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GROTTE |
anno 44, n. 135 |
gruppo speleologico piemontese - cai-uget
sommario
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La parola al Presidente |
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Bollettino: si cambia |
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Notiziario |
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In ricordo di Gérard Cappa |
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Elenco Soci |
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Attività di Campagna |
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Il 44° Corso |
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Come ci vedono ... |
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Scavare P.B. (Per Bene) |
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Il punto sulle immersioni al Pis del Pesio |
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Cavità (minori?...) del Torinese |
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Progetto "Dentro il Marguareis" |
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Su Ventu e dintorni |
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Antartide e grotte |
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Attività biospeleologica 2000 |
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Casteret: ma chi era costui? |
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Recensioni |
Supplemento a CAI-UGET NOTIZIE n. 10 di novembre 2001
SPEDIZIONE IN A.P. TORINO, comma 20c, art. 2, Legge 662/96
Direttore responsabile: Emanuele Cassarà
(autorizz. Trib. Saluzzo n. 64/73, 13/10/1973)
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Redazione: |
Alberto Cotti, Marziano Di Maio, Attilio Eusebio, Chiara Giovannozzi, Laura Ochner, Francesco Vacchiano. |
Foto di copertina: Cavità glaciale in Antartide (G. Badino)
Bozzetti di Simonetta Carlevaro
Stampa: La Grafica Nuova, Via Somalia 108/32, Torino
Fotografie di: Archivio GSP, G. Badino, D. Calcagno, A. Eusebio, P.M. Giachino, E. Lana
GSP su Internet: HTTP://WWW.ARPNET.IT/GSPELE
Email: GSPELE@ARPNET.IT - Conto Corrente Postale 21691100
La parola al Presidente
Massimiliano Ingranata
Schiva di qua, schiva di là, colpito!
Ho sempre sperato che la tegola della presidenza mi sfiorasse solo, invece...
Gestire la Tribù!!?? Cinque o dieci anni fa era molto difficile, adesso è una vera tragedia.
Il grosso problema è la mancanza di giovani che si fermino dopo il corso e la solita schiera di gente che crede di far parte del gruppo vacanze Piemonte. Comunque l'affiatamento dell'esecutivo quest'anno ci ha fatto proporre e portare avanti una serie di mercoledì culturali piuttosto ben riusciti (a parte le volte in cui ci siamo trovati in cinque).
A proposito! Vi ricordo che non sono finiti e dopo le vacanze riprenderanno. Sono comunque soddisfatto dell'andamento generale del gruppo, e noto con piacere che alcuni amici, che per vari motivi si erano messi in disparte, hanno deciso di ributtarsi nella mischia.
Ci aspetta un triennio legato al progetto Marguareis AGSP molto intenso. Nel primo periodo le esplorazioni saranno concentrate in Piaggia Bella, senza comunque dimenticarci di Pippi, del Libero e della zona O; in futuro non sarebbe male tornare a pensare alla zona F del colle dei Signori e in particolare di F5. Sono in programma già da quest'estate delle colorazioni in collaborazione con i Liguri per Labassa e i Giavenesi per la zona dell'Ellero.
Sono convinto che il carico di lavoro sarà notevole e che soprattutto sarà difficile ottenere risultati eclatanti, ma spingendo tutti nella stessa direzione potremo raggiungere esiti positivi.
Voglio solo chiarire, per quelli che hanno frainteso, che il progetto AGSP è portato avanti da un gruppo di singoli: è scontato che il GSP ci lavorerà con tutte le sue forze, ma solo per l'interesse che il gruppo ha per la zona e non per rubare soldi all'associazione regionale o prevaricare speleo di altri gruppi.
Oltretutto, questa mole di lavoro non ci permetterà di partecipare in modo considerevole ai lavori in Conca delle Carsene, questo non per scelta del gruppo ma per una evidente mancanza di forze. Sono convinto che questa partecipazione sporadica prima o poi sarà fonte di problemi, ma voglio solo ricordare che gli "scazzi" sono sempre tra individui singoli e i gruppi speleo non c'entrano nulla (in particolare il sempre criticato GSP).
Dopo queste poche righe non mi rimane che augurarci buon lavoro e buone esplorazioni.
Saluti Max.
Bollettino: si cambia
Marziano Di Maio
Il terzo millennio non comincia bene per il Bollettino.
Ci siamo difesi, sacrificati, abbiamo resistito, ma alla fine abbiamo dovuto alzare bandiera bianca: in questo momento il GSP non si può permettere tre numeri all'anno. Il gruzzolo alla banca si è assottigliato negli ultimissimi anni e siamo scesi sotto il livello di guardia. Ciò mentre la speleologia piemontese, leggi l'AGSP, dispone ormai di sostanziosi contributi regionali; ma i fondi sono legati ad ambiziosi progetti che esulano troppo dal volontariato. In una parola, vanno realizzati da gente che vi deve lavorare a giorni pieni e che va remunerata fornendo le pezze giustificative di prammatica. Progetti che presuppongono certe spese, da quelle di materiale a quelle tipografiche, sempre documentabili alla lira. I gruppi da ciò non ricavano un soldo, pur dovendo mettere un impegno maggiore per realizzare quanto progettato, e ciò pur privandosi dell'attività di coloro che devono lavorare ai progetti finanziati. Che fare? Aggiungi che sono calati gli introiti dal Corso e che l'affitto del magazzino sta pesando come un macigno. Alla crisi della cassa concorre anche la crisi di membri attivi del gruppo. Ora che si è proceduto a uno sfoltimento della schiera di coloro che svolgevano troppo poca attività o che pur partecipando si ostinavano a essere morosi, si ha un deciso calo di introito anche su questa partita. Bisognerebbe finalmente attivare la categoria dei soci purchessia, associati con una quota più modesta pari ad esempio al corrispettivo del bollettino. Ma al bollettino cosa è successo? Questo: l'Esecutivo l'aveva auspicato e, sentita la Redazione, il Gruppo ha poi sancito di ridurre a due all'anno i numeri di Grotte, anche in considerazione che il numero invernale risente della poca attività nei mesi di neve.
Paradossalmente, il forzato ridimensionamento viene un po' ad alleggerire una situazione di disagio in cui versava da qualche tempo il Bollettino. Nella fattispecie, c'è crisi nella produzione di articoli e poi anche nel pubblicare in tempi decenti quanto stentatamente ricevuto. E dire che l'attività speleologica non ne è responsabile più di tanto, dal momento che resta su livelli dignitosi, per non dire d'eccellenza rapportandola al quadro nazionale.
Spiace passare per nostalgici, ma sono finiti da un bel po' i tempi in cui, tornati a casa da un'esplorazione, si scriveva fresca fresca la relazione puntando subito all'amato bollettino, magari anche per grottine banali, con resoconti che molte volte non si potevano proprio accettare. Oggi passano trimestri ed oltre, prima di estorcere articoli di esplorazioni importanti, dopo sollecitazioni sfiancanti, promesse solenni disattese, consegne a spizzichi e quasi contro voglia.

Se poi l'articolo arriva, manca il rilievo o è mal fatto, le foto non ci sono, una sofferenza. Per tacere la pena deprimente del redattore che si sente uno spaccaballe e non ha proprio voglia di trattare gente quarantenne come fossero degli scolaretti. È disarmante veder cadere dalle nuvole uno cui chiedi l'articolo che era stato concordato, oppure sentirsi dire che l'articolo è fatto salvo qualche dettaglio, quando non è stato neppure iniziato. E che dire di chi viene alla riunione di redazione e dice che ha dimenti-
cato l'articolo a casa?
Penoso è anche il trascinarsi della fase di preparazione del materiale già ricevuto per portarlo in tipografia. Si direbbe che con i moderni ritrovati della tecnica si vada molto più lenti di quando era tutto manuale. La buona qualità del prodotto è importante, ma questo modo di ottenerla e stressante. Si fa una fatica sproporzionata a far uscire un periodico cui sembrano interessate poche persone. E poi si è continuamente assillati dal ritardo: che senso ha dare notizie che hanno perso d'attualità? È vero che è tutelata comunque la memoria storica, questo è anche uno degli scopi della pubblicazione. Ma se Grotte vuoi essere qualcosa di più di un bollettino interno, questo non basta. Non sarà la cosa più importante di questo mondo, ma se vogliamo continuare a pubblicarlo dovremmo impegnarci con un minimo di determinazione che oggi non c'è.
Concludendo, prendiamo atto dei motivi finanziari condizionanti e ineludibili e ci adeguiamo. Egoisticamente siamo speranzosi di ridurci di un terzo la pena nel racimolare il materiale e pubblicarlo, e non è poco. Ci conforta, inutile nasconderlo, che di colpo il ritardo di uscita di questo numero si riduce di due mesi. Ci auguriamo che il semestrale non costituisca una svolta storica ma solo una decisione temporanea. Restiamo vigili per cogliere al volo l'occasione, se si presenterà, di ritornare al classico quadrimestrale durato 38 anni. Sarebbe un giorno felice, per il Gruppo e per il Bollettino che ne è lo specchio.
Notiziario
Assemblea di inizio anno 2001
La consueta assemblea di inizio anno del GSP si è svolta in sede il 19 gennaio.
Si è iniziato con la discussione dei programmi di attività e dei relativi preventivi di spesa. Per il magazzino, A. Cotti ha comunicato che è stato fatto l'inventario e che la gestione avverrà in modo più coinvolgente per il Gruppo, più ordinata, con la responsabilità di tutti i tre gli incaricati che a turno saranno presenti ogni mercoledì. Chi va in grotta deve frequentare il magazzino. Se il sistema non funzionerà, i responsabili lasceranno l'incarico. È stato elencato il materiale da acquistare. R. Colombo ha fatto presente che P. Fausone ha sistemato i materiali speciali in appositi contenitori; i trapani sono a posto; si parla di faretti per illuminare le risalite, circa i pannelli solari per i campi, si vedrà.
Per il materiale da rilievo N. Milanese ha fatto il bilancio della disponibilità di bussole (6), musette (5) ed eclimetri (3), che sono sufficienti. M. Vigna ha ribadito la necessità di affidare a persone gli strumenti, anziché lasciarli in magazzino. Esiste però il problema che chi tiene gli strumenti non sia reperibile, per cui ne andrebbero anche tenuti in magazzino.
Per la Capanna, F. Belmonte ha elencato i principali lavori da fare: sistemare il locale invernale, riverniciare, provvedere a tetto e controsoffittatura nonché a completare l'arredamento.
Normale amministrazione per la Segreteria (S. Capello), la Biblioteca (G. Villa; da sistemare gli scaffali), l'Archivio (A. Cotti; gravi problemi di spazio), il Catasto (G. Villa).
Per il Bollettino, M. Di Maio ha lamentato un diffuso disinteresse che non pro-
mette nulla di buono, i ritardi di consegna e i tempi di lavorazione sono eccessivi.
A. Casale per la Biospeleologia ha comunicato la prossima uscita dell'Atlante fotografico sistematico delle grotte piemontesi, utile strumento divulgativo di E. Lana, che ha in preparazione pure un video sulla fauna cavernicola.
Sull'AGSP A. Eusebio ha sostenuto la necessità di un sito internet da approntare con molta urgenza.
Si è discusso sull'organizzazione del prossimo incontro regionale.
Il bilancio preventivo, ridotto all'osso, è stato approvato.
È stata confermata la quota associativa e sono stati depennati vari soci, specie quelli da tempo non più in regola con il pagamento del dovuto.
Si è steso per grandi linee il programma dei "mercoledì culturali" con soggetti delle conferenze e relatori.
Adeguato spazio si è dato ai programmi esplorativi. Si è pensato tra l'altro di riprendere le ricerche al complesso Artesinera-Bacardi, ma soprattutto si è parlato dell'attività sul Marguareis e dintorni.
È stato analizzato il problema del mantenimento dell'attuale magazzino, oneroso per le anemiche casse sociali. Si attendono gli sviluppi circa un'opportunità che si prospetterebbe di una sede più economica.
I mercoledì culturali
La tradizione risale a una dozzina di anni fa e vi si ricorre periodicamente quando pare che la somma dell'ignoranza collettiva tenda a infinito. Quindi ora.
La struttura prevede cicli di lezioni di diverso livello che forniscano agli speleologi qualche strumento in più nelle loro esplorazioni ipogee; è però naturale, nel contesto della generale confusione mentale degli speleo locali che i mercoledì culturali si siano svolti di martedì.
Quest'anno siamo riusciti a proporre un calendario e a rispettarlo quasi totalmente a parte qualche inversione di data dovuta agli impegni dei relatori.
I risultati sono controversi: ad alcune lezioni hanno assistito alcune decine di persone, altre sono andate praticamente deserte. Crediamo comunque che non esistano alternative al persistere nello sforzo, il livello generale deve migliorare. Ecco quindi l'elenco delle serate passate, in attesa della nuova serie autunnale in corso di definizione
- Venerdì 16 Febbraio 2001. Filmato preistorico del GSP (diapositive). (Giuliano Villa)..
- Martedì 27 Febbraio 2001. La conca di Piaggia Bella 1. (G. Badino, A. Eusebio).
- Martedì 13 Marzo 2001. I sistemi carsici del Monregalese. (M. Vigna)
- Martedì 27 Marzo 2001. Neve e valanghe. ( Max De Michela).
- Martedì 8 Maggio 2001. La conca di Piaggia Bella 2. (A. Gobetti).
- Martedì 22 Maggio 2001. Autosoccorso. (P. Terranova).
- Martedì 5 Giugno 2001. Il sistema dell'Ellero. (GSG, I. Cicconetti, A. Cotti).
- Martedì 19 Giugno 2001. La conca delle Carsene. (V. Calleris, G. Dutto, R. Pozzo).
- Martedì 03 Luglio 2001. Le piene in grotta. (M. Vigna).
(Ube Lovera)
Omo inferiore
Alla base del primo pozzo della grotta dell'Omo inferiore è presente una grande sala, in basso parte il pozzo da 60 metri che porta ai rami attivi, in alto al di là di un ambiente concrezionato si conosceva l'esistenza di gallerie freatiche chiuse fino a qualche tempo fa da concrezioni. Poi una visita scopre che qualcuno ha aperto una strettoia, di qui si filtra e l'ambiente si allarga.
Per qualche anno si resta in attesa di trovare chi vi ha lavorato, ma sembra difficile scoprirlo, così si decide di rivedere quel ramo. Nicola ne produce anche il rilievo anche se chiude dopo poco... un altro tassello si aggiunge alla scoperta del fenomeno carsico della Valdinferno.
Garbo dell'Omo Inferiore - Ramo alto fossile - sezione
In ricordo di Gérard Cappa
Lucette Fighiera
Il 31 gennaio 2001 Gérard Cappa per la prima volta ha mancato ad un impegno con la grande famiglia speleo: ci ha lasciato. Aveva 58 anni.
Circondato dai migliori speleo francesi fin dalla più tenera infanzia tra cui suo zio Paulo, co-fondatore del Club Martel di Nizza negli anni '48, non aveva che un sogno: lasciare la panetteria di suo nonno per poter vivere più intensamente i suoi week-end.
Nel 1960 scopre il Marguareis e la magia carsica del posto. Si dedica interamente al mondo speleo nel '62 per aiutare Michel Siffre nel suo soggiorno di due mesi allo Scarasson.
Per la sua disponibilità, dedizione, abnegazione, per il suo umore costante diventa l'indispensabile sostegno di Michel Siffre. Certamente Gérard ha imparato molto da lui, ma Michel non sarebbe stato niente senza il suo braccio destro Gérard, all'occorrenza giornalista, fotografo, amministratore, organizzatore, consigliere tecnico, esploratore.
Scopre l'abisso dei Perdus al Marguareis e quello del Cappa nel 1967, l'anno dopo trova il pozzo da 180m.
Esplora le grotte del Guatemala. La sua gentilezza lo fa accettare ovunque. È vicino alla gente, la comprende, l'aiuta vivendo con lei la semplice vita quotidiana; fa parecchi soggiorni in questo paese con cui crea un forte legame. Per cinque anni collabora nella ricostruzione dopo il terribile terremoto che sconvolse il Guatemala nel 1979. Infine si adopera per la fondazione di una società speleologica guatemalteca con lo scopo di rendere in grado questo popolo di appropriarsi ed esplorare le ricchezze del proprio sottosuolo come acqua ed altre cose.
Approfitta dei suoi rientri in Francia per esplorare grotte sul Marguareis, nell'Hérault, in Ardèche.
Fa speleologia in Africa, in Kurdistan, in Grecia, in America, in Jugoslavia sempre con la stessa passione e lo stesso entusiasmo.
Non può continuare la sua vita di avventuriero in Guatemala, le sue speranze vengono deluse dai movimenti politici troppo aleatori.
A Nizza viene sollecitato da una struttura sportiva ad iniziare un centinaio di ragazzi alla scoperta della natura, speleologia compresa. Mai ammalato, sempre attivo, i ragazzi l'adorano e i genitori lo venerano.
I week-end è ancora sui massicci di Caussols, Calern, l'Audibergue a scavare, disostruire cercare nuove grotte.
La vista di Gérard degrada poco alla volta. Non potendo più esercitare la sua attività come prima, è costretto ad entrare tra i mal-vedenti ma decide di dispensare ancora le sue parole di vita. La sua fede, la sua passione, la sua voglia di credere in un ideale lo spingono ad allenare gli handicappati come lui ad uscire in montagna, a scoprire le grotte. Si mette nei loro panni per comunicare loro, diversamente che con la vista, le sensazioni dell'avventura.
Il mondo sotterraneo è stato il suo filo conduttore. La sua gentilezza e la sua umanità le sue qualità.
Ci ha lasciato per un attacco cardiaco su un sentiero di montagna, quando aveva ancora tantissime cose da fare.
