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GROTTE

anno 26, n. 81 - maggio-agosto 1983

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

SOMMARIO

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La parola al presidente

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Notiziario

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Attività di campagna

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Zibaldone

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Gola profonda

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Piedi Umidi o della giunzione

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Cirith Ungol

28

Abbiamo fatto anche "E due"

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Buca dei Lucchesi

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Ancora Monte Corchia

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Filologa

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     Ai -200

38

     Al sifone

40

Non c'è solo la Gola

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Abisso Armaduk

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Ma il vento dov'è?

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Momenti di speleologia (Bacardi)

 

Redazione:

Marziano Di Maio

(resp.)

 

Giovanni Badino

 

 

Alberto Gabutti

 

 

Laura Ochner

 

 

Elio Pulzoni

 

 

 

 

Stampa: LITOMASTER,

Via Sant'Antonio da Padova, 12

 

 

Stampato con i contributi della Regione Piemonte previsti dalla Legge Regionale n. 69/1980.

 

 

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la parola al presidente

     Forse inconsciamente volevamo festeggiare il trentennale del gruppo degnamente, forse cercavamo una conferma o forse una affermazione, in ogni caso direi che abbiamo centrato il risultato. Poche volte ho visto tanta esultanza e tanti risultati derivanti da un lavoro veramente collettivo dove tutti insieme, chi più e chi meno, è sempre stato coinvolto.

     Prima il Fighiera e la Toscana. poi il "nostro" Marguareis e Piaggia Bella. Il sistema a cui ognuno di noi ha legato una parte di sé stesso. Un velo di amarezza copre però la gioia per questi risultati, troppe volte infatti queste grotte invece di riunirci ci hanno divisi, ma del resto i mortali sono idioti e le grotte che lo sanno se ne infischiano. Poi in ultimo ancora Marguareis dove il buon Giovanni inventa un altro buco, questo è sicuramente il suo anno, che apre un nuovo capitolo sul complesso di Piaggia Bella.

     Una pietra miliare della speleologia non solo marguareisiana è stata posta, parliamo di grotte e di speleologi. ma parliamo anche di uomini?

 

 

Attilio Eusebio

 

 

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Notiziario

Riunione di metà anno del GSP

     Si è tenuta il 17 giugno, per fare il punto sull'attività svolta, per programmare un po' quella futura e per nominare nuovi membri del Gruppo.

     Per sommi capi viene data relazione dei punti più importanti dell'attività dei primi mesi dell'anno: concluse le operazioni all'Artesinera, operata la giunzione tra gli abissi Fighiera e Corchia, trovati tre nuovi abissi sulle Apuane, fatte esplorazioni nel settore basso del Corchia e nella prima parte di Piaggia Bella, continuate le ricerche a Rio Martino e le battute sul Marguareis.

     Circa le altre attività, si sta lavorando per dotare il rifugio di porta e finestre nuove e di un minimo di attrezzature in più. Presto sarà pubblicato l'aggiornamento del Catasto.

     Vengono nominati nuovi aderenti Saverio Bessone, Alessandro Bianco, Maria Grazia Bordini, Sergio Brucoli, Gian Franco Buscatti, Michele Gecchele, Paolo Gecchele, Maria Consolata Lusso, Anna Maria Pilotto, Rosalinda Rambaldi, Sergio Serra.

Viene eletto membro effettivo Giulio Gecchele.

 

Nuove dal Cappa

     Lucien e C. (fra i C. il nostro Armando) han trovato nuove gallerie al fondo dei 690 (che ora è settecento). In una spedizione successiva hanno esplorato oltre un chilometro di gallerie con torrente e continua ancora, anche se senza speranze di approfondimento.

      La contemporanea colorazione, fatta in modo in po' improvvisato, ha dato risultati negativi alla sorgente del Pesio.

 

Gouffre des Quatre

     Abisso marguareisiano di là del confine. Era fermo a poche decine di metri di profondità, finché una disostruzione decisa ha aperto nuove prosecuzioni per ora ferme a -300 su strettoia con ancora possibilità più in quota. Se ne occupano Dédé ed altri nizzardi.

 

S2

     Gli imperiesi continuano a lavorare al di là del Ballaur, nell'S2. Han trovato notevoli prosecuzioni nel Ramo di Mez-

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z'Agosto, un ruscello che scende indipendentemente da RA verso Piaggia Bella. Temporaneamente bloccati da strettoia, sono riusciti a passare fermandosi in zona di sale con notevoli prosecuzioni a circa trecento metri dalla zona di Paris Côte d'Azur. Che stiano esplorando l'amonte della Filologa?

 

Gli ingressi del Gaché

     Peccato che questo bollettino si chiuda ad agosto: non potete infatti sapere quanti ingressi ha il Gaché.

 

Ancora abissi marguareisiani

     Joel: Jojo Lamboglia prosegue disperatamente le esplorazioni a tre dimensioni nell'abisso. La profondità è -420 (per ora) ma è lo sviluppo ad essere sorprendente: oltre due chilometri, limitati solo dalla solitudine, o quasi, dell'esploratore. Anche i pozzi non sono pochi: ottanta.

     L'E 103. buco di zona D trovato dal GS Bolzaneto (Gian Maria Schiaffino et al.) è per ora fermo a circa -200 su sifone. L'ingresso è stato disostruito (a favore dei genovesi!) da Baldracco e Doppioni.

     F15, abisso di zona F, miticamente promettente, è stato riguardato da tre di noi: non prosegue, ne proseguirà mai.

     Peter Pan. Lo mettiamo in chiusura perché ne abbiamo il rilievo. E' un buco vicino all'S2 aperto da Giovanni Francesco Pittato (Jean François, vedi oltre). L'ultimo pozzo è direttamente sopra le gallerie del Blitz nell'S2. Il tentativo fatto dagli imperiesi di giuntarlo non ha dato risultati: Mureddu. nel Blitz sentiva le pietre fatte cadere nell'ultimo pozzo, senza però sentire le voci.

 

L'Abisso Roversi continua

     Il Don Ciccillo (Abisso Roversi) prosegue. I Polacchi ripetitori non sono e, se scendono. esplorano.

     Maligni dicono che sono andati al Don Ciccillo credendolo un inviato del Papa, comunque la prosecuzione c'è, ferma a -700 e continua: infinite le promesse.

 

Arnetola

     La buca della Lavandaia in Arnetola prosegue già da tempo ad opera di Marcantonio e C. Solo che è stretta e fetida e

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Abisso Peter Pan - rilievo

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per ora passa solo Marco: al di là dell'ultima fessura c'è un pozzo da 140, il più lungo dell'Arnetola, solo che gli son mancati pochi metri di corda per arrivare in fondo. Quando è ritornato è stato respinto da una sassata in testa.

     Colorazioni in Arnetola. Sorprendentissimamente la fluorescina non esce nel lago sottostante (ex lago) ma al Frigido, un milione di chilometri e centomila valli più in là.

     C'è da pensare che quando si esplora in Corchia e quando si esplora al Neil Moss si esplori nella stessa grotta.

 

Black and White

     Ancora giunzioni (niente sesso, sia chiaro).

Il buco degli spezzini sul Corchia nelle cave sotto il Fighiera è entrato in Corchia. Dopo un lungo lavoro di parecchio tempo e valore da parte degli amici di La Spezia, un gruppo di speleologi con il giuntatore Carrieri (al suo attivo sono S2, Khayyam, Gola, Garyhemmings, EsseBue), Leo ed altri sono entrati nel Corchia nel Ramo del Sole, rami dei Fiorentini.

     Il nome è Black and White: quella di cadere dall'alto in Corchia sta diventando una consuetudine, ormai.

 

Cosa vogliono "valorizzare" a Martina Franca?

     Ci è giunta notizia che un ente di Martina Franca (Taranto), e precisamente il Consorzio Interprovinciale del Territorio dei trulli e delle grotte, ha indetto un pubblico concorso per titoli ed esami per l'assunzione di un Coordinatore Servizio speleologico. I candidati devono essere tra l'altro in possesso della Laurea in Geologia o Architettura o Ingegneria o Agraria, e avere un'età tra 18 e 35 anni (ma come si fa ad essere laureati a 18 anni?). Il prescelto avrà uno stipendio base annuo lordo di 4.920.000 lire.

     Fa sempre piacere sentire che a qualcuno è data la possibilità di vivere di speleologia, bene o male. E ci auguriamo che ad essere assunto sia uno speleologo vero! Ci incuriosisce però sapere per quali necessità, in quel di Martina Franca, si è sentito il bisogno di assumere a tempo pieno un Coordinatore Servizio speleologico. Che mansioni avrà? Cosa dovrà coordinare? e di che servizio speleologico si tratterà? Ignoriamo anche del resto quali siano le funzioni e gli obiettivi per i quali esiste il predetto Consorzio, che stranamente non ha contatti di rilievo con gli ambienti speleologici neppure locali. Qualche indizio per i nostri interrogativi forse c'è: infatti la seconda prova scritta del concorso verterà su "Pro-

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getto di utilizzo e di valorizzazione di cavità carsiche"; inoltre è richiesta una laurea di tipo tecnico e non di tipo naturalistico. Ma allora sorgono interrogativi ben più inquietanti: quali utilizzi saranno mai previsti? quali valorizzazioni si vorranno intraprendere? A questo punto speriamo davvero, totalmente d'accordo con l'amico Palmisano, che il sullodato Consorzio sia sul serio il solito carrozzone politico, che si mangi i soldi e faccia i suoi clientelismi ma senza mai concludere nessuna "valorizzazione".

 

Varie

     L'Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi prosegue la sua attività se pure a ritmo molto ridotto. Ha prodotto a cura del GSBi, un opuscolo a titolo "Immagini dalle grotte" ed ha curato un progetto di ristrutturazione dell'illuminazione di Bossea.

     Il nostro gruppo ha trovato una delle sue dimensioni più vere. Chieri è una città vicino a Torino dalle fogne medioevali ma non per questo inattive. Le stiamo esplorando per conto dell'amministrazione comunale.

     Incursione dei ladri (sembra due matti della Pornassino Jazz Band) nella Capanna Saracco-Volante. Han rubato cose sensate ed insensate: un astrolabio, ottantasei buste Knorr, il rilievo di Piaggia Bella, un Gibbs, due fodere di materasso, un pacco di piatti smaltati ed altre cose di miglior valore ed intelligenza.

     Ambrogio Fogar scrive di speleologia: ha cominciato con "Natura", un articolo sulle grotte del Timavo. A quando lo vedremo aggirarsi in slitta su e giù per i meandri della Gola del Visconte?

     Visto che scriviamo il notiziario e rivanghiamo tradizioni di felicitazioni, ecco qui le nostre felicitazioni (serie) ad Ivano Di Ciolo e Franca Giannecchini.

     Inoltre facciamo auguri di brillante carriera al neo dottore in geologia Attilio Eusebio, presidente del GSP.

     Felicitazioni anche al socio Beppe Giovine e all'amico Roberto Mureddu per la loro partenza militare. Possano mietere grandi successi.

 

 

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Attività di campagna

     8 maggio, Rio Martino: Bessone, Oddoni, Zinzala, Villa; continuata l'esplorazione dei rami trovati in inverno.

     Piaggia Bella: Cevenini, Chiabodo, Lovera, Nobili; esplorazione zona alta Rivière du Nord.

     Val Corsaglia: Vigna; Battuta nella zona di confluenza Rio Sbornina-Corsaglia.

     15 maggio, battuta in Val Corsaglia (CN): Chiabodo, Guiffrey, Nobili, Vigna.

     Orto di Donna (LU): Baldracco, Eusebio, Gabutti, Guala, Giovine, Lovera, Lusso, Mazzer, Parodi, Rossi, Valente; battuta ed esplorato il "Buco dei Lucchesi" fino a -100 circa.

