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GROTTE
anno 25, n. 79 - settembre-dicembre 1982
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
SOMMARIO
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La parola al presidente |
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Notiziario |
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Attività di campagna |
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Ecce Omo |
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Il caso Dossi |
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I pozzi delle zone 8 e 9 delle Carsene |
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La Barmo Cianto |
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Piaggia Bella -755 ±10 |
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Attività biospeleologica 1982 |
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Schede: l'abisso di Perabruna |
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Tecniche |
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Montare un discensore su corda tesa |
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Imbraghi |
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Bandoliere |
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Spilli da balia |
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Imbraghi loch e Steinberg |
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Imbrago Petzl |
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Casco Petzl-UIAA |
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Recensioni |
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Pubblicazioni ricevute |
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Redazione: |
Marziano Di Maio |
(resp.) |
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Giovanni Badino |
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Alberto Gabutti |
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Laura Ochner |
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Elio Pulzoni |
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Stampa: LITOMASTER, Via Sant'Antonio da Padova, 12 |
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Stampato con i contributi della Regione Piemonte previsti dalla Legge Regionale n. 69/1980. |
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la parola al presidente
Dubbia è la funzione svolta da questa paginetta ed ognuno probabilmente vede a modo suo ciò che vi è scritto, così a volte viene criticato il tono troppo paternalistico oppure alcune frasi troppo pretenziose, oppure ancora alcuni vorrebbero che, in questa sede, fossero tracciati programmi ed impegni e come essi andrebbero svolti. Ma se le funzioni fossero quelle sopra descritte, credo che mi rifiuterei di scriverla, avrebbe lo stesso valore e lo stesso significato del colore delle corde nell'armo dei pozzi. Al contrario ritengo che queste righe debbano servire a "capire, costruire e curare" , in pratica a governare il gruppo e a mantenere o a creare l'equilibrio delle fazioni; così a volte, in effetti, si cade nel paternalistico ma è un rischio che si deve correre. Voglio questa volta colpire i due più gravi difetti attuali del gruppo; e mi fa piacere farlo con parole non mie, le ho prese in prestito, che Marziano mi perdoni, da un articolo che egli scrisse sul bollettino del 1973 per il ventennale del Gruppo, forse le parole sono un po' sbiadite ma il concetto è limpido. "...Fisicamente, le nuove generazioni sembrano meno coriacee, meno resistenti a condizioni ambientali dure o brutali, meno disposte a sopportare lunghi disagi... Sotto l'aspetto del carattere, è facile notare una certa intransigenza, una insofferenza verso le contrarietà, la scarsa capacità di comprendere e sopportare i difetti altrui; non è da dire che una volta ciò non si verificasse, ma indubbiamente era un fatto molto meno generalizzato. Questo provoca talvolta difficoltà di convivenza e scontri di opinioni, minando anche quell'unità di intenti che è indispensabile quando si vuol fare qualcosa di buono. Una volta c'era anche più solidarietà, più voglia di aiutare qualche disadattato a inserirsi, e a migliorarsi non solo per il Gruppo ma per la vita" .
Il secondo difetto è figlio del primo e sta prendendo forza con il tempo: la scarsa voglia di muoversi, di aprirsi verso nuovi orizzonti, di uscire dal solito buco casalingo e girare per altre zone carsiche a conoscere nuovi speleologi.
Per un gruppo speleologico di grosse tradizioni cane il nostro, non so quale dei due sia peggio.
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ATTILIO EUSEBIO |
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Notiziario
Assemblea di fine anno 1982 del GSP
Si è tenuta il 17 dicembre, con il consueto o.d.g.
Badino ha riassunto l'attività svolta, e soprattutto quella esplorativa, ricordando fra l'altro che a Piaggia Bella si sono scoperti tratti nuovi per quasi 2 km, che hanno dato buoni frutti le esplorazioni alla Gola del Visconte, all'abisso 18 delle Carsene, all'Artesinera (un nuovo fondo), al Garb dell'Omo inf., mentre fuori Piemonte si è lavorato ancora in un paio di riprese al Fighiera e si è andati avanti alla Preta e al Boegan. Si è svolto il 25° Corso di speleologia ed è andato bene ("i Corsi funzionano quando il Gruppo funziona"), sono entrati e rimasti nel GSP in parecchi.
Sconfienza, che in settembre si era offerto quale 2° magazziniere in sostituzione del dimissionario Chiabodo, ha relazionato sul magazzino sottolineando che c'è parecchio materiale in giro. Squassino ha illustrato la situazione del materiale da rilievo; le musette attrezzate (cioè i giochi da rilievo con l'apposito sacchettino, da riportare ogni venerdì) sono ora 5. Per la cassa Mazzer ha comunicato che la situazione è discreta. Villa ha relazionato sulla biblioteca; le pubblicazioni acquistate non sono state molte; si fa appello affinché siano restituiti fascicoli di Speleologia SSI. Lo stesso Villa ha fatto sapere che si sta lavorando per riordinare il Catasto e per schedare in modo consultabile: collaborano Chiabodo, Tea, Margherita Pastorini, Cortese; si stanno anche numerando tutte le cavità scoperte da 10 anni in qua. Il bollettino (Di Maio) è uscito regolarmente e con numeri abbastanza ricchi; incidono spese sempre più forti, persino quelle postali raggiungono cifre incredibili; la redazione è stata potenziata e qualche risultato si vede; è stata aumentata di 50 copie la tiratura; la partecipazione del Gruppo ai vari lavori si è ancora intensificata. L'Archivio (Garelli) si è arricchito di vari lucidi, bisognerebbe per motivi di spazio piegare certi rilievi voluminosi; le spese sono state modeste. Per la Segreteria (Barisani) ordinaria amministrazione. Sulla biospeleologia (Casale) come di consueto una relazione di attività è pubblicata su questo bollettino. Per le ricerche nel sottosuolo di Torino (Toninelli) il permesso del sindaco si fa attendere troppo. Alla Capanna di Piaggia Bella (Squassino) si sono fatte riparazioni interne, si è sistemato l'androne, si sono rinnovate coperte e attrezzature, con lavori effettuati in varie fasi (5 da luglio all'inverno); per il resto si veda su questo bollettino a pag. 6.
Sono stati poi nominati 43 membri aderenti ed eletti 24 membri effettivi per il 1983.
I membri effettivi sono:
Paolo Arietti, V. Cavour, 3, Brusasco, tel. 91.51.220
Giovanni Badino, v. Airasca 4, Torino, 37.39.20; v. Scatti 7/5, Savona, 019/28.452
Piergiorgio Baldracco, v. Boccardi 28, Pino Torinese, 84.15.15
Achille Casale, c. Raffaello 12, 650.88.84
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Roberto Chiabodo (Arlo), c.so Emilia, 23.56.04
Carlo Curti, c. Orbassano 255/F, 35.77.61
Marziano Di Maio, v. Cibrario 55, 75.12.53 (lav. 83.97.333)
Piergiorgio Doppioni, str. del Cascinotto 230, 24.30.27
Attilio Eusebio (Poppi) , v. Arquata 13, 50.35.98
Alberto Gabutti (Lucido), v. Graglia 23, 35.56.72
Carlo Garelli (Uccio) , v. Caraglio 7, 37.44.90
Andrea Gobetti, str. Reaglie, 89.04.21
Giorgio Guala-Molino, v. Parenzo 55/c, 73.41.06
Roberto Guiffrey (Armando Pozzi), tel. 41.503.41
Ube Lovera, v. G. Bosco 18, Moncalieri, 605.27.65
Franca Maina Villa, v. Giuliano
Franca Mazzer, v. Domodossola 23, 77.72.42
Marco Perello, v. Feletto 35, 27.09.82
Walter Segir (papà), v. Brandizzo 65, Volpiano, 98.84.529
Patrizia Squassino, v. San Donato 27, 47.30.184 (a Garessio, c.so Regina Margherita 120, 0174/81.518
Gianluca Tesio, str. Revigliasco 216, Moncalieri, 863.14.17
Meo Vigna, v. San Bernolfo 61, Mondovì, 0174/22.58
Giuliano Villa, Cond. Aurora, v. Circonvallazione, Polonghera (Cn) , 011/97.44.36
Walter Zinzala, p.zza Scipione l'Africano 2, 89.02.47
I membri aderenti sono:
Piero Alberti,
Aldo Avanzini, p.zza Matteotti, 2, Genova
Carlo Ballesio, c. Orbassano 380, 30.29.87
Barbara Barisani, c/o Carletti, v. Rosta 20, 74.74.95
Mario Bianchetti, v. Zanetti 4, Trieste, 040/76.72.65
Mauro Binello, c. Francia 365/5, 79.82.27
Massimo Blanco, v. Gaetano Amati 146/D, 21.33.75
Patrizia Cannonito, v. B. Bena 3
P. Luigi Carena, v. De Gasperi 35, Cambiano, 94.40.520
Gabriella Cevenini, v. Matteotti 134, Serravalle Sesia (Vc)
Giuseppe Chiodin, v. Torricelli 37
Giovanni Collo, v. Chiffi 45, Carmagnola, 97.02.27
Margherita Coppa Ciquera, c. Francia 230, 78.47.14
Roberto Cortese
Ivano Di Ciolo, v. Verdino, Camaiore (LU), 0584/68.13.75
Francesco Franco, c. Lecce 112, 76.34.31
Riccardo Francone, p.zza Hermada 10, 83.72.52 .
Marilena Garione (Nena) , v. Domodossola, 27, 74.84.69
Adriano Gaydou, Via Baltimora, 15, 36.51.60
P. Mauro Giachino, v. S. Anselmo 19, 68.12.46
Giuseppe Giovine, strada Druento 366, 10040 Savonera (To), 42.40.130, neg. 42.40.356
Alma Giraudo, V. Colautti 17, 25.53.67
Walter Luise, v. Ghigo 4, Polonghera (Cn) , 97.44.08
Roberto Menardo, v. Parini 3 - Nichelino, 62.04.15
Beppe Minciotti, v. Sgulmero 33, Verona, 045/97.25.45
Carla Minetti, c.so Regina 231, 76.45.42
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Massimo Nicastro, v. Montebello 22, 87.62.45
Gianni Nobili, v. Bardonecchia, 72.78.10
Laura Ochner, v. Boccardi 28, Pino Torinese, 84.15.15
Mario Oddoni (Cagnotto), v. Urbino 15, 48.84.35
Mauro Pappalardo, v. Plana 95/5, 34.89.681
Alessandro Parodi (Theina), v. Gramsci 14, Torre Pellice (To), 0121/91221
Margherita Pastorini, v. Gaidano 18, 30.90.541
Dario Pecorini, c. Ferrucci 94, 44.71.156
Elio Pulzoni, v. Vicarelli 10, 30.94.904
Valerio Pusceddu, v. Breglio 68
Rocco Rizzo, v. Mascagni 21/B, 26.59.26
Claudia Rossi, v. Magenta 50, 55.64.96
Stefano Sconfienza, v. Castelgomberto 38, 36.24.97
Roberto Serra, c. Raffaello 11, 68.32.31
John Toninelli, c. Regina Margherita 205, 47.11.70
Mattea Tricarico (Tea), P. Pablo Neruda 14, Collegno (To) ,415.05.81
Loredana Valente, v. Guala 5/int. 5, 61.22.05
Marco Zanone, c. Moncalieri, 69.64.707
E' stato poi riconfermato presidente Attilio Eusebio. Per l'Esecutivo, oltre al presidente, sono stati eletti Giuliano Villa, Giovanni Badino, Meo Vigna, Carlo Curti e Piergiorgio Doppioni.