Elenco soci
Membri effettivi
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Campajola Marilia |
Via Rovereto 12 (Pino T.se) |
011 8112061 |
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Capello Sara |
Via Pastrengo 66 (Moncalieri) |
011 6066683 |
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Carrieri Giampiero |
Via Bergera 10/F g.carrieri@infinito.it |
011 721474 335 5640431 |
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Cicconetti Igor |
Strada S. Vito 154 |
011 6603074 333 6785306 |
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Cotti Alberto (Alby) |
Via Settimo 57/A (San Mauro) albicot@yahooit |
011 6692998 |
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Cuccu Franco (Fof) |
Corso Francia 257 |
011 712194 380 2565354 |
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Eusebio Attilio (Poppi) |
Corso Monte Cucco 131 |
011 3850737 335 5640430 |
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Fausone Paolo |
Strada Cunioli alti 130 fausone@mail.com |
349 2955491 |
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Fontana Alice |
Corso Marconi 27 |
011 6689363 335 8316257 |
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Giovannozzi Chiara (Zinny) |
Strada S.Vito 154 |
011 6603074 |
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Girodo Domenico (Mecu) |
Via Suriani Renzo 12 (Avigliana) domenico.girodo@poste.it |
347 8740724 |
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Grossato Daniele |
Via Levanna 27 |
011 7765070 |
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Ingranata Massimiliano |
Via Vicenza 10 |
011 485563 348 6007196 |
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Lovera Uberto (Ube) |
Via Tonale 16 ubelov@interfree.it |
011 613347 333 6680877 |
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Milanese Nicola |
Corso Potenza 192 nik.mila@tin.it |
011 212765 338 1721455 |
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Oddoni Pierclaudio |
Via Santhià 2 |
011 858117 339 7769582 |
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Pozzo Riccardo (Loco Hombre) |
Via Costanzo 26 (Biella) locoh@libero.it |
015 8408083 333 7439280 |
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Terranova Pierangelo |
Billion Dollar Hotel pierangelo.terranova@ferrero.com |
011 8152328 340 7700657 |
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Vacchiano Francesco (Franz) |
Via Pesaro 20 vacchiano@ infinito.it |
011 5215869 380 7322211 |
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Vigna Bartolomeo (Meo) |
Via S.Bernolfo 53 (Mondovì) |
0174 552123 368 942878 |
Membri aderenti
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Badino Giovanni |
Via Cignaroli 8 badino@to.infn.it |
011 4361266 328 2153718 |
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Balbiano D'Aramengo Carlo |
Via Balbo 44 |
011 887111 011 9434266 |
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Baldracco Piergiorgio |
Via Baltimora 160/B nicher.nicher@tin.it |
011 307242 336 216162 335 270867 |
|
Banzato Cinzia |
Via Roma 16 (Barone) |
338 4540507 |
|
Barbanera Dario |
Via Toti 14 |
011 3581771 |
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Belmonte Francesco (Cesco) |
Via Belmonda 8 (Vaie) |
338 1169551 011 9399759 |
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Bozzolan Lorenzo (Z) |
Via S. Rocco 2 |
011 6615363 338 8580644 335 8267528 |
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Calvetti Chiara |
Via Mercadante 74 |
011 2424324 |
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Cappellini Alessandro |
Corso Moncalieri 478 |
011 6611196 |
|
Casale Achille |
Corso Raffaello 12 |
011 6508884 335 6919428 |
|
Chiabodo Roberto (Arlo) |
Via Brusà 12 (Valdellatorre) |
011 9680165 |
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Colombo Roberto |
Via Nino Costa 15 (Mappano)
|
333 6137437 |
|
Coppola Diego |
Strada Cunioli alti 130 |
diego.coppola@libero.it |
|
Curiotto Stefano |
Via Balme 45 |
011 746747 curioz@libero.it |
|
De Almeida Isabel (Beu) |
Lungo Dora Napoli 10 |
011 853048 |
|
Di Gregorio Federico |
Via dei Mercanti 9 fog@debian.org |
339 2607878 |
|
Di Maio Marziano |
Via Cibrario 55 |
011 751253 |
|
Di Palma Mara |
Piazza Pitagora 9 |
011 3093286 |
|
Doppioni Pier Giorgio |
Reg. Caney inf. 111 |
0125 658797 347 3695840 |
|
Franconeri Sabina (Grandonna) |
Via Saragat 9 (Venaria) |
011 4529290 347 8876680 |
|
Galparoli Andrea (Zeus) |
Corso Cosenza 25 |
011 6193663 335 8269792 |
|
Garelli Carlo (Uccio) |
Via Fabbriche 15 |
011 3855341 |
|
Gaydou Adriano |
Via Baltimora 15 |
011 365160 |
|
Giovine Giuseppe (Beppe) |
Via della Chiesa 513 |
011 9215884 338 1401599 |
|
Gobetti Andrea |
Strada Reaglie Angobe@tin.it |
011 8992873 0538 402296 (Matraia) |
|
Maina Franca |
Via Gerbole 66 (Volvera) |
011 9906133 |
|
Mantello Andrea |
Via Pacinotti 2 |
011 4730166 340 2580302 0141 934373 (Ferrere) |
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Manzelli Andrea (Manzo) |
Corso Francia 167 |
011 748240 335 255964 |
|
Massola Marco |
Reg. Rivera 12 (Front Canavese) |
011 9251762 |
|
Mattii Umberto (Umba) |
Via Trecate 15 |
011 797320 |
|
Molino Antonello (Enos) |
Via Principe Tommaso 21 |
0173 33357 0173 50847 |
|
Nasi Guido |
011 884695 |
|
|
Ochner Laura |
Via Baltimora 160/B |
011 307242 360 772957 |
|
Pasteris Enrico (Eu) |
Via Pesaro 20 |
011 5215869 |
|
Pavia Riccardo (Aizza) |
Via S. Paolo 84 |
011 3855010 336 9002637 |
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Rovella Luigi |
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Ruffa Lilliana |
Via Principessa Clotilde 29 |
011 4152015 |
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Ubertino Alberto (Ube) |
Via Delle Querce 11 (Lessona) |
015 981119 335 6009058 |
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Valente Loredana |
Corso Monte Cucco 131 |
011 3850737 347 3671241 |
|
Villa Giuliano |
Via Gerbole 66 (Volvera) |
011 9906133 |
|
Zaccaro Leonardo |
Corso Orbassano 88 |
011 5683543 |
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Zanusso Davide |
Via Principessa Clotilde 29 |
011 4371867 338 9060680 |
Attività di campagna
a cura di Franz Vacchiano
5-6 gennaio Su Bentu (Sardegna, Valle del Lanaittu) - A. Gobetti, A. Cotti, Monica & Fabrizio + speleologi dello Speleo Club Oliena (Mario, Pietro, Maurizio, Armando, Flavio, Fabrizio, Alehandra): nella zona oltre il salone Piredda, sopra una risalita, trovate due piccole condotte tuttora da esplorare. In un'altra zona, sempre oltre il salone Piredda, fermi su un pozzetto. Le buone notizie arriveranno in seguito dagli amici sardi.
7 gennaio Bossea (Cn) - I. Cicconetti, P. Fausone, S. Capello, B. Vigna, A. Ubertino. Zona Paradiso: allargata strettoia seguendo un arrivo d'acqua senz'aria e percorsi venti metri di condotta concrezionata. Quindi altra strettoia allargata e termine in una sala con arrivo in alto.
14 gennaio Bossea (Cn) - I. Cicconetti, P. Fausone, S. Capello, B. Vigna, M. Ingranata, N. Milanese, C. Giovannozzi, D. Calcagno (GSG): "lavorato" una condotta in Zona Paradiso sopra il laboratorio in frana concrezionata (con poca aria). Senza risultato.
20 gennaio Milano - Riunione Commissione Speleosub. A. Eusebio, R. Jarre
21 gennaio Grotta di Moline (Vicoforte CN) - B. Vigna - Scavo nel cunicolo finale di una piccola grotticella con sviluppo di circa 30 metri, ostruita da fango e ciottoli.
26-27 gennaio Capanna Saracco-Volante - I. Cicconetti, P. Fausone, S. Capello, N. Milanese, D. Coppola, D. Calcagno (GSG): tentativo di ingresso in Piaggia Bella finito in svacco.
27 gennaio Zona di Moline (Vicoforte CN) - B. Vigna - Battuta nell'area sulla sinistra orografica del T. Corsaglia presso l'abitato di Moline. Trovata una grotticella chiusa, dopo 5 metri, da concrezioni
3 febbraio Upega - B. Vigna, U. Lovera, P. Terranova, D. Calcagno (GSG), M. Ingranata, C. Giovannozzi: battuta nelle "vergini" zone prossime alla Porta del Sole (Gola delle Fascette). Visto con il binocolo buco interessante sulla verticale delle Vene.
10 febbraio Grotta Ciumera (c.d.d.) (Cantalupa - Torino) - G. Villa, A. Gaydou: eseguito il rilevo della cavità.
10 febbraio Zona Vene-Garbo Del Manco - C. Banzato, U. Lovera, F. Belmonte, S. Capello, N. Milanese, B. Vigna, P. Fausone, G. Capello, Zeus: effettuata risalita per raggiungere buco in parete (ma era un buco?). Tutto chiuso. Visti alcuni buchi prossimi al passo del Lagaré.
13 febbraio Grotta Roca D'i Bandì (Rorà, Val Pellice) - A. Gaydou: eseguito rilievo.
20 febbraio Balma d'le Pernis (Rorà, Val Pellice) - A. Gaydou: eseguito rilievo.
25 febbraio Zona Alma (Frabosa Sottana) B. Vigna - Battuta sulla dorsale in destra orografica del T. Maudagna. Vista una grotticella con sviluppo di circa 30 metri, percorsa da un piccolo torrente chiusa da concrezioni, ma con leggera corrente d'aria (da rivedere).
4 marzo Arma della Pollera (Liguria) - Uscita del 44° Corso di Speleologia.
10 marzo Salone della Subacquea EUDI (Bologna) Commissione Speleosub CNSAS - A. Eusebio, R. Jarre.
18 marzo Grotta di Rio Martino (Valle Po - CN) - Uscita del 44° Corso di Speleologia.
1 aprile Garb dell'Omo inferiore - Esercitazione CNSAS.
5 aprile Roccia Gheisa (Val Pellice) - A. Gaydou: eseguito rilievo.
8 aprile Palestra di roccia in Val Susa - Uscita del 44 ° Corso di Speleologia.
8 aprile Zona Mussiglione (Colla di Casotto - CN) - M.Pastorini, B. Vigna - Battuta nella zona del
buco scoperto in primavera e presso le sorgenti. Da rivedere.
11 aprile Zona Chiusetta (Marguareis - CN) - U. Lovera, Donda, B. Vigna - Battuta sul versante del M. Ferà e settore Dorso di Mucca. Visto con il binocolo alcuni buchetti interessanti.
14 e 17 aprile Zona Colme (M. Mongioie - CN) B. Vigna e amici - Battuta sulla dorsale delle Colme senza trovare nulla di nuovo. Visto due buchi soffianti da aprire nella conca sottostante.
12 aprile Barma dar Loup - G. Villa, A. Gaydou: eseguito rilievo.
22 aprile Garbo della Donna Selvaggia (Valdinferno - CN) - Uscita del 44° Corso di Speleologia.
23 aprile Grotta Di Rocca Finestre (Luserna S. Giovanni, Val Pellice) - A. Gaydou: eseguito rilievo.
27 aprile - 1 maggio Ardèche (Francia) Stage speleologico del 44° Corso di Speleologia.
27 aprile - 1 maggio Grotte di Sa Oche e di Su Cologone (Sardegna). Immersione nei laghi e sifoni a fini cinematografici con Commissione Speleosub CNSAS - A. Eusebio, R. Jarre.
29 aprile Pis del Pesio (Valle Pesio - CN) B. Vigna, M. Pastorini - Battuta nella zona laterale al Pis. Visto con binocolo due condotte in parete da raggiungere.
6 maggio Garbo delle Berte (Ormea) - G. Carrieri, B. Vigna, S. Capello, U. Lovera, N. Milanese, I. Cicconetti, D. Calcagno (GSG): rivisitazione della cavità con alcune prospettive.
Pasqua 2001 Piaggia Bella - N. Milanese, E. Pasteris, F. Vacchiano, M. Di Palma, N. Tartamella, Leonardo, Thierry, F. Cuccu, A. Ubertino, R. Dondana, M. Marovino (GSBi), Deborah (GSI), F. Faggion e Davide (GSAM): iniziato il lavoro di disostruzione al sifone del Solai; rilevato Khyber Pass dal bivio "Ciao Topone" ai "Rami di Zel"; fotografie in PB.
20 maggio Grotta della Mutera (Val Corsaglia - CN) Uscita del 44° Corso di Speleologia.
27 maggio Grotta degli Orsi (Colla Termini) - G. Villa, F. Maina, G. Arduino: rivisitazione della cavità per controllare la situazione dei reperti di orso. Non sembra che siano stati danneggiati i reperti, risalenti al Bronzo finale. Fatte foto e rilievo e comunicazione alla Soprintendenza Archeologica.
27 maggio Piaggia Bella (Zona Solai) - G. Carrieri, S. Filonzi, N. Milanese, M. Campajola, U. Lovera, D. Calcagno (GSG): lavori di disostruzione al solito sifone.
9-10 giugno Piaggia Bella (Zona Solai) - P. Fausone, N. Milanese, I. Cicconetti, D. Coppola, S. Capello, Umberto, Felice, Philippe: lavori al sifone del Solai, interrotti per i fumi; battuta su Pian Ballaur e discesa di buco presso il sentiero di Colle dei Signori (chiuso).
16-17 giugno Convegno Regionale a Garessio - Saracenia 2001.
23-24 giugno Piaggia Bella (Zona Solai) - N. Milanese, S. Filonzi, Luisa, Stefano, U. Lovera, R. Pozzo, G. Perego: ancora due squadre di forzati ai lavori di disostruzione; innescato il sifone.
23-24 giugno Piaggia Bella (Zona Khyber Pass) - S. Capello, P. Fausone, I. Cicconetti. Kpass completamente asciutto; scesi e controllati minuziosamente i pozzi ritrovando l'aria sul fondo che risale in corrispondenza di un camino (con terrazzo promettente a circa 10 m); verso valle prosegue in interstrato.

Il 44° Corso
Ube Lovera
Corso: siamo arrivati a 44 ed eccomi a piovervi in testa la solita relazione lungamente palleggiata tra i direttori. Vi posso dire che era identico a tutti gli altri, nei modi e nei risultati. Tra le varie collaudate alternative quest'anno si è puntato su un programma vario per dare un quadro eterogeneo delle cose che possono succedere sotto terra. Di conseguenza ecco tornare l'uscita di speleologia urbana, la lezione di antropologia ipogea e, per la prima volta, una lezione di speleosubacquea, il tutto a discapito della specializzazione e delle lezioni sul carsismo. Per il resto la terna di direttori (Belmonte, Lovera, Milanese) ha prodotto un corso sull'onda della più bieca tradizione: due parti separate, solito stage in Francia, solite grotte nella prima parte (le uniche possibili). Scelta proletaria invece per la pubblicità: manifesti belli e volantini fotocopiati per contenere i costi.
Le note di colore vengono invece dai fattori esterni: lo stage in Provenza è stato arricchito dal saccheggio della macchina di Zeus che ha fruttato agli scassinatori un bottino di alcuni milioni in contanti e materiali. Possano servire a curare le malattie veneree delle loro mamme.
Buone nuove invece dal fronte interno, a riprova che un ambiente rilassato e collaborativo produce un'attiva partecipazione di istruttori e accompagnatori, presenti ad ogni uscita in numero anche superiore al necessario.
I risultati? I soliti. Un numero di iscritti, diciassette, medio-basso, un interesse medio, che ha portato cinque o sei persone a frequentare gli abissi anche dopo la fine del corso. Di qui uscirà, forse, qualche creatura abissale.
Sicuramente in futuro dovranno essere presi degli accorgimenti per incrementare il numero degli iscritti, che negli ultimi anni si è ridotto drasticamente: il "Progetto Squola" descritto in altre parti del bollettino va in questa direzione, ma darà risultati in tempi lunghi.
È peraltro curioso che in un bacino di circa tre milioni di abitanti (la provincia di Torino) siano interessati alla speleologia solo una quindicina di persone (due provenivano rispettivamente da Alessandria e Biella).
Sull'immediato potremo iniziare a chiederci se lo spostamento del corso alla stagione autunnale non potrebbe portare maggiori afflussi o se non sarebbe il caso di coordinare la scelta del periodo con gli altri gruppi. Tre corsi in contemporanea a pochi chilometri di distanza mi sembrano un inutile spreco delle nostre poche energie.

In conclusione ecco il consueto elenco degli allievi iscritti al 44esimo corso. Fatene buon uso.
|
ANTICO Raffaele |
Str.Lanzo 138/b |
0379/8417182 |
|
BARATTIA Carlo |
c. Caio Plinio 58 TO |
011/610367 |
|
BARATTIA Elena |
c. Caio Plinio 58 TO |
011/610367 |
|
BISSACCO Luca |
v.Reni 89 TO |
011/3092866 |
|
CARESIO Walter |
c.so Torino 141 |
0124/28630 |
|
FILONZI Sara |
via Torino 110/c Settimo T.se |
011/8984965 |
|
GIUDICI Roberto |
c. Cosenza 40 TO |
011/930747 |
|
MINOLA Roberta |
via Vespucci 9 TO |
011/591581 |
|
MUSIARI Luisa |
via Carso 20 Biella |
015/351065 |
|
PATANIA MISURACA Antonino |
fraz.Ghioni 41 |
0173/971363 |
|
PEREGO Gianna |
v.Peano 3 TO |
011/500191 |
|
PIRAS Felice |
via Duomo 22 Alessandria |
0131/387744 |
|
ROBELIN Thierry |
via Davico 28 Pinerolo |
0121/75392 |
|
RODIGHIERO Lorenzo |
via S.Anselmo 36 TO |
0347/3695711 |
|
SORIO Paolo |
via Regis 19 TO |
011/8172358 |
|
STRIPPOLI Stefano |
via Carrera 130 TO |
011 /7793919 |
|
TARTAMELLA Nagi |
via Oslavia 46 |
0347/7689592 |
Come ci vedono...
ovvero l'articolo degli allievi sul corso
Ci è stato chiesto di redigere un articolo sulla nostra esperienza da allievi al corso di speleologia febbraio-maggio 2001. Per paura di cadere nel romanzesco e distorcere così le nostre reali impressioni abbiamo preferito trascrivere direttamente stralci di dialoghi avvenuti in quel periodo e riguardanti "argomenti-speleo".
Per capire meglio le vicende proponiamo qui uno specchietto riassuntivo dei personaggi.
ISTRUTTORI e/o SPELEOLOGI: Ube, Nicola, Alice, Cesco, Paolo, Saretta, Tierra, Giampiero, Marilia, Cagnotto, Zeus, Ico, Alby
ALLIEVI: Thienri, Gianna, Luisa, Stefano, Sara, Felice
PRIMO ATTO
facoltà di geologia: ore 11.00
Luisa: Ciao Stefanone, da quanto tempo non ci si vede, che t'è successo?
Stefano: No, niente, è che la tipa mi ha lasciato e sono un po' chiuso, ku cazz'è 'sto foglio?
Sara: È per un corso di speleologia, io e Luisa stavamo pensando di iscriverci.
Stefano: OK, ci sto, vengo anch'io.
SECONDO ATTO
Galleria subalpina: 23 febbraio ore 21.15
Luisa: Dov'è Stefano
Sara: Almeno oggi poteva arrivare puntuale
Stefano: Ehilà, cià dove si va?
Sara: Credo che si vada sul balconcino della galleria
Luisa: Figo, ho sempre immaginato di stare qua sopra e sputare in testa a quelli sotto... ma a cosa serviva in realtà?
Stefano: Vedi, il re e la regina salivano insieme dalla scala, poi andavano uno da un lato, una dall'altro e quando si ritrovavano ci davano di brutto!
Luisa: Sei proprio una bestia!
Donna-speleo: Se volete potete entrare...
Sara: Mamma mia hai visto che gente, direttamente dai monti.
Galleria subalgina: 2 marzo ore 21.50
Luisa: Cazzo siamo già in ritardo per la prima lezione.
Tierra: Salve a tutti, sono Pierangelo Terranova, insegno storia della speleologia all'università della terza età...
Sara: Pss, pss... che figata, chiediamo quando sono le lezioni così poi andiamo a seguirle
Luisa: Rrrrrr...(verso del russare)
Stefano: Ma dove sono capitato, una dorme e l'altra è sveglia ma è come se dormisse
TERZO ATTO
Macchinette del caffè, facoltà di Geologia ore 11.00
Sara: Stefano, ma tu non hai lezione adesso?
Stefano: Sì, ma il Calle (per esteso Callegari, noto professore di petrografia all'università di geologia) mi chiude a bestia; allora 'sto articolo lo scriviamo o no?
Luisa: Il tempo di un caffè...
Stefano: Anche per me, grazie.
Luisa: Lo vuoi capire o no che sia per gli esami non dati sia per questa storia della speleologia mio padre mi ha tolto dal 740 e non posso più continuare a mantenere voi due.
Stefano: Dammi anche una siga già che ci sei!
Aula studio, facoltà di Geologia
Sara: Possiamo scrivere qualcosa sulle lezioni del corso.
Stefano: Sì, ad esempio che tu confondi le foreste con i mari o che questa ogni volta s'abbiocca. Caspita quella è stata l'unica volta che ho visto Ube disperato, normalmente è la calma personificata, lui che mi sembra un capo tribù che veglia sui suoi seguaci, è incredibile come quell'uomo non chieda mai niente eppure sa tutti i pettegolezzi del momento.
Luisa: Almeno io non mi sono fatta la figura di trovarmi in una strettoia e dire "Né scendere, né salire, né scendere, né salire"
Sara: Luisa ti conviene stare zitta, quella volta della Pollera se non ricordo male tu ti sei portata in grotta lo yogurt e vuoi proprio che ti ricordi come è andata a finire? La tua merenda è scoppiata nel sacco e il poveraccio che si è ritrovato a pulirla ti ha bestemmiato dietro non so per quanto tempo.
Luisa: Non è stata colpa mia se nessuno mi ha illuminato sul cibo di grotta, e poi Sara proprio tu parli, che ti sei fatta imprestare l'imbrago dieci volte più piccolo di te.
Sara: Che ne sapevo io che Alby è un fantasma invece di un essere umano in carne e ossa.
Stefano: Adesso basta, se andiamo avanti così non concludiamo nulla, vediamo un po' le nostre impressioni sulla nostra prima volta in grotta.
Luisa: Spettacolo, una delle esperienze più belle della mia vita... era tutto così nuovo: il buio, l'umidità, l'odore del carburo, sembrava un altro mondo.
Sara: Io sono ancora allucinata dal ricordo di quando sono caduta nel fango appena uscita dalla macchina, Ehi, miss "Nicola, aiuto, non ci arrivo, ho le gambe troppo corte"
Stefano: Proprio a lui lo dicevi, capito a Nicola, in gruppo meglio conosciuto come "il nano"
Luisa: Intanto sembrava uno stambecco. Andiamo avanti, scriviamo qualcosa sullo stage.
Stefano: Sì, tipo che qualcuno ha scarburato in acqua (non ricordiamo il suo nome di battesimo, voi durante il corso lo avete soprannominato l'ambecille, si legge ambesill) o che qualcun altro ha cominciato a piangere alla base di un pozzo senza nemmeno essersi attaccato alla corda.
Sara: Non vorrei dire, ma c'è anche chi, sempre su quel pozzo, aveva paura di fondere la corda con il discensore e non appena ha visto il coniglio (cambio) nel vuoto gli è sembrato di toccare il paradiso.
