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GROTTE

Anno 16° - numero 50 - gennaio-aprile 1973

gruppo speleologico piemontese - cai-uget

 

     SOMMARIO

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Notiziario

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Attività di campagna.

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Il 17° Corso di speleologia (P.G. Doppioni)

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Il "secondo corso" (C. Balbiano)

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Fine anno '72 in Sardegna (A. Longhetto)

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I lavori pasquali al Solai...

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... e quelli al C1 (G. Badino)

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Una visita al Fiume-Vento (G. Badino)

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All'Antro del Corchia (G.B., D.C., M.P.)

17

La carsena di Viora (C. Balbiano)

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Carsismo a Villarchiosso (C. Balbiano, M. Sonnino)

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La grotta del Serpente (C. Balbiano, M. Sonnino)

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Una visita alla Spipola (C. Balbiano)

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A proposito di grotte profonde e grotte lunghe (M.D.)

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Recensioni (C.B.)

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Fotografie didattiche di speleologia (C.B.)

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Pubblicazioni ricevute (a cura di M. Sonnino)

 

 

REDAZIONE

Carlo BALBIANO

 

Piera BIOLINO

 

Marziano DI MAIO

 

 

STAMPA

LITO-MASTER

v. Sant'Antonio da Padova 12

 

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     Notiziario

Assemblea di inizio d'anno del GSP

     L'assemblea di inizio d'anno 1973 si è svolta in due tornate, venerdì 12 e venerdì 19 gennaio.

     Sono stati esposti, discussi e approvati i programmi di attività delle varie sezioni, quelli esplorativi e quelli per festeggiare il ventennio di fondazione del GSP, programmi presentati dalle sezioni e dall'esecutivo.

     Per il Catasto si è riconfermato responsabile Carlo Clerici (questo incarico era rimasto in sospeso nell'assemblea di fine anno) .

     Si è ritenuto opportuno costituire una commissione responsabile dei lavori a Piaggia Bella: coordinamento dell'attività, collaborazione con i giovani del Club Martel (ora del nuovo Centre Méditerranéen de spéléologie), organizzazione del campo estivo. Viene designato responsabile Andrea Gobetti, che si sceglierà i collaboratori.

     Si è accettata la proposta di Balbiano di svolgere alla fine del Corso di speleologia un ciclo di lezioni su temi di speleogenesi, morfologia, idrologia, meteorologia e rilievo topografico.

     Si è approvato un aumento delle quote sociali e, bocciata la proposta di Di Maio di quote differenziate per classi di reddito, si sono fissate le nuove quote in 5000 lire annue per i membri effettivi e in 4000 lire per i membri aderenti, pagabili in due rate come di consueto.

     Si è discusso e approvato il bilancio preventivo 1973; esso è impostato su un attivo di 82.000 lire.

 

L'incidente di Natale nel Caracas

     Nello scorso Natale, approfittando del protrarsi d'un periodo di bel tempo e di scarsa nevosità, due speleologi nizzardi pensano di ripetere l'impresa di De Laurentiis-Gobetti-coniugi Lopez scendendo nell'abisso Caracas con sole corde per uscire dal Pas. Appartengono all'ASBTP, che vuol dire Association Sportive du Bâtiment et Des Travaux Publics de la Côte d'Azur, una grossa impresa di costruzioni e di lavori pubblici che promuove attività sportive varie, 23 per l'esattezza, dal ciclismo al calcio, dal ping-pong all'ippica ecc. ecc.

     Il due salgono il 22 dicembre a Piaggia Bella con una tenda e i materiali necessari (pochi), insieme ad altri due compagni che attenderanno all'esterno. Diranno poi di aver preparato minuziosamente l'impresa; hanno trascurato però il fatto che sul posto c'è il rifugio del GSP: potevano ritirare le chiavi e alloggiare al riparo e al caldo, anziché portarsi su tenda e sacchi a pelo e roba da cucina, materiale che peraltro è rimasto inutilizzato perché essi hanno preferito poi spaccare i cardini di una finestra del rifugio per entrare e soggiornarvi. Possibile che non sapessero che c'è il rifugio? Oppure non hanno voluto chiedere le

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chiavi a noi che siamo amici dei giovani loro concittadini del Club Martel, con i quali non corre buon sangue?

     Sabato 23 i due entrano in Caracas con una corda e relativo décrocheur, mentre gli altri due restano nel rifugio e lì vengono trovati da Doppioni salito lassù con un amico per recuperare certe sue chiavi dimenticate.

     Domenica 24 quelli dell'esterno sono preoccupati per il ritardo dei compagni che ancora non sbucano dal Pas. Quando Doppioni parte dicono però di non aver bisogno di niente; Doppioni scende ma non pensa di lasciare agli altri le chiavi perché il rifugio possa essere richiuso. Non è però trascorsa un'ora dalla partenza di Doppioni, che uno scende a Viozene a chiedere soccorsi. Telefona dall'osteria del Tiglio, chiede di parlare con Nizza ma raccomanda all'oste che ha capito, di

non chiamare italiani né del Soccorso né altri. In verità non si rivolge neppure al Soccorso ufficiale francese (vi fanno parte i concittadini del Club Martel...), ma viene chiesto soccorso a Michel Siffre che organizza immediatamente una squadra dell'ASBTP. Non si è ben capito il perché di questo agire nascostamente; corre voce che, nel timore che potesse essere avvenuto un incidente mortale e per evitare le noie burocratiche per il trasferimento di salme in Francia, si preferisse in tale eventualità ricorrere a un occulto trasferimento delle stesse oltre il vicino confine.

     I due del Caracas però per fortuna sono vivi. Giunti a metà dell'ultimo pozzo (il p. 120) sempre scendendo lungo la corda recuperata poi con sgancio del décrocheur, non si sa che pasticcio abbiano combinato e restano bloccati lì con la corda che non viene più giù. Forse il décrocheur non si è staccato? O hanno mollato la corda senza tenerne un capo? Non si sa bene, si è poi sentito parlare di inutili tentativi di risalita per recuperare la corda, tentativi durante i quali uno dei due si è anche spellato un po' le mani. I due rimangono bloccati su un esiguo terrazzino, al freddo e al bagnato, a riflettere sull'opportunità di portarsi una corda di riserva e un po' più di indumenti.

     Intanto è Natale. Un carabiniere di Ormea che passa di lì, andato a bere qualcosa al Tiglio, viene a sapere. Dare l'allarme è affare di un momento. L'oste del Tiglio ha l'elenco completo dei volontari della Delegazione speleologica CNSA, e si comincia a telefonare ai volontari iniziando dai più vicini. Arriva intanto la squadra ASBTP e prosegue immediatamente per Piaggia Bella, mentre Siffre resta a Viozene; quest'ultimo visto che i due del Caracas non sono proprio usciti e che il Soccorso italiano è ormai in allarme, si dà da fare anche lui provando a chiamare suoi amici speleologi anche se non sono del Soccorso. Ma è Natale e non si trova nessuno in casa, né soccorritori ufficiali né altri. A Cuneo si riesce a mettere insieme una squadra con Gianni Follis, Alfredo De Gioannini, Mario e Ettore Zauli, squadra che parte alle 18. A Torino non si trova un solo uomo, né in Liguria; sembra che si sia cercato soccorso anche a Milano, Bologna e Roma, ma non ne siamo sicuri.

     Intanto è partita da Ormea una squadra del Soccorso Alpino con ba-

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relle, gramminger, medicinali, viveri, ecc., rinforzata da Carabinieri e accompagnata a Piaggia Bella da Silvio oste del Tiglio. Questa squadra, raggiunta la Capanna e riempitala, torna però indietro nell'imminenza della sera su suggerimento di Silvio, perché 1) nessuno da portar giù era uscito di grotta, 2) nessuno era in grado di affrontare una grotta, 3) la Capanna era meglio riservarla per la notte agli speleologi la cui uscita era data ormai per imminente, e gli eventuali infortunati vi potevano benissimo essere ricoverati sino alle luci del giorno dell'indomani.

     Mentre la squadra ASBTP scende in Caracas, altri soccorsi sono a Nizza pronti a partire. Un ponte radio funziona tra Viozene e Nizza tramite i posti di confine italiano e francese di Ventimiglia. I soccorritori raggiungono i bloccati, già in grotta da una cinquantina di ore, e li accompagnano fuori. Si impiega un certo tempo, dato anche lo stato fisico comprensibilmente non certo brillante dei due bloccati. Siffre fuori comincia già a preoccuparsi perché non vede rientrare neanche la squadra di soccorso. I soccorritori cuneesi, cui si aggiungono i genovesi Franco Repetto e Roberto Roncagliolo che per caso erano a Ormea, salgono anche loro e sotto le Mastrelle vengono informati che tutti sono ricomparsi sani e salvi.

     E' tempo, perché le condizioni atmosferiche, ottime fino a Natale, sono rapidamente peggiorate e si prepara a nevicare. La squadra cuneese rientra in sede alle 4 del mattino del 26. Tutti gli altri scendono al più presto dopo essersi ristorati e riposati un po' al rifugio. La Capanna non può essere richiusa perché nessuno ha pensato di prendere le chiavi. Tutto comunque è finito per il meglio e si fa anche in tempo a fermare alla frontiera di Ventimiglia altri soccorritori partiti da Nizza.

     Il 26 la neve cade copiosa, e sino ai primi di gennaio sarà un susseguirsi di nevicate e di tormente di neve. Siamo in pensiero per la Capanna, rimasta con la porta accostata ma non fermata a chiave, e con la finestra forzata dall'ASBTP anch'essa solo accostata ma non fermata: sappiamo quale sia la violenza del vento lassù e come sia facile per la bufera riempire di neve i locali indifesi. Solo il 13 gennaio riusciamo a salire fin là e tutto è a posto, solo un po' di neve è entrata dalla finestra del magazzino lasciata aperta per incuria. La sporcizia e il disordine ci sono, il gas è completamente esaurito, ma a questo si può facilmente rimediare.