Per il 1983 sono confermate le quote sociali precedenti.
Proiezioni e conferenze
In autunno il fotodocumentario speleologico "Cieli di cristallo" di Meo Vigna è stato proiettato alla 1^ Rassegna del Film speleologico di Perugia, al CAI di Mondovì, alla Pro Loco di Ormea e al raggruppamento scouts di Cascine Vica.
E' stata tenuta una conferenza sull'attività speleologica in Piemonte da Paolo Arietti in occasione di una serie di manifestazioni sulla montagna organizzate dal quartiere Borgo Vittoria, presso la scuola "Don Murialdo". E' stato proiettato il film "Una giornata al Biecai" seguito dal fotodumentario "Speleologia - alla ricerca della luce".
Presso una scuola elementare cittadina sono state proiettate vecchie foto di Piaggia Bella '75 e il film del Biecai, col commento di John Toninelli.
Il festival internazionale del film di speleologia
I pareri sono concordi, Costacciaro ha deluso. Ha deluso sotto più aspetti il festival del film di speleologia. Festival internazionale appunto. Ha palesato come in Italia non ci sia un cane a cui interessi far vedere a quelli fuori cosa c'è là sotto. Non è importante in fondo, comunque il festival è francese e francesi sono i suoi film. Molto belli, tecnicamente; ma hanno deluso, manca un senso, non reggono la distanza, ma più che altro non hanno un motivo per essere fatti; o visti, a parte l'essere a Costacciaro per una rassegna di films speleologici. Il giudizio è comunque di quella decina di persone calate da Torino: il resto di
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Italia non si è ancora pronunciato.
Comunque sia, come detto, non è importante che alcuni facciano vedere ad altri cosa c'è sotto; più interessante è che "gli altri" vadano a vederselo. In quei giorni c'era di tutto, grande happening; cartografi, disostruttori di acquedotti, boscaioli, ma niente speleologi. Quelli non c'erano proprio, o erano molto pochi. Su tutti spiccavano i cacciatori di adesivi a cui cercare di spiegare che alcuni dedicano alle patacche il tempo che lasciano loro le grotte e che ad alcuni non avanza tempo.
Nel festival internazionale della speleologia pataccara.
E' vietata la raccolta di minerali in grotta
Il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato una legge che regolamenta la ricerca di minerali a scopo di collezione, didattico o scientifico. A parte le norme che riguardano la raccolta in genere, e che limitano i quantitativi asportabili nonché i mezzi usabili che possono essere solo manuali {si sta anche definendo un elenco di aree dove ogni raccolta sarà proibita), l'art. 3 della legge si riferisce specificamente all'ambiente sotterraneo naturale e stabilisce che nelle grotte ogni raccolta di minerali è vietata. Le infrazioni saranno passibili di sanzioni amministrative da 1 a 5 milioni di lire.
casa, dolce casa !
Quest'anno la Capanna Saracco Volante ha finalmente visto torme di speleologi (anche non targati GSP) che, a più riprese, si sono prodigati per riparare alle ingiurie del tempo e... degli speleologi!
La situazione del nostro amato rifugio è quindi molto migliorata.
Per concludere in bellezza questa campagna di restauri occorre ancora:
1) trasportare materassi, cuscini e coperte nuove,
2) trasportare e montare la porta con la serratura nuova.
3) terminare la verniciatura degli esterni.
La primavera dovrebbe quindi veder fiorire l'entusiasmo di molti volontari che, altrimenti, saranno COMUNQUE reclutati.
In generale tutti dovranno cercare di tenerla pulita ed in ordine (ovvio, nel senso speleo del termine) altrimenti io diventerò molto infelice e voi non volete che io diventi molto infelice ... vero?
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(Patrizia) |
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Attività di campagna
Uscite omesse sul bollettino scorso: 21 agosto, Eusebio, Gabutti e Vigna in Val Corsaglia. Battuta e visto il Trou du Peiran.
28 agosto: Gobetti e amici, F. Maina e Villa a Piaggia Bella. Fatte riprese filmate nelle gallerie di Belladonna.
5 settembre, Garb dell'Omo inf.: Gabutti, A. Giraudo, Lovera, Mazzer, Pastorini, Sconfienza, Vigna. Risalita della cascata di 40 m e arrivati a un P.20 con molti arrivi.
Buco del Selvatico (Val d'Ala): Villa.
12 settembre, battuta in Alta Val Pesio sulle rocce sopra il Pis, e ricerca della grotta Strolengo. Blanco, Gabutti, Giraudo, Lovera, Mazzer, Oddoni, Pastorini, Sconfienza, Vigna.
Grotta della Mutera: Squassino e Villa con lo S.C. Tanaro
17-26 settembre. Partecipazione all'incontro internazionale per capisquadra del CNSA-SS di St. Martin en Vercors (Grenoble). Baldracco, Doppioni, Curti, Eusebio e Villa, con Avanzini, Steinberg, Maggi, Fontanella, Topani, Bernabei e Guzzetti. Esercitazioni nelle grotte di Bury, Gour Fumant, Scialet de l'Appel e Brudour.
19 settembre, Garb dell'Omo inf.: Gabutti, Lovera, Oddoni e Sconfienza. Risalita per 20 m sopra la cascata ed esplorati una cinquantina di metri di mendro.
Piaggia Bella: Ballesio, Barbero, Carena, Tesio, Zanone e altri.
03: Vigna. Chiude a -250 circa.
26 settembre. Grotta della Mutera: Vigna con lo S.C. Tanaro.
Càrsene: Alberti, Giraudo, Perello, Sconfienza, Carla.
28-29 settembre, Garb dell'Omo inf.: Giraudo, Lovera, Mazzer, Parodi, Pusceddu, Segir, Zinzala. Proseguita la risalita per altri 25-30 m.
28 settembre: Grotta della Mutera: Gabutti, Guala, Minetti, Pastorini, Perello, Squassino, Vigna a far foto.
2-3 ottobre, abisso 18. Eusebio, Giraudo, Lovera, Sconfienza. In 15 ore continuata l'esplorazione dei condotti a -200, e fermi su un p. 18.
Pis del Pesio: Vigna con Jarre e Dutto del GSAM ad armare.
3-4 ottobre, incidente a uno speleologo francese al Joel (Marguareis). Del GSP partecipano al soccorso Baldracco, Doppioni, Curti, Giovine, Gobetti, Guala, Eusebio, Perello, Tesio, Vigna, Villa. Impegnati a Torino: Cannonito, Gabutti, Lovera, Pastorini, Pulzoni, Valente, Zinzala. V. articolo sul boll. precedente.
9 ottobre, riunione a Savona della SS-CNSA: Baldracco, Doppioni, Curti, Eusebio, Gobetti, Guala, Pulzoni, Tesio, Vigna, Villa.
10 ottobre, Grotta del Buio (Finale Lig. , SV): Maina e Villa per foto.
17 ottobre, Piaggia Bella: Oddoni, Pusceddu e Zinzala.
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Lavori di manutenzione alla Capanna e chiusura antineve dell'ingresso della Gola del Visconte: Di Maio, Eusebio, Gabutti, Giraudo, Lovera, Mazzer, Pastorini, Sconfienza, Squassino, Vigna.
22 ottobre, Grotta di Bossea: Cannonito, Curti, Eusebio, Gabutti, Guala, Pastorini, Sconfienza, Valente, Vigna. Al sifone terminale e visita del laboratorio sotterraneo.
24 ottobre, Grotta di Bossea: Cannonito, Curti, Eusebio, Gabutti, Guala, Pastorini, Sconfienza, Valente, Vigna. Foto.
30-31 ottobre e 1° novembre, Costacciaro (Pg) al Festival internazionale del film speleologico: Baldracco, Gabutti, Giovine, Giraudo, Guala, Lovera, Mazzer, Pastorini, Vigna.
Piaggia Bella: Eusebio, Sconfienza, Segir, Squassino. In 14 ore scesi al Fin, rilevato dal Fin a Paris-Côte d'Azur, risalita galleria verso la sala Vallini. Lavori al rifugio (Giovine e Squassino).
2 novembre, Barmo Cianto (Villaretto di Roure, To): Alberti e Binello. Ri lievo parziale per conto di uno studioso di paletnologia. Il rilievo è stato ultimato il 14 novembre da Alberti, Binello e Reibaldi. Ricerche e rilievo sono stati compiuti lo stesso 14 novembre anche da De Laurentiis e Garelli (v. articoli più avanti).
7 novembre, Garb dell'Omo inf.: Eusebio, Guiffrey, Lovera, Vigna. Continuate le risalite.
8-9 novembre, soccorso a Vermicano (Fr). Del 1° Gruppo SS-CNSA hanno partecipato Baldracco, Doppioni, Curti, Eusebio, Perello, Vigna, Villa, Carrieri e Mureddu.
14 novembre, battute nel Vallone di S. Giovanni (Limone P.) e nei pressi della Dragonera: Baldracco, Eusebio, Giraudo, Lovera, Pastorini, Valente, Vigna.
Garb dell'Omo inf.: Chiabodo, Gabutti, Giovine, Guala, Sconfienza, Squassino. Ultimate risalita e esplorazione del ramo, trovando un sifone.
20-21 novembre, grotta di Bossea: Giovine, Oddoni e Zinzala con sub del GSAM.
21 novembre, Garb dell'Omo inf.: Gabutti, Guala, Lovera. Riarmate tutte le risalite (12 ore).
Grotta delle Vene: Cannonito, Chiabodo, Curti, Eusebio, Giovine, Giraudo, Mazzer, Ochner, Oddoni, Pastorini, Valente, Vigna ad accompagnare scouts.
Barmo Cianto: Arietti, Gallardo, Maina, Minetti, Perello, Reibaldo, Tesio+Monica, Villa. Foto e osservazioni geologiche e morfologiche.
22 novembre, battuta nella zona della Taramburla: Oddoni e Zinzala.
28 novembre, abisso Dolly: Eusebio, Lovera e Sconfienza a chiudere l'entrata.
Scogli Neri: Badino con speleologi di Savona e di Imperia.
5 dicembre, battuta sulle pendici del M. Armetta in Val Tanaro: Baldrac-
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co, Cagnotto, Eusebio, Gabutti, Giraudo, Guala, Lovera, Nobili, Pastorini, Mazzer, Rossi, Valente, Vigna, Zinzala.
Grotta dell'Orso (Ponte di Nava): Gabutti, Guala, Nobili, Pastorini, Vigna.
12 dicembre, battute in Val Corsaglia (Rio Sbornina): Chiabodo, Eusebio, Gabutti, Giraudo, Guala, Lovera, Sconfienza, Valente, Vigna.
Rio Martino: Badino, Minetti, Pappalardo, Parodi, Nicastro, Oddoni, Perello, Reibaldi e 3 amici, Villa, Zinzala. Girate alcune scene di film.
