100, acqua da circa -50 in giù.
F 5: Alternino, Bianco, Ruggeri; giro fino a -300.
Grotta del Pugnetto: Balbiano, Berger e Villa; rilevato il ramo d'acqua.
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6-7 ottobre, Abisso S 20 (Alpi Giulie): Squassino con Bianchetti e Martini; discesa per cercare a -500 la congiunzione col vicino abisso ET5. Fuori piove e nevica, e l'abisso è attivo: a -350 si deve rinunciare.
7 ottobre, Grotta della Navonera: Baldracco, "Claudia", Eusebio, Sconfienza, Valente, Chiabodo, Lovera; esplorazione. Cercati ed esplorati altri pozzi nella zona.
Lupo Superiore: Carlevaro, Gabutti, Guala, Masciandaro, Nobili, M. e C. Oddoni, Pastorini, Pavia, R. Serra, Talarico, Traversa, Tombolato, Vigna; giro fotografico.
Zona Bossea: Buscatti, Rambaldi, Zinzala; battuta e rilevati buchi visti in precedenza.
Grotta della Bondaccia: F. Franco e Gili; foto.
14 ottobre, F 5: Chiabodo, Eusebio, Lovera, Sconfienza; esplorazione dei rami trovati a settembre, ricongiunti con l'F 33 (continua).
Zona Navonera: Bortolami, Giovine, Giraudo, Mellano, Pastorini, Ruggeri, Susi, Vigna; battuta. trovati N 1 e N 2.
Grotta della Fenice: Arietti, Buscatti, Gaioni, Maina, Rambaldi, Villa, Zinzala; giro fotografico e rilievo.
14-15-16 ottobre, Fighiera-Corchia: Badino in prima solitaria dall'ingresso del Fighiera al fondo del Corchia per il Kayaam, e ritorno per lo stesso percorso.
19 ottobre , Valle Almellina ( Limone. P.) : Gaydou; battuta.
20-21 ottobre, riunione a Viozene del 1° Gruppo Sez. Spel. CNSA: Badino, Baldracco, Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Guala, Lovera, Sconfienza, Segir, Serra, Villa, Vigna, Zinzala. Esercitazione con contrappeso al Pozzo Antonio: Chiabodo, Gabutti, Guala, Lovera, Sconfienza, Serra. Prova radio: Badino, Segir, Vigna, Villa.
21 ottobre, Val Tanarello: Eusebio, Giovine, Lusso. Pastorini, Valente, Zinzala e Susi; battuta.
Artesinera: Alternino, Bessone, Bortolami, Nobili, Ruggeri.
28 ottobre, Grotta della Navonera e Pozzi Indiana Jones: Chiabodo, Cannonito, Carlevaro, Curti, Eusebio, Gabutti, Ochner, Pastorini, Pilotti, Valente, Vigna; battuta, esplorazione e rilievo; il primo degli Indiana Jones ha un discreto sviluppo con depositi di Ursus spelaeus; gli altri chiudono.
Grotta del Gazzano: Gaydou.
1-4 novembre, 4° Convegno Naz. della Sez. Speleologica CNSA (Trieste): Badino, Baldracco, Chiabodo, Eusebio, Giovine, Lovera, Maina, Pastorini, Squassino, R. Serra, Segir, Sconfienza, Valente, Villa, Vigna, Doppioni. Il 1° novembre, Chiabodo con Buccelli e De Negri: esercitazione in elicottero.
Garb della Donna Selvaggia: Bianco e Gaydou.
Grotta delle Vene: Buscatti, Rambaldi e amico Franco, Ruggeri.
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10-11 novembre, Abisso Tre Crecette: Chiabodo, Gabutti, Masciandaro, Maina, Ochner, Villa, Zinzala. Giro fino alla Sala del Ciclope -400, foto.
Zona Mastrelle: Bortolami, Eusebio, Giraudo, Lovera, Ruggeri, Valente. Battuta e trovato buco aspirante in zona Solai.
La Bassa ( ): Eusebio, Lovera, C. Oddoni con speleologi del GSI.
18 novembre, Zona sopra Nucetto: Baldracco, Claudia, Carlevaro, Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Lovera, Lusso, Pastorini, Pilotti, Valente, Vigna. Trovata prosecuzione e fatto rilievo della Tana del Castlett.
Ripari di Aisone: Arietti, Giraudo, Maina, Minetti, Ochner, Perello, Ramon, Villa, Zinzala. Localizzate e rilevate 14 cavità di interesse paletnologico.
24-25 novembre, Grotta del Gatto (S. Anna di Bernezzo, CN) Alternino, Chiabodo, Nobili, Ochner, C. Oddoni, Pavia, Ruggeri. Esplorazione.
25 novembre, Grotta dell'Orso: Carlevaro, Gabutti, Guala, Masciandaro, Vigna. Vana ricerca di freatici e affini nella zona del torrente. Esplorato gallerie strette e fangose dopo l'ultimo pozzo con cascata.
Abisso Generatore: Eusebio, Lovera, Lusso, Sconfienza, Valente. Discesa del ramo attivo, che chiude dopo 40 m di profondità. -
2 dicembre, Antro del Corchia: Badino, Chiabodo, Giovine, Lovera. Esercitazione di soccorso insieme ai volontari del 3° Gruppo.
Grotta di Bossea: Gabutti, Pastorini, Pilotti, Scambelluri, Vigna. Ritirati fluocaptori.
Zona del Santuario di S.Lucia: Baldracco, Claudia, Eusebio, Gabutti, Pilotti, Pastorini, Scambelluri, Sconfienza, Valente, Vigna. Battuta infruttuosa.*
9 dicembre, Grotta delle Vene: Eusebio, Lovera, Lusso, Pastorini, Valente, Vigna. Rilievo del ramo principale e di parte delle gallerie secondarie. Visita di un ramo ascendente con aria forte.
Capanna Saracco-Volante: ispezione di Chiabodo e Sconfienza. Trovata ancora una volta aperta con segni di forzatura.
16 dicembre, Garb dell'Omo sup.: Chiabodo, Eusebio, Lusso, Lovera, Valente. Giro fotografico dei vecchi rami.
Grotta di Valdemino (Borgio Verezzi): Carlevaro, Gabutti, Garelli, Giraudo, Pastorini, Pilotti, Pavia, Scambelluri, Vigna con amici imperiesi e Gerbino. Giro e foto dopo aver dovuto rinunciare agli Scogli Neri.
Abisso dell'Artesinera: Pavia.
23 dicembre, Abisso dell'Artesinera: Carlevaro, Gabutti,
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Giovine, Nobili, Pavia, Pilotti, Ruggeri, Scambelluri, Vigna. Finito il traverso sul P.20 e fermi su meandro in fessura.
22 dicembre-1 gennaio, Campo speleologico al Monte Coccovello (Trecchina, PZ): Eusebio, Lovera, Maina, Masciandaro, C. Oddoni, Valente, Villa.
26 dicembre, Zona del Garb del Manco: Baldracco, Claudia, Vigna. Battuta sui versanti sud delle Colme. Vista una condotta sotto pressione esplorata anni fa dal GSP e un buco con aria soffiante.
28 dicembre, Grotta a fianco della Doce: Pastorini, Vigna. Tentativo di svuotamento del sifone senza riuscire a passare.
29 dicembre, Grotta delle Turbiglie: Giraudo, Pastorini, Vigna. Prima riesplorazione: vista fessura con molta aria. Battuta in zona.
31 dicembre, Valle Argentina (IM): Buscatti, Rambaldi. Trovate tre risorgenze.

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chi si rivede: f5, ovvero un articolo lunghetto __________________________________________________ |
s. sconfienza |
Nel quale narro di come si sia ridiscesi sul fondo degli abissi di zona F e ci sia trovati così bene da tornarci più e più volte.
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" La Via prosegue senza fine Lungi dall'uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti Devo inseguirla ad ogni costo Rincorrendola con piedi alati Sin all ' incrocio con una più larga Dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa." (B.B., ca 1401) |
Prima puntata: l'armo
In cui (2/9/84) si fece a gara con una squadra di francesi a chi riarmava più velocemente la grotta. Già. La stessa domenica. Dopo 18 anni. Ohibò, borbottava la grotta, stupefatta. Si sa che i francesi sono più veloci di noi a piantare spit (e meno prodighi nel farlo), per cui arrivano primi loro in fondo. La stessa domenica, dico. Incredibile.
L'anno interrotto in fondo al centocinquanta dalla prima squadra - ove spicca il ritorno del Gecchele nei luoghi della infanzia - viene continuato da due puzzole e da uno fortissimo. Se volete ve lo presento. Alle vostre sorelle.
Bene, con ordine: ingresso in un tubo di neve, poi una se rie di pozzi ampi e belli; una strettoia piena di pietre in equilibrio su un P20 mi fa venire in mente un bello scherzetto per i posteri e lascio una pietra in bilico (Vedi III puntata). Ed ecco il 150. Non fa neanche paura, sapete? Sembrano cinque P30 o sette P20 e mezzo! ( Avete mai visto mezzo P20?).
La via per il fondo dei -180 traversa sulla base del pozzo, fino ad affacciarsi da una balconata su un grosso ambiente. Lo arma uno dei tangheri, quello che alcuni chiamano Arlok ed altri Chiaboldo.
Alla base del pozzo è chiuso come una pentola e la vecchia via, una risalitina assai stretta, non ci piace per niente. Ergo, io, che sono furbo, invento un elegante by-pass in traverso sul pozzo precedente con l'aiuto dell'arrampicatore lucano. Elegante, dico, non comodo. D'altra parte chi non sa fare i traversi può anche starsene fuori. Armo geniale, direi. Che illustri vittime seppe fare. Bene, bene.
Il pozzetto successivo è adesso raggiungibile dall'altra parte, per ora attraverso una diaclasi di alcuni metri, finché non mi deciderò a rendere transitabile una variante che io conosco.
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Andiamo avanti. Ma dove? Siamo in una spaccatura che sprofonda qua e là in vari salti, nessuno particolarmente appetibile, ma almeno uno sicuramente buono. Già. Quale? Guarda avanti a te, mi dice una vocina. Così supero sdegnoso ogni verticale tentazione e dopo una trentina di metri di spaccatura sbuco su un gigantesco burrone di circa settanta metri, con rumore di torrente al fondo.
Ne imposto l'armo, in modo che già si intravede superbo. Ma ora è tempo di uscire, tardo pomeriggio e 400 metri da risalire. Saliamo veloci e continui (e scarichi). Sono veramente allenato. E anche le due giggie escono bene.
Fuori la notizia del "settanta con torrente" viene ingigantita dall'ottimismo di taluni. E' nuovo, Meo ne è persuaso. Lui.
Seconda puntata: Il Sifone
Laddove si racconta di quando Il Sifone, riconoscendo il suo primo e unico esploratore (in senso biblico), da tempo scomparso dalle scene, pronunciò la famosa frase: "Mr Gecchele, I presume?" (il Dr. Gecchele, suppongo? n.d.T.)
Che ne è del settanta inesplorato? del torrente? si domanderanno i più attenti. Chiedetelo a Meo e alle sue foto aeree. Accidenti. In breve: il torrentello c'era sempre stato e il pozzone non faceva che la somma algebrica - pochi metri più a sud - di una serie di pozzetti in sequenza. Gli sia comunque dato l'elfico appellativo di Imladris (Gran Burrone, n.d.T.).
Da Imladris al Sifone si avanza nel fiabesco. Gran meandro attivo, alto (molto alto!), con saltini nel calcare bianco di cui si è attrezzato proprio il minimo indispensabile e con l'indispensabile numero di spit (uno). L'acqua, che arriva un po' da tutte le parti, accompagna ora calma ora irruenta fino a un formidabile lago-sifone: un pozzo riempito dall'acqua più limpida dell'universo. La limpidezza, nonostante la portata in ingresso, e la parete opposta ben nascosta mi suggeriscono brillanti idee navigatorie per la volta successiva. Molto bene.