Stefano: Io eviterei di scriverle queste cose signorina "non mi allongio tanto so volare!", giusto per non apparire il corso più disastrato degli ultimi vent'anni.
Luisa: Dai che c'è Gianna che ci salva, dallo stage ormai lei arma e disarma.
Sara: secondo voi dovremmo accennare al vetro spaccato della macchina di Zeus o al completo derubamento di Thienri (non sappiamo come si scrive) (l'episodio si riferisce ad un atto di vandalismo francese durante lo stage)
Stefano: Povero Thienri, lasciare la macchina in mano a Ico che non ha fatto altro che bere tutto il giorno prima di mettersi alla guida continuando a fare soste anche durante il viaggio.
Sara: E degli istruttori diciamo qualcosa?
Luisa: Con noi sono stati dei santi, sono stati talmente bravi che non sarebbe carino ricordare la "banale fretta" di Giampiero, il quale mi fa venire gli incubi la notte.
Stefano: Hai ragione, magari il Tierra se la prende se raccontiamo in giro che appena iniziato i suoi istruttori gli avevano caldamente sconsigliato di continuare appioppandogli una insufficienza.
Luisa: Secondo voi Cesco vuole che parliamo delle sue cinture?
Sara: E Alice se la prende se scriviamo che è un po' nervosetta?
Luisa: Beh però le tre marce su cui viaggia Cagnotto potremmo scriverle: pian, più pian, ferm (non sappiamo il piemontese data la nostra origine "terronica").
Stefano: Certo che in quest'articolo abbiamo scritto un sacco di cazzate, è meglio concludere qui.
Luisa: Sì, scriviamo solo che ci siamo esaltati un casino e che abbiamo deciso di fondare la sezione Moho all'interno del gruppo con Felice come capo supremo (il futuro dio della speleologia) e con Gianna che arma e disarma.
Sara: Direi di coinvolgere anche Saretta che è la più veloce a salvare un uomo svenuto sulla corda, non si sa mai potremmo averne bisogno (questa frase è seguita da corna e toccatine ai gioielli).
Stefano: OK, adesso firmiamo. Stefano, Luisa, Sara
Sara: E perché? Sta meglio Sara, Stefano, Luisa
Luisa: Ma quanto sei bella, non c'è dubbio la firma vincente è Luisa, Sara, Stefano...
La futura sezione Moho

Scavare P.B. (Per Bene)
Athos (Diego Calcagno)
Con l'avvio dei lavori di scavo per la linea 1 della
metropolitana, i torinesi possono iniziare a sperare
in un rapido collegamento tra la periferia e il centro...
Da "La Stampa", cronaca di Torino e Provincia
Prologo
Lungi dall'essere un dotto saggio sugli abissi o una bibliografia ragionata (questo e quella esistono già, leggeteveli, che di sicuro sono nella biblioteca!), accenno due righe su cosa ha causato ciò di cui state per leggere.
L'abisso Solai ha fama (pare meritata, ma al momento non ho ancora avuto l'occasione - e forse non la cerco neanche! - di verificare) di grotta selettiva, causa la sua antipatia per gli ambienti larghi e, anzi, la sua predilezione per fratture perfide e strettoie da breviario; la maggior parte delle quali su pozzo, quando non compongono il pozzo... Però... attrae gli speleo per quei begli ambienti a -200 circa, che - ancor più delle cronache dell'effettivo scavo/giunzione durante il campo "Operazione PB '75" - ti ricordano di essere nel complesso di Piaggia Bella. A poca distanza da questi posti (poca sulla carta, a sentire chi c'è stato, metri molto lunghi!), gli spettacolari ambienti di P.B. si sviluppano in varie direzioni: se dalla Carsena te ne arrivi alle Suicide e, prima della Confluenza, ti arrampichi sulla sinistra, te ne vai per regioni freatiche che, ad un certo punto, si riducono ad uno stretto passaggio: ti ci infili, subito carponi, poi strisci, poi ti stappi da una svolta a 90° a destra, e tiri il fiato in una saletta, ma... Nuovamente passaggino e saletta con quello che ora è un sifonetto, ma che se potessi passare scopriresti l'inizio di un meandro in grado di farti desiderare di aver avuto un attacco di anoressia, durante i pasti dell'ultima settimana! Notizie di seconda mano, è vero, ma il fatto che ci siano state 3-4 persone dal 1975 dà una certa attendibilità alle voci...
Piaggia Bella verso il Solai - Gallerie poco prima del condottino (foto D. Calcagno)
Il progetto Marguareis Sud, decretò così che, essendoci la possibilità di trovare dalla Garçonnière un cañon parallelo a Filologa o un passaggio per l'Oltre-Dorso-Di-Mucca, si sarebbe dovuto mandare a lavorarci manodopera, oltre che effettuare una colorazione per capire se l'acqua si diriga in Filologa o, avvalorando le ipotesi, se ne fugga chissà dove.
Vista la mole dell'opera, prese piede l'idea che oltre ai pochi "strafighissimi", la manodopera avrebbe dovuto essere a basso costo (=speleo di base), e ponderato che non tutti gli speleo sono disposti a sottoporsi a devastanti diete e stressanti allenamenti, si decise di allargare il passaggio da P.B., ed ecco dove ci porta la storia...
Articolo
Di seguito, il rapporto sulla collaborazione, nell'ambito del Progetto Marguareis, fornita dal GSG nello scavo... Seeeee, buonanotte! La verità è che, per alcune domeniche, mi son divertito ad andare a scavare il passaggio di collegamento tra P.B. e Solai, in compagnia dei soliti noti e di qualche viso nuovo! Allora, dato che anche il Badinaus nel suo libro su PB lascia intendere che la speleologia, più che delle grotte, parla degli speleologi in grotta, parliamo delle squadre che si sono susseguite e di cosa hanno fatto (e così riesco a far pubblicare qualche mia foto)!
Uscita del 27-28 gennaio: incontro al Magazen il Fauso e RastaDieg, che, tra una bottiglia e l'altra, riescono a portarmi incolume a Carnino. La neve c'è ma non dà fastidio, finché sotto le Mastrelle, al calar delle tenebre, partiamo all'inseguimento delle tracce lasciate da chi era salito al mattino (Nikola, Saretta e Aigor). Pensiamo di trovarle (falso) e ci inerpichiamo per pendii e canaloni, compiendo il giro dei posti-più-schifosi-dove-passare sotto la zona S, ovviamente senza ramponi...
In qualche modo (grazie, Visconte!) raggiungiamo l'Arma delle Mastrelle e qui i due compari danno prova di suole-a-ventosa, salendo il dosso ghiacciato fino a Pian Solai senza ausilio dei ramponi, che invece metterò più volte, prima di giungere alla Capanna, non senza due righe di adrenalina su un passaggio di ghiaccio a prova di proiettile (ma gli altri come han fatto???)! Alla Saracco sorprendiamo la prima squadra placidamente addormentata, la quale adduce come scusa il fatto che l'ingresso della Carsena sembra occluso dalla neve!!! Poiché la notte non permette una vera e propria valutazione della possibilità o meno di scendere in PB, si decide di rimandare all'indomani l'assalto in massa. All'alba, infatti, ben due persone (Igor e Saretta) si alzano volenterosi, ma è già chiaro come finirà la giornata: complice il tappo di neve e un seracco pensile nell'unico punto forse aperto della Carsena, le sacche vengono trasformate in snowboard, mentre Diego, che la tavola se l'è portata su davvero, dà spettacolo cercando di star dritto sulla neve ghiacciata. La Capanna viene setacciata alla ricerca di cose da trasformare in slitta, tra cui pannelli, panche e... sgabelli! Gran volata finale dalla Capanna a Pian Cardone in quattro dentro un tendone (che, abbandonato per il pranzo e con la complicità del vento, prenderà il volo sulle Alpi Marittime per destinazione tuttora ignota...).
Il 17 febbraio, armati di fiducia e speranza e incuranti delle funeste "profezie" di Sciandra (incontrato alle Fascette), saliamo Aziz e io, giusto in tempo per prenderci una bufera in cima al Passo delle Mastrelle ed ivi incontrare tre fuggiaschi dalla Capanna: dalla neve spuntano le sagome di Donda, Nikola e Saretta. Conseguente discesa e fuga in birreria.
Punta del 26-27 maggio: questa volta si sale alla Capanna in due gruppi: i "jet delle Alpi" Carrieri e Ube con Marilia, seguiti a passo più tranquillo dall'ispirato Nikola, Athos il chiacchierone e Sara, allieva dell'ultimo corso, nella sua prima salita delle
Mastrelle. arrivata a metà, esclamerà con un fil di voce: "Ma come è possibile che io sono quasi morta mentre uno canta allegro e l'altro spara cavolate a getto continuo!!!" A voi il facile compito di capire quale dei due sparava cavolate...
Siccome la Carsena ha ancora molta neve e ghiaccio, si entra dal Buco delle Radio, percorrendo questo ramo dove il movimento non manca - quello delle pietre, naturalmente! - per continuare con Nik che tiene un ritmo da centometrista (che fosse in gara col Carriè?), fino alla zona di lavoro; montata la tendina, ci si mette all'opera, con Nikola e Athos che si buttano entusiasti nella disostruzione, talmente entusiasti che il torinese tenterà di immolarsi suggerendo di continuare a manzare con lui dall'altra parte della strettoia... Nel mentre Ube e Giampy, più costruttivi, si cimentano nella realizzazione, nell'ordine: di un canale di scolo e piazzola di lavoro nella prima parte del cunicolo, poi demoliscono una crosta concrezionale e convogliano tutta l'acqua in apposita trincea connessa col canale di cui sopra, poi anche loro fanno la loro bella parte di disostruzione ... Alla corretta sistemazione dei detriti pensano Marilia e Sarona. Il risultato è che la prima parte del cunicolo, prima "fastidiosa", ora appare come un tranquillo e poco umido passaggio; rimane ora da lavorare al sifone. L'uscita è occasione di riprovevoli scherzi e vessazioni nei miei confronti, causa alcune mie battute "di troppo", poi Sara "Filli" viene mandata avanti con l'obiettivo di farle imparare la strada. Fuori è una bella giornata, ore 7, e mentre gli altri filano a letto dopo un frugale pasto, Ube legge e io vado fino al Colle del Pas a rimirare la situazione neve in Biecai... Il pranzo di fronte alla Capanna sarà l'occasione per tutti di cuocersi per bene al sole. Un temerario quanto curioso escursionista, sedutosi al Colle del Pas, si metterà a osservarci col binocolo, ma Carrieri, inspirando profondamente e urlando un poderoso "La follia vien per gradiiii... E tu sei l'ultimo!" lo farà scappare, come tutte le altre forme di vita nel raggio di 500 metri, penso.
Il condottino dopo i lavori (foto D. Calcagno)
Punta del 30 giugno: io non ci sono (lavoro), ma da Giavenoland arriva Aziz, che sale con Nikola, Ube, Saretta, Marilia e Giampiero; i lavori proseguono, ma di tutta l'esperien-
za, ciò che più ricorderà il nostro è la sudata dovuta al jetGiamp, curioso fenomeno simile al jetlegh, per cui risenti del divario tra il tempo che ci avresti messo ad arrivare al Solai e quello che effettivamente hai impiegato per star dietro a Carrieri. Infatti, durante la formazione delle squadre era stato proposto di andare con lui all'ignaro Aziz, che aveva accettato senza sapere delle sue abitudini corsaiole.
Punta del 7-8 luglio: nonostante una partenza ritardata per vari motivi (tra cui i miei scarponi dimenticati a casa...), fa rotta alla volta del Colle dei Signori un gruppo variegato: Cinzia, Ube, Saretta, Max, Sara, Mecu e il qui scrivente. Raggiungiamo la Capanna per salutare la prima squadra - Nik, Sarona "Filli", Stefano, Luisa, Loco e Teresa - che entra e a cui diamo il cambio ben prima dell'alba. Stavolta trovo molti cambiamenti, e il passaggio sul sifone è stato ben allargato con un lavoro graduale e regolare. Ci si mette all'opera, per smettere prima del previsto a causa delle batterie traditrici. Si abbandona il lavoro comunque soddisfatti, ma consci che lo scavo sarà ancora lungo. Stavolta tocca, alternativamente, ad Athos e Saretta indovinare la strada per l'uscita, con Ube e Mecu osservatori sornioni. Il ritorno alle auto vede il sentiero affollato come da una processione che, per la presenza di Sara, Sarona e Saretta, potremmo definire "delle tre grazie". Al colle, mentre la luce assume tonalità che annunciano il crepuscolo, incontriamo gli speleosoccorritori liguri di ritorno dall'esercitazione all'"Ombelico", fra cui non manca di farsi notare l'onnipresente spezzino GGGGiulio (con tanto di Defender carico all'inverosimile), il savonese Enrikémon e la coppia imperio/biellese Donda (pure lui della partita) e Debburi. Il Marguareis si conferma terra in cui trovarsi e divertirsi - pur con tutte le regole del "risiko della speleologia" -, crocevia di tribù in cui però il singolo può scegliere se "combattere" o imboccare la via del divertimento e della collaborazione!
Epilogo?
Com'è finita? Non è ancora finita, ma per adesso, il passaggio ha testardamente dimostrato di non volersi concedere con facilità, allagandosi tutte le volte che cadono due gocce e rendendo assai "umide" le prosecuzioni dei lavori. Ma, si sa, gli speleo hanno la testa dura quasi quanto il calcare contro cui la sbattono periodicamente (da qui una certa insanità mentale che caratterizza la categoria?), perciò non si può ancora pronunciare la parola FINE.
Attori in ordine di apparizione: Fauso = Paolo Fausone, RastaDieg = Diego Coppola, Nikola - Nik = Nicola Milanese, Saretta = Sara Capello, Aigor = Igor Cicconetti, Carrieri - Giampy - Carriè = Giampiero Carrieri, Aziz = Enrico Salvatico, Ube = Uberto Lovera, Marilia = Marilia Campaiola, Sarona - Filli = Sara Fillonzi, Cinzia = Cinzia Banzato, Max = Massimiliano Ingranata, Sara, Mecu = Domenico Girodo, Stefano, Luisa, Loco = Riccardo Pozzo, Teresa = Teresa Fresu, GGGGiulio = Giulio Maggiali, Enrikémon = Enrico Massa, Donda = Riccardo Dondana, Debburi = Deborah Alterisio
Il punto sulle immersioni al Pis del Pesio
(Massiccio del Marguareis, Certosa di Pesio, Cuneo)
Serge Delaby
Il Pis del Pesio è la risorgenza delle acque drenate dagli abissi della Conca delle Carsene (Marguareis).
Speleosub italiani, francesi e belgi, a partire dai primi anni '80, si immergono più volte nel primo sifone (S1) di questa grotta. Le prime esplorazioni di S1 sono caratterizzate da noiosi contrattempi quali piene, erogatori ghiacciati, ecc. (vedi la rivista "Siphon" n° 11 , pag. 6). Soltanto nel luglio 1997 una piccola squadra del CSARI riesce ad arrivare dall'altra parte del sifone (240m, -42). Superata in arrampicata una cascata di cinque metri, si ferma sul bordo di un altro sifone (S2). L'esplorazione continua...
Nel frattempo, in Conca, gli speleologi piemontesi del GSAM e del GSP sono alla ricerca del collettore delle Carsene. Negli ultimi anni scoprono diversi abissi interessanti (Arrapanui e Parsifal, ma del fiume sotterraneo nessuna traccia. I loro sforzi vengono finalmente premiati nel 1998: gli speleo transalpini giungono sul collettore (oltre il fondo del Cappa) entrando dall'ingresso basso del sistema (il Denver).
Prime immersioni
Nel 1984 il GSAM di Cuneo esplora S1 per circa 50m. I sub si fermano a causa della bassa temperatura dell'acqua (4.5°C). Anni dopo, alcuni speleosub parigini organizzano due spedizioni, l'una nel 1989 e l'altra nel 1990. Le loro immersioni sono descritte nella rivista francese "Siphon". Vi si legge che hanno esplorato S1 per circa 200m, raggiungendo, alla profondità di -40, una galleria allagata che, dopo una cinquantina di metri, risale fino a -30m alla base di un camino, anch'esso allagato.
La prima visita dello CSARI a S1 sifone risale al luglio 1993.
Le immersioni del luglio 1995
Quell'anno lo CSARI organizza una breve spedizione di 4 giorni in Valle Pesio. I problemi del trasporto materiali e le basse temperature dell'acqua della grotta incidono negativamente sull'esito delle esplorazioni che abbiamo in mente di fare.
13/07: Armo della cavità, trasporto bombole (2x10+7L) e piombi fino a S1. Trasporto di una attrezzatura completa da immersione per una persona all'ingresso della grotta.
14/7: Trasporto dell'attrezzatura personale e di una bombola di ricambio da 7L al sifone. Immersione di David che mette una sagola nuova fino a -35 e rileva al ritorno.
15/7: Trasporto dell'attrezzatura personale e di una bombola di ricambio da 7L al
sifone. Immersione di Serge che prosegue la posa della sagola sulla parte alta della galleria. Il punto più basso raggiunto è a -40m. La nuova sagola viene collegata con quella dei Francesi su un masso, a 170 m dall'inizio del sifone e a -30 m di profondità. Da lì parte un camino alto 30 metri che termina a campana, all'aria (non ci sono prosecuzioni) a 205 m dal punto di immersione. Il propagarsi delle bolle d'aria durante l'immersione riduce rapidamente la visibilità a poco meno di un metro, ma non impedisce all'esploratore di notare una finestra, a -4m dal pelo dell'acqua, che dà su una galleria. Durante il ritorno viene sommariamente rilevato il tratto percorso.
Speleosub: Serge Delaby e David Gueulette.
Speleologi: Alex Devries et Florence Kohnen.
Le immersioni del luglio 1997
Seconda spedizione lampo al Pis del Pesio, con mezzi leggeri: siamo in pochi, dormiamo in macchina, e rimaniamo in zona per tre giorni.
David s'immerge per primo e si occupa di rendere sicura la progressione: verifica la sagola e lascia una bombola d'emergenza a -40. Si ferma alla base del camino (fine esplorazioni FFS 89). Serge s'immerge qualche ora più tardi, attrezzato con due bombole da 12L all'inglese e un bombolino ventrale da 10L. La visibilità è pessima. Evidentemente due immersioni nello stesso giorno non sono un'ottima strategia.
In prossimità del limite esplorativo del 1995 la visibilità torna ad essere buona. Una nuova sagola viene collegata a quella lasciata lì due anni prima. Il tratto di galleria allagato si rivela essere lungo 36 m, a -6m di profondità dalla bolla d'aria in cima al camino: poca strada, se si pensa alla quantità di bombole trasportate sin qui!
La galleria sbocca all'aria in una vasca dentro la quale si getta una cascata quasi verticale di 4 metri. Con qualche difficoltà, lo speleosub si disfa del suo equipaggiamento e arrampica la cascata. Qualche metro più in là s'imbatte nello specchio d'acqua del secondo sifone (S2). Ma senza corde sarebbe troppo imprudente superare la cascata portandosi appresso la bombola da 12L. Le esplorazioni riprenderanno con la prossima spedizione (anche se l'aria nelle bombole sarebbe stata più che sufficiente).
Speleosub: Serge Delaby e David Gueulette.
Speleologi: Muriel Verheyden e Thierry Van Den Eyden.
Resoconto della spedizione dell'agosto 1999
Il secondo sifone del Pis, quell'anno, suscita grandi speranze e entusiasmo. Gli speleologi italiani stanno esplorando il collettore del Cappa, il cui sifone terminale dista teoricamente 500 m in linea d'aria da S2. Due speleosub e numerosi portatori giungono in zona. Fanno base in un confortevole rifugio, a Pian delle Gorre, messo a loro disposizione dal Parco Naturale Pesio & Tanaro per agevolare l'attività della spedizione italo belga.
La prima immersione è dedicata ai preparativi della punta al secondo sifone: verifica, pulizia ed eventuale posa di una nuova sagola. Viene lasciata una bombola d'emergenza nel punto più basso di S1. Dal 1997, numerose piene hanno rovinato le sagole via via messe in posto (da Francesi e Belgi), al punto che al termine di questa prima immersione (26/7/1999), soltanto i primi 200 metri sono utilizzabili.
Il secondo sub (27/7/1999) termina il riequipaggiamento del primo sifone, attrezza con corda fissa la cascata e finalmente esplora il secondo sifone, riemergendo all'aria dopo un breve tratto di galleria sommersa. Seguono alcuni metri di galleria asciutta e poi un terzo sifone (S3), che viene percorso per circa 100 m (durata totale: 185 minuti di cui 74' di immersione e 111' di esplorazione post sifone). Sfortunatamente, una serie di temporali blocca per tre giorni ogni tentativo di penetrare nel massiccio. Nell'ultimo giorno di campo viene fatta una terza immersione (durata totale: 150 minuti di cui 53' di immersione e 97' di esplorazione oltresifone). Anche il terzo sifone viene rapidamente lasciato alle spalle: sbocca ai piedi di una grossa frana tenuta insieme dal fango ("trémie argileuse "). Continua...
