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GROTTE

Anno 16° - numero 51 - maggio-agosto 1973

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

     SOMMARIO

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Notiziario

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Attività di campagna

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CAMPO ESTIVO A PIAGGIABELLA

 

       7  Relazione cronologica (D. Coral)

 

     12  L'abisso di Deneb (A. Gobetti)

 

     14  La via dei Montoneros (J. Toninelli)

 

     15  Cronaca del campo con il videotape (P.G. e G.T.)

 

     16  Il campo della squadra Delta (P.G. Baldracco)

 

     19  Storia di una non giunzione: i Piedi Secchi (P.G. Baldracco)

 

     21  La gola del Visconte (P.G. Doppioni)

 

     24  L'abisso del Pian Ballaur (C. Balbiano)

 

     26  I pozzi della zona omega (C. Balbiano)

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Campo alle rocce Biecai (A. Longhetto, U. Garelli)

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L'abisso Straldi (G. Badino)

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Gli spit, i Lupi e i Puma del Pas (A. Gobetti)

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Note tecniche: a proposito della risalita lungo le corde (G. Badino)

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Primo esperimento sulla misura dell'aggressività delle acque (C. Balbiano)

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Recensioni

 

 

 

REDAZIONE

Carlo BALBIANO

 

Piera BIOLINO

 

Marziano DI MAIO

 

 

STAMPA

LITO-MASTER

v. Sant'Antonio da Padova 12

 

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     Notiziario

 

Assemblea di metà anno GSP

     Il 15 giugno si è tenuta la consueta assemblea straordinaria di metà anno del GSP, con all'ordine del giorno l'elezione dei membri aderenti per il secondo semestre 1973, l'organizzazione dei campi estivi e varie.

     Sono stati eletti 16 nuovi aderenti e cioè Aurelio Amerio, Piera Costa, Oliviero Danni, Flavio Fassio, Luciana Gagliardi , Dario Manfrinati, Roberto Marocchesi, M. Micotti, Fabio Piovesana, Bruno Ravarino, Umberto Sansoè, Eraldo Savio, Massimo Serra, Roberto Siondino, Roberto Tabbia, Daniele Vigliocco.

 

Riunioni per la biblioteca

     Prima delle ferie estive si sono tenute ogni mercoledì in sede riunioni di lavoro per la biblioteca coordinate dal responsabile Sonnino.

 

A Cuneo il 3° Convegno della Delegazione speleologica

     Il 3° Convegno Nazionale della Delegazione speleologica del Corpo Naz. Soccorso Alpino si terrà a Cuneo dal 1° al 4 novembre, organizzato dai volontari cuneesi. La partecipazione è aperta a tutti ed è vivamente consigliabile non solo per quanto si potrà imparare sul soccorso e sulla prevenzione degli infortuni in grotta, ma anche per gli incontri e gli scambi di idee e di esperienze con speleologi dei migliori gruppi italiani. Volendo si può raggiungere Cuneo in treno al mattino e tornare a casa la sera, ma è anche possibile pernottare in camping con tenda propria; ad ogni modo chi desidera partecipare si rivolga per informazioni ai volontari del Soccorso.

     Contemporaneamente al Convegno si svolgerà, indetto dal GSAM CAI Cuneo, un Concorso Fotografico Nazionale di Speleologia, sul tema "speleologia e fenomeni carsici" (ambienti, la grotta e l'uomo, fauna e flora di grotta). Si può partecipare per le sezioni bianco e nero, color-print e diacolor nonché, fuori concorso, alla Mostra documentaria sui vandalismi e le deturpazioni.

 

Cena per i 10 anni della Preta

     Il 9 giugno si è festeggiata in un ristorante presso Faenza la ricorrenza del primo decennio del raggiungimento del fondo della Spluga della Preta, avvenuto il 10 luglio 1963 ad opera di uno sparuto ma agguerrito gruppo di speleologi di Bologna (GSB), Torino (GSP) e Faenza (GSCF), che ha condotto l'esplorazione compreso armo e disarmo in otto giorni di permanenza nell'abisso. Il vestiario di quegli irriducibili era a brandelli e per questo fu dato loro l'appellativo di "tute stracciate della Preta". A festeggiare il decennio si sono ritrovati le tute stracciate e gli speleologi che allora avevano collaborato all'im-

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presa (dei tre gruppi suddetti e del GS Emiliano di Modena), facendo onore alla buona tavola romagnola, vuotando un gran numero di bottiglie e rievocando allegramente la Preta. Tutto è stato organizzato, da par loro, dagli amici del GS Faentino CAI ENAL.

 

Sarà vietato cacciare troglobi?

     Un disegno di legge d'iniziativa dei senatori Spagnolli, Brosio, Terracini, Cifarelli, Dalvit, Balbo, Pinto, Berlanda, Gaudio, Follieri e Ferrari, Norme per la fauna selvatica italiana, all'art. 4 prevede che sia sempre proibito uccidere o catturare tutte le specie troglobie, pena ammenda da 50.000 a 400.000 lire e sequestro delle prede e dei mezzi di cattura. Non si fa cenno a quali classi appartengano queste specie troglobie, ma certo di vertebrati troglobi quasi non ve ne sono, e allora si sarà voluto intendere anche insetti, aracnidi, crostacei, ecc. ecc.?

 

Diminuisce la profondità di due abissi lombardi

     I milanesi del GGM annunciano che, al termine di coscienziosi rilevamenti topografici, le nuove profondità del Buco del Castello e della Grotta Guglielmo sono le seguenti:

     Buco del Castello 422 metri, anziché 520 (XXX Ottobre);

     Grotta Guglielmo 394 metri, anziché 452.

     Nella prima il GGM ha esplorato circa 1 km di rami nuovi, portando lo sviluppo a 1688 m; nella seconda la planimetria dà 1100 m.

     "Il Grottesco" n. 27 riporta anche le classifiche delle grotte lombarde. Quella delle profondità è la seguente: Buco del Castello 422, Grotta Guglielmo 394, abisso dei Campelli 383, Scondurava 302, Laca del Berù 231, Remeron 226, Laca del Betù 225, Tre Crocette 210, Caverna Zorro 210, Bus di Tacoi 206; seguono 20 cavità da 152 a 100 metri. Per lunghezza viene invece al primo posto la Laca di Sponcc 3465 m, seguita dal complesso carsico di Zelbio 2260, Buco della Volpe 2060, Buco del Castello 1688, Grotta Guglielmo 1200, Bus di Tacoi 1187.

 

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     Attività di campagna

6 maggio 1973 - Grotta di rio Borgosozzo (Ormea, CN). Esplorato un nuovo pozzo di 10 m seguito da un altro ancora di 10 m terminante con un lago-sifone. Cavità di circa 90 m di sviluppo e 28 di profondità, con belle concrezioni. Partecipanti: Badino, G. e L. Baldracco, Balbiano, Bonelli, Carpinteri, Coral, Gatta, Longhetto, Sonnino, Villa più alcuni ex-allievi e 4 amici francesi del CMS. (Una descrizione dettagliata di questa grotta verrà pubblicata prossimamente).

13 maggio - Abisso Omega 5 (Briga Alta, CN). Badino con Dédé e Jean-Paul del CMS hanno lavorato a disostruire; fatta traversata in alto sul p. 25 finale, che chiude in alto. Hanno invece lavorato presso la Capanna a preparare il riparo per il campo estivo M. Biolino, Bonelli, De Laurentiis e A. Gobetti.

20 maggio - Abisso Omega 5. Continuati i lavori di disostruzione, progredendo di 15 metri. Partec. Badino, G. e L. Baldracco, con Dédé, Jean Louis e Jean-Paul del CMS.

20 maggio - Esercitazione a carattere medico di pronto soccorso del 1° Gruppo, a Fiorano al Serio (BG). Partec. Bonelli e Coral.

22 maggio - Grotte del Bandito (Roaschia, CN). Rilievo topografico. Part. Micotti, Piovesana, Rizzi e Sonnino.

27 maggio - Abisso Omega 5. Tentativi di disostruzione al fondo ed esplorazione completa del Lovercraft (8 ore). Partec. Badino con francesi del CMS e Pinna del GS Savonese.

27 maggio - Trasporto di sale per far fondere la neve all'abisso Gaché, in preparazione di un tentativo del CMS. Partec. Coral, Doppioni, Gobetti, Micotti, Perello, Piovesana, Rizzi, Siondino, Sonnino.

3 giugno - Piaggia Bella (Briga Alta, CN). Scesi per un tratto nel Pas con scopi fotografici; Doppioni, Gatta, Pecorini, Sonnino.

10 giugno - Grotta del Caudano. Prelievo di campioni d'acqua per studi dell'aggressività. Partec. Badino e Balbiano.

17 giugno - Capanna Saracco Volante. Lavori di preparazione del riparo per il campo estivo. Partec. A. Gobetti, Garelli, De Laurentiis, Longhetto, Sonnino.

17 giugno - Esercitazione di soccorso a Pietra Ligure (SV). Partec. Baldracco, Bonelli, Coral e Gatta.

24 giugno - Abisso del Ferà (Briga Alta, CN). Ricerca di prosecuzioni tra l'ingresso e il pozzo di 20 m. Balbiano, Baldracco e Bonelli.

24 giugno - Garbo di Piancavallo (Cosio d'Arroscia, IM). Manfrinati, Micotti e Villa con scopi fotografici.

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30 giugno - Abisso del Ferà. Ulteriore ricerca di prosecuzioni e trovatane una sul vecchio fondo. Partec. Badino, Baldracco e Bonelli.

1-2 luglio - Zona Alfa (Alta Val d'Ellero, Roccaforte M., CN). Trasporto di materiali per il campo estivo ed esplorazione del pozzo Alfa 12. Partec. Garelli, Longhetto e Villa.

7-8 luglio - Abisso del Ferà. Proseguita l'esplorazione della nuova prosecuzione, disostruendo. Partec. Badino, Balbiano, Baldracco e Bonelli con Dédé, Maurice e Jean-Paul del CMS.

14-15 luglio - Marguareis. Battuta nella zona intorno al Colle dei Torinesi. Partec. Maggi e Sonnino .

Agosto: campi estivi. Vedi relazioni più avanti.

20-22 agosto - Carlo Balbiano ha partecipato al Corso per istruttori nazionali (tenuto a Trieste dal 19 al 26 agosto).

25-26 agosto - Ultimata l'esplorazione dell'abisso Deneb. Poi battuta in zona A da parte di Di Maio, A. Gobetti e Massimo, ed esplorazione del pozzo di Achernar profondo 35 metri.

 

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CAMPO ESTIVO A PIAGGIA BELLA

relazione cronologica

Sabato 28 luglio

     Nel pomeriggio partono da Torino Franco Lupano, Roberto Siondino, Danilo Coral con Adalberto Longhetto e Roberto Marocchesi.

Alla capanna Saracco-Volante incontrano Andrea Gobetti con l'amico Massimo di Torino (saliti Giovedì 26 luglio) e Aurelio Amerio e Beppone Maggi saliti in mattinata.

 

Domenica 29 luglio

     Nel mattino Beppone, Danilo e Roberto S., dopo un'escursione alla cima del Marguareis, esplorano il C 99, che però risulta chiuso dopo pochi metri, poi mentre Beppone riparte, gli altri due vanno al fondo del C3 (Piccolo Pas) per cercare eventuali prosecuzioni, ma sono arrestati da una fessura.

     Nel pomeriggio partono Longhetto e Marocchesi.

 

Lunedì 30 luglio

     Aurelio e Danilo scendono a Carnino a incontrarsi con i militari che con 6 muli porteranno al campo, l'indomani materiali e i viveri occorrenti.