     21 maggio, Perti-Finalborgo (SV): Uccio Garelli; ricerca di cavità in zona Arma Pollera.

     22-23-24 maggio, Piaggia Bella: Bessone, Oddoni, Zinzala; rilevati ed esplorati rami nuovi in zona Besson.

     21-22 maggio, Bologna: Badino, Eusebio, Vigna, Valente: congresso di speleologia fisica.

     28 maggio, battuta in Valle Pesio (CN): Gabutti, Giraudo, Guala, Pappalardo, Pastorini, Pilotto, Vigna.

     28-29 maggio, Jurin (CN): Cannonito, Curti, Eusebio, Lovera, Sconfienza, Valente; battuta e discesa di alcune piccole cavità.

     29 maggio, Jurin (CN): Gabutti, Giraudo, Guala, Pappalardo, Pastorini, Pilotto, Vigna; battuta.

     Sgarbo du ventu (IM): Buscatti, Maina, Giovine, Rambaldi, Rossi, Villa; scesi al fondo (-100) e disostruito budello sul fondo.

     28 maggio, Antro del Corchia: Badino, Di Ciolo, Frati, Vianelli; giri nelle gallerie del Venerdì.

     5 giugno, Orto di Donna (LU): Baldracco, Bianco, Gabutti, Gobetti, Guala, Giovine, Lovera, Lusso, Pastorini, Paola, Melecchi, Vigna, Zinzala; disceso il "Buco dei Lucchesi" alla ricer-

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ca di prosecuzioni, sceso l'E-Z fino a -90 ed eseguita battuta.

     Fighiera-Corchia: Badino, Di Ciolo, Segir, Sivelli (GSB), Vianelli (GSB); rilevata zona del Khayyam e fatti prelievi di acqua.

     Capanna Saracco-Volante: Bianchetti (CGEB), Chiabodo, Guiffrey, Nobili, Pusceddu, Squassino; primi lavori alla capanna saccheggiata, e battuta sul Balaur.

     11 giugno, Piaggia Bella: Bessone, Oddoni, Oliaro, Serra S., Zinzala; continuate risalite in zona Besson.

     12 giugno, Piaggia Bella: Pusceddu, Zinzala; continuata esplorazione in zona Besson, il ramo trovato finisce in sala Besson.

     Abisso Bacardi: Nobili, Guiffrey, più amici del GSAM; esplorazione e rilievo.

     Ripari di Vaie: Arietti più moglie, Maina, Villa; visita fotografica.

     Imperia: Guala, Bianco, Pastorini, Rambaldi; proiezioni di diapositive speleologiche.

     19 giugno, Abisso Bacardi: Nobili, Guiffrey più amici del GSAM; proseguita esplorazione fino a -430.

     Arma dei Grai: Bianco più amico; giro turistico.

     Baader-Meinhof: Badino, Lovera, Sconfienza, Curti, Giraudo più GS CAI Verona; fatto rilievo.

     26 giugno, Capanna Saracco-Volante: Badino, Eusebio, Gabutti, Gobetti, Marantonio, Pilotto, Valente; battuta nella zona del Gaché e trovato Esse Bue.

     Battuta in zona Mondolè-Artesinera: Chiabodo, Nobili; scavate un paio di doline con aria.

     Grotta di Bossea: Buscatti, Giovine, Maina, Nadia, Rambaldi, Susanna, Villa, Zinzala; giro nel ramo attivo.

     Oncino (CN): Buscatti, Giovine, Luise, Maina, Nadia, Rambaldi, Villa, Zinzala; ricerca di cavità.

     25 giugno, Alta zona F: Baldracco, Guala, Vigna; battuta tra il rif. Don Barbera e il Corno di mezza via.

     26 giugno, Grotta della Verzera: Baldracco, Guala, Vigna; tentativo di passare la strettoia.

     3 luglio, Esse Bue: Guala, Gecchele Paolo, Vigna; esplorato fino a -20.

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     W 1: Bianco, Gabutti, Villa; ricerca vana di prosecusioni.

     Abisso Dolly: Chiabodo, Giovine, Guiffrey, Ochner, Zinzala; fondo del ramo "Sinhue" a vedere un arrivo.

     Tana della volpe (CN): Francesco Franco, Giovanni Gili e amici; disostruito condotto con aria.

5 e 8 luglio, Abisso S-2 (Carciofo): Calandri (GSI), Emilio, Faluschi (FSI), Gobetti, Mureddu (GSI), Pittet, Ramella (GSI); esplorate grandi gallerie di "Aristera" oltre il ramo di "Mezz'agosto".

     9 luglio, Abisso Peter Pan: Pittet; scoperta.

     10 luglio, Esse Bue: Eusebio, Lovera; esplorato fino a -80, dove chiude in fessura.

     Gola del Visconte: Badino, Chiabodo, Guiffrey, Nobili; tolto il vecchio cavo e fatto rilievo di zona Passo delle perle.

     Battuta in zona Solai: Gabutti, Guala, Pastorini, Vigna.

     13 luglio, Piaggia Bella: Gobetti, Guiffrey, Pittet; Galadriel, Siphon Amont, Belladonna, osservazioni varie.

     14 luglio, Pozzo dei Gracchi, Gobetti, Pittet; vana ricerca di prosecuzioni.

     15 luglio, zona O-Punta Marguareis: Gobetti, Pittet; battuta.

     16 luglio, Piaggia Bella: Emilio, Calandri (GSI), Nobili, Ramella (GSI), due novaresi, due svizzeri; gallerie di Bella-donna, e Paris Cöte d'Azur.

     Gola del Visconte: esercitazione di soccorso. Del GSP: Eusebio, Badino, Vigna, Chiabodo, Curti, Lovera, Guala, Segir, Guiffrey, Doppioni, Baldracco, Gobetti, Villa, Serra.

     17 luglio, Buco di Valenza: Francesco Franco più amici; giro turistico.

     19 e 21 luglio, Abisso Peter Pan: Emilio, Gobetti, Pittet; esplorazione fino a -104, fermi su possibile congiunzione col ramo del Bliz (S-2) dal quale il Peter Pan è più alto di 29 m.

     23 luglio, Piedi Secchi: Gabutti, Lovera, Lusso, Pilotto, Sconfienza; sceso e riarmato in parte (-150).

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     24 luglio, Capitano Uncino: Pittet; sceso fino a -35, fermo su fessura (il buco si trova dietro il testone di Deneb).

     Zona di Deneb: Gobetti, Martinuzzi (CGEB), Paola Melecchi; battuta.

     Piana del Solai: Badino, Carrieri (GSS); disostruzione di alcuni buchi.

     Zona Morgantini: Vigna; visti alcuni buchi e scavato un buco senza sigla che prosegue.

     25 luglio, A-7: Lovera, Lusso, Martinuzzi (CGEB); forzata strettoia a -16.

     Zona Ferà: Badino, Gobetti, Paola Melecchi, Pittet, Sconfienza, Stulle (CGEB); battute pareti del Ferà e bassa zona D, trovato l'Armaduk.

     26 luglio, A-7: Carrieri (GSS), Lovera; esplorato fino a -45.

     27 luglio, A-7: Gobetti, Martinuzzi (CGEB); esplorato fino a -60.

     28 luglio, A-7: Emilio, Pittet; esplorazione e rilievo completo fino a -75, fermi su fessura.

     Gola del Visconte: Badino, Carrieri (GSS), Gobetti, Lovera, Martinuzzi (CGEB), Sconfienza, Stulle (CGEB); esplorazione e rilievo fino all'amonte del sifone dei Piedi Umidi.

     29 luglio, Zona D: Pittet, Stulle (CGEB); battuta zona D e sceso buco marcato GSB 78.

     30 luglio, Zona D: Lovera, Pittet, Stulle (CGEB); disostruzione buco in bassa zona D.

     Badino, Susy Martinuzzi: poligonale esterna di Pian Cardone e Piana del Solai .

     31 luglio, Abisso Armaduk: Baldracco, Eusebio, Lovera, Pittet, Sconfienza; esplorato fino a -30.

     Piana del Solai: Bessone, Guiffrey , Giraudo, Nobili, Oddoni Mario e fratello; scavato buco.

     Piana del Solai: Carrieri (GSS), Chiabodo, Segir; disostruzione e scavo di dolina con aria forte.

     1 agosto, Gola del Visconte: Avanzini, Bianco, Carrieri (GSS), Chiabodo, Eusebio, Emilio, Gabutti, Guiffrey, Nobili, Segir, Sconfienza, Pittet; rilevate ed esplorate gallerie ver-

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so il Gaché e verso Piaggia Bella.

     Zona Solai: Bessone, Didi, Gobetti, Oddoni Claudio; battuta e trovato buco "Papillon" vicino alle Mastrelle.

     2 agosto, Buco Papillon: Bessone, Oddoni Mario e Claudio, Zinzala; martellato l'ingresso e battuta in zona.

     3 agosto, Gola del Visconte: Lucien Berenger (CMS), Gobetti, Pittet; continuate risalite verso il Gaché.

     Piaggia Bella: Bessone, Bianco, Oddoni Mario, Zinzala; cercati invano i Montoneros e iniziate risalite al ramo dei due pozzoni nei Piedi Umidi.

     Piaggia Bella: Emilio Franco, Gabutti, Guiffrey, Nobili, Oddoni C.; Piedi Umidi rilevato ed esplorato A-3 (affluente di destra).

     4 agosto, Piaggia Bella: Eusebio, Curti, Sconfienza, Zinzala; risalito arrivo in fondo alla sala Galadriel.

     5 agosto, Zona B: Bianco, Oddoni, Zinzala; rilevati alcuni buchi.

     Carrieri, Curti, Sandro Maggi, Sconfienza; interrotta punta alla Gola del Visconte all'altezza della tenda di Aldo.

     6 agosto, Gola del Visconte: Carrieri, Curti, Sandro Maggi, Sconfienza; esplorato e rilevato il ramo del Labirinto, ed in parte rilevato il meandro Aureliano Buendia o della solitudine.

     Abisso Cappa: Guiffrey con Dedè, Lucien e Patrick Lovato del CMS e un altro francese, scesi al fondo entrando dal Diciotto; esplorato e rilevato.

     Abisso 18: Nobili più comaschi; scesi fino a Mimoso la biscia.

     7 agosto, Piaggia Bella: Bessone, Bianco, Gabutti, Lovera, Mario Oddoni, Parodi, Zinzala; Piedi Umidi, continuata esplorazione ramo dei due pozzoni, fatto il rilievo ed iniziata la poligonale dei Piedi Umidi.

     4-5-6-7 agosto, Grotta del Mià o Gleisëtte d'Bardulin (Valle Stretta): tracopiatura completa di tutte le incisioni delle pareti della caverna, effettuata dagli specialisti A. Gattiglia e M. Rossi con l'appoggio di M. Di Maio .

     8 agosto, Abisso Armaduk: Nobili, Pittet, Sconfienza; e-

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splorato fino a -130 e rilievo completo.

     Piaggia Bella: Curti, Eusebio; scoperte 250 metri di gallerie alla confluenza.

     10 agosto, Piedi Secchi: Bianco, Curti, Lovera, Sconfienza; punta fermata a -130 per mancanza di placchette.

     Gouffre des Quattres: Depallens, Nobili, Pittet; trovata prosecuzione.

     A-27: Giraudo, M. Oddoni, Zinzala; fatto rilievo.

     11 agosto, Gola del Visconte: Lovera, Sconfienza; rilevato meandro Aureliano Buendia, fatte risalite.

