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GROTTE
Anno 19, numero 59 - genn-aprile 1976
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
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Galleria Subalpina 30 |
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10123 Torino |
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Tel. 011 53.79.83 |
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C.C.P. 2/23885 |
SOMMARIO
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Redazione: |
Marziano DI MAIO |
(resp.) |
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Giovanni BADINO |
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Andrea Gobetti |
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Stampa: |
LITOMASTER |
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v. Sant'Antonio da Padova 12 |
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(pagina vuota)
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la parola al presidente
Di cosa altro si può parlare se non di Claude Fighiera?
Sia che si parli del Fighiera inteso come speleologo francese, sia che se ne parli come sistema carsico del monte Corchia; si parla sempre di qualcosa che lascerà una traccia profonda nella storia della speleologia mondiale.
Non so se abbiamo trovato un grande sistema perché era nostra intenzione intitolarlo al nostro amico morto sul Marguareis o se abbiamo pensato al suo nome intuendo quello che stavamo per scoprire.
Una cosa è certa: che il Fighiera è un risultato G.S.P. e che quelli che l'hanno riscoperto sapevano cosa stavano cercando e che questa consapevolezza e determinazione è frutto di cose imparate da Claude.
L'ingresso, denominato "Buca dei cacciatori", era conosciuto fin dai tempi del Granducato di Toscana. Gli speleologi del G.S.F. di Firenze hanno lavorato per disostruire parzialmente un passaggio in frana.
Noi non sapevano nulla di tutto questo quando in una schifosa giornata di nebbia battevamo la cima del monte Corchia alla ricerca dell'ingresso superiore dell'Antro del Corchia, sicuri che esisteva e che doveva essere da quelle parti: il trovarlo sarebbe stato solo una questione di tempo.
Questa consapevolezza, maturata nell'interno di un gruppo in grado di superare le difficoltà della zona della grotta, è ciò che ci permette di rivendicare con pieno diritto la paternità di questa importante scoperta ed esplorazione, ai di là dei meriti di chi ha lavorato precedentemente nella cavità come i fiorentini o di chi collaborava con noi durante le ricerche e le esplorazioni come Aldo Avanzini e (in un secondo tempo), gli speleologi del GS Faentino CAI-ENAL.
Non dimentichiamo poi che la frana era ancora ostruita, che alla seconda esplorazione sono state impiegate cinque ore in un lurido budello a bestemmiare e martellare per riuscire a passare, che l'idea di risalire nell'ultimo pozzo e cercare in alto, anziché proseguire, è stato frutto di una intuizione che solo vecchie volpi della speleologia potevano avere.
Ciò detto con resta che lasciare immaginare quale sia la soddisfazione nostra nell'aver potuto riascoltare in grotta le imprecazioni del Paso e di Lelo i di poter riparlare di Gaché, di Bifurto senza che nessuno cominci a sbuffare, di poter parlare male di Castellani, della FIE e del soccorso speleo con gente che "se ne intende".
Mi mancano solo Giulio, Marziano, Gianni, Beppe ed Eraldo affinché la mia gioia sia completa. Claude c'è.
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Piergiorgio Doppioni |
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Notiziario
Assemblea di inizio d'anno
L'assemblea di inizio d'anno del GSP si è tenuta il 16 gennaio. Si sono esaminati i programmi di attività presentati dalle varie sezioni e si è tracciato per grandi linee un programma di esplorazioni. Si è approvato un bilancio preventivo di massima. Si sono incaricati Badino e Neirotti di coordinare le ricerche idrologiche. Si è dato mandato a Badino e Doppioni di dirigere il 19° Corso di speleologia.
La scomparsa di Lino Andreotti
Colpito da un male incurabile che si è evoluto nel giro di poche settimane, è mancato il 10 aprile Lino Andreotti, Presidente del CAI-UGET.
Per noi non era solo il Presidente, ma era l'amico Lino, sincero amico personale di noi tutti prima che del GSP. Era da sempre l'unico consigliere ugetino che conoscesse uno per uno tutti noi, che si interessasse ai nostri problemi, che venisse interpellato subito per ogni necessità e che con la sua proverbiale solerzia provvedesse immediatamente a fare il possibile per accontentarci. Ci ha aiutati tanti anni fa (ne sono ormai passati 23) ad inserirci nell'UGET e costantemente ci ha seguiti. Quando abbiamo deciso di costruire la Capanna Saracco-Volante ci ha redatto il progetto; le spese hanno poi superato abbondantemente il preventivo (e di molto le nostre disponibilità...), ed allora si è impegnato a reperire i fondi mancanti, contribuendo anche personalmente. Era con Ciccio Volante quando è morto sulla morena del Lirung, ed era grande amico di Eraldo. Ogni volta che si tornava dal Marguareis, ci fermavamo a cena nel suo ristorante di Savigliano, e ci rifocillava e si faceva raccontare com'era andata. Era un ristorante rinomato in tutta Europa il suo, ma potevamo entrare anche sporchi e stracciati, e moltissime volte capitava di arrivare a un'ora così tarda che non c'erano neanche più i cuochi e i camerieri: lui e sua moglie Anna ci servivano ugualmente piatti deliziosi, e alla fine il conto per noi era sempre più che dimezzato rispetto al normale.
Per l'UGET è stato un animatore, un propulsore, un organizzatore eccezionale. Era lui che da gran tempo portava avanti l'azienda UGET con tutti i suoi problemi di rifugi, di bilanci da far quadrare, di iniziative dei vari Gruppi da appoggiare, e tutti sanno come l'UGET sia una sezione delle più attive in tutti i settori. E' stato per tanti anni qualcosa di più del braccio destro del vecchio presidente gen. Ratti, prima di accettare lui stesso la presidenza. Ma si era assunto molti incarichi nel CAI anche fuori dall'UGET: basti dire che è stato membro di ben tre Commissioni centrali contemporaneamente, e in ultimo era presidente della Commissione Rifugi. Aveva una capacità di lavoro inesauribile: tutto il giorno e gran parte della notte erano dedicati al CAI, all'UGET, agli incarichi molteplici che si era assunto anche fuori dall'ambiente alpinistico e che noi stessi conosciamo solo in parte: tra l'altro era Sindaco di
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Savigliano dal 1975, amministratore del locale ospedale, dirigente di associazioni sportive e culturali. Instancabile, era sempre presente a ogni riunione che riguardasse i suoi interessi, attento anche alle cose meno importanti. Era portato facilmente ad accettare nuovi incarichi e incombenze, e a farsi in quattro poi per ottemperarli degnamente: grande entusiasmo ed anche ambizione, quello sì. Ma se uno non avesse ambizione, diceva lui, il mondo anziché girare scomparirebbe.
Recentemente aveva ceduto in gestione il ristorante e, vivendo di rendita, aveva potuto dedicarsi unicamente agli incarichi che si era assunto. Era finalmente la vita che piaceva a lui. Ma a 61 anni la sua vita intensissima è stata stroncata crudelmente ed egli ha lasciato un vuoto grandissimo.
Una targa all'abisso Saracco in ricordo di Eraldo
Domenica 25 luglio verrà posta all'ingresso dell'abisso Saracco presso la Colla dei Signori sul versante sud del Marguareis una targa in ricordo di Eraldo Saracco. Le spese per la targa sono sostenute dagli amici del GSP; chi desidera offrire un proprio contributo, può inviarlo al GSP o consegnarlo al cassiere il venerdì sera.
Ricordo di Donini, Pelagalli e Ribaldone
Venerdì 7 maggio a Bologna verrà ricordato il decimo anniversario della morte di Luigi Donini e Carlo Pelagalli, medaglie d'oro al valor civile, periti durante un'operazione di soccorso al Buco del Castello presso Roncobello. La serata è organizzata dall'USB, dal GSB-CAI, dall'Un. Bol. Naturalisti e dall'Assessorato al Turismo del Comune di Bologna. La commemorazione ufficiale sarà seguita da proiezioni di diapositive speleologiche e naturalistiche di Luigi Donini e da una documentazione sui Gessi bolognesi, area per la cui salvaguardia il compianto Donini si era attivamente battuto. Ricordiamo come fosse ieri quei tristi giorni: gli speleologi bloccati dalla piena, l'intervento generoso (troppo impulsivo e generoso, purtroppo) dei soccorritori, la caduta di Carlo e Gigi sotto l'impeto del le acque, la morte di Carlo e, mentre ferveva l'opera di soccorso per portare fuori Gigi che non sembrava in cattive condizioni, la notizia incredibile che anche lui era morto.
Gigi ferito era stato portato in cima al pozzone della cascata tirato sulle robuste spalle di Gianni Ribaldone, che in quell'occasione si era meritato anche lui la medaglia d'oro al valor civile. Due mesi dopo, anche Gianni ci lasciava, cadendo dal canalone Gervasutti al Mont Blanc du Tacul: aveva 24 anni, da 6 anni era nel GSP ed era anche uno dei più forti e completi alpinisti in assoluto. Lo ricordiamo nella sua modestia e nel suo altruismo, con il suo buonumore, con la serietà con cui si impegnava in ogni cosa, col suo largo sorriso.
Non si collabora con i G.S. della FIE
Luigi Bruno e la presidente dell'Associazione Spel. Romana sono stati denunciati per calunnia dal presidente della FIE Riva per un articolo niente affatto calunnioso, pubblicato sul bollettino dell'ASR "Nuova spe-
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leologia" (anno II, n. 6, sett. 1975), e il 6 aprile 1976 sono dovuti comparire per direttissima in udienza presso la Pretura di Roma.
Il GSP esprime tutta la solidarietà ai colleghi romani e rinnova dal più profondo i suoi sentimenti di sdegno verso la FIE. Nell'ultima riunione del GSP intanto è stato proposto, e approvato all'unanimità, di rifiutare in modo assoluto ogni forma di collaborazione con i gruppi speleologici e con i singoli affiliati alla FIE; ci auguriamo che. anche gli altri GS prendano analoga posizione. Andrea Gobetti ricorda inoltre al cav. Luigi Castellani e al comm. Luigi Riva che la Preta non si chiama più da circa 31 anni abisso Mussolini.
Varie
Il 10 febbraio nel salone della Galleria d'Arte Moderna si è tenuta una proiezione per presentare il 19° Corso di speleologia del GSP. C'è stato di nuovo un gran pienone e si sono raccolte molte adesioni per il Corso.
Nell'assemblea annuale 1976 dei soci UGET, Adalberto Longhetto è stato eletto Consigliere delegato ed è stato in seguito riconfermato tra i membri della Commissione Rifugi dell'UGET. Di Maio e Tagliafico sono stati riconfermati Consiglieri effettivi per il prossimo triennio.
Non potremo più inviare il prossimo numero a chi non contribuirà per il 1976 con 1500 lire alla stampa di "Grotte": l'importo può essere versato sul c.c. postale 2/23885. (Ovviamente il bollettino sarà inviato gratis ai Gruppi che ci inviano le loro pubblicazioni in scambio).
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Attività di campagna
(Tutte le uscite in Apuane sono già riportate in appendice all'articolo sull'abisso Fighiera).
6 genn. 1976. Battuta nei dintorni della Tana della Rivoera (Montaldo Mond., CN) e attorno a Il Profondo. Giuliano Villa.
18 genn. - Neil MOSS (Lucca). Badino e Coral + Avanzini (SIAL) hanno proseguito per 60 m alti sul 150 fino a un nuovo pozzo da 20; continua.
25 genn. - Recuperati materiali alla Capanna Saracco-Volante , da parte di Badino, Baldracco, Doppioni, Neirotti, Perello e Pia.
25 genn. - Visita generale al Caudano. Baiardi, Coral, Longhetto, Solero e 13 elementi nuovi.
2 febb. - Foto nel ramo dei cristalli e nel ramo d'acqua del Caudano: Coral, Garelli, Longhetto, Neirotti e 4 giovani .
8 febbr.- Attività fotografica a Bossea, e trovato un nuovo ramo fossile molto concrezionato. Baiardi, D. Amerio, Baldracco, Longhetto, Neirotti, Perello, Solero, Villa.
29 febb. - Uscita del Corso a Bossea. Badino, Doppioni, Brunasso, Longhetto, Neirotti, Villa, Garelli, Coral, Perello, Baldracco, Vigna e Baiardi con 44 allievi .
6 marzo - Esercitazione di soccorso all'Arma Pollera ; del GSP, Badino, Coral, Perello e Villa.
14 marzo. Uscita del Corso a Rio Martino.
28 marzo. Uscita del Corso alla Grotta delle Vene.
11 aprile. Uscita del Corso a Rio Martino (una squadra). Baiardi, Villa, Olivero + 4 allievi.
9-10-11 aprile. Prima integrale solitaria (Badino) del Complesso di Piaggia Bella, da Caracas a -689 e viceversa. Vedi relazione più avanti.
25 aprile. Uscite del Corso a squadre separate.
(N.B. : da marzo non sono state compilate, se non in scarso numero, le schede di uscita. Abbiano tentato una ricostruzione parziale dell'attività svolta, che peraltro è imperniata sulle esplorazioni in Apuane. Nella Gola delle Fascette si è scoperta una nuova cavità, di cui sì darà relazione sul prossimo bollettino).
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bilancio di un corso
Anche quest'anno abbiamo portato fino al fondo un corso (il 19°) che però, per certe sue caratteristiche, merita di essere analizzato più a fondo.
La novità fondamentale è stata lo spostarne l'inizio più avanti del solito (è iniziato a metà febbraio) per evitare il periodo dì stasi che sempre correva fra la fine del corso e l'inizio della vera attività dì campagna. Beh, l'obiettivo è stato raggiunto e superato largamente; il corso era stato concepito come tre uscite iniziali semplici e due seguenti più impegnative: proprio su queste è iniziata la tendenza alla dissoluzione della organizzazione) in buona parte grazie appunto alla grandinata della attività esplorativa.
In questo la novità: abbiam cominciato a non considerar più gli allievi come persone da portar in giro in cinque buchi, preparando loro la pappa pronta; li abbiamo considerati speleologi che si dovevano anche arrangiare loro a farselo, il corso. Non l'avranno concluso con la Scondurava o con il pozzo di Antonio, ma in compenso molti di loro nelle ultime due uscite hanno esplorato, si proprio "esplorato" una grotta come in effetti capita di rado anche agli "speleologi veri".
