Copertina

 

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GROTTE

anno 47, n° 142
luglio - dicembre 2004

 

Gruppo Speleologico Piemontese CAI - UGET

Sommario

 

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Lettera del Presidente

3

 

Notiziario

9

 

Attività di campagna

14

 

Il campo estivo in Biecai

20

 

Biecai 2004, un primo campo

23

 

Le porte (chiuse?) del Ballaur

27

 

Gonnos

28

 

I fratelli Cacin

29

 

Condotta insufficiente

32

 

Tramonto

34

 

Diario Speleo Paris Cote d'Azur

35

 

Khyber Pass

36

 

Attività biospeleologica 2003

42

 

Considerazioni speleosub e non solo in Val Tanaro

51

 

Un censimento paleontologico

55

 

Frasassi 2004

60

 

Novità (o quasi...) in Biblioteca

 

Supplemento a CAI - UGET NOTIZIE n. 4 di luglio-agosto 2004
Spedizione in A.P. TORINO, comma 20c, art. 2, Legge 662/96
Direttore Responsabile: Emanuele Cassarà
(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13/10/1973)

Redazione: Deborah Alterisio, Alberto Cotti, Marziano Di Maio, Sara Filonzi, Attilio Eusebio,
Uberto Lovera, Luisa Musiari, Laura Ochner
Foto di copertina: Sul pozzone di F5 (foto storica di Saverio Peirone della spedizione del 1966)
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Fotografie di: Archivio GSP A. Eusebio, E. Lana, B. Vigna, G. Villa

GSP su Internet: HTTP://WWW.ARPNET.IT/GSPELE
Email:
GSPELE@ARPNET.IT - Conto Corrente Postale 21691100

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Lettera del Presidente

      E dopo sei mesi, mi tocca ancora l'onere di scrivere parole.

      "Sorridenti", così avevo finito l'ultima lettera e sorridenti lo siamo, purtroppo non per il motivo sperato.

      Sorridenti perché la grande novità che faceva intuire il corso passato si è concretizzata con l'inserimento nel gruppo di alcuni allievi. Allievi che, con forza e entusiasmo, sono stati ingurgitati dagli ingranaggi del gruppo contribuendo sia alla sua vita sia alla sua gestione.

      Sorridenti anche per i lavori alla Capanna Saracco-Volante che tra voli di elicottero, catrame liquido e pittura rossa (o marrone), pur privandoci di tre fine settimana di grotta, permettono al rifugio di rimanere ben saldo ancora per qualche annetto.

      Sorridenti (anch'io) perchè ci siamo accorti che darsi da fare, significa anche stimolare gli altri a dare di più per il gruppo.

      Sorridenti soprattutto per il gruppo che si sta formando anche se deve ancora crescere molto, speleologicamente parlando.

      Ovviamente la nota negativa non può mancare, ed è la peggiore per un gruppo speleologico. Nonostante l'ottimo campo, passato a cercare grotte, le grotte non sono arrivate. Poca cosa due grotticine, insufficiente a giustificare la mole di battute effettuata durante il campo. Poca cosa anche i 500 metri esplorati in Pippi e Gonnos. Poca cosa il risultato ottenuto a Tramonto, altra grotta insufficiente.

      Sarà stata sfortuna, sarà stata poca determinazione, sarà stata troppa dispersione ma le esplorazioni serie proprio non sono arrivate.

      Credo che la voglia di esplorare non ci stia permettendo di concentrare la nostra attenzione su singoli obiettivi, portandoci a cambiare continuamente fronte e zona. Abbiamo ancora tante grotte armate e tanti buchi da scavare e sarebbe molto saggio chiudere qualcosa.

      Sappiamo tutti che nessuna grotta chiude, ma proprio per questo bisogna scegliere.

      Il criterio puà essere solo uno, dove vogliamo esplorare?

      Solo in quella zona, in quella grotta, si potrà esplorare, le altre sono già chiuse.

      Sceglietela, io ci sarò.

Nicola Milanese

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Notiziario

      Alla fine è successo. Piergiorgio Baldracco, in arte Giorgetto è diventato presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Non che qualcuno ne dubitasse, solo che una ventina di anni fa erano state organizzate scommesse per cercare di prevedere a quale ministero sarebbe un giorno approdato il Nostro. Protezione Civile annunciavano i più, ma anche Interni temeva qualcuno, oppure Difesa azzardavano terrorizzati altri. E non è detto che il gioco in un futuro non torni d'attualità. Per intanto l'uomo giusto è andato al posto giusto, per fare il mestiere che meglio sa fare. Tutti sappiamo che Giorgio è nato per le emergenze e per essere Capo. Ora è Il Capo ed emergenze di fronte ne ha un oceano. Auguri.

      Non staremo qui a rimembrare stanchi luoghi comuni sulla prigionia del matrimonio né rievocheremo la propensione che alcuni di noi parrebbero avere per le galere, particolarmente asiatiche o nord-europee (Cf. Grotte precedenti.). Ci limiteremo ad annunciare l'imminente matrimonio tra Ambretta e il nostro ex presidente Franz Vacchiano. Ancora giustificati auguri. Alla sposa.

      In un'estate priva di risultati abbiamo per lo meno raggiunto una certezza. Con la scusa delle riprese del film di Andrea e Fulvio è stata, dopo molti anni, discesa la Cascatella, profondo pozzo sul versante Biecai di Cian Balaur. Ebbene, a discapito di leggende e tormentoni pluridecennali, essa chiude.

      G. Dematteis, A. Gobetti e G. Badino chiacchierano seduti attorno a un tavolino rotondo, cosa che ci dice non trattarsi della Capanna. Attorno, intime gradinate a semicerchio e un pubblico abbastanza numeroso da essere stimolante, ma non troppo da essere dispersivo. Pochissimi gli Speleologi.

      Beppe alterna citazioni dotte ad argomenti sottili dettando i tempi della discussione. Andrea e Giovanni lo assecondano cimentandosi nella sottile arte del totale disaccordo, peraltro avvalendosi di un allenamento pluridecennale, riuscendo nel contempo a mostrare concezioni opposte nell'andar per grotte, che condividendo spazio e tempo, riescono anche a incontrarsi saltuariamente per originare esplorazioni sublimi o momenti stimolanti come questo. Due ore scarse di acuta Speleologia. Peccato non aver registrato la conversazione. Peccato non averci pensato prima. Peccato che l'idea sia venuta all'associazione Diavolo Rosso nell'ambito della manifestazione "A sud di nessun nord". Peccato non ci fossero gli speleologi quella domenica ad Asti.

      486 persone (senza contare chi non si è registrato) sono intervenute alla "prima" dell'Ombra del Tempo, il film di Andrea Gobetti e Fulvio Mariani, alla realizzazione del quale l'AGSP ha partecipato in veste di co-produttore e molti di noi in veste di attori (o conigli di pietra o ostriche imbevute nel vinavil secondo le definizioni via via proposte da Andrea). La serata ha avuto un successo pazzesco grazie alla presenza di moltissimi tra i compari d'esplorazione piemontesi, francesi e liguri.

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      È in stampa "Schegge di luce", il volume che celebra i 50 anni del GSP. Esce a quasi un anno e mezzo dall'anniversario perché ottenere 50 articoli dagli speleologi è un'impresa titanica. Curato dalla redazione di Grotte, è nato come un "bollettino grosso" che si è via via evoluto fino a diventare un libro di 200 pagine e 150 foto a colori, in buona parte inedite.

      Raccoglie, in modo saggiamente anarchico, contributi degli speleologi, torinesi e no, che nel corso di un cinquantennio hanno condiviso con noi esplorazioni feste e tragedie.

 

Lavori nel rifugio: quello fuori

      Campagna di lavori con giro in elicottero per i materiali, 3 fine settimana dedicati a pulizie e lavori. Molta gente, tanti architetti e manodopera specializzata. Cemento, vernice, catramina, persino della vera cera spacciata per budino. Chiodi, assi, generatore kaput, guanti, tanti guanti, altra vernice e quasi sempre sole.

      Lavori al rifugio. Quello fuori, perché quello dentro raccoglie molto meno entusiasmo e adesioni.

      Quello fuori, appunto. Ora è rosso mattone, ha un murettino-panca in più sul lato verso Caracas, dei bellissimi scalini di pietra e pianerottolo in bolla. In realtà il pavimento interno è ancora lì che urla: cera ... cera! e il tetto non finisce più nel prato davanti al Beberto ma in un letto di lamiera stropicciata. Arrotolata per sani e onesti principi, dopo aver sconfitto le infiltrazioni con passate di cemento e catramina è poi mancato il guizzo finale: sostituzione delle parti lesionate e rimessa in bolla, pardon in scivolo.

      E così è scivolato l'inverno, sul tetto dipinto, sul muretto nuovo, sul color mattone triste e, sembra, senza neanche tanti danni.

      I topi, seconda piaga dopo il rifugio interno. Quando abbiamo iniziato i lavori, siamo entrati chiedendo permesso; non volevamo disturbare troppo. Sopravvissuti a esche multiple, a tonnellate di cibo avariato e a barattoli lasciati mezzi aperti, sono riusciti a colonizzare il magazzino e a trasformare un armadietto in alcova: sicuramente si riproducevano lì dentro. Bene, bruciato tutto. I topi no, sono troppo svelti. Ora li danno per dispersi, ma si sa, sono furbi, loro.

      Ripuliti i locali e ricivilizzate le "mal" con scorte impressionanti di Udrulutuna, aggiustato il tubo che sostiene i pannelli solari, chiamati 2 volte i tecnici della Telecom L'Udrulutuna è quasi finita, il telefono non funziona, possiamo però continuare a guardare PB dalle finestre ricondizionate.

      Ora aspettiamo pazientemente il disgelo per la prossima processione del Pastis, utile, se non fondamentale, per sopportare le fatiche di altri lavori nel rifugio: quello fuori.

A. Gabutti

 

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Introduzione all'edizione digitalizzata di "GROTTE"

      È uscita l'edizione digitalizzata di Grotte, dal n° 1 al 139, prodotta dall'AGSP con il contributo della Regione Piemonte. Distribuita ai partecipanti al raduno dello scorso 12 giugno per festeggiare il 50° del GSP, ne è autore Enrico Lana, che per l'occasione ci aveva inviato la nota che ora pubblichiamo.

      Non mi ricordo esattarnente in quale anno, ma sicurarnente alcuni decenni or sono, ancora adolescente, seguii alla televisione una serie di documentari a carattere storico; una puntata trattava del Medioevo e del periodo in cui la conoscenza fino allora scritta veniva pazienternente riprodotta da monaci amanuensi che trascorrevano le loro vite ricopiando e miniando con calligrafia accurata codici e trattati intrisi di secoli di storia.

      Fui molto colpito dalla loro pazienza e dedizione e cominciai a ricopiare accuratarnente da libri ed enciclopedie grafici e tabelle riportanti la classificazione degli esseri viventi, una passione che mi ha accompagnato durante la vita.

      Con questo spirito ho cominciato una decina di anni or sono a riprodurre digitalmente testi scientifici di biospeleologia e, dato che nei miei studi mi occorreva avere a disposizione anche la bibliografia strettamente speleologica, ho cominciato a riprodurre anche bollettini e testi concernenti le grotte del Piemonte.

      Varie vicissitudini mi hanno portato in contatto con la Commissione Catasto Speleologico dell'AGSP ed ho ricevuto incoraggiamento a continuare in quest'opera diventando coordinatore della riproduzione bibliografica.

      In quest'ambito, abbiamo continuato la riproduzione di tutto quanto è stato pubblicato sulle grotte del Piemonte durante secoli di frequentazione delle cavità naturali della nostra regione; in particolare, negli ultimi 50 anni, con la formazione di gruppi speleologici stabili, hanno acquistato una importanza sempre maggiore i bollettini da essi pubblicati.

      Il Gruppo Speleologico Piemontese, in particolare, festeggiava nel 2003 il cinquantennale della fondazione ed il suo bollettino interno, "GROTTE", era arrivato al 138° numero ed a 45 anni di pubblicazione.

      Con l'approssimarsi di quella ricorrenza nell'agosto 2002 mi era venuta l'idea pazzesca di effettuare una riproduzione digitalizzata dell'intero "corpus" del Bollettino "GROTTE", non limitandomi alla sola parte riguardante le cavità strettamente piemontesi, come avevamo fatto finora, ma riproducendo in modo il più completo possibile tutte le notizie dell'attività svolta dal Gruppo di Torino nella regione piemontese, in Italia e nel mondo.

      Non ho intenzione di riepilogare qui l'attività svolta dai GSP negli ultimi 50 anni in quanto questo sarà ottimamente esposto nella pubblicazione speciale per il cinquantennale; voglio invece esporre un po' di numeri che possono dare un'idea della mole di questa edizione digitalizzata:

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      5670 pagine significative (escluse quelle di pura pubblicità) riprodotte sia sotto forma di testo, che come files in formato ".gif" che permettono, mediante collegamenti ipertestuali, di visualizzare la pagina originale sotto forma di immagine

      2200 disegni rilievi, schemi, grafici, illustrazioni, tutti "linkati" mediante collegamenti ipertestuali ad immagini ridotte presenti nel testo; tutte le immagini, dopo la scansione, sono state contrastate in modo ottimale e ripulite dalle imperfezioni di stampa e riproduzione; i rilievi allegati fuori testo ai bollettini, se troppo grandi per esser visualizzati in toto da Explorer, sono stati suddivisi in settori che vengono richiamati con collegamenti ipertestuali su un disegno in piccolo riportato nel testo.

      700 fotografie in bianco e nero ed a colori, collegate a immagini ridotte intercalate al testo e riprodotte dalle pagine dei bollettini, per cui hanno la qualità e la definizione possibile a seguito della stampa.

      20300 link Collegamenti iperstestuali tra il testo e le pagine originali, fra gli indici riportati sui singoli numeri e riprodotti nell'indice generale, e fra le immagini ridotte nel testo e le relative immagini ottimizzate.

      1600 ore di lavoro è stato il tempo necessario alla scansione degli originali, correzione dei testi, ottimizzazione delle immagini, trasformazione in pagine HTML e implementazione del codice relativo con i collegamenti e la formattazione adeguata.

      400 Mega è lo spazio occupato dai dati sul CD Rom, esclusi i files del motore di ricerca con i relativi database ed installazione.

      Alcuni numeri di "Grotte" sono praticamente introvabili e comunque le poche copie rimaste in possesso di alcuni "vecchi" soci del G.S.P. sono su carta talmente vecchia e infragilita che è deleterio anche solo sfogliarle. Questo, unito al fatto che i primi 16 numeri erano ciclostilati, ha reso particolarmente difficoltosa la riproduzione del testo che, in questa parte, si è dovuto praticamente ribattere carattere per carattere.

      Il formato HTML è stato scelto per la sua praticità e la possibilità di lettura con i principali browsers diffusi sui PC attualmente in uso; a questo scopo, ogni singola immagine è stata trasformata in una pagina HTML in modo che venga aperta con Explorer evitando che intervengano i programmi grafici preimpostati sul computer di consultazione.

È possibile la consultazione dei bollettini a diversi livelli:

- un primo metodo è quello di visualizzare i singoli files HTML nominati con il numero e l'anno del bollettino relativo; una volta entrati in un bollettino, sia direttamente sia tramite l'indice generale, è possibile leggerlo dall'inizio alla fine semplicemente facendo scorrere la barra di Explorer.

- una seconda modalità è tramite l'indice generale, che viene aperto direttamente dalla schermata di entrata; all'inizio dell'indice è possibile arrivare velocemente al numero desiderato cliccando sul relativo collegamento, oppure vedere tutti i numeri facendo scorrere verso l'alto la videata. Una volta arrivati al numero desiderato, è possibile visualizzarne la copertina, oppure arrivare ai singoli articoli cliccando accanto ai titoli relativi: si aprirà in questo modo il file del numero desiderato alla pagina in cui inizia l'articolo che si vuole consultare.

- nel testo il numero di pagina è indicato in alto a destra in grassetto, se si desidera visualizzare l'immagine della pagina originale, è sufficiente cliccare sul link relativo, posto in alto a sinistra all'inizio di ogni pagina.

- per una consultazione a tema, è possibile usare il motore di ricerca che permette di visualizzare ogni singola parola pubblicata sui bollettini, imputandola come indizio, singolo o multiplo (esempio: è possibile ricercare "Rio Martino" e "idrologia", ottenendo così l'elenco delle pagine in cui si parla dell'idrologia della Grotta di Rio Martino). Va da sè che indizi

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generici, come "grotta" o "acqua", daranno migliaia di risultati rendendo inutile la ricerca dettagliata. Il motore di ricerca dà come risultato una pagina HTML sullo stile di quelle che si ottengono effettuando ricerche su Internet, nella quale sono elencati i risultati con l'indizio in grassetto e ca. 100 parole di testo prima e dopo l'indizio stesso, in modo da poter comprendere il contesto in cui è usata la voce ricercata. Se si è interessati a visualizzare l'articolo relativo, basta cliccare sul link che compare all'inizio dei singoli risultati dell'elenco e verrà aperto il bollettino corrispondente alla pagina in cui compare l'indizio riportato.

      Alla fine di questa tediosa esposizione, desidero ringraziare alcune persone che mi hanno fornito aiuto concreto nella realizzazione di questo lavoro:

      - anzitutto Giorgio Macario, autore del motore di ricerca per il suo ottimo programma e per l'utilissimo aiuto nella realizzazione del CD definivo.

      - Renato Sella per la digitalizzazione di parte dei testi (riguardanti il Piemonte) sui numeri dal 20 al 64 che ho in parte usato dopo formattazione e correzione opportuna

      - Giuliano Villa per la battitura dei primi 7 numeri di "Grotte" di cui mi ha fornito il testo già digitalizzato e per la consultazione di alcuni bollettini fra i primi trenta che ormai sono quasi introvabili.

      - Marziano Di Maio, per la consultazione dei primi 16 numeri introvabili e rarissimi e per l'aiuto nel ricontrollo delle copertine, dei rilievi allegati e per "decrittografare" alcune parti sbiadite del testo.

      Concludo ricordando che così come nel Medioevo esistevano i monaci amanuensi, oggi, anche grazie alle notevoli agevolazioni tecniche della moderna tecnologia, è possibile trasformarsi in "amanuensi digitali" riproducendo in modo relativamente rapido e con notevoli agevolazioni di ricerca, testi che altrimenti sarebbero inevitabilmente perduti o comunque preclusi alla consultazione da parte di quel pubblico sempre più vasto che si interessa a tematiche speleologiche.

      Il CD è disponibile in distribuzione presso la Segreteria dell'AGSP oppure presso il GSP.

Enrico Lana Commissione Catasto Speleologico A.G.S.P.

 

News dal GLD, Gruppo Lavoro Disostruzioni

      L'anno appena finito è stato un anno molto intenso per i volontari della prima delegazione, in particolare per quelli che fanno parte del gruppo lavoro disostruzione.

      Oltre all'attività normale in giugno si è svolta l'esercitazione nazionale all'Arma delle Mastrelle. Grandissimo l'impegno organizzativo, con risultati molto importanti.

      12 le delegazioni rappresentate tra nord, centro, sud, est e ovest; 5 le squadre in grotta composte da 4-5 persone, più un'altra squadra fuori a fare didattica.

      In grotta è stato allargato il Peu de Feu, tratto particolarmente disagevole per la presenza di molta aria, fango e acqua, più altre zone sempre esposte a violenta circolazione d'aria.

      Grande impegno anche da parte della squadra che è stata impegnata nel recupero della barella nelle zone appena allargate.

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Lourousa

      Un sabato di luglio (17/07) invece capita una storia che ha dell'incredibile: un ragazzo, durante un'escursione nel complesso dell'Argentera rimane con il ginocchio incastrato in una fessura a quasi 3200 metri sotto la vetta di Punta Stella nei pressi del canalone di Lourousa.

      Vengono chiamati, dopo i vani tentativi del soccorso alpino, i tecnici speleo del GLD che, con tecniche disostruttive in meno di un'ora riescono a liberare il ginocchio dell'infortunato bloccato ormai da quasi 10 ore su una parete di circa 300 metri. Grandi applausi e pacche sulle spalle per una storia che sembrava a prima vista ridicola, ma che poteva diventare veramente pericolosa.

 

F5 Solitaria

      Dopo un'estate, quella 2003, passata in zona Colle dei Signori con un campo numeroso sia di persone che di attività anche se avaro di esplorazioni, l'attenzione si sposta sul Biecai. Non tutti i punti interrogativi sono stati però cancellati, in particolare F5, dopo le numerose punte passate tra riarmo, capirci qualcosa e risalire, lasciava un bel tarlo fermo quasi in cima ad un camino a pochi metri da quello che sembrava essere qualcosa, ma non si capiva bene. Quell'ultima punta si era infatti fermata per colpa dello scarso feeling di Luca (GSAM) con trapani e batterie.

      Lasciato passare perciò un anno riusciamo a tirare su una punta per vedere almeno cosa c'è in cima a quella risalita lunga ormai una cinquantina di metri.

      Mi ritrovo così con Alessandro Donnini direttamente da Genova dentro a 'sto bel bucone, con tutto il materiale salvo quello da rilievo visto che, secondo la teoria che dice "Quello che non porti sta pur certo che ti servirà!", volevamo ingraziarci la sorte.

      Logicamente la grotta in un anno non è cambiata di molto, perciò se vi interessa la descrizione andate a leggerla nei bollettini indietro; io partirò invece dalla zona della risalita: siamo a -400 e spiccioli, poco sopra il sifone terminale, dove c'è la giunzione con F33 e dove arriva anche il collettore Nord. In questa parte di grotta molto incasinata parte un alto e largo camino che presenta diverse possibilità di risalita, noi l'anno scorso avevamo scelto la zona sopra la galleria di F33: una frattura alta quasi cinquanta metri arriva su un soffitto di frana "peraltro molto instabile". Filtrando tra i blocchi, con molto gioia per le nostre mutande, ci ritroviamo in cima al soffitto che diventa così pavimento "peraltro molto instabile". Proseguendo poi per la frattura e armando un traverso raggiungiamo un arrivo dall'aria meandrosa che fa un salto di 7-8 metri, risaliti il quale, passando prima in ambienti angusti per la solita frana e poi con facili arrampicate, si arriva in un grosso salone con il pavimento completamente ricoperto di blocchi di frana "peraltro molto instabile".

      Fare passi azzardati ci sembrava a quel punto un po' troppo, vista anche la mancanza di corde e le batterie ormai al limite, così giriamo i tacchi e ce ne torniamo a casa con un centinaio di metri di nuovo in saccoccia, certamente non bello e "peraltro molto instabile", ma sempre meglio di niente.

      Rimane perciò giusto da fare il rilievo, vedere bene il salone, disarmare e tentare un'altra via di risalita, che non manca certo. La sensazione è comunque di essere in presenza di una grotta molto più complessa di quello che traspare dal rilievo, ma le potenzialità che ha la rendono troppo interessante. A risentirci alla prossima.

Donda

 

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Attività di campagna del 2004

1 gennaioVal Corsaglia, Tana del Flop (CN)G. Perego, P. Fausone, S. Filonzi, Brunella Vigna, M. Vigna ─ In una grottina con varie condotte freatiche trovata da Meo, è stato allargato l'accesso a una condotta, al di là della quale (dopo aver oltrepassato una tana) sembra vi sia prosecuzione. L'aria è poca. Necessario ulteriore scavo.