     Piaggia Bella: Avanzini, Carrieri (GSS), Didi, Emilio, Gabutti, Gobetti, Parodi, Pierluigi; risalite e rilevate gallerie Garyheming fino al pozzo Lady Fortuna e finita poligonale dei Piedi Umidi.

     Piaggia Bella: Curti, Cannonito, Bessone, Giraudo, Nadia, M. Oddoni, Zinzala; manifestazione turistica Pas-Confluenza.

     12 agosto, Gouffre des Quatres: Dedé, Nobili, Pittet; trovata prosecuzione.

     Zona B: Oddoni, Zinzala; prese coordinate di tutti i buchi B.

     14 agosto, Gola del Visconte: Emilio Franco, Parodi, Patrick (CMS), Perello, Sigismondi D., Sconfienza, Zinzala.

     Piaggia Bella: Carrieri, Chiabodo, Frizzotti (CSR), Gobetti, Guiffrey, Nobili, Pittet e quattro del CMS; effettuata giunzione Gola-Piaggia Bella attraverso le gallerie Garyhemming.

     16 agosto, B-18: Buscatti, Nobili, Rambaldi; sceso pozzo di 20 metri, chiude.

     17 agosto, battuta in zona D: Baldracco, Gabutti, Guiffrey, Nobili, Pusceddu più romani; scesi alcuni buchi.

     18 agosto, Piaggia Bella: Gabutti, Guiffrey, Villa, Franco; Piedi Umidi, esplorato e rilevato il ramo "Boderek tampax" e rilevato parzialmente un ramo vicino a Lady Fortuna.

     Battuta in zona E: Buscatti, Giraudo, Minetti, Perello, Rambaldi, Villa.

     19 agosto, Zona D: Baldracco, Doppioni, romani, Aldo e moglie del G.S. Bolzaneto; allargato ingresso di E 103.

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     Buco di Marco: Buscatti, Minetti, Perello, Rambaldi; terminata esplorazione a -80 e rilevato.

     20 agosto, Buco delle Mastrelle: Doppioni, Giraudo; ricerca di prosecuzioni.

     22 agosto, Abisso Jöel: Nobili più due speleo del Martel; esplorazione.

     23 agosto, Piana del Solai: Badino, Gobetti, Steinberg, Villa, Nobili, Bonelli, Martinuzzi, Piva; battuta in zona e scoperta dell'Abisso Filologa.

     25 agosto, Abisso Filologa: Badino, Martinuzzi ( CGEB), Vigna; esplorato fino a -200.

     26 agosto, Piana del Solai: Gabutti, Gecchele G., Pastorini, Vigna; battuta in zona e allargato ingresso Filologa.

     Piaggia Bella: Badino, Emilio, Gobetti, Villa; giro fotografico in Piaggia Bella in piena.

 

 

 

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zibaldone

     Articolo su ordinazione per raccontare che anche nell'83 ci sono i buchi che non continuano.

     Ero intenzionato ad iniziare da ESSEBUE, buco sulla spaccatura del Gaché dalla parte di Zona Omega, che però ora ha cambiato categoria diventando il primo abisso dell'ottobre 83. Qualcuno sul prossimo numero parlerà di strettoisti, di frana, di gallerie inclinate, di Pietro l'Aretino, e Gaché ecc.

     C 1. Ha ricevuto la visita di Giorgetto a molti anni di distanza dalla precedente incursione umana, niente da fare: frana sul fondo, arrampicate infruttuose.

     PIEDI SECCHI. Note tristi. Per ben due volte fummo fermati da cause di cui la seconda, scarsezza di placchette, è la più onorevole. L'altra la taccio, almeno per iscritto. E' un bel posto in cui tornare a lavare onte e trovare prosecuzioni. Il pozzo da 60 è bellissimo ma non ha novità.

     FERA'. Parecchi condotti escono dalla montagna; ovviamente li ha trovati Jean François che possiede doti medianiche per cose e buchi. Si fermano tutti dopo poche decine di metri interrandosi o su concrezione.

     ZONA D. Sempre lo Svizzero a caccia. Iniziata una disostruzione alla base del Corno di Mezzavia. Grossi blocchi che prima erano sotto ora sono fuori; in compenso alcuni massi che erano fuori ora sono dentro assieme ai brandelli della mia mano e della sua gamba. Tralasciate le operazioni. Aria discreta. Poco più in basso una fessura con aria forte.

     ZONA B. Zinzala e Cagnotto rivedono alcuni buchi; niente di nuovo.

     SOLAI. Badino trova la Filologa; forse chiude, ma in basso e merita un articolo a parte; le restanti doline le cadono dentro.

 

Ube Lovera

 

 

     Finito di raccontare le cose piccole si passa alle grandi: Gola del Visconte.

     28.7. Punta iniziale: le maledizioni che avevano protetto l'ingresso dagli indegni sfiorano il loro promotore; il fantasma di un deltaplano che incrociamo sul pozzo del Labirinto

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evoca immediatamente catastrofi di carattere impiantistico-idraulico. Si continua. Punta da corsa con saltini in un meandro nero; due perforatori sempre all'opera, velocissimi fino a Kazhad-dum, l'arrivo sui Piedi Umidi. Poi pozzetti da scendere e sale in cui seguire i segni di Penez, fino al salone dedicato dal solito timbro commemorativo a Gabriello Chiabrera improponibile savonese.

     Quindi tranquillamente, in un crescendo di dialetti diversi fino alla sagola che si immerge cento e tot metri prima di uscire in P.B.

     1.8. Dodici persone a risalire il risalibile e rilevare il risalito. Tira aria di Gaché, nel senso che tutto ciò che arriva nella Gola arriva da quella direzione: il meandro dei Narti e le due grosse gallerie parallele che partono dal sifone.

     3.8. "Stringe ma è il meandro del Gaché" dice Lucien di ritorno dalla sommità della Rousseau, una delle gallerie del sifone.

     6.8. Si ritorna al ramo dell'82 la cui esplorazione era stata interrotta dallo stolto svolazzìo. Parte dalla base del Pozzo del Labirinto e attraverso un'apoteosi di pozzi e meandri si tuffa nel sifone (sospeso) delle Paperoche. Nella zona termina maestosamente il meandro "Aureliano Buendia o della solitudine".

     11.8. Al Buendia è dedicata la successiva discesa e alla solitudine il suo rilievo che costrinse due stolti a duecento cinquanta metri di brevissime ed estatiche puntate. Al fondo una breve risalita li convinse a desistere al cospetto di un enorme pozzo ascendente circolare.

     14.8. Giorno in cui dopo aver visionato i tortuosi scarabocchi che uscivano da PB e dalla Gola si arrivò ad auspicare di poter entrare dall'una e uscire dall'altra evitando sgradevoli nuotate.

Lady fortuna è una piccolissima spaccatura che permise agli scoraggiati individui della Gola svaccatisi nelle vicinanze del termine della Rousseau, di unirsi ai chiassosi personaggi che vagavano con gli occhi ancora pieni delle grazie di Bo Derek in inedita versione.

     25.9. Ultima discesa in cui alcuni astuti sottrattisi alle insidie del disarmo risalendo il torrente fino a schiacciarsi

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la testa fra calcare e impermeabile, ebbero la soddisfazione di percorrere i Piedi Umidi per tutta la sua lunghezza, sifone escluso, fino a Piaggia Bella.

 

 

Stefano Confienza

Ube Lovera

 

 

gola profonda

     Era l'anno del Cinghiale, o del Porco, a seconda dei punti di vista. Più precisamente era, ed è, l'anno Fiume quieto-Cinghiale.

     Non so se sia dovuto a questo, non lo credo, ma è un anno di esplorazioni incredibili, intense, inattese, lunghe. Anche solo sul Marguareis è l'anno in cui fra noi e gli imperiesi, la conoscenza della Conca di PB e delle sue vie sotterranee è grosso modo raddoppiata ed è, oso dire, diventata ragionevolmente adeguata.

     La Gola ha dato un buon aiuto a questa ricerca. L'ultimo articolo l'avevo scritto a Nizza, in vacanza, ed avevo narrato di come fosse questo l'abisso più importante del Marguareis, di come secondo me, si poteva, da lì, risolvere il problema del bacino di raccolta del torrente dei Piedi Umidi e di come, più in là, si poteva integrare il Gaché nel complesso di PB.

     Sembra che sia tutto vero. Una sola discesa ci ha portato all'amonte del torrente dei Piedi Umidi, alle gallerie intraviste da Patrick al di là del sifone.

     Altre discese le hanno estese, una recente discesa ha delimitato a Nord il bacino dei Piedi Umidi, e quindi probabilmente del Complesso di Piaggia Bella (in attesa della zona O). Le esplorazioni per ora sono ferme sul confine orientale di questo bacino: ma ancora grandi cose ci aspettano al di là, sta dicendo il fiume dell'aria che ne proviene. Di là c'è il Gaché, ed altro.

     Passiamo ora alle discese di cui mi compete la narrazione: sono due. La prima con Sirbiss, Arlo e Munnezza (due Roberti ed un Gianni) la prima domenica di luglio. Non grande il programma: riarmare il pozzo del Labirinto, topografare il ramo esplorato l'anno scorso ed infine guardare, e farla imparare ad altri tre, la strada nella Gola specie in vista della immi-

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nente esercitazione di soccorso. Molti ritardi ridimensionano ancora questi obiettivi: rilevo solo fin sotto il Labirinto, guardiamo lungo questo uno dei buchi in parete (va avanti ma son senza corda) poi con Arlo andiamo a dare un'occhiata, solo un'occhiata, al ramo attivo. L'anno scorso, con Giampiero ci eravamo accorti che era il ramo più promettente ma avevamo preferito scendere lungo il fossile immaginando che, o chiudeva in fretta o si congiungeva all'altro. Invece andava giù, e, allora, non l'avevamo congiunto all'altro.

     Del resto scendere l'attivo senza Giampiero è proibito dall'etica e quindi, appunto, diamo solo un'occhiata: pozzo da quindici, stupendo meandro nel nero striato, con eccentriche e poi pozzo con grandiosa eco. Bene bene.

     Domenica dopo siamo di nuovo in questa grotta, ma con due finti feriti e qualche vero sconvolto. Ma è un'altra storia.

     Eccoci alla punta del 28 luglio. Giorni delicati, per me. L'eco della caduta di un anno fa più complicazioni renali mi fan stare appeso ad un filo: se si spezza devo andare subito in ospedale. Entriamo, dopo qualche discussione su quante corde e placchette bisogna portare giù. Siamo in sette, cioè Ube, Sgunfia, Andrea ed io da Torino, Giampiero da Savona, Susi e Giorgio da Trieste.

     Passata la parte più brutta del meandro faccio pipì e scopro che il filo prima citato si è spezzato: il flusso è ormai bloccato.

     Un anno, un anno ho atteso questa discesa, da tutti rinviata in mia attesa. Un anno: ed ora dovrei tornare su. Decido, oscuro, nella salettina mentre gli altri si avvicinano e mi sembra di sentire il torrente che si butta nel sifone dei Piedi Umidi, più giù. Difficile decisione: se tutto si blocca completamente ho solo poche ore per arrivare a Nizza, ben lontana da dove stiamo andando. Ma la malasorte va combattuta: decido di rischiare e di smettere di bere per aumentare il tempo di fuga se mi troverò a correre verso un chirurgo dal fondo della Gola.

     Giù giù. Sono turbato, però. Ci vuole l'inizio della discesa nell'inesplorato, il pozzo degli echi sopra il quale mi ero fermato con Arlo, a farmi ritrovare la concentrazione.