Gli altri invece trovano dei pozzi poco sotto l'abisso Gaché e cioè l'A98, chiuso dopo breve tratto, e l'A99 che per ora non esplorano. Piove.

 

Martedì 31 luglio

     I muli, come i militari, Aurelio e Danilo salgono al campo, ma si dovrà effettuare un altro giro. Arriva e riparte Paolo Gobetti.

     Nel pomeriggio Andrea e Aurelio scendono nel B1 (o Pozzo del Campo). Poi Roberto, Massimo, Daniele e Aurelio vanno ad esplorare l'A99 che risulta profondo 15 metri e chiuso da uno spesso strato di neve.

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Mercoledì 1 agosto

     Arrivano nuovamente i muli con il resto del materiale.

     Prima discesa nella voragine di Piaggia Bella, avente per scopo il recupero dei materiali lasciati a -457 m (Fin 1954) durante la spedizione del dicembre '72.

     Una squadra composta da Andrea, Franco, Aurelio, Roberto e Danilo alle 12 entra in grotta. Verso le 17 si giunge tutti al Fin '54 e tosto viene iniziata la risalita con i 7 sacchi da punta. Tutto procede bene e alle 24 la squadra torna all'esterno.

Giovedì 2 agosto

     Riposo. Violenti pestaggi a base di karate e Wu-kung si susseguono a lanci di coltelli e altre scene di violenza degenere.

 

Venerdì 3 agosto

     Seconda discesa in Piaggia Bella.

     Entrano verso le 13 Franco, Roberto, Massimo, Danilo, Aurelio e Andrea e in breve tempo raggiungono la sala Paris-Côte d'Azur a quota -380 m (durante la discesa Aurelio e Danilo sbagliano strada e devono attraversare così i più impegnativi passaggi in frana) .

     Nella sala, Roberto, Andrea e Massimo tentano a mezzo di "spit" di raggiungere un'interessante finestra e giungono a tre metri da questa , dopo 12 metri di arrampicata.

     Franco, Aurelio e Danilo esplorano e rilevano una galleria ascendente (visitata in parte anni fa da Andrea e Beppe Dematteis) e scendono un pozzo inesplorato di 20 metri giungendo in una serie di gigantesche gallerie esplorate nel '53 dal Club Martel che sfociano presso la prima cascatella della tirolese (-385 m) .

     Iniziata la risalita, escono tutti verso le 3 di sabato 4 agosto e al rifugio trovano Marziano Di Maio, Marco Perello e Eraldo Savio, arrivati venerdì pomeriggio.

 

Sabato 4 agosto

     Marco e Andrea vanno in zona B a segnare dei pozzi, alcuni dei quali sono da esplorare e chiariscono un malinteso sul pozzo Cuneo che non si trova come molti credono, nella piana del Solai, ma bensì in zona B (B 14).

     Nel pomeriggio arrivano Paolo Gobetti (papà di Andrea), Renzo Gozzi, Giorgio Ferrando, Alberto Rosso e Anna.

     Franco, Aurelio e Roberto scendono a Ormea per comprare viveri e cose varie.

     Danilo, Marco ed Eraldo vanno a segnare una ventina di buchi in zona A.

     A sera arrivano John Toninelli e Piera Costa, Roberto Tabbia e Oliviero Danni.

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Domenica 5 agosto

     Marco, Eraldo e Roberto S. scendono il pozzo Cuneo sino a -40 m. Marziano e Andrea fanno il punto esterno di alcuni pozzi in zona B.

John, Danilo, Oliviero, Roberto T. e Massimo vanno a cercare il pozzo del Pettine, ma non lo trovano.

Trovano invece il C50 che potrebbe promettere qualcosa e ne forzano la strettoia a -15 m. C50: Bar-tabaccheria Cecchi. In serata partono Marziano, Renzo, Ferrando ed Eraldo.

Lunedì 6 agosto

     Marco, Roberto e Andrea scendono il pozzo Cuneo sino a -80 m arrestandosi davanti ad una strettoia insuperabile .

John, Massimo, Roberto T., Oliviero, Aurelio e Danilo ritornano al C50 per continuare i lavori di disostruzione. Danilo e Aurelio ritrovano il pozzo del Pettine e altri 4 pozzi (C51, C52, C53 e C54); l'ultimo sembra molto interessante.

A sera, seduta spiritica.

 

Martedì 7 agosto

     John, Marco, Piera, Roberto S. Aurelio, Andrea e Danilo vanno in zona C. La strettoia del C50 viene superata, ma però più avanti la grotta finisce. Roberto S. esplora il C52 e il C53, entrambi ostruiti dopo pochi metri.

     Marco, Danilo e Aurelio al C54 scendono un primo pozzo di 7 m, poi penetrano in un alto e stretto meandro giungendo sull'orlo di un nuovo pozzo nel calcare scuro.

     Lo scende Danilo: si tratta di un pozzo di 13 m, terribilmente stretto e purtroppo chiuso al fondo. Gli altri vanno invece al pozzo del Pettine per cercare di superare la strettoia a -60 m, senza purtroppo riuscirvi, almeno per ora.

 

Mercoledì 8 agosto

     Roberto S., Alberto, Andrea, Paolo, Roberto T. e Oliviero, scendono in Piaggia Bella per tentare di risalire un pozzo ascendente al Siphon Aval; vi riescono, ma tutto termina dopo neppure 15 m (via del Generale Ratti). Franco e Marco vanno ad Ormea per comperare viveri ecc .

 

Giovedì 9 agosto

Riposo.

 

Venerdì 10 agosto

     Parte Aurelio.

     Marco, Alberto, Roberto S. e Andrea scendono in Piaggia Bella per terminare la risalita alla finestra del salone Paris-Côte d'Azur (vedi 13 agosto).

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Oltre a questa vi è una galleria chiusa dopo 15 m che rilevano; escono dopo 16 ore di grotta.

     Danilo, Franco, Roberto T., John e Massimo vanno al Pozzo del Pettine.

     Verso sera arrivano Marziano Di Maio e alcuni cineoperatori amici di Paolo (Gianfranco, Paola, Marilena e Franca) .

 

Sabato 11 agosto

     Marco, Danilo e Roberto T., con Franco all'esterno, scendono nel pozzo del Pettine ma ancora una volta sono arrestati dalla fessura terminale. Andrea e Giovanni Badino (della squadra Delta) trovano un interessante pozzo lungo la conoide che dal Pian Ballaur scende all'abisso Jean Noir. Giovanni lo scende per 55 m arrestandosi sull'orlo di un nuovo pozzo per mancanza di scale.

 

Domenica 12 agosto

     Verso le 7 Paolo, Alberto, Roberto s. e Marziano scendono in Piaggia Bella per alcune riprese filmate, ma giunti al Siphon Aval devono immediatamente far ritorno per la caduta di Alberto dalla Via del Generale Ratti, ove era salito per recuperare una scala; rimane miracolosamente illeso dopo un "volo" di oltre 10 metri!

     Mentre risalgono incontrano una squadra composta da Roberto T. Andrea, John, Massimo e Danilo che vanno verso il Torrente dei Piedi Umidi; Marziano si aggrega a loro.

     John, Massimo e Andrea esplorano e rilevano in parte una grande galleria (via dei Montoneros) che si diparte poco distante dalla base dei pozzi di Caracas, mentre Marziano, Danilo e Roberto T., rilevano uno stretto meandro precedentemente esplorato ed esplorano una nuova galleria chiusa dopo qualche decina di metri.

     Alle 4,30 del 13 agosto si è tutti fuori, dopo 17 ore di grotta. Nel pomeriggio del 12 era partito Roberto Siondino.

 

Lunedì 13 agosto

     Al mattino riposo e scene di violenza idiota.

     Nel pomeriggio Marco, Roberto T., Oliviero, Massimo e Andrea scendono la grotta scoperta l'11 agosto; dopo il primo pozzo di 55 m, ne incontrano un altro di circa 50e dopo un breve meandro si arrestano per mancanza di scale su un nuovo pozzo valutato di 30 m.

     Arriva Roberto Marocchesi e partono Alberto e Anna.

 

Martedì 14 agosto

     In mattinata, Marziano e Paolo Gobetti con la sua troupe scendono in P.B. sino alla Sala Bianca. Marco e Danilo vanno a fare allenamento

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con scale e discensori al Caracas (un po' sbronzi però). A sera arriva Uccio Garelli con padre e fidanzata.

 

Mercoledì 15 agosto

     Una squadra composta da Massimo , Marco, Oliviero e Andrea scende alle 9,30 in Piaggia Bella per terminare l'esplorazione e il rilievo del le nuove vie dei Montoneros, il cui sviluppo in totale raggiunge i 330 m.

     Paolo G., Marziano e Danilo alle 9,15 entrano e scendono sino alla confluenza (-320 m) per riprese cinematografiche e risalgono filmando.

Alle 20 circa, vengono raggiunti in Sala Bessone da Beppe Dematteis (arrivato al campo nel pomeriggio), Roberto Marocchesi, John, Piera, Marilena, Paola e Gianfranco. Escono verso le 22 mentre gli altri escono verso l'una del 16 agosto. Riparte Uccio.

 

Giovedì 16 agosto

     Riposo. Arriva e riparte quasi immediatamente Beppone Maggi, reduce della Dalmazia.

     Marco, Danilo e Dédé del CMS vanno assieme a Gianfranco e Marilena nell'abisso a Caracas per riprese filmate di salita con scale e discese con discensori.

Nel pomeriggio partono Beppe, Paolo e la sua troupe, Roberto Marocchesi, John e Piera. Si stendono i rilievi delle nuove parti esplorate.

 

Venerdì 17 agosto

     Partono Marco, Marziano e Danilo.

     Oliviero collabora con quelli della squadra Delta per il disarmo della grotta dei Piedi Secchi.

 

Sabato 18 agosto

     Continua l'esplorazione dell'abisso scoperto l'11 agosto e denominato frattanto "abisso Deneb" (vedi articolo a pag. 12).

 

Domenica 19 agosto

     Fine del campo.

 

Danilo Coral

 

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l'abisso di Deneb

     160 metri da Jean Noir, 30 più basso di Caracas (+), l'abbiamo trottavo Giovanni Badino e io l'11 d'agosto. Fortuna, molta. Seduti su un mucchio di pietroni abbiamo infilato una pietra tra due di questi chiacchierando di astronomia e turismo, e dopo cinque secondi un tonfo lontano ci avvertiva che il Visconte ci voleva ancora nel Marguareis. Nella stessa giornata si rende accessibile l'entrata e nel vortice d'aria che il pozzo aspira, Giovanni s'inabissa; a 10 metri c'è un terrazzino e comincia il calcare bianco; poi un altro salto da 50 nel vuoto; il pozzo continua e Giovanni sale filmato e intervistato dalla troupe cinematografica e di "video-tape" che ci segue durante le nostre innominabili pratiche abissali.

     Altri buchi ci attirano e si torna al Deneb solo il 13 d'agosto. Massimo e Roberto Tabbia sono fuori a far sicura; cento metri di scale vengono attaccate a uno spit di Dédé su una lama pensile e il primo spezzone è la leggendaria "1 W", la più vecchia scala del GSP; più in basso una più moderna ha però 4 gradini storti e scivolati. Scendiamo Marco Perello, Oliviero Danni e io fino a- 60, di lì buttiamo 40 metri di scale nel pozzo successivo e scendo. Le scale bastano appena, il pozzo è bellissimo, tutto nel vuoto; a quota -100 parte un meandro alto e stretto; stop saluti e baci, risalgo. Sul pozzo da 50 si trova un po' lungo anche a causa delle scale scassate, ma anche il leggendario "Conte Olliver" schiumatore dei Piedi Umidi riesce a uscire dal budello.

