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Bollettino interno

G.S.P. CAI-UGET

Anno IX - Gennaio, febbraio, marzo, aprile 1966. N. 29

 

GROTTE

 

SOMMARIO

Notiziario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag.

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     L'organizzazione del soccorso speleologico . . . . . . . . . .

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Attività di campagna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Il 10° Corso di speleologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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La sciagura al Buco del Castello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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La grotta di Su Anzu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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     Nota preliminare e descrizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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     Dati metrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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     Osservazioni sulla meteorologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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     Note biologiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Una foto documentazione sulla foca monaca . . . . . . . . . . . .

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Il Büs del Remeron . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Note tecniche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Hanno collaborato:

Carlo BALBIANO, Piergiorgio BALDRACCO, Eugenio GATTO, Giulio GECCHELE, Gianni SARTORI, Dario SODERO.

Disegni di Carlo TAGLIAFICO.

 

Redatto da Carla Dematteis, Marziano Di Maio e Eugenio Gatto.

 

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NOTIZIARIO

L'ASSEMBLEA D'INIZIO D'ANNO

     Venerdì sera 21 gennaio, ha avuto luogo l'Assemblea di inizio d'anno del G.S.P., con questo o.d.g.:

 

1) Programmi di attività 1966

 

2) Approvazione bilancio preventivo 1966

 

3) Nomine incaricati delle sezioni

 

4) Varie ed eventuali.

     Fissati per grandi linee i programmi di attività (sono previsti tra l'altro due campi estivi, uno in Sardegna e l'altro al Marguareis) e approvato il bilancio preventivo, sono stati nominati gli incaricati delle sezioni:

 

magazzino: Chicco Calleri;

 

costruzione attrezzi: John Toninelli e Dario Sodero;

 

sezione subacquea: Edoardo Prando;

 

sez. fotografica: Carlo Tagliafico;

 

sez. cinematografica: Vittorio Valesio;

 

biblioteca: Eugenio Gatto e Maurizio Sonnino;

 

archivio: Aldo Fontana e Maurizio Sonnino;

 

archivio scientifico: Aldo Fontana;

 

tesoreria: Renato Grilletto;

 

Operazione Piemonte sotterraneo: Carlo Balbiano;

 

pubblicazioni: Beppe Dematteis;

 

bollettino interno "Grotte": Marziano Di Maio;

 

stampa e propaganda: Di Maio.

Rimane per quest'anno senza incaricato specifico la sezione studi biologici, mentre per il Corso di speleologia 1966 sarà direttore Dario Sodero.

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*          *

     Il 28 gennaio, per iniziativa della UGET, è stata organizzata al teatro Cravesana di Torino una serata speleologica in onore del GSP. Beppe Dematteis ha intrattenuto brevemente il numerosissimo e scelto uditorio sull'essenza e sugli sco-

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pi della speleologia. E' stato proiettato il fotodocumentario a colori "Mondo sotterraneo" e Gianni Sartori ha poi illustrato una serie di una cinquantina di diapositive a colori, scattate in grotte sarde da Carlo Tagliafico e presentate la prima volta al pubblico.

     "Mondo sotterraneo" di Carlo Tagliafico è stato proiettato il 21 dicembre scorso a Pinerolo presso la locale sezione del CAI; il 21 aprile al Giant's Club.

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*          *

     Il 31 marzo si è svolta l'annuale Assemblea dei soci del CAI-UGET. Per l'occasione sono stati eletti tra i consiglieri effettivi Carlo Balbiano e Renzo Gozzi, che si aggiungono a Di Maio e Tagliafico nel Consiglio della UGET.

     Vari speleologi hanno incarichi nelle commissioni speciali della UGET: Balbiano, Di Maio e Gozzi fanno parte della Commissione Rifugi e Campeggi, Balbiano, Gatto e Tagliafico della Commissione stampa e propaganda; Di Maio della Comm. gite, Tagliafico delle Commissioni fotografica e locali sociali, Valesio della Comm. cinematografica.

     Gianni Ribaldone è stato riconfermato per il 1966 vice-presidente del Gruppo Alta Montagna del CAI-UGET.

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*           *

     Due maschietti sono venuti ad accrescere le leve future del G.S.P. Il 15 marzo a Maria Teresa e Giulio Gecchele è nato il primogenito, Paolo. Il 19 aprile Piera ha regalato a John Toninelli il primo figlio: Janos. Ai felici genitori e ai benvenuti nuovi speleologi vadano le felicitazioni più vive di tutto il GSP.

     In marzo Saverio Peirone si è laureato a pieni voti in Scienze Veterinarie. Nel luglio 1965 si era laureato in ingegneria Carlo Clerici, anch'esso a pieni voti. Ai neo-dottori i migliori auguri del G.S.P.

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     Negli ultimi mesi ci si è trovati parecchie sere a lavorare in magazzino. Dopo il riordino generale operato dal nuovo magazziniere Chicco Calleri, validamente coadiuvato da John Toninelli, si è proceduto ad una revisione di tutti i materiali e in particolare delle scalette, si sono preparati i materiali per la costruzione di nuove scale, si sono riparati o fabbricati sacchi (Piera Toninelli), ecc. Le presenze non hanno superato però la sessantina, quasi metà delle quali sono totalizzate da Chicco Calleri, John Toninelli e Eugenio Gatto. Sono stati particolarmente assidui anche Daniela Calleri, Mariangela Toninelli e Maurizio Sonnino.

     Ci auguriamo che nelle poche settimane che ormai ci separano dai campi estivi tutti collaborino in questa che è un'attività di vitale importanza per il G.S.P.

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*          *

     Sono numerosi i nuovi speleologi che hanno iniziato l'attività con il GSP e che parteciperanno ai campi estivi. Ad integrazione dell'elenco pubblicato a pag. 9 del bollettino n. 28, vengono registrati qui i loro indirizzi, potendo essere utili:

 

Maurizio BURGAY, Via Porta Pretoria 18 - AOSTA

Marco CASTINO, Via S. Ottavio 27, tel. 88.86.31

Daniela CALLERI, Via Cibrario 42, tel. 47.15.50

Giovanni DEMARIA, Via Roma, S.MAURIZIO CANAV., tel. 92.71.16

Alessandro DEZMANN, Via M.Vittoria, tel. 55.17.73

Andrea GOBETTI, strada Reaglie 5, tel. 89.04.21

Mario OGGERO, Via Pergolesi 82, tel. 23.29.73

Giorgio PEYRONEL, str. dai Ronchi ai Cunioli Alti, tel.697492

Ivana QUARENGHI, V. S.Francesco da Paola, 43 - tel. 53.97.03

Rosa RATTI, Via E.De Amicis 17, ASTI, tel. 57.4.88

Renato SALA, Via Guedaz 3, AOSTA

Sandro SOLENGHI, P.zza Vittorio Veneto 59 tel. 83.6.62

Anna VAUDANO, strada S.Margherita 242, tel. 87.38.44

Gaudenzio VERGA, Lungo Po Antonelli 45, tel. 87.41.84

Maurizio VILLA, corso Matteotti, 7 - AOSTA

 

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L'ORGANIZZAZIONE DELLE SQUADRE DI SOCCORSO SPELEOLOGICO

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     Nei giorni 5-6 marzo ha avuto luogo a Torino, nella sala dell'Assessorato allo Sport gentilmente concessa, l'Assemblea Costituente di un Corpo di soccorso speleologico intitolato a Eraldo Saracco. Erano presenti od erano rappresentati 61 fondatori del Corpo stesso, provenienti da quasi tutti i centri speleologici d'Italia.

     Si è rilevata l'opportunità di un inquadramento dei volontari nel Corpo di Soccorso Alpino del CAI; la possibilità di una tale soluzione era maturata attraverso numerosi colloqui con il direttore generale del C.S.A., cav. Bruno Toniolo. Tale inquadramento dev'essere ancora sancito dagli organi competenti, ma può considerarsi ormai realizzato; rimangono da precisare alcuni particolari riguardanti il regolamento delle squadre speleologiche di soccorso, la esatta denominazione delle stesse, ecc., particolari che verranno definiti nella prossima Assemblea dei volontari che avrà luogo a Bologna il 18 giugno.