Partecipanti
CSARI - SCB - Astragale (Bruxelles, Belgique): Sabine Blockmans, Laurent De Clippele, Serge Delaby, Vincent Foret et Benjamin Strijckmans.
G.S. Bolzaneto (Genova, Italia): Carlo Cavallo, Andrea Cavallo, Alessandro Bottani, Marco Repetto, Michela Pasquale, Andrea Salari Sinagra.
Gruppo Speleologico Alpi Marittime (Cuneo, Italia): Ezio Elia e accompagnatori.
Speleo Club Tanaro (Garessio, Italia): Massimo Sciandra e accompagnatori.
Speleometria
La topografia del ramo prima del sifone è stata fatta dal GSAM di Cuneo nel 1989. I rilievi dei sifoni sono stati realizzati sulla sagola. Ogni 10 m è stata presa la misura della direzione con una bussola (precisione ±10°) e un "Aladin" (D Z ±10 cm). I tratti di galleria non allagati sono stati rilevati con gli stessi strumenti usati durante l'immersione. La grotta ha uno sviluppo di circa 1500 m e un dislivello di 90m.
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Galleria |
Lungh. |
Disliv. |
Note |
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Entrata |
1000 |
+2 |
Punto più alto a + 49m, ossia Q = 1500m |
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S1 |
240 |
+2 |
+2 Punto più basso a -45m (-40 dal pelo dell'acqua) ossia Q ~/= 1405m. |
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Cascata |
10 |
+7 |
Misura direzione con errore di ±10°, di stanza e inclinazione stimate |
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S2 |
80 |
+7 |
Punto più basso in immersione a -17m. |
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Galleria tra S2 e S3 |
20 |
+10.5 |
Q ~/= 1460m |
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S3 |
150 |
+10.5 |
Punto più basso in immersione a -17m. |
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Oltre S3 |
50 |
+20 |
Stima ad occhio di Andrea |
Pis del Pesio - Pianta generale e sezione dei sifoni (CSARI)
Attrezzatura
Le immersioni sono state effettuate con mute stagne in neoprene (Poseidon, Swisub). Gli erogatori, Cyclons 300/5000 della "Poseidon" e un modello Abyss della "Mares", erano muniti di un dispositivo antigelo che ha funzionato egregiamente. Gas utilizzati: aria, surox fino al 35% d'ossigeno e ossigeno puro per eventuali decompressioni in uscita da S1 (6, 4 et 2 m). Le battute di rilievo sono state fatte al ritorno utilizzando la sagola metrata (ogni 10 m), un profondimetro e una bussola nautica.

Attrezzatura di Serge nel 1999
Muta Swisub con guanti in neoprene (esclusa la risalita della cascata), bibombola da 10L e bombola ventrale da 10L al 35% di ossigeno, bombolino da 4L di ossigeno puro per decompressione a -4m, 4 lampade montate sul casco, faro da 35W, GAV, 2 svolgisagola, quaderno impermeabile da rilievo, sacchetta d'armo con spit, 10 metri di corda, piombi (11 kg + 2*750gr), erogatore.
La bombola ventrale contenente surox è servita per superare S1 (da 240 a 60 bar, ossia un consumo di 1700 L), il bibombola dorsale 2x10L è stato controllato in S1 (10 bar per bombola) e utilizzato per la punta esplorativa (da 240 a 150 bar).
Attrezzamento dei sifoni
S1: attrezzato nel 1995 con 200 m di sagola, ossia fino alla bolla d'aria in cima al camino allagato. Nel 1997, vengono aggiunti altri 34 m di sagola per attrezzare la galleria d'uscita di S1. I primi 50 metri di cordino sono stati raddoppiati (2 e 3 mm), per la parte restante è stata utilizzata una sagola da 2mm (che andrebbe cambiata nella zona di -40). Attrezzare il tutto con un cavo d'acciaio inox non sarebbe una cattiva idea.
S2/S3 : sagola da 2mm (di Andrea).
Scheda d'armo delle parti non allagate
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Ostacoli |
Corde |
Armo |
Note |
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R 20 |
30m |
Cavo di acciaio in loco |
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CM |
20m |
alla sommità della risalita. Prevedere una corda da 20 supplementare per il traverso e per recuperare i materiali. |
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Lago + C4 |
20m (?) |
2AN, 3 spit |
Corda facoltativa ma consigliata per trasporto materiali. |
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R 4 |
10m |
Risalita, corda consigliata per trasporto materiali. |
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Scivolo |
15m |
Sagola |
Accesso a S1, corda consigliata per trasporto materiali. |
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R: risalita; CM: corrimano; AN: armo naturale. |
Prevedere una sacchetta d'armo con spit |
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Tempi di percorrenza e consumi.
Avvicinamento. Andata: da 30' (senza sacchi) a 60' (carichi). Ritorno: da 20' (scarichi) a 40' (con i sacchi).
Consumo per S1 = 1800 litri di surox 35% andata / ritorno.
Consumo per S2/S3 (durante la punta di Serge) = 1600 litri d'aria.
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Sifone |
Tempo (1) |
Prof. |
Decompressione |
Note |
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S1 (A/R, 1995 - Serge) |
36' |
-40 |
17 |
Esplorazione. Fermi su bolla d'aria, Z1400, K1.16 |
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S1 (Andata, 1997 - Serge) |
17' |
-39.5 |
0 |
Controllo sagola, visibilità media (2), superamento S1. |
|
S1 (Ritorno, 1997 - Serge) |
20' |
-39.5 |
0 |
Fuori dall'acqua (fda). 25', visibilità medio bassa. |
|
S1 (A/R, 1999 - Andrea) |
32' |
-40 |
1 (-6),6 (-4),25 (-2) |
Verifica sagola fino alla bolla d'aria, decompressione a -2 ridotta a 10' (ossigeno). |
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S1 (Andata, Serge) |
18' |
-39.6 |
0 |
Verifica sagola da 200 a 240m. |
|
S2 (Andata, Serge) |
10' |
-16.4 |
0 |
Fda: 1h 19'(spit cascata), esploraz. |
|
S3 (A/R, Serge) |
19' |
-17.2 |
0 |
Fda: 9', esplorazione e rilievo al ritorno. |
|
S2 (Ritorno, Serge) |
7' |
-16.7 |
Fda: 8'. |
|
|
S1 (Ritorno, Serge) |
20' |
-38.5 |
Fda: 15', rilievo da 240 a 200 metri, visibilità media verso -40m |
|
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S1 (Andata, Andrea) |
10' |
-39.0 |
0 |
|
|
S2 (Andata, Andrea) |
2' |
-17.0 |
0 |
Fda: 10' |
|
S3 (Andata, Andrea) |
11' |
-17.0 |
0 |
Fda: 24', esplorazione. |
|
S3 (Ritorno, Andrea) |
9' |
0 |
Fda: 45', rilievo al ritorno |
|
|
S2 (Ritorno, Andrea) |
3' |
0 |
Fda: 5' |
|
|
S1 (Ritorno, Andrea) |
18' |
0 |
Fda: 13' |
|
(1) Escluse le decompressioni (vedi colonna successiva).
(2) La visibilità di S1 diminuisce al passaggio di un sub. A valle del camino, può ridursi a 1,5 m.
Conclusioni
La zona sommersa del Pis del Pesio passa da 240 a 480 metri di sviluppo. Le prossime esplorazioni sono imminenti, in funzione dell'avanzamento degli amici piemontesi all'interno dell'abisso Cappa. Nel 1999 due speleologi sono rimasti bloccati da una piena, a circa -800 m, in una galleria poco sopra il sifone terminale del collettore. Il livello del fiume, in periodo di piena, si alza di parecchi metri. Cosa che non fa presagire niente di buono per quanto riguarda una rapida giunzione Cappa - Pis del Pesio. Vedremo in futuro.
Cavità (minori?...) del Torinese
Giuliano Villa
Di solito quando si recensiscono i buchetti e le grotticelle di una zona, che misurano pochi metri e che sono ai limiti della catastabilità, si parla di cavità minori; "cavità", perché in fondo un poco ci si vergogna a chiamarle grotte, "minori", se rapportate a cavità maggiori evidentemente, però dato che attorno a Torino, con l'eccezione di Pugnetto, non c'è altro, si può tranquillamente tralasciare il comparativo.
Piccole cavità o grotticelle, che dir si voglia, che però in alcuni casi rivestono un certo interesse soprattutto nel campo dell'utilizzazione antropica, quindi anche preistorica; da rileggere sarebbe lo splendido lavoro di un po' di anni fa (1966) di Carla Lanza appunto sugli "Aspetti antropici delle grotte del Piemonte e Valle d'Aosta" che ancora adesso è una miniera di dati per chi va alla ricerca di questi aspetti della speleologia. Ma non solo gli aspetti legati all'antropizzazione destano interesse nello speleologo, c'è tutto il campo della biospeleologia che proprio nei buchetti, spesso in roccia non calcarea, trova un campo di studio importante. A questo proposito è da citare la guida di E. Lana appena pubblicata, sia perché è la dimostrazione dell'importanza delle "grotticelle" e sia perché i numerosi giri e giretti nelle vallate qui vicino sono stati fatti appunto con il prezioso aiuto di "Baboia", interessato alle boie, ma anche agli aspetti di documentazione per il catasto.
Questo primo piccolissimo contributo si riferisce a cavità da noi ritrovate spesso a fatica e rivisitate con lo scopo di completare i dati spesso mancanti o mai pubblicati. In un paio di casi si tratta di buchi nuovi (Ciumera e Grotta del Cinai di Aglieru), in un altro caso la rivisitazione in chiave biospeleologica ha dato risultati emozionanti di tutt'altro genere (le sepolture della Boira d'Arté), in altri casi solo scorticature da rovi. Ho qui tralasciato i dati delle grotticelle della Val Chisone, di cui si sta occupando in maniera veramente lodevole Gaydou, perché saranno oggetto di un prossimo contributo.
La "Sacra" di S. Michele, alle porte della Val di Susa
In un caso (Grotta della Cava di Crosio) un ex allievo del corso di due anni fa (M. Massola) ha scoperto questa strana cavità nel calcare (quindi una vera grotta!) quasi alle porte di Torino, per la precisione a Levone, dentro un panettone di calcare nei pressi di Ciriè e sfruttato fin da epoche antiche, si parla del 1300, per l'estrazione del carbonato di calcio. La grotta, che ha due ingressi, uno naturale, quasi irraggiungibile dall'esterno, data la vegetazione spinosa da jungla ai bordi di una dolinetta, e uno artificiale, un lungo tunnel (70 m.) scavato per l'estrazione del minerale, è ambientata in una cornice quasi irreale; il sentiero che corre lungo un torrente d'improvviso si infila in un arco nella parete di roccia, quasi un passaggio segreto, che dà adito a una sorta di circo-
lo formato da pareti calcaree alte e verticali. Lì la vegetazione è abbondantissima e sembra quasi di essere entrati in un altro mondo, roba da fantascienza in cui ti aspetti di veder comparire animali strani e magari qualche irsuto preistorico armato di clava. All'estremità di questo circolo, l'antica cava esterna, si apre circolare l'ingresso del tunnel lungo che va ad intercettare la grotta.
Sempre nel Canavese, presso Cuorgné, a Salto ci sono la Boira Fusca e la Boira Ciera, grottine ben conosciute e importanti per i ritrovamenti preistorici. Alla fine degli anni '70 erano state fatte alcune campagne di scavo dal Prof. F. Fedele che aveva trovato reperti dell'età del Bronzo. Era stato uno scavo, per quei tempi, innovativo perché aveva coinvolto anche profani del mondo dell'archeologia e per alcuni è stato un po' l'inizio di un interesse maturato poi nel tempo. Le pubblicazioni sono numerose, ma quasi tutte per gli addetti ai lavori. Ho quindi ritenuto di ripubblicare il rilievo delle due grotte, rifatto durante un recente sopralluogo.
La grotta del Cinai di Aglieru (toponimo che significa canalone degli agrifogli), sopra Ala di Stura, consiste in un'unica sala scavata in una lente di calcescisto e presenta un muretto a secco che ne limita l'ampia apertura. È situata in una parete di un ripido vallone dove non ci sono tracce né di sentieri né di terrazzamenti in un posto che attualmente si fa fatica ad immaginare abitato, sia pure sporadicamente. Al momento del ritrovamento non abbiamo notato tracce di frequentazioni recenti. Non sono state trovate tracce neppure di animali, nonostante i tre sopralluoghi effettuati nell'arco di tre anni. La grotta era stata certamente utilizzata in tempi più o meno antichi come riparo, probabilmente da cacciatori e non da pastori, data l'impervietà del luogo non adatto al pascolo, probabilmente neppure nei tempi passati. Non si è riusciti ad avere notizie in loco sulla grotta, probabilmente per l'ubicazione in zona impervia e del tutto al di fuori dei sentieri attualmente frequentati.
Della Boira d'Arte in Val Susa sopra Chianocco si sapeva solo che era stata esplorata e rilevata da G. Gili del Gruppo della Sez. CAI di Pianezza nei primi anni '80 e i dati erano stati pubblicati sul locale bollettino oramai introvabile. Ho ritenuto di ripubblicarne i dati dal momento che è emerso l'interesse preistorico della grotta, grazie al solito Lana con la Dott. Elena Gavetti del Museo di Scienze in cerca di lumache e di baboie. Hanno trovato invece (con grande loro disappunto!) frammenti di ossa umane. La grotta è stata così oggetto di un primo scavo da parte della Soprintendenza Archeologica che ha provveduto a chiuderla in attesa di intraprendere uno scavo sistematico.
Altre grotticelle della bassa Val Susa, già a catasto, erano state esplorate e rilevate sempre da Gili che negli anni ottanta aveva fatto un grosso lavoro di battute ed esplorazioni in tutta la valle. Saranno al più presto oggetto di revisione anche per il possibile interesse antropico.
GROTTICELLA DEL CINAI DI AGLIERU (CANALONE DEGLI AGRIFOGLI)
COMUNE: Ala di Stura (TO) LOCALITÀ: Vallone delle serpi, Chiampernotto
CARTA IGM: Ceres 55 I NE COORDINATE: 32T LR 9022 2145 QUOTA: 1150
SVILUPPO: 31 +? DISLIVELLO: +7.50
LITOTIPO: calcescisto.
NOTE: muretto a secco all'ingresso; rivoletto d'acqua all'interno.
ITINERARIO: da Ala di Stura raggiungere la località Masone. Dal piazzale imboccare il sentiero verso Est, all'inizio mal tracciato, che dopo pochi metri continua con la vecchia mulattiera. Si raggiunge il Belvedere, punto panoramico sulla valle sottostante, quasi sulla verticale della centrale elettrica. Ritornati indietro di 50 metri risalire un ripidissimo canalone, il Cinai di Aglieru, toponimo che non esiste riportato in nessuna carta. Costeggiare la parete di sinistra strapiombante e risalire per una cinquantina di metri. La grotta si apre su questa stessa parete con un ingresso triangolare in parte protetto da un muretto a secco.
DESCRIZIONE: la cavità mostra una chiara conformazione tipica dell'origine tettonica. Sono però presenti tracce di corrosione e di concrezionamento. La cavità, praticamente un'unica sala di crollo, è impostata all'incrocio di due fratture, l'una orientata lungo l'asse N-S e l'altra NW-SE. Il fondo pianeggiante in prossimità dell'ingresso è costituito da fine detrito di origine crioclastica. Date le esigue dimensioni della cavità, la luce penetra in tutta la sala. È stata notata infiltrazione d'acqua in tutte le stagioni nella parte destra della sala.
Grotticella del Cinai di Aglieru (Canalone degli Agrifogli) - rilievo
GROTTA CIUMERA
COMUNE: Cantalupa (TO) LOCALITÀ: Tre Denti
CARTA IGM: Pinasca 67 I NO COORDINATE: 32T LQ 8062 6736 QUOTA: 877
SVILUPPO: 18 DISLIVELLO: +2
LITOTIPO: gneiss e quarzite
NOTE: interesse archeologico
ITINERARIO: lasciata l'auto in località San Martino di Cantalupa, imboccare il sentiero (segnalato) per la cima dei Tre Denti. Quando il vallone sotto i Tre Denti si restringe sensibilmente e su una roccia piatta sul sentiero si notano alcune grosse coppelle, attraversarlo e raggiungere la destra orografica e alla stessa quota percorrere su traccia incerta circa 200 metri. In prossimità della grotta si notano terrazzamenti antichi (muretti a secco) e recenti (di legno, fatti presumibilmente durante la campagna di scavo). I terrazzamenti antichi sono i resti di una rampa che dal fondo del vallone portava alla grotta (in effetti la grotta l'ho ritrovata la prima volta, senza indicazioni, seguendo questa traccia).
DESCRIZIONE: ampio portale con grosso masso con una coppella (dia. 10 cm). Segue sala di crollo con pavimento a detriti crioclastici. Nell'avangrotta caratterizzata da abbondante riempimento di terriccio sono stati effettuati scavi nel 1997 dal Centro Studi e Museo Arte Preistorica di Pinerolo. Segue galleria con lo stesso orientamento che progressivamente si abbassa. Piccola saletta al fondo seguita da corto budello chiuso.
Nota geologica (di A. Gaydou): La cavità, nel gneiss, è impostata su una frattura obliqua (9°) che distingue superiormente strati con struttura a grossi cristalli di quarzo e feldspati intercalati da sottili strati di mica; inferiormente la roccia gneissica presenta struttura più compatta e a grana più fine. L'origine della cavità è tettonica.
NOTE: non è stato possibile reperire ulteriori notizie sugli scavi effettuati nella grotta che non sono per ora stati segnalati neppure nel Bollettino della Soprintendenza Archeologica. Le uniche notizie, infatti, sono apparse su LA STAMPA e su L'ECO DEL CHISONE nella primavera del '97.
Grotta Ciumera - rilievo
GROTTA DELLA CAVA DI CROSIO
COMUNE: Levone (TO) LOCALITÀ: Creazze
CARTA IGM: Barbania 56 IV NE COORDINATE: 32T LR 90502006 QUOTA: 380
SVILUPPO: 55 DISLIVELLO: -1, +15
LITOTIPO: calcare.
NOTE: la grotta è all'interno di una cava di calce. Presenta due ingressi, uno naturale (NE) e uno artificiale (SO).
ITINERARIO: dall'abitato di Levone seguire la strada per le Fornaci fino al termine, poi continuare su sterrato sulla destra fino ad attraversare il ponticello sul torrente Levona. Seguire quindi a sinistra il sentiero pianeggiante che risale il torrente per circa 400 metri fino ad un traforo artificiale nella roccia che immette nell'area di cava all'aperto attualmente abbandonata ed invasa dalla vegetazione. L'imbocco della cavità (artificiale) è di fronte a destra. L'ingresso della grotta è al fondo della galleria artificiale.
DESCRIZIONE: dall'ingresso naturale della grotta (che si affaccia a NE) di grandi dimensioni (m. 3,5x4) si prende a sinistra e, superati due muri di mattoni (resti delle strutture della cava), si entra nella sala maggiore della grotta (m. 15x8 e 8 di altezza) da cui si dipartono tre camini rispettivamente a 5, 7, e 8 metri dal piano della sala. Il primo camino è l'unico attivo in caso di pioggia e prosegue in forte salita per circa m.10. Il camino è sicuramente collegato con l'esterno, ma chiude con blocchi di frana. La sala è in parte occupata dal serbatoio in cemento del locale acquedotto. Durante un sopralluogo successivo (il 16-9-2000, C. Arnò, E. Lana, G. Villa) per osservazioni biologiche e foto è stata notata una colonia di pipistrelli. Uscendo dalla sala poco più avanti sulla destra si apre il secondo ambiente (m. 5x10, 6 di altezza) senza prosecuzioni. Imboccata la galleria artificiale rettilinea, a circa 20 metri dall'ingresso si intercetta la terza sala (m. 3x4, 3 di altezza) da cui parte un piccolo e fangoso cunicolo sdoppiato che chiude in argilla dopo pochi metri.
UTILIZZO: l'estrazione di calce della cava risale al 1300 ed è continuata fino agli inizi del 1900, per cui la morfologia originaria della grotta è stata nel tempo profondamente modificata. L'origine della sala grande è sicuramente da crollo ed è stata successivamente svuotata per il recupero del minerale.
(Il rilievo e la descrizione sono di Marco Massola, Giugno 2000).