5 gennaioBuco della Capra Marcia (Frabosa Soprana)I. Cicconetti, P. Fausone, G. Perego ─ Energico scavo nella fessura. Perdute le speranze.

10 gennaioRiparo di Bric Luvera (Piossasco, To) ─ G. Villa ha reperito la grotticella-riparo segnalatagli da locali, 7 metri di sviluppo.

11 gennaioZona Turbiglie M. Vigna ─ Battuta sul settore sovrastante la cavità. Individuate duefessure con aria soffiante da scavare.

18 gennaioGrotta di Bossea Br., M, B. Vigna, G. Turco ─ Foto nei rami d'acqua.

31 gennaio ─ 1 febbraioGrotta di Bossea ─ Uscita per aspiranti soccorritori del CNSAS. Dimostrazione di tecniche di recupero nei saloni della grotta al sabato; domenica recupero con barella dal pozzo sopra il lago con la barca e dai meandro con acqua.

1 febbraioTana delle TurbiglieC. Banzato, U. Lovera, M. Vigna, S. Brunasso, R. Cannas, G. Mattasoglio ─ Imboccato un meandro e seguitolo, dopo aver allargato una strettoia, si è trovato uno scivolo di fango e sassi che termina in un cunicolo impraticabile da cui arriva acqua. Poco distante un sifone che Meo dice essere superabile.

7 febbraioRipari di Urbiano e Mompantero (To)G. Villa e il redivivo T. Giagnorio. Ricerca di ripari già segnalati in passato. A Mompantero vista la Grotta Azzurra, in parte scavata artificialmente e usata in passato come cantina. A Urbiano visto un riparo in località ricovero, ampio e ben esposto, con deposito senza tracce di scavo, utilizzato dai Partigiani.

15 febbraioFata Alcina D. Calcagno, R. Dondana, M Vigna ─ Grandi scavi. Aria abbastanza forte anche se fuori fa caldo.

27─28─29 febbraioSoriano nel Cimino (VT) ─ Riunione del Gruppo Lavoro Disostruzione del CNSAS con D. Alterisio, F. Cuccu, R. Dondana e Ciurru.

29 febbraioGrotta di BosseaR. Cannas, G. Mattasoglio, M Vigna, D. Calcagno. Risalita verso le gallerie alte e ramo non turistico, foto su canotto e su corda. Roberto viene salvato dopo la foratura del canotto.

6─7 marzoRisorgenza dell'Elefante Bianco (Vicenza)A. Eusebio, R. Jarre. Esercitazione CNSAS Commissione Speleosub.

7 marzoGrotte delle Vene ─ Gita sociale UGET organizzata dal GSP.

14 marzoGrotta del Caudano ─ 1° uscita del corso.

20 marzoVal CorsagliaB. e M Vigna ─ Calata in parete prima di Corsagliola. Raggiunta grotticella sconosciuta lunga circa 15 metri, chiusa da concrezione e fango. Pochissima aria.

10

27─28 marzoMonte Mauro (Casola Valsenio, Ra)R. Dondana con altri del GLD per provare in cavità di gesso i nuovi manzi.

27─28 marzoBorgio Verezzi e Arma Pollera ─ Seconda uscita del corso, palestra di roccia e grotta.

4 aprileOrso di Pamparato ─ Terza uscita del corso.

18 aprileDonna Selvaggia ─ Quarta uscita del corso e rientro alle 7 di lunedì mattina.

29 aprile ─ 1 e 2 maggioGrotta del Bue Marino (Sardegna) ─ A. Eusebio, A. Jarre. Esercitazione fino al 6° sifone della COM SUB del CNSAS.

30 aprile ─1 e 2 maggioAntro del Corchia ─ Stage finale del corso.

16 maggioVal Corsaglia (Case Ubbè ─ Fontane)C. Banzato, U. Lovera, N. Milanese, B. e M. Vigna, F. Livani ─ Viene ritrovata una cavità vista anni prima da Meo, Bel e Gaydou. Si scava al fondo e Nicola passa arrestandosi su un camino con strettoia a lato. Ube trova più in alto un pozzo di circa 10 m. Iniziano i lavori di scavo.

23 maggioGrotta del Caudano B. e M. Vigna portano una trentina di ragazzi del corso di Alpinismo Giovanile di Mondovì.

6 giugno ─ 16 maggioVal Corsaglia (Case Ubbè ─ Fontane)E. D'Acunto, N. Milanese, B. e M. Vigna, D. Alterisio, P. Fausone, G. Perego ─ Sceso il pozzo che chiude dopo 10 metri. Trovata piccola condotta in una paretina, chiusa da detrito.

20 giugnoBuco delle Radio (Piaggia Bella)U. Lovera, R. Pozzo, E. D'Acunzo, F. Livoni.

20 giugnoNevengo (Marguareis)D. Alterisio, I. Cicconetti, A. Mantello, U. Lovera, R. Pozzo ─ Buco vicino al Nevado Ruiz che soffia molta aria e presenta uno spit assolutamente sconosciuto a chicchessia.

24─28 giugnoOtranto (Puglia)A. Eusebio ─ Immersioni in mare ed in grotta per intervento di polizia ambientale (come COM SUB del CNSAS) e verifica delle condizioni generali di alcune grotte a mare con rilevamenti e servizio fotografico (Grotta del Tao).

26─27 giugnoPiaggia Bella (Reseau B)U. Lovera, R. Pozzo, A. Romeo (GSF) ─ Giro per verificare alcune idee dopo l'ultima punta ai Trichechi. Niente di fatto.

26─27 giugnoPiaggia Bella ─ L'intera famiglia Vigna sale dalla Vall'Ellero cercando un posto per il prossimo campo estivo. Sembra che la zona vicina a Gonnos sia la migliore.

4 luglioAbisso Mantra (Biecai)S. Capello con giavenesi. Risalite.

4 luglioZona Cars (Valle Ellero)C. Banzato, R. Pozzo, A. Gabutti, U. Lovera, G. Nobili, B. Vigna, M. Vigna ─ Esplorati diversi buchi tra cui: una condotta oriz-

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zontale chiusa dopo un metro, un pozzo siglato GSAM, chiuso dopo 10 m su frana con forte aria soffiante. Nella stessa zona trovati due buchi con forte aria da aprire, sceso il Pozzo S. Martino, chiuso al fondo con poca aria. Nella stessa dolina trovati due pozzetti chiusi dopo 8-10 metri. Nei versanti nord, dopo il "Carset" individuati alcuni buchi con aria forte, da aprire.

 

catasto

quota

Tana s. martino

308

1921

 

.0396439

4897621

 

Cars 1

 

1766

 

.0396811

4897918

condotta

Cars 2

 

1792

 

.0396844

4897820

pozzo gsam

Cars 3

 

1775

 

.0396824

4897867

da scavare con aria

Cars 4

 

1929

 

.0396467

4897554

pozzi poca aria vicino tana s. martino

Cars 5

 

1930

 

.0396448 

4897555

pozzi poca aria vicino tana s. martino

4 luglioGrotta delle Mastrelle R. Dondana, D. Alterisio, F. Livoni ─ Controllo e individuazione delle zone da disostruire.

10─11 luglioGrotta delle Mastrelle ─ Esercitazione CNSAS con squadra disostruzione. Allargati diversi tratti della cavità tra cui il mitico "Peu de feu".

11 luglioCapanna Saracco VolanteA. Gabutti, R. Aloi, C. Banzato, B. Vigna, G. Nobili, V. Bertorelli e altri. ─ Lavori di pulizia.

31 luglio ─ 15 agosto ─ Campo estivo nella conca del lago Biecai: vedi relazioni su questo bollettino.

12 agostoInguttitroxia (Sardegna ─ Nu)R. Cannas e N. Cucca.

15─29 agostoCapo Palinuro (Salerno - Campagna)A. Eusebio ─Immersioni speleosubacquee nelle grotte del Promontorio di Capo Palinuro (Grotta delle Corvine, Grotta di Zi Anna, Grotta degli Occhi, Grotta del Sangue, Grotta Azzurra).

18 agostoPiaggia Bella, Messico e Nuvole A. Cotti, R. Dondana, A. Gabutti, G. Nobili, R. Aloi, A. Remoto, S. Terranova, Thomas, E. Maupas (GSG) a vedere la partenza di Messico e Nuvole e dare un'occhiata al Cammello superiore.

19 agostoPiaggia Bella, Messico e NuvoleR. Dondana, D. Alterisio, A. Gabutti, G. Nobili, A. Remoto (GSG) e due romani: rivisto il Cammello superiore senza trovare nulla. Cominciata la risalita di Messico e Nuvole.

21─22 agosto ─ Khyber Pass di Piaggia Bella ─ I. Cicconetti, P. Fausone, G. Perego, Andrea di Roma.

22 agostoZona Cars (Valle Ellero)F. Cuccu e Maria, Meo e Marghe Vigna ─ Battuta salendo dal versante sud fino a Cima Cars: il nulla. Scendendo dal versante nord trovato e allargato un giunto di strato con aria molto forte e vista una condottina sul Carset.

28 agostoF5R. Dondana, A. Donnini (Martel). Finito di risalire il camino dello scorso anno: trovato meandro in risalita e grossi ambienti con pavimento di frana, sospeso. Da rilevare.

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29 agostoPiaggia Bella D. Alterisio, L. Musiari ─ Salita in capanna (senza chiavi)

29 agostoCa di Palanchi (Valle Ellero)F. Cuccu, V. Baldracco, E. Calemma, N. Milanese, M. Vigna. Disostruzione alla solita frana finale. Aria sempre forte. Eliminati punti stretti prima del fondo.

5 settembreTramonto (Piancavallo, versante Est del M. Antoroto)D. Alterisio, F. Cuccu, V. Baldracco, S. Capello, E. Calemma, N. Milanese, L. Musiari, B. Vigna, M. Vigna ─ Si allarga l'ingresso fino a passare. Sceso un p. 10 sull'orlo di un successivo salto di ca 15 metri con forte aria aspirante.

11─12 settembreBalma di Rio MartinoG. Villa con L. Barcellari e pinerolesi. Censimento delle firme "storiche" all'interno della grotta, nel rametto fossile vicino all'ingresso. Contatti con il parroco di Crissolo per notizie storiche sulla grotta.

12 settembreTramonto (Piancavallo, versante Est del M Antoroto)M. Santangelo, E. D'Acunto, F. Livoni, E. Calemma, L. Musiari, S. Capello, D. Alterisio ─ Tentata la discesa del p.15.

12 settembreCa di Bagasce di sotto (versante est delle Saline)I. Cicconetti, F. Cuccu, R. Dondana, U. Lovera, N. Milanese, M. Vigna ─ Si allarga la strettoia sotto il primo pozzo; Nicola scende un pozzetto di 8 metri e prosegue in uno stretto meandro che diventa intransitabile: aria molto forte soffiante, poi aspirante. Battuta sullo stesso versante, trovando 2 pozzi chiusi con poca aria. Igor dopo un paio di insuccessi in strettoia guadagna il soprannome "Ciccionetti".

18─19 settembreLavori in Capanna ─ Una squadra scende a montare il rifugio interno di PB.

2─3 ottobreLuna d'ottobre (Alpe degli Stanti)S. Filonzi, N. Milanese, M. Sciandra e altri tanaresi ─ Rilevato tutto quanto precedentemente esplorato.

2─3 ottobreTramonto V. Baldracco, E. Calemma, E. D'Acunzo, R. Dondana, R. Aloi, A. Sambado, M. Santangelo.

2 ottobreCanala di Carnino P. Fausone, G. Perego, I. Cicconetti ─ Nuova cavità: un pozzo con aria forte che pare profondo con l'ingresso da allargare.

10 ottobreTramonto (Piancavallo, versante est del M. Antoroto) ─R. Aloi, E. D'Acunzo, P. Fausone: traverso sul primo pozzo. Torna sul fondo.

17 ottobreRio Rocca Bianca, Val CorsagliaM. Vigna ─ Battuta sul versante destro del Rio, zona molto interessante ed inesplorata. Trovata una bella condotta di circa 12 metri con poca aria.

30─31 ottobre, 1 novembre ─ Incontro Nazionale di Frasassi. Molti partecipanti. Meo e Cinzia a farfoto nella Grotta del Fiume.

6─7 novembreAbisso Bacardi (Frabosa Soprana)R. Dondana, I. Cicconetti con Luca, Mazza, Vera (GSAM), A. Remoto (GSG). Selezione aspiranti CNSAS. Colta l'occasione per due risalite nel ramo fantasma, vicino al XXV. Chiude tutto come al solito.

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6 novembreArma Pollera-Buio (Finale Ligure)A. Sambado, G. e M. Badino. Euforica esperienza di superamento sifone con novizi.

7 novembreBranzola, Villanova Mondovì M. Vigna ─ Battuta una zona carsica vicino alla grotta dei Dossi. Sceso un pozzetto da 8 metri.

13 novembrePerlo, bassa Val Tanaro M. Vigna con un amico individua una zona carsica inesplorata sul confine con la Liguria. Alla ricerca di un buco con aria segnalato ma non trovato.

21 novembreTramonto (Piancavallo, versante Est del M. Antoroto)E. D'Acunzo, P. Licordari, N. Milanese, M. Santangelo, E. Calemma. Esplorazione.

21 novembreFata Alcina (Briga Alta)D. Alterisio, F. Cuccu, R. Dondana, S. Filonzi, A. Gabutti, R. Aloi, M. Ingranata, U. Lovera, M. Vigna. Ancora scavi.

28 novembreGrotta del Gazzano B. Vigna, M. Vigna ─ Visita e foto alla grotta.

3 - 7 dicembreGrotta del Lupo inferiore e Grotta dell'Orso di Ponte di Nava (Val Tanaro)A. Eusebio, R. Jarre, B. Minciotti, C. Silvestro, P. Testa, M. Zerbato, F. Livoni, M. Sciandra + altri valtanaresi. Immersioni nei sifoni delle due grotte con servizio fotografico nell'ultima (cfr. articolo in questo bollettino).

5 dicembreM. Armetta, zona BerteM. Ingranata, I. Cicconetti, A. Calcagno, B. Vigna. Battuta la zona tra la grotta delle Berte e il Castello d'Ardea: trovata in parete una cavità, raggiunta da Igor in arrampicata, chiusa dopo 8 metri. Visti alcuni buchetti insignificanti nel settore più basso denominato "le fasce", di 5\10 m di lunghezza.

12 dicembreGrotta di Bossea M. Vigna e B. Vigna per foto.

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Il campo estivo in zona Biecai

Diario di campo

 

      31 luglio

      Arrivi al Mondovì. Salgono al campo Cinzia, Giampiero, Loco, Giuliana, Marianna, Stefanino, Bruno, Irene, Valentina, Matilde, Luisa, Selma, Marcos, Badinetto, Vittorio, Elisa, Strippolo e Deborah.

      Erik Parola, elicotterista di Boves, dopo ripetuti ritardi, ci tira un bel pacco. Dopo infinite bestemmie i "già saliti al campo" si dividono. Elisa, Vittorio, Bruno e Irene rimangono al campo. Giampiero, Loco e Cinzia scendono al Mondovì. I rimanenti salgono in capanna raggiunti (anzi salvati) da Donda e Andrea. Donda viene accecato da Strippolo.

      1 agosto

      Lucido e Andrea in battuta dietro il Mago. Hanno trovato un paio di pozzi già segnati. Buchi soffianti, pozzi da aprire e da scavare.

      Dalla zona del campo, discesa collettiva al Mondovì .

      Smistamento dei presenti, alcuni salgono al campo in attesa dell'elicottero, altri scendono giù alle macchine. I rimanenti rimangono al rifugio a mangiar polenta. Preallarme per i disostruttori in Toscana, poi rientrato.

      17:30 arriva l'elicottero (dell'Eliwest) per il trasporto. Donda scende per medicarsi l'occhio partato dall'autista Luisa.

      Dopo il montaggio delle varie tende la serata si conclude in allegria e con la tanica da 35 litri dimezzata. Fof scende a Torino con Tierra e Samantha.

      2 agosto

      Montati il Gias e l'acquedotto.

      In battuta. Andrea, Lucido, Gaetano e Gianni in Zona Alfa A Meo viene semi accecato da una congiuntivite lampo. Posizionati 10 buchi e trovato interessante Z252, scavato nel pameriggio, scavo molto difficile e rischioso. Da riguardare AlfaB27 (Z259), AlfaB28 (Z260), AlfaB29 (Z261).

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      Battuta. Nicola, Marcos, Sarona, Strippolo, Elisa Remota, Remotino, Badinetto, Donda. Da scavare AlfaB23 (Z351).

      A Gonnos (Z461) Vittorio, Deborah, Luisa, Elisa e Selma. Riarmo. Visto fondo pozzi (-120). Galleria a sinistra in salita finisce in un sifoncino di fango con un po' d'aria, volendo si può scavare.

      Vista finestra su ramo principale, alla fine della frattura, inizia un freatico. Nella Galleria sulla destra dopo circa 50 metri, un saltino da vedere.

      Nel ramo verso il sifone c'è un buchino che aspira. Sul sifone... niente aria. L'aria si perde appena si prendono i freatici. Luisa esce con un occhio nero causato da una facciata provocata dal fango.

      Badinetto e Remotino verso il col del Mago (paretone) visto un nicchione senz'aria e un paio di fratture senza aria anch'esse.

      Ube posiziona alcuni buchi in zona AlfaB.

      3 agosto

      Punta a Gonnos. Remotino, Gaetano, Strippolo, Sarona, Badinetto, Elisa e Marcos. Andati verso valle, si inizia a scavare nella sabbia un buchetto aspirante segnalato dalla punta precedente, si riesce ad infilare la testa ma continua stretto. Lavoro lungo ma fattibile. Nella saletta lì vicino, dopo una risalita di una decina di metri, c'è un bivio: camino risalito da Gaetano che chiude sullo stretto con poca aria; strettoietta provata, ma non passata, da Remotino e Badinetto, con parecchia aria, dietro sembra allargarsi, da aprire. Le due strettoie sono i soli posti con aria del fondo di Gonnos. Un'altra risalita a base pozzi chiude senz'aria. Sempre a base pozzi, una galleriotta laterale si inchioda in una simpatica strettoia nel latte di monte con un po' d'aria. Trovato "Meandro freatico" che ritoma verso i pozzi, logicamente pieno di fango.

      Deborah, Vittorio e Elisa in zona AlfaB. AlfaB8 (Z317), sceso il pozzo, ma bisogna scavare sotto i piedi.

      AlfaB14 (Z319), necessaria un po' di pulizia prima di scendere il pozzo.

      Athos, Donda, Selma, Deborah, Vittorio e Elisa disostruzione del Frigo di Vittorio. Non si passa.

      Battuta in zona Mago. Andrea, Lucido, Ube, Cinzia e Loco. Segnati una ventina di buchi e scesi una decina. Almeno un paio sono buoni. Un pozzo da 30 da scendere con pietre molto instabili sulla testa. Altro pozzo sceso, apparentemente in esplorazione, ma alla base c'è un ometto.

      Battuta in Zona AlfaClassica. Meo, Nicola, Donda, Gianni e Athos. Tentativo di scavo in una dolina-frattura con aria, concluso per pioggia. Athos prosegue posizionando in Masche.

      4 agosto

      Gianni e Lucido a posizionare in zona AlfaD. Presi una decina di buchi.

      Stesso mestiere per Athos, Ube, Cinzia e Strippolo in AlfaClassica.

      Andrea e Gaetano in giro per il Margua, con arrivo in Capanna dopo un giro al Garelli. Giuliana, Stefanino, Irene e Matilde si dirigono verso la capanna. Grande urissa che costringe alla ritirata. Si passa la giornata a mangiare, bere e giocare.

      Terminato il temporale Valentina parte per la Capanna.

      Donda, Vittorio, Nicola e Athos a girare per AlfaB alta. Trovano AlfaB24-25-26, che si bevono le cascate.

      5 agosto

      2:00 Athos si lussa la spalla entrando nel sacco a pelo.

      Al mattino Donda accompagna Athos al pronto soccorso e Gaetano alla stazione.

      Appena smette di piovere si va a scavare AlfaB13 (Z321), disostruzione in roccia non degna, e AlfaB14 (Z320), giocando ai lavori forzati. Tomano Athos e Donda, arrivano Manzo e Idris.

      6 agosto

      Cambio in capanna, tornano i profughi dell'urissa e parte Athos in attesa dei Telecom-unisti.

      Il telefono è riparato, ma serve un'altra verifica tra qualche giomo.

      Battute: AlfaB alta, Lucido e Gianni, trovato nulla.

      AlfaB bassa. Nicola. Trovato AlfaB21 (Z414) con poca neve.

      AlfaClassica-Masche. Ube, Cinzia, Meo e altri. Trovato Alfa18Mauro (Z296), lungo pozzo da scendere, una condotta con forte aria sopra Prima Osteria e una condotta in parete con aria aspirante (Z298).

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      Giuliana, Valentina, Saretta, Matilde, Irene continuano il giro Rifugi, è il turno del Mondovì.

      Dopo la pioggia parte la punta a Pippi (Z309). Igor, Donda, Marcos, Selma, Badinetto, Luisa, Sarona, Stefano e Deborah. Obiettivo rifare la risalita dei "Padri di famiglia" in fondo alle Sant'Esmeralda. Non la trovano, risalgono un altro camino che permette 50 metri di esplorazione, poi chiude. Rilevato.

      7 agosto

      Gianni, Loco, Lucido e Roberta scendono Alfa 18Mauro. Pozzo da 35, seguito da due saltini da 5 metri, poi chiude senza speranze. Non c'è aria sul fondo.

      Andrea, Fof, Meo, Nicola a scavare la condotta aspirante trovata il giorno prima. Si riesce a passare l'ingresso, poi piccolo meandro che stringe. Da lavorare. Ube, Cinzia e Beppe scavano il buco sopra Prima Osteria, chiude in frana cattiva.

      8 agosto

      Meo, Roberta e Giampiero (cognato di Meo) scendono AlfaB21 (Z414). Scoprono che, in verità, è AlfaB22 (Z412).

      Gonnos. Luisa, Sarona, Lucido, Ube, Remotino, Nicola. Riguardato l'amonte sino al saltino che butta sul torrente. Tutta l'aria arriva dal torrente, non sono stati trovati freatici alti che continuino verso monte. Visto un piccolo meandro nel tratto delle gallerie non fangose, che prende un po' d'aria, da allargare. Passata la strettoia a valle dopo la risalita di Gaetano, buona aria aspirante, prosegue con un laminatoio stretto ma passabile completamente coperto di fango. Risalito per circa 25 metri un camino vicino al bivio per i rami di Super, continua a salire con poca aria in aspirazione. Viene disarmato. Cercate finestre nella parte verticale, nulla di buono.

      Fof, Igor e famiglia, Saretta, Badinetto, Selma, Marcos, Vittorio, Elisa, Deborah in zona AlfaB: sceso un buco non siglato che chiude dopo pochi metri, poca aria. Sceso AlfaB10 (Z302) che chiude su pietre e frattura con poca aria. Poi scendono AlfaB12 che a -12 chiude su ghiaccio in una grossa frana. Allargato l'ingresso di AlfaB14, sceso il P5 ma poi chiude su frana con poca aria.