19 dicembre, grotta dei Dossi: Gabutti, Lovera, Sconfienza, Parodi, Vigna. Trovato un ramo nuovo; 7 strettoie e poi una sala con possibilità di prosecuzione.
26 dicembre, abisso dell'Artesinera: Alberti + amico, Gabutti, Guala, Sconfienza, Vigna. Trovata prosecuzione dopo il salone "terminale" nel ramo di Lambda, e fermi su un pozzo per mancanza di materiali.
Abisso Fighiera: Badino e Di Ciolo con Marantonio. Giri in galleria, a rivivere.
27 dicembre, abisso Gortani: Squassino con triestini a -650 circa a riarmare la partenza del 95.
28 dicembre, Arma Pollera: Cannonito, Curti, Minetti, Parodi, Perello + amico. Foto.
29 dicembre, Grotta di Bossea: Vigna e Pastorini con Peano del GSAM. Rilevamento geologico della cavità.
30 dicembre, abisso dell'Artesinera: Alberti, Eusebio, Gabutti, Guala, Sconfienza. Proseguita l'esplorazione fino a -320 circa.
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ecce omo
L'inizio: Meo, Franca, il Lucido, Alex, Margherita, Caselli, il sottoscritto si trovarono una sera post-Marguareis sulla soglia del Garb dell'Omo inf. in Valdinferno. Risalire cascate porta bene, come ci ha ricordato da poco la Mutera.
Per una questione inerente alla lunghezza di certi stecchetti Meo e il Lucido vincono la risalita alla base del 70. Gli altri per penitenza a dormire nel fienile. Il Gabutti che notoriamente arrampica come un palombaro si supera e per otto ore risalirà con Meo i 30 metri che li separano dalla sovrastante sala. Quando alle 10 del mattino successivo giungiamo sul posto, Meo mi lascerà gli ultimi 3 metri di facile arrampicata: gesto splendido. Sopra niente o quasi. Senza corde convinciamo Alex a sgambettare verticalmente per raggiungere un paio di arrivi. Uno è chiuso da frana. Dice. Lui. Però forse è superabile in alto. Dice.
Comunque sia decidiamo una seconda incursione con la scusa del recupero dei materiali utilizzati nella risalita. Ancora il Lucido, poi Stefano e Cagnotto. L'S.S.P. (Squadra Sabotaggio Punte) riesce a rimandare l'entrata fino alla tarda mattinata di domenica; poi quei catorci di zom bies entrano armando il 70 e a noi non resta che seguirli. Lucido e Cagnotto al recupero materiali mentre salgo con Stefano alla sala sovrastante per scendere un pozzetto. Naturale, spit, suo, il primo. Non succede niente: lo spit tiene, il pozzo chiude, Stefano non vomita. Quindi rivediamo l'arrivo di Alex; 4 m di arrampicata, spaccatura, più avanti la frana; non è vero, non c'è; sono solo pochi massi. 4 m in su, la spaccatura si allarga. Si sale di altri 4 m, una ventina in piano, 7-8 in alto, poi ancora in alto. Troppi. Torniamo; non male comunque.
Ancora dentro con Walter, Papà, Franca, Alex, Alma, Valerio. Ancora salita. Prima Walter, poi io, poi Alex; no Alex no, non è la sua grotta: prima ancora di incominciare si tira sul piede un lamone. Tocca a me che notoriamente arrampico come un Gabutti. Mi viene da piangere. Salgo per un po', quindi finisco contemporaneamente la voglia, gli spit, la pazienza, le unghie e le lacrime: usciamo. Successivamente con Poppi, Meo, Armando al suo grande ritorno. Continuerà lui a salire. Sala di 5 x 5 con vaschette, poi una parete "fatta" di latte di monte. Scende Armando; salgo. Quel giorno eravamo in due ad arrampicare; l'altro era a Vermicano. Io son rimasto su: strano. Questo il giorno che Poppi dovette svenire per starsene zitto e che Meo si beccò 5 ore di freddo.
Sopra due sale concrezionate e un condotto in discesa, circolare, che una trentina di metri più avanti scivola in un pozzo. E' tardi, usciamo in tempo per impedire a Poppi di dare l'allarme a Giorgetto che lo cercava per dargli l'allarme. La settimana successiva Arlo, Patrizia, il Lucido, Guala, Beppe e Stefano scendono il pozzo. 15 m col solito latte di monte; alla base seguono la spaccatura per 20 m. Sifone. Sciacalli. Non strettoia, non fessura, magari con aria. Sciacalli: sifone. Altra punta con Guala e Lucido. Punta stoica dedicata esclusivamente al riarmo delle risalite. Una corda quasi tranciata ci indusse a farlo. Poi
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la neve ci chiuse la via dell'Omo; a primavera saranno ancora risalite.
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UBE LOVERA. |
il caso dossi
Nel giorno in cui Baader e Dolly si negarono, quelli che per l'intervento lontano dei loro avi furono chiamati Vigna, Gabutti, Parodi, Sconfienza e Lovera e per l'intervento più recente delle loro mamme divennero Meo, Alberto, Alex, Stefano, e Ube, trovarono un casereccio sostituto alle abissali gratificazioni. I Dossi fornirono quiete alle loro ansie, fessure alle loro ossa e fango alle loro tute. Sette strettoie, di marca e no, effettivamente infilate da tre di essi frapposero ostacoli con la corta galleria che li condusse ad un'ampia sala.
Duemila scheletri li accolsero. Sia la sala dei Serpenti. Nel primo giorno dell'anno II° di Poppi Presidente.
Gloria al Presidente
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UBE LOVERA |
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Noterelle di etimologia speleologica
Leggo ora su Speleo 7 di gennaio 1982 (S.C. Firenze) un articolo di Paolo De Simonis su "Probleni di toponomastica speleologica". A proposito del termine francese gouffre viene riportata una derivazione dal basso latino colpus originata a sua volta dal greco kolpos che significa insenatura e anche ventre materno. Già l'ipotesi mi sembra alquanto forzata. ma ad ogni modo farei notare che in nepàli (la lingua ufficiale del Nepal) grotta, caverna, buco. tana si dice guffa.
Com'è noto. il nepàli è una lingua del ceppo indoeuropeo. E' dunque chiaro che i popoli della steppa che quattro millenni or sono si sono mossi dall'area situata forse tra il Caspio e il Lago d'Araln per migrare in varie direzioni tra cui l'Europa da una parte e la piana del Gange dall'altra (da quest'ultima in tempi relativamente recenti è stato portato in Himalaya il gurkhàliche è poi il nepàli di oggi), chiamavano già le grotte con un certo nome, che sopravvive oggi in Francia come gouffre e in Nepal come guffa. Non so se il termine sia rimasto anche in altre parlate indoeuropee. ma tanto basta.
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M. Di Maio |
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i pozzi delle zone 8 e 9 delle càrsene
Uno degli scopi del campo alle Carsene dell'estate 1982 è stato quello di battere minuziosamente una parte della conca che per motivi logistici era ancora poco conosciuta. L'area esaminata è compresa fra le zone 8 e 9, secondo la suddivisione proposta dal GSAM di Cuneo.
La zona 9 è compresa tra i vertici di P. Straldi, ometto di confine n. 236 su Rocce Scarason e Quota 1957 al centro della conca; la zona 8 tra Passo del Duca, Quota 1957 e ometto n. 236.
In quella parte della conca erano già conosciute alcune cavità, in parte numerate ed esplorate dal GSAM, altre visitate dal Club Martel ma prive di numerazione. Durante il campo le battute sono state estese a tutta l'area circostante la grossa dolina erbosa localizzata nel centro della conca, proprio sotto P. Straldi (vedi la cartina qui riprodotta). Sono stati siglati con un numero progressivo esclusivamente i buchi di un certo sviluppo o con una sensibile corrente d'aria. Con una croce gialla sono state segnate le cavità con scarsissima possibilità di disostruzione; una linea orizzontale indica invece che il buco è toppo.
Nella zona Nord, verso il vallone dei Greci, sono state esplorate alcune cavità di scarso sviluppo (zona 8, pozzi 1. 2, 3, 4, 5, 6). Nella zona Sud, fino alle pareti strapiombanti dei Monti delle Carsene, sono invece state scoperte le cavità di maggior interesse, tra cui l'abisso 18 che si collega a -200 con il Cappa (zona 9, pozzi 0, 7, 9, 10, 12, 13, 14. 15, 16, 17, 18 e altri pozzi-fessura non rilevati, profondi da 5 a 15 m). Infine sono stati rivisitati e catastati i pozzi 8-148, 8-32, 9-1 bis, 9-2 bis, già esplorati dai Cuneesi. e il n. 8 esplorato dal Martel ma non siglato.
