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GROTTE |
anno 50, n° 148 |
Gruppo Speleologico Piemontese CAI - UGET
Sommario
Notizie dal Gruppo
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La parola al presidente |
A. Gabutti |
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3 |
Notiziario |
a cura di AA. VV. |
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Attività di campagna |
a cura di Sara Filonzi |
Esplorazioni, documentazioni e scienza
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Campo estivo a Piaggia Bella - il diario |
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Trichechi ultimo atto |
R. Dondana |
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Pippi: oltre l'impossibile |
I. Cicconetti |
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Sciacalli alla Presa della Bastiglia |
M. Marovino |
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Una nuova zona... Moncalvo d'Asti |
B. Vigna |
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Mostar (Bosnia) Spedizione speleosub |
A. Eusebio |
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Attività biospeleologica 2006-2007 |
AA. VV. |
Incidenti e soccorsi
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Piaggia Bella: 8 agosto 2007 |
A. Ubertino |
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La storiaccia ... |
I. Glavas |
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A margine |
U. Lovera |
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Incidente a Piaggia Bella - cronaca |
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E due! L'incidente alla Beluga |
B. Giovine |
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Trichechi: la piena vista da dentro |
A. Gabutti |
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Il lato buono degli incidenti |
G. Badino |
Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n° 4 di luglio-agosto 2008
Spedizione in A.P. TORINO, comma 20c, art.2, Legge 662/96
Direttore Responsabile: Alberto Riccadonna (autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13/10/1973)
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Redazione: Marziano Di Maio, Sara Filonzi, Attilio Eusebio, Uberto Lovera, Luisa Musiari, Laura Ochner, Alberto Gabutti
Fotografie di: G. Badino, D. Dematteis, A. Eusebio, A. Maifredi, B. Vigna
Foto di copertina: la Capanna Saracco Volante
GSP su Internet: HTTP://WWW.GSPTORINO.IT
Email:
La parola al Presidente
Nebbia meno fitta, navigazione ancora a vista, mare apparentemente calmo.
Gli ultimi 6 mesi dell'anno trascorrono così, quasi anonimi, senza grandi novità esplorative ma segnati dall'orgia estiva di incidenti speleo, dal "solito" banchetto di protesta popolare al raduno nazionale e dalla infruttuosa ricerca del nuovo magazzino.
E pensare che le idee non mancavano.
Campo estivo alla Capanna. Non solo come ovvia conseguenza della festa, ma anche motivato dal desiderio di riaprire il vecchio fronte esplorativo delle Gary Hemming - Gola del Visconte, finire il discorso Trichechi e poi guardare al di là del Balaur, magari insieme ai "liguri" accampati da quelle parti.
Doveva essere l'anno dei Trichechi e dei Piedi Umidi. È stato l'anno degli incidenti ai Piedi Umidi e ai Trichechi.
Campo non molto numeroso, ma si sa dopo la festa in Capanna ci siamo rilassati. Disostruzioni al Buco delle Saline e Venantur, Trichechi, riarmo delle Gary Hemming, tutte cose iniziate e poi spazzate via dall'incidente "del Croato" e dalla moltitudine di soccorritori. Per fortuna, due punte a Pippi ci hanno regalato gli unici metri esplorati del campo.
Trichechi: la via verso i Reseaux più volte immaginata è ritenuta veramente vicina. Non ci siamo riusciti durante il campo, ci abbiamo provato dopo. Due punte con esplorazione annessa, una piena, tanto freddo, il soccorso mobilitato per la terza volta della stagione e dei Reseaux nessuna traccia.
Magazzino: parole, parole e ancora parole. Fatti nessuno. Solo perdite di tempo a rincorrere promesse irrealizzabili e la certezza che per avere il magazzino bisogna tirare fuori i soldi, ma per avere i soldi bisogna fare, organizzare, muoversi, insomma darsi una botta. E qui ci scontriamo con il solito "si dovrebbe fare, ma ho già dato, passi dopo".
Non ci resta che protestare, alzare gli scudi contro i "mercanti" e organizzare insieme al GLD il banchetto di protesta ad Apuane 2007. Anche qui, peccato che il gruppo si sia dimo-strato stanco e svogliato sulla partecipazione al banchetto che è stato organizzato dai singoli e non dal gruppo, e questa non è una sottigliezza. Poi, ovviamente, quando le cose funzionano la gente si vede, ci si diverte e si riesce anche a fare una bella figura come gruppo.
Non è invece opportuno o consigliabile dire le proprie idee durante la riunione di fine anno. Tutto il brusio e il malcontento sentito durante l'anno, svanisce quando potrebbe essere manifestato. A parte atteggiamenti dimissionari da tutto e tutti, niente di più.
Quindi, mare calmo e poco vento, ideale per il persistere della nebbia.
Alberto Gabutti
Moncalvo - le nuove gallerie (foto B. Vigna)
Notiziario
Assemblea di fine anno 2007 del GSP
Ha avuto luogo il 14 dicembre con il seguente o.d.g.:
1. Relazione di attività del 2007
2. Attività delle varie sezioni
3. Bilancio consuntivo
4. Elezione dei membri aderenti ed effettivi
5. Elezione dell'esecutivo
6. Elezioni del presidente
7. Varie ed eventuali
1 - L'attività svolta nell'anno è stata riassunta dal Presidente A. Gabutti. Si è iniziato con esplorazioni al Tao che hanno portato a 385 m di profondità e con disostruzioni al fondo di Che Sturia, impegnando molti fine settimana in una bella esperienza di gruppo. Ci si è poi dedicati al 50° Corso di speleologia organizzato da E. D'Acunzo, A. Remoto e M. Santangelo, corso che peraltro non ha dato frutti apprezzabili. Dopo una certa attività agli Sciacalli e cavità minori, a fine primavera è avvenuto inopinatamente il forzato abbandono del magazzino, con trasferimento in via provvisoria dei materiali da grotta nel garage di M. Ingranata e dell'archivio nella cantina della mamma di E. D'Acunzo. Si è cercato di procurare computer d'occasione, ma su due ne funziona uno solo. Si sono effettuate battute in Valdinferno e altre esplorazioni tra cui quella della Presa della Pastiglia, e si è profuso un certo impegno per organizzare la festa per i 40 anni della Capanna del 30 giugno e 1 luglio. La festa ha avuto un esito superlativo riguardo all'affluenza ed all'immagine per il Gruppo, ma non è servita da traino per l'attività futura, dal momento che molti hanno tirato i remi in barca e in rapporto alla stagione le esplorazioni sono decadute. Al campo estivo sono state effettuate due punte a Pippi scoprendo 350 m nuovi (I. Cicconetti ha lamentato l'errore di non aver saputo approfittare del sifone in secca); si è armato il Venantur e attuate 2-3 punte, con altrettanti tentativi al Buco delle Saline e discese altresì nel Buco di Alma e ai Piedi Umidi, poi al momento buono sono avvenuti i noti incidenti molto impegnativi per i soccorritori, sottraendo uomini e tempo. Si è potuto ancora operare sulle pareti del Marguareis, si è fatta una seconda punta alla Presa della Pastiglia e si sono fatti tentativi ai Trichechi rilevando 250-300 m nuovi (M. Marovino ha aggiunto dettagli su una punta effettuata dopo il campo, improduttiva ai fini della giunzione con PB). In settembre-ottobre ci si è dedicati ai Coccodrilli (da continuare) e si è fatta attività di battuta. Si è partecipato alla festa alla Capanna Morgantini. Si è traslocato il materiale da grotta dal garage di M. Ingranata a quello di P. Fausone, sempre in attesa di reperire un magazzino non costoso. Si è partecipato col consueto banchetto ad "Apuane 2007 metamorfosi" di Castelnuovo Garfagnana: occasione importante per essere presenti e per catalizzare l'impegno di volontari. Al riguardo F. Cuccu ha riferito su un'intesa con altri gruppi per un banchetto popolare. B. Vigna riguardo alle esplorazioni ha ricordato ricerche recenti allo Zottazzo Soprano e nella zona di Piancavallo che sembrano promettenti. I. Cicconetti infine ha aggiunto particolari sulle esplorazioni al Tao.
2 - L'attività delle varie sezioni è stata illustrata trattando contemporaneamente pure il punto 4 relativo ai responsabili delle stesse. Per l'archivio M. Santangelo nel ricordare come esso sia al momento inagibile, ha raccomandato l'opportunità che qualcuno raccolga tutta la documentazione ad esso destinata per poi inserirla a suo tempo. Per la biblioteca G. Villa ha comunicato l'avvenuta schedatura di altri 105 articoli e pubblicazioni, cosicché il database della biblioteca totalizza ora 4950 titoli; la bibliografia analitica delle grotte del Piemonte è aggiornata a tutto il 2007 e l'aggiornamento degli ultimi 10 anni è in corso di riordino e potrebbe essere pubblicato entro il 2008; sono riconfermati G. Villa con S. Filonzi d'aiuto. La relazione sulla Biospeleologia sarà pubblicata prossimamente da A. Casale e dai collabo-
ratori E. Lana e P.M. Giachino. Del bollettino (M. Di Maio) è uscito solo un numero nel 2007, in quanto nel 2006 un raro exploit di puntualità aveva fatto uscire un numero solitamente edito nel gennaio dell'anno dopo; il prossimo sta per andare in tipografia, impaginato come di consueto dalla mano di A. Eusebio; sono stati ricordati gli inconvenienti incontrati nel preparare il numero uscito per la festa della Capanna, in seguito ai quali viene vivamente raccomandato di consegnare gli articoli insieme al corredo di rilievi e di foto, queste ultime fornite non a rotoli interi ma con preventiva selezione. Per la Capanna (R. Chiabodo, R. Dondana e A. Gabutti) non si è potuto fare molto per mancanza di fondi; G. Gabutti ha preferito recedere dall'incarico e in sostituzione è stato designato F. Cuccu che per le incombenze tecniche è l'uomo adatto. Il catasto (N. Milanese) ha avuto i consueti aggiornamenti. Il prossimo Corso di speleologia è in via di organizzazione da parte di B. Giovine e R. Dondana. Per il magazzino E. D'Acunzo ha steso l'elenco delle giacenze; tra i grossi acquisti v'è il generatore; si è disarmato pochissimo per cui molto materiale giace sottoterra; è dato in arrivo un trapano; M. Santangelo si è tolto dai responsabili e si è discusso alquanto alla ricerca di un sostituto. P. Fausone ha proposto che i responsabili dei materiali speciali diano una mano. F. Cuccu ha rimarcato il momento delicato del magazzino, la cui evoluzione va seguita con impegno dai responsabili. Nella sezione materiali speciali A. Remoto e R. Dondana non hanno voluto essere riconfermati; ne rimangono responsabili F. Cuccu e P. Fausone e A. Cirillo. Già all'inizio dell'incarico N. Milanese aveva declinato l'interessamento per gli strumenti da rilievo, che per il 2008 sono stati affidati a C. Banzato; sono disponibili un paio di giochi più quelli di B. Vigna. Viene raccomandata la digitalizzazione dei rilievi di brutta. Speleo a Scuola: è caduta in crisi perché gli incaricati hanno ritenuto superati i criteri e le motivazioni di gestione dell'iniziativa; in attesa di possibili cambiamenti era però necessario far fronte agli impegni già assunti con le scuole, e questi si stanno assolvendo senza però accettarne altri; è pronto un progetto con modifiche apportate, che sarà presentato all'AGSP; E. Calemma ha rinunciato all'incarico, in sostituzione le subentrerà E. D'Acunzo. Per la segreteria è stata riconfermata la stessa E. D'Acunzo. Per il sito web M. Santangelo ha receduto dall'incarico, A. Remoto l'ha mantenuto ma preannunciando un minore impegno; data l'importanza del sito si è ritenuto necessario che qualcuno debba affiancare validamente A. Remoto e al riguardo si sono proposti S. Filonzi e M. Marovino. Per la tesoreria è stata riconfermata L. Musiari. Dalla rappresentanza dell'AGSP hanno declinato la riconferma M. Santangelo e D. Grossato; è stato incaricato A. Gabutti, tenuto conto che N. Milanese ha incarichi nella Uget.
3 - È stato esposto il bilancio consuntivo, da cui è risultato che si sono dovuti apportare vari tagli di spesa per portarlo in pareggio. È stato ribadito come al momento attuale sia insostenibile la spesa per affittare un magazzino. La quota sociale è stata confermata in 30 euro.
4 - Elezione dei membri aderenti ed effettivi: gli effettivi sono aumentati di due unità, in quanto a fronte di un passaggio fra gli aderenti si sono registrati tre ritorni: Cinzia Banzato, Paolo Fausone e Ube Lovera, che portano il totale a 16. Gli aderenti eletti sono stati 50, tra i quali i nuovi Leonardo Zaccardo, Agostino Cirillo e Ruben Ricupero.
5 - L'Esecutivo ha avuto un avvicendamento per cui sono stati riconfermati Alberto Gabutti, Marco Marovino e Meo Vigna, mentre hanno rinunciato a riproporsi F. Cuccu, E. D'Acunzo e A. Remoto, sostituiti da due soli membri: Igor Cicconetti e Riccardo Dondana. F. Cuccu ha dato atto al vecchio Esecutivo di aver gestito bene la crisi del gruppo, ma ha constatato come sia mancato il dialogo, un confronto, un tentativo di riavvicinamento con coloro che si sono allontanati.
6 - Presidente per il 2008 è stato riconfermato Alberto Gabutti.
7 - Tra le varie si è discusso sull'aggiornamento dell'Atlante delle grotte del Piemonte, per il quale è coordinatore del GSP Ube Lovera coadiuvato da Meo Vigna, Cinzia Banzato e Marco Marovino.
Alla fine dell'assemblea si è proceduto ad attribuire i vari trofei: per la Volpe d'argento hanno vinto ex-equo Sarona, Selma e Marcolino per i sacchi di materiale per il Tao dimenti-
cati in magazzino; Donda si è aggiudicato il Colapasta d'oro, Paolo l'Orientiring, Nicola e Remotino il Bill Gates, Lucido il Gardini, Sarona il Nuvolari, Marcolino il Giuda o Trenta denari.
Apuane 2007 Metamorfosi
A novembre si torna in Toscana con la scusa del tradizionale incontro che dal 1991 deambula per l'Italia. "Apuane 2007 Metamorfosi?" è il nome che compari toscani hanno deciso per la manifestazione e innumerevoli sono i motivi per partecipare. Innanzitutto occorreva restituire la visita che molti di loro ci hanno fatto pochi mesi prima, quando ci dilettavamo a trascinare una certa barella qua e là per PB, poi Castelnuovo Garfagnana è infinitamente più bella di Stazzema e infine Malcapi aveva minacciato di scuoiarci in caso di assenza.
Presenti, al solito, speleobar, mostre, stand materiali, incontri, proiezioni e tutto quanto può sollazzare le libidini speleologiche, gli organizzatori hanno puntato tutto su grotte e montagne armando mezzo milione di abissi e organizzando un gran numero di escursioni fuori e dentro le Apuane. Un culo mostruoso. Il costo dell'iscrizione è stato ampiamente compensato da "Apuane e dintorni" goloso "Bignami" dei fenomeni carsici apuani. Ovviamente chi non sa leggere ha trovato il costo esagerato, ma si sa, dura è la lotta contro l'analfabetismo.
Dal canto nostro abbiamo parlato di Marguareis in piccole salette, prevalentemente a noi stessi, e di fenomeni carsici piemontesi ad un pubblico un po' più ampio. Soprattutto abbiamo allestito l'ormai tradizionale banchetto per lo spaccio della birra a prezzi popolari collaborando col GLD, alleviando ai presenti molta sete e un po' di fame perchè siamo sempre convinti che sia possibile divertirsi anche guadagnando poco. Chi invece pensa di risolvere i problemi finanziari del gruppo in quattro giorni o chi vuole molti zeri dietro ai suoi incassi esentasse ci accusa di essere sponsorizzati dalla regione, ma anche questa è in fondo una questione di analfabetismo.
Il film di Andrea sull'incidente di PB, bello quando c'è il lieto fine, e il gran concento d'addio (è il dodicesimo) dei New Crolls con il conseguente bagno di folla hanno movimentato la serata finale. Se la medesima folla avesse lasciato cantare Maurizio Monteleone, il grande cantore della speleologia italiana, la nottata sarebbe stata perfetta.
Un invaso al lago Biecai?
In inverno nevica meno, i nevai a fine primavera sono già sciolti, d'estate i corsi d'acqua sono in magra e anche le falde acquifere per i pozzi si sono alquanto abbassate. L'agricoltura della pianura monregalese reclama acqua e dunque si sta studiando dove prenderla. Dopo tre anni di riflessioni sono state individuate "opere strategiche" su cui puntare: potenziare l'invaso di Pianfei con acque del Pesio, costruire un nuovo invaso a Serra degli Ulivi di Villanova per 15 milioni di metri cubi di capienza da alimentare con acque di Pesio ed Ellero, e in più creare a monte un paio di invasi di sostegno. Uno di questi invasi, secondo la recente bozza di intesa tra Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, Comunità Montana Valli Monregalesi, comuni e consorzi irrigui vari, è previsto al lago Biecai per ben 3-4 milioni di capienza. Non essendo sufficiente a riempirlo la precipitazioni del modesto bacino imbrifero a monte, si è pensato di pomparvi l'acqua che esce dalle sorgenti Ellero, con energia che però verrebbe ampiamente recuperata sfruttando con una centrale idroelettrica il cospicuo dislivello da lì alla pianura.
A parte i non eludibili problemi ambientali (e siamo ai confini di un Parco naturale regionale), anche tecnicamente il progetto di invaso al Biecai è un azzardo, dovendo fare i conti con il carsismo locale. Per assicurarsi da possibili infiltrazioni nel substrato carsico e da fughe incontrollabili di milioni di metri cubi d'acqua, l'impermeabilizzazione del lago dovrebbe comportare un rivestimento assai dispendioso.
MDM
Scrivere di grotte
Un percorso storico per il Piemonte e Valle d'Aosta tra scritti e leggende lungo 400 anni
Le ricerche storiche sulle grotte della Regione, iniziate più di tre anni fa utilizzando come base la bibliografia di Dematteis-Lanza, sono praticamente terminate con la consultazione della quasi totalità dei lavori pubblicati e costituiscono una corposa storia della letteratura che tratta delle grotte del Piemonte a partire dal primordì con le citazioni di Plinio sul "Cuniculus", cavità leggendaria dove sparirebbe il Po e citata anche da diversi altri autori, e dalle prime documentazioni sulle grotte legate alla storia delle persecuzioni dei Valdesi in Val Pellice, fino alla nascita della moderna speleologia con Carlo Felice Capello con il quale si conclude il lungo viaggio letterario. Numerosissime sono le citazioni dagli scritti dei vari Autori, in alcuni casi non citati in bibliografia o addirittura inediti.
Ho cercato di impostare il testo in modo da costituire il più possibile, oltre a una ricca fonte di notizie inquadrate nel contesto storico, anche una lettura il più possibile scorrevole e stimolante, spesso sottolineando molti aspetti curiosi della storia delle prime esplorazioni e della biografia di molti Autori del passato, con ampie citazioni dei testi originali.
Molte sono le curiosità scovate pazientemente. Un esempio: chi sa che l'abate Valeriano Castiglione, noto per aver pubblicato la prima descrizione nel '500 della grotta di Rio Martino, fu citato addirittura dal Manzoni nei Promessi Sposi, e per un certo periodo (non era uno stinco di santo!) fu pure imprigionato dai Savoia in una delle torri dell'attuale Palazzo Madama? Non manca pure un delizioso poemetto manoscritto della Biblioteca Reale che narra in spassosissimi versi una visita di un'audace nobildonna sempre a Rio Martino all'inizio del XIX secolo.
Giuliano Villa
Matrimoni
Il nostro amico Ubertino ci riprova: quanto durerà questa volta? Auguri da tutto il GSP.
Auguri anche al nostro presidente, ci riproverà anche lui?
Vista dalla Brignola verso Cima Artesinera e M.te Fantino (foto A. Eusebio)
Lo Speleofono
Non è la prima volta che la Repubblica nei suoi inserti culturali ci presenta Giovanni Badino a piena pagina. Forse l'ultima volta era stata 1'8 marzo 2007 quando Luca Mercalli ha intervistato il nostro sotto il titolo di "L'uomo che insegue il cielo nelle grotte", presentandolo come uno dei pionieri del neutrino in un bell'articolo in cui sono stati posti in accattivante luce pure le grotte e gli speleologi.
Ed ecco sabato 8 dicembre ultimo scorso un altro paginone con "il prof. Speleologo", dal titolo "L'uomo che ruba la voce delle Alpi". Si parla dell'apparecchio speciale messo a punto da Giovanni per captare vibrazioni di infrasuoni da un millesimo a un centesimo di hertz, registrarle, elaborarle e trasferirle in suono udibile. Si chiama anemometro sonico, volgarmente speleofono. È stato sperimentato all'ingresso di Rio Martino e poi in altre grotte, da Piaggia Bella al Corchia e a Su Bentu. Viene presentato come un immenso clarinetto capace di far cantare le grotte in modo scientifico: "è un ruggito, una turbolenza bassa e strana che non assomiglia al suono di nessuno strumento conosciuto". Se si porta la registrazione 15-17 ottave più in alto, si sente. Veniamo a sapere che Giovanni sta perfezionando il suono per eliminare rumori atmosferici e rendere il suono più limpido.
Ma l'ambizione è anche un'altra: "mettere a punto un sistema per misurare la lunghezza, l'ampiezza e la morfologia di una grotta senza bisogno di esplorarla".
MDM
Gian Pianelli
Lunghe cure non sono servite a debellare il male e Gian Pianelli è mancato il 30 settembre a 66 anni.
Proprio quarant'anni prima era venuto al GSP con l'11° Corso, un corso con 31 allievi dei quali hanno fatto carriera lo stesso Gian, Carlo Clerici, Ruggero Gatta, Robi Thöni, mentre è stata breve la permanenza di due forti ragazze, Piera Bordino e Annamaria Crovella, le prime donne che siano scese nell'Omo inf., per allora cosa non banale. Un corso d'altri tempi.
Gian ha mostrato subito la sua stoffa: forte sulle scale ed in fessura, lavoratore, esploratore coriaceo ed entusiasta, aperto alla collaborazione nelle varie attività di routine, dotato di ingegno per migliorare tecnicamente l'attrezzatura speleo. Si è integrato subito e finito il corso alla fine di marzo, il 2 aprile era già alle Vene a portare le bombole ai tre sub (Beppe Ardito, Chicco Calleri e Dario Sodero) che per la prima volta sono andati a superare il sifone che segue il cosìddetto sifonetto. Alla fine dello stesso 1967 è passato effettivo e vi è rimasto per i quattro anni seguenti, con una durata che per quei tempi era già degna di nota. Di indole semplice, operava con modestia irreprensibile e sarebbe difficile citare qualche sua impresa particolare. Era quel che si dice un gregario di lusso.
Aveva un suo modo scanzonato e ironico di gestire 1'ordinario o di affrontare i problemi, non perdeva mai l'umorismo. Si veda del resto l'ultimo articolo che ha scritto, nel 2007 per Schegge di luce del cinquantenario, dal titolo "Questa è una storia di evoluzione". Nel 1968 aveva ideato e costruito con mezzi economici un argano leggerissimo, rimasto poi allo stato di prototipo perché ormai gli argani avevano fatto il loro tempo. Faceva foto e nel 1971 ha preso una medaglia d'argento a un concorso di Bra. Nel 1968 e 1969 è stato nostro magazziniere insieme a Giorgetto. Nel 1969 è stato lui a trovare il magazzino in via delle Orfane dopo che abbiamo dovuto sloggiare da via Casteggio. Il diradarsi della sua attività
speleo è andato di pari passo con il mettere su casa e famiglia: in agosto del 1972 si è sposato infatti con Mariangela Ochner. Ha continuato a interessarsi delle nostre vicende, essendo a contatto soprattutto con Uccio e Ube, e ci ha rallegrato con il suo sorriso ad ogni nostro raduno.
Marziano Di Maio
Mamma Gecchele
Per improvviso malore è mancata il 14 agosto all'età di 93 anni la madre di Giulio Gecchele e nonna di Paolo e Michele che pure hanno fatto speleologia con noi. A suo tempo al GSP ha dato tanto.
A inizio anni '60, con la presidenza Gecchele, il punto di partenza e di arrivo delle esplorazioni è andato sempre più spostandosi verso via Campana dove abitava appunto il presidente, il quale andando in grotta o in montagna tutti i giorni festivi finiva per calamitare lì i suoi compari. A casa Gecchele c'era quasi un secondo magazzino, non ti dico le lagnanze dei magazzinieri del primo. Perché riportare scale e corde se tra neanche una settimana dobbiamo andare a prenderle? In quella casa c'era una cassapanca dove la roba stava bene in ordine, rigorosamente pulita perché mamma Gecchele con il figlio provvedevano per il meglio. Avevamo bisogno di sacchi da punta? Si acquistava la tela idonea e mamma Gecchele tagliava e cuciva a macchina. A un certo punto abbiamo avuto una bella serie di sacchi, ognuno con sopra ricamato un numero d'ordine e per civetteria pure un bel fiore: il n. 1 aveva la genzianella, il 2 la stella alpina, il 3 la margherita eccetera.
Mentre a casa nostra non incontravamo molta solidarietà speleologica, e anzi in maggioranza dovevamo nascondere in cantina o in soffitta l'attrezzatura, lei assecondava invidiabilmente il suo Giulio e noi. Se si fosse fatta una graduatoria di quelli che lavoravano per il GSP, lei sarebbe stata senz'altro davanti a molti aderenti.
Una sua caratteristica era quella di difendere ad oltranza la siesta di Giulio, che dopo pranzo amava farsi una pennichella. Se telefonavi a quell'ora niente da fare: "Giulio sta riposando". Ma è una cosa un po' urgente... "Guardi, fra mezz'ora lo trova, arrivederci".
Grazie Mamma Gecchele.