     Il meandro lo si attacca in forze il penultimo giorno del campo, il 18 agosto. Siamo in 4 tutti non nuovi a esplorazioni sul Marguareis: Piergiorgio Baldracco, Claude, Dédé e il sempre vostro Jim Bowie. Il meandro è proprio stretto, sale e scende per una quarantina di metri con tre salti da dieci. Poi si apre un gran pozzo da 50 che viene spezzato in salti da 4, 10, 27, 12; sul fondo arriva un meandro con acqua affluente, ma non abbiamo più materiale: Claude e Dédé si arrestano su un pozzo sui 20 metri con partenza in strettoia.

     il 25 agosto di nuovo all'attacco: siamo, di nuovo Claude ed io più Maurice e Jean Paul. Claude forza la fessura e scende il pozzo inesplorato che è di 18 metri, poi scende ancora un po' e ci grida che l'abisso è finito chiuso in una strettoia terribile. Maurice deve fare il rilievo e scende fino in fondo; qui l'unico speleologo al mondo più magro di John si infila nella "innomable chatière" e la forza. Si ferma su un pozzo da 20 metri, colossale, largo almeno 100 dove la mano del Visconte indicherà ai prossimi esploratori la via per Piaggia Bella, ma bisogna allargare la terribile fessura; sarà per il prossimo anno; per il momento si disarma e mentre Claude e gli altri salgono veloci in Jumar con i sacchi in cintura, io trovo lungo solo far uscire la mia vecchia e stanca carogna.

Andrea alias Jim Bowie

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(+) Le coordinate dell'abisso sono state calcolate relativamente a quelle della grotta Jean Noir (vedi catasto) e risultano essere: 9737 9140 Q. 2250.

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Abisso Deneb - rilievo

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la via dei Montoneros

     Accompagnati fin sull'ingresso dai "Videotappisti", alle 11 del 12 agosto 1973, Andrea, Massimo, Danilo, Roberto T. e io entriamo nel Pas. Poco prima della sala Bianca incontriamo l'équipe incaricata delle riprese cinematografiche, che stava uscendo a causa di un incidente occorso a uno dei componenti: Rosso era infatti volato al siphon Aval dalla altezza di 10 metri sulla via del Generale Ratti e con una dannata fortuna aveva riportato soltanto una serie di ammaccature e un po' di schock. Il Marziano aggregato a loro invertiva la marcia e si univa a noi con destinazione "Piedi Umidi".

     Entrati nel ramo dei Piedi Umidi dopo una serie di manovre particolari per salvarsi dal bagno dei piedi, giungemmo fino al Sifone, io con un piede bagnato e uno asciutto. Mangiammo qualcosa, ripulimmo le lampade, dopo di che, tornando indietro lasciammo Marziano, Danilo e Roberto all'inizio di un meandro non ancora esplorato, col compito di eseguirne l'esplorazione e il rilievo.

     All'incirca una cinquantina di metri oltre, noi dovevamo vedere quella che sembrava l'imbocco di una galleria alta. I compiti erano così ripartiti: Massimo avrebbe ficcato il naso in ogni buco indicandoci la strada di volta in volta. Andrea e io avremmo fatto il rilievo. Questo ramo è un affluente dei Piedi Umidi e ha una portata d'acqua pari a circa la metà dei Piedi Umidi stessi.

     Le prime 7 puntate del rilievo sono semplicemente un avanzare bestemmiando dentro uno schifosissimo meandro.

     All'ottava puntata giungemmo in una saletta. quando già pensavamo di poterci sedere e fumare una sigaretta in pace, ci sorprese l'urlo di Massimo: ci guardammo intorno e vedemmo tre possibilità di prosecuzione, fra le quali un bellissimo pozzo discendente. Sembrava veramente di aver trovato qualcosa di nuovo e di grosso: pieni di entusiasmo tenemmo consiglio nella saletta e ci trovammo d'accordo nel battezzare il nuovo ramo "via dei Montoneros". Quindi Massimo continuò ad esaminare le varie possibilità e noi proseguimmo il rilievo.

     Dopo altre 4 puntate comode giungemmo ad una sala in cui scendeva un meandro attivo. Risalimmo "in libera" una cascatella, piantammo poi uno "spit" evi attaccammo 5 metri di scale; quindi proseguimmo il rilievo per quella via. Sempre proseguendo per quella via che proseguiva in salita, arrivammo fino alla ventesima puntata. Eravamo scarsi di carburo e con molta fame e decidemmo quindi il ritorno. Velocemente tornammo nel ramo principale ricongiungendoci agli altri che ci aspettavano da qualche ora. Una breve sosta e poi iniziammo il ritorno. Alle 4 di notte eravamo tutti fuori: il Pas ci aveva di nuovo dato qualcosa.

 

John Toninelli

 

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le riprese con il videotape

     Nel corso del campo al Marguareis, tra il 10 e il 16 agosto, si sono realizzate alcune riprese con il "videotape" (nastro magnetico con suono e immagine visibile su un televisore). E' la prima volta che questo tipo di strumento viene usato per documentare la vita e l'attività degli speleologi. I risultati di questo primo ciclo di riprese sono positivi e i nastri potranno essere utilizzati efficacemente in varie occasioni.

     Il campo di quest'anno ha dato una serie di risultati che è stato possibile documentare anche con l'immediatezza dell'immagine; in particolare si è potuto fare una vera e propria telecronaca diretta della scoperta e della prima esplorazione del pozzo "Deneb". Le sequenze mostrano le operazioni di disostruzione e la discesa di Giovanni Badino nonché le sue prime impressioni all'uscita dal pozzo.

     Un'altra cronaca mostra i lavori di disostruzione alla "Gola del Visconte", compiuti dalla squadra dei francesi e da quella di Giorgetto.

     Una serie di riprese è dedicata alla vita del campo, alla preparazione per la discesa in grotta, discese e risalite sulla corda, all'ingresso di una squadra nella grotta del Pas e ad alcune esercitazioni di salita e discesa sulla scaletta nel primo pozzo di Caracas.

     Ci sono anche due interviste: una con John che descrive l'esplorazione dei "Piedi umidi " e la scoperta della "via dei Montoneros", un'altra con Giorgetto e Doppioni che parlano della "Gola del Visconte".

     In una ripresa conclusiva i vari partecipanti e Beppe Dematteis fanno un bilancio del campo e rievocano i tempi "eroici" del G.S.P. Non essendo riusciti a risolvere, per il momento, alcuni problemi d'illuminazione non è stato possibile realizzare riprese videotape in grotta, come era nei programmi iniziali. Sono state viceversa effettuate riprese cinematografiche in vari punti della grotta del Pas e sui cui risultati forniremo indicazioni nel prossimo bollettino. Le riprese cinematografiche sono state effettuate alla "sala Besson", alla "sala degli affluenti", al "siphon aval", al "bivouac 1958", alla "confluenza con i piedi umidi " e alla "Tirolese".

 

P.G. e G.T.

 

 

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il campo della squadra delta

     Nell'ambito del G.S.P. si è formata la squadra Delta che lavora in stretta collaborazione con i membri del C.M.S. di Nizza, con lo scopo principale di scoprire, rilevare e studiare le grotte con le più moderne tecniche e conoscenze in campo speleologico attualmente note.

     Al momento detta squadra é composta da Giovanni Badino, Carlo Balbiano, Pier Giorgio Baldracco, Pier Giorgio Doppioni, Ruggero Gatta.

     In collaborazione con gli amici francesi si é svolto appunto questo campo '73 a Piaggia Bella che sotto ogni aspetto ha dato ottimi risultati.

 

DIARIO DEL CAMPO:

Sabato 4 agosto: l'appuntamento è al colle dei Signori; sono presenti Giovanni Badino, Giorgio e Laura Baldracco, Pier Giorgio Doppioni, J. Louis, J. Paul, Dédé, Alain, J. Paul (gruppo speleo parigino).

     Viene effettuato il trasporto dal Colle dei Signori al rifugio degli ultimi viveri e della roba personale. Si piazzano le tende e si riordinano viveri e materiali. Tutto è pronto per incominciare...

Alla sera P.G. Doppioni torna a Torino ed i francesi prendono la via dello Straldi per rilevarlo.

Domenica 5 agosto. Arrivano Carlo Balbiano e Roberto Bonelli; Giorgio, Giovanni e Roberto durante un giro in zona A e B, trovano a pochi minuti dal campo due buchi che aspirano. In fondo ad una dolina, con pochissimo lavoro aprono l'ingresso di un meandro che si ferma su un pozzo.

     Alla sera i francesi ritornano dallo Straldi dove sono avanzati di pochi metri a causa di una fessura.

Lunedì 6 agosto. Al mattino i francesi si riposano, Alain disegna il rilievo dello Straldi, gli italiani fanno un altro giro di disostruzioni. Al pomeriggio Carlo, J. Paul (di Parigi) e J. Louis si recano a recuperare il materiale superfluo del C1 e a rilevarlo; Giovanni, J. Paul e Dédé scendono nel buco trovato il giorno prima il cui nome è ancora oggetto di grandi discussioni. Si fermeranno a -190 su una fessura. Alain, Giorgio e Roberto continuano a perlustrare la zona A, e controllano l'altro buco aspirante al colletto del Caracas che risulta chiuso.

Martedì 7 agosto. Carlo e Alain scendono in Piaggia Bella a mettere fluocaptori; Giovanni, J. Paul (di Parigi) e J. Louis vanno ad Omega 5 a forzare il fondo, guardare una finestra e colorare (le prime due cose non riusciranno a farle) ed infine Giorgio B., Roberto e Dédé scendono al buco innominato per aprire la strettoia, passata la quale si fermano a -230 per mancanza di scale. Alla sera forse si è concordi sul nome di tale grotta: i Piedi Secchi.

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Mercoledì 8 agosto. Carlo, Giorgio, Laura e Roberto battono, senza grossi risultati, la zona Omega, terminando di scendere i pozzetti non rilevati l'anno precedente; è stato trovato un unico buco aspirante (Omega 31) ma senza possibilità di disostruzione. Giovanni da solo disarma il C1, J. Paul, J. Louis e J. Paul (di Parigi) vanno a disarmare il Ferà.

Giovedì 9 agosto. Roberto e Dédé al mattino si recano a vedere i due pozzetti sotto il Colle del Pas che risultano chiusi. Nel pomeriggio breve giro da parte di tutti nella zona sopra il Solai, poi alle 18 Giovanni e Alain vanno al Colle dei Signori a prelevare i viveri freschi portati da Doppioni. Carlo scende a mettere fluocaptori alla sorgente della Soma e alla Gola delle Fascette.

Venerdì 10 agosto. Giorgio, Giovanni, Dédé, Alain, J. Paul, J. Louis scendono ai Piedi Secchi per tentare la fessura, Carlo e J. Paul (di Parigi) rilevano e fanno fotografie nella prima parte.

Sabato 11 agosto. Al mattino tutti sono molto tentati a fare una giornata di semi-riposo attendendo l'arrivo di Claude. Giovanni in un giro con Andrea trova un buco soffiante in Zona B, Giorgio B. e Pier Giorgio D. battono attorno al C1 senza esito; nel ritorno segnalano un paio di buchi in zona A da ricontrollare. Dédé scende da solo ai Piedi Secchi a forzare la fessura. Arrivano Claude e Maurice.

