Copertina

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GROTTE

anno 45, n° 138
luglio - dicembre 2002

Gruppo Speleologico Piemontese CAI - UGET

Sommario

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Lettera del Presidente

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Notiziario

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Attività di Campagna

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Progetto dentro il Marguareis

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Campo estivo a Piaggia Bella

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Io me ne impippo

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L'abisso dei Trichechi

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Dai Reseaux

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Progetto Marguareis - il database

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ExpoCave 2002

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In Cantabria

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L'acaro degli abissi

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Recensioni

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Novità (o quasi) in Biblioteca



Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 6 di giugno 2003
Spedizione in A.P. TORINO, comma 20c, art. 2, Legge 662/96
Direttore responsabile: Emanuele Cassarà
(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13/10/1973)

Redazione:

Deborah Alterisio, Alberto Cotti, Marziano Di Maio, Attilio Eusebio, Uberto Lovera, Laura Ochner, Riccardo Pozzo, Francesco Vacchiano.

Foto di copertina: Grotta della Dragonera (Foto R. Jarre GSAM)
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Fotografie di: D. Alterisio, G. Badino, G. Carrieri, A. Cotti, R. Pozzo, C. Silvestro, Archivio GSP

GSP su Internet: HTTP://WWW.ARPNET.IT/GSPELE
Email: GSPELE@ARPNET.IT - Conto Corrente Postale 21691100

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Lettera del presidente

Max Ingranata

      Si parla sempre di crisi...

      Sì, non è bello iniziare con la parola crisi, ma non posso negare che dal punto di vista esplorativo abbiamo raggiunto i minimi storici. Ma le grotte non mancano, considerando che abbiamo ben due abissi armati che continuano e vari punti interrogativi in altre grotte.

      E quindi? Le motivazioni di questo minimo storico sono assai varie.

      Uno dei grossi problemi è l'eccessivo carico di lavoro, sia a livello AGSP che di soccorso, suddiviso su pochissime persone. Quello che di sicuro non riusciamo ad ottenere dai corsi sono giovani malati di speleologia, che riescano ad interessarsi all'attività come qualcosa di coinvolgente e continuativo. Ma perché questo accade? Esplorazioni troppo complicate e faticose oppure la mancanza di coesione al nostro interno? Quanti interrogativi! Forse quello che ci manca è un obiettivo esplorativo comune, un obiettivo da far nascere e crescere in un ambiente sereno.

      Nonostante tutto ciò, il 2002 ci ha visto protagonisti di una serie di iniziative, molto poco esplorative ma non di poco rilievo: l'incontro regionale ad Avigliana, con una mostra sulla speleologia rivolta principalmente alle scolaresche; l'avanzamento del Progetto Marguareis Sud, con la costruzione in esterno del rifugio sotterraneo a Piaggiabella e una seconda mostra sulla speleologia nel Comune di Pamparato.

      La cosa molto positiva di questi lavori è stato il fatto di scoprire le potenzialità di alcune persone del gruppo che fino ad ora erano rimaste in ombra.

      Un altro grosso problema che si è amplificato in particolare nel corso del 2002 è il disinteresse che si è creato per la riunione di gruppo del venerdì sera, la media di presenza si è aggirata intorno alle cinque, sei persone alla volta. Non riesco a dare una risposta a questo, ma mi fa riflettere la quantità di tempo che alcuni dedicano alla gestione del gruppo e al mantenimento dei rapporti con l'AGSP ed il CAI Uget. Sarà meglio ridimensionarsi?

      Desideravo che questo fosse il mio ultimo anno da presidente per potermi dedicare con tranquillità al soccorso, ma così non è stato per diversi motivi che preferisco non citare. Quello che voglio fare nel prossimo anno è dedicare un po' del mio tempo all'organizzazione del Cinquantennale del gruppo e nel tempo che mi rimane provare ad andare in grotta seriamente.

      Mi auguro che l'esecutivo del prossimo anno provi a risolvere questi ed altri problemi, cercando di sfruttare tutte le forze del GSP e facendo da collante tra i vari modi di agire dei vari personaggi, anche a costo di sacrificare qualche volta le proprie convinzioni.

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Notiziario

      Nello scorso numero di Grotte ci siamo fatti belli pubblicando il rilievo dei "rami vacanza" del Gaché senza indicarne gli autori, lasciando quindi intendere che fosse di produzione sabauda. Non è così: è opera della mandria veneto-toscan-marchig-ecc,ecc del sub comandante Guidotti, come del resto anche l'esplorazione. Ci scusiamo per la dimenticanza rassegnati all'idea che succederà ancora altre mille volte.

      È di nuovo successo naturalmente con la Filologa dove questa volta dobbiamo chiedere scusa agli amici di Genova.

Assemblea di fine anno 2002

      La prescritta Assemblea di fine anno del GSP si è tenuta il 20 dicembre.

      Nella relazione di attività, Igor Cicconetti ha riassunto intanto le principali esplorazioni, che hanno riguardato punte alle Mastrelle (peraltro con zone ancora da vedere bene), l'abisso Epifanio in Valdinferno, il campo estivo con punte ai Trichechi, a Pippi (abisso Sardu), ai Reseaux di Piaggia Bella. Il maltempo non ha favorito i lavori in Khyber Pass. Si Sono totalizzati oltre 1000 metri di nuova esplorazione, e rimangono discrete possibilità alle Mastrelle, alla Balma Ghiacciata del Mondolè, in Reseau D di PB, nonché alla grotta della Fata Alcina cui ci si è dedicati ultimamente. Il resto dell'attività è consistito Soprattutto nel 45° Corso, nell'organizzazione del nono incontro regionale di speleologia tenuto ad Avigliana (con una bella mostra che ha richiesto un laborioso impegno), nella realizzazione del rifugio interno di Piaggia Bella e nell'avanzamento dei lavori del Progetto Marguareis. L'attività all'estero ha avuto per meta la Spagna, il Messico e la Corea.

      Per il Magazzino, la situazione dell'attrezzatura verrà meglio esposta all'assemblea di inizio d'anno. A. Cotti è soddisfatto di questa sezione e si ripropone per il 2003.

      R. Dondana ha comunicato che riguardo ai materiali speciali si dispone di due trapani funzionanti. Il parco batterie è nuovo. Il Makita va usato con molta accortezza: se si sbaglia polarità, rimettere in uso il connettore costa 60 euro.

      Per la Biblioteca, G. Villa ha ricordato l'avvenuta schedatura di tutto ciò che è pervenuto. Sono stati recensiti 216 lavori che sono entrati a far parte dello schedario: si è fatta una scelta privilegiando quelli di interesse generale (ma trattati in modo approfondito) nonché di interesse specialistico nelle varie branche, le relazioni di congressi e convegni ecc. Il database della biblioteca conta ora 3426 titoli. Il catalogo della biblioteca è come sempre disponibile in Excel, può essere richiesto e può essere spedito anche per posta elettronica. La carenza di spazio sugli scaffali è critica.

      Anche per la Commissione Catasto ha relazionato G. Villa. Un enorme lavoro di elaborazione di dati già esistenti, opera essenzialmente dell'AGSP, è stato fatto per realizzare una prima release del catasto informatizzato, integrato con la bibliografia analitica delle grotte piemontesi aggiornata al 2002. Sono poi continuate le prospezioni e le rivisitazioni di grotticelle e ripari della Provincia di Torino per rivederne la topografia e per posizionarli Con il GPS. Inoltre è proseguita l'attività di ricerca di particolari siti che possano avere interesse preistorico e per studi di archeologia. Nella Provincia di Torino, Villa, Lana e Arietti hanno operato soprattutto in Val di Susa, mentre Gaydou ha effettuato un lavoro sistematico nelle valli Chisone e Germanasca. Particolare attenzione ha riguardato poi la Valdinferno (Arduino, Villa). È stato compilato un elenco di cavità segnalate in bibliografia ma non ancora catastate o per mancanza di dati o perché in fase di controllo nell'ambito del Progetto Marguareis. Un grosso lavoro di revisione è stato fatto con lo

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scopo di identificare le cavità a partire dal nome e dai sinonimi rivedendo i lavori originali.

      Per l'Archivio (A. Cotti) e per la Segreteria (S. Capello), ordinaria amministrazione.

      La Capanna necessita di lavori di manutenzione, a quanto ha fatto presente F. Belmonte. Vanno stilati un elenco delle opere necessarie e di conseguenza un preventivo di spesa. La frequentazione è stata buona. Il locale invernale è piuttosto malmesso. Si è proposto come terzo coadiuvante A. Mantello.

      N. Milanese ha comunicato lo stato del materiale da rilievo, che non è tutto in ottimo stato. Sono 3 i giochi completi funzionanti.

      A. Mantello ha posto il problema di cosa fare del materiale della mostra di Avigliana. A. Eusebio, ricordando che la Regione ha chiesto un tema per organizzare una mostra a Palazzo Bricherasio, ha fatto presente che il materiale in questione sarebbe poco adatto o comunque con scenografia da modificare.

      Per il Bollettino, M. Di Maio ha sottolineato una buona partenza nel nuovo regime di periodicità semestrale: l'ultimo numero del 2001 è stato infatti chiuso con poco ritardo. Con il numero successivo sono però riemersi i vecchi problemi, un po' per carenza di materiale pubblicabile, un po' per le solite difficoltà nella consegna puntuale degli articoli, e molto anche per le assenze da Torino del responsabile che non ha potuto pertanto sollecitare le consegne. Il numero 137 è ora in stampa, con innovazioni alla veste tipografica e con l'introduzione per la prima volta di un sedicesimo a colori, fermamente voluto e realizzato da A. Eusebio. Un maggior impegno per le foto, bollettino a parte, è stato sollecitato da G. Carrieri, anche sfruttando le nuove tecnologie; B. Vigna ha aggiunto che per esempio su Piaggia Bella questa documentazione è quanto mai scarsa: notoriamente però ci vuole un impegno specifico, con vari collaboratori oltre al fotografo.

      A. Eusebio ha relazionato sull'andamento dell'AGSP, che si avvale ora di personale assunto. Ha altresì accennato alla situazione della sezione CAI UGET, che a causa delle spese per ristrutturare il rifugio Monte Bianco ha ridotto drasticamente il budget da elargire ai Gruppi. Nel 2003 ricorre il 90° di fondazione della Sezione, oltre al 50° del GSP: per quest'ultima ricorrenza U. Lovera sollecita sin da ora l'interessamento volto ad adeguati festeggiamenti al nostro interno e a produrre qualcosa sia per noi che per l'esterno.

      La relazione della Tesoreria (S. Capello) ha mostrato un bilancio consuntivo quasi in parità tra entrate e uscite, ma essendovi ancora qualche pendenza da onorare, esiste certamente un passivo. L'Incontro regionale di Avigliana è stato chiuso in pareggio.

      La Sezione Biospeleologica pubblicherà la consueta relazione di attività sul bollettino di fine anno 2002.

      La quota sociale è stata riconfermata nella misura di 30 euro per tutti.

      Sono stati riconfermati i responsabili della Segreteria (S. Capello), Tesoreria (S. Capello), Biblioteca (G. Villa), Catasto (G. Villa), Archivio (A. Cotti), Materiali speciali (R. Dondana coadiuvato da P. Fausone), Capanna Saracco-Volante (F. Belmonte affiancato da N. Milanese e A. Mantello), Bollettino (M. Di Maio).

      Per il Magazzino sarà nuovo responsabile Stefano Strippoli, coadiuvato da A. Cotti, S. Filonzi e L. Musiari. Nella redazione del Bollettino sono inseriti Riccardo Pozzo e Deborah Alterisio. Per la Biospeleologia E. Lana si affianca ad A. Casale. Il sito Internet continuerà a essere curato da N. Milanese. Le chiavi della sede saranno tenute da G. Villa, N. Milanese e F. Vacchiano.

      Sono stati eletti i nuovi membri effettivi (il cui numero è rimasto invariato, con 4 nuovi effettivi che hanno rimpiazzato altrettanti divenuti aderenti) e poi i membri aderenti, i cui nomi e recapiti saranno riportati sul prossimo numero.

      Per il nuovo Esecutivo si è proposto un allargamento a sette persone, affiancando a Max Ingranata, Sara Capello, Igor Cicconetti e Nicola Milanese i nuovi

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Deborah Alterisio, Riccardo Dondana e Sara Filonzi; si è approvato.

      Su proposta dell'Esecutivo, è stata avanzata la candidatura di Nicola Milanese a nuovo Presidente. Dopo che l'Assemblea si è pronunciata quasi all'unanimità in questo senso, il nuovo eletto ha rivangato recenti polemiche e non avendo ricevuto soddisfazione ha abbandonato la seduta. Non essendo disponibile alcuna altra candidatura, ci si è in seguito accordati per una conduzione del Gruppo da parte dell'Esecutivo, con Max Ingranata facente funzione di Presidente per gli adempimenti esterni.

      Su proposta di S. Vigna, si è deciso che l'Esecutivo si riunisca una volta al mese in data prestabilita in cui ci si fa obbligo di essere presenti.

Le giornate della Speleologia

      La SSI in collaborazione con la Commissione Centrale per la Speleologia del CAI e il CNSAS ha voluto celebrare l'Anno Internazionale della Montagna indicendo le Giornate della Speleologia nei giorni 11-12-13 ottobre. In Piemonte l'AGSP ha organizzato a Pamparato (Cuneo) insieme al Comune e alla Comunità Montana Valli Monregalesi la mostra "Perle della notte" al castello di Pamparato dall'11 al 20 ottobre. Nei giorni 12 e 13 è stata ripulita la locale Grotta dell'Orso, il 13 si sono svolti un incontro con i ragazzi delle scuole e la festa finale.

Il Corso di speleologia del 2003

      È in cantiere il prossimo Corso, il 46° della serie, che si svolgerà dal 7 marzo al 27 aprile, con festa di fine corso il 9 maggio. I tempi più ristretti del consueto sono una delle varie novità apportate dagli organizzatori (Riccardo Dondana, Beppe Giovine e Daniele Grossato), che hanno impostato il corso con criteri alquanto innovativi.

Di tutto un po'

      Numeri telefonici o indirizzi cambiati:

      Cesco Belmonte, via Belmond 8, VAIE, tel: 329.532.5805/340.419.7725, lav.: 93.99.759

      Paolo Fausone, strada Perrero di Cambiano 11, Moncalieri - TO

      Teresa Fresu, via Grigna 11, 20040 Carnate (MI), 039.672.602; 349.28.20.763, email teresafre@yahoo.it, oppure v. Riccardo Pozzo.

      Antonello Molino (Enos), via A. Diaz 5, Alba (anziché via Principe Tommaso a Torino), 0173-33.357 / 0173-50.847

      Alberto Cotti (Alby): 011-819.23.01 / 333.12.24.440

Valentina Sertorelli, via Emilia Levante 219, 40068 S. Lazzaro (BO)

      Alberto Cotti si è infine laureato in Scienze Geologiche, con tesi di laurea sulla idrogeologia, la geologia e la geomorfologia del bacino carsico dell'Ellero (Marguareis, Alpi Liguri).

      La tesi, sviluppata presso il Politecnico di Torino, ha visto la collaborazione di Meo Vigna, in qualità di correlatore, e del Gruppo Speleologico di Giaveno per alcune attività di campagna.

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      È quindi il turno della solita rubrica "precauzioni no grazie": in arrivo la secondogenita di Daniele Grossato e Syncro Bettuzzi. Si chiamerà Marta ed è prevista per maggio. In luglio arrivano invece i due, dico due nuovi marmocchi di Cristiano e di Marilia Campajola la quale peraltro vanta la medesima età di Garibaldi nell'esilio di Caprera (anche se tutt'ora molto più gnocca).

      Non conosciamo ancora, ma siamo preoccupatissimi, i nomi dei pargoli.

      Per la rubrica "cuori solitari" annunciamo con piacere che Franz Vacchiano è di nuovo a piedi.

      Per la rubrica "ma quand'è che la finiamo" annunciamo il viaggio in Sud Africa del (ex?) presidente Massimiliano Max Chiccodiiena Ingranata e Sara Tarditi con la solita banale e trita scusa del matrimonio.

Mostra

      Una mostra temporanea sulla speleologia. "Mostra temporanea" e "speleologia": due eventi, in un certo senso, opposti poiché la prima è, normalmente, collocata in uno spazio fittizio, scenografico ed, in quanto tale, artificiale; il mondo sotterraneo che la speleologia esplora, invece, è uno spazio naturale che con il concetto di "temporaneo" non ha molto da spartire.

      La bella "sfida" è stata proprio quella di progettare una mostra in cui esporre uno spazio naturale in un ambiente artificiale; di far capire, e quindi provare, le sensazioni che la speleologia, grazie all'esplorazione, ci fa vivere ogni qualvolta si viene a conoscenza di una anche piccolissima parte del mondo sotterraneo.

      La mostra è un labirinto modulare, quindi adattabile, di volta in volta, allo spazio destinato all'allestimento in questione, è tendenzialmente rivolta ad un pubblico di bambini: deve quindi essere un gioco formativo per apprendere senza quasi accorgersene. Per questo motivo, ad esempio, sono state ritagliate su pannelli in legno, sagome di speleologi in alcune posizioni che si possono assumere in grotta; c'è una torre luminosa con una serie di immagini che, accendendosi in sequenza, mostrano la risalita su corda di un pozzo.

      Questi elementi ludico-creativi sono supportati da pannelli che raccontano in maniera semplice e chiara concetti scientifici e pratici dell'andare in grotta: si incontrano inizialmente una serie di pannelli che indicano la formazione delle grotte e delle concrezioni, ne seguono altri che mostrano il tipo di vestiario e di attrezzatura, il tipo di luce di cui si necessita per la progressione in grotta; ci si chiede, a questo punto, perché gli speleologi vadano in grotta: si affronta quindi la questione dell'esplorazione e, di conseguenza, di come raccogliere dati per poter restituire un rilievo attendibile dello spazio rilevato. Quindi ci si ferma ad osservare alcune diapositive in una zona di "relax": un campo interno, come spiega il pannello che abbiamo appena raggiunto. A questo punto stiamo percorrendo la parte conclusiva della mostra e ci troviamo davanti ad una serie di articoli di varie testate giornalistiche, raccolti negli anni. I titoli più assurdi come: "speleologo cade per 700 m" oppure "speleo scivola per 250 m, risalirà da solo" ...e molti altri. A noi fanno sorridere, ma, purtroppo, è quello che i "non speleo" sanno degli speleo e del mondo sotterraneo.

      La mostra è uno strumento per far capire ai visitatori qual è il nostro punto di vista, per far loro comprendere quanto sia bello ed interessante un "viaggio al centro della terra"!

(Andrea Mantello)

 

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In memoria di Aldo Giordani

      Con Aldo il destino ha giocato duro, sempre che si possa chiamare destino la nostra società industriale che lo ha allettato con il miraggio della pensione tutta la vita e nel frattempo lo avvelenava nei fumi di Bolzaneto per aspettarlo al varco ed evitare di pagargli quello che gli spettava.

      Così, dopo una vita come magazziniere all'Ansaldo, Aldo se n'è andato di leucemia qualche giorno prima del campo speleologico al Marguareis a cui sino all'ultimo aveva sperato di partecipare.

      Ci lascia una storia bella e paradossale, la storia di un individualista che diventa presidente del suo gruppo, il GS CAI Bolzaneto, quella d'uno speleologo senza pretese che diventa, anno dopo anno, sempre più bravo e da "vecchio" osa e riesce in imprese che trent'anni prima manco considerava.

      Aldo, con l'inseparabile Gabriella ed il nero cane Pluto lo incontrammo sul Marguareis nei primi anni '70.

      "Ci son due pazzi che bivaccano in zona D", sentii dire in Capanna. "Hanno un cane".

      "Vedrai che prima o poi lo mangeranno" risposi.

      La zona D è luogo di allucinazioni severe. Sembra calcare e invece biancheggia degli scheletri di chi ci si avventura, fa finta di mostrar grotte ed invece dà soltanto pietre in testa, le sue buche soffiano come gatti inferociti e graffiano chi le osa accarezzare, quanto all'acqua che le ha scavate ne è rimasta solo una dozzina di gocce al giorno in quella che è la più segreta tra le sorgenti del Visconte.

      "Non la troveranno e neanche troveranno grotte" ci dicevamo noi spietati e presuntuosi torinesi, "troveremo noi i lori scheletri."

      A quel tempo il Mucchio selvaggio era giovane e non andava per il sottile, il Margua era nostro, gli altri erano dei malcapitati. Eppure quella strana coppia anno dopo anno tornava là, al centro del deserto senza speranza e ci mostrava che era ancora più selvaggia di noi legati all'acqua, al Dolmen e alla capanna di Piaggia Bella. Così quando li incrociavamo per quelle lande deserte si finì per cominciare a salutarli, a chiedere se avevano bisogno di qualcosa. Loro ridevano, avevano le albe e i tramonti sul calcare, avevano l'amore, avevano trovato la sorgentina segreta, avevano da cercare un abisso introvabile, che potevamo dar loro? Una sera lo stesso pastore Giuanin Magnana mi confessava che li trovava proprio strani, e detta da lui, la cosa aveva il suo peso. Col tempo la familiarità e per Ferragosto, quando, piaccia al Visconte si festeggia coi peggiori ceffi sul prato della Capanna, venivano anche loro ad unirsi alle nostre cantate notturne, sapevano parecchie belle canzoni e ci commuovevano con quella che fa:

      "Quando fumo al passo del Muretto/la Finanza cominciò a sparare/ma sugli sci ci sembrava di volare/e la bricolla non si mollerà..."

      Bello è cantare, difficile lasciare traccia di se nel vuoto degli abissi, ma gli riuscì anche quello, trovarono l'abisso nel Vallone del Marguareis, E103, l'Abisso di Ferragosto il primo ─500, né sul colle dei Signori, né in piaggia Bella, l'inizio di un nuovo modo di pensare il Marguareis. Lo trovarono e sparirono, proprio quando si aveva voglia d'incontrarli ancora, altre storie, altri viaggi li separarono dal nostro monotono destino.

      Ci ritrovammo invecchiati, con sorpresa ci riconoscemmo sotto i capelli bianchi e la pancera, gli anni '90 ci pesavano addosso, la tragedia s'era consumata alla Chiusetta, s'era rimasti in pochi a condividere i ricordi lontani.

      Ci riabbracciammo immediatamente.

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      "Siamo tornati" disse Aldo semplicemente e sentii che voleva dire "Ormai non ci lasciamo più", e nel frattempo erano diventati bravi con le corde, gareggiavano con i giovinastri, non in velocità, ma per costanza e resistenza.

      Aldo se ne fregava del campanilismo, guardava all'uomo non al Gruppo d'appartenenza, era un Marguareisiano e riconosceva i suoi fratelli, fummo compari a Ferragosto, alla Filologa congiunta con P.B., al soccorso dell'Inglese, all'O-zero, all'Omega 1, storie di punte e di scavi sempre alla ricerca del nuovo abisso, che quello era per noi il nocciolo della vicenda: trovare il nuovo abisso, confermarsi membri del più esclusivo fra i circoli carsici.

      Quando il campo finiva restavano sempre una settimana in più alla Capanna e tra una mano di "Cirula" e l'altra speravamo in qualche nuovo, forse impossibile, colpo di mano.

