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Attività 2011 PDF Stampa E-mail
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8-9 ottobre

Lavori di manutenzione della capanna Saracco-Volante.

              

 


3-4-11-15-16 settembre

Foto delle ultime esplorazioni al Tao:

 

      

 

 

18-19 giugno

Si parte dal fatto che una magia ha fatto scomparire il contributo regionale all’AGSP che dal 1998 favoriva l’attività speleologica piemontese. Rinviando ad altra sede ogni commento a riguardo risulta evidente come l’AGSP debba darsi nuovi strumenti e nuove funzioni e come un suggerimento sia giunto lo scorso anno con la lezione di Bossea su idrologia e colorazioni. In quell’occasione Meo Vigna aveva intrattenuto i settanta presenti sui temi “cosa non bisogna fare in tema di colorazioni e coloranti” e “come usare i risultati delle colorazioni ai fini esplorativi”. Il grande successo di pubblico era in controtendenza con la vitalità attuale della speleologia piemontese, prossima a quella di un branzino sul bancone di un supermercato.

Dalla pescheria si distacca nettamente l’SCT che, facendo leva sui vantaggi oggettivi (calcare fuori della porta di casa) e rigenerando un vecchio gruppo speleo, è riuscito negli ultimi anni a inventare un discreto numero di giovani speleo, a esplorare un gran numero di grotte (da Mottera in giù) e a animare un buon numero di manifestazioni grazie ai buoni rapporti con le amministrazioni locali.

Dal cilindro dei Tanaresi è uscito un fine settimana dedicato alla formazione dal titolo “Il rilievo come esplorazione”, al quale abbiamo partecipato numerosi, che parte dall’assunto che fuori dalla Val Tanaro esistano giovani speleo desiderosi di apprendere e di esplorare. Si è cercato di trasmettere l’informazione che al fine di esplorare le grotte, posto che interessi a qualcuno, un rilievo ben fatto è più utile delle corde. E che se il rilievo viene poi collegato ad un sistema GIS l’utilità raddoppia. E che se unisci quanto sopra con le considerazioni che possono derivare dai dati idrogeologici derivati dalle colorazioni e dalla meteorologia ipogea, praticamente non hai neanche più bisogno di andare in grotta. Questo il programma.

Sabato 18, ore 10.00     -  Badino: Il rilievo come strumento esplorativo

Sabato 18, ore 14.00     -  Rilievo della grotta dell’Orso di Nava

Domenica 19, ore 9.00   -  Realizzazione di poligonale e rilievo digitale

Domenica 19, ore 14.00 -  Raffigurazione tridimensionale dei sistemi carsici

Vigna, Indagini idrogeologiche finalizzate all’esplorazione

Badino, Che tempo che fa in grotta



11-12 giugno

Una decina di persone impegnate in un giro marguareisiano per vedere se la Capanna è ancora in piedi. Quindi ci si divide in due gruppi, l’uno destinato a controllare certe correnti d’aria nei buchi di zona D, l’altro diretto sulle pendici meridionali di Cian Balaur a poca distanza da The Dark, buco dal nome impegnativo ma scarso sviluppo. Si tratta di buttare una corda in un pozzo aperto ma senza tracce che in breve scopriamo aspirare esageratamente. Un P15 ci mette di fronte a una bella frattura concrezionata: saltino tra massi sotto di noi, un secondo lì di fronte previa breve disostruzione. In risalita scopriamo una seconda frattura perpendicolare e un P15 da aprire. C’è da fare per il campo.



5 giugno

Cinzia, Meo, Ube, Ruben, Cristiano, Marcolino, Selma

Salita al Mongioie per scavare un po’ un promettente buco con aria sul versante tanarese delle Colme. Tra i suoi pregi l’essere piazzato su una grande faglia, l’avere un po’ di buona corrente d’aria, l’essere sul percorso della colorazione dello scorso anno tra Inghiottitoio delle Colme e Sorgente delle Fuse. Tra gli aspetti negativi i mille metri di dislivello che ci toccano, l’orrido Passo delle Scaglie e il fatto che dopo svariate ore di scavo, il buco promette esattamente quanto prima. Di contorno mettiamo il naso nell’imperiese Z4, magnifica condotta con aria che chiude in breve tra intasi e fratture, e scendiamo un ampio pozzo, senza tracce di chiodature, che chiude dopo pochi metri. Un ultimo giro serale ci porta poi su un nevaio: lì una fessura di tre dita lascia passare una piacevole corrente d’aria soffiante nonché una pietra. Ampio P15: si ricomincia.