Risaliamo, non prima di una serie infinita di the, caffè, brodi e cioccolate. Partecipa al festino anche una fanciulla, ex allieva, tale Simon da Genova. Sul fondo dell'F 5, dico. Appena finito il corso. Incredibile. Farà strada quella ragazza. Se saprà evitare le cattive compagnie.
Terza puntata: Le Gallerie
Dove alcuni pionieri del volo, disposti ad ogni acrobazia pur di evitare l'acqua, mi impedirono di andare col canotto a zonzo per il lago-sifone. Io non c'ero, lo giuro, e ci fu chi ebbe da dire con i miei armi formidabili solo perché faticava a superarli (sic!). Altri protestarono persino per dove avevo lasciato un sassolino che mano innocente seppe ben indirizzare.
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Ah! dimenticavo: trovarono anche delle gallerie; ma sì, e uno stupido e intricatissimo reticolo fossile, con qualche chance di proseguire, specialmente in fondo alle tenebre di una ventina di metri di pozzo.
Quarta puntata: Dove siamo?
Dopo tante insistenze di Poppi, il famoso esploratore dell'F 13, mi feci convincere ad andare a vedere ciò che quei maiali avevano trovato. Con noi Arlo, Ube, l'ex-smilzo, oggi menomato e intervenuto al solo scopo di far pesare a esecutore e mandante il suo insignificante incidente.
In effetti bastava alzare la testa, poco dopo il settanta, per vedere l'arrivo delle gallerie in questione. Solo un improvviso (e temporaneo) eccesso di modestia mi impedì in quel punto di alzare lo sguardo da terra. Bello, comunque. Sì, sì. Dov'è il pozzo? Avanti. Arrampicata, sala, grande e fossile. E il pozzo? Più avanti. Risalita su fango secco, meandrino e arrampicata su frana in movimento nell'altra direzione. Eccolo, il pozzo. Poppi scende, ma sul terrazzo intermedio la corda raschia da bestia. Si scopre che Ube ha portato gli spit ma non i conetti. Bah! Ha proprio perso la mano a andare in grotta. Mi occupo quindi di frazionare, benissimo naturalmente, e salto giù. Uno scivolo e trovo i tangheri alla base di un pozzo con arrivo d'acqua. La gran massa di rifiuti sparsi qua e là non fa presagire nulla di buono, a meno che Poppi e Ube abbiano approfittato dei pochi secondi a me occorsi per lo spit per orgie e banchetti.
D'accordo, è esplorato. Ma cos'è? Un altro fondo dell'F 5? Boh! Un saltino apparentemente mai disceso ci immerge in un mare di fango apparentemente intonso, galleggiando sul quale si arriva a un sifoncino. In realtà sembra più un elicottero, dal frastuono che fa l'acqua. Forse siamo sul fondo dei -520, pensiamo. Guardate meglio, ci dice la grotta. Per capirci qualcosa (si fa per dire), ci infiliamo in una condotta e finiamo sopra un pozzo già armato con un solo spit. fuori per metà. Wow! Dall'alto ai pare di riconoscere la zona del fondo dei -480, ma per gli altri non è possibile. Stolti.
Ma non è finito qui: verso l'alto la galleria continua e si apre in un salone, con svariati arrivi e un altro pozzo. E dove pensate che piova - è il caso di dirlo, vista la quantità d'acqua - questo nuovo pozzo? Ma quasi sopra al lago-sifone, naturalmente.
Ne abbiamo abbastanza. Il dubbio di clamorosi errori nella topografia della cavità si fa strada. Ci accompagnano fuori confusione mentale e lo spauracchio di megaspedizioni di ri-rilievo.
Abili topi di archivio scoprirono poi che il fango rimastoci addosso proveniva nientepopodimeno che - udite, udite' - dall'F 33.
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Sezione schematica Abissi Saracco (F5) - Passi perduti (F33)
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tutti alla grotta del gatto _______________________________________ |
r. pavia |
PRIMA PARTE
Spinto dalla carenza esplorativa di quest'anno, un giorno di tardo autunno decido di andare alla grotta del Gatto. Con me viene Gloriana. Arrivati al tornante dove si lasciano le macchine, ci inoltriamo a piedi lungo un ripido canalone per circa 150 metri di dislivello. Quasi in cima alla cresta si apre l'ingresso che si presenta come una spaccatura lunga 20 m e profonda 5.
Dall'entrata che si apre alla sommità gi accede in una sa letta che sprofonda subito con un P.6. Poi, dopo una banale buca da lettere ed uno scivolo bagnato si scendono ancora un paio di pozzetti fino ad una biforcazione. Sulla sinistra una breve galleria conduce ad un P.50 sotto cascata che avevo sceso due anni prima. Noi comunque proseguiamo lungo la galleria principale che sbocca in un salone con la volta in calcescisti. E' questa il contatto lungo la quale è impostata la grotta.
Percorriamo tutto il salone fino ad un P.17 che scendiamo. Da sotto mi pare di scorgere una finestra che alla sommità del pozzo non si vedeva. Provo ad arrampicare ma l'inconsistenza della roccia e la voglia mi fanno desistere. Risaliamo per vedere cosa si può fare da sopra. Vado a guardare un abbozzo di galleria sulla sinistra del pozzo. Un traverso da demente perché non trovo niente. Ritorno e con Gloriana scavo in un cunicolo ostruito da una frana. E tolto l'ultimo masso striscio un po' e poi passo.
Straap e la verginità della tuta è compromessa. Sono sempre sul P.17 ma su una cengia che dall'altra parte non si vedeva. La percorro tutta e m'infilo in una spaccatura larga un metro. Poi il buio sotto di me. Tiro delle pietre: P.40. Esulto.
Armiamo cengia e pozzo e poi scendo. 7 metri lungo parete, pianto uno spit e mi faccio altri 20 metri nel vuoto. Giungo ad un terrazzo e dopo altri 10 metri contro parete atterro in una saletta fangosa dall'aspetto lugubre. Nel bel mezzo c'è un buco nel fango dove l'acqua ci gorgoglia dentro. Ma intanto non si passa. Risalgo molto irritato. A metà del pozzo pendolo. Mi infilo in un P.7 parallelo. Alla base prendo a calci un po' di pietroni che rotolano in un altro pozzo. Torneremo.
SECONDA PARTE
Oltre a me e Gloriana si uniscono a questa lunga storia di esplorazioni anche Gianni, Gerry Scatoletta e lo spento Lanternino. Obiettivo: scendere il pozzo sul quale mi ero fermato la prima volta. Saliamo di notte perdendoci in mezzo a rovi che non perdonano. Poi, varcata la soglia arriviamo velocemente al dunque.
Gianni pianta uno spit dopo aver spianato mezza parete per-
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Grotta del Gatto - sezione
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Grotta del Gatto - pianta
ché le sedi delle placchette devono essere accuratamente lavorate, come dice Giovanni. E poi scende. Mi urla che la situazione è un po' ingarbugliata. Lo raggiungo seguito dagli altri.
Il fondo del pozzo è costituito da una stretta spaccatura orizzontale chiusa da una lama di mezza tonnellata. Martello un po' e poi la lama viene giù come una porta scardinata toccandomi il braccio di striscio. Mi caccio nella strettoia e dopo un paio di metri constato che chiude nel fango a -75. Risaliamo ed in cima al 40 decidiamo che la prossima volta lo traverseremo .
TERZA PARTE
Siamo i soliti tranne Gloriana che è stata sostituita dal baldo Trota. Giungiamo al traverso. M'infilo in un camino ed armo il traverso dall'alto. Passa il Trota che si ferma in cima ad un P.20. Scendo ma al fondo chiude, allora pendoliamo dentro due finestre, io di sotto e Trota di sopra. Così mi fermo in una nicchia che dà su un altro pozzo. Trota invece percorre una grossa galleria e si ferma in un salone rettangolare. Anche qui non si passa.
Il salone è all'incrocio di due faglie ortogonali e ci sono vistosi fenomeni di crollo. La prossima volta dedicheremo anima e corpo al pozzo.
QUARTA PARTE
Sempre noi quattro, gli aficionados, Cagnottolbello nel ruolo del fotoreporter, Arlo il viscido e Laura. Arlo fa apprezzamenti sulla grotta mentre Cagnottolbello scatta ben una fotografia una. Arlo pianta uno spit storto mentre Gianni ne pian-
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ta uno diritto su un masso in bilico sul pozzo e poi scende in allegria. Si ferma su un terrazzo e va a guardare una risalita.
Io scendo tirando dritto e, "sorpresa", capito sul fondo di -75. Urlo anastomosi e Scatoletta e Lanternino che stavano giocando al tiro a segno mi scodellano un pietrone in testa, per 30 metri di verticale. Risalgo maledicendo le loro mamme in piena commozione cerebrale. Poi tutti se ne vanno e io e Gianni rimaniamo come due babbei a fare il disarmo.
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artesinera mon amour ____________________________ |
g. nobili - r. pavia |
La meta è l'unico punto interrogativo che era rimasto nel ramo del corso visto da me e Riccardo, una finestra posta ad una decina di metri d'altezza. Sono con Bessone, Lella, Lanternino e Scatoletta (Ruggeri).
Ci sono tre ex-allievi, penso io, poco male. Tanto c'è Bessone che mi darà una mano. E infatti s'incarica di armare i primi tre pozzi. Primo salto da 10 metri e Bessone sparisce nelle tenebre. Poco dopo mi grida che non trova gli spit. Sono incredulo. "Presagio". O.K., l'armo è tutto mio. Scendo e lo trovo un po' scosso. Gli faccio notare che l'armo è sotto il suo naso e lui mi dice che è fuori allenamento. "Presagio".
Completo l'armo fino al pozzo da 50 dove c'è il primo traverso. Lo passiamo tutti meno Bessone, che ci grida che tutto questo non fa per lui, anzi no, pardon, dice che non sta tanto bene, mah! Bessone sparisce nelle tenebre e con lui anche il Presagio. Superiamo anche il secondo traverso e finiamo di armare. Arriviamo alla risalita da fare che non è per niente bella. Ci consultiamo. Bisogna fare tre metri di traverso con quattro sotto il culo e poi salire in verticale. Io la farei tutta a spit ma alla fine la demenza degli speleologi prevale.
Pianto uno spit di sicura e Scatoletta, sfiorando la catastrofe più volte, raggiunge la finestra. Ancora la corda ad un naturale e saliamo tutti. Purtroppo dopo la finestra, quella che sembrava una galleria non è altro che la base di due grossi pozzi ascendenti. Delusione e mi becco anche il disarmo. Pazienza, la Lambda ci aspetta.
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(G.N.) |
Dopo quasi due anni si torna nel ramo della Lambda che porta a -350. La cosa più importante da farsi è setacciare un pozzo da 23 che sbocca in un salone a -200. E' il punto dove c'è più aria in questo ramo. Potrebbe portare ad importanti sviluppi, come la congiunzione col vicino abisso Bacardi.
Scendo con Riccardo Pavia, Lanternino e Scatoletta. Armiamo sino al salone. Il pozzo del salone si apre su un meandro che probabilmente continua dall'altra parte ed è l'unica possibile prosecuzione che abbiamo trovato. Così decidiamo di traversarlo alla sommità del pozzo perché dalla base è praticamente impossibile.
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Il traverso si presenta esposto ed acrobatico, lungo una quindicina di metri. Troveremo abbastanza lungo. Lasciamo tutto per la prossima punta. Perché per adesso ne abbiamo abbastanza.
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(G.N.) |
Scendiamo tre giorni dopo. Siamo gli stessi di domenica tranne Scatoletta, però c'è Trota che lo rimpiazza. Attacchiamo il traverso. Riccardo pianta lo spit di partenza e poi mi cimento io. Sulla parete di destra due metri più avanti c'è una cengetta che si può raggiungere pendolando un po'. Mi calo col discensore su una corda fissa e con un'altra corda attaccata Riccardo mi fa sicura col mezzo barcaiolo.
Cerco di raggiungere la cengia ma la paura che mi fa quello che mi sta sotto il culo mi blocca. Dopo vari tentativi decido di lasciare il posto ad un altro volenteroso. Trota si fa subito avanti, raggiunge la cengia, pianta uno spit e dopo varie acrobazie con fettucce e staffe riesce a guadagnare 4 metri in tutto. Siamo quasi a metà. Decidiamo di uscire.