      Meo e Beppe cercato e trovano AlfaB2 e AlfaB3, molta aria soffiante, ma chiusi su frana di difficile disostruzione.

      Loco e Gianni scendono AlfaA16 (Alfa44?) (Z367) fino a -65 fermandosi su un enorme tappo di detriti in una sala molta ampia ma con poca aria.

      9 agosto

      Il grosso delle truppe scende al rifugio Mondovì, dove sotto la direzione di Mariolino ripara la strada che da Pian Marchisa sale al rifugio. Viene costruita una scogliera per evitare la corrosione della carreggiata da parte del torrente Ellero che passa a pochi metri da questa. 34 persone lavorano alacremente e Mariolino risparmia l'intervento della ruspa e se la cava con una "Merenda sinoira" offerta alla truppa. Mecu, Cinzia, Paolo e Ubertino vanno a disostruire la "Condotta Insufficiente", migliorando il tratto sino alla prima strettoia ed iniziano i primi lavori sulla strettoia stessa.

      10 agosto

      Sarona, Mecu, Giuliana, Andrea, Saretta vanno in capanna, parte ad accompagnare il tecnico della Telecom che riparerà il telefono, parte a portare materiali.

      Ube, Cinzia, Donda, Beppe e Meo vanno in Masche a disostruire la "Condotta Insufficiente": passano la prima strettoia ma subito dopo incontrano un altro passaggio stretto che l'abile Donda demolisce in pochi secondi. Di là scesi brevi saltini e ci si ferma su un buco di serratura da aprire. Nicola, Fof, Remotino, Deborah, Vittorio, Remotina, Badinetto, Selma a AlfaB13, allargato l'ingesso e parte della strettoia finale, c'è ancora da scavare, aria soffiante media.

      Riviste AlfaB12 (Z328) e AlfaB14 dove ci sono grandi pietre che bloccano il passaggio, poi un buco sotto AlfaB12 che chiude dopo pochi metri, inoltre scavata schifezza con tanta aria nella pietraia sotto AlfaB12.

      Igor e Ubertino posizionanao buchi in zona AlfaA e AlfaClassica. Athos va a posizionare buchi nelle Masche e trova alcuni pozzetti da scendere.

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      11 agosto

      Donda, Deborah, Igor, Paolo, Cinzia entrano a Pippi e vanno nella zona delle gallerie Brabham su Brabham. Eseguita una risalita di 8 metri sul fondo con acqua e molta aria soffiante che però in alto diventa sempre più stretta e dopo 15 metri intransitabile. Vengono poi disarmate tutte le Brabham portando fuori tutto il materiale. Usciranno il giorno dopo alle ore 11.00.

      Meo, Beppe, Marghe, Stefano e le fanciulle del campo, disostruiscono un buco trovato da Beppe proprio davanti al campo. È un pozzo frattura profondo oltre 15 metri parzialmente colmo di detriti ma con aria molto forte soffiante. Sul fondo un terrazzino con detriti impedisce di scendere il successivo salto di circa 5 metri.

      Alberto, Roberta, Remotino, Remotina, Luisa e Paolone vanno a Mantra facendo solo un giro fino al fondo in quanto mancava parte dell'attrezzatura per eseguire una risalita a -100 circa.

      Nicola, Vittorio, Fof, Marcolino, Andrea, Giuliana, Mecu, Mara, Athos, Tierra, Samantha + gagni in zona B media. Scavato Z446 (Buco di Merda) che è fermo su strettoia con saltino successivo: no aria. Cinque metri sopra trovata una condotta in una dolina di sfondamento, allargata la partenza di un pozzetto. Scesa una frattura vicino a Z408 (Secondo Deneb) dopo 4 metri chiusa da detrito grossolano facilmente rimovibile.

      12 agosto

      Mecu, Beppe, Ube, Valentina, Tierra, Samantha a "Condotta Insufficiente" (Z298): Riallargata la strettoia aperta da Donda precedentemente ed iniziato il lavoro sulla successiva.

      Nicola, Doppioni, Gobetti, Giuliana, Fof, Giorgione, Mara, Marcolino vanno al buco del giorno precedente, quello della condotta approfondita. Sceso un saltino, poi trovano un meandro di circa un metro di larghezza, che scende per 15 metri e arriva su un pozzetto da 7 metri, chiuso al fondo da fango e roccia. L'aria arriva da tre punti, due impossibili da scavare, uno apribile con poca disostruzione. Battezzato come "Fratelli Cacin" (Z393). Vittorio, Manzo, Meo, Stefano e Saretta a Gonnos: arrivano fino alla sala dell'attivo dove l'aria è molto forte con direzione verso l'uscita e trovano sulla destra orografica una galleriotta con notevole aria soffiante che esplorano per un centinaio di metri. È percorsa da una portata irrisoria ma si notano molti tacchini fluitati. Verso il fondo l'aria è notevole, ma dopo una strettoia superata da Vittorio, chiude su frana e detriti. Purtroppo manca il materiale da rilievo, la direzione sembra essere quella della galleria principale subito a monte.

      13 agosto

      Giorgione, Meo e Stefano in battuta verso Punta Serpentera. Trovano un buco siglato dai liguri (B132) che ubicano con il GPS (punto 25 di Meo). Vicino Giorgione scende un pozzo di circa 15 metri che chiude con poca aria. Si battono i versanti occidentali di Punta Serpentera, in Val Pesio, e si controllano i limiti dell'area carsica. Al ritomo sulla destra del lago delle Moglie trovano un inghiottitoio con aria medio forte soffiante, non siglato, che esplorano per 15 metri di profondità. Il meandro è bello, scavato nel calcare bianco, con concrezioni, ma purtroppo al fondo si trova una fessura alta 5 cm dalla quale esce tutta l'aria (segnato come punto 26 nel GPS di Meo). Infine trovano un piccolo altopiano ubicato sopra il lago Biecai, con numerosi pozzetti ed inghiottitoi inesplorati, alcuni da aprire, ma che raggiungono profondità comprese tra i 5 e i 10 metri, con aria quasi assente.

      Andrea, Fof, Gaetano + amici, Tomas, vanno nella zona del canale dei Torinesi, dove comin-ciano a scavare la condotta trovata precedentemente, interrata, denominata "Occhio di Zombie". L'aria è assente. Donda, Paolo e Manzo vanno a scavare "Condotta Insufficiente", allargano la

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strettoia finale ma non riescono ancora a passare. Mecu, Alby, Paolone, Gianna a Gonnos con l'intenzione di continuare l'esplorazione del "ramo di Super", sbagliano e finiscono in un ramo sulla sinistra in fondo all'ultimo pozzo. Percorrono una galleria di circa 40 metri con diametro di 4-5 metri, che poi retroverte per altri 40 metri con dimensioni più ridotte e termina su un intaso senz'aria. Nella zona di retroversione scavano un condottino di piccole dimensioni che porta tutta l'aria che passa in questo ramo. Lucido, Luisa e Roberta, scendono per il disarmo.

      Ube e Roby Jarre vanno in zona AlfaB, poi, passate le cengie del Mago, si dirigono in AlfaClassica a segnar buchi.

      14 agosto

      La prima notizia è che l'elicotterista di Boves tira pacco anche ai Liguri del San Giorgio, per loro il trasporto è a spalle. Paolo, Donda, Igor a disostruire "Condotta Insufficiente", ma dopo l'ennesima strettoia aperta si fermano sull'ennesima strettoia da aprire.

      Meo, Valentina e Brunella, vanno a ascendere Z349, un buchetto verso la Zona AlfaClassica aperto i primi giorni del Campo ma non sceso. Riesce a passare solo Valentina che scende per una decina di metri, fermandosi su una strettoia che da su un pozzo di circa 8-10 metri. L'aria è debole soffiante e la strettoia sembra abbastanza lunga da disostruire.

      Nicola, Deborah, Oscar e Carmelo vanno ai "Fratelli Cacin" (Z393): disostruiscono il fondo, quasi passano la strettoia, ma più avanti sembra stringere decisamente.

      Giorgione va in battuta sulle balze occidentali della Zona AlfaC trovando due pozzetti già siglati dai Giavenesi, chiusi da neve/frana a -10 e altri 4 pozzetti chiusi a -5. Poca aria per tutti.

      Ube, Cinzia, Uccio e Roby Jarre nell'anfiteatro di AlfaB a posizionare buchi. Inizia lo smontaggio campo.

      15 agosto

      Concluso lo smontaggio.

      Molti tornano a casa, Ube e Cinzia vanno in Mongioie, Andrea e famiglia, Donda, Deborah, Alberto, Roberta, Gianni, Alby, Remotino, Remotina, si trasferiscono in capanna.

La Conca del Biecai (foto B. Vigna)

 

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Il campo estivo in zona Biecai

Chi c'era, più o meno

      Deborah Alterisio, Roberta Aloi, Vittorio Baldracco, Cinzia Banzato, Valentina Bertorelli e Matilde, Elisa Calemma, Sara Capello (Saretta), Diego Calcagno (Athos) Igor Cicconetti con Chiara Giovannozzi, Lorenzo e Silvia, Alberto Cotti (Alby), Franco Cuccu (Fof), Fabio Curti, Elisa D'Acunzo (Selma), Mara Di Palma, Riccardo Dondana (Donda), Piergiorgio Doppioni, Paolo Fausone, Samantha Favre, Sara Filonzi (Sarona), Alberto Gabutti (Lucido), Uccio Garelli, Beppe Giovine, Gaetano Giudici, Domenico Girodo (Mecu), Andrea Gobetti con Giuliana, Marianna e Stefanino, Roby Jarre, Paolo Licordari (Paolone) e Caria Spada, Fabio Livoni, Ube Lovera, Andrea Manzelli e Idris, Oscar Maroni e Carmelo Prestipino, Marco Marovino (Marcolino), Giorgio Mattasoglio (Giorgione), Nicola Milanese, Luisa Musiari, Gianni Nobili, Gianna Perego, Riccardo Pozzo (Loco), Alberto Remoto (Remotino) e Elisa (Remotina), Enrico Salvatico (Aziz), Andrea Sambado (Badinetto), Marco Santangelo (Marcos), Bruno Steinberg e Irene, Stefano Strippoli (Strippolo), Pierangelo Terranova (Tierra) e Sonny, Alberto Ubertino, Meo Vigna con Margherita Pastorini, Brunella e Giampiero, Tomas più una infinita serie di ex-gagni.

      NOTE

      Parliamo di due buchi AlfaB21 e AlfaB22.

      Nel numero 113 di Grotte, nell'elenco delle cavità siglate dai GSP c'è il rilievo di un pozzo chiuso da neve. Questo buco è chiamato AlfaB21.

      Nel numero 115, c'è un articolo relativo all'esplorazione di AlfaB22.

      Ci siamo accorti che:

      Rilievo e descrizione di AlfaB21 pubblicato sul n. 113 sono, in verità, di AlfaB22.

      Quindi rilievo e descrizione di AlfaB21 non sono mai stati pubblicati.

      L'articolo pubblicato su grotte n.115 sull'esplorazione di AlfaB22 è corretto.

      Breve descrizione di AlfaB21. L'ingresso si trova una cinquantina di metri sotto AlfaB22, in direzione del pianoro di "Gonnos". L'ingresso è un portale alto 2 metri e largo 1. Dall'ingresso uno scivolo detritico conduce dopo una decina di metri ad una saletta di frana, senza possibilità di prosecuzioni.

Cima delle Saline (foto B. Vigna)

 

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Biecai 2004 - Un primo campo

Marco Santangelo - "Marcos"

      Si arriva alla vigilia della partenza che ti hanno già talmente riempito la testa di storie da non stare più nella pelle o da averne le palle piene. Domani si parte per il Campo speleo. Il quarto al Biecai. Più o meno il settantesimo del gruppo. Per me e per altri, il primo. Ti addormenti e pensi che non sarà mai troppo diverso da come te lo immagini. Che ci metterai uno o due giorni e poi ti abituerai e, forse-ma-forse, ti sentirai un po' più parte del gruppo. Ti lasci andare in sonnoland più o meno convinto e sufficientemente eccitato. Santa Rossella O'Hara, Come da tempo e come per tutti, ti accompagna al di là della notte col suo motto lapalissiano.

      Dove mi ha accompagnato Santa O'Hara? Oualche notte dopo non riesco a riconoscermi in un individuo ebbro. Come prima mai, seduto sotto le stelle e tra una decina di altri esseri variamente ebbri. Parlo, sparlo, indico e sospiro. Vengo filmato, addirittura. Vedrò, forse, un giorno le prove di questo spettacolo. Ma chi c'è intomo a me? È ovvio, col senno di poi, che si tratti di altri speleo, ma stasera non sono proprio loro. Non soltanto almeno. Siamo sull'acropoli, su un olimpo marguareisiano popolato di alcuni dei, qualche semidio, spiriti e masche vigilanti. Tutti noi siamo speleo in came ed ossa e, insieme, entità di varia definizione.

      Potenza dell'alcool langarolo.

      Alle mie spalle, ad esempio, c'è una dea. Non potrà mai essere realmente avvicinata, neanche in forma umana, ma stasera è dietro di me e mi procura estasi mistiche grazie all'imposizione saggia delle mani. Giovane, troppo, ma capace di far correre corpo e cervello, separati e tutt'uno, su e giù per spazi vastissimi. Come tutte le deità ha un suo olimpo di

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riferimento, e un suo dio pater.

      Chino il capo alle leggi dell'olimpo marguareisiano (e alle inimmaginabili prospettive di fulmini punitivi) e faccio tesoro di quanto mi è stato concesso, senza avanzare pretese su altro.

      Di fianco e di fronte a me, altri esseri. Parlano, ridono, scherzano, pianificano, programmano. Finiti i verbi, spariscono uno ad uno verso le tende piazzate sull'acropoli o appena sotto. I novelli osservano e cercano di capire quando sparire anch'essi. Troppo difficile però, a questo punto. Si rimane ancora un po' paralizzati dai nostri stessi eccessi e incapaci di proferire frasi senza sembrare peruviani in visita al Tonchino e poi la notte, senza rumori, si trasforma in giorno avanzato.

      Sfumano gli ultimi fumi dell'alcool e si entra a pieno ritmo nel meccanismo del campo speleo. Leggende divine si trasformano in realtà e i novellini si accorgono di avere trovato un posto nella poderosa macchina organizzativa degli speleo.

      Poderosa. Macchina. Organizzativa.

      Ehm, ehm. Forse queste ultime parole sono ancora dovute agli eccessi di cui sopra. Se facessi il pistino potrei infatti smontare ogni termine e verificare che nella realtà avrei dovuto usare lemmi ben diversi. "Macchina", ad esempio. Mi viene in mente un elicottero. Anzi due. Il primo è quello mitico, nel senso di mai visto nella realtà, pilotato però da un pilota picio per davvero (e forse anche un po' criminale alla talebana, visto che si narra di sue feroci amputazioni... mah, spero si tratti solo di un picio e basta). Il secondo elicottero lo abbiamo proprio visto, noi popolo transumante che in confronto gli ebrei in fuga dall'Egitto avevano le idee più chiare (e la manna). Da bravo popolo in fuga abbiamo disperato di ricevere soccorso e siamo infatti finiti nella solita idolatria della Capanna, per poi ricrederci e inseguire con occhi e piedi le nostre tonnellate di merci dalle auto all'olimpo.

      "Organizzativa". Mi risulta difficile associare qualsivoglia fatto accaduto all'organizzazione. Di per sè, alla fine, tutto è apparso quando doveva apparire: il telone del gias, le taniche di vino, il tubo per l'acqua, i peperoni di Sarona, la Settimana Enigmistica, il tempo per decidere, il tempo per fare (ma su questo punto ci rivediamo a "Poderosa"), l'urissa scompigliatrice e gentilmente devastatrice, i vati della speleologia, i vater della speleologia (battuta penosa, ma proprio ci sta), l'idrolitina e il pastis, gli scazzi, le veglie notturne e i risvegli tardo-mattutini, le cane del Lucido e il cane di Meo, l'acqua nella tenda di Sarona, il carburo, il fango di Gonnos, le zanzare e i tafani, i bimbi d'età e i fanciulli nel cervello, l'erotica Bertorelli, i pozzo-pozzo-pozzo di Pippi, le battute del Lucido, quelle di Athos e quelle di Meo,

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il pronto soccorso di Mondovì, l'etilismo, la cesta dopo qualche giorno di campo, etc. etc. etc. Il problema è che l'organizzazione è stata perfetta nella sua assenza. Ectoplasmorganizzazione. Funziona benissimo.

      "Poderosa". Farei forse meglio a parlare della prima moto del Che, ma si capirebbe che sto sviando il discorso. La poderosa attività del Gruppo Speleologico Piemontese avrebbe il suo culmine in un campo annuale dedito alla riscoperta, scoperta ed esplorazione di un'area accuratamente scelta all'uopo. Quest'anno, vuoi per sfiga vuoi perché il passatempo principale sembra sia stato quello di alleviare il prurito alle ghiandole riproduttive, il campo ha prodotto, ad esempio, una considerevole cinquantina di metri di nuove gallerie nell'Abisso Sardu (aka Pippi), le ahinoi storiche Fangloria. Sempre quest'anno il campo ha consentito una serie di battute degne di Holmes (Sherlock, non John) e, come conseguenza, praticamente nulla da rilevare.

      Quest'anno, in definitiva, il campo non è stato per niente poderoso. Volenteroso, forse. E giuro di non sapere perché. Il perché vero, intendo. In primo luogo, perché per me è il primo campo, quindi non posso fare grandi acrobazie statistiche. In secondo luogo, perché so benissimo che è stato una mezza chiavica (speleologicamente parlando), ma l'impegno in realtà c'è stato, almeno da parte di alcuni. In terzo luogo, il Visconte ce la voleva proprio far vedere da lontano. In quarto luogo, se ogni occasione fosse buona per aggiungere 2 chilometri al complesso di PB e per armare un 180 in tiro unico, ci perderemmo tutto il gusto di fare speleologia. Sarebbe come essere un marine americano che viene mandato in Iraq a far la guerra. Vincerebbe senza alcun problema e morirebbe di noia subito dopo. Beh, per noi non è così. Noi siamo in difficoltà. Il campo è stata una fantastica occasione di far vacanza e baldoria e una occasione non del tutto sprecata di fare speleologia.

      Speleo del tipo A: "Bene, mi tiro subito una martellata sui cabasisi. Non c'è più nulla da fare e esplorare e tutto è uno schifo" (è uno speleo catastrofista, probabilmente del Sud per indole e vocabolario).

      Speleo del tipo B: "Bene, siamo dei gran coglioni ma in fondo succede anche questo. Diamoci da tare per il futuro" (è uno speleo con doveri istituzionali).

      Speleo del tipo C: "Chissà, chissà chi sei. Chissà che farai. Chissà che sarà di noi. Lo scopriremo solo vivendo" (è uno speleo cantautore).

      A, B e C convivono nel gruppo e spesso nella stessa persona. A volte ci sono anche deviazioni (D), esperimenti (E), falliti (F), gasati (G) e via così, fino alla Z di zoccolone e comprese le lettere dell'alfabeto anglosassone (volete non riconoscere tra noi un Kornuto, ad esempio?). Il risultato è che vengono anche campi così, un po' scipiti dal punto di vista speleologico.

      Fatemi però tornare alle Fangloria (il cui rilievo è stato consegnato ai posteri come di dovere). Il fatto è che per me è stata la prima esplorazione. Saranno 50 metri scarsi, ma sono stati i miei primi 50 metri (poi c'è stato Tramonto e lì si che ho corso per ore e ore...). Lì ci stai passando tu e qualcun altro con te, in assoluto i primi dopo l'acqua. Davanti a te, fino a prova contraria, può veramente esserci un mondo di possibilità, svolte, strettoie, salite, discese ("le discese ardite e le risalite", come direbbe lo speleo C). Lì per lì ti senti uno di quei semidei che popolano l'olimpo marguareisiano. Quasi esci e vai ad ubriacarti con un dio da par suo.

      Invece erano proprio le Fangloria. Dove la F iniziale sta per Fine della corsa o Fottuti. Ma il battesimo speleo, pur se in grande economia, c'è stato. Sei fottuto veramente. Un po' come per gli hard discount o la chiesa cattolica: se ci entri una volta e ti lasci accalappiare, sei loro per sempre.

      3x2/Amen

 

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Le porte (chiuse?) del Ballaur

Igor Cicconetti

      Quando si arriva ai trent'anni, con due figli, si incomincia a pensare di essere invecchiati, di non riuscire a raggiungere il campo con tutta la famiglia e magari di cambiare passione. Purtroppo, queste idee da pantofolaio si infrangono nella solita smania di riuscire a portare a casa qualche metro d'esplorazione in qualche buco sconosciuto o molto conosciuto. Capita così di parlare con il presidente per dirgli: "Ciao Nik, sai quest'anno con Silvia piccola non so se riesco a venire al campo e poi Lorenzo si è rotto un braccio, per non parlare della logistica famigliare, che in quattro diventa un pasticcio "E sentirsi rispondere: " peccato perché quest'anno andremo in Biecai..". Ma allora questo è farlo apposta, dopo anni a cercare di convincere qualcuno a fare il campo in Biecai il GSP lo fa quando io non riesco a venire e magari disarmano Pippi!!

      Ci risiamo, rieccomi al campo in cima ad un cocuzzolo in centro al Biecai, con una radio, Chiara, i bimbi e qualche compare di sventura ad aspettare tra miliardi di zanzare un elicottero che, come ogni anno, non arriva mai. La novità del campo saranno le zanzare per tutti e gli infortuni per alcuni. Così di sera si contano le punture sulla faccia di Silvia ed i caduti. Tra gli infermi possiamo includere: Donda senza un occhio, Athos senza spalla, Nicola zoppo (già dai lavori in capanna), Andrea con un'infezione al gomito, Sarona con la varicella, Luisa con uno zigomo gonfio e livido e congiuntiviti e influenze un po' per tutti. In queste condizioni, siamo riusciti ad andare anche in grotta, in particolare a Gonnos, ma un pochino anche a Pippi. Io vi parlero, come sempre, di quest'ultima, cominciando da prima del campo.

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Il 2003

      Nel raccontarvi di Pippi eravamo rimasti al mitico 2002, Ccon le esplorazioni del ramo Brabham ("Io me ne impippo", GROTTE n° 138). Da quella data, purtroppo, solo due punte sono state fatte.

      Nella prima punta, nel giugno 2003, con il duplice obiettivo di continuare ad esplorare le Brabham e di capire qualcosa dei rami di Paolo e Marilia, ci siamo scornati sulle inefficienze del trapano e sui riempimenti di una piena. Tutta questa sfiga ha permesso di fare una risalita nella forra del Baus, appena sopra al bivacco, sulla parete opposta della partenza del ramo della Scorciatroia. Da quell'imbocco esce uno stillicidio e una corrente d'aria soffiante. Per ora l'esplorazione si ferma dopo una decina di metri su un passaggio pericoloso con massi in bilico ma, oltre, l'ambiente si fa ampio e grande.