Domenica 12 agosto. Parte Carlo. Claude, Giovanni, Dédé, Maurice, J. Louis J. Paul (di Parigi) vanno ad Omega 5 per il disarmo totale. Giorgio B., Pier Giorgio D., Alain, J. Paul trovano in zona A e sulla stessa frattura del Gaché un buco che soffia e ne iniziano la disostruzione. Alla sera Claude e Maurice tornano a Nizza.

Lunedì 13 agosto. Viene terminata la disostruzione della nuova grotta battezzata Gola del Visconte e si effettua la prima punta da parte di Giovanni, Dédé, Alain e J. Paul. Raggiunta la quota di -200 si fermano su un pozzo stimato circa 100 m. Nel frattempo Giorgio B. e Pier Giorio D. rivedono l'A27 che risulta chiuso. Alla sera parte J. Paul di Parigi.

Martedì 14 agosto. Al mattino Dédé e Pier Giorgio D. recuperano la corda del primo pozzo dello Straldi. Giorgio B. e J. Paul scendono alla fessura dei Piedi Secchi. Alain, J. Louis, Giovanni rilevano e migliorano gli attacchi fino a- 200 alla Gola del Visconte. Laura scende a Casotto per prendere materiali da disostruzione.

Mercoledì 15 agosto. Giorgio B. e J. Paul ai Piedi Secchi forzano la fessura ma ne trovano un'altra poco dopo cui forse segue un pozzo. Giovanni, Pier Giorgio D., Alain, Dédé, J. Louis scendono il pozzo da 100 m alla gola del Visconte; dopo incontrano un meandro che si stringe .

Giovedì 16 agosto. Giorno di riposo. Tutti al campo a giocare a rugby.

Venerdì 17 agosto. Disarmo alla Gola del Visconte da parte di Alain, J. Paul, J. Louis. Disarmo ai Piedi Secchi da parte di Pier Giorgio D., Giovanni, Giorgio B., Dédé, Oliviero.

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Sabato 18 agosto Si incomincia a riordinare i materiali. Al pomeriggio Giorgio, Claude, Dédé e Andrea fanno la punta a Deneb (la grotta trovata da Andrea e Giovanni il giorno 11), scendendo fino a circa -190 e fermandosi su un pozzo da 20 m per mancanza di scale. Nel frattempo gli altri riordinano il campo e incominciano il trasporto della roba al Colle dei Signori.

Domenica 19 agosto. Rimessi a posto i materiali puliti e controllati, si disfa il campo e ognuno torna alla propria civile abitazione.

 

Giorgio Baldracco

Squadra Delta

 

 

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STORIA DI UNA NON GIUNZIONE: i Piedi Secchi

     Era il primo giorno del campo quando Giovanni, Roberto ed io, facendo una passeggiata in zona A a Piaggia Bella, scoprimmo al fondo di una piccola dolina, sotto una pietra, un buchetto che aspirava tremendamente. Tornati al campo a prendere i materiali di disostruzione, in breve tempo riuscimmo ad entrare in un meandro molto inclinato e stretto che dopo 15 metri si ampliava notevolmente.

Percorsi circa 80 m di saltini e di opposizioni arrivammo sulla volta un pozzo perfettamente circolare stimato sui 60 m.

     Il giorno successivo lunedì 6 agosto Giovanni, J. Paul e Dédé partono armati di sacchi e di Jumar per fare la prima punta. Il pozzo dopo 10 m di calcare scistoso entra in uno stupendo calcare bianco compatto mantenendo per 50 m una forma pressoché ellittica; alla base parte un grosso meandro che, con un salto da 10, uno da 15 ed uno da 20 m, porta ad una fessura che ferma la prima punta. Gli ultimi tre salti citati sono stati armati con sola corda e la risalita è stata effettuata con maniglie Jumar o con Gibbs.

     Martedì si decide che il sottoscritto deve passare dalla fessura e così armato con i miei materiali da disostruzione, in compagnia di Dédé e Roberto, raggiungo il fondo ed in meno di un'ora con una efficace disostruzione la fessura cede e passiamo oltre. Al di là un pozzetto di 8 m, un pozzo da 30 m con molti terrazzi, uno da 15 m e .... alt; siamo senza scale, senza corde, cordini, stringhe ecc.

     Risaliamo sicuri di aver trovato la strada giusta per i Piedi Umidi; a sera grande discussione: la grotta si chiamerà Piedi Secchi. Venerdì la grande punta; dopo approfonditi calcoli si decide di portare 200 m di scale, 200 m di corda e tutto il necessario per fare la giunzione. Questa volta siamo in sei, Alain, J. Louis, J. Paul, Dédé, Giovanni ed io. Arrivati rapidamente al limite toccato la volta precedente, scendiamo un pozzetto da 8 m, poi uno da 10 m e siamo alla ennesima strettoia: dal fondo del pozzetto parte un meandrino micidiale largo non più di una spanna che lentamente ma inesorabilmente va restringendosi.

     Scambi culturali italo-francesi di bestemmie sia perché la grotta sembra chiudersi sia per i 10 sacchi portati a passeggio sino qui. Rapido conciliabolo e si decide all'unanimità che detta fessura dovrà essere "polverizzata". Dédé incomincia a lavorare e noi risaliamo. D'ora innanzi fino a mercoledì 15 quasi tutti i giorni qualche persona scende a lavorare.

     Mercoledì scendiamo J. Paul ed io fermamente convinti di restare dentro quanto basta, ma di passare! Dopo quattro ore di duro lavoro quello che restava della strettoia è ridotto in polvere ed ora il meandrino è un comodo condotto lungo 10 metri. Passata questa strettoia, la grotta ricomincia a scendere, ma è sempre piuttosto angusta; dopo 15 m siamo sopra una buca da lettere micidiale che solo con mille contorcimenti riesco a passare; al di là una saletta ed una strettoia impraticabile lunga 2 m e sotto,

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forse, un pozzo, a giudicare dal rumore che fa l'acqua cadendovi. A corto di tempo decidiamo di lasciare perdere per quest'anno, ma i Piedi Secchi entreranno nei Piedi Umidi, questo è "bien sur".

 

Giorgio Baldracco

Squadra Delta

 

 

P.S. Le coordinate di questa grotta sono state calcolate rispetto quelle del Caracas (v. catasto) e risultano essere: 9734 9173. Q. m 2275.

Piedi Secchi - rilievo

 

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la Gola del Visconte

     Era la mattina di sabato 11 agosto dell'anno del Visconte 1973.

     Il sole aveva cominciato a picchiare sodo ed i quattro che avevano deciso di fare una battuta nella fascia sotto al Gaché erano partiti con il cuore gonfio di speranza e le borracce colme di aranciata. Ma il destino li aspettava al varco presso l'imbocco della Gola del Visconte, tante volte vista dagli speleologi transitati nella zona, ma mai riconosciuta.

     In effetti non è mancato molto che anche questa volta sfuggisse alle ricerche, trattandosi di una fessura coperta sul fondo da un poco incoraggiante strato di muschio e di erbetta. Alain e Dédé avevano scelto un altro percorso per raggiungere la vera e propria zona da battere, mentre Pier Giorgio B. e Pier Giorgio D. indugiavano su ogni tana di marmotta, controllando con la sigaretta se mai qualche scorreggia avesse provocato una corrente d'aria rivelatrice. Passando accanto alla fessura Pier Giorgio B. pronunciò le ultime parole famose: "Questa fessura ha tutta l'aria di essere stoppa". In effetti disse il vero, nel senso che, in base al noto principio che non bisogna mai dare nulla per stoppa senza averci messo il naso e la sigaretta, Pier Giorgio D. poteva constatare che la fessura aveva tutta l'aria ... che soffiava come pochi dalle fessure contro la parete leggermente strapiombante, di conseguenza non visibile da sopra.

     Un fischio agli altri due ed in quattro e quattr'otto saltavano fuori dagli zaini corde, carrucole, chiodi, piede di porco, ed altri arnesi da disostruzione. Le pietre da tirare fuori non erano leggere, ma la potente corrente d'aria ascendente che congelava Pier Giorgio B. che in fondo al buco le attaccava, moltiplicava le forze di quelli che dovevano tirarle su (1).

     La disostruzione continuava domenica e finalmente lunedì una prima squadra composta da Alain Dédé e Giovanni poteva iniziare la discesa della Gola. Passa un'ora, passa un'altra; più non torna il prode ligure. Cioè dopo diverse ore emergono gli esploratori: dopo aver superato il primo pozzo di 8 metri, proseguono in un meandro che si apre nel calcare scistoso, con pozzi di 10-20 m alternati a poco piacevoli strettoie. Finalmente arrivano sulla sommità dell'esofago, il quale, si sa, è verticale; per non contravvenire alle regole si presenta come un pozzo; sondato, è valutato 100 m in vuoto più qualche altro salto.

     Martedì Alain, Jean Louis e Giovanni tornano nella gola per completare l'armo sino all'esofago e per allargare le strettoie incontrate eseguendo veramente un buon lavoro di demolizione.

     Il mercoledì si litiga perché tutti vogliono andare a fare la punta. Pier Giorgio D. avanza domanda in carta da bollo da quattro buse per scendere il pozzo per primo. La motivazione è che dalla guerra di secessione non ha più sceso pozzi "en première" e prima di morire vor-

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(1) Il fatto che qualcuno i giorni seguenti viaggiasse con la schiena piegata in due è da considerarsi casuale e non collegato né collegabile a quella disostruzione.

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rebbe ancora provare quell'emozione. Avendo garantito di avere la tuta impermeabile e le mutande a tenuta gli viene concesso l'onore; per correre il rischio di perdere un pezzo da museo sarà però fatto scendere assicurato. La risalita si farà con i Jumar sulla corda. Composizione della squadra: Dédé, Giovanni, Pier Giorgio in punta, Alain e Jean Louis al rilievo.

     Armato il pozzo Pier Giorgio D. inizia la discesa con il sacco della corda tra le gambe ed il martello a portata di mano per buttare giù quello che ci poteva essere di poco stabile. Scende lentamente, descrivendo il pozzo man mano che lo scende: dopo un metro e mezzo di scisti il pozzo prosegue nel calcare grigio, sempre in verticale. Sarà l'età, sarà quel che sarà ma al termine della discesa (95 m circa) quello zuccone aveva un nodo di commozione alla gola!

     Un terrazzino ed un altro pozzetto di circa 8 m. Intanto arrivano Giovanni e Dédé; uno spit e dieci metri di scale e si scende. Finito il pozzo c'è un meandro, anzi il meandro più impestato che i tre abbiano mai visto: sulla base riescono a percorrere 10 metri circa ma è impossibile passare dato che le pareti si restringono via via fino a dimensioni proibitive. Si cerca in alto: anche qui dopo circa 10-15 metri il meandro non ha più piani sui quali appoggiarsi, si restringe e si infanga. La prudenza consiglia per il momento di lasciar perdere; bisognerà tornare attrezzati meglio per vedere se si riesce a proseguire, dato che sulla base del meandro si continua a percepire una discreta corrente d'aria ascendente.

     Nel frattempo una poco piacevole sorpresa: Jean-Louis apprestandosi a scendere scopre che la corda nel punto dove è stata ancorata ai primi 10 metri di scala, è già per un terzo usurata. Risalita a razzo: mentre viene rifatto l'attacco, a noi che aspettiamo alla base del pozzo non resta che chiederci a chi e da quale altezza nel pozzo sarebbe toccato cadere se non ci si fosse accorti di nulla.

     Sistemati gli attacchi si risale e si esce. Ultimo episodio di questa serie, il disarmo del sabato successivo compiuto da Alain, Jean-Paul e Jean-Louis, i quali scendono il pozzo da 100 per dare un'occhiata al meandro. Purtroppo non controllano un nodo eseguito in precedenza da un ignoto su una corda da recuperare, e Alain deve scendere una seconda volta, con suo grande godimento.