     Intanto si sono fissati i limiti territoriali delle zone, che sono per ora le cinque seguenti, 1^ zona: Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria (responsabile Roberto Potenza); 2^ zona: Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli, Venezia Giulia (resp. Marino Vianello); 3^ zona: Emilia-Romagna e Toscana (Giancarlo Pasini); 4^ zona: Marche e Umbria (Sergio Macciò); 5^ zona: Lazio e Italia meridionale (Giorgio Pasquini). Sino alla prossima Assemblea è stato nominato responsabile generale Willy Fassio.

     Il direttore generale del C.S.A. ha nel frattempo disposto perchè siano intanto inquadrati nel Corpo stesso tutti i volontari speleologi, divisi in 4 squadre alle dipendenze rispettivamente delle delegazioni di Torino, Tolmezzo (UD), Jesi (AN) e Querceta (LU). Tali squadre tecnicamente assumono le direttive dai responsabili speleologi nominati in seno al Comitato tecnico del C.S.A.

 

M.D.

 

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ATTIVITÀ DI CAMPAGNA

     (Sono riportate solo quelle uscite in cui siano stati raggiunti risultati in base agli scopi che il GSP si propone e di cui sia stata data relazione scritta).

26 dic. 1965 - TANA DELLA VOLPE (Valcasotto, CN): rilievo. Fessura nella cava della RIVOERA: rilievo e osservazioni morfologiche. TANA SUP. DELLA RIVOE-RA, osservazioni morfologiche. Part. : Balbiano, Baldracco, Sonnino.

9 gennaio 1966 - ARMA SUP., INF. E OCC. DEI GRAI (Ormea, CN). Part. : Balbiano, Sonnino. Osservazioni morfologiche e rilievo dell'Arma sup.

16 gennaio - POZZO DI VILLERETTO (Ormea, CN). Part: Balbiano, Colombera, Olivetti, Sonnino, M. Toninelli, Zanelli. Esplorazione: profondità 30 m.

6 febbraio - BALMA DI RIO MARTINO (Crissolo, CN). Part. : Colombera, M. Toninelli. Prove per l'uso di radiotelefoni in grotta.

6 febbraio - TANA DELLE FONTANELLE (Roburent, CN). Part. : Balbiano, Sonnino. Esplorazione e rilievo fino al sifone. Ricerca e visita di altre cavità nella zona.

13 febbraio - GROTTA DI BOSSEA (Frabosa Soprana, CN). Prima uscita del 10° Corso di speleologia: tecnica di esplorazione. Istruttori : F. Calleri, Di Maio, Fassio, Gozzi, Peirone, Prando, Sartori, Sodero, G. Toninelli e 26 allievi.

27 febbraio - GROTTE INF. E SUP. DEL CAUDANO (Frabosa Sottana, CN). Seconda uscita del Corso: rilievo topografico. Istruttori: Balbiano, Baldracco, Di

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Maio, Fontana, Sartori, Toninelli e 23 allievi, più Sonnino e Olivetti. Una squadra (F. Calleri, Pecorini, Prando, Sodero) è scesa nel ramo attivo per far fotografie.

13 marzo: BALMA DI RIO MARTINO (Crissolo, CN). Terza uscita del Corso: esplorazione e descrizione di una grotta. Istruttori: Balbiano, Calleri, Di Maio, Fontana, Peirone, Prando, Sartori, Sodero, Toninelli, più Olivetti e Sonnino, e 22 allievi.

18 marzo - GROTTA DELL'ORSO (Ponte di Nava, Ormea, CN). Part.: Calleri, Di Maio, Peirone, Prando, Sodero, Toninelli, Zanelli.

     Riprese televisive per un servizio speleologico alla TV riguardante il superamento di un sifone.

18-19 marzo - BALMA DI RIO MARTINO (Crissolo, CN). Part.: Balbiano, Baldracco, Olivetti. Rilievo completo delle parti superiori, esclusi i cunicoli del vento.

26-27 marzo - ARMA TARAMBURLA (Val Pennavaira, CN). Part. : Balbiano, Sonnino. Rilievo parziale.

27 marzo - GROTTA DELLE FATE (Sambughetto, NO). 4^ uscita del Corso. Istruttori: Fontana, Toninelli, con sei allievi.

27 marzo - BUCO DELLA BONDACCIA (Borgosesia, NO). 4^ uscita del Corso: Istruttori: Gozzi, Olivetti, Peirone, Prando, con 6 allievi.

27 marzo - GROTTA DELL'ORSO (Pamparato, CN). 4^ uscita del Corso. Istruttori: Baldracco, Calleri, Di Maio, Sodero, con 11 allievi.

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3 aprile - CAVE DI CANDOGLIA (Ornavasso, NO). Part. Calleri, Carozzi, Prando, Sartori, Sodero. Rilievo e osservazioni morfologiche nella grotta di Cornovo, su richiesta dell'Opera del Duomo di Milano.

9-10 aprile - BUS DEL REMERON (Varese). Part.: Baldracco, Burgay, Castino, Di Maio, Peirone, Prando, Sartori, Sodero, Villa, con due speleologi di Varese e uno di Milano (V. art. a pag. 34).

24 aprile - CAVE DI CANDOGLIA (Ornavasso, NO). Part. Balbiano, Sodero, Sonnino. Esplorazione e rilievo di due cavità minori .

26 aprile - 1° maggio - BUCO DEL CASTELLO (Roncobel 10, BG). Operazioni di soccorso in seguito alla nota vicenda tragicamente conclusasi con la morte di Donini e Pelagalli. V. articolo a pag. 10.

Ingresso della grotta di P. Furreddu

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Il 10° Corso di Speleologia

     Nei mesi di febbraio e marzo si è svolto il 10° Corso di Speleologia, che comprendeva sette lezioni tecniche, l'argomento delle quali, leggermente modificato rispetto agli anni precedenti, è stato scelto in modo da poter dare agli allievi una "cultura speleologica" la più completa possibile, compatibilmente con il limitato numero di ore di lezione.

     Le lezioni erano: introduzione alla speleologia, esplorazione delle grotte ieri e oggi, origine delle grotte, rilievo topografico, descrizione delle grotte, flora e fauna delle grotte, tecniche di esplorazione.

     Le esercitazioni pratiche, delle quali tre effettuate collettivamente ed una, l'ultima, a squadre separate in tre grotte diverse, si sono svolte nelle grotte di Bossea, Caudano, Rio Martino, Bondaccia, Orso e Sambughetto. Durante tali uscite gli allievi hanno compiuto esercitazioni di salita su scalette, discesa in corda doppia, arrampicata libera ed uso dei chiodi, rilievo e descrizione di una grotta. Seguendo lo schema già adottato con successo lo scorso anno, alla fine di ogni esercitazione gli istruttori segnavano i giudizi circa le attitudini dell'allievo su apposite schede.

     Nel pomeriggio di sabato 2 aprile tutti gli allievi e gli istruttori sono convenuti alla palestra di roccia di Avigliana e fino al calar del sole si sono esercitati sulle varie vie in parete, sulle scalette, alla corda doppia, ecc. Il Corso è poi terminato la sera con un'allegra cena in una trattoria locale.

     Gli iscritti al Corso, tutti giovani, sono stati trenta, dei quali almeno venti hanno seguito lezioni ed esercitazioni con notevole entusiasmo e profitto. Alcuni di essi hanno in seguito partecipato ad esplorazioni più impegnative e speriamo diano la loro attiva collaborazione anche nel corso dei campi estivi.

 

Dario Sodero.

 

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LA SCIAGURA AL BUCO CASTELLO

     Il 24 aprile una squadra di sette speleologi bolognesi del GSB CAI-SCB ENAL entrava nel Buco del Castello presso Roncobello (Bergamo) per disarmare la cavità, in cui a partire dal 19-20 marzo erano state effettuate due punte esplorative per tentare eventuali prosecuzioni ed effettuare rilievi topografici e barometrici. Giunti a quota -200 m circa, dove si apre un pozzo di 65 m con terrazzini, tre uomini rimanevano sul pozzo e quattro scendevano a recuperare i materiali lasciati giù.

