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GROTTE

Anno 19, numero 61 - sett.-dicembre 1976

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

Galleria Subalpina 30

 

10123 Torino

 

Tel. 011 53.79.83

 

C.C.P. 2/23885

 

SOMMARIO

2

La parola al rompiballe

3

Notizie

 

     Notiziario

 

Esplorazioni

6

     Abisso dei Passi Perduti -415

9

     Ed è ancora Fighiera

10

     Il ramo delle ludrie al Fighiera

12

     Zona Alfa - Rocche Biecai - Masche

23

     La grotta di Capitano Paff

 

Tecniche

24

     Foto in grotta: il colore della luce

26

     Il nuovo documentario "Marguareis sotterraneo"

27

     Il materassino Dormibèn Badèn

 

Dove va la speleologia

29

     Il gioco della speleologia

31

Attività di campagna

32

     Sul Supramonte e dintorni

 

Tecniche dell'esplorazione

34

     Recensioni

37

Pubblicazioni ricevute

 

 

Redazione:

Marziano Di Maio

(resp.)

 

Giovanni Badino

 

 

Andrea Gobetti

 

 

 

 

Stampa:

LITOMASTER

 

v. Sant'Antonio da Padova 12

 

 

 

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... la parola al rompiballe

     C'è chi dice che la speleologia sia una droga.

     Perché chi l'ha provata nella sua pienezza si "assuefà".

     Secondo me invece è un allucinogeno, una tecnica "occidentale" per arrivare a un alto livello di essere uomo. Uomo, non più soltanto speleologo.

     Questo è il mutamento, la cosa che ho ricercato in una altalena di sensazioni di ogni tipo, di presunzioni, di disprezzo, di sprezzante solitudine, di incontro, di amicizia , da quell'11 febbraio 1966 in cui andai a Bossea per la prima uscita del 10° corso di speleologia. La ricerca è camminare sul filo, nella frontiera, con i piedi per terra (o, perdonatemi, sulla staffa dei Jumars) e le orecchie tese all'ignoto, ai suoi canti e ai suoi incubi.

     Ora questa strada per me è più nota e mi sono chiesto se andare ancora non sia accettare la sicurezza di continuare in una strada che so percorrere, l'adagiarsi in una ricerca famigliare.

     Grazie alla speleologia vedo ora altre strade su frontiere più oscure, misteriose e affascinanti, sull'orlo di ignoti diversi da quello fisico con cui ho giocato per tanti anni. Non voglio trasformare un'esperienza in una religione e continuare a spiegare "com'è che si deve andare in grotta", non so se sarei abbastanza forte per continuare a fare gli abissi ed esimermi da questo.

     E tagliare la gola ad un nuovo "Mucchio Selvaggio" o altro che sta nascendo, sarebbe un rimorso che mi fregherebbe tutta la vita.

     Io la pianto qui, ragazzi.

     Ma è stato bello.

     Una serie di istanti lunghi come una vita in cui né il passato né il futuro si intrufolavano ad angosciare. Avendo capito quanto importanti siano le radici e come non bisogna spaventarsi per la grandiosità di entrare in una dimensione nuova, è tempo che io vada per la mia cattiva strada.

 

 

Andrea

 

 

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Notiziario

 

Assemblea di fine anno 1976 del GSP.

     Si è tenuta il 17 dicembre. presenti tutti i membri effettivi e pochissimi aderenti. Il presidente uscente Doppioni ha riassunto l'attività svolta durante l'anno, e la sua relazione è stata integrata più in dettaglio da Gobetti per l'Esecutivo e dai responsabili delle varie sezioni di attività: Perello per il magazzino, De Regibus per la tesoreria, Garelli per l'archivio, Di Maio per il bollettino Grotte, Longhetto per la Capanna Saracco-Volante, Villa per la biblioteca.

     Sono stati nominati 25 membri aderenti: Enzo Baiardi, Boris Bellone, Roberto Bonelli, Lorenzo Brunasso, Olimpio Burzio, Rita Corona, Anna Corrado, Marisa Corrado, Laura Deker, Massimo De Michela, Francesco Franco, Walter Fulgione, Piero Giordano, Attilio Guaitoli, Alberto Lupo, Martinotti, Gabriele Marzano, Laura Ochner Baldracco, Roberto Parri, Ezio Pautasso, Dario Pecorini, Carlo Rabezzana, Eddy Reyneri, John Toninellj, Lorenzo Valle.

     Si sono eletti 17 membri effettivi: Paolo Arietti, Giovanni Badino, Piergiorgio Baldracco, Roberto Berger, Danilo Coral, Claudio De Regibus, Marziano Di Maio, Piergiorgio Doppioni, Uccio Garelli, Andrea Gobetti, Adalberto Longhetto, Flavio Miniscalco, Dario Neirotti, Paolo Oliaro, Marco Perello, Meo Vigna e Giuliano Villa.

     I membri effettivi e aderenti hanno riconfermato presidente per il 1977 Piergiorgio Doppioni, che sarà affiancato nell'Esecutivo da Andrea Gobetti, Giovanni Badino, Marco Perello e Giuliano Villa (primo escluso Uccio Garelli).

     Gli incontri sono stati così definiti: magazzino Meo Vigna e Gabriele Marzano, tesoreria Claudio De Regibus; riconfermati Giuliano Villa per la biblioteca, Uccio Garelli per l'archivio, Di Maio per il bollettino Grotte e Adalberto Longhetto per la Capanna Saracco-Volante; John Toninelli è stato preposto alle pubbliche relazioni.

 

A Andrea Gobetti il premio Rossi-Volante

     Giovedì 18 novembre, nel Salone delle Conferenze della Galleria d'Arte Moderna, in una serata organizzata dalla UGET con il patrocinio dell'Assessorato allo Sport del Comune, della Martini e Rossi e del Gruppo Subalpino Giornalisti sportivi, è stato consegnato il premio alpinistico Rossi-Volante 1976 ad Andrea Gobetti del GSP. Questo premio alpinistico-sportivo (targa d'oro del Comune di Torino) ha visto premiati nelle tre edizioni precedenti l'alpinista torinese Giampiero Motti, la scuola di alpinismo "Giusto Gervasutti" e il compianto scalatore biellese Guido Machetto. La motivazione sottolinea il riconoscimento per l'attività in grotta di Andrea e per la sua opera culturale di ricerca e di divulgazione.

     Nella stessa occasione è stata consegnata al nostro Giuliano Villa u-

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na medaglia d'oro del Sindaco di Torino, come attestato per il noto intervento del medico speleologo nell'abisso Cappa per il salvataggio di Patrick Roussillon.

     Nel corso della serata il foltissimo pubblico ha potuto apprezzare anche il nuovo fotodocumentario "Marguareis sotterraneo" del GSP.

 

Il 1° Premio di Reous a Giuliano Villa

     Al Concorso internazionale di Reous (Barcellona), organizzato dalla Deleg. Spel. Seccion Excursionista del C.F. Reddis con il 7° Salone naz. e 2° internaz. di fotografia speleologica, concorso dotato di due primi premi rispettivamente per le migliori serie a colori e in bianco e nero, il 1° premio per la migliore serie a colori è stato aggiudicato al nostro Giuliano Villa, che ha presentato 5 foto di abissi del Marguareis.

 

Varie

     Dal 21 gennaio al 23 marzo 1977 si terrà il 20° Corso di speleologia del GSP, patrocinato anche quest'anno dall'Assessorato allo Sport e alle Iniziative per il tempo libero della Città di Torino, retto dal dr. prof. Fiorenzo Alfieri. La direzione del Corso è stata affidata a Giuliano Villa, che per la segreteria si avvarrà della collaborazione di Uccio Garelli, e di 13 istruttori per le uscite in grotta (5, di cui l'ultima a squadre separate) e per le 10 lezioni teoriche. La serata inaugurale è stata tenuta alla Galleria d'Arte Moderna il 10 dicembre, proiettando al folto pubblico "Marguareis sotterraneo".

 

     Il 14 settembre sono venuti a Torino gli speleologi cecoslovacchi di Zvolen, che erano stati con noi alle Carsene nel 1974. Ci hanno proiettato belle diapo delle loro esplorazioni ed hanno scambiato pubblicazioni e dépliant.

 

      Il 23 ottobre è stato festeggiato con una gran cena alla Balma il 23° anniversario di fondazione del GSP.

 

     Il 29 novembre è nato Giorgio, primogenito di Irene e Uccio Garelli: il GSP si felicita vivamente.

 

     Il 21 novembre la tradizionale gita sociale dell'UGET organizzata dal GSP ha avuto per meta quest'anno due grotte: i più esperti sono stati con dotti a visitare l'Arma del Lupo inf., mentre il grosso dei partecipanti e cioè oltre 50 persone è stato portato sotto la tormenta alle Vene, dove molti si sono spinti con gran soddisfazione anche nelle gallerie al di là del sifonetto.

 

     A conclusione del Corso Naz. residenziale di Tecniche scientifiche applicate alla Speleobiologia, diretto da Alfonso Lucrezi, si è tenuta il 6 novembre a L'Aquila una tavola rotonda sul tema "Problemi di conservazione e tutela degli ecosistemi cavernicoli".

 

     E' perito nel disastro aereo di Isparta in Turchia, il 19 settembre,

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Attilio Bracco, che anni addietro aveva fatto speleologia con noi. Aveva 30 anni ed era con la moglie, si erano sposati il giorno prima.

 

     Ricambiamo gli auguri tradizionali di fine anno ricevuti dal GS Savonese, dal dr. F. Urbani di Caracas, da Lelo Pavanello per il 3° Gruppo della Delegazione Speleologica CNSA, dal GS CAI Bolzaneto, dalla Société Québécoise de Spéléologie, dalla Sez. Geo-speleologica della Soc. Adr. di Sc. Nat. di Trieste e dal GTS nel suo 30° anniversario di fondazione.

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INDIRIZZI DI MEMBRI EFFETTIVI E ADERENTI DEL G.S.P.