      La seconda punta nel luglio dello stesso anno, doveva essere di ricognizione per vedere cosa c'è al fondo della forra del Baus e trovare la mitica corda di Andrea Gobetti, che avrebbe dovuto portare alla galleria Santa Esmeralda. Il compito principale era capire come e dove l'aria scendesse dalla forra. Premesso che nelle gallerie Santa Esmeralda c'è una forte corrente d'aria che arriva dalla zona della risalita di Gobetti, ci aspettavamo di trovare la stessa aria nelle zone basse della forra. Oltre ad inseguire l'aria, abbiamo cercato di capire se la forra avesse qualcosa in alto di fossile. Scendendo nella forra, quindi abbiamo risalito più volte le pareti per raggiungere il soffitto, senza però ottenere grandi risultati. Del fossile pare che non ci sia traccia. Nella zona a valle sotto la cascata del rio Aveki la morfologia si complica per gli innumerevoli ambienti, che vanno un po' in tutte le direzioni, e per le numerose anastomosi. L'unica cosa chiara è l'aria: non passa da quelle parti, in particolare nella zona della giunzione, in quanto dopo pochi minuti di permanenza si forma una densa nebbia.

 

Il 2004

      L'interesse principale del campo era riuscire a trovare il mitico collettore del Biecai e quindi il modo più ovvio era passare dalla grotta più vicina all'ipotetico tragitto di esso. Tutti gli sforzi del campo si sono concentrati a Gonnos e in battute esteme.

      Qualche mente bacata ancora crede in Pippi o, meglio, crede che prima di chiudere un'esplorazione bisogna verificare se ne sia inutile proseguire.

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      La prima punta che si riesce a tirare sù si dirige verso il fondo delle Santa Esmeralda per verificare la storia dell'aria nella zona di giunzione tra i due rami. Per tutti è la prima volta fino al fondo della galleria e per molti è la prima volta in Pippi, ovvio quindi non trovare quello che si cerca: il mitico passaggio verso il rio Aveki alias forra del Baus. Descrittoci come galleria che parte sulla destra orografica, ci accorgiamo che non è così facile da trovare in quanto non parte come galleria e l'aria fa giri un po' strani. Così, tra gira e rigira, non troviamo nulla e non capiamo niente, il passaggio chiave si dovrebbe trovare sulla destra orografica della Santa, ma di condotti e camini se ne trovano solo in abbondanza sulla sinistra. Capiremo solo fuori il nostro errore. Una cosa però la troviamo un nuovo ramo: Fangloria. In uno di questi condotti piuttosto fangosi arriva dell'aria: quindi decidiamo di infilarci; subito dopo troviamo un piccolo freatico che aumenta di dimensione, incrocia un crollo e si inserisce in una sala. Perpendicolare alla direzione principale della sala, un altro condotto avanza fangosetto per una decina di metri fino ad un punto basso da scavare. Dietro, per quello che si vede, l'ambiente è grande e si sviluppa sia in altezza sia in larghezza. L'aria arriva di lì e lo scavo è facilmente attuabile con una piccola zappetta (il fango è molto compatto e plastico). Per passare basta abbassare la soglia di una decina di centimetri.

      La seconda punta riguardava le Brabham, con l'obbiettivo di sfondare le porte del Ballaur ed entrare nel sistema di Piaggiabella. Eravamo ancora fermi all'esplorato del 2002 e mi sarebbe piaciuto raccontare di gesta epiche e chilometri di esplorazione, ma il calcare si è messo tra noi e l'inesplorato. Una sconfitta per noi ed un sollievo per altri. Ma cosa c'era oltre il limite del 2002? I ricordi erano vaghi, l'ambiente l'avevamo visto in due di fretta e la stanchezza ed il freddo non aiutano a fissare bene i ricordi. Dopo vari giri e osservazioni, si decide di seguire l'unico punto apparentemente buono e fattibile: una risalita.

      Da sotto si vedeva il classico meandro occhieggiare a pochi metri dal suolo e ci si aspettava il classico andamento delle Brabham: meandro-gallerie-risalita. In cima al pozzetto, l'inaspettato: una fessura impraticabile alta almeno 10 m, larga 10-15 cm e lunga almeno qualche metro. Che delusione! Per la prima volta si decide che il ramo chiude e si disarma, portando fuori oltre il freddo anche qualche quintale di materiale.

Conclusioni e dubbi

      Molti dubbi permangono su questa grotta, capirla risulta sempre più difficile.

La zona a monte

      Sappiamo che l'aria arriva da questa zona ma inizialmente pensavamo arrivasse quasi tutta dalle Brabham, ora sappiamo che parte arriva anche dalle Myosotis e dalla nuova risalita. Sicuramente, bisognerà verificare dove vanno queste ultime due in quanto entrambe mostrano grandi ambienti oltre il limite da noi esplorato.

      L'acqua ha un percorso ancora più misterioso. Due sono le acque che si vedono: la prima giunge dalle Brabham e ha un flusso costante sempre, come verificato durante le numerose punte. Quest'acqua non è influenzata dai temporali e arriva direttamente dal pozzo della Cascatella. Tale acqua percorre una parte delle gallerie dell'Alpino Zoppo per infilarsi tra massi al bivio per il ramo che porta alla sale dei frattali. L'acqua ricompare nel ramo di Paolo e Marilia, ne percorre decine di metri e dopo un breve salto scompare in un sifone. Il ramo, inoltre, è soggetto a piene come dimostrato dal riempimento del passaggio

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che lo raggiunge. Dove va a finire tale acqua? Cosa causa la piena? Perché esiste un sifone lontano dalla zona satura?

      La seconda acqua arriva da un meandro ancora non raggiunto e si butta in una splendida cascata, per poi raggiungere l'Alpino Zoppo e, probabilmente, passando attraverso dei grossi massi, raggiunge la forra. Ci si domanda dunque se in cima alla cascata si sviluppi qualcosa di simile a quello trovato per la via dei frattali.

Il nodo della risalita di Andrea

      Non ero mai stato in fondo alle Santa Esmeralda, né in fondo alla forra; quello che mi ha stupito è la diversità degli ambienti e la forte corrente d'aria che percorre la prima. La Santa Esmeralda è una galleria percorsa da un corso d'acqua appoggiata sull'impermeabile che scende dolcemente fino al punto più basso di Pippi per finire in un sifone. La forra scende a salti, ha un soffitto molto alto e conclude in mille ambienti che si sviluppano a raggiera. Come due realtà così diverse si siano unite è un mistero. Quello interessante da capire è l'aria. Non ho mai creduto alla teoria dell'aria che percorsa parte della forra si divide in due: una parte risale le Rataira e l'altra discende la forra per poi risalire la Santa Esmeralda fino ai Figli degli Operai per poi ricongiungersi in parte con la precedente. Nella forra, inoltre, non si percepisce corrente di aria e quindi se essa arrivasse da monte dovrebbe percorrere la forra sul soffitto ed infilarsi nelle zone esplorate da Andrea, sempre non scendendo. Per me é difficile da comprendere ma tutto può essere.

      La mia ipotesi è che l'aria arrivi da qualcosa che non è stato visto, qualcosa che si trova nella zona della risalita dove, inoltre, si sta dirigendo Fangloria. La speranza è di trovare una nuova via verso il Ballaur. Questa volta portiamoci le chiavi.

            Hanno partecipato:

      2003: Chiara, Sarona, Giorgione, Donda, Saretta, Aziz (GSG), Marcolino, Paolo, Igor, Gianna, Marco Fusino.

      2004: Paolo, Igor, Donda, Elisa, Selma, Sarona, Deborah, Luisa, Badinetto, Marcos, Cinzia.

 

ATTENZIONE:

i prossimi che andranno a Pippi devono portarsi delle corde di ricambio e un
piede di porco in quanto, preso dalla depressione, ho smosso la frana all'ingresso.

 

Le immagini che illustrano gli articoli precedenti sono di B. Vigna e riprendono personaggi, vita di campo e panorami (salvo differente nota) della zona del Biecai

 

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Gonnos

Vittorio Baldracco

      Finalmente, dopo le solite peripezie d'inizio campo si incomincia ad andare in grotta, il primo obiettivo è il riarmo della grotta definita la più brutta del Margua: Gonnos. La squadra prescelta è quasi tutta al femminile, Deborah, Luisa, Elisa e Selma. Al mattino si preparano i materiali e, dopo i soliti tran tran, si entra. Si fanno i primi passaggi stretti e ci si ferma alla partenza del primo pozzo, l'armo viene affidato alle ex allieve, con Deborah come istruttrice, noi ovviamente ci fermiamo ad aspettare nel posto più stretto e freddo di tutta la grotta, troppa fatica fare 10 metri indietro per stare al comodo. Si armano i primi due pozzi, al terzo si fa il traverso e finalmente si arriva nel regno di Gonnos: IL FANGO, è proprio vero che con il passare del tempo si cerca di dimenticare le cose brutte, non mi ricordavo così tanto fango. Dopo vari metri di galleria e l'ultimo pozzo si decide di andare a fare un giro. Prendiamo la galleria in salita sulla destra e, percorso una ventina di metri, ci scontriamo con una strettoia tra roccia e fango, ma con aria soffiante, ci lavoriamo un'oretta senza risultato e alla fine decidiamo di andare a vedere il sifone a valle. Percorriamo lo scivolo di fango e, incontrata la galleria orizzontale, svoltiamo a valle, prima del sifone troviamo un paio di condottini che si portano via dell'aria e, arrivati all'acqua, Deborah ed io completiamo l'opera di infangamento risalendo un budello. Sulla via del ritorno facciamo carburo da un bulacco trovato a metà dell'ultimo pozzo.

      Il brutto tempo blocca per qualche giorno le punte, quando si riesce a rientrare si fanno due punte in cui si allarga un condottino a valle e si fa una risalita su fango, senza trovare niente di particolare. Si prendono un paio di altri camini, ma i risultati sono gli stessi. Finalmente esco dal letargo in cui sono caduto e partecipo all'ultima punta prima del disarmo, composta da Meo, Manzo, Stefano e Saretta. L'idea di Meo è di risalire il fiume fino a una curva per vedere cosa c'è. Prima di arrivare all'obiettivo trovo un posto promettente e faccio una risalita in un camino da cui sembra arrivare dell'acqua. Dopo una quindicina di metri vengo fermato da due pietre incastrate, sembra che dopo si allarghi, ma non provo nemmeno a passare, il posto è stretto e le pietre, per poterle togliere, devono passare per forza dove sono io e non ho voglia di cimentarmi in una gara di discesa con esse. Finalmente arriviamo al posto di Meo e scopriamo l'arrivo di un piccolo torrentello che si unisce al corso principale. Meo comincia a seguirlo e noi dietro. Percorriamo un tratto del fiume, un po' in ambienti grandi, ma per lo più in posti stretti, fino ad arrivare ad una galleria completamente franata. Riesco a filtrare in un paio di posti facendo il bagno, ma vengo fermato inesorabilmente, decidiamo così di tornare indietro. Conclusioni: la grotta non è stata vista tutta, può dare ancora dei metri di inesplorato, ma per quanto si è capito dell'aria essa esce praticamente tutta dall'ingresso, salvo piccole eccezioni come i rami di Super e un paio di camini, quindi sembrerebbe che la cavità non sia collegata a qualche grosso complesso.

 

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I fratelli Cacin

Nicola Milanese

 

Fratelli Cacin - Z393 - Explo 2004

 

      Il caminetto dell'Albergo Mongioie, due bottiglie di vino sulla tavola e un quadro alle spalle con la scritta "I Fratelli Cacin, gli ultimi uomini liberi".

      Non so se erano davvero liberi ma sicuramente erano famosi per le loro scorribande mangerecce in rifugi e case della valle. Hanno incrociato anche il nostro rifugio. Noi, per vendetta, gli dedichiamo una grotta: Z393, altrimenti detta "Fratelli Cacin".

      La storia è cominciata nei soliti giorni del "non so cosa fare".

      Girando per la Zona AltaB, alcuni trovano un buco con tanta aria e, di conseguenza, con tante pietre da togliere. Altri si sdraiano poco sopra, sul bordo di una dolina di crollo.

      Guardare altri che scavano per ore fa venir voglia di fare qualcosa, così controlliamo la dolina. Il fondo scende inclinato per pochi metri poi, il collasso della volta ha riempito di pietre tutto il riempibile. È chiuso. Guardando bene il soffitto, si capisce che il crollo ha risparmiato metà di una condotta che prosegue nella parte alta della dolina. Andrea capisce il trucco ma, al solito, le strettoie sono il mio dovere. Mi infilo, striscio, davanti stringe, sotto si apre un saltino di 2-3 metri, poi allarga.

      Torniamo ancora finchè strettoia, condottino e saltino sono abbastanza larghi per permettere di scendere.

      Il giorno dopo entrano gli esploratori: Gobetti e Doppioni, ancora insieme.

      Dopo il saltino, un bel meandro arrampicabile porta su un pozzo. Sotto logicamente nulla di decente.

      Tre infimi pertugi: un passaggio strettissimo porta verso il basso, un triangolo equilatero tra roccia e terra porta via un po' di acqua, un interstrato stretto e franoso porta acqua.

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      Ci riproviamo il giorno successivo. Un po' di disostruzione permette di capire ai tre "punteros", Deborah, Oscar e il sottoscritto, che le speranze devono morire. Rileviamo e facciamo un'altra "X" sulla carta del Biecai.

Dati

 

Sigla:

Z393

Nome:

Fratelli Cacin

Coordinate UTM-EU50:

0397439 - 4892459

Zona

Conca del Biecai, Zona B, nella pietraia per salire al passo del Mago.

Quota (Topografia):

2170

Profondità:

24 metri

Sviluppo spaziale:

30 metri.

Explo:

GSP 2004

Rilievo:

Milanese-Alterisio-Maroni

Disegno:

Milanese

 

Condotta insufficiente

Andrea Manzelli

      La mia! sbucare al campo dopo un anno di latitanza, a macinare la terra di sentieri che non riconosco nemmeno, un po' perché poco pratico di orienteering, molto per la fatica a realizzare quanto tempo è scorso dalle avventure passate in quei luoghi.

      Meno male che molte facce ricollegano in un fantastico puzzle un pezzo della mia preistoria con la eternamente giovane grotta del terzo millennio.

      Al campo ci arrivo con l'adorato tiranno Idris, che mi impone una settimana a misura di bimbo a passeggio poco oltre i sobborghi periferici di tende.

      Impacchettato e spedito il figlio, sfrigolo dalla voglia di tuffarmi nei buchi che hanno solleticato nei giorni precedenti la curiosità degli inarrestabili sciiti; Beppe, Meo, Andrea e torme di persone che non cito perché non ricordo, hanno messo il naso in una condotta che entra sospesa a pochi metri su una parete della zona A, almeno credo ...

      La prima mattina da single mi sveglio con la quasi lucida determinazione ad entrare in grotta; la portata della punta (strettoia da manzare a 15 metri dall'ingresso!), la promettenza del nome già abbozzato (condotta!) ma da indirizzare nella vita (buona? sfrenata? indecente,.. ?), la siccità di buchi grossi, grassi e generosi di rilievo, tutto mi conduce all'arruolamento; la brigata è composta da Fauso e Donda, e non poteva essere delle migliori per efficienza e demenzialità: entro talmente in sintonia che nei preparativi scalcio a piedi nudi un pietrone portante del gias, procurandomi la stessa lesione all'alluce destro che si era fatto Donda nel medesimo modo 5 minuti prima!

      Partiti!

      La mia prima punta al campo avviene sempre in condizioni fortunose: attrezzature devastate con impianti luce concrezionati di ruggine, fettucce rigide come baccalà, denti della maniglia spariti anni or sono, moschettoni corrosi dalle correnti elettriche parassite, ...; questa volta mi accontento di essere ko con le calzature: ho aperto la suola dei Meindl come il coperchio

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delle scatole di sardine, mi rimangono dei sandali francescani camminati fino alle cinghie, ma a piedi nudi non posso andare, ... quindi con quelli trovo eterno sui pendii erboso-franosi, sulle foreste di rododendri, su cengette spericolate ...!

      Ammiro intanto il valido contributo per la ricerca del percorso peggiore in lunghezza, dislivello e difficoltà, dato da quel meraviglioso strumento trasudante tecnologia spaziale: il GPS!

      Causa la poca pratica negli ultimi tempi del genere speleo, non ho tenuto il passo con l'evoluzione con questi nuovi ritrovati, che quindi da buon retrogrado disadattato reputo delle merde colossali, in quanto non funzionano mai (con le batterie sempre scariche, con la nebbia, con gli ostacoli, con la pioggia...) dando quindi delle indicazioni false e tendenziose, sicuramente le peggiori tra tutte le scelte possibili!

      Arrivati!

      E con le caviglie intere, non ci posso credere!

      Allestiamo una simpatica teleferica all'ingresso di condotta (...), che ai disattenti può anche causare gli effetti di una giostra medioevale, e in breve siamo dentro, i solisti (Fauso e Donda ai tamburi) davanti, l'orchestra (io ai fiati) dietro.

      Tra i materiali personali di tortura c'è poi da annoverare l'avanzo di tuta di Sarona che deliziosamente me la presta (e chissà che non ci pigli l'abitudine!), la stessa che indossai più volte al campo 2003 ma con ulteriori buchi; così abbigliato mi getto a capofitto nella condotta, gli strappi mi appendono inesorabilmente ad ognuno degli infiniti spunzoni, entro a testa in giù trascinando a mano il casco spento, davanti il sacco spigoloso mi sigilla spesso il passaggio ...

Condotta Insufficiente - Z298 - Explo 2004

      In breve, si fa per dire, trovo ancora lungo a raggiungere gli altri alla strettoia da manzare, non la vedo nemmeno in quanto mi incastro pochi metri prima, arretro e individuo un posto tappa dove mi installo, ricuperando le forze e la padronanza di me stesso ...

      Poco sotto Fauso e Donda si altemano al consueto rito:

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punta, trapano, spingino, martello...; sono all'innesco, in cima alla linea: tra micce e candelotti che accendo il tempo passa e mi sento occupato anche da bravo imboscato ... non sarà che mi sto adattando troppo al ruolo del moscone ...

      No, è un'altra sensazione quella che ie ne dall'alito della condotta abbastanza grotta per raccontare qualcosa delle regioni profonde; mi gusto quell'alito, e mi sento a casa, un piacere incredibile mi attraversa ossa e muscoli, sono in grotta!!! Un bisogno accumulato nel mio DNA ...

Il martellatore si unisce in coro all'aria gagliarda della punta e ci stupisce coi manzi piantati: 5, 6, 7, .. fino a 10 o 11 buoni fori per allargare la strettoia per un paio di metri di prosecuzione ... sfiga, stringe di nuovo, occorre altro sforzo per scoperchiare lo scrigno del tesoro!

      In uscita sono una libellula, con sacco trapano e bogolo mi sento giusto in compagnia ... quasi mi spiace uscire!

      Anche perché mi aspetta un impervio rientro al buio, stavolta con gli stivali speleo ai piedi, ma con risultati comunque devastanti ...

      La condotta viene rivisitata l'indomani dai compagni con manforte di Igor, io sono stremato dalle avventure ... nulla di fatto, oltre al rilievo!

      Condotta insufficiente!

      Avete poco da ridire, cosa c'era scritto sulle vostre pagelle a scuola?

Dati

 

Sigla:

Z298

Nome:

Condotta Insufficiente

Zona:

Valle delle Masche, alla base delle pareti del Ballaur

Coordinate UTM-EU50:

0398172 - 4892670

Quota (Topografia):

2255

Profondità:

11 metri

Sviluppo spaziale:

22 metri

Explo:

GSP 2004

Disegno:

Milanese

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Tramonto

Elisa D'Acunzo

      Qual è la cosa che più fa esaltare e sognare un gruppo speleo? E che cosa possono desiderare di meglio degli ex-allievi reduci dai loro primo campo, in attesa di una lezione d'armo e desiderosi di sapere cosa si prova ESPLORANDO?! La risposta è la stessa per entrambi i quesiti... Una grotta nuova, naturalmente! Detto fatto: ed ecco che si va a ripescare Tramonto (o solstizio d'inverno), un buchetto soffiante da disostruire trovato l'anno scorso da Meo, Igor, Ube, Athos e Nicola.

      Così il 5 settembre Meo con prole, Fof, Deborah, Vittorio, Elisa, Nicola, Luisa e Marcos, armati di trapano, manzi, palanchino e santa pazienza, togliendo una pietra di qua e un roccone di là... allargano il buco! Et voilà! Si esplora... Per primo scende Marcos che si ritrova in una saletta che prosegue, l'aria è veramente tanta, subito lo raggiunge Nicola. I due proseguono fino a quando il pavimento non scompare da sotto i piedi... Pozzo!! Scende Nicola per 13 metri, fa un giro sotto e torna su: c'è un altro pozzo di una ventina di metri ma non c'è la corda per scendere e oltretutto c'è da allargare un po'. Esaltazione generale e ritorno a casa. La domenica successiva un carico di ex-allievi (Marcos, Elisa, Fabio ed io) accompagnati da Luisa, Saretta e Deborah tornano a Tramonto. Ovviamente cogliamo l'occasione per fare un po' di pratica con gli armi: Marcos arma con un faticoso coniglio il primo pozzo (l'Eredità), dopodichè passiamo praticamente tutto il pomeriggio cercando un posto buono per armare il secondo pozzo. Cause: roccia schitosa (taaante concrezioni) e noi allievi decisamente imbranati!! Finalmente troviamo un posto scomodissimo ma decente, armo, coniglio e scendo. Arrivo su un terrazzino e anziché continuare a scendere cerco di fare un frazionamento, ovviamente non trovo il posto (roccia burro) e come se non bastasse il mio elettrico decide di morire lì lasciandomi al buio! Bene... Risaliamo ché oggi non é giornata.

      Finalmente il sabato successivo è la volta buona. Dopo aver assistito alla rottura della coppa dell'olio della macchina di Vittorio e aspettato il meccanico per metà pomeriggio, finalmente entriamo. Donda e Badinetto scendono il secondo pozzo (chiamato Pozzo Parlante causa un po' di pietruzze che ogni tanto cadono giù dal nulla), arrivano al terrazzino dove mi ero fermata la settimana precedente e fanno il frazionamento (tra le mille bestemmie di Donda contro la sottoscritta anche se non capisco come mai, avevo solo cannato completamente il posto... Vai a sapere...). Finalmente abbiamo di nuovo terreno sotto i piedi, l'esaltazione è al massimo!!

      Abbiamo due nuove salette davanti e la seconda sembra promettere l'impossibile, ci sono addirittura tre vie da andare a vedere. La prima è un meandrino pieno di concrezioni che chiude dopo 4-5 metri e le altre due vie sono un ambiente unico, si scende per un metro e poi stringe, stringe, stringe e soffia, soffia, soffia. Ma come, finisce così?! Torniamo su con la coda tra le gambe. L'unica speranza è fare il traverso che c'è alla partenza del primo pozzo.

      Così ecco tornare la domenica successiva Paolo, Roberta, Athos ed io, facciamo il traverso e si scende... Che cosa ci aspetterà? Una galleria? Un pozzo? Esatto, proprio un pozzo... Il Pozzo Parlante, si riconosce dai segni delle innumerevoli mazzettate di qualche settimana prima. Vabè tacciamo un ultimo giro: siamo Nicola, Paolone, Elisa, Marcos ed io, riguardiamo di nuovo tutto da cima a fondo e siamo punto e a capo.