Grotta della Cava di Crosio - rilievo
BOIRA D'ARTÈ (1583 PI TO)
COMUNE: Chianocco (TO) LOCALITÀ: Mulé
CARTA IGM: Bussoleno 55 III NE COORDINATE: 32T LR 5665 0179 QUOTA: 770
SVILUPPO: 26 DISLIVELLO: -4
LITOTIPO: gneiss, calcescisto
ITINERARIO: Dalla chiesa di Chianocco imboccare la strada a sinistra con direzione Molé. Percorsi circa 2,5 km in salita, dopo un tratto assai lungo quasi rettilineo, arrestarsi in corrispondenza del primo tornante (a sinistra), quando già si intravedono, dal basso, le prime abitazioni di Molè. La cavità si trova pochi metri proprio sotto al tornante. La si raggiunge (a fatica) seguendo tracce di sentiero che partono sulla sinistra della scarpata, avendo il tornante alle spalle.
DESCRIZIONE: La grotta si è formata per fratturazione della roccia gneissica a contatto con calcescisti. Si tratta quindi essenzialmente di cavità di origine tettonica, anche se in alcuni punti (ad esempio, nei primi metri) risulta abbastanza chiara una morfologia a condotto. A circa venti metri dall'ingresso si restringe diventando impraticabile. Nel corso di un sopralluogo nel Maggio 2000 è stata notata la presenza di ossa umane e di animali in superficie.
NOTE: la grotta è stata chiusa dalla Soprintendenza Archeologica nel 2000 per il recente rinvenimento di resti umani di epoca preistorica.
Boira d'Artè - rilievo
BUCO DELLE META INFERIORE (1578 PI TO)
COMUNE: Borgone di Susa (TO) LOCALITÀ: San Valeriano
CARTA IGM: Condove 55 II NO COORDINATE: 5° 11' 39" 45° 6' 47" QUOTA: 440
SVILUPPO: 31 DISLIVELLO: -8
LITOTIPO: gneiss
ITINERARIO: Dopo l'abitato di san Valeriano, sulla ampia curva a destra descritta dalla statale, notare un sentiero che sale obliquamente su per il monte a partire dalla sede stradale. Lasciare la macchina in una piazzuola ca. 100 m dall'inizio del sentiero e raggiungerlo a piedi.
Il sentiero fa una serie di piccoli tornanti e bisogna superare scalette di pietra costruite su muri di terrazzamento, attraversando orti coltivati e recinti fino a giungere ad un punto in cui quasi si perde tra la vegetazione spontanea (molti rovi). Proseguire verso monte aggirando una pseudo recinzione fino ad intersecare un sentiero ben segnato che arriva dall'alto e da sinistra. Prendere questo nuovo sentiero verso destra e dopo ca. 200 m si arriva ad un gradino di ca. 1 metro che immette in una forra fra massi di frana. Proseguire tra i massi per una decina di m fino a che la parete di sinistra si interrompe bruscamente formando un angolo di ca. 90°. Le grotte delle Meta si trovano ad una decina di metri da questo spigolo, la superiore ben visibile di fronte, mentre alla inferiore (e più lunga) si accede imboccando lo stretto budello di ca. 4 m che si trova alla base del gradino che da adito alla superiore. (E. Lana).
DESCRIZIONE: cavità di origine chiaramente tettonica impostata sulla serie di fratture che hanno dato origine anche al Buco delle Meta superiore e alla Grotta della Testa di Napoleone (1569 Pi TO), situata circa 10 metri più in alto (sopralluogo di E. Lana e G. Villa 24 Giugno 2000).
NOTE: trovati parecchi esemplari di ragni (Meta menardi), da cui il nome assegnato alla grotta. È da identificare, assieme al Buco delle Meta superiore immediatamente soprastante e facente parte dello stesso sistema, con la grotta già catastata come Grotta della Testa di Napoleone 2 (1578 Pi TO)
Grotta delle Meta Inferiore (o Testa di Napoleone 2) - rilievo
BUCO DELLE META SUPERIORE (1578 PI TO)
COMUNE: Borgone di Susa (TO) LOCALITÀ: San Valeriano
CARTA IGM: Condove 55 II NO COORDINATE: 5° 11' 39" 45° 6' 47" QUOTA: 440
SVILUPPO: 10 +? DISLIVELLO: -1
LITOTIPO: gneiss
ITINERARIO: vedi la precedente.
DESCRIZIONE: piccola cavità di origine chiaramente tettonica impostata sulla serie di fratture che hanno dato origine anche al Buco delle Meta inferiore e alla Grotta della Testa di Napoleone (1569 Pi TO), situata circa 10 metri più in alto (sopralluogo di E. Lana e G. Villa 24 Giugno 2000).
NOTE: trovati parecchi esemplari di ragni (Meta menardi), da cui il nome assegnato alla grotta. È da identificare, assieme al Buco delle Meta inferiore immediatamente sottostante e facente parte dello stesso sistema, con la grotta già catastata come Grotta della Testa di Napoleone 2 (1578 Pi TO).
Buco delle Meta Superiore - rilievo
GROTTA BOSIN (1581 Pi TO)
COMUNE: Novaretto (TO) LOCALITÀ: Frazione Calcinera
CARTA IGM: Almese 55 II NE COORDINATE: 5°06'07" 45°07'28" QUOTA: 600
SVILUPPO: 18 (+? ) DISLIVELLO: -3 (+?)
LITOTIPO: gneiss.
ITINERARIO: dalla piazza della Chiesa di Novaretto, si segue la strada a destra della Chiesa stessa. Si raggiunge così la sommità del paese. Si segue poi la mulattiera che in circa 10 minuti raggiunge la frazione Calcinera. Sui muretti a secco lungo il sentiero notare la presenza spontanea di una varietà nana di piante grasse (Opunzie) e sui terrazzamenti coltivazione di olivi. Giunti alla frazione, si osserva, in alto non lontano dalle case, un caratteristico roccione piramidale emergente dal bosco, parzialmente ricoperto da edera. Lo si raggiunge con una certa difficoltà a causa dell'abbondante vegetazione, risalendo direttamente il vallone che dalle case di Calcinera va in direzione del roccione stesso, tenendosi preferibilmente sul lato destro (per chi sale). La grotta si apre sul lato Ovest, più o meno a metà altezza, del roccione.
DESCRIZIONE: la grotta è impostata su un'unica diaclasi orientata in direzione W-E. La fessura, causa un restringimento dovuto ad un masso di crollo, dopo 16 metri non è più percorribile. benché essa prosegua in lieve discesa. Totale assenza di concrezioni. Notata la presenza di ossa di erbivori e di rettili (vipere ?). (Sopralluogo di E. Lana e G. Villa, maggio 2000).
Grotta Bosin - rilievo
BOIRA FUSCA (1573 PI TO)
COMUNE: Cuorgné (TO) LOCALITÀ: Rupe di Salto
CARTA IGM: Cuorgné 42 III SE COORDINATE: 32T LR 9350 2934 QUOTA: 510
SVILUPPO: 18 DISLIVELLO: 0
LITOTIPO: scisti cristallini e calcescisti.
DESCRIZIONE: ingresso triangolare seguito da una sala di m. 10x12 dove sono stati effettuati gli scavi archeologici. Tracce di concrezionamenti alle pareti. Al fondo della sala il pavimento roccioso si avvicina alla volta e si notano radici. Abbondante deposito nella sala che è stato oggetto di scavi in passato clandestini e dal 1977 effettuati dalla Soprintendenza Archeologica.
NOTE: interesse archeologico. Cancello.
Boira Fusca - rilievo
BOIRA CIERA (1574 Pi TO)
COMUNE: Cuorgné (TO) LOCALITÀ: Rupe di Salto
CARTA IGM: Cuorgné 42 III SE COORDINATE: 32T LR 9350 2934 QUOTA: 520
SVILUPPO: 20 DISLIVELLO: + 1
LITOTIPO: scisti cristallini e calcescisti.
DESCRIZIONE: imboccatura ampia (m. 3x2). Si tratta di una galleria che nei due terzi distali ha sezione circolare tipica dei condotti freatici. Si restringe progressivamente. Deposito non abbondante.
NOTE: interesse archeologico.
Boira Ciera - rilievo
Progetto "Dentro il Marguareis"
L'AGSP ha promosso, di intesa con la Regione Piemonte, che finanzia l'iniziativa, una serie di progetti che hanno lo scopo di incentivare, qualificare e promuovere l'attività speleologica della nostra regione.
Il Progetto illustratovi nel seguito è uno dei cinque che attualmente sono attivi e senza dubbio rappresenta quello di taglio più esplorativo su un'area così importante e di così grande impegno.
È quindi con grande orgoglio e con un po' di paura che affrontiamo questo lavoro con la convinzione che tra tre anni avremo uno studio-campione, e che metodologie e procedure acquisite potranno essere applicate con successo su altre aree carsiche.
(Attilio Eusebio)
Premessa
Il massiccio del M. Marguareis è situato nelle Alpi Liguri, al confine tra Francia, Liguria e Piemonte, e rappresenta l'estremità orientale della catena montuosa Argentera-Mercantour.
Questa montagna costituisce una delle zone più importanti e più frequentate nel contesto speleologico italiano ed internazionale.
Si tratta di oltre 60 km² di territorio carsico, mediamente compreso tra i 1000 ed i 2000-2200 m sul livello del mare che, partendo dalla Cima del Ferà, passando per il Colle dei Signori, Punta Marguareis, si estende fino al Passo delle Saline ed alla dorsale del M. Mongioie in alta Val Tanaro.
Sotto questo massiccio montuoso ci sono molti km di gallerie naturali, che si concentrano in particolare nelle grotte che fanno capo al sistema carsico Marguareis - Piaggia Bella - Labassa - Foce.
Il complesso di Piaggia Bella, con oltre 38 km di sviluppo e quasi 1 km di profondità, è la principale cavità del sistema, ma ne esistono molte altre altrettanto interessanti, come Labassa (18 km di sviluppo per oltre 600 m di profondità) che è la naturale continuazione di Piaggia Bella, o il Complesso del Colle dei Signori (5 km di sviluppo per circa 500 m di profondità, che rappresenta l'estremità più occidentale del sistema), e molte altre ancora, tutte potenzialmente collegate tra loro a formare uno dei sistemi carsici più estesi d'Europa.
Le esplorazioni condotte a partire dagli anni '50 da centinaia di speleologi (in particolare Piemontesi, Liguri, Francesi e molti altri provenienti da regioni diverse) hanno portato ad una buona conoscenza sia del carsismo di superficie che di quello profondo ma non hanno ancora portato al coronamento di un grande sogno: unire le principali grotte del sistema e, in particolare, collegare Piaggia Bella con Labassa.
I gruppi speleologici appartenenti all'Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, ed in particolare il Gruppo Speleologico Piemontese, hanno fornito un contributo fondamentale nello sviluppo della conoscenza di questa montagna. Conoscenza che è stata divulgata nel tempo attraverso varie pubblicazioni di settore (bollettini dei gruppi speleologici, periodici delle associazioni speleologiche nazionali, ecc.) mostre, incontri, congressi e specifici libri, pubblicati anche con il contributo della Regione Piemonte. In questo contesto, passati oltre 11 anni dal lavoro che ha portato alla stesura della monografia sul Complesso di Piaggia Bella, è ormai maturo il tempo per riprendere ed ampliare quanto fatto allora.
Gli obiettivi di "Dentro il Marguareis"
Il progetto "Dentro il Marguareis" ambisce sia ad aumentare l'estensione dei complessi carsici presenti sotto il M. Marguareis attraverso nuove esplorazioni, sia a divulgare, in forma organica e fruibile ad un ampio pubblico, le conoscenze acquisite. Per questi motivi "Dentro il Marguareis" è un progetto che si articola su più attività e fasi, così come illustrato nel prossimo capitolo di questa proposta, progetto che si intende sviluppare in un tempo pari a tre anni.
Le attività che formano il progetto
1 - Raccolta della documentazione esistente
La raccolta della documentazione è il primo e fondamentale passo da svolgere in qualunque lavoro che abbia una minima finalità scientifica. Nel nostro caso si tratterà prevalentemente di raccogliere le pubblicazioni specialistiche legate all'argomento (speleologiche, geologiche, ambientali, ecc.) nonché la cartografia tematica (carte topografiche, carte geologiche, i rilievi delle grotte conosciute, ecc.).
2 - Posizionamento topografico delle grotte conosciute
Il secondo passo fondamentale per lo studio del fenomeno carsico sul M. Marguareis è il posizionamento topografico delle grotte conosciute. Questo significa sostanzialmente:
Þ
rilevare con strumenti topografici di precisione gli ingressi cavità;Þ
verificare le parti di grotta topograficamente incerte attraverso nuovi rilievi speleologici.Þ
ridisegnare le mappe speleologiche ed integrarle con la cartografia di superficie;Il posizionamento di specifiche targhette identificative agli imbocchi delle principali cavità potrà costituire un'ulteriore attività collaterale a margine di questa fase.
3 - Studio aerofotogrammetrico
Alcune delle più importanti grotte del M. Marguareis si trovano in parete e pertanto il loro corretto posizionamento nonché la completa comprensione del fenomeno carsico che le ha generate risulta estremamente difficile. In assenza di una buona cartografia che funga da riferimento quindi, "Dentro il Marguareis", tra i vari obiettivi, si prefigge quello di effettuare uno studio fotogrammetrico delle principali pareti che compongono il massiccio montuoso.
Questo lavoro si potrà sviluppare attraverso l'effettuazione di riprese fotografiche da elicottero ed un successivo studio/restituzione cartografica. In particolare le zone che potranno essere oggetto di indagine sono:
Þ
La parete Nord del M. MarguareisÞ
La gola delle Fascette ed il M. FeràÞ
Le pareti Sud di Cima Ballaur4 - L'idrologia sotterranea
Il riconoscimento di un unico sistema carsico per tutte le grotte comprese tra M. Marguareis, Pian Ballaur, Colle dei Signori e la Rocca del Ferà è avvenuto grazie agli studi idrogeologici portati avanti dagli speleologi che hanno operato in queste zone. Oggi abbiamo capito gli aspetti principali del drenaggio sotterraneo ma ci restano molti nodi irrisolti, in particolare: quali sono i limiti geografici del sistema carsico e quali sono le caratteristiche idrogeologiche dei sotto-sistemi in cui è suddiviso.
Per tentare di sciogliere questi nodi, si intenderebbe effettuare alcuni specifici studi:
Þ
misure, rilievi e colorazioni per individuare lo spartiacque sotterraneo Gachè - Masche cioè il limite nord - nord-ovest del sistema;Þ
misure e rilievi degli afflussi dal Sistema del Colle dei Signori e dalla così detta "zona D" verso Labassa.5 - Esplorazione all'interno del massiccio
Piaggia Bella e Labassa appartengono allo stesso sistema carsico ma nonostante le numerose ricerche, ad oggi non si conosce nessun passaggio transitabile che unisca queste due cavità: se congiunte, andrebbero a costituire la più lunga e profonda grotta d'Italia.
La possibilità di collegare Piaggia Bella con Labassa verrà dunque cercata:
Þ
attraverso una via aerea (dal Buco delle Mastrelle e dal 2° ingresso di Labassa);Þ
attraverso una via subacquea (dal sifone a monte di Labassa)Esistono poi numerosi altri punti incogniti nelle diverse grotte che formano il sistema il cui studio potrebbe portare alla soluzione di numerose incognite. Tra questi citiamo:
Þ
la zona dell'ipotetico 3° collettore (dall'intersezione Piaggia Bella - Solai);Þ
la zona dello spartiacque sotterraneo Valle Tanaro - Valle Ellero;Þ
le regioni più profonde di Labassa, verso la risorgente della Foce;Þ
le regioni più profonde del Complesso del Colle dei Signori, verso Labassa.6 - Un campo speleologico sotterraneo
L'esperienza di più giorni passati sotto terra, in un luogo dove non sorge mai il sole e quindi non esistono riferimenti temporali, oltre ad essere eccitante per chi l'ha compiuta ha fornito interessantissime informazioni sulla biologia umana fin dagli anni sessanta, quando si realizzarono, proprio in una grotta del Marguareis, le prime esperienze di questo tipo.
Da allora in questo campo è stato fatto molto e per approfondire gli studi sul comportamento dell'uomo in assenza di riferimenti temporali non è più necessario utilizzare le grotte.
Nel 1975 all'interno di Piaggia Bella è stato effettuato un campo speleologico sotterraneo di più giorni principalmente finalizzato all'esplorazione di regioni allora sconosciute.
Nell'ambito di "Dentro il Marguareis" ha preso corpo l'idea di effettuare, ad oltre 25 anni dal primo, un secondo campo sotterraneo ancora all'interno di Piaggia Bella, finalizzato sia all'esplorazione sia a verificare il comportamento di nuovi materiali ed attrezzature in condizioni estreme.
7 - Fotografie delle grotte e dell'ambiente esterno
Il progetto comprenderà, oltre alla raccolta del materiale fotografico esistente, anche la preparazione di nuove fotografie su supporto digitale, illustrative dell'ambiente e delle attività svolte, che costituiranno una indispensabile base per la predisposizione della documentazione finale di "Dentro il Marguareis".
8 - Un film sulla speleologia e gli speleologi del Marguareis
Anche in questo caso, come per le fotografie, è l'aspetto documentaristico e divulgativo che muove questa idea.
Scendendo dalle Mastrelle (foto Archivio GSP)
Su questo tema esistono alcuni vecchi video/film di tipo amatoriale che illustrano quella che era la speleologia sul M. Marguareis soprattutto negli anni settanta ed ottanta.
La nostra idea è quella di raccogliere tutto questo materiale, integrarlo con nuove riprese (in grotta e all'esterno, sia a terra che da elicottero) al fine di realizzare un film che mantenendo il fine divulgativo verso un pubblico non specialistico, costituisca comunque un utile documento anche per gli addetti ai lavori.
I risultati attesi
Il completamento del progetto "Dentro il Marguareis" è costituito dalla predisposizione di materiale divulgativo a disposizione della regione Piemonte, di altri enti pubblici, delle scuole e anche degli speleologi.
Þ
Una monografia speleologica sul M. MarguareisÞ
Una mostra itinerante finalizzata alla divulgazione del "mondo speleo" e del fenomeno carsico sul M. Marguareis, comprendente immagini (film/foto), carte, oggetti, ecc.Þ
Un CD interattivo che contenga la documentazione raccolta ed i risultati del lavoro svolto.(presentazione del Progetto a cura di Giampiero Carrieri)
Scendendo dalle Mastrelle (foto Archivio GSP)
Su Ventu e dintorni
Alberto Cotti
È domenica. A sera rientro domato da una splendida giornata sugli sci, passata girovagando per i boschi nei pressi della Certosa di Pesio.
Sul piccolo schermo televisivo della mia cucina, durante la ricerca impaziente di qualcosa di ascoltabile, capto un presentatore che racconta di cinque speleo bloccati in una grotta della Sardegna, chiusi dentro a Su Ventu.
"Cosa? Come?"
Cerco di sintonizzare meglio il mio catorcio, ma niente da fare. Corro in sala per accendere quello a colori, ma, anch'esso conciato dal tempo, deve scaldarsi per far comparire delle immagini. Quando mi appare qualcosa, il servizio è quasi terminato, e scorgo a mala pena le acque infuriate di Sa Oche, l'altra grande grotta della valle del Lanaittu, che sgorgano inondando le aree circostanti. "mmerda" - penso.
Uh, oh, che sensazione strana. D'improvviso mi sento risucchiato dal tempo, indietro a sei giorni prima, quando domandavo a Pietro "Sabato? Tornate Sabato prossimo a vedere i rami nuovi che abbiamo trovato 'stanotte?"
"Già, qualcuno di noi, sicuro."
"Beh - aggiungevo - non sai come mi spiace dover partire; fossi qua, sarei ancora dei vostri."
Così mi ritrovo seduto in cucina con uno scomodo pensiero ed una sensazione strana pensando che dietro a quel sifone ci sarei stato con ogni certezza anche io.
Le belle condotte, viste dal mare, in prossimità di Cala Luna (foto A.Eusebio)
Solo cinque giorni prima, dunque, nella notte di Venerdì, entravamo a Su Ventu con i ragazzi dello Speleo Club Oliena, e superato il salone Piredda, dietro al sifone del Quarto Vento, scoprivamo tre possibili novità da rivedere con corda, punte e
mazzette. Il Quarto Vento è un piccolo sifone che deve essere svuotato per poter essere sorpassato, operazione che viene effettuata con un passa mano di sacchi d'acqua. Con una settantina di saccate, e un paio di caffè, si passa dall'altra parte. E quando si torna indietro, si confida di trovarlo aperto.
I ragazzi bloccati dentro, oggi mentre ricordo, sono rimasti proprio lì dietro, ma se la sanno cavare e con un poco di pazienza ne verranno fuori.