     Solo il trascorrere inesorabile del tempo potrà sollevare il velo sulle misteriose vie sotterranee della Gola del Visconte, la cui profondità è per ora di 242 metri.

 

Pier Giorgio Doppioni

squadra Delta

 

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Gola del Visconte - rilievo

 

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l'abisso di Pian Ballaur

     Preferisco chiamarlo così, facendo riferimento alla sua localizzazione e al nome che già appare sul catasto (pozzo sud di Pian Ballaur), anziché C1 come recentemente usavamo denominarlo.

     La sua esplorazione è stata raccontata nel n. 50 di Grotte; eravamo giunti fino ad una grande frana che costituisce attualmente il fondo della grotta. Recentemente siamo ancora tornati in quest'abisso tentando invano di passare attraverso la frana e per compiere il rilievo topografico. Che l'esplorazione della grotta sia conclusa è tutt'altro che certo, ma poiché non prevediamo a breve termine ulteriori spedizioni, desidererei descrivere quelle che sono le nostre attuali conoscenze al riguardo.

N. 513 Pi (CN) Abisso di Pian Ballaur

Posizione: 9776 9145. Q. 2530 (*)

Esplorazione:

fino a quota -18: Dematteis 1959

fino al fondo: Baldracco e coll. (1973)

Dati metrici: S (pianta): m 54; (sezione): m. 130. D: - 94

 

DESCRIZIONE

     La grotta si apre nei calcari scistosi e marnosi del cretaceo. I primi due pozzi mostrano la tipica morfologia delle grotte modellate da acqua di percolazione (cascate con arretramento successivo della soglia). Le acque di percolazione sono oggi scarsissime ma dovevano essere un po' più abbondanti quando la grotta aveva un suo bacino di alimentazione che oggi ha perduto, dato che si apre presso la sommità del monte.

     Dopo i primi due pozzi, una strettoia (disostruzione artificiale, 1973) e poi un pozzo di 5 metri conducono ad una saletta che sovrasta un pozzo di 32 metri. Lungo questo, a -15 metri, si incontrano i calcari bianchi del giura. Da questo punto la morfologia cambia nettamente: infatti si è verificata una serie di crolli, forse per la coalescenza di più condotti di percolazione. Il pozzo immette così in una sala di m 30x4, impostata su una diaclasi con orientamento N+20°E, che manifesta una morfologia prevalente clastica.

Corrente d'aria: piuttosto forte; risale in inverno e scende in estate.

     La grotta cioè dovrebbe comunicare con il sistema di Piaggiabella che si trova 700-800 metri più in basso. La distanza sul piano orizzontale è piccola e il versante è ripido; per cui, se si disostruisse la frana terminale, si dovrebbe trovare una grotta che scende con una successione di salti verticali. Inutile aggiungere che il dislivello totale di Piaggiabella crescerebbe di parecchio.

 

Carlo Balbiano - squadra Delta

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(*) Questa posizione è certamente più simile al vero di quante non fosse quella riportata nel catasto 1959, ma è tutt'altro che precisa, data l'assenza di punti noti nelle vicinanze. Occorrerà quindi una poligonale esterna molto lunga.

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Abisso di Pian Ballaur (C1) - rilievo

 

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I POZZI DELLA ZONA OMEGA

     Nel n. 49 di Grotte avevo parlato diffusamente di questa zona e descritto la maggior parte dei pozzi (tranne omega 5 che essendo particolarmente importante ha meritato articoli a parte).

     Quest'anno abbiamo fatto ancora una giornata di lavoro nella zona omega nella speranza, purtroppo finora vana, di trovare qualche altra grotta profonda. I risultati, che espongo brevemente, sono i seguenti:

- Abbiamo disceso i pozzi omega 9, 16 e 17, che lo scorso anno erano stati visti solo dall'esterno e purtroppo nessuno di essi continua. E' da notare però che, nonostante il gran secco di quest'anno, in zona omega c'era ugualmente molta neve, probabilmente accumulata dal vento. Di conseguenza qui molte questioni restano ancora aperte.

- E' stato trovato, mediante disostruzione, un nuovo pozzo, denominato omega 31. Le sue coordinate sono: 9834 9194, Q. 2485. Ha la forma di una stretta fessura impostata su diaclasi e si apre nel calcare grigio del giura; dopo 7 metri la fessura diventa impraticabile. Notevole corrente d'aria (che in estate viene aspirata).

Nota: L'articolo del n. 49 relativo ai pozzi della zona omega, conteneva un errore di stampa circa la posizione della grotta n. 15. Anziché 9825 9125 leggasi 9825 9195. Uno dei disegni pubblicati non ha vicino a sé il nome della grotta cui si riferisce; si tratta di omega 16.

 

Carlo Balbiano

squadra Delta

 

(p.s.: a quest'uscita avevano partecipato con me P. Giorgio e Laura Baldracco e R. Bonelli).

 

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il campo alle rocche Biecai

     Zona Alfa. Con questa lettera dell'alfabeto greco ho inteso dare una denominazione alla desolata landa in parte corrispondente alla regione Biecai (M. Mongioie, F. 91 della Carta d'Italia) nella parte iniziale, per chi vi accede dal Colle del Pas, ed a grandi linee si potrebbe considerare il seguente confine: limite occidentale quota 2213 poi, seguendo l'isoipsa dei 2200 m, passare successivamente sotto alle quote 2582, 2467 e 2401, tutte propaggini settentrionali della Cima Pian Ballaur. Il colle che si trova fra le quote 2401 e 2172, che mette in comunicazione la zona del lago Biecai con il circo carsico glaciale del Vallone delle Masche (Zona M), è forse il settore più importante di tutta la zona, per la presenza di innumerevoli pozzi e pozzetti, vero tormento della natura locale. Il limite nord-occidentale è dato dalla piana disseccata del lago Biecai, e più in alto dalla quota 2221; ed est dall'orlo superiore sinistro del Vallone delle Masche.

     Tutta questa zona è caratterizzata da calcari per lo più grigi a lapiaz e, a seconda dei luoghi, anche montonati dall'esarazione glaciale; nelle parti più alte sono sormontati da calcari cretaceo-marnosi. Quasi ovunque, dove c'è terra, ci sono rododendri, e l'acqua Dio s'è dimenticato di metterla, se non sotto forma di grandine, uniformemente distribuita in razioni giornaliere, per nostro sommo godimento. Questa zona era stata da me visitata nell'ottobre-novembre '71 e sin da allora mi ero riproposto di tornarvi per fare un lavoro sistematico di esplorazione e rilievo delle cavità, in quanto teoricamente la zona si trova sulla verticale del collettore che dall'abisso del Gaché va alle risorgenze del Pis dell'Ellero, la cui esplorazione si presenta sino ad ora problematica, a causa di laminatoi con acqua al fondo del Gaché, e del sifone con frana subacquea, dalla parte della risorgenza.

Di qui l'importanza della zona, anche se non si può sperare di trovare una grotta molto profonda, perché dai punti più elevati di questa alle risorgenze dell'Ellero, vi sono solo 380 m di dislivello; comunque se si riuscisse a trovare una grotta che porti sino al torrente sotterraneo, con molta probabilità ci permetterebbe di esplorare alcuni chilometri di gallerie. Unica difficoltà a questo è l'assorbimento superficiale troppo capillare, le numerose alternanze di sottili strati di calcari non sicuramente cretacei e non sicuramente giuresi, ed il gran numero di faglie e fratture intersecantisi a formare un fitto reticolo ed intasate quasi sempre entro i 10-20 m da macigni e sfasciume.

     Corrispondenti approssimativamente a questa zona esistono già a catasto lo grotte con i numeri da 575 Pi/CN a 584 Pi/CN, localizzate fra le quote 2100 e 2120, con profondità variabile da -4 a -20 che per il momento non sono riuscito a localizzare meglio nel quadro delle nuo-

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ve recenti battute. Gran parte dei pozzi, impostati su faglie e diaclasi, sono dovuti a fenomeni di corrosione superficiale, in cui i veli acquei infiltrandosi nelle rocce intensamente fratturate, ne isolano dei frammenti di ogni dimensione (a ciò concorre in parte gelo e disgelo) che cadono sul fondo sino a formare un pavimento piatto di detriti fini, in corrispondenza del quale si ha spesso un allargamento attribuibile all'azione corrosiva della neve, che si accumula in fondo a tutte le cavità della zona, dove perdura sino a stagione avanzata, e molto spesso vi resta da un anno all'altro.

     Fra le grotte sino ad ora esplorate l'unica che forse può essere considerata preglaciale è la 37, che si apre nel mezzo di un prato, e sembra un condotto decapitato che presenta un bel meandro da arretramento ora in parte intasato da grossi massi e chiuso da ghiaie, anche se sembra denotare un buon drenaggio tendente ad asportare tutti questi materiali; inoltre presenta sulle pareti tracce di conglomerati cementati e concrezioni a cavolfiore.

     La Alfa 16 si apre lungo la faglia principale ed all'inizio è ben visibile lo specchio di faglia da un lato e lo sfasciume dall'altra; si scende senza attrezzatura un pozzetto del diametro di alcuni metri, quindi si supera uno scivolo di neve che introduce in una galleria inclinata e da questa con 2 o 3 saltini, che possono ancora scaricare un po', si giunge all'imbocco di un bel pozzo in cui scende una grossa colata di ghiaccio; non sembra tirare aria ma la pietra pur toccando 2 volte cade per 6 secondi.

     Appena passato il primo pozzetto vi sono diversi punti da controllare, e la grotta cambia il suo andamento; direi che dalla faglia si imposti su qualcosa che potrebbe essere un giunto molto inclinato, ma è solo una ipotesi perché non ho avuto modo di osservare bene .

     Un altro pozzo che trovo interessante è il 14': sembrava una delle solite spaccature di nessun conto col fondo pieno di neve, da scendersi per puro scrupolo; appena sceso rimasi sbalordito, la neve era forata da un condotto verticale di diametro superiore al metro; vi siamo scesi per circa 30 m in un magnifico scenario, una grotta tutta di ghiaccio; dopo pochi metri il condotto si allarga e si intravvede una parete di roccia sia pur ricoperta da ghiaccio trasparente; ciò che più ci ha colpiti però è il fatto che il condotto è scavato nel modo caratteristico delle grotte che soffiano d'inverno e scavano la neve sui loro ingressi con condotti a grandi scallops. Ora vorremmo sapere se è possibile, in un breve periodo di transizione dei cicli meteorologici ipogei, che una colata di ghiaccio vitreo, durissimo, scenda sino ad occludere completamente un condotto scavato dalla corrente d'aria.

     Concludo con il fatto che nella zona si è svolta solo una piccola parte del lavoro e ne resta moltissimo da fare; inoltre nel corso di questo campo non si è affatto rivolta l'attenzione a quelli che potrebbero essere i pozzi più promettenti, bensì si è mirato a fare esplorazioni e rilievi di tutti i pozzi compresi in un certo settore della zona (quello nord-ovest) , per cui si potranno ancora avere sorprese in

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un prossimo futuro se solo si continuerà il lavoro intrapreso. In totale, le cavità esplorate sono state 20, e rilevate 18: Alfa 10, 11, 12 , 13, 14, 14', 15, 17, 18, 34, 36, 37, 39, 43, 44, 45, 46 e 47. Esplorate ma da rilevare: 16 e 35. Molte sono state le cavità esplorate ma non catastabili.

