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GROTTE

anno 24, n. 76 - settembre-dicembre 1981

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

SOMMARIO

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La parola al presidente

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Emma Da Prato

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Notiziario

7

Attività di campagna

10

Garb del Mussiglione 1981

13

Di nuovo al Biecai

15

Draghi Volanti

16

All'abisso Boegan

18

I pozzi della zona "F"

24

Ricerche biospeleologiche 1981

27

Speleologia, alla ricerca della luce

28

Speleocomicologia

30

Schede: l'Artesinera

33

Recensioni

34

Pubblicazioni ricevute

 

 

 

Redazione:

Marziano Di Maio

(resp.)

 

Giovanni Badino

 

 

Roberto Menardo

 

 

Elio Pulzoni

 

 

 

 

Stampa: LITOMASTER,Via Sant'Antonio da Padova, 12

Stampa del rilievo allegato del Garb del Mussiglione: COPYRID, via del Carmine, 11

 

 

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la parola al presidente

     Dato che per rispetto alla elevatezza della mia bassezza mi è consentito di essere Presidente del Gruppo Speleologico Piemontese e come tale di scrivere le mie cazzate prima di quelle che seguono, cercherò di meritare la fiducia concessa scrivendone poche, ma che valga la pena.

     Uno che fa speleologia da vent'anni e che si chiede ancora perché lo fa (quando lo fa) è sicuramente meritevole di essere eletto presidente di un gruppo di esseri umani (la qualifica è controversa ma la prendiamo per buona) che continuano a salire per scendere, a scendere per risalire, ad entrare per uscire, ad essere fuori rimpiangendo quando erano dentro e ad esser dentro rimpiangendo di non essere fuori. Gente che non è più capace di vedere una montagna se non per i buchi che essa può delimitare, che cammina su di essa sperando che il terreno sotto i suoi piedi non sia solido, che cammina in un ambiente inadatto a ciò per cui è stato progettato, con quel tanto di luce che gli consente di vedere pochi passi avanti, che non sa mai ciò che l'immediato futuro gli può offrire, procedendo con pericolo, cercando di commettere il minimo di errori e sperando che i pochi inevitabili commessi gli vengano perdonati.

     Gente, insomma, che si allena per vivere.

Piergiorgio Doppioni

 

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emma da prato

     Mi hanno detto che subito prima di morire, quando colpita da trombosi era rimasta paralizzata, si era chiesta come avrebbe fatto, così ridotta, con noi. Con gli speleologi. Ci voleva davvero bene.

     La incontrai molti anni fa, il Vallechiara di Levigliani era solo a due piani, nell'ingresso lo spazio dietro il bancone della ricezione era pieno fino all'orlo di corde infangate lasciate lì da un tizio. Mi aveva colpito come ci accettava: noi a cambiarci nel suo bar, a far polverone, puzzare col carburo; ci dava da dormire gratis sotto il Vallechiara. Le campagne del Fighiera mi han poi portato ben più spesso lì e lei era sempre disponibile: arrivavamo da Torino alle tre di notte e lei ci apriva e di prima mattina era già lì a lavorare: questa pensione che con quel suo attivismo paradossale si espandeva come un organismo e moltiplicava le iniziative. E noi sempre lì a cambiarci nel bar, mangiare del nostro ai suoi tavolini, non tollerati ma benvenuti, realmente benvenuti; non era questione dei soldi che portavamo, sempre pochissimi, ma proprio del fatto che le piacevamo come gente, ci conosceva un po' tutti. Si raccomandava, chiedeva di speleologia anche se credo non abbia mai messo piede in grotta.

     E' stata realmente una promotrice di speleologia, ed è brutto che se ne sia andata. La speleologia la ricorderà dedicandole un abisso che sia degno di questo personaggio svanito.

 

G. Badino

 

 

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Notiziario

Assemblea di fine anno del G.S.P.

     Si è tenuta l'11 dicembre con il consueto ordine del giorno, presenti 15 membri effettivi e 16 aderenti.

     A nome dell'Esecutivo, Eusebio ha dato relazione per sommi capi dell'attività svolta e soprattutto di quella esplorativa, imperniata sull'Artesinera (ramo delle Donne), Fighiera (Badino), abisso Farolfi, F33, Gortani, Mondolè (continuato il lavoro sui pozzi alti), O3, O5, zona F di Pian Ambrogi col nuovo abisso Pentothal, C1-Regioso e altre ricerche in collaborazione con gli imperiesi del GSI, gallerie di Piaggia Bella, oltre alla pubblicazione dei due rilievi del Dolly e del Pentothal e a due operazioni di soccorso che hanno impegnato vari membri del gruppo. E' stato tenuto il 24° Corso di Speleologia. Arietti, Eusebio, Villa e Zinzala sono stati scelti tra le guide per il Caudano, grotta per la cui visita è stato redatto un nuovo regolamento.

     Per il magazzino (Curti e Perello) viene data la situazione materiali, sia di quelli esistenti che di quelli ordinati ai fornitori. Viene sollecitata una maggiore puntualità nelle restituzioni e sono minacciate sanzioni pecuniarie per chi dimostra scarsa diligenza nel riportare roba pulita.

     Manca un responsabile dell'attrezzatura da rilievo: ne avrà cura Patrizia Squassino. In sede dovranno sempre restare un gioco di strumenti da rilievo, una chiave del rifugio ed una del magazzino.

     Per la Capanna, più che sul consuntivo Perello si sofferma sui lavori da fare, dovendosi sistemare il pavimento, fare riverniciature, piazzare i doppi vetri, montare la serratura, rinnovare il corredo delle cuccette, ecc. Si sono già acquistate assi per il pavimento, scaffalature e serratura, e dalla commissione rifugi dell'UGET dovrebbero arrivare coperte, cuscini, ecc. Patrizia terrà un quaderno per annotare chi passerà a Garessio a ritirare le chiavi.

     Franca Mazzer relaziona sulla situazione di cassa, elencando per sommi capi le spese fatte e le ordinazioni che si dovranno pagare.

     Per la biblioteca Villa fa sapere che in scambio sono arrivate un centinaio di pubblicazioni italiane, senza contare le altre. Ma soprattutto è ormai pronto (lo sarà di fatto ai primi di gennaio) il poderoso lavoro sulla bibliografia. Lo stesso Villa, responsabile anche della sezione fotografia, ricorda il nuovo fotodocumentario e le proiezioni fatte.

     Per il catasto Arietti non ha molto da dire e si sta

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dando da fare per trovare un altro responsabile.

     Bollettino "Grotte": Di Maio ricorda che sono usciti nell'anno i soliti tre numeri (uno del 1980 e due del 1981), con 124 pagine complessive più i due rilievi fuori testo degli abissi Dolly e Pentothal. La redazione è stata potenziata e qualche risultato positivo c'è stato. L'aiuto in tipografia è sempre fattivo (tra quelli maggiormente presenti, Eusebio e Chiabodo), il ritardo nella consegna degli articoli è sempre lo stesso. Con l'ultimo numero, grazie a Claudia Rossi, si è iniziato l'esperimento della battitura in proprio, che farebbe anche guadagnare tempo, a patto però che gli articoli non arrivino (come adesso) tutti insieme e tutti all'ultimo momento. Sono ancora aumentati di molto i costi (più che triplicati quelli postali). In gennaio verranno ristampati i numeri dal 40 al 45. Villa propone di fare ristampa anche dei primi numeri.

     Per l'archivio Garelli enumera le spese fatte e quelle previste. Sono giunti i rilievi del Dolly e del Pentothal, sono da aggiornare quelli di Piaggia Bella e Rio Martino, risulta sempre disperso quello delle Vene. Ordinaria amministrazione per la Segreteria, tenuta da Barbara Barisani.

     La sezione Biospeleologia (Casale e Giachino) ha svolto una buona attività, di cui viene data relazione con articolo su questo numero, basata principalmente su spedizioni in grotte algerine, della Piccola Cabiria, dei Pirenei, francesi e spagnoli, del sud Italia (Irpinia, Puglie).

     Per la sezione archeologica John Toninelli comunica che si attende il permesso dei responsabili del Comune per dare corso alle ricerche nel sottosuolo di Torino.

     Sono stati nominati 47 membri aderenti ed eletti 79 membri effettivi per il 1981; questi ultimi sono stati i 15 proposti dall'Esecutivo, che aveva auspicato una maggiore severità nel designare gli effettivi, più altri quattro.

     Gli effettivi sono:

Paolo Arietti, v. Cavour 3 - Brusasco - tel. 91.51.220

Giovanni Badino, v. Airasca 4 - Torino - tel. 33.25.01; v. Scatti 7/5 - Savona - tel. 019/28452

Piergiorgio Baldracco, V. Boccardi 28 - Pino Torinese - tel. 841515

Achille Casale, c.so Raffaello 12 - To -tel. 650.88.84

Carlo Curti, c.so Orbassano 255/F - To - tel. 35.77.61

Marziano Di Maio, V. Cibrario 55 - To - tel. 75.72.53 (uf. 83.97.333)

Piergiorgio Doppioni, strada del Cascinotto, 230 - tel. 243027

Attilio Eusebio (Poppi), v. Arquata 13 - To - tel. 50.35.98

Carlo Garelli (Uccio), v. Caraglio 7 - To - tel. 37.44.90

P. Mauro Giachino, v. S. Anselmo 19 - To - tel. 68.12.46

Andrea Gobetti, strada Reaglie - To - tel. 89.04.21

Franca Mazzer, v. Domodossola 23 - To - tel. 77.72.42

Marco Perello, v. Feletto 35 - To - tel. 27.09.82

Walter Segir, v. Brandizzo 65 - Volpiano - tel. 98.84.529

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Patrizia Squassino, v. S. Donato 27 - To - tel. 47.30.184; c.so Regina Margherita 120 - Garessio (CN) tel. 0174/81.518

Gianluca Tesio, strada Revigliasco 216 - Moncalieri - tel. 863.14.17

Meo Vigna, v, S. Bernolfo 61 - Mondovì - tel. 0174/2258

Giuliano Villa, Cond. Aurora, v. Circonvallazione - Polonghera - (CN) tel. 011/97.44.36

Walter Zinzala, p.zza Scipione l'Africano 2 - To - tel. 890247

     I 41 membri aderenti sono:

Aldo Avanzini, p.zza Matteotti 2 - Genova -

Laura Baldracco Ochner, v. Piergiorgio

Carlo Ballesio, c.so Orbassano 380, tel. 30.29.87

Barbara Barisani, c/o Carletti, v. Rosta 20, tel. 74.74.95

P.Luigi Bertarione, v. Ruffi 5, tel. 216.81.14

Davide Caffaratti (Piottino), v. Bove 12, tel. 58.19.26

P. Luigi Carena, v. De Gasperi 35 - Cambiano - tel. 94.40.520

Giuseppe Chiodin, v. Torricelli 37

Roberto Chiabodo, c.so Emilia tel. 23.56.04

Ugo Cisero, c.so Maroncelìi 47, tel. 60.63.463

Giovanni Collo, v. Chiffi 45 - Carmagnola - tel. 97.02.27

Margherita Coppa Ciquera, c.so Francia 230

Danilo Coral

Ivano Di Ciolo, v. Veraino - Camaiore - (LU) tel. 0584/681375

Francesco Franco, v. Centallo 26, tel. 24.19.33

Riccardo Francone, P.zza Hermada 10, tel. 83.72.52

Alberto Gabutti, v. Graglia 23, tel. 35.56.72

Gianna Gianelli

Giovanni Gili, v. Manzoni 4 - Pianezza - tel. 97.76.888

Alma Giraudo, v. Colautti 17, tel. 25.53.67

Franco Griotto, v. Cimarosa 4, tel. 78.31.56 (lav. 65.57.45)