ELENCO DEI POZZI
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N. 0 |
(zero) Coord. 32 TLP 9302 9309, Q 2060, disl. -16. Descrizione: pozzo di 15 m con brevi saltini chiuso da frana. Niente aria. Rilievo Gabutti 1982. |
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n. 1. |
Coord. 32 TLP 9265 9348, Q 2025, D -20. Pozzo di 20 m a campana chiuso da frana. Niente aria. Ril. Lovera '82. |
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n. 2. |
Coord. 32 TLP 9273 9374, Q 2050, D -15. Pozzo di 15 m a campana chiuso da frana. Niente aria. Ril. Gabutti '82. |
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n. 3. |
Coord. 32 TLP 9273 9375, Q 2050, D -8. Pozzo-fessura di 8 m. Niente aria. Ril. Gabutti '82. |
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n. 4. |
Coord. 32 TLP 9474 9375, Q 2050, D -9. Pozzetto con evidenti scorrimenti idrici, ostruito da frana. Niente aria. Ril. Vigna '82. |
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n. 5. |
Coord. 32 TLP 9271 9374, Q 2040, D -10 +? Pozzetto con frana che termina con strettoia su un successivo p. 10 (?). Poca aria. Ril. Lovera '82. |
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n. 6. |
Coord. 32 TLP 9270 9373. Q 2040, D. -7+? Pozzo-fessura con strettoia su un pozzetto da 10 m(?). Ril. Lovera '82. |
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n. 7. |
Coord. 32 TLP 9240 9317, Q 2050, D -10. Pozzetto di alcuni metri con un cunicolo chiuso da frana. Niente aria. Ril. Guala '82. |
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Carta delle zone 8 e 9 delle Carsene
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N0 - N1 -N2 - N3 - N4 - N5 - N6 - N7 - N12 - N14 - N15 - N16 - N17 - rilievo
15

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n. 8. |
Coord. 32 TLP 9242 9308, Q 2100, D. -90. La cavità si sviluppa su una serie di fratture orientate 30°N, come quasi tutte le cavità rinvenute in zona. Va allargandosi dall'ingresso, scendendo con una serie di brevi e facili pozzi fino a -40, dove parte un bellissimo fusoide profondo 50 m e chiuso sul fondo da una grossa frana. Corrente d'aria discreta che si perde tra i massi del fondo. Ril. Denoize '74 (cavità riportata con P. 40), Vigna '82. |
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n. 9. |
Coord. 32 TLP 9241 9307, Q 2100, D. -28. Frattura molto lunga profonda circa 30 m chiusa da neve, facilmente in comunicazione con il n. 10. Poca aria. Ril. Lovera '82. |
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n. 10. |
Coord. 32 TLP 9241 9307, Q 2100, D -70. Ingresso costituito da un pozzo frattura profondo 15 m, seguito da un breve terrazzino con strettoia allargata artificialmente che immette su un successivo pozzo profondo 55 m. Il fondo è chiuso da una grossa frana. Sensibile corrente d'aria. Ril. Chiabodo '82. |
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n. 12. |
Coord. 32 TLP 9280 9310, Q 2070, 0 -25. Pozzetto con neve sul fondo, seguito da una spaccatura e da un P.20 con molta neve, chiuso sul fondo da ghiaccio e massi. Poca corrente d'aria. Ril. Lovera-Sconfienza '82. |
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n. 13. |
Coord. 32 TLP 9257 9313, Q 2070, D -16+? Pozzetto di 8 m chiuso sul fondo da neve; sulla destra una piccola finestra immette su un successivo pozzo da 8 che termina su una strettoia non superata e seguente pozzo profondo 15 m (?). Debole corrente d'aria. Ril. Guala-Curti '82. |
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n.14. |
Coord. 32 TLP 9264 9313, Q 2070, D -10. Pozzo-fessura chiuso da una frana. Discreta corrente d'aria. Ril. Vigna '82. |
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n.15. |
Coord. 32 TLP 9265 9313, Q 2070, D -8. Pozzetto impostato su due fratture perpendicolari chiuso da frana. Poca corrente d'aria. Ril. Vigna '82. |
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n.16. |
Coord. 32 TLP 9268 9303, Q 2080, D -15. Grosso pozzo a cielo aperto impostato su una frattura ortogonale rispetto a quelle che si rinvengono in zona. Fondo con neve e detrito. Niente aria. Ril. Guala-Vigna '82. |
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n.17. |
Coord. 32 TLP 9293 9314, Q 2050, D -8. Pozzo con grosso nevaio sul fondo. Niente aria. In zona altre cavità simili a questa non rilevate. Ril. Pastorini-Vigna '82. |
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n.18 |
(Abisso Diciotto). Coord. 32 TLP 9245 9325, Q 2000, D -200. Per la descrizione e la scheda d'armo v. articoli su Grotte n. 78. Rilievo: da -200 a -150 Guala-Vigna, da -160 a -90 Gobetti-Monteleone, da -140 (fondo del P. 50) all'ingresso Guala-Vigna, Gallerie fossili Eusebio. |
POZZI GIÀ SEGNATI
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N8 - N8-14b - N8-32 - N9 - N9-1b - N9-2b - N10 - N13 - rilievo
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MEO VIGNA |
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la balm - cianto
Questa grotta ha di bello che è l'unica della Val Chisone. Poi che è paletnologicamente interessante. Poi che non è nei calcari. Poi che ha richiamato l'attenzione di due indipendenti squadre di speleologi del GSP. Di brutto ha che costoro han fatto indipendentemente anche articoli e rilievo e non si son messi d'accordo per unificare gli scritti. Li pubblichiamo entrambi perché, come detto, la grotta ha del bello.
Bene, tutto è pronto, partiamo. Naturalmente si va in grotta, ma questa volta non saremo circondati da targhe "CN", infatti si resta nella civiltà e ci si reca in Val Chisone, precisamente a Villaretto. Oltre a chi scrive ci sono Mauro Binello e Giuliano Bacchetta, ed è proprio grazie ad un amico di Giuliano, Franco Bronzati (paletnologo nonché occitano), che rimaniamo così vicini a casa. Quest'ultimo conduce ormai da alcuni anni una interessante e fruttuosa serie di scavi non lontano dal Gran Faetto, sito di numerose e importanti incisioni rupestri. Egli è riuscito a ritrovare le tracce di un insediamento preistorico e, vicinissimo agli scavi e ad un masso inciso a coppelle e canaletti, si aprono due buchi.
Sono questi che maggiormente ci interessano. Difatti il Bronzati ci ha chiesto di esplorarli totalmente e, se possibile, fargli avere un buon rilievo da allegare ad una sua prossima pubblicazione.
Entriamo dunque nel buco più basso. Ha un bell'ingresso, largo circa sei metri, alto uno e mezzo. Ed ecco che, dopo una svolta, ed un piccolo scivolo, ci troviamo in mezzo ad una galleria. Quest'ultima da un lato parte su alta una dozzina di metri, larga quattro e lunga una quindicina. Dall'altro lato si arriva in una saletta piuttosto ampia e con parecchie fessure che ci guardano. Sono davvero meravigliato e urlo: "Sembra una grotta vera!"; e così svaniscono i miei dubbi sull'impiegare una intera domenica, per due buchi formatisi in una roccia che tutto è tranne che calcare. Decidiamo di fare le cose con calma, guardiamo prima la saletta. Mi infilo in un paio di fessure e Mauro trova degli strati di terra compatta, mentre Giuliano continua convulsamente a ripetere: "Ma qui c'è un mondo!". Nessuna fessura dà qualche frutto, in compenso troviamo parecchi carboncini; tracce di focolare? Forse. Il paletnologo ci urla da fuori di prelevarne un campione. Continuiamo poi per la galleria più ampia, che ci ricorda sempre più un meandro vero. Finita questa, si aprono parecchie salette sovrapposte sulla stessa linea di frattura, formando quattro o cinque piani. Troviamo un pipistrello e altri animaletti subtroglofili. Questo buco è una vera "palestra" per strettoie, quasi tutte non danno a niente, in quanto solo spaccature, ma mi diverto lo stesso. Giriamo un po'. Mauro trova altri carboni e un pezzo d'osso (ne troverò ancora in seguito); usciamo.
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Balm Chanto - rilievo
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L'altro buco, quello più in alto, dopo un po' dà su di un pozzo. Armiamo in naturale e scendiamo esattamente, come si supponeva, nella galleria-meandro del piano inferiore della cavità precedente. Dopo aver guardato ancora un po' usciamo soddisfatti.
Questa è stata la prima delle quattro giornate che ho dedicato a questa grotta, di cui due con Mauro, per l'intricato rilievo, e un'altra a far fessure. Sappiamo così che questo buco di chiara origine tettonica ha una lunghezza di più di settanta metri compresa la lunga strettoia finale: non male per la sua origine non carsica.
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PIERO ALBERTI |
Il giorno 14 novembre ci rechiamo in Val Chisone nei pressi di Villaretto per raggiungere, accompagnati dal Sig. Ugo Piton, studioso delle tradizioni occitane della valle, una cavità sotto un poggio conosciuta ed utilizzata fin dall'età del bronzo come riparo di pastori ed oggetto, recentemente, di scavi archeologici.
La cavità si apre sulla sinistra orografica del torrente Chisone a circa 1.500 m di quota nelle vicinanze della chiesetta della "Madonna della Neve" e dell'abitato abbandonato di Seleiraut e prende il nome di Balm Chanto (grotta che canta). L'etimologia del nome probabilmente è legata al fatto che chi avesse buttato all'interno della grotta una pietra l'avrebbe sentita rotolare per alcuni secondi.
Entrati dall'ingresso superiore, dopo circa 15 metri di cunicolo sub-orizzontale, verso il fondo del quale esiste comunicazione verso l'esterno (G), si apre il pozzetto di 9 m circa che comunica con la parte sottostante della spaccatura. Armato con spit, poco sotto l'imbocco, viene sceso senza difficoltà. Al fondo, seguendo l'andamento della frattura iniziale, la grotta si biforca in due rami variamente collegati tra loro tra blocchi di frana. Ritornati alla base del pozzo si può risalire all'esterno attraverso l'ingresso più basso superando due facili salti in arrampicata.
Al fondo della spaccatura è stato visto un pipistrello, in altre zone vari insetti probabilmente troglosseni.
E' stato effettuato il rilievo topografico da cui risulta uno sviluppo di circa 100 m. La profondità dall'ingresso B (superiore) al fondo E è di 20 m.
La grotta risulta di un certo interesse essendo rara l'esistenza di grotte con sviluppo simile, di tipo tettonico, in terreni non calcarei in provincia di Torino. L'orientamento della spaccatura è sud-nord.
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PAOLO DE LAURENTIIS UCCIO GARELLI |
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Le rocce in cui si apre la cavità della Balm Chanto sono rappresentate da micascisti minuti, talvolta occhiadini, micascisti granatiferi, micascisti a granati e cloritoide, micascisti con occhi e lenti di cloritoide. La maggior parte di tali litologie è in effetti osservabile nei pressi dell'ingresso; ad esse si aggiunge una buona percentuale di grafite.
Le rocce suddette fanno parte, secondo la geologia regionale, del Complesso Dora-Maira, che a sua volta è parte del Dominio pennidico. Con tale definizione si vuole indicare la zona assiale delle Alpi, cioè quella che durante l'orogenesi alpina ha subito il massimo di deformazione e di metamorfismo. La deformazione risulterebbe precedente all'inizio della costruzione dell'edificio alpino, essendo datate tali rocce al Pretriassico secondo la Carta Geografica d'Italia 1:100.000.
L'origine della grotta è senza dubbio tettonica, si tratta infatti di una grossa frattura che tende a chiudersi in profondità. Dove non sono intervenuti crolli successivi dovuti alla fessurazione della roccia è possibile osservare che le pareti della diaclasi potrebbero combaciare perfettamente come i tasselli di un puzzle. L'acqua non ha avuto alcun ruolo nella formazione della cavità se non quello di di lavare le pareti sciogliendo i minerali più teneri.
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MARCO PERELLO |
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piaggia bella -755 ±10
Tocca di nuovo a chi scrive giocare al burocrate e darvi finalmente i dati precisi sul Complesso di P.B.
Cominciamo dagli ingressi. Come tutti sanno P.B. possiede sette ingressi. Vediamo le loro quote dal più alto al più basso :
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S2 - Carciofo |
2357 m slm |
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Caracas |
2297 m |
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Jean Noir |
2246 m |
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Indiano |
2223 m |
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Buco delle Radio |
2170 m circa |
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Piaggia Bella |
2157 m |
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Solai |
2033 m |
Tutti si chiederanno ora quanto è profonda Piaggia Bella e soprattutto il perché si dicano valori differenti ogni volta, a seconda di chi scrive e di chi interpreta il rilievo. La causa principale è legata all'alto numero di rilevatori e soprattutto al loro lavoro che, a volte, è di discutibile valore. Non sono il primo a dirlo e forse neanche l'ultimo, così anni fa C. Fighiera convinto assertore di quanto ho espresso prima rifece il rilievo dall'ingresso della Carsena (2157 m) fino alla Tirolese che risultò essere -494 m da Caracas. A questo fu attaccato il vecchio rilievo dei Francesi che arrivava al FIN 1953 a -568 ed il rilievo dei Torinesi dal Fin al sifone terminale. La quota era allora -660.
Si sapeva che negli anni seguenti A. Oddou ed il CMS avevano, in realtà, rifatto la parte più discutibile del rilievo, dalla Tirolese al Fin, ed avevano riquotato P.B. a -640; però nessuno vide mai quel rilievo. Per noi quindi, e soprattutto per il rilievo che avevamo, P.B. era -660, poi nell'80 Fred Vergier si immerse nel sifone terminale, poi in un altro fino a -40, che sommati ai precedenti, -660, portavano il dislivello totale a -700.
