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GROTTE
anno 27, n. 85 - maggio-agosto 1984
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
SOMMARIO
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Notiziario |
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Attività di campagna |
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Il Garb della Donna Selvaggia |
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Donna Selvaggia: note tecniche |
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Fenomenologia di Piaggia Bella |
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Pirati ed eroi |
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Carsene '84 |
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Riflessioni su un campo |
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Diario del campo |
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BAB 2 |
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I risultati |
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Un invito al Marcel |
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Armaduk '84 |
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Cercando alle Camelot |
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Lady Sfiga |
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Zonte |
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Attività in Lucania |
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Fighiera |
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Crak in Dolomiti |
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Test su una tuta |
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Relazione sulla zona Z |
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Recensioni |
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Redazione: |
Marziano Di Maio |
(resp.) |
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Giovanni Badino |
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Alberto Gabutti |
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Laura Ochner |
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Elio Pulzoni |
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Foto di Copertina (Abisso O 5, Marguareis) di Giuliano Villa Bozzetti di Simonetta Carlevaro |
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Stampa: LITOMASTER, Via Sant'Antonio da Padova, 12 |
Quanto pubblicato sul bollettino non impegna, né per la sostanza, né per la forma, altri che gli autori degli scritti. |
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Notiziario |
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Riunione di metà anno del GSP
Si è tenuta il 15 giugno e si è discusso dei seguenti argomenti: riassunto dell'attività svolta, problemi degli strumenti da rilievo, bollettino, Capanna, rilievo di Piaggia Bella, magazzino (Sconfienza si dimette e viene sostituito da Masciandaro), OPS, attività futura e campi estivi.
Sono stati nominati nuovi membri aderenti: Alternino, Beretta, Bernardi, Carlevaro, Mellano, Pavese, Pavia, Pilotti, Ruggeri, Sailette, Talarico, Traversa.
Il 4° Convegno Naz. della Sezione Speleologica CNSA
E' stato detto che "...il soccorso celebra se stesso..." e probabilmente, leggendo qualche articolo apparso sull'ultimo bollettino (il n. 10 per intenderci), si può avere questa sensazione. Credo invece che sia il caso di vedere questa manifestazione con un'ottica piuttosto diversa: il Soccorso non è e non vuole essere un organismo avulso dalla speleologia.
I problemi inerenti il soccorso, non sono soltanto problemi dei volontari o dei dirigenti, ma coinvolgono tutti quanti, speleologi singoli e gruppi grotte.
Se il Soccorso funziona è un servizio valido per tutti, diversamente diventa compito di tutti collaborare per migliorarlo.
Mi auguro che, considerati i problemi esistenti, ci si ritrovi a Trieste con la volontà di discutere e, se necessario anche litigare , ma con il proposito di modificare e migliorare questo Organismo che è parte integrante della speleologia italiana. Senza voler elencare gli interventi effettuati e le persone salvate, ritengo che i volontari abbiano sempre fatto il loro dovere, operando alle volte in condizioni proibitive; se invece esistono lacune a livello di Capisquadra o Delegati, dovremo chiarire ancora e meglio il ruolo di queste figure anche in rapporto ai contatti con le varie Autorità.
Trieste dovrà rappresentare l'occasione, aperta a tutti, per discutere e cercare di risolvere problemi presenti ma soprattutto futuri, vogliamo offrire a tutti la possibilità (mai negata sino ad ora), di esprimere il proprio punto di vista e discutere assieme come migliorare per offrire un valido servizio di prevenzione e soccorso.
Non sarà certo per "celebrare il soccorso" che ci troveremo a Trieste ma per migliorare lavorando sodo come abbiamo sempre fatto, sbagliando anche, ma con la volontà di essere di aiuto a chi si possa trovare infortunato in qualche cavità.
Arrivederci quindi a Trieste e speriamo di ottenere la collaborazione di tutti.
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Aurelio Pavanello Vice Responsabile Nazionale Sezione Speleologica CNSA |
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Un po' di tutto
Grosse novità romane. Prima del sifoncino a -100 nel Pozzo della Neve Tullio & C. hanno trovato prosecuzioni in salita e un chilometro e mezzo di grotta. E' recentissima la notizia che con uno scavo durato una ventina di ore sono riusciti ad aprire un nuovo ingresso più alto (-895 totale) che dà accesso ai nuovi rami.
Sono partiti i processi burocratici volti ad ottenere un ampliamento della Capanna di Piaggia Bella. Lo scopo è di ottenere una sezione invernale, un posto dove dormire in condizioni di emergenza e, in generale, un locale che decongestioni la Capanna.
Non vuole invece essere, a nessun costo, un ampliamento che renda la Capanna un magnifico locale di vacanze.
Mottera. Tre del GSP sono andati a fare un giro nella gigantesca cavità che stanno esplorando gli amici della Val Tanaro. Eccellente il lavoro da loro condotto e straordinaria la grotta.
Anno schifoso per molti, non per tutti. Quei cafiri di imperiesi han trovato ben tre grotte nel massiccio del Ferà, approfittando di un momento in cui eravamo voltati. Un chilometro e mezzo di gallerie nuove fra Arma del Lupo Superiore , grotta della Chiusetta e zona Ferà.
Proseguono le esplorazioni del solingo JoJo nel Joel. Grandi condotte forzate a pochi metri dalla superficie nella zona del Colle dei Signori erano l'ultima cosa da aspettarsi, ma ci sono.
E' stato completato il rilievo di PB. E' disponibile in gruppo a chiunque ne faccia richiesta e ceda un po' di soldi.
Stefano Sconfienza si è dimesso dalla carica di magazziniere re e gli è subentrato Nino Masciandaro (tel. 676555). -
I cuneesi ( GSAM) han trovato un -90 sui monti dello Straldi (Monti delle Carsene) e un -150 nei dintorni di Valdieri.
Pettegolezzi in cifra. L'ex strettoista è forse inconsolabile. Guala ha fatto tombola e per Lucido è ancora carnevale:
Ci siamo rovinati ad una festa veronese, in occasione di non so che. L'indomani le tecniche di discesa a testa in giù ( discensore al piede) messe a punto per il Festival della Birra sono state impiegate nel P131 della Spluga.
Magnifico.
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Giunzione Davanzo-Gortani. Mario Bianchetti, Pat Squassino e quattro polacchi son riusciti lungo gallerie trovate quest'inverno, ad entrare in Davanzo dal Gortani. Nessuna novità sulla profondità ma grosse novità sulla conoscenza globale del Col delle Erbe.
Nutrite schiere del GSP hanno partecipato alla manifestazione del Festival della Birra. Il lavoro è consistito nel dare spettacolo andando su e giù dalla volta di Palazzo a Vela, sopra gli astanti del Festival e di fare manovre sulla palestra di roccia. I lavori sono stati conclusi da rovinose ciucche di birra in giro per gli stand.
Invidiateci pure, lo meritiamo.
E' stata creata una nuova canzone speleologica dal titolo "Yellow Pilotti". Ne inviamo il testo a chi ce lo chiederà. Sennò lo insegnamo alla prima occasione.
Marco Marantonio si è incastrato. Strettoia? chiederete voi. Macché, esercito ed ospedali militari. Voglia gradire le nostre felicitazioni.
Elio Pulzoni si è 1) laureato ( incredibile dictu) e 2) è partito militare. Chissà cosa farà come 3).
A proposito di naja: Mureddu (Imperia), e il socio Giovin , medici del I° gruppo, hanno finito il servizio.
Di, tu, che stai li a leggere come un fesso 'sto notiziario. Lo sai che è uscito Il Libro "Gli Abissi Italiani" fatto da due nostri luminari, per Zanichelli?
Ben due battute due nella zona di Roaschia in cerca di abissi visti da Meo nelle foto aeree. L'attuale ipotesi di lavoro è che se li sia sognati. Adesso tocca a lui cercarli.
Attività in Valdinferno. Battute sistematiche nella zona della Donna Selvaggia i cui risultati verranno pubblicati sul prossimo "Speleologia".
Si è riunita la Commissione Regionale incaricata dell'approvazione dei programmi di spesa fatti dall'Associazione dei Gruppi Speleologici Piemontesi.
La figura fatta dagli speleologi in termini di professionalità, competenza, serietà è stata complessivamente almeno dubbia. Almeno. Sembra veramente difficile riuscire a valorizzare l'enorme lavoro mandato avanti con serietà, qua e là, senza essere trascinati da altri in figure da commercianti di cioccolato.
Speriamo però che tutti si siano chiariti le idee sulle persone in campo. Sennò c'è da dubitare che valga la pena di tentare ancora.
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Attività di campagna |
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6 maggio 1984, Garb della Donna Selvaggia: Baldracco, Gabutti, Guala, Vigna; trovata prosecuzione, ed esplorato fino a -100.
Battuta in Val d'Inferno: Carlevaro, Chiabodo, Eusebio, Joe Berger, Lovera, Pilotti, Valente.
Omo Superiore : Maina , Villa, Zanone.
13 maggio, Donna Selvaggia: Eusebio, Gabutti, Guala, Lovera, Pavese, Maina, Sconfienza, Vigna, Villa, Zinzala; rilievo ed esplorazione fino alla Grande Sala (-183).
Battuta sul Ferà: Badino, Beretta,-Bernardi, Carlevaro, Pilotti.
20 maggio, Bologna: Badino, Eusebio, Valente, Vigna; congresso di speleologia fisica.
26 maggio, Donna Selvaggia: Bianco, Gaidou, Masciandaro, Oddoni M., Villa, Zinzala; eseguita risalita sulla sala terminale e trovata prosecuzione su strettoia.
Battuta in Val d'Inferno: Chiabodo, Gabutti, Guala, Lovera, Ochner, Scambelluri, Vigna; vista Zona Rocca d'Orse.
Chiabodo,Ochner, Scambelluri; vista grotta della Chiocciola.
Battuta sopra grotta del Gazzano: Eusebio, Pilotti, Sconfienza, Valente.
27 maggio, Donna Selvaggia: Lovera , Scambelluri , Sconfienza, Vigna; passata strettoia dopo la risalita ed esplorato fino a -195.
Battuta in Val d'Inferno: Buscatti, Rambaldi, Bianco, Oddoni C., Giraudo.
Grotta della Pecora: Francesco Franco, Gili e altri.
2 giugno, Donna Selvaggia: Chiabodo, Gabutti, Guala, Segir, Squassino; fatto rilievo di parte dopo risalita.
3 giugno, Val d'Inferno: Buscatti, Rambaldi; trovato "Buco del Ragno".
9 giugno, Battuta in Val d'Inferno: Gabutti, Guala, Vigna; visto buco "Bocca del Forno", chiuso.
9/10 giugno, Battuta in Val d'Inferno: Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Guala, Masciandaro, Ochner, Oddoni M., Valente, Vigna, Zinzala.
Chiabodo, Guala, Masciandaro, Ochner; vista grotta degli animali.
10 giugno, Donna Selvaggia: Alternino, Badino, Balbiano, Lovera, Pilotti, Vigna; eseguite arrampicate nella zona.
13 giugno, Grotta della Gorgiassa: Ballesio, Gaydou; esplorate la 2° e 3° grotta della Gorgiassa.
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16 giugno, Val d'Inferno: Buscatti, Rambaldi: buco "Tana del ragno", chiuso.
Val d'Inferno: Baldracco, Masciandaro, Vigna; visto buco di 5 metri sotto la Donna Selvaggia.
17 giugno, Val d'Inferno: Villa, Maina, Masciandaro, Giraudo, Oddoni M. e C.; visto "grotta degli Animali". -
Fighiera: Badino, Chiabodo, Gabutti, Pavia, Segir; esplorate zona del quadrivio (Nodo dell'Om-Pozzo dell'asino) e inizio ramo R.G.
Donna Selvaggia: Baldracco, Vigna, Pavese, Giovine, Alternino, Mellano; visti pozzi paralleli alla via principale e disarmo.
Omo medio e buchi vicini (Val d'Inferno): Eusebio, Ruggeri, Sconfienza, Valente.
24 giugno, Spluga della Preta: Badino, Chiabodo, Pavia, Pilotti, Scambelluri, Ochner; festa dei veronesi e discesa del P131 della Preta.
Mutera: Eusebio, Lovera , Vigna con Monfrino e Odasso (SCT); visita della grotta.
30/1 luglio, Capanna Saracco-Volante: Badino, Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Gobetti, Lovera, Maina, Masciandaro, Pavia, Valente, Villa; battute sulle Saline, Punta Marguareis, Mastrelle.
P.B.: Oddoni M., Pavese, Zinzala.
Zona del Toirano: Vigna, Pastorini, Guala, Rambaldi, Buscatti; visti alcuni buchi.
7/8 luglio, Carsene: Buscatti, Guala, Masciandaro, Pastorini, Vigna, Zinzala; scelta zona per il campo, battuta, trovato "Buco del T".
Capanna Saracco-Volante: Badino, Baldracco, Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Lovera, Lusso, Pavia, Sconfienza, Valente; battute in cima al Marguareis, disostruiti buchi soffianti.
9/10 luglio, Piaggia Bella: Badino, Gabutti, Lovera, Sconfienza; rivista la risalita GSP-SCT 77 in sala Vallini, esplorate gallerie fossili verso la Tirolese, e ricerca di zone verso la Filologa in Paris-Côte d'Azur.
11 luglio, Battuta Corno di Mezzavia: Badino, Gabutti, Lovera, Lusso, Pavia.
12 luglio, Battuta zona basso Ferà: Badino, Lovera, Pavia.
13 luglio, Battuta sulle Saline: Badino, Gabutti, Gobetti, Lovera, Pavia; trovato buco soffiante sulla frattura Gaché-Essebue, versante verso le Saline.
14 luglio, Battuta sulle Saline: Badino, Gabutti, Lovera, Pavia; disostruito buco della volta precedente (chiude), disceso Buco delle Saline (nulla di nuovo).
14/15 luglio, Piaggia Bella: Sconfienza, Segir, + francesi.