Paolo ARIETTI, v. Cavour 3, Brusasco, t. 91.72.20

Giovanni BADINO, v. Principe Amedeo 48, t. 87.87.19, a Savona, Via Scatti 7/5 t. 019 28452

Piergiorgio BALDRACCO, Castello di Casotto, Valcasotto, t. 62.431 (0174)

Roberto BERGER,

Danilo CORAL, v. Luini 126, t. 73.68.39

Claudio DE REGIBUS, v. Susa 9, t. 74.57.46

Marziano DI MAIO, v. Cibrario 55, t. 75.12.53

Piergiorgio DOPPIONI, c. Vittorio Em. 4, t. 83.76.11

Uccio GARELLI, v. Caraglio 7, teles. provvis. 37.11.39

Andrea GOBETTI, strada Reaglie, 89.04.21

Adalberto LONGHETTO, v. Ormea 41, t. 650.91.73

Flavio MINISCALCO, v. Caraglio 75, t. 335.84.68

Dario NEIROTTI, v. 1° Maggio 76/34, Rivali, 95.80.507

Paolo OLIARO, c. Cairoli 12, 83.28.67

Marco PERELLO, v. Feletto 35, 27.09.82

Meo VIGNA, v. S. Bernolfo 61, Mondovì, t. 2258 ; v. Pellico 27, Torino (presso Viglietti)

Giuliano VILLA, c. Traiano 24/12, t. 61.47.54

Enzo BAIARDI, c. Traiano 27, 61.27.09

Lorenzo BRUNASSO, v. Pornara 8, 35.35.80

Olimpio BURZIO, v. Frabosa 20, 63.87.70

Laura DECKER, v. N. Bianchi 66, t. 79.44.16

Massimo DE MICHELA, v. Fortunato 4, 75.28.83

Francesco FRANCO, v. Centallo 26, 24.19.33

Walter FULGIONE, v. Crevacuore 43, 79.59.39

Piero GIORDANO, c. Unione Sovietica 397, 61.09.60

Alberto LUPO, c. Vitt. Em. 222, t. 75.81.24

Riccardo MARTINOTTI, c. Racconigi 164, 38.12.51

Gabriele MARZANO, v. G. Medici 37, 76.14.56

Laura OCHNER BALDRACCO, Castello di Casotto

Dario PECORINI, c. Mediterraneo 134,58.26.57

Carlo RABEZZANA, v. S. Teresa 19, 54.30.70

John TONlNELLI, c. Reg. Margh. 205, 48.81.94

 

Mancano gli indirizzi di Bellone, Bonelli, Corona, Corrado, Guaitoli, Parri, Pautasso, Reyneri e Valle.

 

Carlo Cazzola, v. Monginevro 136, t. 31.60.61; a Ormea, p. Libertà 2, 51196

 

 

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esplorazioni

     Dopo dieci anni di nuovo al sifone terminale dell'abisso Saracco, e per una via nuova. Passi veramente perduti.

 

abisso dei passi perduti -415

     Sul n. 60 di Grotte abbiamo comunicato la disostruzione di questa cavità, segnata con la sigla F33, da parte di Piergiorgio Baldracco e Andrea Gobetti il 20 agosto, nell'area delle doline soffianti della zona F, a circa 300 m di distanza dal rifugio Barbera. Si è anche data relazione, nell'articolo di Gobetti, delle esplorazioni che il 21 agosto hanno portato quasi a -300.

     Il 26 settembre gli amici francesi proseguono l'esplorazione e arrivano a un affluente abbastanza grosso e poi a un bel sifone a -415; lì vedono però segni di acetilene sulle pareti e si accorgono di essere nell'abisso Saracco, alla quota -478 dello stesso.

     Pubblichiamo la scheda di armamento inviataci da Daniel Martinez, e la sezione dell'abisso (il rilievo è stato eseguito dall'Abîme Club Toulon). Oltre al GSP e all'ACT, hanno preso parte alle esplorazioni anche elementi del CMS, dell'Aragnous e del Darboun.

     Entrata larga 0,7 x 1 m. Pozzo di 27 m con fondo ostruito; rimontare 9 m, meandro stretto, pozzo da 8 e poi altro da 15 m. Zona stretta, faticoso budello che dà su un bel P37, circolare (diam. 5 m). Salto di 5 m e c'è un P69 frazionato in tre tronconi. P16, P12 e si arriva su uno specchio di faglia nel quale a sud-est una galleria fossile bassa conduce a un P15. Saltino e bel P34, scivolo, un affluente (1/2 l/sec.), un P5 e alla base di questo una marmitta, e il corso d'acqua si perde in un pozzo stretto di 7 m stoppo. Al di sopra di questo pozzo una breve risalita dà su un P20, una risalita di 4 m e poi un P14 dal fondo riempito. Questo è il limite (-296) della 1^ esplorazione.

     Un meandro stretto soffiante intravisto la prima volta alla base del P20 consente, dopo una risalita di 6 m e con 15 m di difficile progressione, di trovare un P12. Meandro, bel P44 seguito da ampio P45 che dà su una sala notevole da cui partono due gallerie: una a monte, risalita per 40 m, si arresta su "tramoggia", l'altra a valle inizia con un salto di 5 m scivoloso, poi dopo un P7 si ritrova il ramo attivo. Una galleria larga 3x3 m e lunga sugli 80 m, con tre passaggi bassi, diviene negli ultimi 15 m un meandro, e si blocca su un sifone del diam. di 1 m. Risalendo si trova una galleria, all'inizio in salita e poi piana, interrotta da un P18 seguito da un salto di 6 m. In basso una galleria sui 50 m conduce, tramite un grosso affluente, a un bellissimo sifone sui 5 m di diametro e molto profondo: l'affluente non è altro che l'arrivo dell'abisso Saracco.

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F 33 - sezione

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Pozzo

Profond.

attacco

corda

note

P 18

3

naturale, in alt.

25 m

8

spit frazion.

8

spit frazion.

P 8

2

spit in alt.

10

5

spit

P 15

7

spit

16

8

spit

P 37

29

spit

42

7

spit + mancorrente

P 69

24

spit

74

45

spit + mancorr.

P 16

7

spit+mancorr.

20

9

spit

P 12

7

spit

15

5

spit

P 15

5

natur.+ mancorr.+ spit

21

10

spit

P 34

5

spit

37

4

spit

25

spit

P5

5

spit

6

P 20

20

natur.

20

P 16

16

spit

14

pendolo a

5 m dal fondo

P 16

16

spit

16

P 43

20

spit

45

23

spit

P 45

27

spit

47

18

spit

P 7

7

natur.

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P 18

18

spit

18

P 6

6

natur.

7

 

 

 

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ed è ancora fighiera

     Dopo un armamento in cui abbiamo cercato di rendere più sicura ed estetica la prima penosissima parte di questa grotta, scendiamo alla galleria principale gente del GSP, GSF, GSB e il Paso. Andiamo subito a vedere un grande pozzo non disceso segnato col numero 9 che si apre a sinistra nel corno destro. Lo scende il Paso che scopre che dopo una trentina di metri e alcuni salti torna ad una galleria al nodo dell'OM. Lo raggiungiamo e continuiamo giù a concludere il programma che prevede una riesplorazione del ramo del pozzo da settanta. Gallerie enormi che finiscono con un pozzo di pochi metri che inizia i "settanta" della discesa. E' un'ampia zona fratturata e molto complessa tagliata da questo pozzo e da altri paralleli. Si scende in gallerie tortuose e non ben definite. Scendiamo Argnani ed io, poi la corrente d'aria ci indica una galleria non vista la volta precedente: in breve diventa una enorme spaccatura lunga 150 m e profonda, a più livelli, una cinquantina di metri. Cominciamo ad esplorare questa galleria che origina, fra i vari livelli, in cui è percorribile, un casino terribile. Poi lasciamo perdere perché ci sono anche pozzi e non abbiamo materiali. Verrà riesplorata dopo quindici giorni e non darà nulla. Usciamo.

     Un mese dopo siamo sotto in tre nugoli di speleo ancora dei soliti gruppi. E mentre le ludrie vanno a fabbricare il ramo omonimo noi torniamo ancora sotto. Montiamo una tendina alla zona "campo base": detta pomposamente così solo perché quando si risale è lì che ci si siede a raccogliere la voglia di fare il meandro, verso la superficie. Lì scopriamo che siamo riusciti a lasciar fuori i martelli, uno perché serviva ad altri, l'altro perché qualche ignoto cretino tiratolo fuori dalla musette per spaccare il carburo, ha evitato di rimettercelo. E noi che volevamo iniziare la risalita artificiale del pozzo Meins, ce lo prendiamo dove sapete, visto che a colpi di pietra gli spit si piantano male. E allora andiamo a vedere una fessura a -370. E' una prosecuzione che avevamo trovato con Lucien e Barberik durante la punta in cui si era scoperto il ramo che andava giù ai 575. Tirava un'aria bestiale, l'unico posto della grotta dove l'acetilene aveva serie difficoltà a rimanere acceso, ma ahimè, era troppo stretta. Ci ero tornato con Lucien, appena conclusa la punta ai 575 ed eravamo riusciti con un vero capolavoro di martello meccanico di un paio d'ore, ad aprirla. Ero passato ma sotto c'era un salto di un cinque metri impossibile da fare senza corda. Quella volta la corrente d'aria era sparita. Adesso eravamo di nuovo lì in forze.