 

Nascite.

     Vivissime congratulazioni a Carlo e Grazia Clerici, cui è nata la primogenita Jana, e a Piergiorgio e Luciana Doppioni, ai quali è nato il primogenito Mauro.

 

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     Attività di campagna

4-5 gennaio 1973 - Ricerche biologiche nelle Alpi Marittime francesi (Vence-Grasse): Gr. Mars, Gr. Pré du Lac, Aven du Garagaï, Beaume Granet. Partec. Casale, A. Gobetti, Vigna Taglianti e Maurizio di Roma.

7 gennaio - Gr. del Caudano: Coral, Perello e Rizzi per scopi fotografici.

19 gennaio - Grotta delle Vene: poligonale esterna effettuata da Sonnino.

21 gennaio - Gr. di Rio Martino: Coral, Perello e Rizzi accompagnano in visita 57 scout sino alla Sala Pissai e 7 lungo la via dei Saluzzesi.

28 gennaio - 1^ uscita del Corso di speleologia, alla Gr. del Caudano. Istruttori o aiuto-istruttori: Badino, B. Carpinteri, Casale, Di Maio, Doppioni, Gatta, Longhetto, Sonnino, Toninelli, più P. Costa e Savio. 24 allievi.

3-4 febbraio - Bus de la Scondurava (Comerio, VA).F ino al fondo, per allenamento e fotografie; Badino, Coral, Perello e Rizzi.

4 febbraio - Grotta di Villarchiosso e grotta del Serpente (Ormea, CN). Balbiano, Longhetto, Sonnino, Villa e un amico (v. relazioni più avanti) .

11 febbraio - 2^ uscita del Corso, alla palestra di roccia di Avigliana. Badino, Baldracco P.G. e Laura, B. e M. Carpinteri, De Laurentiis, Di Maio, Doppioni, Longhetto, Olivetti, Pecorini, Sonnino, Toninelli, con 22 allievi.

18 febbraio - 3^ uscita del Corso, alla Grotta di Bossea. Istruttori: Balbiano, Baldracco P.G. e Laura, P. e M. Biolino, B. Carpinteri, Casale, De Laurentiis, Doppioni, Garelli, Longhetto, Olivetti, Pecorini, Sonnino, Toninelli, 18 allievi.

25 febbraio - 4^ uscita del Corso, alla Balma di Rio Martino, Istruttori: Bonelli, B. Carpinteri, M. Carpinteri, Di Maio, Doppioni, Fassio, Garelli, Longhetto, Pecorini, Sonnino, Toninelli, Villa. 20 allievi.

11 marzo - 5^ uscita del Corso, a squadre separate. Al Garbo di Piancavallo, De Laurentiis e Garelli con 5 allievi. Alle Tre Crocette, Casale e Sonnino più Badino e 2 allievi. All'Arma dei Grai, Fassio, Pecorini e Toninelli, più Cerrato e 3 allievi. Al Pozzo Antonio, Baldracco, Doppioni e Gatta, più Lupano e 6 allievi.

17-18-19 marzo - Antro della Corchia (Levigliani, MS). Raggiunto il fondo (-668 m) e visitate diramazioni a -600 circa, lungo il corso del fiume Vidal (v. relazione più avanti). Partec.: Badino, Bargis, Bonelli, Coral e Perello, con Paolo Nassano del GG Lerici e Giuliano Pinna del GS Savonese.

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18-19 marzo - Buso della Rana (Malo, VI) e Spluga Carpene (S. Mauro Saline, VR). Uscite didattiche e di ricerche biologiche. Balbiano, Casale, Rizzi, F. Fassio, F. Dutto, L. Gagliardi.

19 marzo - Ricerca di cavità nella zona Pian delle Gure - Camoscere (Chiusa Pesio, CN). P. Costa, W. Fassio, J. Toninelli.

25 marzo - Pozzo Antonio (Viozene, Ormea, CN). Forzato il fondo (-130), superate due strettoie e disceso un nuovo pozzo di 30 m, dopo di che la grotta termina. Partec.: Badino, Baldracco, Bonelli, Coral, Doppioni, Perello.

25 marzo - Pian Ballaur e Piaggia Bella. Trovata una cavità soffiante a est del C1. Localizzato un buco soffiante da allargare. Lavori vari alla Capanna. Partec .Maggi e Sonnino .

30 marzo - Battuta nella zona Bocchin d'Aseo - P. Mongioie - passo del le Scaglie. Partec. Maggi e Sonnino.

1 aprile - Gola delle Fascette (Briga Alta, CN). Tentativo di raggiungere una grotta in parete di fronte al Garb del Butaù, raggiungimento impedito dalla friabilità della roccia. Bonelli, Fassio, Sciondino, Tabbia, Toninelli.

1 aprile - Savio e due speleologi di Grenoble, andati a rilevare una piccola grotta presso Verney di Modane (Savoia, Francia}, vi hanno trovato una prosecuzione ed esplorati circa 200 metri nuovi.

1-2 aprile - Gouffre des Tenèbres (Francia). Badino, G. e L. Baldracco con gli amici nizzardi Claude e Jean Louis. Badino entra con Claude e Jean Louis per tentare di forzare una diramazione a -270 circa, ma qui giunti i tre devono risalire perché impediti dall'acqua battente.

7-8 aprile - Buco delle Mastrelle (Briga Alta, CN). Tentativo di prosecuzione. Badino, Baldracco, Coral e Doppioni con Alain, Jean Louis, Dedé e Maurice del CMS.

8 Aprile - G. Villa e P. Giordano localizzano ed esplorano parzialmente una cavità in fraz. Combetta di S.Pietro Monterosso in Val Grana, che continua con un pozzetto di 20 metri.

15 aprile - Grotta della Mutera (Ormea, CN). Trasporto di materiali per un tentativo di risalita da farsi a Pasqua. Partec. Cerrato, Tabbia, Villla e 4 del gruppo di Davi.

22-23-24 aprile - Pozzo C1 e abisso del Solai (Briga Alta, CN). Partecipanti Balbiano, G. e L. Baldracco, Badino, Bonelli, Coral e Perello con Alain, Dedé, Jean Louis, Jean Paul del CMS e due speleologi di Toulon, Lucien e Jean. Al Solai si è esplorato un centinaio di metri nuovi di gallerie; nel C1 si è disostruita la fessura a -40, si sono discesi nuovi pozzi di 10, 32 e 10 m, arrestandosi a circa -100 dinanzi a un passaggio in frana da disostruire. (V. relazioni più avanti) .

25 aprile - Buco della Bondaccia (Borgosesia, NO). Ricerche biologiche da parte di Casale accompagnato da Bonelli, Danni, Lupano, Sonnino, Sciondino.

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28-29-30 aprile e 1 Maggio - Pozzo C1, Omega 5 e Solai (Briga Alta, CN). Partec. Badino, G. e L. Baldracco, Bonelli per 4 giorni; De Laurentiis, Gatta e Garelli per 2 giorni; Claude, Dedé, Jean Louis, Jean Paul, Alain del CMS. Lucien e Jean di Toulon. Iniziati i lavori di disostruzione nell'Omega 5 e nel C1. Disarmato il Solai. Sopralluogo al pozzo dei Gracchi (soffia) .

Uscita omessa; 1 aprile - Carsena di Viora (Viozene, Ormea, CN). Rilievo e descrizione. Balbiano, M. Micotti, F. Piovesana, D. Bargis.

 

 

 

     Con il presente, il bollettino GROTTE è giunto al suo 50° numero e al 16° anno di attività. Vorremmo invitare i nostri affezionati lettori, se già non lo avessero fatto, a versarci la quota di 1000 lire come parziale rimborso delle spese di stampa; ricordiamo che tale quota è ancora la stessa fissata alla fine del 1966! Pregheremmo anche, onde facilitarci le riscossioni, di inviare i versamenti con conto corrente postale, al numero 2/23885 intestato al GSP.

 

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IL 17° CORSO DI SPELEOLOGIA

     Non sono sufficientemente edotto sul significato dei numeri per sapere se il numero 17 porta fortuna o sfortuna, ovvero non saprei dire se il 17° Corso sia nato sfortunato o se sia stato sfortunato io a dovermi occupare del 17° Corso. Scherzi a parte, voglio per prima cosa dichiarare che, data la mia mancanza di esperienza di corsi di speleologia, quello di buono che ci può essere stato lo dobbiamo a collaboratori quali Piera Biolino, Mario Olivetti, Paolo De Laurentiis, Roby Thöni, Ruggero Gatta, e mi si perdoni quelli che non menziono, i quali senza alcuna pretesa di gloria di incarichi ufficiali hanno effettivamente sgobbato per la riuscita del Corso.

     Da parte mia ho cercato di mettere l'accento su due fattori che, a mio avviso, oltre a tutte le considerazioni di impegno sportivo e scientifico, sono basilari nel fare speleologia: la sicurezza e l'amicizia. La sicurezza perché non bisogna mai scordare che un errore commesso senza conseguenze cento volte, può all'ennesima essere causa anche di gravi disgrazie, per cui non è consentito a chi va in grotta il lusso di compiere errori di questo tipo; la seconda perché pone in risalto che, essendo la speleologia un lavoro di équipe e di collaborazione tra gli specialisti dei vari rami, tanto più interessanti saranno i risultati quanto più ci sarà affiatamento e amicizia tra i componenti di un gruppo speleologico. Qualcuno potrà pensare che invecchiando la gente diventa sentimentale e rimbambisce, ma l'esperienza ci insegna che i migliori risultati non sono mai stati conseguiti dalla quantità dei partecipanti, né dalla disponibilità economica, bensì dal loro affiatamento.