P. Giorgio Guala-Molino, v. Parenzo 55/c, tel. 73.41.06

Gianni Guidi, Priola (CN)

Roberto Guiffrey (Armando Pozzi), tel. 78.89.00

Adalberto Longhetto, fraz. Coggia 27/A - Moncestino - tel. 0142/945876

Uberto Lovera (Ube), v. G. Bosco 18 - Moncalieri - tel. 6052765

Franca Maina Villa, v. Giuliano

Michele Marro, v. Benevento 18, Priola (CN)

Tullio Martorana, v. Torino 244, S. Mauro Torinese, tel. 8221395

Roberto Menardo, v. Parini 3 - Nichelino - tel. 62.04.15

Gianni Missana, v. Canova

Gianni Nobili, v. Bardonecchia - TO - tel. 72.78.10

Dario Pecorini, c.so Ferrucci 94 - To - tel. 44.71.156

Elio Pulzoni, v. Vicarelli 10 - TO - tel. 30.94.904

Valerio Pusceddu, v. Breglio 68 - TO - tel. 21.61.293

Claudia Rossi, v. Vigone 15 - TO - tel. 44.56.36

Roberto Serra, c.so Raffaello 11 - TO - tel. 68.32.31

Janos Toninelli, c.so Regina Margherita 205 - TO - tel. 480491

John Toninelli, c.so Regina Margherita 205 - TO - tel. 480491

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Giordano Bruno Ventavoli, c.so Chieri 193 - tel. 88.42.70

Marco Zanone, c.so Moncalieri - TO - tel. 69.64.707

     E' stato riconfermato presidente Piergiorgio Doppioni. Per l'Esecutivo si è proposto l'allargamento a sei membri compreso il presidente: ai riconfermati Giovanni Badino, Attilio Eusebio, Giuliano Villa e Walter Zinzala si è aggiunto Meo Vigna.

     Responsabili delle sezioni sono i seguenti:

magazzino: Attilio Eusebio e Piergiorgio Guala-Molino

segreteria: Barbara Barisani

archivio: Uccio Garelli

biblioteca: Giuliano Villa

cassa: Franca Mazzer

bollettino: Marziano Di Maio (con Badino, Menardo e Pulzoni)

OPS e catasto: Paolo Arietti (che poi ha lasciato l'incarico a Villa)

Capanna Saracco-Volante : Marco Perello

biospeleologia : Achille Casale

foto: Giuliano Villa

sezione archeologica : John Toninelli

responsabile dell'attrezzatura da rilievo: Patrizia Squassino.

 

 

Attività di campagna

Primi di settembre 1981: O-3 esplorazioni di Gobetti e Icaro. Draghi Volanti (Alpi Apuane), Badino e Di Ciolo con Carrieri e speleologi fiorentini e bolognesi.

6 settembre: Balma Ghiacciata. Chiabodo, Eusebio, Nobili, Serra.

13 settembre: Pian Ambrogi, ricerca di cavità. Eusebio, Chiabodo, Serra.

19/20 settembre: abisso Biecai (Roccaforte M., CN). Curti, Eusebio, Guala, Mazzer, Serra, continuata l'esplorazione dopo il P.25.

Grotta Allegro presso la Sella Brignola: ricerca della cavità da parte di Arietti, Barisani, F. Maina, Villa, Zanone, Zinzala e Riccardo del Gruppo Frejus.

27 settembre: Garb dal Mussiglione. Eusebio, Gabutti, Guala, Guiffrey, Nobili, Serra, Vigna. Disostruito il vecchio fondo.

Alla Brignola: Tesio, Villa, Ballesio

Ai Draghi Volanti: Badino ed altri, scesi fin dove l'abisso era impraticabile perché era allagato.

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4 ottobre: Moncenisio. G. Gili e F. Franco in una cavità sui 200 metri. In Val Veny (Courmayeur) Villa con Gaydou, esplorata e rilevata una cavità sugli 80 metri di sviluppo.

Garb del Mussiglione: Eusebio, Guala, Chiabodo, Rossi, Gabutti, Guiffrey, Serra, Barisani, Nobili, continuata l'esplorazione e rilevato; per ora si è a -105.

17/18 ottobre, F 33 (Briga Alta, CN). Badino, Chiabodo, Gabutti, Guala, Eusebio, Guiffrey, Nobili, Rossi, Serra. Disarmo.

Garb dell'Omo inf.: Carlo Ballesio e fratello, Carena, Mazzer, Janos Toninelli, Villa.

18 ottobre, Pian dei Gorghi. Battuta da Vigna e Pastorini la dorsale tra Cima Artesinera e Casera Veia.

25 ottobre, Grotta delle Vene. Collo e amici.

24-25 ottobre, abisso Giaset (Lanslebourg, Francia). Barisani, Curti, Chiabodo, Eusebio, Guala, Lovera e Serra, accomp. da Di Maio. Tentativo di disostruzione al fondo.

1 novembre, Tana del Forno. Vigna con amici del G.S. Monregalese: risalita di un camino nella zona dei vecchi fondi.

Balma di Rio Martino: Badino e Villa per foto.

Capanna Saracco-Volante: Perello e Zinzala a prendere misure e a fare un piano dei lavori futuri.

Valdinferno: Chiabodo, Eusebio, Guala, Mazzer, Nobili, Serra. Trovata una cavità nelle quarziti.

8 novembre, Arma dei Grai. Eusebio, Gabutti, Guiffrey, Lovera, Nobili, Chiabodo, Guala, Serra, Vigna. Trovata una prosecuzione nella galleria inferiore. Arrampicate nella galleria fossile.

15 novembre, Arma dei Grai. Eusebio, Gabutti, Guiffrey, Lovera, Nobili, Menardo, Pusceddu, Serra, Vigna e Bonfrino del G.S. Ormea. Scavato per alcune ore in un cunicolo al fondo delle gallerie alte, ma senza riuscire a passare.

Abisso Boegan: Badino con triestini.

22 novembre, Grotta delle Camoscere. Vigna con amici del G.S. Monregalese. Viene passata la strettoia che nel 1969 aveva fermato gli speleologi del GSAM CAI Cuneo. La galleria termina dopo circa 25 m in un sifone che sembra essere facilmente superabile. Viste alcune gallerie con aria forte terminanti in strettoie da disostruire; risalito un camino.

Fighiera: esercitazione di soccorso. Badino, Baldracco, Chiabodo, Guiffrey, Perello, Segir, Serra, Eusebio, Tesio, Zinzala.

Grotta delle Vene: Ballesio, F.Maina, Menardo, Tesio, Villa.

Piaggia Bella: Gobetti e Nobili esplorati cunicoli e gallerie nella zona della Sala Bianca.

O-3: Armando Pozzi, Emilio, Icaro.

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29-30 novembre, Antro del Corchia: Badino, Avanzini, Benevolo, A. Giraudo, Mazzer, Rossi fin sotto il pozzo ad L ed esplorate poi le gallerie degli Inglesi.

Garb del Mussiglione: Chiabodo, Eusebio, Guala. Continuate le esplorazioni del condotto in salita e di nuove gallerie. Risalito un camino e trovati pozzi da scendere. Rilevati 200 m di gallerie.

Arma dei Grai: Chiodin, Missana, Serra, Janos Toninelli e 3 amici.

Paretine Bianche: Perello e Zinzala per esercitazione di soccorso (contrappesi ecc.)

5-6 dicembre, Zona del M. Cars. Fam. Baldracco, Eusebio, Guala, Guiffrey, Gabutti, Chiabodo, Pastorini, M. Coppa, Vigna. Battuta la zona del Carset; ritrovamento di una piccola cavità profonda 15 m, nella zona delle doline fino alla Cima Cars; visti alcuni pozzetti di poca profondità.

Gli stessi, più Bonfrino del G.S.Ormea, andati il 7 dicembre nella zona della Verzera: visti alcuni buchi con aria molte forte.

Ancora gli stessi, più Arduino del G.S. Ormea, nella zona della Ciuaiera l'8 dicembre: disostruiti e discesi 2 pozzetti e riesplorato un bel pozzo di 40 m.

5-6 dicembre, Arma del Lupo. Barisani, Perello, Zinzala e 2 amici, ricerca di rami nuovi.

6 dicembre, Grotta della Mutera. Arietti, Ballesio, Carena, Chiodin, F. Maina, Villa, Tesio, Janos Toninelli. Foto nei rami fossili.

8 dicembre, Grotta di Rio Martino. Zinzala e 3 amici.

12/13 dicembre, Garb del Mussiglione. Chiabodo, Curti, Eusebio, Guala. Completata l'esplorazione e rilevati rami nuovi. Lo sviluppo delle gallerie nuove è sui 650 m. Vedi Articoli su questo bollettino.

Garbo di Piancavallo: Lucido, Serra e ragazze.

Colubraia (Vagli di Sopra, LU): Badino con Marcantonio.

20 dicembre, Grotta del Caudano. Eusebio, Perello e Vigna risalito nella zona del fondo un piccolo camino e scoperti 200 m di grosse gallerie molto belle che terminano in camini.

 

 

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garb del mussiglione 1981

Sabato 26 settembre: era in programma per quel fine settimana la "grande" punta all'F 33, poi pioggia, vento e neve ci inducono a rinunciare al Marguareis. Proviamo sul Mondolé, ma anche lì una tempesta ci respinge, così delusi, ritorniamo a Mondovì per passare un "tranquillo" sabato sera da qualche parte. Al mattino della domenica il tempo è bello, la voglia di andare in grotta c'è, ma non si sa dove, poi esce un nome: Garb del Mussiglione e tutti sono d'accordo. La grotta, diceva la relazione, comincia con un pozzo da trenta metri alla base del quale esiste un labirinto di gallerie, in parte freatiche, che salgono e scendono fino ad una profondità massima di 52 m. Un po' incuriositi e dopo migliaia di traversie finalmente raggiungiamo, alle tre del pomeriggio, l'ingresso del buco, scende Meo, scende Armando, scendo io e poi gli altri. Alla base del pozzo trovo MaraMeo che mi racconta di aver seguito lo scivolo di pietre che scende dal pozzo e di essersi fermato su una fessura strettissima con un po' di aria; mi dice, dubbioso, che varrebbe la pena. che lo vedessi anch'io. Così vado giù e mi trovo davanti una fessura che spara fuori una quantità d'aria mostruosa, ostruita però da un masso di un quintale. Urlo a Meo di scendere con un martello e comincio a martellare, dopo un'ora e mezza il masso à polverizzato e la strettoia à passata; al di là c'è un salto valutato 1-8 m ed un saloncino sotto con dell'acqua. Provo a scendere in arrampicata, alla base parte un meandro bello, concrezionato e percorso da acqua. Meo mi dice di aspettarlo e quando mi volto è già lì, andiamo avanti insieme, incontriamo una saletta, poi una fessura, un pozzetto e sbuchiamo in un salone lungo 40 m e alto 10-15. Sulla destra contiamo tre arrivi attivi, dall'altra parte del salone il meandro riparte percorso da un ruscello con portata intorno ai 5-10 l/sec. Continuiamo a seguirlo, aumentano le concrezioni ed i laghetti si fanno più profondi, siamo entusiasti, anche se sappiamo che la grotta non può più scendere di molto. Dopo un centinaio di metri arriviamo in una sala circolare dove un sifone ci arresta, sulla destra e sulla sinistra ci sono due arrivi. Rimandiamo ad un'altra volta il rilievo e le risalite ed usciamo di corsa a tarda ora. Una settimana dopo sono di nuovo dentro; manca Meo e ci sono Giorgio Guala, Roberto Chiabodo e Claudia. Attacco la risalita di destra che sembra la più promettente lasciando a Giorgio quella di sinistra. Metto uno sbilenco chiodo a fessura tra due massi che si muovono, mi appendo, traverso su una cengia e salgo altri 3-4 m tra massi instabili e sbuco su un arrivo di galleria che va via orizzontale. Mentre sto dicendo agli altri di salire, mi avvertono che di là hanno avuto più fortuna: dopo una brevissima risalita hanno trovato un pozzo da scendere sui 10-15 m con corrente d'aria e rumore d'acqua proveniente dal fondo. Ritorno indietro e raggiungo gli altri, invito Giorgio che l'ha trovato ad armare il pozzo e a scendere; lui non si fida, è franoso, e preferisce che lo faccia io. Pulisco, spitto, giù due metri, spitto ancora e scendo, alla base un meandro mi porta su un sifone, dall'altra un ruscello e poco dopo un condotto semiallagato da dove esce l'aria. Nel frattempo mi raggiungono Giorgio e Claudia, ci consultiamo, il cunicole è alto 50-60 cm ed è occupato per 30-40 dall'acqua.,