Marziano Di Maio
Sergio Mazzarino
Nel settembre scorso è mancato a Bruxelles, Sergio Mazzarino, uno dei tanti che sono stati membri effettivi del GSP, uno dei primi, e non certo uno qualunque. Era nato a Garessio nel 1930. Fu Eraldo Saracco a portarlo nel GSP, di recente fondato. Con lui nell'agosto 1954 andò a Bossea, per esplorare le gallerie alte oltre il buco Bertolino. Ma il battesimo speleo Sergio l'aveva avuto il giorno prima nel (non ridete) buco dell'Erbetta (Pi 152), un pozzo di 23 metri vicino a Frabosa Soprana. Così Eraldo me ne informava per posta: "sabato mattina, all'ora della partenza mi vedo arrivare Bo Franco tutto vestito da gagariello e mi dice che sua madre non lo lasciava venire, puoi capire la rabbia che mi è venuta. Così all'Erbetta eravamo solo in due, ma con l'aiuto dei contadini ci siamo calati tutti e due...". Nel marzo successivo tornerà a Bossea, con una spedizione del GSP con campo sotterraneo (!); poi parteciperà all'esplorazione del Benesì (S. Anna di Bernezzo) e nell'estate 1955 alla spedizione nazionale (Torino, Genova e Trieste) del CNR a Piaggia Bella guidata dal prof. Capello, interrotta tragicamente dalla morte di Lucio Mersi al Gaché. In quella occasione bivaccai con lui due giorni alla confluenza con i Piedi Umidi per controllare se passava la fluoresceina che i triestini dovevano mettere nel Gaché, invece…. Però mentre eravamo lì colorammo P.B. con una dose di fluo talmente forte (pagava il CNR) che non solo uscì nelle Fascette, ma colorò di verde il Tanaro fin a Garessio e oltre. Il parco-macchine del GSP era allora formato dalla 1100 di Eraldo, da quella di Nino Martinotti e dal prodigioso camioncino della fonderia di Sergio. Con questo raggiungemmo l'Arma del Lupo il 17 marzo del '56, dove in una quarantina di ore riuscimmo a trovare e a esplorare il torrente sotterraneo e i laghi circostanti.
Esplorazione indimenticabile, anche perché i carabinieri si erano allertati per via del camioncino rimasto così a lungo sulla strada e i giornali uscirono col famoso titolo "quattro speleologi sepolti vivi". Titolo che rischiò di essere vero, perché, in seguito a un'abbondante nevicata, poche ore dopo la nostra partenza l'ingresso del Lupo fu sepolto da una grossa valanga. Ricordo ancora l'abilità di Sergio (e la nostra strizza) nel portare in salvo il vecchio camioncino sulla strada delle Fascette piena di neve, che allora era strettissima e senza ripari.
La sua ultima esplorazione con il GSP fu a Rio Martino, quando risalimmo la cascata del Pissai nell'inverno 1956-'57. Poi, spinto dal suo spirito d'avventura, partì per l'Africa in cerca di un lavoro per sostenere la famiglia (era il primogenito) dopo la chiusura della fonderia. Fu a Rutshuru e poi a Bukavu nell'allora Congo Belga, impiegato prima in una piantagione e poi in un'impresa edile (era diplomato elettrotecnico). In una lettera del giugno 1957 mi scriveva: "alla sera, seduto fuori casa al fresco mi prende una grande malinconia... sovente penso alle nostre belle avventure negli abissi della Terra: bei ricordì peccato che tutto sia passato così velocemente. Chissà, forse quando ritornerò combineremo ancora qualcosa assieme: ritornare, è una bella parola, quanti anni passeranno! certo molti...". In un'altra lettera mi chiede: "credi che sarà possibile congiungere il Lupo al Pas? Per quando ritornerò ci sarà ancora qualche grotta da esplorare assieme?"
Di fatto Sergio non tornò più a Torino, se non per visitare i parenti e noi. Vecchi amici speleo, che grazie a queste sue visite riuscivamo a incontrarci ogni tanto. Sfuggito miracolosamente ai massacri che seguirono l'abbandono del Congo da parte dei Belgi (mi raccontò che stette per un mese e più nascosto in casa), trovò lavoro in grandi imprese di costruzioni in Gabon, Arabia Saudita, Benin, Sudan e Algeria, Burundi. Nel 1969 sposò Marie-Hélène Croy, che trascorse con lui felicemente il resto della sua vita, dividendone disagi e pericoli, ma anche grandi emozioni (p. es. nel '74, 2 mesi di traversata in auto dal Gabon all'Algeria attraverso il Sahara) e dopo la pensione si ritirò a vivere con lei tra Bruxelles e Vence, presso Nizza, intervallando lunghi viaggi in camper per l'Europa con cane e gatto. Anche se la sua attività speleo durò poco, lo voglio ricordare perché per tutta la vita mantenne quella che credo sia la principale caratteristica dello speleologo: il desiderio di vedere cose nuove e la capacità di stupirsi sempre, come i bambini, di fronte all'inatteso che la varietà del mondo rivela a chi non si accontenta di quello che già conosce. Per esempio mentre lavorava in un cantiere all'interno dell'Arabia, nei 4 giorni della festa di Ramadan, fece un'andata-ritorno di quasi 3000 km per vedere i fondali del Mar Rosso. Insomma le grotte furono per lui l'inizio di una scoperta che durò per tutta la vita.
Ringrazio la moglie Marie-Hélène per avermi inviato una memoria di 15 pagine sulla straordinaria vita di Sergio, da cui ho tratto i dati non in mio possesso di questo ricordo. Ho depositato copia del suo testo (in francese) presso il GSP.
Beppe Dematteis
Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni che lamentano il mancato recapito del bollettino. Allo scopo di verificare l'esattezza degli indirizzi, vi preghiamo di confermare il vostro alla seguente email: INFO@GSPTORINO.IT
Piaggia Bella: un buon "FIN" e un buon principio, 50 anni fa
Beppe Dematteis
Che P.B. non avesse fondo lo si sapeva dal 1953, quando una colorazione del torrente sotterraneo era apparsa alle Fascette. S'era così dimostrato che P.B. è un tubo, cioè un oggetto che non prevede un fondo. Come dice Giovanni all'inizio del suo libro: "il "fondo di Piaggia Bella" è insensato, perché i fondi delle grotte non esistono" (p.11). Ciò non toglie che per noi, esseri umani limitati, il fondo era semplicemente dove nessuno è ancora riuscito a passare. Dunque ogni grotta ne ha tantissimi, ma quello che contava allora - parlo del 1958 - era il punto più profondo di P.B., dove i Francesi avevano scritto un perentorio FIN. Per loro voleva dire fine della grotta, ma forse non avevano pensato che poteva anche significare un passaggio che richiedeva "esprit de finesse", o forse solo uno speleo magrolino. Tanto bastava perché non lo prendessimo sul serio questo FIN. E ci voleva una bella presunzione, perché per ben cinque anni un corpo di spedizione comprendente il fior fiore della allora mitica speleologia francese aveva provato a sfondare. Quanto a noi - dico il GSP allora nel suo 5° anno di vita - la nostra grotta più profonda era il Biecai, -255 m. Né c'era a Torino o in Piemonte una qualche tradizione di speleo esplorativa a sostenere le nostre ambizioni. Ma questo non poterci adagiare su passati allori ci rendeva capaci di tutto.
Bisogna dire che lo spirito di quegli anni ci aiutava. Allora era normale essere così, perché è vero che in quel '58 Modugno vinse il Festival di San Remo con il "Blu dipinto di blu", che a Pio XII successe Giovanni XXIII (detto affettuosamente Giuanìn d'la Sisal, il Totocalcio d'allora), che con la legge Merlin furono abolite le case chiuse ecc. ecc. Ma al di là di questi fatti tanto celebrati nell'odierno cinquantenario da giornali e TV, la realtà vera era che stava iniziando il cosiddetto miracolo economico italiano (1958-'63) e che allora tutti eravamo euforici e capaci di credere, appunto, nei miracoli. Chi non l'ha vissuta fatica a immaginare l'atmostera in cui allora eravamo tutti immersi, o meglio forse un modo c'è: pensare a qualcosa di esattamente opposto a come siamo oggi.
Qui sopra i muli degli alpini a Pian Cardun, nella pagina 12 il gruppo sotto il tendone del campo. In primo piano, a sinistra C. Volante e a destra E. Saracco (foto B. Dematteis)
In più noi avevamo da anni un conto aperto con P.B. Tutto era cominciato nell'estate del 1952 alle Selle di Carnino, dentro cui mi ero assopito nel pomeriggio in attesa che cessasse un temporale. Fui svegliato dall'irruzione di un gruppo di speleo francesi (di quelli veri, di cui io allora avevo letto solo nei libri!), guidati dall'autorevole Couderc. Erano accampati a Piano Ambrogi e stavano appunto rientrando da P.B. che credevano di aver scoperto loro (il libro di Capello era appena uscito e non lo conoscevano) e comunque avevano già superato i -300 e continuava! Pur non avendo nulla contro i francesi (nonostante vecchie storie come l'assedio di Torino), ci
rompeva un po' che venissero a esplorare al di qua del confine senza avvisare nessuno (ma chi, se il GSP non c'era ancora?). Così quando nel 1955 il prof. Capello organizzò la spedizione del CNR a P.B. (che allora si chiamava voragine del colle del Pas, o più brevemente "il Pas"), eravamo in prima linea. Purtroppo tutto si arrestò alla Confluenza per la morte del povero Mersi nel Gaché. Nel '56 esplorammo Lupo e Fascette, nel '57 il Biecai e arriviamo così al fatidico 1958.
Su come andarono le cose la mia memoria vacilla, un po' per l'età e un po' perché ormai è passata tanta acqua sotto le Mastrelle. Perciò devo soprattutto affidarmi al bollettino GSP n. 4, ottobre 1958. Da cui veniamo a sapere che s'era minuziosamente programmato l'attacco a P.B. e per l'occasione s'erano costruiti 110 m di scalette in cavo d'acciaio, raddoppiando così la dotazione già presente in magazzino; che tra il 31 luglio e il 1 di agosto il materiale (circa 10 q) veniva trasportato con camion militare a Carnino e di qui con 6 muli degli Alpini a P.B.; che il mulo Sultano, caricato con quasi 2 quintali a metà strada si rifiutava di proseguire, insensibile alle peggiori bestemmie degli alpini. E invece di deferirlo alla corte marziale lo fecero proseguire con metà carico. Che le ditte che ci avevano concesso prodotti o finanziato (magari con 20.000 lire o poco più) furono: Agipgas, Carmagnani, CRT, CEAT, Cinzano, Knorr, Destrosport, Dofo, Grissini Monviso, Hurbes Polli, Ovomaltina, Polenghi Lombardo, RIV, Saiaco, San Paolo, Solgas, Stipel. Già qui si capisce che si mangiava poco e male. Per esempio 1'ovomaltina ci usciva dalle orecchie e le ultime porzioni, per renderle appetibili, furono consumate sotto forma di pappa densa sciolta nel vino.
Il bollettino sorvola poi sul fatto che il posto migliore per il campo (corrispondente al pianoro Bebertu) era già stato occupato da Club Martel e altri francesi, con cui (orrore!) si erano alleati quelli del Gruppo Alpi Marittime di Cuneo. Così noi ci si accampò in periferia, cioè sul piano inclinato e pietroso sovrastante: Ma, come si vedrà, le difficoltà ci temprarono e ci portarono alla vittoria. Dopo le solite perdite di tempo (comprese le immancabili battute nei dintorni), il 4 agosto scatta 1'operazione Campo interno: 2 tende canadesi biposto piazzate presso la confluenza (-320m), dove ancor oggi vengono portate in visita le scolaresche ad ammirare le piazzole e altri resti di quell'antico insediamento. Qui tre quasi-medici (Gozzi, Messina, e Volante) e un paziente (Saracco) staranno 6 giorni a fare esperimenti ed esami di fisiologia sotterranea (tra cui: minzione giornaliera, densità dell'orina emessa), ovvero a fare tre tesi di laurea (ma, come si vedrà anche e soprattutto esplorazioni). Il 5 e il 6 agosto si combina poco, ma si assiste dall'arrivo del presidente galattico dello Speleo Club Alpin di Parigi, monsieur Raymond Gaché. Un tipo straordinario che si curava l'enfisema polmonare arrancando su per i bricchi un po' a piedi e un po' a dorso di mulo, ma con la sigaretta sempre in bocca. Comunque un gran signore.
Il 7 agosto si è finalmente maturi per la punta e che punta! Qui il bollettino dice: vedi relazione IV, che merita di essere riportata, anche per il suo stile tipicamente fordista:
"Alle 7,30 partono Dematteis e Fusina dal campo esterno per la prima punta nel Pas…. Alle 9.20 sono al campo interno: i quattro non sono ancora pronti e Dematteis "ciocca". Alle 10 si parte con solo 20 m di scale. Di galoppo al sifone (-457) [quello del FIN), dove si mangia, dopo una visita sommaria alla frana. In tutti c'è la sensazione che non si tornerà indietro senza prima essere passati oltre il sifone [notare il tono epico da film di guerra anni '50). Alle 13.40 ci si divide in tre squadre per battere meglio la frana. Saracco e Volante si inoltrano senza esitare [!] per un camino poi orizzontale [??] di direzione buona e di una certa larghezza; giungono a un cunicolo strettissimo e tortuoso entro la parte alta della frana. Sembra che prosegua, ma il tutto ha l'aria molto instabile e Saracco e Volante, a cui si è aggiunto Gozzi, avanzano bisbigliando per paura di provocare frane [!!]. Dematteis e Fusina in attesa dei risultati che sembrano vicini, iniziano il rilievo dal sifone al cunicolo, ma non lavorano per molto: dopo 50 minuti che Saracco e Volante si sono infilati nel cunicolo, alle 14.50 escono in un salone. Riunitisi i tre proseguono fino a che un rumore d'acqua li fa cadere l'uno nelle braccia dell'altro [e il terzo?]: hanno passato il sifone!"
Altre due punte tra l'8 e il 10 agosto, a cui parteciperanno anche Chiesa e Ponzetto, portano al Cañon (sic) Torino in fondo al quale si trova quello che resterà poi a lungo il sifone
terminale, a -550 dall'ingresso di P.B. (misure di allora). Il bello è che tra l'8 e il 9 agosto la squadra francese aveva fatto la jonction Caracas - P.B., aumentando così di 140 m la profondità del sistema sotterraneo.
P.B. misurava dunque -689 m e questa nell'estate del 1958 era la massima profondità italiana e, si sussurrava, la seconda nel mondo. E poiché il tratto più profondo (fin al canyon Torino) venne esplorato da noi nei due giorni successivi alla jonction, il record di profondità era nostro! Dove si dimostra la stupidità dei record, almeno in speleologia.
Che dire ancora? Tra i miei ricordì più vivi c'è il rilievo e il disarmo della grotta e del campo interno, con un numero di sacchi crescente di mano in mano che si saliva e un numero di spelei che diminuiva perché finivano le vacanze (o cominciavano?), fin che siamo rimasti solo Ciccio Volante ed io a fare entrambe le cose: un incubo. Altro ricordo: la gara con i cuneesi a chi faceva i botti più assordanti (magnesio? dinamite?), vittime due grandi pentole, che venivano usate per fare rimbombo. Dopo però ci fu la cerimonia di pacificazione con i francesi e i cuneesi, conclusasi con vin brulé e grande cena sotto la nostra "ammiraglia". (il Bollettino: "il signor Gaché si esibisce in esercizi yoga fra il diletto della compagnia").
Oltre ai già nominati parteciparono alla spedizione (in ordine di arrivo): C. e R. Briganti, Grilletto, Valesio (che girerà splendidi pezzi in 16 mm, in parte proiettati la scorsa estate per il 40° della Capanna), Martinotti (biospeleologo), Converso (detto il torello), Tagliafico (maestro fotografo). Se non volontaria, certamente volonterosa la discesa a P.B. del noto giornalista RAI-TV Gigi Marsico, con i tecnici delle riprese televisive.
Nel citato Bollettino n. 4 c'è anche una "relazione sulla pubblicità" che dà ampio resoconto degli articoli su quotidiani come i torinesi La Stampa, Stampa Sera e Gazzetta del Popolo e i nizzardì Nice Matin, Le Patriote ecc., oltre ai giornali Radio e TV e alle foto di Tagliafico sul Radiocorriere. Dal fordismo al berlusconismo.
E per finire ancora glorie e onori al Congresso Internazionale di Speleologia che si tenne a Bari, Lecce e Salerno nell'ottobre successivo. Vi parteciparono Chiesa, Grilletto e chi scrive, presentando una relazione su P.B. e 30 foto di Carlo Tagliafico, presi molto sul serio da quelli che fin a pochi mesi prima veneravamo sugli altari. In questa occasione il GSP si aprì al vasto mondo, o almeno al resto dell'Italia, conoscendo altri gruppi e altri straordinari personaggi, con cui negli anni successivi si fecero grandi cose, in Sardegna, alla Preta, nelle Apuane, nel Pollino, Cervati ecc.
Con un FIN era cominciata una nuova epoca.. Ci sarà un altro FIN nel 2008?
Attività di campagna
a cura di Sara Filonzi
14-15 luglio Sciacalli: I. Cicconetti, D. Alterisio, M. Marovino (MKL). Per sopraggiunti problemi di materiale non si è più andati nella destinazione prevista, il Droctulft per curiosare/traversare/etc, ma al meandro che continua a sx, al bivio in cui si prende a dx per arrivare 10m dopo sul Droctulft stesso. Quel meandro porta dopo pochi metri ad una Sala. Si rissale sotto il rivo e si prosegue nel meandro per circa 150-200 m, acqua sul fondo ed aria in faccia, in crescente aumento. Si chiamerà 14-7-2007 Presa della Pastiglia. Poi allarga, si corre per un tot in quella che sembra proprio una Galleria (ora Corridoio 5). Stop alla base d'una risalita di 4-5 m. A stima, dalla Sala, una 50ina abbondante i metri di dislivello guadagnati. Ad 1/3 (o 1/4) dall'inizio l'unico segno di nerofumo: chi ? Chiunque fosse, magari solo, s'è fermato lì: nessun altro segno. Zona interessante da rivedere. Dalla Sala, tomando indietro, poco prima del bivio per il Droctulft, il meandro s'approfondisce. Pozzo da 15 con l'acqua di Presa della Pastiglia che gli si getta dentro. Aria furibonda che sale. Non l'abbiamo sceso; probabilmente l'acqua è quella che si raduna al Pentivio e che poi infila Che Sturia. Forse.
21-22 luglio Rio Martino: G. Villa con i Pinerolesi in occasione del centenario delle scale delle guide Perotti. Spettacolare la cascata illuminata a giomo. Accompagnate circa 200 persone.
5 agosto Barma d'Aut (Bobbio Pellice): G. Villa e F. Maina. Visita alla storica cavità a nido d'aquila, rifugio e vedetta dei Valdesi durante le persecuzioni del XVI secolo.
13 agosto Orso di Ponte di Nava (Val Tanaro - Cuneo) A. Eusebio + altri. Esercitazione speleosubacquea nel sifone iniziale e fotografie.
26 agosto Trou des Romains (Courmayeur): G. Villa, R. Sella (GSBi) e S. Tosone (GSBi). Visita all'antica miniera-grotta, già apparentemente sfruttata dai romani, con pozzi a scivolo. Fotografata un'antica data (1554) verso il fondo. Si tratta di una delle grotte più conosciute e descritte nei secoli passati.
2 - 7 settembre Spedizione Speleosubacquea nei dintorni di Mostar (Bosnia) A. Eusebio, R. Jarre + altri. cfr. articolo più avanti
2 settembre Grotte des Géants di Bousserailles (Valtournenche): G. Villa e F. Maina. Visita alla grotta di interesse storico per la presenza delle firme, incise sulla roccia, dei primi arditi esploratori: le guide Carrel e Pelissier con l'alpinista inglese Walton nel 1866. Custode della grotta è un pronipote della celebre guida Carrel.
16 settembre Alfa B32 (Biecai): M. Taronna (Super), U. Lovera (Ube), B. Vigna (Meo), A. Gabutti (Lucido), S. Capello (Saretta). Rivisto il posto, precedentemente chiuso da ghiaccio, e scesi per una trentina di metri. Fermi su una strettoia in neve senza aria.
16 settembre Grotta dei Grassi Trichechi (Marguareis): R. Dondana (Donda), S. Filonzi (Sarona), M. Marovino (MKL). Raggiunta la sala in cui si era fermato Ube qualche anno addietro. Intrapresi: una risalita nel meandro alla sinistra, un traverso, in alto, verso il centro della sala ed un ulteriore risalita. Si riguadagna quindi la frattura lungo cui la sala si sviluppa proseguendo per una galleria freatica, con grande esaltazione degli esploratori, che presto torna meandreggiante. Si presenta larga circa 1 metro e con tutta l'aria, aspirante, che prima si era persa. Fermati su un pozzo stimato intorno ai 50 metri. I prossimi, probabilmente, usciranno da Piaggia Bella.
22-23 settembre Arma del Tao (Ormea): R. Dondana (Donda), I. Cicconetti, R. Fausone. Disostruzione del fondo a -385: si passa ma ci si ferma a causa dell'acqua. Da rivedere.
26-30 settembre Esercitazione Speleosubacquea a S. Maria di Leuca nella grotta del Ciolo. A. Eusebio, R. Jarre.
30 settembre Tramonto (Ormea): M. Marovino (MKL), E. D'Acunzo (Selma), B. Vigna (Meo), A. Gabutti (Lucido). Rivisti il fondo e la frana alla base: niente di nuovo. Eseguita una risalita nell'amonte della frattura alla base del primo salto che non porta a nulla.
6-7-8 ottobre
Grotta dei Grassi Trlchechi (Marguareis): A. Gabutti (Lucido), M. Marovino (MKL), R. Dondana (Donda). Sceso il pozzo (P60) su cui ci si era fermati la volta precedente. Alla base si sviluppa un grosso ambiente, non viene però trovata la strada per i Reseaux. Attesa di 17 ore causa piena improvvisa e risalita con la prima squadra di soccorso. Eseguito il rilievo del tratto nuovo.6-7-8 ottobre Piaggia Bella: G. Carrieri, U. Lovera (Ube), C. Banzato. Vana attesa della squadra scesa in possibile arrivo dai Trichechi.
6-7 ottobre Kyberpippi-Arma del Tao (Ormea): E. D'Acunzo (Selma), D. Alterisio, G. Maggiali (Spezzino). Rivisitata la zona scoperta da Igor e Paolo in primavera. Armata la risalita che i due precedenti avventori avevano eseguito in libera e il Passo della Fede. Fermati, dopo un'altra breve risalita, davanti ad un condottino da disostruire.
14 ottobre Kyberpippi-Arma del Tao (Ormea): E. D'Acunzo (Selma), S. Filonzi (Sarona), M. Marovino (MKL). Disostruito il condottino su cui ci si era fermati la volta precedente che termina in un sifone di fango.
21 ottobre Battuta in esterno tra l'Arma del Tao e Tramonto (Ormea): S. Filonzi (Sarona), M. Marovino (MKL), A. Gabutti (Lucido), Ruben, A. Cirillo. Battuta la zona tra il Tao e Tramonto, trovato un buco vicino a Tramonto da disostruire.
27 ottobre - 4 novembre Incontro nazionale a Castelnuovo Garfagnana (LU) "Apuane 2007 Metamorfosi"; il GSP e il GLD ancora insieme contro il "caro" banchetto.
11 novembre Val Tanaro: E. D'Acunzo (Selma), S. Filonzi (Sarona), M. Marovino (MKL). Battuta in esterno tra Upega e la cresta del Ferà: nulla di nuovo.
11 novembre Mongioie: U. Lovera (Ube), C. Banzato, B. Vigna (Meo), D. Calcagno (Athos), A. Gabutti (Lucido), A. Cirillo, Ruben. Esplorazione di una bella condotta sopra il Garbo del Manco per circa 25 metri. Sceso un pozzo in frattura sotto il Passo del Cavallo: fermi dopo uno stretto P10 iniziale su un altro pozzo con partenza stretta.
18 novembre Zottazzo Soprano (Colla Termini): U. Lovera (Ube), C. Banzato, B. Vigna (Meo), D. Calcagno (Athos), A. Gabutti (Lucido), E. D'Acunzo (Selma), M. Marovino (MKL). Battuta da Colla Termini (da prima del Colle sui ripidi pratoni fino alla Ciuaiera) verso la conca innevata dello Zottazzo. Ritrovato Blob (che presenta forte aria) e nelle vicinanze scoperti nuovi buchi, alcuni da scendere ed altri da disostruire tutti con forte aria.
18 novembre Grotta del Pugnetto: G. Villa e A. Giagnorio (exxx... GSP). Giretto prenatalizio a caccia di firme "storiche". Niente da fare: ingresso blindato per non disturbare il sonno dei pipistrelli! Giretto alle altre grotticelle in zona.
18 novembre Orso di Ponte di Nava (Val Tanaro - Cuneo) A. Eusebio + altri. Esercitazione speleosubacquea nel sifone iniziale e fotografie.
25 novembre Grotta del Caudano (Frabosa Sottana): gita sociale.
23 dicembre Grotta dell'Elefante Blanco. A. Eusebio + altri. Immersione fino a -40 con giro turistico e fotografie
30 dicembre Arma del Tao (Ormea): A. Gabutti (Lucido), M. Marovino (MKL), S. Filonzi (Sarona) e S. Turello (Fidanzio). Giro fino all'imbocco del "C'è Trippa" e alla sua base. Rivista tutta la zona: niente di nuovo. Avvistata una probabile risalita in cima al "C'è Trippa" subito sopra la strettoia.
Campo estivo a Piaggia Bella
Diario di campo
28/7. Arrivi: Igor, Chiara, Lorenzo, Silvia, Anna, Donda, Deborah, Meo, Sarona, Selma, Marcolino.
Passaggi: Fausino con amici (Matteo e Andrea) Trasporto materiali.
29/7. Partenze: Deborah, Fausino e amici. Arrivi: Luigi (papà di Donda). Trasporto materiali.
30/7. Donda e Luigi fanno un giro in PB fino alla Confluenza. Meo e Selma armano e iniziano a disostruire il Buco delle Saline. Sarona e Marcolino in battuta in zona Masche alte, ritrovati alcuni buchi con neve segnati. Trovato nulla di nuovo e interessante, solo un buco vicino a X 48. Posizionato un buco M 01. Famiglia Cicconetti/Giovannozzi in battuta in zona B di PB, trovato un inghiottitoio da scavare, la pietra cade per 10 m, aria ancora da definire. Il buco si chiama Bucicco.
31/9. Arrivi: Deborah, Lucido, Nicola, Remotino, Luisa, Thomas, Tommy.
Passaggi: Romeo. Piove, montaggio tiranti del Gias.
Meo, famiglia Cicconetti/Giovannozzi, Selma, Donda, Marcolino, Sarona nel pomeriggio vanno in battuta in zona A e B di PB alla ricerca di una "via veloce" per le Gary Hamming. Rivisti Q 71 (A 25), Q 72 (A 14), buco vicino a Q 72 con spit. Rivisti A 15 e A 16, hanno poca neve. Sceso Q 224: P5, strettoia da disostruire e poi saltino. Da aprire.