     Andiamo avanti solo Marco ed io perché senza spit non abbiamo grosse prospettive di avanzata ed è inutile infognarci tutti quanti lì sotto. Scendo il saltino, poi un altro ancora in fessura, ed arrivo al fondo dello spezzone di corda che li arma su un terrazzino, sopra un salto di un otto metri: ne vedo il fondo. Pochi secondi più tardi anche Marco è lì, un metro sopra di me, con il sacco delle corde; buttiamo giù una corda e ci guardiamo attorno per trovare uno straccio di ancoraggio: ce n'è uno, mi dice con voce insinuante uno gnomo sulla mia spalla sinistra indicandomi una lama di precaria solidità. Ci attacco la corda di traverso e poi,

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non soddisfatto lo gnomo mi sussurra di ancorarmi alla base della lama e io, prima incredibile scemenza, lo faccio. Però ovviamente chiedo a Marco di collegare l'ancoraggio con la corda superiore. Ecco l'ha fatto, mi dice lo gnomo, puoi partire, e io, seconda scemenza, parto senza chiedere a Marco se ha finito. Non aveva finito. Difatti il fango su cui avevo attaccato la corda mi tiene tre degli otto metri del pozzo dopo di che una raffica fulminea di strattoni sulla corda mi dà il via alla caduta libera. A questo punto si spegne l'acetilene ma, misteriosamente, si accende l'elettrico che, per la prima volta in vita mia, al di fuori delle solitarie, ho di riserva: evidentemente è stato quella carogna di gnomo. Poi la caduta continua interminabile lungo il suo secondo di durata. Riesco non so bene come a correggere la presentazione al fondo (son partito di schiena) e arrivo in piedi, violando il principio di conservazione del momento angolare. Non riesco invece a prender due piccioni con una fava e a infilare anche il pozzo, inesplorato, che mi si apre mezzo metro a destra. Finito il rumore della caduta e non ancora ben colto il fatto di essere indenne, casca dall'alto il "che cazzo è successo" di Marco. Se ben mi ricordo gli rispondo "indovina". Poi mentre mi cala una corda e rimette a posto quella su cui son caduto (è orribile vedere la vostra corda che cade con voi) cerchiamo di interpretare la mia stupidità e l'intervento trascendente che vi ha posto rimedio. Mi raggiunge lì sotto e ci rioccupiamo della esplorazione. La bocca del pozzo seguente tira un'aria molto decisa, il salto sarà di tre o quattro metri ma non ci sono più attacchi naturali. Ancoriamo sulla corda sovrastante ma per evitare di rimanere sotto in due scendo io solo (ci rimane solo una quindicina di metri di corda). Tratto in piano, poi un pozzo a fessura prima inclinato e poi verticale di una decina di metri. Alla base la diaclasi va avanti, sterza di 150 gradi e si apre alla sommità di una sala: quindici metri sotto il rumore di un ruscello mi dice che questo ramo non è una scemenza. Risalgo fin da Marco e poi insieme saliamo disarmando. Poi con gli altri usciamo.

 

 

Giovanni Badino

 

Dicesi lùdria l'astuto roditore delle fatiche altrui...

 

il ramo delle lùdrie al fighiera

     Qualcuno, credo Longhetto, convinto che in grotta seguire il percorso più evidente non sia necessariamente la cosa migliore, aveva individuato, alla sommità del pozzo di 40 m, il dipartirsi di un meandro.

     Personalmente avevo più volte espresso la convinzione che sarebbe stato utile andare e cercare finestre alla sommità del 40, avendo osservato le differenze esistenti tra la grotta prima e la grotta dopo il 40. Per tale motivo andai ad effettuare il riarmo di inizio lavori autunnali al Fighiera con Giovanni, fermamente intenzionato a dare una occhiata al famoso meandro. Trovai Giovanni d'accordo e, giunti al punto in questione, ci infilammo in una breve strettoia di frana attraverso la quale entrammo nel meandro. Qualche metro in opposizione e poi un fondo di frana con un buco.

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     Scendiamo e notiamo la partenza di un meandro molto stretto impostato su di un giunto di strato. Mi infilo per un tratto, ma la cosa non mi convince. Giovanni mi supera passando sul mio corpo, fa ancora un paio di metri, ma quello è un meandro da classificare impercorribile. Torniamo indietro, un po' delusi, Giovanni davanti ed io dietro. Vacca miseria, possibile che un meandro così bello si infogni in quella stupida maniera.

     Uscito dal buco di frana mi metto ad arrampicare nella saletta ed individuo una frattura ed un possibile passaggio tra due blocchi. Dico a Giovanni di aspettarmi e comincio a darmi da fare con il martello. Aria non se ne sente, ma data la stagione, la cosa non ha molta rilevanza. Bene o male passo la strettoia e noto con piacere che dall'altra parte riprende il famoso meandro, per un pelo mi fregava con il solito ringiovanimento.

     Scendo per un buon tratto in arrampicata fino ad una nuova strettoia in frana instabile, superabile, ma sarà per un'altra volta. Torniamo al nostro lavoro di armo. Gli spit firmati Badino, ve li raccomando!

     Il secondo round ebbe inizio quando due giovani del gruppo (Ezio Pautasso e Roberto Parri) dissero: perché non andiamo sabato e domenica ad allenarci in qualche grotta? ed io di rimando: perché invece di perdere tempo ad allenarci in una qualsiasi grotta non andiamo ad allenarci al Fighiera, così facciamo anche un po' di esplorazione nuova? Quegli incoscienti accettarono, cosicché all'alba del sabato 4 dicembre partivamo per Levigliani.

     Naturalmente la fortuna aiuta gli audaci, probabilmente solo quelli furbi, perché nel salire alla cava di marmo sotto una fitta nevicata ho pensato bene di scaraventare la macchina contro la parete di calcare della strada, meno male che non ho sbagliato lato. Morale: una portiera da rottamare e la seguente spiritosa battuta degli altri: "ti sei schiacciato la pallas?" (già perché chi vuoi che porti una CX Pallas su per quelle strade, con la neve, se non un tarato mentale in cerca di frustrazioni?). Amen, abbandonata la macchina teneramente abbracciata al suo spuntone di calcare (mi sembrava indiscreto staccarli subito) ci siamo preparati e siamo entrati in grotta.

     Quelle eterne pareti hanno potuto registrare qualche nuova giaculatoria dovuta ai neofiti (si fa per dire): le solite grane con gli impianti di illuminazione, finalmente arriviamo nella sommità del 40, dove Baldracco, inteso come Pier Giorgio, è in attesa di raggiungere Badino e Bolognesi vari che vanno a tentare la risalita del grande pozzo senza martello (per la verità non lo sapevano ancora di essere senza martello perché "il solito ignoto" lo aveva all'esterno tolto dalla musette spit per spaccarsi il carburo, senza rimettercelo).

     Dico a Pier Giorgio, ma dài vecchia lùdria, vieni con noi che andiamo a dare un'occhiata a questo meandro. Fu così che disse agli altri le ultime parole famose: andate che vi raggiungo dopo; ed entrammo nel meandro, mentre Ezio e Roberto si trastullavano con le bombole ad acetilene nel tentativo di farle funzionare.

     Strettoia, meandro, arrampicate varie, strettoia in frana stabilizzata (qualche calcio ben assestato prima di passare e qualche tonnellata di calcare che rotola giù per il meandro dall'altra parte). Meandro. calcare

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invecchiato che non tiene. si continua a scendere nel bel condotto, confortati da una brezza costante: la maggior parte dell'aria che esce dall'esterno viene da quel ramo.

     Pier Giorgio mi dice: cavolo, non mi dicevi niente di un simile meandro? e io che erano due mesi che rompevo i coglioni a tutti: "bisogna andare a dare una occhiata a quel meandro".

     Occhio e croce abbiamo fatto 130 m di dislivello con un cordino ed uno spezzone di corda da 20 m, ex proprietario Ezio. Gli allenandi hanno molto gradito l'esplorazione, costellata di arrampicate artistiche e: "occhio che 'sto masso si muove, attento se volo bloccami".

     Alla fine fermi per mancanza di materiale e di incoscienza su di un salto e successivo pozzo, la galleria prosegue quasi verticale. Per la nota e mai abbastanza apprezzata legge di gravità il ritorno offre ai candidati (promossi alle elezioni di fine anno) la possibilità di esibirsi, e a noi l'opportunità di ripassare il nostro repertorio di invocazioni propiziatorie.

     Pier Giorgio ed Ezio escono un'ora e mezza prima di noi e si beccano, all'una e mezza di notte, una bufera di neve, perdono la strada e decidono di fare una passeggiata notturna intorno al Corchia, tanto le tute completamente gelate li riparano dal vento freddo; se non avessero avuto la neve che gli entrava negli occhi forse si sarebbero anche divertiti. Per fortuna una schiarita li rimette sulla buona strada.

     In seguito, scendendo con le automobili, ci tocca spalare qualche metro cubo di neve accumulata in alcuni punti della strada, per fortuna Pier Giorgio è pazzo e butta a tutto acceleratore, quattro ruote motrici, il Land Rover, sui mucchi più piccoli; spalando ancora un po' passiamo anche noi.

     La mamma ci offre un bel piatto di agnolotti, o roba simile; avrò una pallas schiacciata, ma al Fighiera c'è una possibilità in più (posto che ce ne fosse stato bisogno).

 

 

Pier Giorgio Doppioni

 

 

     Nel '72 nacque l'Alfa; e l'Omega purtroppo per il momento resta proprio una "cosa nostra" vale a dire di alfisti e omeghisti, zanzare e affamati.

 

zona alfa, rocche biecai, masche

     In altre occasioni abbiamo avuto modo di parlare della zona Alfa, situata nell'alta Valle dell'Ellero, sulle propaggini settentrionali del monte Pian Ballaur (Ciamballaùr) verso le Rocche Biecai; rimando perciò il lettore ai bollettini n. 51 (pag. 27-30) e n. 60 (pag. 15-16). Qui di seguito pubblichiamo alcuni rilievi di grotte della zona con le relative quote, che non siamo mai riusciti a presentare per problemi di spazio. Le quote sono state determinate a mezzo livelletto Abney con punto fisso dalla quota IGM 2172 m s.l.m. , per mancanza di altimetro.

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     I rilievi sono stati eseguiti da Uccio Garelli, Adalberto Longhetto e Giuliano Villa.

     Quest'anno si è tornati in zona, completando l'esplorazione dell'Alfa 16, che si è rivelato profondo circa 80 metri e che non si è potuto rilevare per mancanza di tempo. Si è anche andati un paio di volte nel vallone delle Masche per fare battute, e dovremo tornare per fare le esplorazioni.

     Nel vallone delle Masche (in occitano = Streghe) vi sono ancora da catastare almeno una quindicina di cavità viste e segnate da Di Maio nel 1973, durante una battuta che avevamo fatto partendo da Piaggia Bella ma con itinerari diversi: io ero sceso dal Ballaur in direzione del lago Biecai, e lui dalle Saline ha battuto il vallone delle Masche, con appuntamento al colletto delle Rocche Biecai. Di queste cavità, dieci sono contrassegnate con sigle da M1 a M10, e le altre sono facilmente individuabili presso queste. Chi volesse fare questo lavoro tenga presente che il vallone, data la particolare esposizione a nord, trattiene la neve molto a lungo, e che sovente i buchi sono pieni di neve e ghiaccio sino all'autunno avanzato; tenga anche presente che nella cartella delle Rocche Biecai del nostro archivio vi sono tre utili foglietti di appunti che Di Maio mi affidò al termine della battuta.