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(G.N.) |
Quel che vi narrerò sono le ultime vicissitudini di quest'esplorazione all'Artesinera.
Fine dicembre. Alla robustissima squadra da punta di ex-zombies guidata da me e Gianni, si unisce anche Meo, molto interessato alle storie che gli abbiamo raccontato. Gianni e Scatoletta vanno avanti per primi fino al traverso, mentre io e Meo aspettiamo Lucido, Sgamba, Pilotti e Simonetta che sono venuti a fare un giro sotto la Lambda.
Meo fraziona l'ultimo P21 , poi andiamo subito al traverso. Troviamo Gianni che sta finendo di piantare due spit a metà traverso. Torna indietro e così arriva il mio turno. Arrivo ai due spit, supero l'unico restringimento della traversata, risalgo di un metro, piazzo un cordino di sicura psicologica e pianto in posizione da contorsionista uno spit mezzo metro da una cengia, bagnandomi tutto sotto un copioso stillicidio.
Ora tocca a Meo che non sta più nella pelle. Piazza una staffa e senza troppi problemi guadagna la cengia. Lo raggiungono Scatoletta e Beppe Giovine che intanto è appena arrivato. Mettono un naturale e scendono di 4 metri fino alla prosecuzione. Vanno avanti strisciando in un cunicolo, prima Beppe che dopo un po' rinuncia e poi Scatoletta che si ferma su un pozzetto a suo parere chiuso. Mi dicono che c'è aria. Vado a dare un'occhiata. Quel posto è veramente infido e ci si incastra dappertutto.
Scendo il pozzetto in libera; risalgo di un paio di metri fino ad una spaccatura con le pareti incrostate di concrezioni a cavolfiore. Ora c'è aria forte. Striscio un po' spaccando tutto quel che posso con la bombola, fino ad intravedere che al fondo si allarga. Poi torno dagli altri per farmi dare un martello ma vista l'ora, usciamo. Quel che ci aspetta fuori è
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un freddo a dir poco mistico. E mistica sarà la sorpresa che l'Artesinera ci riserverà la prossima punta.
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(R.P.) |
Ultima punta. Siamo in quattro, belli e forti. Trota specialmente, poi Gianni, Meo ed io. C'era anche Gaydou una volta, ma lui è scoppiato dentro la tuta durante la marcia di avvicinamento. Queste Ilcom! L'ultima salita per raggiungere l'ingresso si rileva faticosa a tal punto che ci tocca nuotare per la troppa neve.
Scendiamo velocemente fino al 50, facciamo uno spuntino ed arriviamo tosto in zona d'esplorazione. Meo è davanti a me, lo seguo disarmando il traverso. Piantiamo uno spit a testa in modo che gli altri due risalgano dal fondo del pozzo. Arrivo alla spaccatura da martellare. Tolgo l'indispensabile, tanto che quando passa Meo, m'insulta. Siamo in una galleria alta un metro e larga un paio in mezzo a blocchi di frana.
Si va verso destra, verso il Bacardi e l'entusiasmo è ai massimi livelli. Siamo in un ambiente fossile, antichissimo e l'aria è forte. Proseguiamo così per una ventina di metri fino a che le dimensioni si restringono. Scendo strisciando in mezzo alla frana, poi mi fermo di fronte ad una strettoia. Martello io, martella Meo ed alla fine passo la fetida strettoia. Al di là c'è una spaccatura obliqua. Dall'altra è intransitabile, dal basso c'è un pietrone da togliere. Martello per un'ora ma con scarsi risultati. Oltre si vede che continua abbastanza stretto per 4 o 5 metri. Lascio perdere e raggiungo Meo che sta disostruendo un cunicolo sopra di me. Anche l^ c'è un pietrone da togliere. Traffichiamo ancora un po' e poi ci stufiamo e torniamo indietro .
Incontriamo Gianni e Trota che hanno battuto a tappeto i metri precedenti ma senza esito purtroppo. Decidiamo di uscire disarmando. Dopo 15 ore di punta siamo fuori. E una bella giornata di sole ci aspetta come unica consolazione.
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(R.P.) |
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al colle della navonera __________________________________________ |
a. eusebio |
Tra le zone carsiche del Piemonte tante sono ancora inesplorate, altre sono state impensabilmente scoperte di volta in volta, è questo il caso della zona del Colle della Navonera posta sullo spartiacque Val Casotto-Val Corsaglia (Prov. cuneo). E' stato Giorgetto a ricordarsi che anni prima (1970?) vi era capitato e aveva ritrovato con altri alcune grotticelle: così una serie di domeniche autunnali ci videro salire, prima a piedi e poi in macchina, quando scoprimmo, astutamente, che esisteva anche una strada verso la meta.
La situazione geologica è classica di queste aree, si tratta di una lente di calcari di pertinenza brianzonese, di età compresa dal Trias al Cretaceo, rinchiusa verticalmente tra lembi di terreni impermeabili. Le risorgenze sono forse situa-
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Carta della Colla della Navonera
te 100-150 metri sotto le zone sommitali della dorsale.
La morfologia carsica della zona invece fa ridere, in pratica non esiste, eccezione sono rare doline. L'area è però coperta da una fittissima boschina che ostacola seriamente le battute.
Sul versante verso la Val Casotto è presente una cavità suborizzontale, la grotta della Navonera, lunga una cinquantina di metri e con dislivello positivo di 23 m. Si tratta di una vecchia condotta sotto pressione che sale e scende, del diametro di 4-5 m, molto caratteristica, dove abbondano concrezioni.
Sul versante Val Corsaglia, all'incrocio di due grandi fratture si apre un gruppo di pozzi, isolati da pinnacoli calcarei, chiamati per i vari ricordi che ci imponevano Pozzi Indiana Jones, di cui il più profondo si aggira sui 15 m ed è chiuso da neve.
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Grotta della Navonera - rilievo
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castlèt __________________________________________________________________________________ |
u. lovera |
Continua l'attività da sottoproletariato speleologico di questo 1984. La solita nevicata di metà settimana limita le possibilità di movimento alle quote più basse e costringe ancora una volta Meo ad acrobazie mentali per trovare in qualche parte del Monregalese un buco che contenga le quindici persone che attendono di inabissarsi.
La Tanha del Castlet, bassissima Val Tanaro, constava fino a quel giorno di un pozzetto d'accesso, di una corta galleria franosa ed un vasto salone chiuso in vari punti da 1) frana, 2) concrezioni, 3) frana e concrezione. Questo fino al momento in cui con la testa infilata dentro uno stretto cunicolo Giorgio Baldracco pronunciò la solita maledetta frase - Ube, strettoiaaa -.
Così come quando non ero ancora grasso mi trovai a contrarmi in un passaggio in frana per pochi metri subito seguito da Giorgio e Meo. Il seguente pozzo, instabile, di una quindicina di metri, chiude ancora una volta tra terra e massi, mentre quello parallelo, al di là di una ulteriore strettoia, fortemente tettonico, ebbene sì, non l'ho sceso, e se qualcuno vuole sapere cosa fa vada a vederselo.
Tahna del Caslet - rilievo
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torcibouc _________________________________________________________ |
a. bianco - a. gaydou |
La grotta del Torcibouc è una risorgenza alla base della parete Ovest di Cima della Fascia, nel Vallone di S.Giovanni (Limone Piamonte). Essa è situata al vertice di un ripido pendio erboso, al di sopra del primo salto di rocce, sovrastante il torrente.
L'entrata della grotta è un'alta galleria orizzontale, con fondo ghiaioso, che termina contro un breve salto arrampicabile, oltre al quale vi è un ampio salone, ancora con fondo ghiaioso, dopo di che il proseguimento della galleria ci porta alla base di un pozzo ascendente, con laghetto sul fondo e abbondante stillicidio. Da questo laghetto si dipartono due rami, uno orizzontale e l'altro verticale.
Il ramo orizzontale è composto da una strettoia iniziale ed un successivo meandro, piuttosto basso; ad un certo punto, questo meandro svolta bruscamente a sinistra di 90° cambiando la sua struttura. Infatti esso diventa transitabile solo alla sua sommità, mentre al di sotto si riduce ad una fessura verticale strettissima ed allagata per parecchi metri. Questo meandro sprofonda successivamente in un pozzetto a campana (spit e vecchio fittone) profondo 5 metri, finendo su di una cengia fangosissima e con diversi metri d'acqua sotto.
Oltre il meandro prosegue lungo una strettoia larga circa 4 cm, lungo la quale si ha la maggior corrente d'aria.
Dopo aver rilevato questo tratto, siamo tornati al laghetto già citato per esplorare il ramo verticale. Arrampichiamo quindi sul lato sinistro del pozzetto ascendente, fino ad una cengia, oltre la quale vi è il secondo tratto di arrampicata, piuttosto strapiombante e con "appigli a perdere". Questo tratto finisce alla base di una brutta strettoia verticale. Dopo un'uscita mozzafiato, arriviamo ad un lungo meandro, subverticale, ove è quasi d'obbligo incastrarsi. Bene o male arriviamo finalmente alla base del terzo pozzetto arrampicabile, lungo un notevole strapiombo ben concrezionato. Abbracciata con amore una grossa concrezione, ci esibiamo in un bel numero alla Tarzan, fino a raggiungere una breve galleria, che porta alla base di un pozzo verticale, alto una decina di metri e chiuso da concrezioni.
Sigliamo il fondo ed usciamo rilevando. Abbiamo notato anche una grossa finestra, quasi al vertice del pozzo ascendente, sopra al laghetto, ma il raggiungimento di questa è impossibile in arrampicata, a meno di salire per circa 20 m in artificiale oppure volare con un "frullicottero da grotta".
Ho validi motivi di credere che questa risorgenza sia collegata alla Dolina di Cima della Fascia, parzialmente esplorata dai nostri questa estate (vedi Grotte n. 85, Risultati del campo alle Carsene), dato l'orientamento della grotta stessa.
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speleologia in lucania
___________________________________________________________________________La campagna di fine anno al M. Coccovello, massiccio calcareo in provincia di Potenza, ha dato, come si riferisce nelle relazioni che seguono, limitati risultati speleologici. Approfittiamo comunque dello spazio a disposizione sul bollettino per fare il punto della situazione. L'amico Carmine Marotta del GGS Valle del Noce ha attivamente collaborato inviandoci una grande quantità di dati che noi abbiamo dovuto, per necessità di spazio, ridurre all'essenziale. Questo articolo vuole quindi essere una messa a punto delle conoscenze attuali del carsismo del M. Coccovello e anche, perché no, una prospettiva di lavoro a chi, dopo di noi, si interesserà al problema:
La riduzione della mole di dati iniziali a quelli che vi presentiamo è opera e scelta, più o meno critica, di A. Eusebio, mentre la realizzazione grafica delle tavole è paziente e ingrato lavoro di L. Valente.
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appunti di geologia e carsismo sul monte coccovello ____________________________________________ |
c. marotta (GGS) |
Il monte Coccovello si trova in territorio lucano, sul versante tirrenico della Regione al confine con Calabria e Campania.
Esso è compreso nel foglio 210 della Carta Topografica Italiana dell'IGM. Appartiene territorialmente ai comuni di Trecchina, Rivello e Maratea.
La fascia Sud del monte si presenta con ripidi pendii, mentre la fascia Nord ha un declivio assai più dolce. La situazione ad Ovest è simile a quella a Sud, così pure ad Est. Esso rappresenta una delle poche zone carsiche della Basilicata.
E' disposto, con il suo asse maggiore, ortogonalmente alla prevalente direzione di tutto il sistema appenninico meridionale.
La serie geologica stratigrafica del Coccovello è composta prevalentemente da rocce calcaree e calcareo-dolomitiche con piccole componenti a matrice marnosa o calcareo-marnosa.
La serie ben rappresentata al Coccovello fa parte di quella dell'Appennino meridionale o per meglio dire della Piattaforma Campano-Lucana. Essa ha alla base rocce carbonatiche del Lias Medio e a tetto termina con rocce del Langhiano.