Non solo: mi sembra che siano rimasti decisamente in più, e soprattutto più autonomi, degli anni scorsi quando gli allievi venivano portati quasi di peso alle uscite e, a questo, si abituavano: salvo stufarsene dopo un po', piantando lì di andare in grotta.
Credo sia bene meditare un po', su questo corso.
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Giovanni Badino |
un'uscita molto utile
Penultima uscita del corso di speleo, destinazione Marguareis dove poi in squadre separate, avremmo dovuto andare alcuni in Piaggia Bella e altri in Caracas. Il primo fattaccio che puzza di paranoia è la scomparsa (per meglio dire la non avvenuta apparizione) di sette allievi, guidati dall'ormai proverbiale "Allievo Pautasso". Per i sette allievi poche preoccupazioni (si possono facilmente recuperare nel corso dell'anno successivo) ma l'importante era che il Pautasso e la sua banda possedevano il materiale necessario per la discesa in Caracas. Poco importa, si continua a sperare. Per completare il magnifico quadro, il Badino, che il giorno prima era entrato in Caracas per tentare un'impresa al limite del suicidio (Solitaria integrale del complesso P.B., -689 m) non si decideva ad uscire.
L'Andrea Gobetti, in uno dei suoi rari momenti di lucidità, si ritiene in diritto di cominciare a preoccuparsi e tutti veniamo coinvolti nella grande operazione di soccorso. Ci dividiamo immediatamente i compiti: un folto gruppo di allievi viene mandato presso l'ingresso di PB affinché lo liberi dalla neve che impedisce completamente il passaggio. I baldi giova-
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ni partono sperando di completare l'opera in poco tempo. Ma la realtà a cui vanno incontro è di gran lunga più "agghiacciante". Si tratta di scavare un vero e proprio tunnel nella neve che alla fine dell'opera risulterà lungo una quindicina di metri. Lavoro compiuto tra l'altro con mezzi di fortuna, quali mani, pentole, casseruole, palle quadre ecc. ecc. Lo scopo per cui ci si era lanciati in questo ciclopico lavoro è chiaro: bisognava dare la possibilità ad una piccola squadra di raggiungere velocemente la confluenza tra PB e Caracas dove il Badino avrebbe dovuto lasciare i segni del suo passaggio. Si erano intanto brillantemente superati i problemi di collegamento fra l'esterno e coloro che avrebbero dovuto entrare in PB: da un telefono da campo guasto (residuato della dodici giorni estiva) il nostro mago dell'elettronica, al secolo Lorenzo Brunasso, riusciva a ricavarne due perfettamente funzionanti. Dall'interno si poteva parlare, e dall'esterno le risposte sarebbero giunte per mezzo di un campanello.
Il già menzionato Gobetti, in preda a uno dei suoi attimi di furore suicida ed omicida, sceglie come compagno, per la discesa in PB, il sottoscritto, semplice allievo del corso ma sufficientemente demente da accettare. Ci prepariamo, scendiamo vicino all'ingresso dove la squadra delle talpe scavatrici è ancora all'opera, fumiamo una sigaretta e attendiamo.
"PB E' APERTA!!" è il grido che si ode provenire dal fondo del cunicolo di neve. "Andiamo" mi dice Andrea distogliendomi dai pensieri in cui già mi immaginavo di trovare il Badino spalmato su una superficie di cinque metri quadri al fondo di qualche pozzo. Prima l'Andrea e poi io ci lasciamo nell'allucinante cunicolo cantando "Cucù cucù il Badino non c'è più", scivoliamo fino al fondo dello scavo, si spegne l'acetilene e accendo la pila, sento l'Andrea imprecare davanti a me, un gemito, degli strani rumori; chiamo ma nessuno risponde, mi allungo per guardare, scivolo, per tenermi infilo le mani nella neve; le tengo non so quanto ma quando le tiro fuori sono dure come il legno e non le sento più. Con le mani così ridotte non me la sento di andare avanti; come un verme scivolo fuori dal tunnel affinché qualcuno scenda ad aiutare Andrea, e fuori incrocio gli occhi stupiti del Longhetto. "Andrea è sparito!" sono le uniche parole idiote che riesco a dirgli, e mentre lui e il Brunasso scendono per vedere cosa è successo, io ritorno al rifugio ululando come un coiote per il male alle mani. L'Andrea mi ha poi raccontato di essere scivolato su un lastrone di ghiaccio e di essersi fermato sull'orlo di un salto non sa nemmeno lui come.
Mentre un'altra squadra si accinge a ritentare l'ingresso in PB ecco, come in una visione, apparire il Badino, stravolto dalla fatica.
Termina in questo modo l'"operazione di soccorso" e anche la penultima uscita del corso di speleo. Non siamo entrati in grotta, ma forse questa giornata è stata più utile delle altre. Io personalmente una cosa l'ho imparata: quando il Badino tenterà qualche altra solitaria, cercherò di essere il più lontano possibile.
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Lorenzo Valle |
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abisso Fighiera -574
1. La scoperta
Il buco era lì. Era conosciuto da sempre. Forse era addirittura quello noto da più vecchia data di tutte le Alpi Apuane. "Buca del Cacciatore". Quanti di voi ci sono stati? Quanti ne hanno sentito parlare? Il buco si chiudeva, in una frana di grossi blocchi da cui soffiava una fortissima corrente d'aria. Visto che quando con me, sulla punta del Corchia Giorgio aveva chiesto il "MIRACOLO" la nebbia si era squarciata e un raggio di sole aveva toccato i vapori che la Buca vomitava abbondanti, egli non poteva pensare che finisse lì. Sulle tracce di una vecchia disostruzione del GSF, Giorgio penetra a fondo nella frana e lì con lo spostamento di un solo macigno riesce ad aprirsi una via.
L'abisso Fighiera nasce qui, il suo primo regalo è uno splendido pozzo circolare di 20 metri.
Andrea
2. I lavori del 19-20-21 marzo
Il 19 marzo si fanno battute nella zona dell'entrata bassa del Corchia (Giorgetto e Laura Baldracco, Andrea Gobetti, Giovanni Badino, Piergiorgio Doppioni, Adalberto Longhetto, Lorenzo Brunasso, Lella Pia, Erica Morganti, Avanzini).
Il 20 avviene la scoperta. Scendono nel buco Giorgetto, Giovanni, Piergiorgio e Adalberto. Una frana blocca un cunicolo, c'è la scritta GSF che (ci diranno poi) aveva lavorato alla disostruzione alquanto. MA NON AVEVA LEVATO L 'ULTIMA PIETRA. Ci pensa Giorgetto. Oltre la frana galleria, meandro e finalmente l'orlo di un largo pozzo da 20, a -70 circa (21 marzo).
3. Le punte del 3-4 aprile
Scendono i duri. Giovanni Badino, Marco Perello, Danilo Coral e Aldo Avanzini, scendono il p. 20 e oltre ancora per luridi meandri e pozzetti. Sbagliano molte strade e affrontano tremende quanto inutili fessure. Sfiniti a -240 si fermano su un salto da 18. Il Fighiera era cattivo. In barba alle oziose discussioni al sole su una punta che potesse scendere 500 o 600 metri in una volta sola. Fu allora, quando i quattro vagavano nella gelida notte finalmente fuori, che il Visconte cominciò a chiamare in ballo i "RISERVISTI". La punta è durata 18 ore.
Scendono Doppioni e Giorgetto e scoprono la galleria di -240 (12 ore, v. relazione al punto 4).
Adalberto, Andrea, Dario e Simonetta fanno foto. Poi tutti, più Lorenzo, Argnani e Barbera (Faenza) , e Lello fanno battute esterne.
4. La galleria di -240
Dopo molte titubanze ed incertezze, se non altro per dovere di fir-
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ma decidiamo di entrare in grotta. Scendiamo senza fretta, perdendo anche non poco tempo nella ricerca del giusto percorso. Per un malinteso con la squadra precedente ci sgobbiamo una buona parte delle stupide strettoie inutilmente percorse da chi ci ha preceduto.
Nonostante gli intoppi possiamo comunque goderci il meandro finale "con trasporto di sacco pesante e grosso". Godere è tutta un'altra cosa.
Metto il fatidico Spit sul pozzo non ancora sceso, dato 8 m. Risulta un pozzo da 18, spezzato da un terrazzino a circa 10.
E proprio al fondo del pozzo sta ad attenderci il principio della fine. Mentre io mi infilo in un budello che parte alla base del pozzo e che termina con una strettissima "buca da lettere" con pozzetto sottostante che non ritengo utile scendere, Pier Giorgio individua il meandro che prosegue sotto la frana alla base del pozzo. Esco dal mio budello e do un'occhiata anch'io ai passaggi nella frana: c'è n'è un altro forse più comodo. In quel momento Pier Giorgio, che aveva preso ad osservare la parete del pozzo di fronte all'arrivo. arrampicandovisi per un tratto, mi fa: "Senti un po', mi pare che qui sopra ci sia un condotto, che ne diresti di dare un'occhiata?". Ci penso un attimo perché il passaggio che avevo individuato mi pareva buono, poi accondiscendo, raggiungo Pier Giorgio, supero un passaggetto in roccia: "Cazzo, qui c'è un bellissimo condotto!". Proseguo per qualche metro e sbuco nella Galleria. Non posso ricordare quali esclamazioni siano uscite dalla mia gola, so solo che ho sentito Piergiorgio gridare: "Aspettami prima di andare avanti!", il tempo di girarmi ed era già lì. Il resto fa parte del "Sogno demenziale di speleologo ambizioso". Ci siamo dati una pacca sulla schiena: "Ce l'abbiamo fatta, vecchio".
Per provare quello che abbiamo sentito noi procedendo per quelle gallerie bisogna avere anni di speleologia dietro le spalle, bisogna scoprire quelle gallerie in una grotta che si intende dedicare ad un amico comune morto da poco, bisogna esplorare "en prémière" i 350 e passa metri di gallerie orizzontali del Fighiera con qualcuno in grado di sentire quello che senti tu.
A forza di girovagare con la testa in processione ci siamo pure perduti e non è stato lieve il nostro sollievo quando abbiamo ritrovato la galleria di accesso.
Quattro lunghe ore per arrivare fuori: all'uscita una bottiglia di spumante lasciataci dagli amici "nel caso fosse necessaria". La stappiamo innaffiando l'ingresso e le nostre gole riarse. Un po' di entusiasmo ci sembra in definitiva, completamente giustificato.
Piergiorgio Doppioni
5. Le esplorazioni di Pasqua
Nei paragrafi 6 e 7 che seguono, sono descritte le operazioni nelle Gallerie dell'OM e nel ramo del Cinquanta. Oltre a queste, una squadra (Marco, Meo, Villa, Roberto Berger più Danilo Coral e Erica Morganti) fa il rilievo della galleria -240 e foto. Si scoprono e si esplorano vari meandri esterni. Vanno in battuta Erica, Doppioni, Lella, Simonetta, Emy, Laura, Piero ed altri.
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6. Le gallerie dell'OM
"Ma assomigli in modo incredibile a Baldracco che esplorò l'F5 nel '66", dico a Giorgetto quando arrivo sotto il pozzo da 40, e con noi c'è Lorenzo. Discesa "impek". Quando risaliamo dal meandro alla galleria la corda lasciata lì senza troppa attenzione, muove un pietrone che mi stacca netta la gamba sinistra (un po' come a Martin Bogren sulla Torre di Trango). Litigo con Meo che sta rilevando la galleria e sostiene che non si poteva staccar niente di lì. Ma la galleria di -240 è troppo bella per simili miserie. Giuly, Meo, Marco e Roberto Berger, fenomenale allievo ora chiamato Jo Berger, la stanno rilevando, noi tre ne continuiamo l'esplorazione sino a un pozzo con forte stillicidio che la sfonda. Vagando seminudi per questa Valle dell'Eden della Speleologia, deliziamo alquanto, e come un affamato secolare che si trovi a non saper da quale antipasto cominciare (capiterà a Giovanni), non sappiamo da che punto iniziare ad esplorare. Scegliamo poi una galleria in discesa che non tirando aria sembra deva chiudersi presto (gli Incauti: era quella la galleria dell'OM, fine ed inizio di tutte le cose, Brahma insomma). Dopo una discesa molto atletica in cui si dimostrano le doti rampicatorie dei tre su fango e su pietra (io sono aiutato dai miei stivali con maglia di ferro che paiono ramponi), ci troviamo ad un bivio: a sinistra un pozzo da 20 m, un salone che continua poi molto profondo a tiro di pietra, a destra un condotto sotto pressione che inizia con lago di sabbia. Scendiamo il condotto sempre più inclinato aiutandoci infine con 40 m di corda, superiamo un pozzetto di sfondamento di 3 metri e proseguiamo il condotto sino all'orlo di un pozzo tra 50 e 70 metri; la galleria continua larga anche al di là del pozzo, ritorniamo sui nostri passi inebetiti ed incerti appunto tra il caviale Beluga e le lingue di uccello lira, e scesi i tre metri del pozzetto di sfondamento siamo in un altro condotto semi-verticale che scendiamo per 15 metri in una fortissima corrente d'aria fermi su un pozzo da 20. TILT. lo e Giorgio siamo troppo vecchi per emozioni del genere dopo averci messo 10 anni a sbudellare miserabili fessure marguareisiane. TILT anche per Lorenzo. TILT a -300. Ci trovano mentre costruiamo un castello di sabbia al predetto lago sabbioso dopo il bivio ora chiamato NODO dell'OM.