     Di testa siamo Giampiero ed io con due piantaspit continuamente in azione e Ube e Sgunfia in appoggio a preparar cavet-

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to, nuovo spit, corda. Scendiamo molto molto veloci. Son tutti pozzetti in meandro splendido, roccia nera, striata di bianco, fino ad una zona di frana e rumor di ruscello. Ancora pozzetto e sotto una grossa bella galleria in piano, sbarrata a monte da un salto con cascata. Non è la portata totale dei Piedi Umidi ma ne è una parte rilevante.

     Fotografo le facce di quelli che arrivano via via e guardano la galleria, stupefatti. Pochi metri ed è sbarrata da un pozzo su sala: ancora due spit mentre gli altri preparano del the. Dieci metri: per evitare la cascata traverso in alto su un masso allucinante prima del fondo ma è inutile, gli altri scendono giù dritti senza gravi problemi. Salone, gran frana, mobile, molte le vie. Una, in cui si tuffa Andrea seguito da Giampiero, è involuta e stretta ma ci fa economizzare corda: pozzetto, pozzetto, pozzo in vasto ambiente. La corda non arriva ma nell'ultimo tratto si può arrampicare, e così faccio. E alla base...

     "Mariotte", le chiama Giampiero. Io l'ho sempre sentiti definire "Ometti". Pila di pietre accatastate. Se non hai l'acetilene perché, ad esempio, arrivi da sott'acqua e sei con la muta ed una pila, e vuoi segnare che sei arrivato lì impili un po' di sassi. Patrick aveva fatto così: un ometto; ed ora io sono lì, a guardarlo, ma vestito da abisso, senza muta e bombole, proprio come volevo fare da qualche anno.

     Su intanto cambiano corda, ignari.

     Arriva anche l'altro savonese, guarda la pila e lancia su un "c'è una mariotta" (chissà dove ha pescato quel nome) che induce urla di giubilo in cima al salto, mentre io mi chiedo cosa è una mariotta. Andiamo qualche metro avanti. C'è una sala grande, in discesa, con il solito soffitto liscio tipo Belladonna: torniamo indietro ad aspettare tutti gli altri sotto il pozzo. Foto, foto.

     Poi ci avviamo tutti insieme giù per la sala e poi lungo belle gallerie fino ad un imponente bivio. Da sinistra arriva una valanga d'aria, a destra la galleria si inoltra col torrente ma senza vento. In quella, pochi metri dopo il soffitto si immerge in uno specchio d'acqua: ed un sagolino legato ad una sporgenza lo segue.

     Sifone, a monte dei Piedi Umidi. Siamo tutti felici, ma, credo, specialmente Andrea ed io che, in modi diversi, ci siamo

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battuti per anni (circa dieci) per arrivare lì, dove siamo.

     Poi è ora di andare via. E mentre Giampiero inizia a rilevare e gli altri a curiosare in giro io torno nel salone e scrivo: "In queste regioni si conclude la via dell'abisso Gola del Visconte dedicata a Gabriello Chiabrera, poeta savonese". Copia corretta, certo lo sapete, di una scritta che ora sta guardando le tenebre in Corchia.

     Là era scritta sul serio, qui per scherzo, ieri, ne ho fatta una terza, per abitudine. Sì, un'altra giunzione nell'anno del Porco, ma è attività di ottobre e non va su questo bollettino. Leggete il prossimo.

     In questo dirò ancora che risalgo verso l'esterno per lasciare per qualche settimana il Marguareis a favore degli spettri dell'anno scorso,

 

 

Giovanni Badino

 

Tavola fuori testo

Abisso Gola del Visconte - rilievo

 

piedi umidi o della giunzione

     La Gola del Visconte arrivava al di là del sifone dei Piedi Umidi credo ormai da millenni, ma per noi solo alla fine di luglio; i Piedi Umidi dalla parte di P.B. finivano nello stesso sifone, 130 metri più in basso, e questo, per noi ormai da venti anni.

     Sui rilievi fatti alla capanna dopo le fruttuosissime punte alla Gola, di giorno in giorno (pardon di punta in punta), ridevano e giocavano nuove gallerie, nuove risalite, pozzi ascendenti ..., ma tutto questo, ahimè, solo dalla parte del Visconte, mentre da P.B. solo un torrente scendeva, all'apparenza tranquilla, dal sifone alla confluenza.

     Qualcosa non quadrava, questo squilibrio sembrava, a ragione, ingiustificato; occorreva quindi riguardare i Piedi Umidi dalla parte di P.B. per cercare un eventuale e teoricamente possibile collegamento con la Gola in modo da bypassare il sifone, e questo non solo per dare gioia a traversomani privi di bombole, ma soprattutto per poter comprendere meglio una zona che diventava sempre più complessa.

     E questo fu fatto, il primo attacco alla verginità dei Piedi Umidi venne portato il 5 agosto da ben due squadre.

     La prima (Bessone, Cagnotto, Trota e Zinzala) scende nella mattinata e dopo aver cercato inutilmente i Montoneros, parola

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andina per indicare delle risalite vicino al sifone già in parte esplorate, ripiega verso il ramo dei Due Pozzoni situato a pochi metri dal sifone e si ferma su delle risalite. La seconda squadra (Emilio, Armando, Munnezza, il fratello bello di Cagnotto, ed il sottoscritto) punta invece verso A 3, affluente di destra: ma non c'è nulla da fare, dopo un centinaio di metri di meandro che sale una fessura si riposa.

     Alla capanna grande consulto, la speleofantasia si scatena, le dita tracciano sul rilievone di P.B. affiancato a quello della Gola molte ipotetiche vie, il tutto condito dal vagare nei Piedi Umidi di una galleria fantasma vista da Andrea molto tempo fa e poi dimenticata.

     Una cosa si intuisce quasi subito; per poter lavorare con incisività occorre rifare almeno la poligonale dei Piedi Umidi, non tanto per mancanza di fiducia nei confronti di chi lo aveva fatto a suo tempo, ma per verificare l'effettiva posizione del sifone e la distanza in pianta tra le gallerie scoperte alla Gola e questa regione di Piaggia Bella.

     Per quanto riguarda la congiunzione ci ostiniamo a cercarla (a torto) molto vicino al sifone e così mentre il 7 agosto Lucido, Bessone e Cagnotto iniziano a poligonare, Zinzala, Ube e Trota continuano a risalire il ramo dei Due Pozzoni e si accorgono, per via di certe strettoie, che quella non è la via più facile. Tornando indietro iniziano a guardare qualche arrivo e così tra un tentativo e l'altro Bessone e Trota ed io capitiamo in una bella galleria fossile che dopo poche decine di metri ci accoglie con una scritta in nerofumo: delusione, è già stata vista, pazienza, continuiamo ancora per una sessantina di metri e ci fermiamo su quello che diventerà Boderecacaga.

     In rifugio parlando con Andrea scopriamo che quella galleria ha già un nome "Garyhemming" ed è proprio quella esplorata dal Gobetti nel lontano '76 e poi, per alterne vicende, ignorata e dimenticata.

     Trascorrono alcuni giorni passati nella frenesia dei rilievi, i dati della Gola si fronteggiano con quelli di P.B.; si scopre che, ironia della sorte, il ramo dei Due Pozzoni scavalca ben due volte il sifone ad una altezza di soli 7 metri: cento metri in pianta più in là le gallerie della Gola incombono.

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     L'11 agosto si scende di nuovo e come di consuetudine una squadra alla Gola e una a P.B.; non vi preoccupate, la punta alla Gola ve la risparmio, quella a P.B. no!

     L'obiettivo principale sono le Garyhemming, delle gallerie fossili così belle non si possono lasciare tranquille; Aldo, Didi, Carrieri e Andrea puntano direttamente su di esse: Alex, l'elicotterista Pierluigi ed io ci attardiamo per finire la poligonale. Raggiungeremo gli altri all'inizio delle gallerie appena in tempo per vedere Andrea e Carrieri esibirsi in un numero di alta follia acrobatica nell'estremo tentativo di far finalmente cagare Bo Derek; e Bo Derek cagò in una spaccata ad angolo di alcuni metri.

     Per mia fortuna il traverso viene armato e da buon palombaro riesco a passare e, poiché mi ero dimostrato in precedenza così morbosamente attaccato alla bussola (non commetterò mai più questo errore ... lo prometto) questa viene lasciata a me, la rondella ad Alex e le gallerie in première agli altri. Dopo una decina di metri dal fatidico passaggio arriviamo ad un bivio: da sinistra arriva un'aria pazzesca, io ed Alex ci guardiamo in faccia, non ci sono dubbi, la tentazione è forte, potremmo smettere di rilevare e cercare di acchiappare gli altri, ci limitiamo a sveltire le procedure e a rincorrerli. Più avanti, gli altri si fermano su un pozzo da risalire e, miracolo o visione, un '76 graffiato sulla roccia li accoglie, Andrea ricorda, nel '76 con il belga arrivai fin qui!

     Noi ovviamente li raggiungiamo più tardi quando Carrieri, dopo aver salito il pozzo in arrampicata, ne sta risalendo un altro, troviamo Aldo con un occhio gonfio per una piccola pietra caduta dall'alto, e Didi che risale sulla corda, per fortuna, dico io nello scafandro. Dopo i due pozzetti un bel meandro; il rilievo continua e si ferma alla 86ª puntata della giornata, coincidente con il sedere di Pierluigi mollemente appoggiato su un terrazzino; ci fermiamo. Più avanti Andrea e Giampiero sono scomparsi. Aldo e Didi li stanno inseguendo; alle nostre spalle c'è rumore di sacchi: è Emilio con il Caiunno, sono arrivati i rinforzi.

     Aspettiamo ancora un po' finché sentiamo arrivare gli altri e con loro le ultime notizie che ci narrano di un pozzo sui venti metri non sceso e di un mezzo sifone di sabbia che lo sorveglia. Urla, complimenti, gentilezze, uva passa, bidi e sigarette ci soffocano, "il morale è alle stelle" direbbe

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il generale Buttiglioni ; in realtà noi ed il morale siamo PB e la Gola ... ma questo non lo sappiamo.

     Emilio, Aldo ed il Caiunno decidono di continuare l'esplorazione ed il rilievo (esploreranno una galleria laterale di un centinaio di metri e scenderanno quello che diventerà il Lady fortuna), noi altri usciamo paghi e pressati dalla cronica carenza di carburo.

     Non mi sto a dilungare sui discorsi e sulla soddisfazione che vide P.B. tra la confluenza e l'uscita, e non vi descriverò neanche il nostro incontro al rifugio con Ube e Stefano appena usciti dalla Gola. "A voi come è andata?" - "Bene esplorato e rilevato un 'bel meandro, e voi?"- "... forse siamo caduti nella Gola!" e fu Chimay.

     Il rilievo poche ore dopo parlò chiaro, le Garyhemming erano a pochissima distanza dalle due gallerie della Gola che vanno verso il Gaché, ma gli errori nel posizionare il sifone e quelli fatti stendendo il rilievo cercavano di confonderei, la giunzione è nella galleria che sale, dicevano saltellando felici tra un dato e l'altro.

     Ed arriviamo al 14 agosto (un mese dopo la presa della Bastiglia), la notte precedente il sottoscritto vomita, il pomeriggio che precedeva quella notte Ube si schiacciava sotto Wulfino; Ube e Lucido se ne tornano a casa... gli altri no (maledetti!), entrano, dopo essere stati faziosamente istruiti dal rilievo, una parte alla Gola e una parte a P.B.

     Ma vediamo meglio; alla Gola del Visconte scendono e risalgono Emilio, Alex, Perello, Zinzala e Patrik del CMS, scendono invece per risalire da P.B. Stefano ed il Caiunno. A Piaggia Bella scendono per uscire senza giunzionare Arlo, Munnezza, e quattro francesi del CMS, mentre giunzionano Andrea, Carrieri, Armando Pozzi, Jean François e super-Pippo di Roma. Allora l'avete capito, P.B.-Gola una cosa unica!