Dall'allegata carta geologica e colonna stratigrafica, si può notare tutta la serie con i relativi spessori delle varie formazioni litiche. Tutta la pila di rocce immerge prevalentemente verso Nord.
Alle falde del Coccovello ritroviamo altre formazioni come ad esempio il Flysch Nero del Cilento (prevalentemente argilloso con piccoli livelli di marna verde e gialla). Tale Flysch lo ritroviamo in tutta la Valle del Noce. Ancora alle falde del monte ritroviamo un deposito di materiale prevalentemente terrigeno con livelli di piccoli ciottoli appartenenti ai depositi lacustri del lago pleistocenico che ricopriva la Val-
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le del Noce.
La tettonica del Coccovello è caratterizzata da numerosissime fratture e faglie che hanno direzione NE-SW e NW-SE. Alla sommità del monte tali fratture hanno caratterizzato l'allineamento delle oltre 100 doline esistenti lungo questi assi preferenziali. Lo studio delle foto aeree ha messo in chiara luce questa tesi.
Alle falde del M. Coccovello oltre all'accumulo di detriti rocciosi lungo grossi canali e conoidi si ritrova anche una grande quantità di terra rossa tipica della degradazione della roccia per fenomeno carsico. Ivi ritroviamo anche alcune doline di grosse dimensioni: la dolina della Pina del Lago (asse maggiore di circa 1200 metri) e la dolina di Patricello che presenta un asse maggiore di circa 450 metri. In queste due ultime sono ubicati due inghiottitoi che prendono il nome dalle rispettive doline.
Le forme sono svariate: abbiamo doline a ciotola, a padella, ad imbuto, ecc.
Nei pressi della Frazione Acquafredda di Maratea in località Conale degli Zingari vi è la più importante grotta di tutto il complesso carsico: la grotta del Dragone. In effetti si tratta di una risorgenza che funziona da esutore di troppo pieno. A testimonianza di ciò v'è la fuoriuscita di acqua solo nel periodo di disgelo o di abbondanti piogge.
Poco distante da questa grotta, al largo della costa (circa 30-40 metri) vi è la Polla Marizza che emette acqua durante tutto l'anno. Nei periodi di magra si riesce a notare il moto dell'acqua che fuoriesce dalla sorgente sottomarina che si trova a circa 15-18 metri sotto il livello marino. Nel periodo invernale tale acqua si presenta particolarmente sporca di fango.
Ma ritorniamo alla grotta del Dragone. La sua morfologia mette in luce un certo terrazzamento interno che può essere rapportato al terrazzamento riscontrabile sulla costa tirrenica della Basilicata. Il tutto fa pensare a movimenti comparati di tutta la zona nel quaternario. La grotta è stata quindi anche essa interessata da tale fenomeno almeno nei primi 200 metri. Ma la geologia del M. Coccovello e la morfologia superficiale e profonda non possono essere racchiuse in così poche righe. Uno studio più approfondito potrebbe dare molte altre notizie per aver un quadro sempre più ampio di tutta la zona. Il Coccovello ha ancora molto da dirci.
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Carta geologica M. Coccovello (PZ)
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CARTA GEOLOGICA M. COCCOVELLO (Prov. Potenza - Basilicata)
A - Copertura detritica; B - Depositi pleistocenici; C - Flysch nero del Cilento; D - Calcari a Miogypsina; E - Calcari paleocenici-eocenici; F - Calcareniti e calcilutiti cretacei superiore; G - Calcari s.l. cretacei inferiore; H - Calcari giuresi; L -Faglie e fratture
1-27B; 2-28B; 3-29B; 4-30B; 5-103D; 6-146b; 7-147B; 8-148B; 9-149B
Con le frecce nere è evidenziato il percorso sotterraneo delle acque determinato attraverso colorazioni.
COLONNA STRATIGRAFICA
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le grotte ________________________________________________________________________ |
a. eusebio |
Inghiottitoio e Pozzo di Patricello 27 B - 28 B Com. Rivello (PZ)
Si tratta di due cavità site nella piana di Patricello. Esse sono note da tempo e già dal 1870 hanno subìto le visite degli allora speleologi locali. Le ultime esplorazioni GGS Valle del Noce, con risultati sono datate 1977.
Le due grotte sono situate a circa 10 km dalla risorgenza di Acquafredda, sulla costa tirrenica nei pressi di Maratea, e 480 m più in alto. Una colorazione del 1957 permise di stabilire che l'acqua assorbita dell'inghiottitoio di Patricello esce dopo 7 ore ad Acquafredda.
L'inghiottitoio di Patricello è profondo 35 m ed ha uno sviluppo di 87 m; la grotta si apre nei calcari terziari, la cavità ad andamento complesso è impostata su un reticolo di fratture NE-SW e NW-SE. Il Pozzo di Patricello 28 B è costituito da un salto di 13 metri che si congiunge con la grotta precedente. Eventuali notizie si possono avere in: L'inghiottitoio e il pozzo di Patricello (27B-28B) -RiveJ.lo (PZ) a cura Marotta C., Marotta F. e Orofino F., 1984.
Pozzo di Patricello 28B - rilievo
Inghiottitoio M. Coccovello n. 1 146 B Com. Rivello (PZ)
Si tratta di un antico inghiottitoio intasato da riempimenti clastici, provenienti dall'esterno. La grotta fu scoperta nel dicembre 1984, fu esplorata dal GSP.
La cavità presenta numerose concrezioni. Assenza di corrente d'aria.
Inghiottitoio M. Coccovello n. 2 147 Com. Rivello (PZ)
Pozzo cascata che si apre a fianco di una dolina di medie dimensioni. Lieve corrente d'aria uscente nei mesi invernali. Profondità 18 metri. La grotta è chiusa da detriti. Esplorazione GSP 1984. Rilievo Masciandaro.
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Inghiottitoio di Patricello 27B - rilievo
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Inghiot. M.Coccovello n.1-2-3-4 - Tana di Siervo - Inghiottitoio della Piana del Lago - rilievo
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Festola Grande - Grotta da Rocca de Liece - rilievo
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Grotta del Dragone - Festola Piccola - rilievo
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Inghiottitoio M. Coccovello n. 3 Com. Rivello (PZ)
Si tratta di una cavità posta sui bordi di una dolina. La grotta fu scoperta e disostruita per la forte corrente d'aria che ne fuoriusciva. Chiude a -10 su spaccatura, ma la corrente d'aria giunge da un piccolo condotto laterale inaccessibile. Calcari del Cretaceo. Esplorazione GSP 1984. Rilievo Lovera.
Inghiottitoio M. Coccovello n. 4 Com. Rivello (PZ)
Pozzo spaccatura profondo 9 metri, senz'aria. Esplorazione GSP 1984. Rilievo Eusebio.
Inghiottitoio della Piana del Lago 103 B Com. Maratea (PZ)
Grotta conosciuta da tempo che rappresenta l'inghiottitoio della Piana del Lago. Attualmente la cavità è costituita da un breve pozzo artificiale a cui segue una bassa galleria presto sifonante. Esplorazione GSP 1984. Rilievo Masciandaro.
Le Festole di Trecchina 41 B - 42 B Com. Trecchina (PZ)
Si tratta di due cavità al di fuori del bacino di assorbimento del M. Coccovello, ma ne parliamo lo stesso perché significative. Le due grotte si aprono a poche centinaia di metri dall'abitato di Trecchina; esse furono esplorate nel 1976-77 ad opera di un nutrito gruppo di speleologi.
La genesi di tali cavità è prevalentemente legata a fenomeni tettonici e di distensione del versante che ha provocato l'instaurarsi di grandi fratture subparallele allo stesso. Due di queste rappresentano la Festola piccola profonda 40 m e la Festola grande profonda 136 m, formata in pratica da un unico grande pozzo. Notizie più particolareggiate si hanno in: Le Festole di Trecchina (41B-42B) in Basilicata di Marotta C., Marotta F. e Orofino F., 1984.
Grotta del Dragone 30 B Comune di Maratea
Si tratta della risorgenza del sistema del M. Coccovello; l'esplorazione della cavità è tuttora in corso. La grotta è nota da sempre ma da poco gli speleo locali, GS.S Valle del Noce, vi hanno trovato la prosecuzione giusta.
La cavità è composta da una grande galleria caldissima, lunga circa 200 m, con molte concrezioni e numerosi laghi. Rilievo Orofino-Marotta.
Grotta da Rocca de' Liece 29 B Comune di Rivello
Cavità ad andamento suborizzontale esplorata dal GSI nel 1973. La grotta ha una morfologia abbastanza diversa dalle altre grotte del settore. Ulteriori notizie sono apparse sul bollettino GSI.
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BIBLIOGRAFIA
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1) Calandri G. (1977) |
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Grotte della Lucania 5) La Grotta de' Liece (Rivello, PZ) - Bollettino del G.S. Imperiese CAI lmperia, VII (n.8) Imperia 1977, pp. 80-82. |
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2) Marotta C., Marotta F., De Michele R. (1982) |
- |
Indagine e catalogazione preliminare su evidenze archeologiche e speleologiche dei comuni del circondario del Lagonegrese. Testo di partecipazione al concorso indetto dal circondario del Lagonegrese sul tema in oggetto. P. 1-250. |
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3) Marotta C., Orofino F., Marotta F. ( 1984 a) |
- |
L'inghiottitoio ed il Pozzo di Patricello (27 B-28 B) Rivello, PZ - Appennino Meridionale - Nuova serie - N° 1. Napoli 1984. In stampa. |
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4) Marotta C., Orofino F., Marotta F. ( 1984 b) |
- |
Le Festole di Trecchina (41 B-42 B) in Basilicata. Appennino Meridionale - Nuova serie - N° 1. Napoli 1984. In stampa. |
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5) Nadelli R., Torrini M. (1977) |
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Spedizione in Basilicata. Ricordo di Trecchina. |
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6) Scandone P. (1971) |
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Note illustrative al foglio della carta geologica d'Italia. N° 210 - Lauria. Nuova Tecnica Grafica - Roma 1971. |
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diario del campo ____________________________________________________ |
u. lovera |
Natale: è tempo di Coccovello, monte calcareo a pochi chilometri da Maratea, tante ore verso sud nell'illusione di un abisso. Le premesse c'erano tutte; zona vergine o quasi, segnalazioni di pozzi da scendere, aria, un giro preliminare di Giuliano nell'estate.
Due settimane prima della partenza ci siamo tutti, effettivi (nel senso di effettivamente partiti) ed aderenti (coloro che diedero la loro adesione fino all'ultimo per poi abbandonare per motivi vari).
Tra questi quel tale che assillato da problemi di tesi fu costretto a rinunciare a favore di più tediosi e faticosi bagordi balneari. Partiamo in sei: Giuly, Franca, Loredana, Poppi, Claudio e il sottoscritto; poche storie e tutte noiose durante il viaggio con fermata ad Arezzo per dormire. Arriviamo a Trecchina nel pomeriggio del 24. Qui troviamo Carmine Marotta e soci con cui avevamo avuto contatti telefonici in precedenza.
Questi ci hanno trovato una casa, bella, grande, solo che crolla o cerca di farlo. Conosciamo gli speleo del G.S. Valle del Noce, e nei giorni successivi conosceremo anche un modo de-
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cisamente diverso di fare speleologia. Con due di loro, Oreste e Fabio, saliamo sul Coccovello e la galoppata ci porta sulla cima del monte. Il mare ci si rivela 1500 m più sotto e 3 Km più avanti e queste per conto mio sono le condizioni migliori per apprezzarlo.
A rendermelo simpatico contribuisce il fatto che la risorgenza del sistema, il Dragone, si trova a 8 m s.l.m. Coccovello è impressionante, doline grandi come campi da calcio si susseguono, ogni tanto lapiaz. Netta è la sensazione che il lavoro da fare sia grosso e sistematico e comunque fuori dalla nostra portata per via della distanza che ci separa dalla base.