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al di là sembra esserci una saletta, allora mi immergo cercando di bagnarmi il meno possibile e di asciutto rimane solo la testa e la pancia. Dopo 4 m sono in questa pseudo-saletta del diametro di un metro chiusa da una megagalattica frana da dove esce l'aria; incazzato nero, ritorno indietro.

Dopo questa follia ne combino delle altre, la prima à che decido di rilevare il tutto anche se sono fradicio, un'altra è quella di continuare la risalita fatta prima. Così ritornati nella sala del sifone riattacco la risalita e raggiungo la galleria, prima in piano e poi che risale, risale in condotti che si biforcano in condottini che risalgono e si biforcano in spaccature che tendono a salire di parecchio, ad un certo punto la smetto, non ne capisco più niente e l'acqua fredda in un piede me lo ha reso insensibile. Scendiamo al sifone e continuiamo a rilevare, incomincio a sentire freddo sul serio, rilevo e batto i denti, corro su e giù ma non basta, continuo a rilevare fino a chiudere con quello già rilevato ed esco, finalmente, dopo 5 ore dal bagno, tremante e stremato.

 

ATTILIO EUSEBIO (POPPI)

 

     L'ultima domenica di novembre Poppi, Giorgio Guala e chi scrive decidono di andare al Garb del Mussiglione con l'intento di farla finita una volta per tutte. Per fortuna non ha nevicato molto e riusciamo ad arrivare con la macchina un paio di curve sotto dove finisce la strada. Caricati gli zaini ed il materiale in spalle ci incamminiamo alla volta della grotta e in circa 40 minuti siamo dinanzi l'ingresso; un attimo per riprendere fiato e per guardare le stelle e la pianura illuminata, poi si alza il vento, bisogna cambiarsi ed entrare e così facciamo: pozzo, meandro, salone, ancora meandro per giungere alla saletta del sifoncino. Decidiamo di svolgere un lavoro metodico, segnando e rilevando tutti i camini e gli arrivi; durante la risalita di un camino una pietra si stacca dalla parete, cerco di fermarla perché sotto c'è. Giorgio e infatti ci riesco, solo che nell'intento ci lascio due dita di una mano. Mi fa abbastanza male anche se il fango ha fermato il sangue, di conseguenza mi sgonfio; infatti in una strettoia passano Giorgio e Poppi, io provo a seguirli e non riesco a passare, non insisto neppure e mando tutto al diavolo.

Mi cerco un posto riparato dall'aria e dormicchio un'oretta e quando mi sveglio intorpidito e tremante di freddo faccio ritorno alla saletta del sifone a prepararmi un "buon" caffè; quando l'infame e calda brodaglia à pronta arrivano gli altri due e sorseggiando la medesima mi raccontano quel che hanno trovato al di là della strettoia. Superate una serie di strettoie sono giunti in bellissimi condotti sotto pressione del diametro di 2-3 m dove si aprono un paio di pozzetti che molto probabilmente finiscono, a giudicare dalla direzione della grotta, circa 30 m più in basso nel salone.

Cosa facciamo? I pozzi vanno chiaramente scesi, ma personalmente con la mano in queste condizioni non me la sento, inoltre Poppi con la Speleus è fradicio e a Giorgio non dispiacerebbe uscire, quindi è deciso.

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Ritorneremo in seguito per scendere i pozzi, tanto più che si è anche deciso di effettuare la colorazione dell'acqua della grotta. Usciamo e un forte vento ci investe e ci gela tute e fettucce addosso, ci cambiamo in macchina battendo il ritmo dell'Olonese Volante con i denti e poi via di filato a fare una calda colazione.

Due settimane dopo saremo nuovamente lì! E questa volta c'è anche Carlo oltre a noi tre soliti abbonati al Mussiglione.

La neve ferma la macchina allo stesso posto dell'ultima volta, stesso copione con la variante che ci fermiamo a piazzare alcuni fluocaptori vista la decisione di colorare il rio interno.

Siamo dinanzi l'apertura della grotta, un pozzo da 30 m, comincia a scendere Poppi per armarlo e a un tratto si sente un "zitti" c'è un rumore". Nessuno di noi, a parte Poppi, ha sentito nulla.... Ancora qualche secondo e il misterioso rumore echeggia nel pozzo e stavolta lo sentiamo tutti, cominciamo le congetture più strane.... il pozzo che scarica? Ursus Speleus? Incombolinus Satanicus? Il generale Dalla Chiesa e i suoi uomini? Alle nostre urla esce dal pozzo un missile nero e passa fra me e Giorgio. Scendono Poppi e Carlo, poi tocca a me, giungo al cambio ed eccolo lì che mi fissa il mostro degli abissi, la feroce Ciuaia divoratrice di speleo incauti. Scendo in frettissima e mi chiedo se ho più paura io di prendermi delle beccate sul naso oppure la povera bestia disturbata da questi strani cosi con il fuoco in testa. Quando arriva Giorgio ci lasciamo alle spalle la Ciuaia che continua a girare alla base del pozzo.

In poco tempo arriviamo alla strettoia dove mi ero arreso due domeniche fa, la supero agevolmente come le altre dopo, e finalmente vedo i condotti sotto pressione che mi avevano descritto Giorgio e Poppi; sono proprio belli!

Armiamo un pozzo e lo scende Carlo, dopo un po' si ritrova nel salone sottostante: un vero peccato anche se in fondo (al pozzo) ce lo aspettavamo.

Scendiamo ancora un paio di pozzetti impostati sulla medesima frattura con la speranza di trovare qualche arrivo ma senza fortuna; comincio a cercare una prosecuzione risalendo un paio di camini, strisciando nelle microfessure ma questa volta il Mussiglione pare proprio che sia finito lì!

A questo punto pausa consueta per il solito "buon" caffè, 5 minuti e via ci diciamo, ed invece dopo due ore siamo ancora lì a cantare vecchi successi di lontani Sanremo, omaggiando artisti quali Nilla Pizzi, Orietta Berti e altri dinosauri sotto gli occhi sbarrati di Giorgio che ha ancora conservato qualche briciola di civiltà. Finito il festival decidiamo di muoverci mentre Poppi e Giorgio finiscono di rilevare, io e Carlo daremo ancora uno sguardo per vedere se ci è sfuggito qualcosa.

Ci troviamo dopo alla saletta del sifone e visto il livello dell'acqua notevolmente calato rispetto all'altra volta in cui son venuto qui, concordiamo sul fatto che colorare in queste condizioni sarebbe solo uno spreco di fluorescina, quindi rimandiamo la cosa ad una uscita post corso con gli allievi. Cominciamo ad uscire io e Carlo, gli altri due a "vedere ancora un piccolo cunicoletto che...."

La strettoia che porta alla base del pozzo viene agevolmente superata con in mano il sacco e nell'altra un nodoso bastone per difendersi dal-

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l'attacco della Grande Ciuaia; ma il volatile è riuscito ad uscire e noi facciamo altrettanto. Dopo poco arrivano gli altri e dopo esserci cambiati alla svelta ci dirigiamo alla colla di Casotto... Desidera? Cappuccino e brioches; grazie!

 

ROBERTO CHIABODO

 

 

del rilievo e dell'idrogeologia

     Poche note, brevissime, ma necessarie.

La cavità si apre nei calcari dolomitici del Trias e raggiunge con l'attuale profondità circa il livello di base.

Dal punto di vista morfologico essa si presenta come una rete di gallerie freatiche impostate su diaclasi lungo le quali si è avuto, in seguito, un approfondimento a pelo libero. Con i nuovi rami, descritti negli articoli allegati, la grotta raggiunge 1005 m di sviluppo e -105 m di profondità. L'errore calcolato, in modo approssimativo, è valutabile intorno al 3%. I rami nuovi sono percorsi da un ruscello con portata molto variabile, da 1-2 a 5-10 litri al secondo in relazione alla stagione e alle situazioni climatiche esterne. L'acqua dovrebbe uscire sul versante N del M. Mussiglione, circa a quota 1550 m, distante in linea d'aria dall'attuale fondo (su frana) poco più di 50 m. Più ampie notizie circa la cavità si hanno su Speleologia del Piemonte, parte II: il Monregalese (Gruppo Speleologico Piemontese CAI Uget, Torino, Memoria IX, Rassegna Speleologica Italiana, Como 1970) e su una nota che intendo presentare al prossimo Congresso di Imperia.

 

ATTILIO EUSEBIO

 

Tavola fuori testo

Garb del Mussiglione - rilievo

 

di nuovo al biecai

Già, perché una prosecuzione a -200 ferma su un pozzo non la si può lasciare a lungo ad aspettare. L'anno scorso con Andrea avevamo notato sopra all'ultimo pozzo (25 m) una finestra. Raggiuntala essa ci ha immessi in un corridoio che dopo poco si sprofondava in un pozzetto di sette-otto metri: unico neo era che le corde a nostra disposizione erano finite e quindi non potevamo scenderlo. Così, quest'anno, una domenica di settembre, pensai che era il caso di ritornare per vedere dove andava a finire. Mi sono compagni questa volta Carlo, Franca, Giorgio e Roberto Serra.