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      E allora chiude? Veramente la grotta va ribattezzata "Tramonto di ogni speranza" come suggeriscono i maligni? Così sembra, però tutta l'aria che c'è là sotto dove stringe fa sperare i più ottimisti. C'è da scavare per farla breve. Aspettiamo che vada via la neve e di avere una domenica senza niente di meglio da fare, sperando che Tramonto nel frattempo non finisca nel dimenticatoio (Ndr. le immagini sottostanti riportano planimetria e sezione della grotta).

 

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Diario speleo Paris Côte d'Azur

Roberta Aloi

      Piccoli omini (se visti da lontano) laboriosi, rumore meccanico di tubi, echi delle voci dei piccoli omini, tutte queste sensazioni mettevano in luce un ambiente vasto e bello: LA SALA PARIS COTE D'AZUR.

      Sembra di vivere una pagina del libro di Tolkien invece ci troviamo in PB e tutto è reale. Quando uno va in grotta si immagina di vedere degli ambienti creati da gallerie cunicoli pozzi e meandri che rendono favoloso lo stare nella grotta, Piaggia Bella invece è un enorme franone che dà origine ad ambienti molto vasti.

      PB è troppa e la prima volta che entri ti sembra di fare una passeggiata in montagna ma al coperto e quindi non la apprezzi come grotta nella sua interezza forse perché non ti sembra una grotta o forse perché per conoscerla ci vuole un po', ma alla terza volta cominci a capire quanto sia bella, mentre ti perdi capisci che la grotta non ti può abbandonare. Il perdersi non ti fa sentire il panico ma rende onore alle meraviglie che la roccia e l'acqua possono creare.

      Il carbonato della Sala Bianca subito dopo il primo fiton è così bianco che sembra marmo e sembra plastico, la prima cosa alla quale pensi è che potrebbe essere utilizzato per fare una statua.

      Ed il Salone che si trova subito dopo la Sala Bianca ha un soffitto molto alto e la volta sembra essere arcata da una criniera di coccodrillo al rovescio.

      Il tutto sarebbe stato ancora più bello se non fossi stata lenta come una lumaca.

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Khyber Pass

Igor Cicconetti

      Ecco un piccolo resoconto della punta di agosto a Khyber Pass.

      Dopo i vari inviti di Andrea Gobetti per ritornare a Khyber, io, Paolo, Andrea da Roma e Gianna ci convinciamo organizziamo una punta a Khyber. Per l'occasione Paolo addirittura non lavora per due giorni.

      L'entusiasmo è al massimo, il materiale c'è tutto e funziona. Lo scopo è di andare alle LKC e guardare il guardabile, capire dove va l'aria e magari continuare la risalita di Mecu e Ube. Si parte dal fondo, c'è poca acqua ma il sifone è chiuso lo stesso.

      Risalendo nelle LKC si guarda l'aria, si osserva ogni possibilità di prosecuzione. La risalita di Ube non pare così lunga come stimato, forse con 15-20 m di artiticiale si arriva su un terrazzo e si capisce cosa c'è dietro. Notiamo però che l'aria non va su, anzi, spesso inverte.

      Continuiamo a risalire e decidiamo di guardare quel grosso arrivo sulla sinistra (risalendo). La roccia è buona solo sul soffitto, come Nicola giustamente aveva raccontato. Si va con l'armo del soffitto per raggiungere la finestra, il trapano funziona: è la punta che si rompe questa volta.

      Visto che la roccia non é solidissima, si riesce a forare senza widia. Il problema è piantare i fix, in quanto la punta fora un po' più piccolo.

      Per fortuna al traverso c'è Paolo che, martellando i fix come se fossero degli spit li fa entrare. Tanto, lavorano ad estrazione. Evviva la sicurezza! Ma vediamo cosa c'è oltre: una galleria inclinata, che risale parallela alle LKC per una ventina di metri. In alto, a due metri, parte un meandro che, disostruito a mazzate, si apre e, dopo una curva, scompare. Sì, scompare: una faglia taglia le prosecuzioni.

      Prima di lasciare le LCK, guardiamo ancora due cose. La prima è il ramo parallelo alla sinistra orografica, me lo ricordavo chiuso su un masso con strettoia. Non ho ritrovato né il masso né la strettoia, però, in fondo sulla sinistra parte un ambiente. Bisogna portarsi la mazzetta (si trova al cimitero degli elefanti): due botte ben date e si passa. L'aria non c'è, ma non si sa mai. La seconda è all'inizio delle LCK: prima dello scivolo nero si trova una risalita. In cima parte un condottino che si ciuccia un po' di aria e da dove arriva l'acqua. L'ingresso è stretto, ma la roccia tenerissima, tanto che Paolo ha passato un po' di tempo a spaccarla a pedate. Anche qui serve la famosa mazzetta.

      Ritornando al cimitero, notiamo che tutta l'aria arriva fino lì e probabilmente, risale per andare nell'ambiente che occhieggia 15 metri più in alto. Quindi è necessario tornare determinati, sia per vedere i punti sospesi delle LKC, magari con un faretto per vedere se merita la risalita di Mecu e Ube, sia per risalire al cimitero degli Elefanti.

Consigli

      Per la risalita al Cimitero degli Eletanti aspettare un periodo asciutto perché lo stillicidio è insistente.

      Per non morire, invece, bisogna sostituire la corda dell'ultimo pozzo o perlomeno accorciarla poiché la gassa del tiro in vuoto è molto consumata quasi fino ai trefoli.

      In generale, la grotta è scomoda e difficile: è necessario essere determinati per trovare la prosecuzione verso la zona D o verso Labassa.

 

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Attività biospeleologica 2003

Enrico Lana, Achille Casale e Pier Mauro Giachino

Alpi occidentali

      Enrico ha dedicato la primavera al Cuneese e alla Valle Infernetto, dove sono venute alla luce in tutto una ventina di nuove cavità scoperte dal gruppo di esploratori del G.S.A.M che E. frequenta solitamente. E. stesso ha partecipato alle prime visite ed esplorazioni delle cavità maggiori del complesso Topalinda e Barôn Litrôn (che insieme hanno uno sviluppo di circa 1200 m) e di parecchie delle cavità minori. Nella prima di queste grotte, la più alta (oltre 1100 m s.l.m ) ha trovato essenzialmente Diplopodi specializzati che dall'aspetto sembrano appartenere al genere Crossosoma piuttosto che al meno specializzato Plectogona. La grotta Barôn Litrôn (800 m di sviluppo), che si apre circa 300 m più in basso con un'ampia dolina di sprofondamento, è stata sfruttata, come altre cavità del complesso, nei secoli scorsi per l'estrazione di minerali di ferro sotto forma di cristalli di pirite presenti in vene intercettate dalla diaclasi principale della cavità naturale che in molti punti denota chiaramente la sua natura carsica. In questa cavità le entità biologiche presenti sono più numerose: già durante la prima visita effettuata insieme a Mike Chesta e Marco Spissu, E. ha raccolto un esemplare di Duvalius carantii sotto un pezzo di legno marcio nella parte più interna della cavità, dopo la sala battezzata "Sala del Contratto"; sono poi presenti numerosissimi Diplopodi Craspedosomatidi specializzati (Crossosoma), ma anche Polydesmus di piccole dimensioni (10 mm ca.) altrettanto troglomorfi. In una pozzetta concrezionata a metà del lungo cunicolo in ripida discesa che precede la sala del Contatto ho raccolto due acari specializzati (Rhagidia), aggiungendo una nuova stazione alle altre già trovate per questo genere in Piemonte. Nelle parti oscure, subito dopo il cono di deiezione che dall'ingresso porta con un saltino alle parti interne, E. ha osservato rari esemplari di Dolichopoda ed un giovane di ragno Linifide specializzato (Troglohyphantes) che non ha raccolto in quanto inadatto alla determinazione.

      Da citare anche le Planarie depigmentate e anoftalme (Dendrocoelum sp.) scoperte l'anno precedente nella Grotta superiore dell'Infernetto: di queste. E. ha portato personalmente una dozzina di esemplari vivi in Sardegna alle "planariologhe" che lavorano nel Dipartimento di Achille (Università di Sassari) per la determinazione (in maggio, vedi più avanti).

Neobisium lulense - Grotta "Sos omines agrestes "(NU) (foto E. Lana)

      In luglio A. ed E., insieme ad alcuni amici locali che hanno fatto da guida, sono finalmente riusciti ad entrare nella grotta del ghiaccio del Monte Cavallaria, visitata e descritta da Sturani più di 60 anni or sono. E.,

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che era al terzo tentativo di raggiungerla (vedi articolo dettagliato sul numero scorso), è entrato per primo fra le pietre della colossale paleofrana in cui si apre la cavità. Sul fondo vi era un residuo velo di ghiaccio, ma il freddo non gli ha impedito di osservare Isopodi (Alpioniscus) e di catturare ragni Linifidi, altri ragni meno specializzati e un esemplare di opilione (Ischyropsalis sp.). Sono state inoltre disposte alcune esche al formaggio particolarmente "profumate".

      A metà agosto, con Mike Chesta di Cuneo e Giuliano Villa di Torino, E. è ritornato al Pertui de l'Oustanetto sopra Ostana (Valle Po) per completare il rilievo e ritirare la trappolina lasciata durante la visita precedente; questa ha confermato la presenza di Doderotrechus ghilianii ghilianii (Casale det.) in questa cavità tettonica che si apre in una pietraia a 2200 m s.l.m (si tratta della stazione a più alta quota di un rappresentante di questo genere, esclusivo delle valli del Monviso) e nell'occasione ha ancora raccolto ragni linifidi specializzati (Troglohyphantes cf. vignai) ed un ulteriore esemplare di Ischyropsalis; da citare anche il ritrovamento di Pimoa rupicola ad alta quota come nella prima visita. Interessante la presenza nella trappola di alcuni esemplari di Nebria gagates (Casale det.), coleottero carabide tipicamente legato ai reticoli di fessure in paleofrane d'alta quota, trovato poi anche nella cavità similare della Cavallaria già citata (vedi oltre).

      All'inizio di settembre, su incarico dei redattori di una pubblicazione sulle miniere di Grafite di Murialdo presso Montezemolo (Val Bormida di Millesimo), E. ha effettuato ricerche in queste cavità artificiali sfruttate nel secolo scorso e vi ha raccolto e documentato parecchia fauna troglofila e troglobia: numerosi ragni (Nesticus eremita, Leptoneta, Porrhomma, Meta menardi e merianae); due specie di diplopodi troglofili (una di polidesmidi ed una di craspedosomatidi), cavallette troglofile (Dolichopoda), farfalle troglofile (Triphosa e Scoliopteryx); ha anche osservato Tricotteri e un esemplare di Geotritone (Speleomantes strinatii) di colore insolitamente scuro. Il ritrovamento più notevole è stato tuttavia quello di alcuni esemplari di Duvalius canevai (Casale det.) che sono interessanti in quanto in questa zona, ai confini tra Liguria e Piemonte, l'areale di questa specie viene in contatto con quello di D. gentilei.

      Il 20 settembre, seconda visita alla Buca del Ghiaccio della Cavallaria (vedi relazione sul numero scorso di Grotte) insieme a Renato Sella di Biella e Giuliano Villa di Torino, come rappresentanti del Catasto, per il rilievo della grotta che è stata catastata con il n° 1609 Pi/TO. E, come nelle più belle storie a lieto fine, c'è stata anche la sorpresa di carattere biospeleologico: nelle tre trappoline lasciate sul fondo erano presenti numerosissimi Leptodirini che, al momento, E. ha creduto fossero le agognate Canavesiella casalei (nota della Val Chiusella su un solo esemplare, e mai più ritrovata) che stavamo cercando. Nelle trappole erano presenti anche alcuni esemplari di Nebria gagates che già Sturani aveva catturato nell'agosto 1942

Meta bourneti - Grotta delle Meta (TO) (foto E. Lana)

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vaganti sull'abbondante strato di ghiaccio allora presente. Ma nel 2003, se a luglio c'era ancora un sottilissimo velo ghiacciato, a settembre questo era completamente scomparso. Scendendo, sulle pareti dei cunicoli fra i massi della paleofrana, sono state notate un paio di farfalle troglofile (prob. Triphosa sabaudiata), una femmina di Meta menardi di grosse dimensioni ed un altro ragno troglofilo del genere Tegenaria; sul fondo un paio di esemplari di Troglohyphantes specializzato che E. aveva già raccolto in luglio e che, secondo Claudio Arnò, appartengono ad una specie inedita; inoltre E. ha intravisto nuovamente un paio di crostacei isopodi depigmentati (Alpioniscus cfr. feneriensis) e ha catturato un altro esemplare di Ischyropsalis, opilione predatore troglofilo. La sera, a Bienca sulla Serra di Ivrea, in casa di Achille, abbiamo constatato che il Leptodirino non apparteneva al genere Canavesiella, come speravamo, ma era probabilmente attribuibile ad Archeoboldoria. Poche sere dopo, a casa di P. M. , abbiamo constatato che gli insettini sono attribuibili proprio a questo genere e appartengono con certezza ad una nuova specie, simile, ma comunque diversificata a livello dell'apparato copulatore, rispetto alla popolazione di Archeoboldoria lanai che vive a poca distanza ma sul versante opposto dell'imbocco della Val d'Aosta, alle pendici del Mombarone. La specie sarà dedicata a Mario Sturani, noto ed eccellente entomologo piemontese, che per primo fece conoscere la grotta sfruttata dai locali per la raccolta del ghiaccio in estate.

      Ancora in Canavese, P. M. ha visitato le gallerie delle Giari Neri nel complesso minerario di Brosso in Valchiusella, raccogliendo per il momento il solo coleottero carabide Sphodropsis ghilianii.

      A fine settembre E. ha visitato una ex miniera della Valle della Stura di Demonte, presso Pietraporzio, nella quale ha raccolto Chilopodi (Lithobius sp.), numerosi ragni troglofili (Meta, Leptoneta, Pimoa, Tegenaria) e, fatto notevole, un esemplare di Ischyropsalis, opilione specializzato che risulta essere presente un questa cavità artificiale nella stazione più meridionale di questo genere sul territorio piemontese.

      A fine ottobre E. ha trascorso la sua seconda settimana in Sardegna (vedi oltre) e nell'occasione ha portato una ventina di esemplari di Planarie del genere Dugesia che ha trovato fin dal 1992 nella Tana di Morbello presso Acqui Terme (AL). All'uopo, il giorno prima di partire ha fatto una "toccata e fuga" in questa suggestiva cavità sotto l'abitato della frazione Costa di Morbello e ha raccolto gli esemplari che sono stati poi provvisoriamente determinati come D. ligurensis; nell'occasione ha osservato tutta la fauna troglofila già raccolta in passato: ragni (Meta e Tegenaria), diplopodi (Polydesmus sp.), crostacei isopodi (Androniscus sp.) e anfipodi (Niphargus stygius s.l.), grilli troglofili (Petaloptila cfr. andreinii) e chioccioline troglofile del genere Oxychilus.

 

Alpi orientali

      A fine giugno E. ha trascorso un fine settimana nel Veronese in compagnia di Gianfranco Caoduro, insieme al quale sta facendo fotografie di artropodi cavernicoli per una pubblicazione sulla fauna locale.

      Una visita al complesso di Ponte di Veja - famosissimo e da sempre visitato sito dove, sotto un grande arco di pietra, residuo di un'antica, enorme cavema, si aprono le cavità residue del sistema ipogeo originario - ha dimostrato per l'ennesima volta come luoghi apparentemente ben esplorati possano rivelare le sorprese più inaspettate. Nella grotta A o dell'Orso di Ponte di Veja sono stati osservati e fotografati gamberetti Anfipodi del genere

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Niphargus e Isopodi del genere Androniscus, oltre ad un notevole deposito di guano - testimonianza della presenza di una numerosa colonia di pipistrelli - sul quale è stato raccolto e fotografato un dittero del genere Nycteribia. E. e Gianfranco sono poi entrati nella grotta C, risorgenza attiva del sistema, attraverso il basso ingresso che in alcuni periodi dell'anno è semi-sifonante; l'intento era di trovare almeno un esemplare del diplopode Polidesmide Serradium semiaquaticum, dotato di un apparato boccale filtratore specializzato, per poterne eseguire qualche foto. Mentre esaminavano le pietre dilavate dallo stillicidio, alla base di un camino, sono saltati fuori due esemplari di un coleottero carabide trechino inatteso, appartenente allo specializzatissimo genere Lessinodytes (probabilmente della specie caoduroi, di cui sono noti pochissimi esemplari e la cui località tipica, in una cava ipogea della Valpolicella, si trova ad una quindicina di chilometri da Ponte di Veja). È stata una scoperta notevole, che amplia l'areale di un elemento specializzato e che ha permesso di osservare quale sia il suo vero ambiente naturale; E. ha ovviamente dedicato ad uno degli esemplari catturati un paio di caricatori di diapositive. E dire che Ponte di Veja è un famoso sito paleo-antropologico visitato da migliaia di turisti ogni anno: è stato buffo, quella domenica mattina, uscire con due Lessinodytes vivi appena catturati e passare zuppi e infangati tra le orde di gitanti che affollavano la stretta valle carsica e il piazzale del soprastante ristorante!

      A fine agosto, un'altra puntata veronese insieme a Gianfranco Caoduro, con visita al "Buso dell'Arena", palestra per biospeleologi frequentatissima nella seconda metà del secolo scorso (in particolare da quando Achille, nel lontano 1974, ci scoprì dentro una popolazione di Italaphaenops dimaioi). L'intento era di trovare almeno qualche esemplare di Halbherria zorzii, un leptodirino endemico dei Lessini, ma la ricerca è stata vana, così come non è stato trovato nessun altro insetto (sono citati di questa cavità ben quattro specie di Trechini specializzati dei generi Lessinodytes, Italaphaenops e Orotrechus, oltre ad Antisphodrus e Speluncarius). La fortuna ha invece arriso riguardo agli opilioni troglobi, in quanto si è potuto osservare e documentare fotograficamente l'accoppiamento di Ischyropsalis strandi. Nella stessa occasione sono stati fotografati diplopodi specializzati (Lessinosoma paolettii), un acaro troglobio del genere Rhagidia sulla superficie dell'unica pozza d'acqua in concrezione nella parte più umida del salone che segue l'ingresso angusto ed un ragno troglobio del genere Troglohyphantes.

      L'11 ottobre E. e P.M sono tornati a far visita alla Grotta C di Ponte di Veja nel veronese. E la visita è stata particolarmente fruttuosa, in quanto sono stati trovati altri due esemplari di Lessinodytes e tre esemplari di Orotrechus pominii, altro elemento ipogeo specializzato; tra le pietre che costeggiano il rigagnolo attivo della cavità, E. ha inoltre osservato alcuni diplopodi specializzati della specie Serradium semiaquaticum e un esemplare di S. hirsutipes di dimensioni più piccole, svariati Isopodi (Androniscus) e dei piccoli Trichoniscus, un bell'esemplare di Pseudoscorpione specializzato (Neobisium), un esemplare di coleottero foleofilo, Leptinus testaceus, e nell'acqua un paio di Niphargus; infine, presso l'ingresso, basso e particolarmente "umido", ha osservato ragni troglofili, Meta e Nesticus, e pure, senza riuscire a catturarlo, un esemplare di Orotrechus juccii, che porta a tre il numero di specie di trechini specializzati presenti in questa angusta cavità. P.M ha poi ancora visitato la stessa grotta in compagnia di Dante Vailati, del Museo di Storia Naturale di Brescia.

 

Grecia

      La campagna di ricerca in Grecia realizzata da P.M, in collaborazione con Dante Vailati di Brescia, si è svolta in giugno e ha permesso nuove indagini in numerosi massicci montuosi del Peloponneso, della Grecia continentale e dell'Isola di Eubea

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con tecniche mirate al reperimento, in Ambiente Sotterraneo Superficiale, di fauna specializzata mediante la posa, e il successivo recupero, di trappole. In questo ambito sono stati indagati i seguenti massicci montuosi: Erímanthos, Aroánia, Ménalon, Líkeo, Taigetos e Parnon in Peloponneso; Dírfi e Xiró in Eubea; Gióna, Vardoússia, Kaliakoúda, Váltou, Pteri, Olimbos, Lákmos, Athamáno e Mitsikéli in Grecia continentale. Sull'Athamáno, in particolare, in una piccola grotta sita sul versante Sud ad una quota di circa 970 m s.l.m , le trappole lasciate in sito nel 2002 hanno permesso il reperimento di alcuni esemplari di Duvalius e di Speluncarius attualmente in studio. Minore fortuna ha riservato il massiccio del Valtou, dove i tentativi di ritrovare alcune delle grotte esplorate dagli Imperiesi negli anni 80 sono risultati infruttuosi.

 

Patagonia

      In dicembre Pier Mauro, in compagnia di Mauro Daccordi (Museo Regionale di Scienze Naturali) e Beatrice Sambugar (Verona), ha condotto ricerche sulla fauna endogea in Patagonia, visitando l'Isola di Navarino, l'Isola Bertrand, la Terra del Fuoco e il Parco Nazionale delle Torri del Paine. Il materiale raccolto è ora in fase di studio.

 

Sardegna

      Durante il 2003 E. ha potuto iniziare la collaborazione per una pubblicazione divulgativa sulla fauna cavernicola della Sardegna, concordata con Giuseppe Grafitti di Sassari durante il congresso della Società Internazionale di Biospeleologia a Verona, nel settembre 2002: lo scopo è di realizzare una documentazione fotografica delle entità ipogee più significative che caratterizzano la fauna delle grotte sarde. La cronaca dettagliata dell'attività svolta durante la campagna di Sardegna sarà oggetto di un futuro articolo che A. ed E. scriveranno con Giuseppe Grafitti per un prossimo numero di grotte, riguardante anche l'attività in programma per il 2004. In questa sede sono riferiti solo i risultati più significativi ottenuti durante le due ottime e molto proficue settimane che E. ha trascorso nell'isola, nei mesi di maggio e di ottobre, allietate da degustazioni dell'ottima cucina locale che E., guidato dai due "esperti" Giuseppe e A., ha potuto abbondantemente apprezzare grazie al suo fiero e gagliardo appetito.

      Da citare in particolar modo, in maggio, il ritrovamento e la documentazione fotografica di tutte e tre le forme del Sardaphaenops, coleottero trechino afenopsiano specializzato, inclusa la raccolta da parte di E., Paolo Marcia di Sassari e Carlo Onnis di Cagliari (mentre Giuseppe e A. grigliavano allegramente braciole all'aperto!) di alcuni degli esemplari che permetteranno la descrizione, da parte di A., della nuova specie S. adelphus. Insieme ad Alessandro Molinu di Sassari, E. ha poi raccolto anche alcuni esemplari della nuova specie di Leptodirino sardo, la Patriziella muceddai che sarà parimenti descritta da A., e ha avuto modo di meravigliarsi delle dimensioni eccezionali di Neobisium lulense, splendido pseudoscorpione specializzato, di cui sono stati osservati e fotografati, con Paolo Marcia, parecchie decine di esemplari nella grotta "Sos Omines Agrestes" sul Monte Albo.