Cadiamo dentro un inghiottitoio, aperto, è lì non visto come altri sicuramente sparsi qua e là: scende di qualche metro seguendo la frana esterna e chiude su detrito dopo alcuni metri. Lo segnamo 1 e proseguiamo. La vegetazione copre molto. Quasi sulla cima Poppi intuisce una fessura con aria, molta, che in breve diventerà un pozzo di alcuni metri grazie ad una disostruzione breve ed efficace. Fabio ci guarda allibito, per lui le grotte sono quelle in cui si può entrare e il fatto di aprirsele è una novità. Fabio è un indigeno, molto giovane, ci racconta delle cose sulle papere che non galleggiano, altre sulle fanciulle di Trecchina.
Nel momento di togliere l'ultima pietra inizia a nevicare neve-polistirolo secca e intensa: il visconte locale ha voglia di giocare. Scendo il pozzetto che alla base incrocia un meandro e subito sbatte dentro a una frana da cui esce tutta l'aria. Una pietra cade per una quindicina di metri tra i rimbalzi. Poppi decide di raggiungermi; poi decide di far cadere alcune pietre in bilico. Segue una scena in cui alcuni milioni di metri cubi di massi cadono nel pozzo dimezzandone la profondità. Il presidente ne riceve una sul cranio poco sopra l'orecchio scegliendo opportunamente di aprire la sua testa anziché il mio casco.-
Comunque sia abbiamo l'abisso, potrebbe chiamarsi Naraiama, la neve ed altre circostanze lo suggeriscono. Invece lo numeriamo 3, per modestia.
Continua a nevicare per tutta la notte fino a regalarci una ventina di cm di ottima neve soffice. Occorre qui dire che Trecchina è uno splendido paese messo nel posto più sfigato dell'universo, climaticamente parlando.
Il Natale lo festeggiamo alla Piana del Lago, tra i lecci si apre un inghiottitoio con un pozzetto artificiale e un successivo cunicolo che chiude su guano. Nino, aggiuntosi a noi, lo percorre. Dopo l'esplorazione sono coloriti sia il suo aspetto che il suo linguaggio. In serata discesa alle Festole, spaccatura tettonica, larga da 2 a 4 m, lunga un centinaio e profonda 150 m, che Poppi sosteneva essere necessario, anzi doveroso, anzi obbligatorio scendere. Ancora Nino, con la morte nel cuore, poi Giuliano per far foto e Cagnotto bello si preparano, Poppi si defila.
A proposito di Cagnotto: non è vero che è più bello dell'altro, è identico. E' solo più pulito, anzi lindo; scoprimmo
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questo notando che praticamente abita maniacalmente tutto ciò che ricorda bagni, toilettes, tinozze, catini, scodelle, con gravi ingorghi alla viabilità renale dei colleghi.
Arriviamo al 27, giorno in cui tentiamo il Dragone; ci portano Marotta e soci. La risorgenza, attiva nei periodi di piena, è una grotta bella, facile, bagnata e terribilmente calda in cui le strettoie in acqua non danno neanche tanto fastidio. Ne danno invece quando la grotta decide di riempirsi e queste di sifonare. L'uscita precipitosa ci evita di trascorrere alcuni mesi lì dentro, ma ci impedisce di giungere in zona d'esplorazione.
Caparbi e incuranti della neve saliamo sul Coccovello il giorno successivo per disostruire il N.3. Numerosi componenti della "compagnia del generatore" di apuana memoria sono tra noi e questo viene notato con ironia e preoccupazione. Sul tragitto, altro buco, pozzo da 15 me chiusura su detrito. Lo scende Nino per scaramanzia, senza risultati (N. 4). Arriviamo alla dolina che ospita colui in cui riponiamo le nostre speranze. Una colonna di vapore ci accoglie. La frana viene polverizzata grazie all'aiuto della manodopera locale (sempre Nino). Man mano che il lavoro procede si insinua la sensazione che si tratti dell'ennesimo bidone.
Pochi minuti prima di averne la certezza, in un momento di precognizione scrivo GSP 84, segno ineluttabile di catastrofe incombente. Di lì a poco superata la frana si presenta un pozzo largo una spanna, senza aria. Questa proviene da un condotto orizzontale impercorribile. Ritorno furente sotto gli inizi di ulteriore nevicata.
Residui di attività il 29, in cui una formazione ridotta va a vedere alcuni pozzetti sulle pendici orientali del Coccovello naturalmente chiusi naturalmente da detrito (5-6). A sera il clou. Precedentemente annunciata da potenti mezzi di comunicazione di massa quali lo strillo in strada e l'altoparlante sulla macchina e sul campanile, si svolge la proiezione di Giuliano con la partecipazione di un famoso geologo torinese che richiama una torma di dieci persone. Poi la partenza per più turistiche escursioni verso Matera.
Conclusioni di vario genere sugli speleologi che è sempre interessante conoscere, soprattutto se lontani, soprattutto se inseriti in realtà e circuiti estremamente diversi. Ne ricavi la certezza che siano comunque pazzi in qualunque posto si trovino.
Dubbi sulla sensatezza di spostarsi per molti km per affrontare terreni completamente sconosciuti, in relazione alla nostra efficacia reale, senza indicazioni precise che limitino per lo meno la zona su cui concentrarci. Lavori su più vasta scala possono essere effettuati solo da persone che già si trovano sul posto. Molto più interessante in definitiva esplorare un abisso invitati dagli speleologi locali piuttosto che organizzare una seconda campagna di ricerca simile su territori tanto vasti.
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20.000 leghe sotto il corchia __________________________________________________ |
g. badino |
La sensazione dominante, fuori, è quella di inevitabilità, accompagnata da un senso di paura: ti toccherà fare quello. Mille cose quotidiane e, in mezzo, si intrufolano ogni tanto pensieri di quel che dovrà essere: scendi le Ludrie, hai il Vidal sotto, che romba, traversi i Castighi, passi dal Fangaia, poi ti sogni di calcolare i materiali necessari, e ti si stringe il cuore.
E scacci il pensiero.
Inevitabile.
Dal 27 marzo dello scorso anno era inevitabile che entrassi dall'alto e arrivassi al fondo, e tornassi su in cima al monte. Lo dovevo fare io. Che lo facessero anche altri non importava: io dovevo assolutamente vedermi scorrere attorno tutto quel tessuto tridimensionale, leggere il libro da cima a fondo.
Avete mai letto l'Inferno della Commedia tutto d'un fiato? Credo che non siano in molti ad averlo fatto: all'inizio si stenta un po', poi la lingua diviene chiara e vi sentite insieme voi coi due poeti che scendono, scendono in mezzo a panorami cangianti e a storie incredibili: quando arrivate alla Caina siete emozionatissimi, quando uscite sotto le stelle arrivate al delirio.
L'integrale del Corchia è stata anche di più, almeno per me. Ci ho passato così tanto tempo lì, a pensarlo, a percorrerlo a pezzi, a sognarlo che percorrerlo da cima a fondo era la compiutezza, la perfezione. Per me.
Per te forse no; per te sarebbe stata solo un'impresa sportiva bestiale, una delle più bestiali mai pensate nell'ambito abissale. Proprio perché era solo questo non credo che, anche se sei più bravo di me, ce l'avresti fatta: che cosa la facevi a fare? Per raccontarla? a chi poi, alla televisione? dire: "sono stato fortissimo", davanti ad una telecamera piena di gente che mangia, lava i piatti, cambia programmi, chiacchiera davanti al televisore acceso? Per questo avresti superato il Khayyam con due sacchi, avresti pianto al fondo, saresti stato sfiancato cento volte, volato stanco in un meandro senza tempo? Per questo avresti imposto ad una parte della mente di non pensare quando si avventurava a precedere il tuo corpo stregato lungo la strada che rimaneva da percorrere?
Non credo che ce l'avresti fatta: ti saresti stufato prima. Per vender speleologia ed autocompiacinlento è sufficiente qualunque puttanata e non è neppure necessaria farla davvero, basta raccontarla. Questa è invece una cosa serissima. Per me.
Cosa serissima rimandata dall'estate scorsa all'inverno poi dall'inverno di nuovo all'estate, in attesa di essere pronto. La preparazione fisica ci voleva, ma un po' di quella ce
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l'ho da un sacco di tempo, ed in ogni caso sarei uscito coi denti, già lo sapevo. Scendere dal Fighiera al Serpente mi impegna, fisicamente, a fondo, esco con le ginocchia molli. Fare l'integrale è dunque almeno tre volte al di là delle mie forze e dunque il problema dell'allenamento fisico è marginale.
Il problema vero è quello della evocazione della grinta per farlo: l'attesa del momento, della convergenza di tanti dettagli in un solo istante, perché lo sforzo di preparare la roba, partire da Torino, salire, vestirsi ed entrare non sia troppo più grande di sé stessi.
Allora stai in attesa per mesi, curando dettagli marginali: fai un giro sotto il Fangaia e ne approfitti per togliere sporcizia, perché tu non abbia nulla da vedere oltre le tue gambe e la grotta, quando solcherai l'aria qui. Compri un fornellino, ti alleni un po', calcoli le corde. Tutto in surplace in attesa, sempre con la sensazione di quei vuoti là dentro che ti attendono, quieti.
Ero tentato di non scrivere nulla ma poi ho cambiato idea; la storia, in me, si è decantata ed è ormai quasi lontana. E poi a qualcuno può interessare quest'articolo su un pezzo del mondo della speleologia: non è certo l'integrale Fighiera-Corchia la via per rivivificare quest'attività della quale molte parti stanno morendo: ma è un modo per mostrare che altre parti dell'attività sotterranea sono vispe e in piena salute. Chissà se qualcuno si sentirà rassicurato. Non credo però.
Ai primi di ottobre scopro che è tempo: di colpo tutto converge ad indicare la domenica successiva: lavoro, speleologia, materiali, tempo.
Divento febbrile, in tutta segretezza, per due giorni: solo Meo mi scopre in tesa preparazione dei sacchi, accuratissimi, ed ha la comunicazione. Poi salto in macchina e, da solo, vado a Camaiore dove Ivano lo sa per secondo, e mi ospita per una notte d'attesa, tesa ma quieta. Poi è mattina e vado a Levigliani: tutto continua a convergere, entrerò davvero , ed informo anche Giorgetto: ho più di cento ore di autonomia di viveri e luce. Per cento ore dimenticatemi.
Salgo sul Corchia e scopro che il cancello delle cave è ovviamente chiuso: cammino stracarico fino al bivacco. Bella sorpresa. Lì ci sono Adiodati ed altri fiorentini; ci raccontiamo molte cose, ma loro non sanno se in profondità sia già armato. Dovrò portare tutto in due sacchi tremendi, ma del resto portare duecento metri di cordellette in più per attrezzare quello che forse e già attrezzato non è terribile.
Si allontanano in battuta mentre io completo gli ultimi preparativi; strane cose. Certi dettagli sono curati in modo fantastico tipo il vestirsi e la luce, altri sono improvvisati in modo ridicolo: là sotto, ad esempio, mangerò quasi solo fichi secchi, che schifo.
La macchina foto mi accompagnerà: voglio avere documentazione di questa avventura imminente.
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Quiete, mi guardo muovere rapido ed attentissimo, ultimi minuti al sole, primo pomeriggio di sabato.
Tutto pronto. Foto. Giovanni prima della cura.
Immersione.
Scivolo di pietrame infinitamente percorso. Incredulità. Sono io, qui. E' ora. Sta accadendo davvero.
I sacchi sono molto, molto pesanti: contengono di che armare quasi settecento metri di pozzi, a cordellette e corde da otto, e soprattutto viveri, riserve di luce, materiale da armo. Venti, meandro, venti, Ludrie; all'attivo, come tradizione, mi faccio un the.
Giù, giù, ritoccando armi, con calma, in attesa che la mia mente sia invasa dall'irrealtà, dal senza tempo.
Sala del Primo Anello, sopra il Khayyam: rumore di acque lontane, chissà se è in piena.
The, e cibo.
Rievoco ogni tanto, a brani, le storie generate dalle rocce che mi circondano: pian piano mi cresce la sensazione di essere nel posto giusto, a tempo, a fare la cosa giusta.
Il senso di distacco pian piano, cresce.