01/8 Arrivi: Andrea, Giuliana, Romeo. Montaggio Gias
Igor, Sarona, Marcolino. Punta a Pippi, Fangloria. Scavo del sifone di fango e si passa, parte un meandro e poi una galleria in salita, disostruiti altri due punti per proseguire. Risalito un P4/5, poi freatici sempre fangosi, prima piccoli poi più grandi. Intercettato un pozzo (P25) al cui fondo si incontra la Forra del Baus, in corrispondenza della storica corda di Andrea Gobetti (messa in discesa dopo la risalita del Pater Familiae). A circa metà del P25 si intravede un terrazzino sospeso, forse potrebbe partire del nuovo, chi andrà scoprirà. Rilievo e disarmo dell'armo che si chiamerà Piccole Sarone crescono. Aria fortissima soffiante. Selma, Donda, Meo. Buco di Alma, si arma la grotta fin quasi al fondo del P50, a Donda mancano 5 m per toccare il suolo. Grotta bella con forte aria aspirante.
Gli altri continuano i giri alla Colla dei Signori per recuperare cibo e materiali.
02/8. Arrivi: Christophe - Partenze: Rome, Donda, Meo, Romeo. Pozzo delle Saline, continuano la disostruzione al fondo, aria aspirante molto forte. Si decide di proseguire l'allargamento in orizzontale verso la frattura ortogonale a quella seguita fin'ora. Lucido, Selma, Gobetti. Topo Aureliano, scesi fino al fondo (P30) e hanno provato a disostruire senza risultati, problemi con i materiali. Forte aria in aspirazione, meandro stretto su curva.
Thomas e Tommy. O-Zubbia, continuato lo scavo nella condotta piena di sabbia, avanzati di 4 m senza risultati, aria men che zero. Remotino e Nicola. Buco dei Pancioni, tentano di disostruirlo, causa numerosi imprevisti non riescono e tormano al campo attraverso numerose peripezie. Luisa e Giuliana. Giro alla Colla dei Signori.
Campo a P.B. sono la neve (foto G. Badino)
03/8. Arrivi: Daniela e Sara Frati, Stefanino (nulla ti toglierà mai questo soprannome!)
Igor, Thomas, Donda. Pippi, passano il sifone della Fogna del Maus e esplorano quasi 200 m di gallerie, fermi su pozzetto in frana. Forte aria aspirante. Lucido, Meo, Marcolino, Tommy, Sarona. Buco di Alma, arrivano al fondo e iniziano disostruire dove si erano fermati Greg e Renè a inizio anni '90. Ingresso con aria aspirante come al fondo, sul pozzo da 50 m aria soffiante. Andrea G., Cristophe, Luisa, Selma, Giuliana. Giro alla Colla dei Signori.
04/8. Arrivi: Marilia, Naima, Arianna, Sonny, Chiara, Giampiero, Rossella, Matteo, Valentina, Ube, Cinzia, Andrea Mantello e Angela. Selma, Tommy, Marcolino, Sarona, Meo. Battuta in zona O, rivisto Tor: necessita uno scavo infinito con mezzi pesanti, forte aria soffiante. Trovati 2 buchi in parete... nulla di favoloso... Segue la battuta in zona O alta alla ricerca degli ingressi alti. Trovata la Dolina dei polacchi che non riserva grandi speranze. La giornata finisce con una stupenda ascesa a Punta Marguareis che segna un riprovevole tradimento di Marcolino verso Donda (chiedere a loro il perché). Lucido. Giro alla Colla dei Signori.
05/8. Arrivi: Ubertino, Ico, Cesco. Partenze: Andrea Mantello e Angela.
Andrea, Cristophe, Marcolino, Donda, Meo, Lucido, Selma, Thomas, Tommy, Sonny, Sarona. Piedi Umidi (PB) per fare 2 risalite. Durante il tragitto viene riarmata la grotta e vengono rotte 2 batterie (a voglia lamentarsi dei materiali speciali!). Rimane materiale per una sola risalita. Arrivati al sifone dei PU, dopo che il Lucido si tira sul piede un piccolo menhir e non si sa bene come è messo, ci si divide in due squadre, una inizia a uscire e l'altra tenterà di fare la risalita. Rimangono Andrea, Cristophe, Marcolino, Thomas e Tommy. Vanno verso grandi sale che inizialmente sembrano inesplorate e che invece risultano essere le Chiabrera (vedono gli ometti lasciati 25 anni prima dal sifonista Penez che, uscito dal PU, esplorò le zone vicine in neoprene e calzari!). Viene individuata la risalita che però risulta particolarmente difficile. Ritrovano però il ramo dell'Orologio a Cucù, Tommy si infila in una strettoia di un vecchio freatico che si biforca in più rami, lo seguono Marcolino e Thomas. Vanno avanti e dal cunicolo passano a un meandro piuttosto stretto, passano e trovano... la scritta G.V. 1983. Tommy si guarda intorno: P10 che sale e grosso meandro che sale sulla destra con tanta aria. Pensando di essere finito sul conosciuto Tommy tornerà indietro... l'avesse mai fatto! Quella scritta fu fatta da chi arrivò lì dalla Gola del Visconte scendendo quel P 10... ma il meandro nessuno l'aveva percorso. Luisa e Nicola. Giro alla Colla dei Signori.
06/8 Arrivi: Federica Antonucci, Marzia Fuli, Ernesto Pavoni del GSCai Roma, Igor Jelinic, Ivan Glavas, Nenad Kuzmanovic (croati che non dimenticheremo facilmente e non solo per la loro simpatia!).
Escono tutti i partecipanti della rappresentazione storica di PB (in due tornate), nota di merito per il Lucido il cui piede ha visto tempi migliori, dal sifone dei PU è riuscito a uscire con le sue gambe seppur con molto travaglio (già profumi inquietanti nell'aria!). Giampiero, Ube e Loco. Trichechi... piccoli inconvenienti logistici li fanno tomare indietro (dopo essere ben arrivati fino in fondo) con le pive tutte (ma proprio tutte) nel sacco! Igor, Ubertino, Ico, Nicola (in teoria avrebbe dovuto raggiungerli anche Cesco, ma il Marguareis un po' grande lo è e se la strada tu non sai alla fine ti perderai). Scavo al Buco dei Pancioni.
08/8. Arrivi: Valerio da Roma (giusto in tempo, come sempre).
Piove, tanto. Igor, Donda, Thoma, Tommy, Igor Jelinic, Ivan Glavas, Nenad Kuzmanovic. Partono in una momentanea diminuzione della pioggia per andare nella zona dell'Orologio a Cucù (PB) a vedere l'inesplorato meandro intravisto da Tommy. Durante il percorso però Igor, il croato (mi sembra brutto il cognome per gli amici), scivola sul meandro Boderek 'Ca Piscia, si fa male e non può uscire da solo. Igor, Thomas e Tommy escono per allertare i soccorsi, ma questa è un'altra storia (tranquilli Igor il croato è uscito sano (+/ -) e salvo... anche se dopo 5 giorni).
Il campo viene ovviamente sospeso anche se il 14/8 Marcolino e Valerio fanno una punta agli Sciacalli.
Trichechi ultimo atto (o quasi)...
Riccardo Dondana
Era una tranquilla domenica d'agosto di un ormai lontano 2001.
Il campo era alla Capanna, esattamente come quest'anno, e fu proprio quel giorno che tornavano alla ribalta i Grassi Trichechi, coniglio estratto dal cappello di un Gobetti particolarmente ispirato. Tornavano alla ribalta perché la grotta era conosciuta da tempo immemorabile prima come Omega 0 negli anni '70 e poi come Grassi Trichechi nell'83 quando il GSI passava la strettoia terminale e si schiantava in un grosso salone in frana. Da allora fino al 2001 oblio, poi grande stagione di esplorazione poi, mano a mano che le distanze aumentavano le punte diminuivano fino all'ultima targata 2003.
I Trichechi sono piazzati sotto il Balaur, nella valle degli Omega, circa a quota 2450. Alla loro sinistra Omega 3 scende placido e ordinato fino a oltre i 400 per poi entrare in diversi punti in Piaggia Bella, nelle zone terminali di Reseaux B. A destra invece il vuoto con i Trichechi che spaziano tra curve e controcurve in terra di nessuno a tratti lambendo PB, ma mai insidiandola davvero. Se quel che dice Tucholsky è vero e cioè che "c'è un buco dove non c'è qualcosa", allora lì deve esserci sicuramente un buco!
Torniamo a noi. Dicevo non vedevano una punta targata GSP ormai dal 2003, quando una compagine mista piemontes-toscana esplora "una cinquantina di metri, opportunamente efferati, ortogonali alle Marilena, che portano ad una diaclasi. Un pozzo, altri 50/70 m in direzione PB e quindi il definitivo stop, in una sala in cui convergono troppi meandri e fratture e soprattutto troppi massi. Insomma da rivedere con calma, con un trapano e in un'ora che non stia tra le 3 e le 6 del mattino" (Lovera, 2003, 140).
Il tempo e la profondità che crescono, l'incertezza sulla prosecuzione e l'interminabile
La piana di P.B., sulla sx l'ingresso della Carsena (foto A. Eusebio)
sofferenza dei primi 80 metri di dislivello da compiersi inderogabilmente in frana, il tutto condito da qualche ricordo terribile, fanno cadere perciò nel dimenticatoio i Trichechi fino al 2006 quando, un po' sottovoce, si ricomincia a parlame e si organizza anche "una gira" al fondo che finisce però in Capanna prima ancora di iniziare.
Ma i tempi sono ormai maturi per un ritorno agli Omega e il 2007 diviene così l'anno giusto per riprendere in mano il discorso.
Si comincia durante il campo di agosto con una punta formata da Ube, Giampiero e Pozzo. La chiameremo "squadra delle taglie forti". La preparazione è di quelle meticolose con bilancia per pesare i materiali e scegliere solo quelli più leggeri (martello di carta-pesta, fix di plastica, trapano della Lego e altre chicche), ma tanta meticolosità a volte non basta.
Nella descrizione del Lovera si faceva cenno ad una diaclasi appena dopo le gallerie Marilena che dallo scritto sembra uno spauracchio, ma la tradizione orale ne esaltava ampiamente le sue caratteristiche di posto di merda, anche se già due membri della squadra su tre l'avevano passata in esplorazione, quella diaclasi. Quindi salutano tutti e partono.
Il giorno dopo, ansiosi come solo al campo si riesce ad essere, intorno all'ora di pranzo, si comincia a scrutare l'ingresso di PB. Vuoi mai che tu guardì verso il Pas e loro ti prendono di sorpresa uscendo dalla Carsena. Intorno all'ora di pranzo però ecco le sagome sulla cresta dell'infinito. Con certezza assoluta la giunzione non è stata fatta. In ordine arriva al campo Giampiero che sembra di ritorno da una "vasca" in via Roma poi, staccati, Ube e Pozzo che sembrano tornati dalla nord dell'Eiger in invernale beccandosi pure una bufera che li ha tenuti bloccati al "ragno bianco". I racconti ci dicono che quella diaclasi si è ristretta col tempo e né in basso né un po' più in alto si riesce a passare. Non avendo una mazzetta (ah sto martellino di carta-pesta) si son messi così a fare una risalita proprio sopra la strettoia per cercare di by-passarla, ma dopo pochi fix si sfilano i faston dalla batteria e nel ricollegarli invertono la polarità del trapano bruciando l'interruttore. Rimettono tutto il materiale nei sacchi, comprese le pive, e tornano indietro.
Al campo giusto il tempo di sentire i racconti, riprometterci che sicuramente tireremo su una squadra per tornare lì, poi prepariamo anche noi i materiali per fare una punta tranquilla in PB, all'oltre sifone dei Piedi Umidi. Con noi c'è anche un croato di nome Igor, ma questa è un'altra storia...
Lentamente tornati alla normalità dopo questo lunghissimo agosto ricolmo di eventi particolari ci ritroviamo il 22/23 settembre in tre a partire da Torino il venerdì sera dopo la riunione. Siamo Sarona, Marcolino e chi scrive. La chiameremo la "squadra della gloria".
Solo in due conosciamo la strada, io e Sara, e neanche troppo bene perché solo una volta siamo stati ai Trichechi. Nonostante questo in men che non si dica ci ritroviamo davanti alla diaclasi. Vediamo penzolare davanti a noi la corda lasciata dalla squadra delle taglie forti, ma per noi la strettoia è in realtà un passaggio basso, così che, dopo un pozzetto e una settantina di metri di frattura noiosa arriviamo alla fatidica sala.
La situazione è poco chiara. Uno stillicidio scende più o meno in mezzo. Davanti a noi un saltino porta in zona di frana e una risalita bella tosta parte proprio da lì.
Sulla sinistra un'arrampicata più semplice attira la nostra attenzione per via di una parete completamente composta da sabbia e ghiaia compattate e un velo di fango. Tocca a Marco il trapano. In cima un abbozzo di freatico con il velo di fango sprofonda nella sala da cui siamo partiti.
Una quinta di roccia impedisce però di vedere cosa c'è dritto davanti a noi. Tocca a me il traverso, giro la quinta, arrampicatina, ritrovo l'aria e, dopo pochi metri, anche la galleria. Urla e feste, attrezzo per i compagni e via per quella che a prima vista sembra dover essere un lunga cavalcata verso PB.
In realtà, dopo una ventina di metri il pavimento si inabissa in uno spettacolare pozzo profondo 60 metri che chiamiamo pozzo dello scalpo calvo. Corde per scendere una bestia così non le abbiamo, ci guardiamo in faccia e non ci resta che tornare indietro senza fare il
rilievo, perché manca qualcosa di fondamentale negli strumenti, ma con i sacchi vuoti di materiale e pieni di gloria. Probabilmente lì sotto c'è zia PB. Peccato non aver potuto fare la poligonale, ci sarebbe stata d'aiuto per il futuro.
Causa pioggia la punta successiva slitta al 6/7 ottobre. Stavolta ci dividiamo in due squadre che chiameremo "squadre dei salmoni". Una che entra in PB, direzione Reseaux nella zona di probabile giunzione (tra RD e RE), formata da Giampiero, Ube (già "squadra delle taglie forti") e capitanati da Cinzia e l'altra che entra dai Trichechi e scende in braccio a loro, composta da Marcolino, chi scrive (già squadra della gloria) e Lucido. Pacche sulle spalle, risa e feste varie quando ci saremo incontrati in grotta, poi tutti fuori da Piaggia Bella in traversata e ulteriore ciucca in Capanna per celebrare l'ennesimo ingresso. Facile no?
La salita è tutta sotto un bel sole di ottobre. All'ingresso si addensano delle nubi, ma non ci preoccupano. Quello che ci preoccupa è la diaclasi perché il Lucido non è proprio uno magro magro, ma con qualche sforzo si ritrova al di là e tutti assieme arriviamo in cima alla risalita. Ci apprestiamo a scendere il pozzone e in quel momento ecco il rumore classico della piena. Lo stillicidio che cadeva dall'alto nella sala si trasforma in cascata. Che fare?
Tornare indietro non ha molto senso vista tutta l'acqua che scende. Il pozzone sembra molto asciutto anche se dal fondo un inequivocabile rombo sale su.
Decidiamo comunque di scendere anche perché la giunzione sembra lì e una via di fuga da PB c'è sempre. Poi abbiamo anche l'appuntamento con gli altri.
Via che si va, con un apprezzabile armo di Marco, giù per questa bella frattura lunga una trentina di metri e larga quasi 10.
Al fondo cerchiamo di capire qualcosa. A monte una cascata scende giù da molti metri, poi se si continua in orizzontale si arriva in zona di frana con un'arrampicata da fare, ma che per il momento ci ferma. Cominciamo ad essere abbastanza bagnati.
All'altezza della corda un passaggio franoso in discesa conduce ad un livello orizzontale percorso da un bel torrente. Ne facciamo per una cinquantina di metri compreso un bel passaggio sotto cascata, poi un ulteriore salto ci ferma. Siamo già sul fradicio andante.
Abisso dei Grassi Trichechi - Ramo dello Scalpo Calvo
Scendo il pozzo, torno sull'acqua, vado avanti ancora una decina di metri, ma la strada è bloccata dal "torrentello infuribondito" e da una frana. Magari in un momento di magra si passa. In cima al salto traversiamo e ci troviamo in una zona molto caotica, con massi instabili. Verso valle la strada è bloccata dalla solita frana, ma sopra la testa altre arrampicate attendono, ma siamo senza corde e adesso, sì lo posso dire, siamo ormai come un Gran Turchese in una scodella di latte.
Degli altri nessuna notizia, torniamo perciò indietro, per fare il rilievo e relativo ulteriore bagno sotto cascata. Che spirito sabaudo di merda!
Alla base del Pozzo dello Scalpo Calvo abbiamo dei musi d'un lungo e delle tute d'un fradicio che esprimono appieno tutto il nostro disagio. Con la voglia sotto il vibram ci tocca tornare indietro. L'acqua non accenna a diminuire.
Saliamo in cima al pozzo, facciamo la galleria e arriviamo in cima alla risalita. L'acqua non accenna a diminuire. Frattura, pozzetto, diaclasi e lì la situazione sembra tranquilla. Arriviamo al traverso che porta alle Marilena e una bella cascata ci passa attraverso. Meno male che eravamo nel fossile, penso.
Passiamo, facciamo tutte le Paco Ignacio Taibo II, saliamo fino al traversino che porta ai pozzi e lì ancora l'acqua non accenna a diminuire. Riusciamo a fare ancora un salto, poi il successivo è veramente improponibile. Ci mettiamo comodi. Non abbiamo il piumino e il fornellino, solo Lucido ha il poncho e l'acetilene, da mangiare poco e da bere, nonostante le cascate, niente. Sono le 7 del mattino di domenica e l'acqua non accenna a diminuire.
Intorno a mezzanotte di domenica sembra che la cascata stia esaurendo la sua forza. Ci decidiamo a partire e in quel momento ecco le luci. Patella e Aziz sono da noi con tutti i confort del caso. Ormai noi siamo asciutti, mangiamo e beviamo come se non l'avessimo mai fatto in vita nostra. Gli altri ci raccontano che la squadra uscita da PB si è beccata la piena. Preoccupati per la nostra sorte hanno prima preallertato il soccorso, poi si son diretti a casa.
Quasi a casa sono stati intercettati dall'allarme vero e proprio per la gioia di Ube che è stato catapultato di nuovo dentro a stendere il doppino fino alla fine della frana per non far perdere i due salvatori che sono scesi così fin da noi.
La risalita è tranquilla. Alla fine dei pozzi incrociamo Ico e Mecu. Di nuovo risa e scherzi. La sigaretta, per me che non ne fumo stavolta è d'obbligo. Fuori albeggia. È lunedi mattina. Il primo pensiero è per quella birra che avevo posato al fresco per bermela la domenica pomeriggio, appena uscito. È gelida ma buonissima.
Ci si parano incontro gli amici, poi l'elicottero ci porta al Mondovì dove incrociamo altri amici. Solo risate e battute, anche se poi sapremo che quelli che son stati male sono stati loro, senza le nostre notizie.
Noi dentro abbiamo aspettato al freddo, questo è vero. Eravamo stanchi assonnati e affamati, ma stavamo bene.
Tutte le persone fuori invece sì che si preoccupano.
Avrei voluto telefonare fuori: "Pronto. Sono Donda. Senti qui c'è la piena, ma stiamo bene.
Aspettiamo un po' che passi tutta st'acqua e poi usciamo.
Ci si vede poi a Torino.
Ah dimenticavo... della giunzione ancora niente, ma quasi trecento metri di rilevato. Allora ci si vede. Ciao neh!"
Bibliografia
Gobetti A., (2001), "Il campo del 2001 a Piaggia Bella", in Grotte, luglio-dicembre n° 136, pp 12-22.
Lovera U., (2001), "Trichechi parte seconda", in Grotte, luglio-dicembre n° 136, pp 32-34.
Lovera U., (2003), "Tormentone Trichechi", in Grotte, luglio-dicembre n° 140, pp 38-42.
Pippi: oltre l'impossibile
Igor Cicconetti
È di nuovo ora di parlare di Pippi, delle gesta di un abisso denigrato, evitato, freddo, bagnato ma che regala sempre soddisfazioni a chi crede in lui.
Ormai le punte avvengono con il contagocce e dopo passaggi avvenuti nel lontano 2004 ed una breve e alluvionale incursione femminile nel 2005, non ci sono state altre opportunità esplorative. Bisogna aspettare fino all'agosto del 2007 per reilluminare la grotta con la luce artificiale dell'acetilene o dei led. È durante il campo in Capanna che prenderà di nuovo corpo la possibilità di esplorare in Pippi, anche questa volta, determinata dalla presenza di alcuni individui o meglio alcuni speleo, forse tra i più forti, armati di senso compassionevole nei confronti del sottoscritto malato da sempre di pippioneria.
Saranno raccolti, come quasi sempre, metri e metri di esplorato trasformando l'abisso in qualcosa sempre più vicino al complesso, che alla grottina, ma anche quest'anno sarà l'anno del disarmo.
Ramo delle Piccole Sarone Crescono
Nell'ultimo giro avvenuto nel 2004, con destinazione risalita di Andrea, troviamo in sinistra al rio, che percorre le Santa Esmeralda una serie di condottini di cui il più importante ci porta ad esplorare Fangloria. La nuova esplorazione si ferma dopo 70 metri davanti ad un abbassamento della volta da scavare. L'aria forte presente nel rametto fa ben sperare di arrivare al famoso creatore di aria presente nelle zone di fondo tra la Santa Esmeralda e la valle della forra del Baus.
La nostra storia parte dal condotto da scavare e vede impegnati due uomini (Igor e Marcolino) e una ragazza ormai donna (Sarona), poco materiale, tutto manuale. Come dire poca corda tanta grotta. Lo scavo non è agevole per la temperatura rigida e la corrente d'aria forte soffiante ma dopo una buona oretta di scavo a palanchino e scalpello nella plastica argilla, si passa. Al di là ci aspetta un fangoso meandrino in alcuni punti largo, in alcuni punti stretto, e in altri da scavare, ma mai chiuso. Fino ad arrivare ad una risalita magicamente orchestrata da Marcolino in libera. Dopo il meandro si trasforma in condotta, meno fangosa fino a sbucare in una vera galleria di 1,5- 2 metri di diametro. Per chi è già stato a Pippi l'aspetto è quello delle Ratoira. Ovviamente la gloria dura pochi metri andando a monte e qualche decina di metri a valle dove la galleria si getta in un pozzo da 20 e nel quale si sente una cascata. Dopo i primi due spit ci troviamo a metà pozzo stretti su un terrazzino instabile in attesa di scendere in quella che sembra una forra. Ma dove siamo? Forra o Santa Esmeralda? Scendiamo e ci ritroviamo sul conosciuto, ovvero nell'ambiente posto tra la risalita di Andrea e la cascata del Rio Aveki. Ambienti strani con accumuli di fango ma senza acqua dove l'aria è poca o meglio non circola. Presa l'inculata andiamo via rilevando il nuovo ramo che sarà dedicato a Sarona oramai donna.
Nello scrivere questo articolo sorgono, come sempre, molti dubbi e conoscendo Pippi, mi viene da pensare di aver tralasciato qualche cosa.
Primo interrogativo: l'aria che alimenta le piccole Sarone e le zone delle risalite di Andrea, le quali a loro volta alimentano con notevole volume d'aria tutta la Santa Esmeralda, da dove viene? Non dalla Forra del Baus in quanto le zone di collegamento tra i due ambienti sono stretti e senza una particolare corrente d'aria.
Secondo interrogativo: noi siamo arrivati su un terrazzo franoso e abbiamo scelto di andare dove l'ambiente era più largo, cosa c'è dall'altra parte in quello che sembrava una forra?
Terzo interrogativo: alla base del pozzo abbiamo sceso un saltino in libera di pochi metri, costituito da massi, per giungere in una saletta in discesa dove tra gli accumuli di fango si fa spazio un letto di un corso d'acqua asciutto seguibile in discesa fino al fondo di Pippi
(costituito da intasi di fango), ma a monte cosa c'è? Solo frana o altro?
Penso che sia necessario tornare nelle zone a valle della Forra del Baus ad eliminare tutti i nostri dubbi e cercare il generatore di aria delle parti basse di Pippi. Come sempre la posta in gioco è molto alta ovvero il cuore del Ballaur direzione PB.
Abisso Pippi
Ramo Piccole Sarone Crescono - Ramo FanGloria
Sei metri e settanta
Dopo le quasi pive della prima punta e assoldati altri due forti speleo, uno famoso per le disostruzioni, Donda, e l'altro più acerbo ma in odore di futura fama, Thomas, il sottoscritto imbastisce un'altra punta all'altro fondo, la Fogna del Maus. Questo ramo non mi vede e non vede speleo dal lontano '97 dello scorso secolo. Famoso per il fango, ma non troppo, e per essere l'imbuto di quasi tutta l'aria di Pippi si presenta a memoria incasinato con un fondo molto articolato dove l'aria sfugge da mille posti e un altro fondo dove intercettata una galleria attiva, la quale si intampa in un semi sifone, dove una minima luce lascia intravedere prosecuzione e lascia passare una sibilante corrente d'aria.
Scendendo verso il fondo bisogna innanzitutto notare quanto siano interessanti le gallerie Barbatrucco, condotte fossili disposte su più piani dove delle fessure, in alto, sembrano far adocchiare un superiore piano fossile non esplorato. Riarmato il pozzo del succo di frutta ci troviamo in uno dei tanti magazzini di grotta del GSP dove delle corde quasi nuove saranno recuperate per essere riutilizzate in PB con tanto di test a caduta eseguito da un mio omonimo croato, ma questa è un'altra storia. Il fondo risulta essere molto interessante, da rivedere bene. In ogni caso ci dedichiamo alla strettoia con aria, ma visto che siamo bravi o meglio abbiamo molta più esperienza che nel millennio precedente lo apriamo senza colpo ferire solo con la forza della leva e del martello. Al di là una saletta fangosa con tanto di risalitina da fare in libera e condotta che si aggetta in un pozzetto. È fatta si esplora. Ci servirebbe del materiale per risalire ma è l'unica cosa che non abbiamo, allora ci arrangiamo e Donda scava un passaggio spostando massi dove l'aria sembra filtrare. Si passa, l'ambiente è grande, in frana, così grande che ci sono le nostre impronte. Abbiamo esplorato un anello.
Presi dallo sconforto ci infiliamo un po' ovunque senza risultato. Concordiamo allora in un giro turistico fino al sifone della fogna per studiare un eventuale lavoro di disostruzione. Ma una sorpresa ci attende. Il cambiamento climatico si fa sentire e il rio che scorreva nella fogna è vuoto. Corriamo al sifone, vuoto anche lui. Passa Donda, e dopo 6,70 metri il soffitto si alza, gallerie, più belle e grandi di quelle di prima. Inizia l'esplorazione, ci portiamo solo la mousette da rilievo e andiamo così, nudi e puri come il corso di speleologia ci ha creati. Dopo alcune decine di metri incontriamo una sala dove arriva un affluente che si perde nelle rocce. Decidiamo di esplorare sole le zone più grandi e svoltiamo verso sinistra. L'esplorazione avanza tra zone di grossi blocchi e piccole risalitine seguendo sempre l'aria. Pensiamo alla giunzione con Gonnos, ma la bussola ci dice altro. Arriviamo in un' altra sala, il calcare non è più lo stesso, è più fratturato più scuro molto instabile. La prosecuzione sembra in basso ma dopo un po' di discesa in libera ci fermiamo su un saltino con massi instabili. Serve una corda che non abbiamo. Rilieviamo questi nuovi 200 metri di grotta e via a casa consapevoli di aver esplorato qualcosa che forse sarà difficile da rivedere.