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Capanna Saracco-Volante: Guala; prese misure preliminari per ristrutturazione capanna.
Carsene: Vigna, Eusebio, Pastorini, Villa, Maina, Valente, Rambaldi, Buscatti; aperti alcuni buchi con aria forte, chiusi, in zona del Baban.
21 luglio, Battuta sul Ferà: Gabutti, Pavia, Vigna.
22 luglio, Armaduk: Alternino, Chiabodo, Eusebio, Lovera, Ochner, Ruggeri, Pilotti, Valente, Vigna; trovata prosecuzione a -40 ed esplorati rami fossili a pochi metri dall'ingresso.
Battuta Ferà: Gabutti, Pavia; disostruito buco con forte corrente d'aria ( vicino all'Armaduk), chiude dopo poco in strettoia.
Buco della Chiusetta: Baldracco, Gobetti, Guiffrey, Pittet, Alain Barel e speleo di Imperia; disostruzione prima strettoia.
23 luglio, Conca di P.B.: Gobetti; battuta alla ricerca di correnti d'aria.
24 luglio, Zona Solai: Pittet; battuta nella zona alta.
25 luglio, Piaggia Bella: Carrieri, Badino; risalita del Lady Fortuna.
Piaggia Bella: Gobetti, Franco, Matteoli (Pontedera), Feresine (GSEB), Marchino (di Massa), Parodi (di Savona); scavo sifone di sabbia verso il Gaché.
28 luglio, Fine di mondo: Badino, Carrieri, Pittet, Borel; disostruzione.
28 luglio-15 agosto, Campo alle Carsene: (vedi articolo su questo bollettino).
31 luglio-8 agosto , Campo alla seggiovia del Cros: Bianco, Gaydou (vedi articolo).
1 agosto, Fine di mondo: Gobetti, Guiffrey, Pavia, Pittet; trovata prosecuzione.
3 agosto, Pian Cardone : Pittet , Marina ; inizio disostruzione buco chiamato poi Bamyan.
4 agosto , Bamyan: Pittet , Marina ; disostruzione e poligonale esterna P.B.-Buco della Radio-Bamyan.
5 agosto, Bamyan: Pavia, Pittet, Marina; disostruita strettoia dopo ingresso.
6 agosto, S 2: Pittet, imperiesi; ramo del Blitz, trovata prosecuzione sul fondo .
9 agosto, Alta zona A: Pittet; battuta pareti tra Visconte e Gaché.
12 agosto, Civitella del Tronto (Abruzzo): Mellano; battuta sui monti dei Fiori, visitate 12 cavità conosciute, tra le quali la grotta dell'Angelo, lunga circa 200 metri. Trovati al-
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tri 2 buchi non conosciuti.
13 agosto, Zona Solai: Baldracco, Pittet; trovato buco che chiude su strettoia dopo pochi metri.
14 agosto, Atri (Abruzzo): Mellano; visitate vecchie fognature romane alternate da salette con concrezioni.
Passo delle Mughe: Pittet; trovati 3 nuovi buchi, due chiudono in fessura, l'altro dopo un pozzo di 8 metri.
15 agosto, Battuta zona A e D: Baldracco, Pittet, Angelo.
16 agosto, Becco di Mezzavia: Baldracco, Pittet; arrampicata finestra al centro della parete, è un arrivo superiore.
17 agosto, Abisso Marcel: Eusebio, Sconfienza con francesi del CMS.
Battuta in zona O e C: Pittet, Angelo, Cathrinne.
19 agosto, Battuta in zona Solai: Pittet; disostruito un buco, chiude su frana dopo pochi metri.
22 agosto, Piaggia Bella: Carlevaro, Gabutti, Masciandaro, 4 speleo di Prato; iniziata risalita alle Camelot.
Frattura Gachè-Essebue-Saline: Gobetti, P. Gecchele, Pavia, Pittet; battuta e disostruzione di P10.
24 agosto, Piaggia Bella: Gabutti, Masciandaro, Serra R. con Mario, Piero e Maurizio del SCO; gallerie fossili, meandro dei Licaoni, finita risalita alle Camelot e congiungimento delle gallerie fossili con Camelot.
25 agosto, Piaggia Bella: Avanzini, Badino, Carrieri, Eusebio, Lovera, Pavia, Pittet; esplorato meandro dopo Lady Fortuna (tira sotto A 15-A 16).
Piaggia Bella: Baldracco, Carlevaro, De Monte + amica, Gabutti, Gobetti, Pilotti, Scambelluri, Gigi e Adriana (Boegan); giro turistico dei più, e trovato collegamento fossile Camelot-Boderecasgavailtampax.
26 agosto, Zona Rocche dell'Inferno (Mondolé) : Vigna , Pastorini; visti una decina di pozzi chiusi da neve, profondi 9-10 metri, scoperto "Buco della Casta" con uno sviluppo di circa 30 metri.
29 agosto, Balaur: Pittet; trovato buco vicino a C 1 (quota 2225) chiamato Fuga da Alcatraz.
30 agosto, Fuga da Alcatraz: Icaro, Pittet, Roberta; disostruito, continua su P5 dopo una strettoia.
31 agosto, Fuga da Alcatraz: Guiffrey, Emilio, Icaro, Roberta; passata strettoia, continua in piano.

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ATTIVITA' DI CAMPAGNA dalla nostra corrispondente da Trieste Patrizia SQUASSINO.
7-8 luglio, Squassino e Bianchetti; trasporto viveri al bivacco D.V.P. Scavi all'ingresso del Gortani.
14 luglio, Squassino e Bianchetti; scavi e ricognizione sul 1° pozzo del Gortani; "Xe Verto!".
15 luglio, Squassino, Bianchetti e M. Galli; battuta di zona sotto al Col Scal: zona promettente ma lontanissima. Discesa a valle per un percorso poco frequentato (io di sicuro non ci passerò più).
21-22 luglio, Squassino, Bianchetti, Martini, Quaiat e Sollazzi: prima delle tante discese concluse sul P118 in cascata:
27-28 luglio, intermedio rilassante; Squassino e crostata di lamponi alla Capanna Saracco-Volante.
3-4-5 agosto, Squassino e Bianchetti più Kristopher Mazik e altri tre polacchi. Collegamento dell'Abisso Gortani all'Abisso Davanzo.
Dopodiché due tentativi di raggiungere l'altipiano del Canin, il 10 e il 15 agosto, vengono frustrati da piogge torrenziali.
18-19 agosto, Squassino e Martini; battuta di zona sopra la conca Prevala e sotto alle pareti del Monte Forato. Rinvenuti alcuni buchi soffianti con neve, siglati ZOO.
28 agosto/2 settembre, Squassino al Marguareis con 5 triestini delusi da una Spagna troppo umida: tentativo all'O 3 che non ha convinto e fondo di P.B. (che è piaciuta solo in fondo).

Hanno cambiato indirizzo o numero telefonico:
Gianfranco Buscatti, tel. 97.44.88
Alberto Gabutti, v. Galliari 32, tel. 65.02.655
Carla Minetti, tel. 23.68.41
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Garb della donna selvaggia |
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a. gabutti |
Val d'Inferno a maggio, giornata mediocre, ci si divide giusto per vedere la zona; Meo, Giorgetto, Guala ed il sottoscritto alla Donna Selvaggia, gli altri in battuta.
Raggiungere la grotta non è tra le cose più facili, e il suo ingresso imponente, pozzo da trenta sfondato su una parete , dona quasi una dimensione amazzonica a quello che sarà il teatro di circa due mesi di attività esplorativa del G.S.P. Ma vediamo con ordine.
Della Donna Selvaggia si conosceva, prima della nostra visita, solo il primo pozzo, quello susseguente e il fondo, ben concrezionato e con poca aria non dava speranza; ciò che non era stato visto negli anni lontani delle prime esplorazioni era una evidente finestra che, raggiunta in pendolo dal Guala, si dimostrò la Chiave del tutto: grotta e aria fluivano da quella parte. Frenetica esplorazione, con Meo quasi in tilt cardiaco, fino ad un pozzo a meno cento circa, non sceso per mancanza di corde: risalita chiaccherona e trionfante, finalmente dopo lunghi digiuni si intravedeva qualcosa.
Maggio scorre fino al 13; un nuovo plotone questa volta dimensionalmente più nutrito si dirige alla "Donna"; l'esplorazione, purtroppo, dura poco, il pozzo non sceso la volta precedente finisce in una enorme sala ricchissima di concrezioni di tutti i tipi e forme, ma in questa sembra finire anche la grotta. Flash e controflash per un paio d'ore, poi si esce senza disarmare perché una traversata a metà pozzo sembra promettere ancora qualcosa.
Ed è Zinzala, la settimana dopo, che si cimenta su questi brutti passaggi, dopo un paio d'ore raggiunge l'altra parte del pozzo, ma una strettoia lo ferma; passa neanche una giornata e la strettoia viene violata dalla squadra successiva che scende fino a -196 incontrando, quasi sul fondo, un'altra sala di crollo dalle ampie dimensioni.
A giugno ci si accanisce: la "Donna" viene sottoposta ad un "tour de force"; la prosecuzione, se esiste, deve essere nella parte dopo la risalita, viene sostenuto dai tanti. Si riguarda quindi questa zona con maggior convinzione, ma arrampicate pirotecniche di pochi e un buon lavoro a tappeto dei più non portano a nulla di nuovo.
A fine giugno il disarmo, bisogna recuperare corde e materiali per la auspicata ben più importante e florida attività estiva; ma ahimè le corde che uscirono dalla "Donna" rientreranno in grotta soltanto a metà settembre e così i loro padroni.

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donna selvaggia: note tecniche _______ |
m. vigna |
Un'importante aria carsica della Val Tanaro è costituita dalla dorsale Rocca d'Orse-Cima Antoroto, localizzata in Val d'Inferno, sopra Garessio. Le esplorazioni a cavallo degli anni '50 e '60 da parte del GSP avevano portato alla scoperta di numerose cavità caratterizzate quasi tutte dalla presenza di una spiccata morfologia freatica.
Già allora ci si rese conto che la zona apparteneva ad un vasto sistema carsico profondo, in parte smantellato dall'erosione e in parte ostruito dal forte concrezionamento. La Val d'Inferno per anni non fu più frequentata dagli speleologi ad eccezione della Grotta dell'Omo inferiore, meta di numerosi corsi speleo e recentemente esplorata dal GSP lungo una nuova via costituita da difficili risalite.
Quest'anno, il prolungato innevamento delle aree carsiche più elevate ha riacceso gli interessi per questa zona: si decide così di rivedere alcune grotticelle promettenti per la loro corrente d'aria.
La Donna Selvaggia è la prima ad essere riesplorata e quella che dà i frutti migliori; con i suoi 196 m di profondità, la particolare morfologia, il concrezionamento di alcuni saloni costituisce una delle cavità più interessanti di tutta la Val Tanaro.
Localizzazione
Arrivati a Trappa, lungo la statale per il Col di Nava, si prende il bivio per Pian Bernardo raggiungibile con strada sterrata in una quindicina di minuti. Lasciate le macchine nella borgata si prosegue per circa 1 ora lungo una comoda mulattiera, raggiungendo una località segnata sulle carte IGM 1:25000 con il nome di Prati sopra le Balze. Pervenuti in zona ci si sposta subito a destra lungo una traccia di sentiero fino ad incontrare l'arrivo di una vecchia teleferica. La grotta è localizzata una cinquantina di metri più in basso lungo ripidi pendii sospesi sulle pareti Nord che sovrastano la Val d'Inferno.
L'ingresso più facilmente reperibile è costituito da un grosso pozzo a cielo aperto evitabile seguendo un canalino più a sinistra ed alcune cengette fino all'ingresso principale.
Descrizione
Dall'ampio portale di accesso, 8x15 m, si risale una conoide di detriti raggiungendo l'arrivo dell'ingresso superiore costituito da un pozzo profondo circa 38 metri. Sulla volta si riconoscono i relitti di una condotta sottopressione che termina in un breve cunicolo difficilmente raggiungibile. Una stretta fessura all'estremità opposta del salone di ingresso ci permette di raggiungere una bassa galleria ed un successivo pozzo di 30 metri.
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Questo, approfondendosi, ha intersecato l'originale galleria freatica che con andamento subverticale si è impostata lungo un sistema di fratture orientate grosso modo Nord-Sud, perpendicolari alla principale faglia della zona decorrente lungo il vallone del Rio Garella.
Il fondo del P30, chiuso da concrezione, era già stato visto agli inizi del 1960 dal GSP. La nuova prosecuzione si raggiunge con facile pendolo a metà pozzo dove si incontra una grossa condotta. Questa, dopo poco, è parzialmente ostruita dal forte concrezionamento, solo uno stretto passaggio in basso si ricollega, dopo pochi metri, alla via principale.
La grotta, da ora in poi, prosegue ampia, abbellita da stalattiti e stalagmiti, lungo un percorso inclinato con brevi saltini, facilmente superabili in arrampicata, fino a raggiungere un pozzo subverticale profondo 40 m. Lungo di esso si riconosce sempre evidente la morfologia freatica, in parte seguita da approfondimento gravitazionale. Un pozzetto di 5 metri ed un altro di 30 ci conducono in un salone stupendamente concrezionato in un paesaggio assai raro nelle grotte piemontesi.
La cavità sembra chiusa, ma sulla volta del grosso ambiente, formatosi dalla coalescenza di più arrivi, si riconoscono ancora i relitti della primitiva condotta. Con difficili arrampicate è stato raggiunto 20 metri più in alto uno stretto passaggio e di nuovo il freatico. Una piccola galleria inclinata sbuca, con un breve salto, su un altro salone caratterizzato da genesi di crollo.
Venticinque metri più avanti, tra i massi, si scende in un altro ambiente, riccamente concrezionato, collegato alla sua destra ad un pozzo di 15 metri seguito da un cunicolo impraticabile dopo pochi metri. Sulla sinistra, superato un breve camino si perviene ad una serie di condottini in sali-scendi fino a raggiungere il fondo attuale della grotta a -195, costituito da un passaggio quasi completamente ostruito da concrezione su un breve pozzo.