     Quando alle 21 i quattro (che erano discesi sino al fondo e cioè per altri tre salti di 15, 23 e 30 metri) erano risaliti sino alla base del pozzo di 65 m, un corso d'acqua sotterraneo alimentato dalle violente piogge cadute nella giornata, riversandosi con impeto nel pozzo, ne impediva per il momento la risalita. Dopo 11 ore di attesa; i quattro gridavano ai tre compagni rimasti sopra il pozzo di uscire e di far venire da Bologna altri speleologi con viveri, sacchi a pelo, carburo e pile, onde poter sostenere un'attesa che forse si preannunciava prolungata. Il fragore della cascata nel pozzo fu causa di un malinteso, in quanto si credette di capire che uno dei quattro che si trovavano giù fosse infortunato.

     I tre uomini rimasti sopra il pozzo uscivano e nel pomeriggio del 25 aprile richiedevano telefonicamente soccorsi a Bologna. In serata partiva da Bologna una squadra di otto uomini del GSB CAI-SCB ENAL e dell'USB, con viveri, medicinali, materiali, ecc. A Bergamo un uomo si fermava a ritirare materiali di soccorso presso la locale stazione del Corpo di Soccorso Alpino del Cai e ad avvisare i responsabili delle squadre di soccorso speleologico di Milano e Torino.

     Raggiunta la grotta, si decideva di far entrare intanto una prima squadra (due uomini) per tranquillizzare i bloccati sull'imminenza dei soccorsi e far pervenire loro materiali di pronto soccorso per il presunto ferito. Carlo Pelagalli e Luigi Donini, dell'USB, essendo già pronti, entravano imme-

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diatamente; avrebbero dovuto fermarsi sopra il pozzo di 65 m, donde avrebbero comunicato a voce con i bloccati e calato i primi materiali, mentre intanto sarebbero arrivati i compagni, che seguivano a tre quarti d'ora di distanza con il resto dei materiali.

     Quando quest'ultima squadra arrivava sul pozzo di 65 m, non vi trovava Donini e Pelagalli, nè era possibile a voce comunicare con quelli del fondo per sapere notizie dei due e del presunto infortunato.

     Giungevano intanto gli speleologi torinesi, che assicuravano Pasini in un vano tentativo di discesa (la violenza delle acque era terribile); inutilmente si tentava anche di calar giù un telefono o viveri e indumenti ai bloccati. Soltanto il giorno dopo si riusciva a spostare l'attacco delle scale e un uomo, Gianni Ribaldone, poteva scendere e raggiungere i compagni. Veniva a sapere così che nessuno dei bloccati era ferito, ma purtroppo Donini e Pelagalli nel tentativo generoso di raggiungerli erano precipitati nell'ultimo tratto del pozzo, sotto la violenza della cascata, e si erano gravemente infortunati. Il secondo non aveva più ripreso conoscenza, mentre le condizioni del primo lasciavano sperare il meglio, anche se per il momento non si poteva ancora tentare di portarlo fuori. Il mattino del 29 finalmente potevano essere condotti in superficie i quattro bloccati del GSB , mentre Donini dopo esser stato medicato su istruzioni impartite da Gozzi dal terrazzino a metà del pozzo di 65 m, veniva sistemato in un sacco Gramminger ed infine era caricato sulle spalle di Ribaldone, che con lui riusciva a risalire il pozzo di 65 m; le sue condizioni non permettevano però di fargli subire i disagi d'un difficile immediato trasporto in superficie. Mentre Carlo Pelagalli non riusciva a sopravvivere alle gravi lesioni riportate, si tentava in ogni modo di curare Donini. Ma Gigi non era in grado di riprendersi e, sebbene validamente assistito dai dott. Nadalini e Bruno Quarenghi (e sotto la direzione esterna del dr. Angiolino Quarenghi) e dai compagni, il mattino di venerdì si spegneva anch'egli, lasciando costernati e increduli tutti gli speleologi accorsi da ogni parte per tentare di portarlo fuori. Non rimaneva purtroppo che recuperare i due corpi senza vita e ciò aveva luogo dalla mattina di

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sabato 30 aprile sino al levar del sole di domenica 1 maggio (il corpo di Pelagalli era stato sollevato in precedenza sin sopra il pozzo di 65 m). Lunedì pomeriggio avevano luogo a Bologna le esequie a spese del Comune, e una gran folla accompagnava all'ultima dimora Carlo e Gigi.

     Non appena giunta la notizia della necessità di soccorsi, sono affluiti a Roncobello da ogni parte i componenti le costituende squadre speleologiche del Corpo di Soccorso Alpino del CAI ed altre ancora. Hanno operato volontari dell'Unione Speleologica Bolognese, del GSB CAI -SCB ENAL, del GG Milano-SEM e dello S.C. Milano, del GSP CAI-UGET, dei gruppi triestini SAG, GTS e XXX Ottobre, dei faentini "Città di Faenza" e Vampiro, del G.S. Emiliano di Modena, del G.S. Reggiano del CAI, di S.Pellegrino, Como, Bergamo, Udine.

     Il Prefetto di Bergamo, dr. Lino Cappellini, è intervenuto fornendo tutti i mezzi necessari e assumendo a carico della Prefettura, tra l'altro, le spese di vitto e alloggio in loco dei volontari autorizzati. Determinante è stato l'aiuto dei Vigili del Fuoco di Bergamo, comandati dall'ing. Alessio Scirè (e, per quanto riguarda il trasporto dei volontari e dei materiali, dei VV.FF. di altre città), nonchè la collaborazione dei Carabinieri sotto la guida del comandante della Legione territoriale Col. Putzolu, e delle Autorità tutte. Sono intervenuti anche alcuni minatori dell'AMMI (quando si è deciso di allargare con i martelli pneumatici alcune strettoie nella prima parte della grotta) e, sin dai primi momenti, i volontari della delegazione di Bergamo del Corpo di Soccorso Alpino del CAI, diretti dal Dr. Bottazzi.

     L'allarme giungeva a Torino nelle prime ore del 26 aprile, con la richiesta di volontari e d'un argano. Nella mattinata partono su un automezzo dei Vigili del Fuoco Calleri, Fassio, Gecchele, Ribaldone e Sodero. Nel pomeriggio, giunti sopra il pozzo di 65 m, assicurano il bolognese Pasini in un vano tentativo di discesa, e nella notte escono.

     Il giorno dopo, 27 aprile, mentre Gecchele deve rientrare a Torino e si attende il decrescere delle acque, Calleri con Cappa arma meglio la cavità per rendere più sicuro l'andirivieni dei soccorritori. Al campo esterno intanto Fassio aveva assun-

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to con G.C. Pasini, Potenza e Vianello la direzione delle operazioni.

     Il 28 aprile partono da Torino in auto Gozzi, Peirone e Prando. Frattanto, la sera, viene operato un altro tentativo di discesa nel pozzo di 65 m: Ribaldone riesce a scendere e, risalito, può dare finalmente esatte notizie sulla situazione dei bloccati e dei feriti. Alle 23 entrano Gozzi e Sodero: il primo scende sin sul terrazzino a metà del pozzo di 65 m e lì per telefono dà le istruzioni e segue minuto per minuto la medicazione di Donini alla base del pozzo; Sodero intanto piazza le carrucole. Erano entrati anche Peirone e Prando con cinque sacchi di viveri e materiali.

     Nelle prime ore del 29 aprile, mentre Gozzi esce, entra Ribaldone, che scende ancora sino in fondo al pozzo di 65 m. Il percorso delle scale era stato un po' spostato, l'acqua è decresciuta ed è così possibile recuperare sani e salvi i quattro bloccati del GSB, poi Gianni con il sacco Gramminger si carica sulle spalle Donini e riesce a portarlo sino al campo interno posto alla sommità del pozzo di 65 m. All'esterno Peirone e Prando si assumono il compito delle comunicazioni telefoniche al posto di rice-trasmissione situato nei pressi dell'ingresso della grotta e nello stesso tempo svolgono un severo servizio d'ordine impedendo l'entrata ai non autorizzati e l'accesso dei curiosi nelle immediate vicinanze; rimarranno al loro posto ininterrottamente sino al termine delle operazioni. Ribaldone e Sodero rientrano a Torino insieme a Gozzi.