Anche per questo ramo le incognite sono tante soprattutto per la non completa esplorazione, i bivi non guardati e la frana percorsa solo in superficie.
Il mio rammarico è la mancanza di una seconda punta necessaria almeno per creare un deflusso delle acque della fogna dopo il sifone, in modo da rendere esplorabile la zona anche in altri periodi, ma come si sa Pippi anche davanti a buone possibilità di esplorazione piace solo agli affezionati.
Pippi, Seisettanta (oltresifone Fogna del Maus)
Sciacalli alla Presa della Pastiglia
Marco Marovino
Imperia si fa forte ne' lavori di costanza, e sovente n'è premiata.
Labassa meraviglioso e folle esempio nel 1984. Segue una serie pressochè infinita di culi immani, talvolta fruttuosi, tal altre meno.
Il Buco degli Sciacalli, sintesi artificiale di ciò che prima non esiste e poi si concreta, ben rappresenta i primi.
Vent'anni di pala picco ed altri ingegni ne hanno fatto, nel 2005, 14° ingresso della Piaggia, nonchè discenderia veloce per le sue regioni estreme, altrimenti raggiunte via Mastrelle, la cui linea, nell'87, divenne a sua volta e per stessa mano, bypass strepitoso per le remotissi me Porte di Ferro, allora esplorate dalle truppe gspine più scite partendo dall'ingresso della Carsena.
Anche questo giro, il GSP s'approfitta, abbandona Mastrelle e relativo faticoso canale che ivi mena, e torna a pestare il cammino che infila Gola della Chiusetta ed omonima piana.
Gli Sciacalli dimorano proprio lì, proprio in fronte al già estetico ingresso di Labassa. Un simbolismo (ed una vicinanza!) che induce a rimestare nel torbido del fondo di PB.
Scostata una latta in difesa, s'apre dunque la via degli Sciacalli, una breve striscia di pozzi che a -100 e spicci immette in una sala che già è Piaggia Bella. Filtrando tra i blocchi si raggiungerebbe Brutta Donna, galleria copia di quella più blasonata di PB, e di lì varie diramazioni (freatico del Gobetti, ancora da scavare, e Cloacher, piccolo collettore oggetto di rivisitazioni, risalite e disostruzioni di marca imperiese (2005) di cui poco so, se non che il tutto è stato rilevato, quindi spero di vederne presto uno schizzo).
Dalla sala una ventosa galleria meandreggia e risale sino ad un bivio; di destra, un ballatoio s'affaccia su un gran pozzo e pure su un esteso piano di gallerie. Queste, G. delle
SCIACALLI
Ramo Presa della Bastiglia - sezione - Rilievo GSP 2008 - Disegno MKL 08
SCIACALLI
Pianta - Corridoio 5 - Ramo Presa della Bastiglia
Inutili e lande affini, sono state riesplorate e parzialmente topografate nel 2005. Nessuna eclatante novità, soltanto ancora qualche punto da controllare, vista anche l'ostinazione a tirare tutte le direzioni fuorchè l'Ovest di Labassa.
Se invece si scende la lanzichenecca torre di Droctulft - si dice di 50 m -, s'è tosto al Pentivio, da cui si dipartono (anche) le Che Sturia, descritte qualche Grotte fa dal nostro architetto esplosivista.
Tra 2005 e 2006, in fondo alla diramazione di queste che di nome fa "E Ancora Più Schifo", anch'essa retroversa rispetto a Labassa, vengono intraprese risalite per circa una 50ina di metri, sino al solito, banale, e soprattutto, ermetico soffitto.
Due parole sul Droctulft, punto nodale: gli fanno capo tutte le diramazioni descritte sin'ora e pure quelle che vengono a seguire; in ognuna immette un vento belluino, se si escludono gli ambienti di crollo che gli si sviluppano in cima, a +80 dalla base; ciò portava a chiedersi già qualche Grotte fa: "ma chi mai lo genererà?". Secondo qualcuno, traversando, si svelerebbe l'arcano, e di lì poi esplorazioni a pioggia. Chissà, per intanto spero di non dover scrivere nel 2009 che lo faremo a breve.
Torniamo a noi. Se al bivio di cui sopra avessimo invece tirato dritto, ignorando l'approfondimento che subito ci s'apre sotto i piedi, saremmo giunti in una nera sala in cui, con breve salto, si getta un rivo misterioso. L'arrampicata di Igor Salmonetti (luglio 2007) centra il ritaglio inesplorato; così inizia Presa della Pastiglia. È costui un lungo meandro, che prende poco meno di 100 m di dislivello su uno sviluppo di quasi 300, e che porta acqua ed in estate, aria. I primi due terzi sono stretti e franosi, l'ultimo è decisamente più ampio, 3-4 m di larghezza per 5 di altezza, ma pure più marcio. Sembra persino una galleria. Di nome fa Corridoio 5, i beninformati non faticheranno a scoprire il perchè. A detta di Valerio de Roma, geologo, oltrechè speleosoccorritore sempre puntualissimo nella scelta del campo estivo che fornirà l'incidente più succoso a cui partecipare, l'inconsistenza rocciosa di Presa della Pastiglia, dovuta alla faglia lungo cui si sviluppa, è "pazzesca".
Lo stato dell'arte è frutto anche d'una seconda punta, agostana (e assai timida... Igor, l'amico croato questa volta, aveva concluso la sua avventura il giorno prima...), in cui sono stati arrampicati due brevi risalti, sempre in ambiente decostruzionista (calcare? No, polvere compressa...).
Stop alla base del terzo, quota 1800 m circa, in corrispondenza d'una svolta a 90° verso W e di roccia finalmente degna di tale nome.
Una manciata di chiodi dovrebbe aiutare ad infilare la prosecuzione del ramo, che, detto fra noi, non si manifesta con dimensioni propriamente tropicali...
Ciò che rende curioso PdB è la sua convinta corsa verso N-NE, linea su cui sono impostate Filologa, la Galleria Trofessor Dabino (meglio conosciuta come Pago e Cago) che giunta Filologa alle Mastrelle via Weng Wei e Lysergic Emanation, e le Re Mida nelle stesse Mastrelle.
Urge un inquadramento della zona (grazie Nicola): dal Canyon Fighierà, in Filologa, si risale per un centinaio di metri il Weng Wei, poi meandro con strettoia aperta da Bolzaneto
ed altra risalita di 50 m; in cima, un piano di gallerie, più ad W rispetto al Canyon. Verso monte si sviluppa per 150 m La Porte des Etoiles, secondo quanto scrive Thierry sul Bulletin des Phenomenes Karstiques n°6 - 2000, che traversa una serie di pozzi sino all'ultimo non ancora superato. Verso valle invece la Trofessor Dabino, freatico di generose dimensioni che interrompe la corsa sul bordo d'una gran verticale, il Lysergic 70 m più in alto, il soffitto (meandro stretto da disostruire, Thierry), 60 più in basso l'intersezione con la frattura che porta in Mastrelle, alla base del secondo salto (P10) delle Re Mida. Se invece si traversa il Lysergic all'altezza della Trofessor Dabino, si entra nella parte alta delle Gallerie Eliogabalo, subito sprofondante in una forra, che riporta ancora in Mastrelle, alla base del terzo salto (P20) delle Re Mida.
Tutto chiaro ? come no, continuiamo...
Le Eliogabalo, che risuonano d'esplorazioni torinesi fine '80s (A.Pozzi, R.Pavia, G.Carrieri ed altri) e perlustrazioni Francesi più recenti, si sviluppano su più livelli, il più alto dei quali (quota 1830 ?) lo si abbandona subito. Pare non si sia mai tentato di tenerne la quota tirando verso valle. Il rilievo dei Francesi in parte smentisce, il fatto è che ne sappiamo comunque poco o niente. Che sia PdB la prosecuzione?
Fondo di PdB e Eliogabalo alte sono distanti poche decine di metri, sia in pianta che in sezione, verrebbe proprio da dire che...
Però ci sono due questioni che non tornano.
Se il rilievo non sbaglia, PdB serpeggia ancora più ad ovest delle Eliogabalo conosciute, che poi, a quanto mi risulta, non sono percorse da nessun vivo torrentello (e se lo fossero questo probabilmente cadrebbe in Mastrelle, no?), che invece discende Pnp a bei flutti, specie se in mesi di scioglimento.
Al che, tende ad insinuarsi una fantasiosa ipotesi: che Pdb prenda ad aprire verso ovest la sua traiettoria, snobbando Filologa e puntando invece il Venantur (2090 m, strano ingresso alto, peraltro unico della regione), decisamente più lontano, ma che parla della stessa aria? Se così fosse - e perdonate la vena stralunata e sognante, ma qui, ora, è notte fonda è la lucidità inizia a dissolvere nell'alba -, perchè non illudersi che, lungo questa direttrice, qualche eccentrica diffluenza voglia bucare la cortina che da sempre protegge zona B o meglio E? Continuo lo sproloquio, complicando ancora la faccenda, se possibile. Avrete notato che PdB è un amonte; bene, dove scompare dunque il rio che la percorre? Ricordate l'approfondimento, che dicevo d'evitare, nel meandro che proviene dagli Sciacalli e tira verso una Sala nera ? L'acqua di PdB dunque solca tale Sala ed infila proprio quel passaggio, per poi lanciarsi in un P15 mai sceso, che soffia un vento furibondo e delizioso. 99 su 100 l'attiguo Droctulft pigliatutto richiamerà a sè il torrente ribelle, ma il punto percentuale che avanza, ancora parla dialetto d'Imperia e profuma di limoni e neoprene belga.
È una gran Babele, frutto di decenni d'ardore e dedizione e ingegno, e causa d'anime scomparse, cui si deve, al minimo, pari impegno ed un unico sistema, di riviera e di monte, come saranno presto PB e Labassa quando questa primavera bizzosa smetterà d'imbiancare ad alterne settimane il Margua della Chiusetta, spenti i meccanismi del corso, di ritorno da meridionali avventure, tra un Tao che continua ed il solito, immancabile, trasloco.
Una nuova zona carsica in Piemonte:
Moncalvo d'Asti
Testo e foto di Bartolomeo Vigna
Nel settore collinare del Monferrato sono presenti numerose lenti di gessi appartenenti alla Formazione Gessoso-solfifera del messiniano. Nelle zone dove gli orizzonti gessosi sono maggiormente sviluppati si trovano numerose cave, realizzate sia in superficie che in sotterraneo, per l'estrazione di questo minerale di notevole importanza per l'industria edilizia. Gli affioramenti delle bancate gessose sono molto rari e, in genere limitati alle zone estrattive. In genere questi ammassi sono coperti da una coltre di depositi eluviali e di suolo, molto spesso che raggiunge notevoli spessori e che maschera quindi del tutto la roccia sottostante. Le forme carsiche superficiali, al contrario di molte regioni italiane (Emilia Romagna e Sicilia), sono quindi del tutto assenti. Tale situazione morfologica ha quindi tenuto lontano gli speleologi da queste zone che le hanno da sempre considerato del tutto prive di carsismo profondo. Fino ad oggi non era conosciuta in tutto il Monferrato nessuna cavità carsica che potesse essere censita nel catasto regionale. In realtà, nelle numerose cave sia a cielo aperto che in sotterraneo, sono presenti piccole cavità o ingressi non esplorati conosciuti unicamente dai cavatori che, per ovvie ragioni, preferiscono non diffondere la notizia sulla loro esistenza.
Nell'area di Moncalvo, piccolo centro abitato ubicato sui rilievi collinari tra Asti e Casale Monferrato, si trovano due cave, una in superficie l'altra in sotterraneo gestite dalla società Fassa Bortolo. La prima, durante i lavori di scavo delle bancate gessose, ha portato alla luce alcune ca-
vità di ridotte dimensioni, non catastabili, ed una serie di inghiottitoi verticali profondi al massimo una decina di metri, in genere totalmente colmati da depositi siltoso-argillosi. La seconda cava, che si estende in sotterraneo per circa 12 km, è costituita da una serie di ampie gallerie artificiali che hanno unicamente intercettato, prima del 2005, alcune grotticelle orizzontali in genere di limitato sviluppo, ad eccezione di una cavità che raggiunge uno lunghezza di circa 50 m. Fino a tale data erano stati coltivati unicamente gli orizzonti stratigraticamente più alti della successione gessosa e l'ammasso si presentava in genere molto compatto, ad eccezione delle zone più prossime alla superficie dove erano state individuate alcune cavità verticali, intasate da fango, di dimensioni metriche.
In questa zona la successione evaporitica messiniana che, nel nuovo foglio geologico al 50.000 (Trino) viene denominata Complesso Caotico della Valle Versa, è costituita, dal basso verso l'alto, da tre orizzonti di gesso macrocristallino (banco 1, 2 e 3), separati da sottili livelli marnosi poggianti sui depositi marnoso-argillosi del Tortoniano. Alla base è presente un livelletto di calcari con spessore inferiore al metro che, come vedremo in seguito, assume una notevole importanza nella carsiticazione della sequenza gessosa. Al tetto delle bancate di macrocristallino segue una alternanza di livelli di gesso microcristallino e marne con potenze variabili da settore a settore. L'intera successione immerge verso ENE con una inclinazione compresa tra 5 e 10 gradi.
L'inrush e la scoperta delle cavità
Durante i lavori di scavo per l'accesso al secondo banco gessoso di macrocristallino, il 15 febbraio del 2005 veniva intercettata, sul fronte di avanzamento, una frattura acquifera caratterizzata da una notevole pressione idrica. I lavori di ampliamento in questo settore venivano quindi per sicurezza interrotti e la macchina di scavo arretrata per una decina di metri. alle ore 18, mentre il personale risaliva in superficie dalle gallerie superiori, si verificava nel settore della frattura acquifera, una improvvisa venuta idrica (denominata inrush) con portate valutate nell'ordine di alcuni m3/s. Tale flusso si riversava nelle gallerie inferiori che,
nell'arco dell'intera notte, venivano totalmente sommerse interessando un volume complessivo di circa 60.000 m3. In superficie, nel settore prossimo alla zona di fondovalle sul margine nord-orientale dell'area di scavo, durante la nottata, si verificava un collasso (sinkhole) che raggiungeva un diametro di oltre 20 m e una profondità di circa 10 m.
Viene quindi contattato dalla Fassa il Gruppo di Idrogeologia Applicata del Politecnico di Torino e di conseguenza anche Meo e la sua collaboratrice Cinzia per lo studio di tale fenomeno.
A partire dalla fine del mese di febbraio venivano istallate una serie di pompe per abbassare, gradualmente i livelli idrici nei settori inondati. Dalla galleria dell'inrush, caratterizzata da una forma ad "U" molto aperta, proveniva un flusso idrico con una portata di 20 l/s. Tale tratto veniva ispezionato da due speleosub (Poppi e Roberto Jarre di Cuneo) per verificare lo stato delle gallerie e la presenza di eventuali cavità carsiche attive. Al fondo i due subacquei emergono unicamente in un settore non allagato con la galleria completamente ostruita da detriti.
Veniva quindi prosciugata anche questa zona, incontrando la macchina di scavo che risultava essere quasi completamente sommersa dal sedimenti fluitati e, sul fronte di scavo, un piccolo laghetto limitato dal depositi detritici, dal quale defluiva il flusso idrico.
Verso la fine del mese di luglio terminava il lavoro di pulizia di questa galleria e della costruzione di un canale di scolo delle acque del laghetto che, una volta svuotato, permette l'accesso ad una cavità carsica di ampie dimensioni e dalla quale era defluita l'enorme massa idrica.
Nel mese di settembre veniva eseguita l'ispezione della cavità carsica da parte del personale tecnico della Fassa Bortolo e del nostro Vigna. Non è possibile descrivere in queste poche righe la sorpresa sia dei cavatori sia del noto idrogeologo nel percorrere le grandi gallerie freatiche di tale grotta. Verificata la complessità della struttura carsica, la Società incaricava il GSP per esecuzione dell'esplorazione e di un rilievo di dettaglio della cavità denominata Grotta di Moncalvo I. Nel mese successivo quasi tutto il gruppo si prodigava in questa "complessa" operazione realizzando una topografia completa della cavità che raggiungeva quasi 400 m di sviluppo.
Nella primavera del 2007 durante lo scavo in sotterraneo del nuovo livello di coltivazione del banco due, veniva intercettato un esiguo buchetto dal quale proveniva una discreta circolazione d'aria. Il passaggio era immediatamente allargato da Meo e dai tecnici Fassa (promossi speleologi sul campo) che, dopo un cunicolo di pochi metri, raggiungevano una nuova cavità (Grotta di Moncalvo II) che, in due successive punte veniva esplorata e rilevata con il contributo di Cinzia, Ube, Sarona, Stefano e Fabrizio. Si scopre così che anche questa nuova cavità appartiene al medesimo sistema carsico esplorato in precedenza ma non è fisicamente collegata alla grotta principale a causa di una piccola frana che ha ostruito per circa 4 metri il passaggio tra le due.
Descrizione delle cavità
Grotta di Moncalvo I (sviluppo totale 370 m. dislivello massimo + 30 m)
L'ingresso della cavità, da cui è provenuta l'enorme quantità d'acqua che ha allagato la cava in sotterraneo, è stato ampliato in altezza per facilitare il passaggio delle persone e dà accesso ad un'ampia sala nella quale confluiscono tre gallerie principali.
Sulla sinistra è presente un breve condotto lungo una decina di metri che portava ad un laghetto sifonante dal quale defluiva il flusso idrico principale. Recentemente è stato eseguito un ulteriore abbassamento artificiale dei livelli idrici della falda carsica, per consentire gli scavi della cava in assoluta sicurezza, attraverso la realizzazione di alcuni pozzi in settori topograficamente più bassi, con conseguente prosciugamento di tale venuta. Dalla zona del laghetto è ora possibile raggiungere, alcuni metri più in basso, una serie di condottini parzialmente allagati.
Verso NO si sviluppa il ramo principale costituito da un'ampia galleria a sezione grosso-modo circolare con diametro variabile da 4 a 6 m. Numerosi sono i grossi pendenti dal soffitto che suddividono il condotto principale in ulteriori ambienti mentre sul pavimento, in genere ricoperto da detriti e clasti di marna, è ben visibile un ampio solco di erosione scavato dall'ingente massa idrica legata allo svuotamento di queste gallerie che, prima dell'inrush, erano completamente sature. Questo ramo si orienta in verso O, per una lunghezza di circa 200 m e un'inclinazione verso l'alto di circa il 15%. Lo scavo di queste gallerie è avvenuto in corrispondenza del livello di marne che separa il primo banco gessoso dal secondo (partendo dal basso): la rete carsica si trova al di sotto degli scavi artificiali, ad una distanza dal piano terra, variabile da 6 a 13 m.
La cavità è ostruita al fondo da un ingente volume di depositi clastici che impediscono la progressione verso eventuali altri settori. Nello stesso modo si chiude un ramo secondario che si sviluppa per una ventina di metri in direzione del fondo della seconda grotta scoperta (Grotta di Moncalvo II). Sulla base dei rilievi eseguiti, la distanza è di soli 4 metri.
Verso NNE si dirige la terza galleria, lunga circa 100 m, con una pendenza verso l'alto del 20% e una sezione molto variabile con tratti piuttosto ampi intervallati da passaggi più angusti. Questo ramo attraversa i tre banchi di gesso macrocristallino e si arresta in corrispondenza di un ampio salone, con soffitto in marna, occluso da un imponente crollo ubicato sulla verticale del sinkhole esterno.
Le strette connessioni tra il collasso superficiale e questa galleria sono evidenziate dalla presenza di ingenti depositi argillosi provenienti dalla superficie, che hanno colmato in parte la cavità e dal rinvenimento di materiali legnosi di sicura provenienza esterna. Anche questo ramo è caratterizzato dall'assenza di circolazione idrica ad eccezione di alcuni stillicidi nel salone terminale.
Grotta di Moncalvo II (sviluppo totale 480 m. dislivello -30 m)
L'accesso a questa cavità è anche esso costituito da un passaggio artificiale che si trova sul fronte di scavo di una galleria del secondo pannello. In genere i cavatori, quando incontrano dei vuoti sotterranei naturali, arrestano lo scavo sia per questioni di sicurezza sia perché il materiale gessoso in questi settori presenta qualità scadenti. L'ingresso è costituito da uno stretto passaggio, caratterizzato da una discreta circolazione d'aria, che dà accesso ad un cunicoletto in discesa che dopo pochi metri diventa una piccola galleria con altezza variabile tra 1.50 e 2 m. Subito è evidente la morfologia a pieno carico, caratterizzata anche dalla presenza di numerose cupole legata alla corrosione dal basso verso l'alto. Dopo circa una trentina di metri si raggiunge il bivio principale della cavità: verso monte, attraverso un cunicolo dalla sezione di 0.70 x 0.80 si perviene ad una galleria che verrà successivamente descritta (Ramo dei soffitti piatti), mentre a valle la grotta prosegue con una condotta di diametro molto variabile alternando stretti passaggi a salette con camini alti alcuni metri. Questi, in genere, attraversano il livello marnoso che separa le diverse bancate gessose, e si arrestano dopo pochi decimetri dal contatto superiore. L'intero ramo è, infatti, scavato nella porzione superiore del primo livello gessoso (partendo dal basso) ed in molti settori raggiunge la marna al tetto. Numerosi sono gli arrivi secondari in genere costituiti da piccoli condotti con morfologie a pieno carico chiusi al fondo da passaggi intransitabili. Il più esteso di questi raggiunge uno sviluppo di circa 40 m. Nel settore terminale della cavità numerosi sono i passaggi bassi, parzialmente occlusi dal detrito, che si alternano a salette contenenti monocristalli in gesso, molto puro, che raggiungono una lunghezza superiore anche al metro. Questi sono inglobati nei depositi fluitati e sembrano essersi formati nelle discontinuità presenti nelle marne ad opera delle acque sovrasature. Quando questa cavità, come la precedente, si è rapidamente svuotata dalle acque a causa dell'inrush, le marne al tetto dei vuoti carsici sono collassate, lasciando alla base questi meravigliosi cristalli. Dopo circa 200 metri dall'ingresso si incontra un passaggio non transitabile, in parte chiuso da clasti marnosi, con debole corrente d'aria, ubicato ad una distanza di soli 4 metri dal ramo laterale della Grotta Moncalvo I. Anche tutta l'acqua contenuta in questa cavità è defluita verso la grotta principale attraverso questo passaggio. Pochi metri prima del fondo, sulla destra, si innesta una piccola galleria con un tipico andamento a saliscendi che si arresta dopo circa 20 m, in corrispondenza di una
piccola frana. Tutto questo ramo è caratterizzato dalla quasi totale assenza di ossigeno ed abbondante presenza di CO o di CO2. Durante la sua prima esplorazione, Ube e Sarona si sono accorti della mancanza di aria solo dopo aver percorso diversi metri del condotto ma, per fortuna loro, sono riusciti ad uscirne soltanto con un grande spavento. Una seconda esplorazione sommaria ed il rilievo sono stati eseguiti successivamente da Meo ed Ube con l'ausilio dei respiratori.
Il Ramo dei soffitti piatti, dallo sviluppo complessivo di circa 150 m, è caratterizzato dalla presenza di una grandiosa galleria con una altezza variabile dal 5 ai 10 m e medesima larghezza, che nel settore più a monte, presenta un soffitto perfettamente orizzontale solcato da un piccolo canale di volta. Tale profilo sembra testimoniare l'altezza massima raggiunta dalla falda carsica e mantenuta tale per un lungo periodo fino al momento dell'inrush. La quota topografica di questo soffitto coincide, infatti, esattamente con la quota dei livelli idrici misurata in due piezometri in cava, precedentemente al rapido svuotamento di tutte le cavità.
Un ingente deposito di materiali fini, fluitati dall'esterno in seguito ad un evento alluvionale, occlude verso monte questo ramo che si trova ad una distanza di alcune decine di metri dalla superficie. Da questo settore si sviluppa verso valle una seconda galleria, con andamento quasi parallelo alla precedente che, dopo circa 30 metri, si arresta in corrispondenza di una frana costituita da clasti marnosi.
Considerazioni finali
Sulla base dei dati raccolti è possibile avanzare una prima ipotesi su quanto avvenuto e, più in generale, sulla situazione carsica dell'area di Moncalvo.
Di fondamentale importanza è l'orizzonte carbonatico alla base della successione evaporitica che risulta essere, sulla base di numerosi sondaggi effettuati, molto carsificato e costituisce la via primaria di deflusso delle acque sotterranee. Da questo livello le acque risalgono verso l'alto, e riescono a carsificare i banchi di gesso, in corrispondenza della principale discontinuità dell'intero ammasso roccioso, costituita dal contatto con l'orizzonte marnoso. Si è così originato un esteso sistema carsico, particolarmente sviluppato in corrispondenza del tetto del primo banco e del letto del secondo banco gessoso.
Tale circuito, prima dell'inrush, era totalmente a pieno carico con livellamento delle acque a quota di poco superiore a 170 m s.l.m.
Durante i lavori di scavo verso l'accesso al Livello 2, lo scavo si è arrestato in prossimità della cavità principale ad una quota di 135 m s.l.m. Il considerevole carico idraulico ha causato lo sfondamento dell'esiguo diaframma esistente tra il vuoto carsico e il fronte di scavo con conseguente allagamento (inrush) delle gallerie inferiori. Il notevole e rapido abbassamento dei livelli idrici (da 170 a 135 m s.l.m. in poche ore) ha prodotto una forte depressione nei tratti del reticolo carsico che si andavano svuotando con conseguente collasso della volta dell'ampia sala individuata nella parte terminale della galleria naturale orientata verso NNE. Tale crollo ha causato il sinkhole in superficie.
L'ingente massa d'acqua che ha inondato le gallerie di cava proveniva, quindi, dal reticolo carsico costituito dalle ampie condotte esplorate e, probabilmente anche da altre cavità non ancora individuate che dovrebbero raggiungere un volume complessivo pari a circa 60.000 m3, corrispondente alla quantità d'acqua defluita durante l'inrush.
Mostar (Bosnia) - Spedizione Speleosub
Attilio Eusebio
Nel mese di settembre 2007 è stata organizzata una spedizione italo-slovena, con aggiunta di elementi locali più qualche ungherese, in terra bosniaca per verificare le possibilità esplorative speleosubacquee della zona intorno a Mostar. Si è trattato di alcune discese in grotte già conosciute con un tentativo abbastanza convinto soprattutto da parte degli sloveni di forzare il fondo del Crno Vrelo. L'esperienza è stata molto appagante - come spesso accade quando si esce di casa per vedere zone nuove - e lascia ben sperare per il futuro.