N.B. E' allegata a questo bollettino una cartina con pianta e sezione della cavità.
Tavola fuori testo
Garb della Donna Selvaggia - rilievo

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fenomenologia di Pb |
___________georg wilhelm friedrich hegel ube lovera |
Seconda settimana di luglio: Capanna. La neve copre ancora gli ingressi, saliamo per raddrizzare una stagione che è cominciata all'insegna delle scarpinate inutili.
Neve, tarda, tanta, alta, della Filologa non si capisce neppure dove sia l'ingresso. Il Gaché è un acquario. Poco male, possiamo approfittarne per battere, battere soprattutto il Ferà che da un anno Giovanni sogna. Poca gente, Lucido, Consolata, Giovanni, uno degli autori, poi un po' di Riccardo, un po' di Stefano, un po' di Andrea.
Subito in P.B. dal buco delle Radio perché l'entrata del Pas l'avevo sperimentata la settimana precedente con Poppi ed altri. Scoprimmo che scendere dentro tubi d'acqua fin dai primi metri di grotta fa venire voglia di uscire.
Dal 5° invece tutto asciutto. Scendiamo lentamente cercando la strada; Giovanni, Stefano, Lucido ed io abbiamo come obiettivi cacciare la Filologa per superare la frana che un anno fa ci aveva fermato dalla parte opposta e soprattutto vedere le risalite che Doppioni aveva fatto nel '76, prima che le forze lo abbandonassero.
Zona Tirolese, saliamo stando molto alti, troviamo gallerie, vergini e no, condotte antiche che sprofondano continuamente sul corso attuale. Tira un'aria pazzesca, c'è casino e l'arrivo dei Reseaux peggiora la situazione .Cerchiamo una via sulla destra che porti in Filologa, senza risultati. Identico obiettivo in Paris-Côte d'Azur, dove tutta la parte destra aspira in modo impressionante.
Un condottino, disostruito, ci illude per poco. L'aria si infila in un'altra frana, dopo un saltino. Un anno fa la medesima compagnia si trovò dalla parte opposta della frana ottenendo i medesimi risultati. Perlustriamo anche i due pozzi seguenti, in, totale una gigantesca frana alta 30 m da cui filtra un'aria incredibile. Ma solo l'aria.
Scendiamo ancora verso la Vallini:
1) TESI: primo momento del processo dialettico; affermazione. Fatta la risalita di Doppioni, bella, inizia una condotta sfondata, il traverso (necessario uno spit) deve portare al proseguimento della condotta, che in breve condurrà al superamento dell'Olonese, Torino, sifone, ecc.
2) ANTITESI: negazione della tesi, non statica ma dinamica. Non è vero niente; dopo il traverso, la condotta diventa meandro, poi prende una frana , un pozzo ascendente con acqua risalito per 20 m, strettoia pensile, altri 5 m, chiuso.
3) SINTESI: unità di tesi e antitesi che si ha col ripetimento della tesi. Non semplice tesi perché arricchita dall'antitesi: le condotte che superano il fondo ci sono, solo che non sono lì, ovvero trovale se ci riesci.
Uscita mesta dall'ingresso principale in stile salmonato.
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Delusi smettiamo di andare in grotta per dedicarci alla battuta. In zona D scendiamo alcuni pozzetti senza aria e torniamo a vederne altri che necessitano disostruzione biennale.
Ferà: dato che in alto non si passa cerchiamo in basso: non c'è traccia di carsismo a parte una condotta di 2 m x 3 che ci sfugge mimetizzata com'era dall'aria che ne usciva. L'hanno trovata degli altri, bravini. Battere sul Ferà è più pericoloso che sfidare una vipera a morsi.
A questo punto spostiamo la zona delle operazioni, il sifone di P.B. ci è ostico quest'anno, da qualunque parte si cerchi di affrontarlo.
Ballaur ed è subito festa, infatti sulla spaccatura di Essebue, poco più a valle verso zona Omega ci sorride Esselue, ha aria, è ostruito. Guardando a valle vediamo che la spaccatura scende in zona Omega, poi risale sulle Saline; ovvio seguirla. Alcune doline con aria, sempre la spaccatura che dalla cima Saline scende verso la valle Ellero: una sola spaccatura dalla Gola ai piedi del Mongioie?
Altro giorno, altra camminata, stessi posti. Esselue scompare dopo la disostruzione spegnendosi in una fessura di due dita. Anche il pozzo delle Saline non dà novità benché perlustrato a vari livelli. Una fessura poco più a valle, versante Omega, profonda 15 m, viene discesa fino a quando non diventa troppo angusta: peccato non avere con noi uno strettoista. Non c'è altro tempo, il campo delle Carsene è alle porte dove saranno ancora camminate infruttuose. Bho.
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pirati ed eroi ________________________________________________________________ |
ube lovera |
E' domenica e stiamo facendo i furbi. Diciamo che l'errore dell'estate è stato cercare le grotte di giorno. Siamo quattro, siamo spavaldi e presuntuosi e naturalmente abbiamo ragione. Ma se non sono le tenebre della notte non saranno certo gli uomini a fermarci.
Accade che a partire da Torino alle tre perché tra noi c'è un baracchino della fotografia, ed alcuni altri che a pensare di alzarsi presto ci cadono le palle, che a fermarti a Roccavione per il gelato, a Limone per la focaccia e a Colla Piana per due chiacchiere con i cuneesi, accade che a battere ci si trova al buio. Franco Traversa, la merda più fresca del letamaio, non sta bene, Loredana lo porta a morire alla Morgantini. Restiamo in due a scendere tutto il nero che vediamo. Mi sento scemo e sono anche senza luce. L'altro fatto è che Poppi farebbe di tutto per non entrare in grotta. L'alternativa era scendere all'F5 che due squadre stanno armando. Altri sono a rilevare a PB, forse le Camelot, forse Pian Cardone.
Segnamo buchi dal G 7515 al G 8248. Buco, arrampicata, condotta: chiude. E' i1 6000° che chiudo di questa stagione. Meandro che scende, pozzetto, in sicura a spalla, altra merda, frana. Poppi a che numero sei? - Uff -. Spaccatura, strettoia, saletta, pozzetto stretto "Ciuff": rumore di pozzetto che cade
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Abisso S.F. Drake - rilievo
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in meandro. Quattro pietre, grooosse, aria, aspira, pozzo da 15-20 m. Esco mentendo: - Solo quattro sassi, in mezz'ora si passa -. Morgantini, nanna. Nel sonno Poppi perde l'orientamento, mi scambia per Loredana. Fruga. Lo lascio fare, se insiste qualcosa lo trova.
Mattina, l'entusiasmo ci soffoca, lasciamo le acetilene a dormirei - Tanto non ricordo più neanche come si adopera -.
Disostruzione feroce. Pozzo da meandro, 15 m, poi un 30. Paff: rumore di pozzo che cade su fondo piatto. No un buchino, 6 m stretti verticali, bagnati e noi siamo nudi, meandrino in acqua, pochi metri, saletta, un arrivo, poi un altro. Scende deciso, ampio, con saltini che superiamo saltandoci dentro. Ci fermiamo su un pozzo di una decina di metri senza corde, spit spit e senza la minima idea della direzione presa. Stimiamo -100.
- Sarebbe bello uscire rilevando -. - Si ma noi siamo brutti, il rilievo è la morte dell'esplorazione -.
Fuori facciamo i furbi. Bel buco, ben messo, sotto le pareti della Fascia, comodo. E poi tanto la Morgantini è vicina, ci si arriva in venti minuti -. Discussioni sulla direzione, Limone o Conca. - Dovunque ci porta ci arriviamo stanchi -.
Non avere più la forza di un tempo. Annibale e gli elefanti. Li ho portati io, a spalle, ma allora non ero vecchio, o no, ero già vecchio ma non tanto e le forze mi sorreggevano, bei tempi, David Bowie e il Succhio Selvaggio.
Mercoledì, birreria, per ristabilizzare il tasso alcoolico nel sangue. - Sir Francis Drake - Storie di pirati, ancora. Partono inviti: Cuneo per il Drake, Savona e Genova per F5. Nessuno. Trovare la Morgantini chiusa ci fa entrare sabato sera tra le bestemmie .
Ai tre si aggiungono Loredana, Talarico, altro resuscitato, Arlo, Pilotti. Ed è così che in sette arrivati sul pozzo da 10 che avevamo evitato di fare saltandoci dentro, con Poppi ed Arlo Chiabotto ed il sempre vostro povero anziano, armando di corsa il sunnominato salto ed altri più lunghi e tortuosi ed impegnativi e seguenti P.
Ci trovammo più o meno raggruppati in una sala dove dietro le spalle stava un laghetto con dentro un martello sfuggito dal suo manico, sotto acqua che scorre a livello degli stanchi piedi e davanti un atroce meandro in odore di Trias che fece capire come per alcuni dei presenti la grotta potesse comunque considerarsi chiusa lì, e agli altri presagire che quella che fino ad allora era trascorsa in larghi e caldi pozzi da meandro stesse per cambiare genere.
Fessura sospesa in cui le polverose ossa raschiarono doloranti, poi il meandro, vergognoso bastardo, con qualche saltino e molte fessure, doverosamente bastonate, che scende quella ventina di metri per arrivare alla sommità di una saletta, così, tanto per costringerci a giungere lì in quattro più due sacchi per constatare in maniera inequivocabile, alla presenza di testimoni che lì la grotta chiude.
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carsene '84
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riflessioni su un campo ________________________________ |
m. pastorini |
Ti viene il dubbio che l'errore sia nel metodo, eppure cerchi buchi come meglio non sai, meglio di quanto hai mai fatto. O forse il Visconte ha sancito che il successo speleologico di un campo sia inversamente proporzionale a quello dei rapporti interpersonali.
Eppure hai preparato questo momento a lungo, hai studiato attentamente dove, come muoverti e ne sai il perché, sai che cosa cercare, sai che l'aria che ti gela la schiena mentre ti ripari dalla pioggia sotto un pietrone è li per dirti di provare, ritentare.
Nei 20 giorni in cui decine di piedi hanno calpestato ortiche, spinaci, braccia e gambe si sono fatte pungere da zanzare e cavallette, numerose bocche hanno cantato, bevuto, sparlato, nello scenario mai uguale del Gias che a poco a poco cambiava colore, ci siamo sopportati più che egregiamente, diciamolo, ma loro, i buchi?
Cerchi invogliato dalle tracce che il Visconte mette sulla tua strada, zone bellissime, viste molto tempo prima alcune, viste poco altre; aria tanta, promettente, ma tra detrito e ghiaccio, e quando il tuo desiderio di entrare diventa più accanito, testardo, quasi disperato, ti viene regalata finalmente l'emozione del buio che si sfonda in altro buio, ma è per dirti che poco più sotto la roccia cambia, hai trovato il Trias o la neve o il ghiaccio. Ma la grotta è lo specchio del cuore.
Generosa o castigante, selettiva e non sessuata, può anche spingerti a conoscerla non facendosi trovare.
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il diario _______________________________ |
m. pastorini |
Sabato 28 e domenica 29 luglio: il campo viene installato in prossimità del Gias dell'Ortica. Prime battute sotto la Fascia, verso Colle Carbone. C'è chi prepara trappole per vipere nelle tende altrui versandovi alcuni litri di latte con la scusa di scaldarlo, e chi allestisce nella propria trappole per pupe, con analogo insuccesso.
Lunedì 30. Un gruppo all'Armaduk (M. Ferà) scende il ramo nuovo e lo congiunge al fondo (-130). La grotta chiude a -150. Atri terminano a -52 su fessura l'esplorazione del buco del T , trovato a luglio nei pressi del Gias dell'Ortica. La battuta prosegue verso la parte bassa del Vallone dei Greci, dove vengono visitati molti pozzi e doline con aria, da disostruire, oltre ad uno stretto meandro con aria fortissima segnato nell'81. Davanti a Testa Murtel la situazione è meno promettente, data la scarsa circolazione d'aria e la presenza di molto detri-
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to.
Martedì 31: incomincia la battuta sistematica del Vallone dei Greci. La zona viene risalita lungo il versante destro. Vengono segnati buchi da G 1 a G 10, da poco sopra al passo del Duca (G 1; molta aria, con neve e ghiaccio, esplorato per alcuni metri in galleria franosa) fino alla Testa del Duca (G 9; bel pozzo in parete, aspira deciso). In discesa si passa a battere il versante sinistro, dove vengono posizionate molte cavità già segnalate nell'81. Un gruppo inizia l'opera di disostruzione di n , mentre la zona circostante viene setacciata senza successo.
Mercoledì 1 agosto. Battuta la valle che da Colle Carbone arriva al sentiero del Baban, fino allo spartiacque con il Vallone dello Jurin. Segnati e discesi buchi con la sigla "BAB". La battuta si sposta poi lungo la costa verso lo Jurin, dove viene trovato un bel pozzo-meandro con poca aria che chiude dopo alcuni metri. La zona pare promettente, numerose sono le cavità con corrente d'aria, ma per lo più molto ostruite da detrito o neve e ghiaccio.
Giovedì 2: prosegue il lavoro nella zona, viene disceso il BAB 2 che chiude a -70 in salone con frauna; un gruppo si occupa del trasporto materiali a p , abisso trovato nell'81 nella alta valle dei Greci ed esplorato fino a -150. L'escursione a valle di alcuni rimpolpa le già grasse dispense del campo, riportando ai valori ottimali il tasso alcolico del gruppo.
Venerdì 3. Ripresa la battuta nella Valle dei Greci, sul versante destro fino all'altezza di Punta Straldi. Vengono ridiscesi alcuni pozzi già segnati nell'81, nessuno dei quali prosegue. Trovato il G 0, meandro lavorato dall'acqua con poca aria, disceso fino ad una saletta (-20) che si immette su uno stretto pozzo. Un gruppo prosegue il lavoro di disostruzione di n ; avanzando a fatica nel meandro strettissimo.