      "Presto sarò in pensione e allora vedrai, la rivincita degli stegosauri", diceva poi dava le carte, ma non pensava al gioco, che tanto vinceva lo stesso, pensava a qualche ombra sotto pietra che non l'aveva convinto d'esser chiusa, a qualche pietra che si poteva togliere per veder più in là.

      Diceva una parola e ci metteva dietro dei punti interrogativi, niente era troppo visto per lui, nulla era senza speranza di continuare.

      Forse qualcosa lo avvertì di fare in fretta, d'andare a cercare mirtilli e di trovar l'Ombelico del Margua, la nuova via per Labassa, finché poteva esplorarlo e lui ci diede questa ultima spettacolare dimostrazione del suo intuito con lodevole tempismo.

      Da anni penso che la vita continui oltre la morte, che quella sia soltanto la sua faccia invernale in cui si scia sui sogni d'un nuovo lacrimevole disgelo; a sentirmi forse Aldo mi riderebbe in faccia, ma alla fine ci ritroveremmo d'accordo: trovare è meglio che cercare, creare è un verbo nato in paradiso anche se il risultato apparente è soltanto buio e freddo vento infernale.

Andrea Gobetti - Reaglie febbraio2003

Franco Marletto e Paolo Durio

      Sono recentemente mancati, entrambi a 63 anni di età, due dei partecipanti dell'operazione di ricerca bio-ambientale "700 ore sottoterra" del 1961 e della "Operazione tempo" dell'anno seguente: Franco Marletto e Paolo Durio, che erano stati membri effettivi del Gruppo negli anni 1962 e 1963.

      Franco era vicepresidente della Facoltà di Agraria dell'Università di Torino, dove è stato docente di varie discipline zoologiche. La sua attività scientifica tuttavia è stata dedicata essenzialmente all'apicoltura.

      Paolo era docente di Ecologia alla Facoltà di Veterinaria dell'Ateneo torinese, ma va ricordato soprattutto l'impegno nell'ambientalismo, in cui faceva sentire la sua voce appassionata ma equilibrata, concreta e (ce n'era bisogno) senza integralismi. E' stato presidente per dieci anni della sezione torinese di Italia Nostra (è succeduto a Giovanni Arpino), portando nell'associazione tematiche nuove come i parchi, la caccia, l'inquinamento.

MDM

 

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Attività di Campagna

a cura di Nicola Milanese

7 luglio: Paperino (Ormea). Esercitazione di Soccorso (Fallita per frana)

13-14 Luglio: Ferà. Athos, Loco, Luisa, Sarona, Aldo. Fallita la punta alle Mastrelle decidono per una battuta sul Ferà. Nulla di speciale.

20-21 Luglio: Capanna. Andrea, Stefanino, Marianna, Nicola, Igor, Beppe Dematteis, Athos (GSG) e altri. La domenica Igor, Nicola e Athos vanno in Zona O per posizionare con il GPS i buchi noti. Trovano e scavano Thor Eyerdhal, stretta frattura sulla Cengia Garibaldi con molta aria soffiante. Trovati anche altri buchi interessanti, grande caverna in parete, sotto l'ingresso di O3, un piccolo buco con aria sempre nelle vicinanze di O3. Da rivedere O14 per la molta aria. Andrea in battuta su Pian Ballaur.

21 Luglio. Cima delle Saline. Ube, Cinzia, Giampiero, Mecu, Deborah, Mantello, Meo. Visti diversi buchi tra cui il pozzo delle Saline e alcuni ingressi alti dei Bolognesi sotto Ca di Bagasce. Da rivedere. Ubicati con il GPS.

3 Agosto: Pertus di Chiomonte. Giuliano. Giro al Pertus di Chiomonte. Quota 2000 nel calcare, si tratta del celebre traforo artificiale del XVI secolo fatto da Colombano Romean.

10 Agosto: Grotta del Farfuiet (Novalesa TO). Giuliano. Ricerche biologiche e rilievo. Giro lungo la riva sinistra della Dora a Pianezza dove si aprono cavità nei conglomerati (Grotte di Pianezza). Trovata una serie di cavità lungo l'antico corso della Dora, sopraelevato di una diecina di metri dall'attuale.

29 Luglio - 18 Agosto: Campo estivo a Piaggia Bella

24-25 Agosto. Reseaux B (PB). Igor, Sarona, Ube, Nicola. Tentativo di incidente da parte di Igor che sbatte una testa e si taglia il sopracciglio. Esplorazione nel meandro sopra la sala di RE. 300 metri di rilievo e poco + di esplorazione in meandri sfasciati con aria. A valle chiudono su stretto, a monte chissà. Da rivedere. Il ramo si sviluppa 30 metri sopra RB, il nome è Reseaux "G".

31 Agosto: Grotta del Tiro a volo (Alpette TO). Giuliano, Enrico Lana (GSAM). Già segnalata dal Gruppo di Pinerolo si apre lungo una imponente spaccatura in roccia non calcarea. Fatto il rilievo (circa 30 m) e osservazioni biologiche con foto. Da scendere pozzo (la spaccatura) verso il fondo.

1 Settembre: Laghi della Brignola (Serre Negrun TO). Giuliano. Trovati 2 buchi siglati dagli Imperiesi (? 1 e ? 2) a pozzo, il primo con aria (pare non scesi). Altro foro nei pressi da disostruire (soffia). Fatta posizione col GPS.

1 Settembre. Ferà, passo Flamalgal. Ube, Meo, Cinzia, Stefano. Battuta tutta la zona sotto la strada, dalla curva sino al fondo del vallone. Nulla.

4 Settembre: Punta tre valli (Val Germanasca). Gaydou. Trovata e posizionata la Balma punta Tre Valli. Fatto il rilievo.

14-15 settembre: Abisso Libero (Punta Bozano-Marguareis). Esercitazione di Soccorso.

28-29 Settembre: Thor Eyerdhal (Zona O del Margua). Igor, Loco, Teresa, Mecu, Athos (GSG). Scavo e chiusura invernale, aria molto forte.

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29 Settembre: Balma Ghiacciata del Mondolè. Ube, Cinzia, Meo. Visita e trovata la prosecuzione al fondo, bisogna scavare. Aria forte aspirante (condizioni invernali)

29 Settembre: Valdinferno (Garessio TO). G.Arduino, F. Maina, F.Rasetti, G. Villa. Visita a una grotta sopra la Garumba delle vacche. Ingresso ampio in discesa che dà su pozzo di 15m (fix già in posto). Sotto prosegue in meandro che chiude in concrezione dopo circa 150m. Posizionato.

4-5-6 Ottobre: Pamparato (CN). Allestimento della Mostra di Speleologia. Il 6 ottobre il sempre ns. Meo presenta, per le Giornate della Speleologia un servizio sui sistemi carsici.

5 Ottobre: Balm Chanto (Roure TO). Giuliano, Enrico Lana (GSAM). Osservazioni biologiche e posizionamento.

11 Ottobre: Trasporto materiali per il rifugio sotterraneo in PB. Tantissimi da tante parti.

13 Ottobre: Valcasotto (CN). Meo, Roby Jarre. Battuta la zona sopra la sorgente della Tana della Volpe. Trovato solo un piccolo pozzetto.

25 Ottobre: Grotta Bura d'Arnaudera (Gravere TO). Giuliano, Enrico Lana (GSAM). Bella grotticella nel calcescisto impostata su frattura. Fatto rilievo e posizione. Trovata la Barma Fumarella, già vista e rilevata dal Gruppo di Giaveno, sul versante opposto del vallone e posizionata.

26-27 Ottobre: KP (Piaggia Bella). Igor, Ube, Gianna. Recupero del Trapano, finita la risalita iniziata quest'estate. Trovato un piccolo ambiente con un arrivo da risalire (Facile). Inoltre condottino con arrivo d'acqua. Dietro puppa da togliere il condotto continua piccolo.

27 Ottobre: Zona Mussiglione. Meo, Max, Nicola, Luisa, Tierra, Margherita, Brunella. Max e Meo proseguono lo scavo del buco in fondo alla dolina. Spostano pietrone, dietro ancora un pietrone blocca la strada, Nicola, Luisa e Tierra in ispezione al pozzo sopra la dolina. Fatto il rilievo. L'aria (soffiante media) arriva del centro di una frana.

28 Ottobre: Pra Fieri (Val Sangone-Coazze). Gaydou. Trovata, posizionata e rilevata la Balm dl'eva,

1-2-3 Novembre: Cueva Coventosa (Cantabria-Spagna). Giampiero, Max, Loco, Teresa. Splendida traversata durata 20 Ore. Da brivido il P300 iniziale sceso in doppia.

6 Novembre: Conca del Prà (Val Pellice). Gaydou. Trovate, posizionate e rilevate le tre balme della conca del Prà e pian dei Morti.

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10 Novembre: Balma Ghiacciata del Mondolè. Meo, Nicola, Deborah, Max, Mantello, Mecu, Ube, Loco, Athos (GSG). Iniziato il lavoro sulla strettoia, aria discreta,

17 Novembre: Zona Frabosa. Meo. Trovato un pozzo da 30m con ingresso da allargare.

8 Dicembre: Fata Alcina (Gola delle Fascette): Igor, Nicola, Meo, Athos e Luisa. Visita a questa grotta, molto ben posizionata. Trovato condotto con aria buona.

14 Dicembre: Fata Alcina: Nicola, Meo, Sciandra, Sarona.

15 Dicembre: Fata Alcina: Nicola, Meo, Sciandra, Sarona, Athos. Comincia lo scavo, ma servirebbe almeno il martellatore.

21 Dicembre: Fata Alcina. Nicola, Meo, Luisa, Sciandra, Sarona.

22 Dicembre: Fata Alcina. Paolo, Igor, Donda, Deborah, Nicola, Luisa, Mario. Rifatto il rilievo completo della grotta. Continuato lo scavo.

28 Dicembre: Fata Alcina. Ubertino, Athos, Meo, Sarona, Sciandra, Pakita, Aziz, Alberto e Fausto. Si continua a scavare. Ottima cena a Ponte di Nava e fatta la spesa per Capodanno.

29 Dicembre: Fata Alcina. Ubertino, Athos, Nicola, Sarona. Recupero dei materiali.

30 Dicembre: Zona Frabosa. Meo e Poppi. Aperto il pozzo da 30m, non disceso completamente per mancanza di corde.

 

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Progetto dentro il Marguareis

sintesi del lavoro svolto al 31 dicembre 2002

      GLI OBIETTIVI

      Il progetto "DENTRO IL MARGUAREIS" ambisce sia ad aumentare l'estensione dei complessi carsici presenti sotto il M. Marguareis attraverso nuove esplorazioni, sia a divulgare, in forma organica e fruibile ad un ampio pubblico, le conoscenze acquisite.

      Per questi motivi "DENTRO IL MARGUAREIS" è un progetto che si articola su più attività e fasi, così come illustrato nel prossimo capitolo di questa proposta, progetto che si intende sviluppare in un tempo pari a tre anni.

      LE ATTIVITÀ CHE FORMANO IL PROGETTO

      1 - Raccolta della documentazione esistente

      Si tratterà prevalentemente di raccogliere le pubblicazioni specialistiche legate all'argomento (speleologiche, geologiche, ambientali, ecc.) nonché la cartografia tematica (carte topografiche, carte geologiche, i rilievi delle grotte conosciute, ecc.).

      2 - Posizionamento topografico delle grotte conosciute

      Questo significa sostanzialmente:

      => rilevare con strumenti topografici di precisione gli ingressi cavità;

      => verificare le parti di grotta topograficamente incerte attraverso nuovi rilievi speleologici.

      => ridisegnare le mappe speleologiche ed integrarle con la cartografia di superficie;

      Il posizionamento di specifiche targhette identificative agli imbocchi delle principali cavità potrà costituire un'ulteriore attività collaterale a margine di questa fase.

      3 - Studio aerofotogrammetrico

      Alcune delle più importanti grotte del M. Marguareis si trovano in parete e pertanto il loro corretto posizionamento nonché la completa comprensione del fenomeno carsico che le ha generate risulta estremamente difficile. In assenza di una buona cartografia che funga da riferimento quindi, "DENTRO IL MARGUAREIS"' tra i vari obiettivi, si prefigge quello di effettuare uno studio fotogrammetrico delle principali pareti che compongono il massiccio montuoso.

      Questo lavoro si potrà sviluppare attraverso l'effettuazione di riprese fotografiche da elicottero ed un successivo studio/restituzione cartografica.

      4 - L'idrologia sotterranea

Il riconoscimento di un unico sistema carsico per tutte le grotte comprese tra M. Marguareis, Pian Ballaur, Colle dei Signori e la Rocca del Ferà è avvenuto grazie agli studi idrogeologici portati avanti dagli speleologi che hanno operato in queste zone. Oggi abbiamo capito gli aspetti principali del drenaggio sotterraneo ma ci restano molti nodi irrisolti, in particolare: quali sono i limiti geografici del sistema carsico e quali sono le caratteristiche idrogeologiche dei sotto-sistemi in cui è suddiviso.

      Per tentare di sciogliere questi nodi, si intenderebbe effettuare alcuni specifici studi:

      => misure, rilievi e colorazioni per individuare lo spartiacque sotterraneo Gachè-Masche cioè il limite nord-nord-ovest del sistema;

      => misure e rilievi degli afflussi dal Sistema del Colle dei Signori e dalla così detta "zona D" verso Labassa.

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      5 - Esplorazione all'interno del massiccio

      Piaggia Bella e Labassa appartengono allo stesso sistema carsico ma nonostante le numerose ricerche, ad oggi non si conosce nessun passaggio transitabile che unisca queste due cavità: se congiunte, andrebbero a costituire la più lunga e profonda grotta d'Italia.

      La possibilità di collegare Piaggia Bella con Labassa verrà dunque cercata:

      => attraverso una via aerea (dal Buco delle Mastrelle e dal 2° ingresso di Labassa);

      => attraverso una via subacquea (dal sifone a monte di Labassa)

      Esistono poi numerosi altri punti incogniti nelle diverse grotte che formano il sistema il cui studio potrebbe portare alla soluzione di numerose incognite. Tra questi citiamo:

      => la zona dell'ipotetico 3° collettore (dall'intersezione Piaggia Bella-Solai);

      => la zona dello spartiacque sotterraneo Valle Tanaro-Valle Ellero

      => le regioni più profonde di Labassa, verso la risorgente della Foce;

      => le regioni più profonde del Complesso del Colle dei Signori, verso Labassa.

      6 - Un campo-rifugio speleologico sotterraneo

      L'esperienza di più giorni passati sotto terra, in un luogo dove non sorge mai il sole e quindi non esistono riferimenti temporali, oltre ad essere eccitante per chi l'ha compiuta ha fornito interessantissime informazioni sulla biologia umana fin dagli anni sessanta, quando si realizzarono, proprio in una grotta del Marguareis, le prime esperienze di questo tipo.

      Da allora in questo campo è stato fatto molto e per approfondire gli studi sul comportamento dell'uomo in assenza di riferimenti temporali non è più necessario utilizzare le grotte.

      Nel 1975 all'interno di Piaggia Bella è stato effettuato un campo speleologico sotterraneo di più giorni principalmente finalizzato all'esplorazione di regioni allora sconosciute.

      Nell'ambito di "DENTRO IL MARGUAREIS" ha preso corpo l'idea di effettuare, ad oltre 25 anni dal primo, un secondo campo sotterraneo ancora all'interno di Piaggia Bella, finalizzato sia all'esplorazione sia a verificare il comportamento di nuovi materiali ed attrezzature in condizioni estreme. A partire da questa idea iniziale, l'iniziativa si è evoluta nell'idea di un campo-rifugio permanente che permetterà di ampliare gli obiettivi, includendo anche la possibilità di una o più stazioni meteo-sotterranee.

      7 - Fotografie delle grotte e dell'ambiente esterno

Il progetto comprenderà, oltre alla raccolta del materiale fotografico esistente, anche la preparazione di nuove fotografie su supporto digitale, illustrative dell'ambiente e delle attività svolte, che costituiranno una indispensabile base per la predisposizione della documentazione finale di "DENTRO IL MARGUAREIS".

      8 - Un film sulla speleologia egli speleologi del Marguareis

      Anche in questo caso, come per le fotografie, è l'aspetto documentaristico e divulgativo che muove questa idea.

      Su questo tema esistono alcuni vecchi video/film di tipo amatoriale che illustrano quella che era la speleologia sul M. Marguareis soprattutto negli anni settanta ed ottanta.

      La nostra idea è quella di raccogliere tutto questo materiale, integrarlo con nuove riprese (in grotta e all'esterno, sia a terra che da elicottero) al fine di realizzare un film che mantenendo il fine divulgativo verso un pubblico non specialistico, costituisca comunque un utile documento anche per gli addetti ai lavori.

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      I RISULTATI ATTESI

      Il completamento del progetto "DENTRO IL MARGUAREIS" è costituito dalla predisposizione di materiale divulgativo a disposizione della Regione Piemonte, di altri Enti Pubblici, delle scuole e anche degli speleologi.

1.

Una monografia speleologica sul M. Marguareis

2.

Una mostra itinerante finalizzata alla divulgazione del "mondo speleo" e del fenomeno carsico sul M. Marguareis, comprendente immagini (film/foto) carte, oggetti, ecc.

3.

Un CD interattivo che contenga la documentazione raccolta ed i risultati del lavoro svolto.

      Nel proseguo di questa nota si sintetizza lo stato di avanzamento di ciascuna parte del progetto.

      1 - Raccolta della documentazione esistente

      Sono state raccolte le pubblicazioni specialistiche legate all'argomento (speleologiche, geologiche, ambientali, ecc.) nonché la cartografia tematica (carte topografiche, carte geologiche, i rilievi delle grotte conosciute, ecc.).

      Le pubblicazioni di carattere speleologico e molti rilievi delle grotte sono stati trasferiti su supporto informatico. Nel proseguo del lavoro si completerà l'informatizzazione di tutti i rilievi delle grotte.

      Il materiale raccolto, unitamente ai dati relativi alle cavità (si veda il punto successivo) è stato inserito in un data-base interattivo che costituirà il riferimento per la creazione del CD contenente tutta la documentazione prodotta.

      2- Posizionamento topografico delle grotte conosciute

      Il lavoro di posizionamento delle grotte ha comportato una permanenza sul terreno di due persone per oltre un mese nel periodo luglio-agosto 2001 e analogo per il 2002.

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      A tutt'oggi l'attenzione si è rivolta soprattutto alle zone più orientali dell'area in studio. Sono stati ri-posizionati con GPS e fotografati oltre 450 ingressi cavità.

      Il riconoscimento della cavità rispetto a quanto già inserito a catasto non è sempre stato possibile per l'assenza di sigle all'ingresso.

      Di tutte le cavità ri-posizionate è stata preparata una scheda che, oltre ai dati topografici fornisce indicazioni sull'eventuale corrente d'aria e altre note.

      3 - Studio aerofotogrammetrico

      Nel settembre 2001 è stato effettuato un volo con elicottero sulle pareti nord del Marguareis che ha permesso la realizzazione di riprese video digitali fotografiche.

      Inoltre è stata realizzata una nuova cartografia 1:5000 che è disponibile e già utilizzata quale base per il ri-posizionamento delle cavità.

      È in fase di sviluppo l'estensione della topografia per l'area a Nord della regione (zona Masche).

      4 - L'idrologia sotterranea

      Ad oggi sono state effettuate due colorazioni:

      1 - Immesso Tinopal nel piccolo ruscello presente a -300m nel ramo delle risalite 2000/2001 in Gachè

      Captori alla risorgente del Pis dell'Ellero, e in PB: Confluenza e Reseaux.

      Risultati: positivi i captori alle sorgenti dell'Ellero.

      2 - Immessa fluoresceina nel ruscello presente in Solai (PB). Captori alla risorgente della Foce e in PB (Filologa, Confluenza e Tirolese) e LB (Sifone a monte, Latte e Miele, Stonati). Risultati: dopo 6 giorni il torrente del Canon Fighiera in Filologa era Verde.

      Durante i primi giorni di settembre è stato osservata da speleologi una strana opalescenza del Tanaro nella zona di Ponti di Nava, legata all'arrivo del tracciante molto diluito.

      5 - Esplorazione all'interno del massiccio

      Oltre all'attività speleologica "ordinaria" svolta nei fine settimana di tutto l'anno, durante l'estate 2001 e 2002 sono stati effettuati due + due campi speleologici che hanno permesso lo sviluppo dell'attività esplorativa sui più importanti obiettivi del progetto.

      Hanno partecipato circa 80 persone.

      6 - Un campo speleologico sotterraneo

      Come anticipato in precedenza, dall'originaria idea di un campo speleologico sotterraneo si è passati a quella di realizzazione di un rifugio speleologico sotterraneo, il cui progetto è descritto in uno specifico documento.

      7 - Fotografie delle grotte e dell'ambiente esterno

      Sono state raccolte alcune centinaia di immagini digitali ed organizzato un data-base fotografico.

      8 - Un film sulla speleologia e gli speleologi del Marguareis

      Sono stati realizzati, con videocamera digitale, due filmati di tipo amatoriale: il primo, comprensivo di montaggio a l'Ombelico del Margua (uno degli ingressi di Labassa: disponibile la copia in formato digitale); il secondo relativo ai rami più "classici" di Piaggia Bella.

      Contemporaneamente è stato affidato ad A. Gobetti il compito di realizzare un film di carattere professionale. È stata preparata la sceneggiatura dello stesso e organizzate le immagini già disponibili al fine di finalizzare le riprese che verranno effettuate nell'estate 2003.

Il coordinatore del progetto
G. Carrieri

 

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Campo Estivo a Piaggia Bella

Il bello dei campi

Brunella Vigna

      Gli ultimi giorni di luglio o i primi di agosto avviene l'Invasione: è inutile che certi tentino di presentare permessi ai vari parchi presentando il Campo speleo come una cosa "scientifica e a scopo esplorativo". No. Il campo speleo è il campo speleo, non si può rinnegare la sua natura di festa popolare, per non dire "luogo del vizio". Il campo, poi, sia che si faccia alle Carsene, sia al Margua, sia in zona Omega, ha degli elementi comuni: il telone montato in posto sfigato, la mancanza d'acqua (eccezione per gli ultimi due anni), le tende che si allagano/strappano/distruggono, addirittura negli ultimi due anni abbiamo potuto osservare una giovanissima, promettente (!), disponibile semi-speleo cercare un posto dove passare le notti, poiché i suoi egregi genitori (sicuramente degli sprovveduti senza cuore) non hanno abbastanza posto nella tenda per la figlia, costretta a dormire nei posti più impensabili. Ma una cosa caratterizza in assoluto ogni campo speleo: la Voglia di grotta ...

      Il primo ad alzarsi è sicuramente Andrea: fornito di asciugamano e (qualche volta) mutanda s'avvia al lavaggio. Perché noi, che ci crediate o no, siamo persone molto pulite.

      Contemporaneamente si alza Mecu, che dopo un buon caffè (gli gnomi, si sa, hanno bisogno di energia) inizia a lavare i piatti o mettere in ordine il macello lasciato barbaramente dai vandali della sera prima.

      Poi si alza l'uomo che è già nelle canzoni da tempo: Capitan Carrieri, che dopo un veloce riscaldamento (circa 150 flessioni, 300 addominali e un giro di corsa che in confronto la Maratona di New York è una passeggiatina pomeridiana), inizia a spronare gli altri esseri, ancora dormienti, a partire. Nota: Giampiero non fa assolutamente tutto questo riscaldamento, ma è come se lo facesse. Per noi comunque

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non ha importanza.