 

Adalberto Longhetto

con Uccio Garelli e Giuliano Villa

 

 

IL DIARIO DEL CAMPO

     Fatti il 1° agosto gli ultimi acquisti a Torino e Lesegno, si raggiunge in serata la Capanna di Piaggia Bella passando dalla Colla dei Signori. L'indomani con i carichi tipo sherpa si va alla zona Alfa, accompagnati anche da Massimo (che tornerà poi indietro in giornata). Siamo in tre: Adalberto, Giuliano e Uccio, e attrezziamo il piccolo campo, perdendo molto tempo per l'impianto produzione ed imbottigliamento delle acque minerali e bibite! Al pomeriggio ha luogo il collaudo del telo: una violenta grandinata, ma resiste bene. Si costruiscono gli ometti 4 e 5, si fanno le prime triangolazioni tra i vari ometti e le quote visibili e facilmente individuabili.

     Il 3 agosto si inizia a prendere le posizioni di alcune cavità e ad esplorarle, spesso disostruendo. L'Alfa 18 è molto bella, con concrezioni nel ghiaccio superiori per bellezza a quelle di aragonite. Nel pomeriggio al tra dose di grandine e ce la prendiamo con mutismo e rassegnazione. Il telo continua a resistere; appaiono i primi graffi e lividi sulla nostra pelle; il vitto è ottimo e abbondante; camicie e pantaloni bagnati, scarponi con muffa; domani asciugheremo se si potrà.

     Sabato 4, Adalberto comincia a tracciare la carta della zona con le prime grotte rilevate, intanto Giuliano e Uccio battono, esplorano e rilevano. Puntuale alle 15,30 pioggia e grandine, fuga e pranzo. Si uscirà più tardi. Domenica tempo brutto. Disastro all'Alfa 16: Giuliano e Uccio escono incolumi graziati dal Visconte. Sorge un certo odio per le grotte che franano. Si abbandonano 10 m di scale incastrate nei massi caduti. La grotta continua con un bel pozzo largo sovrastato da una frana alquanto instabile. Alla sera si fanno sacrifici al Visconte con fuoco di rododendri, crostini e wurstel sulla brace e si scola l'unica bottiglia di vino.

     Il 6 agosto si torna ai pozzi del lato nord della zona Alfa, si scendono il 44 e il 47, molto belli. Alle 16 mentre ci apprestiamo a mangiare giunge Roberto Bonelli con la triste notizia della morte della nonna di Uccio, che deve tornare a Lesegno con il fratello Andrea venuto ad attenderlo nei pressi del campo. Si resta in due e si torna al 47 per il rilievo. Le esplorazioni continuano l'indomani: tra l'altro un pozzo bellissimo, l'Alfa 14, tutto nel ghiaccio. Patatata bestiale: Adalberto e Giuliano quasi non respirano più ma il loro stomaco riesce a tritare tutto. L'8 agosto si ritorna all'Alfa 16 dove Adalberto recupera la scala imprigionata nella frana, scendendo assicurato con ogni precauzio-

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ne: nonostante tutto la scala è ancora in buone condizioni. Dall'orlo del 2° pozzo le pietre cadono da 6 a 12 secondi. Il pozzo è doppio o almeno presenta una finestra. Tutta la grotta è da vedere perché presenta numerose diramazioni.

     Giovedì 9 agosto fine del campo. Si smantella e si insacca sotto la pioggia, si bruciano tutti i rifiuti e si ritorna a casa passando dalla Capanna, dove si aiuta a portare materiali ai Piedi Secchi. Si mangia ospiti del gruppo esplorativo. Alain e Badino ci aiutano a portare i nostri materiali alla Colla dei Signori e Bonelli viene accompagnato a Cuneo.

 

Uccio Garelli

 

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L'abisso Straldi

     L'abisso Straldi, 199 Pi, si apre nella Conca delle Carsene sul Marguareis a quota 2270 ed era profondo 117 metri. Quest'anno i francesi del CMS hanno trovato la prosecuzione e ci hanno invitati a partecipare la settimana seguente all'esplorazione.

     Sabato 21 luglio ci troviamo al rifugio francese di Pian Ambrogi in cinque, Claude, Dédé, Maurice del CMS , Piergiorgio Baldracco ed io del GSP. Siamo all'ingresso nel tardo pomeriggio. Abbiamo deciso di fare tutta l'esplorazione con corde, essendo le scale tutte alla capanna Saracco-Volante, nell'imminenza del campo estivo.

     Il primo pozzo è di 92 metri ed è spezzato in tre campate di 10, 10 e 70; la corda riesce così a cadere rigorosamente nel vuoto, condizione indispensabile perché la risalita su di essa non sia un suicidio (vedi l'articolo di note tecniche più avanti); la base è uno scivolo di pietrame: quasi al fondo una risalita di 5 metri porta alla via nuova in un meandro discendente. Poi con un pozzo di 20 m si arriva su una terribile fessura, discendente per circa 5 m; ancora un po' di discesa in roccia, un'ampia galleria e al fondo di essa c'è il pozzo su cui si erano arrestati Claude e Maurice domenica scorsa. Iniziamo l'armamento. Le pietre ci segnalano che il pozzo è in vuoto assoluto, solo i due metri iniziali di parete ci rendono più lunga la preparazione. L'attacco della corda va fatto in modo che in nessun punto essa tocchi la roccia; armiamo con due corde legate insieme. Scenderò per primo assicurato con la corda da 100. Inizia la fantastica discesa, ma presto la cascatella che precipita nel pozzo mi spegne l'acetilene e mi bagna l'accendino. La sosta sotto l'acqua gelida ha del commovente: nonostante la tuta impermeabile mi inzuppo completamente. Il pozzo è fantastico: un cilindro perfetto di 90 m di profondità, del diametro di parecchi metri. La discesa avviene quasi al centro: dopo 20 m le tenebre assolute dimostrano l'esistenza di un salone enorme. Al fondo un meandrino immette in esso. Proseguo fino ad arrivare a un pozzetto, torno e chiamo gli altri. Scendono lungo la corda da 100 Claude e Dédé mentre Giorgetto e Maurice escono. Discendiamo in arrampicata il pozzetto per sbucare su un salto di una trentina di metri: alla base un altro salone; la via prosegue con un'altra discesa in roccia per poi arrestarsi sopra una fessura: siamo circa a 290 m di profondità e per il momento non si può proseguire. Risaliamo, i francesi in Jumar ed io con i Gibbs, lasciando armato per la squadra topografica che entrerà la domenica dopo. Usciamo al mattino alle 6, dopo circa 12 ore di grotta.

 

Giovanni Badino

squadra Delta

 

Durante la stampa del bollettino apprendiamo che una squadra GSP-CMS ha raggiunto la profondità di 540 metri. L'abisso continua. Maggiori particolari sul prossimo numero.

 

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gli spit, i lupi e i puma del Pas

     21 giorni di campo, 5 discese in Piaggia Bella, peccato che la via giusta, quella dei "Montoneros", l'abbiamo trovata solo l'ultima settimana. Prima infatti si è cercato di esplorare P.B. in un modo completamente nuovo per la grotta: l'arrampicata artificiale. Dopo un corso di 10 minuti tenuto al campo da Danilo sul modo in cui si piantano gli SPIT, Roberto Siondino con Massimo il Mustelide ed io attacchiamo la via di "Bastianas" (nome dato in onore del folle alcoolizzato pastore

che vegliava sulle prime leggendarie esplorazioni di Beppe e soci). La via di Bastianas è infatti la via meno logica e più pericolosa per raggiungere un grande condotto che sbuca nella sala Paris-Côte d'Azur a quota - 505. Così il 3 agosto mentre Danilo Coral, Franco Lupano e Aurelio Amerio rilevano una galleria partente dalla sala e che finisce sopra la prima cascata della Tirolese, i tre dementi (LUPI del PAS, n.d.A.) si dilettano a piantar chiodi su fango, crostoni stalattitici, sabbia compressa e altre amenità del genere; Massimo fa la follia migliore, tiene con il pollice una brugola dentro lo spit spaccato in due stando su una staffa attaccata al medesimo. Poi si traversa una cengia pensile di fango a 15 metri e con altri due spit ci si porta sulla verticale del condotto ancora bassi di 5 metri ma con a portata di uno o due spit appigli per l'arrampicata libera. Soddisfatti per aver commesso tutti i 14 ERRORI PRINCIPALI DEL ROCCIATORE e le 42 IMPRUDENZE CLASSICHE DEL TURISTA DOMENICALE (manca la 43ª perché non si può incendiare Piaggia Bella con un mozzicone di sigaretta) torniamo al campo.

     Due giorni dopo attacchiamo il suggestivo pozzo ascendente che parte sulla verticale di Siphon Aval, filmati dalla Beaulieu 16 mm di mio padre che abbiamo arrischiato a portare fin qui sotto; alla luce di due potenti lampare i soliti tre dementi sotto un'acqua che vela la roccia e si infila da tutte le parti risalgono 15 metri di difficoltà A1 con 8 spit (io riesco a piantarne uno a 1 metro e 80 dal precedente, ma pare che Massimo e Bob non apprezzino lo spit sbilenco). In punta al camino la solita impossibile fessura; niente da fare, si torna indietro dopo aver intitolato la via al gen. Ratti.

     Tre giorni dopo siamo di nuovo al "Bastianas pass", spit tra i denti, chiave a brugola nell'orecchio, cunei e piantaspit negli stivali; non c'è Massimo e in più ci sono Alberto Rosso e Marco Perello. Bob pianta un bello spit in progressione laterale a quasi un metro e mezzo dal precedente; ci si attaccano 5 metri di scale (a quello precedente ve ne sono attaccati 10). Sale il Rosso maledetto che da vero Puma del Pas dallo spit butta il lazo su un incerto spuntone. Si recupera, balza incasinato dalla sicura su altri fragili appigli e nonostante il collettivo "per mi adess

a casca" entra nel condotto orizzontale. Lo seguiamo tutti e tre rifacendo gli arditi passi volanti e ci troviamo nel condotto (in triestino condotto significa cesso, n.d.A.); sei, sette metri e c'è un altro salto ver-

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ticale di circa 6 metri. Devo rifarmi con una prova della follia. Lancio una corda con un moschettone verso la punta da buco alto; questa passa al di là di alcuni roccioni e scende di nuovo verso di noi. OK! Marco tiene la corda, io attacco una scala da 10 al moschettone e messa in tiro la corda salgo. Solita caduta di pietre sul casco di Marco e due molto pesanti s'incastrano sulla corda salvando il marchingegno e alcune vite umane. Sopra un salto, la galleria continua per altri 10 metri e si infogna in fessura. Pazienza. Si rileva e ce ne andiamo.

     Nell'ultima settimana del campo tornerò in Piaggia Bella per risalire una diabolica cascata di un affluente dei Piedi Umidi oltre la verticale da Caracas. Quel giorno Rosso volerà dalla punta della via Ratti e nonostante i 15 metri di caduta resterà illeso; quel giorno John esplorerà di nuovo dopo molti anni; "quel giorno" è un'altra storia e ve la racconterà qualcun altro.

 

Andrea Gobetti

 

 

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A PROPOSITO DELLA risalita lungo le corde

     In questo campo estivo insieme agli amici francesi del CMS abbiamo iniziato l'uso sistematico della risalita in corde sull'esempio dei gruppi esteri che la usano già da tempo.

     L'esplorazione agli Straldi, la prima punta ai Piedi Secchi e l'ultimo pozzo alla Gola del Visconte sono stati fatti senza scale.