Poi sopraggiunge il Lunedì, e di nuovo mi trovo attento nella ricerca del radiogiornale che mi comunichi qualche notizia sui compari bloccati sottoterra. E di nuovo a pensare al viaggio appena concluso. Sono partito con la febbre verso Matraia. A casa di Andrea ho trovato un caldo letto per guarirmi, e di lì, con la Gobetti family al completo, con Fabri e con Monica, partiamo verso la grande festa in onore di Gianni Pinna, speleologo fondatore del gruppo di Oliena, mancato esattamente un anno prima.
I primi quattro giorni sono di festa in suo ricordo, ma l'ultimo giorno dell'anno, inaspettatamente, entriamo ad "Elighe s' Artos", una piccola grotta con grandi meraviglie di calcare, dove vi sono strabilianti stalattiti a "dreadlocks", foreste pietrificate che crescono a testa in giù. Il 2000 speleologico non avrebbe potuto concludersi meglio. Il giorno seguente ci spostiamo nel rifugio della valle del Lanaittu, e vi restiamo fino al giorno della partenza. Qui, oltre ai vari movimenti turistici, entriamo nella "voragine di Tiscali", poco distante dal villaggio nuragico omonimo; la voragine si raggiunge anche dal basso, dove risalendo una piccola forra, si giunge all'ingresso, dal quale una galleria di un centinaio di metri, oltre una sassosa strettoia, conduce in un vasto salone. Su in alto, novanta metri più in su, nel salone occhieggia una finestra, l'ingresso alto dal quale i nuragici scaraventavano i nemici.
Poi il ricordo torna a Su Ventu, come si dice in Olienese, o a Su Bentu, come s'usa dire in Nuorese, e così si conclude la nostra breve storia speleo di inizio "Trillennio".
In Sardegna, sempre, la cosa più triste è la partenza, ma partire con i capelli infangati e con l'odore di grotta indosso, è già una bella consolazione. Scrivevo quel giorno sulla pagina bianca del quaderno: "6 Gennaio 2001 - Siamo usciti di grotta e c'è una grande festa al campo (il rifugio di Sa Ruina), per noi che abbiamo fatto la punta, e che fra qualche ora abbiamo il traghetto del rientro. Porceddu e Nepente a bizzeffe. Come al solito".
Sul traghetto del ritorno, commentando i pochi giorni sull'isola, si notava la grande passione dei ragazzi, uomini e donne dello S.C.O., nell'organizzare una grande festa di commemorazione per un amico, la forza e la nuova voglia esplorativa di un gruppo in evidente rinascita. Non tarderemo a frequentarci ancora, per rivivere nuovamente la gioia di far speleologia.
Antartide e grotte
Giovanni Badino
Da quanto tempo si sente parlare di Antartide come frontiera delle esplorazioni geografiche? Da circa un secolo, credo.
E della possibilità di fare esplorazione geografica accanto a casa, diventando speleologo? Questa è una notizia riservata a pochi, frazioni dell'uno per mille della popolazione. Anzi, persino molti speleologi pensano che l'andar per grotte consista nel farci escursionismo, ed evitano le domeniche perse a scavare qualche buco o ad inseguire sogni destinati, quasi sempre, a mogia fine. Molti speleologi, dico: figurati se includiamo nel numero quelli che dicono di far speleologia per poter "vedere gente" e schivano la fatica e la disciplina necessarie come se fossero velenose. Pochissimi dunque sanno che le grotte sono una frontiera dell'esplorazione geografica umana di rango antartico e difatti non se ne parla mai.
Lo sposare le due pulsioni e realizzare il sogno di andare a fare esplorazioni geografiche sotterranee nell'Ultimo Continente era dunque un sogno proibito, quasi inconfessabile, come il desiderio di andar sulla Luna: roba che neanche in una sera di ciucca ne parli, per non sentirti deridere più del solito.
Ma ci sono vie per assaltare il Cielo. Cercando con attenzione, ci sono sentieri che arrivano sulla Luna, e gallerie che congiungono Piaggia Bella e il Corchia.
Il Twin Hotter in arrivo sulla banchisa di Base Terra Nova, nella pagina seguente una grotta "marina" sul fronte del ghiacciaio Campbell (foto G. Badino)
La difficoltà basica per riuscire ad andare in esplorazione in Antartide non è quella dei soldi: il guaio vero è che per un accordo generale anche il solo metterci il piede è, sostanzialmente, proibito. Ci vanno solo gli stati, per motivi loro (il principale è far presenza). L'andarci individualmente presenta conti siderali per il solo toccarla, ma è soprattutto il rimanerci a girare che è subordinato a vincoli tali che fanno apparire, al
confronto, i Tepui venezuelani accessibili come una spiaggia di Albissola Marina.
E andare dove, poi? Il continente è immenso, e si stende da una penisola grande due volte l'Italia che arriva in mari "caldi" (temperatura media intorno allo zero), prosegue con una costa infinita che chiude il sud di tutti gli oceani (temperatura media sui -15°C), battuta dai più violenti venti del pianeta e da nebbie e neve. E il continente stesso è in realtà un altopiano smisurato, vasto quasi come il Sud America (dall'Orinoco alla Terra del Fuoco...) altissimo e freddo come neanche tre giorni in mutande in una strettoia ventilata del Ballaur riescono ad essere: la media è sui 50 sotto, ma ci han misurato sino -89°C che, diciamocelo, è un freddo che fa scappar da ridere.
Vai in Antartide dunque? Sì, ma dove? Per qualche ora in una delle basi costiere, come fanno i circa ventimila turisti all'anno che pagano 20 o 30 milioni per un paio di giorni di navigazione intorno a quei fiordi che ridicolizzano quelli norvegesi e i patagonici?
No: tu vuoi andare dentro. Entrare nel Continente.
Dentro?
È impossibile, e ti spiego perché.
Il costo medio di un giorno di permanenza di una persona in Antartide (media fra basi costiere e interne) è di circa tre milioni di lire; meno in Penisola, ma giù di lì.
Le persone che ci abitano d'estate sono, ora, circa 2000 (d'inverno, circa un decimo) e saturano le basi che, se non contiamo quelle della Penisola (troppo facili...) sono una decina. C'è proprio poco posto per partecipare.
Inoltre, lettore fai un gioco: su una carta dell'Europa (sino agli Urali) che è 2/3 dell'Antartide conta dieci città, sparpagliate: Mosca, Berlino, Lisbona, Genova, Bari, Tromso, Edinburgo... e immagina quanto sarebbero in comunicazione fra loro se la temperatura europea scendesse a -40 e i venti salissero a 200 km/h. L'Antartide è così. Anzi, in realtà è ancora peggio.
Per affrontare queste difficoltà ineguagliabili egli stanziamenti sempre insufficienti gli stati si supportano l'un con l'altro: tu porti con la tua nave i miei mezzi alla mia base e io porto i tuoi uomini col mio aereo alla tua. Tu usi il mio elicottero e io uso il tuo carburante per i miei gruppi elettrogeni. E così via, tutto funziona, o quasi, a costo "zero", basandosi sul fatto che qualunque stato arrivi giù ha qualcosa da offrire e qualcos'altro che gli manca.
E ora, che gli scopi militari sono quasi spariti ed è cresciuto l'interesse conoscitivo, questo sta creando una sorta di "paradiso" internazionale, fragilissimo e poverissimo rispetto alle necessità e alla vastità del territorio.
Adesso immaginati come viene accolto in questo contesto il turismo, con le sue esigenze, o ancor peggio il tipo che vuoi fare una grande impresa sportiva. Lì, ma anche in Groenlandia, un gruppo che richiedesse aiuto causerebbe non tanto dei costi enormi che nessun privato potrebbe rifondere, quanto la distruzione "logistica" di parti sostanziali dei programmi di attività di quell'anno per le basi circostanti. Rompe-
rebbe l'equilibrio precario su cui si basa tutta quanta la cosa.
La linea è dunque non dare supporto a nessuna forma di exploit, e scoraggiare in modo tremendo la venuta di non addetti ai lavori.
Ora che ho intravisto come la cosa funziona trovo tutto ciò molto condivisibile, ma questo rende le cose molto difficili per chi voglia cercare grotte in Antartide.
Gli speleologi, a parere mio, erano potenzialmente fra i maggiori addetti ai lavori laggiù, dato che non erano mai state fatte ricerche di questo tipo e che probabilmente le peculiarità del territorio avevano generato fenomenologie inaspettate. Ma bisognava riuscire ad inserirsi in questi programmi, cosa lunga e difficile: difatti ci sono voluti alcuni anni, e una lenta proposizione delle attività di speleologia glaciale ai rari glaciologi interessati.
Maxim, a gennaio, ci aveva invitato nella base Russa in Penisola, e così La Venta aveva avuto la primogenitura delle spedizioni speleologiche in Antartide (vedi Speleologia 43): questo ci aveva permesso di cominciare ad intravedere quel che capitava laggiù.
Nei mesi successivi con Mirco Meneghel (Università di Padova) programmiamo invece una ricognizione di più ampio respiro, puntata verso il continente e inserita nel Programma Nazionale di Ricerche Antartiche. In pratica andrò giù a dargli una mano ai lavori "classici" che stanno portando avanti da anni e, nei ritagli di tempo, vedrò se si può fare qualcosa di diverso.
"Chiacchieravamo fra noi due sulla possibilità che nelle zone circostanti la base italiana, sul mare di Ross, ci fossero fenomeni carsici glaciali. La cosa pareva da escludere.
Il carsismo glaciale appare alle quote, o alle latitudini, cui corrisponde una temperatura media annuale di 0°C. Al di sopra non esistono ghiacciai, al di sotto il nucleo delle masse di ghiaccio viene ad essere sotto zero e quindi quando vi arriva acqua liquida essa gela e blocca ogni flusso ulteriore. Proprio quanto succede alle Svalbard, dove una temperatura media poco inferiore allo zero è sufficiente a rendere molto ridotto ed occasionale il fenomeno carsico. Era dunque logico che intorno a Base Terranova, che di gradi sotto zero medi nell'anno ne ha quindici, carsismo glaciale non ce ne fosse neanche l'ombra.
Ma lo speleologo dei ghiacciai poteva inserirsi lo stesso nella XVI Spedizione per dare un aiuto sui programmi glaciologici in corso, approfittandone per darsi un'occhiata in giro: ben sappiamo che le grotte si formano senza chiedere l'opinione di nessuno..." (da Speleologia 43).
Dentro la maggiore delle caverne "marine" scoperte nel ghiacciaio Campbell, nella pagina seguente la caduta del vento adiabatico dall'altopiano lungo uno dei ghiacciai che scendono al mare nei pressi di Base Terra Nova (foto G. Badino)
Dunque nell'ottobre del 2000 riprendo da speleologo la via di quello che scoprirò essere il Continente della Brillantezza.
"Sotto di noi scorre la linea della costa in un panorama immenso, di lucentezza impossibile da sperimentare altrove. A destra la distesa del mare si perde all'orizzonte, bianca, a sinistra una immane catena di grandi montagne sparisce in un orizzonte lontanissimo ma pieno di dettagli.
Dopo una lunga attesa a Christchurch, nel Sud della Nuova Zelanda, la vera porta d'entrata all'Antartide, un aereo statunitense ci ha portato a Mac Murdo, la più vasta base del continente. Sulla pista tracciata sulla banchisa già ci aspettano due elicotteri, scesi dal lontano nord dove è la base italiana: non abbiamo neppure tempo di fare foto che già ci risolleviamo nell'aria, ammassati in quelle piccole macchine che ci diverranno familiari.
Le macchine arrancano verso nord volando sulla marina ghiacciata. Lasciamo alle spalle la gran mole del vulcano Erebus, il maggiore del continente e cominciamo a scoprire immense valli che scendono fra le montagne alla sinistra. I ghiacciai che ne scendono vanno ad inoltrarsi nel mare, bianco nel bianco, ma si vedono le loro lingue distendersi per decine di chilometri nel piattume della banchisa.
Ed è così che, appena pochi minuti dallo sbarco in Antartide, vediamo che c'è qualcosa che non va: nelle pareti che delimitano le lingue glaciali galleggianti, proprio al contatto con la banchisa, si aprono grandi ingressi. Cavernoni? Tettonici. Ma cosa dici, quella roba lì sarebbe tettonica? Quelle sono grotte, e grotte grandi, ma che ci fanno lì?
Ed eccole lì: cavernoni irrispettosi del fatto che qui grotte non ce ne possono essere. Sorvoliamo una serie di lingue glaciali nei 340 km di volo che ci separano dalla base italiana. In tutte, con maggiore o minore intensità, appaiono vasti scavernamenti al contatto fra il ghiaccio che scende dal continente e la banchisa..." (da Speleologia 43)
Non sto qui a ripetere quanto ne ho scritto sulla rivista citata, cui rimando per chi fosse interessato ai dettagli. Al Congresso internazionale di Speleologia, in Brasile, le nostre relazioni su queste operazioni sono state affollatissime: dopo di esse Andy Eavis, quello che è l'organizzatore storico delle spedizioni inglesi in giro per il mondo (Cina, Sarawak, Irian Jaya...) è venuto a chiedermi come diavolo avessimo fatto ad andare dove lui da decenni tentava di andare ricevendo solo sguinzagliare di cani e fucilate a sale in risposta, e quale era il quadro operativo per il futuro.
Concludo questa nota col racconto di quanto ho capito della struttura del carsismo antartico, proprio come l'ho narrato a lui.
Carsismo in calcare. Ce n'è di sicuro ma il clima non tropicale deve averlo riempito di ghiaccio o ridotto a dimensioni di paleo- o micro-carsismo, di grande interesse carstologico ma di micro-interesse esplorativo. Né la logistica aiuta: per andare ad operare dove c'è calcare bisogna costruire aeroporti nei pressi... Certo, il grosso vantaggio rispetto al cercare grotte nel Finalese o ne El Ocote è che non c'è boschina.
Carsismo glaciale classico. Ne ho già detto su Grotte 123 per la Terra del Fuoco (era stato quel sorvolo a convincermi ad andare più a sud) e 132 per l'Antartide: quel che c'è (sfigatissimo) rappresenta l'estremo limite meridionale del carsismo glaciale, perché fa troppo freddo e le zone di accumulazioni sono troppo basse sul livello del mare. Ci si può aspettare uno gran numero di piccolissime (>50 m) cavità all'estremità nord della Penisola in corrispondenza dei ridicoli ruscellamenti che il clima permette. In altre zone, occasionalmente, torrenti subglaciali in emersione in valli secche possono formare condotti anche importanti (Speleologia 43): ma si tratta di fenomeni ben ridotti rispetto a quelli del carsismo glaciale temperato
Carsismo marino. Con Mirco abbiamo scoperto questa inattesa e fantastica forma di carsismo che si sviluppa al contatto fra i ghiacci marini (-2°C) egli immensi ghiacciai che scendono dall'altopiano, a circa -20°C. Il disequilibrio termico innesca processi di sublimazione del ghiaccio che provoca la formazione di grandi cavità orizzontali sulla fronte dei ghiacciai: ne abbiamo esplorato di sviluppate sino ad una cinquantina di metri di sviluppo, arrestandoci in meandri ventilatissimi che proseguivano verso il cuore delle lingue.
Carsismo di contatto con fumarole. Era già noto che i vulcani della zona (Erebus e Melbourne) avevano formato delle grotte sub-glaciali nei punti in cui il ghiaccio copriva loro punti caldi. Ciò che differenzia questo tipo di carsismo da quello analogo di zone temperate (Islanda) è che l'evacuazione dell'acqua generata dallo scioglimento del ghiaccio ad opera del calore endogeno non può avvenire per ruscellamenti, che vengono gelati appena essa esce dalla zona fumarolica, ma solo per via aerea, da vapore d'acqua in correnti d'aria. All'imbocco delle grotte avviene in parte una rideposizione che forma delle "vere" in corrispondenza degli ingressi. Ne abbiamo esplorata una per un paio di centinaia di metri, con forte corrente d'aria: arresto sul nulla.
Carsismo tettonico. Cioè i crepacci tanto sdegnati dagli speleologi glaciali. Il fatto è che i sorvoli dei ghiacciai, soprattutto di quelli in partenza dall'Altopiano, ci hanno mostrato crepaccetti sul genere dell'abisso Revel, ma più misteriosi e belli. E infatti è ben noto che i crepacci in ghiacciai temperati (ghiaccio a 0°C) hanno dimensioni molto limitate: si può anzi mostrare che le caratteristiche meccaniche del ghiaccio impongono che essi abbiano una profondità tipica di 25-30 metri, perché a profondità maggiori la plasticità del ghiaccio prevale e riempie il fondo della fenditura. Ma la meccanica del ghiaccio dipende dalla temperatura e la sua plasticità si riduce rapidamente con la temperatura perché quanto più fa freddo, tanto meno energia esso
ha a disposizione per scorrere plasticamente. Si può mostrare che la profondità "tipica" dei crepacci a -50°C diventa 3-400 m: ho però il sospetto che con quelle dimensioni l'effetto "trappola per il freddo" divenga importante e che in tal caso essi siano pieni di aria invernale (o "infernale"?). Questo fenomeno spiegherebbe anche alcuni effetti anomali che abbiamo osservato con Mirco nelle parti inferiori delle lingue. Se ammettiamo che siano a -80°C scopriamo che il ghiaccio scorre ancora meno e che essi possono protendersi sino a 700-1000 metri sotto la superficie. Va detto che la loro esplorazione non pare esente da problemi tecnici, ma d'altra parte anche Piaggia Bella va presa dal verso giusto.
Sul fronte del ghiacciaio Campbell si aprono numerose caverne "marine" (foto G. Badino)
Attività biospeleologica 2000
Enrico Lana, Pier Mauro Giachino, Achille Casale
Quest'anno, i soliti tre nomi non sono in ordine alfabetico, ma in ordine di attività svolta: un buon segno del fatto che l'anagrafe si aggiorna, e che i "giovani" fanno più attività dei "vecchi", com'è giusto che sia.
Pozzo sul M. Giona (Grecia) (foto P.M. Giachino)
Alpi Occidentali
La collaborazione intrapresa in febbraio con l'organizzazione "Arachnodata" di Zurigo ha permesso a Enrico di "piazzare" in studio parecchi ragni raccolti in grotta, e un esemplare di Pseudoscorpione troglobio (Pseudoblothrus) raccolto in una miniera sopra Verbania. In primavera la visita di una serie di cavità naturali ed artificiali del Cuneese ha permesso a E. di raccogliere circa 300 esemplari di Ragni, pure inviati in Svizzera.
Nello stesso periodo E. ha potuto visitare alcune grotte in Valle di Susa, in funzione della preparazione di una tesi per la quale assiste uno studente di Scienze Naturali; qui, cercando la Grotta Testa di Napoleone, ha scoperto una nuova cavità impostata nella paleofrana sopra S. Valeriano, battezzata "Grotta delle Meta" in quanto densamente popolata da questi ragni troglofili e da numerosi Nesticus eremita; sono risultati presenti anche Oxychilus cf. glaber (Molluschi Gasteropodi) e qualche Sphodropsis ghilianii (Coleotteri Carabidi). La visita alla Boira d'Artè, sopra l'orrido di Chianocco, fatta insieme ad Elena Gavetti, ha permesso di raccogliere vari ragni troglosseni o subtroglofili (Pholcus phalangioides, Tegenaria parietina) e un cranio di Vulpes. Ma la scoperta più eccezionale è stata il rinvenimento di un frammento di mandibola umana, recante ancora un molare; Giuliano Villa, subito informato, ha coinvolto la Soprintendenza, e dagli studi condotti è stato appurato che si tratta di una sepoltura dell'età del bronzo, risalente a più di 3000 anni or sono. Fra i reperti di questa grotta, pertanto, si può citare anche Homo sapiens!
La Boira del Farfujet di Novalesa ha fruttato Oxychilus cf. glaber e ragni: Meta menardi, Tegenaria parietina e Nesticus eremita. Infine, ancora nell'ambito della tesi succitata, in Agosto E. ha trascorso qualche giorno in alta Valle di Susa, a visitare le grotte del monte Seguret: qui, nella Caverna della Gran Frana (a ca. 2400 m di
quota), ha trovato delle chiocciole molto particolari (che i malacologi presenti hanno attribuito al genere Phenacolimax), esattamente nello stesso punto in cui ne aveva già raccolto alcuni esemplari nel 1993, durante la sua prima visita, sotto cumuli di guano di Gracchi che nidificano nelle nicchie della volta della caverna; inoltre, scavando nello stesso punto, ha raccolto anche alcuni esemplari di Carabidi d'alta quota, che spesso si rinvengono in grotte e pozzi a neve (Oreonebria cf. castanea).
In primavera E. ha anche visitato una miniera abbandonata sopra Giaveno, in Valle Sangone, dove, fra i ragni, ha raccolto Meta menardi e merianae, qualche Nesticus ed alcuni esemplari di Pimoa rupicola (=Louisfagea rupicola), trovando così per questo ragno troglofilo la stazione più settentrionale finora nota; qui ha raccolto anche alcuni Pseudoscorpioni e ha osservato un piccolissimo Carabide endogeo (Anillino).