      Ora è il turno di Nicola: inizia a girare per le tende, leggiadro come Cenerentola (scalza), quasi come un monaco buddhista, cercando la sua identità.

      Molto lentamente iniziano ad alzarsi, uno ad uno, gli altri: Ube e Meo (naturalmente non hanno dormito insieme, intendevo che si alzano circa alla stessa ora) che si fanno preparare la colazione dalle rispettive compagne; seguono Loco e Teresa, lui sempre così sul genere "unno", lei sempre così fine, ma con il mitico accento alla "Cristina del Grande Fratello". In ordine, Tierra, ancora rintronato dalla ciucca serale (la vita di cantautore, è molto dura) ...

      Verso mezzogiorno, si alza Alby, il quale incomincia, con estrema calma e ignorando i fumi che escono dalle orecchie di Giampiero, a fare colazione. Quando finalmente sono tutti pronti a partire per la battuta mattutina, allora si sveglia Franz. Inizia a guardarsi intorno un po' spaesato (forse si sta chiedendo perché mai gli altri lo stiano guardando così stranamente, quasi lo volessero sbranare), e poi dice: <aspettatemi, un attimo e sono pronto!> allora la squadra che era in partenza si sistema comodamente sull'erba, rassegnata ad aspettare 2 o 3 orette. Finalmente, verso le due del pomeriggio, si parte. In genere dopo qualche minuto, torna trafelato qualcuno (di solito Loco) al campo, perché si è dimenticato qualcosa. Si inizia con la Battuta: gli esseri iniziano a girare - alcuni come forsennati, altri con la calma di una lumaca in menopausa - per la montagna di turno.

      Ovviamente troveranno solo uno sfigatissimo buchetto, che né tira né aspira, ma che tutti vorranno vedere come "la nuova promessa della montagna" (solo qualche tempo dopo si scoprirà che in realtà era la tana di una povera e addormentata marmotta).

      Nel pomeriggio si effettuerà il trasporto dei materiali. In questa fase, si potrà assistere a strani fenomeni metafisici, tipo 26 litri di vino che stanno comodamente in una tanica da 20 litri, ma costringono la truppa a lunghissime e rovinose ore di viaggio...

      Verso sera, quando ormai tutti sono tornati al campo, parte una punta di qualche eroe coraggioso che si avvia insieme ad altri della stessa specie verso la grotta di turno. I compagni festeggiano bevendo. I coraggiosi eroi tornano in genere il giorno dopo, bagnati, delusi e infreddoliti, ma accolti dal resto del campo con gran gioia e bottiglie di vino.

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      Cala la sera: che lo vogliamo o no, siamo animali, e quando il sole tramonta abbiamo bisogno di Cibo & Vino. Così ognuno si riunisce nella sua piccola tribù e inizia a combattere con i fornelli (combattere? Perché combattere? Ve lo dico io perché: quando c'è vento, si sente rimbombare per il campo la voce di Marghe che urla <porca troia, Meo, il dormiben sta volando via! Acchiappalo! Acchiappalo!> ...) per produrre qualcosa di commestibile. Dopo cena, c'è la ritualissima avanzata nel tendone, che prevede una serie di usanze classiche: disposizione in cerchio, vin brulè al centro, sigarette (...) e taniche di alcolici in quantità industriale. Ora, arriva il momento più bello: chitarra in mano e corde vocali più o meno ai loro posti, si inizia a cantare. Canzoni vecchie e nuove, canzoni che parlano di lontane esplorazioni, di toste e nuove corde da nove, di briganti napoletani, di frontiere da immaginare, di pozzi in cui penzolare liberamente cercando nuove vie... a mia veduta, queste sono le canzoni più belle del mondo (ma lo sapete, no, che io i Niucrolls li ADORO!!! Sono dei grandi!). La notte avanza. E anche la fame cresce. E anche un piatto di pasta alla carbonara alle tre di notte ci sta a meraviglia. Credo che ora abbiate capito perché ci si alza tanto tardi...

      Verso la fine del campo, come ogni anno, accade un fatto molto importante per l'esplorazione delle grotte marguareisiane: Meo parte con moglie, figlia e cane per la Corsica. Una volta raggiunta l'isolotta, arriva la Telefonata: è qualcuno del campo che, al culmine della gioia, comunica: <Meo! Meo! L'abbiamo scoperto! Abbiamo scoperto l'abisso!> e allora dalla montagna possono osservare una colonna di fumo ergersi dal solito campeggio di Fautea.

      Così prosegue con allegria il campo, (urisse e diluvi universali permettendo), fino alla metà di agosto, quando gli ominidi si accingono a tornare alle proprie tristi e grigie abitazioni, sognando una fresca, divertente, felice grotticella.

      2002: il ritorno in Saracco-Volante: Diario di Campo

      Lunedì 29 Luglio:

      Primi arrivi alla Capanna. Nicola, Igor, Chiara e Lorenzo.

      Martedì 30 Luglio:

      Nicola e Chiara, Battuta in Cima Palù, e poi taglio a mezza costa sino al corno di Mezza via. Visti alcuni buchi non siglati (ma scavati) sulla destra orografica (in alto) nella valletta appena prima del corno di Mezzavia.

      Mercoledì 31 Luglio:

      Igor, Chiara, Lorenzo e Nicola in battuta in zona B/C di PB. Ritrovato un pozzetto sopra Papero Pazzo siglato GSP. Visto il "buco di Zinzala" si inizia lo scavo a mani nude. Una occhiata a Q270 e Q271, che aspirano. In serata arrivano Andrea, Giuliana, Marianna e Stefanino.

      Giovedì 1 Agosto:

      Altri arrivi: Athos, Stefano, Ube e Cinzia.

      Venerdì 2 Agosto:

      Andrea, Athos, Ube, Cinzia, Stefano. Giro al Colle per trasporto materiali personali e di gruppo. Tornano dopo 6 ore, forse stupefatti dal ripetersi del miracolo del vino, "26 litri in una tanica da 20".

      Nicola, Igor a scavare il buco di Zinzala e scendere il Pozzo sopra Papero Pazzo (Q455). Saltino da 6+10 chiuso da detrito. Aria soffiante. In serata viene aperta la PFS (Premiata Fiaschetteria Saracco). In serata arriva Alby.

      Sabato 3 Agosto:

Battuta sul Ferà. Andrea, Nicola, Athos, Stefano, Alby. Scesi alle Selle di Carnino, trovato e siglato Q456, un interessante buco soffiante sulla destra orografica. Sulla Gengiva del Ferà sono stati trovati:

      un buco siglato GSI (probabilmente nel 1999 o 2000), frattura con buona aria soffiante;

      l'abisso del Triestino, grande ingresso con aria sensibile;

      un buco scavato con evidenti segni di concrezionamento (sapremo successivamente che gli artefici dello scavo sono stati Meo e Giovanni un paio di settimane prima);

      stretto meandro (non siglato, ma già visto) con resti ossei, percorso per 40 metri circa;

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      Armaduk, gran bell'ingresso ma con poca aria; il secondo ingresso dell'Armaduk una bella frattura larga 1 metro che si addentra per 6-7 metri poi stringe, senz'aria, vicino al secondo ingresso; sotto questa frattura due buchi impostati su frattura con forte aria soffiante (scavati anche loro da Meo e Giovanni).

      Discesa precipite per canali. Con visita ai primi arrivi liguri alla Chiusetta. Ube e Cinzia in battuta sulla Cengia del'"Om che Sa" (???) Vari arrivi al campo: Banda Vigna al completo (Meo, Margherita, Brunella e Toto), Loco e Teresa, Mecu, Beu, Cagnotto e Cagnetti, Sarona e Luisa. Piacevole la visita di Ivano Di Ciolo.

      Domenica 4 Agosto:

      In grotta a Pippi: Igor, Loco, Alby, Aziz (GSG) e Giuseppe (GSG). Obiettivo, le Brabham e gettare la fluorescina nella Forra del Baus. Battuta pomeridiana sul colletto del Dorso di Mucca. Meo, Nicola, Andrea, Luisa, Sarona, Ube, Cinzia, Teresa, Brunella e Marianna. Nicola prova a scendere in Q270, il futuro Aspirina, ma non passa. Trovati vari funghi e due "Imperiesi", Alessandro Maifredi (GSI) e Vincent (CSARI), in visita dalla Chiusetta. Al campo viene eretto il solido Gias. Giungono in capanna anche Deborah con Camilla, Mara e Stefania da Verona e Marco Carlotto. Mecu torna alla civiltà, per ora.

      Lunedì 5 Agosto:

      Esce la punta da Pippi: Dopo una risalita di 12 metri in fondo alle Brabham, 150 metri di galleria grande e franosa. Colorato il torrente della Forra del Baus.

      Grande battuta in zona Omega: Meo, Luisa, Sarona, Stefano, Mara, Stefania, Tetteresa, Athos, Chiara, Nicola, Ube e Cinzia. Trovati e siglati alcuni Omega sul Passo del Ballaur versante Masche, vicino a Omega M il più promettente sembra essere Q368. Q470 è un pozzo di 10 metri seguito da un salto di 5 su roccia in frattura. Sulle Saline trovato il pozzo delle Saline, riarmato, al fondo strettoia da allargare. Aria forte aspirante.

      Preso buco in parete da Andrea e Deborah sul versante Masche del Ballaur, da rivedere con una corda.

      Arrivano Tierra, Sonny, Saretta e Deborah Favre.

      Martedì 6 Agosto

      Ci salutano Cagnotto, Beu e Lucia. Nicola, Mara e Stefania a KP risalito per 10(?) metri un torrentello, un fix e si esce. Presa la piena allo scivolo nero. Meo, Ube, Sarona, Luisa, Athos e Stefano in battuta in zona Omega a scavare Q468 e Q470. Colti da Urissa riparano al rifugio Mondovì.

      Giretto al colle per Igor, Chiara, Lorenzo, Stefanino, Marianna, Sonny, Deborah e Tierra. Colti dall'Urissa decidono di sacrificare Lorenzo (11 mesi) per salvarsi. Verso sera arrivano Eu, Mara, Nagi, Franz, e il soldato semplice Dondana.

      Mercoledì 7 agosto

      Battuta in zona AlfaB: Andrea, Deborah, Donda, Sarona, Marco e Luca. Trovato AlfaB32 (posizionato con il GPS), grande pozzo con neve al fondo (da rivedere), trovati altri due buchi, il primo finito e il secondo con poca aria e uno scavo eterno. Meo, Chiara, Stefano vanno al buco dei Bambini, trovato ZN (?).

      Arrivano Marcolino, Samantha, Luca (GSAM), Valerio e Marco da Roma.

      Giovedì 8 Agosto

      Trichechi: Loco, Ube, Franz e Valerio. Ube è convinto di uscire da PB.

      Marianna cerca notizie per ricostruire il diario di campo disperso.

      Meo, Teresa, Stefano e Marco Carlotto al Pozzo delle Saline. Teresa passa la strettoia, dietro un meandro stringe. Si deve disostruire ancora. Marilia e Pruel giungono fra noi.

      Venerdì 9 Agosto

      Escono i Trichechi: 26 ore di punta per 500 metri di gallerie nuove-nuove. Mancava la bindella, quindi niente rilievo. Meo, Cinzia e Stefano a scavare Aspirina. Preoccupati per il ritardo dei Trichechi, Donda e Nicola vanno all'ingresso, ma li trovano felici per l'esplorazione.

      Verso le 18 telefona Lucette dal rifugio del CMS, suo figlio Thomas con altri 4 speleo, tra cui Thierry, sono a O-Freddo da martedì e dovevano uscire giovedì. Poco preoccupati per il ritardo, Meo e Igor corrono all'ingresso per scoprire che erano appena usciti. Giro in PB per provare gli Speleotelefoni. Andrea, Trota, Marco Carlotto, Sarona, Luisa, Saretta, Marilia, Sonny, Marianna, Stefanino. DeborahA, DeborahF, Camilla e Teresa, raccolgono ortiche e spinaci. Meo va a funghi. Cena a base di ravioli fatti in casa (OPS capanna) con ripieno di ortica e spinaci e sugo ai funghi. Marco, Samantha con Tierra, Nagi, Mara e Enrico partono.

      Sabato 10 agosto

      Ancora a Pippi: Igor, Donda, Deborah, Cinzia, Sarona e Stefano. Ritorna al campo Mecu, insieme a lui, Daniele.

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      Domenica 11 agosto

      Nevica. In mattinata escono da Pippi, Donda (deve rientrare in caserma) e Deborah, nel pomeriggio in pieno nevicata escono anche gli altri. Altri 150 metri sempre grandi e franosi, continua con una breve risalita da fare. Gli altri escono in piena nevicata, ma quattro poveri pirla li raggiungono e li scaricano degli zaini.

      Arrivano Tierra e Athos. Scappano: Marilia, Pruel, Z, Valerio, Athos.

      Lunedì 12 Agosto

      Giornata di riordino: la nevica e il vento hanno distrutto il campo, il vino è finito da qualche giorno.

      Giro al colle per il vino e ricostruzione del campo. Vengono a trovarci, direttamente dalla Chiusetta Titto, Carlo, Claudia, Gabri, Enrico, Elena e allievo.

      Martedì 13 Agosto

      Altra punta ai Trichechi: Franz, Loco, Teresa, Valerio e Marco.

      La speranza di una giunzione fa entrare una numerosa squadra in PB direzione Reseaux D. Carrieri, Ube, Cinzia, Dario, Marina, Nazarena e Tierra in pre-visita al futuro rifugio, Andrea, Trota, Cesco, Stefano e amico di Carnino direttamente ai Reseaux. Giro alla Confluenza per Nicola, Deborah Favre, Sarona e Luisa.

      Battuta per Mecu, Daniele, Chiara, Lorenza, Igor, Deborah A. e Sarona: Riprende lo scavo di Aspirina.

      Mercoledì 14 agosto

      Escono dai Trichechi: trovato un grande salone "Bello e inutile", ma non la via giusta per la giunzione. Escono da PB: Trovate un paio di cose interessanti da rivedere sopra l'arrivo di Reseaux E.

      Giovanni, Mecu, Michele Sivelli….. Scavo al pozzo delle Saline.

      Giovedì 15 agosto

      Ancora PIPPI: Igor, Paolo, Deborah, Gianna.

      Venerdì 16 agosto

      Pippi: ancora risalito e ancora proseguito in meandro. Siamo a 400 metri di rilievo almeno.

      Omega 1: Andrea e Valentina Bertorelli: 2 metri di scavo, da continuare. Pozzo delle Saline: Mecu. Disostruzione ancora molto lunga. Disarmato. Omega Giulio: Mecu, Enos, Naza, Dario, Marina. Disostruzione molto lunga. Il buco aspira, mentre quelli vicini soffiano???

      Aspirina: Nicola, Athos, Sarona, Mantello. Scava che ti passa, ma non si passa ancora.

      Sabato 17 agosto

      Andrea, Deborah, Tierra ed altri alla Chiusetta per trovare i Liguri. Aspirina: Nicola, Mantello, Paolo, Gianna, Mecu, Athos, Erica, Sarona si continua, quasi ci siamo.

      Domenica 18 agosto

      Smontaggio campo e pulizia della Capanna.

Interno-Esterno Pippi (il nord è verso l'alto)

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Io me ne impippo

Igor Cicconetti

      Eccoci di nuovo a raccontare esplorazioni pippesche, che anche questa volta hanno regalato quel mezzo chilometro di emozioni. Ricordo a tutti voi di chi stiamo parlando: dell'abisso Sardu, meglio conosciuto al pubblico come Pippi, grotticella sui quattro chilometri che si apre nel Biecai targato alta valle Ellero-Marguareis. I più attenti lettori di Grotte si ricorderanno sicuramente degli articoli che la citano, ma per tutti gli altri interessati ricordiamo che compaiono nei numeri 115, 122, 124, 130.

      Quest'anno, grazie alla presenza del campo in capanna Saracco Volante, abbiamo potuto dedicarci a rivedere uno dei punti in sospeso di Pippi. Mi riferisco alle zone a monte e, in particolare, alle Brabham su Brabham. Tale zona era descritta terminante su stretto meandro, eventualmente superabile con una risalita fino al soffitto per cercarne un allargamento. Il suddetto non è un meandro qualunque, ma un meandro che, oltre a sputare un po' di acqua, getta anche qualche metro cubo di arietta gelata, che costituisce buona parte della circolazione d'aria della grotta.

      Parlando della storia delle esplorazioni, possiamo affermare che il Vostro non aveva capito niente su come chiudeva quel ramo, e pensava di dover risalire il meandro dal pozzo che lo precede, totalmente esposto. Invece, con semplice risalita in libera in un punto del meandro né stretto né largo, cosa troviamo? il soffitto del meandro largo quanto basta per aver paura di cadere di sotto. Dopo rapido armo, proseguiamo con l'aria che ci prende a schiaffi, per arrivare in una ... GALLERIA ... di qualche metro di diametro. Se la pensate bella, avete sbagliato grotta, poiché le pareti hanno la consistenza del wafer. Dopo aver percorso 150m, ci fermiamo sotto un pozzo alla cui sommità occhieggia un meandro, da cui arriva un po' di acquina, tanto da fare una cascata con tanto di spruzzi. Non mi soffermo a raccontare come Loco, nel tentativo di superare la cascata, abbia attuato un'ardita risalita nel burro, con scarsi chiodi, fermandosi a pochi metri da un passaggio stretto, con un enorme masso tutto fagliato sotto cui - sicuramente! - si passa. Al ritorno, sosta prova nella tendina di Alby lasciata per gli stanchi esploratori al Baus. Dimenticavo: nella stessa punta colorazione del fiume del Baus per la tesi di Alby.

      Nella seconda puntata, siamo di nuovo un certo numero ma sempre duri (per il freddo), cazzuti (?) ed esplorativi (questo direi di sì). Tra le fila dei superfighi vediamo: il milite ignoto con consorte ligure (Donda e Deborah), culona e cinghialone (Sarona e Stefano) infine la tardona (Cinzia) e chi vi scrive. Fuori piove da un po': quindi meglio entrare, tanto dentro piove sempre. Donda deve uscire presto per ritornare a servire la Patria e il Visconte, invece, si prepara a prenderci a schiaffi. Bene: ci sono tutti gli elementi per esplorare. Siamo sotto la cascata, valutiamo la roccia, fa schifo, quindi si gioca allo scarica-barile: "vai tu che sei il più bravo"; "ma tu hai più esperienza" fino al non discutibile "non posso rischiare: sono padre di famiglia". Vince Donda, che, con la rapidità di un salmone che risale le rapide, arriva in cima e, indovinate! continua. Il sottoscritto, con la partecipazione del salmone, confeziona uno di quegli armi che ti fanno incrodare giusto sotto l'acqua. Tutti avanti, troviamo tacchini, un pozzo ascendente senza aria, che invece segue l'acqua. Altra cascatella, di soli 3 metri, ma abbastanza da bagnarsi. Proviamo a salire in diversi, ma è Donda che ha una branchia in più e ce la fa. Indovinate? continua. Non parliamo di questo armo, che, per necessità, deve essere fatto sugli unici 5 cmq di roccia solida. Davanti, dopo una decina di metri, ci fermiamo su un'altra risalita da fare: davanti condottino

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concrezionato, di lato acqua. Ne abbiamo a basta, torniamo con nuovi 100m rilevati. Il ritorno è dei più divertenti ed esaltanti: Cinzia decide che è bello finire sotto cascata e ci rimane un po' per sciacquarsi la tuta, appesa alla corda. Per fortuna, Donda ha con sé la maglietta da bagnino e, con una corda parallela, le porta la ciambella. Quindi il Visconte prima ci ringrazia aprendo la doccia sul p30, poi, bagnati noi ed i nostri ricambi nello zaino, ci regala la nevicata di mezza estate ed a me tocca di vedere Babbo Natale travestito da Athos in k-way e pantaloncini col folletto Nicola. Siamo ormai all'ultima punta Igor rientra (lo si sa è malato per Pippi) con Deborah (incredibile, non gli ha fatto schifo), Gianna (l'avete convinta anche stavolta) e Paolo Fausun (fa anche vacanza?).

Abisso Sardu - Brabham su Brabham - pianta

      Rapidamente, gli avventurieri si spostano verso la zona esplorativa: Deborah alla risalita, Paolo gli fa sicura io e Gianna al rilievo. Deborah raggiunge il condottino, poca aria lo percorre e dopo pochi metri chiude. Ma davanti a lei, da dove scende l'acqua si apre una diaclasi percorribile che da sotto non si vede, da dove arriva l'acqua. Tocca a Fausun a risalire, Igor alla sicura. Paolo si assicura a una parete staccata e traversa la sala; quindi ci mette un'ora a trovare i soliti 5cmq di roccia sana per fare l'armo. Ci riesce: saliamo. Davanti, oltre ad aria da paura, il meandro: prima è piccolo, poi si allarga (per collasso delle pareti) e si approfondisce. I passaggi sono sempre quelli del tipo: "Gianna passa senza toccare le pareti", camminando in un meandro in spaccata: così per 150m fino ad arrivare ad una saletta più tranquilla, dove termina l'attuale rilievo. Più avanti, la grotta si sdoppia: dritto dalla sala, dopo pochi metri, si giunge alla base di un grosso pozzo, con davanti una fessura transitabile che continua (?); subito a destra, invece, si prende uno stretto meandrino con acqua e aria. Da qui si passa sotto una frana scivolando con la pancia sull'acqua per arrivare in un ampio ambiente di crollo, ancora da visitare nelle sue parti basse.

Abisso Sardu - Ramo del Salone - pianta

      Oltre due pozzi: in uno arriva dell'acqua in forma di stillicidio e nell'altro, secco, un meandro occhieggia a 5 o 6 metri d'altezza. E l'aria? Fino alla strettoia c'è, dopo non abbiamo guardato: eravamo un po' stanchi e

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di fretta. l'ambiente si fa più complicato e il calcare nelle parti più in alto sembra più compatto. Il ritorno è lungo, ma senza problemi, grazie anche alla tendina ristoratrice.

E cosa c'è ancora da fare a Pippi

      L'elenco è lunghissimo, ma sarò sintetico. Per capire qualcosa di quello che ho scritto bisogna guardare i rilievi: quello generale in un Grotte precedente e, per le zone a monte, della forra del Baus su questo bollettino:

      La valle della fora del Baus

È stata vista una sola volta fino in fondo, l'acqua scompare in una condotta percorribile (se armata, poiché le pareti sono prive di appigli) e le altre zone sono molto confuse e meritano una visita. Lungo il percorso i soffitti molto alti possono far occhieggiare qualche condotta, bisogna però armarsi di faro.

      L'amonte della fora del Baus

Le Brabham le abbiamo descritte prima, bisogna solo continuare.

Le Myosotis terminano con pozzo ascendente ed hanno poca aria, ma un'occhiatina non farebbe male. I rami di Paolo e Marilia sono condotte basse, che terminano su un corso d'acqua abbastanza grosso, che, dopo un saltino, sifonano; seguendo il torrente a monte il soffitto si abbassa e ti dovresti buttare a pancia all'acqua. l'aria, poca, c'è.

I rami che portano alla salone a destra del bivio Brabham/Myosotis sono molto confusi, grossi blocchi delimitano l'ambiente che pare molto grosso, ne abbiamo percorso un solo ramo. Dal salone, inoltre, parte uno stretto meandro ancora da percorrere.