     Nello stesso giorno 29, in seguito a richiesta pervenuta nella notte, giungono da Torino anche Dematteis e Sartori, poi Gecchele e Toninelli con Follis del GSAM di Cuneo ed infine Di Maio. Giunge da Brescia anche Piero Fusina e poi ancora, da Torino, Ruschena e l'amico Emilio. Gecchele scende con Clò sino al campo base a prendere notizie, mancanti da un po' a causa di un guasto al telefono, e alle 21,30 esce. Sartori entra con una tenda nel pomeriggio ed assisterà Donini nella notte. Fusina entra dopo cena alla guida d'un gruppetto di cui fa parte anche Dematteis, per dar man forte ai minatori dell'AMMI che procedono ad allargare qualche passaggio.

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     Il 30 aprile purtroppo la tragedia si compie. Alle 8 si spegne anche Gigi Donini. Due ore dopo entra una prima squadra di recupero di una decina di uomini, con Calleri, Di Maio e Gecchele. Le due salme vengono portate insieme verso l'esterno.

     Intorno alle 22 una seconda squadra dà il cambio alla prima; Di Maio e Gecchele continuano con essa, di cui fa parte anche Toninelli. Alle 7 del 1° maggio le salme sono caricate sul furgone che le porterà a valle. In giornata tutti si torna a casa.

 

M.D.

 

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     Il Presidente della Repubblica ha conferito a Luigi Donini. e a Carlo Pelagalli la medaglia d'oro al valor civile alla memoria. La medaglia d'oro al valor civile è stata conferita anche a Gianni Ribaldone.

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LA GROTTA DI SU ANZU

NOTA PRELIMINARE

     Sono trascorsi due anni da quando il GSP cominciò ad interessarsi della grotta di Su Anzu; vi siamo già stati tre volte e intendiamo ancora ritornarci.

     Però riteniamo utile, a questo punto, dare una prima descrizione di questa importante cavità; infatti, le notizie che avevamo pubblicato finora sul bollettino erano costituite unicamente dal diario delle operazioni. Lo schizzo che accompagna queste note (pag. 18) è puramente indicativo ed ha il solo scopo di rendere più chiaro quanto qui esposto; le gallerie indicate a tratteggio sono tuttora da rilevare.

     Naturalmente, quando avremo terminato lo studio della cavità, saranno pubblicati un rilievo e una descrizione completi.

*

*          *

     La grotta di Su Anzu è scavata in una lente di calcare giurese molto bianco che poggia sopra una roccia effusiva scura. Per quanto all'interno non abbiamo ancora osservato nessun piano di contatto, pure la presenza di molti detriti di roccia effusiva indica che esso non è distante. Le relazioni che intercorrono fra queste due rocce a contatto verranno in seguito approfondite con una prospezione esterna.

     La grotta ha un andamento prevalentemente orizzontale; è costituita da molti rami fossili e da altri rami percorsi da più torrenti, non sappiamo esattamente quanti.

     Due sono gli ingressi:

1) Risorgenza di S.Giovanni (Su Anzu);

2) Ingresso fossile di Ispinigoli.

     Quest'ultimo, mediante due pozzi e brevi tratti in discesa, permette di giungere fino alla galleria principale attiva, presso il punto in cui confluiscono in questa le gallerie Saracco. Questo luogo viene denominato sala della Piovra, dal

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la forma di una concrezione caratteristica.

     Nessuno, fra noi del GSP, ha mai seguito il torrente principale dalla risorgenza di S.Giovanni alla Piovra; si tratta però di una via che è stata più volte percorsa da speleologi sardi con un canotto; evitiamo perciò di dare notizie che sarebbero di seconda mano.

     Così pure non descriveremo le gallerie Saracco, l'una attiva e l'altra fossile, da noi viste molto affrettatamente; durante il prossimo campo in Sardegna intendiamo approfondire lo studio.

 

     DA ISPINIGOLI ALLA PIOVRA.

L'ingresso di Ispinigoli è costituito da alcuni fori vicini, molto bassi, che danno adito a una cengia semicircolare, larga da 1 a 4 metri, che sovrasta un grande salone (m 40 x 60), il cui fondo si trova 25 metri più in basso. Di qui non si vede l'esterno, ma la luce che entra dai fori colpisce il soffitto e si diffonde uniforme su tutto il salone; grandiose concrezioni si trovano ovunque: fra di esse spicca la gigantesca colonna centrale, alta 38 metri.

     Dal punto più basso del salone si continua a discendere per stretti passaggi, fra enormi blocchi, fino al secondo pozzo, di 30 metri, in cui il 16 agosto 1965 cadde Eraldo Saracco.

     Dalla base di questo pozzo si scende alcuni metri ancora, fino ad incontrare il torrente principale, alla Piovra.

     Fin qui la morfologia prevalente è di crollo, specialmente nel primo salone, il cui vero fondo si trova molti metri (forse 10 o 20?) al di sotto del fondo attuale, costituito da blocchi di frana caduti dal soffitto. E' probabile che ulteriori crolli della volta, e soprattutto l'erosione esterna, ridurranno a zero lo spessore di roccia che separa dall'esterno questo salone, che verrebbe così trasformato in una "grava" .

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     GALLERIA PRINCIPALE.

Dalla Piovra si risale il torrente principale, il quale nei primi 500 metri ha andamento tortuoso e presenta molte dira-

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mazioni di scarsa importanza; in questo tratto iniziale l'acqua è di solito molto profonda e spesso si è costretti a nuotare.

     S'incontrano quindi due sifoni che si possono facilmente superare mediante passaggi semi-fossili che servono a smaltire l'eccedenza di acqua; il secondo di questi sifoni (sifone a due vie) è disinnescato durante la stagione estiva.

     Si giunge quindi alla Frana, grande sala di larghezza variabile e lunghezza di circa 70 metri, con dei blocchi enormi che rendono difficile la ricerca della via per chi vi giunge la prima volta.

     Oltre la Frana la galleria prosegue sempre tortuosa, ma l'acqua è di solito bassa, o addirittura, filtrando attraverso le pietre del fondo, lascia in estate parecchi tratti pressochè asciutti. Non esistono diramazioni per qualche centinaio di metri, finchè s'incontra sulla sinistra un piccolo affluente che giunge da una stretta galleria inesplorata. Poco più avanti un bivio importante: a destra si va verso il complesso di rami scoperto dal GSP, a sinistra verso il sifone dei Nuoresi, che s'incontra dopo qualche decina di metri; oggi esso costituisce il termine della galleria principale, e fino al 1963 segnava il termine della grotta.

     La galleria principale ha, in generale, l'aspetto di forra allargata in basso; la base sembra avere un andamento ben più tortuoso del soffitto, perchè le acque, scavando a pelo libero, tendono ad allargare le curve con formazione di meandri.

     I due sifoni devono essere interpretati come tratti di gallerie scavati in un tempo successivo dalle acque che abbassano il loro livello, mentre le vicine gallerie semifossili erano, in origine, gallerie sempre attive, come si deduce dall'andamento del soffitto, che continua con regolarità nella volta della galleria principale.

     I grandiosi blocchi della frana derivano probabilmente da un'intercapedine crollata, che separava il ramo attivo da un ramo fossile superiore. Tale ramo superiore si può seguire facilmente in direzione ovest (Galleria dei Pini) mentre in direzione est, se effettivamente esiste, può essere raggiunto

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Grotta di Su Anzu - rilievo

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solo dopo arrampicata molto difficile, o addirittura in artificiale.

     Il fondo del torrente, qui come negli altri rami attivi della grotta, è, costituito quasi sempre da ciottoli in parte calcarei, in parte di roccia effusiva.

     E' notevole il fatto che le acque sembrano avere ovunque una discreta aggressività chimica, come si può notare dal le numerose stalattiti che vengono corrose nella stagione invernale, quando sono sommerse dal torrente che raggiunge livelli ben più alti che non nella stagione estiva.

 

          GALLERIE DEI PINI E DELLE TAVOLOZZE

La galleria dei Pini, completamente fossile, costituisce l'antico percorso del torrente principale: ha una lunghezza di 350 metri ed è chiusa da concrezioni; probabilmente è stata in passato unita alla galleria dei Guidi (v. oltre). Poco si può dire della primitiva morfologia, troppo mascherata dalle abbondantissime concrezioni; queste sono di eccezionale bellezza: abbiamo notato, fra l'altro, delle stalammiti eccentriche lunghe e sottili, che nascono dal pavimento come arboscelli; altre concrezioni, prodottesi in uno specchio d'acqua, ricordano per la loro forma una foresta di pini, da cui il nome della Galleria.