Khayyam, pozzi, Primo, ahimè doccia e Secondo, Terzo Castigo di Dio. La fessura mi dà una strigliata terribile: passo un sacco di tempo a far passare materiale e me.
Buona sorpresa sul sessanta che segue, dopo un the: la corda in loco è buona, nonostante le cascate non devo sostituirla.
Scendo, scendo, scendi fino al Valanga. Lì ho, da un anno, due sacchi con mie corde da otto: tento di risalire dalle strettoie di Cirith con tutto quanto, quattro sacchi, ma è troppo; mi limito a tre, che mi ridurranno lo stesso in uno stato pietoso. Ancora un the, a "In queste regioni" e tremenda scoperta: si è bucato il pentolino, è l'unico guaio grave (veramente grave) che avrò in tutta la discesa.
Su, lungo le rampe che portano al CB fiorentino, niente più corde che armano adesso, s'ha da fare tutto in roccia (come sarà il ritorno?).
I sacchi mi stanno stremando, mi fermo spesso, stanco, stanco. Al CB bivacco un'oretta con telo termico e tanto the, e cibo. Sei a -400 di un milledue, allegro: sarai mica già stanco?
Infinita è la discesa al Fangaia, coi tre sacchi terribili che nelle arrampicate mi guidano dove vogliono, finché ad una dozzina di ore dall'ingresso sono al bivio della Gronda: stanco.
Mi sento stanco ora, a scrivere e rievocare, ti sentirai stanco tu leggendo. Figurati io laggiù. Un'oretta ancora di sosta, e un biglietto per chi mi verrà a cercare se dopo cento ore sarò ancora sotto.-
Di nuovo giù e di nuovo buona sorpresa alla Gronda e all'Elle, sono armati ed evito di perdere tempo con i cordini di rappello.
Giù, giù. è veramente profondo; sto iniziando ad andare a regime e il viaggio sta diventando lento Dia fluido. Ai laghi
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del Vidal (sei il primo che li vede così lontani dall'ingresso) sono leggero, solo con un sacco, distaccato e sereno.
Arrampico tutto l'arrampicabile, indovinando un sacco di passaggi. Il Vidal, come in molte fantasticherie lontane, romba nell'oscurità sotto di me.
L'intero universo, ora, è lì.
Frana .
Scritte.
Fondo.
Distaccato aggiungo una scritta: data, monogramma e due ideogrammi. Scatto due foto, una con pernacchia a quell'oggetto nero che è l'intrusione del mondo esterno lì.
Sono dissociato, una parte di me non è per nulla emozionata ed ascolta il monte attorno, un'altra parte piange, nessuna esulta.
Rimonto il sacco e continuo l'avanzata, ma in su, ora: è da adesso, dopo le venti ore di punta che il viaggio diventerà interessante.
Mi impongo sosta al lago sifone, che poi lascio con un po' di rimpianto: su, su.
Bivio Gronda. Bivacco di un paio di ore, nessun desiderio di uscire, né pensieri impauriti. Nascondo un sacco con il materiale che non mi servirà più, e riparto sull'infinita salita al CB fiorentino. Ecco la Fangaia.
Mi sta calando addosso una cappa di stanchezza: sotto il pozzo successivo mi stendo sulla roccia a fantasticare sull'immenso cammino che mi separa dall'esterno, e faccio male perché quell'intrusione del desiderio di uscire mi spossa moltissimo, temo di non farcela, una parte di me dispera.
Su, su, frequenti soste, sempre più frequenti, avanzata da sonnambulo, col sacco che mi schiaccia e sul quale spesso mi siedo.
Ancora adesso non ricordo quasi nulla di quel tratto di viaggio, il più oscuro.
Arrivo al CB stanco, ora riposerò senza tempo sotto il telo termico, per qualche ora bevo, mangio fichi secchi, maledetta l'organizzazione. Riparto e fuori è la mezzanotte fra domenica e lunedì, e lì dentro, per me, è ora di scendere verso il fondo del Valanga: passa tempo, e lo raggiungo. Meno seicento, ora riprendo a salire.
A volte decido di non pensare a nulla per una, due ore, e di scoprire poi dove sono arrivato: lenti scorrono pozzetti e condotte attorno a me.
Khayyam, pozzo da sessanta.
Fessura, quaranta ore dall'ingresso, passaggio chiave, gorgoglìo d'acqua, molto fredda, roccia scura. Mi spoglio del l'inutile, mi metto in testa un frontalino elettrico, smonto il fotoforo dal casco e lo infilo nel sacco, mi infilo di piedi per potermi trascinare dietro casco e sacco. Non posso: forzo a polmoni vuoti e avanzo millimetro a millimetro; è troppo difficile, grida qualcuno in me, stai sbagliando altezza e non passerà il sacco. E' vero è incastrato.
Inizio una lotta feroce col sacco, il casco ed io che non passo. Ad un certo punto il casco sembra bloccato irreversibil-
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mente e io mi scopro a dibattermi incastrato con uno sforzo tremendo per liberarlo, e mi accorgo che sto rischiando seriamente la pelle.
Sei goffo, mi dico riprendendo quel che posso del respiro, goffo: il casco forse è perduto, per ora passa tu. E riprendo ad avanzare decidendo di diventare debolissimo e sonnolento, fino a che, di colpo son dall'altra parte, il sacco mi schizza dietro, allungo il braccio, e riesco a recuperare il casco, alto nella fessura. E le grido contro, esultante e spaventatissimo. Passo molti minuti, ansante, appoggiato alla parete rivolante prima di avere la forze di rimontare il casco e gli ammenicoli.
Da lì, ormai, c'è poca storia: passano ore di meandro, con doccia completa in mezzo, come in discesa, fino all'immersione in Fighiera , nel quieto Fighiera di sempre, le pareti grigie, le correnti d'aria, i soliti giochi a giravoltare sulle corde, ad evitare le solite innocue trappole sulle corde delle Ludrie, tranquillo.
Poi sono sotto lo scivolo d'ingresso, le sue pareti illuminate dal sole meridiano, lo squarcio d'azzurro , la china di pietrame da salire lenti, mentre una parte di me piange la fine del viaggio.
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valinor _________________________________________________________________________ |
g. badino |
Valinor, nel Silmarillon, è una residenza divina. Nel monte Corchia è il ramo che connette Fighiera e Corchia; dal Khayyam si filtra da Fighiera a Corchia, dal Valinor ci si va.
Fa parte di un insieme di diramazioni scoperte dal Piccin e dallo Steinberg nel Ramo della Fatica. Per quel che ho capito della storia, prima hanno sceso questo ramo, in seguito una risalita, quest'anno, li ha fatti sbucare nel Manaresi, a pochi metri d'altezza sulla base del Salone; da una specie di finestra che è a perpendicolo del punto di partenza delle risalite bolognesi del '78.
Un'altra delle incredibili beffe che ci infligge quel colosso sotterraneo.
Sbucano in Manaresi ed aprono così una via comoda per andare ln fondo al Ramo: da lì dunque si mettono a risalire un arrivo, trovano una improbabilissima gattaiola, strane risalite, poi discese, poi salite in ambienti sempre più vasti fino ad un baratro.
Lì la storia mi sfiora perché Leo e Bruno mi invitano alla punta che lo scenderà, e che entrerà in Fighiera. Non riesco ad esserci ma in fondo è giusto così, perché non era direttamente la mia storia.
Ci sono invece quindici giorni dopo, con molti altri, e ne risulta un pellegrinaggio di lode agli esploratori. Tale sono anch'io, almeno credo, e riesco a vedere le scelte, i dubbi, le idee di chi ha creato un percorso dal percorso stesso: a tratti, in Valinor, ho urlato di esultanza sia per i rami, sia per l'altezza di pensiero degli esploratori.
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In quel ramo, specie in partenza è tutta una strana caccia alla salita, strani rami partono nella direzione errata, ne generano altri inverosimili, se ne formano di improbabili.
Risali pozzi-cascata, fossili, per trovarti su un pozzo che scende; quel che sembrava la roccia, il monte inciso dall'acqua è invece un diaframma.
Sali un pozzo e, a metà, su una cengetta c'è una diramazione idiota, che però è quella giusta. Passi frane strane, ed è la via giusta. Eviti di scendere pozzi, a costo di lunghi traversi in alto, e trovi la via giusta.
La grotta chiude, ma tu sali in cima la sala, e riprendi ad avanzare.
Tutto strano, strano, inverosimile. Avevo la sensazione che un'esplorazione come quella fosse tanto poco credibile, fosse così improbabile il continuo indovinare di passaggi stupefacenti da pensare che l'apertura di Valinor fosse inevitabile. Una sensazione che già mi ha dato la campagna al Khayyam e quella, anni fa di quando trovammo il Fighierà: sembra che la grotta decida che è tempo che succeda una cosa, l'apertura di nuove regioni, e quella succede anche se, a priori, la probabilità che accada è trascurabile.
La storia delle esplorazioni in Valinor si inserisce proprio in questa gigantesca e magnifica storia delle esplorazioni del Corchia.
In cima a Valinor, una gallerietta fossile immette in un baratro enorme, in fondo al quale sono sceso, ripetendo ciò che han fatto Leo e C. quindici giorni fa.
In fondo è Fìghiera, è la base del primo dei pozzi dopo il Meinz: leggetevi le stanche relazioni di quando esploravamo quella zona, sempre in meno. Pozzo bagnato, infinitamente biforcantesi, poca ed irregolare corrente d'aria là sotto, enorme invece là sopra.
Per questo su "Gli abissi d'Ita (l'hai già comprato, cialtrone?) lia" ho scritto che la zona Meinz era quella della giunzione vera, per questo altrove avevo scritto "l'altra linea di ricerca è quella dove le frane che separano i due sistemi possono essere smaltite, le intersezioni fra pozzi: ma è un lavoraccio".
Eran vere entrambe le cose, ma era vero anche che, credo, nella finestra dalla quale Valinor sbuca in Meinz io ci sarei andato solo alla milionesima ora di esplorazione, mentre le prime mille le avrei ancora passate in strani, ma umani, enigmi che ancora ci sono più sotto, intorno ai cinquecento.
Si è aperta così una traversata magnifica?
Credo di sì, però credo anche che ci sarà chi la renderà complicata, e fastidiosissima da fare o piena di artificiali: appena ci passa qualcuno di quelli lì Khayyam ridiventerà la via veloce. Khayyam.
Non sapete dov'è? Strano, non ve l'avevo detto?
E' nella Sala del Primo Anello, naturalmente.
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n 2 ________________________________________________________________________________________ |
f. mellano |
N 2 è un buco scoperto in autunno in Val Corsaglia nella zona della Navonera con Meo e company dopo una battuta infruttuosa e una grande camminata.
Un buco di 10 m circa di profondità ed una lunghezza di circa 6 m che certo non merita di farne un articolo. Ma è il termine di una giornata meravigliosa.
Chi scrive è un allievo uscito dal 27° corso 1984 che al la veneranda età di 46 anni decide, per vari motivi, di fare della speleologia. Per ragioni famigliari e per lavoro, non ho frequentato attivamente il Gruppo e quindi non ho ancora la mentalità giusta della speleologia propria del GSP, però lo spunto della scoperta dell'N 2, ed il privilegio di averlo disceso per primo, mi dà la possibilità di esprimere a tutto il gruppo un grosso ringraziamento; che è quello di avermi aiutato moralmente per cercare di uscire da molti problemi, di avermi capito e sopportato, invitandomi, e talvolta magari spingendomi, dentro a varie grotte (vedi la Donna Selvaggia, P.B. ecc.) facendomi dimenticare per un giorno certe situazioni e di essere partecipe con voi di quelle piccole cose belle che possono accadere durante un'uscita di gruppo.
Questo scritto non vuol essere retorico ma un semplice e sincero ringraziamento .
Con l'augurio che insieme a voi, cari amici, ci siano sempre molti N 2, N 3, N 4, ecc. e sempre più profondi.
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la custreta _____________________________________________________________________ |
f. talarico |
Si tratta di una cavità della Valle dell'Orco, Vallone di Ribordone (Vasario).