I rami di zio Velino terminano dopo poco con una risalita parzialmente eseguita, dove occhieggia un meandro dal quale si scarica una grossa portata di acqua (quasi tutta quella della fora del Baus); a metà dei rami di zio Velino, prima della risalita, troviamo invece un altro salto da prendere in salita in artificiale.

      L'avalle della fogna del Maus

Quasi tutta l'aria della grotta si catapulta in queste zone fredde e fangose. Uno stretto passaggio da disostruire succhia una buona parte di aria; altra va per camini chiusi e una terza parte segue l'acqua della fogna che semi sifona lasciando uno spiraglio dove l'aria entra. La galleria che sifona è grande.

      Le gallerie Santa Esmeralda

Una sola punta ne ha raggiunto il fondo: poco si sa, la risalita che porta dalle Santa Esmeralda alla Forra del Baus attraverso il Rio Avecki è stata fatta solo in quella punta. Bisognerebbe andarci almeno per capire che giro fa l'aria.

Il ramo della Lavandaia si succhia una parte di aria delle gallerie. Dove va? È stato percorso in parte ed è molto confuso, numerosi sono i crolli e grossi massi delimitano grandi ambienti, ma non si sono fatte grandi indagini.

L'amonte delle gallerie è formato da ambienti di crollo con grossi massi, che hanno visto pochi speleologi.

      I pozzi

Non molto da dire, quasi tutto è stato fatto, ma, se la memoria non mi inganna, nel ramo Pippi, dopo il primo pozzo dopo il traverso, al posto di scendere si fa una piccola risalita; da lì un p10 ti porta nella sala di Damocle, attraversando la quale si perviene ad uno stretto condotto con aria, che presenta una strettoia a Z che io non ho passato.

      Questo è tutto: spero che il prossimo anno Pippi non cada di nuovo nell'oblìo ma sia di nuovo illuminato dalla luce degli acetilene.

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L'abisso dei Trichechi

Riccardo Pozzo

      L'abisso dei Trichechi si apre nella valle degli Omega, dietro Ciàn Ballaur (massiccio del Marguarèis, Alpi Liguri, Cuneo) a circa quota 2450 m s.l.m.

      Esplorazioni recenti, negli anni 2001-2002, hanno portato la profondità (rilevata) dell'abisso a ─505 m e lo sviluppo a poco più di 1,5 chilometri, un terzo dei quali è costituito da una galleria suborizzontale, percorsa da un rivo d'acqua, distante una cinquantina di metri dalla probabile congiunzione con il sistema di Piaggia Bella, in Zona Reseaux.

Dati catastali

      Provincia: CN ─ n° Catasto: DA ASSEGNARE ─ Foglio IGM: 91 ─ Quadrante: I ─ tavoletta: SO

      Nome: ABISSO DEI TRICHECHI ─ Sigla: Q395 ─ Comune: BRIGA ALTA

      Monte: PIAN BALLAUR

      Coordinate: 0398165 - 4891767 (European 1950, UTM) ─ Quota Ingresso: 2450 ─ Lunghezza: 1537 ─ Dislivello: -505 ─ Litotipo: Calcari del Trias

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      Gli accessi

      1) Raggiungere il Colle dei Signori per mezzo della carrozzabile Limone Piemonte Monesi, (la strada, aperta da luglio a ottobre, è più agevole se si parte da Monesi, comunque è meglio percorrerla con un mezzo 4x4), imboccare poi la mulattiera che conduce al Colle del Pà (ore 0,30), quindi procedere per cresta erbosa verso la cima di Cian Ballaur per una ventina di minuti. In prossimità del nevaio antistante l'ingresso dell'abisso Essebue, scendere in zona Omega (ore 0,10) e camminare lungo il vallone centrale in direzione sud per dieci minuti. L'ingresso, a pozzo, si apre sul versante destro di una vallecola, ai piedi di una parete calcarea, sotto le pendici orientali del Cian Ballaur.

      2) Per la Valle del Tanaro: da Carnino, a piedi, alla Conca di Piaggia Bella, indi al Colle del Pà (ore 2,30).

      3) Per la Valle del Pesio: da Chiusa Pesio al Pian delle Gorre, quindi mulattiera fino al rifugio Garelli (ore 2) e da qui al Colle del Pà, attraverso Porta Sestrera (sentiero, ore 1,15).

      4) Per la Valle dell'Ellero: da Roccaforte di Mondovì all'abitato di Rastello. Da qui proseguire per la strada sterrata che porta al Pian Marchisa (15 chilometri), dove si lascia la macchina, per poi, a piedi, raggiungere in circa 40 minuti il rifugio Havis de Giorgio (o Mondovì). Salire quindi per il ripido sentiero (in parte ferrato) che porta al Vallone delle Masche e di qui in zona Omega. Tempo di percorrenza dal rifugio all'ingresso della grotta: ore 2,30 - 3.

      Le esplorazioni

      Al principio fu "Omega Zero"? Difficile a dirsi, essendosi perse le traccie di questo buco da più di trent'anni. Omega zero è descritto laconicamente nel libro di Piaggia Bella (1990) come un "pozzo da 15 chiuso da neve", nulla più. Al principio, comunque fu una cavità promettente, ferma su strettoia a pochi metri dall'ingresso. Coloro che la scoprirono (speleologi del GSP nei primi anni '70, ossia "nella notte dei tempi", come dice Gobetti) si sorpresero parecchio nel constatare che la grotta si comportava da ingresso basso, ossia che in estate vi usciva una discreta corrente d'aria. A quella quota (2450 m s.l.m.), la cosa rappresentava un'evidente anomalia.

      I primi a sospettare che ciò fosse indice di un vuoto più esteso furono i membri del GSI (Gruppo speleologico Imperiese Cai) che, nel 1983, oltrepassarono la fessura terminale e battezzarono il buco "Grotta dei Trichechi".

      Un'ampia galleria discendente, ingombra di massi di frana, portò gli esploratori del tempo (tra cui Bob Ramella, Luciano Sasso e il torinese Andrea Gobetti) alla profondità di ─70 m. Lo sviluppo si attestò sui 250 metri, secondo la relazio-

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ne di Ramella e Sasso, sui 130, secondo la scheda catastale che ho consultato. Diciamo 190?

      La grotta deve il suo nome al fatto che, durante il campo imperiese dell'83, precisamente il 17 agosto, gli speleologi pensarono di suddividersi in "AB" (agili barracuda) e "GT" (grassi trichechi), a seconda delle dimensioni corporee. I "GT", manco a dirlo, non furono per nulla svantaggiati.

      Da allora, però, le esplorazioni si fermarono per quasi un ventennio. Ripresero nel 2001 d.C, anno in cui la cavità cambiò nuovamente nome, e divenne Abisso.

      Durante il popoloso e multietnico campo estivo alla Capanna Saracco Volante, la ricognizione in zona Omega del 5 agosto portò alla "riscoperta" della grotta. Vi entrò Daniele Moretti (Pupi) e ne uscì entusiasta: c'erano camini da risalire, e frane da sgattare. Il giorno dopo tornarono Giovanni Badino, Andrea Gobetti, Gianni Guidotti, Massimiliano Ingranata e Christophe Peyre. Mentre Gianni risaliva assicurato da Max il fondo della galleria terminale, Giovanni, Andrea e Christophe disostruivano dai massi uno stretto passaggio sulla parete destra della stessa galleria, riuscendo, dopo alcune ore di scavo, a passare dall'altra parte. Da quel momento si susseguirono 7 frenetiche punte esplorative che, alla fine del campo, portarono l'Abisso dei Trichechi alla notevole profondità di 465 m e a uno sviluppo di circa un chilometro, con un pozzo interno di 118 metri, un fondo a ─385, e numerose prosecuzioni un po' dappertutto.

      A settembre l'ultima punta dell'anno vide impegnati 5 speleologi, tra cui chi scrive, a scendere sul fondo ancora un pozzo di una quindicina di metri. In quell'occasione si verificò un incidente, non grave, causato dalla caduta di un masso sul mio piede sinistro. Durante la risalita, già penosa di per sé, ci colse una piena che attivò cascate sui pozzi. Domenico Girodo uscì ad allertare il soccorso che per fortuna non dovette intervenire, se non come appoggio esterno.

      Interessanti resoconti sulle esplorazioni dei Trichechi nel 2001 si possono leggere sul numero 136 di questo bollettino (vedi la bibliografia a fine articolo).

      Le punte del 2002

Durante il piovoso e prevalentemente sabaudo "ricampo" estivo alla Capanna Saracco Volante, nell'agosto 2002, si sono fatte altre due punte, con discreti risultati. Alla prima hanno partecipato, oltre al sottoscritto, Ube Lovera, Valerio Olivetti e Franz Vacchiano.

      L'anno scorso avevamo lasciato un salto da scendere, a venti metri dal fondo, poco oltre l'imbocco del penultimo pozzo. Stando ai calcoli di Ube avremmo dovuto trovarci a pochi metri dal basamento impermeabile, la qual cosa, nelle previsioni, faceva sì che fosse inutile portarsi appresso il trapano e le batterie, visto che con tutta probabilità li avremmo usati pochissimo. Quindi, giovedì 8 agosto, siamo partiti equipaggiati alla vecchia maniera, con martello e piantaspit, nella speranza che, assolta la semplice formalità di piantare un chiodo o due, avremmo presto camminato per facili gallerie.

      Invece, sceso un pozzetto, ci siamo trovati in un'ampia sala di crollo con prosecuzione tra massi di frana, sottoforma di salto da armare. Un provvidenziale chiodo da roccia che dormiva da tempo nella mia sacchetta, qualche spuntone e una stalagmite ci hanno alleviato il compito dell'attrezzamento. Sul bordo del salto successivo, un P13, è stato giocoforza piantare due spit. Al fondo c'era una strettoia, in cui si è subito infilato Ube. Dopo alcuni minuti è tornato indietro comunicando ai compari di essersi trovato di fronte alla scritta "Margua 2001", campeggiante su una parete vicino all'attacco del pozzetto in cui, un anno fa, mi ero quasi maciullato un piede. Niente da fare dunque, ma c'è ancora una speranza, più su.

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      Con un breve traverso sul P13 Franz ha raggiunto l'imbocco di una condottina con molta aria, ma non è convinto di poter proseguire, perché è molto stretta. Allora Ube, con la consueta flemma e armato di martello onde rendere agibile la strettoia, è andato a sostituirlo. Dopo pochi minuti il nostro si è riaffacciato e, querulo, ci ha detto: "venite bambini... vi porto a esplorare".

      Oltre la condottina, stretta sul serio, c'è una bella galleria, diametro quattro metri, che prosegue a monte e a valle.

      Abbiamo esplorato verso il basso. Dopo aver superato un paio pozzi sui cinque o sei metri, armati a spit, abbiamo imboccato una galleria di dimensioni un po' più piccole: in sostanza una forra impostata su una grande frattura. Qui il nostro amico Valerio, giunto nei sotterranei del Ballaur direttamente da Roma, ha cominciato a camminare a due spanne dal suolo, violando la tacita legge della gravitazione universale e cacciando selvagge urla di gioia, come del resto noi che lo seguivamo. L'esplorazione, sempre agevole tranne in occasione degli innumerevoli saltini che abbiamo armato a mano esaurendo una scorta di 15 spit, si è conclusa quella volta in una sala in frana a sfasciumi, sul fondo di un pozzo di una quindicina di metri, alla probabile quota di -520 dopo circa mezzo chilometro di galleria. Abbiamo guardato un po' ovunque, nella speranza di trovare il passaggio buono che ci conducesse nei Reseaux - di cui Ube sentiva il profumo - o in un posto qualsiasi di Piaggia Bella. A un certo punto la convinzione di poter uscire dalla Carsena è diventata quasi palpabile. Poi, un po' a causa del sonno, un po' perché avevamo finito il carburo, e soprattutto per via del fatto che non abbiamo trovato la prosecuzione, dopo otto ore di esaltante girovagare nel nuovo, abbiamo stabilito che era giunto il momento di fare ritorno in superficie.

      Pochi giorni dopo una nuova squadra, composta da Teresa Fresu, Marco de Antonis (giocoliere di Roma), Franz, Valerio e me, ha ripreso le esplorazioni. Contemporaneamente una ben più nutrita orda di speleo, capitanata da Ube, è entrata in Piaggia Bella con l'intenzione di fare il colpaccio.

      Entrambe le squadre si sono dotate di radio ricetrasmittenti.

      Valerio e io ci siamo occupati del rilievo, stendendo la poligonale da -430 a -505. Franz, assicurato da Marco, ha risalito in artificiale (stavolta ci siamo portati il trapano) una parete di quindici metri nella sala in frana su cui ci eravamo fermati la volta scorsa. Purtroppo il nero che sembrava intuirsi da sotto è inaccessibile, causa l'esiguità e la franosità del pertugio.

      Constatato che l'appuntamento radio con gli Ubidi non ha dato frutti (e l'esplorazione nemmeno), un po' scoraggiati abbiamo deciso di tornare indietro, la voglia e il tempo essendosi ridotti al lumicino.

      Con Valerio abbiamo rilevato sino a una cinquantina di metri (o forse più) dal fondo, pensando che, dopo sei ore, qualcuno degli altri ci avrebbe dato volentieri il cambio; invece, vuoi per pigrizia, vuoi per esaurimento delle forze, nessuno prenderà più in mano un ecclimetro in quelle regioni, da allora sino a oggi, giorno in cui scrivo (gennaio 2003).

      Ma mentre stavamo tornando indietro, incuriositi da una diramazione inesplorata, ci siamo infilati su per una frana, a poca distanza dal fondo, e, dopo una arrampicata lievemente pericolosa su massi instabili, abbiamo raggiunto un ambiente enorme, la base di un camino altissimo dalla cui sommità viene giù acqua. Il posto è veramente fuori misura, la stima che ne abbiamo dato è di quaranta metri di diametro, ma sospetto sia in difetto. Battezzato il luogo "Bello ma Inutile", siamo partiti verso l'esterno. Era il 14 agosto del 2002.

I disegni a pag. 24 sono rispettivamente di Stefano Gobetti e Sonny Terranova.
Le foto di grotta che illustrano l'articolo sono di G. Badino

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      Descrizione sommaria

      L'ingresso dell'abisso si apre sulla parete destra di una vallecola in zona Omega ed è contrassegnato dall'iscrizione "GSI" in vernice gialla, risalente agli anni 80 (indelebili, quegli anni). L'orifizio ha il diametro di circa un metro e mezzo e dà su un pozzo-scivolo di 7 metri. Sotto vi è una piccola sala ingombra di massi. La prosecuzione non è verso il fondo della sala, ma in basso a destra, proprio dove arriva la corda del pozzo d'ingresso. Si tratta di uno stretto cunicolo che conduce a alla fessura che fermò, nella notte dei tempi, i primi esploratori di "omega zero". Oltre vi è una serie di salti arrampicabili in libera, l'ultimo dei quali adduce a una grande e caotica galleria in discesa che si sviluppa per 50 metri in direzione est-ovest e chiude in frana a -70. È il fondo della "Grotta dei Trichechi" del 1983.

      Per accedere all'abisso occorre superare la "strettoia dello scalpo giallo", posta sulla parete destra della galleria a circa dieci metri dal suo imbocco. Da questo punto trovare la strada giusta diventa un po' complicato, ci si muove in un ambiente di frana con molti restringimenti, pozzetti e passaggi alternativi. Ci si può orientare grazie alle frecce in nero fumo.

      Un pozzo di 7 metri e uno di 6 portano a una galleria in discesa, simile alla precedente, ma impostata su una frattura in direzione NW-SE. La forte pendenza di questa galleria, il cui pavimento è ricolmo di massi instabili, consiglia di attrezzarla con una corda di 50 metri. Da qui in avanti l'abisso si approfondisce seguendo un'immensa frattura, probabilmente una faglia, che ha una direzione di circa 220 gradi (vedi rilievo). Segue tale direzione anche la galleria sul fondo, quella che va verso i Reseaux di Piaggia Bella.

      Sceso lo scivolo in galleria, uno stretto passaggio sulla sinistra dà adito a un ulteriore grande ambiente in discesa, percorribile senza corde e arrampicando tra i massi. Si giunge così a un tratto di grotta orizzontale che si arresta, dopo una ventina di metri, di fronte a una breve risalita (R4). Sopra riprende la galleria, intervallata da un pozzetto scavalcabile, che porta a una seconda risalita, di 13 metri. Se si scende il pozzetto scavalcabile, costituito da due salti, di 5 e 12 metri, si perviene a una grande sala chiusa, con acqua che scende da un camino sulla destra. Sulla parete sinistra, a circa metà sala, c'è una stretta imboccatura, percorsa da una lieve corrente d'aria. Durante la campagna del 2001 è stata intrapresa una risalita in artificiale, subito abbandonata per l'esiguità del passaggio.

      Alla sommità della risalita da 13 metri si apre una galleria dal diametro di un paio di metri, con lame di roccia che si staccano dalle pareti e massi sul pavimento. Al termine della galleria comincia la serie dei pozzi: un P10, ampio, seguito da un P11, altrettanto ampio, e da un P20, stretto e suddiviso in due tronconi da 10 metri. In fondo a quest'ultimo l'esigua imboccatura di

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un P118 che può essere frazionato in più punti ed è intervallato a metà circa da un terrazzo. Il diametro del pozzo va aumentando gradualmente fino a raggiungere una quindicina di metri all'altezza del terrazzo. La verticale è alimentata da un copioso stillicidio che, in periodo di pioggia, può tramutarsi in cascata. È stata attrezzata in modo da poter scendere fuori dall'acqua, tranne a pochi metri dal fondo dove si è costretti a bagnarsi per passare un frazionamento.

      Verso il fondo di -385

      Alla base del P118, un saltino di pochi metri porta sul ciglio di un p7, seguito da due pozzi profondi 18 metri. Il successivo pozzo da 20 è raggiungibile armando un traverso. Sul fondo, costituito da un grande ambiente, si può risalire una vasta caverna senza sbocchi per una ventina di metri, oppure scendere un pozzo da 9, la base del quale è occupata da un ciclopico accumulo di massi.

      Infiltrandosi tra i blocchi si accede al successivo P12, stretto all'inizio e sempre bagnato. Sotto, le pareti della frattura che ha originato quest'ultimo pozzo (e tutti gli altri dell'abisso, come si vede dalla pianta) vanno restringendosi inesorabilmente. Ancora un tratto obliquo, poi un salto di sei metri, e la grotta "finisce" su una frana impraticabile.

      Verso il fondo di -505

      Circa a metà del grande pozzo da 118 si apre una finestra, accessibile per comodo traverso, che si affaccia su una serie di pozzi profondi, in successione: 11, 22, 10, 52, 20, 7 e 6 metri. Alla base dell'ultimo salto l'ambiente si fa più piccolo fino a restringersi in un meandro, decisamente scomodo, lungo una decina di metri. Sul pavimento scorre un torrentello.

      La saletta che precede il meandro rappresenta, probabilmente, un "nodo" importante della grotta. Si può risalire in arrampicata fino ad accedere a vasti ambienti verticali, a forra, paralleli alla serie dei pozzi.

      Oltre al meandro vi sono ancora due pozzi, bagnati, di 35 e 27 metri. In fondo, una grande sala prosegue in salita tra enormi blocchi. Siamo a quota 2000 m s.l.m, a una profondità di circa 450 m dall'ingresso, la grotta cambia aspetto e si fa più complessa, pur mantenendosi prevalentemente verticale. Oltre i massi della sala sotto il P27, superata una facile strettoia in discesa, s'incontra un breve saltino che si può scendere in libera. Poi un pozzo di 12 metri porta nella saletta in cui vi è la scritta "Margua 2001 ". Il successivo P16 chiude in frana e rappresenta il fondo di -480 dell'abisso. In occasione della prima, e ultima, discesa di quel pozzo, il fondo era occupato, oltre che da macigni ballerini, anche da un piccolo sifone, forse attivatosi in virtù del forte temporale scatenatosi all'esterno.

      Riportandosi alla sommità del saltino che precede il pozzo di 12 metri, e proseguendo in orizzontale per pochi passi, si può scendere un P7 che dà su una vasta sala di crollo. Sul fondo della sala, tra i blocchi, si apre un pozzetto da 13, collegato alla saletta "Margua 2001" tramite un passaggio stretto e selettivo. A un paio di metri sotto l'imbocco del P13 c'è una nicchia in parete che forma una

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specie di piazzola circolare dal diametro di tre metri. Da lì parte il meandrino, in tutto 20 metri di strettoia, che conduce alle gallerie. Il condotto è percorso da corrente d'aria.

      Il primo tratto di galleria (il cui "amonte" è ancora inesplorato) è in forte pendenza. Le dimensioni sono ragguardevoli, 4 o 5 m tra una parete e l'altra, massi di crollo al pavimento. Superati un paio di tratti verticali, si accede, finalmente, alla galleria "PIT II'' (Paco Ignacio Taibo segundo, scrittore messicano) o "dell'inaffidabile". L'ambiente, di origine prevalentemente vadosa (ma non mancano tratti di condotte freatiche, ai livelli superiori), si sviluppa da nord-est verso sud-ovest, in direzione PB, per circa mezzo chilometro. La galleria, evidentemente impostata sulla stessa frattura che ha generato i pozzi, ha dimensioni più piccole della precedente e a tratti è attiva: vi scorre un rivo dalla portata discreta, che a volte si perde tra i massi per poi ricomparire lungo il percorso transitabile dagli speleologi. A circa metà galleria, in breve successione, si incontrano due salti, di 10 e 6 m. L'abisso, per ora, termina a -505, in corrispondenza del fondo di un P15, in cui si perde il torrente e l'aria svanisce. Ma la zona è ricca di diramazioni parzialmente inesplorate, una delle quali conduce alla base di un camino attivo enorme, "Bello ma Inutile": una sala costellata da blocchi smisurati e il cui diametro, ad occhio, supera i 40 metri. Che sia l'arrivo dei molti e probabili pozzi paralleli che dall'esterno scendono sin qui?

      Note tecniche

      L'abisso è armato quasi interamente a Fix, tranne nella sua parte finale dove si sono adoperati molti Spit. Non presenta difficoltà tecniche eccessive, se si escludono brevi tratti stretti e leggermente disagevoli da transitare coi sacchi (nella parte iniziale e nel meandro) e la presenza di un P118. Non ci è al momento possibile compilare una dettagliata scheda d'armo, ma si tenga conto che la lunghezza dei pozzi, ricavabile dalla descrizione e dal rilievo, dovrebbe essere affidabile. Prevedere alcuni metri di corda in più per la partenza e i frazionamenti, e considerare che ogni pozzo è stato attrezzato con due attacchi (minimo) alla testata e, mediamente, un frazionamento ogni 15 metri. La galleria "PIT II'' si percorre in 2 o 3 ore circa.

      Le prospettive

      L'abisso presenta prosecuzioni inesplorate in diversi punti, ne elenchiamo i principali:

      -90: sul bordo di un pozzo da dieci parte un meandro di grosse dimensioni, raggiungibile con un traverso. Poco oltre c'è un pozzone, molto profondo, ancora da scendere e molto promettente. Il traverso è stato realizzato da Pupi, nel 2001, durante il campo estivo.

      -120: fessura da risalire nella sala sottostante a R13 (vedi descrizione). Tentativo subito abbandonato da Nicola & c. nel 2001.

      -350: poco prima del meandro. Risalendo la saletta, nel 2002, chi scrive è sbucato in grandi ambienti a forra, da scendere e da risalire. La zona pare essere un nodo importante della cavità.