     Scusandomi per la digressione concludo dicendo che la partecipazione di allievi è stata, se non numericamente elevata (28 iscritti), di interessante qualità. Ad ogni uscita difatti gli istruttori si dichiaravano generalmente soddisfatti delle prestazioni degli allievi loro affidati. All'ultima uscita a squadre separate gli allievi partecipanti erano complessivamente 16, e numerosi sono quelli che ora prendono parte all'attività di gruppo. I programmi delle lezioni e delle uscite si sono svolti secondo i piani prestabiliti; la maggior parte delle uscite si sono effettuate con le auto anziché con i pullman.

     Da parte mia mi auguro che questo Corso, oltre che a permettere agli allievi di apprendere le prime e indispensabili norme per potere andare in grotta, sia soprattutto servito a far capire quale sia la complessa serie di interessi che gravitano intorno alla speleologia.

 

Piergiorgio Doppioni

 

Il "secondo corso"

     Al termine del corso di speleologia abbiamo pensato di fare un ciclo di lezioni per sviluppare argomenti particolari della speleologia; si è trattato di lezioni brevi, di 20 minuti ciascuna, che si tenevano

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in apertura di riunione. Gli argomenti trattati sono stati: cartografia, il catasto delle grotte, uso dei traccianti in speleologia, meteorologia ipogea, corrosione per mescolanza d'acqua, diffusione dei calcari e delle grotte in Italia, organizzazione delle speleologia italiana e stampa speleologica.

     Gli allievi appena licenziati dal 17° Corso hanno seguito attentamente queste lezioni suppletive. I risultati? Speriamo siano positivi, ma dato che queste lezioni sono state volute da me e per lo più le ho tenute io, non sta a me fare commenti.

 

Carlo Balbiano

 

 

Indirizzi di giovani che hanno svolto con profitto il corso di speleologia

Aurelio Amerio, v. Cuneo 7, Rivoli

Maurizio Bello, c. Montegrappa 52, t. 74.18.64

Roberto Daino, v. Gradisca 3, Rivoli

Oliviero Danni, v. Vignale 5, Pavone Canavese, t.51.0.37

Furio Dutto, v. Parini 5, t. 51.47.36

Flavio Fassio, c. Piemonte 49, Settimo T. , t. 56.28.93

Luciana Gagliano, c. Lecce l, t. 75.40.16

Dario Manfrinati, v. Card. Fossati 26/4, t. 38.50.25

Roberto Marocchesi, p. Bottesini 10, t. 23.34.04

Marco Migone, v. Strozzi 5 C/16 A, Genova

Orazio Mirabella, v. dello Stadio 75, Catania.

Fabio Piovesana, v. Da Verazzano 16, t. 59.55.42

Roberto Portolese, c. Torino 228/2, Rivoli

Bruno Ravarino, v. Nallino 20, t. 39.94.66

Umberto Sansoè, str. della Pronda 135/11

Roberto Sciondino, v. Buonarroti 2, Villar Perosa, 51.2.82

Massimo Serra, v. Casalis 28, t. 77.21.66

Enrico Spezzani, v. Tripoli 10/28, t. 39.50.53

Roberto Tabbia, v. Torricelli, 66

Alberto Venturin, v. Cosmo 5, t. 87.16.50

Cesare Vigliani, c. Francia 28, te. 76.05.75

Daniele Vigliocco, V. Vignale 26, Pavone Canavese.

 

 

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FINE ANNO '72 IN SARDEGNA

     Correva l'anno del Visconte 1972, seconda era spelea, ed ai primi di settembre con gli amici mi recavo in pellegrinaggio rituale a Piaggia Bella, ma scendendo febbricitante verso il Fin la mia mente era ancora turbata da recenti e per me tristi ricordi di quei luoghi.

     Giunto al Fin crollo, vedo le pareti della grotta turbinare attorno a me, mi sdraio sulla sabbia imbibita d'acqua ed il buon Paolo Gobetti mi offre riparo sotto la sua coperta spaziale.

     Con quel dolce tepore cedo al dormiveglia; sogno, forse ad occhi aperti, un periodo che per me fu più felice: la campagna di Sardegna del '68, sento nelle narici il profumo meraviglioso della flora mediterranea, mirto, lentisco, ginepro, rosmarino, e soprattutto ricordo le ciucche favolose di vini eccezionali, come quella della prima sera a Cala Gonone, terminata in una tremenda sfida fra me ed Andrea a "dito spacca-tavolo" al termine della quale eravamo diventati fratelli di bottiglia.

     Stavo giusto assaporando una vernaccia ben invecchiata quando vengo riportato all'amara realtà da una serie di brividi che mi scuotono tutto: sono sulla sabbia e la coperta spaziale non c'è più, poco più in là ricopre Andrea e Claudio.

     Fu così che ritornando alla superficie decisi tacitamente di tornare in pellegrinaggio nella terra dei nuraghes, decisione che infuse nuovo vigore alle mie vecchie e stanche membra, e si esplicò nella volata P. Gobetti-Lunghet, che ci vide primi sul traguardo del Colle dei Signori mentre il Visconte manifestava la sua disapprovazione scagliando tuoni e fulmini, e sferzandoci con una fitta grandinata.

     23 dicembre 1972: sono le sei del mattino, e con Roberto Bonelli, mio unico compagno di pazzia, stiamo terminando di stivare il carico scientifico della mia capace 500 e si parte; il primo incontro pochi minuti dopo sulla tangenziale: la nebbia, siamo fermi, non si vede più nulla; poi per migliorare la situazione si gela il cristallo, si procede con il volo strumentale tallonando da presso le luci di posizione di chi ci precede, poi si scende per vedere se siamo ancora sulla strada. "Se continua così, a Civitavecchia non si arriverà mai". Infine la nebbia sparisce "Che meraviglia", restano solo dei tratti gelati, e come siamo in Liguria, fra una galleria e l'altra il vento ci porta a spasso per le corsie autostradali fra pecore vagolanti.

     Nel pomeriggio ci si imbarca a Civitavecchia; il mare di Sardegna è molto agitato e noi da buoni risparmiatori dormiamo sul ponte; alle due del mattino si sbarca in una terra che non riconosco, sferzata dai nubifragi.

     Ci rendiamo immediatamente conto che buona parte dell'attività che ci eravamo riproposti di compiere non la potremo fare, come ad esempio

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terminare l'esplorazione dell'inghiottitoio presso la Chiesa di S. Giovanni Su Anzu.

     La notte di Natale la passiamo a Cala Gonone sotto la solita pensilina delle scuole: è un continuo dormiveglia, per controllare il tempo nella vana speranza di un miglioramento ed un occhio è sempre aperto a spiare le stelle nei rari squarci fra le nubi. E' un esercizio estenuante che si protrae per ore ed ore ogni notte, ed è così che nell'attesa del nuovo giorno lascio vagare la mia mente senza una meta particolare, e questa torna sempre più spesso su di un volto, un volto di donna; dapprima appare come una massa nebulosa e confusa, perché ogni qual volta in passato ho avuto l'occasione di osservarlo, vi ho prestato un'attenzione solo superficiale, anche se nelle parti più riposte della mia mente sono rimasti immagazzinati degli istanti di vita, che pian piano scavando nel gran caos dei ricordi vanno riaffiorando e si uniscono in un mosaico: la luminosità del suo sguardo, il colore dei capelli, la grazia del suo sorriso, è vero, solo ora me ne rendo conto, mi sorride con infinita dolcezza, come per dirmi che stiamo bene insieme e che non c'è motivo di preoccuparsi per tutto ciò che va storto, in quanto può solo essere preludio di tempi migliori.

     Restiamo per qualche giorno a Cala Gonone, ove ci rechiamo spesso in visita a Francesco Pisanu, lo speleologo locale, che già tante volte è stato, per il Gruppo, fonte inesauribile di importanti ed inedite informazioni sia speleologiche che ecologiche. Visitiamo parecchie grotte e grotticelle nei dintorni, fra cui una molto interessante, probabilmente collegata nel neolitico al culto delle acque, a giudicare dalle miriadi di cocci neolitici, forse prodotti da rituali rotture di vasi fabbricati appositamente per essere destinati a quell'uso. Ed è sempre a proposito di sacrifici in epoca nuragica che il Pisanu ci dice della scoperta del GGN fatta la scorsa estate, fra il primo ed il secondo pozzo di Ispinigoli, di decine di scheletri di fanciulle, gettate nel baratro per placare chissà quale tremenda divinità.

     Nella gola di Fuili, nel corso delle nostre due soste a Cala Gonone, fra una schiarita e l'altra abbiamo potuto raggiungere in arrampicata su facili paretine sei grotte, di cui una abbastanza interessante per vari motivi: perché potrebbe proseguire se si avesse tempo di controllare bene i vari cunicoletti e magari rompendo qualche cortina di concrezioni piuttosto senili; per le tracce di vari periodi di attività, testimoniati da una serie di riempimenti di conglomerati che formano dei setti divisori orizzontali della precedente galleria originale, dividendola in due-tre piani; però non sono riuscito a stabilire in che direzione andassero le acque; e da ultimo per la presenza sulle pareti di fossili molto ben conservati, sporgenti sino a 6-7 cm e lunghi anche 15: inconfondibili le conchiglie, ma ve ne sono al-

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tri che per me possono sembrare spugne o coralli, e solo un esperto potrebbe classificarli esattamente.