In Valle Po, una visita a banchi di calcare sopra Oncino, insieme a Chesta e Villa, ha permesso di scoprire una nuova grotticella molto ricca di ragni troglofili della specie Pimoa rupicola, per cui la cavità è stata battezzata "Grotta delle Pimoa".
Ancora sul fronte dei ragni, a partire dall'Agosto 2000, E. ha cominciato a collaborare con l'eccellente aracnologo Claudio Arnò, con il quale ha intrapreso una campagna sistematica di visite alle cavità di più facile accesso (non essendo egli molto portato alle "sgroppate" a cui sono avvezzi gli speleologi); grazie a questa collaborazione, E. ora comincia a riconoscere parecchi ragni troglofili, ed è già stata raccolta una notevole quantità di dati che saranno oggetto di una pubblicazione futura.
Fra i primi risultati notevoli di questa collaborazione è da citare il rinvenimento di una specie non segnalata nella grotta di Bossea, oggetto di ricerche biospeleologiche da almeno un secolo. sono stati riscontrati, nella galleria di ingresso, diversi esemplari di Nesticus eremita, specie mai citata prima per questa arcinota cavità. Sono da citare inoltre nuove stazioni di Leptoneta crypticola, piccolissimo ragno eutroglofilo, e la conferma di Nesticus morisii insieme a N. eremita nei sotterranei militari di Vernante. Di N. eremita sono state inoltre trovate numerose nuove stazioni, evidenziando che la specie è diffusa in tutto il Piemonte, sempre in ambiente di grotta o comunque sotterraneo. Fin qui il lavoro con Claudio Arnò.
Trichoniscus voltai (Grotta di Bossea - Cn) (foto E. Lana)
Una visita ad una nuova cavità del Canavese, la grotta di Levone, oltre a Nesticus eremita, Amaurobius ferox, Meta merianae, ha fruttato a E. una nuova stazione del ragno Linyphiidae Porrhomma convexum. In questa cavità ha inoltre raccolto parecchi Oxychilus cf. draparnaudi e Isopodi (Alpioniscus cf. feneriensis); ha inoltre riscontrato una colonia molto numerosa di Pipistrelli del genere Myotis, frammisti a qualche Rhinolophus ferrumequinum.
Pimoa rupicola (Grotta della Marmorera - Cn)(foto E. Lana)
E. ha poi continuato le ricerche in Valle Po, dove ha raccolto Pimoa rupicola a Rio Martino (località già segnalata) e lo stesso ragno, insieme a Meta menardi, nel Buco del Maestro, piccola cavità vicino a Paesana, dove ha anche trovato una nuova stazione del leptodirino Parabathyscia oodes, numerosissima, e di Oxychilus cf. glaber, oltre a parecchi Sphodropsis ghilianii. All'inizio della Valle Po, vicino a Sanfront, si trova una piccola grotticella chiamata Tana del Tasso, già segnalata da A.C. molti anni fa, nella quale, oltre ai ragni già citati per il Buco del Maestro, E. ha trovato un piccolo Isopode specializzato (Trichoniscus sp.).
Una visita alle Grotte della Lausiera, sopra alla sorgenti del Maira, ha permesso a E. di rinvenire esemplari adulti di un opilione del genere Ischyropsalis di cui, nel 1999, aveva trovato solo giovani: pare essere una specie nuova, molto depigmentata, di colore generale rosa violaceo, con una punta di nero solo all'apice dei pedipalpi trasformati in pinze; inoltre sono state riscontrate le Dolichopoda d'alta quota (1800 m) già segnalate (cfr. relazione precedente), e fra i ragni parecchi grossi esemplari di Meta menardi e alcune Pimoa rupicola.
Presso Valdieri, la visita di vecchie cave di ardesia abbandonate ha permesso a E. di raccogliere, oltre a Diplopodi specializzati (Plectogona sp.), ed a parecchi Nesticus eremita, anche un esemplare di Duvalius cf. carantii, sopra la tomaia di un vecchio scarpone di cuoio abbandonato dai minatori; ha anche osservato un Duvalius (probabilmente carantii) anche in una grotticina del Vallone di Palanfrè, a ca. 1500 m di quota ai piedi della Costa Lausea.
Una visita alla grotta Tuna del Diau, vicino a Chiabrano (Valle Germanasca), a scopo di rilievo insieme a Giuliano Villa, ha permesso a E. di catturare 3 esemplari vivi di Dellabeffaella olmii (qui già raccolta nel 1997) ed un Holoscotolemon sp., inviato per studio in Svizzera. È stato raccolto Holoscotolemon oreophilum anche nelle località già note in letteratura, cioè la Tana del Forno di Pamparato e la Grotta dei Partigiani di Rossana; inoltre, un esemplare di questa specie è stato raccolto anche nella Grotta delle Ciauie di Pian Colombo, sulla cima Bartivolera, a 1600 m di quota di fronte alle grotte delle Camoscere;
Agostinia launoi (Grotta superiore delle Camoscere - Cn) (foto E. Lana)
qui potrebbe essere presente anche il Trechino Agostinia launoi. A proposito di quest'ultima, E. ne ha raccolto un esemplare vivo in luglio nella grotta superiore delle Camoscere; lo scopo era quello di filmarlo per il documentario sulla fauna cavernicola del Museo regionale di Scienze naturali di Torino e di fotografarlo per il sito di E. L'esemplare è sopravvissuto per due mesi e mezzo in frigorifero, soccombendo solo a seguito di uno "sbrinamento" imprevisto da parte della madre di E.
Ancora nelle Alpi Occidentali, A.C., P.M.G. e E.L. hanno visitato in luglio la Grotta delle Fornaci di Rossana. Per A. è stata una bella esperienza rivedere alcuni esemplari di Doderotrechus casalei vagare nelle salette profonde della grotta, esattamente nei punti dove aveva scoperto la specie 33 anni prima, "inossidabile" da millenni come la coabitante Parabathyscia dematteisi, a dispetto delle esplosioni e dei crolli provocati dalla cava sovrastante. Gli esemplari, portati vivi nel laboratorio della Grotta di Bossea, godono tuttora di buona salute, e sono stati eccellenti attori per il video biospeleologico di cui si parla in questa relazione.
A fine anno P.M.G. ed E.L. insieme a Dante Vailati di Brescia hanno descritto una nuova specie di Leptodirino, Archeoboldoria pascuttoi, scoperta da Tiziano Pascutto in un prospetto di miniera della bassa Valle Cervo.
Alpi Orientali
Da citare solo una visita di P.M., in dicembre, con gli amici Gianfranco Caoduro e Luca Toledano, alle cave Brentani in Valpolicella (Verona), per un'ennesima, infruttuosa ricerca del mitico Lessinodytes caoduroi.
Rhagidia sp. (Abisso Bacardi - Cn) (foto E. Lana)
Grecia
P.M. è tornato in Grecia, nell'ambito dell'ormai pluriennale progetto di ricerca svolto in collaborazione con Dante Vailati di Brescia. Nelle prime tre settimane di giugno sono stati indagati, con l'utilizzo di trappole di profondità collocate in Ambiente Sotterraneo Superficiale, numerosi massicci montuosi della Grecia continentale e del Peloponneso, con la scoperta di una dozzina di specie nuove per la scienza appartenenti alle famiglie Carabidae e Cholevidae. I massicci indagati sono stati, in Peloponneso: Oros Menalon, Oros Taigetos, Oros Pardon; in Eubea: Oros Dirfi, Oros Mavrovouni, Oros Ohi; in Grecia continentale: Oros Iti, Oros Giona, Oros Vardoussia, Oros Timfristos, Oros Kaliakouda, Oros Panetoliko, Oros Karava, Oros Avgo, Oros Lakmos, Oros Athamano, Oros Timfi. Sono state disposte numerose trappole sotterranee, da rilevare nel 2001.
Dal punto di vista biospeleologico "classico" sono state indagate diverse cavità. Sul massiccio del Taigetos è stata rivisitata la Grotta di Varvara; questa indagine ha permesso di censire l'inteessante fauna a Coleotteri della grotta, scoperta e segnalata da A. più di 20 anni fa: Duvalius taygetanus, Duvalius genesti, Muelleriella taygetana, e un se-
condo esemplare di una nuova specie di Speluncarius. In Eubea è stata visitata, con l'intento di raccogliere un nuovo Colevide Leptodirino appena descritto da un collega francese, l'interessante Grotta Agia Triada, sita sopra Karistos, all'estremità meridionale dell'Isola. Si tratta di una bella risorgenza attiva, dove però le ricerche a vista, forse per la stagione già troppo avanzata, hanno dato esito infruttuoso.
Sul massiccio del Giona, P.M. e Dante hanno avuto la ventura di imbattersi, a quasi 1500 m di quota sul versante Nord, in un grande pozzo (circa 10 metri di diametro iniziale), che Dante Vailati ha armato e sceso per i primi 20 m; a questo livello il pozzo presenta una cengia con neve, oltre la quale prosegue. Sul massiccio del Timfi, su indicazione di Gianni Comotti di Bergamo, hanno poi esplorato due piccole cavità nella zona di Monodendri. Dalla prima, il pozzo del Ginepro (profondo circa 18 metri), proveniva infatti un unico reperto di Coleottero Leptodirino inviato in studio. La visita ha permesso di reperire un secondo esemplare della specie in questione, mentre nella vicina "Fessura delle Ossa Sparse" hanno rinvenuto una nuova specie di Duvalius. Il nuovo reperto porta a ben quattro le specie di Duvalius note nell'Oros Timfi (Duvalius comottii, D. merisioi, e due specie nuove attualmente in studio), e conferma appieno l'enorme interesse, non solo speleologico, di questo massiccio.
Altre attività
Dopo tanti anni di ricerca, la Biospeleologia piemontese scopre il campo della divulgazione.
E. è stato parecchio occupato dapprima con il suo sito, che è stato notevolmente ampliato e che ora ha anche una versione in lingua inglese. Secondariamente, i lavori per l'allestimento di un video documentario del Museo regionale di Scienze naturali sulla fauna cavernicola del Piemonte meridionale ci ha impegnato tutti parecchio, con il paziente e assiduo coordinamento di Elena Gavetti, ma possiamo affermare che E. è riuscito a mettere davanti alla telecamera i principali organismi ipogei del Piemonte.
Infine, nell'ultima parte dell'anno, E. ha ancora lavorato alacremente alla realizzazione della versione cartacea del suo sito, che è stata pubblicata in un libro omonimo "Biospeleologia del Piemonte - Atlante fotografico sistematico", a cura dell'AGSP.
In campo più strettamente scientifico, Achille, Enrico e Pier Mauro, con Augusto Vigna Taglianti e Dante Vailati, rispettivamente, hanno descritto alcuni generi e specie nuove di coleotteri cavernicoli, anche nell'ambito di due grossi volumi della Società Italiana di Biogeografia dedicati all'Anatolia, area in cui il nostro gruppo ha lavorato negli anni passati.
In agosto, A. ha portato a Foz do Iguassù (Brasile), al XXI International Congress of Entomology, una comunicazione sull'evoluzione dell'apparato boccale in Colevidi troglobi ultraspecializzati, nell'ambito di uno dei simposi dedicati a Insetti ipogei.
Le immagini riportate nell'articolo sono rispettivamente di:
P.M. Giachino (pag. 50) - Pozzo sul M. Giona (Grecia)
E. Lana (pag. 51) - Trichoniscus voltai (Grotta di Bossea - Cn)
E. Lana (pag. 52a) - Pimoa rupicola femmina (Grotta della Marmorera - Cn)
E. Lana (pag. 52b) - Agostinia launoi (Grotta sup. Camoscere - Cn)
E. Lana (pag. 53) - Rhagidia sp. (Abisso Bacardi - Cn)
Casteret: ma chi era costui?
Giuliano Villa
Avendo oramai raggiunto non tanto la maturità, quanto la marcescenza speleologica, come è naturale sento il desiderio di ripercorrere i primi passi della mia carriera di speleobibliofilo.
Sono andato perciò a rileggermi le prime letture che avevano a suo tempo affascinato molti speleo della mia generazione, naturalmente le avventure di Norbert Casteret.
Nel 1997 è stato celebrato in Francia il centenario della nascita di questo eroe francese dell'esplorazione del sottosuolo e oltr'alpe si moltiplicano le riedizioni dei più conosciuti libri del più prolifico scrittore di avventure sotterranee che la speleologia abbia avuto.
Tutti conoscono l'impresa della conquista del fondo della Pierre St. Martin, legata alla tragica fine di uno dei componenti la superspedizione, il medico Marcel Loubens, o l'esplorazione in solitaria del sifone della grotta di Montespan senza attrezzature particolari salvo una cuffia da bagno una scatola di fiammiferi e una candela. Ma questa è storia. I primi due libri invece di Casteret, "Dix ans sous terre" del 1933 e "Au fond des gouffres" del 1936 sono invece meno conosciuti qui in Italia perché non ne è mai stata fatta una traduzione, per lo meno che io sappia. Comunque le edizioni originali sono pressoché introvabili e nel mercato dell'antiquariato cominciano ad avere una valutazione di tutto rispetto.
Sono questi però, i racconti degli inizi di una carriera lunghissima, gli scritti più freschi e caratterizzati dalla sua perfetta incoscienza giovanile, meno infarciti di quel nazionalismo e di quella "grandeur" che caratterizza un po' tutte le opere successive di un Casteret ormai eroe nazionale. Tanto per citare un esempio, in un punto del suo secondo libro parla con ammirazione degli speleologi italiani che avevano raggiunto profondità notevoli in quegli anni alla Preta e al Corchia e all'abisso Verco (Isonzo) e Bertarelli, mentre loro, i Francesi, a parte E. A. Martel più scienziato che esploratore in senso stretto e la questione delle ricerche in ambito paleontologico e preistorico, erano agli inizi della speleologia "sportiva" proprio con Casteret, reduce dal record di profondità all'abisso Martel che aveva collegato con la grotta della Cigalère (-482 m).
E a proposito di queste prime esplorazioni, è rimarchevole come fossero fatte quasi tutte in solitaria, tanto è vero che "Dix ans sous terre" ha come sottotitolo "campagnes d'un explorateur solitaire". E con quali attrezzature! Dico la verità, a me è venuta la pelle d'oca a rileggere di certe discese di pozzi; d'accordo, le verticali non mi hanno mai entusiasmato, ma quando si tratta di scendere i pozzi in esplorazione a "corde lisse" cioè con un canapone, fissato alla bell'e meglio a un albero o a una concrezione, a forza di braccia con la candela accesa tra i denti e i fiammiferi in tasca mi sembra proprio che si superi ogni limite. La candela ovviamente si spegneva quasi subito contro le pareti dei pozzi, ma al nostro esploratore nulla faceva paura,
neppure quando la corda troppo corta lo obbligava, sempre al buio, a risalire a forza di braccia. Ma delle risalite non parla quasi mai, chissà perché, eppure doveva essere qualcosa di mistico. Dai vecchi racconti di esplorazioni si rimane esterrefatti a leggere di pozzi di decine di metri nel vuoto fatti solo su scale (con gradini in legno) senza la minima assicurazione, neppure a spalla, ma scendere e risalire su un canapone in vuoto e per giunta al buio dev'essere terrificante! E quella volta che, incaricato dalla Union Pyrénéenne Electrique di esplorare le viscere del massiccio della Cigalère per trovare il percorso del fiume sotterraneo? Si cala in un pozzo dell'abisso Martel appena scoperto, pozzo che descrive enorme, sotto cascata e di cui non si vede il fondo, "à la corde lisse" tenuta da due compagni di esplorazione (dipendenti della società elettrica, chissà se era lavoro straordinario?) definiti animati da un coraggio a tutta prova (meno male!); per la verità i due compagni insistono che la corda venga doppiata da una sicura legata sotto le ascelle e lo dotano pure di un fischietto e di una pila; sembra che qualche dubbio gli fosse anche balenato sul fatto che la corda non sarebbe arrivata al fondo e, "ad augusta per angusta", aveva impavidamente proseguito la discesa fino a toccare a -25 m uno stretto terrazzino al di là del quale il pozzo, gigantesco, si immergeva con la cascata nel buio più totale infischiandosene della fiammella della candela di Casteret. E gli era andata solo di lusso. Il pozzo era stato poi sceso in una punta successiva con ben altra attrezzatura, fornita dall'amico Robert de Joly, l'inventore delle scalette di alluminio, rivelandosi un 60 a campana seguito da un altro sempre sotto cascata. Ma su questa ultima impresa Casteret non ritiene di soffermarsi più di tanto, dal momento che dopotutto era sceso su lussuosissime scalette e per giunta con una sicura tenuta da tre compagni.
Un altro aneddoto riguarda una delle primissime esplorazioni di Casteret giovanissimo al Gouffre de Planque, già esplorato anni prima dal Martel che si era fatto calare come sua abitudine seduto su un pezzo di legno con tanto di cappello in testa e in giacchetta e pantaloni. Il nostro ovviamente, fidandosi dello schizzo fatto da Martel, e dell'unica corda che possedeva, una 35, in realtà una serie di spezzoni annodati di varia foggia, era disceso al buio perché al primo contatto con la parete prima di scendere nel vuoto la candela tenuta tra i denti si era miseramente spenta. Il fondo era stato comunque raggiunto non senza sottolineare il fatto che scendere 30 metri in vuoto in quel modo e al buio "ne manque pas d'être impressionnant", e se lo dice lui... c'è da crederci. Ma non basta, perché esplorando il fondo aveva trovato una possibile prosecuzione di cui il Martel non si era accorto. Si trattava di attraversare un largo pozzo chiuso alla base, per raggiungere una finestra: e cosa fa il nostro eroe? Gasato al massimo esce e abbatte un giovane castagno, sfidando il pericolo delle guardie forestali (!), pulisce il tronco e lo fa precipitare alla base del primo pozzo, dopodiché lo trasporta tra strettoie e meandri fino al pozzone da attraversare. Lo sistema a mo' di ponte, ma l'unico modo per passare è appendersi sotto a braccia e ginocchia: dire che l'impresa sia stata senza emozioni, con la testa in basso e la solita candela in bocca, sul tronco che oscillava e si incurvava, sarebbe negare la realtà, afferma, pur confortato dalla presenza di una candela accesa che aveva lasciato sull'orlo del pozzo. Per la cronaca fu tutto inutile perché la galleria era, secondo le migliori tradizioni, toppa.
Questo signore è comunque vissuto fino alla bella età di 90 anni. Della serie: la speleologia fa bene alla salute!
Nell'immagine di pag. 55, il compianto Casteret alcuni istanti prima della discesa nell'abisso della Pierre S.Martin, il 7 agosto 1953, aveva 56 anni - Immagine tratta da "Trent'anni sotto la terra" ed. Martello, 1956
Recensioni
Enrico Lana, Biospeleologia del Piemonte. Atlante fotografico sistematico. AGSP con il contributo della Regione Piemonte, Torino 2001. 264 pag. con foto b.n e colori, dis., tavole.
La cultura speleologica piemontese si arricchisce d'un nuovo tassello, quello della biospeleologia, argomento che nella proficua serie di pubblicazioni uscite dalla collaborazione tra AGSP e Regione Piemonte non era stato ancora toccato. È Enrico Lana, che ricordiamo allievo d'un corso del GSP d'una decina d'anni fa, a regalarci questa prelibatezza che rende giustizia all'importanza della speleofauna piemontese, e che dovrebbe stimolare ad approfondire ricerche intraprese sinora soltanto in una minima parte delle nostre grotte.
Questa biospeleologia per immagini trae origine dal fatto che l'autore, in mancanza sia di esperti che lo erudissero mostrandogli le baboie, e sia di testi con illustrazioni relative alle specie nostrane, si è messo ben presto a fotografare le forme viventi che trovava, per imparare a conoscerle, vederne le differenze, confrontarle. V'è da notare che Enrico, anche se ora è introdotto in consessi nazionali e internazionali della specialità, in realtà se ne occupa a titolo amatoriale, dato che da quando aveva 17 anni lavora in tutt'altro campo.
Nel preparare questo Atlante l'autore si è appoggiato a vari personaggi, tra cui Achille Casale e addirittura Nino Martinotti che nel GSP è stato il primo speleobiologo. Ora, poiché Nino ha steso la presentazione e Achille la prefazione, e dato che entrambe esprimono compiutamente il valore di questo lavoro, oltre a rifare un po' la storia della biospeleologia regionale, ci è sembrato opportuno rubare un po' di spazio a questo bollettino per dare adeguato risalto all'Atlante, e le riportiamo.