     Ed ecco i rilievi. Questo piccolo lavoro vuole essere soprattutto uno stimolo per i giovani, che in queste zone potrebbero trovare un'ottima palestra di formazione sotto tutti i punti di vista della speleologia, riservando ancora esse una infinità di sorprese e di soddisfazioni, in questo resta ancora moltissimo da fare.

 

Adalberto Longhetto

 

 

QUOTE DELLE GROTTE ALFA

Alfa

43

quota

2152,6

 

 

18

 

2137,3

 

 

17

 

2142

dalla q. 2150 (5)

 

34

 

2139,2

 

35

 

2147

 

 

36

 

2140

 

 

12

 

2141,4

 

 

 

11

 

2138

dalla q. 2180 (A)

 

10

 

2137

 

37

 

2101

 

dalla q. IGM 2172

 

44

 

2100,3

 

dalla q. 2129 (4)

 

45

 

2110,1

 

dalla q. 2161 (C)

 

13/14

 

2129

 

 

15

 

2121

 

 

39

 

2181

Dalla q. 2129 (4)

 

16

 

2130,6

 

Campo

 

 

2153

 

 

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Vista d'insieme del Vallone delle Masche

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a 47 - rilievo

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a 17 - a 34 - a 46 - rilievo

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a 10 - a 15 - rilievo

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a 11 - a 39 - a 45 - rilievo

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a 14 - a 18 - a 43 - rilievo

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a 13 - a 44 - rilievo

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a 37 - a 36 - rilievo

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a 12 - a 14' - rilievo

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     Esplorare è molto più facile che scrivere: dopo mesi di insistenze. siamo riusciti ad avere una scarna relazione. Chissà che per il prossimo numero non si riesca anche ad avere una succinta descrizione della grotta.

     Esploro per la prima volta alla salute del Capitano Paff. Esploro, esploro....

 

la grotta di capitano paff

     Tutto è nato in uno dei tanti sabati di avvicinamento al Marguareis in aprile, all'ultima uscita a squadre separate del Corso. Allievi e istruttori quel giorno dovettero scegliere tra una marcia sotto la neve e una pantagruelica mangiata abbondantemente innaffiata dal vino del Tiglio; prevalse il buon senso. E dopo aver mangiato e ben bevuto, Capitan Paff mieteva le sue vittime.

     Domenica mattina la voglia di entrare in grotta non era da tutti sentita; non così dal sottoscritto che smaniava di conoscere nuove cavità. Fui subito accontentato: con un sottile ghigno Longhetto mi incaricò di accertare la possibilità di entrare nella grotta di Piancavallo. L'acqua del fiume, il freddo della neve, l'ardua salita, ridimensionarono le mie smanie.

     Chiusa la possibilità di entrare a Piancavallo, optammo per un sano lavoro di battuta. Dopo un paio d'ore Andrea trovò con la sua squadra un buco in parete a circa 12 metri d'altezza; raggiunto l'ingresso ma sprovvisti di illuminazione chiesero l'aiuto della nostra squadra. Essendo io l'unico provvisto di wonder, raccolsi con orgoglio l'invito a esplorare la nuova cavità, insieme a un solo altro allievo del Corso. Esplorammo la grotta, che risultò poi di soli 150 m di sviluppo, ma le sensazioni provate nel percorrerli sono indescrivibili. Per la prima volta noi due allievi, soli in esplorazione senza la sicurezza psicologica di un istruttore, soli con l'euforia di violare l'ignoto, con la possibilità di vedere le nostre impronte prime sul cammino sabbioso della grotta. Esternando qui quelle che sono state le mie sensazioni di quei momenti, sono grato a chi mi diede così facilmente la possibilità di provarle, cosa che invece noti speleologi prima di me provarono a prezzo di un duro lavoro di autocostruzione.

 

 

Alberto Lupo

 

______________

 

 

     L'esplorazione dell'Artiglio Sinistro di Caracas è stata continuata oltre la fessura dal CMS e Darboun il 27 luglio. Il ramo è sboccato in Piaggia Bella presso il siphon Aval. Con questo nuovo sviluppo, la lunghezza del complesso dovrebbe essere ora sui 15,5 km.

 

 

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tecniche

 

foto in grotta: il colore della luce

     Dato che sempre più si va diffondendo l'uso della pellicola invertibile a colori (diapositive} in grotta, penso che convenga fornire alcune precisazioni in merito ad un importante problema: quello del "colore della luce". Premesso che l'argomento non è affatto originale in quanto esaurientemente trattato molti anni fa da C. Tagliafico proprio su queste pagine. tuttavia ritengo sia utile per le nuove generazioni di fotospeleologi ribadire alcuni concetti, anche alla luce della nostra esperienza già di qualche anno. Chiaramente il problema non si pone per chi fa esclusivamente del bianco-nero.

     I problemi grossi riguardano: 1) la conoscenza della temperatura di colore delle sorgenti di luce che usiamo, 2) la scarsa disponibilità sul mercato di materiali che più si adattano a questo tipo di fotografia.

     Il primo problema si pone in quanto le pellicole a colori (sia negative che invertibili) all'atto dell'esposizione registrano con precisione le pur minime variazioni del colore della luce, anche quelle che non sono apprezzate dall'occhio umano. Noi grossolanamente tendiamo a pensare, ad esempio, che la luce del sole, quella di un flash elettronico, di una lampada da 100 Watt o di un tubo al neon siano luci "bianche" perché così appaiono ai nostri occhi. In realtà le cose non stanno esattamente così, perché le emulsioni fotografiche "vedono" ad esempio la luce solare, quella dei flash elettronici e quella delle lampade azzurrate come "fredda" o blu, mentre quella della lampadina di casa da 100 watt, o di un tubo al neon o di una candela come un tipo di luce "calda". Cosa significa tutto questo e che importanza può avere? E' presto detto: con una pellicola a colori tarata per la luce diurna, solare, e cioè "fredda", avremo un risultato cromatico corretto solo con soggetti illuminati direttamente o indirettamente dalla luce del sole o da lampade a luce "fredda"; i soggetti illuminati con un altro tipo di luce ("calda") appariranno con tonalità di colore dall'arancione al rosso, effetto che, se non desiderato, è piuttosto fastidioso.

     D'altra parte, se noi usiamo rullini tarati per luce "calda" (impropriamente detta artificiale), fotografando in ambienti esterni illuminati dalla luce solare avremo effetti cromatici tendenti al blu: effetti questi pure fastidiosi se non espressamente voluti dal fotografo.

     Il segreto di tutto ciò sta proprio nelle già citate temperature di colore; queste temperature sono universalmente misurate in gradi KELVIN o in valori MIRED (qui parliamo solo dei primi in quanto sono i più usati).

     A questo punto può sembrare tutto semplice: usiamo per ogni tipo di luce il rullino adatto e tutto andrà bene. Giusto, però dobbiamo tenere conto che l'ambiente della grotta è un ambiente tutto particolare dove ha una estrema importanza la praticità delle attrezzature da usare e dove è importante guadagnare qualcosa in più in potenza luminosa e dove spesso si richiedono effetti di luce particolari. E qui dobbiamo fare i conti con quello che .i può reperire sul mercato; in commercio si trovano quasi esclusivamente, oltre ai flash elettronici (sconsigliati a causa della li-

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mitata potenza, della delicatezza e sensibilità all'umido), le lampadine al magnesio azzurrate sotto forma di cuboflash, lampade Ag 1, Fb 1, ecc. Questo per praticità perché ovviamente essendo sorgenti di luce "fredde" permettono di usare lo stesso tipo di rullini sia in interni che in esterni. Gli inconvenienti sono rappresentati dal fatto che il filtro blu sulle lampade ne riduce considerevolmente la potenza luminosa e inoltre non si possono ottenere effetti cromatici speciali che tanto impressionano il pubblico durante le proiezioni di diapositive; d'altra parte la luce delle lampade ad acetilene "calda" sempre presente sul casco dei soggetti dà effetti rosso-arancio attorno al soggetto fotografato in quanto usiamo quasi sempre tempi di posa piuttosto lunghi a causa del l'impiego di più flash. Quindi, a meno di non fare del reportage, in grotta conviene usare esclusivamente emulsioni tarate per luci "calde" e cioè al di sotto dei 4000° KELVIN.

     A questo punto, trovate le lampade adatte che saranno del tipo bianco (tranne eccezioni di cui dirò dopo) e il rullino adatto, abbiamo la possibilità di ottenere delle foto corrette dal punto di vista cromatico anche alla sola luce della lampada ad acetilene (ovviamente con una posa più o meno lunga!) oltretutto risparmiando in lampadine e creando effetti caratteristici dell'ambiente sotterraneo rappresentato proprio come lo vediamo noi alla luce delle nostre fiammelle e senza il mare di luce che dà l'effetto "cartolina" tanto detestato degli speleologi (e tanto ricercato dai turisti!).

     Inoltre possiamo ottenere degli effetti particolari che aiutano a rendere bene l'idea, ad esempio, della profondità, di un pozzo facendo semplicemente scattare un flash debole azzurrato alla sommità del pozzo, ottenendo così un generalmente ottimo contrasto cromatico tra la luce fredda del flash e quella calda dell'acetilene dello speleologo appeso magari a metà pozzo che illumina le pareti vicine. Un altro esempio: torrente con cascata in primo piano, il soggetto umano in secondo piano e galleria sul fondo; in questo caso si può "rinforzare" il colore dell'acqua in primo piano con una debole illuminazione azzurrata, si illumina il soggetto umano con una luce calda (flash bianco o se si desidera una tonalità un po' più calda, acetilene) e si può fare scattare un lampo leggermente azzurrato dal fondo della galleria in faccia all'obiettivo (badando di non esagerare perché si rischia di "bruciare" il fotogramma!) che rende bene l'idea della profondità e delle diverse quinte della scena.