      -450: l'amonte della galleria inclinata è totalmente inesplorato.

      -470: una condottina ascendente con aria, meno di un metro di diametro, è stata esplorata per circa 30 m. Continua.

      Sul fondo: risalire "Bello ma Inutile", e guardarsi intorno. La zona presenta circolazione d'aria ed è vicinissima, in pianta, ai Reseaux di Piaggia Bella.

      Interessanti sorprese potrebbero venire anche dalla galleria "PIT II'', i cui di-

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versi livelli non sono stati tutti esplorati.

      La zona, la roccia, l'acqua e l'aria

      L'ingresso dei Trichechi, abbiamo visto, si apre in piena Zona Omega. Tale area è delimitata a ovest dalla cresta del Cian Ballaur; a nord dall'inizio del vallone delle Masche (Valle Ellero), a est e a sud dalla cresta delle Saline. I litotipi che la caratterizzano sono rappresentati principalmente da affioramenti della serie calcareo-dolomitica triassica, ma verso la Cima delle Saline, una faglia rialza i calcari giuresi che costituiscono anche parte della dorsale del Cian Ballaur.

      Gli strati calcarei si immergono in direzione media N 290 E e l'angolo di inclinazione è di circa 30°. Conche e affioramenti rocciosi superficiali sono paralleli alla direzione degli strati. Nonostante questo nell'abisso dei Trichechi i giunti di strato non svolgono un ruolo speleogenetico primario che, come per la maggior parte delle grotte vicine, è invece da attribuirsi alla fratturazione. In particolare l'enorme diaclasi (faglia?) che si allunga in direzione NE SW, visibile anche all'esterno, pare essere la discontinuità principale su cui si è sviluppata la cavità.

      L'abisso è interessato da un copioso stillicidio per tutto il suo tratto verticale. In prossimità del livello di base, a -500, l'acqua si raccoglie in un rigagnolo a regime torrentizio, che scorre sul piano della galleria "PIT II'' e probabilmente va a ingrossare la portata del Resaux B, in Piaggia Bella (non sono state fatte colorazioni, ma la distanza è davvero minima). Le "sorgenti" dell'abisso dovrebbero quindi coincidere con quelle del sistema di PB (Garbo della Foce). Non si escludono però eventuali diffluenze che portino al Pis dell'Ellero. La portata del torrentello, stimata ad occhio in periodo estivo asciutto, si aggira intorno ai 5 litri al secondo. In occasione di piovaschi esterni la grotta può diventare impercorribile.

      L'intera grotta è interessata da corrente d'aria, il che indica sicuri collegamenti con le cavità limitrofe. In particolare, come è logico aspettarsi, l'aria si sente di più in corrispondenza dei restringimenti (meandrino a -450), mentre è impercettibile lungo i pozzi.

      Come si è detto l'anomalia principale è rappresentata dall'aria che fuoriesce dall'ingresso in estate. Le osservazioni fatte durante le punte del trascorso biennio contraddicono in parte quelle dei primi esploratori. È pur vero che dall'ingresso esce aria calda, ma non sempre. A volte non vi è circolazione, in altre il flusso è invertito. In poche parole la grotta "respira", comportandosi alternativamente da ingresso basso e da ingresso alto, a seconda della temperatura esterna. Non sono in grado di fornire conclusioni certe sul fenomeno, ma così a naso, direi che questo potrebbe rafforzare l'ipotesi di un collegamento via aria con entrambi i sistemi, quello dell'Ellero e quello del Tanaro. Vedremo.

      Note al rilievo

      Il rilievo dei Trichechi pubblicato su "Grotte" n° 136, due numeri fa, mostra almeno due errori notevoli.

      Mancava un pozzo di 11 m alla sommità del P118. Era stato "depennato" a causa di una svista, un'incomprensione tra redazione e rilevatori. È stato prontamente rimesso al suo posto.

      Di conseguenza tutte le profondità del vecchio rilievo sono in difetto.

      Viene qui pubblicato il rilievo rivisto e corretto (che non significa esatto, ma semplicemente più congruente) e aggiornato alle nuove esplorazioni.

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Abisso dei Trichechi - rilievo

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      Gli esploratori

      Hanno esplorato i Trichechi (elenco in ordine alfabetico, aggiornato a partire dal XXI secolo):

Giovanni Badino, Francesco Belmonte (Cesco), Marilia Campajola, Sara Capello (Saretta), Giampiero Carrieri, Marco De Antonis, Filippo Felici (Felpe), Teresa Fresu (Tetteresa), Giuseppe Giovine (Beppe), Luca Girelli, Domenico Girodo (Mecu), Andrea Gobetti, Daniele Grossato, Gianni Guidotti, Massimiliano Ingranata (Max), Uberto Lovera (Ube), Valentina Malcapi, Andrea Manzelli (Manzo), Nicola Milanese (Nanu), Daniele Moretti (Pupi), Valerio Olivetti, Christophe Peyre, Riccardo Pozzo (Loco), Enrico Salvatico (Aziz), Valentina Seghezzi, Pierangelo Terranova (Tierra), Alberto Ubertino, Bartolomeo Vigna (Meo) e Mara (di Verona).

      Conclusioni

      La giunzione con il complesso di Piaggia Bella è molto vicina, sia nel tempo che nello spazio. Occorre semplicemente crederci, e andare a vedere. Mancano infatti solo 50 metri e, a sentire i racconti di Ube, il posto è uguale ai reseaux di PB, da lui solo conosciuti a menadito.

      In questi ultimi anni ci siamo resi conto che la collaborazione inter-gruppi, o meglio, inter-speleologi, porta a esplorazioni, amicizia e divertimento. Mentre i litigi, le chiusure egli skazzi vari portano solo al nulla di fatto, umanamente e speleologicamente. Ci siamo resi conto altresì che Monsieur del Lapalisse, pochi minuti prima di morire, era ancora vivo.

      Bibliografia

      AGSP, 1990 - Il complesso carsico di Piaggia Bella.

      CALANDRI G., 1983 - Attività 1983 sulle Alpi Liguri, in "Bollettino 21" del Gruppo Speleol. imperiese Cai.

      GOBETTI A., 2002 - Il campo del 2001 a Piaggia Bella, "Grotte", boll. Gruppo. Speleol. Piemont., 136: 12-22.

      LOVERA U., 2002 - Trichechi parte seconda, "Grotte", boll. Gruppo. Speleol. Piemont., 136: 32-34.

      LOVERA U. 2002 - I Grassi Trichechi, dal sito Web del GSP-GAI-UGET: http://www.arpnet.it/gspele/

      MILANESE N., 2002 - Diario del campo, "Grotte", boll. Gruppo. Speleol. Piemont., 136: 23-27.

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Dai Reseaux

Ube Lovera

      Strano trovarsi ancora a scrivere di Reseaux.

      Strano perché avrei giurato che le motivazioni per spingersi fin laggiù fossero esaurite con l'arrivo delle legioni imperiesi sulla punta estrema di "Reseau b". Una dozzina di ore di marcia avevano portato l'esplorazione ben oltre le nostre voglie e necessità al punto di aver visto come una liberazione la giunzione ligure tra Omega 3 e il buco del culo di Andromeda, giunzione che ci sollevava così, per mancanza di obiettivi, dall'incombenza di punte ormai tristemente biennali.

      Restava solo la voglia di un'unica grande traversata, che resterà, causa disarmo di Omega 3, nell'elenco delle intenzioni inappagate. Peccato.

      Guardo i compari, ci sono Sarona, Stefano e Luisa oltre a Nicola, Mantello e Cinzia. Alla faccia dei vecchi contrasti generazionali. - È che siamo rimasti in due per squadra - mi dice Igor - non ce la si fa a litigare -. (N.d.A.: questa parte dell'articolo è stata scritta in autunno. Ce la si fa, ce la si fa...).

      Già. I matrimoni, i figli e la sciatica hanno sterminato gli antichi compagni ed eccomi qui a traghettare una compagine nuova di pacca nelle lontane regioni, sperando che duri.

      C'è da dire che la storia era iniziata diversamente.

      Agosto, campo estivo, le nuove gallerie dei Trichechi puntano decisamente verso "Reseau B", costringendo una squadra, reclutata per lo più verso la metà del tredicesimo secolo, ad onta di quanto precedentemente affermato, ad una discesa in cui brillano Andrea Gobetti, Carrieri, Dario Olivero e Marina da Cuneo, nonché, a distanza di dieci anni, un Trutin in edizione straordinaria, reduce da vicende assai più originali e terrificanti delle nostre.

      Bisogna a questo punto dire, per i distratti e i deboli in geografia, che stiamo sempre parlando del vecchio Margua e di zia PB. Ora, se dall'ingresso della Carsena, proseguiamo per le solite vie in direzione del fondo, troveremo, dopo un'ora abbondante, un primo grosso affluente. Ignoriamolo, è quello dei Piedi Umidi. Dopo una ventina di minuti di ambienti magnifici arriveremo ad un secondo grande torrente: sono i Reseaux. Il nome suggerisce non trattarsi di farina del nostro sacco bensì del sacco della potente squadra francese di Fighiera. Anno 1970, Allain Oddou e C. iniziano a risalire questo ramo fino ad allora ignorato. Risalgono per meandri vari fino alla confluenza di due rami, chiamati con grande fantasia "A e B", poi infilando il "B" si giocano la "C" con una variante fossile al menoso strusciare sull'attivo.

Reseaux "B", "D", "Fin '73" - pianta

      Chiamano "Reseau D" un sifone a polla che confluisce lungo il percorso, condannandoci

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peraltro a una futura sequela di "E", "F", "G", ecc., per proseguire sulla via principale, fermandosi quando pareva che la grotta avesse intenzione di lanciarsi verso l'alto.

      Dopo, solo un'ispezione sporadica di Andrea, quindi un giro nel 1983 che ci permise di capire che tutta la regione è un casino. Qualche anno più tardi trovammo le Mistral che rientreranno in qualche modo nella storia e finalmente arriviamo al 1992 anno in cui affrontammo decisamente il problema. Continuando lungo la via principale scoprimmo che dopo un paio di pozzi, rapidamente risaliti, la grotta continuava, sempre sdraiata sull'impermeabile, senza intenzioni verticali, la qual cosa ci permise un paio di chilometri scarsi di esplorazione, priva di ostacoli seri. Arrivammo alla base di un paio di colossali pozzi, - una settantina di metri - ci dissero in seguito i congiuntori imperiesi, alla presenza dei quali, ormai giunti oltre il Ballaur, in corrispondenza della zona Omega, considerammo serenamente chiusa l'esplorazione.

      "Reseau E", secondo l'antica condanna, avevamo chiamato un breve ma imponente meandro, chiuso da "una gotica frana composta da romanici pietroni" (op. cit.), in corrispondenza dell'unica vera deviazione riscontrata nell'intero ramo. Qui avevamo sprecato il nostro tempo in risalite e traversi vari e qui paiono ora puntare le freschissime gallerie dei Grassi Trichechi.

      In questo pomeriggio - punta agostina -, mentre la squadra tricheche se rileva il mezzo chilometro di suddette gallerie, il resto del campo si accinge a PB con il compito di fare il maggior fracasso possibile, per consentire il contatto acustico con i compagni (si può ancora dire compagni?) rilevatori, secondo la tecnica sperimentata con successo alla Gola del Visconte. La missione fallisce ma gironzolando in zona con Andrea, troviamo un meandro con gran corrente d'aria, inesorabilmente chiuso da frana. Incoraggiati ci alziamo di una decina di metri dal normale livello per scoprire che oltre un tratto di meandro conosciuto occhieggiano spazi inesplorati.

      Toccherà alla squadra successiva, punta settembresca, capire un po' di cose. Nel frattempo il rilievo ci avrà comunicato che le gallerie terminali dei Grassi Trichechi puntano effettivamente su "reseau e" e che ne distano un centinaio di metri. Da ciò deriva la domanda: - Se i Trichechi vanno a "Reseau E" dove sono le gallerie fossili di "Reseau D"? -

Reseaux G - pianta

      Per rispondere, con Sarona, Igor e Nicola ci inoltriamo negli "spazi inesplorati" della punta d'agosto. Troviamo un meandro, che chiamiamo - indovinate? -

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"Reseaux G", molto antico, sovrapposto di una trentina di metri al corso di "Reseau B".

Reseaux G - sezione

      Avanziamo in ambienti grandi e franosi, costretti continuamente a cambiare livello per superare i crolli. Duecento metri di avanzata, piuttosto insensati, ci portano sulla verticale di "Reseau D". Ora, calando di una decina di metri, intercettiamo un altro livello fossile, percorribile con facilità, sia verso monte che verso valle. A monte, in corrispondenza della frattura di "Reseau D" una bella condotta ci guarda, chiedendoci tre o quattro fix, ovviamente lontanissimi da noi; verso valle invece il meandro si srotola per trasformarsi, dopo un'ottantina di metri, in un'altissima frattura impercorribile. Dall'alto cade un intenso stillicidio, l'unico presente in tutto quel tratto di "Reseau". È la medesima acqua che percorrendo "Reseau B" ti costringe a un inevitabile bagno, ed è la stessa che segna il punto di arrivo delle gallerie Mistral: l'intero livello dovrebbe corrispondere dunque all'"a monte" delle Mistral stesse.

      Resta da vedere la condotta, per cui torniamo armati dei tre o quattro fix richiesti: punta ottobraia. Una prima risalita in zona "reseau e", opera di Sarona, chiude senza storia, una seconda, opera di Stefano, raggiunge la famosa condotta, che dopo un paio di metri collassa lasciandoci la sola soddisfazione di trovare una via del ritorno meno infernale.

      L'intera operazione si chiude quindi senza risultati concreti. Niente giunzione con i Trichechi e niente "a monte" di Reseau E. Per la giunzione credo che visto l'indegno casino che ci ha riservato il versante P.B. sarà necessario chiarirsi ancora un po' le idee sul lato Trichechi. Sulla questione "Reseau E" ho le idee ancora più confuse ma la presenza di un corso d'acqua senza un corrispondente ramo fossile non mi convince. Potrebbe essere utile cercare ad una quota più elevata, alzandoci ulteriormente rispetto "Reseau G". Qui si incontra un grande pozzo ascendente che, poco più in alto, lascia intravedere un grosso ambiente. Chissà?

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Progetto Marguareis - il database

Nicola Milanese

      Obiettivo:

      Costruire un oggetto informatico che raccolga tutti i dati disponibili e che sia facilmente consultabile.

      Dati:

      Dati fisici relativi ad ogni cavità (coordinate ingresso, quota, sviluppo e profondità, condizione dell'aria, note caratteristiche e geologia dell'ingresso).

      Fotografie (dell'ingresso e dell'interno).

      Rilievi (piante, sezioni, particolari).

      Bibliografia (tutti gli articoli e gli scritti relativi alla cavità).

      Questa mole di dati deve essere collegata alla nuova topografia 1:5000 che il progetto Marguareis è riuscito a realizzare grazie al finanziamento dell'AGSP.

      Software Topografia.

      Il software scelto per la gestione delle topografie è Arcview delle ESRI, e dal momento che la commissione catasto piemontese è in possesso di un certo numero di licenze, il progetto Marguareis ha approfittato dell'occasione per utilizzare tale programma. Arcview è un programma estremamente potente e tecnico, in grado di gestire cartografie e piccoli database. Non è sicuramente il mezzo da utilizzare per la diffusione dei dati, per tre motivi:

1.

Bisogna avere un minimo di esperienza nel suo utilizzo per poterne sfruttare le capacità.

2.

Non gestisce e non compie ricerche sui dati memorizzati (salvo l'integrazione con degli script di programmazione).

3.

È un programma costoso.

      Software Database

      Per la gestione e aggiornamento dei dati potevano essere seguite due vie:

1.

Utilizzare un programma che oltre alla gestione del Database permetta anche una piacevole visualizzazione dei dati memorizzati e sia interfacciabile con il gestore di Cartografie.

2.

Utilizzare un programma unicamente per la gestione del database e sviluppare un sistema esterno per la visualizzazione dei dati esterno.

      La scelta è caduta sulla seconda via.

      Il software utilizzato per la gestione dei dati è Microsoft Excel per motivi essenzialmente pratici. Excel permette di essere aggiornato separatamente e contemporaneamente da più utenti, basta che ognuno abbia la gestione di un singolo foglio elettronico.

      È utilizzato da praticamente tutti coloro che posseggono un Computer, inoltre vi sono software OpenSources (OpenOffice, ad esempio) in grado di leggere correttamente un file di Excel e quindi utilizzabili da qualsiasi sistema operativo.

      Non occorre alcuna competenza informatica per poter inserire i dati all'interno del database.

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      Visualizzazione dei Dati

      Il problema principale della visualizzazione è che chiunque dovrebbe essere in grado di leggere i dati.

      I Sistemi Operativi più utilizzati (Windows, Linux, Macintosh) non sono tra loro compatibili. Al momento vi sono tre sistemi che permettono di poter leggere lo stesso file da tutti:

      1. File Immagini

      2. File PDF

      3. File HTML e XML.

      Costruire un database di Immagini (o PDF) è un'ipotesi tecnicamente valida, concettualmente astrusa (leggi "non mi piace").

      Inoltre la costruzione di pagine HTML è estremamente semplice.

      Arcview supporta un'estensione per l'esportazione delle cartografie e dei relativi link in formato HTML.

      Accanto a questo, Eelko Veerman del gruppo di Pinerolo, ha elaborato un codice in Visual Basic di Excel che permette l'elaborazione dei fogli in Excel.

      Con questo Scirpt, ad ogni grotta del foglio di Excel viene automaticamente associata una scheda, con tutti i dati presenti nel database stesso.

      Il risultato è che l'aggiornamento dell'intero database coincide con l'aggiornamento del foglio di excel, il resto è tutto automatizzato.

Ritengo che questo tipo di visualizzazione sia il punto forte del sistema, in quanto chiunque, con qualsiasi supporto informatico, è in grado di visualizzare il database tramite l'utilizzo di un semplice Browser (Internet Explorer, Netscape, Opera, ecc. ...).

      Il formato HTML è supportato da qualsiasi browser, il formato XML è supportato dai browser della penultima generazione (Internet Explorer 5, Netscape 5).

      Raccolta dei dati

      I dati delle grotte pervengono essenzialmente dal lavoro di riposizionamento che è stato compiuto negli ultimi anni e che sarà completato nel 2003.

      Il database per come lo stiamo intendendo, non è una raccolta delle grotte inserite nel catasto, ma comprenderà tutte le cavità conosciute presenti sul Marguareis con un minimo di interesse speleologico: anche fratture o doline con aria entreranno all'interno del database.

      Gli articoli e i rilievi pubblicati dal 1850 ad oggi, sono stati scansiti negli anni precedenti dalla commissione catasto e, a parte piccole modifiche, sono direttamente utilizzabili per l'inserimento nel database.

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      Le fotografie, anche se da altre fonti, sono già state in buona parte scansite e altre sono già in nostro possesso, pronte per la digitalizzazione.

      La risoluzione delle foto sarà decisamente bassa, adatta unicamente ad un suo utilizzo informatico. La topografia 1:5000 del Marguareis è ormai completa e utilizzabile.

      Prossimi lavori.

      La ricerca dei dati mancanti, soprattutto fotografie.

      La conclusione dei posizionamenti. La conclusione della digitalizzazione dei dati in nostro possesso (articoli, rilievi, fotografie).

      L'elaborazione dei dati, per renderli coerenti con il supporto informatico utilizzato, ovvero la conversione degli articoli in formato HTML, l'elaborazione delle foto e dei rilievi per portarli alla risoluzione desiderata, il salvataggio dei file con un nome appropriato. L'inserimento dei dati nel database, probabilmente il lavoro più semplice e come tale noioso.

      L'inserimento dei dati e della topografia del Margua in Arcview.

      L'aggiornamento di alcune parti del codice in Visual Basic.

      Il miglioramento dell'interfaccia "estetica" della visualizzazione.

      Prospettive

      Il lavoro di posizionamento delle cavità verrà completato quest'estate, quindi il database potrà ritenersi completo, in questa prima stesura, nel mese di Settembre/Ottobre 2003.

      Gli altri lavori che devono essere conclusi, penso che siano facilmente portati a termine prima del Maggio 2003.

      Conclusioni

      Una "demo" del database con poche cavità, poche foto (oltretutto false), pochi rilievi e poche topografie è pubblicata su internet al sito: www.arpnet.it/gspele nella sezione Progetto Marguareis. Ricordo che questo database non è costruito per le basse velocità che impone un normale collegamento a Internet e quindi il caricamento potrebbe risultare un po' lento, soprattutto per quel che riguarda le topografie e le immagini.

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ExpoCave 2002

Giovanni Badino & Chiara Silvestro

      Il maggior evento riguardante le grotte che sia mai stato realizzato al mondo, in Corea del Sud, dal 10 luglio al 10 agosto 2002.

      In Corea? Sì, a Samcheok, un paesino sulla costa orientale della penisola, quasi al confine con la Corea del Nord. Il motivo della cosa è che si tratta di una zona calcarea fatta di lunghe e serpeggianti valli coltivate che si snodano fra catene di montagne non imponenti ma estremamente boscose e per nulla antropizzate. A mezz'ora da Samcheok ci sono varie piccole grotte turistiche ma in particolare una (Hwanseon) pochi anni fa è stata adattata al turismo e proprio per richiamare visitatori è stato organizzato questo incontro.

      Questa grotta Hwanseon è assolutamente straordinaria. Ne esce un fiume e un flusso d'aria fra 100 e 200 metri cubi al secondo, gli ambienti interni sono fantastici. Dal punto di vista spettacolare è l'unica che io conosca in grado di rivaleggiare con quella di San Canziano-Skocjan. Si noti che è solo parzialmente esplorata, ma è già adattata...

      Incontro internazionale? Beh, questa era la fregatura, e anche piuttosto seria: gli organizzatori hanno pagato il viaggio ad una decina di invitati (il direttivo dell'UIS) che a loro volta hanno richiamato qualcun altro a sue spe-

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se e questo ha reso l'incontro "internazionale", nel senso che su un milione e duecentomila persone che sono passate di lì una cinquantina erano stranieri, in prevalenza cinesi.

      In questo senso si è trattato di una presa in giro, che non ci è piaciuta per nulla, perché abbiamo preparato materiale (libri, gadget e mostre) come se fosse stato una cosa seria e rivolta ad un pubblico internazionale.

      L'Expo di per sé era un immenso parco di divertimenti con prevalenza di tema grotta e minerali, in cui in un mese sono passate 1200 migliaia di persone (ciascuna pagava circa 10 E), cioè famiglie coreane, assolutamente ignare non dico di speleologia, ma di grotte turistiche.

      Tutto era basato sul fatto che la popolazione è estremamente interessata ai temi natura, parchi, boschi, passeggiate. I parchi lì attorno sono numerosi, belli e percorsi da una gran quantità di gente che li lascia rigorosamente puliti: da questo punto di vista siamo stati davvero ammirati.

      Il ruolo che ci hanno attribuito nello stand - molto, troppo bello - che abbiamo realizzato (SSI, La Venta e Nadir) era di apparire, come in uno zoo, come animali strani e forestieri agli occhi del corteo continuo di persone che sfilavano davanti a noi, prendendo depliant che non avrebbero mai capito, ma che erano gratuiti. È stato divertente provare a mettere le cartoline prima gratuite e poi in vendita ad una cifra simbolica: da arraffamento febbrile e generale si è passati a distribuire quasi zero. È proprio vero che gli esseri umani sono proprio tutti uguali...