(Andrea Gobetti)
7. Rilievi e punte nel ramo del Cinquanta (1^ parte)
Sabato 17 Aprile. Dopo la punta che ci ha portati alla galleria orizzontale, è necessario sapere dove questa sia nella montagna, come è anche necessario per me riposarmi delle fatiche caracasiane: ed è così che, come un pollo, mi carico dell'onere del rilievo. Giusto per riposarmi. Parto dalla punta della montagna: l'ingresso risulta 37 m sotto di essa , a 1640 s.l.m. Poi continuo dentro aiutato da Aldo e Danilo: e dopo un mazzo terribile di non so quante ore, 57 puntate che sembrano trentaquattromila, aver perso la penna e scritto col fango, e poi con lo spinotto dell'acqua dell'acetilene (portar la penna di riserva non usa più), arrivo a chiudere sul rilievo che stan facendo Marco e Meo nella galleria. Poi incontriamo il Mandracchio, Gubet e Lurens esaltati dal ramo che hanno appena visto, il 6-8 e ci dicono che c'è una biforcazione con un pezzo da
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una parte e un casino di roba dall'altra. Aldo ed io decidiamo di andare a vedere il salto, naturalmente rilevando: gallerie eccezionali poi il pozzo, dello stesso tipo. Tre spit, uno dei quali proprio bello, e scendo: Aldo aspetta su che lo chiami se il ramo va avanti. Dopo una quarantina di metri sono su un macigno enorme e ad un primo fondo: continuo dietro il macigno su due salti brevi, per trovarmi su una fessura che. non facilmente, riesco a scendere in roccia (la corda è finita): il fondo, attivo, stoppa. Al primo fondo solita storia delle gallerie; ne prendo una piccola che in tre metri si ingrandisce e biforca: lascio perdere e risalgo. Alla sommità del salto una cengia porta su una galleria: adesso non la vedremo ancora. Usciamo. dopo venti ore, 68 puntate e 570 m di rilievo.
8. Rilievi e punte nel ramo del Cinquanta (2^ parte)
Quindici giorni dopo siam di nuovo dentro: questa volta sono con Lucien (detto Lulu) di Toulon e Barberik di Faenza. Scendiamo velocemente fino alla galleria orizzontale, ci infiliamo alla sinistra per visitarla un po', casiniamo, troviamo un piano inferiore, lo seguiamo finché non ci troviamo, guarda un po', proprio nel ramo 6-8. Una visita anche alla parte destra e poi siamo alla sommità del cinquanta. Avevamo stabilito di scenderlo ma il rumore d'acqua che sale (è nevicato in questi giorni) ci sconsiglia. Traverso invece a sinistra sulla cengia (molto facile nonostante l'apparenza) e in capo ad una galleria in salita mi trovo su un pozzo biforcuto. Torno e col Barberik riparto col rilievo dove avevo mollato quindici giorni prima, mentre Lulu va a sbrogliarsi la faccenda pozzo. Il salto è inclinato, schifoso e di quindici metri: alla base a destra una galleria porta su un salto sui quaranta, davanti c'è una galleria lunga, enorme ed in discesa fortissima: in capo ad essa un salone, poi ancora galleria fino ad un trivio (sala quadrivio) . Sempre facendo il topo (il topo è il rilievo) continuiamo nella galleria centrale che sembra la migliore fino ad un salone dove una arrampicata ci porta su un salto di 13 m in un altro enorme salone. Alla base un pozzo impestato d'acqua, e su un lato, Lulu trova una fessura tra i massi, che tira un'aria boia. La apriamo e s'infila e noi dietro con il topo. Ci troviamo in una grande galleria sabbiosa con , dopo un po', una gallerietta che va via a sinistra. Dopo 85 metri un salone dove sembra che il ramo chiuda, quando Barberik, sbronzo, ritrova la corrente d'aria fra i massi, si infila e sparisce. Lo inseguiamo sempre col topo, fino ad un salto di nove metri: alla base stoppo, e neanche il buco in parete a fronte della galleria d'arrivo porta a nulla. Risalendo però ci infiliamo in una biforcazione, poi in una strettoia ignobile per fermarci su una seconda: corrente d'aria molto forte.
Poi siam di nuovo nella galleria sabbiosa dove troviamo un pozzo dall'imbocco troppo stretto. Col Lulu lo apro, quindi scende Barberik (sempre sbronzo, come dice il nome): tredici metri di pozzo in un salone. Lo raggiungiamo ma è inutile: sembra proprio tutto stoppo (-380). Continuiamo a salire fino alla gallerietta citata sopra, dove mi infilo: il ramo principale chiude ma maggior fortuna ha Lucien che si è infilato in un rametto laterale: si ferma su un salto alla sommità di una grande galleria. Chi scrive si esalta e, nonostante i consigli, si getta. E si trova in una lunga
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galleria con forte corrente d'aria e in capo ad essa un pozzo sui trenta metri, enorme; decido di non scenderlo prima di rilevare la galleria per evitare che, se stoppa, si lasci perdere questo ramo.
Raggiungo i compagni e andiamo fino al salone del pozzo con la cascatella: la scendo ma è una scemenza di quattordici metri aperta sul fondo della sala, fra il pietrame, dal piscio d'acqua.
Ancora su fino al quadrivio: lì Lulu e Barberik si infilano nella galleria a sinistra (scendendo), io in quella a destra: la seguo fino ad un salto su un ennesimo salone da dove sento arrivar delle voci: sono Lurens, Andrea e compagni. Torno fino al quadrivio dove intanto sono torna ti anche Lulu e Barberik , e mentre il primo parte ad armare il salto, col secondo ricomincio il rilievo.
Il salto è di una decina di metri: alla base a sinistra scende una galleria, a destra ci congiungiamo agli altri. Fine topo dopo 45 puntate e 550 m di rilievo.
Lulu intanto si infila nella galleria a sinistra: poi esce dopo averla girata un po' e torniamo su, su, alla base del salto da quindici. Abbiamo fatto una quantità di lavoro veramente notevole ma tutto continua a filar liscio e piacevolissimo: la grotta è eccellente e la compagnia ancora di più. Decidiamo quindi che è meglio scendere anche il quaranta, quello cioè a fianco al quindici: lo scendo io perché sono certo di trovarmi, alla base, in qualche galleria che mi porti alla base del cinquanta, molto vicino e che solo io conosco. Balle: alla base, dopo quarantadue metri di discesa c'è un meandro e un salto di una ventina, molto accidentato. Lulu mi raggiunge mentre Barberik risale a raggiungere gli altri. Il venti è presto armato (Lucien avrà piantato settemila spit in questa punta) e disceso. Alla base un saltino di tre metri dove per scenderlo mettiamo uno spit, sullo spit un cordino, sul cordino la Jumar con la staffa: saltiamo giù e ci infiliamo in un meandro alla base del quale scorre l'acqua. E mi sembra di esser tornato nel Limbo, l'infernale meandro che avevo percorso l'estate scorsa con Andrea e in capo al quale, entrati da Piaggia Bella, ci eravamo trovati nel Solai: questo è solo un po' più largo, in compenso molto più tortuoso. Ma dopo una fatica infernale ci troviamo, con le tute a pezzi, nelle gallerie viste da Lucien un paio d'ore prima, le gallerie sotto il salto dove ci eravamo congiunti agli altri. Preferiamo risalire il salto in arrampicata e tornare per gallerie alla sommità del quaranta piuttosto che percorrere a ritroso quella fogna. Poi, mentre lui mi aspetta sopra, ridiscendo il quaranta e il venti a recuperare i materiali che abbiamo lasciato alla base. Torno su e finalmente andiamo verso l'uscita; passato il meandro troviamo i faentini e fra loro il nostro Barberik che, tenendo alta nella mano destra una bottiglia di barbera, semivuota, dondolando la Jumar con la staffa che tiene nella mano sinistra e accennando dei passi di danza, canta, sbronzo.
Dice che non è quella la grotta in cui è entrato: chissà perché. Poi usciamo, dopo ventidue ore di grotta.
Giovanni Badino
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9. Una punta da matti
Entrano Giorgio Baldracco, Lusa Balusa, Christian, Gianfranco Argnani, Lorenzo Brunasso e i due dementi (Andrea e Dedé, n.d.r.). Giorgio dice "Pietra! No vomito!" ed esce. Christian brucia vivo nel 18 prima della galleria. "Gettate l'insalata che la bistecca arriva", gridano i compagni angosciati. Scendiamo al nodo dell'OM e attacchiamo a -280 la via nuova. Scendiamo 40 metri e siamo in una grande galleria. Là comincia l'inferno degli uomini. Qualcuno vola nel nido del Pipistrello. Pozzo da 70. Lorenzo decide che si fa arrampicando. "Voglio accoppare i rilevatori" (Dedé). Terzo salto del pozzo, attacco a budella di rilevatore (nota tecnica). Fondo, fessura impossibile -379. Si risale e si è di nuovo nella galleria. Scendiamo tra i blocchi, un passaggio, un pozzo, tiriamo pietrame grosso, quando a un tratto un grido immenso, di una bestia orrida sicuramente: "chi è quella testa di... che crede di essere nel Corchia ed invece è sulla nostra testa?" (Badino, Lulu). Tiriamo altre pietre cercando di accopparli, non riesce e c'incontriamo. "Il dottor Livingstone suppongo". Bene. Usciamo.
Pensierino in risalita: "50 Zombies pour le Fighiera".
Andrè Depallens e Andrea Gobetti
P.S.- L'utilità di Antonio Lusa in punta è superiore al normale. In mancanza di SPIT si possono utilizzare infatti gli undici che ha fissati in una gamba. Di qui il fastidioso tintinnio "SPIT contro SPIT" ai cambi attacchi e le anomalie di campo magnetico che lo accompagnano.
10. Le esplorazioni del 14-15 maggio
Badino, Lucien (CMS) e Barberik (GSF CAI -ENAL) avevano avuto più costanza e girando cane matti nelle gallerie basse dell'OM, oltre a congiungersi con i matti avevano fatto un fondo a -386, e Giovanni aveva infilato la Galleria di Anubis sino a un pozzo da 50 (-370). 24 ore di corse mortali.
La punta al Fighiera è descritta al paragrafo seguente. Si scopre la grotta della Mamma (v. articolo a parte) e si arriva al fondo -180.
11. In punta con Lelo e El Paso (mo' ti si è fermato l'orologio in Preta, era 13 anni fa).
Dopo una giornata stesi al sole a discutere "amichevolmente" sulla divisione dei compiti e sulla formazione delle squadre. si decide di entrare in grotta alle 7 di sera salutati dagli ultimi raggi del sole. Io sono in squadra con Doppioni, Baldracco e con Farolfi di Faenza. Si uniscono a noi pure Lelo Pavanello e Giancarlo Pasini.
Raggiungiamo la "galleria" dove ci fermiamo per rifocillarci. Io e Doppioni recuperiamo dalle gallerie dell'OM 100 metri di corda e partiamo per l'esplorazione nel ramo di galleria prescelto, lasciando Lelo e Pasini, con la loro squadra, al banchetto nuziale che avevano allestito.
L'ambiente è molto vasto e discretamente concrezionato, notevole la corrente d'aria. Avanziamo sempre nella galleria (Corno sinistro di Belzebù) leggermente inclinata verso il basso, tralasciamo un condotto freati-
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co, raggiungendo un pozzo (tanto per cambiare) enorme. Questo sbarra completamente la via; oltre, la galleria continua dividendosi in due. "Un volontario a caso", cioè io, fa sicura a Doppioni che attraversa il pozzo. Le gallerie chiudono e si arma il pozzo (Doppioni, assistito da Farolfi). Frattanto Baldracco ed io rileviamo sino al "condotto" per poi tornare al pozzo a pisolare. Il pozzo è stoppo e Piergiorgio risale e, una volta uscito, guarda deluso il pozzo ed esclama: "il miglior armo della mia vita non sarà mai utilizzato... (censura)!". Ripieghiamo sul condotto freatico che dopo pochi metri si divide in due. Giorgetto e Piergiorgio prendono a destra, mentre io seguo Farolfi che scende come una scheggia per un vero e proprio ravaneto, sulla sinistra, che si inabissa per circa 100-120 m quasi verticale. Due pozzi sui 30 m. Mo' che si fa? Stiamo per tornare indietro quando siamo raggiunti dai nostri compagni che sbucano da un arrivo poco sopra.
Seguiamo assieme una galleria che parte orizzontale, molto vecchia, per poi inabissarsi poco dopo, raggiunta da una valanga di arrivi. Nuovamente orizzontale. Visconte, Signore degli abissi, facci trovare il pozzone. Pochi secondi dopo, quasi ci finiamo dentro.
Nessuno di noi aveva mai visto nulla di simile. Unico guaio: il fondo è stoppo da frana. Iniziamo la risalita e sotto il 40 troviamo l'altra squadra alla quale mi aggrego. Mentre gli altri escono velocemente, io, Lelo, Pasini e Danilo risaliamo con calma. Arriviamo sotto il primo 20, io sono sfinito dal ridere per le battute di Pasini e le bestemmie di Lelo, e troviamo Andrea, Marco e... un fiorentino (è stata la sorpresa più grande della mia vita) con del carburo e dell'acqua per l'acetilene. Già ci davano per dispersi. Marco e Danilo con il fiorentino escono, rimaniamo noi tre con Andrea. E' la fine: ogni pozzo 10 minuti di battute e 5 per riprendersi dalle risate. Quando usciamo io e Andrea abbiamo la pancia in mano, ma Lelo non ci risparmia: dopo essersi guardato un po', scrollato di dosso un po' di fango, esclama: "ma adesso come faccio a dire a mia figlia: non andar sul dondolo che ti fai male, non ti sdraiare per terra che ti sporchi. Mo' guarda te che roba".
E' stata ricostruita l'alleanza dell'Asse e ci vuole il brindisi. Il vino non manca. Ci aveva pensato il previdente Righi di Faenza. Brindisi che io, Marco e Danilo prolungheremo fino a... Savona, almeno mi pare fosse Savona!
Dario Neirotti
12. Operazioni del 30 maggio
Si fanno tre punte, una nelle gallerie scoperte da Badino a -370, una nella galleria oltre il pozzo che la sbarra dopo 300 metri e nella parte -320 delle gallerie dell'OM, (v. al paragrafo 13), e la terza nella galleria scoperta 15 giorni addietro da Giorgetto e Piergiorgio (v. al paragrafo 14). Sono stati scoperti altri 500 metri di gallerie con numerosissime prosecuzioni; nelle gallerie dell'OM si è arrivati dopo gallerie vergini in punti già esplorati. Si sono fatte foto e battute esterne.
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13. La punta Neirotti -Righi -Cerdino-Vigna
Rieccomi all'ingresso del Fighiera! Questa volta sono con Meo Vigna, Righi di Faenza e Alberto di Genova. La nostra destinazione: le gallerie dell'OM, al fondo ramo a sinistra.