Il territorio
Il territorio della Bosnia-Erzegovina si incastra tra gli altri stati della ex-Jugoslavia estendendosi per una superficie di oltre 51.000 km2, con una popolazione di poco superiore ai 4 milioni di abitanti, densità di popolazione dunque pari a circa 80 abitanti per km2. Se confrontiamo queste cifre con I'ltalia la densità di popolazione risulta quella delle nostre regioni meno abitate (Molise, Trentino Alto Adige, Basilicata) in un'area che è pari - come estensione - a due volte la Sicilia.
Un'area relativamente estesa con condizioni ambientali interessanti.
Si tratta infatti di una regione morfologicamente tormentata, quasi completamente calcarea, con dorsali montuose che superano di poco i duemila metri (M. Maglic 2386 m, M. Volujak 2336 m), attraversata
ed incisa da valli anche profonde, percorse da torrenti alimentati in buona parte da risorgenze carsiche. Il clima poi è feroce: passa da continentale, con inverni rigidi e nevosi ad estati torride, nella parte più interna, fino a climi mediterranei verso l'Adriatico (zona di Mostar ed Erzegovina meridionale), dove tuttavia si alternano anche escursioni termiche importanti e diffusa piovosità.
Il contesto idrogeologico
In una recente pubblicazione scientifica (N. Djuric, L. Jovanovic and S. Glavas, Hydrogeological Structures and Spatial Locations of Aquifers in Bosnia and Herzegovina, Proc. XVII Congr. Carpathian Balkan Geol. Ass., Bratislava, 1-4 Sett., 2002) gli autori riconoscono nella Bosnia-Erzegovina quattro grandi strutture idrogeologiche compartimentate da importanti linee tettoniche. Da nord-est verso sud-ovest distinguono:
1. Struttura Idrogeologica della Bosnia settentrionale
2. Struttura Idrogeologica Banja Luka - Kladanj - Visegrad
3. Struttura Idrogeologica Bosnia Centrale
4. Struttura Idrogeologica dell'Erzegovina occidentale e orientale
La prima struttura idrogeologica descritta è costituita in prevalenza da terreni quaternari e da formazioni terziarie ma sono anche presenti rocce di età compresa tra il Paleozoico ed il Mesozoico. Il limite settentrionale è rappresentato dal fiume Sava al confine con la Croazia, mentre il meridionale dall'allineamento Kostajnica - Kozara, Laktasi - Doboj - Zvornik. dal punto di vista litologico sono presenti rocce sedimentarie (calcari, arenarie, marne, conglomerati ecc...) e rocce intrusive fessurate (graniti e granodioriti).
I calcari presentano un elevato grado di carsificazione ma raramente costituiscono un acquifero esteso in quanto risultano inglobati e circoscritti tra terreni a relativamente bassa permeabilità. Il fenomeno carsico è ben evidente sul terreno con le forme morfologiche di superficie e sono presenti inghiottitoi diffusi in modo regolare.
La seconda struttura idrogeologica individuata (Banja Luka - Kladanj - Visegrad) include terreni di età paleozoica e le rocce ofiolitiche della zona centrale. Il confine nord corrisponde con il limite meridionale della struttura precedente (allineamento Kostajnica - Kozara, Laktasi - Doboj - Zvornik) mentre il limite meridionale è definito dalla linea Novi Grad - Prijetor - Banja Luka - Olovo - Rudo. Sono presenti in zona importanti fenomeni di termalismo collegati alla presenza di masse eruttive ultrabasiche ed a profonde zone di faglia che costruiscono l'ideale serbatoio. Una parte dei ter-
reni ospitanti questi acquiferi è costituita tuttavia da calcari e dolomie e le acque sotterranee presenti vanno a rappresentare un importante contributo per il bilancio idrico dei fiumi Drina e Bosna. La struttura idrogeologica della Bosnia centrale presenta - dal punto di vista geologico - un'unità tettonica di età paleozoica sovrapposta a calcari mesozoici. Questi terreni presentano una struttura complessa, con rocce clastiche paleozoiche e metamorfiche, eruttive e intrusive inglobate in un flysch di età giurassica-cretacea con calcari e dolomie di età triassica e parzialmente giurassica-cretacea. Anche qui, nel margine settentrionale, sono presenti fenomeni di termalismo. I calcari triassici di Maniaca, Critici, Cemercica e Vlasic ospitano acquiferi termali, analoga condizione è presente a sud (Bjelasnica, Treskavica, Zelengora e Leljia). Ognuna di queste zone rappresenta un serbatoio carsico anche importante che alimenta i fiumi Una, Vrbas, Bosna, Drina, Neretva e Cetina.
La quarta struttura idrogeologica è sicuramente la più interessante per gli speleologi, essa infatti è dominata dalla presenza di terreni carsificabili e da manifestazioni ipogee e profonde molto caratteristiche. Qui si concentrano infatti i tipici esempi del carso dinarico. Le litologie principali sono i calcari, separati da discontinuità tettoniche e da lembi di rocce a permeabilità inferiore che compartimentano le aree e costituiscono sistemi carsici indipendenti. Le peculiari caratteristiche dei terreni carsificati presenti, le morfologie e le condizioni tettoniche presenti tendono quindi a creare dei complessi carsici molto articolati e disgiunti che drenano le loro acque verso l'Adriatico e nella loro complessità costituiscono un panorama carsico ed idrogeologico molto caratteristico.
Il panorama carsico di Mostar
La Bosnia-Erzegovina meridionale rappresenta dunque, parimenti ad alcuni altri settori di paesi della ex Jugoslavia, un vero e proprio paradiso dal punto di vista speleologico ma soprattutto speleosubacqueo.
La grande vastità degli affioramenti di rocce carbonatiche, la partizione strutturale e l'intensità del fenomeno carsico hanno prodotto decine di complessi carsici con evidenti e clamorose risorgenze a cui si associano naturalmente potenzialità idrogeologiche di sfruttamento della risorsa idrica apparentemente enormi.
La parte inferiore della valle del fiume Neretva, in particolare, riveste a questo proposito un ruolo dominante, essa si colloca infatti a ridosso delle catene montuose, attraversandola
Hydrogeologic map of middle and down flow of Neretva River
completamente con asse N-S e rappresentando così il punto di naturale recapito delle acque carsiche che percorrono le grandi grotte e gli ambienti carsici sotterranei.
Basti pensare che solo nella regione di Mostar, in un raggio di una ventina di chilometri, sono presenti una trentina di risorgenze importanti, con portate che passano da poche centinaia di litri al secondo fino ad alcune migliaia (il Crno Vrelo arriva a 50m3/s) fino ad arrivare alla Buna che in primavera raggiunge i 300 m3/s, rappresentando la 3° risorgenza europea per portata (Renaud L. et al., in NAS KRS, XXII, 35, 2002) o alla Buniça anche essa con portate in piena intorno ai 40 m3. Rocce carbonatiche dunque nelle quali il fenomeno carsico profondo si sviluppa con notevole intensità formando condotti preferenziali dove si concentrano i deflussi delle acque sotterranee. Si tratta mediamente di sorgenti profonde con ambienti grandi che tuttavia sono state esplorate per poche centinaia di metri, sia per la grande profondità a cui rapidamente si attestano, sia per le correnti violente che le percorrono, sia per una effettiva impraticabilità dei condotti carsici o per frane che ostruiscono gli ambienti. Il panorama che ne deriva quindi è di grandi sistemi carsici con risorgenze imponenti che tuttavia sono state percorse solo in minima parte.
In alto i componenti italiani della spedizione, qui sopra
il mitico ponte di Mostar ora ricostruito (foto A. Eusebio)
Le grotte visitate
L'attività del gruppo speleosub internazionale si è concentrata su tre grandi risorgenze:
* Crno Vrelo (in lingua locale Occhio Nero). Questa risorgenza si apre ad una ventina di chilometri a nord di Mostar, sulla riva sinistra della Neretva; l'apertura della grotta è attualmente posizionata a -6/8 m dal pelo dell'acqua del lago artificiale creatosi con la realizzazione della diga idroelettrica. La grotta era stata ritrovata dal francesi all'inizio degli anni '70 e successivamente da questi esplorata fino ad un grande salone. dal punto di vista morfologico si tratta di una grande galleria a cui si accede attraverso le lattiginose acque del lago che lasciano rapidamente posto alle chiare e fredde acque provenienti dalle profondità della grotta, anche il termoclino tra l'acqua del lago a 22° rispetto agli 8° aiuta a percepire la differenza. La morfologia della cavità è relativamente semplice, si tratta di una galleria freatica (del diametro di una decina di metri, a volte più a volte meno) che scende per un centinaio di metri di dislivello, con inclinazione intorno ai 30° fino a -50m. Qui si apre un maestoso salone, del quale non si percepiscono le pareti e neanche il soffitto. Le esplorazioni da noi
CRNO VRELO - Bosnie Herzegovine (B.I.H.)
Croquis d'esploration S. RUFFIER - Expédition FFESSM - C.R.P.S. "Bosnie - 2005"
condotte, e in precedenza dai francesi (Marc Douchet in Boll. Liaison de la Com. Nat. Plongée Souterr., Le Fil n°16/2006 pag. 72-73 e precedenti), ha permesso di raggiungere la profondità massima di -89 metri , dove tra blocchi, in una grande sala lunga più di 80 metri, la cavità pare chiudere. molte uscite sono state intraprese (da italiani e sloveni) con l'intenzione di esplorare attentarnente il salone finale nella speranza di passare, ma nonostante molti tentativi non si sono avute novità di rilievo. Analogamente sono state esplorate le pareti ed il soffitto guadagnando solo
La Buna - Blagaj-Mostar. Bosnie - FFESSM 2005
La BUNICA - Blagaj/Mostar - Bosnie - FFESSM - 2005
cadute di pietre dal medesimo e qualche foto carina dei vari ambienti. Insomma pare che non si passi e la grande quantità d'acqua che percorre la cavità filtra (forse) tra i blocchi della grande sala finale.
* Buna (Blagaj). L'entrata è particolarmente maestosa, alla base di una alta parete, con un monastero in sinistra; emerge un fiume che può raggiungere i 300 mc/s durante le piene. La cavità fu esplorata per la prima volta dal francesi nel 1973 che la percorsero per poche decine di metri. In seguito ritornarono più volte esplorando tre sifoni e constatando che la cavità presentava una certa complessità, una scarsa visibilità in alcuni tratti e soprattutto una forte corrente nel ramo attivo che ne impediva la progressione intorno a -80. L'ultima esplorazione francese è del 2006 (Beyrand, 2006) con il raggiungimento complessivo (su due rami) di 740 m di sviluppo subacqueo.
* Bunica (Blagay). La sorgente si colloca al termine di una graziosa valle percorsa da un silente torrente. L'ingresso è rappresentato da un lago del diametro di una trentina di metri, dal colore lattiginoso. Dallo specchio d'acqua un imbuto relativamente inclinato conduce fino all'ingresso della vera e propria grotta posta intorno ai 35 metri. La visibilità è raramente buona, gli ambienti si percepiscono tuttavia abbastanza bene, solo la galleria intorno ai -12 presenta una scarsa visibilità. Le esplorazioni sono a cura dei francesi che nel 2006 (Douchet, 2006) raggiunsero -98m di profondità per quasi 300 metri di sviluppo.
Bibliografia essenziale:
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N. Djuric, L. Jovanovic & S. Glavas (2002), Hydrogeological Structures and Spatial Locations of Aquifers in Bosnia and Herzegovina, Proc. XVII Congr. Carpathian Balkan Geol. Ass., Bratislava, 1-4 Sett., 2002
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M. Douchet (2006) L'exploration de Crno Vrelo. Boll. Liaison de la Com. Nat. Plongée Souterr. - Le Fil n° 16/2006, 72-73
P. Milanovic (2002), The environmental impacts of human activities and engineering constructions in karst regions. Episodes, Vol. 25, n°1, march 2002, 13-21
L. Renaud, L. Tarazona, B. Giai-Checa, M. Guis, C. Touloumdjian (2002) Expedition "Dalmatie 2000 ". NAS KRS, XXII, 35, 2002, 25-39
I. Sliskovic (1994) On the Hydrogeological Conditions of Western Herzegovina (Bosnia and Herzegovina) and Possibilities for New Groundwater Extractions. Geologia Croatica 47/2, 221-231, Zagreb, 1994
C. Touloumdjian, M. Guis, B. Giai-Checa, C. Lajoux (2002) Compte rendu de l'expedition nationale 2001 de plongée souterraine en Dalmatie (Bosnie) Nas Krs, XXII, 35, 2002, 41-56
Attività biospeleologica 2006 - 2007
Enrico Lana, Achille Casale, Pier Mauro Giachino, Giuseppe Grafitti
Di nuovo un articolo a otto mani, e di nuovo una relazione biennale: segno (buono) che la collaborazione di Achille e di Enrico con Giuseppe Grafitti (Gruppo Speleologico Sassarese) continua più forte che mai in terra sarda (in particolare, sono proseguite le attività di foto-documentazione della fauna ipogea sarda: v. Grotte 142 e 145), e segno (non buono) che il tempo passa sempre più in fretta, e che come nulla fosse dobbiamo nuovamente mettere insieme due anni di attività. Ci proviamo.
Piemonte 2006
In gennaio, Enrico visita le Barme sopra Aisone con reperti di ragni troglofili e antropofili, quali Pholcus phalangioides e Tegenaria parietina. Ancora in gennaio, visita le Grotte del Bandito, e osserva i ragni tipici di quelle cavità (generi Meta e Nesticus).
In marzo visita la Tana della Rivoera (S. Anna Collarea), dove sono presenti ragni troglofili (Nesticus, Meta menardi), Carabidi (Sphodropsis ghilianii) e numerosi geotritoni, molti dei quali neonati. La grotta soffiava aria calda (10-11°C), ed E. sperava di poter trovare una nuova stazione del ragno termofilo Meta bourneti (com'era successo a fine 2005 al Buco dell'Aria Calda sopra Vignolo), ma le sue speranze sono andate deluse.
In aprile visita la Tana di S. Luigi (Roburent), con reperti di ragni (Nesticus, Pimoa rupicola, Meta menardi, Tegenaria silvestris), carabidi (Sphodropsis ghilianii) e numerose Dolichopoda.
A fine aprile visita la Grotta del Sorso (Torre Mondovì): soliti ragni troglofili (Nesticus eremita, Meta menardi, Pimoa rupicola), Carabidi (Sphodropsis ghilianii), ma anche un interessante ritrovamento di crostacei (Trichoniscus cf. voltai).
A inizio maggio, E. effettua una ulteriore visita al Buco dell' Aria Calda con entrata dal primo e uscita dal secondo ingresso, dove sono molto numerosi i Meta bourneti; per il resto, i soliti Nesticus eremita e poco altro.
Ad inizio giugno una interessante discesa nel Pozzo del Rospo, sopra S. Anna Collarea, dove, oltre ai soliti ragni troglofili (Nesticus, Meta), E. ha raccolto femmine di un Troglohyphantes molto depigmentato e cieco (la zona è interessante, potrebbe essere la probabile seconda stazione di T. pedemontanus, dopo Bossea) ed inoltre crostacei (Buddelundiella sp.), resti di Carabidi (elitre di Sphodropsis e di un piccolo Duvalius); osservati inoltre molti Speleomantes strinatii oltre all'immancabile rospo comune (Bufo bufo), in tre esemplari alla base del pozzo d'ingresso, dalla cui presenza deriva evidentemente il nome della cavità.
A fine giugno, E. visita la Grotta di Tetto Verna, nel Vallone di Pallanfré, e raccoglie ragni troglofili (Pimoa rupicola e un interessante reperto di Cybaeus vignai, specie descritta dei sotterranei della Certosa di Pesio); osservate numerosissime cavallette (Dolichopoda ligustica)
A metà luglio, visita la fredda Grotta dello Stopponetto, in alta Valle Po, con l'interessante ritrovamento di alcuni esemplari di un opilione troglobio del genere Ischyropsalis, probabilmente la stessa specie presente nella Grotta di Rio Martino (I. pyrenaea). Nello stesso periodo, una visita alla Grotta del Ghiaccio di Bosconero sopra Novalesa, in valle di Susa, frutta alcuni ragni del genere Troglohyphantes.
A metà agosto, E. visita i Buchi del Nebin nei pressi del Pelvo d'Elva, con interessante ritrovamento di ragni specializzati (Troglohyphantes sp.)
In ottobre visita il Pozzo di Greguri in alta valle Maira, sopra alla Provenzale, con ritrovamento di una della più alte stazioni del ragno Pimoa rupicola (ca. 2550 m s.l.m.). Ancora in ottobre visita la grotta di Rio dei Corvi, con ritrovamento di un piccolo Duvalius, poi determinato da A.
C. come D. morisii, e di un esemplare di pseudoscorpione specializzato determinato da G. Gardini come Pseudoblothrus ellingseni; inoltre opilioni troglofili, prob. Sabacon sp. Inoltre, effettua una nuova visita alla Grotta del Ghiaccio della Cavallaria, trovando esemplari di Troglohyphantes e di Ischyropsalis, e una visita alla Grotta VM1 (Alpe Meriana), in Val d'Aosta sopra Pontey, con ritrovamento di Troglohyphantes lucifuga.
In novembre E. visita la Grotta dei tre Moschettieri o delle Piagge, sopra Vernante, che frutta bellissimi esemplari di Nesticus eremita di dimensioni insolitamente grandi; osservati numerosissimi esemplari di Meta menardi, per la maggior parte maschi, a testimonianza che è l'inverno la loro epoca di riproduzione. Visita inoltre il Pozzo di Monte Vecchio, sopra Limone Piemonte: osservati numerosi Nesticus eremita, Meta menardì e un esemplare di pseudoscorpione Chthoniidae poco specializzato.
A inizio dicembre, uscita di gruppo col GSAM e con Marco Isaia (Dipartimento di Biologia animale, Università di Torino) in Valle Infernotto. E. con Marco è sceso in Barôn Litrôn, dove sono stati ritrovati ulteriori esemplari dell'acaro specializzato del genere Rhagidia già documentato in passato; ha inoltre trovato finalmente un secondo esemplare della Eukoenenia già osservata in passato in questa grotta, palpigrado rarissimo e specializzato; vicino all'ingresso, erano presenti alcuni esemplari di Duvalius carantii.
A fine dicembre, E. visita la Grotta della Volpe di Valloriate, con ritrovamento di un esemplare di diplopode specializzato (Plectogona sp.) e di numerosi ragni troglofili (Nesticus, Pimoa).
Piemonte 2007
A gennaio, E. visita la Grotta della Fenice, presso Bernezzo, con osservazione e raccolta di numerosi ragni troglofili (Meta menardi, Pimoa rupicola, Nesticus eremita) ed inoltre un esemplare di un interessante crostaceo (Trichoniscus sp.). A fine gennaio, visita il Sotterraneo antiaereo di Caraglio; da segnalare 5 esemplari di Rhinolophus ferrumequinum.
In primavera, è costretto a una "diapausa" a causa di problemi familiari (madre malata), a parte una visita in marzo alle miniere della Val Germanasca (v. capitolo a sé).
A luglio, viene ritrovato il Pozzo degli Alberghi in cima al Vallone degli Alberghi (Pallanfré), con nevaio interno e ritrovamento di numerosi esemplari di diplopodi specializzati (Crossosoma cf. cavernicola) e di ditteri nivicoli (Chionaea sp.); inoltre, in una piccola grotticella contigua (Albergo con Servizi), altri esemplari di diplopodi ed alcuni carabidi d'alta quota (Oreonebria sp.).
A fine luglio E. visita al Buco della Lausiera, con cattura di due esemplari adulti di un Ischyropsalis di cui finora aveva trovato solo giovani.
Nell'ultima parte dell'anno, a parte la parentesi sarda a fine ottobre (v. capitolo a sé), l'attività di E. è stata molto limitata dall'aggravamento delle condizioni della madre, che infine si è spenta a dicembre.
L'attività di ricerca nel Cuneese è stata principalmente svolta in compagnia di Michelangelo Chesta; inoltre, specialmente per quanto riguarda i ragni, E. ha effettuato numerose uscite insieme a Marco Isaia (Dipartimento di Biologia Animale, Università di Torino), con il quale sta preparando l'aggiornamento del libro "Ragni Cavernicoli del Piemonte e della Valle d'Aosta" (Arno & Lana, 2005, AGSP), che conterrà una gran mole di dati nuovi e di aggiornamenti e determinazioni di campionature precedenti, convalidate da nuove raccolte.
A fianco gallerie nelle miniere di talco della Val Germanasca, a pag.43 l'uscita della grotta di Su Anzu,
a pag.44 la risorgenza di Su Cologone in Sardegna (foto A. Eusebio)
Miniere di talco della Val Germanasca (2006-2007)
Un breve capitolo a sé meritano le ricerche svolte in Val Germanasca, in cavità artificiali di notevole sviluppo, con risultati che confermano come la colonizzazione dell'ambiente ipogeo da parte degli organismi animali non necessiti in alcun modo di suoli calcarei e carsificati.
Dall'estate 2006 all'estate 2007 sono state condotte metodiche ricerca faunistiche in diverse gallerie del complesso minerario presso Fontane. Durante una visita preliminare nella Galleria Gianna, Marco Isaia del Dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Torino, specialista di ragni, raccolse alcuni individui di un carabide appartenente al genere Doderotrechus. Lo studio di questi pochi individui convinse A. e P. M. della loro appartenenza ad una nuova sottospecie di Doderotrechus ghilianii, poi descritta e nominata, in onore dello scopritore, D. ghilianii isaiai. Il particolare interesse di questi primi dati indusse Marco Isaia e Pier Mauro a proseguire le ricerche, assegnando una Tesi di Laurea in Ecologia sul complesso faunistico presente in queste miniere. L'indagine, che si è avvalsa anche della collaborazione e di alcune visite di Achille ed Enrico, ha fornito dati faunistici ed ecologici interessantissimi, fra i quali ci limitiamo a citare la scoperta del primo caso di completa sintopia fra due specie di Doderotrechus: D. ghilianii isaiai e D. crissolensis nella galleria Gianfranco. I risultati completi delle ricerche saranno pubblicati in un contributo a parte.
Da aggiungere che nel marzo 2007 E. ha visitato la miniera superiore di Fontane, con ritrovamenti di diplopodi specializzati (prob. Plectogona sanfilippoi) e opilioni (Holoscotolemon cf. oreophilum), e l'osservazione di esemplari di Rhinolophus hipposideros.
Sardegna
(attività svolte da A. Casale, G. Grafitti ed E. Lana, 2006-2007)Il 19 marzo 2006, nel Supramonte di Baunei (dolina di Tesulali), A. e G. visitano la Grotta della Dispensa (995 SA/NU), ove raccolgono alcuni esemplari di Crostacei Isopodi Trichoniscidae (Alpioniscus fragilis), Coleotteri Cholevidae (Ovobathysciola majori) e Gasteropodi Pulmonati (Oxychilus sp.), mentre Paolo Marcia (G.S. Ambientale Sassari) e Carlo Onnis (US Cagliaritana) visitano la Voragine di Tesulali (2681 SA/NU), senza purtroppo ritrovare larve di Sardaphaenops adelphus (reperite invece il 22 maggio 2005), la cui descrizione è in stampa su Subterranean Biology.
Il 9 settembre 2006 A., E., G. e P. Marcia scendono nella Grotta di Ispinigoli, nota cavità turistica di Dorgali (212 SA/NU) collegata con il sistema di San Giovanni Su Anzu (82 SA/NU), grazie alla cortesia di Giuseppina Masuri della società che ha in gestione la cavità, e approfittando dell'occasione offerta dal monitoraggio ambientale della grotta avviato da P. Marcia. Vengono raccolti alcuni esemplari del coleottero Ovobathysciola majori e sue larve, e ragni indeterminati
Il giorno successivo, visita "in forze" alla Grotta del Bue Marino: partecipano A., E., G., Paolo
Marcia, Renato Sella (giunto dal Piemonte con E.), Fabio Stoch e Gianfranco Tomasin (i "Triestini" della situazione), Mauro Mucedda e Alessandro Molinu (GS Sassarese), e Carlo Onnis (US Cagliaritana).
In quell'occasione, A. ricordava come già nel 1970 uno degli scopi della missione organizzata dal GSP, su sollecitazione di Leonida Boldori (nome mitico della biospeleologia bresciana), fosse il rinvenimento e la descrizione della larva del Coleottero Carabide Speomolops sardous, e come tutti i tentativi in tal senso, allora e negli anni successivi, fossero stati vani, così come i tentativi di ottenere la riproduzione della specie in laboratorio (da ricordare che alcuni esemplari erano stati portati anche, da A. ed E., nel laboratorio di Bossea). Proprio quel giorno, lungo una vasta spiaggia interna popolata da numerosi adulti, Alessandro Molinu affondava le mani nella sabbia e ne estraeva dapprima una, poi due larve di Speomolops, subito seguito da Paolo Marcia, fino al rinvenimento di cinque larve di stadi diversi e pure di una pupa in procinto di sfarfallare. Il tutto con rischio di infarto per A.! Lungo la medesima spiaggia, Paolo Marcia rinveniva due esemplari (un maschio, una femmina) di una Typhloreicheia attribuibile a una nuova specie. Inoltre, dalle "pescate" nei laghi interni, risultavano presenti, al successivo esame in laboratorio, Bogidiella sp., Metacyclops trisetosus
(specie nuova per la Sardegna!), Jaera sp., Copepoda gen. sp. (Stoch det.).
Nel frattempo Giuseppe Grafitti e Carlo Onnis, nel ramo Nord (fossile), raccoglievano resti di Callipus sp. (primo reperto nella grotta!), Symphila gen. sp. (primo reperto nella grotta!), Psocoptera Psillypsocidae gen. sp. (primo reperto nella grotta!) e, in legni fradici, numerosi esemplari di un coleottero Curculionide depigmentato e microftalmo, Amaurorhinus sp. (M. Meregalli det., primo reperto nella grotta!), rinvenuto anche in una visita successiva (17 settembre 2006) da Paolo Marcia e Carlo Onnis. Ancora nel ramo Nord, risultavano presenti l'opilione endemico Buemarinoa patrizii, acari indeterminati, il coleottero Ovobathysciola majori e sue larve.
Insomma, forse mai come in quella occasione, nella storia della Biospeleologia, si è dimotrato come in una grotta apparentemente molto conosciuta, e visitata da zoologi specialisti da oltre mezzo secolo, possano ancora verificarsi reperti inediti, del tutto inaspettati e di grandissimo interesse.