     Quindi si scende ad Iglesias, dormiamo nella grotta di S. Giovanni a Domusnovas, classico esempio di traforo idrogeologico, presso i resti di un antico muro nuragico; si visita in auto la grotta e si passa a trovare "solo per un momento" gli amici del Clan Speleologico Iglesiente, che cortesissimi ci tratterranno dandoci anche la loro sede per dormire ed invitandoci a passare il capodanno con loro.

     Così un pomeriggio ci rechiamo con Luciano (anche detto ENEL per i suoi famosi fotofori) ed un amico alle falde del Marganais, per mostrare in pratica su di una piccola parete l'uso degli aggeggi costruiti da Petzl. Il mattino successivo, 31 dicembre, ci si reca nei pressi di Su Mannau, nella grotta di S. Pietro, che è costituita da un suggestivo cavernone iniziale e da una serie di concamerazioni successive, separate le une dalle altre da colate stalatto-stalagmitiche di notevole potenza, mentre l'ultima galleria, quella che forse porterebbe in Su Mannau, è chiusa da un crostone stalagmitico, che sale sino al soffitto; certo si è depositato su riempimenti di argilla, come ci è dato vedere in vari punti della grotta, dove si è fratturato e si è avuta una parziale asportazione dell'argilla stessa; tant'è che ad una decina di metri dall'occlusione si nota un piccolo foro nel crostone, e lo stesso suona a vuoto su di una superficie abbastanza estesa. Questa secondo me è l'unica speranza per gli amici sardi di collegare le due grotte.

     Nell'insieme è una grotta molto vecchia, probabilmente un esutore, che ha visto diverse fasi di riattivazione e che da molto tempo appare abbandonata dalle acque di scorrimento, come denotano le concrezioni che in alcuni punti sono quasi giunte ad occludere il passaggio. Passiamo la giornata visitando la grotta e tagliando, sotto la pioggia, piccoli arbusti per fare il fuoco che arderà tutta la notte. Così abbiamo passato il capodanno mangiando e bevendo a quattro ganasce fra amici sinceri; un encomio particolare va ai cuochi che sono stati vera mente bravi.

     A mezzogiorno del 1° gennaio partiamo; per gli amici è ora di andare a dormire, io invece devo ancora guidare sino a Cala Gonone, dove in serata visitiamo ancora una piccola grotta prima di crollare definitivamente nel sacco a pelo.

      Qui si è completata l'attività esposta nella prima parte, e la nostra ricognizione nell'isola si è conclusa con qualche giorno di anticipo grazie al tempo particolarmente bello, al che, per non abbronzarci troppo, facciamo una puntata sino a Pattada per prendere dei ricordini e fra un ponte crollato ed un nubifragio si arriva giusto in tempo (da Cala Gonone ad Olbia via Pattada: 12 ore) ad imbarcarci in extremis per il continente.

 

Adalberto Longhetto

 

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I LAVORI PASQUALI AL SOLAI...

     Nella notte tra il 22 e il 23 aprile abbiamo effettuato una discesa nel Solai nel tentativo di collegarlo alle vicinissime gallerie di Piaggia Bella.

     Nel pomeriggio siamo in tre all'ingresso dell'abisso: Alain del Centre Méditerranéen de Spéléologie, Roberto Bonelli ed io. Sono evidenti le tracce dell'imponente lavoro di scavo nella neve che gli amici francesi hanno fatto nei giorni precedenti per raggiungere l'ingresso dell'abisso. Scendiamo rapidamente attrezzando con scale i pozzi più lunghi, già armati con corde da un'altra squadra (Dedé, Jean Paul, Lucien, Jean Louis) che ci ha preceduti di un paio d'ore. Dopo il bel p. 60 iniziale, una lunga serie di strettoie e pozzetti porta a -160 dove 200 m di meandro conducono ad un pozzo da 50, superato il quale si è nella grandiosa "Garçonnière du Visconte", un lunghissimo e ampio salone di frana.

     Andiamo subito in una diramazione della sala dove l'altra squadra sta risalendo una cascatella, perdita del fiume che percorre P.B. - Delusione: Jean Louis e Lucien superata la cascatella avanzano solo di una ventina di metri e poi la diaclasi diviene impraticabile. D'altronde non abbiamo il tempo di risalire un imponente cammino che dovrebbe evitare le strettoie, perciò ci dirigiamo tutti nel salone finale. Lì troviamo, oltre una strettoia fra i blocchi, un condotto franoso dove ritroviamo il torrente che si perdeva più in alto sotto detrito. Percorriamo così un centinaio di metri di gallerie. Perdiamo di nuovo il torrente in corrispondenza dì una sala, per poi ritrovarlo oltre strette e bagnate fessure che però divengono presto impraticabili: non ci sono correnti d'aria ad incoraggiarci.

     Il lavoro è così esaurito e risaliamo recuperando. Sostiamo una sola volta nel meandro per esplorare (in maniera incompleta però) un camino. Per snellire le manovre superiamo le strettoie e i pozzetti ognuno col proprio sacco senza passamano o recuperi; in breve tempo siamo alla base del p. 60. Lì sperimento la risalita lungo corda con i jumar di Lucien. Un jumar sta fisso al petto e l'altro sopra il primo con un lungo cordino nel quale sì mette il piede. La tecnica è solo poco meno rapida della salita in scale ma permette rispetto a questa di riposarsi molto meglio durante le soste.

     Usciamo verso le 4 dopo una dozzina di ore di grotta. Fuori un freddo glaciale.

     Le possibilità del Solai non sono ancora finite.

 

... E QUELLI AL C 1

     Il pozzo C1 sul Ciamballaùr era già noto da tempo: sulla sacra pubblicazione catastale di Beppe era dato con dislivello "18+" con ostruzione di neve. In seguito si era trovata la fessura del fondo libera da neve

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e si era scesi in un successivo pozzo di 18 m dopo il quale la cavità diventava una fessura soffiante impraticabile.

     Arriviamo ai giorni nostri e cioè a Pasqua 1973, Giorgetto, Danilo, Marco e Jean scendono ad allargare la fessura e in capo a 7 ore si affacciano su un pozzo che viene valutato sui 50 metri. Due giorni dopo siamo di nuovo lassù, manca Jean ma si è aggiunto Giovanni. Scendiamo: dopo 10 metri si arriva su un enorme terrazzo sospeso. Il pozzo continua, ma ad una decina di metri di distanza si apre un altro imbocco che sembra meno esposto alla caduta delle pietre. Dopo pochi metri stretti il pozzo si amplia e termina in un salone dopo 32 metri di discesa, l'ultima parte della quale nel vuoto. Lì arrivano Giorgetto e Giovanni, ma dopo un quarto d'ora scoprono che forse non continua. Infatti si scende ancora per una ventina di metri lungo una frana in un salone molto grande. La parte più bassa della frana soffia, ma sono inutili i tentativi di passare senza scavare. Si risale.

     La settimana dopo, 29 aprile, altro tentativo: la squadra è più nutrita, Giorgetto, Rudy, Paulin, Piergiorgio, Uccio. Tre ore di scavo e si arriva ad una fessura bloccata da un macigno: oltre c'è un saltino di poco più di un metro. Bloccati ancora.

     Due giorni dopo sono in due ascendere, Giovanni e Jean Paul, e riescono a sbloccare la fessura, ma dopo pochi impestatissimi metri di nuovo non si passa ma tira sempre aria. Una cosa sembra certa: quella frana avrà vita breve.

 

Giovanni Badino

 

 

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Una visita al Fiume-Vento

     Nei giorni 27-28 dicembre ho visitato il sistema Fiume-Vento a Genga nelle Marche, invitato da quattro amici del Gruppo Grotte Lerici.

     Entriamo con due speleologi del Gruppo di Ancona, e tre tedeschi, dall'ingresso superiore (occorrono le chiavi, che vengono date solo a chi sia accompagnato da speleologi di Ancona o di Jesi). In breve superiamo le gallerie che ci separano dal pozzo di 110 m, in cui scendiamo lungo la corda (le scale non servono perché si esce poi dalla grotta del Fiume). La discesa è per una ventina di metri contro parete e per i restanti 90 m al centro esatto di una campana di 120 metri di diametro. Assolutamente fantastica. Alla base vi sono chilometri di gallerie orizzontali con laghi di cristalli e favolose concrezioni.

     Dopo una dormita iniziamo la ricerca di nuove gallerie. Siamo fortunati e troviamo una diramazione (Ramo dei Liguri) le cui possibilità di prosecuzione al momento attuale non sono ancora esaurite. Poi il cammino verso l'uscita, lungo e piacevole benché un po' fangoso. Siamo fuori la sera, dopo 32 ore di grotta. Colgo l'occasione per ringraziare il GGL (Fanas in particolare) e gli speleologi di Ancona per la splendida visita.

 

Giovanni Badino

 

 

All'Antro del Corchia

     Nei giorni 17-18-19 marzo 1973 si è svolta una uscita, organizzata dal GSP, all'Antro del Corchia (Levigliani - MS), alla quale hanno preso parte: Giovanni Badino, Daniele Bargis, Roberto Bonelli , Danilo Coral, Marco Perello, tutti del GSP, Paolo Nassano (GG Lerici - La Spezia) e Giuliano Pinna (GS Savonese).

     Entrati in grotta alle 2 di sabato 17, gli speleologi (tranne Bargis e Bonelli, quest'ultimo per indisposizione), alle 9 hanno raggiunto la quota -580 m e lì hanno posto un bivacco. Alle 18 la discesa è ripresa; il Fiume Emile Vidal è stato fortunatamente trovato in discreta magra e si è così deciso di proseguire senza canotto.

     Secondo i programmi della spedizione, si sono esplorate delle vaste e interessanti diramazioni fossili situate a circa 600 metri di profondità lungo il corso del Vidal. Alle 22,30 sempre di sabato, è

stato raggiunto il fondo della voragine, a -668 m. La risalita, tosto iniziata, è proseguita sino alla Sala Campo Base ove alla squadra del fondo si sono uniti Bargis e Bonelli entrati dall'ingresso del Ramo degli Inglesi.