Sabato 4: una squadra scende nel G 0 ( q. 2050), la grotta chiude a -48 in dolomia su meandro-strettoia insuperabile. La corrente d'aria, scarsa all'esterno, aumenta notevolmente con la profondità, ma si dimostra variabile (soffia-aspira). Un gruppo completa l'esplorazione di alcuni buchi nella zona Murtel-Passo del Duca: G 1 chiude su frana; M 6 termina senza aria dopo un pozzo da 30. Vengono inoltre scavate alcune doline molto ostruite da detrito con scarsa corrente d'aria: proseguono con pozzetti molto stretti.
Domenica 5. Battute sotto la Cima della Fascia (scesi pozzi a neve sui 10 m), nella zona del Passo del Baban (pozzetti chiusi senz'aria), ancora nella bassa Valle dei Greci (sotto M 6). La n viene definitivamente chiusa dallo strettoista più quotato del gruppo. Altri si spingono sul versante Nord di Testa Murtel, dove localizzano lo Strolengo e, nei pressi, due
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buchi nuovi che verranno siglati G 17 e G 19.
Lunedì 6: esplorazione del G 19, che chiude a -28 e del G 17 (chiuso a -30). Giro turistico allo Strolengo fino alla frana (circa 80 m dall'ingresso), che viene parzialmente disostruita e non superata. Un gruppo prosegue la battuta nella zona Murtel-bassa valle dei Greci, tentando senza successo la disostruzione di doline non ancora segnate. Altri setacciano la zona sovrastante il Passo del Baban, scavando in buchi con aria forte. Il maltempo e gli scarsi risultati speleologici portano alla luce insperate doti musicali nel gruppo che, scaldato dal semitun di Walter, compone canzoni compromettenti, il cui contenuto non verrà divulgato oltre una cerchia ristretta. Sono comunque disponibili versioni in piemontese, veronese, nizzardo, turco, savonese, triestino, bergamasco, imperiese e sardo.
Martedì 7: una squadra scende al 2.2, ne rifà il rilievo fino al fondo (-103) e inizia la disostruzione di una nuova strettoia soffiante alla base del primo pozzo. Viene inoltre battuta la zona sovrastante la grotta. Altri entrano in p , che si rivela chiuso da neve a -20. Viene tentata una via laterale, che ridà sul pozzo principale. Un terzo gruppo prosegue il lavoro nella zona oltre Colle Carbone verso la cima Jurin. Nella valle del Carbone molte sono le cavità con corrente d'aria discreta, ma chiuse da ghiaccio e detrito. La Conca dello Jurin, che vista in inverno era sembrata decisamente promettente, si dimostra priva di possibilità speleologiche, poiché il fenomeno carsico, estremamente sviluppato, la interessa solo superficialmente.
Mercoledì 8: battuta nella parte centrale della Conca delle Carsene, sulla verticale dell'abisso Cappa (sala Favonio). In tutta la zona è presente una notevole circolazione d'aria, ma è estremamente difficile superare la grande quantità di detrito che ostruisce doline e pozzetti. Vengono riposizionati e rivisitati molti buchi segnati negli anni passati, nelle zone più laterali si tenta senza risultati la disostruzione. Altri battono la zona sotto la Fascia, seguendo alcune cavità con poca aria.
Giovedì 9: giornata di pausa. Pausa, non riposo. L'acqua che scende ormai quotidianamente a catinelle raggiunge qui il suo massimo, riducendo ai minimi termini il tendone che ci serve da riparo e allagando tende e rispettivi contenuti. Resistono naturalmente quasi tutti gli igloo. Nella nottata succedono cose turche con la scusa degli allagamenti. Donne che dormono con donne, uomini con uomini, uomini da soli, turchi con Giovanni.
Venerdì 10: parte della giornata viene dedicata ai lavori di restauro del campo .Una squadra scende ad asciugarsi nel 2.2, dove rivede la strettoia nuova e quella finale: il ramo
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chiude, viene armato quello parallelo visto dai francesi. Un secondo gruppo batte la zona 2 e scende nel 2.8, fermandosi sopra al pozzo terminale.
Sabato 11: di nuovo al 2.8, che viene sceso fino al fondo: la frana finale non è superabile, malgrado la corrente d'aria sia molto forte. Altri visitano nuovamente le doline sovrastanti alla sala Favonio; vengono siglati buchi fino a G 25, tutti chiudono dopo 10-20 m su detrito. Si tenta la disostruzione di doline-inghiottitoi con aria fortissima anche con l'aiuto di un arganetto, ma senza risultato!
Domenica 12: battuta su Testa Murtel quindi ancora verso il centro delle Carsene setacciando il versante destro della conca. Disostruiti e siglati buchi fino a G 28. Un gruppo sale il versante sinistro verso il Bric dell'Omo, nella zona sotto l'ingresso del Cappa, trovando numerosi pozzi, alcuni già siglati. In discesa viene battuto il versante sinistro della conca. Altri ne perlustrano la parte bassa, poco sopra il Gias dell'Ortica, dove trovano un buco visto anni prima da francesi. Si tratta di un meandro che immette in un pozzo stimato 40 m con aria molto forte (G 28). Un'altra squadra al 2.2 scende e rileva la via dei francesi. Nella notte ignoti scambiano le nostre auto per stazioni di rifornimento d 'alta quota, lasciando alcuni serbatoi completamente a secco.
Lunedì 13: una squadra sfida le intemperie del tempo inseguendo la bomboletta di vernice presidenziale fino in zona 8 (Scarason), dove vengono scesi e siglati buchi fino a G 34. Battuta finale nel Vallone dei Greci alto. Altri si accontentano di bagnarsi nei pressi del Gias, dove una squadra disostruisce e scende il G 28: a metà del pozzo un pendolo permette di raggiungere una nuova via percorsa fino a -45, fino a uno stretto meandro non ancora superato. Una seconda squadra continua la battuta nella zona circostante, scendendo pozzi promettenti con molta aria, ma chiusi dopo pochi metri su dolomia. Il lavoro è reso difficile e interrotto dalla pioggia.
Martedì 14: ultima discesa e disarmo del 2.2, viene disostruita una strettoia a -40 sulla via dei francesi, l'esplorazione si conclude su fessura insuperabile. Una squadra scende ancora al G 28, l'esplorazione viene sospesa perché la pioggia crea il pericolo di frane. Primi lavori di smantellamento del campo e trasporto materiali alle auto, in compagnia di grandine e saette.
Mercoledì 15: il sole ci aiuta a completare il lavoro di smobilitazione del campo. Pantagruelica la colazione con la scusa di alleggerire i carichi. Partono zaini da circo sorretti da gambe sproporzionate al loro confronto. Alle nostre spalle il Gias riprende in tutto il suo aspetto selvaggio... tranne che per una quasi insignificante, indelebile scrittura rupestre.
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Hanno partecipato al campo:
G. Buscatti, R. Chiabodo, A. Eusebio, A. Gabutti, N. Gaioni, G. Guala, U. Lovera, Onur (il turco), M. Pastorini, L. Pilotti, L. Rambaldi, S. Sconfienza, M. Sgambelluri, L. Valente, M. Vigna, W. Zinzala. Per alcuni giorni: G. Badino, Franco e Nicoletta di Verona, C. Lusso, D. Minciotti di Verona, L. Ochner, A. Parodi, R. Pavia, S. Tombolato.
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bab 2 ______________________________________________ |
g. buscatti |
Sul Colle del Carbone a lato di un grande inghiottitoio in gran parte ricoperto di neve si apre il BAB 2. Walter ed io lo abbiamo già visto, ma per mancanza di corde dobbiamo tornare.
Al primo pozzo si può accedere arrampicando sulle pareti dell'inghiottitoio, oppure dal versante ovest di questo mediante armo su spit. Due cambi permettono di giungere fino al fondo del primo pozzo le cui pareti sono interamente coperte da una spessa coltre di ghiaccio. Su strettoia verticale si apre il secondo pozzo dalle dimensioni reali di un salone. Colate di ghiaccio precipitano dal soffitto fino a formare un ponte di ghiaccio all'ingresso del terzo pozzo, la cui apertura è situata al centro del salone sovrastante. Una scivolata con corda contro ghiaccio permette di atterrare nella saletta sottostante.
Un invitante buco a livello del pavimento ci permette di raggiungere dopo un breve salto l'immenso salone che si apre sotto di noi. Una grossa frana, una montagna di neve e soprattutto un Lucido in buona giornata ci consentono di chiudere il BAB 2 a -70 dal suo ingresso.
Non ci rimane che uscire fidandoci dei tre spit piantati all'ingresso e dei numerosi nodi: infatti è impossibile piantare altri chiodi sulle pareti ghiacciate. Peccato, un ambiente così grande faceva sperare qualcosa di più.
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i risultati ____________________________________________ |
a. eusebio |
Considerazioni di carattere speleologico ci hanno indotti così a organizzare il campo estivo del GSP al Gias dell'Ortica. I programmi molto chiari hanno in parte risentito delle sfavorevoli condizioni meteorologiche. Si volevano battere:
- la conca del Baban
- la conca del Jurin
- la valle dei Greci
- le doline del centro conca delle Carsene.
In particolare cercavamo "nonsochè" nelle prime due e volevamo ridiscendere alcuni buchi del vallone dei Greci e delle doline delle Carsene per cercare la via comoda del Cappa. Risultati pochi, molta esperienza, le fessure e soprattutto la neve hanno raffreddato le nostre speranze. Pochi risultati dunque ma molto lavoro, abbiamo disceso infatti circa 150-200 bu-
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Carta delle zone 1-2-3 delle Carsene
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chi, di questi ne abbiamo rilevati e catastati 82; 43 segnati con la lettera G e numero progressivo, 8 con BAB e numero progressivo, 3 con J e altri (3-10, 6-3; M6, M7, ecc.) già visti in anni passati da GSP, CMS e GSAM.
Ogni buco ha il rilievo, una breve descrizione, le coordinate, la quota, la situazione geologica, in particolare poi si è annotato se è promettente o no. Sono riportate inoltre le descrizioni di Andrea Gobetti delle grotte discese durante il campo organizzato dalla sua squadra nel 1981 nella valle dei Greci. La realizzazione grafica delle varie tavole è paziente opera di Loredana Valenlte. Le carte di inquadramento sono di Eusebio e Vigna e sono ingrandimenti di una carta a scala 1:10.000 della Comunità Montana Valle Pesio.
CONCA DEL BABAN
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Geografia e geologia: |
la zona segnata con BAB è delimitata a ovest dalle pendici del M. Jurin, a est dalla dorsale del Bric del Carbone, a sud dalle Rocce del Cros, a nord dalle balze che si buttano sulla Val Pesio. Geologicamente la zona è costituita dai calcari del Malm e del Cretaceo sulla destra orografica; una faglia passante nel vallone li separa dai calcari grigi del Dogger e dalle dolomie mesotriassiche che si trovano sulla sinisra orografica. |
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Esplorazioni: |
battute nella zona (zona 10) furono effettuate nel 1971 dal GSAM che segnò 11 pozzi. Dopo di che fino a quest'anno nessuno speleo vi è ritornato. |
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Situazione attuale e prospettive: |
in zona abbiamo segnato otto buchi; alcuni, come BAB 3 e BAB 6, vanno rivisti in assenza di neve. Il buco più profondo è risultato essere il BAB 2 che chiude a -70 in detrito. |
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Bab1 - Bab2 - Bab3 - Bab4 - Bab5 - Bab6 - Bab7- Bab8 - 3-10 - 6-3 - rilievo
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aria, calcari del Malm, chiuso da ghiaccio. Descr. Parodi. |
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BAB 8 |
32TLP90909530 q. 1870. Grande pozzo in prossimità delle pareti, senz'aria, calcari del Malm. Prof. 18 m. Descr. Parodi. |
Carta della Cima del Baban - M. Jurin
M. JURIN versante est
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Geografia e geologia: |
è la grande conca ad Est di Cima Baban e M. Jurin. Affiorano tutti i termini della serie carbonatica, in particolare Malm e Dogger. L'acqua della zona dovrebbe essere tributaria delle risorgenze della Barmassa (Limone Piemonte) . |
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Esplorazioni: |
battute sporadiche degli anni passati ci avevano indotti a cercare grotte, ma finora non vi abbiamo trovato niente: tre buchi segnati, con aria, sono poca cosa. La zona è totalmente vergine ma non di grandi speranze . |
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J 1 |
32TLP90359551 q. 2030. Meandro con aria che a -7/8 m chiude in fessura. Descr. Rambaldi.