     Nei pressi della Frana si diparte un'altra galleria fossile, lunga settanta metri, con andamento a "U". E' stata chiamata galleria delle Tavolozze per le originali concrezioni, che nella forma ricordano le tavolozze di un pittore. E' la prima volta che personalmente osserviamo questo bizzarro

tipo di concrezione, di difficilissima interpretazione, che comunque è già stato osservato anche in altre grotte, come per esempio in quella turistica di Pech-Merle a Cabrerets (Lot, Francia). Il Gèze ritiene che queste "tavolozze", che egli chiama "dischi", si formino perchè delle soluzioni sature di bicarbonato di calcio possono, per capillarità, avere un movimento dal basso verso l'alto.

 

          CUNICOLI TORINO.

Poco prima del sifone dei Nuoresi si diparte, come già detto, una diramazione a destra, in salita, che giunge ad una sala adorna di belle concrezioni; qui è stato posto il campo

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interno 1965, e qui già erano giunti gli speleologi sardi, ai quali però la sala sembrò completamente chiusa.

     Il giorno di Capodanno 1964 Saracco notò che fra i blocchi era possibile trovare un passaggio che dava adito a stretti cunicoli; quindi, attraverso il passaggio degli spilli, egli giunse fino alla grande e maestosa Galleria delle Colonne.

     I cunicoli Torino sono un complesso di strette gallerie fossili pressochè intasate da riempimenti e da concrezioni. Il passaggio degli spilli è costituito da una fessura orizzontale larga, ma bassa e malagevole, impostata su un giunto di stratificazione; il pavimento è ricoperto di piccolissime stalagmiti pungenti e il soffitto è estremamente piatto.

     Appena usciti di qui, ci si trova di fronte a una galleria ampia che può essere seguita tanto verso destra (Galleria dei Guidi) che verso sinistra (Galleria delle Colonne).

 

          GALLERIA DEI GUIDI

E' fra i tratti di grotta più complessi e di più difficile interpretazione. Consta di una grande galleria, comunicante con gallerie minori, a loro volta intercomunicanti. La grande galleria lascia vedere, sul soffitto, più diaclasi parallele allargate dalla corrosione; in qualche punto ci è sembrato di distinguere un irregolare canale di volta. Quanto mai grandiosi sono i riempimenti d'argilla, i quali, in forma di mucchi enormi, spesso ricoperti da concrezioni, hanno provocato la separazione fra la grande galleria e altre minori. Le concrezioni, se non hanno l'imponenza che si osserva in altre parti della grotta, non sono per questo meno degne di nota; abbiamo osservato delle stalattiti tubolari lunghe più di due metri; estremamente graziose sono poi le piccole salette di Maria, coi pavimenti completamente ricoperti di grossi cristalli.

     Uno dei rami laterali alla galleria dei Guidi ha nome Galleria Mirella; lungo questa si apre un pozzo di circa 10 metri al fondo del quale scorre un torrente di grande portata (torrente Mirella). Esso percorre una galleria bassissima e non può essere seguito perchè verso valle si incontra subito un sifone, e verso monte una strettoia insuperabile. Solo in estate è stato finora osservato questo corso d'acqua; comunque, dai depositi argillosi lasciati sulle pareti, rileviamo che di inverno esso sale fino a riempire completamente il pozzo, e al-

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laga pure una gran parte della galleria Mirella. Ignoriamo assolutamente se queste acque siano o meno le stesse che si osservano in altri torrenti della stessa grotta.

 

          GALLERIA DELLE COLONNE

Ha prevalente andamento est-ovest ed è ovunque molto larga; è fiancheggiata da piccole diramazioni, talune faticose da percorrere per l'argilla quanto mai scivolosa. E' questa la parte più maestosa di tutta la grotta di Su Anzu; notevole soprattutto la sala dei Concerti, grande piazzale perfettamente piano, dominato da una stalammite bianchissima, alta circa 10 metri. La galleria delle Colonne costituisce probabilmente l'antico percorso di un torrente che di qui passava poi alla Galleria dei Guidi e quindi, forse, alla galleria dei Pini. Termina nella sala del Gatto, ove si ritrova un ramo attivo, la galleria Giovanna.

 

          GALLERIA GIOVANNA

Inizia al Quadrivio, e durante la stagione invernale è per corsa da un torrente di portata minima, che ha origine da una perdita del torrente Volante. Questo piccolo rigagnolo (torrente Giovanna) è il residuo di un ben più grande corso d'acqua, e termina nel sifone del Gatto, che non è un sifone nel vero senso della parola: si tratta di un gran cumulo di argilla di riempimento che intasa completamente la galleria; attraverso cui l'acqua si smaltisce lentamente.

     La Galleria Giovanna è quasi ovunque di grandi dimensioni; presso l'incrocio con la galleria delle colonne (sala del Gatto) è larga fino a 30 metri e più. La primitiva morfologia è molto mascherata dalla mole di riempimenti argillosi; in taluni punti si osserva un caratteristico marciapiede, analogo a quello delle gallerie Capello e Furreddu.

     Molto probabilmente in un'epoca non lontana esisteva una comunicazione fra la galleria Giovanna e la galleria principale, attraverso il sifone del Gatto e il Sifone dei Nuoresi; in seguito le acque hanno trovato una via più profonda, e la galleria Giovanna, non più attiva, nè ancora fossile, si sta evolvendo verso una forma di galleria completamente fossile.

     La galleria Giovanna ha una diramazione a "U", la breve galleria Fernanda, quasi completamente riempita da depositi

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argillosi e calcarei; si tratta certo di una galleria molto antica, forse già congiunta con la galleria Elena (v. oltre).

 

          GALLERIA CAPELLO

Compresa fra i Piani Ortogonali e il Quadrivio, è la logica continuazione a monte della galleria Giovanna. I Piani Ortogonali sono così chiamati perchè ivi tre fessure s'incrociano esattamente a 90°. Qui, nella stagione invernale, si trova un lago che dà origine al torrente Volante; esso è probabilmente alimentato da acque che filtrano attraverso le ghiaie del fondo, provenendo dal torrente Furreddu. D'estate il lago è completamente asciutto, ma un po' d'acqua filtra ugualmente sotto la ghiaia, perchè dopo circa 200 metri si forma comunque un corso d'acqua.

     Il torrente Volante ha un affluente sulla sinistra che d'inverno ha una notevole portata; l'acqua proviene da un sifone (sifone della cascata), e dopo pochi metri di percorso a pelo libero precipita con fragorosa cascata. D'estate l'affluente è secco, ma comunque il sifone rimane innescato.

     Continuando a discendere lungo la galleria Capello, si giunge al Quadrivio; a destra la galleria Elena, più avanti, sempre a destra, una stretta fessura, che segna l'inizio della galleria Bianca, entro cui s'infila il torrente Volante; girando a sinistra si prosegue lungo la galleria Giovanna.

     La galleria Capello ha caratteri morfologici identici a gran parte della galleria Furreddu, con cui riteniamo che in passato fosse unita. E' caratteristico un "marciapiede" che segue il torrente a 1,5-2 metri di altezza da esso; esso è sormontato da detrito ciottoloso, più o meno cementato. Evidentemente nel corso dell'escavazione della galleria si è avuto un lungo periodo di stasi in cui le acque ne percorrevano il fondo liscio e piano; si è poi avuto un successivo approfondimento gravitazionale che ha determinato la formazione di una forra e, di conseguenza, di un marciapiede, residuo dell'antico fondo. Le acque provenienti dal sifone della cascata attraversano tale marciapiede senza minimamente inciderlo, nè la cascata stessa sembra apportare alcuna incisione sulla roccia; evidentemente si tratta di un torrente giovanissimo; ciò significa che, anche se si riuscisse, approfittando di una magra eccezionale, a superare il sifone, si andrebbe probabilmente in-

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contro a nuovi sifoni e strettoie che renderebbero assai problematica l'esplorazione di questo torrente.

 

     GALLERIA BIANCA

E' stata da noi visitata molto sommariamente e non è ancora stato fatto il rilievo topografico. Ha una lunghezza di circa 350 metri, andamento perfettamente orizzontale ed è percorsa dal torrente Volante, di portata piuttosto modesta, che termina nel sifone Volante.