Come al solito, il posto è gigantesco e intersecato da altre gallerie: un vero casino! Giriamo come trottole: Righi e Meo guardano un pozzo sui 25, stoppo. Alberto e io un altro ramo. Pozzo. Stiamo, per armare quando Alberto tira una bestemmia con tale rigore che quasi ci sto male: c'è già uno spit. Al diavolo! Dove siamo finiti? Risaliamo dai compagni e assieme ritorniamo nella "galleria" di -250 (Shangrillat) .
A questo punto si impone una scelta: esplorare una delle numerose prosecuzioni lungo la galleria principale, oppure proseguire l'esplorazione alla "galleria" per cercare di scoprire la provenienza della forte corrente d'aria che percorre tutta la grotta. In breve tempo raggiungiamo il termine, sbarrato da un pozzo di 15 m; decidiamo di attraversarlo sulla sinistra con una delicata traversata. Il "gattospeleo" Righi passa per primo e arma con una corda fissa. Lo spettacolo che ci attende al di là ci ripaga sicuramente delle fatiche fin qui sopportate. La galleria è enorme, la percorriamo di corsa, occhi sbarrati. Impossibile cogliere tutte le bellezze del luogo; siamo tutti presi dall'entusiasmo.
Una decina di pozzi intersecano e scendono sotto la galleria, uno pare addirittura da 70. Anche noi, come fecero i 3 dell'OM, facciamo TILT. Roba da Apuane!
Dario Neirotti
14. A -574
Per arrivare all'organigramma si era dovuto discutere molto, soprattutto con Lucien che voleva un "paquet" di punta fortissimo e quindi Dedé con lui. La squadra 1 entra a mezzogiorno e mezzo, la 2 un'ora dopo. Noi cinque della 2 stiamo perfettamente e in un'ora e un quarto siamo alla galleria di -240, insistiamo per la facile e inclinatissima galleria Corno sinistro di Belzebù e giunti sull'inesplorato pozzo da 30 vediamo in fondo Lucien e gli altri che sono ancora in cammino verso il loro obiettivo. Grandi urla. Decidiamo, visto che è evidentemente questa la volontà del Visconte, di unire la squadra e mentre loro disarmano la loro ritirata noi armiamo la nostra. Lucien si prodiga a dare buoni consigli a Dedé sullo spit da mettere in alto, e va a finire che il sottoscritto scendendo in discensore, togliendo lo spit di frazionamento troppo basso, per permettere a Giorgio di piazzarne un altro, arriva in fondo al pozzo con la corda tagliata in alto per più di metà. Da qui il nome: Pozzo dell'Asino Ragliatore di Buoni Consigli. Quando siamo tutti sotto, la squadra 1 è già scomparsa dall'intricatissimo labirinto delle Gallerie di Anubis. Finalmente li becchiamo che scendono un saltone (dove si era fermato Giovanni) di 30+20 (pozzo Tridente di Shiva). In una breve galleria che unisce questo pozzo con un altro che Lucien e Alex stanno spittando, ululando come lupi e col coltello tra i denti avvengono folli sorpassi che vedono le discese del seguente pozzo 35+10 nell'ordine Lucien, Giovanni, Giorgio, Alex, io e Dedé, poi Aldo ci copre la ritirata piantando un bello spit à metà salto ed evitando
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così una lama di coltello (pozzo di Thugs). Siamo ora su una piattaforma con due possibilità. Lucien scende a sinistra e dopo 13 metri trova stoppo. Giorgio ed io ci buttiamo sulla destra e con una bella arrampicata scendiamo sull'orlo di un salto da 10 con sul fondo un torrentello. Attacco naturale e scendo sino al torrente che tira circa un pitale al secondo (fiume Pital). Aldo metterà poi uno spit migliore. Sempre ululando (siamo oltre i -500) scendiamo due cascate. Poi siamo sopra un gran pozzo bagnatissimo. Mangiamo qualcosa. Ci raggiungono Rodolfo, Marco, Aldo e Erica. Dedé arma sull'atletico e scende una decina di metri su un terrazzino sotto cascata. Risale fradicio. Giovanni con un salto a pendolo riesce a tirarsi su una proboscide di roccia da cui si può scendere all'asciutto, Lucien lo segue. Viene armato il salto successivo con 40 metri di corda. Scendono i due, mentre io e Giorgio scendiamo il primo pozzo di questo salto a strati verticali coperto d'acqua e nebbia (ricorda il Lovercraft dell'Omega 5 ma con acqua). Mentre scendo verso il fondo, Lucien grida che stoppa tutto. Li raggiungo, una fessura impossibile drena il Pital, cerchiamo tutti e quattro prosecuzioni alle varie altezze del Salto di Yama senza fortuna. Giovanni e Lucien oltrepassano la fessura più tremenda e pericolosa che esista sottoterra (passaggio di D6). (D7 è quando uno da sopra fa pipì e l'altro risale come un salmone). (D sta per demenza).
Si risale. Il fondo del Salto di Yama è a -574. Speleologi definiti più di una volta come finiti, Giorgio, io, Alex, Rodolfo... stanno benissimo carne è costume nell'Abisso Fighiera in cui le punte le fanno gli ultra-centenari e le leggende della speleologia italiana (se non mangi l'omogeneizzato chiamo Lelo e Pasini che ti mettono nel sacco da punta e ti portano in Preta, mi dicevano da Piccolo sul Marguareis).G iovanni, Lucien e Dedé esplorano vicini al punto in cui sorge da fessura il Pital un meandro fossile che dopo due pozzi da 10 e due da 20 si stoppa in fessura (-540 circa). Marco, Giorgio, Rodolfo ed io li aspettiamo sopra il pozzo del Tridente di Shiva dove esploriamo un meandro largo che risale sino a trovare due sprofondamenti, il secondo ancora inesplorato e molto promettente (meandro di Aragorn). Riunitici con i tre esploriamo poi altre diramazioni e vediamo un bel pozzo sui 10-15 m molto promettente pure lui. Lucien e Giovanni vanno poi a vedere un'altra fessura, mentre noi preferiamo dare un'altra occhiata al Corno Sinistro di Belzebù a -240. Ci riuniamo in galleria sotto il p.18 dove campeggia la scritta VOTA GSP (fatta probabilmente per il noto concorso di bellezza che si svolge annualmente nel Corchia). Risaliamo un po' assonnati, ma così veloci che ci stupiamo di come sono cambiati i tempi, i mezzi di esplorazione e il nostro stato di forma. Usciamo a mezzogiorno dopo 22 ore e mezza di grotta sotto un bel sole, vino, pollame, e amorevolissime braccia che levano le tute fradicie.
Abisso Fighiera -574. Al 14° posto in Italia tra lo Straldi e il Gaché. E' la quarta profondità esplorata dal GSP che così porta a 7 i "suoi" abissi oltre i -500. L'asse-storto Toulon-Nizza-Torino-Bologna-Faenza funziona perfettamente e il Fighiera scenderà ancora, molto, molto di più.
Andrea Gobetti
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N.B. Il rilievo è già di 2,5 km e almeno altri 1,5 km sono già esplorati e da rilevare. Tutto dal 19 marzo al 30 maggio. Mica male no?
15. Nota storica
Al Fighiera la punta del 15-16 maggio potrebbe essere considerata una cosa di altri tempi, vista la presenza in maggioranza (6 a 4) di elementi con più di 10 anni di speleologia e di nomi ormai che si cercavano solo più tra gli annali in caso di rievocazioni in costume della prima discesa della Preta, dell'esplorazione del Bifurto per dilettare i figli degli speleo. Quello che ha stupito il mondo è stato il ritorno di Giancarlo Pasini detto El Paso, per una punta con sole corde a distanza di 10 anni dal suo ultimo abisso (abisso Saracco, agosto '66); suo compagno anche stavolta è stato Lelo Pavanello. Questo potrebbe significare che le timide prove di un nuovo modo di andare in grotta, più libero, più vicino al "6° modo" di Beppe, e alla grande amicizia Bologna-Torino-Faenza degli anni 60, sta dando i suoi frutti. Una speleologia libera da problemi geografici (insieme al GSP al Fighiera hanno lavorato elementi di ben 5 gruppi) che può tornare ad entusiasmare quelli che la fanno e l'hanno fatta per il grande piacere di andare in grotta a vivere in una maniera diversa, parlando anche di cose che non siano solo SPIT e metri e attacchi.
A quando il ritorno di Gecchele? E, perché no, di Dematteis?
L'unica cosa che deve temere il ritorno dei Dinosauri per i calcari d'Italia è la FIE con la sua brutta abitudine di denunciare speleologi. Perché certa gente è vecchia abbastanza da non sopportare di pagare il biglietto per visitare la Preta che ha esplorato, e da sapere storielle allegre sui nuovi paladini del mondo sotterraneo. E se sono vecchi, sono cattivi.
Andrea Gobetti
16. Cronologia delle operazioni al Fighiera
19-20-21 marzo 1976. Il 19 si fanno battute nella zona dell'entrata bassa del Corchia. Giovanni Badino, Giorgio e Laura Baldracco, Lorenzo Brunasso, Piergiorgio Doppioni, Andrea Gobetti, Adalberto Longhetto, Erica Morganti, Lella Pia, Avanzini. Il 20 si forza l'abisso Fighiera e il 21 lo si esplora sino a -70 (Badino, Baldracco, Doppioni. Longhetto, Avanzini).
3-4 aprile. La prima punta (Badino, Danilo Coral, Marco Perello, Avanzini) esplora in 18 ore sino sul p. 18 a -240. La seconda (Baldracco e Doppioni ) scopre la galleria di -240 (12 ore). Fanno foto a -100 Longhetto, Gobetti, Dario Neirotti e Simonetta. In battuta esterna vanno poi tutti, più Lorenzo Brunasso, A. Argnani e Barbera del GSF-CAI-Enal di Faenza, Pia.
17-18-19 aprile. Badino e Avanzini rilavano fino alla galleria (20 ore) e fanno punta sul p. 50+20 dell'OM a -350 (17 ore). Baldracco, Brunasso e Gobetti esplorano la galleria dell'OM sino a -300 (12 ore). Perello, Meo Vigna, Giuliano Villa e Roberto Berger, più Coral (espl. p.10 della galleria) e Morganti, rilevano la galleria di -240 e fanno foto. In battuta Morganti, Doppioni, Pia, Simonetta, Emy, Laura, Piero più gli altri. Doppioni trova l'ingresso (da disostruire) della grotta della Mamma; il giorno successivo Baldracco, Doppioni, Pia completano la disostruzione ed effettuano l'esplorazione fino a circa -120, a continuare.
1-2 maggio. Badino, Barbera (Faenza) e Lucien rilevano e scendono a -386 (24 ore). Brunasso, Gobetti, Dedè, più Lusa e Argnani (Faenza) rilevano e esplorano sino a -380 (20 ore, + Giorgio e Christian malati). Squadra foto a -200: Longhetto, Villa, Garelli, Doppioni, Pia, Simonetta (Faenza), Enzo, Neirotti, Claudio.
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14-15 maggio. Punta oltre i -400: Baldracco, Coral, Doppioni e Neirotti, più Farolfi e Milazzo di Faenza, Pavanello e Pasini di Bologna (15-20 ore). Alla grotta della Mamma (-180): Gobetti e Perello, più aiuto recupero Fighiera (12+3), più Gabriele del GS Fiorentino, più Pia, Cattelan, e Righi di Faenza.
30 Maggio. Punta nelle gallerie scoperte da Giovanni a -370: Badino, Lucien Beranger, Alex, Avanzini, Morganti. Punta nella galleria scoperta da Baldracco e Doppioni il 15 maggio: Baldracco, Perello, Farolfi (Faenza), Dedé Depallens (CMS), Gobetti. Punta nella galleria oltre il pozzo che la sbarra a 300 metri, e nella parte -320 della galleria dell'OM; Cardino, Neirotti , Righi, Vigna. Fatte foto a -240 (Villa e Alberto Lupo) e a -350 (Lusa e Alessandri di Faenza). Battuta esterna e trovati due buchi soffianti nuovi (Laura e Yvette).
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la grotta della Mamma
Un vecchio proverbio dice: chi cerca trova. Io dico: trova chi sa cercare. Spaccature soffianti ce n'erano tante, tutte stoppe. Quella, oltre che essere stoppa, soffiava anche poco o niente. E allora? Allora era "bien placé", per cui scavando il giusto la corrente d'aria aumenta, il sasso rotola, lo spostamento d'aria aiuta e si entra nel buco: Pier Giorgio Baldracco, Erica Pia ed io. Gocciola la neve in fusione all'esterno e penetra nei nostri colli con particolare godimento di Pier Giorgio che ha solo una maglietta leggera sotto la tuta.
Lascio a chi si è divertito nella seconda esplorazione il piacere di descrivere questa a me simpatica cavità. Per il resto mi pare inutile spiegare perché mi è piaciuto chiamare così quella grotta, ogni speleologo passato da Levigliani lo capirà facilmente.
Piergiorgio Doppioni
Scoperta da Piergiorgio Doppioni e allargata da Giorgio Baldracco, la grotta viene esplorata sino a -80 dai due più Lella Pia a Pasqua con una serie dì arrampicate molto spettacolari che fanno guadagnare tutto il dislivello senza dover usare un solo metro di corda. La galleria poi si dirama e la cosa più interessante è una "buca da lettere" che dovrebbe permettere di superare la frana che occlude la galleria principale. Data la corrente d'aria e la posizione, il nuovo buco potrebbe essere utilissimo come entrata inferiore dell'abisso Fighiera, e questo fa muovere il 15 aprile alla sua volta Marco Perello, Andrea Gobetti e Vincenzo Righi di Faenza. Vincenzo però non ce la fa a passare nella micidiale fessura "Baldrake" neanche nudo come Barbara Bouchet. A -80 i due superano la buca da lettere, scendono 30 metri di pozzetti in arrampicata e quindi un pozzo da 50 metri in cui (nota tecnica) tutti i frazionamenti e gli attacchi per la corda (meno uno) si fanno su ottime lame di calcare. Il pozzo è dedicato alla memoria di Ulrike Meinhof. Al fondo però uno scivolo argilloso porta in una fessura tra scisti impraticabile (-170).