     Ho esposto esempi abbastanza tipici e che, se vogliamo, si ripetono abbastanza spesso; sta al fotografo il saper creare effetti originali, gradevoli e mai banali.

     Un altro "effetto speciale" che si può sfruttare in presenza di fiumi o laghi è quello di immergere direttamente il flash in acqua e farlo scattare: ovvio che qui l'elettronico non serve... Servono invece egregiamente allo scopo i lampadoni al magnesio Pf 60 o Pf 100 che si avvitano su un portalampade al quale si attacca un cavetto piuttosto lungo che viene collegato ad una batteria piatta: basta fare contatto e il risultato può veramente essere spettacolare: fotografando un canotto in uno specchio d'acqua illuminato in questo modo si ha l'impressione. sulla diapositiva, che il canotto galleggi su un cielo azzurro. Si capisce che que-

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sti sono effetti "limite" da centellinare per non cadere nella banalità e cento altri se ne possono creare, è sufficiente solo un po' di pratica accompagnata da tanta, tanta e tanta pazienza da parte di tutti e soprattutto degli aiutanti!

     Riporto qui una tabella con le temperature di colore delle principali sorgenti di luce usate in grotta paragonate alla luce solare:

Illuminazione

gradi KELVIN

 

 

Candela di cera

1930

Acetilene

2000-2500 (a seconda dei tipi di beccucci)

Lampadina

2500-2900

Flash elettronici e lampade azzurrate

5500-6000

Sole al tramonto

2000-4000

Sole a mezzogiorno

5400

Cielo azzurro

12000-26000!

_________

Nota: l'emulsione da noi più usata è quella della KODAK EKTACHROME HIGH SPEED (3200° K - 22 Din - 125 ASA) che offre una rapidità maggiore rispetto alle altre dello stesso genere.

Le lampade bianche che ancora si trovano in commercio sono le M2 e le M3 della SILVANYA che però richiedono l'uso di un particolare tipo di flash della POLAROID (vedi GROTTE n. 58); le lampade azzurrate sono quelle comuni che si trovano dappertutto.

 

Giuliano Villa

 

 

 

il nuovo fotodocumentario marguareis sotterraneo

     Il 5 dicembre nella sala delle conferenze della Galleria d'Arte Moderna si è presentato per la prima volta .al grosso pubblico il nuovo documentario fotografico a dissolvenze incrociate "Marguareis sotterraneo", realizzato da Giuliano Villa e Adalberto Longhetto del GSP.

     Finalmente dopo alcuni anni, ossia dal ritiro del famoso documentario "Mondo sotterraneo" di Carlo Tagliafico (le cui diapositive hanno contratto un male inguaribile dovuto al tempo e alle numerosissime proiezioni), il GSP torna ad avere una documentazione fotografica degna di tale nome. Questa documentazione, che si articola in immagini di luoghi, situazioni, azioni della nostra attività, per la sua ricchezza e bellezza può essere lo strumento adatto per far conoscere ad un più vasto pubblico il mondo ipogeo.

     Dal punto di vista della realizzazione fotografica, chi in passato vide "Mondo sotterraneo" e lo definì stupendo, vedendo queste diapositive può soltanto definirle eccezionali. Gli autori non si sono limitati a fer-

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mare delle immagini, creando dei bellissimi quadri, ma sono andati oltre. Queste immagini hanno una loro vita; usando effetti di luce e fermando particolari attimi; gli autori hanno fatto sì che da esse si sprigioni un'ondata di sensazioni che colpiscono gli spettatori. Si può ben dire che Carlo Tagliafico ha fatto scuola: la lezione è stata raccolta e i successori, con l'aiuto della tecnica, hanno superato il maestro.

     Ci auguriamo che questa iniziativa sia portata avanti e venga ancora ampliata e migliorata, e che in un futuro prossimo si possa aggiungere al sottofondo musicale un piccolo commento, per illustrare momenti e azioni di questo meraviglioso documentario.

 

John Toninelli

 

     Negli ultimi mesi dell'anno si è proiettato il nuovo fotodocumentario "Marguareis sotterraneo" varie volte: il 30 settembre ai Cappuccini per il Gruppo Giovanile UGET, il 17 ott. per gli scout della Crocetta, il 16 nov. a Bolzaneto presso il G. Speleologico del CAI, il 18 nov. alla Galleria d'Arte Moderna in occasione del conferimento del Premio Rossi-Volante, il 2 dic. al CTG del Lingotto, il 10 dic. ancora alla Galleria d'Arte Moderna per l'inaugurazione del 20° Corso di speleologia del GSP, il 23 dic. al Circolo CB Marconi. Tra le proiezioni in programma, segnaliamo quelle che avverranno prossimamente al CAI Torino (15 febb. 1977) e al CAI di Reggio Emilia.

 

 

il materassino dormibén badén

     Molti dei lettori crederanno che quanto a vestiario indispensabile in grotta sia stata detta praticamente l'ultima parola dall'inventore del casco. E invece no: ecco l'alba di qualcosa di decisivo, il materassino DORMIBEN BADEN (Badèn per esigenze di rima e di limitazione alla mia superbia).

     Avrete tutti notato lo spaventoso freddo che sale dalle umide rocce delle grotte quando, stanchi, ci si siede per avere un po' di requie: in realtà avrete anche notato come sia soprattutto questo il freddo che si prende in grotta. Durante l'operazione di soccorso al Cappa ho avuto modo di studiarlo con insolita cura, ed odio. In effetti con le coperte spaziali a cono sulla testa e l'acetilene sotto, si può anche dormire, ma nulla poteva impedire al gelo della roccia di attanagliarvi le natiche e di salire fino alla testa lungo la spina dorsale. Vi ricorderete le caccie al sacco, freddo, da usare come sedile, alle posizioni assurde per minimizzare la superficie di contatto urtando contro le esigenze di comodità; la schiena sempre fredda e bagnata, le tristi opposizioni sugli spuntoni, le ferali ricerche di un inesistente posto asciutto. "Adesso basta!", avrete detto col culo bagnato, e avrete ricominciato a trascinarvi per la grotta per asciugarvelo: inutilmente. Ma adesso basta. Ecco che arriva la miracolosa gommapiuma a celle chiuse. Un centimetro basta ad iso-

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lare completamente e non assorbe acqua: se ne prendete un rettangolo 25x33 avrete qualcosa di peso nullo, che potete comodamente infilare e sfilare sotto la tuta sopra i reni. In quella posizione garantisce (sul serio): le reni calde sempre, anche bagnate (è come avere un centimetro di polistirolo), opposizioni che non fanno male ma che anzi danno (davvero) l'impressione che la roccia sia morbida, regolare e calda; può tappare, in parte, colpi su quella che è la parte più delicata della schiena. Tolta da lì dove sarebbe già giustificata solo per uno dei punti descritti sopra, durante le soste permette di sedersi su qualcosa di morbido e asciutto, e chi l'ha provato se aveva il culo freddo ha quasi pianto per la sensazione che dà: sembra che sia esso stesso una fonte di calore. All'esterno permette di cambiarsi tranquillamente sulla neve standoci in piedi sopra. Messo nello zaino a contatto con la schiena fa sì che le punte dell'acetilene e del discensore non ve la torturino. Oso seriamente dire che può esser decisivo: potrà forse permettere il bivacco in grotta in accoppiata con una coperta spaziale sagomata a cono. Già di per sé, eliminando effettivamente in buona parte il freddo terribile che si raccoglie durante le soste, potrà dare un guadagno di autonomia di un minimo di 5-10 ore. E questa affermazione potrà forse far capire che cosa potrebbe rappresentare per le esplorazioni. Il costo è quasi nullo, a chi sa, come me, dove si compra. Ne ignoro la diffusione ma se, come spero, è ridotta conterei di guadagnarci da questo mio parto: e di taglieggiarvi, profittando del fatto che, in effetti, se le costasse, ventimila lire le darei, per averlo. Me lo potrete richiedere per la modica (relativamente a quel che vale, non a quel che lo pago) cifra di L. 2.500 comprensive di spese postali, scrivendo alla sede del GSP. Se io fossi in voi, anche trovando la gommapiuma a celle chiuse, lo ordinerei dal Badino che se li merita quei soldi. Anzi, li firmo anche i materassini che vendo. Se invece trovate il materiale, beh che il vostro corpo possa esser calpestato dalle rane.

 

Giovanni Badino

 

 

     L'Abîme Club Toulon fabbrica e vende i seguenti materiali :

1)

sacchi Texair tipo Darboun, ø 18 cm, alt. 74 cm, fondo doppio, cucitura Plat (tecnica nuova) , doppia impugnatura e larga bretella, anello di agganciamento in acciaio, colori blu, rosso, giallo o verde, prezzo 42 franchi francesi (39 per ordini di 10 sacchi);

2)

TOPOPLAST, taccuino topografico a fogli di plastica speciali, resistenti all'acqua e alle basse temperature, per rilievi in condizioni difficili e in sifoni. Formato 10xI3, in 20 foglietti. Prezzo 15 ff (12 per ordini di 10 taccuini);

3)

TOPOFIL, tipo Tupperware, semirigido. Contagiri 5 cifre in decimetri, 2 bobine (500x2), lettura di pendenza a livello, peso 125 grammi, formato 110x80x.55, prezzo 75 ff.

     Per informazioni su ordinazioni rivolgersi a Daniel Martinez, av. A. Briand 04 , La Valette du Var 83160 (Francia) .

 

 

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dove va la speleologia

il gioco della speleologia

di Andrea Gobetti

     Possiamo riprodurre tutto nel nostro mondo.

     Un'opera d'arte, un avvenimento, una storia d'amore.

     Ma l'originale resta sempre una cosa diversa. Tanto diversa che la finzione non ingannerà mai abbastanza l'attore e gli lascerà un fondo di bocca amara.

     Risalire lunghe e profonde vallate in carovana, tutte le sere immaginando le bianche e grandi montagne da cui deve nascere il fiume in cui si specchiano i notturni fuochi d'accampamento; tutte le sere ponendo sentinelle e ascoltando, al riparo del campo, i selvaggi rumori degli animali in caccia o lontani tamburi degli indiani era la vita dei Daniel Boone, dei Jim Bowie, dei Lew Vatzel.