     Bonelli ha inoltre esplorato un camino situato nella sopracitata sala, sfortunatamente chiuso dopo una ventina di metri di galleria pressoché verticale. Riposatisi per alcune ore, gli speleologi sono quindi ripartiti alle 23 di domenica 18. L'uscita è avvenuta a gruppi separati, uscendo uno dalla via normale e l'altro dal Ramo degli In-

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glesi, nel mattino di lunedì 19, dopo una permanenza in grotta di oltre 50 ore.

     Fatto piuttosto rilevante in questa spedizione è la giovane età dei partecipanti, che in media superava di poco i 17 anni.

     Un particolare ringraziamento ai colleghi del CAI di Bolzaneto che avevano prearmato la cavità sino a circa -250 m e ad Adriano Vanin del GG Milano che ha prestato il suo aiuto nelle operazioni di ricupero dei materiali dal Campo Base.

 

G.B.-D.C.-M.P.

 

 

La carsena di Viora

     Pur trovandosi a Viozene, cioè in una zona che noi frequentiamo da tanti anni, questa grotta non ci era ancora nota, forse perché, a causa del piccolo ingresso, essa è poco nota anche a quelli del posto; qualcuno in realtà la conosce benissimo e la usa come cimitero di animali.

     La carsena di Viora ci era stata segnalata da Bonzano del G.J. Imperiese.

 

Carsena di Viora - rilievo

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Posizione:

carta IGM 91 II NO (Viozene) .

Coordinate UTM: 0131 8974

Coordinate geografiche: 4°41'16"; 44°09'06". Q. m 1675. (Bonzano collocherebbe la grotta un poco più a ovest e in alto. A me sembra più corretta la nostra posizione, ma certamente con le carte che abbiamo è ben difficile fare delle posizioni esatte) .

Comune di Ormea, fraz. Viozene, loc. Pian Rosso

Itinerario. Da Viozene portarsi a Pian Rosso; di qui, su tracce di sentiero quasi scomparse, salire in direzione del Garbo del Manco per un dislivello di 140 metri. L'ingresso è costituito da un piccolo foro verticale che si apre nel prato; non esiste dolina attorno.

Dati metrici: L(p) = m 38, D = m -9,

Rilievo compiuto il 1°/4/73 da C. Balbiano e collab.

Descrizione: la grotta è costituita da una galleria rettilinea impostata su una faglia diretta E-O. Termina con una frana attraverso i cui blocchi si procede ancora per alcuni metri. La prima metà della galleria è in discesa e la seconda in salita: queste pendenze sono dovute a conoidi detritiche di materiali provenienti in gran parte dall'esterno, da due punti diversi: cioè dall'attuale ingresso e dal settore terminale della grotta, che si trova infatti a qualche metro dalla superficie. Le concrezioni sono scarsissime. Al momento della visita si è notato un notevole stillicidio dovuto alla neve fondente. E' da presumere che normalmente la grotta sia parecchio secca.

 

C. Balbiano

 

 

Carsismo a Villarchiosso

     A Villarchiosso (comune di Ormea, fianco destro della val Tanaro, tav. IGM 92 III NO, Nasino e 92 IV SO, Garessio) vi siamo andati perché i Savonesi ci avevano segnalato l'esistenza di una grotta di 200 metri (v. 'Stalattiti e stalagmiti' - n. 8). Noi non l'abbiamo trovata, data la mancanza di indigeni e i boschi molto fitti. In compenso ne abbiamo trovata un'altra, anche se si dimensioni minime (D: -2 m; L: 6 m; v. ril.). La sua posizione è: long. 4°27'49", lat. 44°3'49", Q. m 850 ca). E' questa una risorgenza temporanea, forse lo sfioratore di eccedenza di un sistema più profondo, ma così stretto che dopo 6 metri nemmeno Longhetto poteva passare. A parte questa grotta microscopica, abbiamo avuto modo di vedere un'area dove il carsismo si presenta in forme alquanto giovanili, anche se presso la fraz. S. Giovanni abbiamo trovato una piccola grotta completamente fossile, concrezionata, usata dagli indigeni come scarico di terra (long. : 4°28'1"; lat. 44° 10' 2" Q m 830). Pur essendo in stagione secca, abbiamo notato un gran numero di piccole risorgenze, quasi a fondo valle, situate in genere al contatto fra i calcari del Trias e i porfiroidi quarziferi sottostanti. Se fossimo andati in periodo di piogge avremmo molto probabilmente visto altre risorgenze più in alto, per lo meno in corrispondenza della nostra

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grotticella ed alla grotta trovata dai Savonesi. Abbiamo dunque avuto l'impressione di trovarci dinanzi a più reticoli carsici, vicini tra di loro ma ancora piuttosto indipendenti.

     Al momento attuale la zona può essere studiata in tutti i suoi a spetti solo da topi speleologi (meglio se subacquei) ; fra qualche periodo geologico lo speleologo avrà qui una nuova zona tutta da esplorare.

     Queste sono le prime impressioni, dovute ad una visita di poche ore; battute un po' più ampie potranno forse dire qualcosa di più preciso.

 

Carlo Balbiano

Maurizio Sonnino

 

 

 

La grotta del Serpente

     Siamo stati alla ricerca di questa grotta, segnalata e descritta dal Trossarelli nel 1934 (Le Grotte d'Italia, XII, l pag. 46) ma in pratica ignota a tutti gli speleologi e mai riportata su nessun elenco catastale.

     E' stato facile trovarla, salvo che... non esiste più.

     Infatti il Trossarelli segnalava esattamente la posizione della grotta (m 1450 N dalle Case di Nava) aggiungendo che si trova in una cava abbandonata. Noi siamo andati in quella cava che è sì abbandonata, ma che tra il 1934 e oggi aveva avuto una ripresa di attività cosicché, ove un tempo esisteva la grotta, ora è rimasto un foro soffiante, impraticabile perché semi-intasato da detriti della cava. A parte questo foro, si notano nella cava diversi condotti sezionati, sempre di piccola dimensione, i quali ci informano che la grotta, anche se non molto estesa, aveva certamente uno sviluppo maggiore di quello scarso che il Trossarelli aveva visto. Può essere interessante il fatto che siamo nei calcari del Priaboniano (Eocene), dove in Piemonte non è molto frequente trovare grotte.

 

C. Balbiano e M. Sonnino

 

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UNA VISITA ALLA SPIPOLA

     La Spipola, come a molti è noto, è una celebre grotta dell'Appennino bolognese facente parte del complesso Spipola-Acquafredda, il quale ha uno sviluppo complessivo di circa 6000 metri; è cioè una delle più lunghe grotte d'Italia e ovviamente la maggiore fra quante si aprono nei gessi. La prima parte ha una specie di sentiero che la rende di facile percorso, altre parti presentano le solite caratteristiche che hanno le grotte nel gesso (in genere non difficili, salvo qualche strettoia e molto fango) mentre una parte, cioè il cunicolo che unisce Spipola e Acquaffedda, è un infame budello di 800 metri pieno di acqua e fango dove nemmeno si riesce sempre a tener fuori la faccia. Era stato percorso il 17-10-1958 da Pasini e da L. Zuffa; un tentativo di ripetizione, compiuto recentemente da altri del GSB CAI è rimasto infruttuoso.

     Io, trovandomi a Bologna per motivi di lavoro, ho chiesto all'amico Grimandi che mi accompagnasse a vedere la più celebre grotta della sua zona, e molto gentilmente mi ha detto di si. Ovviamente non abbiamo cercato di ripetere l'impresa di Pasini e Zuffa, ma mi sono accontentato di visitare le parti che non presentassero troppa difficoltà (né troppo fango...) e ho così visto poco più di un chilometro di gallerie. Le impressioni?

     Poichè gran parte della Spipola è larga, a differenza di tante grotte bolognesi, una prima impressione è positiva; comunque è larga fino a un certo punto: appena è terminata la cosiddetta parte turistica, qualche budello con laghetti si trova e difatti sono uscito con uno stivale pieno d'acqua, cosa questa normale a Bologna. Sta di fatto che la grotta presenta effettivamente delle grandi sale e che hanno un notevole interesse scientifico, specie per le forme che presenta il soffitto (piccoli canali di volta, mammelloni...); alcune di queste forme sono tipiche delle grotte gessose.

     Naturalmente chi cerca le concrezioni in una di queste grotte rimane deluso; alla Spipola c'è una grande colata calcarea, completamente rovinata dai visitatori; alla Calindri, di cui ho descritto una mia visita sul n. 37 di Grotte, c'è qualche bella concrezione, abbastanza integra. ma è chiaro che la roccia gessosa non si presta alle concrezioni calcaree.

     Chi invece va in grotta per studiare la morfologia, non rimane deluso; nel gesso se ne trovano tante forme e molto interessanti, alcune comuni alle grotte calcaree, altre tipiche del gesso.

     Il gesso, per le sue caratteristiche petrografiche, è sede di fenomeni carsici che evolvono molto più rapidamente dei corrispondenti fenomeni nel calcare; cioè qui le grotte si formano in fretta e altrettanto si trasformano e muoiono, ciò rende molto più facile lo studio dell'evoluzione delle forme; per chi frequenti per tanti anni la stessa cavità non è raro osservare personalmente delle trasformazioni, per esempio un crollo, un riempimento di una galleria stretta, ecc.