La grotta è localizzata sul versante occidentale della Punta di Arbella, a q. 1350 circa (Tav. LOCANA 42 IVREA III NO - LR86343376); è ospitata in una lente di marmi potente al massimo una sessantina di metri, che costituisce un crestino elevato e ben evidente negli estesi accumuli di detrito a monte delle baite Codemo. La zona è nota agli abitanti del luogo col toponimo "Custreta": da qui il nome della grotta.
Uno dei due ingressi della grotta è ben visibile sulla parete N del crestino e colpisce l'attenzione per la sua forma perfettamente circolare. Alla base della parete sono ancora evidenti tracce di antiche coltivazioni nelle bancate di marmo più puro e povero di fratture. La grotta si sviluppa per circa 130 m, con andamento prevalen-
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temente orizzontale, ad eccezione del pozzo in cui si immette, dopo pochi metri, il cunicolo visibile in parete (Ws), la cui base è servita, comunque, da un ingresso basso (Wi) che permette un accesso
più agevole alla cavità. Tale pozzo iniziale è profondo 14 m, ha profilo a campana e risulta ostruito verso l'alto da blocchi di crollo.
Il primo tratto della cavità ha in comune con i cunicoli d'ingresso una tipica sezione circolare che denota uno scavo prodotto da acque circolanti sotto pressione: la condotta forzata, il cui diametro non oltrepassa in genere il metro, ha una direzione che si discosta sensibilmente da quella della scistosità dei marmi, è inizialmente sub-orizzontale e quindi si imposta su una diaclasi con inclinazione di 40°. Lungo il suo sviluppo si aprono tre piccole sale la cui genesi va verosimilmente ricercata in fenomeni di crollo locali, determinati dall'intersezione complessa della scistosità (N80E, 80° NNE) con due sistemi di diaclasi (N40W, 25° ESE; N20W, 40° ESE).
L'ultimo tratto della cavità ha direzione grosso modo concorde con quella della scistosità dei marmi e ha tendenza meandriforme. Il pavimento è formato da un accumulo di blocchi di crollo, talora incastrati fra le pareti a mezza altezza. La fessura, allargata per tutta la sua lunghezza dalla corrosione dei veli di acqua sui marmi puri, presenta a luoghi una sezione trasversale molto complessa, dovuta alla presenza in rilievo di noduli e corpi lenticolari di rocce refrattarie al processo di corrosione. Anche in questo tratto si hanno intersezioni a forte angolo fra la scistosità e i sistemi di diaclasi che producono locali pozzetti con soglie costituite da instabili frane sospese. La cavità tende infine a chiudersi (?), con morfologia nuovamente tipo "condotta forzata a sezione ellittica, talora molto compressa, lungo una diaclasi del sistema orientato N20W. Le eventuali prosecuzioni sono ostruite dai blocchi di crollo. Concrezioni sporadiche.

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attività biospeleologica 1984 _________________________ |
a. casale |
La prima soddisfazione biospeleologica dell'anno che si è concluso è stata per me, senza dubbio, l'uscita della serie didattica "La vita nelle grotte" (54 diapositive con testo allegato), edita dalla S.S.I. e dal CAI, curata da Valerio Sbordoni e da chi scrive.
Come per la speleologia esplorativa la pubblicazione di scritti e rilievi, anche a carattere divulgativo, su un massiccio carsico o su un territorio speleologicamente interessante, non è certo meno importante di un "fondo" raggiunto o di un avvenuto congiungimento fra due sistemi ipogei, così per la biospeleologia, e per la sua diffusione e conoscenza fra i gruppi e gli appassionati di scienze naturali, può essere, credo, di una certa utilità la pubblicazione di serie didattiche di questo tipo: con questo spirito avevo accettato l'invito alla realizzazione, ci avevo lavorato sodo (a titolo ovviamente gratuito), ed oggi, a distanza di un anno, non me ne pento!
L'attività di ricerca sul terreno si è svolta, durante il 1984, nei seguenti settori geografici.
Alpi Occidentali
Sono proseguite le ricerche di routine in cavità delle Alpi Marittime e Liguri, fra cui, da citare: doline e pozzi a neve del Marguareis, sotterranei artificiali di Vernante, e pozzo P 1 (M. Mondolè, 2000 m circa, vicino all'ingresso dell'Artesinera). Quest'ultima cavità, già citata nella precedente nota relativa all'attività del 1983, ha rivelato la presenza molto interessante di una popolazione di Duvalius conforme a carantii (la cui stazione più vicina è la grotta del Caudano, a quota molto inferiore, come per tutte le altre località di rinvenimento di questa specie). L'esiguo materiale (1 maschio, 2 femmine) rivela alcune discordanze morfologiche rispetto alle altre popolazioni conosciute, ma non permette ancora di trarre conclusioni definitive.
Pure rivisitata è stata la grotta dei "Farfuièt" (folletti) o Tana degli spettri, presso Novalesa, per raccogliere ulteriori dati su una popolazione di Dolichopoda (Orthoptera), conforme probabilmente a quella classica e isolata del Pugnetto, ma la cui presenza in un settore intra-alpino come la Val Cenischia risulta di notevole importanza da un punto di vista zoogeografico.
Alpi Centrali e Orientali
Ho visitato, nella primavera, una grotta del carso bresciano, il Bus delle 7 stanze, che ha rivelato recentemente (dati pubblicati da B. Osella) la presenza di una specie inedita di Troglorrhynchus (Coleotteri Curculionidi depigmentati, con occhi rudimentali o assenti, specializzati alla vita sotterranea
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e legati alle radici di piante come risorsa trofica). La specie suddetta è nota in sole femmine, il che fa presumere che si tratti di un'entità partenogenetica (caso non raro nel gruppo cui appartiene), ma l'aspetto più straordinario della scoperta è costituito dalla grande abbondanza di individui che si raccolgono nella saletta più profonda della cavità, che funge da vera e propria "trappola" per questi coleotteri i quali: una volta caduti all'interno, non possono più riguadagnare le fessure e le radici pendule del soffitto da cui penetrano. Il caso è notevole in quanto tutte le specie congeneri, per il loro regime di vita, sono molto rare e di difficilissimo reperimento.
Sono poi tornato due volte nei Lessini occidentali, nel tentativo (vano) di reperire ulteriori esemplari del nuovo, straordinario, Carabide Trechino Lessinodytes caoduroi, che si è aggiunto recentemente alla già peculiare fauna ipogea di questo settore calcareo del Veronese, e che è noto fino ad oggi in un solo esemplare maschio.
Italia Centro-Meridionale
Ho approfittato dello svolgimento del Congresso Nazionale di Biogeografia a Potenza per visitare parzialmente (con P.M. Giachino) la grotta di Polla, grande sistema ipogeo probabilmente connesso con la vicina e più nota Grotta di Pertosa, attrezzata turisticamente. A parte i pochi reperti (Actenipus acutangulus, Carabide Sphodrino non raro nelle grotte dell'Appennino centro-meridionale), l'aspetto più "entusiasmante" del la visita ci è stato offerto dalle autorità locali: poiché l'ingresso è chiuso da cancello con lucchetto, e poiché la chiave fornitaci in municipio non ha avuto ragione di quest'ultimo, ormai arrugginito, una delegazione completa di sindaco e assessori, con fabbro del paese, ci ha aiutati nello scardinamento totale del sistema di chiusura, accompagnandoci poi in parte dell'esplorazione.
Pirenei e Cordigliera Cantabrica
Durante il mese di luglio sono ritornato, con la nostalgia che mi prende talora per i luoghi che hanno visto nascere e crescere gran parte della scienza biospeleologica, nei Pirenei francesi e nella Penisola Iberica settentrionale.
Dopo la sosta d'obbligo alla grotta e al Laboratorio sotterraneo del C.N.R.S. di Moulis, ho rivisitato tre cavità classiche, la Grotte du Tuco (Bagnères de Bigorre), la Grotte de la Quère (Mérigon) e la Grotte Foustier (Saint-Girons), tutte cavità dove l'abbondanza e la varietà di fauna troglobia specializzata lascia sempre sbalorditi.
Nella penisola iberica ho visitato, come prima tappa, la Sierra de Arabar, presso Pamplona (città da cui ero fuggito, subito dopo la celebre corsa dei tori per le vie cittadine, a causa dei 35° C all'ombra): qui, nel fresco (anche troppo) del
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la faggeta, ho trovato una piccola grotta che ha rivelato una fauna molto interessante, fra cui figurano un Coleottero Batiscino ancora in studio, e uno Pseudoscorpione (Neobisium) ultraspecializzato e veramente gigantesco.
Successivamente ho rintracciato, con qualche difficoltà, la Cueva del Pis (Puenteviesgo, presso Santander), grotta con corso d'acqua interno nota per essere l'unica biosede di un Carabide di un genere endemico (Iberotrechus) che si comporta come un vero ripicolo, fra i sassi e la ghiaia intrisi d'acqua lungo le sponde del torrente ipogeo. Presso Puenteviesgo sono anche da segnalare alcune grotte attrezzate turisticamente, con pitture parietali che possono offrire una pallida idea di quelle che si ammirano nella grotta di Altamira, oggi definitivamente chiusa.
Non poteva mancare una salita sul Picos de Europa, imponente massiccio calcareo crivellato di doline, grotte e caverne, talora molto vaste, complesse e splendidamente concrezionate. Sopra il Santuario di Covadonga ho visitato la Cueva del Bustio (presenza di Trechus escalerai, ritrovato anche, per la prima volta, all'esterno, con scavo in doline) e, più in alto, la Cueva del Porru Cavañona, località tipica e unica nota di Apoduvalius negrei (non ritrovato). Un fenomeno che colpisce molto l'osservatore, in quest'area, è la presenza di "lapiaz" e di pascoli alto-alpini, "tipo Marguareis", a 800-1000 metri di quota, a causa del forte abbassamento del limite superiore della vegetazione arborea sotto l'influenza dell'Atlantico (nebbia, freddo e pioggia costanti e garantiti in pieno luglio!). Non ho avuto miglior successo con le altre specie di Apoduvalius nella Cueva del Requeixu (Llanes, Le Pereda) e nella Cueva di Balmori (Llanes, Balmori): quest'ultima grotta tuttavia, chiusa da un cancello (chiave reperibile in una casa privata del paese), merita una visita, essendo assai vasta, molto concrezionata, e con notevoli presenze di antichi insediamenti umani all'ingresso, evidenziate da scavi effettuati in passato dalla Sovrintendenza archeologica di Oviedo.
Algeria
A fine ottobre-prima metà di novembre 1984 il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino ha organizzato la sua seconda missione di ricerche in Algeria. Il clima non è stato clemente ed il freddo, particolarmente nelle foreste di cedri d'alta quota, si è fatto sentire (al ritorno abbiamo avuto la prima nevicata della stagione). Abbiamo visitato (con P.M. Giachino) due grotte nel massiccio di Djurdjura, non vaste ma molto interessanti biospeleologicamente.
La prima è l'Ifri Khalouav (2100 m), raggiungibile con una marcia di alcune ore da Tala Guilef, località in cui, fra l'altro, ci siamo incontrati con un'altra missione zoologica italiana, delle Università di Catania, Roma, Siena e Trieste. I reperti sono stati notevoli (Trechopsis lapiei, poi trovato
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anche all'esterno con scavo in ghiaioni), ma non abbiamo visto traccia del fantomatico Duvalius jurjurae, raccolto nella grotta ottanta anni fa e mai più ritrovato.
La seconda è il Takouaz Guerrissene, circa alla stessa quota ma sul Ras Timedouine, sopra Tikjde, abbastanza vicina al famoso Anou Boussouil; questa cavità ha fama di essere l'unico ghiacciaio ipogeo perenne dell'Algeria, ma in realtà nell'autunno non vi è più traccia all'interno di neve o di ghiaccio. Altra scarpinata, ma fatta due volte, all'inizio e alla fine della missione, per lasciare esche nella speranza di vedere, finalmente, lo straordinario Carabide Speleonebria nudicollis, non incontrato nella missione 1981. E la speranza si è avverata, confermando ancora una volta che, in grotta, che si cerchi un bacarozzo o che si cerchi una prosecuzione, la costanza o prima o poi viene premiata!