Gli Imperioti nella primavera-estate dell'82 congiunsero l'S 2 a P.B. Questo zozzo buco, 60 metri più alto di Caracas, fissò la profondità massima a -760. Rimaneva però il ricordo del rilievo di Alain che ammetteva -640 e non -660. Così un giorno decidemmo in un raro momento di luce nel buio della nostra pazzia di rifare il rilievo dalla Tirolese al Fin '53. Il compianto Badino si occupò del pezzo Tirolese-Paris Côte d'Azur ed il sottoscritto rilevò dalla Paris-Côte d'Azur al Fin. Ora posso finalmente comunicarvi che il rilievo effettuato dai francesi è errato sia in profondità che in sviluppo. Infatti è più corto di quanto non disegnato sul solito rilievo e soprattutto è meno profondo, non di molto ma di abbastanza: 5 metri.
In questo modo abbiamo ora, finalmente, la profondità di
22-23

Carta del settore meridionale del M. Marguareis
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Piaggia Bella: -755±10.
Faccio ancora una osservazione e poi chiudo. Alcuni sostengono che sarebbe -756, ed è vero. Il rilievo dice così, ma questo vuol dire che "costoro" ammettono un errore di ±1 metro, che percentualmente, su un rilievo così complesso, con uno sviluppo superiore ai tre chilometri, sarebbe di circa 0,13%. Questo è un ottimo margine ma sfido chiunque di ottenerlo, soprattutto con bussola ed ecclimetro. Credo con questo di avervi dimostrato che dati di questo genere vanno messi al bando e che la teoria degli errori va capita prima e non dopo aver fatto i rilievi. Già ammettere soltanto ± 10 è pesante, ma affidabile; di meno è soltanto ridicolo. Mi siano concesse ancora due parole sullo sviluppo del complesso, del quale non ho ancora tutti i dati ma che si aggira intorno ai 20 km.
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ATTILIO EUSEBIO |
note alla carta
Più che i commenti ... ognuno avrà il suo ..., mi preme dire il perché e il come nasce una carta come questa. La spinta iniziale è data dalla ricerca di sapere, sapere di più per capire meglio, conoscere cioè le vane zone buco per buco: è forse l'ambizione di tutti quelli che non fanno solo speleologia a tavolino, primo passo quindi è la lettura e l'analisi dei vari bollettini dei vari gruppi operanti nell'area. In genere molti si fermano lì e traggono da questi le vane informazioni che più gli servono, così i recordofili cercheranno il primato dove non l'hanno trovato gli altri, gli scientifisti vorranno utilizzare i dati ottenuti per i loro studi e così via, ogni categoria di percorritori di grotte, in genere, trova sempre qualcosa di interessante. Pochi speleologi purtroppo vanno più in là, certo l'esplorazione è indispensabile ma forse ad alcuni non basta ed in realtà essi non sempre esplorano gli abissi della terra, ma a volte cercano prosecuzioni nei labirinti del proprio cervello, vogliono cioè capire quali sono e dove sono le vie sotterranee nelle quali realizzare le proprie ipotesi e dove trovare il proprio completamento.
Mi scuso, uso frasi oscure ma il concetto è difficile, e poi questo messaggio è riservato a quelli che hanno la sensibilità per capirlo; spiegarlo parola per parola, non serve. Questo è comunque in parte il perché, spero l'abbiate capito; il come è più semplice, è solo un lavoro di ricerca bibliografica; trarre dai vari bollettini il materiale e legarlo in modo organico. I dati esposti sono stati tratti da "Spéléologie"
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TAV. 2
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37 ecc. |
Complesso di Piaggia Bella |
-755 |
1944-1982 |
vari |
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(S2, Caracas, Carsena di |
|
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|
Piaggia Bella, J.Noir, Solai, |
|
|
|
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|
Indiano, Buco delle Radio) |
|
|
|
|
4 |
Abisso Cappa |
-692 |
1968-1980 |
ASBTP, CMS, CM |
|
7 |
Abisso Straldi |
-614 |
1953-1975 |
CMS, GSP |
|
37 |
Carsena di Piaggia Bella |
-555 |
1944-1980 |
GSP,CM,CMS,ACT, |
|
|
(del Complesso di P.B.) |
|
|
EFS, SC Ragaie, |
|
|
|
|
|
SC Lou Darboun |
|
23 |
Abisso R.Gaché |
-558 |
1954-1961 |
GSP,ESF,GSB,CMS |
|
5 |
Abisso Perdus |
-539 |
1959-1954 |
CM,CMS,GSP,GSAM |
|
19 |
Abisso Saracco o F.5 |
-507 |
1965-1968 |
GSP,GSB,GSF |
|
10 |
Abisso Pentothal |
-500 |
1981- |
GSP |
|
34 |
Abisso Caracas (del Compl.) |
-460 |
1954-1958 |
EFS |
|
16 |
Abisso Trou Souffleur |
-420 |
1962-1975 |
CM, Spel. ind. |
|
21 |
A.dei Passi Perduti o F.33 |
-415 |
1976-1976 |
GSP, CMS, ACT |
|
30 |
A. Gola del Visconte |
-380 ca. |
1973-1982 |
CMS, GSP |
|
38 |
Abisso S2 (del Compl.P.B.) |
-370 |
1972-1982 |
GSI |
|
28 |
Gouffre Serge |
-356 |
1974-1978 |
CM, SCV |
|
18 |
A.C.Volante o F.3 |
-342 |
1964 |
GSP |
|
11 |
Gouffre des Trois |
-329 |
1961-1977 |
CM |
|
35 |
A.J.Noir (del Comples.P.B.) |
-311 |
1952-1956 |
CM,EFS,GGD |
|
12 |
A. Chou-Ffleur |
-308 |
1973-1975 |
CM,CMS,ACT |
|
6 |
A.Tranchero |
-292 |
2967-1977 |
GSAM, CMS |
|
17 |
A. Joel |
-290 |
1981 |
CM,SCV |
|
9 |
A.Marcel |
-269 |
1971 |
CM,SCV,CMS |
|
41 |
8-5 o A.Fondant |
-260 |
1971-1978? |
GSAM, SCV,CM |
|
36 |
A.dell'Indiano (del Compl.P.B.) |
-250 |
1977 |
GSP,SCT |
|
15 |
O3-O4-O5 |
-250ca |
1979-1982 |
GSP |
|
33 |
A.Solai (del Compl.P.B.) |
-240 |
1971-1972 |
CMS |
|
8 |
A.Scarasson |
-230 |
1960-1974 |
CM,CMS |
|
31 |
Piedi Secchi |
-220 |
1973 |
GSP, CMS |
|
27 |
A.Omega 5 |
-215 |
1971-1972 |
GSP; CMS |
|
13 |
Gouffre Navela |
-207 |
1952-1975 |
CMS,ACT |
|
45 |
Pozzo 18 |
-202 |
1982 |
GSP,CMS |
|
32 |
A.Deneb |
-200 |
1983 |
GSP,CMS |
|
25 |
A.28 |
-190 |
?-1980 |
GSP,CGEB |
|
22 |
Carsena del Ferà |
-160ca |
1957-1966 |
GSP |
|
20 |
F.15 o A.dei Tre Giovanni |
-156 |
1966- |
GSP,GSF |
|
42 |
La Martine |
-150 |
1974 |
CM |
|
1 |
Rangipur |
-145 |
1974 |
GSP,GSAM,SCT |
|
39 |
Choucas à l'ail |
-130 |
1978 |
CMS |
|
44 |
Velasquez |
-130 |
1982 |
GSI |
|
3 |
6 C |
|
|
CM ? |
|
43 |
2-25 |
-121 |
1974- |
GSAM |
|
24 |
A.20 |
-120 |
? - 1980 |
GSP |
|
26 |
A.16 |
-120 |
? - 1978 |
GSP |
|
14 |
Armuse |
-119 |
1966-1973 |
CM |
|
47 |
Valmar |
-118 |
1978-1979 |
SCV,CM |
|
46 |
8-15 |
-115 |
1977-1982 |
GSAM |
|
29 |
A.Goiran o Straldi 2 |
-110 |
1967-1974 |
CM |
|
2 |
2-2 |
-109 |
1967- |
GSAM |
|
40 |
Gaspi |
-107 |
? - ? |
CM |
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del Club Martel di Nizza da "Mondo Ipogeo" del GSAM di Cuneo, da "Grotte" del GSP CAI Uget di Torino, dal "Bollettino" del GSI di Imperia e da varie altre pubblicazioni, soprattutto da "Bulletin des phenomènes karstiques" del CMS di Nizza e Tolone. In realtà la bibliografia letta è maggiore di quella citata ed inoltre ho scelto deliberatamente di non mettere gli estremi dei vari articoli utilizzati, non potevo riempire decine di pagine e fare delle scelte era difficile; sono troppo legato a questo ambiente perché esse siano oggettive. Inoltre in questo modo il merito delle esplorazioni va ai gruppi e non ai singoli. Sembrerà stupido ma come tutti sanno non sempre i migliori speleologi sono anche degli scrittori, in questo modo la gloria va, poca, ma a tutti.
Come vedete vi sono qui due tavole. La prima, più immediata, è semplicemente costituita da una cartina su cui sono localizzate le 47 cavità profonde almeno 100 metri che si trovano in quell'importante settore delle Alpi Liguri. Nella seconda le stesse cavità sono elencate per ordine di profondità; il numero che precede il nome della cavità è quello di localizzazione sulla carta, mentre quelli che seguono si riferiscono alla profondità e alle date di esplorazione (se vi sono due date, la prima è quella di ritrovamento o di prima esplorazione, la seconda quella in cui si è raggiunto il fondo attuale); seguono infine le sigle dei Gruppi che maggiormente vi hanno lavorato (*). Le posizioni relative le ho ricavate da varie pubblicazioni, alcune le ho dedotte dalle coordinate UTM dalle coordinate Lambert per la parte francese, altre sono approssimative, ... naturalmente ci saranno degli errori, alcuni li intuisco anch'io. Esiste poi un abisso, il "Valmar" esplorato dal C.M., che si sa essere nella Conca delle Carsene ma nulla più. La scelta della profondità minima da prendere in considerazione è stata fissata secondo ragionevoli concetti: un elenco meno folto avrebbe perso un po' di significato, mentre considerando profondità inferiori il numero di grotte sarebbe salito spaventosamente.
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Ho ritenuto utile, inoltre, aggiungere un'altra tabella con le cavità più profonde di 100 metri che si aprono in Piemonte al di fuori del Marguareis: sono 22, che sommate alle 47 che si trovano sul ben noto massiccio, fanno 69 buchi più profondi di 100 metri, 7 dei quali sono profondi almeno 500 m. L'elenco ne comprende 21: la 22ª cavità è un nuovo abisso, situato nei pressi dell'Artesinera, di cui mi è giunta or ora la notizia della scoperta e dell'esplorazione da parte degli speleo del GSAM di Cuneo, che sarebbero scesi a -180 circa, fermi su un pozzo di pochi metri. Ricordo anche che non figura nell'elenco l'abisso del Giaset, -232 m, ubicato in territorio geograficamente piemontese ma politicamente (dal 1947) francese.