     Insomma io vorrei dire che chi non vive a Bologna farebbe bene una volta tanto a fare un giro in una grotta gessosa e migliorare così

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un po' le sue conoscenze. Troverà certamente un valido appoggio fra gli amici del gruppo speleologico CAI di Bologna che hanno il senso dell'ospitalità molto sviluppato. Inoltre è abbastanza comodo fare speleologia a Bologna. Le grotte si trovano a pochi minuti dalla città e una visita come la mia è stata compiuta fra le 7,30 e le 12; alle 13 eravamo a casa ripuliti e pronti per il pranzo. Ciò mi ha permesso, nel pomeriggio, di assistere alla prova di utilizzare i metodi geo-elettrici per rilevare la presenza delle cavità sotterranee. L'esercitazione è stata condotta da quella mente pluridisciplinare che è Scagliarini e mi è stata utile per imparare qualcosa. Però in questo campo sono ancora così ignorante che preferisco non fare alcun commento per non dire delle sciocchezze.

 

Carlo Balbiano.

 

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GROTTE PROFONDE E GROTTE LUNGHE

     L'anno 1972 è stato ricco di esplorazioni interessanti e fortunate per quanto riguarda le grotte più profonde. Le notizie che seguono ci sono state gentilmente fornite, salvo per l'Italia, dall'amico Paul Courbon che sta per dare alle stampe il suo Atlante delle grotte più profonde del mondo (considerando quelle oltre i 500 m di profondità, sono ben 56) .

     In Spagna la Société Spéléologique de Bourgogne (Francia) ha esplorato il Sumidero de Cellagua fino a -853 m, arrestandosi sopra un pozzo di 15 m.

     In Francia l'Abîme Club Toulonnais ha scoperto un ramo ascendente nel Chourum des Aiguilles, risalendo per ben 505 m e portando così la profondità attuale a 980 m. Nel Gouffre du Cambou de Liard gli speleologi della S.S.P.P.O. di Pau e del S.G. CAF Grenoble hanno raggiunto il sifone terminale a -908 m. Una squadra di tre uomini di cui non conosciamo il Gruppo di appartenenza è scesa al fondo del Gouffre d'Aphanicé -504 m, superando un pozzo di 328 m in verticale assoluta senza ripiani scendendo e salendo con jumar su una corda da 9 mm (questo pozzo si apre a -155). Scialet de Génieux; scoperto in maggio, quest'abisso è stato percorso poi fino al sifone terminale in ottobre da tre speleologi, -675 m.

     In Iran una spedizione inglese ha toccato il fondo (sifone) del Ghar Parau, -751.

     In Marocco, nel Kef Toghobeït, lo S.C. di Blois (Francia) è sceso fino a -560, dove l'abisso continua con un pozzo inesplorato di 80 metri.

     In Svizzera una spedizione interclub della S.S.S. si arresta a Natale a -565 nel Bärenschacht che continua. Speleologi belgi hanno forzato a -403 il Trou Victor portandone la profondità a 520 metri.

     In Jugoslavia è stato esplorato parzialmente dal gruppo Zeleznicar di Ljubljana l'abisso Brezno Pod Gamsovo Glavico nelle Alpi Giulie: si può continuare oltre uno stretto meandro. E' controversa la quota sin qui raggiunta, poiché i primi esploratori danno -615, mentre il Jamarski Club di Ljubljana dà per lo stesso punto soltanto -440.

     In Messico speleologi del Texas hanno esplorato nello Stato di Queretaro El Sotano, profondo 455 me con un pozzo di 410 metri in verticale assoluta.

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     In USA si sono potuti collegare i due grandi sistemi sotterranei della Mammoth Cave e della Flint Ridge, ottenendo un complesso che ha pertanto la lunghezza di ben 212.300 metri.

     In Italia infine, solo per citare le più importanti, vi sono state le esplorazioni dell'abisso della Genzianella (G.S. Monfalcone "G. Spangar") che continua a -513, dell'abisso Davanzo (Commissione Gr. "E .Boegan") che continua a -735 m, e della Buca Grande di Monte Pelato o abisso Bologna (G.S. Bolognese CAI e G.S. Bagni di Lucca) che continua con un meandro a -527 m.

     Nell'ultimo decennio le esplorazioni di abissi profondi hanno avuto un incremento poderoso. Infatti nel 1960 gli abissi noti oltre i 500 metri di profondità erano 6 in tutto, mentre alla fine del 1972 sono ben 56 e in altri 3 i 500 m verranno certamente superati questo anno. In Italia gli abissi oltre i 500 metri sono 16 (nel 1960 erano solo 2: Piaggia Bella e Corchia), e la graduatoria dei primi 20 dovrebbe essere attualmente la seguente:

 

1)

Abisso Gortani (Friuli)

-920

 

2)

Spluga della Preta (Veneto)

-889

 

3)

Grotta di Monte Cucco (Umbria)

-821

 

4)

Abisso Davanzo (Friuli)

-735 (cont.)

 

5)

Complesso di Piaggia Bella (Piem.)

-689

 

6)

Abisso di Bifurto (Calabria)

-683

 

7)

Antro del Corchia (Toscana)

-668

 

8)

Abisso Cesare Prez (Friuli)

-654

 

9)

Abisso Boegan (Friuli)

-624

 

10)

Abisso Gaché (Piemonte)

-558

 

11)

Abisso Bologna (Toscana)

-527

 

12)

Buco del Castello (Lombardia)

-520

 

13)

Abisso Ribaldone (Toscana)

-515

 

14)

Grotta del Chiocchio (Umbria)

-514

 

15)

Abisso della Genzianella (Veneto)

-513 (cont.)

 

16)

Abisso Saracco (Piemonte)

-507

 

17)

Grotta Guglielmo (Lombardia)

-452

 

18)

Abisso Loubens (Toscana)

-405

 

19)

Grava dei Gatti (Campania)

-403

 

20)

Abisso Picciola (Friuli)

-385 (cont.)

     Le più lunghe cavità del mondo, secondo quanto ha potuto appurare Paul Courbon con mille difficoltà, sarebbero indicativamente le seguenti (è ovvio far le opportune riserve). Non per tutte i dati sono aggiornati e pertanto tra parentesi è indicata la data cui le misure si riferiscono.

 

1.

Flint Ridge Cave System e Mammoth Cave (USA)     

m

212.300 (1972)

 

2.

Hölloch (Svizzera)

 

115.300 (1972)

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3.

Greenbrier Cavern-Organ System (USA)

m

70.080 (1972)

 

4.

Peschtschera Optimititscheskaja (URSS)

 

55.242 (1972)

 

5.

Systema de Cuyaguateja (Cuba)

 

52.700 (1969)

 

6.

Jewel Cave (USA)

 

50.400 (1970)

 

7.

Palomera-Dolencias (Spagna)

circa

46.000 (1971)

 

8.

Eisriesenwelt (Austria)

 

42.000 (1969)

 

9.

Ogof Fynnon (Galles, G.B.)

 

37.000 (1972)

 

10.

Reseau de la Dent de Crolles (Francia)

 

31.060 (1971)

 

11.

Blue Spring Cave (USA)

 

30.400 (1969)

 

12.

Réseau Trombe (Francia)

circa

30.000 (1972)

 

13.

Ozernaja Peschtschera

 

26.360 (1969)

 

14.

Lancaster-Easegill System (G.B.)

 

25.000 (1972)

 

15.

Carlsbad Cavern (USA)

 

24.000 (1970)

 

16.

Dachstein Mammuthöhle (Austria)

 

23.800 (1972)

 

17.

Baradla Barlang-Jaskyna Domica (Hong-Tche)

 

23.100 (1972)

 

18.

Postojnska jama (Jugoslavia)

 

23.000 (1972)

 

19.

Rimstone River Cave {USA)

circa

22.500 (1972)

 

20.

Tome Moore-Berome Moore System (USA)

 

22.500 (1972)

 

21.

Goule de Foussoubie (Francia)

circa

22.000 (1972)

 

22.

Boutler Sinking Creek System (USA)

 

21.700 (1970)

 

23.

Tantalhöhle (Austria)

 

21.000 (1972)

 

24.

Mystery Cave (USA)

 

21.000 (1972)

 

25.

New Ferm Cave (USA)

 

20.100 (1970)

 

26.

Ogof Agen Allwedd (G.B.)

 

20.000 (1972)

 

27.

Caverna de Santo Tomas (Cuba)

 

20.000 (1969)

 

 

(forse fa parte di Cuyaguateja)

 

 

     In Italia la grotta più lunga finora rilevata è Piaggia Bella (una dozzina di chilometri), ma si disputano i primi posti anche Monte Cucco, la grotta del Fiume, l'abisso Gortani e forse il Buso della Rana.

 

(M.D .)

 

     Mentre il presente bollettino era in tipografia, abbiamo ricevuto il n. 7, anno 4°, di "Speleologia Emiliana", che riporta un articolo di Gasparo e Guidi sulle più profonde cavità del Friuli-Venezia Giulia. Da esso apprendiamo che sul Canin esiste anche un abisso Emilio Comici profondo circa 520 metri (espl. GS Bertarelli CAI Gorizia, 1971 e 1972); le grotte italiane oltre i 500 metri di profondità sono pertanto 17 e quelle mondiali 57.

 

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RECENSIONI

G. CASTANY - Traité pratique des eaux souterraines - Ed. Dunod, Paris, 1967, 662 pp.

     Si tratta di un'opera voluminosa e certo molto ricca di nozioni, dati, formule, ecc.; non è solo pratica, ma anche teorica, perché di ogni legge viene data una rigorosa interpretazione matematica.

     Consta di sei parti: la prima tratta di concetti generali, la 2^, 3^, 4^ e 5^ della circolazione dell'acqua nei terreni permeabili per porosità; la 6^ parte tratta infine della circolazione nei terreni calcarei e delle acque termominerali.