6/3/2011, Grotta della Rivoera
Maria Grazia, Selma, Ago, Leo, Marcolino, Meo

E di nuovo tocca scrivere solo di sogni e desideri. La zona è l’onnipresente Val Corsaglia, l’oggetto delle nostre brame questa volta è la grotta della Rivoera, sopra il cimitero di Montaldo Mondovì. Incalzati da un Meo particolarmente ottimista (e quando mai?), ci appropinquiamo alla cavità, che, devo dire, ci accoglie in maniera più amichevole di quanto pensassimo, con una grande galleria, fuor di dubbio meritevole di lode, che si approfondisce tra pietre e fango fino ad una frana piuttosto instabile alla quale riserviamo le nostre più amorevoli cure. Ad ogni modo, il lavoro da fare non sembra disumano, e lo scavo procede abbastanza agevole finchè l’ora non volge al desìo. L’aria c’è, anche se non eclatante, ma il Meo spergiura che l’ultima volta c’era il solito “vento che ti spettina...”. Alla fine, una giornata senz’altro proficua, e, tanto per cambiare, ancora un punto interrogativo che si aggiunge alla già lunga lista d’attesa. Vale comunque la pena ritornare, l’impressione è positiva, ed il posto in effetti ispira un po’ più del solito. Dulcis in fundo, il comitato d’accoglienza ci organizza all’uscita uno splendido tramonto con vista sulla pianura e sulle vicine cime monregalesi. In questo modo, anche scavare nel fango diventa quasi divertente. Il seguito alla prossima puntata.

Ago.

 

27/02/2011, Grotta del Caudano

Che si chiami escursione speleologica o gita sociale cambia poco, si tratta sempre di cercare persone curiose e sperare di trasformarle in speleologi. In pratica, come dice un recente numero di “Grotte”, si piazzano trappoloni sul cammino di ignari passanti e si tenta di rovinare la loro vita futura. Nel dettaglio domenica si è verificata la consueta escursione alla grotta del Caudano in quel di Frabosa Sottana, scelta in quanto in questa stagione è l’unica possibile. Abbiamo accompagnato una ventina di persone, tutte giovani, molte interessate, alcune entusiaste in quel marasma di fango che è il Caudano seguendo i collaudati binari: ramo principale, ramo delle vasche, meandro attivo, bagno finale ricavandone numerosi elementi positivi. Finalmente siamo stati in grotta con qualche faccia nuova contando di rivederne alcune (speriamo molte) nel corso dell’ormai prossimo “Marzo speleologico”. Facce che peraltro si sono comportate assai bene, muovendosi rapidamente e senza incertezze. Un unico elemento negativo: il Caudano.


16/01/2011, 

Rocca d'Orse, buco nuovo (Le tre grazie)

 
Agostino, Leo, Meo, Ruben, Ube

Dopo gli scavi del mese di dicembre che ci hanno permesso di raggiungere un sistema di gallerie a pieno carico della lunghezza di circa 50 m, il giorno 16/01 una agguerrita squadra ha ripreso la disostruzione seguendo la corrente d'aria proveniente da un riempimento di detriti a circa 10 m dall'ingresso. Dopo alcune ore di scavo, si è riusciti ad aprire un varco raggiungendo un pozzetto di pochi metri caratterizzato da una parete in frana molto instabile ma percorso da una notevole corrente d'aria. L'entusiasmo è alle stelle (Meo in fibrillazione), si esce per mangiare un boccone sognando chilometri di gallerie. L'arguto Ube nella pausa pranzo va in battuta e ritrova una condotta (Arma sup. del Grai) dimenticata da tutti ed inspiegabilmente non vista nelle uscite precedenti, quando si sono battuti i versanti sottostanti il nuovo buco. Risultato: la giunzione più sfigata degli ultimi anni con Ube e Ruben che dai Grai sup. si collegano via voce con Leo, Ago e Meo nel nuovo buco, soltanto alcuni massi impediscono una ridicola traversata! Leo pensa di cambiare sport suggerendo il golf: Meo è d'accordo e propone la zona di Montaldo Mondovì dove è presente un green su area carsica. Le novità nelle prossime settimane.
PS: solo per alcune persone sarà a disposizione un filmato sulla storia esplorativa del sistema carsico. 
 
 
7-8/01/2011, Tao
Leo, Igor, Marcolino, Roberto Reho, Luca Bessone 

Torrentismo in grotta, altro che esplorazioni sul collettore... E se anche l'avessero consentito le dimensioni, questa volta sarebbe servito anche un canotto, per arrivare al sifone, visto che l'acqua arrivava quasi a lambire la base del Ftorrone. Ciò nonostante, ben 26 ore di punta. Per far che? Lavori forzati naturalmente; a Grazie Donda, che rimane da rilevare, il cui fondo è ora più in là di 5 metri, sempre senz'aria e sempre da disostruire (pare allarghi, oltre) e allo slargo di fine Galleria Subalpina - per gli amici "Sala da Pranzo" -, dove, scavandoci sotto i piedi, siamo risbucati sul 50...
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7-8/01/2011 Tao