      I libri erano invece evidentemente in vendita e dunque off limits: direi che meno di una decina di persone li hanno toccati. Evidentemente per loro erano interessanti quanto per me un libro in coreano sulla pesca subacquea.

      Siamo riusciti solo ad avere un discreto e costruttivo rapporto con gli altri radi stranieri, gli standisti del tendone che teoricamente era dedicato alle grotte nel mondo, ma che in realtà era fatto di stand di promozione di qualche grotta turistica.

      Vediamo qualche dettaglio sulle mostre che possono dare stimoli interessanti per organizzarne noi.

      Le due mostre permanenti sulle grotte erano site una in un grande edificio a forma di pipistrello (le ali erano coperte di pannelli solari), l'altra in una enorme torre con una forma che voleva essere di sta-

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lagmite ma che riusciva ad essere di torta nuziale poco appetitosa.

      Nella prima erano riprodotte (splendidamente) le grotte nelle varie possibili tipologie, nell'ordine: in granito, calcare, lava, salgemma, arenarie, ghiaccio, gesso, grotte marine, con tanto di accompagnamento di immagini fisse associate a ciascuna e un filmato fatto di frammenti di film (fra cui 15" di Vortice Blu per le grotte in ghiaccio) che le illustrava tutte.

      C'era poi una sala materiali preparata da uno che veramente non aveva idea di cosa doveva fare: era un magazzino alla rinfusa di materiale Petzl (eccetto le corde, che non c'erano) con il commento di un filmato sommario, che mescolava corde ritorte, canotti, luci elettriche e torce a mano, gente che si tira su a braccia, Tullio che salta sopra una cascata, qualche secondo di tecnica Gibbs e sub, io che salgo sotto cascata nella ricostruzione di Ultimo Minuto.

      Chiudeva il primo edificio una mostra di 11 pannelli, molto ben fatti, sull'arte paleolitica in grotta.

      La mostra nella Torta nuziale era più interessante. La sua struttura era di un grosso cilindro (una trentina di metri di altezza e diametro) al cui centro era ricostruito un salone della grotta di Samcheok, con tanto di lago. Tutt'attorno si snodava una galleria elicoidale che conteneva di nuovo riproduzioni di grotte di varia tipologia (e lo stesso filmato che imperversava) e una vera e propria mostra a pannelli e proiezioni sul tema di grotta.

      Si iniziava con una sistematica delle concrezioni, poi vita nelle grotte con tanto di microscopi per mostrare al pubblico i piccolissimi animali, una ricostruzione dell'uomo di Pechino, una sezione dedicata alle grotte nel cinema. Quest'ultima era una trovata furbissima, ma ci si è limitati a cinque film, credo sia opportuno puntare a fare di meglio. Seguivano delle note sull'ambiente delle grotte, la sua conservazione, esempi di vandalismo, qualcosa sulle grotte turistiche. Indi una sezione che avrebbe potuto essere sterminata ma che era un'altra occasione perduta: storie e leggende sulle grotte, c'era pochissima roba che non era neppure citata.

      Un ponticello sul salone ormai sottostante immetteva nell'ultimo tratto: ancora classifica e significato geologico e biologico delle grotte e infine una discreta mostra sui pipistrelli.

      Manca qualcosa, ve ne siete accorti? Mancava la speleologia e una visione complessiva del mondo sotterraneo: un gran sforzo a spiegare come sono le grotte e non

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quante ce ne sono e come se ne sa qualcosa.

      In effetti noi, speleologi, siamo abituati a confondere il discorso sulle grotte con il discorso sull'attività speleologica. Uno dei motivi di contentezza per aver fatto questo viaggio (ce ne sono anche altri, accanto a molti motivi di delusione ed irritazione) è stato proprio rendermi conto che per un esterno questa identificazione fra Mondo delle Grotte e Mondo delle Speleologie è tutt'altro che naturale. E che, anzi, si può pensare di spendere 10 milioni di Euro per fare una mostra sulle grotte senza parlare per un secondo di speleologia. I filmati e le immagini saccheggiate qua e là (i documentari La Venta dominavano, sembra siamo quasi gli unici che tengono il campo...) erano finalizzate a mostrare grotte, non gente che ci si muoveva dentro.

      Un effetto analogo me lo aveva dato la visita al Corchia turistico, ne avevo scritto su qualche numero fa: il cicerone parlava di quel mondo (anzi, soprattutto dei suoi riempimenti) velando le ricerche che vi erano state fatte.

      Dobbiamo fare ancora molta, molta strada per far conoscere un po' la nostra attività. In questo senso, va detto, iniziative come la GNS 2002 sono state straordinarie, ma siamo solo ai primi passi...

      In cima all'edificio c'era infine una sala dove veniva proiettato incessantemente un filmato del tipo i-max. Si tratta di proiezioni fatte ad un pubblico semidisteso su uno schermo emisferico che abbraccia quasi tutto il campo visivo (la sala è ovviamente costruita appositamente). L'effetto è assolutamente straordinario, e credo potrà essere ampiamente utilizzato per "sostituire" o accorciare visite turistiche in grotte ipersensibili, ma anche in questo caso l'idea buona è stata realizzata in modo incompetente.

      Il titolo era "The world of fantasy cave". Per la parte speleologica lo costituivano 25 secondi di minatori, 4 di speleologi che si preparano, 5 di speleo che salgono in tre su una corda, contemporaneamente e a braccia, 18 secondi di una doppia fatta in modo sordido seguita da gente che va con elettrico in mano e in testa, 21 secondi di gente che cammina in acqua con una corda di traverso addosso, prendendo pure una zuccata nel soffitto ("Buona la Prima!" sempre e comunque...), 3 secondi di una galleria finalmente senza riempimenti, 4 di un pipistrello, 3 di gocciolìo, 5 di geotritone, 8 di un gruppo di speleologi che avanzano su un enorme canotto; altri 10 secondi sono spesi per mostrare due che scendono un saltino su due corde messe in parallelo (uno, nell'emozione, scivola e sbatte, ma "Buona la Prima!" lo stesso), 6 per mostrare uno che scende con un salto da deficiente.

      Questa era la parte speleologica, meno di due minuti. Il resto, per arrivare a 11'30", era costituito da riprese fatte con Dolly in un singolo tratto di galleria

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concrezionatissima, con la camera che andava incessantemente su e giù schivando stalattiti. In testa e in coda al filmato qualche spiaggia ripresa dall'elicottero per impressionare con l'i-max e un volo di pipistrelli con animazione per cui appaiono feroci.

      Una vera cacata che spero Paolo Forti riuscirà a procurarsi per averne futura memoria.

      Omissione della speleologia, assoluta incompetenza di certi curatori, eccessiva sottolineatura dei pochi punti di competenza, ridottissimo sviluppo delle poche idee originali: questi i limiti che vedo in una operazione che, nell'insieme è stata un ottimo affare per chi l'ha fatta e uno ben dubbio per chi vi ha partecipato.

      Rimane tuttavia una esperienza preziosa per il futuro, in un paese molto bello.

(GB)

      Non c'è molto da aggiungere alle considerazioni di Giovanni. È evidente che questo enorme investimento è derivato dalla cascata di soldi piovuti sulla Corea del Sud con i mondiali 2002. La scelta di realizzare questo grande Luna Park delle grotte proprio a Samcheok è probabilmente stata dettata dalla necessità di rilanciare la provincia dal punto di vista turistico. Infatti Samcheok City è circondata ed anche un po' oppressa, da enormi cementifici che sorgono quasi improvvisamente tra il verde lussureggiante delle valli. Tanto per capirci è una sorta di Valle Vermenagna all'ennesima potenza.

      In realtà è una cittadina che si affaccia sul Pacifico ma non ha nulla, proprio nulla della città di mare, almeno come la intendiamo noi. Sai che c'è l'Oceano solo perché lo hai visto sulla carta, non ne senti né l'odore, né il rumore. La vicinanza della provincia al confine con la Corea del Nord contribuisce a diminuirne l'appetibilità: la spiaggia è separata dall'entroterra da un reticolato con tanto di filo spinato, la cui continuità è interrotta di tanto in tanto da garitte sorvegliate e da cancelli di accesso, rigorosamente chiusi durante la notte. L'Unione Europea iscriverebbe questa zona nei programmi di recupero delle aree depresse, senza alcun dubbio: altro che le vallate del Cuneese!

      Non ci sono altre attrazioni oltre a fiumi, parchi disseminati di templi buddisti e grotte (dici poco!). Questi sono aspetti naturali meravigliosi, che hanno tentato di sfruttare ai limiti del possibile.

      Le grotte conosciute sono diventate turistiche con adattamenti che ci fanno inorridire, non solo da un punto di vista estetico, ma soprattutto dal punto di vista della sicurezza del visitatore. Non c'è accompagnamento, il visitatore viene fatto entrare e basta: oltre l'ingresso troverà scalette scivolose, innumerevoli ostacoli da centrare con la testa (ma il casco non è assolutamente obbligatorio), passaggi in cui deve procedere sulle ginocchia, scarsa illuminazione, possibilità di accesso in qualsiasi punto

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anche esposto senza protezione... Ma non succede niente, la gente è abituata a "frequentare" gli ambienti naturali pseudo-adattati (anche nei parchi, nei posti più sperduti ci sono scalette praticamente verticali senza protezioni, robe che ti fanno desiderare una corda di sicura mentre accanto a te una vecchina si inerpica) e quindi è altrettanto naturale costruire qualcosa di artificiale che richiami ambienti noti: ritrovi parte delle tue esperienze.

      La speleologia non appartiene a queste esperienze e non c'è possibilità, per la gente comune, di venirne in contatto con facilità. Non è diffusa la cultura speleologica e soprattutto non costituirebbe un affare, quindi perché parlarne? È molto più attraente e soprattutto facile raccontare le cose che hai già sperimentato: riescono ad essere motivo di attrazione anche i gabinetti pubblici! Hanno realizzato persino un pieghevole a colori con tanto di foto e mappa per guidare il turista alla scoperta dei bagni della provincia!

      Ho avuto l'impressione che in realtà i coreani siano poco interessati o curiosi nei confronti delle cose che non fanno parte della loro cultura (e a volte mi è parso anche della loro). Non so quante persone siano passate davanti al nostro stand, molte decine di migliaia, ma certamente ricordo il numero di quelli che hanno fatto domande specifiche sulle grotte in Italia: tre! Nessuno ha chiesto come si va in grotta o come si scopre. La nostra avventura in Oriente si è conclusa poche settimane prima del disastroso uragano che ha colpito la Corea del Sud ed in particolare la provincia di Samcheok causando centinaia di morti e terribili devastazioni. Dell'Expo, appena terminato, non siamo più riusciti a sapere molto.

      Il pipistrello e la grande torta ovviamente sono sopravvissuti, forse con qualche danno, ma il fiume infuriato ha spazzato via tutto il resto. Per fortuna, il numero di visitatori aveva già permesso di pareggiare i conti...

      Forse c'è da riflettere su questo genere di interventi per il rilancio di un territorio.

(CS)

Le foto che illustrano l'articolo sono di Chiara Silvestro

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In Cantabria

Giampiero Carrieri

      L'occasione è data dal "ponte" del 10 Novembre. Siamo in 4 (Loco, Tetteresa, Max e chi scrive) dato che Franz non riesce a muoversi per problemi di lavoro. E così la sera di giovedì saliamo sulla Tempra che ci porterà da Torino ad Arredondo: 13 ore di viaggio per oltre 1250 km.

      Accomodato il bagaglio all'albergo "Coventosa" di Ason, quello che dobbiamo fare il venerdì è semplicemente una visitina alla Cueva Coventosa per posizionare una corda sul saltino (P10) che altrimenti, domani, arrivando dalla Sima de Cueto, ci sbarrerebbe la via dell'uscita.

      L'ingresso della Coventosa è sul fianco sinistro della valle, a circa 150m di altezza dal fondovalle. Quasi tutte le rocce all'interno del grande portale sono ricoperte da una patina di muschio che, oltre a renderle particolarmente scivolose, colora di verde tutto ciò che viene a contatto con loro. La breve galleria che dal portale si addentra nella grotta fa capire perché questa cavità è stata chiamata "Coventosa": in una sezione di almeno 3 m˛ il vento non permette all'acetilene di stare accesa, davvero impressionante.

      Attraversate le prime maestose gallerie, in breve siamo alla sommità del P10 da armare. È già attrezzato con scalette sicuramente di oltre 30 anni fa, comunque posizioniamo anche la nostra corda. Loco ci spinge a scendere per andare a vedere cosa ci aspetterà più oltre. Il pozzetto ci permette di accedere ad una grande galleria di livello intermedio che - spalle al pozzo - prosegue sia a destra che a sinistra per raggiungere in entrambi i casi la sommità di un grande cañon. Dopo aver vagato per un'oretta avanti ed indietro alla ricerca della via giusta, capiamo che bisogna infilarsi in un cunicolo che scende pochi metri prima che la galleria di destra arrivi alla sommità del baratro.

      Il cunicolo si allarga quasi subito sulla parete del cañon che in questo punto è inclinata e può essere scesa aiutandosi con una corda (già in posto). Più in basso l'inclinazione si riduce e la discesa avviene lungo un sentiero che contorna alcuni blocchi. In breve siamo sul fondo della galleria del Vivac che percorriamo, affascinati dalle dimensioni dei luoghi, fino a ritrovare il cavo di acciaio che arma l'ultimo traverso, ne

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riparleremo domani.

      È il 1° novembre, ad Arredondo le vie del paese sono stracolme di visitatori che fanno acquisti alle bancarelle della fiera locale: c'è di tutto e di più, come nel più classico dei mercati rionali di una grande città, ma qui si vendono anche capre e pecore. Sono i banchi alimentari ad attirare particolarmente la nostra attenzione, siamo alla ricerca di qualche leccornia: panini farciti con "chorizo" pancetta e peperoni, il tutto cotto alla piastra, pandolce con uvetta e noci, speciali bomboloni alla crema. Più tardi, all'albergo, la generale necessità di potenti digestivi darà a tutti la misura di quanto dovevano essere leggeri i cibi che abbiamo trangugiato.

      Parcheggiata l'auto a Socueva, alle 9 di sabato mattina, sotto un sole che non fa certo pensare a novembre, affrontiamo il sentiero che ci porterà all'ingresso della Sima de Cueto. È da quando siamo partiti da Torino che si discute di quali e quante corde portarci in grotta: a me sarebbe piaciuto averne a sufficienza per garantirci l'arrivo al terrazzino intermedio del pozzo Juhuè, anche nel caso di incaglio durante il recupero delle corde doppie; ma questo non è possibile perché, oltre alle corde, dobbiamo portaci: cibo, carburo, e le mute per attraversare i laghi della Coventosa. Il grande P302 quindi lo affrontiamo con 4 spezzoni da una cinquantina di metri ciascuno.

      All'ingresso della grotta completiamo la vestizione speleo di Tetteresa: la signorina ha dimenticato a casa l'imbraco e quindi scenderà con uno di fortuna, ottenuto da 3m di corda, un paio di fettucce + gli spallacci del sacco di Loco. È proprio Loco ad affrontare il pozzo Juhuè per primo, seguito da Tetteresa mentre Max ed il sottoscritto ci occuperemo delle doppie. Per evitare qualunque rischio di aggrovigliamento l'ultimo scenderà comunque su corda singola trattenuta dal compagno fermo al frazionamento più in basso.

      Tutt'altro che divertente la fase di recupero: le corde in caduta sibilano nel vuoto minacciando impressionanti frustate ogni volta che le recuperiamo.

      Dopo 6 ore di pozzi siamo alla galleria Juhuè, in perfetto orario con la tabella di marcia. Da qui in poi i sacchi staranno prevalentemente sulla schiena; è il momento di mettere qualche cosa sotto ai denti prima di affrontare le grandi gallerie della Sima de Cueto.

      Su e giù tra blocchi ciclopici, sembra proprio di essere nelle sale iniziali di Piaggia Bella, il peso dei sacchi rallenta la progressione e incrementa il sudore. Per fortuna l'Oasi, unico punto di tutta la galleria con acqua, ci permette una rinfrancante sosta con bevuta prima riprendere il cammino verso il pozzo della Natività.

      La Red Intermedia mi ricorda la grotta degli Scogli Neri, in Liguria, ma in versione "maggiorata": è un groviglio di grandi condotte di origine freatica che si sviluppano su livelli diversi, intersecandosi tra loro in vari punti e rendendo il tutto particolarmente complicato. Per fortuna il tragitto da seguire è ben marcato, altrimenti la traversata sarebbe davvero cosa ardua.

      Il susseguirsi di tubi freatici e diaclasi ci accompagna per diverse ore, fino ad arrivare al P17 (Agujero Soplador) che immette nelle grandi gallerie della Cueva

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Coventosa.

      Scendo, ma a metà del P17 mi accorgo che il sacco è troppo grande per passare attraverso lo stretto e ventosissimo condotto-fessura: dobbiamo svuotarli tutti ed il contenuto buttarlo/accompagnarlo nel pozzo.

      Dopo si scende lungo uno scivolo: rapidamente le dimensioni dei luoghi aumentano fino a raggiungere il torrente. Il primo ostacolo sull'acqua lo si supera per mezzo di un saltino, collegato ad un traverso armato con corde fisse tutt'altro che rassicuranti; in poco tempo raggiungiamo la riva del primo lago da attraversare a nuoto: è arrivato il momento di indossare le mute. Io ho scelto quella stagna mentre i miei compagni hanno solamente la salopette della muta in neoprene. L'acqua non è particolarmente fredda, comunque meglio nuotare in fretta….. Per fortuna il torrente è in magra e quindi sia il secondo sia il terzo lago si attraversano praticamente senza la necessità di nuotare. Questa parte di grotta è la più spettacolare di tutte per le forme e le dimensioni della forra che percorriamo: mi sembra di essere in una delle grandi cavità esplorate in Cina o in Vietnam.

      Sono le corde fisse a farci presto capire che l'ingresso della Coventosa è ormai vicino. Loco è dietro con Tetteresa mentre Max ed io in breve siamo all'ingresso. È una piovosa domenica mattina a riaccompagnarci all'albergo dove ritroviamo gli speleo di Madrid incontrati due giorni fa: hanno percorso la traversata Tonio - Canuela, un'altra grande "classica" di questi posti.

      Quando arrivano all'albergo anche Tetteresa e Loco, Max ed io abbiamo già avuto modo di recuperare l'auto lasciata a Socueva. Ci resta il pomeriggio per guardarci un po' intorno e scambiarci le prime impressioni sulla grotta. L'indomani ci attendono gli oltre 1250 km del ritorno a casa.

Note generali

      La valle di Ason

      La valle del torrente Ason si trova nel Nord della Spagna, più precisamente in Cantabria Occidentale, nell'entroterra della cittadina balneare di Laredo. La parte di valle con interesse speleologico si sviluppa nei territori dei comuni di: Ampuero, Rasines, Ramales De La Victoria, Soba, Ruesga e Arredondo. Si tratta della zona con maggior densità di grotte di tutta la Spagna e molto probabilmente anche dell'intera Europa: basti pensare che, in base a quanto indicato nell'Atlante Speleo della Cantabria (Cantabria Subteranea. Catalogo de las Grandes Cavidades, Editore: Josè Leon Garcia. 1998. Due splendidi volumi di oltre 700 pagine che dovrebbero essere assolutamente presenti in qualunque biblioteca speleologica che si rispetti), in questa zona si concentrano oltre 20 cavità con sviluppo superiore a 10 km di cui una di 60 km (la Red del Silencio), una di oltre 40 km (la Torca del Mortero de Astrana) una di oltre 30 km (il Sistema Cueto - Coventosa), e altre cinque di 20 e più km.

      I rilievi maggiori raggiungono i 1400 m s.l.m. (Porracolina, e Mortillano) permettendo alle grotte più profonde di scendere per oltre 800m di dislivello (Sistemi Garma Ciega - Cellagua e Cueto - Coventosa). Il carsismo in tutta l'area è molto sviluppato sia in superficie che in profondità. La presenza di alcune grotte turistiche rappresenta una delle attrazioni della valle; sono anche pubblicizzati alcuni percorsi in cavità non attrezzate per le visite guidate.

      La meteorologia

      La valle di Ason è localizzata a poche decine di chilometri dalla costa Atlantica della Spagna e conseguentemente risente in modo significativo delle perturbazioni che, arrivando dal mare, si scontrano con i rilievi costieri e "scaricano"

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tutto il loro contenuto di umidità: piove molto (e come potrebbe essere diverso vista l'abbondanza di grotte?). Scegliete al meglio il periodo in cui intendete visitare questo posto e, prima di partire, verificate le condizioni e le previsioni meteo (per esempio, consultando la pagina web: www.eldiariomontanes.es/canalmeteo/datos/cit/esp/Arredondo.html) visto che molte grotte sono percorse da corsi d'acqua che variano in modo importante e repentino la loro portata in caso di maltempo.

      Permessi per attività speleo in Cantabria

      Per effettuare attività speleologica in Cantabria è necessario ottenere il permesso che rilascia il "CONSEJERIA DE CULTURA TURISMO y DEPORTE DEL GOBIERNO DE CANTABRIA" in collaborazione con la "FEDERACION ESPAÑOLA DE ESPELEOLOGIA".

      Esistono 2 tipi di permesso: permesso per effettuare attività esplorativa in una determinata zona e permesso per effettuare visite speleologiche a cavità note.

      Il permesso per la visita a cavità note deve essere richiesto con almeno quattro giorni di anticipo rispetto alla presunta data della prima visita, la richiesta (inoltrabile via fax), oltre che dalle generalità dei partecipanti (cognomi e nomi, indirizzi e N° di Carta di Identità o di Passaporto) e le indicazioni delle date e delle grotte che si intende visitare, deve essere accompagnata dal riferimento e timbro del gruppo/gruppi speleologico di appartenenza e da un N° di fax al quale verrà inviato il permesso una volta vagliata la domanda.

      È possibile reperire tutte le informazioni di dettaglio e le "Schede Tipo" per la richiesta nel sito internet della Federazione Speleologica della Cantabria (Federacion Cantabra de Espelologia: www.espeleocantabria.com).

      Vitto e alloggio

      Le possibilità di accomodamento nella valle di Ason sono relativamente numerose. Se intendete campeggiare, tenete conto che in zona esiste un unico campeggio localizzato a Ramales de La Victoria (ad 11 km da Arredondo, molto bello e dotato anche di bungalow: La Barguilla. (vedere pagina web: www.turismo.cantabria.org/esp/inicio.asp, se intendete usufruire dei bungalow, è caldamente consigliabile prenotare).

      Se preferite un accomodamento più confortevole, esistono alberghetti sia ad Arredondo che a Ramales de La Victoria, ma per prezzi e posizione è consigliabile l'albergo - rifugio "Coventosa", localizzato ad Ason, frazione di Arredondo lungo la valle omonima, in posizione decisamente ottimale per chi intende effettuare la traversata Cueto - Coventosa (dall'ingresso della Cueva Coventosa all'albergo - rifugio: 30 min. a piedi circa).

      Una ulteriore interessante opportunità, soprattutto per coloro che intendono dedicarsi alla Red del Silencio, è offerta dall'agriturismo "La Tejedora" che si trova nella frazione Casaveja, nella valle del Rio Ruahermosa (carrozzabile Rasines - Ojebar - Casaveja).