Scendiamo riarmando in parte la grotta fino alla risalita; pochi metri,

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2-3 non facili, ci portano su un balconcino di roccia poi sul salto dove ci eravamo fermati la volta precedente. Lo armiamo, scendo e mi trovo in una saletta, poi in un meandro che mi riporta sul pozzo da 25 già noto. C'è comunque da fare una risalitina per vedere un buco e al limite da scendere il pozzo, non si sa mai. Così ritorno dagli altri, dico di scendere, e mi metto a girare, poco prima del pozzo intravedo uno stretto meandro che parte per i fatti suoi, e dopo un po' si trasforma in uno scivolo sui 15 metri. Torno indietro esultante, convinto di aver trovato la via che supera il sifone finale. Lo armiamo e ci ritroviamo in una saletta con un paio di arrivi; un passaggio tra i massi e un altro scivolo ci immettono in un altro meandro con arrivi da tutte le parti. Scelgo il meandro e dopo un po' sono costretto a fermarmi su un pozzo di 20-30 metri con forte rumore d'acqua proveniente dal fondo. Dalla gioia sto pensando di buttarmici dentro per vedere com'è, nel frattempo arriva Carlo, ci consultiamo un attimo: l'unica corda rimasta à una Edelrid da 8 mm di 50 metri. Mi scoccia un tantino utilizzare un "cordino" da 8 in esplorazione in pozzi tortuosi ma stavolta il gioco vale. Mentre Carlo arma la partenza, vado a vedere con Roberto Serra un condottino che naturalmente si trasforma in un bel meandro con arrivi dappertutto che si biforca in due con pozzi e salti che tendono a scendere sul torrente. Ritorniamo da Carlo e scendo il pozzo, dopo due metri devo frazionare, e un po' di paura la fa a scendere su quel "coso", poi il pozzo è grande ma tende ad inclinarsi e ho il timore che la corda tocchi. Dopo 26 metri più o meno, altro spit e di nuovo giù, una decina di metri più in basso finalmente il torrente.

Ma qualcosa comincia a non girare, dico agli altri di scendere, seguiamo il meandro e cominciamo a sospettare qualcosa, all'improvviso il dubbio si fa certezza: la zona era già stata esplorata; un numero dipinto a vernice ci toglie ogni speranza. Continuiamo ancora avanti ed arriviamo al sifone di fronte alla scritta GSP 1956. Guardiamo delusi lo specchio d'acqua che sembra disinnescato; a questo punto, penso tra me e me, un po' incazzato, le proviamo tutte. Convinco Roberto Serra a spogliarsi ed a provare ad immergersi, così lui, più pazzo di me, si denuda e si introduce in acqua, va avanti due metri e poi ritorna semicongelato dicendo che il sifone è una cosa seria e che disinnescato non è.

Pazienza, mentre risalgo mi vengono in mente alcune considerazioni sulle corde da 8 mm, sui loro vantaggi e sugli svantaggi che comportano. Essenzialmente le ho trovate molto maneggevoli, leggere, molto statiche e adatte agli autobloccanti usati in genere, gli svantaggi derivano dalla limitata tenuta (1000 kg) e dal tipo di armo che richiedono certi pozzi. E poi mentre le corde da 10/11 mm possono permettersi di vedere la parete da lontano, le corde da 8 non godono di tale privilegio. La mia idea attuale à quella che sono utilizzabilissime e ha senso farlo nelle lunghe campate in vuoto di pozzi lunghi, non in pozzi tortuosi e tanto meno nei pozzettini dove risparmiare su due etti di corda è ridicolo.

 

ATTILIO EUSEBIO (POPPI)

 

 

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draghi volanti

     Nel quale narro di quando sono andati nell'abisso del Sumbra gli illustri Mario, Michele e Leonardo esploratori di questo vacuo, insieme con quattro fiorentini dei quali oltre al Riccardo, non ricordo il nome, e Giampiero, Ivano e io.

Io sono reduce da un rodeo con una bicicletta: l'ho domata (la uso ancora) ma lei mi ha disarcionato mentre galoppavamo veloci nel sole. Ha puntato la ruota davanti e su quella ha sgroppato stampandomi cinque o sei metri più avanti, sull'asfalto: gran facciata, ma sventura, gran ginocchiata. E sembra (sembra) che il menisco sia rotto: sono tetro in modo terribile, quando potrò ripartire con le jumar che sono probabilmente il massimo sforzo richiedibile ad un ginocchio. L'attività autunnale, piena di promesse, è naufragata.

Michele mi telefona invitandomi ai Draghi Volanti. Non posso, non posso. Lo so che sono occasioni uniche, ma non posso. Fermi su un pozzone da duecento ai sei e cinquanta? Non posso camminare. C'è poco da camminare? Si, va bè, ma non posso. Poi penso che, d'accordo, non ho la gamba sinistra, ma ho la destra. Anzi lei fa la presuntuosa e mi dice che in quel buco mi porta giù e su come ridere anche senza l'aiuto della compagna che, anzi, non serve a niente. Mi convince.

Ed è così che ci troviamo, allegra compagnia già nominata, un sabato dei primi di settembre. Guardo di traverso tutti quelli che camminano senza difficoltà. Faccio battute sul fatto che spero di uscire per Natale in tempo per andare in Sardegna, se andremo. Al massimo vi raggiungo sul molo, appena uscito di grotta.

L'ingresso è un bucaccio in mezzo ad un prato, è visibile sicuramente da un aereoplano. Mi spiegano che la grotta nella prima metà à orrenda, franosissima e brutta. L'han vista durante le due operazioni di soccorso ivi effettuate. Uno schifo. All'ingresso seguono due o tre pozzettini poi sale ampie e belle in discesa intercalate da accenni a meandri e pozzetti. A me non sembra brutta. E' vero, la parte brutta è più giù, mi dicono. Scedi scendi (non caricare il ginocchio, passo da neve molle) ma dove inizia il brutto? Ai due e cinquanta mi dicono che è finito. Ma non era iniziato. E questo testimonia come la presenza di un ferito da recuperare pregiudichi gravemente l'apprezzamento estetico di un abisso che sembra ostile e brutto (concetti che per lo speleologo tendono a confondersi) quando invece è normalissimo. Da lì partono tre o quattro pozzi sui cinquanta-settanta che in due secondi e nessun sforzo per le ginocchia portano ai quattro e cinquanta. Ancora un po' di pozzetti e siamo ai cinque e cinquanta, limite delle esplorazioni dell'anno scorso, a quel che ho capito. Lì c'è un meandro abbastanza lungo, non largo, ma assai ben fatto che va stringendo. Ancora se ben ricordo, uno o due pozzetti e siamo su un gran terrazzo ai sei e cinquanta sopra un salto di duecento metri. Lì siamo Ivano, Giampiero, Mario e io. Sotto di cento metri ci sono i fiorentini su un terrazzo. Ancora sotto, Leonardo e Michele tentano di arrivare al fondo del pozzo.

Ci fermiamo a far casino e a ber cioccolate calde. Io son contento perché sono riuscito ad arrivare sin qui senza quasi usare la gamba sinistra. Da giù dicono di scendere. Parte Mario, va al primo cambio quaranta

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metri sotto e dà libera. Vado al bordo. E' un diaclasone enorme, ci si scende in mezzo, vicini ad una delle pareti. Il pozzo è armato bene. C'è una pietra, mi dico, è vicina al bordo, toglila, sei sempre lì a ben predicare. Figura ti se casca, son già appeso al discensore. Giù, cambio, libera! urlo, dichiarando d'esser stupido (come tutti del resto). Pietra! urlano di su. E io son lì, appeso come un cretino senza riparo. L'ho già sentito quel grido. La roccia è un metro davanti a me, tiro una mano ad aggrapparsi per tirarmici dentro, un secondo ma non riesce a portarmi via e nella luce dell'acetilene appare un bolide che mi batte sulla coscia della gamba sinistra, quella buona! e poi scompare giù. Dolore bestiale, il contraccolpo sta facendo venir mal di pancia, non capisco neanche bene dove ha colpito. Capisco però bene che devo scendere e veloce. Il pilota automatico fa prodigi, passo il cambio successivo in un secondo, senza fiato e senza gambe. Arrivo sul terrazzo ai cento: atterro sulla gamba colpita (l'altra ha il ginocchio andato) e quella stupida si flette come se non avesse muscoli. Gli altri mi guardano con interesse, bastardi bipedi. Mi metto lì a riprendere fiato, pian piano la gamba comincia a portare ma ho una boccia all'interno della coscia. Scendono anche gli altri. Comincio a scusarmi perché non riuscirò ad essere fuori per Natale, si potrebbe spostare il giro in Sardegna a Pasqua? Da sotto intanto risalgono Michele e Leonardo: han finito il pozzo, bagnatissimi, sotto c'è meandrino e un pozzetto in cui va tutta l'acqua. Non l'hanno sceso. Fa ridere tanto sono bagnati. Io riesco a stare in piedi solo poggiato alla parete. Le braccia mi dicono che delle gambe non avrei dovuto fidarmi e che loro mi portano fuori. Altre battute cretine. Si decide se disarmare o no. Io non ho proprio voce in capitolo. Non disarmiamo, continua. Salgo. A questo punto, anche solo per tenere la corda, devo spingere un po' sul ginocchio malato. Ad ogni colpo fa tac. Ma sono di umore stranamente buono. Salgo in prossimità di Michele, partito subito perché bagnato. Ogni tanto chiacchieriamo. La gamba colpita spinge bene, ma fa molto male. Vuoi un thè alla menta? La grotta ci scorre intorno, è tranquilla, mi sento in equilibrio con lei, anche in questa situazione ridicola? E usciamo, in sei ore: le braccia, finché portano, portano in fretta. L'indomani avrò il ginocchio a palla inchiodato e l'altra gamba incapace di reggere. Mi aspettano giorni un po' oscuri, ma poi saprò che il menisco è sano. L'altra gamba diventerà a coscia blu e poi passerà. Quel che non passerà è il ricordo: il libera si dà davvero solo quando si è al sicuro. In particolare non si dà appena passato il cambio.

 

GIOVANNI BADINO

 

 

all'abisso boegan

     Nel quale narro di quanto mi sia piaciuto, non solo perché è un bel posto, ma molto più perché da mesi non potevo far più nulla. Colgo dunque l'invito dell'eccellente Orso Paponcio per vedere se il ginocchio, sgonfiato, si può permettere di ripartire. I primi blandi test sono andati bene! adesso proviamolo davvero. Venerdì passo in gruppo e poi prendo il treno verso Chiusaforte. Lì ci sono a ciormi i triestini: via su a Sella Nevea, poi su a piedi sotto il Bilapech (si scriverà così?) fino al rifugio. Siamo in sei! parliamo del più e del

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meno, tirando il fiato. Ci raccontiamo anche qualche sogno. Giornata bellissima, freddo terribile. Verso il tramonto partiamo alla volta del Boegan mezzoretta dal rifugio. Mastico un ciuingam respirando con la bocca: dopo poco lo devo sputare perché è gelato. Ingresso pozzo da venti. Parte l'Orso Paponcio, un altro, poi io. Dopo il primo ci sono pozzi stretti diagonali per un'altra ventina di metri. La grotta aspira aria gelida. Fessura d'ingresso sul pozzo da 150. Brutta e freddissima. Il pozzo invece è bello anche se le corde sono tanto asciutte che il discensore bolle e brucia la calza: uso stalattiti di ghiaccio per raffreddarlo. Ancora pozzi e meandri, un bel 130 in vuoto, poi saltini: la grotta sta frenando, non scende più così ripida. Un po' d'orizzontale, ancora saltini, sala da frana, una gallerietta parte in basso, con acqua. Ci infiliamo ma presto diventa orribile da percorrere, acqua profonda e volta bassa. E' il fondo a seicento e rotti: ci dedichiamo a setacciare questa sala. Chi scava, chi risale: salta fuori una nuova saletta ma è chiusa anche lei. Altrove, nell'abisso, ci son molte cose da controllare, ma nessuna di grandiose promesse.