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ATTILIO EUSEBIO |
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ricerche biospeleologiche 1982
L'anno che si è concluso ha visto una considerevole attività biospeleologica condotta dallo scrivente e da P.M. Giachino, in Italia ed all'estero. I risultati conseguiti sono molto interessanti ed in via di pubblicazione su riviste specialistiche.
Come di consueto, la relazione verrà presentata suddividendo i dati essenziali secondo i principali settori geografici indagati.
Alpi Occidentali
L'occasione per rivedere alcune cavità del Piemonte è stata offerta dalla permanenza per due mesi a Torino, presso l'Istituto di Entomologia dell'Università ed il Museo Regionale di Scienze Naturali, nell'ambito degli scambi culturali finanziati dal Ministero della Pubblica Istruzione, del Prof. Jan Guli
ka dell'Università di Bratislava (Cecoslovacchia), membro della Commissione speleologica del suo paese. Abbiamo così accompagnato questo specialista di Diplopodi, e di problemi di ecologia generale, rivelatosi subito come un entusiasta esploratore di "buchi", a visitare un certo numero di grotte importanti per la presenza di specie endemiche di Antroherposoma e Crossosoma, generi di Diplopodi cavernicoli endemici delle Alpi Occidentali. In particolare, all'inizio di giugno, in occasione del Congresso Nazionale di Biogeografia a San remo, sono state visitate la grotta dell'Orso di Ponte di Nava, alcune cavità artificiali delle Alpi Liguri (Cima Marta -M. Saccarello), la Tana della Dronera (Vicoforte M.), la grotta delle Turbiglie in Val Casotto. In quest'ultima grotta, nella cui visita si è unito il Dr. J. Löbl del Museum d'Histoire Naturelle di Ginevra, sono stati effettuati i reperti più interessanti: oltre che Antroherposoma morisii Strasser (endemico), sono stati raccolti alcuni esemplari di Duvalius iulianae morisii (descritto nel 1973 da Vigna e Casale, noto solo della vicina grotta dell'Orso o Tana del Forno) ed uno Stafilinide microftalmo, Vulda myops, noto di poche località delle Alpi Marittime e dell'Appennino ligure, a nostra conoscenza mai incontrato in grotta ma solo in ambiente endogeo.
Ancora con Guli
ka, in giugno (Casale) si è visitata la grotta "Ghieisa d'la Tana" presso Angrogna (Val Pellice) ed in luglio (Giachino) la Borna del Pugnetto (Val di Lanzo). Lo studioso cecoslovacco è rientrato all'inizio di agosto, molto soddisfatto (anche per lo studio effettuato su Diplopodi raccolti in grotta negli anni precedenti), ed ha assicurato ogni appoggio per eventuali visite di biospeleologi italiani in grotte della Cecoslovacchia.
In agosto Casale ha, come di consueto, visitato alcuni sotterranei artificiali delle Alpi Marittime nella zona di Limone e di Vernante (in questi ultimi, in particolare, già noti per l'interesse della fauna insediata, è stato raccolto un raro Stafilinide microftalmo, mai incontrato in precedenza, del genere Typhlodes); ha poi effettuato una visita alla grotta delle Camoscere, in Val Pesio.
Giachino ha continuato i rilevamenti, mediante una trappola 'malaise" all'ingresso della "Boira Fusca" (Valle dell'Orco), per controllare i movimenti di fauna volatrice in uscita e in entrata nella piccola ca-
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vità durante tutto l'anno.
Per finire con le Alpi Occidentali, in senso lato, da segnalare ancora una visita alla grande grotta "Source des Guiers vifs", nella Grande Chartreuse (Francia), da parte di Casale e Giachino il 22.X.82; quest'importante cavità, risorgenza di un vasto complesso superiore esplorato in tempi recenti, è nota da gran tempo come località tipica del Coleottero Carabide Trichaphaenops obesus (non incontrato) e del Batiscino molto specializzato, più frequente nel vicino Trou du Glaz, Isereus xambeani, che vive in grotte fredde, con temperatura prossima a 0°C.
Alpi Orientali e Balcani
A fine giugno e all'inizio di novembre Casale ha visitato alcune grotte degli alti Lessini e della Valpolicella. Un reperto interessantissimo, nella zona di Roveré, è costituito da alcuni esemplari, maschi e femmine, del Carabide ultra-specializzato Orotrechus pominii, descritto nel 1953 su un'unica femmina del salone terminale del Buso de la Rana (Vicenza), mai più ritrovato fino agli ultimi anni, in cui alcuni individui o resti sono riapparsi sia nella località tipica che in alcune grotte più occidentali dei Lessini, evidentemente in concomitanza di condizioni climatiche particolari (ennesimo esempio di fluttuazioni di popolazioni di specie sotterranee, condizionate pure esse a fattori ecologici, anche estremi, che in larga parte ci sfuggono).
A fine giugno ed in luglio, Casale con famiglia (inclusa figlia di 2 anni) si è recato in Jugoslavia, con una sosta nell'alto Friuli ed una puntata fino in Grecia. Nella zona di Tarcento (Udine) sono state visitate alcune grotte con la guida di amici locali, e con reperti di notevole interesse. Si è poi "tentato" un assaggio speleologico in terra jugoslava, paradiso ormai proibito agli speleologi stranieri (e non solo stranieri!). Nel Popovo Polje, verso Dubrovnik, la fortuna è stata propizia: mentre già scottava la delusione di aver visitato solo il chilometro attrezzato turisticamente della Vietrenica Jama (cosa, appunto, per bambini di 2 anni...) un gruppo di speleologi di Belgrado, con regolare autorizzazione, ha permesso dopo estenuanti trattative l'esplorazione di alcuni rami inferiori e dei giganteschi condotti fino ai primi laghi della grotta (lunga complessivamente una decina di km e ricca di ben 68 specie animali, fra cui il Proteo). Peccato che l'incredibile siccità, da quattro mesi incombente sul Popovo Polje, aveva trasformato suolo e pareti in una sorta di polveroso tunnel per ferrovia, cosicché, salvo alcuni Isopodi e Diplopodi, nessuna delle leggendarie 68 specie si è fatta vedere!
Meglio invece, è andata nella non lontana "Zira Jama", la cui posizione ci è stata indicata (incredibile!) dai "gendarmi" locali, dopo i normali atteggiamenti minacciosi di rito. In questa grotta, ad andamento discendente fino ad un lago (in secca), l'umidità residua ha permesso il rinvenimento di Coleotteri (Neotrechus suturalis) e di giganteschi Niphargus nelle pozzette residue.
Più facile è stata la visita di una vasta e bellissima grotta nella turistica isola di Krk (Veglia), dove la fauna è risultata notevolmente abbondante: sono da citare gli endemici Coleotteri Anophthalrnus mederi e Bathysciotes khevenhuelleri ssp. horvathi.
Nella Macedonia jugoslava ed in Grecia non sono state visitate grotte, ma val la pena di citare la scoperta, in doline profonde e con
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scavo in foresta, di ben due specie nuove di Duvalius, di un nuovo Sphodrino e di uno strano Batiscino purtroppo non meglio identificabile trattandosi di un 'unica femmina.
Italia Centrale
Nella prima metà di giugno Casale ha visitato alcune cavità, talora di notevole interesse e di un certo sviluppo, del Viterbese, col Prof. Massimo Olmi dell'Università di Viterbo (già membro del GSP). Sono state scoperte nuove località di Dolichopoda (Ortotteri) dell'Italia Centrale e di Actenipus latialis (Coleotteri, Carabidi).
Turchia
Tra la fine di aprile e l'inizio di maggio si è effettuata una breve missione nell'Anatolia sud-occidentale, sotto l'egida del Museo Regionale di Scienze Naturali ed in collaborazione con l'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma. Da Torino sono partiti in 5 (fra cui Casale e Giachino) e da Roma in 4 (fra cui A. Vigna Taglianti), su due furgoni imbarcati a Brindisi via Grecia-Turchia europea. Pur non trattandosi di una missione strettamente biospeleologica, sono state visitate al cune piccole cavità. Più particolarmente, in due pozzi dei Tauri occidentali, tra Finike e Fethiye, si sono avuti i reperti più straordinari: un nuovo Duvalius del sottogenere Duvaliotes (affine a specie dei Balcani e dei monti Bihar!), uno sfodrino addirittura appartenente ad un nuovo stranissimo genere ad affinità incerte, ed un Catops (forse giganteus), che sarebbe il secondo esemplare noto di una specie conosciuta solo dei Tauri orientali.
Achille Casale
Pubblicazioni e ricerche
Come già accennato, in giugno Casale ha partecipato al Congresso Nazionale di Biogeografia, dedicato quest'anno alle Alpi Liguri, dove ha presentato con Vigna Taglianti una relazione sui Coleotteri Carabidi, riservando ovviamente un'ampia trattazione alle specie cavernicole, numerose e interessanti in questo settore alpino.
Su riviste specialistiche di Ginevra e di Basilea, lo stesso Casale ha descritto nuovi Carabidi cavernicoli del Marocco, di Grecia e di Turchia, ed un nuovo genere molto specializzato, cavernicolo di Papua-Nuova Guinea.
Con l'82 Casale ha terminato un grosso lavoro, essenzialmente compilativo, sui Carabidi Trechini mondiali, con tabella di generi e con catalogo ragionato delle specie finora descritte (in larga misura cavernicole), pubblicato con R. Laneyrie in lingua francese dal Laboratoire Souterrain di Moulis del C.N.R.S.
Segnaliamo infine che Achille ha ricevuto l'incarico della preparazione della parte biospeleologica nell'ambito delle serie didattiche per i corsi curate dalla Società Speleologica Italiana, su belle diapositive fornite essenzialmente da V. Sbardozzi. Anche quest'ultimo lavoro è ormai in fase conclusiva, sotto le vergate (metaforiche) di Balbiano e con l'aiuto grafico di "Paulin" De Laurentiis.
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Schede: l'abisso di Perabruna |
a cura di Meo Vigna |
In questo numero ci occupiamo della descrizione dell'abisso di Perabruna, localizzato nell'alta Val Casotto, nei pressi della Colla dei Termini, in comune di Ormea, a un centinaio di metri dall'abisso della Ciuaiera, la cui scheda è apparsa sul numero 75 di Grotte. Come la cavità adiacente, la Perabruna presenta pozzi di grosse dimensioni, molto belli, e nel complesso costituisce una grotta facile, divertente e adatta a una piacevole domenica sotterranea. La circolazione ipogea di quest'area è ancora poco conosciuta; in ogni caso la singolare situazione geologica suggerisce che le acque assorbite in zona appartengano a un vasto sistema sotterraneo con le risorgenze localizzate presso Borello, in Val Corsaglia.
Per la storia delle esplorazioni, il GSP scopre la prosecuzione della cavità (sino allora nota solo per il cavernone esterno) e raggiunge il fondo a -187 m negli anni 1965-67. Infine nel 1974 lo Speleo Club Tanaro esplora un meandro che da quota -120 risale fin quasi in superficie.