      Varie

      Le fotografie del Sistema Cueto - Coventosa riprodotte in questo articolo provengono dal sito internet dell'Associazione Speleologica di Ramales de La Victoria (Agrupación Espeleológica Ramaliega - AER: www.aer-espeleo.com); quelle della Red del Silencio invece sono state tratte da: "Grande Traversias - 40 Integrales Espanolas" di Is. Otis Revuelta (edizione 1995).

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Traversata Sima del Cueto - Cueva Coventosa

      Accesso alla Sima del Cueto

      Da Arredondo si segue la carrozzabile asfaltata che porta alla frazione Socueva (2,5 km) dove si parcheggia. Da qui si prende il sentiero (segnato con vernice bianca e gialla da qui fino all'ingresso della Sima de Cueto) che si inerpica abbastanza ripidamente verso l'evidente colletto sopra la frazione, superato questo punto il sentiero segue un andamento più dolce contornando alcune case isolate. Circa a metà del tragitto, il sentiero si biforca: verso destra superata una vasca di raccolta acqua, si dirige verso l'ingresso della Sima de Tonio; verso sinistra, il sentiero sale contornando alcune grandi e profonde doline prima di raggiungere una zona alberata e quindi l'ingresso della Sima del Cueto. (Tempo da Socuevo: 1,30 - 2,00 ore. Dislivello in salita: 700 m).

      Accesso alla Cueva Coventosa

      Da Arredondo si segue la carrozzabile per Ason. Poco prima del ponte sull'omonimo rio si prende il bivio a destra che porta ad alcune case dove è possibile lasciare l'auto (da Arredondo al parcheggio: 7 km). Si prosegue a piedi lungo un sentiero che sale in direzione Socueva prima in modo ripido e poi più dolce/in piano fino ad intravedere sulla sinistra il grande portale di ingresso alla grotta (Tempo a piedi: 20 - 30').

      La risorgente del sistema Cueto - Coventosa è la Cueva Cuvera. Si tratta di una grotta caratterizzata da un bel portale dal quale escono le acque che hanno percorso le grandi gallerie attive della Coventosa, localizzato lungo la carrozzabile Arredondo - Ason.

      I pozzi

      Dopo una brevissima galleria di ingresso si arriva alla sommità del pozzo Johué (P302), attrezzato dal 1992 per la discesa in corda doppia attraverso la predisposizione di soste in parete con almeno 2 fix (D = 12 mm) collegati tra loro da una catena (il tutto in acciaio inox). La lunghezza massima tra varie soste è 48 m, tenendo conto che anche i pozzi successivi non presentano mai distanze tra gli ancoraggi superiori a questa misura, sono sufficienti 2 corde da L = 50/55 m per effettuare tutta la traversata. A quota -196 m, il pozzo Johué presenta un piccolo terrazzo che permette (finalmente) di posare i piedi prima di riprendere la discesa. Attenzione, le soste in parete sono "comode" solamente per 2 persone.

      Il pozzo successivo (Algodón: P55) parte stretto per allargarsi dopo un paio di metri. È conveniente frazionarlo circa a quota -20 m per ridurre/annullare il rischio che le corde si possano incastrare in fase di recupero.

      Superati un paio di pozzetti armati con corda in loco (P7 e P9) si arriva al pozzo del Pendolo (P69), armato con corda in loco dalla sommità fino ad un traverso a -25 m al di là del quale è necessario utilizzare le proprie corde per completare la discesa (so-

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sta comoda oltre il traverso).

      Immediatamente dopo il pozzo del Pendolo si scende il pozzo Muleta (P46), piuttosto tormentato e quindi con qualche rischio di incaglio nel recupero delle corde e la necessità di un piccolo pendolo per evitare di risalire 4m dal fondo e imboccare la giusta via.

      Dopo una breve galleria ed una discesa di 4 m tra blocchi si arriva alla sommità del pozzo Giovanna d'Arco (P28) a cui succedono il pozzo Oso (P30) e poi un P9 e l'accidentato Pozzo della Marmita (P30: rischio di incaglio nel recupero delle corde); alla base di questo si imbocca un P15 (Tubo de la Cola) che presenta un poco simpatico blocco ancorato a corde fisse per evitare che possa ostruirne l'accesso...... Infine, attraverso il Pozzo del Tetto (P20: stretto pozzo già attrezzato con un "groviglio" di varie corde) si atterra nella galleria Juhuè.

      Tempo di percorrenza tra l'ingresso Cueto e la galleria Juhuè: 5-6 ore.

      Le grandi gallerie

      La galleria Juhuè non presenta particolari difficoltà di percorrenza, fatta salva la necessità di orientarsi tra i blocchi e le grandi dimensioni che la caratterizzano: si tratta di un saliscendi continuo che ricorda molto le gallerie della zona iniziale di Piaggia Bella. Di questo tratto vale la pena di ricordare l'attraversamento della "Sala delle 11 ore" per le davvero notevoli dimensioni e la "Gran pietraia" che, partendo dalla fine della sala, ci fa scendere una sessantina di metri di dislivello.

      Superata la galleria del "Cicarron" si arriva al primo punto dove è possibile trovare acqua (proveniente da un abbondante stillicidio) prima di percorrere l'ultima parte di grandi gallerie che termina alla sommità del pozzo della Natività (P18: armato con corda in loco) che dà accesso alla Rete Intermedia.

      Tempo di percorrenza delle grandi gallerie: 1,5 - 2 ore.

      La rete intermedia

      La Rete Intermedia è costituita da una complessa serie di gallerie di origine freatica che non presentano particolari difficoltà di percorrenza, salvo i problemi di orientamento che sono superabili abbastanza facilmente grazie ai segnavia che caratterizzano il percorso da seguire per effettuare la traversata.

      In questa parte della grotta sia i pozzi (da scendere e/o da risalire) sia i traversi più esposti sono attrezzati con corde fisse non sempre in buono stato, è quindi richiesta una particolare attenzione nel loro utilizzo (nel dubbio, posizionate le vostre corde).

      Per arrivare al "Pozzo dell'Unione" dal pozzo della Natività si percorrono: la Galleria della Natività, la Galleria degli Artisti, la Sala Bianca e lo "Speleodromo" superando alcuni pozzi di cui il principale è un P31 inclinato.

      Tempo di percorrenza della 1° parte di rete intermedia: 2 ore.

      Dopo aver risalito il Pozzo dell'Unione (P5) si percorre una breve galleria che lo contorna e porta ad un punto che si affaccia nuovamente sul pozzo e permette la raccolta di acqua proveniente da un discreto stillicidio.

      Si prosegue nella rete intermedia attraverso gallerie, analoghe alle precedenti, intervallate dalla discesa di alcuni brevi pozzetti che, nella parte finale di questa tratta, lasciano il posto a cunicoli e diaclasi (La Turbina) dalle dimensioni piuttosto anguste dove si incanala tutta l'aria che percorre il sistema. La difficoltà principale di tutta questa zona è costituita dal Pozzo "Agujero Soplador": si tratta di una stretta diaclasi verticale discendente (P17), armata con corda in loco e percorsa da una violenta corrente d'aria che dà accesso alle grandi

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gallerie della Cueva Coventosa.

      Tempo di percorrenza della 2° parte di rete intermedia: 2 - 3 ore.

      Le gallerie della Cueva Coventosa

      Si tratta della parte più bella di tutta la traversata: grandi dimensioni, torrente attivo, laghi da attraversare a nuoto o in canotto.

      Oltre il Pozzo "Agujero Soplador" si scende attraverso una galleria laterale inclinata (scivolo attrezzato con corda in loco) alla galleria principale dove si supera un primo lago con l'utilizzo di un traverso attrezzato con corda fissa (dalle pessime condizioni….). Segue un tratto ascendente tra blocchi al termine del quale si riguadagna il livello attivo attraverso la discesa di un P15 (corda fissa in pessime condizioni) ; qui è necessario attrezzarsi (muta in neoprene, muta stagna o canotto) per il superamento del primo dei 3 grandi laghi che caratterizzano questa parte della grotta (rispettivamente di lunghezza: 150, 120 e 100 m). Si entra così nel "Gran Cañon": impressionante galleria-meandro larga fino a 7 - 8 m e alta 70 m percorsa dal torrente sotterraneo che scorre su un fondo spesso liscio e privo di detriti, talvolta formando alcune marmitte che possono essere superate a nuoto o per mezzo di corde fisse che le contornano.

      Oltre il Gran Cañon si supera una sala ascendente con il fondo disseminato di blocchi e si riguadagna il livello dell'acqua. Una serie di difficoltà minori porta alle corde fisse che risalgono verso la Rete di Ingresso della Cueva Coventosa (risalita di 5m + traverso attrezzato con cavo in acciaio). Si giunge così alla galleria del "Vivac" che per tipologia e dimensioni ricorda il Gran Cañon ma è completamente fossile.

      Poco prima del temine di questa galleria si risale la grande rampa (Sala Declive) che conduce alle gallerie superiori e quindi ad un P10, anch'esso da risalire e che abbiamo avuto cura di attrezzare partendo dalla Cueva Coventosa prima di affrontare la traversata.

      Oltre il P10 si percorre ancora qualche centinaio di metri di grandi gallerie per arrivare al portale di ingresso della Cueva Coventosa.

      Tempo di percorrenza delle gallerie della Cueva Coventosa: 2 - 3 ore.

      Note e raccomandazioni

      La temperatura della grotta, che supera i 10° ed i lunghi tratti da percorrere in ambienti piuttosto asciutti, richiedono un abbigliamento non eccessivo e, soprattutto, acqua o altre bevande al seguito (consigliato 1 litro per persona).

      Gli armi sono generalmente buoni (molto ben attrezzato il Pozzo Juhué) ma è necessaria particolare attenzione nel verificare lo stato delle corde che si trovano in grotta.

      La grotta non è particolarmente pulita: corde usate di varia metratura, immondizia e resti di carburo si trovano ovunque, ma questo non è certo un buon motivo per contribuire ad aggravare la situazione. Ricordiamoci di non lasciare rifiuti anzi, se possibile, portiamo fuori dalla grotta parte di quelli che troviamo.

Traversata Torca de Caballos (Hoyón) - Cueva del Valle

      Accesso alla Torca de Caballos

      A Rasines, si lascia la Nazionale 629 (Ampuero - Ramales de la Victoria) seguendo le indicazioni Ojebar. Superata questa frazione si prosegue oltre Torcollano dove la strada si fa pista. Si parcheggia l'auto circa 300m più oltre, in corrispondenza di un piccolo casolare. Da qui si prosegue a piedi salendo i prati verso la valletta visibile dal parcheggio. Il sentiero si insinua in questa valletta e in breve raggiunge la grande dolina di imbocco della Torca de Caballos. Si scende nella dolina lungo tracce di sentiero tra gli alberi fino al fondo, dove è possibile cambiarsi; tra i massi, circa in corrispondenza della parete rocciosa che delimita il lato opposto alla discesa nella

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dolina, ha inizio la grotta vera e propria.

      (Tempo di salita a piedi: 0,30).

      Accesso alla Cueva del Valle

      La Cueva del Valle, risorgente del Rio Silencio, si trova nelle immediate vicinanze di Rasines. È raggiungibile in auto seguendo le indicazioni stradali presenti a partire da Rasines sulla Nazionale 629. L'area immediatamente antistante l'imbocco della cavità è stata attrezzata a piccolo parco pubblico con percorsi tra gli alberi che superano i diversi ruscelli provenienti dalla grotta con ponticelli in legno.

      I pozzi della Torca de Caballos

      La Torca de Caballos è l'ingresso più alto di tutto il sistema della Red del Silencio: oltre 60 km di gallerie per 500m di profondità, nonostante ciò si trova solamente a 550m s.l.m.

      Si accede alla grotta passando sotto ad un grande blocco sul fondo della dolina di ingresso; subito dopo, con un saltino di 5m (P5), hanno inizio i pozzi. I primi (P9, P4, P17 e P7) si sviluppano in ambienti relativamente piccoli ma comunque mai angusti; dopo le dimensioni aumentano ed ha inizio la zona delle verticali maggiori (P19, P36, P25, P10+P29), tutte concatenate tra loro o direttamente o attraverso corti passamano attrezzati. Un po' scomodo l'armo dell'ultimo pozzo (P29) per la presenza di un grande blocco incastrato tra le due pareti opposte.

      Seguono un P21 e poi, superati gli ultimi tre saltini (P3, P5, P4) a quota -240m, ha termine la tratta verticale della grotta.

      Tempo di percorrenza dall'ingresso a quota -240m: 2 ore.

      Le gallerie fino al "Libro" (bivio per la Torca de la Canal)

      Superati i pozzi si prosegue sul fondo dell'ampio meandro, percorso da un piccolo rio, fino ad una sala (in realtà la base di un grande pozzo ascendente) dove una breve risalita tra concrezioni (3m) porta ad un meandro fossile più piccolo. Lungo questo meandro devono essere scesi prima un P12 e poi un P3 ed un P6 che riporta al livello del ruscello sotterraneo.

      La grotta prosegue con questo bel meandro attivo, a metà del quale si devono superare alcune profonde marmitte (corde fisse in traverso), che si immette dalla sinistra idrografica nel Collettore circa a quota -375m dall'ingresso.

      Tempo di percorrenza dalla base dei pozzi al Collettore: 2 ore.

      Si abbandona quasi subito il Collettore risalendo lungo una corda fissa (R13) che porta ad un livello di gallerie superiori (1° Livello: Galleria de las "Marionetas") dove sono presenti alcune pozze d'acqua che si superano tramite corde fisse (è necessario attraversare l'ultima pozza ma il livello dell'acqua non supera 1 m). Oltre, superato uno sfondamento della galleria con traverso armato da corde fisse (Il Balcon) e sceso il grande scivolo denominato Tobogan (P12, armato con corde fisse) si arriva in una zona dove la galleria ha dimensioni minori e può sifonare in caso di grandi piene (in questo caso per aggirare l'ostacolo, è necessario tornare al Balcon e percorrere la galleria "del Papel").

      Oltre le dimensioni tornano ad essere importanti e la galleria presenta nuovamente tratte con pozze d'acqua (le marmitte profonde della galleria "de los Gours"). Superate le marmitte profonde, in breve si arriva ad una nuova risalita (R18) che dà accesso al 2° Livello di gallerie.

      Tempo di percorrenza dal Collettore alla R18: 2 ore.

      Il 2° Livello si percorre anch'esso per mezzo di grandi gallerie prive di difficoltà tecniche, fatti salvi una risalita attrezzata (R5), alcuni brevi traversi (anch'essi attrezzati con corde fisse) che superano sfondamenti, e la discesa (P3) che riporta al 1° Livello nella

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galleria denominata "Vasco Occitana".

      In questa zona le dimensioni si riducono in corrispondenza di un sifone, normalmente fossile, superato il quale in breve si arriva al "Libro", cioè alla piccola sala in cui la Torca de la Canal si immette nella Red del Silencio.

      Tempo di percorrenza dalla R18 al Libro: 1,5 ore.

      Le gallerie dal "Libro" alla Cueva del Valle

      Dal "Libro", se lo si desidera, in 30 minuti è possibile uscire dalla grotta "sfruttando" l'ingresso della "Torca de la Canal ": si tratta di risalire uno stretto ed umido meandro a cui segue un pozzo ascendente armato con corda fissa (R7: stretto nella parte alta). Poi attraverso una galleria che si stringe in cunicolo si guadagna velocemente l'esterno.

      La via verso la Cueva del Valle prosegue con una zona abbastanza complicata e caratterizzata da cunicoli ed ampie gallerie ricolme di detriti dove è necessario procedere a carponi per diverse centinaia di metri: si tratta della zona più scomoda di tutta la grotta (Los Laminadores).

      Oltre si arriva alla "Sala de la Lluvia" dove è presente un forte stillicidio proveniente da un grande pozzo ascendente: questo è l'unico posto dove è possibile far acqua di questa tratta di grotta. Una volta risaliti sul lato opposto della sala, si percorre la galleria della Luna con nuove (brevi) tratte riempite da detriti che costringono a procedere carponi.

      Si succedono le gallerie del "Sahara", e la "Galleria Comoda" fino ad arrivare ad una zona più concrezionata che ridiscende a livello del torrente sotterraneo (La Playa).

      Tempo di percorrenza dal Libro alla Playa: 2 - 3 ore.

      Una volta giunti alla Playa, in pratica non si abbandonerà più il livello attivo fino all'esterno, fatta salva la necessità di superare 4 grandi caos di blocchi che bloccano la via a livello del torrente costringendo a risalite e ridiscese non sempre evidenti.

      Si arriva in questo modo alla galleria "de las Anguilas" dove è necessario immergersi nell'acqua fino al petto (in periodi di piene questo punto della grotta potrebbe sifonare); oltre si lascia il torrente per risalire prima e ridiscendere poi attraverso un pozzetto armato con corda fissa oltre il quale in breve si arriva al portale di ingresso della Cueva del Valle.

      Tempo di percorrenza dalla Playa all'ingresso della Cueva del Valle: 2 - 3 ore.

      Note tecniche e raccomandazioni

      Per realizzare la traversata sono sufficienti 2 corde da 40m con le quali si dovranno affrontare i pozzi della Torca de Caballos; gli armi sono tutti predisposti per la discesa in corda doppia e in generale sono piuttosto buoni. Tutti i pozzi, i traversi e le risalite presenti lungo la via della traversata da quota -240m all'ingresso della Cueva del Valle sono attrezzati con corde in loco, ma è sempre necessario verificarne lo stato prima di utilizzarle.

      La presenza di marmitte profonde e, in genere, di vari punti con acqua consiglia un abbigliamento adeguato; di contro si deve sottolineare che la temperatura della grotta (maggiore di 10°) ed i lunghi tratti fossili completamente asciutti, sconsigliano l'utilizzo di mute. Noi abbiamo scelto di indossare - fin dall'ingresso - una salopette in neoprene con la quale abbiamo affrontato sia i tratti asciutti che quelli bagnati senza particolari problemi né di freddo né di eccessiva sudorazione.

      Assolutamente necessario consultare le previsioni meteorologiche prima di effettuare la traversata vista la presenza di alcuni passaggi "chiave" che, in caso di piena, possono sifonare.

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L'acaro degli abissi

Enrico "Baboia" Lana

      Ci sono posti al mondo che sono proprio fuori dalla normale vita quotidiana.

      Persone normali generalmente non immaginano neanche di andare a cacciarvisi e tanto meno di potervi abitare. Per inciso, neanche le persone meno "normali" come gli speleologi agognano di abitare in luoghi siffatti, ma sicuramente li frequentano con un certo piacere.

      Immaginate un cunicolo umido, fangoso e freddo, in alcuni tratti basso fino ad esser costretti a strisciare nella melma, in altri stretto da dover trattenere il respiro. Ogni tanto c'è una pozza d'acqua fangosa recante sul fondo le impronte degli stivali di coloro che vi hanno preceduti. A nessuno verrebbe in mente di inginocchiarsi nel fango per osservare attentamente la superficie di queste raccolte d'acqua; a nessuno che non sia un biospeleologo.

      Aggiungiamo che per raggiungere questo luogo "di favola" bisogna scendere un rognoso canalino esterno di 100 m, che in alcuni tratti è strapiombante, alla cui base si apre l'ingresso, poi bisogna farsi il dannatissimo meandro iniziale: 15 metri di budello claustrofobico pieno di spuntoni a destra, a manca, sopra e sotto; in questi frangenti le persone "spesse" come me invidiano gli speleo "sottili". Finalmente, dopo un saltino di tre metri, si arriva alla sommità del primo baratro e ci si può calare nello spettacolare Pozzo del Bagatto: 90 metri di verticale intervallati da comodi terrazzini; un altro saltino di una ventina di metri e siamo alla sommità del Pozzo di "Willy il Coyote", una verticale di circa 45 m al cui culmine gravita un masso incastrato di sezione triangolare che rievoca sinistramente le cadute "metafisiche" del personaggio dei "cartoons" che si diletta ad inseguire il "beep-beep", trasposizione caricaturale del "Corridore della strada", un uccello che realmente esiste nel sud-America.

      Riprendendo il nostro itinerario, siamo quasi arrivati: con alcuni brevi passaggi fra massi stranamente conformati alla base del pozzo, davanti a noi si apre il "Meandro delle Azzorre" trasposizione meandriforme dei sogni (o degli incubi ?!!) dei primi esploratori della grotta.

      La descrizione del cunicolo è già stata data più sopra, qui invece parleremo di alcuni suoi rari abitanti. Ginocchioni nel fango, osservando più o meno lungamente la superficie delle pozze che si trovano in questo tratto sub-orizzontale dell'Abisso "Bacardi", si possono a volte scorgere dei piccoli esseri immobili che stanno in agguato sul pelo dell'acqua.

      Dico "a volte" perché in sette anni di frequentazione assidua dell'Abisso in questione, che si apre nella parete Sud della Cima Artesinera (Prato Nevoso, Frabosa Sottana, Cuneo, Piemonte), ho trovato finora solo 5 esemplari durante almeno 15 uscite.

      Ce n'era anche un sesto, in verità, il primo, trovato durante una discesa nella primavera del 1995; ho avuto solo il tempo di osservarlo al microscopio binoculare su un tavolo del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e di rendermi conto che si trattava di un organismo davvero singolare. È bastato un attimo di distrazione ed ho urtato il vetrino con la goccia di alcool in cui si trovava l'animale. Ogni ricerca è stata vana: disperso in chissà quale fessura lungo lo spigolo del tavolo; del resto, un organismo col corpo lungo circa un millimetro e completamente diafano non è facilmente visibile nemmeno quando sai dove si trova.

      Ho dovuto aspettare altri due anni: nella primavera del 1997, aggregato ad una delle tante uscite dello Speleo C.A.I. Valle d'Aosta, ho finalmente trovato altri due esemplari del fatidico Acaro.

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      Col senno di poi, riflettendo, ho scoperto perché: quella volta ho armato io i pozzi iniziali ed ho percorso per primo il "Meandro delle Azzorre"; in queste condizioni, con le pozzanghere in cui vivono non sconvolte per il passaggio precedente di altri speleologi, i piccoli Aracnidi si trovano sul pelo dell'acqua tranquilla dei laghetti in attesa forse di uno di quei Collemboli, piccoli insetti depigmentati, che frequentano lo stesso ambiente. Se si rifugiano sul terreno perché disturbati, sono impossibili da vedere.

      Nell'autunno dello stesso anno, usando la medesima tecnica ho catturato altri 3 esemplari di questi rari acari troglobi che nel frattempo avevo scoperto appartenere probabilmente alla famiglia dei Rhagidiidae ed al genere Rhagidia, che annovera specie altamente specializzate alla vita cavernicola.

      L'aspetto di questi Aracnidi si può vedere nelle foto allegate al presente articolo: zampe lunghissime irte di peli lunghi e sottili con evidente funzione tattile, totale scomparsa degli occhi e depigmentazione completa dei tegumenti, caratteristiche tipiche degli organismi troglobi più specializzati; se sommersi, grazie alle fitte setole che imprigionano l'aria, ritornano a galla perfettamente asciutti.

      Il secondo paio di zampe è poi a dir poco spettacolare: viene mantenuto nella postura reptatoria tipica di un essere in agguato o comunque in attesa di ghermire qualunque sventurato organismo si aggiri nei paraggi.