     Sono passati quasi duecento anni di storia dai sogni della grande frontiera dei pionieri e ancora si rievocano quei fantasmi; ma vestiti tutti uguali, col fazzolettone dello stesso colore, per valli domestiche, su torrenti senza più pesce, accerchiati soltanto dalle radioline, col nome di scout e l'arte di accendere il fuoco strofinando legnetti appiccicati addosso come una condanna.

     Tanto vale sognare e basta.

     Far diventare il Valentino la giungla dei thugs e il Sangone la foce del Brahamaputra dove corrono i praho dei tigrotti malesi... un vecchio barcaiolo sta chiamando dai murazzi del Po una coppietta che si lascia portare dalla corrente... "Ehi là! Voi del canotto!" sogna Emilio Salgari a cui è bastato quello per fuggire col Corsaro Nero.

     L'originale è appunto la ricerca dell'ignoto, l'esplorazione fisica di spazi nuovi, vizio o virtù ancestrale e peculiare dell'uomo.

     La Luna, le stelle, gli oceani. Mondi ostili che potremo esplorare solo fra molti anni coperti di incredibili attrezzature.

     Ma esiste un mondo ancora da esplorare chiamato "grotta".

     E' senza sole, umido, freddo, ma sei matti che ci hanno passato le sacre vacanze di agosto dentro, 400 metri sotto i verdi prati del Marguareis, sono usciti felici.

     Per dodici giorni non abbiamo finto niente, vivevamo davvero sulla frontiera; abbiamo esplorato nuovi spazi e abbiamo unito due grandi grotte: Piaggia Bella e l'Abisso del Solai; come con un passaggio a nord-ovest verso il favoloso Katai. Non importa se nel Solai non c'erano né ori, né spezie, né sete: non è di questo che ha bisogno un uomo, adesso. La vera speleologia è un gioco. Un gioco che non richiede la forza fisica, l'allenamento e l'equilibrio dell'alpinismo e della roccia, ma vuole la sensibilità e la resistenza psicologica all'essere vicini all'"hic sunt leones"; leoni, draghi, spettri e mostri con cui l'umanità ha sempre popolato quello che non conosceva.

     La speleologia è un gioco che una donna può giocare altrettanto bene di un uomo o di un ragazzo, non ci sono nell'esplorazione difficoltà superabili solo dai "fortissimi", non bisognerà diventare una miss muscolo.

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     Naturalmente anche la speleologia dà l'assuefazione; è difficile decidersi a non rivivere mai più il momento in cui si è in tre sul ciglio di un grande pozzo inesplorato e la pietra da noi gettata nel buio sibila nell'ignoto, 40, 50, 60, 70 metri di vuoto, per interminabili secondi, prima del colpo sul pavimento che rimbomba tra le quinte di roccia. O il minuto in cui la galleria che stiamo esplorando si inclina bruscamente e viene tagliata perpendicolarmente da un'altra apparsa dopo una svolta, all'Improvviso, e sul fondo di quest'ultima scorre un ruscello, dove puoi bere e ricaricare la bombola a carburo come nessuno ha mai fatto prima in questo posto.

     Avevo solo quattordici anni quando cominciai questo gioco antichissimo sotto i banchi di calcare del Marguareis e tanto ubriaco di libertà da credermi saggio, lo continuo ormai da dieci; mi è anche capitato di sbagliare, di snaturarlo in competizione e sono stato punito. Con l'angoscia, la sofferenza, l'invidia fino al momento in cui mi sono reso di nuovo conto che giocare è più bello che morire, che i 351 metri del pozzo più profondo del mondo , disceso quest'anno in Austria valevano per la bellissima amicizia vissuta con i miei compagni, appesi con me come ragnetti a una bava troppo lunga.

     Ricordo con gioia questi dieci anni di speleologia, con tanti compagni trovati e persi per strada, con gli amici con cui sono insieme da sempre; dal Marguareis sino ad ora, alla ricerca del cuore delle Alpi Apuane forse profondo un chilometro; con gli speleo appena usciti dal corso introduttivo e già in esplorazione, ululanti per l'emozione di una sorpresa inaspettata.

     Ora infatti mi accorgo che il gioco non cambia nella sostanza e che non diventa noioso, proprio come una cosa veramente bella alla quale non ci si stanca mai di tenersi legati.

 

      N.d.r.: Questo scritto è del 1975, dopo l'esplorazione dell'Hochlecken-Grosshöhle.

 

 

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Attività di campagna

     Questo elenco è senz'altro incompleto sia nelle uscite e sia nei nomi dei partecipanti. E' un lavoro improbo redigerlo, quando non vengono compilate tutte le schede di uscita.

 

     4-5 settembre. Abisso Cappa: recupero di materiali da parte di Baldracco e Doppioni, più Dedé, Lucien, Daniel e altri del CMS, e M. Ghibaudo e altri del GSAM.

     12 settembre. Balma di Rio Martino. Saroglia e Pasquero a far foto.

     19-25 settembre. Ricerche sui Supramonte di Baunei, Urzulei e Orgosolo. C. e C. Bussolo, M. Di Maio, L. Manarin con D. e P. Biondi e A. Lusa del G.S. Faentino.

     26 settembre. Grotta di Cap. Paff: Villa con Zanone e altri 3 giovani, per scopi fotografici e per vedere buchi delle Fascette.

     26 settembre. Abisso Fighiera: Bonelli per armare.

     9-10 ottobre. Mondolè (Frabosa Soprana). Baldracco, De Regibus, Gobetti, Miniscalco, Olliaro, Pecorini, Vigna e Villa: battute sul versante sud del Mondolè (Gobetti e Villa) e trovate due doline aspiranti di cui una da disostruire; trovate dagli altri due doline alla Balma, una disostruita e stoppa, e l'altra che prosegue con 3 pozzi di 15, 15 e 20 m.

     17 ottobre. Battute in Val Maira: De Regibus, Doppioni, Marzano, Pautasso e Parri.

     24 ottobre. Arietti, Baiardi, De Filippis, De Regibus, Marzano, Miniscalco, Parri, Villa e Zanone visitano la grotta dei gessi a S. Vittoria d'Alba, dopo essere stati respinti dalla neve alla Balma del Mondolè.

     7 novembre. Baiardi, Burzio, Marzano, Parri. Vigna e Villa accompagnano 10 scout alla grotta del Caudano. Il 13 novembre Villa, De Regibus e Farri ne accompagnano 15 alla grotta del Pugnetto.

     14 novembre. Balma di Rio Martino. Marzano, Pautasso e Parri.

     21 novembre. Gita sociale UGET: le 50 persone sono state accompagnate in gran parte alla grotta delle Vene (da Baiardi, Giordano, Miniscalco, Martinotti, Villa, Perello ed altri) e un gruppetto all'Arma del Lupo inf. (da Longhetto, Coral, Parri ed altri).

     28 novembre. Balma di rio Martino. Marzano, Miniscalco, Parri, Pautasso, Reyneri e Villa con 8 scouts.

     4-5 dicembre. Abisso Fighiera: Baldracco, Doppioni, Parri, Pautasso, Cazzola, Badino, Perello, Vigna.

     17 dicembre. Pozzo Antonio (Viozene, Ormea). De Regibus, Marzano, Parri, Reyneri e Villa.

     24 dicembre. Vigna in battuta nella zona della Balma (Frabosa Soprana). Trovato buco soffiante. Il 26 dicembre battuta sotto il Mondolè e trovato altro buco soffiante.

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     29 dicembre. Badino scende con speleologi del GS CAI Perugia nella Grotta di Monte Cucco, fino al Saracco e gallerie verso l'Infernaccio.

     Nelle feste natalizie Bonelli, De Michela, Gobetti, Longhetto e amici sono andati in Sardegna: Golgo, Domu e s'Orcu, Ziu Santoru, pareti presso Siniscola. inghiottitoio presso Su Anzu, ecc.

 

 

sul supramonte e dintorni

     Partecipanti: M. Di Maio, Loretta Manarin, Cesare e Caterina Bussolo, aggregati a Pier Paolo e Donatella Biondi e Antonio Lusa del G.S.Faentino CAI-ENAL. Il ritrovo è il 18 settembre sera a Civitavecchia.

     Il 19 si sbarca, e saliti tutti sette sulla Land Rover di Biondi, si è per pranzo a Cala Gonone. La macchia è tutta azzurra di rosmarino fiorito. Si prosegue per Baunei, si fanno provviste per due giorni e si prende la strada del Golgo; dopo una visita all'imbocco dell'omonimo abisso (che qui chiamano però Su Sterru) si fa tappa sotto l'enorme pianta di bagolaro situata, assieme a oleastri quasi altrettanto maestosi, presso la vecchia chiesa di S. Pietro.

     Il 20 si lascia lì la Land Rover e camminando tutto il giorno si va fino a Cala Sisine; percorrendo non il fondo della Codula ma i contrafforti sulla destra quasi a picco sul mare, culminanti a 637 m e dove c'è il Cuile di Serra Ovara, dove il pastore Antonio ci offre ricotta di latte intero (frue), formaggio, cartamusica e vino. L'indomani si ritorna a S. Pietro risalendo questa volta la Codula di Sisine, accompagnati per un tratto da un altro pastore che ci aveva riservato in precedenza analoga ospitalità. Si scende a S. Maria Navarrese a dormire sulla sabbia e a far provviste per un giro di tre giorni sul Supramonte di Urzulei e di Orgosolo.