     Due sono state le tecniche essenzialmente in uso (salvo piccole variazioni personali per imbraghi ecc.): quella con le maniglie Jumar e quella con i Gibbs. Parliamo delle prime, le notissime maniglie auto-bloccanti svizzere: ci si fissa una Jumar al petto tra un imbrago ascellare e quello in vita, un'altra dotata di un cordino legato ai piedi sta sopra la prima. Si è appesi sulla Jumar pettorale, si spinge in su con tutto il corpo. E si continua così. Il grosso vantaggio è che è facile superare nodi sganciando le Jumar e inoltre lo sforzo che si fa è ben distribuito e complessivamente la fatica è decisamente minore che con le scale; svantaggio è la fragilità di esse: sopportano solo 250 kg.

     I Gibbs sono di un'altra concezione: uno viene fissato al ginocchio e l'altro al piede e si sale con un normalissimo movimento alternativo delle gambe. Un altro Gibbs sta fisso al petto per equilibrare e permettere il riposo (al petto comunque si può mettere un Dressler o una Jumar). Non scendo in dettagli sulle imbragature perché sto ancora cercando l'imbragatura ideale. Nel prossimo numero vi sarà un articolo specifico sui Gibbs, con tutto ciò che gli riguarda. Vantaggi dei Gibbs sono prima di tutto la sicurezza (1.100 kg di tenuta), poi il fatto che non rovinano le corde, e che sono molto versatili (si usano al posto del Dressler per l'autosicura e per i recuperi). E' da notare però che il superamento di nodi è più complesso rispetto alle Jumar, e che essi hanno il difetto di non potersi montare con una sola mano. La velocità di risalita, maggiore per i Gibbs (un pozzo di 30 m è stato risalito in 35 secondi, ma non è proprio la velocità standard), è anche per le Jumar abbastanza alta, per pozzi lunghi superiore forse a quella che si può ottenere sulle scale.

     D'altronde non è il caso di fare ameno sempre delle scale, anche perché ognuno si deve trascinare in giro per le grotte circa 7-800 grammi tra autobloccanti e imbragature e non sempre ciò conviene. Inoltre, specie con i Gibbs, c'è una perdita di tempo all'inizio e alla fine del la risalita. L'uso delle corde è molto positivo nelle punte o negli abissi veramente grandi in cui il vantaggio dell'enorme riduzione di volume e peso dei materiali è essenziale.

     C'è però il rovescio della medaglia: durante le risalite le oscillazioni che si imprimono alla corda sono numerosissime: per ogni "colpo" di Jumar o di Gibbs con cui si guadagnano poche decine di centimetri si dà un'oscillazione con "salto" decisamente superiore al metro al l'inizio di un pozzo sui 90); cioè 2-3 oscillazioni per ogni metro di

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risalita. Se la corda è a contatto con la roccia è facile immaginare il risultato. Infatti abbiamo avuto modo di constatare che il contatto con tratti di roccia anche apparentemente lisci distrugge la corda. C'è quindi l'assoluta necessità di far cadere la corda perfettamente nel vuoto. Questo comporta l'uso di un notevole numero di chiodi spit oltre ai due di partenza; ce ne vorrebbero quindi altri per frazionare le campate in pozzi impestati, e la necessità di notevole coraggio e abilità degli speleologi in pendoli, traversate ecc. per raggiungere punti da cui la corda non tocchi la roccia. A questo modo le risalite divengono molto sicure: la rottura di una corda da 10 mm avviene a circa 900-1000 kg di trazione (tenuto conto della perdita in corrispondenza del nodo) che sono effettivi. Poiché non si lavora con strappi, si ha un margine di sicurezza di 12-15 volte il proprio peso, cioè una sicurezza praticamente assoluta. Ugualmente elevata è quindi la sicurezza delle discese con il discensore, cosa praticamente mai vera quando i pozzi sono armati "normalmente". Va da sé che le corde devono essere di ottima fabbricazione e in ottime condizioni.

     In conclusione queste tecniche sono molto sicure, comode, utili, ma chi le usa deve essere esperto e molto prudente.

 

Giovanni Badino

squadra Delta

 

 

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primo esperimento sulla misura

     dell'aggressività delle acque

     Il desiderio di misurare l'aggressività delle acque delle grotte l'avevo da tempo. A che scopo? Uno come me che fa speleologia soprattutto per appagare una naturale curiosità considera forse a torto, forse a ragione, un risultato già di per se positivo il conoscere ciò che prima non conosceva; certo non sarò mai io a fare le scoperte che favoriscono il progresso scientifico, ma non bisogna dimenticare che le teorie sulla formazione delle grotte sono in gran parte conseguenti ad analisi chimiche e fisiche di acque carsiche.

     Tralascio di parlare di altri vantaggi indiretti; ricorderò invece che l'analisi di un'acqua può fornire molte indicazioni utili allo speleologo; p. es. sulle caratteristiche delle gallerie sconosciute da cui l'acqua proviene; si può cioè spesso ragionevolmente prevedere se si tratti di gallerie aerate o no, se un sifone sia lungo o breve, ecc.

     Ma non voglio precorrere i tempi: chi ha pazienza di leggermi fino in fondo vedrà a cosa servono queste analisi.

     Ciò premesso, dirò che fino a poche settimane fa non avevo fatto nulla in questo campo, per le note difficoltà in cui noi tutti versiamo: carenza di tempo, di laboratori e di soldi.

     Ho potuto superare queste difficoltà, almeno inizialmente, perché ho avuto la fortuna di entrare in contatto col sig. Roger Stenner di Bristol, un chimico-speleologo che lavora in collaborazione con la locale Università. Egli ha già compiuto diverse ricerche sull'aggressività di acque carsiche nel suo paese, utilizzando tre diversi metodi

1) misura della CO2 libera

2) misura del pH e sua variazione dopo che l'acqua è stata saturata con CaCO3

3) misura della durezza e sua variazione dopo che l'acqua è stata saturata con CaCO3.

     Sembra che il terzo metodo sia quello che fornisce i risultati più attendibili ed è con questo che Stenner ha analizzato una serie di campioni che ho raccolto nelle acque del Caudano assieme a Giovanni Badino. Oltre alle analisi, Stenner mi ha dato anche i commenti relativi che esporrò in seguito, unitamente ad alcune mie osservazioni (*).

      Ed ecco i risultati dell'analisi secondo il terzo metodo (il numero del campione si riferisce al luogo del prelievo - vedi piantina); come si vede sono state compiute anche altre misure che sono utili per altre deduzioni.

______________

(*) Dal punto di vista operativo il secondo metodo è certamente il più facile, salvo che il pH dovrebbe essere misurato direttamente sul posto. Mentre prelevavamo i campioni per Stenner ne abbiamo presi altri che mi sono portato a casa e ho cercato di studiare con il secondo metodo. Purtroppo i dati che risultavano erano poco convincenti e quindi mi sono personalmente reso conto di ciò che del resto tutti gli idrologi dicono, cioè che il pH deve essere misurato sul posto. Ci vorrebbe un pHmetro portatile; ma dove troviamo i soldi?

 

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N. campione

Temp.

I

II

III

IV

V

VI

VII

3

8 ,8

130

139

140

1,5

102,5

36,5

9

4

8,8

136,5

148

147,5

-0,5

105,5

42,5

11,5

5

8,7

138

147

147

0

97,5

49,5

9

10

8,8

104,5

114,5

113

-1,5

109

5,4

10

11

8,8

104,5

115

114,5

-0,5

110

5,3

10,5

12

8,7

103

107,5

106

-1,5

102

5,2

4,5

13

8,7

102,5

107

-

-

102

5,1

4,5

14

11,3

9,5

9

19

10

7

1,75

0

15

12,4

25

26

44

18

21,5

4,4

1

20

8,3

127,5

138

133,5

- 4,5

128

10,1

10,5

 

Temp.

= temperatura al momento del prelievo

I

= durezza alcalina (bicarbonati)

II

= durezza totale (Ca + Mg)

III

= durezza totale dei campioni saturati con CaCO3

IV

= aggressività (= III-II)

V

= Ca++ (= II -VI)

VI

= Mg++

VII

= durezza non alcalina (= II- I)

unità di misura: concentrazione molare x 105

precisione: ±1,5 (per la temp.: ± 0,1°C)

(i valori mancanti sono dovuti alla rottura di un campione durante il viaggio).

     Cosa possiamo ricavare da tutti questi numeri?

- Il contenuto di Ca e Mg nei due torrenti è molto alto relativamente ai due rispettivi torrenti esterni che li alimentano; ciò non deve sorprendere perché sappiamo che le acque sotterranee possono mineralizzarsi anche in un percorso di pochi metri.

     Il contenuto di Ca e Mg del torrente grande è però molto maggiore di quello del torrente piccolo; soprattutto il valore del Mg è molto alto. Ciò era forse prevedibile; il torrente grande infatti viene alimentato dalla perdita del rio del Serro (campione 15) le cui acque attraversano un calcare dolomitico molto fratturato in quella zona. E' probabile che l'acqua giunga alla grotta passando in più fessure vicine: il contatto roccia-acqua sarebbe così favorito in modo che questa ultima possa mineralizzarsi parecchio. Il torrente piccolo proviene da una perdita del rio Gavot, ma noi non sappiamo ancora ove la perdita abbia luogo esattamente. E' difficile fare delle congetture sulle caratteristiche del percorso ignoto di questo torrente: le sue acque sono meno mineralizzate, ma comunque sature.

- Osserviamo anzi che i campioni 3, 4, 5, 10, 11, 12 (cioè tutti quelli presi all'interno della grotta, eccetto 20) sono praticamente saturi (colonna IV) .

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Quasi sempre le acque dei torrenti ipogei sono sature, e difatti gli speleologi da molto tempo cercano di capire come le acque sature possano formare grotte tanto lunghe .

     Ho voluto vedere se mai qui si verificasse la ipotesi di Choppy secondo cui a monte dei sifoni si stratifica la CO2 provocando così un aumento di aggressività (confronto fra 11 e 12); ho voluto vedere se alla confluenza si notasse un aumento di aggressività per effetto Bögli, visto che si nota effettivamente un ampliamento della galleria (confronto fra 3, 4 e 10). Purtroppo le variazioni di aggressività in questi campioni sono così basse che rientrano nei limiti degli errori sperimentali.

- Più significativo è invece il dato di aggressività relativo al campione 20, cioè a quel minitorrentello che proviene da un altrettanto minibuco. Il fatto che esso sia sovrasaturo significa che l'acqua proviene da una zona ove si verifica una perdita di CO2, ovvero da una galleria aerata.

- Il confronto dei risultati corrispondenti ai campioni 3, 4, 10 (cioè i due torrenti del Caudano e il torrente che deriva dalla loro unione) fornisce, sia pure in modo semiquantitativo, il rapporto delle portate. Giudicando in base alle colonne I, II, VI risulta un rapporto rispettivamente di 4:1, 3:1, e 5:1; il valore probabile sarebbe la media, cioè 4:1.

Conclusione: questo è tutto quanto è saltato fuori da una prima analisi. La mia intenzione è di farne altre, sia al Caudano, in diverse con dizioni stagionali, sia in altre grotte; e chissà che il nostro GSP non riesca finalmente a fare un po' di ricerca scientifica.

     Se poi qualcuno pensa di aver perso del tempo a leggermi, mi dispiace tanto per lui e creda che non l'ho fatto apposta.

 

Carlo Balbiano

squadra Delta

 

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Grotta del Caudano - Pianta del ramo attivo

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recensioni

L'atlante dei grandi abissi del mondo

     Paul Courbon - Atlas des grands gouffres du monde. - Volume formato 24x31, di 54 pagine con 15 foto e disegni, più 59 tavole con le sezioni (e in molti casi la pianta) dei 57 abissi del mondo più profondi di 500 metri.