      Nella settimana sarda di ottobre la visita più notevole è stata sicuramente quella della Grotta del Bue Marino a Cala Gonone, splendida cavità attiva cui si accede dal mare. In una giornata piovosa A., E., e i già citati Alessandro, Giuseppe e Paolo, sono riusciti comunque a trovare un passaggio su un battello in compagnia di una banda di... ciclisti tedeschi! Nella

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[grotta, dopo la parte turistica, hanno superato tramite piccoli gommoni i profondi laghi del ramo attivo (agg. red. ed. digit.)] fino a giungere alle spiagge sabbiose su cui vive, in mezzo a una fauna interessantissima, il carabide Speomolops sardous, presente in decine di esemplari nel suo ambiente. E. ha potuto effettuare parecchie fotografie di questo notevole Molopino, e ricorda come fosse ora l'esemplare che ha seguito (immerso in acqua fino all'ombelico!) con la macchina fotografica sulle pareti, mentre gli altri inseguivano un esemplare del pure straordinario Troglolithobius sbordonii, pure fotografato. Una cosa E. ha scoperto e deve dire: i laghi ipogei sardi sono molto più caldi di quelli pedemontani! Alcuni degli esemplari di Speomolops catturati in quell'occasione sono ancora vivi e vegeti nellaboratorio della Grotta di Bossea a Frabosa Soprana, dove E. e A. li hanno amorevolmente traghettati ritornando in Piemonte.

Varie

      A. e P.M hanno come al solito dedicato molto tempo alla determinazione e allo studio di materiale sotterraneo raccolto in ricerche precedenti, o inviato in studio da varie parti del mondo. Il tempo non basta mai, e il materiale nel frattempo si accumula. Hanno pubblicato alcuni lavori su Coleotteri Carabidi e Colevidi endogei o ipogei, fra i quali spicca un nuovo genere di Sphodrini, stabilito su una nuova specie di una grotta dell'Isola Eubea (Grecia).

      Per E., l'anno si è concluso con parecchi problemi familiari, dato che sua madre ha subìto un nuovo intervento al cuore. Tuttavia, durante ripetuti incontri con Claudio Arnò, insieme al quale ha progettato una pubblicazione intitolata "Ragni cavernicoli del Piemonte e della Valle d'Aosta", è stato possibile definire il sistema di classificazione da adottare e come sarà impostata l'opera. Claudio ha determinato buona parte dei ragni cavemicoli raccolti da E. negli ultimi anni, compresi quelli che aveva spedito in Svizzera e che è andato a riprendersi personalmente durante l'estate, dato che gli svizzeri hanno tenuto i campioni per tre anni senza studiarli. Fra questi, Claudio è stato molto felice di scoprire che alcuni grossi ragni che E. aveva raccolto nel 2000 in una cavità della Valle di Susa appartengono alla specie Meta bourneti, nuova per il Piemonte e per l'Italia settentrionale. Interessanti anche le raccolte di Troglohyphantes effettuate su tutto il territorio piemontese. La collaborazione con questo specialista aracnologo ha permesso a E. di approfondire un po' la conoscenza dei ragni cavernicoli piemontesi, e soprattutto di sviluppare una preziosa amicizia durante le numerose visite effettuate insieme negli ultimi tre anni in cavità naturali e artificiali della nostra regione.

      Nello stesso periodo, A. ed E., con Carlo Balbiano e Giuliano Villa, hanno continuato i lavori per il "Dizionario Italiano di Speleologia" che ha visto la luce nel 2004, dopo tre anni di discreta faticaccia. E., in particolare, ne ha preparato la versione HTML, con oltre 10.000 collegamenti fra le varie voci.

Speomolops sardous - Grotta del Bue marino (NU) (foto E. Lana)

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Considerazioni speleosub e non solo
in Val Tanaro

Attilio Eusebio

Sonò il quinto angelo,
e vidi una stella caduta dal cielo sulla terra,
e le venne data la chiave del pozzo dell'abisso;
ed essa aperse il pozzo dell'abisso,
e dal pozzo sali del fumo come il fumo di una immensa fornace,
e il sole e l'aria vennero oscurati dal fumo del pozzo
(Apocalisse di Giovanni 9, 1-2)

Il manifesto

      Qualche anno fa, quando mi affacciai all'attività speleosubacquea, mi parve chiaro che il Piemonte rappresentava, da questo punto di vista, una regione che ─ seppure non vergine ─ non poteva competere, a livello di conoscenze e risultati, con altre regioni italiane e soprattutto con la realtà speleo-terrestre. Eravamo, e siamo tuttora perché poco è cambiato, in una era primordiale: tutto questo sebbene le prime esplorazioni targate Cuneo e Torino si perdano nella notte dei tempi (tra la metà anni '60 e '70).

      Dopo si è perso qualcosa.

      Non mi si fraintenda, alcune esplorazioni fondamentali, ed onore e merito vanno ai valenti speleosub che le hanno condotte, ci sono state: Belgi e Genovesi al Pis del Pesio, sempre i Belgi qua e là, ma soprattutto alle Vene ed a Labassa e ancora i francesi a PB e Lupo, e poi l'ultima, forse in ordine di tempo, di Gigi Casati al sifone del Lago Grande al Lupo.

      Ebbene benché siano state esplorazioni importanti, la maggior parte di esse era finalizzata alla ricerca dell'exploit, al raggiungimento della massima profondità, al superamento dell'ostacolo "sifone".

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      Nessuno se non Serge Delaby ha cercato la chiave del sistema, insomma quasi tutti cercavano il record e non la comprensione del contesto nel quale si muovevano.

      Interessati più ad entrare nel guinness dei primati che non ad avvicinarsi alla professione di geografi speleosub.

      Per certi versi l'approccio culturale è stato simile alla speleologia degli anni '70-'80 dove l'importante era scendere, fare il fondo, raggiungere appunto il record.

      Dico questo non per sminuire chi ha fatto anche grandi esplorazioni con anni di sacrifici e cito tra tutte quella della Grotta delle Vene di Serge e dei Belgi, ma per fare un passo in più; accanto infatti al momento "sportivo" ─ fondamentale naturalmente ─ oggi ci viene richiesto, e dobbiamo fare, qualcosa di più. All'evoluzione tecnica che ha aumentato la sicurezza, diminuito i pesi da trasportare, aumentato le permanenze subacquee, in realtà non c'è stata una risposta conoscitiva ugualmente valida.

      Un esempio? Quanti rilievi validi di sifoni esistono (e dico rilievi, non schizzi esplorativi)? Quante immagini, foto o filmati ─ anche brutti ─ si vedono? Chi ha fatto campionamenti nei sifoni o peggio al di là con scopi parascientifici? Chi ha studiato le correnti e le caratteristiche delle acque, la loro capacità di stratificarsi e mescolarsi per esempio? Queste sono domande per cui oggi non esiste una risposta, si potrebbe dire globalmente "poche" ma la responsabilità di questo non è solo degli speleosub.

      O meglio lo è nella misura in cui non sono stati capaci di organizzarsi, di creare squadre miste prima di speleosub e poi con i terrestri, di studiare ed applicarsi con metodo, di creare degli obiettivi comuni, di cercare risorse economiche ed umane per fare di più. Alcuni gruppi statunitensi ed europei fortemente motivati ci hanno insegnato molto, e forti di una organizzazione metodica, hanno raggiunto grandi risultati, consci che solo il lavoro di squadra porta lontano.

      Tutto facile a parole, ma per fare questo ci vuole tempo, tanto tempo, denaro, molta disciplina, pazienza e soprattutto idee.

      Noi abbiamo cercato di lavorare in questa direzione e questo articolo per certi versi ne rappresenta il manifesto.

      Abbiamo così creato una squadretta interregionale alla quale stiamo cercando di aggregare altre risorse, compagni di avventura interessati oltre che all'aspetto esplorativo anche a quanto ci siamo detti in precedenza. Alcuni risultati sono arrivati, dalla Dragonera ai cenote cubani, altri sono per strada e molte altre idee attendono pazienti sperando che non ci manchino il tempo e le energie.

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La storia della Gola delle Fascette

      È una idea vecchia, molto vecchia sulla quale soprattutto i gruppi di Torino ed Imperia lavorano da anni e che mi permetto di dire conosco abbastanza bene. Ma non c'eravamo mai andati pensando da "girini", così alla proposta di Beppe di Verona di dedicare una settimana a ricerche speleosubacquee in territorio piemontese lei è ritornata prepotentemente alla ribalta.

      Per chi non conosce il contesto basti dire che nella Gola delle Fascette è localizzata la risorgenza di tutto il settore sud-orientale del Marguareis, quindi di tutte le acque raccolte da Piaggia Bella, dalla zona F, da P.ta Marguareis, da A11, dall'E103, dalle Saline, acque che percorrono Labassa ed escono al Garb d'la Fus.

      Si tratta di un'area di circa 20 kmq, dove nella zona di assorbimento sono presenti oltre 80 km di gallerie carsiche subaeree conosciute le cui acque fuoriescono appunto da un'apertura di pochi metri quadri.

      La complessità della Gola delle Fascette è stata lungamente descritta in primo luogo da Giuseppe Dematteis (1966) ne "Il sistema carsico sotterraneo Piaggia Bella ─ Fascette (Alpi Liguri) - opera storica che non può mancare nella biblioteca del piccolo speleologo marguareisiano. Molti aggiornamenti sono riportati poi in vari bollettini, soprattutto in "Grotte" del GSP CAI-Uget di Torino e nel "Bollettino" del GSI CAI Imperia.

      Alcune monografie affrontano il problema complessivo del sistema e qui è doveroso citare il testo edito dalla AGSP - Regione Piemonte "Il complesso carsico di Piaggia Bella - M

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      Alcune monografie affrontano il problema complessivo del sistema e qui è doveroso citare il testo edito dalla AGSP - Regione Piemonte "Il complesso carsico di Piaggia Bella - M Marguareis - Alpi Liguri" del 1990 ed il no° 21 di Speleologia (1989) interamente dedicato a Labassa a cura del GSI, dove in particolare vengono descritte con abbondanza di particolari le conoscenze dell'epoca nella Gola.

      Successivamente poco cambiò, qualche galleria qui e là, molti scavi più o meno concentrati ma nessun stravolgimento, la cosa più carina l'ha fatta appunto Gigi Casati che nel sifone del Lago Grande dell'Arma del Lupo inferiore si è immerso in aria fino a 78 metri di profondità in grandi ambienti.

      Nessuna novità significativa da circa quindici anni dunque.

La struttura

      Ma come è fatta dunque la Gola e come nasce? La storia racconta (e la geomorfologia anche) che l'acqua del sistema del Marguareis percorresse ampie gallerie sotto la dorsale del Ferà fuoriuscendo chissà dove, forse nella gola stessa ma a quote superiori (intorno ai 1600 m slm).

      La gola non esisteva, stiamo pensando ad un periodo di circa 100.000 anni fa (dicono alcuni) ed il paleo-Negrone scorreva più o meno placidamente verso la "Colla Bassa" (attualmente a quota 1550 m slm circa) e di qui passava in Val Tanarello (forse) scavalcando tutta la serie carbonatica e lasciandoci, a testimonianza di questo, depositi alluvionali alla Colla Bassa.

      Capello (1952) spiega meglio di me l'ipotesi: "... Vi è la possibilità a questo proposito di avanzare un'ipotesi che pare attendibile e che vorrebbe spiegare l'attuale percorso del Negrone nella Gola delle Fascette come un fenomeno di cattura idrica. La lasciano supporre alcune constatazioni: a) la presenza di un colletto non meno elevato (m 1552, colla Bassa) tra la dorsale Cima Pian Cavallo - M Cimone, che separa il solco principale del Negrone da quello del rio della Piniella, affluente del Tanarello, b) la sua poca distanza (1 km) dall'inizio della gola; c) la direttrice valliva dell'alto rio di Upega che giace sul prolungamento dell'asse vallivo del Piniella, d) una larga serie di terrazzi di erosione giacenti, tanto nel vallone di Piniella quanto in quello di Upega, a quota variabile tra 1500 - 1600 m che si possono idealmente collegare e che appartengono a quel ciclo fluviale erosivo che scolpì i terrazzi sopra Viozene (Pian Rosso, Piano degli Uccelli), e) la presenza di un esteso fondo valle alluvionato nel vallone di Upega che non ha risentito delle azioni di erosione regressiva che si dovrebbero manifestare a monte della gola che é vicinissima. Tutti questi fatti permettono di supporre che un tempo il solco d'impluvio dell'alto torrente di Upega doveva avere seguito in quello del rio Piniella. Soltanto in successione di tempo, per l'abbassarsi anormale, dovuto a cause carsiche, del reticolo idrografico nella solubile roccia calcarea delle Fascette, si sarebbe prodotta una deviazione del deflusso verso il Negrone di Viozene."

      Certo succede qualcosa, i geomorfologi oggi legano la formazione della Gola delle Fascette non tanto al carsismo ma ai fenomeni che nella pianura cuneese sono noti e vengono compresi con "la cattura del Tanaro", importante accidente idrografico che provocò l'abbassamento dei livelli di base in generale di alcune centinaia di metri. Nel dettaglio questa teoria (sufficientemente dimostrata) ipotizza che il Tanaro confluisse in precedenza (nel Pleistocene superiore) nel Po all'altezza di Carignano, successivamente avvenne la cattura nella zona di Bra probabilmente a causa dell'erosione regressiva di un torrente laterale in corrispondenza dello spartiacque blandamente segnato dai primi contrafforti delle colline delle Langhe.

      Questo fenomeno, improvviso e violento provocò, non solo all'interno delle cavità un

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Evoluzione temporale del fenomeno carsico. La teoria

      I dati a disposizione per una completa ricostruzione delle diverse fasi di carsificazione che hanno interessato l'intero settore delle Alpi Liguri sono insufficienti per delinearne con certezza l'evoluzione temporale; tuttavia abbiamo tentato una correlazione tra i vari orizzonti di gallerie a pieno carico e la complessa situazione tettonica e morfologica riscontrata (A. Eusebio & B.Vigna, 1992 Il fenomeno carsico nel Piemonte meridionale: evoluzione e conoscenze, Atti 2° Convegno Int. Carso di Alta Montagna - Asiago) riportata anche su Grotte n° 111.

      Così si può osservare nel quadro del carsimo delle Alpi Liguri una graduale e progressiva evoluzione della circolazione ipogea, con prime fasi caratterizzate dall'esistenza di molteplici ma limitati circuiti carsici fino ad una completa organizzazione della rete di deflusso sotterraneo, con una serie progressiva di cattura e una circolazione impostata in un unico e vasto sistema drenante.

      Il primo livello di carsificazione risulta del tutto slegato con l'attuale geometria dei principali sistemi. I settori interessati da questa fase primaria sono limitati a quelle aree, localizzate ora a quote elevate, oltre 2300 m slm, dove era possibile una circolazione idrica essendo ancora parte dell'acquifero carsico confinato da complessi impermeabili. L'inizio della carsificazione è collegato a sollevamenti del settore alpino con conseguenti elisioni delle coperture impermeabili e "messa a nudo" di limitati affioramenti calcarei (Miocene-Pliocene inferiore ?).

      Durante la seconda fase di carsificazione (livello II) iniziano a delinearsi i primi orizzonti solo in parte ripresi dalle successive evoluzioni dei sistemi principali.

      Questo livello può essere messo in relazione con ulteriori sollevamenti del settore alpino (fase compressiva medio-pliocenica ?), con parziale smantellamento delle dorsali emergenti e relativo deposito di ghiaie e sabbie nelle zone pedemontane.

      Il grado di alterazione e la notevole potenza che tali sedimenti presentano nella pianura cuneese sono sicuramente correlati a periodi di climi tropicali o subequatoriali che hanno condizionato lo sviluppo del carsismo del settore alpino. Le datazioni eseguite con analisi isotopiche, su una concrezione raccolta nelle gallerie dell'abisso dei Perdus, riferibile a tale livello, forniscono una età del concrezionamento anteriore ai 350.000 anni (Bajo et al., 1982). è evidente che prima di quel periodo la condotta aveva già subito una complessa evoluzione con scavo e successiva disattivazione. Sembra quindi possibile poter collocare la formazione di questi livelli in un intervallo di tempo compreso tra il Pliocene medio-superiore ed il Pleistocene inferiore. Le gallerie riferite al livello III sono parte integrante dei reticoli fossili presenti nei vari sistemi. Le relazioni esistenti tra questo orizzonte e le

 

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GOLA DELLE FASCETTE - ALTA VAL TANARO - CUNEO - ITALIA

Interno - Esterno della Gola delle Fascette ripreso e modif. da Speleologia N° 21 (1989). Le linee rosse tratteggiate evidenziano le lineazioni tettoniche, le frecce blu gli arrivi delle acque fredde, quelle rosse le acque più calde e/o miscelate. I numeri in blu rappresentano le T delle acque, quelli in rosso le quote assolute in m slm

Schema sinottico della zona dei sifoni

 

Le foto che illustrano l'articolo sono dell'autore (A. Eusebio)

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tra il Pliocene medio-superiore ed il Pleistocene inferiore. Le gallerie riferite al livello III sono parte integrante dei reticoli fossili presenti nei vari sistemi. Le relazioni esistenti tra questo orizzonte e le morfologie superficiali sono piuttosto evidenti, soprattutto nell'area dell'alta Val Tanaro; in questo settore numerose sono le testimonianze di un livello di base che può essere riferito ad un paleoTanaro (Capello, 1952): allineamenti di colli (Colla Bassa, Colla di Carnino), paleo-superfici subpianeggianti (Pian Zucchea, Pian Rosso) e presenza di depositi alluvionali a quote comprese tra 1500m e 1600m slm. Elementi sicuri comprovanti l'età di tale livello di carsificazione non se ne conoscono, in ogni caso si può far risalire lo scavo delle gallerie ad un periodo sicuramente pre-würmiano, legato forse alle prime oscillazioni climatiche pleistoceniche. I riempimenti in particolar modo nei livelli di "1600" sono senza dubbio collegabili alle energiche azioni di trasporto delle acque di fusione dei ghiacciai quaternari. Infine gli orizzonti di carsificazione più bassi (livello IV) legati ormai in parte all'attuale reticolo di drenaggio dei diversi sistemi sembrano collegarsi a livelli di base strutturali o locali successivamente approfonditi o cancellati dalle ultime fasi erosive quaternarie. In molte situazioni (grotta della Mottera, Pis del Pesio) le emergenze risultano "sospese" rispetto al fondovalle principale ma alla stessa quota delle valli laterali non interessate dagli ultimi approfondimenti, fornendo in tal modo utili indicazioni sui livelli di base idrografici prima delle esarazioni glaciali würmiane.

L'applicazione alla Gola delle Fascette

      Tutto quanto sopra per cercare di spiegare come l'evoluzione del carsismo del Marguareis sia veramente complicata, tuttavia la Gola delle Fascette ha una sua storia, e ben si riconoscono le condotte del livello III (intorno a quota 1600 m slm), quelle che ─ coetanee delle varie catture fluviali sono state smembrate e successivamente approfondite nel reticolo che conosciamo oggi.

      L'attuale reticolo freatico subaereo (livello IV), almeno quello percorso dagli speleo, si posiziona intorno a quota 1200 m slm, sviluppandosi tuttavia su più livelli a coprire quasi 100 metri di dislivello, dai 1270 m dell'ingresso del Lupo superiore fino ai 1190 m slm dell'ingresso del Garbo della Foce. Fatto singolare, con dislivelli importanti, per una zona di gallerie freatiche, evidente anche nella parte subacquea che presenta analoghe caratteristiche in modo ancora più curioso.

      È risaputo infatti che la pendenza media di una regione di carso sommerso raramente supera l'1 %, così è infatti, per esempio, la pendenza media tra il sifone finale di Labassa e quello a monte del Lupo, ma nel nostro caso la pendenza aumenta, all'interno del Lupo ─ tra monte e valle ─ si raggiunge il 7%, poi aumenta ancora per arrivare a sfiorare il 10% tra Lupo e Foce. Insomma, in quest'ultimo caso, in 400 metri di spostamento, il salto è di 39 metri. Difficile pensare che possa quindi esistere solo una regione di carso sommerso, più facile pensare che esista una zona di gallerie con salti aerei.

      Non abbiamo ancora detto tutto a questo proposito. Poco a monte dell'ingresso del Lupo inferiore esiste infatti una perdita del torrente principale (Garb del Butaù a quota 1224 m slm) nel quale si infila il corso d'acqua proveniente da Upega, corso d'acqua che fuoriesce (anche lui) dal Garbo della Foce (quota sifoni 1170 m slm).

      E la via non pare piccola: Capello (1952) riporta infatti di una esperienza svoltasi nel 1860, quando in seguito al disboscamento della regione Navette (fianco destro del vallone di Upega), si pensò di sfruttare il Rio Negrone per il trasporto a valle dei tronchi facendoli fluitare con le acque, ma al posto di giungere a valle essi furono inghiottiti quasi tutti dal Butaù, e restituiti molto più tardi a seguito di forti e ripetuti temporali. Questa potrebbe sem-

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      In sintesi ecco cosa pare succedere (come ipotesi di lavoro) nella Gola delle Fascette:

1.

Si miscelano le acque provenienti dal Marguareis che attraversano il Lupo (sifoni a monte e Lago Freddo - acque fredde intorno ai 6°) con le acque calde (sifoni iniziali e Lago Caldo) e soprattutto con temperatura fortemente variabile (da 8 a 11 gradi) proveniente dall'esterno.

2.

Le acque escono miscelate alla Foce (temperature intorno ai 7°) con forti dislivelli e tempi rapidi, con possibili grandi gallerie che probabilmente presentano zone importanti subaeree.

3.

La miscelazione delle acque non avviene sotto la Gola ma all'interno del Lupo (come dimostrano le immersioni eseguite nei sifoni di valle e la direzione di deflusso potrebbe essere parallela all'asse vallivo e non solo in destra orografica come più volte ipotizzato.

4.

Se il punto 3 è corretto esiste allora una estesa regione labirintica di carso sommerso ancora da scoprire.

Le immersioni

Così sulla spinta emotiva di avere tra le mani "le chiavi del sistema" abbiamo messo in piedi la speleo-settimana sub in alta Val Tanaro, il primo obiettivo è l'Arma inferiore del Lupo. Qui ci sono alcuni punti interessanti:

-

i due sifoni finali, già oggetto di immersione da parte dei francesi e di Gigi Casati. Patrick Penez nel 1979, scese nel sifone del ramo attivo, arrivando fino a -34, davanti ad una strettoia con corrente forte non passabile, poi c'è il sifone del Lago Morto, visitato in prima battuta, fino a -25 dal GSP (Saverio Peirone e Dario Sodero) nel 1967 e descritto su Grotte n° 34 come grandi ambienti con condotti intorno ai 20-25 metri di profondità. Successivamente si immerse Penez che discese verso il basso fino a -40, ed ancora Fred Vergier nel 1980 sino a -54, infine Casati, che è sceso nel 1998, fino a -78. Di entrambi non possediamo un rilievo ma solo le descrizioni più o meno dettagliate riprese da Andrea Gobetti in Grotte n° 72. Il primo pare finire stretto, tanto da non riuscire a risalire la corrente, il secondo invece è molto grande e pare labirintico. Entrambi sono interessanti, soprattutto il secondo perché di qui si dovrebbe accedere a Labassa. L'idea forte in questo caso è di non scendere molto ma di cercare, nel labirinto di cunicoli, una via alta, ad una profondità compresa tra -15 e -25, che ci porti dall'altra parte. Tuttavia per fare questo servono una buona squadra di appoggio (che naturalmente ora non c'è) e soprattutto che la grotta non sia in piena e sifonante a metà strada (cosa che invece si verifica).