Presentazione
Alcuni anni fa fui contattato da Enrico Lana, biospeleologo allora facente parte del Gruppo Speleologico Piemontese (G.S.P. C.A.I.-UGET) di Torino, che mi manifestò il suo proposito di aggiornare e ampliare un "Elenco sistematico e geografico della fauna cavernicola del Piemonte e della Valle d'Aosta" da me redatto e pubblicato sulla rivista "Rassegna Speleologica Italiana" nel 1968 e mai aggiornato.
Inutile dire che ebbe da parte mia la più incondizionata approvazione e collaborazione per cui mi premurai di fornirgli tutto quanto in mio possesso, scritti, notizie, disegni, fotografie, utili per la stesura di questa sua opera che veniva a colmare un vuoto di circa 30 anni dalla data della mia pubblicazione.
Oltre tutto un coinvolgimento anche se indiretto in quest'opera, mi stimolava sen-
timentalmente riportandomi alla mia giovane età quando anch'io socio fondatore e membro del G.S.P., visitavo assiduamente le cavità ipogee nella speranza comune a tutti i ricercatori di trovare una specie zoologica nuova per la scienza. Nel corso dei numerosi incontri avuti con Enrico ebbi modo di scoprire quanto profonda fosse la sua passione per l'esplorazione e lo studio degli ambienti cavernicoli, passione che mi contagiò al punto di indurmi a rivestire dopo oltre 30 anni tuta e casco per seguirlo in alcune sue escursioni. Ben presto e a malincuore i miei oltre 60 anni di età mi fecero desistere dal proseguire.
Ebbi così modo di accorgermi quanto fosse profonda la sua preparazione entomologica sia nello studio dell'ambiente che nelle cacce sia dirette che con trappole ed esche di varia natura. La sua attività nel laboratorio biologico della stazione scientifica di Bossea, operante sin dal 1970 nell'omonima grotta, e, soprattutto, la collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, gli avevano fornito una preparazione scientifica specifica che ben pochi biospeleologi possono vantare.
Fondamentale è stata pure la collaborazione con il comune amico Pier Mauro Giachino ora Direttore del Dipartimento di Entomologia del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e specialista in Cholevidae Leptodirinae.
Enrico Lana ha scoperto numerose nuove specie di Catopidi, Diplopodi, Crostacei Isopodi, Aracnidi Opilioni, Araneae ed Acari, alcune in corso di studio e altre a lui dedicate. La catalogazione di tutti questi dati sarà oggetto di una nuova e più ampia pubblicazione che costituirà una summa difficilmente ampliabile negli anni a venire.
Che dire del mio vecchio "Elenco sistematico"? Il lavoro, alquanto modesto, consta di sole 32 pagine. Vi si trova un elenco sistematico di circa 150 specie, citate in testi, studi o memorie, raccolte da me o da altri e successivamente inviate a esperti per la determinazione. Completano l'elenco una bibliografia dei testi consultati e una carta geografica del Piemonte con la localizzazione delle 56 grotte oggetto della mia indagine. Nella carta le grotte sono segnalate con i dati catastali ricavati dal catasto speleologico redatto dall'amico Giuseppe Dematteis, fondatore del G.S.P. agli inizi degli anni '50 e ora Docente di Geografia urbana e regionale al Politecnico di Torino.
Il lavoro di ricerca dati sui bollettini dei musei di scienze naturali di Torino e di Genova pubblicati a partire dal 1880 fu lungo e laborioso. Il valido aiuto ricevuto dagli amici entomologi e zoologi Mario Sturani, Gianni Dinale, Augusto Vigna Taglianti, Massimo Olmi, facevano sì che potesse essere completato l'intero quadro faunistico, mentre l'amico Giuseppe Osella, allora entomologo presso l'Istituto di Fitopatologia di Torino e ora docente di Entomologia, Zoologia e Biologia Animale presso il Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università dell'Aquila, mi aiutò nella ricerca dei testi specialistici e soprattutto nella stesura della tassonomia di tutte le specie citate nel testo.
Questo elenco, come ho detto, dalla data della sua pubblicazione non venne da me o da altri più aggiornato.
Il lavoro di Enrico Lana "Biospeleologia del Piemonte - Atlante fotografico sistematico" che ho il piacere di presentare si compone di una parte introduttiva a carattere biospeleologico, articolata in vari temi quali: storia, fattori ambientali, categorie biospeleologiche e biogeografia; prosegue con un atlante fotografico delle specie zoologiche e botaniche più significative rinvenute dall'Autore nel corso delle sue numerose esplorazioni.
Tale atlante costituisce il corpus principale dell'opera: ogni tavola fotografica è corredata da una breve ma esauriente descrizione della specie raffigurata, note personali sui metodi di raccolta, luoghi di raccolta, ipotesi filogenetiche.
L'opera prosegue con una descrizione del carsismo piemontese e comprende una cartina geografica del Piemonte con il posizionamento geografico delle cavità citate nel testo. Ogni grotta viene descritta dettagliatamente con indicazioni catastali, considerazioni ambientali e biologiche, piante e sezioni dei rilievi effettuati da gruppi speleologici o dall'Autore stesso. In ogni rilievo sono indicati i punti di raccolta e di ritrovamento delle entità descritte.
Una ricchissima bibliografia amplia notevolmente quella citata nel mio testo e un elenco di siti biospeleologici presenti in internet chiude questo bel libro che sicuramente è un'indispensabile guida per chi intenda proseguire negli studi della biologia nelle grotte del Piemonte.
Il formato tascabile dell'Atlante consentirà a tutti i ricercatori di riporlo comodamente in una tasca della tuta o dello zaino per poterlo consultare ogni qualvolta se ne presenti la necessità per il riconoscimento in loco delle specie oggetto di ricerca. Quella ricerca che tante soddisfazioni ha dato a me, all'Autore e a tanti altri che hanno contribuito alla conoscenza di quel particolarissimo biotopo evolutosi nei millenni nel difficile ambiente delle cavità ipogee.
È però doveroso ricordare a tutti coloro che amano la natura in tutti i suoi aspetti botanici e faunistici che la vita nell'ambiente cavernicolo ha un equilibrio talmente delicato che cacce dissennate e indiscriminate possono turbarlo e alterarlo in modo irreversibile e distruttivo portando facilmente all'estinzione le specie che vi sopravvivono.
Antonio Martinotti
Prefazione
Com'era scritto nelle epocali profezie di maghi e fattucchiere, il passaggio dal secondo al terzo millennio è stato segnato dalla grande crisi finale: crisi del consumismo e del comunismo, della bistecca e dell'Euro, del clima e dello strato dell'ozono. Mi si dice, e si legge da più parti, che anche la Speleologia è in crisi. Lo dicevamo trent'anni fa, e anche prima, e pure dopo. All'epoca, Beppe Dematteis ci fornì alcuni consigli sui diversi modi di andare in grotta; e così, alcuni di noi non ci misero più piede, altri continuarono ad andarci, altri ancora lo fecero in modo diverso.
Per essere in sintonia con siffatte catastrofi, dovrei associarmi a coloro - e non sono pochi - che proclamano la crisi anche della Biospeleologia. Non posso farlo, per una ragione semplicissima: la Biospeleologia come tale, e come disciplina autonoma, non esiste, così come non sono mai esistiti i Biospeleologi. Molto più semplicemente, la Biospeleologia è stata fatta nel tempo da zoologi, entomologi, biogeografi e biologi di varia estrazione e formazione, interessati a fenomeni o a gruppi animali legati all'affascinante ambiente sotterraneo, oppure da speleologi non esclusivamente interessati agli aspetti esplorativi, fisici, geo-morfologici o estetici dell'attività speleologica. Questo è quanto, e questa è la forza, esente da crisi, di un settore interdisciplinare del sapere umano che per comodità trattiamo ancora come disciplina unitaria, e sul nome del quale - Biospeleologia o Biospeologia? - ancora ci accapigliamo in congressi nazionali e internazionali.
Credo che la guida iconografica che Enrico Lana ci presenta oggi, seppure limitata a un ristretto settore geografico, sia la miglior prova della convinzione che mi sono fatto nel corso degli anni, e che ho cercato di esporre nelle ricche che precedono. Enrico è uno speleologo completo, curioso di tutti gli aspetti del mondo sotterraneo, attivissimo sul terreno, dotato di una capacità lavorativa immensa, che introduce le immagini da lui realizzate con cognizioni tratte dalle più disparate discipline che egli tratta, come abbiamo fatto nel passato e come continueremo a fare nel futuro, in
forma unitaria: come, appunto, "Biospeleologia".
Mi è difficile esprimere tutto il piacere che provo nel presentare questa guida, al di là dell'amicizia che mi lega all'autore. Ho avuto la fortuna di vivere un'età d'oro della Biospeleologia regionale, nazionale e internazionale. Nella seconda metà degli anni '60, in particolare, in Piemonte e altre regioni italiane, seppur ancora prive della tradizione speleologica e biospeleologica storica, talora secolare, che altre aree - quali la Venezia Giulia o la Francia pirenaica - potevano vantare, stavano comunque uscendo da quella fase pionieristica ed esplorativa che bene emerge da alcune pagine dell'autore, e dall'Introduzione di Nino Martinotti. Fin dagli albori, l'interesse per la vita nel mondo sotterraneo era stato vivo nell'ambiente speleologico piemontese: con Beppe Dematteis in testa, i nostri esploratori si erano sentiti in dovere di scendere sotto terra sempre armati, almeno, di una provetta in tasca; Gianni Dinale era stato fra i pionieri nell'osservazione dei Chirotteri troglofili in Italia; Marziano Di Maio, nel corso dell'esplorazione della Spluga della Preta, aveva regalato al mondo la scoperta di uno dei più straordinari organismi troglobi conosciuti a tutt'oggi, il famoso Italaphaenops dimaioi; e Nino Martinotti, nel 1968, pubblicava uno dei primi, e ancor oggi pochi, cataloghi di una Fauna cavernicola di una regione italiana, mentre Augusto Vigna Taglianti iniziava a discutere l'origine e le componenti di tale fauna, il significato biogeografico della medesima, e descriveva finalmente nuovi generi e specie non più "delegati" a specialisti formatisi in altre regioni, o in altre nazioni.
In concreto, tale eredità si tradusse per alcuni di noi, ultimi arrivati, in entusiasmanti e metodiche scorribande - "A caccia di Insetti", per dirla con Andrea Gobetti in un capitolo della sua "Frontiera" (GOBETTI A., 1976 - Una frontiera da immaginare. Ed. Dall'Oglio) - non solo circoscritte al Piemonte, ma pure estese a diverse regioni italiane, europee e infine extra-europee. Al contempo, si erano create quelle condizioni che avevano reso possibile, ai cosiddetti più fortunati, la trasformazione di una passione giovanile in un'attività professionale, in università e in altri enti di ricerca. E poiché nessuno e profeta in patria, Augusto Vigna era migrato a Roma, Beppe Osella a Verona prima e a l'Aquila poi, Massimo Olmi a Viterbo (per citare qualcuno fra quelli nominati da Nino), esattamente come molti anni prima già aveva fatto Felice Capra, partito dal suo Biellese e approdato a Genova. Chi scrive, per ultimo, venne a Sassari, senza tuttavia mai recidere il cordone ombelicale che lo legava alle Alpi occidentali.
Qual è, oggi, lo stato dell'arte? Uno dei grandi meriti di Enrico è di aver dimostrato, con un'attività frenetica, che la fase biospeleologica esplorativa era ed è ben lungi dall'essersi conclusa, anche in settori e in cavità del Piemonte che si ritenevano fra i meglio conosciuti e indagati. Ma, soprattutto, è di aver traghettato la Biospeleologia piemontese nella sua terza fase, nella sua nuova giovinezza: nell'ambito, cioè, di una divulgazione che si può avvalere di mezzi totalmente sconosciuti in precedenza.
Più di trent'anni fa, Carlo Tagliafico e Nino Martinotti realizzavano, con marchingegni complicati e ingombranti, foto di animali in grotta (Foca monaca inclusa), che sono entrate nella storia della documentazione speleologica. Ora Enrico ci mostra una carrellata di splendide immagini ottenute con mezzi agili e leggeri; e tali immagini sono disponibili non solo nella presente versione stampata, ma pure in Rete, in un sito creato dall'autore medesimo. Non è tutto: contemporaneamente, con gli amici del Museo di Scienze Naturali di Torino, e avvalendosi anche delle strutture del laboratorio sotterraneo di Bossea, egli si è prodigato per la realizzazione di un eccellente filmato di argomento biospeleologico, che sarà disponibile molto presto.
Siamo fortunati ad avere in Piemonte, in questo momento, uno speleologo dota-
to di multiformi interessi qual è Enrico Lana, "trasversale" anche ai confini e all'eterna litigiosità dei gruppi speleo: egli sta fornendo, a chi voglia approfittarne, strumenti di conoscenza e una nuova carica di entusiasmo per la prossima generazione, che avrà, fra i compiti prioritari, la tutela di un ambiente meraviglioso ma fragile, e la conservazione dei suoi peculiari abitanti, che possiamo ammirare in questa guida. Ancora una volta, dunque: grazie, Enrico!
Achille CASALE
Del su lodato Martinotti sono raffigurati nel libro quattro deliziosi disegni, di quelli che nessun apparecchio fotografico riuscirebbe a eguagliare in ricchezza e precisione di particolari.
Tra le persone che Enrico ha incontrato in questo suo paziente cammino c'è anche Maria Dematteis, cui è dovuta la veste molto ben riuscita: progetto grafico, impaginazione, tavole illustrative.
MDM
Verso Scarasson e Pic de l'Aigle
Atti del 18° Congresso Nazionale di Speleologia, Chiusa Pesio 29-31 ottobre 1998. A cura dell'AGSP con la collaborazione di SSI e Parchi riserve naturali cuneesi, stampato con il contributo della Regione Piemonte.
Sono usciti "finalmente" gli Atti del 18° Congresso nazionale, tenuto a Chiusa Pesio, opportunamente abbinato come si sa a un incontro di speleologi che ha visto la partecipazione di 1618 persone. La parola "finalmente" l'abbiamo udita ripetere come fosse una colpa. Non si rendono conto, costoro, che pubblicare un corposo volume di 327 pagine con disegni e foto (messo sullo scaffale con gli altri Atti fa la sua figura), con una cinquantina di relazioni più i resoconti di 11 tavole rotonde, e il tutto a soli due anni e mezzo dal congresso non è roba di tutti i giorni, essendo questo lasso di tempo tra i più esigui nella storia di tali congressi (c'è bisogno di ricordare che gli Atti del 3° Congresso, Chieti 1949, sono stati pubblicati nel 1975, 26 anni dopo?).
Con questa pubblicazione si chiude la manifestazione di Chiusa '98, che rimarrà a fare epoca per i suoi disegni innovativi in tema di congressi, tra cui l'abbinare un congresso a una festa degli speleologi; l'aver voluto una popolarizzazione al posto della solita assise di ricercatori e gente di scienza (non di rado pseudo) venuti a mettersi in mostra, e insomma aver "fortemente ricercato la coabitazione tra speleologi sportivi e scienziati", come afferma A. Eusebio nella presentazione; l'essere usciti dalla noiosa formula tradizionale dell'esposizione orale al pubblico, organizzando invece una sintetica illustrazione per temi (sono stati 10) con una tavola rotonda d'incontro e discussione per ogni tema; l'aver dato cittadinanza non solo a temi di carattere scientifico, ma altresì documentativo, organizzativo, didattico, di diffusione della speleologia e quant'altro. Un bel salto di qualità e un momento di crescita, questi sì "finalmente".
Particolarmente felice è stata l'innovazione di indire le tavole rotonde, per dibattere argomenti e problemi reali e attuali e per concentrarvi l'interesse, suscitando magari collaborazioni per risolverli. Se le singole relazioni troveranno estimatori solo tra gli interessati a certi argomenti, le pagine dei resoconti delle tavole rotonde saranno invece lette da tutti con interesse.
Per la prima volta si sono affacciati alla ribalta la speleologia glaciale e il torrentismo (per la serie "ampliare i confini").
Delle relazioni, un 30% ha riguardato la sezione Speleologia fisica, idrogeologia e speleogenesi. I due terzi sono assorbiti dalla predetta più le sezioni IV (Speleologia in cavità artificiali) e VIII (Esplorazioni e descrizioni di sistemi carsici). Qualcuno lamenta che l'esplorazione come al solito è stata restia a mettersi in mostra (solo un sesto delle relazioni), se non per cose già concluse, ma il mondo speleo è sempre andato così. Un 11% è stato occupato da Catasto, archivi e documentazioni, bene.
Gli organizzatori sembrano insoddisfatti dal numero di relazioni pervenute, "soltanto" una cinquantina. Sarà, però va considerato che rispetto ai tempi passati oggi si ha molta più possibilità di pubblicare senza aspettare i distanziati Congressi, la speleologia regionale è decollata e con essa i bollettini (magari a scarsa diffusione, è vero), senza contare gli articoli di tema speleologico pubblicati su riviste scientifiche varie. E poi c'è internet.
MDM
Inventaire des cavités massif du Marguareis - Bulletin Spécial du CDS 06
Coordinato da una vecchia conoscenza, Bernard Hof, con la complicità della Fédération Française de Spéléologie, è uscito il bollettino speciale del CDS 06. Ormai da tempo siamo soliti spiare golosamente tra le pagine di questa pubblicazione per avere notizie su quanto i nostri compari combinano sul Marguareis. Questa volta però il boccone è ghiotto.
Duecento pagine di rilievi e descrizioni ci raccontano, aggiornato a dicembre 1999, tutto quanto gli speleologi francesi hanno trovato, scavato, bombardato ed esplorato in cinquant'anni di intensa speleologia.
Ogni grotta ha diritto ad una scheda: ogni scheda ospita la descrizione, il rilievo, i dati geografici, le coordinate, la bibliografia, la scheda d'armo, le osservazioni geologiche, idrologiche e quelle relative alle correnti d'aria. Un miracolo di sintesi e razionalità.
Per fare ciò è stato necessario trovare tutti i 172 buchi attualmente conosciuti per verificarne la posizione, quindi riunire le informazioni disperse in numerose pubblicazioni, e fare controllare il tutto ad una squadra di esperti speleologi tra i quali troviamo il buon Jo Lamboglia. Una carta con la posizione di tutte le grotte ed una buona bibliografia completano l'opera.
Quindi un gran bel lavoro. A noi però, che siamo scrittori fantastici e che facciamo libri meravigliosi, sarebbe piaciuto vedere qualche immagine, trovare descrizioni più ampie e una rilegatura un po' meno spartana. Ma lo scrivo solo perché a questo punto delle recensioni è obbligatorio inserire anche le critiche.
Chi è interessato alla pubblicazione la può richiedere, in cambio di 100 franchi francesi all'indirizzo:
Comité de Spéléologie des Alpes Maritimes
Bat l'Alsace n° 5
HLM Saint Augustin
Boulevard Paul Montel
06200 NICE
oppure
http://www-sop.inria.fr/agos-sophia/sis/CDS06/cds06.fr.html
Ube Lovera
A.G.S.P.
Progetto Speleo-a-Scuola
L'obiettivo del Progetto è quello di far conoscere la speleologia - particolarmente quella regionale - e l'ambiente naturale che ne è il contesto (le aree carsiche piemontesi e liguri) ad un sempre maggior numero di ragazzi/e compresi nella fascia di età tra gli undici ed i diciotto anni, individuata come fascia di importanza primaria ai fini di una sempre maggior diffusione ed espansione della nostra attività.
Il Progetto Speleo-a-Scuola nasce con la finalità di offrire - da parte della Speleologia Regionale alle Scuole Piemontesi - un quadro organico e molteplice di concrete proposte di integrazione del tema speleologico nella programmazione didattica quotidiana di materie quali le scienze, la geografia, le applicazioni tecniche, l'educazione fisica attraverso la dettagliata individuazione di specifici "prodotti/servizi formativi AGSP" tra i quali il singolo Istituto possa orientare le proprie scelte.
Ambiti didattici di riferimento:
• Istituti Medi Inferiori
• Istituti Medi Superiori
Aree di attività previste:
1.a contenuto tecnico-scientifico
2.a contenuto ludico-motorio
3.a contenuto pratico
Nella prima area, vengono proposte le seguenti attività:
1.1 Mostra itinerante di speleologia a speleologia, ecc.);
1.2 Proiezione di audiovisivi;
Nella seconda area, vengono proposte le seguenti attività:
2.1 Palestra di risalita con tecniche speleologiche
2.2 Percorso ludico-motorio speleologico
Nella terza area, infine, vengono previste tutte quelle attività "sul campo", con presa di contatto diretta - da parte di ragazzi ed insegnanti - dei dati e delle teorizzazioni fatte in precedenza.
3.1 Escursioni in grotta di un giorno.
3.2 Escursioni in grotta di due giorni.
3.3 Escursioni in esterno.