Come d'accordo, da prima mi comporto come il più puzzolente speleoturista da profondità: me ne vado lasciando gli altri a disarmare. E non è la prima volta, ma far grotte in Canin da Torino in un week-end è terribile. In più lunedì mattina devo essere in Svizzera. Corro verso l'alto, salutati i quattro (uno non era, saggiamente, entrato). Due di loro non sono esperti e, penso, dovranno salire con calma, risparmiandosi. Io, scarico come un infame (ho un sacco con le corde di troppo, pesa poco e niente, almeno confrontato a quello che si dovranno portare gli altri) vado su come un treno godendomi l'aereità dei pozzi, la luce dell'acetilene sulla corda, sentirsi spingere in su dalle gambe, cambiar chiodo, la corda elastica, dondolare, arrampicatina, giri su te stesso appeso. Va tutto bene. Mi mancavano queste cose. Arrivo alla strettoia d'imbocco del 150. Il freddo è veramente terribile. Mi ci ficco dentro con la jumar montata sulla corda, tanto son sottile. Si incastra, sforzo, Si strappa uno dei pedali della staffa sperimentale sottile che avevo fatto. Ricado pochi centimetri e vedo che se non prendo la cosa sul serio posso lasciarci la pelle, incastrato tra il ghiaccio in corrente d'aria, con le gambe in vuoto. Manovro piano mentre già non posso più toccare i moschettoni perché si attaccano alle mani e non si aprono più. Ne sono fuori. Lì abbiamo lasciato le moffole per salire l'ultima parte: vado su, la diagonale è abbastanza impegnativa, il sacco tende ad incastrare e il freddo è veramente fantastico. Penso a quelli giù. Esco e corro via verso il rifugio. Sono le tre e mezza di notte. Ci piombo dentro dove dormono il non entrato e un alpinista, scaldo del thè, mi cambio, faccio il sacco, mi copro all'inverosimile nell'eventualità di farmi male da solo sui pianori là sotto di notte e vado via. Nei pianori come previsto mi perdo. Ma è normale. Arrivo giù a Sella Nevea all'alba, prendo come d'accordo una delle due macchine dei triestini e vado giù a Chiusaforte. Un treno mi dà da dormire e mi porta a Vanezia: la giro per tre ore, mi piace moltissimo ed è stupido passarci senza salutarla. Poi su un altro treno completo la dormita.

 

GIOVANNI BADINO

 

 

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i pozzi della zona F

 

di Giuliano Villa

     Tra i programmi del campo di quest'anno c'era anche un sopralluogo alla zona "F" per fare il punto della situazione e per cominciare ad ordinare un po' i dati ai fini di un prossimo aggiornamento catastale del Marguareis.

     Fortunosamente è stata recuperata tra i meandri dell'archivio una polverosa cartina fatta dai nostri padri (speleologicamente parlando) in cui finalmente si potevano veder riportati su carta i vari numeri verniciati su buchi e buchetti di zona F. Quindi il nostro lavoro è stato enormemente facilitato e ci siamo limitati a controllare i buchi che avevano, dalla descrizione, qualche probabilità di prosecuzione (neve al fondo, aria ecc.) e a rivedere la posizione di alcuni pozzi chiave per controllare l'esattezza della carta.

     La zona F, una delle più proficue di tutto il Marguareis (conta infatti ben quattro abissi oltre i -100, tra cui F-5 e F-33, per non contare il Trou Souffleur con l'ingresso in Francia), confina a Nord con il caposaldo 240 del confine di Stato a quota 2400 (Cima delle Galline). Quindi, seguendo la cresta delle Galline verso S-E si spinge fino alla quota 2162 (Corno di Mezzavia) attraversando il sentiero per Piaggia Bella e di qui al rifugio Selle di Carnino. Il confine meridionale passa lungo il fondovalle (vallone dei Maestri) fino al confine di Stato (caposaldo 246 a quota 2128), quindi risale lungo la linea di confine toccando i caposaldi 243, 242, 241.

     La quasi totalità dei pozzi si apre nella parte occidentale, dove sono raggruppati anche i maggiori abissi. Abbiamo segnato con la lettera 'F' e un numero progressivo, esclusivamente o buchi di un certo sviluppo o con una sensibile corrente d'aria. Gli altri sono stati segnati con una riga rossa orizzontale. F-101,102,103 sono stati segnati nel '75 da Gobetti e dovrebbe esistere pure un 104 che però non abbiamo trovato.

     Abbiamo rivisitato i seguenti "F": 1, 2, 9, 10, 12, 13, 19, 22, 23, 28, 31, 33.

     Inoltre abbiamo segnato nuovi buchi a partire dall'F-34 al'F-46. Nessuno ha dato adito a prosecuzioni, pur essendoci quest'anno poca neve al fondo.

 

ELENCO DEI POZZI "F"

F-1:

coord. 32 TLP 9511 9037, quota: 2120, dislivello: -10.

descrizione: pozzo di 10 metri chiuso da detriti e da fessura. Camino concrezionato. Non avvertita corrente d'aria. Rilievo: Chiesa, Fusina '58. Sopralluogo agosto '81: G. Guala.

F-2:

coord. 32 TLP 9429 9088, quota: 2210, dislivello: -20.

descrizione: pozzo di 15 metri terminante in saletta con fondo innevato. In direzione NNW pozzo-fessura di circa 20 centimetri

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di larghezza e profondo circa m 5 con neve al fondo. Avvertita lieve corrente d'aria in aspirazione (agosto '81). Rilievo: Fontana '64. Sopralluogo agosto '81: G. Villa, P.L. Carena.

F-3:

Abisso Volante, vedi articolo di A. Gobetti in Bulletin des Phénomènes karstiques n. 1 (Centre Mediterranéen de Spéléologie, 1976).

F-4:

coord. 32 TLP 9430 9085, quota: 2210, dislivello: -21.

Descrizione: 1° pozzo di 10 metri con neve. 2° pozzo di 11 metri con detriti al fondo. Rilievo: Fontana(?)

F-5:

Abisso Saracco. Vedi G. Leoncavallo, M. Olivetti, 1972: L'esplorazione dell'abisso "E. Saracco" sul Marguareis. Atti XI Congr. Naz. di Speleologia di Genova.

F-6:

coord. 32 TLP 9429 9061, quota: 2130, dislivello: -14.

Descrizione: pozzo in nevaio che termina in fessura impraticabile. Rilievo: E. Ricchiardi, 1965.

F-7:

coord. 32 TLP 9421 9073, quota: 2170, dislivello: -12.

descrizione: pozzo-fessura chiuso da detrito. Rilievo: Toninelli '66.

F-8:

coord. 32 TLP 9430 9083, quota: 2210, dislivello: -10.

descrizione: pozzo con detrito al fondo. Rilievo: Fontana '64.

F-9:

coord. 32 TLP 9413 9063, quota: 2125, dislivello: -20.

descrizione: pozzo che si apre in dolina con fessura impraticabile al fondo. Avvertita corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: Baldracco '65. Sopralluogo agosto '81 B. Vigna.

F-10:

coord. 32 TLP 9408 9061, quota: 2130, dislivello: -7.

descrizione: pozzo in dolina ostruito da detriti e rifiuti vari. Non avvertita corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: Fontana '64. Sopralluogo agosto '81: G. Toninelli

F-11:

coord. 32 TLP 9404 9067, quota: 2130, dislivello: -5(?).

descrizione: pozzetto ostruito da detriti. Rilievo: Fontana '64.

F-12:

coord. 32 TLP 9497 9038, quota: 2150, dislivello: -20.

descrizione: pozzo ampio con neve al fondo. Strettoia impraticabile. Non avvertita corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: Fontana '64. Sopralluogo agosto '81 : G. Guala.

F-13:

coord. 32 TLP 9418 9068, quota: 2150, dislivello: (?).

descrizione: buco in frana non disostruibile. Non avvertita corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: ----- Sopralluogo agosto '81: A. Eusebio.

F-14:

coord. 32 TLP 9423 9065, quota: 2130, dislivello: -7.

descrizione: pozzetto in frana. Rilievo: Baldracco (?)

F-15:

vedi articolo su GROTTE n. 30 di G. Toninelli (1966).

F-16:

coord. 32 TLP 9433 9058, quota: 2130, dislivello: -9.

descrizione: pozzo con neve comunicante con l'F-15. Rilievo: Fontana '64.

F-17:

coord. 32 TLP 9435 9058, quota: 2130, dislivello: -30.

descrizione: successione di due pozzi con al fondo poca neve. Rilievo: Fontana '64.

F-18:

coord. 32 TLP 9438 9056, quota: 2125, dislivello: -6.

descrizione: pozzo-fessura con detrito. Rilievo: Fontana '64

F-19:

coord. 32 TLP 9453 9056, quota: 2150, dislivello: -10.

descrizione: pozzo chiuso da detriti e neve. Non avvertita cor-

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Marguareis - Carta della zona F

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rente d'aria (agosto '81 ). Rilievo: Fontana '64, Sopralluogo agosto '81 : W. Zinzala.

F-20:

coord. 32 TLP 9463 9056, quota: 2170, dislivello: -7.

descrizione: pozzo con doppio ingresso con neve al fondo. Rilievo: Fontana '64.

F-21:

coord.32 TLP 9466 9063, quota: 2180, dislivello: -5.

descrizione: 1° ingresso a pozzo, 2° ingresso a scivolo. Fondo detritico. Rilievo: Fontana '64.

F-22:

coord. 32 TLP 9429 9058, quota: 2130, dislivello: -15.

descrizione: pozzo ampio con neve al fondo. Strettoia (20 cm.) non allargabile. Avvertita lieve corrente d'aria (agosto '81) Rilievo: Fontana '64. Sopralluogo agosto '81 : R. Guiffrey, W. Zinzala.

F-23:

coord. 32 TLP 9431 9063, quota: 2140, dislivello: -5.

descrizione: buco disostruito (agosto '81) che scende per circa 5 metri in detrito. Non aria. Rilievo: ------ Sopralluogo agosto '81: R. Chiabodo.

F-24:

coord. 32 TLP 9451 9055, quota: 2130, dislivello: -7.

descrizione: due pozzi consecutivi con detrito al fondo. Rilievo: Fontana '64.

F-25:

coord. 32 TLP 9426 9060, quota: 2130, dislivello: -9(?).

descrizione: pozzetto in frana. Rilievo: Fontana '64.

F-26:

coord. 32 TLP 9516 9031, quota: 2020, dislivello: -6.

descrizione: pozzetto chiuso da detrito. Rilievo: Fontana '64.

F-27:

coord. 32 TLP 9518 9044, quota: 2100, dislivello; -4.

descrizione: caverna-inghiottitoio chiusa da detrito. Rilievo: Fontana '64.

F-28:

coord. 32 TLP 9528 9036, quota: 2050, dislivello: -14.

Descrizione: grossa caverna con ingresso in scivolo e soffitto sfondato in parte. Neve alla base. Non avvertita corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: Fontana '64. Sopralluogo agosto '81: R. Berger.

F-29:

coord. 32 TLP 9413 9050, quota: 2100, dislivello: -12.

descrizione: pozzo chiuso da detrito. Rilievo: Toninelli '64 (?).

F-30:

posizione approssimata lungo la linea di confine tra il caposaldo 242 e il 243. quota: non rilevata. dislivello: -8.

descrizione: pozzetto con poca neve al fondo. Rilievo: Baldracco '66 (?).

F-31:

coord. 32 TLP 9421 9078, quota: 2170, dislivello: ?

descrizione: buco non disostruibile. Non avvertita aria (agosto '81). Rilievo: ------

Sopralluogo agosto '81 : G. Villa.

F-32:

posizione approssimata. Non localizzata durante il sopralluogo dell'agosto '81.