-

I sifoni di valle, suddivisi nei due rami, quello di ingresso e quello che dal fondo retroverte verso l'ingresso arrivando molto vicino al Garb del Butaù. In quella zona, molto remota, e mai visitata da almeno vent'anni (credo che l'ultimo bipede che ci ha messo piede sia il sottoscritto in solitaria nella notte del 23 dicembre 1978), esistono due laghi, il lago Caldo ed il lago Freddo, ed una serie di gallerie male esplorate. In entrambi i sifoni mai nessuno si è immerso perché sono veramente lontani dall'ingresso, non tanto per la distanza in sé, ma per la necessità di avere condizioni idriche e meteo ideali per raggiungerli. Il terzo punto di accesso al carsismo profondo di valle è forse meno complesso: è vicino all'ingresso, a poche centinaia di metri, c'è molta meno grotta da percorrere, solo alcune gallerie fangose ed una serie di saltini, tra cui un pozzo di 25 metri che ci immette direttamente su uno dei laghi in cui immergersi. La distanza tra questo lago, prossimo appunto all'ingresso ed il lago Caldo è, in linea d'aria, inferiore ai cento metri.

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      Questo è l'obiettivo dunque, e nessuno lo dice ma neanche lo nega: la speranza di arrivare al Lago Caldo. Siamo in tanti: Beppe da Verona, Robi da Cuneo, Paolo Testa da Varallo, Fabio ed il sottoscritto da Torino. Poi ci aiutano gli amici di Garessio guidati da Massimo Sciandra e due pupe: Marina Zerbato e Chiara Silvestro. La storia è relativamente breve (siamo nel pomeriggio del 4 dicembre, dopo un'abbondante nevicata): trasportiamo giù due attrezzature, abbiamo qualche problema a metterle in acqua, ma con qualche gioco di corda si riesce. Beppe gira un primo lago ma è tanto torbido da non vedersi le mani, salta un diaframma di roccia, le condizioni di visibilità mutano rapidamente e sono decenti, la grotta è in piena ed il vecchio filo telefonico è sott'acqua, qui, in un punto (vi ricordo che la grotta è in piena per il gradito scioglimento di 30 cm di neve fresca in meno di 24 ore) intravede un ambiente oscuro che farebbe pensare alla naturale prosecuzione della grande galleria sott'acqua. Bene diciamo, ma le bombole sono vuote, prendiamo i dati di temperatura dell'acqua, 10 gradi centigradi, ed usciamo. L'indomani siamo di nuovo qui, tutto diventa improvvisamente più difficile, l'acqua in grotta è diminuita, ed anche i laghi sono più bassi di quasi un metro. È il turno del sottoscritto, ora diventa veramente difficile passare con tutta l'attrezzatura addosso il diaframma di roccia che divide i due laghetti, partendo dall'acqua. Quasi un'ora ci mettiamo a provare con corde, cordine e ciappini vari: alla fine sono al di là, la visibilità è pessima, è tutto marroncino lattiginoso, anche la temperatura dell'acqua è cambiata, scendendo di due gradi. Ora infatti è 8 gradi.

      Usciamo e disarmiamo, troppo caldo fuori (siamo intorno ai 10 gradi) e troppa neve sciolta dentro, praticamente tutto lo scioglimento è entrato in grotta. Per ora non se ne fa nulla, così ci spostiamo verso altre mete, ma questa è un'altra storia.

Pozzo degli Orsi - il giacimento fossilifero. A pag. 53 la dolina di ingresso ed a pag. 54 le unghiate sulla parete (foto G. Villa)

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Un censimento paleontologico

Censimento dei resti ossei di orso bruno (Ursus arctos) ritrovati in grotte del Piemonte sud-occidentale

G. Villa (con la collaborazione di G. Arduino)

      I resti ossei di orso bruno, trovati e in parte recuperati nel corso di 40 anni di esplorazioni in grotte piemontesi da parte di vari gruppi speleologici e in parte tuttora in situ, provengono da alcune grotte per la maggior parte ad andamento verticale e a quote generalmente elevate (oltre i 1000 metri slm), al contrario dei più noti reperti fossili di Ursus spelaeus trovati in grotte delle stesse zone, ma generalmente a quote più basse (grotta di Bossea, Arma dei Grai, Orso di Ponte di Nava, Navonera, ecc.).

      La maggior parte delle grotte con reperti di orso bruno è localizzata nelle Alpi Liguri in una fascia che va dalla media e alta Val Tanaro (comuni di Garessio, Ormea e Briga Alta) fino all'alta Val Pesio (comuni di Briga Alta e Chiusa Pesio). Nella zona del Monregalese (comune di Pamparato) è conosciuto un solo sito con reperti di orso bruno ed è questo il sito a quota più bassa. Tutte le grotte in esame sono comprese nella provincia di Cuneo.

      Interessante è chiedersi se si sia trattato di grotte rifugio per gli animali, oppure se il materiale ritrovato sia stato semplicemente depositato in periodi di maggior scorrimento idrico.

      Per quel che riguarda i depositi più antichi, di fauna estinta pleistocenica (lo spelaeus), le caratteristiche sono il più delle volte indicative di depositi di materiale fluitato e depositato in periodi di intenso scorrimento idrico nelle grotte. Le ossa sono spesso frammentate, concrezionate, a volte sigillate sotto crostoni e pavimenti stalagmitici che rivelano un susseguirsi di periodi di fluitazione alternati a periodi di concrezionamento. D'altra parte all'Arma dei Grai la descrizione fatta dagli scopritori di uno scheletro di pantera spelea parrebbe suggerire il ritrovamento delle ossa almeno in parte in connessione anatomica, condizione che rivelerebbe una frequentazione della cavità da parte dell'animale, o quanto meno la caduta attraverso un pozzo esterno non più riconoscibile attualmente.

      Considerando invece i reperti di fauna più recente (non fossilizzati), occorre segnalare il rinvenimento in alcune grotte di resti ossei di orso bruno (Ursus arctos), oggetto di questo studio.

      Si tratta spesso di reperti provenienti da raccolte sporadiche, effettuate casualmente e senza particolari attenzioni da parte di speleologi in anni passati e conservati senza una precisa documentazione, salvo la località del ritrovamento. Le raccolte sono state inoltre effettuate spesso scegliendo i reperti più appariscenti (crani, denti, ossa lunghe): sono quasi sempre frammentati e spesso è difficile risalire all'epoca delle fratture in quanto spesso, in grotte asciutte non in presenza di stillicidi o di attività di concrezionamento, mancano incrostazioni calcaree che potrebbero suggerirne l'antichità.

      In altri casi più fortunati gli scopritori hanno avuto cura di recuperare la totalità dello scheletro per poterlo utilizzare a scopo espositivo (come nel caso del Garb dell'Omo inferiore e del Pozzo degli Orsi), o per motivi di studio (Tana del Forno: lo scheletro fu recuperato dal geologo Federico Sacco nella seconda metà del XIX secolo). In un altro caso fu tentato un rimontaggio di uno scheletro con elementi di vari individui dello stesso sito (Grotta del Piccolo Ferà). Fortunatamente non mancano per i reperti oggetto di questo studio, le notizie relative all'epoca e alle condizioni dei ritrovamenti, in quanto spesso docu-

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mentati in bollettini e nell'attività di campagna dei Gruppi speleologici che hanno lavorato in zona, letteratura classificata nel corso di circa cinquant'anni da meticolose ricerche bibliografiche.

Elenco delle grotte

      1) Tana del Fomo o Grotta dell'Orso (n. 114 Pi CN): comune di Pamparato (CN), località Serra. Quota: 1045 m, coord. UTM: 412732 4905465, svil. spaz.: 1893 m, dislivello: -204 m, Descrizione: la grotta si apre con un pozzo da 10 m cui fa seguito dopo una strettoia un secondo pozzo da 17 m dalla base del quale provengono i reperti. Note sui ritrovamenti: i reperti furono recuperati nel 1884 da Federico Sacco che li descrisse dettagliatamente. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 1. Interpretazione del deposito: l'animale, trovato alla base del pozzo, pare essere precipitato dall'ingresso attuale nel primo pozzo e successivamente precipitato fino alla base del secondo. Attuale localizzazione dei resti asportati: Museo di Scienze Naturali, Univ. di Torino.

      2) Pozzo sulla Cresta fra Ciuaiera e Antoroto (n. 291 Pi CN): comune di Ormea (CN), località: cresta fra le cime Ciuaiera e Antoroto. Quota: 2100 m, coord. UTM: 412306 4893466, svil. spaziale: 23 m, dislivello -23 m, Descrizione: si tratta di un unico pozzo di 23 m a campana. Note sui ritrovamenti: la scoperta e il parziale recupero dei resti ossei sono stati effettuati nel 1983 dallo Speleo Club Tanaro. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 3 (+?). Interpretazione del deposito: si tratta chiaramente di un classico pozzo-trappola. I reperti sono in parte frammentati. Attuale localizzazione dei reperti: Laboratorio di Paleontologia Umana Univ. di Torino.

      3) Pozzo degli Orsi (n. 3387 Pi CN): comune di Ormea (CN), località: Alpe degli Stanti. Quota: 1900, coord UTM: 409267 4893723, svil. spaziale: ?, dislivello: -20m, Descrizione: si apre sul bordo di una grande dolina; presenta due ingressi. Il primo dà in una piccola sala con morfologie di crollo cui segue un pozzo da 20 m con imboccatura stretta; il secondo ingresso, a pochi metri dal primo, disostruito recentemente, è stretto e si affaccia direttamente alla sommità del pozzo. Note sui ritrovamenti: la grotta, trovata ed esplorata negli anni '80 dallo Speleo Club Tanaro, ha rivelato nella sala al fondo del pozzo la presenza di numerose ossa di orso bruno; altri resti ossei di orso bruno sono stati rinvenuti, in parte concrezionati, sempre nella stessa saletta, ma ad un livello più elevato raggiungibile con facile arrampicata. Era stato recuperato in quell'occasione uno scheletro completo dal fondo della sala, per essere esposto nella sede del CAI di Ormea. All'atto della pulitura e del montaggio era stata scoperta, inglobata in un deposito di terra in parte concrezionato e aderente all'estremità prossimale del femore sinistro, una punta di freccia in bronzo. Tutto il materiale è stato custodito presso la sede del CAI a cura di G. Arduino fino al 2001, anno in cui è avvenuta la consegna alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte e esposto a Mondovì nel 2001 in una mostra sui cacciatori dell'età del Bronzo nel Monregalese. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: all'atto della scoperta pare fossero stati riconosciuti i resti di 7 (+ ?) individui: i reperti sono abbastanza ben conservati. Recentemente (2001) è stato asportato da speleologi un cranio frammentato di orso che è stato consegnato al Laboratorio di Paleontologia Umana dell'Univ. di Torino. Interpretazione del deposito: sembra trattarsi di una tana anticamente percorribile tramite un ingresso, attualmente non più agibile, sul fianco della dolina. Sono state infatti notate tracce di unghiate (griffes) sulle pareti

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concrezionate, segni di un probabile utilizzo come tana. Attuale localizzazione dei reperti: laboratorio di Paleontologia Umana Univ. di Torino. La freccia è custodita presso la Soprintendenza Archeologica.

      4) Garb dell'Omo inferiore (n. 138 Pi CN): comune di Garessio, località: Valdinfemo, pendici settentrionali della Cima Omo. Quota: 1210 m, coord. UTM: 415745 4893267, svil. spaziale: 1500 m (+?), dislivello: -144 m, Descrizione: la parte superiore è costituita da una galleria in discesa con salone centrale e cunicolo al fondo. Dal salone, un pozzo di 57 m (disceso per la prima volta dagli speleologi torinesi nel 1959) porta al complesso dei rami inferiori. Note sui ritrovamenti: lo scheletro di orso bruno, ben conservato e completo, è stato trovato poco sotto la base del grande pozzo. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 1. Interpretazione del deposito: l'animale è probabilmente precipitato dalla sommità del pozzo che comunicava anticamente con l'esterno. Attuale localizzazione dei reperti: lo scheletro, rimontato, è conservato ed esposto nel museo Geospeleologico del Comune di Garessio, recentemente ristrutturato e riaperto al pubblico.

      5) Grotticella del Piccolo Ferà (3359 Pi CN), Comune di Briga Alta (CN), località: Cresta del Ferà. Quota: 2205 m, coord. UTM: 396942 4889202, svil. spaziale: 35 m, dislivello: -15 m. Descrizione: cunicolo in discesa che termina su un pozzetto di pochi metri. Note sui ritrovamenti: la grotta è stata scoperta ed esplorata alla fine degli anni '60 del secolo scorso da speleologi del GSP e non risulta essere più stata in seguito rivisitata. In quell'occasione erano state raccolte numerose ossa appartenenti a diversi individui di Ursus arctos, adulti e neonati, alla base del pozzetto finale. Uno scheletro era stato rimontato dagli speleologi a scopo espositivo. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: imprecisato; individui adulti e neonati. Interpretazione del deposito: data la relativa integrità dei reperti e la rara presenza di individui immaturi, si può ipotizzare che si trattasse di una tana utilizzata per il letargo invernale e che gli animali siano caduti al risveglio e dopo il parto, in fondo al pozzetto. La presenza di soggetti immaturi è unica nella nostra regione e riveste quindi un particolare interesse. Attuale localizzazione dei reperti asportati: lo scheletro rimontato (con elementi di più soggetti) è attualmente conservato ed esposto nei locali del Museo della Montagna al Monte dei Cappuccini (Torino) dal 1976, anno in cui fu consegnato dal GSP. Il restante materiale è attualmente custodito presso il laboratorio di Paleontologia Umana dell'Univ. di Torino.

      6) Abisso Armaduk (n. 693 Pi CN): comune di Briga Alta (CN), località Cresta del Ferà. Quota: 2139 m, coord UTM: 396650 4889370, svil. spaziale: 600 M. , dislivello: -152 m. Descrizione: l'ingresso esposto a Nord, dopo una serie di strettoie e piccoli pozzi, continua con un pozzo di 20 m alla base del quale, in prossimità di un grosso masso, sono state trovate le ossa in parte frammentate. Note sui ritrovamenti: l'abisso è stato scoperto ed esplorato nel 1980 dal GSP e successivamente frequentato a più riprese da altri speleologi. Nel corso di queste visite incontrollate è stato asportato il cranio dell'animale, andato disperso. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 1. In-

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terpretazione del deposito: l'animale, un maschio di grandi dimensioni e di età avanzata, è verosimilmente precipitato alla base del pozzo dall'esterno da un camino attualmente non più agibile, probabilmente in seguito a una frana di cui è testimone il grosso masso accanto allo scheletro. Le ossa rimaste sono in parte frammentate e sono state completamente recuperate (comprese le ossa sesamoidi) da G. Villa e F. Maina nel 1983. Attuale localizzazione dei reperti asportati: a parte il cranio andato disperso, i reperti sono attualmente custoditi presso il Laboratorio di Paleontologia Umana dell'Univ. di Torino.

      7) Abisso El Topo (3302 Pi CN): comune di Briga Alta (CN), località Conca delle Carsene. Quota: 2100, coord. UTM 391405 4893149, svil. spaziale: 110 m, dislivello: -80 m. Descrizione: grotta ad andamento verticale a pozzi. Note sul ritrovamento: l'abisso, il cui ingresso ostruito era già conosciuto dagli speleologi da qualche anno, è stato esplorato da alcuni gruppi speleologici piemontesi dopo una laboriosa disostruzione nel 2001. I resti ossei sono stati trovati alla base di un pozzo. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 2. Interpretazione del deposito: si tratta di un tipico pozzo-trappola nel vuoto alla cui base sono stati trovati i reperti frammisti a detriti e fango. Attuale localizzazione dei reperti asportati: dopo lo studio osteometrico dei resti presso il Laboratorio di Paleontologia Umana, il materiale è stato consegnato al Parco Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro.

      8) Grotta dei Cocomeri in salita (3306 Pi CN), comune di Chiusa Pesio (CN), località Passo del Baban. Quota: 1680 m, coord. UTM ?, svil. spaziale: 380 m, dislivello: -72 m, +8 m. Descrizione: si tratta di una serie di gallerie intervallate da strettoie che si congiungono con la vicina grotta Parsifal. Note sul ritrovamento: la cavità è stata trovata ed esplorata, dopo laboriosa disostruzione della cavema di ingresso nel 2000 da parte del GSP e di vari altri gruppi. Purtroppo durante le imponenti operazioni di disostruzione dell'ingresso e della galleria iniziale è stato possibile recuperare solamente un canino (frammentato) di orso bruno. Numero degli individui riconosciuti allo stato attuale: 1. Interpretazione del deposito: non facile, dato il grosso lavoro di disostruzione che ne ha modificato l'aspetto originario e la presenza di un unico reperto, ipotizzare la presenza di una tana, anche se appare possibile, data l'originaria conformazione a caverna dell'ingresso. Attuale localizzazione dei reperti asportati: il reperto è attualmente custodito presso il Laboratorio di Paleontologia Umana dell'Univ. di Torino.

      Il censimento delle grotte ad orso rientra nell'ambito dello studio dei reperti di Ursus arctos nelle grotte delle Alpi Liguri intrapreso, e tuttora in corso, dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte, dall'Università di Torino (Laboratorio di Paleontologia umana del Dip. di Anatomia umana, Farmacologia e Med. legale) e dal Parco regionale dell'Alta Valle Pesio e Tanaro con i fondi della Provincia di Cuneo.

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Frasassi 2004

G. Badino

      Il Catasto Nazionale delle Grotte e la Biblioteca Centrale di Bologna sono senza dubbio i patrimoni maggiori della speleologia italiana. Si tratta di due vere grandi opere, edificate da pochi individui che, pazientemente, hanno dato forma progettuale all'immenso contributo di migliaia di speleologi.

      Un altro patrimonio ben più sorprendente e inatteso, ma altrettanto rilevante, è senza dubbio l'incontro itinerante annuale della speleologia italiana, che gli speleologi stranieri ci invidiano ben più della Biblioteca Anelli.

      È un edificio costruito grazie al lavorio di moltissime persone, ciascuna delle quali ha dato contributi diversi, spesso in contrasto con i muratori precedenti, ma il risultato è davvero straordinario. Iniziato a Costacciaro come appuntamento regolare, è diventato itinerante e pian piano proprio per questo è esploso, divenendo un'esigenza per tutta la speleologia italiana e una palestra per mettere a punto le capacità di organizzazione da parte di chi ne ha assunto l'incarico.

      Fatto sta che questi incontri sono diventati, e di gran lunga, le più grandi riunioni mondiali di "speleologia".

      L'effetto è stato sbalorditivo sia all'interno degli speleologi, che così vedono che non si sono messi in un'attività di nicchia in cui vedere sempre gli stessi tre compagni, sia verso l'esterno dato che sta mostrando a tante realtà istituzionali che la speleologia è una cosa assai seria.

      Poi ci sono le vendite di pubblicazioni, che permettono di editare senza timore di tenersi mari di invenduto grazie all'occasione di incontro.

      Oramai organizzarlo è diventato un privilegio da contendersi con timore.

      Limiti

      Man mano che si constatava il successo di questo tipo di incontri, bisognava anche osservare con orrore la sua tendenza a prendere vita autonoma, ampliando i suoi aspetti economici e di festa popolare per estranei alla speleologia. Gli ultimi dati che avevo analizzato (Bora 2000) mostravano che circa un quinto dei partecipanti non avevano nessun interesse per le grotte.

      Si potrà obiettare che questo dunque "ha avvicinato sconosciuti bla bla...". Balle. L'estraneo che viene agli incontri non incontra le grotte, ma una festa popolare, quella stessa che noi invece utilizziamo per vedere amici, fare progetti e imparare cose nuove. E se si ferma è perché è interessato a far festa, non alle grotte.

      Invece questa deriva, a parere mio e di molti altri, rischiava di snaturarcelo così tanto che pian piano la speleologia ne sarebbe diventata solo la scusa. E le esigenze economiche lentamente ci avrebbero espulso e privato della nostra festa; un andazzo che, in misura minore, era accaduto anche a Phantaspeleo, non certo per colpa degli organizzatori, che a suo tempo ne erano stati piuttosto le vittime.

      In molti abbiamo pian piano maturato questa impressione e quindi deciso di fare un grosso sforzo per restaurame i significati nel senso del primo "Nebbia", occasione sì di festa, ma con una marea di contenuti di speleologia.

      Montello 2002 era già in quella direzione, ma poi abbiamo sciaguratamente mancato il 2003 per mancanza di tempo per realizzare uno sforzo adeguato.

      Alla fine dell'anno scorso non c'erano proposte chiare, e allora ho spinto molto,

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con altri, sui ragazzi di Senigallia che da anni dicevano della loro intenzione di organizzarlo in zona Frasassi.

      Pareva un'idea eccellente farlo in collegamento con la più importante grotta turistica d'Italia, essa stessa base per l'ente che si occupa di grotte turistiche a livello mondiale, l'ISCA. Avremmo così messo a confronto due realtà immiscibili e ignoranti l'una dell'altra, mostrando a gente che vive di grotte che la realtà speleologica è ben lungi dall'essere un semplice insieme di escursionisti fangosi e dilettanti, e a questi altri che i primi non erano necessariamente dei saccheggiatori. Poi supponevamo che gli enti locali, Consorzio Frasassi in primis, si sarebbero fatti in quattro per aiutarci e quindi contenere i costi.

      Difficoltà

      Ma vi erano diversi scogli contro cui evitare l'affondamento dell'Incontro. Il primo era senza dubbio quello dei contenuti, l'incontro doveva mostrare un'inversione della tendenza a trasformarsi in una semplice festa popolare, e questo richiedeva un sacco di lavoro.

      Poi c'era il problema di evitare di essere strumentalizzati dal Consorzio Frasassi, per il quale -pensavamo - poteva essere un'occasione per indossare sui media una veste di speleologia ambientalistico-industriale approfittando della nostra presenza. Era un timore ben fondato, espresso con forza e intelligenza da alcuni di quelli che erano contrari a questa localizzazione; in diversi dissentivamo perché pensavamo che valesse la pena correre il rischio, ma alla fin dei conti si è visto che avevamo sopravvalutato la lucidità politica della controparte... Meglio così.

      Abbiamo quindi manovrato con calma, condizionando la partecipazione dell'associazione nazionale, che mai come in questo caso era decisiva, a una ben precisa impostazione: volevamo un taglio speleologico con inoltre una mira specifica a dibattere fra noi l'uso antropico delle grotte in ogni suo aspetto.

      Gli organizzatori hanno capito alla perfezione e agito di conseguenza, con una progettualità che si è dimostrata al di sopra delle più rosee aspettative.

      Anzi, noto che qualcuno a suo tempo era contro l'incontro perché era organizzato da "amici di Checco", e temeva la sua riapparizione nel mondo della speleologia nazionale. Detto subito che la litigiosità impotente di tanta gente del nostro mondo ha cominciato a farmi rimpiangere la litigiosità piena di iniziative di Checco, aggiungo:

      "Bé, Francesco Salvatori, complimenti, hai seminato bene, quei tuoi amici sono proprio in gamba".