     Nelle prime 5 parti ho trovato molte notizie di cui ero totalmente all'oscuro; specialmente la prima l'ho trovata molto interessante e chiara; naturalmente lo speleologo non deve leggere tutto, a meno che non debba svolgere delle esperienze pratiche, ma sarà sufficiente apprendere i concetti da un punto di vista qualitativo. Data comunque la mia ignoranza su questi problemi, non posso dare un giudizio critico su quanto è scritto, e accetto tutto come vero e valido.

     E veniamo alla 5^ parte, quella che più direttamente interessa gli speleologi; si tratta di una trentina di pagine, e sembra troppo ridotta rispetto al resto dell'opera anche se, riconosciamolo, l'importanza economica delle acque nei terreni porosi è più grande di quella dei terreni calcarei. Leggendo questa parte ho dovuto un po' ridimensionare la ottima impressione suscitata in me dalle prime cinque: se è vero che molti concetti sono espressi in modo molto chiaro e felice (e non sono molti i libri che possano vantare ciò), su qualche affermazione secondaria ho nutrito qualche dubbio. Leggendo poi delle acque minerali, ho notato nelle formule chimiche qualche errore madornale, dovuto probabilmente a sviste da parte dell'autore.

     In conclusione ritengo che gli speleologi farebbero molto bene a scorrere questo libro per allargare un po' le conoscenze sull'idrologia si solito scarse e più spesso molto ristrette. Quanto alla circolazione d'acqua nei calcari, il libro non aggiunge molto a ciò che tanti di noi sanno già. Chi lo volesse leggere senza comperarlo sappia che esso fa parte della Biblioteca della SSI e pertanto può essere richiesto a Lodovico Clò, piazza Carducci 4, 40125 Bologna.

 

Carlo Balbiano

 

 

Current Titles in Speleology un servizio bibliografico internazionale

     Current Titles in Speleology esiste da qualche anno ma fra noi è poco conosciuto, perché finora si è occupato di segnalare quasi esclusivamente lavori inglesi. Il numero del 1972, uscito lo scorso febbraio, è invece internazionale e riporta circa 2200 titoli di pubblicazioni che toccano tutti i campi della speleologia. La veste tipografica è modesta ma il contenuto molto ricco, i lavori sono poi raggruppati in mo-

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do tale che la consultazione sia resa molto facile. Si tratta di un utile servizio che si affianca ottimamente al Bulletin bibliographique spéléologique edito dalla Soc. Spel. Svizzera: quest'ultimo riporta pochi lavori ma col riassunto, Current Titles riporta solo i titoli, ma ne cita una quantità immensa.

     Su Current Titles purtroppo sono pochi i titoli di lavori italiani. Il direttore si è reso conto di ciò e mi ha chiesto di metterlo in contatto con tutti i gruppi grotte desiderosi di fare lo scambio di pubblicazioni. Chi ne fosse interessato scriva a Ray Mansfield, editor of Current Titles in Speleology, Tiny Kott, Little London, Oakhill, Bath Som., BA3 4AY (Inghilterra).

 

C.B.

 

 

G. GUERRINI - Andare per grotte - Capelli edit., Bologna 1972.

     L'editore ha regalato al nostro gruppo questo libro e ne ha richiesta una recensione; l'autore parla molto bene del GSP, a più riprese, e quindi la tentazione di ricambiare la cortesia è forte, tuttavia cercherò di fare una recensione più obiettiva possibile.

     Il titolo di questo libro parla molto chiaro, non si tratta di un manuale di tecnica speleologica né di una pubblicazione scientifica, ma di un'opera divulgativa; parla degli stati d'animo che provano gli speleologi nelle loro esplorazioni, con l'intento di inculcare nei giovani l'amore per un'attività ricca di fascino e contemporaneamente di metterli in guardia contro i pericoli che le grotte possono comportare.

     Se accettiamo il libri per ciò che si prefigge, direi che è valido, tanto più che l'autore sa scrivere in una prosa chiara, semplice, ma molto felice (e sono rari gli speleologi che sappiano scrivere in buon italiano!). Egli fa spesso affermazioni di modestia che ce lo rendono simpatico (nelle conclusioni per esempio scrive: "...sarebbe stato preferibile che un libro così concepito fosse stato realizzato da un uomo di punta della Commissione Grotte delle Giulie, o da uno del CAI-Uget di Torino...") e inoltre ho molto apprezzato il fatto che narra vicende capitate a tanti gruppi italiani, ma senza mai usare toni polemici o sgradevoli verso chicchessia. Può sembrare cosa ovvia, e invece è

cosa rara!

     Insomma, per chi è agli inizi della speleologia il libro è una lettura interessante e istruttiva; lo speleologo esperto - dico francamente - troverà poco da imparare, ma potrà fare una lettura piacevole. In ogni modo, a mio parere, questo libro raggiunge esattamente lo scopo che si prefigge. E non è poco.

 

C.B

 

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Fotografie didattiche di speleologia

     Sono disponibili in commercio alcune serie di diapositive didattiche, e precisamente:

1) n. 39 diapositive sulle forme carsiche esterne (parte 1^; rif. DW 152)

2) n. 39 diapositive sulle forme carsiche esterne (parte 2^ ; rif. DW 152 B)

3) n. 38 diapositive sull'origine e lo sviluppo delle grotte (rif.DW 153)

4) n. 38 diapositive sulle tecniche di esplorazione (rif. DW 154) .

     Tutte le diapositive sono a colori, nel formato 24x36 (double frame version) o formato pari alla metà del precedente (single frame version) ; vengono vendute senza montatura.

     Ordini e richieste di informazioni devono essere inviati all'editore: DIANA WYLLIE LTd, 3 Park Road, Baker Street, London NW1.

     Il prezzo è di 2,50 sterline per ogni serie, più le spese di spedizione.

     La maggior parte delle fotografie sono state scattate da Alan C. Coase e si riferiscono a grotte e forme carsiche di tutto il mondo, ma con prevalenza dell'Inghilterra; c'è anche qualcosa di italiano (Monte Cucco) .

     Anche se in molti fotogrammi i colori non sono gran che (è evidente che si tratta di stampe e non di originali), le fotografie sono ottime dal punto di vista tecnico e soprattutto didattico. Coase è anche autore di quattro libretti (di circa 20 pagine ciascuno) che accompagnano ogni serie di fotogrammi e li illustrano uno a uno dettagliatamente. Penso che queste diapositive siano un valido strumento didattico sia per corsi di speleologia che per conferenze che tocchino un aspetto particolare della speleologia. Non dubito che in Italia servirebbero soprattutto ai corsi: e allora suggerirei a tutti i gruppi di acquistare le serie 2-3-4. La 1 infatti presenta solo marginalmente le forme carsiche e illustra piuttosto gli aspetti del paesaggio nei diversi tipi di terreni calcarei, toccando argomenti che interessano poco la speleologia.

     Dato che il prezzo è decisamente basso (poco più di un rotolo non ancora esposto) penso che ogni gruppo farebbe bene ad acquistare queste diapositive.

 

Carlo Balbiano

 

 

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Pubblicazioni ricevute

(a cura di Maurizio Sonnino)

     Giuseppe Orombelli - Osservazioni sul riempimento di "terra rossa" di una dolina del Carso di Monfalcone - Estr. "Natura" Soc. It. Sc. Nat. Mus. Civ. St. Nat. e Acquario civico, Milano, 62/2: 210-228, 19-4-1971.

(Esame granulometrico in un pozzo a mano profondo 35 m, e si esaminano varie teorie sulla formazione e deposizione della terra rossa) .

     S. Di Nocera - A. Piciocchi - A. Rodriguez - La grotta dell'Ausino (SA). Genesi, morfologia e primo contributo di preistoria. Estr. Boll. Soc. Naturalisti in Napoli, vol. LXXXI (1972).

     Giuliano Perna - Fenomeni carsici e giacimenti minerari. Prestampa, dal Seminario di Speleogenesi, Varenna 1972. Dopo alcuni esempi in cui il legame tra giacimenti e carsismo è particolarmente evidente, vengono descritte alcune strutture e situazioni tipicamente carsiche nei giacimenti e si accenna al problema della petrogenesi dei depositi.

     C.F. Capello - M. Luchino Chionetti - Elementi di cartografia, 2 voll. Giappichelli ed., Torino 1958, 1959.

G. Cappa - Il fenomeno carsico profondo nei Piani di Bobbio e di Artavaggio (Valsassina, Como). Estr. Atti Soc. It. Sc. Nat. e Museo Civ. St. Nat. Milano, 113 (2), 15-6-1972.

     Jean Nicod - Pays et paysage du calcaire - Presses Universitaires de France, Paris 1972.

     A. Bini - D. Ferrari - Un nuovo reperto di TROGLOPHILUS CAVICOLA (Kollar) nel Comasco. Estr. Boll. Soc. Entom. It., vol. 103, n. 10, 1971.

     Les fabriques d'horlogerie Thommen S.A. - Altitude et pression barométrique, 1949. Istruzioni per un uso esatto degli altimetri.

     Pierre Minvielle - La conquête souterraine, Arthaud ed., 1967. Storia delle esplorazioni speleologiche, dal 1213 ad oggi.

     C. Balbiano d'Aramengo - Possibilité de différer l'analyse des fluocapteurs dans les expériences avec fluorescéine comme traceur. Estr. 5° Congr. intern. spel. Stüttgart 1969, p. 3.

     T. Tommasini - Osservazioni meteorologiche eseguite nel 1972. Boll. Staz. Meteor. di Borgo Grotta Gigante (Trieste). Suppl. "Atti e Memorie" della Comm. Grotte "Boegan" SAG CAI.