     Il 22 si raggiunge in auto la conca di Fennau sul Supramonte di Urzulei e di qui si percorre un itinerario che tocca Sas Venas, discende lungo il Flumineddu, risale la valle di Sos Campidanesos, passa per il Cuile Senepida e si addentra in territorio orgolese nella foresta di lecci di Campu Su Muodercu. Percorso molto remunerativo, come del resto nei giorni seguenti. Fenomeni carsici superficiali belli e vari: i grandi polje di Campu Oddeu e Campu Su Mudercu, le diffuse e intense fratture, doline e uvala, lapiaz, ecc. Paesaggio con varietà di forme fisiche suggestive: aree brulle o fittamente boscate, balze calcaree e dolomitiche con ardite pareti, cime che sembrano "tacchi", forre molto incise. Ambiente vegetale singolare, con maestosi lecci tra cui migliaia e migliaia secolari, ginepri coccoloni giganti, rari tassi in via di estinzione, peonie già con i semi, colchici, funghi che insieme alle more di rovo hanno inte-

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grato le nostre provviste... Aggiungi a tutto un'antropizzazione dal sapore squisitamente arcaico... Cavità ce ne sono, ma di scarso sviluppo.

     Il 23 da Sas Baddes ci si sposta nell'alto bacino del Riu Titione (Perda de Fogu), si fa provvista d'acqua dentro la grotta di Capriles e si ritorna a Sas Baddes per un itinerario più a est, passando per il nuraghe de Gorropu (la gola di Gorropu è qui molto vicina), il nuraghe di Mereu, e risalendo infine la Badde su Ilìghe.

     IL 24 da Sas Baddes si ripercorre il Campu Su Mudercu, e dal Cuile Senepida si cambia percorso rispetto all'andata, passando per Trucuriai, Cuile Badu 'e S'Eni, Gutturu Nidi, Badu Osti, Badde Su Nuraghe e chiudendo infine l'anello a Fennau. Una visita al cuile del pastore Mesina e poi ci si trasferisce a pernottare a S. Giovanni Su Anzu.

     Il 25 ci si imbarca, dopo aver visitato la voragine di Ispinigoli resa ora turistica, la cantina sociale di Oliena e la risorgente di Su Cologone. A Ispinigoli la Pro Loco di Dorgali ha fatto un lavoro pulito, e il salone dopo il primo pozzo è molto suggestivo, più spettacoloso di quanto non pensassimo dopo averlo percorso in passato decine di volte con le nostre deboli luci. A Oliena il "santuario" è stato rimodernato, la capienza è aumentata e i prezzi anche, e purtroppo la qualità è totalmente decaduta che saremo costretti con gran dispiacere a cancellare dai nostri itinerari preferiti questo luogo fino a ieri pieno per noi di buoni ricordi. A Su Cologone, la visita alla risorgente è sempre un pretesto molto valido per una mangiata di porcheddu nel rinomato ristorante lì vicino, cosa che noi abbiamo fatto senza rimorsi dopo 5-6 giorni di pasti al sacco.

     Conclusioni sulle ricerche. Vi sono molte cavità, ma di sviluppo e profondità modesti, come avevamo notato anni fa anche sul Supramonte di Oliena. Per scovarle tutte è indispensabile la collaborazione dei pastori, che ne tengono da conto molte di quelle accessibili, per raccogliere acqua o per nascondiglio in situazioni di latitanza. Qui sarebbe importante poter fare ricerche paletnologiche, perché vi era attiva la presenza di uomini delle civiltà nuragiche (vedi i nuraghi, le domus de janas, le "tombe dei giganti "), e in varie grotte ancora adesso i pastori trovano selci lavorate, oggetti in terracotta, bronzetti.

     Discorso a sé richiederebbe la marcatura di sentieri attraverso le zone carsiche che abbiamo percorso. Con poca spesa, si potrebbero offrire su un piatto d'argento ai patiti del turismo pedestre (speleologi e non speleologi) due itinerari principali sui calcari pedemontani, di interesse "assoluto", prima categoria, 3 asterischi, 5 stellette, come volete: uno da Baunei a Cala Gonone attraverso Serra Ovara, Cala Sisine, ecc., e l'altro da Urzulei a Oliena.

 

M. Di Maio

 

 

Tra le pubblicazioni sul Supramonte, segnaliamo le seguenti due:

- Assorgia, Bentini, Leoncavallo: Note geomorfologiche e fenomeni carsici del Supramonte di Urzulei, Orgosolo e Oliena. Atti 11° Congr. Naz. Spel. Genova, 1972.

- Assorgia, Biondi, Morisi: Aspetti geomorfologici del Supramonte di Urzulei. RSI, 1-4: 1973.

 

 

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Recensioni

     Bulletin des phenomènes karstiques n. 1: Marguareis, del Centre Méditerranéen de Spéléologie, Nice 1976. 130 pag. con rilievi, cartine e 4 foto.

     Si tratta di un'opera veramente eccezionale frutto dell'esperienza dei maggiori esploratori moderni del Marguareis, che costituisce uno strumento necessario a chiunque voglia occuparsi speleologicamente di quel massiccio. Il volume, dopo la premessa storica e geologica ben curata, descrive tutte le cavità importanti dei tre grandi settori marguareisiani: Piaggia Bella-Balaur, Colle dei Signori, Pian Ambrogi-Conca delle Carsene. Gli abissi trattati sono: Piaggia Bella-Caracas (con anche L'Artiglio Sinistro); Jean Noir, Solai, Gaché, Omega 5, Gola del Visconte, Deneb, C1, A6, Piedi Secchi; Trou Souffleur, Volante (F3), Chou-Fleur, Navella, Castel Frippi 3°, 24/6, Bergere-Armuse, Cappa, Straldi 1 e 2, Perdus, Martel, Scarasson (con nuova entrata 8C), Tranchero, 6C, Rangjpur, Pis del Duca, Article Nòu, 2/2, 2/8. Le mancanze sono il Saracco (di cui appare solo un rilievo) e il leggendario Ferà. (Carenze che saranno colmate col prossimo numero in cui si parlerà pure dei Passi Perduti (F33), delle Ortiche e del Serge). Per ogni grotta vi è una topografia e la scheda completa di armamento valida sia per i mezzi tradizionali che per la discesa su sole corde. Per le più importanti vengono fatte molte notazioni geologiche e ipotesi di scoperte future. Le uniche carenze vere le troviamo nella parte storica di alcuni autori in cui si sono attribuite al sottoscritto quasi tutte le esplorazioni ultime del GSP (sapete che fatica scrivere questa riga!), e soprattutto nella nota che vuole i Perdus esplorati dal CMS-GSAM, segno evidente che il colpaccio di Badino-Doppioni (e viceversa) che fecero il fondo nel '74 in esplorazione con Paolo Aimo, Meo Vigna, Bonelli, De Michela in collaborazione col GSAM, brucia ancora il sedere non poco agli amici del CMS (gruppo a cui comunque ci onoriamo di appartenere anche Baldracco ed io).

     L'opera è dedicata alla memoria di Claude di cui è presente nel testo il preziosissimo lavoro sul Solai.

Per richiedere questo manuale inviare 33 franchi (o l'equivalente in lire) al Centre Méditerranéen de Spéléologie, 218 Boulevard de Mont Boron, 06300 NICE (Francia).

 

(A. Gobetti)

 

     V. Aellen e P. Strinati, Guida alle grotte d'Europa, volume di 247 pag. con 80 foto a colori e 27 in b. n., Zanichelli ed., Bologna 1976, L. 8.400. .

     Nel sempre più ampio fiorire di pubblicazioni speleologiche divulgative per il grosso pubblico, è stato tradotto in italiano da Luciana Cigna Rossi, con la revisione del marito Arrigo A. Cigna, il volume dei due studiosi svizzeri Aellen e Strinati, il cui titolo originario (Guida delle Grotte dell'Europa occidentale) è stato disinvoltamente mutilato dall'editore. Il libro tratta infatti di grotte di Portogallo, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Belgio, Germania occ., Svizzera, Austria, Italia e di una parte della Jugoslavia (Slovenia). Anche il titolo originario tuttavia non è esauriente, perché di tutte le grotte vengono prese in consi-

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derazione solo quelle turistiche più importanti, con citazione secondaria di altre grotte: così per esempio è ben descritta la grotticella turistica, e liquidato in tre righe un complesso sotterraneo lungo varie decine di chilometri. Del resto non si poteva pretendere diversamente, in un contesto geografico così vasto e così ricco di grotte com'è l'Europa occidentale; però lo spazio dedicato a ogni grotta non è sempre proporzionale all'importanza, ma piuttosto alle notizie a disposizione degli autori. La trattazione delle grotte è preceduta, per ogni paese, da una breve introduzione con la storia della speleologia e con la descrizione degli aspetti speleologici locali. A sua volta, l'argomento vero e proprio è preceduto da note introduttive sulla fauna cavernicola in generale, sulla flora, sulla speoleologia preistorica (sic), nonché da una prefazione che ci sentiamo in dovere di bollare senza pietà: pomposa, maldestramen-raffazzonata, sfacciatamente violinatoria verso i due autori che, studiosi di valore, non avevano alcun bisogno di esser fatti passare per grandi esploratori a livello mondiale. In fondo al volume sono riportati infine una bibliografia delle riviste specializzate, di quelle a carattere internazionale, un elenco un po' sommario di "recenti" pubblicazioni italiane (dal 1954...), una bibliografia generale molto pregevole (circa 500 titoli) e un glossario un po' scarno e impreciso. Tra le riviste italiane è citato il nostro Grotte, che viene ingiustamente gratificato del giudizio di "bollettino con periodicità irregolare"; maledetti, si informino bene, usciremo tutte le volte in ritardo, ma ogni 4 mesi c'è un numero e ciò accade dal 1961!... Nella lista stessa è dimenticato Ipogea del G.S. Faentino CAI-ENAL. L'elenco di "recenti" pubblicazioni italiane è un insieme di lavori (una trentina) che sembrano presi a caso, dove mancano tra l'altro importanti monografie a carattere regionale, come Grotte della Sardegna di Furreddu-Maxia, Il Monregalese del GSP, Le grotte bolognesi, di Badini, ecc.

     Pur con i difetti e le lacune di cui si è detto, e con varie imprecisioni, il testo denota tuttavia un modo soddisfacente di trattare gli argomenti, e manifesta un taglio abbastanza scientifico pur conservando un alto grado di comprensibilità. Il volume originario edito in Svizzera fa parte di una collana per naturalisti, e perciò vi sono frequenti, tra l'altro, i cenni sulla fauna cavernicola e sulla paleontologia.