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J 2 |
32TLP90329549 q. 2040. Pozzo fessura profondo circa 10 m da disostruire, poca corrente d'aria. Descr. Rambaldi. |
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J 3 |
32TLP90289547 q. 2050. Cavità a tre ingressi collegati da un meandro percorso da forte corrente d'aria uscente dal punto più basso, da scavare. Descr. Rambaldi. |
DOLINA DI CIMA FASCIA
Carta della zona di Cima della Fascia
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G36 - G37 - G39 - G40 - G41 - G42 - G43 - rilievo
DOLINE CENTRO CONCA CARSENE
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VALLONE DEI GRECI
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a (Alpha) |
32TLP92739435 q. 1945. Prof. circa 70 m. La cavità fu discesa il 19/2/81 da De Monte, Gotta e Scambelluri ed è costituita da salti di 7 m, scivolo 15 m, P9, scivolo 15, P5, P18 con fondo in pietrisco e ghiaccio. Descr. Gobetti. |
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b (Beta) |
32TLP92659440 q. 1940. Prof. circa 60 m. Si tratta |
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di un profondo pozzo ingombro di neve e ghiaccio, arresto su fessura disostruibile, oltre il pozzo continua per altri 20 m circa. Disceso il 19/8/81 da De Monte, Franco, Gotta. Descr. Gobetti. |
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g (Gamma) |
32TLP92679425 q. 2000. Frattura coperta di mughi con il fondo in neve e ghiaccio; lungh. 6 m, prof. 12 m. Descr. Gobetti. ridisceso da Gabutti l'8/84 senza risultati. |
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d (Delta) |
32TLP92689423 q.2000. Spaccatura con pozzetti profondo 20 m nei calcari del Malm. Descr. Eusebio-Sconfienza. |
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e (Epsilon) |
32TLP92709420 q. 2000. Spaccatura con tre entrate a forma di L, prof. 7 m, lungh. 12 m. Descr. Gobetti. |
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z (Zeta) |
32TLP92739407 q. 2055. Pozzo a neve non disceso sondato profondo 10-15 m l'8/81. Descr. Gobetti. Disceso da Vigna e Gabutti (8/84), prof. 28 m, chiuso in detrito. |
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h (Eta) |
32TLP92809435 q. 1945. Pozzetto da disostruire (5 metri?). Debole corrente d'aria. Descr. Gobetti. |
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q (Theta) |
32TLP92829400 q. 2035. Pozzo-meandro profondo 34 m, lungo 50 m (P7, 3, 5, strettoia, 10). Fondo con pozzetto in neve e pietrisco (4-5) da esplorare. Disceso il 21/8 da De Monte. Nell'agosto '84 era chiuso da ghiaccio a -25. Poca corrente d'aria. Calcari del Dogger. |
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i (Iota) |
32TLP92949420 q. 1985. Pozzo a neve sondato circa 15 m. Descr. Gobetti 8/81. |
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k (Kappa) |
32TLP92949420 q. 1985. Pozzo sondato prof. 15 m circa. La zona è caratterizzata dalla presenza di grandi mughi. Descr. Gobetti. |
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l (Lambda) |
32TLP92939432 q. 1960. Prof. 40 m; P7, P11, P21, pareti coperte di ghiaccio, armo anello corda, nuts, spit, anello corda. Disceso da Baldracco e Gobetti il 19/8/81. Descr. Gobetti. |
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m (Mu) |
32TLP92809435 q. 1945. Fessura sondata circa 8 m. 20/8/81. Descr. Gobetti. |
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n (Nu) |
32TLP92989430 q. 1970. P10 + scivolo in ghiaccio, prof. -15 m. Descr. Gobetti. |
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x (Xi) |
32TLP92939428 q. 1970. Pozzo a due entrate profondo circa 5 m (sondato), fondo neve. Descr. Gobetti. |
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o (Omicron) |
32TLP92939428 q. 1970. Pozzo sondato 8 m. Descr. Gobetti. |
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Chi - gamma- delta - ni - omicron - epsilon - lambda - Buco del T - rilievo
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p (Pi) |
32TLP92909395 q. 2035. Grande pozzo a doppia entrata di 40 ma cui segue P15, P15, P10, P15, P15 scivolo in ghiaia, P10, P10, P15, meandro che continua su P30?, -15 e fondo a -150 in ghiaia. Espl. De Monte, Franco il 21/8; De Monte, Franco, Gotta il 22/8. Descr. Gobetti. Nell'agosto '84 il primo pozzo era chiuso a -17 da ghiaccio (Gabutti). |
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r (Ro) |
32TLP92859390 q. 2040. Pozzo a tre entrate profondo 22 m, lungh. 15 m. Fondo in ghiaccio e pietre, P8, 8, 3, 3, altro fondo (neve e ghiaccio) -17. Espl. Baldracco e Gobetti il 21/8/81. Descr. Gobetti. |
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s (Sigma) |
32TLP92839395 q. 2035. Pozzo profondo 22 m senza neve con muschio, chiuso da frana. Sceso i121/8/81 da Baldracco. Descr. Gobetti. |
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t (Tau) |
32TLP92739427 q. 1970. Pozzo tra i mughi sondato 15 m. Descr. Gobetti. |
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u (Upsilon) |
32TLP92609444 q. 1920. Strettissimo meandro soffiante fortissima corrente d'aria. Disostruito agosto '84 sino ad una ennesima strettoia. Descr. Lovera. |
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j (Phi) |
32TLP92669437 q. 1945. Pozzo assai bello di 60 +20 metri in neve, prof. 82 m. Disceso il 22/8 da Gobetti e Baldracco. Descr. Gobetti. |
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c (Chi) |
32TLP92709442 q. 1930. Pozzo doppio sondato 10-15 metri. Descr. Gobetti. |
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y (Psi) |
32TLP92989441 q. 1950. Pozzo a neve di circa 10-15 metri. Descr. Gobetti. |
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6-3 |
32TLP92209367 q. 1930. Pozzo spaccatura a cui segue un pozzo nei calcari del Dogger. Debole corrente d'aria. Chiude in frana e fessura. Descr. Eusebio. |
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G 1 |
32TLP93099428 q. 1990. Svil. circa 40 m, prof. 5 m. Cavità ad andamento suborizzontale, genesi di interstrato modificato da notevoli processi di crollo. Presente forte corrente d'aria uscente. Rilievo e descrizione Eusebio e Sconfienza 31/7/84. Calcari del Dogger. |
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G 2 |
32TLP93199424 q. 2035. Svil. 40 m, prof. -22 m. Cavità ad andamento verticale, disostruita il 31/7/84, chiusa da detrito, assente corrente d'aria. Rilievo e descrizione: Sconfienza. |
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G 3 |
32TLP93229425 q. 2045. Svil. 20 m, Prof. stimata 10-15 m. Pozzo fessura con fondo in neve, segnato e non disceso il 31/7/84. Schizzo dall'esterno: Eusebio. |
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G 4 |
32TLP93149415 q. 2035. Svil. 10 m, prof. -7 m. Ca- |
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G00 - G0 - G1 - G2 - G3 - G4 - G5 - G6 - G7 - G9 - rilievo
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vità di scarse dimensioni, priva di corrente d'aria. Rilievo Eueebio 31/7/84. Calcari del Dogger. |
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G 5 |
32TLP93969409 q. 2025. Svil. 5-10 m, prof. 5 m. Meandro fessura, con due ingressi, privo di corrente d'aria, chiuso da detrito, nei calcari del Dogger. Rilievo Eusebio 31/7/84. |
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G 6 |
32TLP93219414 q. 2055. Prof. 12 m. Pozzo spaccatura che chiude in detrito. Descr. Vigna. |
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G 7 |
32TLP93009407 q. 2025. Svil. 10-15 m, prof. -10 m. Dolina di crollo con debole corrente d'aria, chiusa da detrito e ghiaccio, calcari del Dogger. Rilievo Eusebio 31/7/84. |
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G 8 |
32rTP93049400 q. 2025. Svil. 25 m, prof. -20 m. Spaccatura di discrete dimensioni a cui segue un pozzo a neve chiuso da detrito e ghiaccio. Debole corrente d'aria. Calcari del Dogger. Rilievo Eusebio 31/7/84. |
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G 9 |
32TLP93259413 q. 2045. Svil. 25 m, prof. -23 m. Pozzo a campana, con forte corrente d'aria aspirante (31/7/84), chiuso da detrito e in fessura. Rilievo Vigna. |
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G 10 |
32TLP92949430 q. 1970. Svil. 12 m, prof. -12 m. Pozzo fessura nei calcari del Dogger, privo di corrente d'aria, chiuso da neve, Rilievo Gabutti 31/7/84. |
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G 11 |
32TLP92579442 q. 1930. Svil. 20 m circa, prof. -10 m. Dolina di crollo con pozzo comunicante, privo di corrente d'aria, chiuso da neve, calcari del Dogger. Rilievo Vigna 31/7/84. |
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G 12 |
32TLP92959395 q. 2040. Svil. 7 m, prof. -7 m. Spaccatura lavorata dall'acqua senza corrente d'aria, calcari del Dogger. Rilievo Eusebio. |
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G 13 |
32TLP92009388 q. 2040. Prof. -8 m. Descr. Gabutti. |
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G 14 |
32TLP93119384 q. 2040. Pozzo chiuso da detrito senz'aria. Calcari del Dogger. Prof. -10 m. Descr. Eusebio. |
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G 15 |
32TLP92149384 q. 2040. Dolina di grandi dimensioni, con fondo in neve. Schizzo dall'esterno Eusebio 1984. |
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G 16 |
32TLP92989431 q. 1970. Pozzo-meandro profondo 12 m nei calcari del Dogger. Corrente d'aria molto forte. Chiuso da detrito. Descr. Sconfienza. |
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G 17 |
32TLP92319482 q. 1900. Pozzo a cielo aperto di grandi dimensioni (prof. 30 m) sulle pareti di Testa Murtel. Nido di gracchi. Calcari del Dogger. Soffia. Descr. Chiabodo-Badino. |
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G 18 |
32TLP92089402 q. 1950 Pozzo-meandro profondo 32 m, già segnato dal CMS (4 C), chiuso da fessura, forte corrente d'aria. Descr. Guala-Sconfienza. |
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G8 - G10 - G11 - G12 - G13 - G14 - G15 - G16 - G17 - G18 - G19 - G20 - G21 - G22 - rilievo
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"E" - G23 - G24 - G25 - G26 - G27 - G29 - G30 - G30bis - G31 - G32 - G33 - G34 - M6 - M7 - rilievo
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G 19 |
32TLP92419475 q. 1900. Cavità profonda 28 m sulle pareti di Testa Murtel, calcari del Dogger. Descr. Eusebio-Lovera-Valente. |
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G 20 |
32TLP92119415 q. 1910. Pozzo nei calcari del Malm. Prof. -10 m. Descr. Lovera. |
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G 21 |
32TLP92439403 q. 1950. Spaccatura nei calcari del Dogger prof. -10 m. Debole corrente d'aria. Descr. Pavia. |
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G 22 |
32TLP92309428 q. 1935. Pozzo profondo 18 m. Descr. Pavia-Vigna. |
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G 23 |
32TLP92559410 q. 2005. Cavità profonda 20 metri. Senz'aria. Descr. Eusebio. |
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G 24 |
32TLP92079438 q. 1915. Dolina con sottostante pozzetto tra massi. Prof. -7 m. Aria molto forte. Calcari del Trias. Descr. Vigna. |
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G 25 |
32TLP92529430 q. 1980. Spaccatura nei calcari del Cretaceo. Senz'aria. Prof. -12 m. Descr. Lovera. |
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G 26 |
32TLP92389410 q. 1965. Cavità di interstrato nei calcari del Cretaceo. Debole corrente d'aria. Descr. Lovera. |
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G 27 |
32TLP92459365 q. 1935. Meandro con forte corrente d'aria che chiude in frana. Calcari del Dogger. Descr. Lovera. |
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G 28 |
32TLP91829437 q. 1850. |
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G 29 |
32TLP92409356 q. 1925. Pozzo a neve profondo 11 metri. Senz'aria. Descr. Valente. |
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G 30 |
32TLP92479413 q. 1985. Spaccatura a pozzo profonda 15 m, senz'aria. Calcari del Dogger. Descr. Lovera. |
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G 30 bis |
32TLP91819444 q. 1865. Spaccatura profonda 12 m. Descr. Vigna-Pastorini. |
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G 31 |
32TLP93149360 q. 20'70. Cavità profonda 10 metri nei calcari del Dogger, debole corrente d'aria. Descr. Eusebio-Lovera. |
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G 32 |
32TLP93179357 q. 2070. Dolina a pozzo con neve, profonda 13 metri. Calcari del Dogger. Descr. Pilotti. |
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G 33 |
32TLP93409340 q. 2100. Meandro vecchio sulle pareti dello Scarasson. Poca corrente d'aria. Descr. Lovera. |
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G 34 |
32TLP93359363 q. 2100. Cavità di interstrato nei calcari del Dogger. Prof. 8 m. Descr. Eusebio-Lovera. Corrente d'aria assente. |
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G 0 |
32TLP92959380 q. 2050. Cavità. profonda 48 m. Corrente d'aria sensibile. Rilievo Gabutti. |
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G 00 |
32TLP93009383 q. 2050. Cavità profonda 7 m. Rilievo Gabutti. |
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2-2 - rilievo
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| Un invito al marcel ______________ |
s. sconfienza |
Nella domenica in cui, a coronamento di un'estate non proprio generosa, l'F 33 ci si mostrò attraverso un enorme blocco di ghiaccio, giunse a consolarci un gradito invito da parte degli amici francesi all'ultima punta al Marcel. Ottima occasione per sgranchirci finalmente le ossa dopo un mese di discese inferiori a cento metri e solo il più pavido della compagnia (ne ometto le generalità, ma sono disposto a fornirle privatamente a chiunque le richieda) riuscì ad inventarsi una fantomatica storta al piede, giusto all'ingresso della grotta, e a dare forfait. Restammo in due, Poppi ed io, in compagnia di Claude e Jean-Paul del CMS.
Durante l'estate il Marcel aveva visto esplorare una prosecuzione (individuata un paio di anni fa) in cima a una risalita effettuata da Fighiera nel 1974. Attraverso una regione di meandri, talora piuttosto stretti, si raggiunge da qui quota -300 dove la grotta torna ampia, con un bel pozzo da 50 m. In fondo al pozzo una via tira ad infognarsi; pur tuttavia, prima del nostro "provvidenziale" intervento, era ancora ferma su un pozzetto, meta della nostra punta, e il non scegliere compagni di esplorazione più fortunati di noi è stato forse l'errore dei francesi. Viceversa una finestra sul P50 conduce a una serie parallela di pozzi, percorsa fino a un sifone.
Ma torniamo alla nostra discesa. Scendiamo veloci, con Claude e Poppi avanti ad armare i nuovi pozzi e Jean-Paul ed io a topografare dai -300 in giù.
Primo ostacolo - psicologico - il P 140 ( di gran lunga la verticale più lunga che io avessi mai sceso), reso non banale dai primi dieci metri nella roccia marcia (un incubo!) e da cambi un po' acrobatici per evitare l'acqua.
Poi il meandro, che percorso in discesa e senza sacchi sembra del tutto innocuo. Stolto!