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     J. Montoriol Pous - J. De Mier - Contribution al conocimiento de las formaciones vulcano-espleologicas de la Grindavikurhraun Islanda). Vengono studiate cinque cavità tipo, che si aprono in basalti post-glaciali di questa isola islandese. Basandosi sulle osservazioni fatte in Islanda e nelle Canarie, viene proposta una classificazione morfogenetica dettagliata delle grotte d'origine vulcanica.

     G. Guerrini - Andar per grotte - Cappelli ed., Bologna 1972.

     Carlos A. Fernandez - Historica expedicion espeleologica argentina (Pierre Strinati) a la Caverna de las Brujas (1968) - Estr. Revista de la Sociedad de Socorros Mutuos de Policia, La Plata, anno XI, n. 58, IV epoca, apr.-giu. 1972, pag. 25-28.

     Gruppo Spel. Paletnologico "G. Chierici": Attività 1971.

     Gruppo Grotte "C .Debeljak": "Ricerche e scoperte speleologiche 1971".

     G. G. Debeljak: Settore carsico a N di Banne - Suppl. n. 1 al fascicolo "Ricerche e scoperte speleologiche 1971".

     Robert Lacroix - Compte rendu du premier colloque national français de plongée souterraine. Les cahiers du Speleo-flasch, n. 1.

     Fed. It. Escursionismo: Atti del 1° Convegno Nazionale per lo studio, la protezione e la valorizzazione dei fenomeni carsici. Verona, 16-17 ott. 1971.

     P. Silvestri - Carsismo d'alta quota - Estr. da "Novara" n. 10, 1972.

     F .Urbani - Notas sobre la cueva Walter Dupony (Mi. 2), Capaya Estado Miranda. Estr. Boll. Soc. Venezol. Espel., III (3) : 169-178. Si esamina l'origine di forme pseudostalattitiche, formatesi per l'unione di varie cavità a forma di campana.

 

PERIODICI

     Annales de Spéléologie - Centre nat. Rech.Scient., tome 27, fasc. 1-2, 1972, Sul fasc. 1, contributo allo studio del clima delle grotte. Esame della circolazione d'aria nella grotta Pinargozii (Turchia), dove è stato misurato un vento di 166,320 km/ora.

     Stalattiti e stalagmiti - Boll. int. del G.S. Savonese, anno VI, 8-9-10.

     Spelunca n. 4, 1971. Oltre a numerosi articoli di tecnica, che esaminano lampade frontali ad acetilene ed elettriche, ed uno sull'uso degli esplosivi, si trova una ricca bibliografia di atti di congressi e colloqui.

     Notiziario ai soci - CAI Verona, n. 5, dic. 1972.

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     Spéléos - Bull. du G.S. Valentinois, n. 71.

     F.F.S. - Quoi de neuf... Suppl. a Spelunca n. 3, giu. 1971.

     Notiziario sezionale - CAI Napoli, genn. 1973.

     Bulletin trimestriel de la Société Spéléologique de Gréce, vol. XI, fascic. 5-6 (genn.-giu. 1972) e 7.

     Espeleòleg - Centre Excurs. de Catalunya, n. 16, nov. 1972. Conclusioni del 2° Simposium de Metodologia Espeleologica. Studio sugli aspetti idrologici, batteriologici, sanitari, chimici, ecologici in un sistema carsico.

     Die Höhle. n. 3-4, sett. e dic. 1972.

     Spéléologie, Club Martel CAF Nice, n. 75 (lu.-sett.1972). Relazione del campo Marguareis 1972. N. 76 (ott.-dic. 1972). N. 77 (febb. 1973) numero speciale monografico dedicato al sistema di Piaggia Bella, di C. Fighiera.

     Newsletter - Cave Research Group of Great Britain, n. 132, genn. 1973. Proposta di una classificazione dei rilievi in base alla loro precisione.

     Current Title in Speleology , 1971, n. 3, maggio 1972 (vedi recensione).

     CAI Napoli, Notiziario sezionale, n. 2 (marzo 1973). Sull'origine di alcune "uvala" nel massiccio del Matese. Attività del gruppo Speleologico.

     Notiziario del G.G. Lerici, 20 dic. 1972.

     Bulletin du Muséee d'Anthropologie Préhistorique de Monaco, n. 17, 1971. Presentazione e applicazione di metodi per la classificazione automatica delle industrie preistoriche.

     Mitteilungen des Verbandes Deutscher Höhlen und Karstforscher, n. 3, 18, München ott. 1972.

     UIS, Unione Int. de Spél., Bulletin 1972, 2 (6). Presentazione del 6° Congresso intern. di speleologia (Olomuc, sett. 1973), dopo il quale sarà organizzato un campo internazionale di esplorazioni subacquee e di soccorso in sifoni.

     Stalactite, SSS, 22° anno, n. 2, nov. 1972. Catasto speleologico svizzero: Svizzera NE 1^ parte. Bibliografia spel. svizzera per il 1970.

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S.L.S. - Sopra e sotto il livello del suolo - G.S. e Idrol. Pordenone, 1/1972. Una nuova rivista, "una nuova dimensione per la speleologia". Progetto per verricello a rotore, a fune vegetale o sintetica. Invito per Natale per una messa in grotta: peccato che sia giunto in ritardo.

     Speleologia Sarda; not., trim. a cura del Clan Spel. Iglesiente del G.S. Pio XI. N. 2, apr.-giu. 1972. Prossimamente, a cura della Regione Sarda, sarà pubblicato uno studio del G.S. Pio XI sulle disponibilità idriche immediatamente utilizzabili nelle grotte dell'Isola. Nella voragine della Rana i soliti devastatori di grotte hanno lasciato una impalcatura di tubi Innocenti. Le Foche delle grotte, interessantissimo articolo di P. Furreddu.

     Rassegna Alpina, n. 27/28 - lu.-dic. 1972. Le grotte turistiche dell'Emilia e Romagna.

     Rassegna Alpina Due, n. 28, genn.-febb. 1973, il garbo di Piancavallo. N. 29, mar.-apr. 1973, l'11° Congresso naz. di speleologia.

     NSS NEWS, vol. 30, nn. 9-10-11-12 1972. Sul N. 12, sistemi di sincronizzazione in fotografia; i sistemi delle grotte Flint e Mammoth sinora rilevati per 144,448 miglia (= 232,561 km) .

     Caves and Karst - Cave Research Ass., vol. 14, n. 4, lu.-ag. 1972. Studi sul carsismo nel Kentuchy centrale.

     Boll. Soc. Adr. Sc. Nat. Trieste, vol. LVIII, 1970-72, n. 1.

     The British Caver - a Netherworld journal - Vol. 59, lun. 1972. Articoli su grotte della Spagna, URSS, Svezia, Grecia, oltre che naturalmente dell'Inghilterra.

     Spéléologie Dossiers - Comité departemental de spél. du Rhône, n. 2 (giu. 1971): atti del 9° Congresso inter-clubs Rhône-Alpes. N. 3 (dic. 1971): un semplice schema per riconoscere gli animali cavernicoli. N. 6 (dic. 1972) .

     Sottoterra, GSB CAI, n. 32, ag. 1972. Imbraghi di manilla e altri imbraghi.

     Notiziario del C.S. Romano, a. XVI, n.1-2. Sulla possibilità di contrarre infezione tetanica nel corso di esplorazioni speleologiche. Aggiornamento all'elenco catastale delle grotte dell'Abruzzo e del Molise.

     Travaux de l'Ist. de Spél. "E. Racovitza", t. XI, 1972. Oltre ai lavori ultra-specializzati di biospeleologia, tra cui una monografia su Bathynella, indicazioni sull'utilizzazione delle isoipse per l'elaborazione d'una pianta di una grotta.

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     Notiziario "Speleologia emiliana", anno IV; n. 6, nov.-dic. 1972, La prefettura di Verona stabilisce in 50.000 lire il compenso ai pastori per l'accesso alla Spluga della Preta.

     Il Carso, G.S. "Bertarelli" Gorizia, dic. 1972.

     Boletin de la Soc. Venezolana de Espleologia. vol. 3, n. 2, nov. 1971.

     Bulletin bibliographique spéléologique, Comm .de Spél .de la Soc. Helvet. des Sc. Nat., Com. Scient. de la SSS, n. 2, nov. 1972.

     Cavernes, Bull. des Sect. neuchât. de la SSS, n. 3 (dic. 1972). I fenomeni di elettrolisi che si possono sviluppare sulle scale al contatto tra metalli vari. N. 1 1973 (apr. 1973), un articolo interessante sui nodi.

     Spéléo flasch - Bull. mensuel de la Fed. Spél. de Belgique, nn. 56 -57-58-59-60-61-62. Sul n. 56 (ag. 1972): l'ambiente ipogeo deve essere protetto quanto quello epigeo, e le grotte non devono essere ridotte a speleodromi. Sul n. 57 (sett. 1972): gli speleologi, con il loro comportamento, sono diventati i nemici numero uno dei pipistrelli. Sul n. 58 (otto. 1972), un nuovo nodo autobloccante e un nuovo sistema di risalita. Sul n. 59 (nov. 1972), un nuovo autobloccante meccanico americano, il Gibbs ascender, usato a quanto pare anche nelle annuali gare della NSS. 61 (feb. 1973): descrizione di argano. 62 (mar. 1973): scoperte ai Balzi Rossi circa 2000 incisioni paleolitiche.

     Annali del Museo - Civ. mus. G.G. Gavardo, n. 9, 1971. Storia e risultati delle ricerche paleontologiche nel Buco del Frate.

     Bollettino GEP CAI UGET, a. VII, n. 7-10, sett.-dic. 1972.

 

 

Omissis:

S.Polli - T. Tommasini - Un ventennio di pluviometria giornaliera sul carso triestino. Estr. Atti Mus. Civ. St. Nat. Trieste, vol. XXVII, f. 4, n. 6, 1972.