     Vi sarete sicuramente chiesti come mai tanta gente sia uscita senza giunzionare; il rilievo finalmente scoppia e ride, la giunzione reale era nell'altra Galleria che prenderà il nome di Jean-Jacques Rousseau e non in quella bassa come precedentemente annunciato; capirete quindi l'iniziale crollo di entusiasmo e l'abbandono da parte dei più.

     Ma la storia dei Piedi Umidi non finisce con il Lady Fortuna, o pozzo della giunzione, perché c'è dell'altro, e già si

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sa, anche a Bo Derek vengono le "sue cose" e Bisogna aiutarla anche in questo. Nasce così Boderecasgavailtampax, una cinquantina di metri lontano da Boderecacaga; utilizzando un linguaggio meno ermetico e più speleologico si può dire che si ritorna nelle Garyhemming ad esplorare la galleria di destra tralasciata la volta precedente, E' ormai il 18 agosto, il sottoscritto, Armando Pozzi, il medico pazzo Villa, Valerio e uno spezzino milite a Bologna ritorniamo nei Piedi Umidi, passato Boderecacaga ci infiliamo nel nuovo ignoto e dopo una sessantina di metri di esplorazione-rilievo incappiamo in una nuova spaccata, questa volta non più ad angolo, ma "bella lunga (circa 25 m) che Armando passa in "première" con una fatiscente sicura psicologica di Valerio: e così fu creato Boderecasgavailtampax. Dopo questo traverso un bel sistema freatico porterà il 4 settembre Lucido, Villa e moglie, Emilio, Marco ed il profugo greco Guala nei Piedi Umidi vicino alla Liaison.

     I Piedi Umidi, quindi, non sono più solo quel torrentello tranquillo di due mesi fa, ma lo sono anche, ed il restante è costituito da quella rete di freatico che ci ha già portato alla Gola e che non è escluso, essendo questo il 1983, ci possa portare più in là verso i -900 del sistema Gachè-Piaggia Bella.

 

Alberto Gabutti

 

 

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cirith ungol

     Stavo raccontando nell'Articolo Lungo dell'ultimo bollettino come, entrati dal Fighiera e percorso il Khayyam, avessimo trovato gallerie, e poi un pozzo ed alla base del pozzo una sacchetta rossa, ed il Corchia.

     La narrazione riprende in quel punto. Anche Marco è atterrato, siamo quietamente felici: chiacchieriamo sul da farsi e su cosa si è formato ora che noi siamo lì: un complesso di quaranta chilometri; profondo non sappiamo bene quanto ma molto. Mi spiace per Piaggia Bella, dico.

     Piaggia Bella invece non si spiace affatto delle glorie del suo compagno apuano: durante l'estate, semplicemente, si metterà in marcia per crescere. Sta crescendo.

Ma dove siamo? Sotto di noi c'è un pozzo: le gallerie dei fiorentini sono sotto o sopra? L'unica cosa da fare è perseverare nella discesa e vedere dove si va: è strano però perché il pozzo non è attrezzato, proprio come se ci fossero arrivati da sopra di noi. Mettiamo uno spit e scendiamo alla base, quindici metri più sotto: il meandro va avanti pochi metri e poi si stringe, fangoso. Marco tenta di passare ma è veramente troppo stretto: al di là si sente rumore d'acqua in grandi ambienti: dove siamo? Anche in alto non va.

     Risalgo il pozzo, tiro su anche lungo la corda che ci ha portati alla sacchetta, a metà pendolo e raggiungo il grande terrazzo dal quale, e sul quale, cade la cascata.

C'è un "GSF" ad acetilene, appannato dal velo d'acqua sulle pareti.

     Seguo la cascata salendo dentro la frana per una quindicina di metri: sopra c'è un grande ambiente, un gran camino che sale interminabile verso l'alto. Adesso so quasi con certezza dove siamo: è il Valanga e noi ne siamo al fondo: questo concorda col fatto che ci sia il pozzetto al fondo e questo cubo enorme verso l'alto: è almeno un settanta per quel che ricordo in quel momento.

     Ridiscendo e dico a Marco e Poppi di salire coi materiali, spero che possiamo arrampicare fino alle gallerie .

     Tenta Marco, ma riesce ad alzarsi solo per pochi metri,

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nonostante lanci di corda. Niente, la torre è altissima e noi siamo al primo piano. Peccato, sarebbe stato bello uscire dal Serpente.

     Torniamo al terrazzo, decidiamo di lasciare lì i materiali e di uscire dal Khayyam: domenica prossima verremo dal Corchia a scendere il Valanga. Peccato.

     Ma un'idea mi sta ancora mormorando, debolissima, nella testa: bisogna esplorare meglio l'ultimo tratto di galleria che abbiamo percorso prima del pozzo di giunzione.

     Mangiamo qualcosa, le ultime cose, poi salgo. La gallerietta prima del pozzo non è grande ma è alta; la arrampico iniziando dal pozzo: condotta a sinistra, subito chiusa. Condotta a destra, va su. Sale un po' in una anastomosi di condottine concrezionate, poi chiuse, in corrispondenza di una strettoia. Niente corrente d'aria. La strettoia è chiusa da una grata di concrezioni, di colonnine. Niente aria .

     Chiedo agli altri se giù in quel momento c'è corrente di aria. C'è. Lì no. Ci sono belle concrezioni che sbarrano la strada, di là la strettoia continua, fra crestoni stalattitici. La osservo per qualche minuto, proprio qualche minuto; per fracassare il blocco ci vorrebbe un martello ma è giù dagli altri e non ho voglia di scendere e risalire per così poca speranza.

     Un martello o una pietra. C'è una pietra, appunto, mi dice la grotta. Lì fra le concrezioni alla tua destra. La afferro e attacco il blocco, una dopo l'altra le sbarre si spezzano e lasciano un varco, giusto giusto per passare. Niente corrente d'aria. Passo.

     Ancora condottine che cominciano a salire. Poi arrivo in una condotta più grande, c'è aria forte, adesso, che sale su! Continuo a salire, le condotte diventano abbastanza grandi, ripiene. Biforca, a destra c'è nero, a sinistra sale quasi verticale, rettilinea una condotta freatica.

     Balzo verso destra, verso l'oscurità e sbuco in parete sul pozzone principale! Ora sto esultando, mi sento grandissimo, urlo un richiamo e nel pozzo, sotto, mi sentono, rispondono e io grido che sale, sale, che continuerò a salire.

     Torno alla condotta di sinistra e la risalgo, mi scivola verso il basso, intorno, la roccia, dieci, quindici metri un masso ne ostruisce l'uscita per metà, l'altra metà è piena di

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buio, mi ci tuffo.

     Galleria in piano, grande bella a destra e sinistra.

     Galleria a sinistra sulla parete c'è anche "GSF" scritto bene, ad acetilene; ora, ora sono nelle gallerie del Corchia e sono spezzato in due dentro di me fra una parte che esulta al di là dell'esprimibile ed un'altra, glaciale, che si guarda attorno e decide cosa fare.

     Vado a destra: di nuovo il pozzone, dopo pochi metri. urlo, rispondono lontani, dal basso. Sono alle gallerie, urlo, continuo. Torno indietro, imbocco il tratto di sinistra e lo seguo per qualche decina di metri, poi esco in una enorme galleria che scende a destra, con rumore d'acqua; ed ora scrivendolo mi sento ancora tremare dentro.

     Volo su, verso l'alto della galleria, più sala che condotta, fino ad una corda, rossa, che sale: le braccia mi. strappano su e continuo a volare in questa enormità.

     Era questo quello che avevamo sulla testa al di là del Khayyam, vicino al Nodo dell'Om vicino al Corno Sinistro, era questo. Altra corda, altra salita e poi arrivo su un traverso su un gran pozzo e urlo sotto di me, ed è il Valanga ed in fondo lontano risponde Poppi, e Marco sta già vagando nelle condotte fra me e lui dandomi la caccia.

     Torno, torno urlo e sento la montagna le gallerie innumerevoli attorno a me il Marika, il Meinz, il Farolfi, il Khayyam.

     Torno indietro: su una pietra nella galleria scrivo "DAL FIGHIERA", per crederci, poi vado giù fino alla galleria in cui sono sbucato ed a Marco, che è esterrefatto dall'improbabilità di ciò che è accaduto.

Dal fondo di un pozzo cieco da settanta metri, condottine ci han portato su; come ci è venuto in mente di cercarle DAVVERO? Siamo felici.

     Andiamo vicino alla corda rossa sul gallerione e scriviamo ad acetilene, con calma, la dedica a Khayyam e la data e l'ora e le iniziali di chi ha reso possibile la giunzione. Poi torniamo giù, giù per quella condotta che si chiamerà Cirith Ungol e poi da Poppi che andrà a recuperare i sacchi lasciati sul terrazzo del Valanga. Poi insieme torneremo nelle gallerie alte e ci vagheremo molte ore dentro per poi ritrovarne il bandolo ed uscire dal Serpente. Ma questo, l'ho già raccontato.

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     Non vorrei commentare ancora questa giunzione, ho scritto e parlato, credo, abbastanza.

Altre cose, chi è interessato, le potrà trovare su un articolo per certi versi complementare a queste due puntate per "Grotte", che ho scritto per "Speleologia" della SSI.

     Quel che voglio ancora fare, invece, è ripetere ancora cose così belle e difficili ed esaltanti.

Quando ho scritto "Dal Fighiera" su quella pietra del Corchia ho pensato che assaporavo qualcosa di enormemente raro, unico nella vita di un esploratore.

Piaggia Bella, quest'estate, mi ha mostrato che non è così. Non è unico. E' raro. E costa molta fatica.

 

 

Giovanni Badino

 

abbiamo fatto anche "e due"

     Andammo in Toscana perché è più vicina della Papuasia e anche della Capanna se ci sono due metri di neve fradicia. Squadre sempre sostenute perché è bello fare battuta in quindici. Così notammo che qua e là anche in Apuane c'è calcare, solo che lì lo chiamano marmo e fanno un sacco di casino per portare intere montagne dove c'è il mare.

     Vedemmo che le cime erano alte e le risorgenze no e iniziammo le incursioni senza curarci molto se tra le due ci fossero più o meno di 1211 metri. Passeggiammo per le Apuane con scuse banali quali Baader, Khayyam, Sagro e Orto di Donna. Qui c'è ... "E due" che va a -100 tranquillamente seguendo una grossa spaccatura con pozzi facili e comodi che gli imperiesi avevano parzialmente visto. Dopo due pozzetti mandarono giù il più obeso dei loro esploratori a incastrarsi in un buchino e uscirono dando chiuso.

Conosco anche i nomi dei suddetti e sono disposto a rivelarli privatamente in cambio di altri pettegolezzi succosi.

     Noi che siamo più furbi, dopo un primo sopralluogo di Poppi e dell'agilmente vostro, facemmo in modo di spedire giù squadre di sottili; così ad una discesa di Consolata, grandi

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Abisso ...E due - rilievo

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occhioni e pochi chili, e di uno magro e bravo del GSP, ne seguì un'altra degli stessi più il Guala che è un altro bravo, magro ma pelato.

     Ne è uscita una grotta vietata ai maggiori di 60 Kg, con incredibili attacchi naturali che ci permisero di mettere il primo spit sulla sommità del quarto pozzo. Due strettoie impediscono a grassi, obesi, pigri l'accesso, ma per il resto l'unica difficoltà è quella di cercare spostandosi di qualche metro sulla base della corda, la partenza del pozzo successivo. Così fino all'ultima sala che costituisce la partenza del pozzo finale; qui un masso di dubbia moralità approfittò dell'innocente Guala che stava spittando, saltandogli sul bacino con eccessivo entusiasmo.