ABISSO DI PERABRUNA n. 289 Pi/CN
Itinerario
Attraverso la carrozzabile che dall'abitato di Ormea si snoda per i ripidi pendii meridionali dell'Antoroto, si raggiunge la Colla dei Termini, dove in prossimità del colle si lascia l'auto. Si segue sulla destra la cresta indicata sulla cartina IGM 1:25.000 (tavoletta Val Casotto) con le quote 2065-2097, fino a raggiungere un colletto visibile immediatamente a sinistra di Cima Ciuaiera (20 min.). Qui si trova una grossa depressione (60x60 m) costellata da numerose doline: a questo punto si scende nella conca deviando verso destra per risalire per circa 20 m di dislivello fino a raggiungere le pareti, strapiombanti sulla Val Casotto, della catena rocciosa detta appunto Perabruna. L'ingresso dell'abisso, formato da un grosso pozzo profondo 50 m, è localizzato sul bordo delle pareti stesse. Si può accedere alla grotta anche da un grande portale (riprodotto sulla copertina di Grotte) che immette, dal versante Nord, direttamente alla base del primo pozzo.
Descrizione
Sceso il primo pozzo profondo circa 50 m, si risale una galleria con forma quasi circolare che termina dopo una ventina di metri. Occorre ora superare uno stretto passaggio ascendente (dove nel 1965 è stata scoperta la prosecuzione) e risalire un cunicolo che conduce a una saletta con il pavi-
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Abisso di Perabruna - rilievo
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mento sfondato da un grosso pozzo. Si scende per una quindicina di metri fino a raggiungere un ampio terrazzo, e proseguendo lungo un magnifico fusoide si raggiunge il fondo 50 m più in basso. La grotta prosegue ora con una serie di brevi salti profondi rispettivamente 7, 8, 10, 4, 4 e 5 m, lungo un facile meandro percorso da un rivoletto d'acqua. Incontriamo poi una saletta con diverse prosecuzioni: occorre prendere uno stretto passaggio a destra e attraverso curve e restringimenti raggiungere un piccolo ambiente; superata quindi una fessura semiostruita da un masso e poi un cunicolo orizzontale, si sbuca con un salto di 3 m su un ampio terrazzo con grossi massi. Da qui scendendo un pozzo di 35 m si raggiunge un grosso ambiente di forma ellittica: il pavimento, ricoperto da detrito e fango, conserva tracce di un saltuario passaggio d'acqua, mentre ai lati grandi conoidi detritiche conferiscono al fondo una caratteristica forma a catino. Questo salone costituisce l'attuale termine dell'abisso.
Scheda d'armo
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pozzo |
m corda |
armo |
osservazioni |
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P 50 |
60 |
naturale+spit |
pozzo molto marcio con |
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spit -20,-35 |
spit non buoni; si può |
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evitare (v.itinerario) |
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P 15 |
18 |
natur.+2 spit |
piccolo pendolo per |
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alti; -3 spit |
atterrare sul terrazzino |
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P 50 |
55 |
spit su terrazzino; |
occorre il raddoppio sulla |
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spit esposto; |
corda superiore; pozzo |
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- 5 spit |
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-30 spit |
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P 15 |
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2 spit sin. |
la prima parte si può |
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-8 spit |
discendere in libera |
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P 10 |
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1 spit destra |
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1 spit sin. alto |
parte stretto |
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P 14 |
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2 spit |
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-5 spit |
brevi saltini |
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-8 spit |
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P30 |
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naturale + spit |
bel pozzo |
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tecniche
discensore e corde tese
Quanti di voi sanno montare un discensore su una corda tesa? Quanti nel caso di un compagno bloccato appeso su una corda lo raggiungerebbero dall'alto velocemente? Chi lo sa può scartare quest'articolo e passare oltre, gli altri, una moltitudine, possono tranquillamente soffermarsi a leggere il tutto. E' indispensabile per effettuare questa manovra avere il discensore tipo quello disegnato in figura.
Come fare è semplicissimo, si apre il discensore, si infila la corda tra le due carrucole, si chiude il discensore, si aggancia un moschettone nel foro del discensore e sul la corda che arriva dall'alto (vedi disegno), moschettone che sarebbe meglio fosse in acciaio, poi ci si appende e naturalmente non si scende. La regolazione per la discesa è un po' faticosa e si effettua premendo verso il basso la "testa" del discensore. Non l'ho detto, ma prima di appendersi è meglio controllare che il discensore sia attaccato anche all'imbrago; ci sono poi dei trucchetti per sveltire e semplificare il tutto, ma non ve li dico perché li sto ancora sperimentando.
A. Eusebio
imbraghi
Eh eh, vivo. E ritornato anche in grotta: sono buie e fredde poi ci avevo la luce sulla testa e c'erano gli istruttori del corso di Imperia che mi spiegavano dove mettere i piedi e le mani. Vi erano infatti alcuni punti del sentiero dove procedere era difficile e solo provetti speleologi potevano avventurarsi e allora mi aiutavano. Poi il Sig. Carrieri mi preparava la luce mettendo pietre in un barattolo che lui teneva in mano e che era collegato con un tubo alla mia luce in testa.
A volte le rocce erano vicinissime a noi ma sempre si trovava modo di inoltrarsi ancora, senza paura di soffocare o di brutti incontri. Fa proprio freddo: tremavo nonostante avessi il cappotto e le galosce. Mi sono entusiasmato lo stesso e sono tornato in un altro buco dove abbiamo trovato una truppa cinematografica con a capo il Dott. Villa. Poi sono stato in altri buchi che però andranno sul prossimo bollettino: bei buchi, con corde per calarsi in cordata e che non finiscono mai. Già, sono ristato in grotta, a riprendere forze vitali (vedi Stalattiti e stalagmiti, boll. GSS, 1972 n.11 pag. 21) e a riacquisire il diritto di scrivere di tecnica speleologica. In ogni caso, se questa storia dura ancora scriverò un trattato sulle tecniche speleologiche per handicappati. Sennò no: e spero no.
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Sul precedente bollettino avevo comunicato l'esistenza di una mia grandiosa invenzione, giro di boa nella storia della conoscenza. Passo a descriverla ma, prima, sedetevi voi che potete farlo senza particolari precauzioni.
La creazione deriva dall'analisi che ho fatto per progettare tute per Laura: mi sono accorto dopo dieci anni che le uso, che lo schiacciamento di palle fatto dagli imbraghi non è fatto dagli imbraghi ma dal pezzo maledetto di tuta che rimane fra i cosciali: è tesa e schiaccia. Lì per lì ho pensato alla soluzione di fare una sorta di sacchetto, oppure una tuta a gambe larghe: poi con un balzo concettuale di portata immensa mi è venuto in mente di metter la tuta fuori dall'imbrago. Già, chi ha detto che prima si mette la tuta e poi gli imbraghi ? Ho provato in Fighiera, un paio di volte in Preta e poi sul Marguareis, a fate il contrario. Si fan due buchi nella tuta per far uscire gli anelli d'attacco sul davanti, due buchini per far uscire la fettuccia d'attacco dei sacchi sotto, altri due superiori per gli attacchi del pettorale. I risultati sono che:
1) l'imbrago è sempre nuovo
2) l'imbrago è sempre comodissimo e non schiaccia le frattaglie.
3) Non ci si incastra più. Nei meandri si fa un terzo di fatica in meno, è come non averli, incredibile. Questo in realtà è l'effetto più clamoroso.
4) Ci si muove tre volte meglio. L'impressione di "fasciato" che dà la tuta è infatti da attribuire in gran parte al fatto che è bloccata sulle reni dagli imbraghi: in questo modo invece può scorrere e sembra di essere in pigiama.
I difetti che prevedevo erano
1) la tuta tende a cadere;
2) dai buchi entra acqua.
Inesistenti entrambi. La tuta non cade perché è tenuta davanti dall'imbrago e se dai buchi entra acqua allora entra anche dal colletto e dai polsini: ma su questo torneremo fra poco.
In questi ultimi tempi non ho fatto eccessivo uso degli imbraghi e dunque alcune modifiche geniali che progetto Sono ancora in cantiere: non ritenevo inoltre ancora sufficienti i tre chilometri di dislivello fatti con questo sistema, ancorché in grotte di un certo impegno con molti pozzi e molti meandri. Mi ha però deciso a pubblicare il fatto che Carrieri, che ha adottato il metodo, ha confermato la mia impressione che sia un sistema dotato di soli vantaggi e di nessuno svantaggio. Notate che in un colpo risolve sia i problemi di comodità delle tute che quello di comodità degli imbraghi. Passiamo a qualche dettaglio sui buchi nella tuta; non ne sono molto esperto: la prima tuta l'ho modificata con qualche coltellata subito prima d'entrare in Fighiera ma anche con la seconda non son stato molto più fine.
Quel che è certo è che dovete infilarvi tuta ed imbraghi al solito modo, muovervi parecchio finché non si sistema il tutto, poi appendervi e segnare sulla tuta i punti da forare. Di massima il buco deve essere a forma di ellisse molto schiacciata onde evitare che lo strappo conti-
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nui: ma, come ho detto, sono ben lungi dall'avere le idee chiare. Ho provato a metterci dei riporti in PVC sopra e sotto in modo da evitare che l'acqua rivolando sull'imbrago entri dentro, ma poi ho visto che mi fasciavo la testa per niente. Se, comunque, qualcuno sente acutamente questo problema può far uscire due tubi di PVC lunghi qualche centimetro dai buchi sulla tuta, infilarci l'imbrago e poi chiuderci sopra i tubi con un paio di elastici. La fettuccia sacchi invece passa da due buchini inferiori: per metterla o lasciate l'imbrago permanentemente collegato alla tuta o la staccate da una delle parti ogni volta, sfilandola dai buchini.
A risentirci alle prossime modifiche. Chi adotta il sistema mi deve un moschettone leggero che gli prendo appena lo incontro.
bandoliere
A seguito di questa enorme semplificazione di ciò che si ha addosso ho potuto adottare un tipo di bandoliera più funzionale della solita. Mi è stata segnalata da Bonelli: è di uso arrampicatorio, recentissima con modifiche fatte dal sopracitato e da me .
Ne riporto il disegno. In sostanza è il solito imbrago ad "otto" solo che è assai lasco per arrivare sino ai fianchi o giù di lì: c'è un aggancio rapido davanti per non farlo cadere dietro le spalle ed un paio di fibbie alla crociera fra le scapole per regolare la lunghezza delle anse.
Forse però le fibbie son da sostituire con dei nodi finché non si trova la lunghezza adatta a noi e poi con una cucitura: le fibbie infatti lì danno un po' noia, se portate gli imbraghi sotto la tuta sono l'unica cosa che si incastra in fessura di tutto quel che avete addosso. Può darsi però che siano possibili alternative alla eliminazione delle fibbie.
I vantaggi di questo sistema sono:
1) più spazio per mettere oggetti
2) Molto migliore distribuzione del carico sulle spalle
3) Possibilità di toglierselo facilmente di dosso anche in strettoia.