     Come avevamo preannunciato sul boll. 51, è uscito l'Atlante dei grandi abissi del mondo, di Paul Courbon, frutto di un lungo e paziente lavoro che certamente avrebbe scoraggiato chiunque altro. Nessuno ha mai redatto un'opera del genere egli speleologi non mancheranno di apprezzarla.

     Forse non saranno molti in Italia a sapere chi è Paul Courbon. Chi legge Spelunca lo avrà senz'altro notato, sia per i suoi articoli, e sia a proposito di certe sue imprese e delle critiche che le hanno seguite. E' uno speleologo "pazzo" (perdonami Paul) che ama inframmezzare la normale attività esplorativa e scientifica con imprese d'eccezione che ne esaltano la personalità.

     Così nel 1969, seccato del fatto che il pozzo Lepineux della Pierre St-Martin avesse ancora un alone di terribilità dovuto alla sua lunghezza (320 m) e al fatto che vi era morto Loubens, decide che è ora di demistificarlo, e vi scende con tre compagni (fra cui l'altro "pazzo" Michel Lopez che conosciamo), non già con l'argano, né con scale e corde, ma soltanto con una corda da 150 m (il pozzo ha vari terrazzini) con in cima un décrocheur... I quattro escono poi dal tunnel EDF. Non contento di ciò, nel 1971 tenta la stessa impresa ma da solo e con l'intenzione non più di uscire dal tunnel EDF, ma di risalire per la stessa via. Arma il pozzo Lepineux in modo tradizionale con 310 m di scale e altrettanti di corde ("per non essere avvantaggiato dalla moderna tecnica del jumar"), senonché il pozzo era dato erroneamente di 312 m (l'arrivo dalle scale è però sulla cima di un gran pietrone), mentre in realtà è di 320, quindi il Courbon si trova alla fine delle scale quando mancano 5 metri al pietrone, fradicio per aver trovato gli ultimi 80 m molto innaffiati. Deve risalire in quelle condizioni, tirando su da un terrazzino all'altro i suoi 90 kg di materiali, salendo e scendendo ad attaccare sacchi e sbrogliare scale impigliate, con 10 ore di sforzi continui. Non si dà per vinto e ritenta in settembre, con successo, scendendo da solo fino ai -737 m della sala della Verna e risalendo per la stessa via, in 12 ore. Nel maggio 1972 compie la solitaria dell'abisso Jean-Nouveau -573, con 22 pozzi e pozzetti (quello iniziale di 167 m), questa volta con sole corde e jumar, in 14 ore. Ciò in preparazione alla solitaria al Berger che poi però non può fare per cause avverse. Si era dato alle esplorazioni solitarie quando lavorava in Algeria (1963-65), si era costruito 250 m di scale ma non trovava alcun compagno da quelle parti. Confessa che un tempo aveva paura del buio e del vuoto. Ora le solitarie non le fa certo per mancanza di compagni o perché sia

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antisociale, ma perché vi ha scoperto emozioni nuove, "sovente bisogna violentarsi, soffrire, superarsi, la gioia della riuscita ricompensa ogni pena".

     Ma veniamo all'Atlante. Esso consta di 5 capitoli, che svolgono gradualmente la materia sino ad arrivare al piatto forte che è l'ultimo capitolo, riservato alle tavole con le sezioni (e sovente la pianta) di tutti gli abissi del mondo più profondi di 500 metri (57 abissi). Il primo capitolo tratta dell'evoluzione dei metodi di esplorazione, e della pulizia e del rispetto della natura. Il secondo è dedicato alla conquista speleologica: breve storia della speleologia, cronologia della cavità più profonda conosciuta, la speleologia nel mondo con cenni storici paese per paese, le grandi verticali, le immersioni sotterranee, il turismo sottoterra, le esplorazioni solitarie (qui tenta l'autodifesa, "si parlava di grandi imprese solitarie in montagna, in mare, perché no sottoterra?"). Il terzo capitolo ha per titolo "Le più grandi cavità in cifre": le più lunghe, le sale più grandi, le grotte più elevate, classifica degli abissi per Paese, i più grandi pozzi. Il quarto dà, per ognuno dei 57 abissi più profondi di 500 metri (16 sono italiani, non vi è ancora compreso l'abisso Comici), i dati sulla localizzazione, sulla storia delle esplorazioni, su chi ha fatto i rilievi e sulla eventuale bibliografia. Nel quinto vi sono le tavole di cui si è detto.

     Qua e là, le descrizioni sono arricchite dalle impressioni dell'autore, che di tali abissi ne ha conosciuti personalmente molti. Parlando del Marguareis, tale massiccio è definito bellissimo, il percorso dal Col di Tenda alla Colla dei Signori vertiginoso, il lapiaz del Marguareis "uno dei più belli che si possano concepire. La sua massa enorme di rocce bianche e grige, selvagge e denudate, forma con l'erba verde e il cielo blu uno dei più bei paesaggi che io conosca".

     L'esposizione del contenuto ci pare sufficiente per dare un'idea di cos'è questo Atlante, senza star lì a profondere lodi ed elogi che pure sarebbero meritati. E' anche in un certo senso un segno di rispetto per l'autore, speleologo schietto e di pochi complimenti, contrario (tanto per fare un esempio) a rivestire il suo lavoro d'una veste lussuosa che pure la materia e l'iconografia potevano pretendere, scrupoloso e rispettoso ("non è un'opera totalmente personale. Non ho potuto realizzarla che grazie all'aiuto di altri speleologi"... "...avevo io il diritto di lanciarmi in un'operazione commerciale di troppo grande respiro, partendo da un lavoro frutto della benevolenza altrui?") .

     L'Atlante non si troverà nelle librerie italiane. In Francia è acquistabile presso la Librairie Scientifique et Ancienne situata al n. 20 di rue des Fossés St-Bernard a Parigi, per chi può andarvi direttamente. Per corrispondenza esso è in vendita presso l'autore, Elvire 136, Rue Paul Langevin, 94120 Fontenay/Bois. Il prezzo, franco di porto raccomandato in imballo imbottito, è di 34 franchi per un volume e di 218 FF per 8 volumi (in quest'ultimo caso, poco più di 27 FF per volume, con un risparmio del 20%). I membri del GSP che voles-

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sero approfittare di quest'ultima soluzione, possono rivolgersi alla redazione di Grotte, che ogni 8 volumi ordinati trasmetterà la debita richiesta.

 

Il libro di Edo

     E' uscita presso l'editore Mondadori (Milano 1973) la Guida alla Speleologia dell'Italia di Edo Prando, volume di 230 pagine con 167 illustrazioni in nero e a colori, L. 4000. Non ci è ancora pervenuta la recensione che ci era stata promessa e la pubblicheremo prossimamente.

 

Paolo Castello - Il giacimento piombo-baritico del 'Trou des Romains" (Courmayeur). Boll. Soc. Flore Valdôtaine, n. 26, pp. 22-33.

     Sul n. 26 del bollettino della Société de la Flore Valdôtaine, periodico che tratta non solo di flora ma dei vari aspetti naturalistici della Valle d'Aosta, compare un interessante articolo sul giacimento piombo-baritico del Trou des Romains, cavità che si apre negli strati inferiori dei calcescisti mesozoici della Val Sapin, dove questi sono mineralizzati in lenti di circa mezzo metro di potenza. Come si sa, si è a lungo dibattuta la questione se la cavità sia naturale o meno, ma sembra proprio che si tratti di cavità naturale che è stata poi approfondita e allungata con scavi minerari; essa è comunque registrata sul Catasto speleologico (n. 2011 Pi/AO). Se ne estraeva galena argentifera con blenda, pirite e barite. Gli scavi, iniziati probabilmente dai Salassi e dai Romani, furono ripresi nel '600 dai monaci del Gran San Bernardo, nel '700 dal Nicolis de Robilant per conto del Regno di Sardegna e per l'ultima volta, per breve periodo, nel 1878. L'autore riporta appunto abbondanti notizie storiche e traccia il quadro mineralogico completo di questo giacimento, descrivendo tutti i minerali che vi si possono rinvenire e che sono i seguenti: zolfo, blenda, tetraedrite, enargite, galena, berthierite, bournorite, pirite, realgar, fluorite, quarzo, limonite, calcite, cerussite, malachite e azzurrite in rare spalmature, baritina, gesso, piromorfite, adularia, albite, ialofane.

 

M.D.

 

 

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XXX

CREAC'H SI ARRAMPICA SUI VETRI

     Sul n. 1/1972 di Spelunca, uscito però soltanto nella primavera 1973 per i noti ritardi dovuti alla temporanea sospensione della pubblicazione di questa prestigiosa rivista, compare il breve rapporto di M. Di Maio sull'attività in Italia nel 1971. In esso, citando le nuove esplorazioni fatte sul Marguareis, si denunciava il comportamento del Club Martel che veniva a invadere zone italiane dove stavano lavorando torinesi e cuneesi, e ciò malgrado gli accordi intercorsi con i Gruppi piemontesi di esplorare ognuno nell'ambito dei propri confini di Stato.

     Yves Creac'h, venuto a conoscenza dell'articolo pervenuto alla Redazione (egli stesso ha collaborato all'edizione del predetto numero di Spelunca), ha fatto aggiungere la seguente nota, da lui firmata quale presidente del Club Martel: "Si tratta senza dubbio di un malinteso intercorso durante le conversazioni che hanno luogo tra italiani e francesi allorquando essi si incontrano in spedizioni contemporanee. Nel senso da noi inteso sono i Catasti che dovevano essere limitati entro le rispettive frontiere. I nostri colleghi avranno forse inteso che sarebbe stata la stessa cosa per le esplorazioni? Era inoltre poco verosimile questo fatto, poiché i complessi sotterranei si sviluppano indipendentemente dai confini amministrativi e lo studio di questi complessi deve essere completo per essere valido. La grande grotta di Piaggia Bella è stata pressoché interamente esplorata da spedizioni francesi tra il 1952 e il 1958 e poi trascurata. Le rapide uscite francesi dal 1968 al 1971 hanno portato alla scoperta di proseguimenti tanto importanti che lo sviluppo delle gallerie rilevate è passato da 5000 a 10.000 metri e l'esplorazione non è ancora conclusa. Ci si permetta di aggiungere che i francesi esplorano la regione da ben più lungo tempo che non gli italiani, di qualunque "gruppo siano, e ciò ininterrottamente da 21 anni".

     Come si vede chiaramente, Creac'h si arrampica sui vetri per tentare di giustificare certi modi di agire un po' spregiudicati e per mascherare una certa mancanza di scrupoli. Potrebbe dire chiaro che a lui piace fare i suoi comodi e che non accetta certe regole di correttezza; confini o non confini, accordi o non accordi, In tutti i casi non è bello intrufolarsi in una zona che altri stanno esplorando. E poi non ci sono stati accordi malintesi, e il Catasto è una storia ben umoristica; comunque quando Aldo Fontana battendo la zona F dietro l'abisso Volante era inconsapevolmente sconfinato in Francia, gli era stato detto dai francesi per favore non farlo più. Comunque, chiusa la polemica. Per conto nostro, infatti, abbiamo scelto la via della collaborazione, che con i giovani del Club Martel è stata possibile e che da due anni sta dando buoni frutti (questi giovani hanno poi lasciato il CM creando il nuovo Centre Méditerranéen de Spéléologie) .

 

Marziano Di Maio

 

 

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originale

 

     E' già in avanzata preparazione il n. 52 del bollettino, interamente dedicato al ventesimo anniversario di fondazione del Gruppo Speleologico piemontese CAI-UGET.