Sul fondo l'acqua e un filo d'aria si insinuano in una fessura di quattro dita, il sottoscritto no.

     Prosecuzioni per chiunque abbia voglia di arrampicare in artificiale sulle spaccature parallele che arrivano un por dappertutto. Personalmente ne avevo abbastanza della discesa dell'ultimo pozzo con una sicura a mezzobarcaiolosumassoinbilicoaspalla di una quindicina di metri.

     Forse comunque ne vale la pena per la posizione del buco, poche decine di metri sotto la Buca dei Lucchesi, su cui Stefano insolentirà in altra parte, che è stupenda.

     E con questo abbiamo ulteriormente invecchiato un certo libro, come dice il mio pontificatore preferito.

 

 

Ube Lovera

 

 

buca dei Lucchesi

     Fine aprile. "Arrivano i Piemontesi", si mormora con preoccupazione sulle Apuane. E infatti sono in diciassette a calare come cavallette sulla valle di Orto di Donna e a infestare per tre giorni i pendii del Pizzo d'Uccello e del Grondilice.

     Dell'Abisso della Liberazione già sapete tutto, avendone disquisito sull'ultimo bollettino voce più autorevole della mia.

     Un altro buco però catturò la nostra attenzione, una cavità con diversi ingressi che si rivelò ben presto essere un bu-

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Buca dei Lucchesi - rilievo

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co visto dai Lucchesi fino a -90 (?!), approfondito nel '75 dai Bolognesi fino a -110 (!!!) e segnato di fresco en passant dagli Imperiesi: ce n'era di che scoraggiare il Meo dei momenti più ottimisti, ma quella corrente d'aria sembrava aspirare sul fondo anche la mia curiosità.

     E così, giusto in tempo per evitare una furiosa grandinata, scendiamo il volgare Gianni Munnezza, lo zombie "raccomandato" Paolo Gecchele ed io, ormai guarito dalla gravissima Sindrome da Artesinera da cui ero stato colpito di recente. Pozzo a neve, saltini, pozzo da 15, fondo dei Lucchesi, strettoia pensile (astutamente evitata in seguito), un 20, sala. Il saltino susseguente, di fronte ai nostri elettrici un po' smunti, pare rischiosetto senza corde (ovviamente finite), anche se riteniamo sia l'ultimo. Usciamo senza disarmare, incorrendo nelle ire funeste dei nostri superiori.

     Ma Dio benedica la nostra pigrizia che ci costrinse il giorno dopo, volenti o nolenti, a tornare su quel fondo, se non altro per togliere il materiale.

     Si unisce a noi lo scettico e svogliato Guala (aspettate a vedere il resto), ma sono il prode esploratore Munnezza e lo zombie esagitato che si assumono l'improbo compito di martellare sul fondo la strettoia finale, sotto il risolino beffardo della scritta "GSB 76". Ma ride bene chi ride ultimo, dice il saggio. Infatti tornati nella sala io e Guala ci mettiamo a rovistare in mezzo ai massi giusto sotto il pozzo precedente. La via giusta non si fa attendere granché; senza nemmeno dover togliere la classica ultima pietra e con solo qualche remora costituita dai sassi che mi dondolano sulla testa, scivolo per qualche metro tra le pietre finché il buio si spalanca davanti a me: il pozzo.

     Ricordo che gridavo e cantavo cose abbastanza senza senso, mentre, le mani congelate dall'aria, guardavo Giorgio armare e scendere il pozzo, una quindicina di metri. Niente a che vedere però con la metamorfosi che di lì a poco avrebbe subito Guala, arrivato sul salto successivo. Il prudente e razionale Guala usciva letteralmente fuori di testa: constatata la fine delle corde, cominciava a spogliarci di longe, staffe, moschettoni che collegava insieme a uno spezzone di corda da disostruzione, casualmente discesa con noi, legava il tutto intorno a un masso e sotto i nostri sguardi allibiti si calava nel

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salone una dozzina di metri più in basso.

     Era esaltante vederlo saltare come un folletto da una parte all'altra del salone, infilarsi in un meandro per poi sedersi quasi esausto, urlando: "Trovare la prosecuzione sarà un casino, ...ce ne sono troppe!".

     Qui terminano purtroppo le note liete. Ci accorgeremo infatti la settimana successiva di come il saggio Guala, anche in quel momento di follia, avesse ragione: c'erano talmente troppe "prosecuzioni" che dobbiamo ancora trovare adesso quella giusta.

     Il salone si rivelerà il fondo di un grosso pozzo ascendente con una frana per pavimento e oltre di esso la grotta cambia completamente morfologia e anche calcare (non chiedetemi dettagli, vi prego), prosegue faticosamente tra strettoie, condottini e pozzetti sfigati fino a -130 dove chiude (questa volta abbastanza inesorabilmente) su strettoia di cinque centimetri.     Un'ultima considerazione sulla profondità: pare che le rondelle metriche sulle Apuane siano tarate in modo strano, dato che le impressioni di chi li ha percorsi, confortate dal parere autorevole delle rondelle piemontesi, danno solamente -50 e -70 per i fondi dei Lucchesi e dei Bolognesi, segnalati altrove come -90 e -110. Mah...

 

Stefano Sconfienza

 

 

ancora monte corchia

     Il molto rinviato ritorno nel Khayyam c'è ai primi di giugno. Molti degli invitati mancano: ci siamo Walter ed io da Torino, Michele e Mario da Bologna ed Ivano .

     Siamo stati benissimo. Abbiamo fatto cinque rullini di foto ed il rilievo.

Teso a fare il cicerone nei Castighi e poi in Cirith Ungol (dove gli altri urlavano incredulità, fin Michele ha perso la calma) non ho proposto nuove esplorazioni fra le varie possibili lì. Felici abbiamo vagato in quel mostro, giù giù fino alle Gallerie del Venerdì e poi fuori, in una ventina di ore. E' proprio lunga.

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     La domenica precedente, invece, è domenica di pigrizia e con Ivano e Daniela apuani e Mario bolognese andiamo a fare foto e ad impostare future esplorazioni in Corchia dal Serpente. Vedremo cosa verrà fuori.

     In quel mese ho l'abbonamento per il Corchia. Partecipo all'esercitazione del II Gruppo in Farolfi e poi, con molti veronesi e tre torinesi (Carlo, Ube, Sgunfia) alla posa della prima pietra del rilievo del Baader-Meinhof. Ne rileviamo una buona parte, esplorando qualcosa, senza grossi risultati.

     In quei giorni anche Andrea, Emilio e Jean François stanno esplorando lì dentro e loro sono fermi su cose più succose di quelle che possiamo fare noi, ignari di tutto là sotto. Anzi, loro hanno anche del materiale dentro: allora visto che ce n'è tanto, quattro figuri che la loro sventura ci fa incontrare all'ingresso, mentre escono, pensano bene di fregarsi un sacco. Lo recuperiamo fortunatamente l'indomani senza però poter dare loro la punizione che meritano solo a causa del fatto che non siamo ben accordati con il gruppo di Andrea.

     Quella di fottere i materiali sta diventando una abitudine in quella montagna e, a mio parere, va repressa con violenza.

 

Giovanni Badino

 

 

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filologa

     La storia speleologica della Filologa inizia una dozzina di anni fa.

     L'assenza di affluenti di destra in Piaggia Bella aveva fatto ipotizzare a Claude l'esistenza di un collettore parallelo che li catturasse. Il posto migliore ove dargli la caccia era nella piana del Solai e lì lo cerco, ma non tanto sul fondo della piana, colmo di detriti, quanto sul bordo, scarico,

     In breve saltò fuori quel meandrino profondo che è il Solai, che a -150 balzava in un ambiente diverso, grande e con torrentello, la Garçonnière. Claude credeva d'andare lontano, arrivato lì, ma quasi subito la frana sbarrò (ci sbarrò, posso dire) la strada.

     Poi alla Garçonnière arrivammo da PB, nel '75 e il capitolo Solai si chiuse. Il collettore parallelo se c'era era più a valle ma dopotutto c'era altro da fare, specie nel Corchia: e le doline della piana continuarono a soffiare aria, allineate, un certo ingresso ad essere stretto e aperto, la piana ad essere attraversata, solo attraversata, da speleologi.

     A volte vide anche una ragazza, che io conoscevo bene, che ci fece conoscere l'Ecclesiaste e ed altre cose stupende, che era grecista e filologa e che pochi mesi fa un male ha fatto svanire.

     L'anno scorso eravamo passati al fondo della Gola e per me si apriva la questione del prossimo obbiettivo: vagando sopra le Mastrelle finii nella piana, ma con occhi di ricerca, non di attraversamento. Ed ecco che c'erano belle doline soffianti, strani allineamenti, stretti pozzi: ma ormai il mio tempo per grotte per quell'anno era passato ed allontanatomi per tornare pochi giorni dopo, ci son tornato solo a luglio di questo anno.

     Primi di luglio. Con Munnezza andiamo a scavare in alcune di quelle doline: si scava bene ma son strette: proseguono l'opera Meo, Lucido ed altri ma non si passa.

     Fine luglio. Con Carrieri: torniamo nella piana fingendo che non sia mai stata battuta, Pozzo della fessura lombata, C7: continua, stretto ma continua. Inghiottitoio della piana: con-

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tinua, ma chiude subito.

     Tale però è la facilità con la quale forziamo ostruzioni che decidiamo di tornare: c'è un allineamento bellissimo di una decina di doline soffiantissime, le scaveremo.

     Poi c'è la Gola, e i Piedi Umidi dall'altra parte, ma poi è di nuovo ospedale, steso a guardare il monitor che pulsa, l'ago della flebo e del Pentothal e a risvegliarsi con fatica di nuovo lontani dagli abissi, fra gli spettri dell'anno scorso.

     Tre settimane e di nuovo son su: il problema fondamentale ora, è raggiungere il collettore del Ferà, forzare il fondo di Piaggia Bella. Quelle doline possono dire molto anche se sono entrate basse.

     Gli altri, in mia assenza, non han dormito: han fatto grosse cose, le Gary Hemming ed il rilievo di Khazad-dum e sembrano sazi. Invece io continuo a sentire il Canyon Torino e quelle doline che chiamano. Andiamo da queste: c'è Giulio, il Gecchele di sessanta bollettini fa, Bonelli, trentacinque bollettini, e Susi. Scaviamo nella dolina, ma è lungo: andiamo a passeggiare lungo l'allineamento, ad est. Due, tre doline. L'ultima ha di fronte una stretta spaccatura, che sovrasta una saletta: la tento ma è stretta. Scende Susi: sta giù un po' poi dice che le pietre non vanno giù da nessuna parte, è chiuso da frana. Inoltre, lo vedo, non soffia.

     E' chiusa, quindi, ma io sento che devo scendere anche se l'accesso è stretto. Chissà perché mi viene in mente, forse solo perché è tempo, ed io ho orecchie più fini per sentirlo. Scendo. Saletta. Chiusa. Susi mi guarda mentre io insensatamente giro pietre del pavimento, come se avessi perso una matita.

     Crunch, crunch, crunch.     Bum!

Qui sotto, c'è un pozzo. Ne apriamo un accessino stretto stretto. E' un bell'ambiente, a meandro, punta alle doline ed è di una decina di metri.

     L'indomani siamo di nuovo lì: aprire quel pozzo è abbastanza difficile e lungo ma alla fine riusciamo, Roberto mi cala quasi di peso. La base, otto metri sotto, è larga e manda su un altro saltino analogo ma arrampicabile, e sotto il meandro stringe e un lamone lo ostruisce, lasciando solo un minuscolo varco. Mi sembra strettoia da mezzi chimici ma Franchino e Su-

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si, che unici hanno passato la strettoia d'inizio, son svelti a mandarmi giù un martello.