      Delusioni

      Le delusioni ce le hanno date le tifoserie che, per partito preso, "si oppongono". E dunque questa esigenza di riempire di contenuti l'incontro è stata letta da alcuni poveretti che "SSI è contro lo SpeleoBar"; tant'è vero che in quei giorni tutti i quadri SSI (e no) erano là dentro.

      Il desiderio di far incontrare speleologi e grotte turistiche ha invece suggerito ad altri che era "perché SSI - ma chi è costei? - è favorevole alle grotte turistiche"; nonostante sia l'unica struttura che fa effettivamente qualcosa per limitarle.

      Poi i dubbi che - soprattutto io - avanziamo su escursionismo becero e disostruzioni indiscriminate hanno pure suggerito "che SSI - ancora lei! - è contraria alle esplorazioni"; anche se ne conserva il maggior archivio mondiale.

      E poi che all'Incontro non sarebbe andata "la speleologia vera", e così via di scempiaggine in scempiaggine; prive di importanza, è vero, ma sentirle dire, e spesso da gente che mai ha fatto nulla nel mondo delle grotte, è proprio un po' stancante.

      Facciamoci forza, in una lettera scritta subito prima della morte, nel 1953, Albert

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Einstein ha scritto: "Gli stupidi sono una maggioranza che è invincibile e sarà tutelata per sempre. Il terrore della loro tirannia è peraltro mitigato dalla loro inconsistenza".

      Le incomprensioni iniziali con un'altra parte della speleologia marchigiana sono state invece ben più gravi, causate in parte da una nostra notevole goffaggine politica iniziale. Infatti abbiamo rapidamente scoperto che i senigalliesi (o senigallici?) erano in attrito con altre realtà del luogo, e questo, accoppiato con l'evidente fortissima - e, per me, buffa - territorialità della speleologia regionale ("le grotte delle Marche ai marchigiani!"), ha fatto vedere come fumo negli occhi la loro organizzazione dell'incontro e l'apparizione di un nuovo soggetto politico in zona, la SSI in interazione con il Consorzio.

      Questo ha causato incomprensioni, sgarbi e prese di posizioni bizzarre che parevano nascondeme altre che solo in parte abbiamo compreso: l'iscritto alla lista Speleolt avrà intravisto ciò che dico e si sarà riempito delle mie stesse perplessità.

      Pensa, lettore, che in realtà a me premeva molto che Frasassi 2004 si facesse in un certo modo e per niente che si facesse a Genga, e quando ho visto che c'erano levate di scudi riguardo alla localizzazione "per la fragilità ecologica della zona" avevo pure proposto a chi la conosceva (io c'ero stato solo di passaggio nel '72) di spostarlo un po' più in là...

      Non riferisco le risposte che mi diedero, dato che facevano insinuazioni indecorose sulla mia intelligenza: ma retrospettivamente, visto che l'incontro è stato realizzato interamente in un parcheggio per autobus (e forse elicotteri?) chiuso fra un elettrodotto, una statale solcata da Tir e una ferrovia doppio binario da Eurostar (sic!), devo riconoscere che erano insinuazioni assolutamente fondate. Ma che tipo di speleologi conoscete, capaci di impattare da dentro quel singolare monumento ai trasporti nella società industriale?

      Né mi pare che localmente le preoccupazioni sulla sensibilità delle grotte siano così alte se è vero che la classica grotta del Mezzogiomo puzza come una cloaca ed è colma di carburo esausto: un risultato di cui tutti gli escursionisti che la assediano possono andare fieri. Osservo incidentalmente che si tratta di una traversata di tre ore, mentre una carica di carburo ne dura due o tre volte tanto: ma come hanno fatto a lasciar scarburate? C'è l'uso di portarci la calce da altre grotte? Alla faccia dell'impatto nullo degli speleologi!

      Perché non pensare a una serie di iniziative di pulizia, chiusura temporanea per farle riprendere fiato e poi cartelli che invitino a vuotare la vescica prima di entrare? Che è comunque una cosa da fare nelle grotte sotto escursionismo.

      Altre delusioni le ha date il Consorzio e questo è assai doloroso perché anche chi lo gestisce fa parte del mondo della speleologia, e non ha la scusa del dilettantismo. All'inizio citavo il fatto che si contava sia sulla loro presenza attiva che sul loro appoggio per ridurre i costi e permettere di mandare in attivo anche un incontro con meno partecipanti. Si trattava dopotutto del più grande incontro mondiale di speleologia, e fatto a casa loro...

      L'appoggio è consistito in qualche decina di ingressi gratuiti, altri a metà prezzo e un finanziamento pari a circa un caffè per partecipante, un decimo di quanto si era ipotizzato all'inizio.

      Sono lieto di scrivere qui a duratura memoria che con questo il Consorzio Frasassi ha fatto una grandissima figura del tipo che, dalle mie parti, si definisce "da cioccolatai".

      Hanno avuto paura di inserirsi nelle incomprensioni fra speleologi marchigiani?

      Hanno pensato di risparmiare quanto avevano promesso quando hanno visto che la cosa si sarebbe comunque fatta? Boh, intanto dobbiamo esser loro molto grati perché ci hanno mostrato che la cecità politica non è una nostra esclusiva.

      Ma chiudiamo i dubbi su Frasassi 2004, perché tanto in un ambiente pettegolo come il nostro è inevitabile che un giorno sapremo i retroscena...

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      Intervistatore: "... è di Facundo Cabral, un cantante popolare, non lo conosce?"
      Borges: "No, se è popolare non lo conosco"
      Dall'ultima intervista a J. L. Borges, 1986, citato in "Phantaspeleo", Grotte 109, 1992

      Contenuti

      Dicevo che l'organizzazione ha aderito alle richieste SSI in modo strabiliante. Oltre alle mostre, riunioni, film, banchetti di libri e proiezioni, che ho visto in minima parte, ci sono stati quattro (quattro) convegni tematici su: "Grotte e Adattamenti Turistici", "Le Grotte come Aree Protette", "Le Grotte come Luoghi di Culto", "Gli Acquedotti Ipogei".

      Poi ci sono stati una serie di seminari didattici che mi pregio di elencare: "I depositi chimici delle grotte: come si formano e a cosa possono servire", "Il carsismo glaciale", "Fotografare il buio", "Le nuvole nel sottosuolo", "L'uso delle immagini da satellite per le ricerche speleologiche", "I video documentari in grotta", "I monitoraggi delle grotte", "Idrogeologia e monitoraggio degli acquiferi carsici", "Le grotte ghiacciaie", "La didattica della speleologia nelle scuole: un censimento", "L'impatto umano sulle grotte", "Le strategie della SSI negli ultimi vent'anni".

      In media c'era 40-50 persone e dunque sono state toccate oltre cinquecento presenze nonostante un'organizzazione raffazzonatissima e infame - la mia - che ha suscitato sacrosante lamentele.

      Che volete di più? Che organizziamo meglio? Bé hai ragione, se dai una mano ne parliamo.

      Che la prossima volta non esageriamo? Va bene, quello è vero: abbiamo esagerato, c'era troppa ciccia.

      Inoltre ho notato un'iniziativa pregevolissima alla quale vorrei dare particolare sottolineatura. Nel nostro quotidiano siamo afflitti da una tendenza a normalizzarci, cioè una pressione a imporre divertimenti, musiche, prodotti, scelte che siano quelle che "fanno tutti". Questo vale all'esterno, ovviamente, ma anche all'interno di molti gruppi, nei quali ci si deve adeguare a comportamenti fissi (e fessi), che possono essere ritualità, odii, cannoni, ubriacature e via dicendo. Phantaspeleo era affondato proprio andando dietro alla tendenza di importare "valori" esterni nel nostro mondo in un modo che aveva urtato molti (vedi "Phantaspeleo", Grotte 109). Invece la trovata dello SpeleoBar diviso in due, fra musicanti e chiacchieranti, è stata eccezionale, e rappresenta una vera svolta, che ha permesso di aumentare di un ordine di grandezza il livello di comunicazione fra di noi. L'inevitabile mentecatto che aveva deciso che, visto che lì non si faceva musica, allora l'avrebbe irradiata lui per zittirci, con la sua coorte di imbecilli che sfasciavano tavoli ballandoci sopra, dato che lì non era previsto uno spazio, è stato ridotto quasi gentilmente a musica tenue.

      Insomma, dobbiamo curare che ci sia libertà di fare quel che ci pare, per quanto fesso sia, e in questo ho apprezzato molto Frasassi 2004.

      Le visite alle grotte sono state di grandissimo interesse, tanto che in futuro vi dedicherò uno scritto specifico.

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      Futuro

      Torniamo ai contenuti eccessivi. Quel che pare emergere da questa esperienza è che un incontro in cui si affollano temi scientifici, di didattica e di comunicazione è effettivamente ingorgato. All'inizio dell'anno, quando era apparsa una tendenza al boicottaggio di Frasassi 2004, avevo sperato che essa riuscisse a provocare una forte selezione nei partecipanti, che arrivassero così in numero minore ma con maggiori esigenze sui contenuti. Gli almeno 2500 partecipanti a Frasassi 2004, fra cui ho visto quasi tutti gli esploratori che conosco - ma qualcuno ha osservato che non c'era "la Speleologia", che forse era a casa sua a guardare la tele -, ha definitivamente disperso questa velleitaria speranza.

      Questi incontri hanno preso vita propria e sono una cosa solida e affollata, che va al di là delle strategie che possiamo tessere fra noi. La nostra libertà si deve limitare a cercare di sovrapporre contenuti a questa incredibile occasione di incontro, ma a questo punto dobbiamo chiederci quali, dato che essi, in termini personali, sono costosissimi: un convegno o una serie di seminari fa "sparire" da tutte le altre iniziative quelli che vi partecipano.

      Frasassi 2004, dicevo, ci ha aperto gli occhi: rassegniamoci, la speleologia che sta intorno alla penisola vuole un incontro incessante di esperienze, non una serie di congressi, e se ne fotte di costi e di strategie.

      Invece io, e diversi altri, vogliamo rivitalizzare la speleologia come ricerca. Il vento pare indicare che facciamo benissimo, ma non all'incontro nazionale.

      La mia impressione è dunque che l'Incontro Nazionale sia da riempire di contenuti didattici, cioè di comunicazione di cose consolidate ma poco note o mal spiegate. Accanto allo SpeloBar dobbiamo proporre queste cose, stimoli di crescita. Contenuti didattici.

      Invece i temi di ricerca, cioè i seminari indirizzati a persone specialiste, mi pare vadano proposti in contesti diversi. L'anno scorso sono stato invitato a fare una relazione alle Giornate della Speleologia Scientifica che tutti gli anni vengono organizzate in Belgio. È stata un'esperienza eccellente, affollata e di spessore. Perché non le facciamo pure noi, senza cercare di inserirle nell'Incontro, sbilanciandolo?

      Un mio amico dromedario mi ha persino suggerito di prendere a fare con regolarità le Giornate della Speleologia Scientifica in primavera, eventualmente nello stesso luogo ove, sei mesi dopo, si terrà l'incontro. Dopo di che, senza rompere le palle a nessuno, andiamo a raccontare di esplorazioni, proiezioni, bevute, progetti all'Incontro Nazionale, chiacchieriamo allo SpeleoBar e, in qualche saletta, facciamo e sentiamo didattica di pregio.

      Brava Francesca e Peo e tutti voi, e grazie di cuore!

 

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Novità (o quasi...) in Biblioteca

Giuliano Villa

      (Sono stati evidenziati in grassetto gli argomenti e le località oggetto degli articoli che sono stati schedati nella Biblioteca di Gruppo).

Periodici italiani

      • Alpidoc - Le Alpi del sole (Sezioni CAI prov. di Cuneo), n. 48 (2003) (Giornate della speleologia e progetto Rio Martino), n. 51 (2004).

      • Anthèo (Boll. Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano, Cagliari), n. 7 (2003).

      • Atti e Memorie della Commissione Grotte "Eugenio Boegan" (Trieste), vol. XXXVII 1999 (Aracnidi delle grotte della Venezia Giulia, fisiologia: valutazione funzionale di atlete speleologhe), vol. XXXIX (2001, 2002, 2003.).

      • Bollettino del G. S. Imperiese CAI, n. 54 (2002) (Abisso Paperino alla Colla dei Termini, di recente esplorazione).

      • Bollettino Gruppo Triestino Speleologi, vol. XVII (2004) (Aggiornamento catastale del Carso triestino).

      • Grotte e dintorni (Museo Spel. "Anelli" e Grotte di Castellana), n. 5 (2003) (Cavità artificiali pugliesi), n. 6 (2003) (Numero monografico su Franco Orofino).

      • Gruppo Grotte CAI Savona Bollettino, n. 6 (2002) (Speleologia a Cuba).

      • I Cavernicoli (G. S. Cycnus, Toirano), n. 9 (2003).

      • II Grottesco (G. G. Milano SEM-CAI), n. 54 (2004) (Spedizioni in Cina, a Cuba, in Venezuela e in Marocco).

      • Il Nottolario (G. S. Bergamasco "Le Nottole", Bergamo), n. 11 (2002).

      • In Sciö Fõndo (Ass. Speleologica Genovese "San Giorgio" ), n. 6 (2004) (Campo al Biecai 2003 con prosecuzione delle esplorazioni all'abisso Ferro di Cavallo -295).

      • KUR magazine (La Venta exploring team), n. 2 (2004).

      • Labirinti (Gruppo Grotte CAI Novara), n. 22 (2003) (La Tana di Cucit: la scoperta e la prima esplorazione di una cavità negli gneiss in Valle Anzasca; il catasto delle cavità artificiali del Piemonte).

      • L'Eccentrico (G. G. Borgio Verezzi SV). n. 1 (1993-1997) (Primo numero del bollettino che tratta del Finalese).

      • Mondo sotterraneo (Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, Udine), n. 1-2 (2002) (Nuove esplorazioni nel complesso Modonutti-Savoia-Fiume Vento sul M. Canin; morfologie ipogee e neotettonica).

      • Montagnes Valdôtaines (Sezioni Valdostane del CAI, Aosta), n. 4 (2002), n. 1 (2003).

      • Natura alpina (Soc. Scienze Nat. Trentino e Museo tridentino di Sc. Nat.), n. 1-2 (2002), n. 3-4 (2002).

      • Natura nascosta, not. di Paleontologia, Geologia e Speleologia (G. Spel. Monfalconese), n. 27 (2003).

      • Notiziario del Circolo Speleologico Romano. n. 12-15 (1997/2000). (Contiene la monografia di G. Trovato sui culti ipogei dell'Italia centrale).

      • Opera ipogea (SSI-Comm Naz. Cavità artificiali), n. 2 (2002).

      • Progressione (Comm Grotte "E. Boegan", Trieste), n. 46 (2002) (I valori della glicemia

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in esplorazione), n. 47 (2002), n. 48 (2003) (Le stufe di S. Calogero; aggiornamento del catasto friulano; leggi: la proprietà delle grotte; la tutela delle grotte), n. 49 (2004).

      • Puglia Grotte (Gruppo Puglia Grotte, Castellana-Grotte), 2003 (leggende degli Alburni).

      • Q. 4000 (CAI Sez. Erba). 2003, 2004.

      • Rivista Museo Civico di Scienze Naturali "E. Caffi" (Bergamo), vol. 21, 22.

      • Sardegna Speleologica (Fed. Spel. Sarda) n. 17 (2000), 18 (2001), 19 (2002) (Censimento delle grotte sottomarine nella zona di Alghero), n. 20 (2003).

      • Sottoterra (G.S.B. e U.S.B., Bologna), n. 113 (2001), n. 114 (2002), n. 115 (2003) (Secondo volume degli Atti del 19° Congresso Nazionale di Speleologia: il primo volume è una monografia a parte).

      • Speleologia (Riv. Società Speleologica Italiana). n. 49 (2003) (i congressi nazionali; abisso Astrea in M. Pelato; il Pleotus sardus, Chirottero italiano; storia della speleologia in Dalmazia e in Calabria; il collezionismo: le cartoline e i tappi di bottiglie di argomento... speleo; carsismo in Croazia; prove con i tasselli Heco).

      • Speleologia emiliana (Fed. Spel. Emilia Romagna) n. 12/13 (2001/2002).

      • Sperucola 2 (Suppl. a Talp n. 19 1999) (Numero monografico sull'area di Fornovolasco).

      • Storie dal buio - Boll. speleologico marchigiano. (G. G. Città di Senigallia e G. Archeologico Speleologico Portocivitanova). n. 2 (2004).

      • Talp (Fed. Speleologica Toscana), n. 27 (2003) (Il monitoraggio della temperatura agli ingressi delle grotte), n. 28 (2004) (Schede catastali della Toscana)..

      • Tuttospeleo (G. S. "A. Martel", Genova), n. 3 (1990).

Periodici dall'estero

      • Boletín de la Sociedad Venezolana de Espeleologia. Caracas, n. 35 (2001) (Biospeleologia in Venezuela; fenomeni di luminescenza in minerali; catasto), n. 36 (2002) (L'ecolocazione nel Guacharo; distribuzione dei Collemboli; il carsismo nei gessi a Cuba; catasto).

      • Bulletin du Musée d'Anthropologie préhistorique de Monaco, n. 43 (2003) (Età e genesi delle caverne nel S-E francese; studio della microfauna in una grotta del'Ariège).

      • Cavernes (Sect. Neuchâteloises de la Soc. Suisse de Spéléologie), n. 1 (2003) (Gouffre de Pertuis, -1000 nel Cantone di Neuchâtel), n. 2 (2003).

      • Der Schlaz (Verein für Höhlenkunde in München), n. 99 (2003), 100 (2003), 101 (2003).

      • Die Höhle (Austria), n. 1, 2, 3, 4 (2003).

      • Echo des Vulcains (G. S.Vulcain, Lyon), n. 56 (1999) (Speleologia in Giappone), n. 60 (2003).

      • Endins (Federaciò Balear d'Espeleologia), n. 25 (2003).

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      • Karaitza (Union Speleologos Vascos), n. 11 (2002-2003) (Clima delle grotte; glaciologia: Inslandia 2000; incidenti speleologici in Spagna nel 2001-2002; la Sierra di Azalar).

      • Koloska (Grupo Espeleologico Alavés, Spagna), n. 1 (2003), Especial Sierra Badaia.

      • Mitteilungen (München), n. 2, 4 (2003), n. 1 (2004) (Paleontologia: Resti di Iena spelèa da una grotta nel N-W della Germania), n. 2, 3, 4 (2004).

      • Naš Krš (Bull. of Speleologica Society, Sarajevo), XXII, n.35 (2002) (L'arte rupestre più antica in Bosnia-Herzegovina: recenti scoperte; distribuzione del Proteo in Bosnia-Herzegovina).

      • Naše Jame (Speleological Ass. Slovenia), n. 45 (2003) (Paleontologia: tracce in grotta dell'Ursus spelaeus in Slovenia).

      • NSS News (Nat. Speleological Soc. USA), n. 2, 6 (2003) (inquinamento nel Mammoth Cave National Park), n. 7 (2003), n. 9 (2003), n. 11 (2003), n. 12 (2003), n. 1 (2004), (fotografia e tecniche utilizzate in grandi ambienti), n. 2 (2004) (grotte in Arabia Saudita).

      • Pierk (Speleo Nederland), n. 4 (2003), n. 1, 2, 3 (2004).

      • Pholeos (J. Wittemberg University Speleological Soc.), vol. 22 (n. 1, 2) (2004) (i blue holes rappresentano ecosistemi chiusi).

      • Regards - Spéléo Info (Soc. Spéléol. de Wallonie), n. 48 (2002) (Spécial Colloque Spéléo-Secours), n. 51 (2003) (Disostruzione con piccole cariche di esplosivo), n. 52, 53, 54, 55 (2004) (spedizione in Guatemala), n. 57 (2004).

      • Speleology (Bull. British Cave Res. Ass.), n. 1 (2003) (Grotte di interesse paleontologico dello Yorkshire; spedizione nelle Asturie e in Cina), n. 4 (2004).

      • Spelunca (boll. Féd. Française Spél.), n. 95 (2004) (Le scuole di speleologia; ancora sul GPS e le carte topografiche informatizzate; argomenti speleosub: i riciclatori di gas).

      • Speleozin Speleoloski Magazin (Croazia), n. 17 (2004).

      • Spelunca (Fédération française de Spéléologie), n. 92 (2003) (Esplorazioni nel Laos; tecnica semplificata di passaggio di nodi e di conversione su corda; speleologia in Brasile; ad Arcy-sur-Cure prima traversata con superamento di 8 sifoni e 1200 m di gallerie; vari aspetti della speleologia in Corea del sud), n. 93 (2004) (La grotta più lunga in Cina misura 54 km), n. 94 (2004) (Esplorazioni nel '99 alla risorgenza di Castelbouc in Lozère dopo svuotamento di un sifone che in passato era stato tentato da P. Penez; arte di grotta: il pittore L. Frégier di Marsiglia).

      • Stalactite (Soc. Suisse de Spéléologie), n. 1 (2003) (Spedizione in India), n. 2 (2003) (Preistoria; i led: futuro della speleologia?; cartografia al computer e utilizzo di flash a scanner per i profili delle gallerie e restituzione digitale), n. 1 (2004) (Il sifone dell'Elefante Bianco; dibattito sui rapporti tra speleologia e, archeologia e paleontologia; la fauna olocenica della grotta Schrattenfluh e ricostruzione paleoclimatica; scheletri di orso bruno in grotta in Svizzera).

      • Subterranea Croatica (Speleološki Club "Ursus Spelaeus)), Karlovac, Croatia), n. 1 (2003) (abstract degli articoli in inglese).

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      • AA. W. (2002). Atti Montello 2002 - conglomeriamoci. 21° Incontro Internazionale di Speleologia a Nervesa della Battaglia, 1-3 Novembre 2002. (Grotte nei conglomerati tra cui la più lunga al mondo, in Georgia; il clima nelle grotte; la fauna; esplorazioni sul massiccio Arabika in Georgia; cavità artificiali; didattica).

      • AA. VV. (2002). Studi e ricerche. Società di Studi carsici "A. F. Lindner". Numero unico - 2002. Fogliano Redipuglia. (La storia della Società "A. F. Lindner"; le postazioni militari Austro-Ungariche della Grande Guerra nel Carso Monfalconese; fenomeni carsici in Libano).

      • AA. VV. (2003). Atti del 19° Congresso Nazionale di Speleologia. Bologna 27-31 agosto 2003.

      • AA. VV. (2003). Bulletin Bibliographigue Spéléologigue. Speleological Abstracts. U.I.S. n. 40. (Con all. cd).

      • AA. VV. (2003). Spécial Madagascar 2003. Pierk 2002 (Speleo Nederland).

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CAPANNA SARACCO - VOLANTE del

GSP CAI Uget di Torino

 

sul Massiccio del Marguareis, nella conca carsica di Piaggia Bella, a 2220 M. di quota, la Capanna Scientifica Saracco-Volante è una ottima base per l'attività speleologica della zona.

È in grado di offrire 22 posti letto in cuccette con materassi e coperte, luce e riscaldamento nella parte centrale, cucina e magazzino

In rifugio è presente un telefono (0039+0174390190) e nel locale invernale un apparecchio di emergenza consente la chiamata per eventuali soccorsi.

 

Per informazioni rivolgersi presso la sede del CAI - in Galleria Subalpina 30 - 10123 - Torino, telef. 0039+011537983

 

4a cop.