F-33:

Abisso dei Passi Perduti. Vedi articolo su GROTTE n. 61 (1976).

F-34:

coord. 32 TLP 9408 9065, quota: 2130, dislivello: ?

descrizione: dolina soffiante non disostruita. Rilievo: ------- Sopralluogo agosto '81: G. Villa.

F-35:

coord. 32 TLP 9420 9065, quota: ?, dislivello: -5.

descrizione: pozzetto con due ingressi. Neve al fondo. Lieve corrente d'aria (agosto '81). Rilievo: ------- Sopralluogo agosto '81: G.Villa, Toninelli.

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F-36:

posizione approssimata, quota: ?, dislivello: -5.

descrizione: pozzetto-fessura soffiante (agosto '81). Rilievo: ------- Sopralluogo agosto '81: Toninelli, Villa.

F-37:

posizione approssimata. Quota: ?, dislivello: -11.

descrizione: pozzetto in frana. Non aria. Trovati al fondo frammenti di una lapide. Rilievo: G. Villa '81. Sopralluogo agosto '81: G. Villa.

F-38:

coord. 32 TLP 9431 9063, quota: 2150, dislivello: -10.

descrizione: pozzetto di 8 metri che dà in una saletta con detrito e frana. Corrente d'aria (agosto '81). Sopralluogo agosto '81: D. Coral.

F-39:

coord. 32 TLP 9465 9050, quota: ?, dislivello: -12.

descrizione: pozzo con fondo in detrito. Non aria. Rilievo: Serra '81. Sopralluogo agosto '81: Serra.

F-40:

coord. 32 TLP 9440 9054, quota: 2115, dislivello: -10.

descrizione: frattura con detrito. Lieve corrente d'aria. Rilievo: Menardo '81. Sopralluogo agosto '81 : R. Menardo.

F-41:

siglato con il quadrato del Club Martel a scalpello, coord.32 TLP 9425 9065, quota: 2145, dislivello:-17.

descrizione: ingresso in frana, disostruito. Primo saltino da 5 m, seguito da pozzo da 10 metri chiuso da detrito e frana. Rilevata corrente d'aria. Rilievo: Guiffrey, Gabutti. Sopralluogo agosto '81 : R. Guiffrey, A. Gabutti.

F-42:

coord. 32 TPL 9435 9060, quota: 2135, dislivello: -20 (?).

descrizione: pozzetto con ingresso non praticabile. Non avvertita aria.

Rilievo: ------ Sopralluogo agosto '81: Villa.

F-43:

coord. 32 TPL 9420 9065, quota:?, dislivello: -4.

descrizione: caverna scivolo con detriti lunga circa 12 metri su faglia in direzione 245°. Non aria. Rilievo: Curti '81. Sopralluogo agosto '81: C. Curti.

F-44:

coord. 32 TPL 9425 9065, quota: ?, dislivello: -7.

descrizione: pozzo con meandro e frana terminale. Non aria. Già siglato come chiuso nel '64. Rilievo: -------- Sopralluogo agosto '81 : R. Chiabodo.

F-45:

coord. 32 TPL 9415 9087, quota: ?, dislivello: -20.

descrizione: due pozzi consecutivi con fondo in detrito. Ritrovato cranio di camoscio. Rilievo: Carena '81. Sopralluogo agosto '81: P.L. Carena.

F-46:

coord. 32 TPL 9418 9065, quota: ?, dislivello: -20.

descrizione: pozzetto-fessura con detriti. Rilievo: ------- Sopralluogo agosto '81: L. Ramella, Marantonio (GSI e GSS).

F-101:

coord. 32 TPL 9450 9060, quota: 2160, dislivello: -30.

descrizione: pozzo-fessura disostruito. Fondo in frana e detrito. Violenta corrente d'aria. Rilievo: Carena '81. Sopralluogo agosto '81 : P.L. Carena, M. Zanone.

F-102:

coord. 32 TLP 9438 9054, quota: 2115, dislivello: -8.

descrizione: pozzetto in frana con neve al fondo. Non aria. Rilievo.--------- Sopralluogo agosto '81 : R. Guiffrey.

F-103:

coord. 32 TPL 9438 9051, quota: 2100, dislivello: -6.

descrizione: pozzetto con breve galleria chiusa da frana e detrito. Non aria. Rilievo: -------- Sopralluogo agosto '81 : G. Villa.

 

 

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ricerche biospeleologiche 1981

 

di Casale e Giachino

     Le ricerche biospeleologiche condotte dagli scriventi durante l'anno 1981 hanno avuto, nella maggior parte dei casi, una "egida ufficiale" da parte del nuovo Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (del quale fanno parte) che si affianca alla tradizionale, e sempre graditissima, egida del glorioso GSP: piacevole novità questa, in un paese in cui le ricerche scientifiche di stampo naturalistico non hanno ancora trovato un pieno riconoscimento e adeguati sostegni, come invece avviene da anni in altri paesi. Ma, almeno in questo settore, per una volta tanto le cose stanno cambiando in meglio!

L'attività biospeleologica è stata abbastanza intensa e, come di consueto, viene presentata secondo una sequenza di settori geografici indagati.

     1. ALPI OCCIDENTALI E CENTRO-OCCIDENTALI

     A) Alpi Liguri e Marittime

A fine febbraio Giachino, con Franca e Giuliano Villa, ha tentato una esplorazione al Pis del Pesio. Constatata l'impossibilità di entrare, si è ripiegato sulla grotta inferiore delle Camoscere, dove è stata invano cercata l'Agostinia launi (Coleoptera Carabidae, di cui questa è la "località tipica"). Sempre Giachino, in concomitanza della prima uscita del 24° corso di speleologia, ha visitato la grotta del Caudano, ritrovando due larve di Duvalius carantii (di questa larva è stata pubblicata la descrizione nell'ultimo numero di Fragmenta Entomologica).

In agosto Casale ha effettuato una rapida visita alla grotta delle Camoscere, incontrando finalmente un esemplare di Agostinia launi ed uno di Duvalius carantii (quest'ultimo morto, fluitato dall'acqua su una parete). Sempre in agosto ha visitato un sotterraneo militare presso Vernante (cfr. Bollettino Grotte n. 73, p.29), interessantissimo par la fauna ipogea insediata, ricca e varia (Duvalius e Sphodropsis tra i Coleotteri, Nesticus tra i ragni, Antroherposoma tra i Diplopodi, ecc.). Ancora da segnalare brevi ricognizioni alle "gallerie di Napoleone" sopra Limonetto, e ricerche lungo canaloni e doline verso le Carsene, ricerche queste ultime assai meno fruttuose rispetto all'anno precedente, per lo scarso o nullo innevamento.

     B) Alpi Graie

Brevi visite alla grotta del Pugnetto da parte di Giachino, per controllare la presenza di larve di Dellabeffaella roccai e Sphodropsis ghilianii (Coleotteri). E' in corso inoltre, dal mese di dicembre, da parte di Giachino, un campionamento della fauna delle piccole cavità poste all'imbocco della Valle dell'Orco (Courgnè, fraz. Salto). Tali cavità, già note per il loro interesse archeologico, vengono investigate anche con l'ausilio di sistemi di cattura per insetti in volo da e verso gli ingressi (trappole "Malaise").

     C) Alpi e Prealpi Biellesi e del Varesotto

Ricerche preliminari di A. Casale e particolarmente di G. Rondolini (Gattinara) in "ambiente sotterraneo superficiale" (o endogeo profondo) che hanno permesso il reperimento all'esterno di Duvalius ghidinii (tipico delle grotte del Monte Campo dei Fiori) e di Bathysciola adelinae (noto solo della grotta di Bercovei, presso Sostegno nel Biellese, e non più ritrovato da almeno trent'anni).

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     2. ALGERIA (PICCOLA E GRANDE KABYLIA)

Missione entomologica dal 16 al 30 maggio, con la partecipazione di A. Casale, P.M .Giachino e quattro colleghi (non dediti alle ricerche sotterranee). La suddetta spedizione, non strettamente biospeleologica, ha permesso però agli scriventi la visita di alcune grotte molto interessanti del massiccio del Djurdjura. Particolarmente: 1) la grotta "Takouatz-Guerrissene", sotto la vetta del Ras Timedouine (2350 m ), cavità interessante essendo occupata in gran parte da ghiaccio perenne (è molto vicina al celeberrimo abisso dell'Anou Boussouil, di cui abbiamo ammirato l'ingresso). In realtà nell'agosto 1978 la grotta fu trovata completamente sgombra da speleologi francesi, che poterono così scoprire ed esplorare importanti prosecuzioni. Durante la nostra visita il ghiaccio era abbondantissimo, e i reperti faunistici sono stati molto poveri. Da segnalare l'abbondante presenza di subfossili di orso. 2) Grotta "Ifri Maareb", nell'Azrou Tidjer, cavità di grandi dimensioni e di non facile accesso, a picco su una parete di circa 90 metri. Una rapida occhiata è stata anche data ad alcune delle numerosissime e vaste risorgenze, a livello del mare, che si aprono lungo la strada costiera Jijel-Bejaia. Purtroppo, nelle grotte in quota, gli elementi cavernicoli più specializzati (Spelaeonebria, Trechopsis) sono risultati del tutto assenti; abbiamo incontrato solo alcuni esemplari di Catopidae troglofili, pochi Pristonychus tra i Coleotteri, e rari Diplopodi e Ragni. L'assenza di fauna cavernicola specializzata in massicci di regioni temperato-calde era stata già peraltro riscontrata da uno di noi (Casale) in Grecia (Peloponneso) in periodo primaverile; essa pare essere nettamente più frequente in piena estate.

     3. PIRENEI

Durante il mese di luglio Casale ha effettuato una campagna entomologica nella catena pirenaica, sui versanti francese e spagnolo. Usufruendo dell'eccellente collaborazione in loco del Laboratoire Souterrain del C.N.R.S. di Moulis, e di speleologi locali, un largo spazio è stato dedicato alle ricerche biospeleologiche in uno dei settori più ricchi e interessanti che si conoscano. Sono state visitate quasi una ventina di grotte, tutte sul versante francese, in Ariège, Haute Garonne e negli Hautes-Pyrenées: Grotte de Niaux (Tarascon) (cavità turistica, celeberrima per le pitture preistoriche della sala terminale) e la vicina Grotte du Petit Caougno, Grotta-Laboratorio di Moulis e Gr. de Liquié (Moulis), Gr. de l'Estelas (Caravet), Gr. de S.te Croix (Cajaro), Gr. de Payssa (Salsein), Gr. Foustier (St. Martin de Coralp), Gr. Goueil-de-Heer (Arbas), Gouffre Béguet (Juzet d'Izaaut), Gr. de la Quère (Mérignon), Gr. de Peteillac (Bordes sur Lez), Gr. de Peyort (Prat), doline e pozzetti della foresta di Belesta, Gr. di Montalivet (St. Pé, Hautes Pyr.), Gr. du Tuco (Bagnère de Bigorre, H.tes-Pyr.), Gr. de l'Eglise (Bas Nistos, H.tes-Pyr.), e, nei Pyrenées Atlantiques, la Gr. d'Istaurdy, nella foresta delle Arbailles. L'attività è stata costantemente ostacolata da condizioni atmosferiche pessime (pioggia continua, freddo) e numerose cavità sarebbero risultate introvabili o non esplorabili senza la guida di speleologi locali, fra cui il formidabile Ph. Deliot, del G.G. di St. Girons. C'è da dire che le abbondantissime precipitazioni, se da un lato hanno ostacolato le ricerche, dall'altro hanno favorito straordinariamente, "umidificando" l'ambiente, il reperto di entità molto rare o interessanti di Entomofauna ipogea. Praticamente in ogni grotta (ed alcune di quelle elencate figurano tra quelle "classi-

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che" della letteratura biospeleologica di Jeannel, Dieck, Gaudin, Vandel, ecc.) erano presenti, ed in numero, Aphaenops, Hydraphaenops, Geotrechus, Speonomus, ecc. Un altro aspetto molto interessante delle ricerche è stata la visita, con i ricercatori del Laboratoire Souterrain, di un "ambiente sotterraneo superficiale", di un biotopo cioè in foresta, in terreno non calcareo, in cui Insetti ritenuti da tempo strettamente "troglobi" (Aphaenops, Speonomus), vivono invece a 30-40 cm di profondità nel terreno, negli interstizi intasati di argilla umida. Questa tecnica di ricerca ha permesso oggi di allargare enormemente l'areale di specie conosciute di una o di poche grotte, o ritenute un tempo rarissime e localizzate.