Svantaggi non ne ho visti eccetto il guaio sopracitato delle fibbie.
spilli da balia
E già che siamo in argomento di migliorie semplici e ragionevoli dell'attrezzatura, eccone un'altra: l'ho appresa da uno che era in Preta a luglio, credo fosse un veronese. Si tratta di tenere sempre appuntati sul casco, sull'elastico che tiene il fotoforo o sulle fettucce un paio di spilli da balia. Ci raschiate il beccuccio, pulite gli acetileni o i
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moschettoni, gli spit intasati. Lo spillo da balia è più utile dello sturabeccucci: non ci voleva molto a pensarci, ma io, prima, non l'avevo mai visto a nessuno. A proposito dei veronesi, quella banda di ingrati: sul bollettino scorso ho scritto cose edificanti sul loro conto per far mi regalare del Recioto. Macchè, niente, Puzzole.
imbraghi loch e steinberg
La mia parte di Commissione Tecnica ha goduto, fino al XV Kalendas Septembris (27 Schawwal 1402 dall'Egira) ottima salute. Poi nel quadro delle prove d'uso ho provato un deltaplano: VA MALISSIMO .
Passiamo alle prove che ho fatto sul tipo di imbraghi Petzl "per comunità" ripreso pari pari dalla Loch e modificato da Steinberg. E' l'imbrago a doppio cinturone: l'inferiore viene agganciato da una fettuccia che arriva dal davanti.
Avevo dei preconcetti a favore di questo imbrago perché ha illustri sostenitori: in effetti è assai semplice ed economico. Ma io mi ci son trovato tanto male da provarlo solo una volta. Trovo che blocchi orribilmente i fianchi impedendo l'apertura delle gambe sul passo in salita: il passo a cui si è obbligati è dunque a ginocchia unite, assai errato perché si tira di braccia. A nulla sono valsi i miei disperati tentativi di variarlo (ho provato lo Steinberg che è regolabile). Boh!
Certo che ho perfettamente capito Petzl che lo propone in sostanza come imbrago di emergenza o da corsi: in effetti il suo senso mi sembra proprio quello. Per corsi, dunque: Loch o Steinberg? Il Loch è assai semplice e lineare. Lo Steinberg è complicato da una regolazione che, però, è astuta.
imbrago Petzl
E' l'imbrago a cinturoni incrociati dietro con anelli d'acciaio triangolari davanti. Ho sempre avuto del disdegno verso gli imbraghi non autocostruiti. Questo imbrago me li ha fatti completamente cadere: con qualche modifica sfiora l'ideale. Non è semplice da regolare a modo, e delle voci contrarie che ho sentito in giro credo siano originate da errori di messa a punto. Ovviamente c'è sempre la ridicola tendenza di tutti gli imbraghi Petzl a far salire il punto d'attacco fino in bocca ma la modifica creata da un genio alcuni anni fa, cioè di legare strettamente con un paio di fettucce l'anello al cosciale sottostante, in questo imbrago è favolosamente efficace. Se ancora aggiungete la fettuccia portasacchi parto della stessa mente superna ecco a voi quello che se non è l'Imbrago, c'è vicino. Se poi lo spostate sotto la tuta...
casco Petzl-uiaa
Prima di tutto è caro: però è anche bello, anzi è il più bello, e da lontano. E' tutto pieno di garanzia antiurto che tre anni fa mi avrebbero fatto ridere pensando che comunque un gran colpo ti spezza il collo dopo di che se il casco abbia o no resistito è un problema accademico. Poi sono stato insieme a Carlo mentre lui arrestava un sasso grosso caduto per cinquantacinque metri e, grazie al casco, sopravviveva. Da allora ho pensato che se toccava al mio Galibier forse non mi andava egualmente bene; chissà.
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Certo che il casco in grotta è fatto essenzialmente per le zuccate e i sassetti: ma averne uno robusto non spiace, se è leggero e comodo. Questo è leggero e comodo: il cinghiaggio potrebbe essere più comodo ma non c'è nessun casco che vada proprio bene e questo non fa eccezione. E' grande, ma ci si abitua presto e i guai che dà un meandro sono ben piccoli: è il casco migliore ma non sono certo che i vantaggi che ha rispetto a mediocri ma adeguati caschetti da roccia giustifichino il costo terribile.
Poi ho provato altre cose: tute e scarponi soprattutto. Ma le tute sono ancora prototipi e il discorso scarponi è enorme e da rinviare ad una prossima volta.
Giovanni Badino
RECENSIONI
Edoardo Prando, Fotografia speleologica. Ed. Il Castello, Milano, 1982
Scrivere è bello. Guadagnarsi da vivere con lo scrivere, ancora di più. Bisogna però sapere e questo costa fatica. Vuol dire fare, agire, tenersi aggiornati, altrimenti si rischia di far brutta figura, di essere criticati dagli amici, di dare una errata immagine di ciò che è.
Per fortuna anche per la speleologia c'è stata un'evoluzione e di conseguenza per la fotografia speleologica; non si può offrire immagini di una realtà che non c'è più, altrimenti è meglio essere onesti e far conoscere le vecchie foto di famiglia come tali. E contrapporre la tecnica delle foto di Carlo "Tagliaferro" a quelle di "Alberto" Villa.
Laura Ochner
Michele Sivelli-Mario Vianelli, Abissi delle Alpi Apuane (Guida speleologica). SSI, Bologna, 1982.
Comincio subito parlandone male: poi dico 1e cose buone così, finendo di leggere questa recensione rimarrà una buona impressione del libro, cosa cui tengo perché gli autori sono fra i pochi che mi sono decisamente simpatici dell'ambiente speleologico.
Il libro è edito dalla SSI ed è fatto da due che pur essendo fessi, sono fra i migliori dei pochissimi esploratori di cavità.
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Quel che uno (io) si aspetta è che il taglio sia esplorativo, intelligente: anche in inizio è promesso, "né con lo sport né con la scienza, con l'esplorazione". Balle, il taglio è turistico-roccioso. Non so dire quanto a tratti mi ha irritato: in troppi punti è una guida per ripeter grotte. Mancan molte piante perché non servono per le ripetizioni, mancan interno-esterno per lo stesso motivo. L'Arnetola tende a diventare una palestra di discese in grotta e non un complesso da capire tutto insieme, il Pelato non si capisce come sia fatto dentro né se le varie grotte (niente piante) siano in relazione. Dell'universo sotterraneo Fighiera-Corchia quei due maiali traditori si profondano in dettagli a descriver delle traversate e non delle cose da fare.
Non solo: non credevo ai miei occhi leggendo, in un letto nizzardo, che spediscono i turisti bastardi a traversare Fighiera-Farolfi lungo il Puma, a camminare nelle fiabesche condotte forzate col pavimento delicatamente concrezionato. Non ci credevo leggendolo, avevo un senso di irrealtà. Perché? Perché? Cosa costava dare altre vie, cosa costava non spiegare le traversate che sono una morte esplorativa. Siete impazziti? Per vender qualche libro in più? Li avreste venduti lo stesso ma sarebbe stato meno amaro. Al servizio di che speleologia è il taglio di guida turistica di uno dei santuari mondiali della ricerca? Siete andati incontro a quella massa di ripetitori e di recordmen e avete buttato un'occasione per cercare di aprire un po' la visuale: continuiamo ad oscillare fra imbecilli che si credon scienziati perché cacano interpretazioni secondo le mode e imbecilli che si credon superuomini perché salgono qualche centinaio di metri di corde. Nella ricerca di un equilibrio, al confronto di ciò che poteva essere, questo libro serve a poco.
Tanto più poi, edito da SSI. Chi facesse una stolida guida di discese in grotta per editori specializzati in questo, è cosa comprensibile: una ragionevole operazione commerciale. Ma perché, con tanto materiale così, con una regione di quel livello, con un patronato così e due autori di quel livello, uscire rinunciando ad impostare un discorso più esplorativo? Forse per fretta di stampare. Beh, in parte questa era giustificata: un lavoro così doveva uscire anche solo come massa di dati non pensati almeno tanto da avere un punto di riferimento per i lavori futuri. Non giustifico ancora il filoturismo ma giustifico certe assenze altrimenti insopportabili: perché però non le fate notare queste assenze?
Adesso parliamone bene. Quando l'ho avuto fra le mani ero commosso: finalmente un po' di ordine. Non solo ci son tutte le grotte ma sono anche aggiornate al momento della stampa. Poi è una miniera di cose da fare: solo per risolvere gli enigmi che appaiono (male, lo ripeto) in quelle pagine, c'è da lavorar per tre vite. Vedremo di fare il possibile, per dedicarcene almeno una. Adesso scrivendo bene cominciavo a pensarne benissimo: a pensare che dopotutto attaccare Michele e Mario è ingiusto, che hanno fatto una cosa fondamentale. Poi ho ripensato alla descrizione della traversata e continuo a chiedermi: perché? Perché limitare i complessi sotterranei alle traiettorie percorse dagli speleologi?
Giovanni Badino
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Pubblicazioni ricevute
G.C. Cortemiglia - Segnalazione di crioturbazioni nei depositi costituenti il "terrazzo fluviale recente" a Tortona (Piemonte).
F. Strobino - Preistoria in Valsesia. Studi sul monte Fenera.
M. Rossi - Religiosità popolare e incisioni rupestri in età storica. Orco Anthropologica. I.
G. Speleologico Imperiese CAI - Abstracts. Convegno internazionale sul Carso di alta montagna. 1982.
G. Calandri - La grotta delle Vene in alta Val Tanaro (Alpi Liguri). Imperia 1982.
Sociedad Excursionista de Malaga - 75° Anniversario.
F. Choppy - Dynamique de l'air. 1982.
S. Dolce, E. Pichl, E. Benussi - Fauna di particolare interesse nell'ambito dei fenomeni carsici: proposta per una tutela. Estr. Conv. Spel. Friuli Venezia Giulia 1981.
F. Bagliani, F. Gherlizza, G. Nussdorfer - Abisso Giovanni Mornig (Fr 1899) Note preliminari. Estr. Atti Conv. Naz. Spel. Friuli Venezia Giulia. 1981.
PERIODICI
NSS NEWS - May 82, Apr. 82, Mar. 82, Sept. 82.
BOLLETTINO DEL GRUPPO TRIESTINO SPELEOLOGI. III 1981.
PRO NATURA NOT. - Lug. Ago. Nov. 82.
IPOANTROPO n. 0 1982 (Gruppo Spel. Paleontologico "G. Chierici", Reggio Emi1ia).
NATURA ALPINA n. 29 1982.
NOT. SEZIONALE CAI NAPOLI, Gen. Giu. 1982.
SUBTERRA n. 90 1982 (Equipe Spéléo de Bruxelles).
CAVES & CAVING (BCRA) n. 17 1982. n. 16 1982.
THE NSS BULLETIN vol. 44 1982.
DER SCHLAZ Giu. 82
SPELEOLOGIE DOSSIERS n.16 1982 (Comité départemental de spéléologie du Rhône).
SCV ACTIVITES 1980 - Spécial bibliothèque.(Sp. Club de Villeurbanne).
ECHO DES VULCAINS - n. 41 1981 (Groupe Vulcain).
GROTTES ET GOUFFRES (Speleo Club Paris) n. 77, 78, 79, 80.
VOCONCIE n.14, n. II (G.S. Briançon).
CLAIR OBSCUR (Soc. Sp. de Wallonie, Belge).
GROUPE SPELEO NAMOUR CINEY. ASBL. 1981/82.
ALPINISMO GORIZIANO n. 5 1982
(G. Villa)