Durante la risalita del pozzo, con numerose pendolate vengono raggiunte finestre che danno adito a brevi prosecuzioni, con tiraggio d'aria (a differenza del fondo), ma chiuse da strettoie impraticabili senza lunga disostruzione. Solo a 15 metri dall'orlo del pozzo si entra nel buco buono che Marco, dopo un primo salto di 15 metri segue in arrampicata sino a fermarsi a -160 circa su un pozzo da 10 con forte corrente d'aria. La mancanza di luce fa retrocedere. La risalita in queste condizioni di nessun armamento da -115 a fuori é estremamente atletica e delicata per il livello speleologico, e con due sacchi in due ha richiesto davvero molta fatica e attenzione. (Occhio alla "buca da lettere"). Tempo dell'esplorazione ore 12 e mezza. Frazionamenti sul pozzo Meinhof: attacco a lama e a spuntone, -10 spit, -25 spuntone: poi traversata su cengia sino a due pilastrini (-32): prendere quello più lontano (fettuccia) per arrivare nel vuoto sino al fondo. Prosecuzione 5 metri sotto lo spit.
Andrea Gobetti
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integrale solitaria di Caracas !
Quanto sia demente l'idea di fare l'integrale di Caracas, cioè fare il fondo del sistema di Piaggia Bella entrando e uscendo dall'olimpico ingresso superiore, Caracas appunto, lo so solo adesso. Mi era venuta la scorsa estate quando feci la traversata Caracas-P.B. (vedi bollettino n. 57), via classica ma mai fatta in solitaria. Uscendo valutai l'integrale come cosa inumana specie a causa della quantità di materiale occorrente (550 m di corde, più armo, più carburo, più materiale di sopravvivenza) e dei posti dove bisognava trasportarlo: dall'ingresso a -200 il meandro è faticosissimo coi materiali grazie alla strettezza e alla scivolosità che lo caratterizzano. Ma il desiderio di fare la discesa ritornava sempre più spesso, insieme al ricordo delle difficoltà sempre più impreciso; poi a Toulon ci fu una chiacchierata con Dani Martinez che mi rivelò la tecnica di risalita "aux cordellettes", cioè come fare il Berger con una corda da cinquanta e un po' di cordino di rappello (la tecnica la spiego in altra parte del bollettino). Decisi che il fondo di PB, anzi di Caracas, si era avvicinato abbastanza: avrei armato tutto fino a -200 e superato il 45, la prima parte del pozzo da 120 e il resto fino al fondo con le "cordellettes". Ed è così che, accompagnato da Andrea e Walter, salgo al Marguareis venerdì 9 aprile: e l'indomani mattina, dopo una notte nel rifugio scosso da un vento terribile, entro; mi accompagnano tre sacchi mostruosi.
La grotta mi accoglie in maniera simpatica: al primo pozzo, dodici metri, la corda che butto giù non arriva e mentre sto constatandolo, appeso a tre metri dal fondo, casca una pietra dall'alto (da sola?) che mi centra perfettamente l'acetilene, spegnendolo. Attacco le jumar e risalgo pensando che se faccio in fretta raggiungo Andrea e Walter, che mi hanno accompagnato fino all'ingresso, prima che arrivino al rifugio. In cima però la stupidità ha il sopravvento, metto una corda più lunga e ridiscendo. Il trasporto dei tre sacchi nel meandro lungo, stretto, scivoloso e pericoloso è da incubo e non sto a raccontarlo. A -115 superati nove pozzetti controllo l'orologio che mi dice, scioccamente, che sono passati cinque minuti da quando sono entrato: non gli credo e lo abbandono, guasto. Poi un venticinque, un quindici, altri pozzetti stretti: sul quindicesimo scopro che ho finito le corde corte e che quindi va a pallino la decisione di utilizzare armamento fisso fino al salto da 45 m. Cordelletto (voce del verbo cordellettare, cioè utilizzare cordellettes) e scendo. Quarantacinque: traverso alto sul pozzo per tre o quattro viscidi metri, metto uno spit, sistemo (accuratamente) corda e cordino, e scendo; a dieci metri dal fondo c'è Gordio, un garbuglio pazzo fra la corda da sessanta e tre parsec di cordino da rappello. Lo riesco a sconfiggere dopo una dura, sospesa lotta e guadagno il fondo: e lì scopro che devo quasi appendermi al cordino per far scendere la corda. Provo, una, due, tre volte sempre con lo stesso risultato: allora decido che è tempo di risalire, mi attacco alla corda ma cambio ancora idea, recupero faticosamente la corda e continuo. Quaranta, accidentato, metto una corda fissa, poi il centoventi. Ne scendo i primi dieci metri su quello che avanza dal quaranta superiore, metto un altro spit e scendo fino a -65 m.
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La corda scende, dura ma scende: la fisso (non la utilizzerò più perché i pozzi successivi sono più brevi e ho con me altre due corde corte "trattate" per le cordellettes) e scendo i restanti 55 m. Base, imbocco il meandrino, ormai ho solo un sacco, sostanzioso ma unico. Ancora un venti (corda fissa) e sono nel torrente dei Piedi Umidi.
Ripenso all'emozione che avevo provato quando, l'estate scorsa, mentre facevo la traversata, avevo trovato l'acqua del torrente colorata dalla fluorescina che avevo immerso il giorno, prima nella Gola del Visconte. Adesso invece l'acqua è limpidissima e la seguo per le innumerevoli arrampicate, cascate, saltini, vie fossili che sono il chilometro dei Piedi Umidi: e poi sono alla Confluenza.
Continuo a seguire la galleria verso la Tirolese poi verso la sala Paris-Côte d'Azur: in fondo a questa un pozzo da dieci, uno da venti, poi gallerie, una frana enorme, ancora il torrente ed eccomi al Fin, a -600. Nei resti del campo estivo trovo due preziosissimi fluocaptori: una delle ragioni della discesa era proprio quella di piazzarne nell'affluente del canyon Torino, al fondo, ma al rifugio non li avevo trovati. Continuo ancora insieme al torrente, ingrossato molto dal disgelo, per ore lungo quest'ultimo tratto decisamente impegnativo. Pozzo su pozzo, tutti con cascate che si precipitano dentro riempiendo l'aria di acqua nebulizzata e di un fragore tremendo. L'ingresso di Caracas è molto lontano adesso, e collegato a me da esilissimi cordini azzurri. Raggiungo le cascate Capello dove il torrente cade di 25 m con un terrazzo, un lago, a metà. Quando tre anni fa le avevo scese, la scala passava contro parete a filo della cascata e ci si bagnava la spalla sinistra: adesso il torrente è così in piena che la cascata salta in avanti lasciando fra la roccia e il tubo d'acqua spazio sufficiente per starci. Armo l'ultimo salto, da dodici anche quello, scendo e anche qui, come sul primo, la corda non arriva; risalgo sotto gli spruzzi, rifaccio l'armo aggiungendo della fettuccia e scendo finalmente nel canyon Torino. La galleria è finalmente in piano e, soprattutto, è finalmente silenziosa: viaggio con calma assaporando questa meravigliosa, perfetta solitudine. Poi sono al sifone dove le due pareti, che iniziano lontanissimo, sul fianco del rilievo roccioso che chiamiamo panettone di Caracas, si incontrano: la galleria continua sott'acqua, nera. Sono a quasi settecento di profondità a conclusione di una discesa che non molto tempo fa, ritenevo inaffrontabile. Ma non riesco a sentirmi trionfante, neppure vittorioso: la sensazione è indescrivibile, la cosa più prossima è l'impressione di essere un ospite di questo universo sotterraneo. Ma non concettualizziamo. Sempre quietamente torno indietro fino all'affluente e, accuratamente, piazzo i fluocaptori, e poi risalgo. Inutile raccontare: pozzo su pozzo, le cordelettes funzionano perfettamente almeno su questi pozzi brevi. Le gallerie cominciano a ingigantirsi per il sonno e per la debolissima luce del mio acetilene; alla Confluenza sosto un'oretta a dormire. Mi chiedo se fuori tenteranno di aprire la dolina dell'ingresso inferiore, chiusa dalla neve: l'unico ingresso a questo mondo è alla cima dei quattrocento metri di pozzi di Caracas. Stranamente non mi viene voglia di salire lungo PB nonostante stanchezza e mani ferite, e ferite male, dai sacchi. Salgo lungo i Piedi Umidi in cui logicamente perdo la strada (non mi è ancora
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capitato una volta di prender le gallerie giuste al primo colpo). Il torrente è a portata normale al contrario del torrente di PB che, al fondo, era da vedere. Questo concordemente con Gubet (indovinare chi è Gubet) corrisponde al fatto che i Piedi Umidi prendono acqua soprattutto da abissi
alti dove ancora non è cominciato il disgelo. Salgo il venti che mi immette in Caracas, poi il cinquantacinque. Anche sul salto superiore le cordellette funzionano, dure ma funzionano. Da quando sono entrato e mi son trovato senza orologio, tento di valutare il tempo che passa: adesso dovrebbero essere venti ore, proprio il momento in cui, secondo le mie previsioni, fatte ottimistiche per ingannarmi, avrei dovuto essere fuori. Ad Andrea ho detto di preoccuparsi al primo pomeriggio e così com'è la faccenda prima delle cinque non sarò fuori. Superato il 120 tocca al 40 dalla mostruosa uscita (ho due sacchi appesi sotto, per buona misura), poi è il 45. Anche lì la corda sale non senza però regalarmi un tuffo al cuore a metà recupero: si blocca ma riparte subito. Il sonno e la stanchezza sono evaporati e sto forzando come un dannato per uscire in fretta: trascino i sacchi su per il 45 e gli altri pozzetti sopra, uno con le uscite più impestate dell'altro. Poi li mollo perché sto rimettendoci troppo tempo e corro verso l'esterno inghiottendo gli ultimi salti: le arrampicate che faccio diventerebbero classici della speleofollia se qualcuno le vedesse: spinto e protetto da non so quanti demoni salgo fino al condotto con il giorno dall'altra parte: poi esco, a ventotto ore dall'ingresso. Ancora un po' di barcollante cammino, e sono al rifugio con gli altri che hanno fatto un lavoro incredibile per aprirmi la fuga in basso. Poi ancora uno zaino da trascinare a valle (è tardi e non c'è tempo per riposare) e poi basta.
Esperienza inestimabile, forse la più bella, certo la più dura, da quando vado in grotta: l'integrale di Caracas (chissà la derivata) (°) è la grotta più difficile che abbia mai fatto; ma il fatto di riuscire da soli a fare una cosa che non è riuscita a squadre, nemmeno uscendo dal basso, è passato in secondo piano così come se la discesa sia stata di 689 o 37 o nove punto cinque in dieci alla quindici metri. Già è stupido misurare le grotte a metri, figuriamoci misurar le discese, a metri, specie se queste son fatte da un uomo solo: i discorsi di record li fanno, credendoci, solo gli stupidi che imprese non hanno mai fatto perché son solo capaci di parlarne. Così come se la discesa sia stata la prima o la quarantaquattresima. L'esperienza è sì fisica e tecnica, richiede allenamento estremamente rilevante, ma è soprattutto intellettuale; il fatto di farla per primi può cambiare qualcosa per la pubblicità (al posto di vedere il proprio nome scritto sul bollettino parrocchiale si può aspirare perfino al giornale regionale), per se stessi non cambia nulla. Ma forse un discorso come questo è, ai più, incomprensibile.
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Giovanni Badino |
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(°) N.d.A. - Bella, eh!
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tecniche limite:
le cordellettesLa tecnica delle cordellettes concettualmente è molto semplice: si tratta di lasciare nei pozzi solo dei cordini di richiamo messi doppi, coi quali recuperare una corda di servizio che ci si porta dietro. Questo in linea di principio: esaminiamo ora i dettagli.
fig. 1-2-3-4
I problemi che subito si presentano sono due: come esser sicuri che la corda salga e come bloccarla in alto tirandola su dal basso. Per risolvere il primo la corda va "trattata" su uno dei capi (sul capo A per fissare le idee) in una maniera che vedremo fra poco. Per risolvere il secondo invece legheremo un capo (C) del cordino al capo A della corda e tirando sul capo D del cordino la faremo salire: sul capo B della corda faremo un'asola e all'asola attaccheremo un moschettone e al moschettone lo stesso capo D del cordino. In alto il cordino sarà attaccato ad un anello di diametro sui 20-30 mm: noi recupereremo come nella figura 2, la corda passerà nell'anello come in figura 3 e infine il nodo si bloccherà contro l'anello, nel quale non riesce a passare, e noi potremo salire sul nodo incastrato. Bello, eh? E' più difficile spiegarlo che farlo. Il moschettone ci vuole, e a ghiera, per aumentare la sicurezza del complesso; e il cordino che gli è attaccato serve per poter manovrare un po' nel caso che la stessa si incastri. Per scendere si opera al contrario: si piazza l'anello, ci si infila un metro di corda, capo B, sul quale si fa un'asola nella quale si aggancia un moschettone e in quello un cordino di richiamo che, o si cala nel pozzo sperando non si incasini con la corda, o lo si svolge scendendo. Alla base attacchiamo al capo del fondo (A evidentemente) il cordino che abbiamo intenzione di lasciare ad armare il pozzo: tiriamo su quello legato al capo B e recuperiamo così la corda dal basso. E' bene che il cordino con cui facciamo il recupero dal basso (legato a B) non sia lo stesso che lasceremo nel
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pozzo: questo perché quest'ultimo è necessario di lunghezza doppia mentre il primo è sufficiente sia lungo come il pozzo; già tende ad annodarsi con una lunghezza semplice, figuriamoci doppia.
fig. 5
Vediamo come trattare il capo A della corda in modo che passi senza difficoltà l'anello. Si fa scorrere la calza su un capo in modo da mettere a nudo i fili interni: supponiamo che essi siano, per fissar le idee, quattro. Taglieremo il primo a venti centimetri dal capo, il secondo a quaranta, il terzo a cinquanta, il quarto a sessanta. Sui capi di queste anime interne della corda si fissa un pezzo di due-tre metri di cordino di rappello annodandolo al quarto, al terzo, al secondo, al primo come nella figura 5. Si deve aver cura che i trattini intermedi fra un nodo e l'altro siano ben tesi in modo che la trazione si distribuisca su tutte le anime interne: poi si fa scorrer la calza sopra il tutto e si cuce accuratissimamente con filo di nailon; avremo così una corda di 9 mm che diviene, su un capo, senza soluzione di continuità, un cordino da 2 mm.