     L'assaggio è formidabile: alla prima martellata crolla un grosso pezzo, di buon auspicio, e un'altra oretta di lavoro la apre anche per Franchino, che passa. Saltino. Meandro, pozzo, sui quindici.

     Torniamo domani, mi dico, con tanta corda,

 

Giovanni Badino

 

 

ai -200

     Come mai andare a scavare un buchetto con poca aria nella Piana del Solai con 200 m di corda? Eh, fosse così facile scoprire nuovi abissi! Ma forse le acque della primavera '83 sono state particolarmente corrosive, forse il Visconte è stato particolarmente generoso, in ogni caso un nuovo mondo si è letteralmente spalancato sotto i nostri piedi.

     Giovanni è illuminato dall'alto e va in battuta. E' noto che egli sia un grande esploratore di abissi, ma è altrettanto risaputo che all'esterno si trovi particolarmente in difficoltà a causa della luce solare. E così, letteralmente alla cieca attraversa campi solcati, doline e faglie fino a cadere sulla Punta del Ballaur in una dolina che diventerà nell'autunno l'abisso Essebue, mentre nella Piana del Solai, inciampatosi in un campo finisce in un pozzetto aperto di pochi metri: nasce così l'abisso della Filologa.

     E così, quasi per scherzo con 200 metri di corda, scendono per la seconda punta Giovanni, Susi e Meo. Passata la strettoia ed il successivo pozzetto sul quale, qualche giorno prima si erano arrestati i primi esploratori, i tre scendono titubanti una serie di brevi saltini fino ad una stretta frattura che sembra segnare la fine della grotta. Attraversatola si incontra un grosso arrivo; è a questo punto che si accorge di essere entrati in qualcosa di buono: l'abisso della Filologa incomincia a scendere deciso con un bel meandro e successivi pozzetti fino ad incontrare alcuni arrivi.

     I pianta spit incominciano a scaldarsi, si scende un P 8, poi un P 10, un successivo P 30, un meandrino, un P 20 fino a incontrare altri arrivi con acqua. Mentre Meo lancia un'occhiata all'attivo Giovanni arma un magnifico pozzo fossile di 30 m con aria forte. Pochi minuti ed i tre esploratori si trovano alla base del 30 con i sacchi vuoti: 200 m di corda sono andati via purtroppo in poco tempo, ancora un pozzetto in arrampicata e ci si ferma su un successivo pozzetto di 15 m ad una profondità, di circa 195 m.

 

Meo Vigna

 

 

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al sifone

     Filologa, ormai tutti la chiaman Filologa, e a me fa effetto tutte le volte: è uno strano nome ma chi conosceva quella ragazza ne è stato contento, credo.

     "E' giusto" ha detto subito Giuliano quando gliel'ho spiegato. Ora ci scendiamo di nuovo: ci siam fermati sui duecento su un saltino e continua bene, biforcando e con tanta acqua. La grotta interessa un po' a tutti ma solo cinque oltre Meo e me riescono a venire: Giorgetto, Andrea, Patrizia, Munnezza e Jean François detto Giovanni Francesco, il primo svizzero non asfissiante della storia umana.

     Mi lascio scendere giù con quest'ultimo mettendo i moschettoni d'armo, mentre Meo e Pat rilevano. Poi siamo sul nuovo e sono spit, pozzo dieci, diramazione chiusa, pozzo quindici, poi sei, poi gran eco e gran pozzo e uno spit accurato e Baldrake che ci salta dentro, sempre più esaltato. Altro pozzo, ambiente grande, enorme camino verso l'alto. Anche Andrea mette uno spit, sì uno spit, e poi salta giù per quei dieci metri e poi urla, urla perché come a Khazad-dum ci sono vuote ed antiche e grandi gallerie.

     Scendo e poi scarico la macchina fotografica a far foto alla gente che arriva giù via via, foto di facce stupefatte e poi trionfanti.

     Gran gallerie davvero, grande a monte e a valle, ma soprattutto è una galleria con un torrente ed una gran corrente d'aria. L'"a valle" punta a Sud Ovest, è un sogno.

Chiacchieriamo. E' la prima volta dal '58 che si va avanti nella direzione della corrente d'aria e dell'acqua senza avere PB di fronte. Avanti nel nulla.

     Siamo sui trecento, e sembra di essere in RA: speriamo solo di riuscire a stare in quota per mezzo chilometro in modo da sorvolare la zona dei sifoni di PB, qualche centinaio di metri alla nostra sinistra, più bassa.

Avanti, cento, duecento metri, poi un salone: in corrispondenza il suolo sprofonda in un pozzone dai molti ingressi e dalla frana incombente: esultiamo, ma c'è perfino della paura, negli sguardi, per ciò che stiamo scoprendo.

Il pozzo è un cinquanta con una bella cascata. Lo scendo attrezzandolo anche se il mio imbrago finto, per la verità, mi

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impedisce di fare un lavoro perfetto. La corda è costituita da spezzoni legati insieme: centocinquanta metri, abbiam portato giù, e sì che sembrava dovessero bastarne cinquanta! E la stiamo finendo. Se finisce prima della grotta la prossima volta scendo con cinquecento.

     Atterro, gran canyon, sembra il Torino. E' l'Ultima Spiaggia al Torino, mi dico ed ho un tuffo al cuore: Andrea è a metà pozzo e chiede cosa c'è. Volo avanti e un altro pozzetto mi dice che no, non è né il Torino, né l'Ultima Spiaggia,

     "Scendi!" urlo e intanto scendo quel saltino e poi c'è il torrente, tranquillo come nel Canyon gemello in PB; vado avanti superando laghetti, fin ad una svolta.

Gran corrente d'aria, galleria altissima, un affluente di destra, DI DESTRA, capisci. Ecco perché in PB non ci sono, arrivano qui e vanno giù, giù verso il Lupo.

     Mi fermo ad aspettare gli altri, intanto farò un the. Andrea, Giorgetto, Jean François, Patrizia, Meo, Munnezza: è troppo, è troppo, dicono.

Ancora parole. C'è sì forte corrente d'aria ma ci sono anche depositi di fango che cominciano ad essere grandi, i sifoni sono vicini dice Giorgetto: ed io dico la corrente d'aria ci darà la chiave per passarli. Forse.

     Dopo la svolta a Z il canyon si stringe e diventa rettilineo in modo magico. Facili passaggi, pochi minuscoli saltini, dopo un centinaio di metri una cascata che piomba dall'alto.

     Giorgetto ed Andrea continuano ed anch'io, poi vedo in lontananza le loro luci ferme e capisco che è il sifone. Difatti. Gran sifone profondo, di superficie quasi circolare, qualche decina di metri quadri.

     E bravo Claude, avevi ragione a proposito del collettore parallelo: eccoci qui, al suo fondo, a pari quota con quello di PB (una falda?...) a 350-400 dall'ingresso.

Non è ancora, però, finita.

Con Jean e Pat risalgo il canyon, vicino al sifone in cerca di gallerie alte. Trenta metri molto brutti per arrivare alla gran galleria freatica che, incisa, ha creato il canyon. Punita dritta al sifone.

     Giorgetto ed Andrea risalgono la cascata e si trovano in ambienti alti, a metà canyon, ma, lì, c'è ancora da fare. Poi ci separiamo e saliamo. Con JF e Meo traverso sul pozzo

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da cinquanta che cade nel canyon (che, peraltro, credo si chiamerà Canyon Fighiera) in cerca della prosecuzione della galleria da cui siamo provenuti, ma sembra tutto chiuso.

     Continuiamo a salire verificando affluentini fino alle corde che si inerpicano verso l'ingresso. Lì ci sono gli altri che han guardato la galleria a monte: dicono che si biforca: a destra va avanti un trecento metri e tende ad incasinarsi in frana, a sinistra chiude assai prima.

Ma ora è tempo di uscire.

 

Giovanni Badino

 

 

non c'è' solo la gola

     A7 continua. E' lì da un paio di mesi, da quando cioè Emilio e Giovanni Francesco ne uscirono dopo aver impiegato undici ore per scendere diciotto metri. Sotto c'è la Gola, leggermente spostata ad Ovest con l'Aureliano Buendia; A7 scende su sé stesso dopo aver infilato un meandro che pareva portare direttamente all'inferno. Invece dopo pochi metri, qualche saltino, strettoia, sbatte, in una spaccatura e inizia a inoltrarsi a martellate, faticosamente, per ora fin verso i -80, ma continua.

     Infatti conto di tornarci al più presto una volta che il Ballaur franerà coprendo tutti gli altri buchi della zona A e Piaggia Bella sifonerà all'ingresso.

     E' vicino alla Gola. Se uno, uscendo da questa decidesse di fare una punta a Caracas, ci cadrebbe dentro; dato che però dopo la Gola viene voglia generalmente di scendere alla Capanna e non a Caracas, A7 per lungo tempo è stato ignorato.

     Spaccatura iniziale, dieci metri di arrampicata, alla base una fessura larga meno di un palmo, lunga, verticale, atroce. Soffia. Scendo con Giovanni, la provo e mi pianto di coccige o giù di lì. Martello, ancora coccige; Consolata, fianchi.

     Il giorno dopo: martello, coccige, che palle; poi Susi da Trieste soffre e passa: sotto un meandro: poi due ore per rifare la fessura in salita.

     All'indomani ancora dentro, d'altronde scendere a -10 non è pesante. Mastro Carrieri da Savona, tagliato fuori dalle di-

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Abisso Pink Panthers - rilievo

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mensioni trova una botola e inventa un passaggio su misura. Meandro, saltini, strettoie, poi il tutto si spegne in una spaccatura lunga e stretta, dieci metri; sono quasi fuori, ultimi centimetri, ci sono quasi: merda il coccige; ora me lo taglio.

     Susi e Andrea, ore a martellare, l'una passa, poi anche l'altro, pozzetti strettoie: fessura, da martellare naturalmente. Ancora Emilio e lo Svizzero Matto avanti fermi su fessura, i prossimi dovranno scendere con una mazzetta.

     A questo punto iniziarono le nuove vicende della Gola del Visconte, dove tutto è più bello, più largo e più profondo.

     Ma A7 non è brutto, e non è neppure così stretto e così bagnato: anzi se qualcuno vuole andarci me lo faccia sapere che gli dico dov'è e lo accompagno: all'ingresso.

 

Ube Lovera

 

 

abisso armaduk

     Tutto cominciò il giorno (26.7.83 d. C. per la storia) che in vena di farci dei numeri arrampicammo i canalini che dalla Gola della Chiusetta salgono verso la roccia del Ferà.

     All'appello: lo scatenato Jean François, il solito Andrea, Giovanni-principe-dei-battitori, Giorgio (di Trieste), Paola (di Lucca) e il permalosamente vostro.

     La toscana ed il ligure ben presto scomparvero per non so quali mete (ogni illazione a riguardo è del tutto gratuita) gli altri si ricongiunsero sulle pietraie sotto ai paretoni, con il solo (macabro) trofeo di una mandibola umana, resto di qualche malcapitato precipitato dalla rocca.

     Attirati alla base delle pareti da un condotto sotto pressione ben visibile, vi trovammo in un raggio di cento metri ben quattro ingressi, tutti condotti orizzontali, evidentemente corrispondenti ad un esteso livello di falda fossile.

     Un casco e un elettrico in quattro ed un abbigliamento balneare ci ricacciarono fuori in breve tempo ma, dopo le prime esaltanti discese alla Gola del Visconte, Jean François ed io eravamo di nuovo lì con l'autorevole compagnia di Poppi.