      Qualcosa di completamente diverso dagli acari della polvere che verrebbero distrutti da insetticidi più o meno efficaci, come pubblicizzato in spot che passano frequentemente sugli schermi dei nostri televisori domestici. Qualcosa, ancora, di molto diverso dai parassiti delle nostre piante da frutta o dai coloratissimi acari vermigli che frequentano i muri e le rocce esposte al sole nelle nostre campagne.

      Stavo cercando da anni uno specialista che potesse determinare questa che sicuramente è una specie nuova per le grotte del Piemonte; finalmente, tramite Internet, ho trovato uno specialista slovacco che potrebbe aiutarmi in tal senso.

      Nel frattempo, avendo imparato la tecnica per ricercare questi organismi, nella settimana di Natale 1998, cercando nei laghetti concrezionati dei rami alti della Grotta di Bossea (Frabosa Soprana, Cuneo, Italia), ho trovato un'altra specie, un po' meno specializzata ma sicuramente parente stretta di quella dell'Abisso Bacardi. Anche qui ci troviamo molto addentro nella montagna, a circa un chilometro dall'ingresso, in una zona dove le tenebre regnano da millenni e dove le influenze ambientali hanno plasmato la forma degli organismi che vi abitano.

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      Un altro ritrovamento simile, riconosciuto solo in seguito, l'avevo fatto l'anno prima durante una visita ai rami alti della grotta "La Custreta" che si apre in una lente di marmo incastonata fra le rocce metamorfiche della riva orografica sinistra della bassa Valle Locana (Sparone, Torino).

      Insomma, come ho già potuto constatare a più riprese nella mia decennale esperienza biospeleologica, quando si capisce ciò che si deve cercare, allora si comincia a trovarlo.

      Per ritornare alla metafora con cui ho iniziato questo breve resoconto, effettivamente ci sono "persone" magari un po' più piccole, magari un po' più innocue di noi umani che in quegli ambienti inospitali ci vivono ed anche assai bene; ancora una volta abbiamo la dimostrazione di quanto la vita sia adattabile, anche nelle condizioni più estreme.

La foto a sinistra rappresenta un carabide del genere Laemostenus ed è stata inserita nell'articolo per un errore redazionale;
la foto a destra, raffigurante un acaro "Rhagidia" dell'Abisso Bacardi è una di quelle che l'autore aveva consegnato per corredare l'articolo (N.d.r.)

 

Recensioni

      R. Pozzo e R. Sella, Il mondo delle grotte. Volumetto di 96 pagine con foto in b.n. e colori e con disegni. AGSP e Regione Piemonte, Torino 2002. In distribuzione gratuita.

      Si va allungando la lista delle pubblicazioni stampate dall'AGSP con i contributi regionali, lista che dal 1999 è andata intensificando il suo ritmo. L'ultimo edito è questo volumetto dalla veste tipografica gradevolissima (ci stiamo viziando) e dal contenuto corposo, ben congegnato, frizzante, esposto con semplicità ma senza pregiudicare il rigore scientifico. Il testo nelle parti non specialistiche è opera di Riccardo Pozzo (Loco) e Renato Sella, che si sono ispirati a un librettino dallo stesso titolo redatto dopo la metà degli anni '80 dalla biellese Carla Graglia. La parte biospeleo è stata curata da Enrico

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Lana, quella sui pipistrelli da Alessandro Balestrieri con disegni di Riccardo Fiore, la preistoria da Giuliano Villa, le cavità artificiali da Giulio Cappa. Ben riuscito impegno di Deborah Alterisio sono la grafica e i disegni; di una quindicina di autori sono le foto (oltre a immagini d'archivio), mentre quella di copertina è di Meo Vigna. La collaborazione regionale in questa occasione è stata con gli Assessorati alla Cultura - Parchi e all'Agricoltura - Ambiente - Parchi.

      Il volumetto è destinato al grosso pubblico e in particolare ai ragazzi della scuola dell'obbligo, ma è utile altresì agli insegnanti e ai formatori, come sottolineato dal Presidente dell'AGSP Attilio Eusebio nella sua presentazione.

      Steso dunque a più mani, il testo mostra però un'invidiabile omogeneità e un equilibrio esemplare, sullo schema seguito dai due redattori principali: linguaggio semplice ma non terra-terra; esposizione volta a incuriosire e appassionare, a stimolare il gusto per l'avventura e per l'esplorazione o quanto meno per la conoscenza; lettura mirante a instillare l'idea di un'attività sportiva che però è anche ricerca; a mostrare come vi sia stata un'evoluzione delle tecniche ma pure della mentalità esplorativa, e come l'aspirazione al record abbia lasciato il posto a un più attento studio delle grotte. L'abbondante corredo illustrativo oltre a gratificare l'occhio aiuta molto la lettura, mentre i molti riquadri vivacizzano il testo con frequenti flash esplicativi e informativi.

      Venendo al contenuto, un capitolo di presentazione riguarda l'interesse dell'uomo per le grotte a partire dalla preistoria, la nascita della speleologia da fine '400, la speleologia esplorativa dei pionieri, gli ultimi trent'anni con tecniche e mentalità rivoluzionate: e qui c'è già di che appassionarsi. Si passa poi alle grotte partendo da lontano: da come è fatta la Terra alla deriva dei continenti, dalle rocce all'azione dell'acqua, poi le concrezioni, la circolazione d'aria, il paesaggio carsico; si chiude con la vita animale nelle grotte, riservando un'attenzione di riguardo ai pipistrelli. Un breve capitolo dà la parola a persone andate alla scoperta del mondo delle grotte e che ne hanno saputo divulgare le sensazioni provate; è un invito all'esplorazione e senza farsene accorgere si dà la spiegazione di termini come meandro, pozzo, sala. Infine in una quindicina di pagine (Schede) si è riusciti a condensare in modo sufficientemente esauriente il fascino delle cavità artificiali, i misteri della preistoria delle grotte piemontesi, gli usi delle grotte, l'abbigliamento e l'attrezzatura, la topografia, l'armo dei pozzi, il Soccorso e i Gruppi dell'AGSP.

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La speleoglaciologia entra nella percezione umana...

      Atti del V Simposio Internazionale sulle cavità glaciali nelle regioni polari e montane (Courmayeur 15-16 aprile 2000), su Nimbus n. 23-24 (sett. 2002), 160 pag., 19 euro.

      I ghiacciai, che si ritirano in modo tutt'altro che indolore per l'uomo, sono venuti alla ribalta delle cronache, vedi il lago Effimero del Rosa e quello formatosi sul Rocciamelone. Vi ha dedicato uno speciale la rivista Nimbus della Società Meteorologica Italiana, riservando metà dello spazio agli atti del Simposio di Courmayeur tenuto in collaborazione tra la Società stessa e l'Union Internationale de Spéléologie.

      Questo Simposio viene a costituire una pietra miliare nella collaborazione dei glacio-speleologi con i glaciologi e i climatologi, collaborazione che sembrerebbe ovvia ma che prima d'ora non era così scontata, per l'alone di passatempo estre-

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mo che circondava e tuttora rallegra la speleologia glaciale, non diversamente peraltro dalla concezione che molti hanno della stessa speleologia, non scienza ma sport per svitati. Il Simposio passerà alla storia come lo strumento con cui la nuova disciplina è venuta all'onore del mondo. La glaciologia entra a pieno merito in un ramo scientifico prestigioso e importante, "si inserisce nella percezione umana". Senz'altro si colloca tra quelle attività che richiedono non solo un adeguato bagaglio di conoscenze e acutezza di osservazione, ma pure prestazioni fisiche e tecniche non da poco.

      Ma veniamo agli Atti su Nimbus, che in copertina esibisce una significativa foto scattata dal nostro Giovanni Badino entro il ghiacciaio Perito Moreno. Al Simposio i nostri hanno fatto la loro bella figura con una metà della quindicina di relazioni e con molta sostanza. Le prime due pagine con cui GB ha aperto la rassegna parlando del carsismo nei ghiacciai, condensano bene l'argomento: cosa fa l'acqua nel ghiaccio e quali importanti risultanti siano già stati raggiunti in un quadro di ricerca ricco di prospettive. Lo stesso GB con Leo Piccini e A. Romeo hanno poi riassunto le ricerche degli ultimi 15 anni nei ghiacciai alpini e in particolare in quello del Gorner. Quindi GB e Piccini hanno esposto le osservazioni fatte nel 2000 sul ghiacciaio Tyndall nella Patagonia cilena, e M. Meneghel e GB quelle in Antartide presso la Baia di Terranova. Dopo che M. Vianelli ha sinteticamente relazionato sulle ricerche glacio-speleologiche da lui iniziate in Italia meno di vent'anni fa, Giovanni ha concluso con "La scoperta dei mulini glaciali": come è nata la speleologia glaciale, come ha mosso i primi passi tra l'indifferenza dei glaciologi e degli speleologi, con i suoi pochi ma agguerriti adepti che vanno a esplorare non solo nel senso di vedere dove finiscono pozzi e condotti, ma anche facendo luce sui fenomeni in un campo praticamente deserto di conoscenze precedenti. Per queste ultime, l'autore si è documentato a fondo sulle osservazioni compiute dai naturalisti tra fine '700 e anni '30 dell'ultimo secolo e poi latitate, e ne ha fatto una ricostruzione storica non solo interessante ma appassionante.

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Novità (o quasi...) in Biblioteca

Giuliano Villa

      (Sono stati evidenziati in grassetto gli argomenti e le località oggetto degli articoli che sono stati schedati nella Biblioteca di Gruppo).

      Periodici italiani

Alpidoc - Le Alpi del sole (Sezioni CAI prov. di Cuneo), n. 34 (2000) (La storica" pista " del Marguareis), n. 36 (2000), n. 37 (2000), n. 38 (2001 ), n. 39 (2001), n. 40 (2001).

Annuario 2002 Sez. CAI di Aosta (2002)

Anthèo (Boll. Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano, Cagliari), n. 4 (2000), n. 5 (2001).

Bollettino Gruppo Speleologico Imperiese CAI, n. 50 (1998) (Anidride carbonica in grotte del Madagascar; pozzo C-10 del M. Rotondo - Mongioie; streghe e grotte: toponomastica), n. 51 (1999) (Valdemino: appunti idrogeochimici; anidride carbonica in grotta all'isola di Pasqua; circolazione sotterranea del Tanaro nel settore di Ponte di Nava).

Buio Pesto 2000 (Gruppo speleologico Bassano del Grappa), n. 10 (2000), n. 11 (2001 ).

Graben (G. Grotte Valdagno, Vicenza), n. 3 (1999), n. 4 (2000).

Gruppo Speleologico CAI Bolzaneto, n. 10 (1999). (Esplorazioni sub al Pis del Pesio con i Belgi; Scogli Neri: datazioni di concrezioni).

In Sciö Fõndo (Ass. Speleologica Genovese "San Giorgio"), n. 4 (2002) (Esplorazioni in zona Biecai).

Ipogea - Rivista di carsismo e speleologia (G. S. San Giusto, Trieste), vol. 3 (2000) (Idrogeologia in Carso).

Labirinti (G. Grotte CAI Novara), n. 21 (2001) (Il complesso dell'Intaglio a Sambughetto-VB con rilievo f.t.; cavità artificiali: le cave di sabbia nei pressi di Ceva)

Liberi Cieli 2000 (Annuario CAI sez. UGET Torino) (2001)

Lux in Tenebris (Speleo Club CAI San remo), n. 7 (2000) (Grotta di Lisio-Val Tanaro e grotta del Dighea-M. Armetta; Impressioni sull'incidente all'Artesinera).

Mondo sotterraneo (Circolo speleologico e idrologico friulano), XXIV. n. 1-2 (2000).

Montagnes Valdôtaines (Sez. CAI Valdostane), n. 1 (2002), n. 2 (2002), n. 3 (2002)

Natura alpina (Soc. Scienze Nat. Trentino e Museo tridentino di Sc. Nat.), n. 4 (2000) (Numero interamente dedicato alle miniere).

Natura nascosta, not. di Paleontologia, Geologia e Speleologia (G. Spel. Monfalconese), n. 23 (2001) (Numero in gran parte dedicato alle impronte di dinosauri in Istria-Croazia), n. 24 (2002).

Ol Büs (Speleo Club Orobico - CAI Bergamo), n. 13 (2000).

Opera Ipogea (SSI - Comm. Naz. Cavità artificiali), n. 2 (2001) (Sotterranei di Trieste; attività minerarie in era preindustriale; strutture idrauliche ipogee in Medio Oriente; grotte in Giordania).

Piccolo Mondo Ipogeo (Gruppo Speleologico Alpi Marittime, boll. interno), n. 57 1999, n. 58 (1999), n. 59 (2000).

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Progressione 43 (Comm. Grotte "E. Boegan", Trieste), n. 43 (2000) (Numero monografico sulla grotta Lazzaro Jerko di recente esplorazione, collegata al Timavo).

Pro Natura Notiziario, n. 8, 9, 10 (2002).

Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, vol. 15 (1997-1998).

Sottoterra (Riv. di Speleologia del G. S. Bolognese e Unione Speleologica Bolognese), n. 111 (2000) (Grotte in Libano; soccorso: la pericolosissima sindrome da imbrago), n. 112 (2001) (40 anni della Rivista; abisso Farolfi; grotte a Santorini-Isole Cicladi; speleologia urbana: l'acquedotto romano di Bologna).

Speleologia (Riv. Società Speleologica Italiana), n. 44 (2001) (Storia delle esplorazioni al M. Tambura; Mondi sotterranei nella letteratura; come presentare al meglio le diapositive), n. 45 (2001) (Nuove grotte nella zona di Baunei - Sardegna; grotte nei gessi: la grotta di M. Caldina -Emilia-Romagna la più profonda nei gessi; Pozzo della Neve; speleologia in Egitto; Ghar Alisadr, grotta turistica in Iran che si sviluppa per oltre 11 Km; notizie dal Marguareis).

Speleologia Emiliana (Fed. Speleologica Reg. Emilia-Romagna), n. 11 (2000) (Bibliografia e catasto delle cavità artificiali della provincia di Bologna).

Speleologia Veneta (Fed. Speleologica Veneta), Vol. 9 (2001) (Speleologia ed Istituzioni; Gli scritti "speleologici " di H.P. Lovecraft; i 75 anni del Gruppo di Verona; biospeleologia).

Stalattiti e Stalagmiti (Gruppo Speleologico Savonese), n. 25 (1999) (Attività al Mondolè, il Garbo di Bedun alias Abisso Porker).

Talp (Fed. Speleologica Toscana), n. 24 (2002) (Complesso Cobardine-Fate; fotografare l'acqua: i flash).

      Periodici dall'estero

Aitsa piccolo (bull. del CSARI, Belgio), Juillet (2002).

Boletin de la Sociedad Venezolana de Espeleologia. Caracas, n. 34 (Dic. 2000) (Grotte dipinte nelle Antille - Curaçao; erpetofauna in Venezuela; carsismo a Cuba; aggiornamento del catasto delle grotte del Venezuela).

Bulletin du Musée d'Anthropologie préhistorique de Monaco, n. 41 (2001-2002) (Analisi paleoambientali polliniche e cronostratigrafia della sepoltura di Ostuni-Brindisi, periodo Gravettiano).

Bulletin Socieété Spéléologique de Namur 2000 (Belgio) (2001).

Cavernes (Sect. Neuchâteloises de la Soc. Suisse de Spéléologie), n. 1, 2 (2001) (Cronaca di un soccorso alla grotta Bief Paroux - Francia a un gruppo di studenti, accompagnati da una guida, bloccati dalla piena; dati termometrici della grotta Pingouins - Svizzera), n. 1 (2002).

Caves & Caving (British Cave Research Association), n. 91 (2001). (Un nuovo tipo di radio per comunicazioni in grotta, l'eyphone; spedizione a Mulu-Borneo).

Der Schlaz (Verein für Höhlenkunde in München), n. 93, 94, 95 (2001).

Die Höhle (Austria), n. 1, 2, 3, 4 (2001).

Endins (Federació Balear d'Espeleologia, Mallorca), n. 24 (2001) (Archeologia e carsismo nell'isola di Maiorca).

Furada (Revista dos espeleólogos galegos, España), n. 10 (2001).

Informativo SBE (Soc. Brasileira de Espeleologia), n. 78 (2001) (Numero spe-

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ciale dedicato al congresso Speleo Brasil 2001).

Grottes et Gouffres (Speleo Club de Paris), n. 155 (2000) (Padirac; Storia della speleologia: relazione di N. Casteret sull'esplorazione della grotta di Litoueuese negli Hautes-Pyrénées nel 1950), n. 156 (2000) (Esplorazioni in Cantabria), n. 157 (2001) (In memoriam di Pierre Chevalier, speleologo autore di classici della letteratura esplorativa speleologica anni '40-'50; grotte in Uruguay).

Journal of Cave and Karst Studies (Nat. Spel. Soc. USA), vol. 63. n. 3 (2001) (Formazioni di stalattiti in miniera; problemi biologico-ambientali in grotte della Georgia; fauna ipogea acquatica: Oligochaeta), vol. 64. n. 1 (2002) (Numero monografico sulla topografia: software GIS-Geographic Information System), vol. 64. n. 2 (2002).

Mémoires de Biospéologie (Moulis), tome XXVII (54) (2000) (Biospeleologia).

Mitteilungen (München), n. 4 (2001), n. 1 (2002), n. 2 (2002), n. 3 (2002) (Biospeleologia: Aracnidi, Palpigradi).

Naš Krš (Soc. Spel. "Bosanskohercegovac ki Krš)", Sarajevo), n. 32 (1999) (Alcuni articoli sono in inglese, in particolare sul carsismo in Slovenia e sulla storia degli studi sul carsismo all'epoca dell'Impero Austro-Ungarico), n. 33-34 (2000-2001) (Numero dedicato ai vari aspetti dell'utilizzo delle grotte: termali, turismo, estrazione, idrologia, ecc.).

Naše Jame (Slovenia), n. 42 (2000), n. 43 (2001).

NSS News (Nat. Speleological Soc. USA), n. 9 (2001) (La grotta più profonda al mondo [-1710m.] nel Massiccio dell'Arabika, Caucaso occ.), n. 10 (2001), n. 11 (2001), n. 12 2001 (Studio sui pipistrelli delle grotte di Cuba), n. 1 (2002), n. 2 (2002), n. 3 (2002) (Numero interamente dedicato alle problematiche della conservazione dell'ambiente sotterraneo), n. 4 (2002) (storiche rappresentazioni della Mammoth Cave), n. 5 (2002), n. 6 (2002) (La grotta lavica The Big Red Cave - Hawai'i, lunga oltre 1.600m e profonda circa 120m), n. 7 (2002) (The Selman Cave - Oklaoma, grotta nel gesso), n. 8 (2002), n. 9 (2002), n. 10 (2002).

Pierk 2001 (Speleo Nederland), n. 2 (2001), n. 3-4 (2001).

Pholeos (Wittemberg University Speleological Society, Springfield, Ohio - USA), Vol. 20 (1-2) (2002).

Regards - Spéléo Info (Soc. Spéleél. de Wallonie), n. 41 (2001) (Spedizione in Macedonia; Preistoria nelle grotte di Sprimont-Belgio), n. 42 (2002) (La grotta più profonda del Vietnam: Cong Nuoc), n. 43 (2002) (Paleontologia e preistoria nelle grotte di Sprimont con sepolture del neolitico).

Speleo kolekcionar (Sarajevo), (2001).

Spelunca (Fédération française de Spéléologie), n. 83 (2001) (Spedizione in Papuasia; Tutto sul carburo e l'acetilene; Il GPS in speleologia), n. 84 (2001) (Laos: dieci anni di esplorazioni; Ardèche; Antille) n. 85 (2002) (I pipistrelli: pericolosi e in pericolo ?; Slovenia; soccorso: traumi agli arti; carsismo attivo nelle Corbières d'Opoul, sulla costa mediterranea al confine con la Spagna), n. 86 (2002) (Elementi di idrologia carsica; la salvaguardia delle concrezioni; Lechuguilla - New Mexico USA; biospeleologia: i gasteropodi acquatici), n. 87 (2002) (Spedizione in Patagonia; réseau Garde-Cavale in Savoia).

Spes- 5 (Soc. Grupo de Espeleologos Granadinos, Granada), n. 5 (2001).

Stalactite (Soc. Suisse de Spéléologie), n. 1 (2001) (Carsismo d'alta quota della Bannalp, Nidwald Suisse; bibliografia speleologica svizzera per il 1999), n. 2 (2001) (Articolo di speleosub sulle grotte dell'Oliero - Vicenza; classifica dei sifoni più profondi al mondo).

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      Monografie

Casciotti L., Castellani V. (2002). L'antico Acquedotto delle Cannucceta. Indagine storico-strutturale. Erga ed. (Il lungo cunicolo sotterraneo di epoca romana captava le acque in zona Valle delle Cannucceta per portarle fino a Preneste, l'odierna Palestrina. Indagine a cura della Commissione Cavità artificiali della S.S.I.).

Club Alpino Italiano - CNSAS (2002). Tecniche di soccorso in grotta. A cura della Commissione tecnica speleologica. (Manuale di soccorso del CNSAS).

Fédération Française de Spéléologie - Com. de Speleologie des Alpes Maritimes (2000). Inventaire des cavités en date du 01/01/2000 sur le Massif du Marguareis côte français. (È la seconda edizione della monografia dedicata al Marguareis francese - zona 24 del Catasto delle grotte francesi).

Giacobini G., Villa G., Malerba G., Arduino G. (2001). Un esempio di caccia all'orso nell'età del Bronzo finale. La Grotta degli orsi in alta valle Tanaro. (Estr. da "Dai Bagienni a Bredulum - Il pianoro di Breolungi tra archeologia e storia" a cura di M. Venturino Gambari - Omega ed.). (Il recupero di uno scheletro di orso bruno con una punta di freccia di bronzo ha permesso di ricostruire, dall'analisi tafonomica e archeologica, un episodio di caccia all'orso dell'età del Bronzo).

AA. VV. (2001). Atti del VII Congresso della Federazione Speleologica Toscana (Gavorrano. GR). Talp, riv. Fed. Spel. Toscana. (Interventi su cavità artificiali e loro utilizzo, biospeleologia, archeologia).

Muscio G. (2001 ). Il fenomeno carsico delle Prealpi carniche orientali (Friuli). Mem. Ist. It. Sp., S. II, Vol. XII, 2001. (Idrogeologia, carsismo, catasto, biospeleologia).

CeSMAP (2000). De petroglyphis Gallaeciae - Arte rupestre, archeologia e paesaggio - Galizia, Spagna. (A cura di D. Seglie, Centro Studi e Museo d'Arte rupestre, Pinerolo).

Guidi P., Verde G. (2001). Il fenomeno carsico del monte Cronio (Sciacca). Atti e Mem. Comm. Grotte " E. Boegan". Suppl. 24. (Saggio bibliografico sull'importante sito termale di siciliano).

Gruppo Grotte E. Roner (1997). 1927-1997. 70 anni di attività del Gruppo Grotte E. Roner di Rovereto.

AA. VV. (2001). Atti XI convegno regionale di speleologia del Trentino-Alto Adige. (Tra i vari contributi citiamo una curiosità storica: l'ipotesi di un possibile carteggio tra Cesare Battisti, tra l'altro uno dei primi studiosi delle grotte del Trentino, e il Martel; confronti tra ancoraggi artificiali ad espansione e a collante chimico; i Chirotteri del Trentino).

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