     4. ITALIA MERIDIONALE

Dal 4 agosto al 4 settembre si è svolta infine la terza spedizione entomologica del Museo Regionale di Scienze Naturali (partecipanti Boffa, Giachino, Verna), che aveva come scopo l'indagine approfondita della zona dei Monti Parteni (prov. Avellino e Benevento), massiccio calcareo con quote massime di circa 1600 metri. L'indagine prevedeva anche la ricerca e l'esplorazione biospeleologica delle cavità di questo massiccio. Mal grado parecchio tempo sia stato dedicato a battute, coadiuvate anche dalle indicazioni dei locali, praticamente assenti sono risultate le cavità di un certo interesse. Una sola piccola cavità denominata Grotta Candida à stata ritrovata ed esplorata nel comune di Pannarano (BN). Abbondanti sono stati ivi i reperti di Aracnidi, Crostacei, Isopodi e Insetti (Dolichopoda, Lepidoptera noctuidae; assenti i Coleotteri). Una successiva breve puntata in Puglia ha permesso la visita alle grotte di Castellana, guidata personalmente dal direttore Franco Orofino, che ringraziamo ancora per la sua cortesia. Sempre sotto la guida di F. Orofino è stata visitata anche la grotta di Putignano (BA). Vana è stata la ricerca, estesa successivamente anche alla grotta del Cristo (Cassano Murge) dell'Italodytes stammeri, interessantissimo ed endemico Coleottero Carabide, a causa forse della notevole siccità che imperversava da mesi sulla zona. Sotto la guida del sig. Italo Rizzi del C.A.R.S. sono stati visitati anche alcuni ipogei nella zona delle Murge e la dolina del Pulo. Interessanti sono stati i reperti di Aracnidi e di Insetti (Troglophylus andreinii).

° ° ° ° °

Segnaliamo inoltre, per concludere, la costituzione presso il nostro Museo di un deposito-archivio di reperti faunistici di grotta, con particolare riferimento alle cavità naturali e artificiali del Piemonte. Tale deposito è stato costituito al fine di agevolare i vari specialisti nello studio della fauna piemontese. Approfittiamo quindi dell'occasione per invitare tutti coloro che ne siano interessati a collaborare con noi per questo progetto mediante la raccolta ed il deposito di reperti. Anche per gli speleologi "sportivi ed esploratori" il peso di una provettina in tasca non dovrebbe creare un grave ostacolo alle loro imprese, e si potrebbe così ancora mantenere viva una tradizione che, inaugurata dal Dematteis stesso, e proseguita da altri, faceva onore al G.S.P. Non dimentichiamo che se non fosse stato per la passione a la ... provetta di un Di Maio, sarebbero passati forse anni prima che il più straordinario coleottero cavernicolo del mondo, l'Italaphaenops dimaioi, venisse portato alla luce dalla Spluga della Preta!

 

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UN NUOVO FOTODOCUMENTARIO

speleologia, alla ricerca della luce

     Così è stata battezzata questa nuova raccolta di diapositive, o fotodocumentario, o audiovisivo, per chi lo preferisce. Per me è solo "Speleologia, alla ricerca della luce". Ricerca della luce, appunto. E che cosa meglio dell'attività fotografica in grotta, può concretizzare questa ricerca di luce?

     Credo che l'attimo più bello di un'esplorazione o del semplice percorrere una grotta sia proprio quello in cui arrivano ai nostri occhi i primi incerti bagliori azzurrini della luce esterna. Siamo così avidi di luce che spesso ci sembra perfino di avvertirne i primi sprazzi sulle pareti bagnate dell'ultimo pozzo o dietro al gomito dell'ultimo meandro, e magari poi mancano ancora parecchi metri all'uscita e la defaillance dell'acetilene ci mette in crisi.

     Ma la ricerca della luce è anche un tentativo di creare forme sempre nuove, diverse, da fissare o no sulla pellicola fotografica; quante volte una stessa concrezione, o una sala, o un pozzo mutano completamente aspetto e non sembrano più gli stessi solo perché abbiamo mutato la disposizione dei flash o più semplicemente delle acetileni? Il bello della foto in grotta è tutto qui. Potere creare di volta in volta immagini sempre diverse, ricercare effetti cromatici o plastici sempre nuovi, in altre parole "esplorare" la grotta.

     Riguardo alla realizzazione pratica del fotodocumentario, la tecnica usata è la solita più volte illustrata su queste pagine: open flash con l'uso di lampade al magnesio. Alcune foto sono state realizzate esclusivamente a luce acetilene.

     Le grotte fotografate sono sul Marguareis, in Lombardia, Toscana e Sardegna.

     Il commento sonoro è stato curato da R. Chiabodo, A. Eusebio, G. Guala, M. Perello, B. Vigna, W. Zinzala.

 

G. VILLA

 

Proiezioni effettuate

     Si sono tenute serate di proiezione al CAI di Bussoleno, al Gruppo Speleologico di Novara, alla scuola media A. Vivaldi di Bussoleno e, in un ciclo di 4 serate, ai Vigili del Fuoco nella loro sede di corso Regina Margherita.

     Il nuovo fotodocumentario è stato proiettato due volte nei primi giorni dell'anno: alla Galleria d'Arte Moderna di Torino in occasione della serata inaugurale del 25° Corso di Speleologia del GSP, e al Teatro delle Erbe della CARIPLO a Milano per l'inaugurazione del Corso di Speleologia del GGM SEM.

 

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speleocomicologia

Agli albori del nostro caro bollettino c'era la pagina della Speleocomicologia, dove trovavano posto vignette umoristiche ovviamente di soggetto speleologico. Poi la vena si è esaurita. Si sarebbe potuto continuare lo stesso, anziché con le vignette, con altro materiale umoristico che certo non sarebbe mancato, basti pensare alle "perle" sulla stampa non dico qualunque, ma anche su quella specializzata! E' però mancata una seria volontà di farlo, e poi i presidenti avevano sempre paura che il Gruppo si inimicasse questo o quello, vedi per esempio quando avevo proposto, anche per colmare il vuoto di una pagina rimasta più di mezza bianca, di riportare semplicemente, senza commenti, la motivazione della nomina a Cavaliere di un noto veronese, organizzatore di spedizioni italo-polacche e costruttore di chiesette ai caduti della speleologia. Verona, appunto, poteva essere una formidabile miniera di spunti per la speleocomicologia. Niente. Adesso alcuni mi cissano perché "recensisca" un articolo comparso quest'estate sul n° 29 della Domenica del Corriere, dal titolo Io Alfredino l'avrei salvato, e dal sottotitolo "Parla un pioniere della moderna speleologia italiana che si è offerto volontario per andare a Vermicino". Il volontario ha 67 anni ed è una nostra vecchia conoscenza, veronese vedi caso: Mario Cargnel, Cavaliere pure lui per meriti speleologici. Il buon uomo "continua a disperarsi e a imprecare contro la disorganizzazione e l'imperizia dei soccorritori", ed "è convinto che se le operazioni di salvataggio fossero state dirette da lui e realizzate dai suoi uomini, oggi nessuno piangerebbe il destino del piccolo". Si offrì, ma "gli intimarono di non muoversi". Parla a ragion veduta, perché è un esperto di salvataggi "in grotte e caverne", in 40 anni di attività ha salvato decine di vite umane. E spiega al giornalista (che però non scrive niente di questo) come si sarebbe potuto salvare Alfredino. La "Domenica" illustra ai lettori l'interessante personaggio che (sono parole del giornale) è alpinista-fotografo, alpinista degli abissi abile e coraggioso, un pioniere tra i più qualificati della speleologia italiana, audace e con spiccata attitudine al comando. E cosi veniamo a sapere come ha cominciato a fare speleologia. Alla fine della guerra d'Africa andò in Abissinia come fotografo civile al seguito di un generale, governatore dell'Eritrea. Lì fece "avventurose esperienze" e conobbe "autorevoli personaggi", come il Duca d'Aosta e Italo Balbo, e divenne amico di Bruno Mussolini, che andò più volte a massacrare elefanti e leoni con Cargnel (il nostro era evidente mente poco propenso alla caccia fotografica). La guerra gli troncò queste avventurose esperienze, allora rientrò a Verona e scoprì in sé la vocazione della speleologia che, come lui dice, era quasi un'alternativa casalinga alle emozioni africane. Organizzò una squadretta e andò per grotte. "Non conosceva la paura, era forte, robusto, muscoloso, resistentissimo alla fatica, coi nervi saldissimi", quindi gli venne tutto facile. Finita la guerra cercò nuovi adepti, sembra però senza fretta, perché solo nel 1951 iniziò "finalmente un'organica attività speleologica", e solo nel '55 fondò il GES Falchi.

L'articolo dice che Mario Cargnel finora ha esplorato 144 grotte, di cui

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96 erano del tutto ignote. Ma le imprese di maggior spicco, dice, le ha compiute nella Spluga della Preta. Ah, la Preta! "L'abisso forse più vasto e misterioso d'Italia, pari o addirittura superiore per profondità (oltre 1000 metri) a quello del M. Cucco" e al Corchia (da notare che al momento dell'intervista, estate 1981, non si era ancora trovata l'ultima prosecuzione). "L'enigma speleologico più astruso del sottosuolo italiano", "la voragine che pare non abbia fine". Cargnel la conosce "come le sue tasche", vi è stato di giorno e di notte, vi ha fatto "incredibili scoperte, riportando alla luce animali strani, insetti sconosciuti, stalattiti e stalagmiti meravigliose".

Lui e il Gruppo hanno fatto anche esplorazioni fuori provincia, e i risultati "più stupefacenti di questa attività sono costituiti da una ricchissima documentazione fotografica, forse unica nel suo genere e al mondo". "Immagini che adesso figurano nei più prestigiosi musei e negli archivi di scienze naturali".

Dall'articolo si ricavano anche dati interessanti sulla speleologia italiana e sui record di permanenza sotterranea ("stupidi ed inutili", dice Cargnel). Veniamo così a sapere che in Italia gli speleologi sono circa 6000 (seimila), per metà affiliati al CAI. C'è anche un record di profondità, che spetta a un "cittadino del Sudafrica", sceso a -3428 (anzi, 3428 metri sotto il livello del mare) in una miniera d'oro del posto. I disgraziati minatori che sono arrivati laggiù prima del cittadino, costretti lì nel caldo e nella polvere in fondo a un buco a procurare ricchezza ai loro sfruttatori bianchi, essi il record non ce l'hanno perché i negri non contano.