Ho provato, con successo, a cucire una guaina in PVC proprio nel punto critico all'estremità della calza dove questa si congiunge al cordino: si evitano così sfilacciamenti. Ci sarebbero altri dettagli ma son più facili da scoprire che da spiegare.
Anelli: nella discesa di Caracas, dove ho usato per la prima volta questa tecnica, ho utilizzato i "MAILLON RAPIDE" da 6 e da 8 ottimi entrambi. C'è un ma: più piccolo è il diametro dei fili degli anelli, più grosse saranno le difficoltà a far passare i nodini di giunzione fra cordino e corda e maggiore sarà l'attrito di quest'ultima: in effetti i maillon rapid li ho usati solo su salti brevi: su quelli lunghi ho usato anelli in dural fatti su specifiche Badino dal Francisco, che ringrazio anche qui. Il diametro esterno è 50, l'interno 25; hanno funzionato in maniera entusiasmante. "Francisco" mi ha fatto anche un "anello" a forma di otto pure
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quello eccellente. Anche Petzl fa delle carrucole per questo uso, ma ne ho sentito parlar male da amici francesi: io comunque non le ho mai viste né provate. C'è da ricordare comunque che l'anello deve essere robusto perché tutto è completamente appeso a lui.
Ricordare che è una tecnica inadatta a pozzi lunghi: la lunghezza massima è funzione del tipo di pozzo e della corda che si usa ma il limite ragionevole mi sembra sui sessanta metri. L'armo deve essere perfetto e completamente in vuoto non solo per la sanità della corda mentre si risale, ma soprattutto per far salire la corda; è dunque una tecnica inadatta a pozzi che richiedano frazionamenti volanti.
Il cordino va evidentemente di nailon, sui due millimetri. Si potrebbe considerare il fatto che è meglio non regga il peso di una persona per evitare che uno, bloccato da una corda non salita, venga indotto nella tentazione di salirci sopra: ma uno che è sensibile a certe tentazioni è, secondo me, troppo stupido perché gli si dian consigli.
Ricordare di scendere con più di una corda "trattata" perché, se per caso rovinate l'unica che avete, non potete far l'asola per isolare il punto danneggiato e quindi dovete rimaner lì. Anche il portarsi giù l'occorrente per riparare il capo trattato nel caso si sfilacci, non è una cattiva idea.
Fondamentale: secondo me la tecnica è, se usata con criterio, priva di rischi mortali: il rischio, e quello c'è, e grosso, è di rimanere bloccati; se quindi decidete di provar l'emozione di armare i pozzi con il solo rappello, curate che ci sia qualcuno, fuori, che vi possa raggiungere eventualmente con la stessa tecnica.
Quella sopra descritta è una tecnica limite: è utile, a parer mio, solo in imprese disperate o in punte analoghe, dove sia critico anche un singolo sacco in più o in meno: ed è difficile trovare una situazione del genere. E' chiaro che non sarà mai una tecnica di utilizzo generale: adesso comunque si tratterà di vedere quali personaggi, e ci saranno certamente, per risparmiare un sacco in dieci si metteranno a fare i pagliacci con le cordellettes per poter dire che oramai loro non usano quasi più neanche le corde.
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Giovanni Badino |
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Recensioni
Guido Peano: Il fenomeno carsico nel Cuneese. Estratto da "Montagne Nostre" del CAI Cuneo, volume di 424 pag. con 40 tav. a colori fuori testo, 136 illustrazioni in nero, 34 grafici e 2 tavole ripiegate. Ed. Isti tuto Grafico Bertello, Borgo S. Dalmazzo 1975, L. 15.000.
Ci sembra doveroso intanto premettere due parole sul volume di cui il lavoro di Peano fa parte, edito nel centenario del CAI Cuneo. Va dato atto innanzitutto ai Cuneesi di non essere caduti nella facile tentazione di esporre i cento anni di vita della loro Sezione, ma di aver redatto una pregevolissima monografia della montagna cuneese nei suoi vari aspetti. La trattazione è un'opera collettiva stesa da 16 autori, con un discorso accessibile a tutti ma nello stesso tempo specialistico e competente. Dalla preistoria alla storia, dall'assetto socio-economico alle valli provenzali, dalla geologia alla morfologia e meteorologia, dalla flora e fauna ai parchi, dall'alpinismo allo scialpinismo, dall'architettura alpina alla speleologia: ogni capitolo meriterebbe una recensione a sé; il volume è riccamente illustrato e redatto con un taglio moderno, impegnato, in difesa dei valori della montagna e della funzione educativa e culturale del mondo alpino.
Il capitolo sul fenomeno carsico nel Cuneese è stato scritto da Guido Peano del GSAM CAI Cuneo; occupa oltre 40 pagine, con una quindicina di foto in nero (alcune a piena pagina) e 4 in tavole a colori, tutte del GSAM, e con le planimetrie delle grotte dell'Orso di Pamparato e di Bossea, le sezioni degli abissi Perdus e parte del Cappa, e uno schizzo della zona carsica del Marguareis. L'analisi è svolta settore per settore: Valle Po, spartiacque Varaita-Maira, spartiacque Stura-Maira, spartiacque Gesso-Vermenagna, il Monregalese, le Alpi Liguri; i due ultimi settori sono poi divisi in paragrafi riguardanti per il Monregalese i bacini dell'Ellero, del Maudagna e del Roburentello, mentre per le Alpi Liguri, essendo troppo lunga una trattazione completa, si sono esaminate una zona carsica d'alta montagna (le Carsene) e una di media montagna (la Val Corsaglia). Per Piaggia Bella si danno notizie in sintesi, ma è evidente l'attenzione di non sprecare il ristretto spazio illustrando una zona già ben conosciuta, preferendo dare giustamente più respiro alla zona meno nota delle Carsene. Molte grotte importanti sono ben descritte, con interessanti notizie sulla geologia e sull'idrologia e con molte ipotesi sui possibili collegamenti.
Se il nostro giudizio di speleologi è molto positivo, va notato peraltro che lettori non speleologi di cui abbiamo raccolto le impressioni hanno letto decisamente con interesse il capitolo di Peano; non è ciò dovuto soltanto all'appassionante citazione di tante scoperte nuove e di possibilità di collegamenti sotterranei, ma anche al fatto che la materia è stata presentata con rara chiarezza e non scritta per i soliti competenti.
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M.D. |
P.S. - Per i soci CAI il prezzo è scontato a L. 9.600.
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Giuseppe Dematteis: Contributo a una classificazione genetica delle forme carsiche sotterranee. Atti del Seminario di Speleogenesi, Varenna 5-8 ottobre 1972, pubblicati su Le Grotte d'Italia, Bologna 1975 , 13 pagine, 1 tab.
Riassumiamo il contenuto. Rilevata la mancanza di una classificazione morfogenetica generale delle forme carsiche ipogee, si propongono alcuni criteri per una ricerca sistematica volta alla loro precisa definizione. Tale definizione dovrà procedere dalle forme più semplici alle più complesse: forme elementari (individui morfologici risultanti da un unico meccanismo morfogenetico), forme complesse e forme composite (costituite dall'insieme di più forme semplici) .
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Pubblicazioni ricevute
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Atti del III Convegno Nazionale di speleologia - Chieti, 4-7 Agosto 1949. A cura di E. Burri. Chieti, 1975. (Gli atti, con ben venticinque anni sulle spalle, vengono alla luce solo adesso dopo una lunghissima serie di traversie). |
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10 anni sottoterra a cura dello Speleo Club Cagliari. (La prima parte del lavoro, oltre a presentare anno per anno un resoconto dell'attività del Gruppo, contiene un interessante studio sulla vita dell'uomo preistorico nelle grotte della Sardegna; nella seconda parte è redatto l'elenco catastale delle grotte dell'isola corredato di rilievi). |
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Mondo Sotterraneo a cura del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, 1974-75 (Leggende e tradizioni delle grotte dei Friuli e esperi menti di rabdomanzia). |
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F. Brunelli, B. Scammacca - Grotte vulcaniche di Sicilia (notizie catastali) G.G. Catania 1975. (Primo contributo ad una classificazione catastale e documentazione sulle grotte di origine vulcanica della Sicilia; vi sono descritte le prime 25 cavità con rilievi e foto, su un totale di 150 attualmente catastate). |
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G. Leoncavallo, M. Olivetti - L'esplorazione dell'abisso "E. Saracco" sul Marguareis. Estr. da "Atti del XI Congresso Naz. di Speleologia "Genova" '72 Memoria RSI, Como 1974. |
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A. Assorgia, L. Bentini, G. Leoncavallo - Note geomorfologiche e fenomeni carsici del supramonte di Urzulei, Orgosolo e Oliena (Nuoro, Sardegna Centro Orientale). Estr. da "Atti dell'XI Congresso Naz. di Speleologia" Genova 1972, Memoria XI di RSI, Como 1974. |
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A. Vanin - Appunti sulla morfologia della grotta Guglielmo. G.G. Milano |
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G. Leoncavallo, A. Pavanello - Ricerche speleologiche effettuate nel 1972-73 sul M.Canin (Friuli). |
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Speleorama - Università Popolare Sestrese - Speleo Club "G. Ribaldone" 1975. |
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J.Montoriol, J.De Mier - Estudio vulcano espeleologico de la Cueva del viento (Icod de los Vinos, Isla de Tenerife, Canarias). (E' questa una monografia sulla Cueva del Viento, Canarie, che con oltre 6 Km di sviluppo e -580 m di profondità si può considerare come la più estesa e profonda grotta di origine vulcanica attualmente conosciuta). |
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B. Maffeo - Inventario delle risorse idriche della provincia di Cuneo parte I^: le sorgenti della valle Stura di Demonte. |
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T. Tommasini - Osservazioni meteoriche eseguite nel 1975 nella grotta Gigante. Boll. della Staz: Meteorologica di Borg Grotta Gigante, Trieste. |
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G. Corrà - La Spluga della Preta, cinquant'anni di esplorazioni. Natura Alpina 2/1975 (un'opera di divulgazione generale sulla geologia e speleogenesi dell'Abisso, inoltre la cronistoria della conquista del fondo e delle principali ripetizioni fino alle più recenti tra cui quella effettuata da Badino su sole corde) . |
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G. Dematteis - Contributo ad una classificazione genetica delle forme carsiche sotterranee. - Estr. da "Le Grotte d'Italia" vol. IV 1973. L'autore propone alcuni criteri per una classificazione morfogeneti- |
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PERIODICI
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S.S.I. Notiziario - VI serie II n. 5/6 (Inserto sull'usura delle corde da alpinismo). |
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Speleo Quebec vol. 2 n.1/1975 (di "interessante", oltre ai soliti articoli tecnici sull'ultimo grido in fatto di impianti di illuminazione, i testi di un paio di "chansons speleos" aventi il pregio, a detta dell'Articolista; di risollevare il morale degli speleologi durante le esplorazioni (!); un esempio: "... un siphon, phon, phon/ trois petits speleonautes/ un siphon, phon, phon/ trois petites bulles et puis s'enfoncent ..." Peccato non sia riportata la musica! |
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Spelunca 1975 n. 4 (un elenco aggiornato di Courbone Chabert sulle cavità più profonde nel mondo. Alcune regole di base sulla sistematica zoologica. Un articolo sugli speleo-reportages) |
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CAI Sez. Napoli - Notiziario XXX 1/1976. |
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Deltion - Boll. Soc. Speleologica Greca vol. 3 1975. |
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Speleologia Emiliana n. 4/5 1975. |
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CAI Biella - Annuario 1975. |
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Orso Speleo Biellese - Gruppo Speleologico Biellese CAI n. I 1973 (E' questo il primo numero del nuovo bollettino del G.S.B. e vi appare una cronistoria dell'attività dei vari gruppi biellesi dagli anni sessanta al 1973). |
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N. 2 1974 (relazione dettagliata della "spedizione internazionale al Grouffre Berger" di due anni fa. Esplorazioni alla grotta delle Arenarie). |
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Spéléologie Boll. Club Martel 1975 n. 86 (Impiego di coordinate cartesiane o sferiche in topografia). N. 87, N. 88: in questo numero appare il resoconto del campo 1975 al Marguareis e della spedizione ai Pirenei). |
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Annales de Spéléologie 1975 tome XXX f. 3 (in particolare interessante uno studio sull'apparato sensoriale dei Trechini sotterranei. Realizzato un apparecchio che, tramite onde elettromagnetiche permette di localizzare gallerie sotterranee). |
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N.S.S. News vol. 33 n. 8 1975 (Novità: bussola a lettura "digitale" con clinometro incorporato). Vol. 33 n. 9, 1975. |
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Escursionismo F.I.E. 4/1975 e 1/1976. |
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Nase Jame 17/1975. |
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Il Grottesco - G.G.M. n.31/32 1973/74 (Regole fondamentali per la localizzazione di una cavità). N. 33/35 1974/75 (Note su alcune zone carsiche della Lombardia. Discensori e termodinamica, ossia come viene dissipata l'energia cinetica dello speleologo che scende con questo attrezzo. Novità: il 'Tripack" ovvero ombrello per salvataggi sotto cascata. Note elementari di sistematica zoologica: i Progenati (Artropodi). |
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L'Appennino, 1975 Nov.Dic.Notiz.GAI di Roma (Resoconto dell'operazione |
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di soccorso al Corchia nel Novembre 75), Genn. febb. 1976. |
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Speleologia Sarda G.S. Pio XI n. 16 1975 (Contributo alla conoscenza dei chirotteri della Sardegna). |
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The N.S.S. Bull. vol. 37 n. 3 1975 vol. 37 n. 4 1975. |
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Pro Natura Notiziario Ott. 1975, febb. 1976. |
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- Kobie Boll. G.S. Vizcaino n. 6 Bilbao 1975 (Venti anni di storia del Gruppo di Bilbao con note di archeologia, preistoria e speleologia). |
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- Der Schaz 17/1975. |
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Grottan 3/1975, 4/1975, 1/1976. |
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NSS News vol. 33 n. 10 1975 NSS News vol. 33 n. 11 1975 (come ottenere stampe in B.N. da diapositive). NSS News vol. 33 n. 12 1975 (Il ... Festival delle ballate speleo '75). |
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Speleo Flash n. 79 1975 n. 80/1975 n. 82/1975 n. 83/1975 n. 84/1975. |
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VII International Speleological Congress - Sheffield England I° Circolare. |
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B.C.R.A. II/1976 (Le maggiori esplorazioni nel mondo nel 75). |
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Speleobooks 1975/76 Catalog. |
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Speleobooks Caving Catalog 1975/76. |
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Notiziario Circolo Speleologico Romano XX n. 1-2 1975 (di P.M. Brignoli l'aggiunta alla pubblicazione del '72 sui ragni cavernicoli italiani. Inoltre di M.A. Bologna e C. Bonzano: la distribuzione e la sistematica dell'Hydromantes Italicus Dunn; l'area in studio comprende l'imperiese e si spinge fino alla val Tanaro. Un articolo su un nuovo tipo di argano a motore che utilizza corde speleo. Infine un articolo su un viaggio in India e accenni alle grotte dedicate al culto delle divinità). |
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Notiziario Speleologico Sardo Numero unico 1975. |
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Bollettino del G.S. Imperiese CAI 1975. |
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Speleologia Sarda n. 17 1976 (In otto pagine fittissime + rilievo viene fatto il resoconto dell'esplorazione, da parte delle forze congiunte di due Gruppi Speleo, dopo tentativi precedenti falliti, dell'abisso "Gasparro" di 169 metri con pozzi di 32, 52, 17 e 25 metri. L'impresa è stata portata felicemente a termine con una ventina di uomini impegnati in squadre d'appoggio esterna, interna, di rilievo, e punta, con appoggio di radio. Evidentemente il tempo delle superspedizioni non è ancora morto! E pensare che c'era chi criticava la nostra superspedizione in Piaggia Bella... Scherzi a parte, prosegue l'interessante studio di A. Berta sulla flora cavernicola; in questo numero sono di scena i batteri. |
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- Ceskoslovensky Kras 1974. |
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Speleologia Siciliana 1/1976. |
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U.I.S. Bull. 12/75. |
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Subterra 63/1975 (Dizionario di terminologia idrogeologica). Subterra 64/1975 (Speleologia in Algeria). |
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Bolletin de la Sociedad Venezolana de Espeleologia vol. 6 n. II 1975 (In questo numero: un panorama della Archeologia nel Venezuela e un aggiornamento al catasto venezuelano). |
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Le piccole Dolomiti, Numero unico 1974 CAI Vicenza. |
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Alpinismo Goriziano (Il Carso) CAI Gorizia n.2/1975, 3/1975, 4/1975,5/1975. |
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Die Höhle 4/1975 (Una "stazione di speleoterapia" per la cura dell'asma bronchiale è stata installata in una grotta della Bulgaria a 300 metri dall'ingresso). |
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Spravodaj Slovenskej Spel. 2/1975 (Vengono descritti strani imbraghi per la risalita su corde), 1/1975 e 3/1975. |
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Speleologia Veronese n. 7/1975 (Ancora superpolemiche sulla vicenda "Preta -FIE". Note sulla macrofoto in grotta). |
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NSS News Dic. 1975 e gen. 1976. |
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Il Carso "Gruppo Bertarelli" Gorizia Dic. 1974 e mag. 1974. |
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NSS Bull. vol. 38 n. I 1976 |
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Cavernes Soc. Suisse Spel. Dic. 1975 (Tecniche di risalita su corda. Salvataggio nella grotta di Petit Pré da -251 di uno speleo caduto da 25 m col discensore). Apr. 1976 (Altro incidente, questa volta un dilettante è scivolato durante un'opposizione, per 17 m). |
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Subterra Eq. Speleo Bruxelles n. 65 1975. |
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Grottes & Gouffres Speleo Club Paris n. 57 1975. |
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INDICE GENERALE DEL BOLLETTINO INTERNO "GROTTE" DEL GSP CAI-UGET DAL N. 35 (1968) AL N. 58 (1976), a cura di Giulia-no Villa. (L'Indice dal n. 1 al n. 34, a cura di M. Di Maio, è pubblicato sul n. 35).