In breve, legato come un salame col topofilo, raggiungo i primi due, che intanto hanno già raggiunto il fondo della nostra esplorazione. Scesi un paio di saltini, infatti, la cavità interagisce con una serie di strettoie, isolanti ai fini speleologici ma buone conduttrici d'aria. La profondità è di -400. Conciliabolo e si decide di iniziare il disarmo. Jean-Paul ed io veniamo assegnati all'altro ramo, ancora da rilevare, per cui risaliamo fino alla finestra sul P50, percorriamo una galleria molto concrezionata e sbuchiamo su un grosso ramo attivo. Sopra di noi un gran pozzo ascendente e al di sotto una bella rivière che segue una rapida serie di salti fino all'ultima verticale: cinquanta metri nel calcare nero, le pareti molto lontane. Alla base (-425) il sifone più assurdo che io abbia mai visto, specie se paragonato alle proporzioni dell'ultima parte della grotta: dal fondo in pietrisco, appena al di sotto di un evidente giunto di strato, parte un condottino nel quale il ru-
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scello va a formare uno specchio d'acqua largo una spanna che riempie la spaccatura.
Disarmo: fa un po' impressione il succedersi nei sacchi delle corde da 11 mm dei bergamaschi con i "cordini" francesi da 7 mm! Nessun ostacolo per il Portatore del Sacco fino al meandro, ma si sa che man mano che il fardello si avvicina al suo fato (il P140) il suo peso pare accrescersi. Ciò giustifica in parte l'ora e mezza passata in completa solitudine nel meandro nel tentativo di disincastrare il sacco, scivolato inesorabilmente in basso. E tra una spinta di sopra, una di sotto e una dormita per sbollire la rabbia, sul punto di svuotare il sacco, riuscii a ricondurlo a più miti consigli, riprendendo faticosamente la via di casa.
E finalmente fuori , mentre albeggia sulle Carsene, con il rammarico di aver collaborato a chiudere un'altra grotta, ma la soddisfazione di aver percorso un grande abisso e - soprattutto - la consolazione di un risotto pronto al rifugio (sante donne!).
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armaduk '84 _______________________________________________________________ |
a. eusebio |
L'idea di tornarci è naturalmente di Meo, ma devo dire che ha trovato subito sostenitori. Inoltre mi ricordavo che a -15 c'era un pozzo mai disceso. Così domenica 22/7 entriamo in tanti (Chiabodo, Lori, Laura, Pilotti, Ruggeri, Alternino e il sottoscritto). Traversiamo sul vecchio pozzo da 8 che conduce al fondo e prendiamo il meandro che immette sul pozzo inesplorato. Sembra solo un pozzetto, spit, altro spit, e giù finché non finisce la corda da 40, sopra ad un terrazzo. Da una parte un salto di 10 metri ridà sulle vecchie gallerie, dall'altra un saltino immette in un meandro stretto. Mi raggiunge Arlo e insieme constatiamo che siamo sul nuovo, il meandro si allarga e arriviamo su un pozzo (7-8 m). Alla base venti metri di meandro cattivo poi un pozzetto, dove la mancanza di corde e spit ci impedisce di proseguire. Meo ed Ube nel frattempo hanno percorso circa 200 metri di condottine nelle parti prossime allo ingresso.
La punta successiva deve attendere, finché il 30 luglio Gabutti, Guala, Sconfienza e il sottoscritto ridiscendono. Dal pozzetto si dipartono subito due vie. Una bassa che stringe e una alta, una galleria larga un paio di metri in forte pendenza ci porta ora in una sala, un pozzo sui 30 m ci sbarra la strada. Alla base però la scritta dell'altr'anno; Stefano ed io andiamo allora a rivedere il fondo, un passaggio tra massi, un pozzetto e una galleria orrenda fra sassi chiudevano senza gloria questo piccolo gioiello marguareisiano. Facendoci largo tra le pietre rientriamo nell'inesplorato; una piccola galleria freatica, diametro due metri, in forte pendenza ci invita a percorrerla, ancora una strettoia, e dopo circa 25 m di dislivello una recentissima frana ci chiude la strada a quota -155.
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Abisso Armaduk - rilievo
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Risaliamo brontolando e guardando le varie diramazioni che naturalmente non portano a niente, Morale: le grotte non sono solo una sequenza di pozzi ..., per questo bisogna ancora ritornare all'Armaduk.
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cercando alle camelot ___________________________________ |
a. gabutti n. masciandaro |
Stanchi di una ormai noiosa e lunga stasi al campo e spinti da un sentimento di fratellanza, si decise di miscelare (secondo l'ideale unitario garibaldino) le varie specie (Piemontesi, Genovesi, Sardi, Toscani e Lucani) al fine di ricercare nuove occasioni comuni di gioie esplorative. Meta prescelta le Camelot, in Piaggia Bella, scoperte dal presidente l'anno scorso e, in verità, da allora poco frequentate nonostante la loro notevole potenzialità esplorativa.
Si scende quindi in P.B. e ci si divide nella sala n° 18 delle Camelot; i Toscani (quattro amici di Prato) passando una strettoia giungono in una sala già esplorata dal "Martel" nel '70 e con una risalita in opposizione di 8 metri, ignorata dai francesi, raggiungono un meandro che porta a una finestra su un pozzo. Tocca a Nino, il Lucano, iniziare la risalita del pozzo, che viene interrotta dopo una decina di metri per mancanza di materiali.
Due giorni dopo, il 26 agosto, la risalita del pozzo viene continuata da Nino, R. Serra e Mario dello Speleo Club di Oliena, che dopo una ventina di metri di risalita sbucano nelle gallerie fossili mancando per poche ore il previsto rendez-vous con Piero, Maurizio (S.C.O.) e Lucido andati a riguardare il meandro dei Licaoni.
Questa risalita apre una nuova via di accesso ai Piedi Umidi; è infatti possibile partendo dalle Suicide percorrere le gallerie fossili e raggiungere le Camelot senza toccare l'acqua del torrente di P.B., abbreviando notevolmente i tempi di percorrenza.
Soddisfatti per aver coronato i nostri tanto decantati ideali unitari con questo piccolo successo, ritorniamo all'esterno dove ci riposiamo in attesa della marea di gente del giorno dopo: la corte dei miracoli verso il Gaché. Quando ormai gli ultimi brandelli dell'armata Brancaleone si dirigono definitivamente verso il Gaché, Giorgetto, Lucido e Andrea, staccatisi dalla folla, si muovono sulle Camelot dove, grazie ad una breve ma intensa arrampicata di Giorgetto, riescono a raggiungere una ampia sala subparallela al percorso dei Piedi Umidi, dalla quale, attraverso un meandro, giungono alla cascata della Liaison.
Respinti dalla folla in pellegrinaggio, ritornano sui propri passi e tenendosi alti nella sala, raggiungono la volta della galleria dei Piedi Umidi, già calpestata forse negli anni settanta da un unico speleo, e procedendo ancora per un centinaio di metri, raggiungono l'inizio del ramo Boderecasgavailtampax, già vecchia conoscenza dell'anno scorso.
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Grazie a quanto si è realizzato in questi tre diversi momenti esplorativi, è possibile quindi, partendo dalle Suicide, raggiungere le Garyhemming e la Gola del Visconte percorrendo una unica via fossile.
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lady sfiga _________________________________________________________________________ |
g. badino |
PRIMA PUNTATA
Luglio. E' arrivata infine l'ora delle risalite verso il Gaché; l'avevamo molto rinviate perché preferivamo avere, contemporaneamente, nuovi abissi, nuovi fronti su cui impegnarci, senza doverci ammucchiare tutti quanti sulla stessa cosa, Ma vane, o quasi, sono state le battute sul Ferà e vane pure quelle alle Saline, anche se ci han dato la misura della vastità del Complesso di P.B.
E allora andiamo al Lady Fortuna. Di tutte le regioni promettenti nella zona calda verso il Gaché quella è la più promettente, sembra essere la zona di provenienza della corrente d'aria dei Piedi Umidi e della Gola. C'è però una difficoltà: è un pozzo parecchio alto, in roccia schifosa.
L'anno scorso un romano lo ha risalito per una ventina di metri su una placconata a lato fino ad una breve galleria sbucante su un altro ambiente. Poche settimane dopo salgo su anch'io e guadagno, in quell'ambiente laterale, ancora una quindicina di metri. Mi arresto in una diaclasi che va sia all'indietro verso il Lady Fortuna, sia in alto, sia in avanti verso un grande ambiente.
Luglio, dicevamo. Per continuare siamo lì Carrieri ed io, mentre numerosi altri, più giù, scavano in un sifone di sabbia, tentando un'altra via.
Andiamo in avanti fino al grande ambiente: è un enorme pozzo, fossile, a gradoni, senza movimento d'aria. Lasciamo perdere. All'indietro una fessura di sei o sette metri rientra sul Lady Fortuna, ma è strettissima.
In alto. Salgo su, molto facile, anche se franoso, per venti o trenta metri. Sosta e Giampiero mi raggiunge. Una cengia scivolosa porta sul vuoto e in ambienti sopra di noi. Ancora su, mentre Giampiero, in una nicchia, evita le scariche di pietre che mando giù; supero una strettoia di fango, in frana, uno schifo, solo perché sento rumore d'acqua.
Già, l'acqua. Era un po' mitica, lì al Lady. Quando Andrea e Giampiero gli erano arrivati, per primi, alla base, avevano sentito in lontananza l'arrivo di una piena: salvo che poi nessuno aveva trovato tracce di ruscelli.
E giù, alla base del Lady, se tutti si sta zitti, si può sentire, lontano, un gorgoglio di torrentello. Ma dov'era? Lì, sulla salita, lo sentivamo vicino, e allora forzo in un posto schifosissimo. Mi trovo in un meandrino franoso e fangoso (l'acqua è sempre più vicina), poi una fessura ostruita da frana e da strettoia. Solo un piccolo varco mi permette di far ca-
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dere pietre in un ambientino successivo più ampio.
E con ruscello.
Ma è insuperabile. Ridiscendo furibondo fino a Giampiero, e poi torniamo giù: bisogna risalire il pozzo principale costi quel che costi.
Qui ci viene fatto un gran regalo: la fessura stretta è superabile e riesco a rientrare sul Lady Fortuna quindici metri sopra la risalita dell'anno scorso, e mentre Giampiero scende disarmando il pozzo laterale, io armo questo tratto sotto di me nel pozzo principale. Lui mi raggiunge su questo nuovo armo. Siamo a +35 su una specie di trampolino, una pietra lunga e piatta che si protende nel pozzo. Davanti a noi una sinistra cengia carica di pietre e fango taglia il pozzo per una decina di metri fino ad una zona dove la risalita sembra più facile. Il pozzo è ampio, almeno una quindicina di metri di diametro. Il gorgoglìo del ruscello è più vicino ora.
Iniziamo la risalita sulla cengia. È troppo scivolosa ed inclinata e franosa e va tagliata in artificiale eccetto i primi spaventosi metri nei quali ci si striscia sopra, inclinati verso il salto, sul fango. Artificiali con spit e cliff-hanger e ancorette per tenere il pendolino. Due volte mi saltano questi cosi e tutte e due riesco a non saltare via.
Penso al maiale che ho a pochi metri che mi fa sicura tranquillo, e ha anche la faccia di lamentarsi per il freddo mentre io trovo eterno.
Cinque o sei chiodi e arrivo al fondo della cengia e della voglia di incubo e ci scambiamo i ruoli. Giampiero insiste sul traverso e poi tira su dritto sempre in semiartificiale (non abbiamo staffe). E io lì a fargli sicura, appeso sul trampolino. Un freddo veramente bestiale. Tac tac tac tac tac tac. Glo glo glo glo glo. Martello e acqua. Che freddo, che freddo. Ogni tanto guardo il maiale che risale, divertendosi mentre io qui, a fargli da servo con la sicura, a prendere freddo.
Sosta.
Lo raggiungo recuperando i moschettoni e parte delle placchette e poi supero gli ultimi cinque metri, non facili ma i primi di vera arrampicata su roccia buona, aerea.
E sono in cima.
Gran meandro che va via. Metto uno spit di armo e poi siamo di nuovo insieme: ancora una salitina e ci troviamo ad avanzare in un gran meandro.
Il rumore di acqua è sempre più forte ma sembra irraggiungibile. Meandro e infine in uno slargo ecco l'acqua, e le vie. Un gran ambiente in salita e a lato un meandrino che arriva portando un ruscello che poi scende in un pozzo a lato.
Bene bene. Sono solo i conti che non tornano. Ormai siamo ben sopra il fondo del Gaché e la presenza di acqua fa intravedere che fra qui e il Gaché ci sono punti di assorbimento e complicazioni.
Siamo proprio stupiti ed incerti; ci aspettavamo di avanzare in ambienti fossili, franosi tipo quelli dell'ultimo tratto
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di Essebue.
Percorriamo una cinquantina di metri in questo meandro. Poca aria, molta acqua, avanzata non agevole ma verso NE. E sale. Ma dove vuole andare?
Non siamo per nulla convinti. Non dobbiamo seguire l'acqua perché ci porta in zone recenti mentre il Gaché lo troviamo sul fossile. Discutiamo un po', su questo, nel meandro, e decidiamo di tornare indietro a cercare il fossile, nella sala delle biforcazioni. Lo troviamo, ma anche quello è un meandro, e la terza via è un pozzo ascendente senz'aria; e la quarta è il pozzo che porta via l'acqua. Lo scendiamo, per curiosità, e va giù giù con meandri un po' stretti. Lasciamo perdere, dovrebbe essere l'amonte dell'arrivo d'acqua alle Rousseau. Ormai sono passate una ventina di ore da che siamo entrati, buona parte delle quali passate a risalire il pozzo.
Sorpresa. Ci raggiunge Sir Biss, coi complimenti per la risalita; e poi passiamo un paio d'ore a ristrutturare l'armo del Lady, eliminandogli allucinanti tratti in traverso e recuperando le placchette.
Ora è diventato un normale pozzo da cinquantacinque.