     E' così chiamata per il colore della roccia, che non è quasi mai coperta da concrezioni. Infatti si tratta di una galleria scavata in tempi relativamente recenti; le acque hanno lavorato meccanicamente e chimicamente per allargare le fessure preesistenti, ma i depositi di concrezioni sono scarsissimi e quelli argillosi assenti; solo le ghiaie si osservano con la solita frequenza tipica di Su Anzu. Questa galleria non ha mai delle ampie sale, ma mostra un'alternanza di strettoie e di slarghi di forma irregolare, dati dall'incrocio di due o più diaclasi. Si notano sovente dei massi isolati, la cui origine non va ricercata in fenomeni di crollo, ma si tratta di porzioni di roccia non ancora disciolta dalle acque che hanno invece compiuto la dissoluzione tutt'attorno.

 

          GALLERIA ELENA

E' una galleria fossile, compresa fra i Piani Ortogonali e il Quadrivio; è parallela alla vicina galleria Capello, ma si trova ad una quota più alta, perchè l'attuale pavimento poggia sopra una gran quantità di detrito, probabilmente argilloso, spesso forse 3-4 metri, ricoperto poi da una spessa coltre di concrezioni in forma di eleganti vaschette (per lo più asciutte) e magnifici cristalli. Al Quadrivio abbiamo notato un canale di volta che collega la galleria Elena con la galleria Giovanna: segno evidente che le acque, dopo aver percorso e abbandonato la galleria Elena, si scavarono il passaggio attuale nelle gallerie Capello e Giovanna.

     Probabilmente la galleria Elena era stata unita con la vicina galleria Fernanda, che ha identici caratteri e stessa quota; l'approfondimento gravitazionale provocato dal torrente Volante ha causato il distacco di queste due gallerie.

     Lungo la galleria Elena si nota una diramazione che non

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ha nome particolare; è breve perchè subito chiusa da concrezioni, ma ha avuto la sua importanza perchè costituiva un piano superiore di tutto il sistema.

     Ben più importante è invece un pozzetto che permette di scendere alla sottostante galleria Furreddu, percorsa da un cospicuo torrente, certo fra i più importanti di tutto il sistema carsico di Su Anzu.

 

          GALLERIA FURREDDU

Il pozzetto di cui abbiamo fatto cenno la divide in due rami, orientale e occidentale, ma dal punto di vista morfologico sarà meglio fare la seguente divisione:

     I parte: dalla sorgente fino a circa 100 metri a monte del pozzetto;

     II parte: di qui fino al sifone Furreddu. La prima parte è costituita da una galleria molto regolare, larga circa 5-6 metri e di altezza variabile. La sorgente, che è il punto più distante dalla risorgenza di S.Giovanni è costituita da una fessura orizzontale bassissima e impraticabile, ma alquanto larga e riempita di ciottoli di discrete dimensioni, fra i quali scorre l'acqua; si tratta di detrito non calcareo, e perciò alloctono, e non riusciamo a comprendere come così tanti sassi, del peso di alcuni chili, abbiamo potuto essere trascinati da un corso d'acqua che quasi non ha alcuna pendenza. Molto probabilmente poco oltre la fessura si trova il punto di contatto fra calcari e rocce effusive; altre considerazioni, più oltre esposte, ci inducono però a credere di essere molto vicini alla superficie esterna.

     Discendendo lungo il torrente, il soffitto si alza gradatamente mentre il pavimento si abbassa altrettanto gradatamente, ma solo dopo 80 metri è possibile stare in piedi. Qui il soffitto, sempre piatto, ma scolpito di scallops, è interrotto da vari camini che s'innalzano verticali per molti metri. Alla base di alcuni di tali camini si notano dei mucchi di sassi e di argilla, che possono forse essere stati trascinati giù dalle acque che in caso di piene eccezionali risalgono, o per lo meno risalivano lungo i camini e provocavano la precipitazione di vari detriti. Questi però potrebbero anche giungere direttamente dall'esterno trascinati da acque di percolazione; fra di essi abbiamo pure notato pezzetti di mat-

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tone e residui vegetali.

     Solo quando il rilievo topografico sarà completo potremo conoscere la distanza di questa galleria dalla superficie esterna.

     La galleria Furreddu ha una sola piccola diramazione: un condotto che dopo una trentina di metri diventa impraticabile ed ha una sezione pressochè circolare, essendo scavato sotto pressione; probabilmente nella stagione invernale è percorso da un torrentello, a giudicare dall'aspetto dei detriti del fondo.

     Continuando a discendere, la galleria Furreddu assume caratteri identici alla già descritta galleria Capello, in cui il torrente scorre fra due marciapiedi. La pendenza è uniforme, molto leggera, e il livello dell'acqua è sempre basso, salvo un punto in cui raggiunge un metro e 30 centimetri (lago dell'Uomo in slip).

     Passando dalla prima alla seconda parte l'aspetto cambia improvvisamente: entriamo in una galleria giovanile, stretta, del tipo della galleria Bianca, con roccia nuda a spigoli vivi e lame taglienti, e assenza completa di depositi argillosi o ciottolosi; anche la pendenza si accentua leggermente.

     Questo mutamento improvviso di aspetto ci ha indotto a formulare la ipotesi che la galleria Furreddu continuasse nella galleria Capello, e che solo in un secondo tempo le acque abbiano scavato questo passaggio inferiore. Il punto in cui la galleria Furreddu cambia d'aspetto ha pressochè la stessa quota dei Piani Ortogonali, e il collegamento da noi ipotizzato, per poter spiegare l'origine delle acque che, fuoruscendo dalle ghiaie del fondo, alimentano il torrente Volante.

     In conclusione pensiamo che lo stesso corso d'acqua (torrente Furreddu) abbia successivamente percorso queste tre vie:

1) galleria Furreddu, Piani Ortogonali, Quadrivio, Sala del Gatto;

2) galleria Furreddu, Piani Ortogonali, Quadrivio, galleria Bianca;

3) galleria Furreddu, ,fino al sifone omonimo.

     La prima via, nell'ultima parte è stata quasi completamente abbandonata, la seconda sarà forse successivamente abbandonata, mentre la terza via è in corso d'ampliamento.

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Due fattori, legati fra loro, fanno si che le acque abbandonino una via per un'altra:

1) a monte, la galleria giovane abbassa successivamente il suo letto e cede sempre minori quantità alla galleria antica;

2) nella galleria antica, la sempre minore quantità d'acqua ha naturalmente un corso sempre più lento e deposita quindi le argille che teneva in sospensione, provocando così il riempimento della galleria stessa.

     Tutto questo naturalmente dovrà essere confermato da esperienze di colorazione, che abbiamo intenzione di compiere per chiarire anche altri problemi dell'idrografia di Su Anzu.

     Forse i torrenti di cui abbiamo trattato si riuniscono e le loro acque sfociano entrambe nel sifone dei Nuoresi, o forse una parte delle acque affluisce nel torrente principale a valle del sifone dei Nuoresi, per mezzo del piccolo torrente ancora inesplorato.

     Un altro mistero è costituito dal torrente Mirella, di cui non conosciamo nè l'origine, nè l'eventuale risorgenza esterna o confluenza sotterranea. Così pure ignoriamo la provenienza delle acque del sifone della cascata e del torrente Saracco, che si incontra presso la Piovra.

     Oltre a risolvere tutti questi problemi, dobbiamo ancora compiere il rilievo di una parte di questa grotta, forse due chilometri ancora. Quando ciò sarà finito sarà necessaria una prospezione esterna tendente a scoprire eventuali assorbimenti d'acqua, o comunque le relazioni fra l'esterno e l'interno.

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DATI METRICI RELATIVI AI RAMI GIA' RILEVATI

(Tutti i dati sono misurati in pianta; quando per uno stesso ramo sono date due cifre, la prima si riferisce al tracciato principale della galleria, la seconda alle diramazioni).

Da Ispinigoli alla Piovra

m.