Nel corso del 2006, e poi ancora il 21 gennaio 2007 da parte di G., nell'ambito di una Tesi di Laurea presso il Dipartimento di Zoologia dell'Università di Sassari, è stata visitata alcune volte da A. e da P. Marcia la Grotta Badde o Su Guanu (Pozzomaggiore, 143 SA/SS). Il dato più sorprendente è stato negativo: l'assenza di esemplari del coleottero endemico Ovobathysciola grafittii, assenza inspiegabile date le condizioni apparentemente non mutate della grotta negli ultimi anni.
Il 13 maggio 2007 A., G., P. Marcia, C. Onnis e S. Pillai (US Cagliaritana), visitano la Grotta di Istirzili nel "Bacu" omonimo (Baunei, 50 SA/NU), con raccolta di ragni indeterminati e Leptonetidae, il dipluro Patrizicampa sardoa, l'isopode Alpioniscus fragilis e l'interessantissimo coleottero isteride Sardulus spelaeus. All'uscita dalla grotta, G. attende il gruppo con una delle consuete leccornie della serie "Ludi graticularum"!
Il 25 giugno 2007, rischiando di crepare per strada a causa del caldo, A. con P. Marcia si reca alla Grotta di San Francesco presso l'abitato di Orani (202 SA/NU). Tra i reperti interessanti da segnalare coleotteri Ptiliidi di minutissime dimensioni, e alcuni esemplari di uno pseudoscorpione specializzato appartenente a una specie inedita, già segnalata da G. Gardini su un unico individuo a suo tempo rinvenuto da G.
Il 14 ottobre 2007, A., G., P. Marcia, M. Mucedda e G. Chighini (GS Sassarese), con l'aiuto di un cacciatore locale, si recano alla Grotta Su Tufu de Mangalistru, cavità con grande ingresso sul lato destro della Codula di Sisine (Baunei, 422 SA/NU), introvabile alla faccia di GPS e foto satellitari a causa della fitta vegetazione e dell'inaccessibilità della zona. La ricognizione era motivata dalla ricerca di altri esemplari di un nuovo chilopode (Cryptops sp.), scoperto da Mario Pappacoda ed in corso di descrizione da parte di Marzio Zapparoli (com. pers.). Purtroppo nessun Cryptops è stato trovato, ma sono stati raccolti vari materiali tra cui l'isopode Alpioniscus fragilis, presente in gran numero, alcuni piccoli Trichoniscidae ciechi (Nesiotoniscus ?), il coleottero Ovobathysciola majori, ragni Leptonetidae, il dipluro Patrizicampa sardoa, Diplopoda Polixenida, e il chilopode Lithobius agilis sardus (det. Zapparoli: com. pers.).
Il 27 ottobre 2007, dopo ben 37 anni, A. ha il piacere di rivedere la sommità del Monte Corrasi e di ritornare alla Nurra de Sas Palumbas nel Supramonte di Oliena (217 SA/NU) insieme a E., G., P. Marcia, M. Mucedda e G. Chighini (GS Sassarese). Sono stati rinvenuti e fotogratati interessanti coleotteri, quali il Trechino Sardaphaenops supramontanus supramontanus e il Leptodirino Patriziella sardoa, troglobi endemici tipici di questa fredda grotta, unitamente allo pseudoscorpione Neobisium sardoum, troglobio specializzato, anch'esso tipico, l'isopode Alpioniscus fragilis, e due Gasteropodi del gen. Oxychilus, con nicchi di grandi dimensioni, e diversi resti ossei del mammifero estinto Prolagus sardous.
La sera dello stesso giorno, reduci dalla grotta, A., E., G., P. Marcia hanno appuntamento con Renata Manconi del Dipartimento di Zoologia di Sassari al noto albergo "La Favorita" a Cala Gonone, presso il quale si cena con soliti abbondanti piatti "marini" e si trascorre la notte. La mattina ci si trova tutti alle 9 al porto, dove aspettano numerosi speleosub del Soccorso Alpino coordinati da Leo Fancello e Giuseppina Masuri, che intendono fare una loro esercitazione alla Grotta del Bue Marino e che ben volentieri offrono un passaggio ai "bacarozzari" sul loro grande gommone. Purtroppo la grotta rimarrà per tutti solo una buona intenzione, poiché il mare, mosso da un sensibile vento di levante, non permette l'avvicinamento all'ingresso per il forte rischio di urtare contro le rocce. Si rientra in porto e si cambia programma: i sub scelgono di fare la loro manovra in porto, mentre gli altri si dirigono alla Grotta di Su Clovu, nel Supramonte di Baunei (994 SA/NU). Giunti all'ingresso della grotta, considerata l'ora, E. e P. Marcia entrano nella cavità mentre A., G. e R. Manconi rimangono all'esterno per raccogliere legna ed accendere un gran fuoco, destinato ad una delle classiche, immancabili e gustose grigliate. La raccolta non ha prodotto molto (il coleottero Carabide Trechus rutulus, e un paio di diplopodi Blaniulida).
Grecia (P. M. Giachino, 2006-2007)
Due le campagne di ricerca in Grecia realizzate da P. M. nel giugno 2006 e nel giugno 2007, come di consueto in collaborazione con Dante Vailati di Brescia e con l'utilizzo di fondi personali. Stavolta il potente mezzo di trasporto, una Jeep Cherokee del 1988, ha avuto un cedimento elettrico (l'intero impianto bruciato per un cortocircuito!) al penultimo giorno di missione del 2006, costringendoli, dopo un recupero del mezzo in notturna e in modo alquanto estemporaneo (la strada asfaltata più vicina era a circa 7 km!), ad un inglorioso rientro col carro attrezzi. Questo inconveniente non ha ovviamente fermato i due, che nel 2007 sono tornati in Ellade, con lo stesso mezzo (ma non con lo stesso impianto elettrico!).
In entrambi gli anni sono state compiute indagini su numerosi massicci montuosi del Peloponneso, della Grecia continentale, dell'Isola di Lefkáda e dell'Isola di Eubea con tecniche mirate al reperimento, in Ambiente Sotterraneo Superficiale, di fauna specializzata. Sono stati indagati con queste tecniche i seguenti massicci montuosi: Panahaïkó, Aroánia, Killini, Pleiovouni, Saítas, Kiparissias, Mínthi, Líkeo e Parnon in Peloponneso; Dírfi e Ohi in
Eubea; Akarnaniká, Serekas, Panetolikó, Nafpaktías, Iti, Vardoússia, Oxiá, Kokinias, Kaliakoúda, Helidó, Pteri, Kamvoúnia, Títaros, Athamáno, Vália Kálda, Vítsi e Timfi, in Grecia continentale. Non sono state trascurate indagini, sia dirette sia mediante trappole, in grotta; sono state visitate le seguenti cavità:
1) Grotta Megalo Spilio sul Serekas, già indagata all'inizio degli anni '90 e molto interessante dal punto di vista faunistico; è stata visitata ambedue gli anni ed è stato realizzato il rilievo.
2) Grotta Ermou Spilia sui Killini. Nel 2006 sono state recuperate le trappole poste l'anno precedente. Raccolta una abbondante serie di Duvalius sp., due esemplari di una nuova specie di Leptodirino e un interessante Dipluro Japygidae dall'aspetto molto specializzato.
3) Grotta Chirospilia sull'Isola di Lefkáda, segnalataci dall'amico Fulvio Gasparo di Trieste; è stata indagata mediante trappole, senza tuttavia fornire fauna specializzata. Abbondante il carabide Laemostenus (Actenipus) weiratheri e una Dolichopoda sp. 4) Grotta presso Filáki (Almirós), sui contrafforti orientali dell'O. Othris. Grande risorgenza fossile sita a bassa quota, caratterizzata dalla presenza di una nutrita colonia di pipistrelli, è stata indagata mediante l'utilizzo di trappole, ma non ha fornito fauna specializzata; abbondante il carabide Laemostenus (Actenipus) weiratheri.
5) Grotta 3 km prima di Rigáni sull'O. Nafpakífas. Già indagata nel 1991 e nel 1992, è stata nuovamente indagata mediante l'utilizzo di trappole, che hanno fornito, oltre al Leptodirino già noto, una interessante nuova specie di Coleottero Curculionide cieco attualmente in descrizione.
Nuova Caledonia (P. M. Giachino, 2006)
Nel febbraio del 2006 P. M., in compagnia dei veronesi Mauro Daccordì e Beatrice Sambugar, ha partecipato ad una spedizione di ricerca di tre settimane in Nuova Caledonia. La spedizione non era propriamente rivolta allo studio della fauna sotterranea, ma più genericamente ad indagini entomologiche e idrobiologiche. All'occasione non sono però state trascurate indagini in grotta, così Pier Mauro e Beatrice hanno campionato fauna terrestre e acquatica nella "Grande Grotte", risorgenza periodicamente attiva presso Koumac, e visitato l'area carsica di Goipin presso Poya, dove non è stato possibile esplorare alcuna grotta a causa dei recenti casi di istoplasmosi verificatisi nell'area.
Ecuador (P. M. Giachino, 2006)
Fra la fine di luglio e la prima metà di agosto del 2006, P. M. ha partecipato ad una spedizione di ricerca in Ecuador organizzata dalla World Biodiversity Association onlus di Verona, che ha goduto in loco dell'indispensabile supporto logistico di Padre Giovanni Onore, missionario piemontese operante a Quito da più di vent'anni e professore di zoologia alla Pontificia Universidad Catolica di Quito. La spedizione vedeva un numero molto elevato di partecipanti (22) non tutti ricercatori attivi. Molte energie sono state dedicate alla ricerca di fauna endogea e sotterranea sia alle quote elevate dei vulcani andini (Cotopaxi, Chimborazo, Illiniza, Tungurahua, Cayambe, Atacazo), sia nell'area amazzonica del Rio Napo dove, presso Tena, è stata esplorata faunisticamente e rilevata la Grotta Uctu Iji Changa. Da ricordare lo spiacevole risvolto finale della spedizione, con ben sette partecipanti affetti da istoplasmosi (P. M., fortunatamente, escluso).
Slovenia (E. Lana, 2006)
Durante le vacanze di Natale E. ha visitato, con i triestini Fulvio Gasparo e Giorgio Colombetta, la grotta Polina Pec, presso Obrov, dove ha finalmente potuto trovare e fotografare il mitico Leptodirus hochenwartii, coleottero Leptodirino molto specializzato, con elitre estremamente globose (psudofisogastria) (vedi foto) in grado di conservare una riserva di aria umida a contatto con l'addome. Scoperta nelle grotte di Postumia nel 1832, questa specie è famosa
nella storia della Biospeleologia come prima specie ipogea ufficialmente descritta e nominata. La grotta presso Obrov era già stata visitata da A., E. e P.M., di ritorno da un Congresso di Biospeleologia in Croazia, nel settembre 1999, senza successo. Era poi stata di nuovo visitata nell'agosto del 2002 da A., che aveva visto (anche lui per la prima volta) questo straordinario animale ipogeo vagante sulle colate stalagmitiche.
Montenegro (A. Casale, 2007)
Nella seconda metà del mese di agosto, A. ha deciso di raggiungere la sede di un Congresso internazionale in Bulgaria via terra, attraverso Slovenia, Croazia, Erzegovina, Montenegro e Serbia. Così, con moglie e cagnolina al seguito, ha potuto rivedere dopo tanti anni alcune aree bellissime dei Balcani, purtroppo appena devastate in parte dagli incendi che avevano colpito tutta la zona.
In Montenegro, attraversando una delle zone carsiche più belle e impressionanti d'Europa (massicci lungo la costa con 5000 mm di precipitazioni annue, almeno prima del "global change"!), ha visitato la Grotta Dobra pecina, presso l'abitato (poco abitato...) di Grahovo, nell'omonimo polje. La cavità accoglie i visitatori estivi con una corrente gelida e un'escursione termica di oltre 30° rispetto all'esterno. La ricerca del coleottero Leptodirino Hadesia weiratheri, uno dei più specializzati elementi troglobi conosciuti, è risultata vana, data la siccità. I soli reperti sono stati alcuni esemplari del Carabide Trechino Neotrechus suturalis, nella sala d'ingresso della grotta.
Altre attività
Da ricordare il 2° Raduno regionale sardo di Speleologia "Ingrottiamoci" a Domusnovas, con presentazione in Power Point di E., e l'affollato XX Congresso Nazionale di Speleologia a Iglesias, con nutrita sessione biospeleologica e con ben tre relazioni di A., E. e G. Gli Atti sono in stampa.
Tra le attività editoriali nei due anni trattati, figurano la descrizione di numerose specie nuove per la scienza. Da ricordare, per il Piemonte, la già citata nuova sottospecie Doderotrechus ghilianii isaiai Casale & Giachino, delle miniere di talco della Valle Germanasca, e per la Sardegna la nuova specie di coleotteri Isteridi Sardulus sacerensis Casale & Marcia, di una grotta presso Sassari.
Notevole e recentissima è poi la descrizione, da parte di Isaia e Pantini, del nuovo ragno Troglohyphantes bornensis della grotta Borna del Pugnetto: altro esempio, come quello sopra citato relativo alla Grotta del Bue Marino, di come grotte visitate da decenni possano riservare sorprese inaspettate nel campo della Biospeleologia.
Infine, un'importante opera monografica del 2007 è il Catalogo ragionato dei ragni (Arachnida, Araneae) del Piemonte e della Lombardia, di Marco Isaia, Paolo Pantini, Sanne Beikes e Guido Badino, edito nelle Memorie dell'Associazione Naturalistica Piemontese: una miniera di informazioni e di bellissime immagini, di specie epigee e ipogee, su un gruppo animale che non gode certo delle simpatie del grande pubblico, ma che riserva aspetti di enorme interesse dal punto di vista biologico, biogeografico e biospeleologico.
PIAGGIA BELLA: 8 AGOSTO 2007
L'intervento del CNSAS visto dalla Capanna Saracco Volante
a cura di Alberto Ubertino
In occasione del suo 40° compleanno, la Capanna Saracco Volante ospita nei suoi pressi un buon numero di Speleologi per il consueto campo estivo.
Tra i meno attivi e desiderosi di inabissarci ci siamo anche io e Ico, che mercoledì mattina decidiamo di scendere a valle per esercitarci in una nuova disciplina, che probabilmente ci accompagnerà sempre più spesso in futuro, la pesca della trota!
Ovviamente non siamo ancora in grado di trarre grandi pesci dai torrenti della Granda, per cui verso le 20 non ci resta che avviarci verso una trattoria dove poter cenare.
Poco dopo intenti a discutere il menù con il cuoco di una trattoria a Borgo S. Dalmazzo, ci coglie la teletona1a di Max, con la quale ci annuncia un incidente grave alla squadra che è entrata nel pomeriggio in Piaggia Bella, Igor uno dei croati è scivolato e si è rotto una caviglia e una spalla.
I minuti a seguire sono i soliti di quando succede un incidente, partiamo per il magazzino ad assemblare i materiali, e verso la mezzanotte ci troviamo già al Colle dei Signori.
Siamo un buon numero, sufficienti a trasportare in Capanna le sacche telefono complete di diverse bobine di cavo teletonico. Alle 2 di notte raggiungiamo la Capanna, la prima squadra con il medico è già entrata in grotta da un'ora, così avverto Daniele e Max a Torino via teletono e cominciamo a ragionare sulle mosse da fare, chi muovere, quanto durerà il recupero, e tutto il resto che ne consegue.
Ho con me un quadernetto rubato al gioco dei figli di Igor Cicconetti, e decido che diventerà il diario dell'intervento, scriverò ogni cosa anche se non sapevo ancora che sarei rimasto quattro giorni con il quadernetto in mano! Ovviamente nessuno di noi aveva ancora intuito che ci attendeva uno degli interventi più complessi e lunghi della storia del soccorso speleo in Italia.
In Capanna lo spirito è quello che io definisco ideale, persone del CNSAS e non, normalmente impegnati a fare i genitori, gli studenti, gli operai, i medici, si trasformano in un gruppo affiatato, preciso, determinato e carico di quell'affetto e solidarietà che ci trasforma in una macchina di soccorso eccezionale.
Il mattino da Torino l'elicottero ci porta altri volontari, e finalmen-
te a metà mattinata Dondana, che era con Igor al momento dell'incidente, in fase di uscita incrocia il telefono e ragguaglia Giovine sulle condizioni di salute di Igor. Speriamo ancora vivamente di poter iniziare un trasporto senza dover imbarellare il ferito, con conseguente risparmio di tempo.
Poco dopo mezzogiorno decidiamo così di mandare in grotta una potente squadra di disostruttori, visto che il primo tratto di grotta ci viene descritto come non praticabile in barella. Entra anche il medico Giovine per dare il cambio a Giovannozzi.
Mentre si comincia a profilare la difficoltà dell'intervento in tutte le sue sfaccettature, a Torino Max e Daniele continuano il prezioso lavoro di comunicazione, e conseguente movimento di uomini con il resto d'Italia, a partire dal Responsabile Nazionale Camerini che arriverà sul posto il giorno seguente.
Per un gran numero di ore seguiamo al telefono il lavoro dei disostruttori, mentre la squadra di armo si deve inventare un intreccio di corde per trasportare la barella in una forra alta e stretta, manovra dispendiosissima in termini di materiali e uomini impiegati.
Finalmente due ore dopo la mezzanotte di giovedì ci comunicano l'inizio trasporto della barella. In intervento è sempre un bel momento, psicologicamente ti dà l'idea che quello che stai facendo finalmente comincia a portare ad un risultato.
Non siamo certissimi che la barella passi in tutti i punti allargati, ma abbiamo ottime possibilità di riuscita, così con Cuccu responsabile del GLD, prendiamo la delicata decisione di fare uscire comunque i disostruttori che oramai lavorano da troppe ore e inviamo una nuova squadretta di quattro elementi che tra quattro ore circa raggiungerà la zona di recupero e potrà lavorare su eventuali intoppi sorti nel frattempo.
Intanto anche il tempo fa le bizze, e una decina di centimetri di neve coprono la Capanna e la tendopoli che nel frattempo è nata intorno.
La luce del mattino di venerdì ci regala un po' di sole che inizia a sciogliere la neve e un bel gruppo di volontari dalla Lombardia che si affrettano ad entrare in grotta per dare il cambio alla squadra recupero.
Le delegazioni e le commissioni impegnate sono oramai tante, del soccorso in atto si occupano costantemente gli organi di informazione, i giornalisti sono trattenuti al rifugio Don Barbera tranne l'amico Bianco di Rai 3, che puntualmente ci fa visita, tanto a piedi quanto in elicottero. Il console di Croazia in Italia diventa un nostro assiduo interlocutore al telefono satellitare messo a disposizione dal delegato lombardo Corti.
Per tutto il giorno seguiamo al telefono i movimenti della barella, delle squadre che si susseguono, dei medici che entrano a sostituire i loro colleghi, e finalmente intorno alle 23 la barella passa l'ultima strettoia della parte iniziale e più complessa della grotta.
La notte tra venerdì e sabato è più mite della precedente, niente neve, la logistica curata da alcune donne del GSP funziona a meraviglia, cucina piatti prelibati e sostanziosi a ciclo continuo, per i volontari che escono o entrano in grotta. Si preparano i viveri per le squadre in grotta, si compila la lista della spesa che puntualmente arriva al mattino con il primo volo dell'elicottero.
Dall'interno grotta le comunicazioni sono costanti, le condizioni del ferito buone sia fisicamente che moralmente. Alle prime ore del mattino la barella arriva in zona Piedi Umidi, mentre da poco sono entrati in grotta i Triestini.
Saranno poi ancora i Veneti ad entrare durante la giornata, così come altri sanitari e una nuova squadra di disostruttori ad allargare le zone più a monte per velocizzare il trasporto barella quando arriverà da quelle parti.
Il telefono della Capanna e il satellitare sono roventi per tutto il tempo, scopriremo solo nei giorni seguenti che l'impatto mediatico dell'incidente è andato più in là di ogni previsione, e sono milioni gli italiani che attendono notizie del ferito, a partire dal nostro Presidente della Repubblica Napolitano che non mancherà di inviarci una lettera di congratulazioni.
Fortunatamente Guiducci al rifugio Don Barbera e Max e Daniele con Ruggero a Torino, si faranno totalmente carico di trattare tutto il flusso di informazioni da e verso di noi.
Dal pomeriggio di sabato la barella inizia a risalire con sempre maggior velocità, molti
volontari che sono stati impegnati nei giorni precedenti rientrano in grotta, per dare più spessore alla squadra di recupero ed aumentarne l'efficienza.
A seguire il sabato vedrà entrare in grotta le squadre Toscana e Emilia Romagna, la morfologia dell'ultimo tratto di grotta, costituita da grandi saloni da percorrere con passamano e piccoli tratti armati ben si adatta ad un gran numero di soccorritori. Arriveremo ad avere in grotta una settantina di soccorritori in simultanea per l'ultimo tratto di recupero.
La notte tra sabato e domenica passa veloce, siamo oramai convinti di veder uscire la barella per domenica a mezzogiorno, il pensiero è volto tanto alle condizioni di Igor, sulle quali i medici ci rassicurano, quanto al gran numero di volontari in grotta, che ne mette comunque a rischio incidente accidentale la loro persona.
L'eliambulanza del 118 arriva puntuale per le 12.30 di domenica mattina, atterra nel prato di fronte all'ingresso, spegne i motori e i componenti dell'equipaggio scendono stupiti dalla catena di persone in attesa di strappare la barella a Piaggia Bella per imbustarla sull'elicottero.
Alle 14 con la partenza dell'elicottero, e della coda di giornalisti e curiosi arrivati sul posto, restano sul terreno qualche tonnellata di materiali e un centinaio di soccorritori da far rientrare al Colle dei Signori.
Bella prova di maturità, preparazione tecnica, e quant'altro quella che il CNSAS ha saputo dare con tutte le commissioni e delegazioni intervenute.
Anni fa sempre in Piaggia Bella per un incidente accorso ad uno speleo inglese diedi il mio contributo al recupero in veste di barelliere, e ben ricordo alcuni tratti di trasporto complessi, le cadute in acqua di altri, il cambio della squadra ligure alla Confluenza quando eravamo oramai esausti.
Questa volta le fotografie che mi sono rimaste impresse in mente sono ambientate all'esterno, alle persone con le quali ho collaborato per la gestione dell'intervento. Non voglio fare nomi perché finirei per dimenticarne altri, ma sicuramente alcune decisioni sono state sofferte, le problematiche mediche, di trasporti, di disostruzione, meteo, mediatiche, di materiali ed altro sono state tantissime.
Quando Igor è volato via con l'elicottero del 118, un centinaio di volontari lo salutavano festosi dal prato, si abbracciavano commossi. A quel punto con tutti fuori di grotta finalmente la tensione dell'intervento si è scaricata di colpo, in quell'istante voltandomi ho incrociato lo sguardo di un volontario di vecchissima data, che con gli occhi lucidi mi ha abbracciato. Un piccolo gesto che racchiudeva in se l'affetto e la solidarietà che ci spinge durante il corso dell'anno a fare così tanti sacrifici per farci trovare puntuali e preparati quando qualche abisso decide di complicarci un po' le giornate...
Le foto che illustrano gli articoli sull'incidente a P.B. sono di G. Badino e A. Maifredi
La storiaccia di Piaggia Bella ... dal mio punto di vista
Ivan Glavas
Nell'inizio estate 2007 per caso scoprivo che Igor (il nostro infortunato) aveva preso contatti con Gobetti riguardo un certo campo in Italia e capii subito che doveva trattarsi del Marguareis, posto che pensavo di frequentare ancora dalla fine degli anni '90. Un paio di telefonate ed eravamo subito d' accordo: Igor, Nenad ed io partiamo sabato 4 agosto e rimaniamo per una settimana dopo la quale ognuno se ne va per i ca... campi propri.
Dopo un viaggio simpatico cominciato sabato mattina che includeva festeggiamento e pernottamento da uno speleo bresciano, arriviamo appena domenica sera sul Colle dei Signori. Per me quel calcare intorno era già il realizzamento di un sogno. Un sogno che tale è rimasto per più di dieci anni nei quali leggevo Grotte, qualche libro ed altri articoli vari riguardanti il Marguareis. Sul Colle incontrammo subito degli speleo romani che, guarda un po', conoscevano Igor. Davvero piccolo il mondo!
Il sogno continua lunedì mattina arrivando al campo di Piaggia Bella. Credo che la gente mi guarda stranamente mentre conoscendoci indovino pian piano i loro cognomi o soprannomi; per me è normale perchè mi sono rimasti impressi nella mente leggendone a riguardo.
Dopo una bella sera in compagnia scopriamo che il giorno seguente non c'erano punte in programma. Decidiamo di fare almeno un giretto a PB e troviamo subito la nostra vittima: Deborah, che ci ha accompagnato fino alla Confluenza mostrandoci la via per la sala Paris-Côte Azur. Grazie tante. Siccome la maggior parte delle grotte profonde in Croazia sono molto verticali, devo ammettere che sudavamo un bel po' andando a quelle profondità senza corde. Ma sì, avevamo proprio nostalgia di corde e pozzi! Ero sudato, ma molto contento di avere finalmente visto una piccolissima parte di quello che avevo conosciuto leggendo Il fondo di Piaggia Bella.
Il giorno dopo si va a fare la punta alle gallerie Gary Hemming. Non ne siamo molto convinti perchè pensiamo di risparmiarci un po' per un'altra punta. Poi decidiamo comunque di fare compagnia alla squadra composta da Tommy, Thomas, Donda ed Igor (Cicconetti). Cerco di descrivere il giro in poche parole perché credo che i dettagli dell'incidente saranno descritti sicuramente su altri articoli. Dopo un paio di ore di avanzata alquanto svelta siamo ormai vicini alla zona da esplorare. Poi Igor scivola su un traverso, e abbastanza tranquillo dice: - "ragazzi, il nostro giro finisce qui, mi sono spezzato la gamba e forse anche la spalla". Non so gli altri, ma io non gli credo. Ho visto voli simili
molte volte e dopo un paio di "aiaiaiai" le cose erano sempre a posto. Ma questa volta no. Il mio sogno del Margua si trasforma in incubo, sopratutto per Igor. Poi lo tiriamo fuori dalla frattura e lo portiamo una trentina di metri (lunghissimi!) fino a una galleria inclinata di dimensioni modeste. Tommy, Thomas, ed Igor (Cicconetti) dopo un po' partono a dare l'allarme. Per noi comincia un'attesa molto lunga, ma in confronto con quello che prova Igor, credo sia niente. Un po' di ansia ce l'ho perchè la caviglia sanguina, ma per l'altro sono tranquillo perché conoscendo molti speleo italiani validissimi, so che è solo questione di tempo per portarto fuori. Uscendo da grotta giovedì mattina abbiamo assistito all'inizio del casino: gli elicotteri, i soccorritori, i media, le telefonate... bravo Igor, l'hai fatta veramente grossa, ed anche tu sei bel grosso...