Fuori, poi, ci accordiamo per ritornare a fine agosto. Non ho voglia di essere qui tanto presto, ci sono troppi piccoli screzi in corso che hanno degradato l'ambiente, ed esplorare in Piaggia Bella, per me, sta diventando troppo "dovere" e non mi diverte per nulla. Filologa, Ferà, Canyon Torino, Gaché aspetteranno; è tanto che aspettano.
SECONDA PUNTATA
Fine agosto.
Questa volta la squadra è incredibilmente numerosa e delle più diverse provenienze: molti triestini, torinesi, sparsi savonesi, bolognesi, un totale di più di venti persone, ognuna delle quali dubita della sensatezza di scendere con gli altri, troppo numerosi.
Scendiamo per primi Poppi, Riccardo ed io e visitiamo una variante nelle gallerie vicino alla Confluenza, dove il giorno prima Nino ed altri hanno inventato strani percorsi.
Zona splendida, ma presto ci ricongiungiamo agli altri numerosissimi che stanno scendendo. Di nuovo scissione: Ube, Aldo, Giampiero, Jean François e noi tre in avanti nei Piedi Umidi mentre il gruppo segue compatto.
Si apre la fiera dei pettegolezzi, numerose soste a bere the per raccontarli ed ipotizzarli, in quantità straordinaria (lì, presenti ci sono alcuni dei maggiori specialisti dell'Italia speleologica).
Dopo un paio di chilometri e un milione di storie piccanti siamo ai meandri; scissione; i tre iniziali sull'attivo, gli altri sul fossile ventoso.
La storia qui diventerebbe lunga, e meritevole di essere raccontata: ma le avventure, i tuffi al cuore, i forzamenti,
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le esultanze nel superamento di duecentocinquanta metri di meandro medio-difficile sono troppi.
Dopo un tratto suborizzontale, stretto, la via prosegue con brevi ma selettivi salti. Ore, ore di avanzata.
Abbiamo ormai rinunciato a capire dove stiamo andando. C'è anche aria, adesso. Dopo un sacco di avventure bagnate e di emozioni, arriviamo in una struttura allucinante: un canyon largo una spanna tortuosissimo, altissimo.
Sembra il Buon Divertimento di Essebue ma non è pericoloso perché qui si striscia sul fondo, solo che è flagellato da due cascate ed è tutto bagnato in modo angoscioso.
Riccardo avanza fin che può poi rinuncia. Io attacco ad andare verso l'alto, sul fango mentre gli altri due escono da questa struttura per asciugarsi un po' ed iniziare il rilievo. Salgo una quindicina di metri e scendo con la corda per rientrare in pendolo da dove arriva l'acqua, ma non riesco ancora. In compenso completo il bagno.
Basta così: il prossimo potrà continuare a salire. Vado per raggiungere gli altri ed interseco Jean François anche lui con notizie tristi: anche il loro meandro si infogna, ma quello, in più, chiude. Risaliamo qualche viuzza, inutilmente.
Qualche ora dopo siamo alla Capanna e lì Poppi risolve, col rilievo, i misteri del Lady "Fortuna": ci siamo fermati proprio sotto l'A 16, i grandi pozzi esterni sulla congiungente Chiesa di Bac-Gaché, chiusi da neve. Ecco il perché di quell'acqua, e il perché della salita così ripida.
Non il perché dell'aria debole che percorre i meandri: ma abbiamo chiarito l'ennesimo mistero della Conca, e subito il fatto che, per ora, il Gaché continua a reggere l'assedio.

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Zonte _______________________________________________________________________ |
p. squassino |
Voce del verbo ZONTARE, per i non giapponesi: attaccare, congiungere.
Quella della giunzione è una malattia forse tipicamente GiEssePina, per quanto con fortissime influenze liguri, comunque di provenienza sicuramente occidentale. Si sta però espandendo in modo preoccupante e ha già colpito alcuni (pochi) fra i più irriducibili speleologi giuliani (contagio diretto?). Le prime avvisaglie della malattia si erano avute lo scorso anno quando il "Meandro de Plucia " si era riunito al Gortani, troncando speranze "abissali" e regalando al Michele un nuovo, sconsigliabilissimo, ingresso.
I più, dopo brevi crisi, sono guariti, qualcuno non si è più riavuto e quest'anno ha reso il "Complesso del Col delle Erbe" più degno del suo nome "biblico" e astutamente lungimirante, collegando il Gortani con l'Abisso Davanzo.
L'unione di questi due mondi di meandri ruscellanti e di pozzi in cascata è avvenuta la prima domenica di agosto, attraverso un limbo silenzioso e fossile: 300 metri circa di gallerie, un saliscendi tra marmitte e sottili veli di fango asciutto e polveroso.
Non erano mancati gli atti propiziatori: due domeniche di luglio trascorse a scavare come talpe giudiziose per aprirsi un varco nell'ingresso del Michele ed una terza dedicata alla prima discesa. Sconsolatamente avevamo constatato che il P118 che porta al salone Cesca era occupato da due cascate e che sul P60 sovrastante ci si bagnava un po' in discesa, assai di più in salita. L'umidità deve aver sabotato molti entusiasmi, perché dieci giorni dopo eravamo solo in due: io e l'orso Paponcio, pronti a ritentare. Forse è stata la prospettiva di questo unico 50% piemontese (o forse lo spettro del rilievo) che ha consigliato alla punta CGEB di attendere una nutrita compagine polacca che ci ha accompagnati, fradicia ma entusiasta.
La discesa è avvenuta attraverso la "Via Nuova" che dal fondo del secondo pozzo del Gortani conduce al salone Cesca in modo molto verticale e veloce, evitando menosi bigoli e barattando un meandro di 180 metri con uno da 56. Il percorso è stato abbastanza veloce e asciutto fino al terrazzo sul P118 non più in "tremenda piena". Mentre scendevo cambiando la corda, "l'abbondante stillicidio" (eufemismo) ha comunque trovato tutti quei varchi che una Marbak non più giovane rivela nei momenti meno adatti! Il tentativo di asciugarsi in galleria dell'Aragonite è stato patetico ma doveroso, dopodiché il fango, l'attesa, lo strisciare, l'incognita. All'inizio delle nuove gallerie di Capodanno, un'avanguardia socialista guidata da un poco socievole Bianchetti, si è allontanata seguendo la corrente d'aria ed ha rapidamente seminato una compagine mista Est-Ovest che ha rilevato e nel contempo creato un nuovo sistema metrico-decimale -s peleo - italo-polacco.
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Le gallerie percorse sono un nuovo pezzo del reticolo freatico che si sviluppa attorno alla quota 1400, e possono ancora portare lontano. Molti sono i bivi e le diramazioni non visitate e in questa direzione (ormai siamo sotto la Conca dei Camosci) puntano analoghe gallerie di abissi come il Comici, l'E 10 ed altri che si aprono sul Foran del Muss. Ad ogni modo sono bellissime, lavorate sul fondo dallo scorrimento a pelo libero che ha inciso marmitte perfettamente circolari, in certi casi più alte di me!
Sull'orlo del pozzo "GORTANZO" qualche mese prima avevamo lasciato la scritta CGEB (già, solo quella: l'orso Paponcio è PIU' GROSSO) e io avevo visto un noto ex pozzomane afferrato dal dubbio: scendere o attraversare? (sintomo sicuro della sindrome da Zonta: la prospettiva da verticale è diventata tridimensionale).
Per ora, causa "H2O pel porko", la prosecuzione occhieggia inviolata, quella notte d'agosto siamo scesi 30 metri più sotto, dove un misto di triestino e polacco ci ha parlato di spit, chiodi, tracce di carburo e di cordellettes: il DAVANZO.
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in lucania ________________________________________________________ |
n. masciandaro |
La regione lucana ha una popolazione di sole 650.000 unità, raggruppate in pochi comuni arroccati di solito sulla sommità di colline. Nei territori compresi tra Montescaglioso e Matera, in prossimità del confine con la Puglia, lo sguardo si perde lungo pianure deserte assolutamente prive di nuclei urbani, di sia pur minima entità.
Eppure in queste pianure squarciate da profondi canyons, una volta, in epoche lontane, vi era un fermento di attività umane con caratteri di vita associata piuttosto evidenti. Ecco quindi affiorare dalle parti più nascoste e dimenticate di questa terra molteplici segni di storia passata rivelati da grotte, tombe, sentieri, gradinate ed altre strutture architettoniche, interamente scavate nel tufo delle Murge. Non potendo dilungarmi in ulteriori descrizioni, mi limito ad elencare, spero in modo chiaro, le tappe fondamentali del nostro viaggio.
Nell'alto Materano abbiamo potuto visitare la grotta dei Pipistrelli di origine carsica che deve il suo nome ad una numerosa colonia di Chirotteri e che, dopo un grosso ingresso ed una galleria molto ampia, prosegue in condotte sottopressione per uno sviluppo totale di circa 150 m.
Numerosi i reperti di epoca preistorica trovati in questa cavità ed esposti al Museo Ridola di Matera. Nelle vicinanze della grotta ci si imbatte in due villaggi rupestri scavati dalla mano dell'uomo di cui si hanno notizie risalenti al Medioevo e che, come la grotta dei Pipistrelli, si affacciano sul torrente Gravina a 4 Km da Matera. Qui, dopo una breve visita ai Sassi, ci siamo recati sulla parte opposta del torrente Gravina per visitare il trincerone neolitico di Murgia 'Timone, ricco
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di tombe importanti per i numerosi reperti archeologici.
Dall'Alto Materano ci siam poi diretti sul monte Pollino dove, scattate alcune foto nei primi due pozzi del Bifurto, il nostro interesse per la preistoria ci porta alla ricerca di una piccola grotta di cui avevamo avuto sentore da alcuni ragazzi del posto: la grotta di s. Michele. Nelle vicinanze del Bifurto, questa cavità presenta una pavimentazione di pietre piatte e più o meno regolari e sembra che da scavi effettuati, sia no stati riportati alla luce selci, ossa lavorate ed oggetti domestici del Paleolitico e del Neolitico.
Dal Pollino ci si sposta quindi alla volta di Trecchina, sul Tirreno, per incontrare gli speleo del G.S. Valle del Noce da cui riceviamo indicazioni utili per localizzare le grotte della costa marateota. Le grotte di Maratea sono facilmente raggiungibili a nuoto o in canotto e, poste in successione lungo le pareti calcaree, terminano su piccole spiagge su cui a volte si affacciano pozzi direttamente collegati con l'esterno.
Oltre alle grotte raggiungibili dal mare, sulle stesse pareti, si aprono, a livelli superiori, altre piccole cavità che hanno dato alla luce reperti del Neolitico. Ritornando verso la Calabria, il nostro obiettivo è quello di raggiungere e visitare il Riparo del Romito, grotticella di origine carsica abitata dall'uomo in epoca preistorica che deve la sua notorietà ad una incisione di fama internazionale raffigurante un bisonte .
L'ultima tappa del nostro viaggio ci conduce alla grotta "Casteldilepre" vicino a Marsico Nuovo (PZ). Qui il paesaggio è dominato da vaste e numerose doline e, sul fondo di una di esse, si apre a inghiottitoio la grotta in questione. Dopo due piccoli pozzi iniziali, la cavità assume uno sviluppo orizzontale seguendo il torrente tramite una galleria che spesso si abbassa obbligando a procedere carponi. Un sifone, situato oltre alcune vasche poste in successione e profonde un paio di metri, chiude il fondo della grotta dove notiamo la presenza di un pneumatico segno evidente di possibili piene. Giunti quindi alla conclusione del nostro viaggio, io, Giuliano, Alma e Franca ripartiamo verso una nuova meta: il Marguareis.

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fighiera _______________________________________________________________________ |
g. badino |
Una discesa estiva per sgranchirsi un po' le gambe in un abisso che non tradisce mai chi vuole esplorare. La compagnia è costituita da Riccardo Pavia, Arlo, Lucido e chi scrive.
Affrontiamo quello che dovrebbe essere il più divertente dei grandi problemi in sospeso del monte: l'amonte del Fiume. Adiodati, quando ha superato il sifone temporaneo ha notato grandi ambienti e correnti d'aria, dunque ci devono essere vie che vi arrivano dall'alto.
La zona buona dovrebbe essere il sistema di condotte forzate ad occidente della Sala dell'Asino che Raglia Buoni Consigli. Difatti continua.
Proseguiamo in più punti: al Ramo Sinistro del Quadrivio, posto dimenticato da otto anni, fermandoci in tre punti su pozzo e anche dalle vie sopra l'Ohnishi.
Ma non c'è fretta di esplorare, per fortuna: torneremo, penso, in autunno.
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crak in dolomiti ___________________________________________________ |
g. badino |
Il CRAK ( Commissione Ricerca Aree Karsiche) è stato fondato quest'anno, credetemi. E' una accolita di esploratori diretta da un responsabile in carica per tutta la vita, e quello sono io. Lo dico perché c'è chi sostiene che il CRAK è stato fondato contemporaneamente alla dinastia Han, altri l'anno scorso, altri che il CRAK è una qualità dell'Universo, e dunque è altrettanto vecchio. Altri che non è stato ancora inventato, e che è ora di pensarci. E tutti dicono di essere il capo eccetto quello che dice che è stato fondato con Piaggiabella e che il capo è l'Immortale Vagante. Mentono tutti, approfittandosi dell'elasticità del regolamento che permette qualsiasi cosa, decisioni, espulsioni, anche di modificare il regolamento stesso senza avvisare nessuno.
La prima uscita è stata fatta sulle Dolomiti del Brenta, in un posto magnifico, lontano dal Marguareis. Ampia dolina tranquilla, paesaggio carsico fantastico, infiniti pozzi. Ne andasse giù uno, vacca.
Quando con Beppe raggiungiamo la zona gli altri compagni sono già in tanti, e ben scelti: Vianelli, Carrieri, Sivelli, Chiocchino, Piccini, Marantonio e poi altri, come me, per periodo più breve.
Son saltati fuori molti buchi, complessivamente di scarsa importanza. Quel che è stato importante è stato fondare il CRAK con lo scopo di trovare nuove zone carsiche, per ora in Italia. La gente c'è, voglia pure, vedremo quel che riusciremo a fare.