(Il primo numero indica il bollettino, il secondo indica la pagina).
IDROLOGIA SOTTERRANEA E MORFOLOGIA:
Metodi per misurare le portate dei corsi d'acqua ipogei: 35/18 - Note di idrologia: misure di portata 36/33 - Esperienza di colorazione al Biecai 36/36 - Ricerche al Giaset 43/10 - Il garbo di Piancavallo, prime osservazioni 43/14 - Ricerche introduttive in alta val Maira 45/24 - Pigramente morfologizzando il Mongioie 45/19 - Il garb di Piancavallo 47/7 - Esperienza di colorazione in alta val Ellero 48/18 - Esplorazioni all'abisso Gruppetti 49/22 - Carsismo a Villarchiosso 50/18 - Primo esperimento sulla misura dell'aggressività delle acque 51/36 - Le esperienze coi fluocaptori 52/37 - L'idrologia nota, probabile e possibile del complesso di Piaggia Bella 55-56/12 - Le nuove scoperte a Rio Martino 55-56/23 - L'idrologia di Piaggia Bella 57/23 - Perché il Ferà mi fa godere (appunti geo-rnorfologici) 40/23 - V.V. e F.O. (condotti freatici e vadosi) 40/28.
ARTICOLI TECNICI
Un nuovo argano leggero 37/39 - Nuovi strumenti per topografia in grotta 38/22 - Una sonda elettrica 38/31 - Misure di concentrazione di CO2 39/36 - Un tappeto a rulli 41/24 - Nodi 41/26 - Nuove tecniche: l'autobloccante DRESSLER e il discensore 43/17 - Note tecniche: i nodi 44/10 - "Autoelevatore" con i DRESSLER 44/16 - Tecniche individuali nei pozzi: vantaggi e rischi 44/18 - l'uso dei bidoni in grotta 46/19 - Nuovi chiodi 46/19 - Note tecniche: lo SHUNT 48/20 - A proposito della risalita lungo le corde 51/34 - I materiali e le nuove tecniche 52/29 - Il magazzino 52/30 - Alla Preta con tecniche moderne 54/25 - A proposito di discensori 54/18 - Esperienze e conclusioni sulle JUMAR 55-56/36 - I gibbs 53/29 - Come migliorare l'efficienza dei fluocaptori 53/34.
SPELEOFISIOLOGIA E MEDICINA
Le ricerche di speleofisiologia 52/19 - Relazione medica (sul campo sotterraneo in Piaggia Bella realizzato nell'ambito della "Operazione P.B. '75" 57/18).
CAMPI
Campo estivo al Marguareis 36/16 - Esplorazioni in Sardegna 37/14 - Attività estiva in Sardegna 39/8 - Campo estivo 1970 al Mongioie 42/16 - Sardegna 1970 42/26 - Mongioie '71 45/4 -Marguareis '71 45/21 - Campo a Piaggia Bella 45/23 - Campo estivo a Piaggia Bella 1972 48/8 - Fine anno '72 in Sardegna 50/11 - Campo estivo a Piaggia Bella 51/7 - Il campo della Squadra Delta 51/16 - Campo alle Rocce Biecai 51/27 - Il campo alle Carsene 1974 54/8 - Operazione "pn.B. '75" 57/7.
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OSSERVAZIONI BIOLOGICHE
Salvare la PARABATHYSCIA DEMATTEISI 35/32 - Non si devono più inanellare i pipistrelli? 35/33 - Un'altra femmina di ITALAPHAENOPS 35/34 - Note biologiche 41/14 - Note biologiche 42/8 - I ragni delle grotte piemontesi 46/14 - Il contributo dato dal GSP al progresso della biospeleologia e delle scienze ad essa collegate 52/15 - Sardegna 1969: risultati biospeleologici 40/15 - Un nuovo trechino di Rossana 40/17.
ESPLORAZIONI
Le esplorazioni all'abisso Saracco 36/20 - Esplorazioni in Sardegna 37/14 - Montecucco -810 metri 39/15 - Spluga della preta 1969 39/27 - Esplorazione del pozzo di Antonio 42/6 - Spedizione belga alla Preta 42/11 - Ricerche al Giaset 43/10 - Il garbo di Piancavallo 43/13 - Il pozzo delle Scaglie 44/8 - L'A 20, abisso dei Gruppetti 45/10 - Tentativo all'abisso Volante 47/17 - Il garb di Piancavallo 47/7 - L'Omega 5 48/10 - Piaggia Bella '72 48/15 - Il pozzo della cascatella 48/16 - L'abisso del Solai 49/11 - Il chiodo di Piaggia Bella 49/13 - Il pozzo del Cuc dell'Elena 49/20 - Esplorazioni all'abisso Gruppetti 49/22 - I pozzi della zona Omega 49/28 - I lavori pasquali al Solai 50/14 - Lavori al C1 50/14 - La carsena di Viora 50/17 - La grotta del Serpente 50/19 - L'abisso di Deneb 51/12 - La via dei Montoneros 51/14 - Storia di una non giunzione: i Piedi Secchi 51 /19 - La Gola del Visconte 51/21 - L'abisso Pian Ballaur 51/24 - I pozzi della zona Omega 51/26 - L'abisso Straldi 51/31 - La preistoria del GSP 52/9 - Le esplorazioni (in venti anni) 52/14 - L'abisso dei Perdus 54/11- L'abisso di Rangipur 54/13 - Le nuove scoperte a Rio Martino 55-56/23 - Nuovo tentativo al Gaché 55-56/33 - Operazione "pn.B. '75" 57/7 - Tra amici da P.B. al Solai 57/14 - Traversata solitaria da Caracas al Pas 57/17 - Una discesa nella Grosshöhle-Hochlechenhöle 57/26 - Al Cappa con i francesi 57/27 - Mongioie 1971 45/5 - Abisso Straldi -545: 53/13 - Un tentativo al Jean Nouveau 53/14 - Ritorno al Gaché 53/16 - Il Ferà 53/18 - Il Garbo della Foce 53/21 - Speleologia nell'Altopiano di Asiago 53/24 - Osservazioni speleologiche in Nuova Guinea 53/26 - Speleologia nelle Dolomiti 40/18 - Vene: Terzo sifone 40/21 - Grotte della Val Grande di Vernante 40/25 - 4 grotte di Pianezza 40/27 - Il ramo nuovo di Caracas 58/15 - Speleologia nelle Montagne Rocciose canadesi 49/16.
FOTOGRAFIA E CINEMATOGRAFIA
Film in grotta: prove con lampade elettriche 35/27 - Film: operation cave rescue 35/31 - A proposito del fotolibro 38/35 - La pellicola KODAK 2475 43/20 - Fotografie didattiche di speleologia 50/28 - Cronaca del campo con il VIDEOTAPE 51/15 - La sezione fotografica 52/23 - L'attività cinematografica 52/27 - Nota fotografica (Operazione "pn.B.'75") 57/22 - L'uso del flash Polaroid Mod. 268 58/20.
PALEONTOLOGIA E PALETNOLOGIA
Paleopaletnologia e folclore 52/38.
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CORSI DI SPELEOLOGIA
Il 12° Corso di speleologia 35/10 - Un'impostazione nuova al 13° Corso di Speleologia 37/43 - Il punto sulle scuole di speleologia 38/12 - Scuole Nazionali di speleologia 37/11 - 13° Corso di speleologia 38/12 - Nuovo o vecchio corso? 38/18 - Scuola nazionale di speleologia: il I° Corso istruttori - 14° Corso di speleologia 41/7 - La situazione dei corsi di speleologia 42/32 - Il 6° Corso Nazionale 42/32 - Il Corso di Perugia 42/40 - Il 16° Corso di speleologia 47/12 - Il 17° Corso di speleologia 50/9 - Il "secondo corso" 50/9 - I Corsi di speleologia 52/35 - Il 18° corso di speleologia 54/17 - Il 18° Corso di speleologia 55-56/10.
CONGRESSI
X Congresso nazionale di speleologia 37/5 - IL II Convegno della Delegazione speleologica del C.N.S.A. 46/7 - Due riusciti incontri: Varenna e Genova 49/36 - Terzo Convegno della Delegazione speleologica (Cuneo) 51/3 - Il Convegno CNSA di Cuneo 53/11.
RECENSIONI
Commento al libro di Prando 36/39 - M. Luquet; La rabbia, la malattia trasmissibile all'uomo dai pipistrelli 37/51 - A. Martinotti: elenco sistematico e geografico della fauna cavernicola del Piemonte e della Valle d'Aosta 38/40 - A. Assorgia, L. Bentini: per la protezione e conservazione del patrimonio floristico e faunistico del "supramonte" (Nuoro) 44/22 - C. Balbiano: l'impiego del carbone attivato quale adsorbente della fluorescina nella circolazione idrica sotterranea 44/24 - V. Verole Bozzello: le grotte d'Italia 44/24 - F. Barbero: Omegna e il corso dello Strona 46/32 - F. Fedele: Monfenera, 50000 anni di preistoria nelle Alpi Piemontesi 46/32 - G. Dematteis: manuale di esplorazione sotterranea 48/23 - P.Renault: la formation des cavernes 48/23 - Boulanger: guide des cavernes touristiques de France 48/23 - A. Casale: visione d'insieme del complesso ecologico e faunistico della grotta del Bue Marino 49/38 - Sanna, Puddu, Bertolo: Su Mannau 49/38 - A.Gobetti: la speleologia 49/39 - Bögli: le Hölloch et son karst 49/40 - Castany: traité pratique des eaux souterraines 50/25 - Guerrini: andare per grotte 50/26 - P.Courbon: atlas des grands gouffres du monde 51/40 - P. Castello: il giacimento piombo baritico Trou des Romains 51/42 - M.Bouillon: la scoperta del mondo sotterraneo 54/21- E. Bauer mondo senza sole 54/21 - M. Donadei: cronache partigiane; la banda di V. Pesio 54/21 - L. Castellani: spedizione italo-polacca alla Spluga della Preta 54/22 - G. Novelli: impiego di sola corda nella esplorazione sotterranea 55-56/42 - M. Siffre = experience hors du temps 53/38 - F. Ricci Lucchi: sedimentografia 53/38 - F.Urbani: Carsos de Venezuela 53/39 - Nicol J.: Pays et paysage du calcaire: 53/3 9- S.C.S. "F.Costa": Rio Martino 53/40 - A. Gobetti: una esperienza speleologia 58/21 - F. Ragazzi, M. Di Maio: nella Bocca del Diavolo 58/21. 1° Numero del Notiziario dello Speleo Club Tanaro 55-56-/44 - G. Rossi-Osmida: le caverne e l'uomo 55-56/44 - A. Gobetti: alpinismo di profondità: la grotta di Piaggia Bella 57/30 - A.Casale: Note sui Carabidae: su alcune specie endogee e troglobie 53/37 - A.Casale, A.Vigna Taglianti: Due
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nuovi Duvalius delle Alpi Ligure e considerazioni sul gruppo dei Duvalius Carantii 53/37 - Colloque de LOUVAN (Belgio): strutture e funzioni degli organi sensoriali degli animali cavernicoli 53/37.