Un fiume di soccorritori entrano ed escono per giorni. Poi sabato mattina entro a portare un gruppetto con il medico verso la barella che è ancora abbastanza lontana dall'uscita. È un gran piacere rivedere Igor che, anche se sotto effetto di sedativi forti, trova ancora la forza di scherzare. Un altro piacere è incontrare gente che non vedevo da tempo, anche se mi dispiace per le loro ferie rovinate.
Domenica alle 13,20 la barella dopo una novantina di ore è fuori. Davvero una sensazione incredibile e commovente per tutti. Poi l'elicottero lo porta a Torino e noi rimaniamo ancora per un giorno al campo. Una lieta fine di un campo rovinato dalla storiaccia. A parte quello, sono contentissimo di avere fatto conoscenze di molta gente brava e simpatica. Un bel grazie di cuore, spero proprio di ritrovarci di nuovo in un contesto molto più tranquillo.
A margine
Ube Lovera
"Ci vediamo domani" saluta incredibilmente Igor, speleologo croato, uscendo dal gias costruito a fianco dalla Capanna, sotto l'occhio della videocamera maneggiata da Andrea. Destinazione Piaggia Bella, Sala Chiabrera, Orologio a Cucù, regioni abbandonate dai lontani anni ottanta, salvo una propedeutica punta che, due giorni prima, a mezzo pietrone volante, quasi staccava un piede al Lucido.
Poche ore dopo, troppo poche, tre figuri attraversano Pian Merdun, con passo veloce, troppo veloce. I vecchi marpioni che casualmente dalla Capanna notano la scena, attendono senza illusioni le notizie che stanno per giungere dal basso. La novità sarebbe che abbiamo un cinghiale di 95 chili rotto in più punti dalle parti di Bo Derek, molto più lontano e molti più chili di quanto temevano, lugubri, i marpioni di cui sopra.
Una lunga corsa, destinazione Zona Omega, a rovinare le vacanze ai Liguri assortiti che, ben lanciati verso una notte di bagordì a festeggiare la prosecuzione nuova di pacca all'Omega 8, si trovano dirottati verso PB.
Si entra, con Giulio, lo spezzino, e una pletora di rotoli di cavo telefonico. Si tratta di trasformare quelle inutili ciambelle in un'interminabile striscia di plastica e rame che porti fuori, a chi comanda, una voce che dica "Si qui tutto bene" oppure "Lo aggiustiamo alla bene e meglio e lo facciamo uscire con le sue gambe", altri messaggi non ne vogliamo, che per avere notizie diverse non vale la pena di sbattersi per tutte queste ore a dipanare cavi.
Così si procede per le consuete pietre, stendi di qui, srotola di là fino alla Confluenza dove causa rispettivamente, non conoscenza dei luoghi e rincoglionimento senile, si procede alla riesplorazione dei Piedi Umidi. Quando dopo innumerevoli "Oddio sarà di qua? , Si passa in basso? , Qui stringe, E noi facevamo questo senza corda?" raggiungiamo Igor, lo troviamo comodamente rintanato nella tendina, circondato dalle cure di una bionda medichessa che per lui ha abbandonato la sua pargola.
"Dietro front ordinano dall'esterno appena stabilite le comunicazioni. Quando chiedo a chi resta se c'è qualcosa da portare fuori ricevo in risposta un tuonante "Io" dall'interno della tendina. Adesso so che uscirà vivo.
I molti che nel corso degli anni abbiamo via via trascinato dalle grotte verso la luce si distinguono tra chi è ricordato semplicemente come "il ferito" e chi ha conservato nome e individualità. "II ferito deve meritarsi il proprio nome" sentenziava Andrea molti anni fa, perché anche quello è un mestiere da esercitare con pazienza e abnegazione. Durante quei cinque giorni Igor è ridiventato Igor.
Il ritorno è bucolico. Per strada incontriamo Giovanni occupato a rendere umani i passaggi più aerei, poi, dipanate, le orde del GLD. È bello, in grotta, incontrare gli amici. Da tutti due sole domande: "Come va?" e poi "Come cazzo si fa a stare in piedi in questo posto?"
Il GLD fa la sua parte e la barella si muove. Giovanni prima dà di matto, poi si inventa un geniale ponte di corde sul quale far scivolare la barella. Alla prima squadra ligur-piemontese succedono le altre arrivate da tutto il nord Italia. Dentro lombardì e triestini. Con i veneti la barella arriva alla Confluenza.
Cambi anche tra i medici, a Chiara succede Beppe, che come al solito si prende la doppia dose di lavoro, dentro quindi anche il respnaz, in veste di medico, che alla Confluenza appare, etereo, avvolto da una nuvola di vapore.
Fuori intanto pare la continuazione della festa della Capanna. Si chiacchiera con gli amici salvo essere, a turno, periodicamente precettati per una ventina di ore, per poi riprendere i discorsi interrotti.
Selma, Cinzia e Giuliana intanto, più o meno volontarie alle cucine, riescono a fornire cibo caldo a chi entra, a chi esce e a chi ha fame in uno sterminato alternarsi di odori, notte e dì, per cinque giorni di fila, districandosi tra un "non si potrebbe avere un altro sugo? e un "ma a me il pomodoro non piace tanto".
Dentro anche i toscani. Poco prima delle Suicide si aggiungono le truppe liguri, piemontesi ed emiliane, che trasformano il recupero in una bolgia wagneriana di settanta luci che illuminano le gallerie, si muovono freneticamente sulle frane, pietroni che rotolano, "oddio adesso se ne sfracella qualcuno", però intanto la barella vola, passamano interminabili, Belladonna, la Besson, una babele di dialetti, dentro di nuovo i lombardi, veneti rimasti a dare una mano, fino alla luce, rilassante, tutti vivi, anche Igor.
Igor esce nella Babilonia dei giornalisti e delle televisioni. Quando l'elicottero decolla, i vecchi marpioni sopra citati, i giovani punteros induriti dalla fatica, esploratori d'altri tempi e tutto il popolo del Marguareis esibiscono con nonchalance, chi un accenno di lacrima sull'angolo dell'occhio, chi un pomo d'Adamo particolarmente attivo. Perché se il film dura cinque giorni e chiude con un lieto fine, commuoversi non è reato.
Incidente a Piaggia Bella
Cronaca avvenimenti in grotta e in Capanna Saracco Volante
mercoledì 8 agosto
ore 17.30 Igor Jelinic scivola e avviene l'incidente
ore 21.00 allarme telefonico a Torino e inizio della partenza di volontari e non al Colle a recuperare materiale
ore 21.25 arrivo Ubertino, Faggion al magazzino di Peveragno
ore 21.40 arrivano a Peveragno Belli, Audisio
ore 22.10 parte Elia con fuoristrada da Peveragno carico di materiali, a seguire gli altri partono da Peveragno
ore 23.40 arrivo materiali dal Colle Signori e volontari liguri
giovedì 9 agosto
ore 00.25 partenza dalla Capanna squadra I intervento Filonzi, Giovannozzi (medico), Marovino, Carrieri, Mainfredi ( 24.45 ore)
ore 02.00 arrivano in Capanna Ubertino, Giraudo, Belli con sacchi telefoni
ore 02.49 arrivano in Capanna alcuni alpini con materiale
ore 03.20 ingresso I squadra telefoni Giraudo, De Astis (6 ore), portano 2000 m di cavo, II sq. telefoni Lovera, Maggiali (15 ore) portano 1000 m di cavo, acqua, bulacchi carburo, medicine
ore 03.46 al Don Barbera sono arrivati in 13 volontari
ore 04.04 I sq. telefoni con la stesura cavo sono al fiton
ore 04.20 I sq. telefoni arrivo in Sala Bianca
ore 04.36 I sq. telefoni al passaggio segreto
ore 04.41 arrivano Capanna Giocosa, Barbero
ore 05.00 il medico Giovine arriva al Don Barbera
ore 05.15 I sq. telefoni in sala Besson
ore 05.33 I sq. telefoni oltre frizzi e lazzi
ore 05.55 arrivano in Capanna Remoto, Girodo, 3 alpini con materiali
ore 06.35 ingresso Belli, Massa (31 ore)
ore 06.40 I sq. telefoni quasi all'acqua
ore 07.40 I sq. telefoni arriva a congiungere il cavo telefonico con la partenza della linea della II sq. telefoni
ore 07.05 Belli al passaggio segreto scarica lì 500 m di cavo che prenderà più avanti da quello avanzato dalla I sq. telefoni
ore 07.28 contatto telefonico con II sq. telefoni, sono 100 metri dopo la Confluenza e hanno ancora circa 300 metri di cavo da stendere
ore 07.43 Belli ha raggiunto la I sq. telefoni, sono dalle parti del Solai
ore 07.45 I sq. telefoni inizia uscita, lasciando sul posto circa 800 metri di cavo e un telefono collegato che resterà come punto di chiamata fisso
ore 08.07 arrivo Capanna prima turnazione elicottero con medico Giovine
ore 08.10 Belli raggiunge II sq. telefoni, che continuerà la stesura cavo, mentre Belli raggiunto il ferito stenderà il cavo ritornando
ore 08.17 elicottero scarica in Capanna 3 disostruttori e Badino
ore 08.42 II sq. telefoni sotto la cascata Liaison
ore 09.27 contatto telefonico con Dondana, che sta uscendo con i due croati con i quali era rimasto ad assistere Igor, comunica a Giovine sulle condizioni di salute del ferito
ore 10.15 ingresso Badino (37.15 ore), Traversone, Vernassa, Pasqualin (27 ore)
ore 10.30 ingresso Giovine medico (37 ore), Valerio (35.15 ore), Salvatico (34 ore)
ore 10.47 II sq. telefoni ai Piedi Umidi
ore 11.02 si stima ancora 500 metri di cavo da stendere
ore 11.10 escono di grotta Dondana e i due croati
ore 11.30 Il telefono è arrivato al pozzo armato su anello e naturale dopo BoDerek
ore 11.55 ingresso I sq. GLD Bisogni, Alterisio, Dessi, Della Valle (21 ore)
ore 12.10 ingresso II sq. GLD Mangiano, Panuzzo, Donini (20.50 ore ), Mediani (21.50 ore)
ore 12.15 ingresso III sq. GLD Donello, Aki, Cappellaro (20.45 ore), ACT (22 ore)
ore 12.22 Salvatico e Giovine sono al fiume
ore 12.33 I e II sq. GLD al passaggio segreto III SQ. GLD al fiton
ore 12.43 il telefono ha raggiunto Pietra di cilum
ore 12.50 arrivo del telefono sul ferito
ore 12,55 il medico Giovannozzi chiama e riferisce sulle condizioni ferito, I sq. GLD alla Baby Besson
ore 13.08 Giovine ai Piedi umidi
ore 13.16 Belli richiede materiale per rifare armi di progressione, minimo 100 metri di traversi da stendere
ore 13.27 II sq. telefoni inizia uscita
ore 13.37 I sq. GLD alla Confluenza
ore 14.19 II sq. GLD quasi alla Confluenza, il medico richiede agocannule misura 14-16-18 nel numero di 5 per misura
ore 14.35 ingresso Audisio (30.25 ore), Latella, Faggion (30 ore)
ore 14.40 ingresso barella con Foglino, Falco (23.30 ore)
ore 14.56 I sq. GLD ai Piedi Umidi
ore 15.00 I sq. GLD fine Piedi Umidi ha raggiunto la sq. di Badino che sta riarmando la progressione, ma ha finito la batteria
ore 15.31 Alterisio comunica di aver lasciato una batteria GLD alla Confluenza
ore 16.01 III sq. GLD alla Confluenza
ore 16.23 Giovine arriva sul ferito
ore 16.25 I sq. GLD al BoDerek
ore 16.30 arrivo elicottero 118 con medicinali
ore 16.49 la barella è al telefono fisso sull'acqua
ore 17.13 Giovannozzi e Giovine stanno lavorando sulla sistemazione caviglia ferito
ore 17.23 Audisio comunica che stanno completando gli armi di progressione iniziati dalla sq. di Badino
ore 17.31 I sq. GLD quasi sul ferito
ore 17.53 ingresso Mazzarello, Chiri, Elia (26.30 ore)
ore 18.50 Cuccu concorda con le sq. GLD il sistema di lavoro, autorizza inizio lavori e riaggiornamento situazione tra 5 ore
ore 19.10 il medico richiede ferule per il ferito
ore 19.30 II sq. GLD comunica inizio sparo prima volata
ore 19.50 Audisio chiede notizie sull'arrivo barella, I sq. GLD chiede autorizzazione per volata 2 manzogel
ore 20.00 barella raggiunge la squadra di Audisio
ore 20.06 Giovannozzi sta uscendo con la sua squadra, appena incrociato Audisio
ore 20.06 ingresso Girodo, Sciandra (24.30 ore) portano cibo e 50 attacchi (30 per armo sq. Badino, 20 per la barella) ferule per ferito
ore 20.18 non si riesce a comunicare con la III sq. GLD
ore 20.25 II sq. GLD chiede autorizzazione a sparare
ore 20.29 In arrivo alla Capanna Fabec da Trieste, disostruttore sardo e Marche
ore 20.30 ripristinato contatto telefonico con III sq. GLD
ore 20.39 II sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo
ore 20.57 I sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo, non si riesce a comunicare con il ferito, probabile tranciamento del cavo da parte della I sq. GLD
ore 20.59 Girodo è arrivato al telefono fisso
ore 21.02 alpini pariono dal Don Barbera per trasporto materiali
ore 21.03 III sq. GLD ha problemi dell'esploditore che non funziona
ore 22.33 II sq. GLD hanno sorpassato la III sq. verso valle, hanno finito la batteria
ore 22.41 III sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo
ore 22.58 III sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo di 5 manzogel
ore 23.02 I sq. e III sq. GLD si ricongiungono
ore 23.30 ingresso Diani, Dogali, Ruggiero, Barbero, Remoto (24 ore) portano esploditore, 2 corde da 20 mt, cibo, 2 batterie, bottiglie di acqua vuote, 30 fix, 1 punta trapano, biscotti per ferito e medico
ore 23.52 II sq. GLD richiede autorizzazione allo sparo
venerdì 10 agosto
ore 00.20 I sq. GLD si ferma sotto il P14 per finire di allargare un meandro
ore 00.35 arrivano al Colle 11 lombardi, il Resp. Naz. Camerini e Calzolari
ore 01.09 inizio imbarellamento ferito, mentre si deve finire attrezzamento meandro
ore 01.15 I sq. GLD richiede autorizzazione allo sparo
ore 01.22 II e III sq. GLD hanno allargato meandro a valle del ferito, stanno bonificando dai massi
ore 02.40 inizio trasporto barella
ore 02.59 barella ha fatto pozzetto in discesa
ore 03.00 ingresso IV sq. GLD Franz, Serri, Cerioni, Forconi (17.45 ore)
ore 03.40 barella in passaggio stretto, trasporto lento ma ci passa
ore 04.03 I sq. GLD ferma ad aspettare autorizzazione per uscire
ore 04.05 ingresso Ferraro, Bonetti, Giacosa, Paradisi (25 ore) portano 2 corde da 40 e due batterie
ore 04.21 IV sq. GLD arrivata al telefono fisso, viene data disposizione alle altre squadre GLD di uscire
ore 05.15 IV sq. GLD ha incontrato le altre squadre, appena dopo la Confluenza, si sistemano i materiali e continua verso la barella
ore 05.28 Camerini comunica di restare a riposare al Don Barbera, Olivetti richiede rinforzi di volontari sulla barella
ore 06.15 ingresso De Astis, Giraudo (ore 22.30) portano materiale vario di armo
ore 07.04 IV sq. GLD sopra i Piedi Umidi
ore 08.20 IV sq. GLD su testa barella per finire di allargare un passaggio
ore 08.21 Follino e Falco partono dal fondo per uscire
ore 08.45 ingresso Cattaneo (29.15 ore), Camati, Casari, Tomasi, Vandone, Foti (26 ore) portano sacchi attrezzisti, trapano, 2 batterie, cibo, carburo
ore 09.15 IV sq. GLD chiedono a Cucco indicazioni specifiche sull'uso dei detonatori
ore 09.26 IV sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo
ore 09.51 Chiri e Giovine sono nella tendina con il ferito, comunicano di aver percorso circa 100 metri
ore 10.10 I sq. Lombardia al telefono fisso appena dopo il Solai
ore 11.14 ingresso dal Sasso, Rognoni M., Rognoni F. (24 ore), Campestre (23.30 ore), Gaiti (26 ore), Inglese (26.45 ore) portano sacco attrezzisti, batteria, sacco viveri, carburo
ore 10.28 IV sq. GLD richiede autorizzazione allo sparo
ore 12.50 arriva in elicottero Paolo Grotto medico veneto con Della Rocca
ore 13.00 II sq. Lombardia al telefono fisso
ore 13.15 ingresso Cicchellero (23 ore), Antonioli, Luzzana (24 ore), Sassi, Bonacina (21.30 ore), Bernasconi, Lancia (24.45 ore)
ore 13.20 ingresso Lovera, Gobetti (4 ore)
ore 13.45 IV sq. GLD comunica che la disostruzione è terminata, ma rimarrà sulla barella per sicurezza, onde evitare che qualche passaggio risulti ancora non transitabile
ore 13.50 ingresso Fantinella (26.40 ore), Grotto, Della Rocca (28.15 ore), Milanese (21 ore)
ore 14.37 IV sq. GLD chiede autorizzazione allo sparo per liberare il percorso da un'asperità
ore 15.15 Milanese e i due sanitari sono zona Solai
ore 15.30 III sq. Lombardia al Solai
ore 15.35 partono dalla barella per uscire Faggion, Olivetti, Girodo, Elia, Sciandra
ore 16.30 II sq. Lombardia sulla barella, recupera materiali d'armo e va ad armare a valle della barella
ore 16.35 dall'interno richiedono batteria trapano, carburo e cibo
ore 17.20 Grotto e Della Rocca sul ferito
ore 17.45 dalla barella comunicano che partiranno tra 30 minuti
ore 18.15 ingresso Pozzo, Pastori, Bertola (22 ore) portano una batteria, sacco cibo, 2 corde da 40 m ore 18.25 dalla barella comunicano che partiranno tra 15 minuti
ore 18.40 i sanitari comunicano in esterno le condizioni del ferito, parametri regolari e reagisce bene ai farmaci
ore 18.50 inizio trasporto barella
ore 19.35 ingresso Facheris, Carasi (20.45 ore) portano sacco cibo e batterie per telefono
ore 20.55 Carasi al telefono fisso
ore 22.40 la barella ha passato la strettoia caratterizzata da un cunicolo basso, si fermerà nella tendina
ore 23.11 barella ferma per circa 30 minuti per cure mediche
ore 23.11 condizioni ferito e cure mediche ok
ore 23.58 il Capo Squadra comunica di non necessitare di materiali d'armo ulteriori
sabato 11 agosto
ore 00.43 inizio trasporto barella
ore 01.10 ingresso squadra Friuli Venezia Giulia Faidutti, Crevatin, Ciarabellini, Scabar, Zufferli, Concina, Perco, Boschin, Cattonar, Grio (26 ore)
ore 02.28 la barella ha passato meandro con cristalli
ore 02.40 dalla barella comunicano che il trasporto continua
ore 04.26 barella oltre il Boderek, ferito in buone condizioni, stanno facendo rifacimento dello stoccaggio per mal funzionamento ferule a depressione
ore 05.20 squadra Friuli sul ferito
ore 05.26 barella sopra i Piedi Umidi pensano di fermarsi 2 ore per condizionamento ferito
ore 06.00 ingresso Saccardo, Negroni, Trainotti, Stenico, Turus, Bombardelli (22 ore) portano cibo e carburo
ore 06.12 Facheris comunica che ci vorrebbero 5-6 disostrex per allargare uscita Piedi Umidi
ore 06.30 Facheris è alla Confluenza e comunica con esterno per allargare una buca da lettera e un altro passaggio
ore 06.49 Milanese mette telefono fisso alla Confluenza e toglie l'altro
ore 07.30 Rognoni e altri 12 lombardì sono alla Confluenza sulla via dell'uscita
ore 07.53 il medico comunica che il ferito deve strare fermo a dormire almeno sino alle 9
ore 08.45 ingresso sq. GLD Dondana, Marchioro, Pellerano portano 3 batterie
ore 09.20 il medico comunica che è in attesa che si finisca l'armo per dare il via alla barella
ore 09.40 ingresso Lasagni, Meggiorini, Ruggirei, Casotto, Benedetti, Coppello, Trevi (sanitario) portano 6 mute, carburo, pile, cibo (25 ore)
ore 10.04 Dondana alla Confluenza
ore 10.30 sq. GLD Dondana inizia lavoro disostruzione
ore 10.51 inizio trasporto barella
ore 11.00 Dondana chiede autorizzazione II volata
ore 11.10 ingresso GLD Alterisio, Dessi, Panuzzo, Mansano, Cappellaro, Fabec, Della Valle, Serri, Scala, Facherio (6.30 ore) per allargare zona passaggio segreto
ore 11.40 ingresso Camerini (medico 19 ore), Santi, Baldo (20.30 ore), Croato per parlare con Igor
ore 11.45 sq. GLD Dondana ha finito disostruzione zona Piedi Umidi, si sposta alla successiva
ore 12.00 sq. GLD Dondana chiede autorizzazione allo sparo
ore 12.10 sq. GLD al passaggio segreto chiede altro trapano e 2 batterie
ore 12.00 ingresso Godetti, Filonzi, Marovino (2.30 ore) rientrano per armo II fitton, e portare trapano al GLD al passaggio segreto
ore 12.25 sq. GLD passaggio segreto chiede autorizzazione allo sparo
ore 12.33 sq. GLD Dondana comunica che il lavoro ai Piedi Umidi stà procedendo bene
ore 12.50 dalla barella comunicano che sono arrivati i 6 veneti con le mute
ore 12.51 sq. GLD Dondana ha terminato il lavoro ai Piedi Umidi
ore 13.30 GLD chiede solo materiali d'armo per il passaggio segreto
ore 13.50 ingresso Bileddo, Tezan, Gigante (25 ore), Sigal (26.15 ore) portano 2 corde da 60 m, 1 da 80 m, 10 attacchi, cordini vari, per armo passaggio segreto
ore 14.04 dalla Nimbus Luca Mercalli ci dice che domani il tempo sarà stabile come oggi, cambiamenti solo a partire da lunedì
ore 14.34 Crevatin attuale Capo Squadra comunica che il trasporto barella procede bene
ore 14.35 ingresso Andreino di Verona (1.30 ore) rientra per portare 2 batterie al passaggio segreto
ore 15.43 Camerini sul ferito, le condizioni sono buone e il trasporto continua
ore 16.30 ingresso Federti, De Vivo, Nicolini, Zambaldi, Cherotti, Sighel, Trezan, Fambri (16 ore), Bileddo portano cibo, materiale medico, succhi di frutta, 5 mute
ore 16.45 sei disostruttori hanno finito il lavoro al Passaggio Segreto, partono per uscire
ore 17.10 contatto con la barella, tutto ok
ore 17.18 barella nei pressi del P11, richiedono una batteria per trapano e materiali d'armo
ore 18.07 ingresso Andreotti, Santalmasi (20 ore), portano coperta riscaldata, 30 fix, batterie
ore 18.11 squadra Bileddo alla Confluenza
ore 18.18 fine attrezzamento passaggio segreto
ore 19.25 barella sopra al P11, Camerini attende sotto con tendina pronta
ore 19.35 la piovra funziona bene, il P11 è quasi armato, Camerini attende la barella
ore 20.38 ferito in tendina da circa 20 minuti dormirà per un'ora, tutti i triestini in uscita
ore 20.40 ingresso Bruno (medico), Del Regno, Pazzini, Baroni (17 ore)
ore 22.00 preparato il ferito tra 20 minuti si parte con il trasporto
ore 22.30 partenza trasporto barella, ferito in buone condizioni
ore 22.42 ingresso Cicconetti, Milanese, Lovera, Romeo, Bettini, Panichi, Rossi, Montomoli (15 ore) ore 22.56 Bruno e la sua squadra alla Confluenza
ore 23.00 ingresso Guidotti, Nassini, Argentieri, Marianelli, Cuccurullo, Bertelli, Celli, Broglio, Seghezzi (14.30 ore)
ore 23.15 barella ferma per sistemare la spalla al ferito
domenica 12 agosto
ore 00.01 riprende il trasporto barella
ore 00.31 squadra Cicconetti appena prima dell'acqua
ore 00.44 il medico Bruno sulla barella, sono alla Confluenza
ore 01.09 barella ferma ma dovrebbe muoversi in fretta
ore 01.11 collegamento telefonico tra il medico esterno Galli e Bruno sul ferito
ore 01.40 barella sullo scivolo sopra l'acqua
ore 01.55 ingresso Pizzorni, Denegri, Repetto, Bazzano, Iacopozzi, Maggiali, Maifredi, Ruggero (12 ore)
ore 02.05 Cicconetti ha terminato armo scivoli di uscita dall'acqua
ore 02.14 il recupero barella procede veloce
ore 02.25 squadra armo richiede un trapano
ore 02.40 ingresso Belli, Sciandra, Marovino, Filonzi, Cecere, Elia (11 ore)
ore 02.47 barella sulla teleferica tra la Confluenza e il fiume, ora attendono 100 metri di trasporto facili nell'acqua
ore 02.59 barella nel fiume, alcuni hanno la muta per facilitare il trasporto
ore 03.28 la barella lascia il fiume e affronta la prima salita su corda
ore 03.34 barella in zona Solai raggiunta dalla squadra Liguria
ore 03.54 barella passato saltino da 6 metri
ore 04.12 sette Emiliani arrivano alla Capanna Saracco Volante
ore 05.00 ingresso Olivucci, Grillandi, Silvestroni, Belloni, Brozzi, Sandri, Fiorini (9 ore)
ore 05.15 barella recupero in contrappeso sala Baby Bessone
ore 05.45 prova telefono da barella tutto ok
ore 05.47 barella a Bella Donna
ore 06.00 barella comunica situazione ferito buone
ore 06.20 barella a 50 metri dalla sala Bessone
ore 07.00 ingresso Badino, Faggion, Latella, Girando (7 ore) per armare alcuni saltini in discesa, Galli, Benes (medico e infermiere 7 ore)
ore 08.00 ingresso Ferraro, Massa, Traversone, De Astis, Audisio, Mondana, Alterisio, Sonetti, Giocosa, Salvatico, Remoto (6 ore)
ore 08.09 barella ai frizzi e lazzi
ore 08.15 Galli e Benes sulla barella
ore 08.17 ingresso Bindinelli, Olivetti (5.45 ore)
ore 08.28 barella al filon di sala Besson
ore 08.47 barella prima del passaggio taglia balle
ore 09.10 ingresso Luzzana, Carasi, Bonacina, Facheris, Mangano, Gaiti, Pozzo, Sassi, Panuzzo (4.30 ore)
ore 09.20 Bileddo richiede trapano e batterie per armare teleferica uscita
ore 10.00 barella oltre il passaggio taglia balle evitato con recupero laterale
ore 10.30 barella sta percorrendo il passaggio segreto
ore 10.46 arrivano in Capanna Saracco Volante Dario Bruno e Pino Giostra per organizzare rotazioni elicottero Air Green
ore 11.00 barella passato passaggio segreto
ore 12.14 barella al fiton, stima di 50 minuti all'uscita
ore 12.15 Bozzolan stende linea telefonica supplementare per parlare con la barella che sta per uscire ore 12.23 si ammassano i materiali usciti di grotta per trasporto con elicottero al Colle dei Signori
ore 13.20 barella uscita, consulto medico tra medici 118 e medici CNSAS
ore 13.45 parte barella in elicottero con destinazione Torino ospedale CTO
ore 14.00 continua rotazione elicottero per trasporto materiali
ore 14.15 nebbia su tutta la zona intervento, l'elicottero Air Green deve ritornare a valle
E...due! L'incidente alla Beluga.