245

Gallerie Saracco

"

760

Galleria principale (tratto rilevato)

"

1125+25

Galleria dei Pini

"

350

Galleria delle Tavolozze

"

70

Cunicoli Torino

"

155+36

Galleria dei Guidi, galleria Mirella e diramazioni

"

457

Galleria delle Colonne

"

225+80

Galleria Giovanna

"

286

Galleria Fernanda

"

115+20

Galleria Capello

"

212+65

Galleria Elena

"

105+46

Galleria Furreddu, ramo est

"

76

Galleria Furreddu, ramo ovest

"

796+35

 

 

_________

 

 

 

Totale m 4977 + 307 = 5284 m

 

* * * * * * *

 

QUALCHE OSSERVAZIONE SULLA METEOROLOGIA

     La grotta, per quanto così estesa, avendo tutte le gallerie alla medesima quota, non ha notevoli correnti d'aria, e le differenze di temperatura da un punto all'altro sono minime. Le uniche correnti d'aria che si avvertono si trovano nei cunicoli Torino, e furono di grande utilità nella ricerca di nuovi rami; proprio quando la grotta sembrava dover finire, fu una debole corrente d'aria che suggerì a Saracco l'idea di abbattere qualche concrezione che sbarrava uno stretto cunicolo, potendo così proseguire.

     Alcune temperature dell'aria e dell'acqua, misurate tut-

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te nell'agosto 1965, sono riportate nella pianta; si può osservare come anche la temperatura dei diversi torrenti è sensibilmente la stessa.

     L'umidità è elevatissima ovunque, anche nei rami fossili; solo i pozzi di Ispinigoli contengono aria relativamente secca, anche nella stagione estiva; evidentemente l'aria calda che penetra dall'esterno ha un grado di umidità talmente basso che, anche raffreddandosi, è in grado di far evaporare l'umidità delle pareti.

 

* * * * *

 

NOTE BIOLOGICHE (*)

     Durante le puntate esplorative non abbiamo trascurato le ricerche biologiche, anche perchè la grotta di Su Anzu costituiva ancora in buona parte un ambiente ancora vergine e che pertanto avrebbe potuto riservare delle novità. I risultati ottenuti sono stati però molto modesti. Le cause vanno imputate verosimilmente alle condizioni ambientali della grotta, che nel complesso non rivelano habitat molto favorevoli alla vita dei troglobi.

     Dall'entrata di Ispinigoli sin quasi alla confluenza con il rio interno l'ambiente presenta infatti un grado di umidità alquanto basso ed è noto come la secchezza delle grotte sia del tutto sfavorevole allo sviluppo della fauna cavernicola. Lungo i rami attivi un fattore sfavorevole è la presenza dell'acqua, che spesso occupa l'intera area del pavimento.

     Nei rami fossili infine si registra o un eccessivo movimento di correnti d'aria, oppure una notevole carenza di sostanza organica su cui la fauna cavernicola possa svilupparsi; ad esempio mancano del tutto i pipistrelli e quindi i depositi dei loro resti; d'altra parte poi l'acqua filtrando dagli strati rocciosi profondi non porta con sè particelle organiche se non microscopiche. In previsione di ricerche futu-

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(*) Da una relazione di Marziano Di Maio.

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re abbiamo però avuto cura di piazzare nei luoghi più favorevoli piccoli depositi di materiale organico, idoneo a costituire il substrato o il richiamo per l'eventuale fauna presente.

     Le catture effettuate sono poco numerose egli esemplari quasi tutti ancora da determinare. Il 1° gennaio 1964 si sono catturati lungo il rio interno, a circa 2 km dall'entrata, due aracnidi forse della stessa specie, un miriapode, un crostaceo oniscide. Il 28 dicembre 1964 vari coleotteri trechini, risultati tutti della stessa specie, la già nota Ovobathysciola majori Reitter, in una delle prime salette delle gallerie Saracco, nonchè crostacei oniscidi. Il 31 dicembre 1964 ancora un aracnide (opilionide?) e un miriapode lungo il rio interno. Nell'agosto 1965 si è catturato un dipluro (Campodea?) lungo il rio nella galleria Furreddu, e ancora un crostaceo oniscide nei rami fossili intorno al Quadrivio.

 

Carlo Balbiano.

 

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CAMPO ESTIVO GSP 1965

UNA FOTO-DOCUMENTAZIONE SULLA FOCA MONACA

     Il presente articolo dà relazione della punta fotografica effettuata nell'agosto 1965 in una grotta marina presso Cala Gonone.

     La presenza della foca monaca sinora era stata accertata soltanto nella grotta del Bue Marino, in quella del Fico e saltuariamente in pochissime altre dei dintorni, Nonostante sia un animale protetto, la foca monaca risulta tuttora oggetto di persecuzione, per cui viene taciuto il nome della grotta in cui è stata effettuata la foto-documentazione.

     Durante i nostri vagabondaggi di fine giornata lungo la scogliera, alla ricerca di qualche polpo per la cena, avevamo trovato l'ingresso d'una grotticella e, addentratici un po', avevamo udito un profondo russare. Sicuri che si trattasse di uno o più esemplari di foca monaca, eravamo usciti in silenzio ed avevamo portato la bella notizia a Carlo Tagliafico, che da tempo studiava il modo di sorprendere il raro animale per fotografarlo.

     L'indomani partiamo da Cala Gonone alle 10, dopo le solite discussioni con i barcaioli, che quest'oggi affrontiamo in modo assai deciso. Siamo in sette: Carlo Tagliafico, Guido Bertolotti, Nino Martinotti, Edoardo Prando, Saverio Peirone, Dario Sodero ed io. Abbiamo con noi del materiale subacqueo ed altro per le fotografie. Verso le 11 siamo già pronti per entrare. Il programma di massima è questo: andremo avanti per primi Nino, Guido ed io con buona parte dei materiali sul canotto; gli altri ci seguiranno dopo un po' col resto.

     Siamo in acqua da qualche minuto e abbiamo percorso un certo tratto quando, arrivati ad una secca dove l'acqua è alta dai 20 ai 40 cm, sentiamo davanti a noi un gran tonfo nell'acqua. Subito ci zittiamo a vicenda e stiamo in ascolto. Ci par di sentire uno sciacquio che si avvicina accompagnato da uno sbuffare potente ad intervalli regolari. Dev'essere la foca monaca, animale che sopravvive in qualche grotta marina del-

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la Sardegna, della Corsica, delle isole Egee, ecc. e che ha dato il nome alla grotta del Bue Marino. Nino decide che si deve tornare subito a chiamare Carlo, mentre due devono restare sulla secca in osservazione. Guido parte, ma dopo pochi metri gli si spegne la luce. Nel frattempo lo sbuffare si avvicina e ad un tratto scorgiamo a quattro o cinque metri da noi due punti luminosi che avanzano lentamente sott'acqua: è la foca che tenta di passare e di buttarsi oltre la secca verso il mare!! Non sappiamo se scappare o meno, e comunque ci teniamo pronti ad ogni eventualità, quand'ecco che la foca, con un improvviso scatto? si butta su di noi e, arrivata a pochi centimetri, fà un dietro-front fulmineo e si allontana. Ho così avuto modo di osservarla per bene: è un bestione notevole, lungo più di due metri, con una testa piccola come tutte le foche ed il viso ornato di baffi. Stimo il suo peso attorno ai quattro quintali. L'insieme del suo aspetto è simpatico e per nulla pauroso, anche se si deve stare attenti ai colpi di coda.

     Nino va allora velocemente a chiamare gli altri, io accendo la luce a Guido e resto con lui di guardia. La foca torna all'attacco due volte, ma la rimandiamo indietro con coraggio, dato che deve avere più paura di noi. Arrivano gli altri. Lo sbarramento è ora formato da Edo, Dario, Guido, da me, dal canotto e da un materassino, mentre Carlo, Nino e Saverio stanno preparando le macchine e le lampadine.

     Dopo pochi minuti di attesa la foca appare in superficie. Facciamo scattare i primi flasch e si sentono le urla di Carlo che è euforico per il colpo di fortuna che è arrivato del tutto inaspettato. Siamo tutti soddisfatti di come vanno le cose e la foca continua a venirci addosso per poi girare all'indietro con un guizzo, quando si accorge che non può passare, oppure tenta di aggirarci passando sulla roccia, ma dopo qualche misero e goffo tentativo deve rinunciare a causa della sua mole e delle rocce scivolose.