SOCCORSO
Sifone della Dragonera: superamento e soccorsi 36/8 - La squadra di Bologna 36/37 - Esercitazione di soccorso alla grotta delle Vene 37/14 - Soccorso speleologico: I° Convegno, Trieste 1969 41/20 - Esercitazione al Corchia 41/20 - L'incidente di Natale al Caracas 50/3 - Esercitazione a P.B. 55-56/4 - Il Convegno CNSA di Cuneo 53/11 - Il II Convegno della Delegazione speleologica del CNSA 46/7- La tragedia del Canin 40/2.
VARIE
Per chi vuole servirsi della Capanna 35/5 - Sezione subacquei 35/13 - Sifone della Dragonera: superamento e soccorsi 36/8 - Speleologia mexicana 36/47- Scuole nazionali di speleologia 37/21 - L'anidride carbonica in grotta 37/35 - A proposito della presenza di biossido di carbonio in alcune grotte del Sulcis (Sardegna meridionale) 37/35 - Robert de Joly 37/10 - Sei modi di andare in grotta 41/30 - I "Recuperanti" 42/13 - Introduzione al Mongioie 42/13 - La protezione delle grotte del Caudano 43/16 - In margine ai "sei modi di andare in grotta" di Dematteis 43/21 - Il "Mucchio Selvaggio" 43/23 - La monografia sul Monregalese 44/6 - Pigramente morfologizzando il Mongioie 45/18 - Nota sulla Voragine del Pizzo 45/26 - Una visita agli Scogli Neri 46/26 - Follia di un'estate di mezza grotta 46/29 - Osservazioni sul modo di andare in grotta 46/35 - Sandro Comino 46/34 - Una lettera sul Caracas 47/13 - Una visita al Fiume-Vento 50/16- All'Antro del Corchia 50/16 - Una visita alla Spiola 50/20 - A proposito di grotte profonde e di grotte lunghe 50/22 - Gli SPIT, i lupi e i puma del Pas 51/32 - Creac'h si arrampica sui vetri 51/43 - Bilancio di venti anni 52/3 - La preistoria del GSP 52/9 - La biblioteca 52/31 - La sezione sub 52/32 - Il bollettino "Grotte" 52/36 - Le pubblicazioni del GSP in 20 anni 52/43 - La via del Lupo 52/48 - Considerazioni sulla speleologia di ieri 52/49 - Ricordando Claude Fighiera 54/3 - Impressioni sulla Preta 55-56/31 - Alberto Rosso 57/3 - In due nella Preta in piena 57/24 - Osservazioni Speleologiche in Nuova Guinea 53/26 - Consuntivo '69 40/4 - Ricordando Eraldo 58/13 - Natale in Sardegna 58/18.
RILIEVI E SCHIZZI
Monte Cucco 39/20 - Sa Pigadura de Ogu 39/37 - Arma dei Grai 41/18 - Pozzo di Antonio 42/7 - Seirasso 42/18 - Cavità della zona "B" (Mongioie) 42/19-25 - Pozzo delle Scaglie 44/8 - Mongioie: zone A-B-D-E-F-G 45/4 - Grotta dell'Argilla DI 45/12 - Grotte E6-E9 45/13 - Grotta GI 45/14-15 - Grotta G8 45/16 - Grotta D2 45/17 - Mongioie 45/18 - Grotta nel massiccio di Rocca Bianca 45/25 - Il garb di Piancavallo 47/10 - Omega 5 48/12 - Pozzo della Cascatella 48/17 - L'abisso Gruppetti A20 49/24 - Zona Omega 49/28 - Pozzi della zona Omega 49/31-32-34 - Carsena di Viora 50/17 - Deneb 51/13 - Piedi Secchi 51/20 - Gola del Visconte 51/23 - C1, abisso di Pian Ballaur 51/25 - Caudano 51/39 - Schema idrografico del complesso di Piaggia
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Bella 55-56/14 - Schizzo del Ramo di Claude 57/16 - Grotta di Rio Borgosozzo 53/10 - Garbo della Foce 53/23 - Buso del Caldieron 53/25 - Pozzo 12 di Concenighe 40/19 - Höchlechen Grosshöhle 58/11.
GROTTE DEL PIEMONTE E VALLE D'AOSTA
A-0: 36/17, A-1: 36/18, A-11: 36/18, Antonio (pozzo): 42/6, Argilla (D-I): 45/8, A-3: 45/9, Alfa 16: 51/28, Alfa 14: 51/28.
Bossea: 36/2, 40/10, 52/21, Biecai: 36/36, B-1: 42/19, B-18:42/20, B-19: 42/20, B-20: 42/20, B-21: 42/20, B-22: 42/20, B-23: 42/20, B-24: 42/20, B-25: 42/20, B-8: 42/21, Pozzi zona B: 42/19-25, Borna d'i ciove: 46/11, 46/12, Borgosozzo (rio): 51/5, Butaù: 53/21.
Cravina (g. inf.): 36/5, Camoscere: 41/16,47/3, 40/10, 40/15, Caudano (sup. e inf.): 41/16, 48/41, 43/16, 47/3, 51/36, 52/22, Camoscere Bis 42/8, Cima di rocca bianca: 45/24, Cuc dell'Elena: 49/20, Caracas: 50/3, 57/17, 58/15, 58/16, C-1: 50/14, 51-24, Cappa: 55-56/3, 57/27, Combetta (cavità): 50/7,
Dragonera (g. sorgente): 36/8, 52/33, D-23: 36/18, Dossi (inf.): 39/3, D-2 45/9, Deneb: 51/12.
E-2: 45/9, E-6: 45/9, E-9: 45/9.
Fornaci: 35/32, 40/17, 46/11, 40/5, Ferà: 53/18, 40/4, 40/23, Fascette (gola): 48/7, Foce (Garbo): 53/21.
Gian Michlin (boira) 36/5, Giassera della Balma: 37/17, Grai (inf.): 41/17, 43/6, 45/2, 40/4,58/6, G-8: 45/9, Gruppetti: 45/10, 49/22, Gaché 53/16, 55-56/33, Gola del Visconte: 51/21, Gazzano inf. 44/5, K-2 (Carsene): 36/17.
Locuste (buco): 36/35, Lupo (sup.): 39/32, 52/48, Lupo (inf.) 53/21, Mondolè (balma): 37/11, Monregalese (aree carsiche): 44/6, Mongioie (area carsica): 45/5.
Orso (Ponte di Nava): 35/15, 41/5, 52/33, 44/4, Omega 5: 48/10, Pozzi della zona Omega: 49/28-35, Omega 31: 51/26, Orso (Pamparato): 52/12-13,
Pertus del chat: 36/5, Piaggia Bella (complesso): 36/17, 36/18, 47/13, 48/15, 49/13, 51/14, 51/15, 51/19, 51/32, 52/20, 52/48, 55-56/12, 55-56/35, 57/7, 57/17, 57/23, 53/21, 40/24, 40/28, 58/5, 58/9, 58/10, 58/15, Partigiani (Rossana): 36/35, 41/16, Pis Pesio: 47/3, Piedi Secchi: 51/19, Perdus: 54/11, Pugnetto: 49/9, Piccolo Ferà: 53/20, Pis Ellero: 40/4, Prufund del M. Balur: 40/13, Pianezza (grotte): 40/27,
Rio Martino: 36/33, 52/20, 52/33, 55-56/23, 58/2, Rangipur: 54/13,
Saracco: 36/16, 36/18, 36/20, Silardo (tana): 37/11, Sambughetto (balma): 39/2, Seirasso: 42/18, Straldi: 53/13, 51/31, 58/9, Solai: 49/11, 50/14, 57/14, 58/9, 58/10, Serpente (buco): 50/19, Scaglie (pozzo): 44/8, Taramburla: 35/15, Tranchero: 35/15, Trou Souffleur: 36/3, Tampa d'Paris: 38/8, Tumpi: 48/18,
Vene: 35/15, 36/33, 37/20, 42/4, 47/3, 48/18, 40/4, 40/21, Valenza (buco): 41/16, Volante: 48/17, Viora (carsena): 50/17, Vernante (g. della val grande di- ): 40/25.
LIGURIA
A. Pollera: 41/14, Scogli Neri: 46/26, Garbaz: 41/5, G. con sifone presso
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il Giogo di Toirano (?): 41/6, Buranco (pozzo): 42/4, Piancavallo (garbo) 40/4, 41/16, 43/13, 47/7.
LOMBARDIA
Bus del Tacoi: 37/12, Buco del Castello: 38/4, 51/4, Buco del Corno: 37 /11, 42/8, Buco del Frate: 42/8, Buco Budrio: 42/8, Prà di Rent: 42/8, Pizzo (voragine): 45/26, Guglielmo: 51/4, Tre Crocette: 44/5
VENETO, TRENTINO, FRIULI
Spluga della Preta: 35/34, 36/3, 42/11, 39/27, 54/15, 42/2, 55-56/31, 40/5, 57/24, 40/2, 40/15, 58/8, Gortani: 36/2, 37/9, 40/9, 43/5, 58/8, Torrione: 36/3, Spluga Carpene: 41/15, Davanzo: 49/6, 50/23, Genzianella: 49/6, 50/23, M.Pelato: 50/23, Comici: 50/24,58/18, 55-56/3, Vas; 52/33, Picciola: 55-56/3, Pozzo del Tronco: 53/24, Buso del Caldieron: 53/24, Pozzo L-2 di Cencenighe: 40/18, Pozzo L-7 di Cencenighe: 40/18, A-12 (Canin): 58/9.
EMILIA ROMAGNA
Calindri: 37/33; Spipola: 50/20.
TOSCANA
Colubraia: 39/2; Ribaldone: 42/3, 46/8; Corchia: 43/6, 41/22, 50/16; Abisso Bologna: 49/7; Simi: 49/7; Gorgoio (o Dordoio) 38/8; Buca grande di M. Pelato: 58/9.
MARCHE, UMBRIA, LAZIO
M. Cucco: 36/2, 38/4, 39/15, 55-56/3, 58/8; Chiocchio: 39/2; Fiume vento: 50/16.
ABRUZZI MOLISE
Pozzo della Neve: 58/9, 55-56/3.
SARDEGNA
Bue Marino: 52/33, 40/16, 39/14, 42/29, 42/30, 39/9; Codula Fuili: 40/16, 39/9; Inghiottitoio sopra Su Anzu: 40/16; Sa nurra de sas palumbas: 40/16, 40/15, 39/13, 42/29, 42/30; Arciprete: 40/15; Corallina: 40/15; S'Orcu 40/15; Su Anzu: 40/15, 37/18; Su Bentu: 40/15, 39/11; Sa Rutta e s'Edera: 40/4, 40/15, 40/16, 39/13, 42/30; Ovile Toddeittu: 37/15, 42/30; Pozzo M. Pira Roma: 37/16; Grutta 'e s'Acqua Gelada: 37/16; Crovassa de s'Acqua Gelada: 37/16; Pozzo Bacchitt'e moritis: 37/17; Pozzo Punta perdosa: 37/17; Pozzo Sa Landiri: 37/17; Diaclasi di S. Nicolò: 37/17; Su Mannau: 37/17; Sa fossa de sa pigadura de ogu: 39/36, 39/14, 37/18, 37/36, 37/37; S. Barbara: 37/19; Sa Grutta de Carta: 37/38; Sa fossa de Nuraghe Mannu: 37/38; Sa Fossa de S. Maria: 37/38; Pozza di Punta Cabaddaris: 39/9; Pisanu: 41/16, 42/29; Grotta 9° de iscala de Su Anzu: 42/30; Grotta nuova verso Bonnei: 42/30; Is Diavolus: 42/30; Is lames: 42/30; S. Pietro: 50/13; Golgo 58/18.
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GROTTE STRANIERE
Francia Port Miou: 37/8; Giaset: 37/12, 43/10, 42/16; Grotte presso il Giaset: 43/10; Marcel: 47/3; Chorum des Aiguilles: 48/5, 50/22; Cambon: 48/5, 50/22; Gouffre d'Aphanichè: 50/22; Scialet de Genieux: 50/22; Trou Victor: 50/22; Jean Nouveau: 53/14; Gouffre Georges: 40/9; Pierre S. Martin: 58/8; Trou Bernard: 58/8; Puits Francis: 58/8.
U.R.S.S. Ozernaja: 58/10.
Gran Bretagna Voragine di Sunset: 35/3.
Messico: Cacahuamilpa: 36/48; El Sotano: 50/22; S. Jeronimo: 36/48;
Iran Jhar parau: 46/9; Ghar Parau: 50/22.
Canada Castelguard: 49/18.
Spagna Sumidero de Cellagua: 50/22.
Marocco Kef Toghobeit: 50/22.
Iugoslavia Brezno Pod Gamsovo Glavico: 50/22; Poloska Iame: 58/8.
U.S.A. Mammoth Cave: 50/23; 58/10.
Brasile: Tapagem: 52/39.
Austria Grosshöhle Hochlechenhöhle: 57/16; 58/8; Platteneckeishöhle: 58/8.
Nuova Guinea Abisso Bibima: 53/26; Inghiottitoio Tombru: 53/27; Grotta di Biack: 53/28;
Polonia Sniezna: 40/9, 58/8.