"Un viaggio di mille leghe inizia con ciò che sta sotto i piedi."

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test su una tuta _____________________________________________________ |
u. lovera |
Tra pozzi e strettoie, fra meandri e gallerie, è sempre più facile incontrare una tuta ILCOM con dentro uno speleologo nudo. E' reale: con la ILCOM è possibile entrare in grotta con una tuta integra e uscirne senza.
Tutti ben ricorderete le piccole lesioni, i taglietti che procurarono nel vostro passato speleologico il piacere di trascorrere alcune ore ad applicare bestemmiando toppe e suture sulle parti lesionate. Ora tutto ciò è superato, la ILCOM non si taglia: esplode.
E' una strana cosa, il PVC è apparentemente robusto, addirittura rigido, con la prerogativa di indurirsi ulteriormente in grotte fredde. La sensazione è allora quella di indossare una bara impermeabile antistrappo, sensazione che viene però compensata dalla certezza, evidentemente fallace, che nulla potrà lesionare tale scafandro.
Della bara ha anche la sagomatura, segue le forme di chi la indossa più o meno allo stesso modo. Grosso modo è un tubo aperto sul davanti a cui sono stati applicati altri quattro tubi per le braccia e le gambe, questi almeno al momento dell'acquisto privi di apertura.
L'apertura è sul davanti, ed effettivamente di questo si tratta visto che salvo nella prima mezz'ora d'uso si dovrà abbandonare ogni velleità di utilizzo del sistema di chiusura: 5 bottoni a pressione che trascorso il tempo sopra indicato si riempiranno di fango, e una ridicola striscia di velcron larga 1 cm di pari efficacia.
Ottimo è invece l'aver evitato di indebolire con cuciture le giunture, affidando alle sole saldature il compito di tenere insieme i vari pezzi. Resta naturalmente il dubbio che le saldature tengano solo perché tutto ciò che le circonda si è disintegrato prima.
Concludendo: se volete una tuta che accompagni con musicali straaap il vostro incedere in grotta, se volete che il taglietto fatto in meandro si allarghi sistematicamente ad ogni pompata sulla corda, se volete passare il martedì e il mercoledì di ogni settimana a tappare falle di mezzo metro comprate la ILCOM; se no vendete la vostra.

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relazione sulla zona Z ___________________________________ |
a. bianco a. gaydou |
Risalendo la Valle Almellina, situata ad est di Limone, e superati i casali Braja, proseguiamo fino a raggiungere il torrente, che scende il versante sinistro orografico della valle.
Le acque di questo torrente fuoriescono dalla Barmassa, una risorgenza incassata nel canyon della Gorgiassa, alla base della zona carsica, dello Jurin, poco conosciuta dagli speleo e, da noi, esplorata di recente.
La Grotta della Barmassa, già catastata da Dematteis, per molti anni è stata dimenticata e, solo di recente riscoperta dal nostro Gruppo. Essa si apre a metà di una parete verticale, situata in fondo al canyon della Gorgiassa (quota 1470). L'andamento della risorgenza è pressoché orizzontale, con un dislivello massimo di soli 7 m e una larghezza di 118 m sul ramo del torrente, fino al sifone terminale. Il torrente ha scavato un profondo meandro, con numerose marmitte profonde qualche metro, nel suo letto. La roccia nella quale è scavata la grotta è un bellissimo calcare nero, molto compatto. Vi sono ai lati del ramo principale, alcuni arrivi, con forte aria , che secondo Meo e Guala chiudono in strettoie intransitabili.
N.B.: consiglio di tenere ben d'occhio le condizioni meteorologiche esterne dato che, a poche ore da un temporale estivo, ho visto la risorgenza raddoppiare la portata dell'acqua. In questo caso il laminatoio iniziale è intransitabile.
Risaliamo il canyon della Gorgiassa, percorrendo il letto del torrente e i pendii erbosi, sul lato destro orografico. Incontriamo dapprima una serie di nicchie parietali, in calcare molto fratturato poi, dopo un saltino di rocce che sbarra il passo, arriviamo alla grotta della Gorgiassa (q. 1800). Questa grotta suborizzontale e con andamento verso Est, insieme alle altre due più piccole (che si aprono pochi metri più a monte e che con essa sono collegate da brevi gallerie franate) è probabilmente ciò che rimane di una vecchia risorgenza, segata per lungo dall'erosione di arretramento.
Che le acque, fuoruscenti dalla Barmassa, scendano lungo l'asse della valle, sembrerebbe confermato dall'inquinamento biologico provocato dal gregge di pecore che pascola al di sopra della parete terminale della Gorgiassa, inquinamento scoperto analizzando le acque stesse.
Continuando a salire i pendii erbosi, raggiungiamo la parete terminale che sbarra l'uscita dal canyon con un salto verticale. Alla base di questo salto si apre la grotta del Cannabis, che a metà agosto è ancora abbondantemente intasata dalla neve (forata da una fortissima corrente d'aria che esce dalla grotta). Sulla destra dell'entrata troviamo una grossa pozza d'acqua, dovuta allo scioglimento della neve. Non è un sifone! Sul lato sinistro, lo scivolo va a finire in un buco tra i massi di frana, ove filtra l'aria. Dopo la disostruzione di rito siamo scesi lungo un ripido pendio di neve e ghiaccio, profondo
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una trentina di metri, fin sul fondo di un grosso salone, alto una ventina di metri e con le pareti inghirlandate da festoni di stalattiti di ghiaccio. Questo salone termina in un camino alto 7-8 m arrampicabili, anche se reso pericoloso da numerosi massi instabili; dopo, si raggiunge un canyon, alto una decina di metri, alla base del quale vi è un passaggio tra i massi, che porta a una bassa galleria e ad una successiva strettoia, dalla quale fuoriesce una violenta corrente d'aria. Cosa ci sia oltre, è da vedere.
Considerando che tutti i buchi all'interno del canyon soffiano molta aria, è ragionevole pensare ad una o più zone di assorbimento, più in alto. Questa zona d'assorbimento si trova al di sopra della bastionata, che sovrasta il gias del pastore, ove giusto sul bordo troviamo Z1, un grosso pozzo di 9 m di profondità, che alla fine di agosto conserva ancora un notevole volume di neve, sul fondo, intasato da grossa frana. Solo in un punto vicino alla parete destra filtra una forte corrente d'aria (ancora soffiante) al punto da forare ben cinque metri di neve.
Circa 100 m più a monte troviamo Z2, che presenta un'entrata a pozzo, facilmente arrampicabile; al fondo del pozzo, dopo una massiccia disostruzione, la cavità prosegue prima in una bassa galleria e poi in un pozzetto tra la frana, andando a finire in una saletta, dalla quale si diparte uno strettissimo meandro di 15 cm che viaggia in direzione della "frattura dell'incrocio", visibile all'esterno.
Spostandoci verso Sud di una cinquantina di metri, troviamo Z3 e Z4. Il primo è uno strettissimo pozzo-fessura con il fondo intasato dalla solita neve e dalla frana. Il secondo, scoperto da Trota che passando vicino si è sentito "rinfrescare i piedi" dall'aria che passava al di sotto di un masso, dopo l'asportazione del masso stesso ha messo in luce l'entrata di un bellissimo pozzo a fusoide, con una ventina di metri di verticale perfetta e con il fondo, come al solito, ostruito da frana. La ricerca dell'aria ci ha portati nell'angolo più stretto , che abbiamo disostruito, fino a che un altro masso, di grosse dimensioni e bene incastrato, ci ha vietato il passo (per il momento). Un sasso gettato oltre al masso, ci ha detto che al di sotto vi sono ancora una quindicina di metri di vuoto.
Da notare che l'orientamento delle fratture di questa zona è grosso modo lo stesso, con lievi variazioni; infatti Cannabis è orientata a 315°, Z1 a 310°, Z2 a 325°, Z3 e Z4 a 5°. Ciò dimostra l'orientamento della grotta sotto ai nostri piedi; inoltre il volume d'aria emesso, in tutti i casi, ci parla di grandi vuoti sottostanti.
Superata la seconda balza del vallone troviamo tutta una serie di pozzi-fessura, siglati da Z5 a Z13, tutti orientati ancora in asse con la valle e, solo alla testata, orientati verso Sud-Est. Si tratta generalmente di pozzi-fessura, profondi mediamente una decina di metri e con dimensioni in larghezza
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variabili dai quattro metri di Z12 (un bel pozzo arrampicabile) ai 30 cm di Z 10, una brutta fessura incrostata di ghiaccio. Ancora forte aria in uscita e i soliti fondi intasati da neve e frana. Da notare che i due fianchi della valle non presentano cavità di rilievo, anche se sono numerosi i buchi visti, mentre solo sul fondo del vallone vi sono fratture interessanti.
Esploriamo ancora il versante Nord del Bec Rosso, che sarebbe la logica prosecuzione di quest'area carsica, scoprendo una quindicina di fessure profonde dai 10 ai 20 metri e con larghezze medie di 80 cm. Chiudono come al solito, con neve e frana.
Concludendo: questa zona, sia pure esplorata parzialmente, dato il poco tempo disponibile, ci ha fatto capire molto chiaramente che al di sotto dei nostri piedi vi è un grosso complesso al quale dovremo accedere al più presto, nonostante le difficoltà di disostruzione e transito. Secondo quanto visto, la "porta d'accesso" a questo complesso passa dal fondo di Z4 oppure dalla strettoia di Cannabis, i quali sono certamente collegati tra di loro, e quindi dovremo scendere in basso alla ricerca del torrente sotterraneo che ci potrebbe portare alla Barmassa, 480 m più in basso, oppure verso l'ignoto, verso l'alto.
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recensioni _______________________________________________________________ |
a. eusebio |
Yves Creac'h. Inventaire spéléologique des Alpes Maritimes, Comité de spéléologie des Alpes Maritimes, Nice 1984.
E' il primo volume, di una serie di quattro, suddivisi per comune, che documenta l'attività svolta da alcuni speleologi del dipartimento francese delle Alpi Marittime. Dico di alcuni perché sfogliandolo sorgono alcune perplessità sull'etica e la morale di chi lo ha redatto. Molti sanno che moralità, concetto difficile da teorizzare, e obiettività non sempre vanno d'accordo, questo libro ne è un buon cattivo esempio.
Certo il lavoro di catasto è enorme, difficile e soprattutto ingrato, ma nessuno è obbligato a farlo, chi decide di occuparsene deve avere una buona dose di obiettività, non lasciarsi trasportare nelle sue scelte dai sentimenti.
Questa è l'impressione che appare chiara a chi sfoglia queste pagine. Il redattore ha, con profonda negligenza, dimenticato, più o meno volontariamente (ai lettori l'ardua sentenza) tutto l'enorme lavoro del CMS, i rilievi, le prosecuzioni, pubblicando addirittura rilievi incompleti e storpiati di alcune parti. Tutti sanno che tra CM e CMS non corre buon sangue, ma le polemiche tra gruppi vanno bene per scherzo, e quando si vuole pubblicare a caro prezzo una serie di dati occorre che questi siano precisi, obiettivi e non siano frutto di decisioni politicheggianti e tengano conto del lavoro di ognuno.
Questo è purtroppo l'ennesimo frutto di una mentalità errata contro la quale anche noi, come GSP, ci siamo scontrati, ul-
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tima volta in ordine di tempo al Penthotal: il rifiuto di accettare i risultati di altri gruppi. In questo modo è nata, sempre in relazione al Penthotal, la banale giustificazione che l'ingresso era sempre stato chiuso da neve, ridicola dicevo perché da allora in poi la neve non c'è mai stata, anche quest'anno particolarmente sfortunato la neve non c'è. Ma questo deriva da un certo modo di pensare, che mi auguro appartenga ormai soltanto alle vecchie generazioni, e l'evoluzione di questo fa il resto.
Mi sono lasciato trasportare in questa filippica e ho attaccato questo scritto perché esso dovrebbe rappresentare la raccolta finale del lavoro di tutti gli speleo che hanno lavorato e lavorano ancora sul massiccio del Marguareis, e questo modo di fare è disonesto e scocciante; ma voglio andare ancora oltre spiegando dove sono stati commessi i principali errori. Il Trou-Souffleur è in realtà profondo 420 m e non 388, non si è tenuto conto infatti delle ultime esplorazioni (1976), inoltre manca la pianta che invece è presente sul Bulletin des Phenomènes Karstiques. Ancora al Castel Frippi 3 è stato dimenticato un ramo laterale importante, al Chou-Fleur il rilievo è incompleto e la profondità non coincide con il rilievo originale CMS-ACT, al Penthotal manca la pianta da noi fornita a suo tempo e ancora mancano le piante di grotte importanti, Jöel e Aven des Trois per intenderci. Come si può pensare di comprendere dei circuiti carsici senza produrre la pianta di grotte con sistemi freatici pseudoorizzontali?
Dopo questo divento sospettoso anche su quanto non conosco, ed è molto, delle restanti Alpi Marittime, è un lavoro enorme che dei gravi difetti (quello su enunciato è sicuramente il peggiore), mettono in forse.
Altre osservazioni si possono fare ora sul libro in sé, la veste grafica dei disegni è dubbia, non si può sprecare una pagina per un buco profondo 19 metri e poi fare pagare il libro oltre 16.000 lire. Buona invece è l'organizzazione generale e le varie introduzioni, decente anche quella geologica. Ancora è ridicolo misurare le profondità delle grotte a decimetri ma qui avviene: di alcuni buchi il rilievo fa ridere, profondità 22 metri e 20 centimetri ( 24-12) oppure 19 metri e 40 cm o ancora 61 metri e 30 cm (24-50),... poi però mancano le piante degli abissi... Fa sorridere inoltre che siano consigliate le scale come mezzo di progressione in grotta, quando da 10 anni tutti o quasi viaggiano su corde.
Su tutto è positivo comunque che me l'abbia regalato l'amico Bajo, così non ho dovuto comperarlo.