     Scattate altre foto entrano poi in azione i sub: Edo, Dario e Saverio che si mettono a rincorrere la foca nel torrente e nel laghetto per condurla a tiro dei fotografi. Guido ed io restiamo allo sbarramento e sentiamo grandi tonfi e grida di Carlo e Nino che cento metri più avanti stanno scattando

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foto. Passa veloce il tempo e sono ormai otto le ore di immobilità, con l'acqua fino sopra alle ginocchia, per cui cominciamo ad essere assai infreddoliti ed affamati.

     Ogni tanto la foca si fa vedere inseguita da Dario, per poi tornare indietro veloce nel lago dove è attesa da Edo e Saverio. Mentre i sub si divertono, per noi diventa sempre più triste dover star fermi e ad un certo punto, verso le otto di sera, si spengono le nostre luci a pochi minuti una dall'altra. Ci sediamo sulla secca senza poter più essere di utilità agli altri, mentre il freddo e la fame diventano quasi insopportabili. Passano altre due ore. A causa dell'acqua che ho nella muta ed a causa della immobilità che siamo costretti a sopportare, sto passando le ore peggiori di tutta la mia campagna in Sardegna. Anche Guido non sta troppo bene a causa del freddo e della stanchezza. Ad un tratto sento il noto sbuffare avvicinarsi: la foca è fuggita e se ne sta andando verso il mare! Come per un tacito accordo nè Guido ne io facciamo un movimento o lanciamo un urlo. Zitti zitti la lasciamo passare quasi sui nostri piedi sentendoci molto amici di lei e pieni di comprensione per il suo sbuffare asmatico e stanco. "E' passata", dice dopo qualche minuto Guido senza ombra di rincrescimento. "Già" faccio io come vinto dalla ineluttabilità del fatto. Dopo poco ecco che gli altri tornano dicendoci di stare attenti che la foca forse sta venendo verso di noi. Noi rispondiamo che forse è già passata e che essendo rimasti al buio non abbiamo potuto fare nulla per fermarla. Nessuno protesta perchè siamo tutti stanchi e soddisfatti di ciò che si è fatto, per cui si decide di uscire e di dormire sopra l'entrata della grotta sino al mattino.

     Siamo fuori per le 10 e preparati i posti per dormire ci addormentiamo dopo aver mangiato qualcosa. Guido ed io con lo zaino per cuscino ed il nudo scoglio per materasso, non abbiamo mai conosciuto notte più riposante.

 

Gianni Sartori.

 

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AL BÜS DEL REMERON

     Partecipanti: Giorgio Baldracco, Mario Burgay, Marco Castino, Marziano Di Maio, Saverio Peirone, Edoardo Prando, Gianni Sartori, Dario Sodero, Maurizio Villa del GSP; Fernando Macchi del G.G.Milano-SEM; Bruno Merlotti e Ivo Scacciotti dell'Associazione Speleologica Varesina.

     Eravamo stati invitati dagli amici varesini al Büs del Remeron presso Varese, per fare un'esplorazione insieme e per esaminare la possibilità di tentare il superamento del sifone terminale della cavità. Ci eravamo accordati per il 9-10 aprile e decidiamo di approfittare dell'occasione per rendere partecipi dell'uscita anche alcuni dei migliori allievi del Corso di speleologia da poco concluso.

     Sabato mattina presto 9 aprile partono in treno Mario, Marco e Maurizio; verso le 8 li seguiamo su due auto Edo, Gianni, Saverio, Dario, Marziano ed io. Giunti tutti a Varese alle 10,30, mentre Dario e Saverio vanno a cercare gli speleologi varesini, i rimanenti comperano le provviste. Alle 11,30 ci riuniamo davanti alla stazione: Saverio farà due viaggi per poter portare tutti sin dove c'è la strada. A causa di un vigile e del traffico congestionato perdiamo un po' di tempo, ma finalmente verso l'una ci incamminiamo sotto una tipica pioggerellina milanese. Giunti alla grotta, ci cambiamo ed alle 14,15 entriamo in grotta.

     La prima parte un tempo era attrezzata turisticamente e perciò procediamo veloci. Troviamo poi tre pozzetti dagli 8 ai, 12 metri e, in un ambiente che ci meraviglia per la sua asciuttezza, giungiamo alla sommità del pozzo di 30 m, un pozzo impostato su una diaclasi, con discesa contro parete e molto pittoresco. Giunti alla base del pozzo e calati i sacchi procediamo su un lungo pendio detritico; la volta è altissima e la grotta è maestosa. Alla base del pendio vi è un lago: il

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lago Bertarelli. Gonfiato il canotto lo attraversiamo e poichè il lago è in magra Dario deve piantare alcuni chiodi per risalire la parete opposta, dove si apre una larga finestra; al di là vi è un saltino di circa 6 m e poi un pozzo di 18 m. Disceso questo ultimo pozzo percorriamo un breve tratto tra massi di frana, ed in breve questo passaggio è liberato da alcuni ciclopici massi. Siamo così giunti al sifone.

     Dario, il sub della squadra designato per l'immersione, si veste aiutato da vari assistenti e raccomanda vivamente di non intorbidire l'acqua; questa infatti è limpida ma le pareti sono ricoperte d'argilla.

     Ad un tratto si sente un tonfo (e varie colorite imprecazioni): la Rollei di Edo è caduta in acqua, qualche spiritosone chiede se era impermeabile. Ripescata la macchina Dario si immerge spruzzando tutti. Riemerge dopo poco tempo: è sceso per circa 8 m ed il sifone continua restringendosi e lasciando a prima vista scarse possibilità di proseguire (del resto appare improbabile una continuazione che non sia del tutto nell'acqua, dato l'andamento della grotta). L'auto-respiratore però non funziona bene e Dario torna su. Nuovamente immersosi, riemerge subito; il respiratore non dà ossigeno. Si pensa allora alle cause e tra varie ipotesi Dario scopre il motivo vero: la bombola è vuota. Delusi da un così breve spettacolo si riprende la via del ritorno e giunti al lago abbiamo la lieta sorpresa di sentire uno scrosciar d'acqua e di vedere scendere verso il lago un bel rigagnolo che ci allieterà la risalita dei pozzi. Spronati dall'acqua che ci lava da capo a piedi usciamo molto rapidamente. Dopo esserci cambiati scendiamo nel buio sino alle auto e assonnati raggiungiamo Varese, quindi in treno e in auto giungiamo a Torino soddisfatti al mattino di domenica.

 

Giorgio Baldracco.

 

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Note tecniche

NUOVO METODO DI IMPIOMBATURA DEI CAVI DELLE SCALETTE

     La difficoltà di far eseguire l'impiombatura sui cavi mediante l'intreccio dei singoli trefoli e l'intenzione di ovviare agli inconvenienti dei chiudifili spesso usati da altri speleologi, ci hanno indotto da tempo ad adottare nuovi sistemi di chiusura dei cavetti alle estremità degli spezzoni di scala. Il nostro sistema non si può certamente dire del tutto nuovo: infatti gli amici bolognesi ed altri speleologi italiani e francesi usano da tempo chiudere i cavi schiacciando tubetti di rame o alluminio. Nuova si può dire invece l'idea di sostituire al tubetto un cilindretto di alluminio dolce, lungo cm 2 e di 14 mm di diametro, in cui siano stati praticati due fori distanti tra loro circa 1 mm. Con un apposito stampo e compressione regolata sotto un bilanciere si ottengono ottimi risultati, in quanto la compressione viene prodotta su tutta la superficie del cavo e non solo in una direzione (come avviene schiacciando un tubetto con il martello); inoltre il cavo mantiene la sua sezione circolare senza venire deformato ed indebolito, e l'alluminio si compenetra a fondo con i trefoli. La resistenza allo scivolamento è con questo metodo di gran lunga superiore al carico di rottura del cavo e si eliminano anche le sgradevoli conseguenze dello sfilacciamento delle estremità dei trefoli. Tale sistema, che può assomigliare al metodo di chiusura con boccole TALURIT, è però assai più economico di questo.

     Attualmente, in seguito a prove di laboratorio, ci siamo anche orientati sull'uso del tubetto di alluminio dolce per fissare i singoli scalini. A parità di lunghezza, infatti, la resistenza allo scivolamento offerta dal tubetto di alluminio è di gran lunga superiore a quella del tubetto di rame cotto.

 

Dario Sodero

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     Il consueto elenco delle pubblicazioni ricevute verrà riportato sul prossimo numero del Bollettino.