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Abisso Armaduk - rilievo

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     L'inizio non è propriamente travolgente: il primo buco, dopo essere sceso una ventina di metri per una quarantina di sviluppo tra galleriette e saltini, chiude nel terriccio in una saletta concrezionata; il secondo, un lungo condottino interrotto da un paio di salette, finisce per stringere inesorabilmente; non miglior sorte ci riserva il terzo. Ovviamente Armaduk è il quarto: inizio simile agli altri, condotto, ma più comodo, "bivio, pozzetto. Mentre Poppi non riesce a trattenere lo svizzero che scende in libera tutto quel che trova, io mi diletto nella mia prima "traversata", proseguendo al bivio precedente per un levigatissimo e sinuosissimo condotto sotto pressione fino a raggiungere la luce una quarantina di metri dall'ingresso.

     Scendiamo tutti, armiamo un altro pozzo, di fronte a noi un meandro. Ci fermiamo su un salto di una trentina di metri dove l'eco ci descrive un ambiente molto grosso.

     Alla Capanna i nostri racconti si guadagnano ciò che resta dai festeggiamenti per la Gola.

     La punta finale si fa attendere più del dovuto, ostacolata da qualche "garbata" polemica tra i partecipanti, risolta nell'unica maniera ragionevole: andando insieme in grotta.

     Ed è così che, mentre al campo qualcuno languisce nel lusso, l'orologio svizzero Jean François, il volgare Gianni, reduce da una notte di lariani bagordi, e chi scrive si immergono nella nebbia che avvolge la rocca. Consueto rituale propiziatorio davanti all'ingresso mentre squarci nella nebbia ci mostrano un bellissimo tramonto, poi dentro. Armiamo e scendiamo il 30 (8+20), molto largo; il primo atterra sulle ossa di un orso che gli morde uno stivale. Ne superiamo non senza qualche timore il teschio minaccioso e scopriamo cosa esso difendeva così accanitamente: una galleria inclinata a 50°, larga quattro metri e con la volta completamente bianca di concrezioni. Una quarantina di metri e cambia lo scenario: tra due pareti coperte di minutissimi "cavolfiori" rossi, la galleria si stringe e si approfondisce. Sprofonda in un pozzetto, alla base del quale la grotta si divide: da un lato parte un meandro comodo, dall'altra si sbuca da una finestra in un grosso pozzo (non se ne vede la sommità). Scegliamo il pozzo.

     Siamo esaltatissimi, la grotta non accenna a chiudere, anzi gli ambienti si fanno via via più grandi. In più lo spetta-

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colo è fiabesco: il dover armare su pareti completamente ricoperte di "pirulini" variopinti non ci infastidisce neanche troppo (ben altra benevolenza mostreremo quando in risalita ci troveremo le mani insanguinate).

     Purtroppo in fondo al pozzo improvvisamente la grotta si infogna: grossa frana, che viene ancora superata, al di là un po' di galleria, un pozzetto, una strettoia martellabile, il tutto però che puzza di sfigato lontano un miglio. Non un alito d'aria, d'altra parte latitante anche nel resto della cavità. Proviamo nell'altro ramo: cinquanta metri di meandro-grattugia, sempre più stretto fino al nostro limite fisico.

     Mentre all'uscita, arricciato dentro al mio zaino, aspettato l'alba e gli altri due che escono rilevando, penso che l'abisso Armaduk meritava miglior sorte. Peccato. Resta comunque un buco assai bello, grotta da corsi, non fosse per il rischio di raggiungere nella marcia di avvicinamento lungo la cresta tassi di mortalità del tutto inadatti ad un corso.

 

Stefano Sconfienza

 

Abisso del Triestino - rilievo

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ma il vento dov'è?

     C'è un buco sul colle San Bartolomeo in Liguria: lo abbiamo già visto ma velate mire espansionistiche ci inducono ad una seconda uscita.

     C'è una nebbia che avvolge ogni cosa e noi lì a dormire in macchina e al mattino giù in sei nello "Sgarbu du ventu". No, semmai buco del fango, tanto, viscido, scivoloso, osceno; oppure buco tremolante perché lì le pietre oscillano dovunque, nei pozzi poi volano proprio. Una discesa fra strettoie e frana, geotritoni e pipistrelli, una saletta, due buchi e tanto fango: andiamo avanti. Una bella sala quasi pulita si illumina sotto i flash di Giuliano e Beppe, Franca posa per loro.

Gian martella in una galleria laterale e libera un passaggio dove si infila Claudia, e poi Beppe e poi io: 30 m di fango "immacolato" ci attendono e forse più, spaccando ancora. Lasciamo il segno e torniamo alla saletta.

     Franca esce e noi giù per cunicoli e fango, strettoie e fango, galleria e fango. Finalmente un pozzo vero: sul fondo cunicoli infangati e marci sono chiusi dal solito fango. Una finestra ci fa sperare ma al di là una breve galleria, un pozzetto, una saletta con stalattiti eccentriche e fango e poi basta: è tutto chiuso.

     Altre foto e poi su alla ricerca del sole fra pietre traballanti e una Jumar (la mia!!!) che non tiene il fango.

     Finalmente fuori: piove e Franca è lì pronta a deviare l'acqua dal buco e con i bucatini caldi per sfamare gli infangati.

 

Rosalinda Rambaldi

 

 

momenti di speleologia (bacardi)

     Quelli che scrivono, di momenti di speleologia insieme ne hanno vissuti molti: a naja, in grotta e più spesso ancora durante queste lunghe serate torinesi. chiusi da qualche parte ad immaginare là oltre la porta che ci limita un mondo tutto da scoprire e da esplorare. E' accaduto così che verso la fine di maggio, con nella testa e negli incubi notturni ancora un po' di quella naja che ci aveva visti su e giù per le valli cuneesi, abbiamo accettato l'invito di Fantini (inutile

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dirlo ex commilitone nonché speleo del GSAM) per fare una punta all'abisso Bacardi.

     Arriviamo alla loro sede che è la sera del venerdì e siamo subito accolti cordialmente. Scenderemo sabato mattina in ben 15 persone, esclusi i cammelli e i portatori. Per fortuna la ospitalità non è ancora morta e noi entreremo tra i primi.

     Oltre lo stretto cunicolo d'ingresso la grotta si esprime subito con una vastità di ambienti sconosciuta in parte alla vicina Artesinera. La prima serie di pozzi: un ottanta, un venti e un quaranta ci portano in breve a -150 da dove percorrendo un comodo meandro e scendendo un paio di salti minori si arriva ad un salone di grandi proporzioni: lungo un centinaio di metri e largo la metà.

     Per proseguire bisogna superare una collinetta oltre la quale percorrendo i margini del salone tra enormi blocchi parte il meandro per il fondo a -340, che termina su un pozzo fangoso lungo una quindicina di metri. Qui dopo essere andati un po' a spasso, Gianni si infila in quella che diventerà la via per un nuovo fondo a -420. E' un tratto molto fossile e particolarmente ricco di stalattiti ed eccentriche con sopra bei cristalli di calcite. Gianni indica uno stretto buco che sputa fuori tutta l'aria, si infila prima Ezio (un cuneese), Roberto non passa, poi dopo un accurato strip-tease con tanto di luci rosse è la volta sua e proprio là dove Ezio si era fermato trova che arriva tutta da una galleria franosa che prosegue e si ferma (almeno per ora) sopra un sonnacchioso pozzo da venti. Rileviamo. Se non siamo a -400 poco ci manca (Wow!).

     L'uscita è meno cavalleresca dell'entrata, infatti ci tocca disarmare il canalino d'accesso alla grotta, ma non importa, perché ci facciamo giurare (testimone il calcare) che ci chiameranno per la prossima punta visto che la prosecuzione è stata nostra.Secondo quanto promesso un bel sabato mattina di giugno è Calleris a telefonarci: OK si riparte.

     Al secondo impatto col Bacardi i nostri discensori non familiarizzano subito con i loro armi un tantino personali, così ricchi di tiranti, deviatori e altre cosine strane, nella migliore tradizione del circo Barnum, ma "venta felu".

     La appena citata legge viene un po' meno quando scendiamo il pozzo Titti, per poco non facciamo conoscenza con una frana fatta partire da Dutto che sta seguendo una via sopra il

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pozzo. Pare che questa volta tocchi a noi essere più cavalieri di loro, infatti mentre noi li seguiamo rilevando loro esplorano. Decidiamo quindi di prendercela comoda e in compagnia di Riccardo, Torinese del GSAM, ci fermiamo prima del salone per banchettare.

     Ripartiti troviamo il primo pozzo in esplorazione già armato e proseguiamo rilevando lungo un meandro fossile molto alto e in forte inclinazione. Sifone fossile; la galleria risale un po' e poi seguendo sempre l'aria ci si infila in un buchetto che si apre in un pozzo di pochi metri, al fondo del quale tutto sembrerebbe chiudere. Silenzio, e poi al di là di una lama è il familiare rumore dell'acqua e le voci degli altri che stanno risalendo. Il rumore dell'acqua è piuttosto forte ma è dovuto alla risonanza. Ci troviamo sicuramente in presenza di una parte dell'acqua di Rio Sbornina che risorge in una valletta laterale della Val Corsaglia. Della via d'acqua è stato sceso solo un pozzo da sei e per ora continua su meandro. Siamo circa a -420.

     A quanto pare oltre ai ben più noti "cuneesi", da queste parti al Rhum si fanno anche gli abissi.

 

 

Roberto Guiffrey

Gianni Nobili

 

 

 

     Erano già due volte che per motivi vari non si riusciva ad andare al Bacardi, al contrario di Gianni e Armando che ci erano andati e avevano pure trovato la prosecuzione. Questa volta ce l'ho fatta, anche se la regola del "non c'è il due senza il tre" a momenti mi fregava... infatti l'acetilene si è rotta appena messo il carburo; per fortuna una bombola concessami da un francese che non entrava ha evitato il proverbio.

     Facciamo due squadre, i bergamaschi e Chicco del GSAM al ramo di -420 e io, Gianni, Riccardo, Pierre e lo speleologo di colore Robi Jarre al ramo di -340.

     Scendiamo il canalino di 80 m e più scendo più continuo a pensare che una mano divina deve averli scaraventati sin dentro la grotta. Piccolo cunicolo e poi i tre pozzi 80, 20 e 40, su questo pendolo ad una decina di metri dal fondo e ci infialiamo nel meandro delle Azzorre, un meandro di circa 300 m dove qualche volta sei costretto ad abbassare la testa e pesta-

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re delle pietre invece della sabbia. Un paio di salti e l'ambiente già grande ingigantisce con un paio di sale e culmina in una sala dal nome ridicolo che non voglio nominare di oltre 90x40 m.

     Si scende passeggiando e poi il pozzo Titti di 15 m... allucinante, scarica da morire ed è armato malissimo. Si arriva poi sull'attivo (poca acqua questa volta, mi dicono) in galleria sino a -340 dove chiude su concrezione. Ah sì, dimenticavo che la grotta è piena zeppa di concrezioni ed eccentriche, pare di essere al Caudano; inoltre è caldissima e abbiamo avuto modo di provarlo mentre si spittava per risalire dei camini e si aspettava.

     I due camini che abbiamo risalito chiudono quasi subito ma il lavoro da fare ancora lì dentro è enorme, specialmente sui pozzi dove ci sono parecchi arrivi.

     Nell'altro ramo i bergamaschi sarebbero arrivati sino a -490 sulle quarziti, praticamente al livello delle risorgenze; c'è ancora una strettoia da martellare ma le speranze di passare sono un po' esigue.

     E' stato comunque un bel giro, la bellezza del Bacardi val la pena di essere vista... cuneesi permettendo.

 

 

Roberto Chiabodo