Beppe Giovine
L'estate del 2007 la ricorderò per un bel pezzo. Da tempo mio figlio Alessandro mi chiedeva di essere accompagnato in capanna perché desideroso di compiere i primi veri passi verso le grotte. Così sono riuscito a ritagliare un periodo di ferie per esaudire il suo desiderio. L'inizio delle mie ferie lo conosciamo già. Io, come molti altri, sono riuscito a rientrare a casa il 12 di agosto ed il giorno successivo, dopo aver fatto visita ad Igor ricoverato al CTO, risalivo alla capanna in compagnia del Gabutti, insieme ad Ale ed alle due inseparabili cagnette di Alberto. Abbiamo trascorso giornate intense di battute, scavi e una serata magnifica in compagnia degli amici liguri, ritornando alla capanna in piena notte.
Venerdì 17 agosto sono entrato in Piaggia Bella con Ale ed un gruppo di Belgi, che accompagnava altri due ragazzi, ed insieme abbiamo raggiunto la Sala Bianca, il passaggio segreto, Sala Besson insomma un bel giro per ragazzi, rispettosi dell'appuntamento col Gabutti, che desiderava rientrare a casa in serata. Così, raccolti i nostri zaini, verso le tre del pomeriggio eravamo pronti ad incamminarci verso il Colle dei Signori, dove avevamo posteggiato l'auto. Poco dopo, al telefono della capanna, riconoscevo la voce amica di Max Ingranata. In tutti i modi ha cercato di farci credere che uno speleo francese si trovava in difficoltà in una grotta sotto la Scarasson. Non gli credevo, anzi non gli abbiamo creduto, rispondendogli così in tono del tutto scherzoso. Forse non ci credeva neppure lui! Ha dovuto cambiare tono per rendersi credibile!
Resomi finalmente conto che non si trattava di uno scherzo, ho raccolto le mie cose e ho raggiunto il rifugio al colle volando sul sentiero. Al telefono del colle, con non poche difficoltà, sono riuscito ad ottenere altre informazioni necessarie a farmi capire di cosa si trattasse. Mi preoccupava il fatto che i magazzini fossero ancora sottosopra per il recente intervento, terminato meno di cinque giorni prima; molta gente era già scesa dal campo e partita per le vacanze. I materiali medici ufficiali, dissolti nel nulla. Fortuna vuole che sono sempre esagerato nel portarmi appresso materiali, quindi avevo le mie personali scorte sia di farmaci che altre cose dimostratesi essere oltremodo utili.
Dopo avere sistemato il figliolo al rifugio Don Barbera, a guardia anche delle cagnette del Lucido, lo salutavo con un arrivederci a presto, lasciandolo un po' attonito, ma tant'è abituato a queste mie dipartite! Ahimè le notizie ricevute dalla centrale operativa, dove era presente nientepopodimeno che lui…. Il grande…. l'unico…. Giorgetto Baldracco, non erano confortanti.
Nel sentire la sua voce quasi mi sono emozionato, ma soprattutto perché mi ha fatto rivivere l'antitesi di ciò che mi stava accadendo. Nel 1982, fresco di corso, venivo raggiunto una notte d'agosto, o forse settembre, al rifugio Morgantini da Paolo Oliaro, perché Jo Lamboglia si era fratturato una gamba a 500 metri di profondità nell'abisso Joel. Io che
potevo fare? Ho accompagnato il gruppo italiano di recupero dove era presente un altro mito di quel tempo: Giuliano Villa. Osservai con ammirazione i suoi gesti, le sue decisioni, il modo in cui accompagno il ferito sino all'ultimo pozzo, ma questa è un'altra storia che credo sia stata anche già raccontata. Sta di fatto che mi sono ritrovato nuovamente a soccorrere un allievo di Jo Lamboglia, che come lui si è rotto una gamba, in una zona molto prossima a quella di 25 anni prima, sotto la guida di Giorgetto. Ebbene mi sono detto che certe coincidenze devono fare riflettere, e forse dovrei considerarla come il segno di una chiusura felice di molti anni trascorsi nel dedicarmi a quest'attività, sacrificando giorni e giorni ai miei figli e mia moglie che non mi ha mai ostacolato, sapendo quanto fosse per me importante un impegno come questo.
Il ragazzo ferito si chiama Adrian, 25 anni, corsista del gruppo di Jo. Ho incontrato la moglie di Jo al colle dello Scarasson in serata, mentre cercavo di raggiungere la grotta con il Gabutti ravanando per le valli vicine, la quale mi rassicurò sulle condizioni del ragazzo. Sicuramente aveva una frattura di gamba, ma stava abbastanza bene ed era ritenuto speleologo in erba, ma molto valido. Detto da lei fu per me una garanzia, così il fatto che fosse con lui Jo. Era stato condizionato al meglio ed attendevano fiduciosi i soccorsi. In quel mentre venivo raggiunto da alcuni soccorritori francesi, mentre i nostri erano anche loro arrivati nei pressi del rifugio CMS con i materiali necessari al recupero.
I francesi mi accompagnarono all'ingresso della grotta attraversando tutta la valle carsica oramai al buio. Facce amiche Ubertino (mah!) ed altri erano già presenti all'ingresso dove sono riuscito a recuperare altri materiali medici giunti con uno zainetto del 118. Ci trovavamo all'ingresso della grotta Beluga, ed il ferito a -220, in zona esplorativa. Bella grotta! Ma quando mi sono trovato a percorrere una condotta del diametro di 60 cm credo, e lunga una quindicina di metri, che si apriva su un pozzo dove per entrarvici bisognava attaccarsi ad un armo sulla testa e buttarsi in capriola, ho cominciato a capire che si trattava di un bel merdone. Altri bei passaggi successivi, nello strettino, consolidarono il parere. Se fosse stato necessario demolire i passaggi, saremmo usciti due settimane dopo.
Mentre scendevo mi sono accorto che c'era qualcos'altro di diverso da tanti altri recuperi: non avevo Giovanni affianco a me! Ebbene sì, da che ho iniziato a tirar fuori gente dalle grotte, mi sono sempre trovato lui affianco, o quasi. Una intesa particolare, una sua attenzione, come per volermi proteggere? Non lo so, ma sicuramente mi ha fatto sempre molto piacere. Questa volta è arrivato dopo e comunque non è mancata l'occasione per accordarci su alcune cose. Bel gruppo di persone, come sempre, ma questa volta bene amalgamato nonostante fosse variegato: piemontesi, francesi, liguri. All'inizio non sembrava molto chiaro chi dovesse guidare la squadra, ma in poco tempo il Belli è riuscito a farsi capire, sparando culi a tutti i presenti, compresi i gendarmi francesi che gli hanno poi fatto i complimenti, ricordando in lui il loro sergente bastardo che li aveva addestrati. Gli faccio i complimenti anch'io.
A pag. 58 una gamba rotta, a pag. 59 il passaggio Chou-chou,
a pag. 60 in compagnia del medico (foto A. Maifredi)
Il ferito era un toro scatenato. Ci siamo capiti quasi subito; all'inizio, come sempre, bisogna che il medico si renda credibile e nel mio caso non è sempre così scontato! come altre volte eravamo in un posto veramente di
merda, abbarbicati su un improbabile terrazzo a metà di un pozzone che si apriva sotto i nostri piedi. Ho dovuto somministrargli dei buoni antidolorifici, chiedergli un piccolo aiuto nell'allineare quella cacchio di gamba deviata di 30° verso l'esterno subito al di sotto del ginocchio. Belli è stato utile anche come modello per confezionare il gesso, che successivamente ho utilizzato per Adrian, ma il fatto di avere preso il modello della gamba di Paolo è senz'altro stato l'atto decisivo! Non avrei potuto fare di meglio! A quel punto ho discusso brevemente con il ferito sulle modalità di trasporto. Non potendo immaginare di portarlo fuori in barella, gli ho fatto capire che sarebbe uscito fuori accompagnato a me, ma sul suo imbrago, reggendosi l'arto. Quindi attrezzato il gesso con delle più o meno comode maniglie siamo partiti per la risalita. Il resto si può immaginare. Dopo averlo rifocillato e... caricato, l'ho accompagnato per tutta la risalita governandogli l'arto fratturato come fosse una bottiglia di vino pregiato (chiedo scusa del paragone). Qualche altro analgesico e alle 7:00 del mattino eravamo fuori!
E due! Abbiamo potuto gridare: anche questo recupero è finito bene. All'uscita, come sempre, grande festa; ho trovato il Buccelli e Giovanni Bassi pronti a sostituirmi. Non sapevo che fossero fuori e mi ha fatto molto piacere vederli. Adrian sembrava ingessato non solo alla gamba, ma a tutto il corpo. Si guardava intorno frastornato, ma era fuori sano e salvo. Ho avuto modo di sapere da Jo, incontrato al convegno di novembre in Garfagnana, che sta bene e ringrazia. Spero d'incontrarlo sul Marguareis per salutarlo di persona. Almeno il ritorno al Don Barbera (ma si chiama ancora così?) è stato facilitato da un più o meno comodo trasporto in elicottero. Lì ho ritrovato Ale e le due cagnette e, dopo questa piccola parentesi, abbiamo ripreso lo svolgersi degli eventi da dove li avevamo lasciati quasi ventiquattr'ore prima; come se niente fosse successo... Grazie Visconte!
Trichechi: la piena vista da dentro
Alberto Gabutti
In lontananza stillicidio intenso. Siamo in esplorazione. Marcolino sta armando il pozzo, Donda lo assiste alla partenza, il Gabutti pensa: "chi lo avrebbe mai detto, sei arrivato al fondo dei Trichechi, sei pure riuscito a passare la mitica strettoia e ora, forse, ti fiondi in PB".
In lontananza un treno. Un rumore intenso tutto di un botto. Non più stillicidio ma cascata. È chiaro: ci siamo beccati la piena! Meno male che siamo al riparo e il pozzo sembra abbastanza asciutto. Ci consultiamo velocemente e non sembriamo preoccupati, tanto noi usciremo da PB e si sa, da PB si esce sempre.
Giù in fondo al P50 per cercare la via verso PB che deve essere assolutamente ovvia visto che i Reseaux sono lì a due passi. Ambiente enorme, sontuoso. Numerose cascatelle e un
rombo d'acqua continuo. Vaghiamo sul fondo, si scende un po', si passa sotto una cascata. Ci bagniamo, ma tanto poi non passeremo più da qui.
Tempo ne abbiamo, anzi tutto sommato meglio metterci un po' di più e lasciare che la piena passi, perché anche i Reseaux con tanta acqua non sono simpatici. Visto che faremo la giunzione e il tempo non manca, facciamo le cose per bene: rilievo esplorativo. Ritorniamo alla base del pozzo e procediamo con il rilievo, la solita cascata ci benedice.
Di nuovo sui nostri passi e il rumore d'acqua non diminuisce, le cascatelle si moltiplicano e dire di essere asciutti è veramente ottimismo. Gira, guarda, infilati, ritorna. Eppure non può farci sto scherzo: PB è lì. Urliamo, chiamiamo Ube, Cinzia e Giampi che ci aspettano ai Reseaux. E sì perché come ogni giunzione annunciata le squadre sono due, una dai Trichechi e una da PB. così poi ci daremo la mano e usciremo insieme verso la capanna.
Le mani rimangono libere, nei guanti zuppi. Donda e Marcolino provano ancora ad infilarsi in posti improponibili per l'acqua. Il Gabutti comincia a pensare: tra un po' arriva il controllore del treno e ti chiede il biglietto.
Ma il treno continua ad andare. Il rumore è oramai parte del paesaggio, non sembra diminuire, o forse l'abitudine lo fa sembrare sempre uguale. Ci guardiamo come i condannati, è chiaro abbiamo cannato. Partiti ottimisti e leggeri con pochi viveri e materiali di conforto ora siamo nella peggiore delle situazioni. Dobbiamo aspettare chissà quanto e poi uscire dai Trichechi, un quasi -600 con un panino in tre, niente fornelletto, un ponchino, una boccia (quella cosa calda che fa luce) e 2 leds dalla luce fredda.
Si risale lentamente, tanto il tempo continua a dettarlo il rumore dell'acqua. Di strada ne facciamo ma è chiaro che prima o poi ci dovremo fermare ed aspettare. Lo facciamo alla base dei pozzi dopo le Paco Ignazio. Una sostina di 17 ore ... per mangiare un panino!
Nei momenti di emergenza, si sa, l'anello debole della catena è quello più a rischio. Non ne parliamo, ma i miei due soci capiscono. Boccia e Poncho mi vengono praticamente assegnati, non solo perché miei. Solo brevi intervalli fuori dal ponchino per dare un po' di conforto agli altri. La mia salvezza. Senza il calore del carburo sotto la mantella, ne sono sicuro, sarebbe stata una storia diversa.
Ogni tanto la domanda: "ma secondo voi è diminuita?" E chi lo sa, è una decina di ore che sentiamo rumore d'acqua. Come fai a dire "prima" quando sei seduto da ore in un dormiveglia umido e freddo. Rischiare vuol dire potersi trovare a fare un cambio sotto cascata o peggio risalire su una corda lesionata. Non rischiare vuol dire patire il freddo, tremare e continuare a sognare di essere fuori.
E già, perché chissà fuori che cosa starà succedendo. Facciamo due conti, abbiamo persino l'orologio preso in via eccezionale per arrivare in orario all'appuntamento con la giunzione. Per mezzanotte o l'una vedrai che se la via di discesa è libera, qualcuno viene a trovarci.
Dopo 17 ore, sicuri di aver digerito il panino, decidiamo che ne abbiamo a basta. Iniziamo a pensare di tentare l'uscita, quando rumori diversi dalla solita acqua ci fanno sognare. Benedette mani che portano cibo, pentolino e fornello! Patella e Aziz santi subito! Mecu e Ico santi poco dopo. Per tutti gli altri pratiche di beatiticazione a nostro carico!
Usciti, ospedalizzati e dimessi. Come si suol dire: "tutto è bene ciò che finisce bene", però sicuramente un po' meno spavalderia ed un orecchio più attento a Mercalli avrebbero limitato possibili complicazioni Ma voi ve la immaginate la faccia del Bigliettaio che osserva tre poveri fessi che si fiondano a -600 convinti di fare una giunzione "facile" e poi rimangono sulla pensilina per 17 ore ad aspettare che il treno torni indietro?
Il lato buono degli incidenti
Giovanni Badino
Nel mondo speleologico gli incidenti hanno il ruolo che le malattie ricoprono nella crescita di un individuo: se si riescono a superare, metabolizzare, hanno un effetto benefico, di crescita.
Voglio citare gli incidenti di Roncobello (Grotte 31, 1966), della Guglielmo e di Su Anzu (entrambi su Grotte 27, 1965), che hanno portato alla formazione del Soccorso Speleologico.
E ricordare quelli al Cappa (Grotte 60, 1976) e al Veliko (Grotte 102, 1990), che hanno cambiato in modo radicale (ma ancora incompiuto, si noti) le tecniche del soccorso in grotta. E quelli di Vermicino, Taramburla, Alburni, Pozzo della Neve e Vermicano che nei primi anni '80 indussero la ristrutturazione dell'organizzazione di soccorso.
Accade allo stesso modo con le malattie gravi. Chi ne esce impara a vedere il quotidiano da una prospettiva completamente diversa, ma a quel punto scopre che è difficile comunicarla, spesso tutto si riduce a un "l'importante è la salute" detto a persone che pensano a quale telefonino comprarsi. Sei giovane e risanato e ti trovi a sentire dalla tua bocca frasi che ti saresti aspettato da tuo nonno, e ammutolisci. Sono esperienze interne, augurabili a ciascuno. Sempre che se ne esca.
Allo stesso modo gli incidenti in grotta. Sono assai rari, e questo ha il lato luminoso del fatto che non ci si fa male e non si recuperano feriti, ma ha anche un lato oscuro, perché si diventa approssimativi sia nella progressione che nelle tecniche di soccorso e autosoccorso. Da questo deriva che quando (non "se"...) il colpo arriverà, farà molto più male.
La rarità degli incidenti fa sì che le precauzioni accumulate negli anni di esperienza, i protocolli di comportamento, le esercitazioni di soccorso e autosoccorso diventino sempre più delle perdite di tempo, delle precauzioni da vecchi rincoglioniti. Abbiamo spesso sostenuto che il problema vero del Soccorso era che gli incidenti erano troppo rari... Perché l'esperienza delle malattie, appunto, non è comunicabile, e così quella degli incidenti. Bisogna viverli.
La durata media dell'attività di uno speleologo è intorno ai cinque anni. Una parte sostanziale di noi, quindi, inizia e finisce l'attività - anche di Soccorso - senza mai aver avuto esperienza di incidenti significativi.
Decenni fa la speleologia era questione di giovanissimi: poca esperienza, pochissime grotte, pochi anni d'attività. L'esposizione al rischio era quindi irrisoria in termini di ore all'anno (leggetevi il libro "L'Abisso", di F. Sauro, assolutamente illuminante), ma nel raro caso d'incidenti, gli esiti erano fatali anche in condizioni che adesso ci fanno sorridere.
Poi la speleologia è diventata attività di lungo corso, abbiamo maturato precauzioni e modi di comportarsi e tecniche e attrezzi, frutto di guai e di tragedie, facendo sì che la progressione divenisse immensamente più sicura di un tempo. Siamo così arrivati a permettere a uomini soli di realizzare in poche ore, e in sicurezza, discese che un tempo ponevano a repentaglio la vita di molte persone
per molti giorni.
Il guaio è che è facile spiegare le tecniche e le precauzioni, ma è molto difficile comunicare le emozioni che ne sono all'origine. Spesso i neofiti le apprendono non come "i fondamentali dell'andare in grotta", ma come regole di un gioco che può essere alleggerito e adrenalinizzato infrangendole.
Mi viene in mente un parallelo con le opere di contenimento dei fiumi. Se le fai piccole, subisci di continuo piccole alluvioni che ti suggeriscono comportamenti rispettosi e quindi finiscono per provocare pochi danni. Se le fai vaste, ti illudi di aver ridotto a zero il rischio dell'alluvione, dimentichi che c'è il fiume, e finisci per accumulare cose preziose nelle zone ridosso delle opere sino a che l'acqua le supera e fa danni mostruosi.
La speleologia si è andata un po' evolvendo in questa maniera.
Le tecniche e le precauzioni hanno grandemente ridotto le probabilità dei piccoli incidenti, degli avvisi, e quindi quando si riesce ad accumulare una serie di circostanze avverse, il colpo che arriva è spaventoso. L'equivalente della malattia incurabile. L'esito è infausto.
Dal punto di vista umano ci si può dolere delle conseguenze sulle vittime, ma dal punto di vista speleologico ci si deve dolere anche del fatto che questi colpi tremendi hanno lo spaventoso difetto di svegliare di colpo i neofiti che a quel punto, in genere, non hanno la forza di metabolizzarli. E smettono di fare attività.
L'archetipo di questo tipo di incidenti è stata la tragedia della Chiusetta, (Grotte 104, 1990, e "Fondo di Piaggia Bella"), arrivato a conclusione di una serie di azioni arrischiate che però ci erano andate bene (ad esempio: "Un disarmo bestiale", Grotte 101, 1989).
Ignorare i colpi di avvertimento non è una gran politica: quella volta ci abbiamo lasciato nove compagni, tanti speleologi hanno smesso e i gruppi di Torino e Imperia si sono immersi in un crepuscolo che dura tuttora. Ma, in precedenza, anche l'incidente mortale ad un allievo del corso di Torino al Corchia (Grotte 93, 1987), raffreddò per molti l'attrattività del mondo sotterraneo e richiese un grande sforzo per essere metabolizzato, tutti insieme. La caduta delle valanghe alla Chiusetta interruppe tutto quanto, chiudendo, mi pare, tutto un ciclo di esplorazioni e un tipo di interazione col mondo sotterraneo.
È comprensibile che lasciamo una disciplina perché constatiamo direttamente che vi è annidata la nostra possibile dissoluzione. Si arriva all'abbandono perché ci si credeva immortali, si rideva dei rischi corsi, si azzardava da incoscienti, senza rendersi conto di quanto poco può bastare a trasformare in un incubo senza fine quel che era iniziato come un normale fine settimana di grotta.
Il guaio è che smettendo, si portano via le memorie degli errori, delle precauzioni imparate, delle infinite volte in cui una serie di eventi che avrebbe potuto portare a tragedie è stata interrotta.
È invece assolutamente necessario ricordare queste cose, riandare alle tragedie e ai guai, per poter praticare con ragionevole sicurezza una disciplina che ha al suo interno dei rischi non eliminabili.
Dobbiamo ricordare.
La lezione della Chiusetta fu quasi incomprensibile, terminale. Col tempo si ricominciò, con gente un po' diversa e con modi forse più rilassati.
Per questo, vedendo un allentamento nelle precauzioni, scrissi dei pezzi sul modo di muoversi in squadra (Grotte 116, 1994), (Grotte 117, 1995) in un periodo in cui pareva che, con l'uscita di molti esperti, si fossero perse delle conoscenze essenziali. E sempre per questo scrissi "Dieci anni dopo" (Grotte 123, 1997), a ricordare la tragedia di Antonio Serra - per inciso, quest'anno avevo deciso di scrivere "Vent'anni dopo", a ricordare lo stesso episodio, sempre per lo stesso motivo: questo scritto lo sostituisce -.
Invece il gruppo subì ancora un colpo tremendo un paio d'anni dopo quegli scritti, quando Davide Salaspini morì all'Artesinera per un'incredibile serie di sottili avversità (Grotte 129 e 130, 1999). Fu di nuovo un colpo non metabolizzabile dal gruppo di giovani più attivo in quel momento, tanto più con la ciliegina sulla torta, estiva, di due fra i più esperti in gruppo bloccati al Cappa, salvati dall'esperienza ma soprattutto da una buona dose di fortuna,
proprio quella che era mancata in modo totale a Davide (Grotte 130, 1999). Mi pare così che anche l'incidente all'Artesinera abbia chiuso un capitolo.
In questi ultimi anni l'attività esplorativa si è riaccesa e ha cominciato a riconsiderare zone che tante tragedie ci avevano posto fuori portata per vent'anni.
Ed ecco che quest'estate ci sono stati tre nuovi colpi di gong, che dal Marguareis sono echeggiati in tutte le grotte d'Italia.
Prima l'incidente a Igor in Piaggia Bella: è scivolato su passaggio pericoloso molto malamente attrezzato, incuneandosi pure nella diaclasi. Per fortuna la squadra era numerosa e vicina ad una zona attrezzata (sempre anni '80, sia chiaro...) che ha così fornito corde per estrarlo.
A quest'incidente è seguito quello ad un neofita di Nizza nello strettissimo Beluga, un abisso della Conca delle Carsene, che si è fatto cadere un masso instabile sulla gamba, spaccandosela.
E poi, perché fosse ben chiaro che quest'anno il Marguareis faceva concerto di gong, Donda, Lucido e Marcolino sono stati bloccati da piena all'abisso dei Grassi Trichechi: previsioni un po' avverse, ma che non avevano anticipato lo scatenarsi di una spettacolare precipitazione, molto localizzata ed eccezionalmente intensa; dopo di che abbiamo scoperto che il tempo di scarica dell'abisso è incredibilmente lungo. Pazienza, ne sono venuti fuori benissimo, ne eravamo certi.
Sono stati colpi di gong assordanti, ma quasi innocui, che perà hanno creato un'indimenticabile estate di speleologia, hanno rimotivato tanti soccorritori e soprattutto han no ricordato a tutti che le grotte vanno prese molto, molto sul serio. Insomma, sono stati incidenti problematici ma capaci di evitarci tragedie in futuro.
Se assimilati.
Le grotte vanno prese con serenità, ma sul serio.
Se lo fai, puoi andare avanti decenni in grotte difficili, puoi persino andare in posti assolutamente mortali, come in certi abissi di ghiaccio accanto a cascate mostruose, o in grotte capaci di ucciderti di caldo in pochi minuti, o sott'acqua in condotte fangose.
Se non lo fai, essere colpiti è solo questione di tempo. Forse smetterai prima e non capirai mai il rischio che hai corso.
Ma forse no, e sono un po' stufo di vederlo accadere.
Dobbiamo usare la memoria. In questo scritto ho citato i numeri di Grotte che parlano di ogni episodio, per invitarne alla lettura. Ormai Grotte, la più vecchia rivista speleologica in Italia, è diventato una memoria inestimabile per l'intera speleologia, memoria da richiamare per accettare il fatto che è normale andare in grotta di notte ed avere troppo sonno, e cadere. È normale che accanto alla corda ci sia una lamina capace di incastrare la corda e tranciarla in pochi secondi. È normale che si facciano cadere sassi nei pozzi o che una perturbazione sia molto più intensa del previsto e ci blocchi per decine di ore. È normale scivolare su un traverso, cadere da un'arrampicata, provocare una piccola frana, incastrarsi in strettoia. È normale che un chiodo ceda di schianto, dimenticare il maillon aperto, sbagliare il montaggio del discensore, rompere un bloccante, strappare la staffa.
È tutto normale, e fa parte del gioco. L'importante è ridurre le probabilità di incidente e reagire bene in caso capiti qualcosa. E quindi, ad esempio, essere attrezzati e scendere in grotta sempre in numero adeguato. Pensate cosa ne sarebbe stato di Igor se fossero stati solo in due, là alle Gary Hemming...
Solo che per i testimoni delle sventure passate è difficile essere presi sul serio, è difficile far studiare cose che paiono inutili, è difficile non stufarsi di ripetere le stesse cose e vederle ignorare per faciloneria e a volte persino per sfida, da chi vuol distinguersi.
Insomma è difficile impedire che, per un risveglio troppo brusco, tanti compagni di viaggio cessino di dedicarsi a questa fantastica, mutevole disciplina che chiamiamo "speleologia".