     Il capitolo dedicato all'Italia è stato, a quanto sembra, notevolmente migliorato dai traduttori: come dice Cigna, "è stato integrato in modo da introdurre un aggiornamento e da completare l'elencazione delle grotte più rilevanti dal punto di vista turistico, esplorativo e scientifico".

     La documentazione fotografica è abbondante e, all'occhio del profano, abbastanza bella. Un esperto tuttavia avrebbe valide critiche da fare: a parte riportiamo il giudizio di Giuliano Villa, con l'intento non di far le pulci a un lavoro che comunque è destinato al grosso pubblico, ma per insegnare qualcosa a chi inizia ad occuparsi di foto in grotta.

 

M.D.

 

     Quello che colpisce a prima vista sfogliando il volume di Aellen e Strinati nell'edizione italiana è, in molti casi, il criterio con cui so-

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no state scelte certe fotografie che illustrano le grotte di cui si parla nel libro. Foto come quelle, ad esempio di pagina 48, 166, 191, tanto per citarne alcune, sono veri e propri esempi di come non andrebbe fotografato l'ambiente sotterraneo; nell'edizione originale, di formato più ridotto, certi errori non saltano troppo all'occhio, ma in quella italiana, invece, tutte queste cose si notano di più; inoltre sono state aggiunte foto di grotte italiane che potevano benissimo essere lasciate nel cassetto senza troppi rimpianti.

     I nei principali sono: mancanza di plasticità (dovuta a una inadeguata illuminazione); colori che in certe foto sono troppo "caldi" e che sfiorano o superano il limite di tolleranza della pellicola usata, evidentemente; eccesso di luce in molte foto (sempre per il gusto purtroppo diffuso, di illuminare "a giorno"). Per non parlare poi della foto di pagina 48 che si avvale dell'illuminazione policromatica esistente all'interno di una grotta turistica con accostamenti di colore che non riescono a convincere del tutto. Ma questo è un altro discorso e riguarda il cattivo gusto con cui molte grotte in Italia e all'estero vengono "trasformate" ad uso e consumo del visitatore sprovveduto.

 

Giuliano Villa

 

 

il libro di andrea

     E' in libreria Una frontiera da immaginare, il libro di Andrea Gobetti che Dall'Oglio ha edito nella collana Exploits, raccolta che già comprende opere prestigiose di Desmaison, Bonington, Paragot e Seigneur, Hiebeler, Gogna, Ferrari, Hillary, Machetto, Messner e Terray. Ne stavamo preparando una recensione, ma la mancanza di tempo ci costringe a rimandarla purtroppo al prossimo numero. Non è facile fare una bella recensione come il libro meriterebbe, e le difficoltà sono accresciute dal fatto che molti di noi sono citati nel volume. Ci piacerebbe conoscere cosa ne pensano in giro i lettori e riportare obiettivamente le loro impressioni. Se volete darci i vostri giudizi anche parziali, coi saranno preziosi nel comporre il mosaico di un giudizio globale impersonale.

 

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Pubblicazioni ricevute

a cura di Giuliano Villa

 

Gruppo Grotte Gavardo - Guida del Museo -1976.~

L. Boscolo - Bibliografia bio-speleologica italiana - Quaderni di speleologia del Circolo Speleologico Romano 1976. (Un utilissimo lavoro che viene a mettere un po' d'ordine nella miriade di pubblicazioni ed articoli di carattere biospeleologico; parecchi i riferimenti alla fauna di grotte piemontesi).

G.S.CAI Bolzaneto - Anou Boussouil -505. Interessante relazione sull'attività del Gruppo di Bolzaneto durante la spedizione in Algeria effettuata nel 1974. Sono state fatte ricerche di campioni di strumenti litici nelle regioni del Djurdjura e Rcknia. La discesa dell'abisso Anou Boussouil (quarta ripetizione del fondo, pare, dal 1947) con sole corde, non ha dato, a quanto sembra, grossi problemi. Mancano quattro parole di introduzione sul carsismo della regione, in compenso il volumetto è ricco di notizie storiche, etnologiche e turistiche.

Società Alpina delle Giulie - Atti e Memorie della Commissione Grotte "E. Boegan". Trieste 1976.

G.Tarabocchia - Contributo sulla migliore conoscenza del corso ipogeo del Timavo alla luce delle recenti scoperte nell'Abisso dei Serpenti. Estr. "Atti del 1° Convegno di Speleologia del Friuli 1973.

A. Dini - I problemi ecologici del Carso. Estr. Atti del 1° Convegno di Speleologia del Friuli 1973.

G.C. Cortemiglia, A.De Stefanis, M. Marini, R. Terranova - Nota preliminare sull'idrogeologia del bacino del torrente Entella (Liguria Orientale). Estr. Medicina termale e climatologia 1975.

A. Casale, A. Vigna Taglianti - Note su "Italaphaenops dimaioi Ghidini" (Coleoptera -Carabidae). Estr. Boll.Museo Civico di Storia Naturale di Verona 1976. (Contributo alla conoscenza di uno dei più rari Coleotteri della fauna italiana, il cui primo esemplare fu catturato alla Preta durante la storica conquista del fondo nel 1963).

Cai Sez. Napoli - Annuario Speleologico 1974/75.

G. Guerrini, F. Ricceri - Una importante verticale studiata dal G.S.Maremmano presso Campiglia Marittima (LI). Estr. Atti II° Congresso della Federazione Speleologica Toscana, Pietrasanta 1973.

G.S. CAI Verona - Attività 1975.

G.S. San Giusto - La nostra attività n. 2.

U.I.S. - Proceedings International Symposium Cave Biology und Cave paleontology.

G. Novelli, F. Repetto - L'Abisso "Anou Boussouil", Estr. Escursionismo XXVI, '75.

G. Novelli - Pierre Saint Martin. Il complesso carsico più profondo del mondo. Estr. Escursionismo, XXVI n. I, 1975.

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L. Durand, L. Bordone, G. Novelli - La grotta di Trassanel (Ande). Genova 75.

G. Novelli - Una puntata al fondo della Pierre Saint Martin. Estr. SIAL 6/76.

A. Piciocchi, F. Utili - La speleoterapia nella grotta di Monsummano Terme. 1976.

 

 

PERIODICI

Speleologia Sarda - G.S. Pio XI - n. 18 1976 (Studio sui licheni in grotta) .

SCV Activites - n. 33, 32 (in occasione del X anniversario della fondazione del Gruppo di Villeurbanne un numero del bollettino interamente dedicato allo...speleo humor).

Ipogea - G.S.Faentino 1974/75.

CAI - Sez. Napoli.

Giornale "L'Alpinista" (mensile del CAI di Mondovì) 1976. (Dopo un lungo silenzio si rifà vivo il gruppo di Mondovì).

Stalactite (Soc. Suisse de Spéléologie) n. 2 1975. (Uno studio sulle forme cristalline del latte di monte).

Speleological Abstracts n. 12.

SSI Notiziario 1976 n. 3/4.

Nuova Speleologia (Ass. Speleologica Romana) (programma del Corso del 1975).

Cavernes (Soc. Suisse de Spéléologie) n. 2 1976 (Studio sulle diaclasi e sulle faglie).

NSS - NEWS, apr. 1976; giu.lu.,sett. 1976.

Grottes et Gouffres - n. 58 1976.

Subterra (Equipe spéléo de Bruxelles) n. 66 1976. (Continua la documentazione sul carso in Algeria, iniziata nel numero precedente).

Notiziario Circolo Speleologico Romano XXI n. I 1976. (La speleologia in Portogallo).

Speleologia Veronese n. 8 1976. (Prove di resistenza di alcuni materiali).

Speleologia Emiliana n.3/4 1976 (un articolo di Gobetti sull'Abisso Fighiera e ancora polemiche sterili sulla questione del nome dell'abisso e di eventuale "piratage"... I -570 metri sono là nelle viscere del M. Corchia e attendono soltanto chi abbia voglia di cimentarsi coi pozzi e i meandrini nel latte di monte e non soltanto con la carta stampata ...) .

Sottoterra (G.S. Bolognese) n. 43 1976 (Abisso del Tambura -372).

Speleologie Varsavia 1976 n. 1/2 1975 n.2

Il Mongioie (CAI di Ceva) n. I 1976 (un articolo sulla grotta dei Saraceni a Perlo).

Subterra n. 67 1976 (Terminologia idrogeologica, seguito; il carso del Constantinois - Algeria).

The NSS Bulletin vol. 38 n.2 1976 (L'uomo preistorico e il carsismo).

CAI Sez. Napoli XXX n. 5 1976.

Etna Madonie I n. 3/4/5 1976.

L'Appennino n. 4 1976.

Il Grottesco (GGM) n.36 1975 (nota sulla morfologia dell'abisso della Scon-

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durava).

Mitteilungen n.1/2 1976.

UIS Bull. n.I 1976/

Spelunca n. I 1976 (descrizione dettagliata con rilievi del Reseau Jean Bernard che in seguito alla giunzione con un altro abisso ha raggiunto la seconda profondità mondiale. Uno studio sulle perle di grotta: caratteristiche e genesi. Nuove esplorazioni in Algeria nel 75. La macrofotografia in grotta).

Bollettino Speleologico Imperiese CAI - n. 6 VI 1976.

Le Alpi Apuane CAI XII n. 3 1976.

Grottan n. 3 1976.

Gruppo Speleologico Bolzaneto CAI - X n. 2 1976 (tutto sui discensori).

Spéléologie (Club Martel) n. 89/90/91 1976

Speleo Nederland 1976.

______________

 

LA GROTTA

(di Giovanni Pietra)

Ero un blocco di calcare

compatto.

Piano piano la pioggia,

le intemperie

mi hanno eroso e corroso.

Poi i terremoti, gli slittamenti

mi hanno fratturato

e l'acqua è penetrata

scavando i miei visceri.

Sono passate le ere

I ghiacci mi hanno ricoperto

andandosene mi hanno lasciato

solo detriti.

Ancora stagioni

Nuove acque

mi hanno svuotato

mi hanno consumato.

Oggi sono una grotta

in alcune zone fossile

in altre ricoperta di concrezioni millenarie;

Il ramo attivo, non so dove provenga

né dove sfocierà.

Forse qualcuno riuscirà a trovare la sorgente

e dissetarsi.