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recensioni _________________________________________________________________________ |
g. villa |
FOTOGRAFIA SPELEOLOGICA di Edo Prando, Ed. Il Castello, Milano 1982.
PHOTOGRAPHIER sous TERRE di J .M. et Y. Callot , Ed. V.M. Paris 1984.
La fotografia in grotta è l'insolito argomento che accomuna i due libri apparsi recentemente sul mercato, di interesse prettamente speleologico. Insolito, perché in effetti sono gli unici fotomanuali esistenti dedicati allo speleologo che si accinge alla ripresa sotterranea o che vuole perfezionare le proprie tecniche. A onor del vero il libro di Prando è una riedizione di un manualetto apparso nel 1968.
Il libro francese, scritto dai fratelli Callot, fotografi del mordo sotterraneo da ormai lunghi anni e tuttora sulla breccia, rappresenta davvero "tutto quanto avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere..." sull'argomento. C'è di tutto un po' e forse proprio tutto, trattato in maniera estremamente particolareggiata e tecnica pur risultando abbastanza scorrevole alla lettura. Il capitolo che tratta l'illuminazione è uno dei più interessanti in quanto prende in esame i vari tipi di illuminazione, dai più comuni (magnesio, elettronici) ai più insoliti (polveri illuminanti, gas, lampadine, ecc.); prende inoltre in considerazione tutti i tipi di lampade indicando ne la reperibilità (in Francia). Un capitolo (il terzo) analizza gli aspetti tecnici della ripresa e il successivo ne analizza gli aspetti estetici: in tutto più di settanta pagine da leggere con attenzione. Un capitolo è dedicato alla divulgazione dei documenti fotografici sotto forma di fotodocumentari e tratta delle dissolvenze e del montaggio.
Il tutto corredato da grafici e tabelle di utilizzo, direi professionale. Le foto: sono indubbiamente quasi tutte delle belle foto e sono quasi tutte opera dei due fratelli Callot. Di ogni foto alla fine del volume viene fatta un'analisi dettagliata sia dal punto di vieta tecnico che estetico (forse la parte più interessante del libro).
La stampa delle immagini poteva certamente essere più curata, ma sicuramente avrebbe fatto impennare il già stratosferico prezzo del libro: 250 Franchi!
Diverso, almeno in parte, il discorso sul libro di Prando: come già detto, è una riedizione di un volumetto apparso 17 anni fa dal titolo "Foto Speleologica e archeologica"; di archeologia aveva poco, per cui nella presente edizione è stata tralasciata quella parte. Un libretto che a quei tempi avevo letteralmente divorato perché parlava di Rolley, di lampadoni e di grotte. E' rimasto tale e quale adesso, almeno tra le righe, salvo i tentativi di elaborazione al calcolatore di vecchie foto dell'Autore.
Un "errata corrige" per rendere almeno giustizia a chi ha collaborato concedendo le proprie foto: invece di "Carlo Tagliaferro" a pag. 4 leggasi "Carlo Tagliafico", e invece di "Alberto Villa" leggasi "Giuliano Villa" (sic!).
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Pubblicazioni ricevute _________________________________________ |
g. villa |
A. Alvarez, Bases para la espeleologia aplicada. Hidrologia del Karst.
F.M.Y. Callot, Photographier sous terre. 1984 (Manuale di foto speleologica)
J. Montoriol, J. De Mier, A. Montserrat, Estudi morfogenic de la cava de las Feixes. (Catalunya, E). (Ha la particolarità di essere una cavità vulcanica).
F. Cicoli, G. Pranzini, Idrogeologia e carsismo dei monti della Calvana (FI).
G.C. Cortemiglia, Il contributo della morfometria dei ciottoli ai problemi del trasporto solido.
G. Broncucci, G.C. Cortemiglia, G. Massobrio, Ipotesi di utilizzo del sistema CAD nell'analisi geomorfica quantitativa.
Soc. Excursionista de Malaga, La Sìma GESM (-1098 Picos de Europa).
G.G. "C.DEBELJAK", Voragine del col del Pas (relazione inedita sulle esplorazioni francesi del 1955).
P. Castello, Lo Jalofane e li altri minerali del giacimento piombo-baritico del "Trou des Romains" (Courmayer).
P. Castello, Lo Jalofane del Trou des Romains.
Grupo Cantabro de espèleologia, El karste de Udias. 1983
Museo St. Nat. Livorno, Quaderni.
AA.V.V., Rassegna di attività delle società speleologiche triestine. 1983
A. Rizzi, G. Cella, Le grotte di Sambughetto. 1984
F. Bagliani, G. Nussdorfer, U. Tognolli, M. Trippari, Contributo al catasto delle grotte del Friuli (1452-1600).
A. Bordoni, Coleotteri stafilinidi raccolti in grotta da Sergio Puddu nella Sardegna centro meridionale, 61° contributo alla conoscenza degli Staphylinidae. Estr. Boll. Soc. Sarda Sc. Nat. XXI 1981.
G. Calandri, Dati catastali delle grotte dell'Imperiese (1084-1193 LI-IM).
F. Strobino, Preistoria in Valsesia (fa il punto della situazione delle ricerche preistoriche sul monte Fenera).
Soc. de Biospéologie-Ecologie et Biogéographie de la faune souterraine, communications libres. Colloques de la Soc. de Biosp. Beziers 7/11 Sett. '82.
Karst und Höhle, Verband der Deutschen Höhlen in Westfalen (D).
G. Calandri, Note sui carsi di alta montagna della Grecia Occidentale.
A. Menardi Noguera, Lineamenti di geomorfologia struttura le del massiccio carsico del M. Mongioie e del M. Conoia (A. Liguri).
G.C. Cortemiglia, Indizi geomorfologici significativi quale contributo alla stesura di una carta neotettonica della Liguria.
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Unione Speleologica Pordenonese, Geologia e carsismo.
E. Angiò, Grotte e voragini dell'alto Jonio. 1983
P. Guidi, Le società speleologiche minori a Trieste. 1982.
G. Capot, G.C. Cortemiglia, G. Leonardini, G. Marconi, Variazioni termometriche recenti a Chiavari. 1979.
P. Guidi, Appunti di bibliografia speleologica friulana. 2° Agg. 1976.
Centro Studi per il Carsismo e la tutela ambientale, Rassegna di attività. 1984.
G. S. Doubs, Une epopée souterraine 1870-1984. Les explorations dans le Verneau.
P. Guidi, Alcune note sul folklore di grotte dell'Iran. 1981.
J.M.L. de Ipina, F. Alangua, La SI-44: una nueva cueva en el karst de Sierra Salvada (Alava).
F. Gherlizza, -100, Monografia delle grotte del Carso triestino. 1983
Atti del Convegno sull'Ecologia dei territori carsici, Sagrada d'Isonzo, 1979.
Celesti, Guerriero, Salvatori, Sollecitazioni dinamiche e statiche nelle attrezzature speleologiche. Teoria e sperimentazione. 1984.
Celesti, Salvatori, Prove sperimentali con dinamometro elettronico su attrezzature per la progressione in grotta. 1984
Atti Convegno Internazionale sul Carso di Alta Montagna, Imperia 1982.
PERIODICI ITALIANI
Piemonte parchi (Reg. Piemonte) n. 3
L'Appennino (CAI Roma) n. 5 e 6/1983, 1 e 2/1984.
Notiziario Sez. CAI Napoli XXXVII n. 1
Orso speleo Biellese, Boll. G.S. Cai Biella, N. 10 (rendiconto di 10 anni di Bollettino).
Mondo Ipogeo, Boll. GSAM 1983 (i lavori sulle Carsene, Abisso Bacardi, stazione scientifica di Bossea e turisticizzazione del Caudano).
Notiziario G.G. Busto Arsizio n. 2 1983.
Notiziario CAI Sez. Genova n. 2 1984
Natura Alpina n. 3/1983, 4/1984
Pro Natura notiziario n. 12/83, dall'1 al 9/84
Ipoantropo, Boll. G.S. "G. Chierici" (Reggio Emilia).
Le Alpi Apuane, Sez. CAI Lucca XX n. 2, 4
Notiziario Centro Romano di Speleologia n. 5 (Le grotte più profonde del Lazio).
Speleologia Sarda n. 48, 49, 50, 51.
Ecomond Press, n. 104, 163, 178, 187, 141, 261, 266, SA/29, SA/30, SA/11, SA/13, SA/32.
Alpinismo Goriziano, n. 6 1983, n. 1, 2, 4 1984.
Speleo Time (Boll. FTG G. Spel. Roma) n. 1, 2.
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Speleo CAI Verona 1982
Il Grottesco (G.G. Milano) n. 46 1983/1984
L'Alpinista, Boll. Sez. CAI Mondovì, n. 1, 2, 4 1984
Adamello, Sez. CAI di Brescia n. 55
Ciauca, Boll. Circolo speleologico Espeziano. Latina.
Il Carso, G.S. Bertarelli, Gorizia 1983
Speleo, S. C. Firenze, n. 10 e 11/84
Speleologia, riv. S.S.I. n. 10 e 11 1984
Q. 4000, CAI Erba (Como).
Bollettino G.S. Varese 1983 (descrizioni dei rami nuovi della Marelli).
Bollettino CNSA, Numero edito in occasione del IV Conv. Naz. di Trieste 1984.
Annuario 1984 CAI Varese.
Speleologia Isontina n. 1 1984
Sopra e sotto il Carso, centro ricerche carsiche "Seppenhofer" Gorizia n. 2 1982.
Sottoterra, Boll. G.S. Bolognese CAI n.65, 66, 67, 62.
Bollettino G. Triestino Speleologi vol. IV 1984
La nostra speleologia Club Alpinistico Triestino n. 11 1983.
Notiziario CAI Sez. ULE Genova n. 1 1984
Notiziario speleologico Ligure, Boll. GS.S. Ligure "A. Issel" Genova n. 1 e 2 1984
Il portavoce, not. EPT di Cuneo n. 1 1979
PERIODICI STRANIERI
Die Höhle n. 1, 2,3, 4 1983 - 1, 2 1984
Der Schlaz (München) n. 42, 43, 44 1984
Kobie Rev. de ciencias, G. Espel. Vizcaino Bilbao n. 11/81
The NSS Bulletin vol. 45 n. 2/1984, 3/1984
NSS News, da settembre 1983 ad agosto 1984
The Bulletin South African Sp. Ass. 1981, 1982, 1983
Spéléologie, Boll. C. Martel Nice n. 122, 123, 124, 125
Grottes & Gouffres, Boll. S.C. Paris n. 82 (indice delle annate), 88, 89, 90, 91
Boll. G.S. Namour n.3 1982/83
Mitteilungen n. 41982 - 1, 2, 3, 4 1983 - 1 1984
Cavernes, Soc. Suisse de Sp. n. 2 1983 - n. 1 1984
Caves and Caving n. 23, 24, 25 1984
Meandres Groupe Ulysse Sp. (Rhöne) n. 39, 41, 42
Materialy Speleologiczne, museum Czestochowie 1971
Spéologie, "E. Racovitza" XXIII 1984
Grottan, Sverige Spel., Dic. 83, Mar. 84
Subterra, Equipe Sp. de Bruxelles n. 93, 94
Speleo Nederland n. 1, 2, 3, 4 1984
Spelunca Bull. F.F.S. n. 12 1983 (Le gouffre Pentathal), 13, 14, 15 1984
Descent n. 56, 58, 59, 60
L'Aven S.C. Seine D. 44 1984
Voconcie Sp. Voconcie CAF Briançon n. 15 1984
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UIS Bull. n. 2 1983
Clair Obscur S.S. Wallonie n. 37, 38, 39 1984
L'Echo des stalagmites, Abîme Club Niçois et CMS n. 10 (numero dedicato alle grandi traversate: SC 3-Verna, C 1-Regioso, Henne Morte-Commingeois)
Grup d'exploracions subterranies del Club Muntanyenc de Terrassa n. 3
International Journal of Speleology XI (3-4) 1981
Spéléologie Comité Belge de Sp. n. 2 1981/82
Rocznik Muzeum Okregowego W Czestochowie 1981