 

M. DI MAIO

 

 

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schede:

l'artesinera

 

a cura di Meo Vigna

     Continuando la nuova serie di Flash sugli abissi più interessanti del a regione (sul bollettino scorso è stata presentata la Ciuaiera.), proponiamo in questo numero l'abisso dell'Artesinera, che con l'aggiunta di una nuova diramazione (il ramo delle donne) diventa una cavità ideale per le uscite dei corsi di speleologia. E' infatti possibile compiere una traversata completa scendendo dal ramo nuovo fino al fondo 2 e quindi risalendo dalla via vecchia (che chiaramente deve essere armata in precedenza).

     La storia delle esplorazioni è brevemente riassunta:

1974: i due Piergiorgi riescono a forzare la strettoia iniziale e scendono fino sul F2 e F3;

1975: Giovanni, Marco e Meo raggiungono F1;

1918: Giovanni raggiunge il F4;

1981: Doppioni con le ragazze del G.S.P. scopre ed esplora il nuovo ramo fino sul P 30;

1982: Meo end company congiungono questa nuova via col F2.

 

ABISSO DELL'ARTESINERA. n.197 Pi (CN)

Itinerario

     Poco oltre l'abitato di Prato Nevoso (Val Maudagna, CN) in prossimità del Colle del Prel imboccare la carrozzabile che collega il paese con la Balma. Giunti sul versante settentrionale di C. Artesinera (carta I.G.M. 1:25000, tavoletta Monte Mongioie) abbandonare la macchina sulle ripide salite e proseguire a piedi su un dislivello di circa 100 m in direzione di C. Artesinera. Nella fascia in cui termina la fitta vegetazione è localizzata la stretta apertura ad una quota di circa 1860 m. Nella stagione invernale si consiglia di usufruire dei due impianti di risalita che arrivano sulla c. Artesinera.

Descrizione

     L'ingresso, subrettangolare, dà accesso ad un pozzo di 14 m; sul fondo una strettoia immette direttamente su un terrazzino sospeso sopra un salto successivo di 15 m. Segue quindi un pozzo di 27 m impostato su una grossa frattura orientata in direzione 35° N circa; sul fondo si può continuare la discesa lungo un P.10 seguendo la via vecchia, oppure risalire a monte un meandro per 10 m e raggiungere così il nuovo ramo scoperto da Doppioni nell'81.

     La via nuova: attraverso un bellissimo condotto lungo una ventina di metri si raggiunge un grosso fusoide profondo 50 m. Il pozzo successivo di 25 m chiude sul fondo (F5); pendolando per 4 m è abbastanza facile proseguire raggiungendo una piccola galleria che parte a metà del pozzo. Questo condotto si approfondisce sempre più fino a diventare uno stretto meandro che immette in un salto di 30 m. La frattura che incontra .è la stessa che ha formato il P 50 del fondo 2, per cui è cosa facile raggiungere attraverso un saltino il vecchio fondo.

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Abisso dell'Artesinera - rilievo

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La via vecchia: scesi il p 10 si attraversa in facile arrampicata fino a raggiungere un grosso masso sospeso sul successivo pozzo di 27 m. Raggiunta la base e percorsi alcuni metri si incontra una grossa spaccatura perpendicolare alla precedente. Su questa linea sono impostati i due grossi pozzi del fondo 2 e fondo 1. Il primo si raggiunge facilmente scendendo facilmente un p 50, al secondo si arriva dopo un traverso sul 50, una strettoia e un sucoessivo pozzo-frattura profondo 60 m. Il fondo 4 è impostato ancora sulla spaccatura orientata a 35° N ed è raggiungibile attraverso un meandro lungo 25 m che parte una decina di metri sotto l'armo iniziale del p 50.

Scheda d'armo

     Sono indicati solo gli spit ritenuti sensati; dove ne è indicato uno solo, è implicito il raddoppiarlo sulla corda superiore.

     Sinistra e destra sono idrografiche.

n° pozzo

lunghezza corda

Armo

Osservazioni

P 1

15

2 spit (sin)

pozzo d'ingresso; scarica

nei successivi

2

15

2 spit (sin)

3

27

2 spit (des)

Bello

4

10

2 spit (des)

Scarica

5

27

3 spit (des)

non usare spit vecchi sulla sin.

F 1

15m di traverso

una corda non fa vomitare

65

naturale + spit

-12 spit (des)

-23 spit (sin)

-35 spit (sin)

-50 spit (sin)

F 2

50

2 spit

-11 spit

-35 spit

F 3

45

3 spit

F 4

25

naturale + spit

ramo delle

Donne

16 m di risalita

+3 spit

+8 spit

+10 2 spit

6

55

3 spit sin.

3° spit è in alto sul bordo

-10 spit

pozzo bellissimo

7

25

2 spit sin.

pendolo di 4 m

8

6 m di traverso

35

2 spit sin.

 

 

 

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RECENSIONI

     F. Fedele, Un'archeologia per la valle Orco. Preistoria alpina e altro. P. Dematteis Ed., Torino 1981. Vol. di 210 pp con foto e disegni. £ 8000.

     Il volume è il primo pubblicato dal Progetto di ricerca Orco-Alto Canavese, esperimento unico nel suo genere che l'autore ha promosso con criteri innovativi molto illuminati: come c'è scritto nella presentazione, è una proposta di fare archeologia in modo moderno, spregiudicato, scientifico e pubblico, attraendo all'archeologia-antropologia tutte le forze valide, educandole a questi compiti e dando loro uno spazio accanto ai pochi professionisti.

     Nel rievocare come varie persone si sono impegna te da alcuni anni a far ricerche per mettere più in chiaro la storia del popolamento umano nelle Alpi Occidentali (una zona ritenuta povera di reperti e quindi di conoscenze, ma proprio perché è povera di ricerche fatte), e nell'illustrare metodologie di ricerca e strategie di impostazione e di svolgimento dello scavo, nonché nel documentare come dai ritrovamenti si possa giungere a stendere o quanto meno a ipotizzare pagine appassionanti della vita di quei tempi (si va fino a 12000 anni fa), l'autore svolge anche un prezioso ruolo educativo e, come si è detto, con criteri nuovi socialmente molto validi. Le relazioni e le considerazioni sugli scavi e sui ritrovamenti fatti nella grottina Boira Fusca di Salto ( v. l'art. sul n. 68 di Grotte, di Gianna Gianelli che ha preso parte a una campagna di ricerche), ci indicano poi quali interessantissime cose siano venute in luce anche solo da studi così localizzati: da tracce dei paleolitici più recenti agli epipaleolitici, ai neolitici, agli abitanti dei Metalli e infine a quelli di epoca storica. E' un libro veramente interessante e appassionante, scritto in linguaggio abbastanza semplice (in armonia con i principi che Fedele persegue di ampia divulgazione di queste conoscenze), stimolante a farci partecipare in qualche modo a queste ricerche, ora che è assodata la consapevolezza che anche nelle nostre valli bisognerà finalmente scoprire segni del passato che senz'altro sono nascosti ma ci sono. Pregustiamo con piacere l'edizione ai altre pubblicazioni del Progetto.

     Il volume è nella biblioteca del GSP. Chi desidera acquistarlo può trovarlo alla Libreria editrice Piero Dematteis, v. Sacchi 28 bis, 10128 Torino, alla quale può anche ordinarlo contrassegno o con c.c.p. 2/28017. Chi desidera essere tenuto informato delle pubblicazioni del Progetto ORCO, può scrivere al Progetto, c/o Fedele, v. Foligno 78-10, 10149 Torino.

 

M. D.

 

 

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Pubblicazioni ricevute

Le Grotte d'Italia supplemento. Catalogo della Biblioteca del Centro di documentazione speleologica "F. Anelli", presso l'Istituto Italiano di Speleologia di Bologna. Giugno 1978.

Atti del X Congresso Naz. di Spel. Roma 1968. Chieti 1976.

Atti del Convegno Naz. per la difesa del Litorale di Chiavari, Lavagna e Sestri Levante dall'erosione marina. 1979.

Bibliographie Speleologique Belge 1975-1979.

C. Bonzano - Cenni su Troglophilus e Dolicopoda in Lombardia.

Laboratoire Souterrain de Moulis - Evolution des Coleoptères souterrains et endogés.

M. Goldstein, F. Perco, E. Pichl, a. Sauli - Bilancio di impatto ambientale e pianificazione interpretativa in zona carsica.

Cai Varese - Annuario 1980-81.

G. Calandri, L. Ramella - Il Pertuso in Val Argentina (IM).

Bibliographie zur karst-und Höhlenkunde in der Bundesrepublik Deutschland 1976-77. München.

American caving accidents 1976-1979. NSS NEWS Maggio 1981.

F. Fedele - Un'archeologia per la Valle Orco. Preistoria alpina e altro.

Notiziario del Circolo Speleologico Romano. XXIV, 1/2, Giugno- Dic. 1979.

U.I.S. Bulletin. 1980, 1/2.

L'Appennino, Gen. Feb. 1981. Mag. Giu. 1981, Sett. Ott. 1981.

Grottes & Gouffres n. 76, 1980.

Spelunca n. 3 e 4 1979, 1-2-3-4/1980, 1/1981.

Natura nascosta, 1981, 3.

NSS NEWS Sept. 80, Mar Apr. Magg. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. 1981.

Boll. del Gruppo Triestino Speleologi, II 1980.

Pro Natura Notiziario, Lug. Ago. Sett. Ott. Nov. Dic. 1981.

Speleologia Veronese (U.S.V.), 1978/80.

Die Höhle, 3,4/1980.

Alpinismo Goriziano, 2,3,4,5/1981.

Descent, n.43, 46, 48, 49.

Speleologia Sarda, Ott. Dic. 1981.

The NSS Bull. n.1, 2, 3 1981.

Sottoterra, n. 57/1980.

SCV Aotivites, n. 38/1980

Ipogea - 1978/1980, n. unico

Stalactite, Mag. 1977.

Speleo Flash , 115, 118, 121, 125.

Speleological Abstracts, Giu. 1977 e suppl.

CAI Sez. Napoli, Notiziario, n. 3 1981

Spéléologie, 110, 111, 112

Mondo Sotterraneo, Apr. 1981.

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Espeleoleg-Ere, n. 32/1981

Orso Speleo Biellese, n. 8/1980

Liberi Cieli, Ann. CAI Sez. UGET, 1980

Travaux de l'Institute de Spéléologie "E. Racovitza", 9/1980

Grottan, 2/1981

Natura Alpina 25 e 26/1981

CAI, Sez. Napoli, 2/1981, 1/81

Natura e Società, 2, 3/81

SIS-8, Marzo 1981

Le Piccole Dolomiti, 1980, numero unico

Speleologia, riv. della S.S.I., Giugno 81

Caves and Caving, Nov. 1981, Mag. 81, Ago 81.

Speleo-6, Giugno 1981

Sopra e sotto il Carso, Mag. 1981

Progressione-8, 1981

Der Schlaz, 34, 1981

CAI Varese, Annuario 1980/81

Boll. G.S. Imperiese CAI, n. 16/1981

Speleo Nederland 3/81

CAI Sez. U.L.E. Genova, Notiziario ,6/1981

Subterra, 2/1981

Mitteillungen, 2,3 1981, 4,1980

GASV Attività 1979/80

(a cura di Franca Maina e Giuliano Villa)